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11 Giugno, 2024

Garda Wine Stories. Il Mediterraneo al Nord

Relazioni forti con il territorio, ricerca della qualità senza compromessi ed un approccio dinamico ai mercati internazionali. Questi sono gli assi da giocare per il Consorzio Garda DOC, ora più che mai determinato a crescere, forte dei suoi numeri: con una produzione di 410.000 q.li di uva nel 2023 (+46% rispetto al 2017), il vino ottenuto nella denominazione ha superato i 287.000 hl e le bottiglie prodotte sono state più di 18.7 milioni, mentre 6 anni fa erano soltanto 5 milioni e mezzo. Sono solo alcuni tra i dati che ho appreso durante l’evento “Garda Wine Stories“, organizzato il 6 giugno alla Dogana Veneta di Lazise, incantevole centro del Garda Veronese. Proprio il Lago di Garda è simbolo condiviso e internazionale del territorio in cui opera il Consorzio Garda DOC, raffigurato nel logo con 10 file di onde che rappresentano i filari dei vigneti sui colli morenici, oltre che naturalmente le 10 denominazioni storiche dell’areale di produzione: Riviera del Garda Classico Valtènesi, San Martino della Battaglia, Lugana, Colli Mantovani, Custoza, Bardolino, Valpolicella, Valdadige, Lessini Durello e Soave. Ne deriva, com’è prevedibile, una base ampelografica ampia e variegata con 8 vitigni principali: quattro a bacca bianca (garganega, trebbiano di Lugana, chardonnay e pinot grigio) e quattro a bacca rossa (marzemino, corvina, merlot e cabernet sauvignon, con tutti i vitigni locali dell’areale a completamento. Una varietà che ben si presta alla flessibilità richiesta da mercati internazionali sempre più dinamici, al centro del dibattito di “Garda Wine Stories”. Il Presidente del Consorzio, Paolo Fiorini, ha aperto la giornata con i saluti istituzionali, lasciando poi spazio al professor Eugenio Pomarici del Centro per la Ricerca in Viticoltura ed Enologia degli Studi di Padova. Il professor Pomarici ha illustrato come la Denominazione Garda stia passando da DOC funzionale ai vini varietali per i vini “popular premium” a scaffale (con prezzi fra i 3 ed i 6 euro) a DOC che riscopre nel proprio nome nuovi obiettivi, verso fasce di mercato più premianti. Attraverso una serie d’interviste a 20 testimoni privilegiati, scelti tra produttori Garda DOC e operatori della distribuzione, anche internazionale, il team di ricercatori da lui coordinato ha messo in evidenza i punti di forza e di debolezza che contraddistinguono il posizionamento dell’offerta Garda DOC, nonché le possibili opportunità e minacce. Principale punto di forza è indiscutibilmente il nome della denominazione “GARDA”, così breve, di facile memorizzazione e subito in grado di evocare le bellezze del lago come bacino turistico. Un secondo potente vantaggio è la presenza di vitigni a bacca bianca internazionali, che soprattutto all’estero facilitano il consumatore nelle scelte d’acquisto. Dalle analisi delle interviste emerge invece come punto di debolezza la mancanza di una specifica identità della Denominazione, derivante sia da un’offerta molto eterogenea che da un posizionamento di prezzo impreciso. Ne deriva che i consumatori acquistano in molti casi Garda DOC non per la denominazione in sé, ma per la varietà, il brand aziendale o la convenienza del prezzo. Il contrasto alla minaccia di operazioni speculative che potrebbero sfociare in una lotta al ribasso dei prezzi di fornitura alla GDO non è semplice, ma un’azione di moral suasion nei confronti degli operatori della grande distribuzione è indispensabile per mantenere l’integrità dell’offerta del Garda DOC. Un’ulteriore tattica potrebbe essere la scelta di focalizzarsi su poche tipologie di prodotto, ad esempio Chardonnay e Pinot Grigio, evidenziando con azioni di comunicazione mirate a cura del Consorzio la vocazionalità dei territori della Denominazione rispetto a questi vitigni. Infine, l’introduzione nel disciplinare di menzioni valorizzanti (superiore, riserva) potrebbe agevolare un posizionamento di prezzo su fasce più premianti anche per aziende senza un marchio forte. Un futuro ricco di sfide ma anche d’imperdibili opportunità si apre, dunque, davanti alla denominazione Garda DOC, che ha sì debuttato sul mercato servendo la grande distribuzione, ma che ora si sta evolvendo anche nel canale tradizionale con prodotti di prezzo più elevato offerti da una vasta compagine di imprese piccole e medie a filiera integrata: sono 250 i produttori verticali e le cantine cooperative che utilizzano la denominazione. L’obiettivo su cui continueremo a lavorare è far capire il ventaglio di opportunità che questa DOC può offrire, muovendoci parallelamente e senza mai entrare in contrasto con le denominazioni storiche che coesistono in questo territorio. La denominazione Garda DOC mira a mettere tutti gli utilizzatori in condizione di sfruttare al massimo quello che questo areale può dare dichiara Carlo Alberto Panont, Direttore del Consorzio Garda DOC.   Adele Gorni Silvestrini Mi trovi su Instagram @adelegornisilvestrini Passi in Cantina
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