30 Settembre, 2026
Extraordinay Food&Wine. A Venezia la bellezza gioca con la bellezza
Come si racconta Venezia, una città che da sola riesce a lasciare senza fiato? Extraordinary Food&Wine ci prova mettendo in scena il meglio dell’artigianalità italiana. Tra le sale dell’Hotel Monaco Gran Canal abbiamo incontrato produttori, degustato vini, oli, formaggi, mieli e specialità gastronomiche provenienti da tutta Italia, in una manifestazione che celebra il saper fare, la qualità e le tradizioni che continuano a rinnovarsi.
Come spiegare Venezia?
Anni fa, anzi 26 anni fa, quando ancora avevo la mia galleria d’arte contemporanea Pianissimo, parlando con un mio amico artista Guatemalteco, Aníbal López, invitato alla Biennale del 2001, mi raccontò di una sua particolare ansia.
Aníbal, che proprio in quell’edizione avrebbe poi vinto il Leone d’Oro come miglior giovane artista, sosteneva che Venezia era talmente irreale, talmente meravigliosa già nel momento in cui si esce dalla stazione di Santa Lucia, da riempire gli occhi e il cuore di chiunque la visita. Da lasciar senza fiato ogni volta che ci si torna.
Secondo Anibal un artista invitato alla Biennale, appuntamento tra i più importanti al mondo dedicato all’arte contemporanea, doveva innanzitutto reggere il confronto con la città. Una sfida paradossale: come riuscire a sorprendere con la propria opera quando ciò che ti circonda è già di per se un’ opera d’arte tra le più incredibili mai realizzate dall’uomo?
Venezia è una città che crea aspettative, ogni evento deve esserne all’altezza. A Venezia la bellezza gioca con la bellezza e lo scorso 20 settembre con Emma ci abbiamo giocato, all’interno di una manifestazione che ha saputo sorprendere.
Siamo stati alla nona edizione di Extraordinary Food&Wine, in Piazza San Marco all’Hotel Monaco Gran Canal.
Questo evento enogastronomico è stato immaginato, costruito e realizzato da Fausto Brozzi, architetto e designer, che mira così ad esporre è il caso di dire, le eccellenze italiane nel settore gastronomico ed enoico.
Nelle stupende sale, ricche di stucchi, gessi ed affreschi dell’Hotel Monaco Gran Canal, accolti da un entusiasmante Ennio Barbieri, stretto collaboratore di Fausto Brozzi, abbiamo incontrato e dialogato con aziende che rappresentano la massima qualità artigianale nei loro settori, abbiamo assaggiato diversi tipi di pasta e risotti cucinati da una brigata di Chef, abbiamo fatto una degustazione di olio che ha letteralmente attraversato la penisola, una verticale di Parmigiano Reggiano da ricordare ed assistito ad una masterclass della sfoglina Rina Poletti, fondatrice dell’Accademia della Sfoglia ed instancabile divulgatrice.
C’era davvero tanto da gustare, da vedere, da ascoltare, e tanto da imparare. Per esempio ci ha colpito molto lo spazio dedicato all’ Osservatorio Nazionale Miele, con un banco di assaggio di 12 tipi di miele unifloreali e millefiori, dal Girasole che rivela una acidità inaspettata per un miele, al Timo Arbustivo Siciliano caratterizzato da dolci note speziate e balsamiche ed ovviamente di timo, un miele aristocratico, al miele di Sulla, profumato di fiori di campo e dal sapore delicato e fresco.
Come dicevo anche la degustazione di olii è stata una occasione per assaggiare le eccellenze delle nostre regioni, ottimi tutti ma…..il DEN dell’azienda Agricola le Tre Colonne, provincia di Bari, ci è proprio piaciuto. Monocultivar 100% Coratina denocciolata, intenso e potente, in luce i classici sentori di carciofo, cicoria, e vegetali della cultivar, l’amaro iniziale viene bilanciato e poi superato dalla piccantezza in una progressione davvero intensa. Super!
L’azienda Coronelli, dalla provincia di Rimini, ci ha coccolati con le creme di frutta, frutta semicandita, frutta speziata, aromatizzata con liquori. Tutti prodotti che abbiamo pensato in abbinamento a formaggi o carni, Exotic a base frutti tropicali quali Ananas, Mango, Papaya e Frutto della Passione è la compagna perfetta per un filetto di maiale, i Fichi Caramellati? con il Parmigiano Reggiano Vacca Rossa 50 mesi del Caseificio Sociale Castellazzo, provincia di Reggio Emilia. Che dire, bazzecole, quisquilie e pinzillacchere!
Dalla Toscana, provincia di Firenze, l’azienda Faggiola ha proposto una selezione dei suoi formaggi, dalla Caciotta toscana giusto per iniziare, passando per diverse stagionature all’aromatico al tartufo, sino ad un Reale stagionato in fossa, sempre vaccino ma talmente saporito e ricco di aromi da sembrar quasi un Pecorino stagionato, l’inganno lo svela la sua dolcezza, tipica dei vaccini.
A Tabiano, in provincia di Parma, abbiamo scoperto la Focaccia di Tabiano, della Pasticceria Tabiano.
Curiosa la scelta del nome Focaccia quando si sta parlando di un prodotto vicino al Panettone, vicino ma non uguale, infatti il disciplinare del Panettone impone una percentuale minima di materia grassa, 16% al netto di canditi ed uvetta, che la Focaccia di Tabiano ha ridotto notevolmente, Focaccia quindi sta ad indicare un dolce soffice a pasta lievitata che assomiglia ad un Panettone ma non lo è.
Ed è buonissimo! farcito con generosi pezzettoni di cedro ed albicocche candite e l’assaggio della Focaccia di Grani Antichi della Food Valley, territorio di eccellenze compreso tra le province di Parma, Reggio Emilia e Modena, orzo e grano tostati uniti al cioccolato bianco, ci ha portato direttamente alla vigilia di Natale con la crema di mascarpone, che ahimè compensa abbondantemente la riduzione della materia grassa nella Focaccia.
Particolarmente generosa la degustazione delle ostriche di I.Wai Food, provincia di Milano, punto di riferimento italiano per l’ostricocoltura, partendo dalla Mignon di Goro sino alle Mamer, orgoglio di Olbia, deliziosamente persistenti tra dolcezza e sapidità. Emma ha gradito molto l’abbinamento con la Malvasia Aromatica di Candia della Cantina LungoParma, perfetta con i suoi aromi dolcemente fruttati e floreali intensi, con accenni di erbe aromatiche mediterranee e la chiusura con un ricordo del miele. Ottima.
Eccellente anche la proposta della cantina Punto Zero, in provincia di Vicenza, siamo nei Colli Berici, in una dorsale di origine vulcanica che parte da Verona ed arriva sino alle porte di Venezia.
Il bianco in queste zona porta il nome di Garganega, ed il loro Gargà può essere considerato un esempio ben rappresentativo del vitigno, escono subito i fiori di sambuco, di zagara e camomilla, e la pesca bianca con la pera. Il passaggio in legno nuovo lo arricchisce di struttura, verso la vaniglia ed il miele.
Mentre assaggiando i loro rossi mi piace soffermarmi sul Carmenere, un vitigno che è arrivato in questo areale dal Cile sotto mentite spoglie di Cabernet Franc, tanto da essere chiamato anche Cabernet Italico.
Solo sul finire degli anni 90 del secolo scorso si è risaliti alla vera origine del vitigno, peraltro origini nobili dal Medoc, tradizionalmente utilizzato per i blend a taglio Bordolese con il Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot, e proprio in questo areale, Colli Berici ed Euganei, ha trovato una delle sue massime espressioni, tanto da diventare una DOC nel 2008.
La loro versione piace in quanto a snellezza del prodotto, più giocato sulla freschezza, sulla delicata trama tannica e sulla componente floreale. Potremmo definirlo un Carmenere 2.0.
Dal Friuli arriva la cantina Tenuta Stella, considerata a ragione un paradigma della vinificazione del Collio.
Ottimi i loro vini, la Malvasia Istriana, il loro Friulano, la loro Ribolla. Vini che fotografano alla perfezione la ricchezza del territorio. Io mi sono adagiato sulla loro Malvasia, godibile sin d’ora in attesa della maturità. Morbido ed elegante nell’esprimersi, di buona acidità e persistenza, con una nota fumè e zafferano è un vino che chiede tre o quattro anni per sbocciare a pieno e seguire il suo destino di lunga vita.
Grazie a Fausto Brozzi ed al suo Extraordinary Food&Wine per questa splendida occasione. Questi sono solo appunti sparsi di una giornata trascorsa all’insegna dell’artigianalità italiana, del saper fare con le mani, di tradizioni che si rinnovano generazione dopo generazione.
Di una giornata trascorsa a Venezia giocando con la bellezza.
Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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1 Giugno, 2026
Le Notti del Vino a Roma. 5-6-7 giugno Ponte della Musica, Armando Trovajoli
diVino sotto le Stelle: Roma brinda sul Ponte della Musica
Dal 5 al 7 giugno tornano a Roma Le Notti del Vino – diVino sotto le Stelle, l’anteprima romana del calendario nazionale promosso dall’Associazione Nazionale Città del Vino, con Decanter Wine Academy partner esecutivo su Roma.
Dopo il successo del 2025, l’appuntamento si rinnova in una delle location più suggestive della Capitale: il Ponte della Musica Armando Trovajoli. Per tre sere, sotto le sue arcate, Roma diventa un grande salotto del vino a cielo aperto.
Ad attendere il pubblico ci saranno oltre 70 cantine, con etichette locali e nazionali in degustazione. Calice alla mano, si potrà passeggiare sul ponte, incontrare direttamente i produttori, scoprire nuove storie, nuovi territori e nuovi assaggi.
Non solo vino: il programma prevede musica dal vivo, flash mob di tango, street food e tre masterclass dedicate alle Donne del Vino Lazio, agli abbinamenti cibo-vino e alle degustazioni alla cieca.
Un tramonto romano, un calice in mano, la musica, le stelle e il Ponte della Musica trasformato in un percorso di degustazione unico.
Programma
Mercoledì 3 giugno
Ore 11.30 Conferenza Stampa di presentazione dell’evento presso la sala stampa della Camera dei Deputati, via della Missione 4 Venerdì 5 giugno
Ore 19.00 apertura banchi d’assaggio
Ore 19.30 Masterclass “Donne del vino: storie e aneddoti nel calice” con le Donne del vino Lazio Costo: Masterclass gratuita per chi ha già il biglietto della manifestazione, 10 euro solo masterclass. Posti limitati, Prenotazione obbligatoria info@decanterwineacademy.org Ore 24.00 chiusura banchi d’assaggio Sabato 6 giugno
Ore 19.00 apertura banchi d’assaggio
Ore 19.30 Degustazione alla cieca, trova l’intruso: 4 vini del Lazio VS uno “straniero” Costo: Degustazione gratuita per chi ha già il biglietto della manifestazione, 10 euro solo degustazione. Posti limitati, Prenotazione obbligatoria info@decanterwineacademy.org Ore 24.00 chiusura banchi d’assaggio Domenica 7 giugno
Ore 19.00 apertura banchi d’assaggio
Ore 19.30 Degustazione guidata con abbinamento cibo-vino 4 vini e 4 assaggi dei Food Truck Costo: Degustazione gratuita per chi ha già il biglietto della manifestazione; 10 euro solo degustazione Posti limitati, Prenotazione obbligatoria info@decanterwineacademy.org Ore 24.00 chiusura banchi d’assaggio Costo del biglietto 25 euro Il biglietto comprende il bicchiere , la sacchetta portabicchiere e 10 degustazioni di vini delle oltre 150 etichette presenti. Sommelier Ais, Ars, Assoenologi, Assosommelier, Degustibuss, Fis, Fisar, Onav, Ses riduzione del biglietto, costo 20 euro presentando all’ingresso la tessera dell’associazione in corso di validità. Codice sconto online G55, G66, G77 a seconda del giorno scelto. Operatori del settore: ingresso a 15 euro, mandando una mail a accrediti@decanterwineacademy.org Studenti: riduzione del biglietto, costo 20 euro presentando all’ingresso tessera studente in corso di validità. Codice sconto online S55,S66, S77 a seconda del giorno scelto Stampa: mandare una mail a accrediti@decanterwineacademy.org entro lunedì 25 maggio, specificando testata, numero di tessera e il link di un articolo firmato sull’enogastronomia per i giornalisti. Per i blogger inviare mail che verrà valutata dallo staff. Info: 351-3784335 06-86132308 info@decanterwineacademy.org https://www.decanterwineacademy.org/divino-sotto-le-stelle-ponte-della-musica La Redazione
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Ore 11.30 Conferenza Stampa di presentazione dell’evento presso la sala stampa della Camera dei Deputati, via della Missione 4 Venerdì 5 giugno
Ore 19.00 apertura banchi d’assaggio
Ore 19.30 Masterclass “Donne del vino: storie e aneddoti nel calice” con le Donne del vino Lazio Costo: Masterclass gratuita per chi ha già il biglietto della manifestazione, 10 euro solo masterclass. Posti limitati, Prenotazione obbligatoria info@decanterwineacademy.org Ore 24.00 chiusura banchi d’assaggio Sabato 6 giugno
Ore 19.00 apertura banchi d’assaggio
Ore 19.30 Degustazione alla cieca, trova l’intruso: 4 vini del Lazio VS uno “straniero” Costo: Degustazione gratuita per chi ha già il biglietto della manifestazione, 10 euro solo degustazione. Posti limitati, Prenotazione obbligatoria info@decanterwineacademy.org Ore 24.00 chiusura banchi d’assaggio Domenica 7 giugno
Ore 19.00 apertura banchi d’assaggio
Ore 19.30 Degustazione guidata con abbinamento cibo-vino 4 vini e 4 assaggi dei Food Truck Costo: Degustazione gratuita per chi ha già il biglietto della manifestazione; 10 euro solo degustazione Posti limitati, Prenotazione obbligatoria info@decanterwineacademy.org Ore 24.00 chiusura banchi d’assaggio Costo del biglietto 25 euro Il biglietto comprende il bicchiere , la sacchetta portabicchiere e 10 degustazioni di vini delle oltre 150 etichette presenti. Sommelier Ais, Ars, Assoenologi, Assosommelier, Degustibuss, Fis, Fisar, Onav, Ses riduzione del biglietto, costo 20 euro presentando all’ingresso la tessera dell’associazione in corso di validità. Codice sconto online G55, G66, G77 a seconda del giorno scelto. Operatori del settore: ingresso a 15 euro, mandando una mail a accrediti@decanterwineacademy.org Studenti: riduzione del biglietto, costo 20 euro presentando all’ingresso tessera studente in corso di validità. Codice sconto online S55,S66, S77 a seconda del giorno scelto Stampa: mandare una mail a accrediti@decanterwineacademy.org entro lunedì 25 maggio, specificando testata, numero di tessera e il link di un articolo firmato sull’enogastronomia per i giornalisti. Per i blogger inviare mail che verrà valutata dallo staff. Info: 351-3784335 06-86132308 info@decanterwineacademy.org https://www.decanterwineacademy.org/divino-sotto-le-stelle-ponte-della-musica La Redazione
1 Marzo, 2026
La Sicilia del vino vola a Valladolid. Assovini tra i protagonisti di FINE Wine Tourism Marketplace
Sono tre le aziende associate che approderanno in Spagna per l’evento internazionale dedicato all’enoturismo b2b
Il cuore pulsante dell’enoturismo mondiale si sposta a Valladolid per la settima edizione di FINE WineTourism Marketplace, l’appuntamento di riferimento per il settore in Europa. Il 3 e 4 marzo 2026, in questo contesto di alto profilo, Assovini Sicilia sarà tra i 140 espositori insieme a tre aziende associate Camporè, Donnafugata e Duca di Salaparuta, pronte a presentare la propria offerta a una platea di oltre 100 top buyer globali.
La fiera costituisce un hub strategico per il networking tra cantine, tour operator e professionisti specializzati provenienti dai principali mercati mondiali. Nel corso delle due giornate, l’evento offrirà incontri mirati – con oltre duemila appuntamenti b2b in calendario – conferenze e workshop dedicati ai modelli più innovativi di marketing territoriale e alle best practice dell’enoturismo contemporaneo.
Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia
Il vino siciliano proviene da un mosaico di terroir ineguagliabile e l’enoturismo è la chiave per raccontarlo senza filtri. Partecipare a una fiera verticale e pragmatica come FINE Wine Tourism Marketplace ci consente di portare in Spagna la nostra esperienza e di raccontare ai grandi operatori globali la bellezza del nostro territorio e delle nostre aziende.
Visto il successo delle edizioni precedenti, la fiera di Valladolid si conferma essere una grande occasione di visibilità. Per le cantine siciliane, che già vantano un export robusto – con il 45% verso l’Europa e il 31% verso il mercato americano, seguito dall’Asia (16%), dall’Oceania (6%) e dall’Africa (2%) – questa è l’occasione per consolidare le rotte tradizionali e intercettare nuove tendenze di viaggio esperienziale.
La Redazione
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8 Febbraio, 2026
Merumalia. L’identità liquida della roccia vulcanica
Dopo l’intensità della presentazione della Guida Bio a Roma (potete leggere il mio racconto [qui]), ho sentito il bisogno di fermarmi. Ho scelto di pernottare a Villa Pamphili, cercando quel silenzio necessario per iniziare la scoperta di un territorio che, pur essendo a due passi dalla Capitale, conosco ancora troppo poco rispetto ad altre storiche zone d'Italia: i Castelli Romani.
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1 Febbraio, 2026
Roma regina del bio tra eccellenza e condivisione. Guida Bio 2026
C’è un’energia particolare che accompagna la rivoluzione green del vigneto italiano, un’energia che ho avuto il piacere di respirare nuovamente in occasione della presentazione di Guida Bio 2026. Per me si è trattato di un gradito ritorno, la mia seconda partecipazione consecutiva a questo evento che, anno dopo anno, si conferma bussola imprescindibile per chi ama il vino d'identità.
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7 Settembre, 2025
Un giro del Mondo a tutto gas!
Passaporto e Calice alla Mano
Bentornati, esploratori del gusto e appassionati lettori di Benny School! Nelle puntate precedenti ho reso omaggio al Re incontrastato, lo Champagne, e abbiamo celebrato l’incredibile diversità delle bollicine italiane, dal Metodo Classico di montagna alle gioie immediate del Prosecco e del Lambrusco.
Ma il mondo del vino è vasto e la voglia di “fare festa” con le bollicine non conosce confini. Oggi, quindi, lasciamo l’Italia e la regione della Champagne per un viaggio intercontinentale alla scoperta di altre zone spumantistiche iconiche. Preparatevi, perché scopriremo che la storia a volte gioca scherzi inaspettati e che il clima che cambia sta ridisegnando la mappa mondiale del vino.
Quindi passaporto in una mano e calice nell’altra. Si parte! Francia: non solo Champagne! I Crémant e il “primato” di Limoux Rimaniamo ancora un attimo in Francia, perché sarebbe un errore pensare che fuori dalla regione della Champagne si beva solo acqua frizzante. I Crémant: L’Alternativa Chic Se leggete l’etichetta di uno spumante francese e trovate scritto “Crémant” (seguito dal nome di una regione, come Crémant d’Alsace, Crémant de Bourgogne, Crémant de Loire), sappiate che state bevendo un vino prodotto esattamente con lo stesso metodo dello Champagne (la rifermentazione in bottiglia, o Méthode Traditionnelle). Perché non si chiama Champagne? Semplice: perché non è fatto in Champagne! Questi vini sono spesso alternative fantastiche, che utilizzano le uve tipiche delle loro regioni (come il Riesling in Alsazia o lo Chenin Blanc nella Loira) e offrono un rapporto qualità-prezzo eccezionale. Blanquette de Limoux: Chi è nato prima? Qui la storia si fa piccante. Tutti pensano che lo Champagne sia stato il primo spumante della storia. E invece no! Nel sud della Francia, ai piedi dei Pirenei, si produce la Blanquette de Limoux. Pare che già nel 1531 (ben prima che il monaco Dom Pérignon facesse i suoi esperimenti al nord!), i monaci dell’abbazia di Saint-Hilaire avessero notato che il loro vino bianco, imbottigliato in inverno, tornava a fermentare in primavera con il rialzo delle temperature, creando le bollicine. È considerato da molti il più antico spumante al mondo. Si basa principalmente sull’uva locale Mauzac. Una vera chicca storica! Spagna: Il Cava e la “rivoluzione” Attraversiamo i Pirenei e arriviamo in Spagna, una terra dove il sole bacia i vigneti e la vita scorre a ritmo di tapas e… Cava!
Il Cava è la risposta iberica allo Champagne, prodotto rigorosamente con il Metodo Tradicional (la stessa rifermentazione in bottiglia dei cugini francesi). Ma attenzione a non chiamarlo “Champagne spagnolo”: il Cava ha una sua identità fortissima, legata a doppio filo al Mediterraneo. La sua culla è la D.O. Cava (Denominación de Origen), una denominazione molto particolare. A differenza di quasi tutte le altre zone vinicole mondiali, la D.O. Cava non è un unico territorio contiguo: teoricamente, si può produrre Cava in comuni specifici sparsi in diverse regioni della Spagna (come Rioja o Navarra). Tuttavia, il cuore pulsante, l’anima vera e propria dove si produce oltre il 95% di tutto il Cava, è la Catalogna, e più precisamente la regione del Penedès.
Immaginatevi il Penedès come un anfiteatro naturale a sud-ovest di Barcellona, incastonato tra le spiagge del Mediterraneo e le montagne spettacolari di Montserrat. Qui il clima è mediterraneo, caldo e soleggiato, ma la conformazione del territorio permette di avere vigneti a diverse altitudini: vicino al mare fa più caldo, mentre salendo verso l’interno l’aria si rinfresca, garantendo alle uve quella necessaria acidità per fare grandi spumanti. Ed è qui che entrano in scena le uve dai nomi musicali, il celebre trio autoctono: Macabeo: Dona freschezza e note fruttate. Xarel·lo: La vera spina dorsale del Cava. È un’uva di carattere, che dà struttura, corpo e la capacità di invecchiare a lungo, portando note terrose e minerali. Parellada: Regala finezza ed eleganza floreale, coltivata spesso nelle zone più alte e fresche. Grazie a questo terroir e a queste uve, il Cava ha generalmente un’anima più solare, rotonda e meno tagliente rispetto allo Champagne, con sentori tipici di mela gialla matura, fiori di camomilla, mandorla e, con l’invecchiamento, note di pan brioche tostato. L’Approfondimento: La secessione del Corpinnat Negli ultimi anni, nel mondo del Cava è successo un vero e proprio terremoto. Alcuni dei produttori storici e più prestigiosi della zona, stanchi di vedere il nome “Cava” associato troppo spesso a prodotti industriali, da supermercato e di basso prezzo, hanno preso una decisione drastica: abbandonare la denominazione che avevano contribuito a rendere famosa.
Questi ribelli dell’eccellenza hanno creato un nuovo marchio collettivo: Corpinnat (un nome che suona potente e significa letteralmente “Nato nel cuore del Penedès”).
Non si tratta solo di marketing, ma di una filosofia di qualità estrema. Per poter scrivere “Corpinnat” in etichetta, le regole sono severissime, molto più rigide di quelle del Cava generico: obbligo di uve 100% biologiche certificate, vendemmia rigorosamente manuale, vinificazione interamente nella proprietà del produttore e affinamenti sui lieviti molto lunghi (minimo 18 mesi, ma spesso molti di più). Se oggi cercate l’apice qualitativo delle bollicine catalane, cercate questa parola in etichetta. Germania: il Sekt e le sue regole nascoste Sapevate che i tedeschi sono i più grandi consumatori di spumante pro capite al mondo? Amano le bollicine alla follia, stappando bottiglie per qualsiasi occasione, dalla colazione della domenica al capodanno! Il loro spumante si chiama genericamente Sekt.
Attenzione al “Trapolino”: Il Sekt Base È fondamentale fare una distinzione. Se entrate in un supermercato tedesco e comprate una bottiglia con scritto solo “Sekt” a pochi euro, state comprando un prodotto industriale. La legge permette che questo spumante (fatto quasi sempre con Metodo Martinotti in grandi autoclavi) sia prodotto con uve, mosti o vini base provenienti da tutta Europa (sì, spesso anche dall’Italia o dalla Spagna), che vengono poi spumantizzati in Germania. È un prodotto semplice e beverino, ma non racconta il territorio tedesco. La Vetta della Qualità: Winzersekt e le Zone Vocate Se cercate la vera eccellenza tedesca, dovete aguzzare la vista sull’etichetta e cercare termini specifici che garantiscono l’origine e il metodo: Deutscher Sekt b.A. (bestimmter Anbaugebiete): Significa che il 100% delle uve proviene da una delle 13 regioni vinicole tedesche di qualità determinate. Winzersekt (Sekt del Vignaiolo): Questo è il Santo Graal. È l’equivalente di un “Récoltant-Manipulant” in Champagne o di un piccolo produttore artigianale in Italia. Le regole sono severe: il vignaiolo deve usare solo le proprie uve, deve vinificare nella propria cantina e, soprattutto, deve utilizzare obbligatoriamente il Metodo Classico (Traditionelle Flaschengärung) con una lunga sosta sui lieviti. Le uve regine e le Zone Iconiche Di cosa sa un grande Sekt tedesco? Dipende dall’uva! Il Re Riesling: È il protagonista assoluto. Grazie alla sua acidità naturale tagliente, è perfetto per la spumantizzazione. Un Riesling Sekt di alta qualità (provate quelli provenienti dalle ripide sponde della Mosella o dal prestigioso Rheingau) è un’esperienza incredibile: è come una lama di freschezza, con profumi di lime, mela verde, fiori bianchi e quella nota minerale quasi di “idrocarburo” che si sposa a meraviglia con la complessità dei lieviti. La famiglia dei Pinot: Non solo Riesling! Nelle zone più calde come il Pfalz (Palatinato) o il Baden, si producono Sekt straordinari con i vitigni “borgognoni”: lo Spätburgunder (Pinot Nero) dà vita a Blanc de Noirs strutturati o Rosé elegantissimi, mentre il Weissburgunder (Pinot Bianco) regala Sekt più cremosi e rotondi. Una Chicca sui Dosaggi: non fatevi ingannare da “Trocken”! Ecco una cosa che confonde molti studenti. In Germania, sui vini fermi, la parola Trocken significa “secco” (senza zucchero). Ma nel mondo degli spumanti Sekt, le regole cambiano! Se leggete “Trocken” su un Sekt, sappiate che il vino sarà abboccato, con un residuo zuccherino percepibile (tra 17 e 32 g/l, simile a un Prosecco Dry). Se volete un Sekt veramente secco, nello stile a cui siamo abituati con i grandi Metodo Classico italiani o francesi, dovete cercare le diciture Brut (sotto i 12 g/l) o Extra Brut (sotto i 6 g/l). I migliori Winzersekt oggi tendono ad essere molto secchi per esaltare la purezza cristallina delle loro uve nordiche. Inghilterra: cambia il clima e si varca una nuova frontiera Concludiamo con la sorpresa più grande degli ultimi vent’anni. Se vi avessi detto trent’anni fa che avremmo brindato con spumante inglese di classe mondiale, mi avreste dato del pazzo.
E invece, l’English Sparkling Wine è oggi una realtà solidissima che sta vincendo premi su premi, spesso battendo gli Champagne nelle degustazioni alla cieca. Perché? Due motivi principali. Il primo è geologico: il sud dell’Inghilterra (Sussex, Kent, Hampshire) poggia sullo stesso bacino di gesso che si trova sotto la Champagne. Il terreno è identico. Il secondo è il riscaldamento globale: Le temperature medie nel sud dell’Inghilterra si sono alzate, arrivando a livelli simili a quelli che c’erano in Champagne qualche decennio fa. Questo permette a uve come Chardonnay e Pinot Nero di maturare perfettamente anche lassù. È una viticoltura “eroica” e moderna, che sta attirando investimenti persino dalle grandi Maison di Champagne francesi che stanno comprando terreni in Inghilterra. Teneteli d’occhio! Conclusioni effervescenti Il nostro giro del mondo per ora si ferma qui, ma la mappa delle bollicine è in continua espansione. Ci sarebbero il Sudafrica con il suo Cap Classique, la California, la Tasmania in Australia…
Il messaggio è chiaro: la passione per l’effervescenza è globale. Ogni territorio interpreta il Metodo Classico o Martinotti secondo il proprio clima, le proprie uve e la propria cultura.
Continuate a studiare e, soprattutto, continuate ad assaggiare con curiosità. Ne vedremo (e ne berremo) ancora delle belle! Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
Mi trovi su Instagram come @benedetta.costanzo
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Ma il mondo del vino è vasto e la voglia di “fare festa” con le bollicine non conosce confini. Oggi, quindi, lasciamo l’Italia e la regione della Champagne per un viaggio intercontinentale alla scoperta di altre zone spumantistiche iconiche. Preparatevi, perché scopriremo che la storia a volte gioca scherzi inaspettati e che il clima che cambia sta ridisegnando la mappa mondiale del vino.
Quindi passaporto in una mano e calice nell’altra. Si parte! Francia: non solo Champagne! I Crémant e il “primato” di Limoux Rimaniamo ancora un attimo in Francia, perché sarebbe un errore pensare che fuori dalla regione della Champagne si beva solo acqua frizzante. I Crémant: L’Alternativa Chic Se leggete l’etichetta di uno spumante francese e trovate scritto “Crémant” (seguito dal nome di una regione, come Crémant d’Alsace, Crémant de Bourgogne, Crémant de Loire), sappiate che state bevendo un vino prodotto esattamente con lo stesso metodo dello Champagne (la rifermentazione in bottiglia, o Méthode Traditionnelle). Perché non si chiama Champagne? Semplice: perché non è fatto in Champagne! Questi vini sono spesso alternative fantastiche, che utilizzano le uve tipiche delle loro regioni (come il Riesling in Alsazia o lo Chenin Blanc nella Loira) e offrono un rapporto qualità-prezzo eccezionale. Blanquette de Limoux: Chi è nato prima? Qui la storia si fa piccante. Tutti pensano che lo Champagne sia stato il primo spumante della storia. E invece no! Nel sud della Francia, ai piedi dei Pirenei, si produce la Blanquette de Limoux. Pare che già nel 1531 (ben prima che il monaco Dom Pérignon facesse i suoi esperimenti al nord!), i monaci dell’abbazia di Saint-Hilaire avessero notato che il loro vino bianco, imbottigliato in inverno, tornava a fermentare in primavera con il rialzo delle temperature, creando le bollicine. È considerato da molti il più antico spumante al mondo. Si basa principalmente sull’uva locale Mauzac. Una vera chicca storica! Spagna: Il Cava e la “rivoluzione” Attraversiamo i Pirenei e arriviamo in Spagna, una terra dove il sole bacia i vigneti e la vita scorre a ritmo di tapas e… Cava!
Il Cava è la risposta iberica allo Champagne, prodotto rigorosamente con il Metodo Tradicional (la stessa rifermentazione in bottiglia dei cugini francesi). Ma attenzione a non chiamarlo “Champagne spagnolo”: il Cava ha una sua identità fortissima, legata a doppio filo al Mediterraneo. La sua culla è la D.O. Cava (Denominación de Origen), una denominazione molto particolare. A differenza di quasi tutte le altre zone vinicole mondiali, la D.O. Cava non è un unico territorio contiguo: teoricamente, si può produrre Cava in comuni specifici sparsi in diverse regioni della Spagna (come Rioja o Navarra). Tuttavia, il cuore pulsante, l’anima vera e propria dove si produce oltre il 95% di tutto il Cava, è la Catalogna, e più precisamente la regione del Penedès.
Immaginatevi il Penedès come un anfiteatro naturale a sud-ovest di Barcellona, incastonato tra le spiagge del Mediterraneo e le montagne spettacolari di Montserrat. Qui il clima è mediterraneo, caldo e soleggiato, ma la conformazione del territorio permette di avere vigneti a diverse altitudini: vicino al mare fa più caldo, mentre salendo verso l’interno l’aria si rinfresca, garantendo alle uve quella necessaria acidità per fare grandi spumanti. Ed è qui che entrano in scena le uve dai nomi musicali, il celebre trio autoctono: Macabeo: Dona freschezza e note fruttate. Xarel·lo: La vera spina dorsale del Cava. È un’uva di carattere, che dà struttura, corpo e la capacità di invecchiare a lungo, portando note terrose e minerali. Parellada: Regala finezza ed eleganza floreale, coltivata spesso nelle zone più alte e fresche. Grazie a questo terroir e a queste uve, il Cava ha generalmente un’anima più solare, rotonda e meno tagliente rispetto allo Champagne, con sentori tipici di mela gialla matura, fiori di camomilla, mandorla e, con l’invecchiamento, note di pan brioche tostato. L’Approfondimento: La secessione del Corpinnat Negli ultimi anni, nel mondo del Cava è successo un vero e proprio terremoto. Alcuni dei produttori storici e più prestigiosi della zona, stanchi di vedere il nome “Cava” associato troppo spesso a prodotti industriali, da supermercato e di basso prezzo, hanno preso una decisione drastica: abbandonare la denominazione che avevano contribuito a rendere famosa.
Questi ribelli dell’eccellenza hanno creato un nuovo marchio collettivo: Corpinnat (un nome che suona potente e significa letteralmente “Nato nel cuore del Penedès”).
Non si tratta solo di marketing, ma di una filosofia di qualità estrema. Per poter scrivere “Corpinnat” in etichetta, le regole sono severissime, molto più rigide di quelle del Cava generico: obbligo di uve 100% biologiche certificate, vendemmia rigorosamente manuale, vinificazione interamente nella proprietà del produttore e affinamenti sui lieviti molto lunghi (minimo 18 mesi, ma spesso molti di più). Se oggi cercate l’apice qualitativo delle bollicine catalane, cercate questa parola in etichetta. Germania: il Sekt e le sue regole nascoste Sapevate che i tedeschi sono i più grandi consumatori di spumante pro capite al mondo? Amano le bollicine alla follia, stappando bottiglie per qualsiasi occasione, dalla colazione della domenica al capodanno! Il loro spumante si chiama genericamente Sekt.
Attenzione al “Trapolino”: Il Sekt Base È fondamentale fare una distinzione. Se entrate in un supermercato tedesco e comprate una bottiglia con scritto solo “Sekt” a pochi euro, state comprando un prodotto industriale. La legge permette che questo spumante (fatto quasi sempre con Metodo Martinotti in grandi autoclavi) sia prodotto con uve, mosti o vini base provenienti da tutta Europa (sì, spesso anche dall’Italia o dalla Spagna), che vengono poi spumantizzati in Germania. È un prodotto semplice e beverino, ma non racconta il territorio tedesco. La Vetta della Qualità: Winzersekt e le Zone Vocate Se cercate la vera eccellenza tedesca, dovete aguzzare la vista sull’etichetta e cercare termini specifici che garantiscono l’origine e il metodo: Deutscher Sekt b.A. (bestimmter Anbaugebiete): Significa che il 100% delle uve proviene da una delle 13 regioni vinicole tedesche di qualità determinate. Winzersekt (Sekt del Vignaiolo): Questo è il Santo Graal. È l’equivalente di un “Récoltant-Manipulant” in Champagne o di un piccolo produttore artigianale in Italia. Le regole sono severe: il vignaiolo deve usare solo le proprie uve, deve vinificare nella propria cantina e, soprattutto, deve utilizzare obbligatoriamente il Metodo Classico (Traditionelle Flaschengärung) con una lunga sosta sui lieviti. Le uve regine e le Zone Iconiche Di cosa sa un grande Sekt tedesco? Dipende dall’uva! Il Re Riesling: È il protagonista assoluto. Grazie alla sua acidità naturale tagliente, è perfetto per la spumantizzazione. Un Riesling Sekt di alta qualità (provate quelli provenienti dalle ripide sponde della Mosella o dal prestigioso Rheingau) è un’esperienza incredibile: è come una lama di freschezza, con profumi di lime, mela verde, fiori bianchi e quella nota minerale quasi di “idrocarburo” che si sposa a meraviglia con la complessità dei lieviti. La famiglia dei Pinot: Non solo Riesling! Nelle zone più calde come il Pfalz (Palatinato) o il Baden, si producono Sekt straordinari con i vitigni “borgognoni”: lo Spätburgunder (Pinot Nero) dà vita a Blanc de Noirs strutturati o Rosé elegantissimi, mentre il Weissburgunder (Pinot Bianco) regala Sekt più cremosi e rotondi. Una Chicca sui Dosaggi: non fatevi ingannare da “Trocken”! Ecco una cosa che confonde molti studenti. In Germania, sui vini fermi, la parola Trocken significa “secco” (senza zucchero). Ma nel mondo degli spumanti Sekt, le regole cambiano! Se leggete “Trocken” su un Sekt, sappiate che il vino sarà abboccato, con un residuo zuccherino percepibile (tra 17 e 32 g/l, simile a un Prosecco Dry). Se volete un Sekt veramente secco, nello stile a cui siamo abituati con i grandi Metodo Classico italiani o francesi, dovete cercare le diciture Brut (sotto i 12 g/l) o Extra Brut (sotto i 6 g/l). I migliori Winzersekt oggi tendono ad essere molto secchi per esaltare la purezza cristallina delle loro uve nordiche. Inghilterra: cambia il clima e si varca una nuova frontiera Concludiamo con la sorpresa più grande degli ultimi vent’anni. Se vi avessi detto trent’anni fa che avremmo brindato con spumante inglese di classe mondiale, mi avreste dato del pazzo.
E invece, l’English Sparkling Wine è oggi una realtà solidissima che sta vincendo premi su premi, spesso battendo gli Champagne nelle degustazioni alla cieca. Perché? Due motivi principali. Il primo è geologico: il sud dell’Inghilterra (Sussex, Kent, Hampshire) poggia sullo stesso bacino di gesso che si trova sotto la Champagne. Il terreno è identico. Il secondo è il riscaldamento globale: Le temperature medie nel sud dell’Inghilterra si sono alzate, arrivando a livelli simili a quelli che c’erano in Champagne qualche decennio fa. Questo permette a uve come Chardonnay e Pinot Nero di maturare perfettamente anche lassù. È una viticoltura “eroica” e moderna, che sta attirando investimenti persino dalle grandi Maison di Champagne francesi che stanno comprando terreni in Inghilterra. Teneteli d’occhio! Conclusioni effervescenti Il nostro giro del mondo per ora si ferma qui, ma la mappa delle bollicine è in continua espansione. Ci sarebbero il Sudafrica con il suo Cap Classique, la California, la Tasmania in Australia…
Il messaggio è chiaro: la passione per l’effervescenza è globale. Ogni territorio interpreta il Metodo Classico o Martinotti secondo il proprio clima, le proprie uve e la propria cultura.
Continuate a studiare e, soprattutto, continuate ad assaggiare con curiosità. Ne vedremo (e ne berremo) ancora delle belle! Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
Mi trovi su Instagram come @benedetta.costanzo
16 Agosto, 2025
Untold 2026. Quello che non è stato ancora detto del vino
GUERRITORE, IL IV MIGLIO, MARISA CUOMO E VEZZOSO SONO LE 4 MIGLIORI CANTINE DELLA CAMPANIA PREMIATE TRA LE 71 LE MIGLIORI CANTINE ITALIANE UNTOLD 2026
TRIBUTO ALL’IDENTITÀ, AL TERROIR E ALL’OSPITALITA’ NELLA RACCOLTA EDITORIALE AI DISTRETTI DEL VINO NAZIONALE IL SECONDO VOLUME DELLA GUIDA UNTOLD RACCOGLIE LE PIU’ IMPORTANTI AZIENDE VITICOLE PER RACCONTARE “QUELLO CHE NON E’ STATO ANCORA DETTO DEL VINO” Sono Guerritore, Il IV Miglio, Marisa Cuomo o e Vezzoso le cantine della Campania tra 71 le italiane premiate e delle 400 presenti ad entrare ufficialmente nel secondo volume “Untold 2026 – Quello che non è stato ancora detto del vino”, l’inedita guida ai distretti del vino d’Italia promossa dal team editoriale Decanto. Un lavoro importante che riunisce la produzione vitivinicola italiana d’eccellenza, il valore della tipicità regionale, dell’identità territoriale, le interpretazioni degli areali vocati alle produzioni autoctone monovitigno. Anche quest’anno Untold celebra le cantine che meglio esprimono terroir, autenticità e l’eccellenza vitivinicola di qualità e l’ospitalità enoturistica esperienziale. Alle aziende virtuose del panorama nazionale sono state assegnate le quattro menzioni Migliore Cantina, Migliore Cantina Emergente e Migliore Azienda a Conduzione Familiare conferite tenendo conto della qualità complessiva dei tre vini presentati in degustazione. Per il premio Migliore Cantina Emergente, la selezione ha riguardato esclusivamente le realtà fondate dopo il 2010.
Il titolo di Migliore Cantina da Visitare è stato conferito in base alla varietà e al livello qualitativo dei servizi offerti per l’enoturismo. Con oltre 600 cantine e 1.800 campioni andati in rassegna ad un largo e autorevole panel di giudici altamente specializzato lo scorso maggio, Decanto si conferma come una delle voci più influenti nel panorama del vino italiano e del turismo enogastronomico e presenta, nel prossimo autunno, uno strumento editoriale di fondamentali contenuti editoriali destinati ad un pubblico specializzato e di grandi appassionati. I riconoscimenti ai vini e alle aziende sono stati consegnati in occasione della Cerimonia di Premiazione tenutasi lo scorso luglio nell’incantevole cornice della Costiera Amalfitana da Andrea Annunziata, direttore editoriale, e da Roberto Garofalo, caporedattore “Untold 2026 – Quello che non è stato ancora detto del vino”. Insieme alla consegna dei quattro premi alle aziende, sono stati trasferiti anche gli attestati con i punteggi in Cavatappi, con la lista ufficiale in uscita nelle prossime settimane. Il lavoro dello staff della guida “Untold 2026” valorizza l’immensa ricchezza e la diversità del patrimonio vitivinicolo nazionale e la virtuosa attività di produzione delle aziende che consente raccontare il vino Made in Italy in tutto il mondo. Il premio, un piatto di ceramica artigianale vietrese realizzato per l’evento dal maestro Paolo Salsano, rappresenta un simbolo del legame profondo tra arte, cultura e tradizione del territorio campano. La nuova edizione Untold si propone di continuare a raccontare con accuratezza il vino come espressione autentica di un territorio e del lavoro appassionato di chi lo vive ogni giorno come simbolico valore culturale. Le 71 Migliori Cantine d’Italia – Untold 2026 suddivise per regione: Abruzzo
Migliore Cantina da Visitare – Ciavolich
Migliore Cantina – Diubaldo
Migliore Cantina Emergente – Tenuta Antonini
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Tenuta De Melis Basilicata
Migliore Cantina – Cantina di Venosa
Migliore Cantina da Visitare – Cantine del Notaio
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Tenuta i Gelsi Calabria
Migliore Azienda a Conduzione Familiare Francesco Malena
Migliore Cantina da Visitare in Calabria: La Peschiera
Migliore Cantina della Calabria: Santa Venere Campania
Migliore Cantina da Visitare in Campania: Guerritore
Migliore Azienda a Conduzione Familiare della Campania: Il IV Miglio
Migliore Cantina della Campania: Marisa Cuomo
Migliore Cantina Emergente della Campania: Vezzoso Emilia – Romagna
Migliore Cantina – Cantina Divinja
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Casa Benna
Migliore Cantina da Visitare – Umberto Cesari
Migliore Cantina Emergente – Ventiventi Friuli Venezia Giulia
Migliore Cantina Emergente – Ad Coos
Migliore Cantina – Collavini
Migliore Cantina da Visitare – Valentino Butussi Lazio
Migliore Cantina da Visitare – Pileum
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Solis Terrae
Migliore Cantina Emergente – Tenuta Iacoangeli
Migliore Cantina – Terenzi Liguria
Migliore Cantina Emergente – A Scià
Migliore Cantina da Visitare – Bisson
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Fontanacota
Migliore Cantina – Ramoino Lombardia
Migliore Cantina da Visitare – Calatroni
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Caruna
Migliore Cantina Emergente – De’Federici
Migliore Cantina – La Perla Marche
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Benforte
Migliore Cantina Emergente – Podere l’infinito
Migliore Cantina – Produttori di Matelica 1932
Migliore Cantina da Visitare – Tenuta di Tavignano Molise
Migliore Cantina del Molise: Angelo d’Uva
Migliore Cantina da Visitare in Molise: Di Majo Norante Piemonte
Migliore Cantina da Visitare – Diego Pressenda
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Passone Massimiliano
Migliore Cantina Emergente – Ramello Gianni e Matteo
Migliore Cantina – Schiavenza Puglia
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Franco Di Filippo
Migliore Cantina Emergente – Giovanni Aiello Enologo per Amore
Migliore Cantina – Leone de Castris
Migliore Cantina da Visitare – Leone de Castris Sardegna
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Giacu
Migliore Cantina – Tenute Gregu
Migliore Cantina da Visitare – Tenute Gregu
Migliore Cantina Emergente – Vigne Centro Sardegna Sicilia
Migliore Cantina – Cortese
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Generazione Alessandro
Migliore Cantina Emergente – Marchese delle Saline
Migliore Cantina da Visitare -Tenuta Rasocolmo Toscana
Migliore Cantina Emergente – Chiusa Grossa
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Giodo
Migliore Cantina da Visitare – Le Berne
Migliore Cantina – Pietraserena Trentino – Alto Adige
Migliore Cantina Emergente – Romen
Migliore Cantina – St. Quirinus
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Tonini
Migliore Cantina da Visitare – Weingut Eberlehof Umbria
Migliore Cantina da Visitare – Còlpetrone
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Daniele Rossi
Migliore Cantina Emergente – Daniele Rossi
Migliore Cantina – Tenute Lunelli – Castelbuono Valle d’Aosta
Migliore Cantina Emergente della Valle d’Aosta: Betemps Matthieu
Migliore Cantina della Valle d’Aosta: La Source
Migliore Cantina da Visitare in Valle d’Aosta: La Source Veneto
Migliore Cantina da Visitare – Farina
Migliore Cantina Emergente – Podere Cunial
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Tommaso Bussola
Migliore Cantina – Villa Canestrari La Redazione
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TRIBUTO ALL’IDENTITÀ, AL TERROIR E ALL’OSPITALITA’ NELLA RACCOLTA EDITORIALE AI DISTRETTI DEL VINO NAZIONALE IL SECONDO VOLUME DELLA GUIDA UNTOLD RACCOGLIE LE PIU’ IMPORTANTI AZIENDE VITICOLE PER RACCONTARE “QUELLO CHE NON E’ STATO ANCORA DETTO DEL VINO” Sono Guerritore, Il IV Miglio, Marisa Cuomo o e Vezzoso le cantine della Campania tra 71 le italiane premiate e delle 400 presenti ad entrare ufficialmente nel secondo volume “Untold 2026 – Quello che non è stato ancora detto del vino”, l’inedita guida ai distretti del vino d’Italia promossa dal team editoriale Decanto. Un lavoro importante che riunisce la produzione vitivinicola italiana d’eccellenza, il valore della tipicità regionale, dell’identità territoriale, le interpretazioni degli areali vocati alle produzioni autoctone monovitigno. Anche quest’anno Untold celebra le cantine che meglio esprimono terroir, autenticità e l’eccellenza vitivinicola di qualità e l’ospitalità enoturistica esperienziale. Alle aziende virtuose del panorama nazionale sono state assegnate le quattro menzioni Migliore Cantina, Migliore Cantina Emergente e Migliore Azienda a Conduzione Familiare conferite tenendo conto della qualità complessiva dei tre vini presentati in degustazione. Per il premio Migliore Cantina Emergente, la selezione ha riguardato esclusivamente le realtà fondate dopo il 2010.
Il titolo di Migliore Cantina da Visitare è stato conferito in base alla varietà e al livello qualitativo dei servizi offerti per l’enoturismo. Con oltre 600 cantine e 1.800 campioni andati in rassegna ad un largo e autorevole panel di giudici altamente specializzato lo scorso maggio, Decanto si conferma come una delle voci più influenti nel panorama del vino italiano e del turismo enogastronomico e presenta, nel prossimo autunno, uno strumento editoriale di fondamentali contenuti editoriali destinati ad un pubblico specializzato e di grandi appassionati. I riconoscimenti ai vini e alle aziende sono stati consegnati in occasione della Cerimonia di Premiazione tenutasi lo scorso luglio nell’incantevole cornice della Costiera Amalfitana da Andrea Annunziata, direttore editoriale, e da Roberto Garofalo, caporedattore “Untold 2026 – Quello che non è stato ancora detto del vino”. Insieme alla consegna dei quattro premi alle aziende, sono stati trasferiti anche gli attestati con i punteggi in Cavatappi, con la lista ufficiale in uscita nelle prossime settimane. Il lavoro dello staff della guida “Untold 2026” valorizza l’immensa ricchezza e la diversità del patrimonio vitivinicolo nazionale e la virtuosa attività di produzione delle aziende che consente raccontare il vino Made in Italy in tutto il mondo. Il premio, un piatto di ceramica artigianale vietrese realizzato per l’evento dal maestro Paolo Salsano, rappresenta un simbolo del legame profondo tra arte, cultura e tradizione del territorio campano. La nuova edizione Untold si propone di continuare a raccontare con accuratezza il vino come espressione autentica di un territorio e del lavoro appassionato di chi lo vive ogni giorno come simbolico valore culturale. Le 71 Migliori Cantine d’Italia – Untold 2026 suddivise per regione: Abruzzo
Migliore Cantina da Visitare – Ciavolich
Migliore Cantina – Diubaldo
Migliore Cantina Emergente – Tenuta Antonini
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Tenuta De Melis Basilicata
Migliore Cantina – Cantina di Venosa
Migliore Cantina da Visitare – Cantine del Notaio
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Tenuta i Gelsi Calabria
Migliore Azienda a Conduzione Familiare Francesco Malena
Migliore Cantina da Visitare in Calabria: La Peschiera
Migliore Cantina della Calabria: Santa Venere Campania
Migliore Cantina da Visitare in Campania: Guerritore
Migliore Azienda a Conduzione Familiare della Campania: Il IV Miglio
Migliore Cantina della Campania: Marisa Cuomo
Migliore Cantina Emergente della Campania: Vezzoso Emilia – Romagna
Migliore Cantina – Cantina Divinja
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Casa Benna
Migliore Cantina da Visitare – Umberto Cesari
Migliore Cantina Emergente – Ventiventi Friuli Venezia Giulia
Migliore Cantina Emergente – Ad Coos
Migliore Cantina – Collavini
Migliore Cantina da Visitare – Valentino Butussi Lazio
Migliore Cantina da Visitare – Pileum
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Solis Terrae
Migliore Cantina Emergente – Tenuta Iacoangeli
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Migliore Cantina Emergente – A Scià
Migliore Cantina da Visitare – Bisson
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Fontanacota
Migliore Cantina – Ramoino Lombardia
Migliore Cantina da Visitare – Calatroni
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Caruna
Migliore Cantina Emergente – De’Federici
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Migliore Cantina – Produttori di Matelica 1932
Migliore Cantina da Visitare – Tenuta di Tavignano Molise
Migliore Cantina del Molise: Angelo d’Uva
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Migliore Cantina da Visitare – Diego Pressenda
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Migliore Cantina Emergente – Giovanni Aiello Enologo per Amore
Migliore Cantina – Leone de Castris
Migliore Cantina da Visitare – Leone de Castris Sardegna
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Giacu
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Migliore Cantina Emergente – Vigne Centro Sardegna Sicilia
Migliore Cantina – Cortese
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Generazione Alessandro
Migliore Cantina Emergente – Marchese delle Saline
Migliore Cantina da Visitare -Tenuta Rasocolmo Toscana
Migliore Cantina Emergente – Chiusa Grossa
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Giodo
Migliore Cantina da Visitare – Le Berne
Migliore Cantina – Pietraserena Trentino – Alto Adige
Migliore Cantina Emergente – Romen
Migliore Cantina – St. Quirinus
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Tonini
Migliore Cantina da Visitare – Weingut Eberlehof Umbria
Migliore Cantina da Visitare – Còlpetrone
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Daniele Rossi
Migliore Cantina Emergente – Daniele Rossi
Migliore Cantina – Tenute Lunelli – Castelbuono Valle d’Aosta
Migliore Cantina Emergente della Valle d’Aosta: Betemps Matthieu
Migliore Cantina della Valle d’Aosta: La Source
Migliore Cantina da Visitare in Valle d’Aosta: La Source Veneto
Migliore Cantina da Visitare – Farina
Migliore Cantina Emergente – Podere Cunial
Migliore Azienda a Conduzione Familiare – Tommaso Bussola
Migliore Cantina – Villa Canestrari La Redazione
18 Luglio, 2025
Vivere Caiarossa: un viaggio nel cuore della Toscana
Dalle degustazioni alle passeggiate tra i filari, dai pic-nic ai laboratori creativi: esperienze su misura per scoprire l’anima biodinamica dell’affascinante cantina della Costa Toscana, che il 6 luglio propone un laboratorio a cura dei maestri profumieri di Ribarbella ispirato ad Aria di Caiarossa
Nel cuore della Costa Toscana, immersa in una natura rigogliosa che guarda il mare, la tenuta Caiarossa propone un ventaglio di esperienze uniche, pensate per far vivere al visitatore un’autentica connessione con il territorio, con la filosofia biodinamica e con l’anima più profonda del vino.
Roberta Palma, responsabile marketing di Caiarossa
Vogliamo offrire ai nostri ospiti un’immersione autentica in quella che per noi è un’arte del vivere: il vino come espressione del territorio, della cultura agricola, ma anche della bellezza e della lentezza. Ogni visita a Caiarossa – continua – è molto più di una semplice degustazione. È un percorso sensoriale, culturale ed emozionale che si snoda tra vigneti, boschi, colori e profumi, in una cornice architettonica ispirata al Feng Shui, dove la bellezza si fonde armoniosamente con la funzionalità. Ogni esperienza è costruita per raccontare la nostra identità, che si basa sull’ascolto della terra e l’armonia con l’ambiente.
Accanto alle proposte legate al vino, Caiarossa apre anche alla creatività con eventi speciali come “Caiarossa in Natura”. Dopo il laboratorio di flower design ispirato alla biodiversità della tenuta che si è svolto lo scorso maggio, il 6 luglio è la volta di “I profumi di Aria di Caiarossa”, in compagnia dei maestri profumieri del prestigioso marchio Source Adage, profumieri di Riparbella, si potrà vivere un’esperienza sensoriale unica, alla scoperta dei profumi della Macchia Mediterranea e dell’anima inconfondibile del vino Aria di Caiarossa. Segue cena a buffet di prodotti locali e a chilometro zero dall’orto biodinamico dell’azienda e wine cocktails con l’accompagnamento di musica dal vivo.
Chi desidera un primo contatto con il mondo Caiarossa può scegliere “Un assaggio di Caiarossa”, un’introduzione guidata alla produzione, attraverso una degustazione collettiva di quattro vini rappresentativi, tra cui il celebre Caiarossa Bianco, il Pergolaia, l’Aria di Caiarossa e, naturalmente, l’iconico rosso Caiarossa. Questo percorso, breve ma intenso, permette di apprezzare il carattere dei vini della tenuta, in un’atmosfera conviviale e rilassata.
Per chi cerca una scoperta più completa, l’esperienza “Alla scoperta di Caiarossa” offre una visita guidata approfondita ai vigneti, alla cantina e al giardino officinale, con particolare attenzione ai principi della viticoltura biodinamica e all’originale concezione architettonica della struttura. La visita si conclude con una degustazione in terrazza, abbinata a un tagliere di prodotti locali, per un perfetto equilibrio tra gusto e panorama.
Gli amanti della natura possono invece vivere Caiarossa in modo immersivo grazie al pic-nic tra i filari, “Uno sguardo sul verde”. Dopo la visita guidata tra i vigneti, con la vista che si apre sulle colline fino al mare, e della cantina, i partecipanti ricevono un cesto con una selezione di prodotti del territorio, primo freddo, acqua, frutta caffè e un dolcetto, da gustare in una splendida terrazza in legno ad uso esclusivo, di fronte al vigneto del Sangiovese che guarda la costa.
Tra le proposte più esclusive spicca “La storia di Caiarossa”, una degustazione privata che conduce attraverso diverse annate dello stesso vino, l’iconico Caiarossa, svelandone l’evoluzione nel tempo e la capacità di interpretare le sfumature del terroir. È un viaggio intimo e profondo, ideale per appassionati e collezionisti. Infine, per chi desidera regalare un’esperienza unica, Caiarossa mette a disposizione gift card personalizzabili, che consentono di donare uno dei percorsi disponibili o lasciare la libertà di scegliere a chi riceve il pensiero.
Tutte le esperienze sono prenotabili online, tramite il sito ufficiale www.caiarossa.com o direttamente sulla piattaforma dedicata visit.caiarossa.com. I posti sono limitati per garantire un’accoglienza autentica e attenta. Le attività si svolgono in italiano e inglese, e sono pensate per essere accessibili sia a chi si avvicina per la prima volta al mondo del vino, sia a chi cerca esperienze ricercate e coinvolgenti.
CAIAROSSA
Era il 2004 quando Eric Albada Jelgersma decide di acquistare una tenuta in questa parte speciale d’Italia, portando con sè le conoscenze sviluppate negli anni a Bordeaux, con Château Giscours, nota azienda vinicola nella denominazione Margaux della regione francese di Bordeaux.
Eric Albada si innamora infatti di questa piccola ma bellissima cantina, immersa nella macchia mediterranea, sul versante occidentale di una collina che si affaccia sul mare. Oggi, i suoi figli Dennis, Derk e Valérie proseguono sulle orme del padre e continuano a lavorare alla ricerca della massima precisione nella produzione dei vini.
Questa ricerca è volta alla massima connessione con il ritmo della natura, ed è per questo che fin dalla sua nascita la cantina segue i principi dell’agricoltura biodinamica, con l’obiettivo di aumentare la vitalità e la resilienza del terreno. I vini Caiarossa sono unici: raffinati blend delineano una ricerca tra sperimentazione ed equilibrio. Un’armonia che restituisce l’interpretazione virtuosa del territorio con occhi francesi. La Redazione
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CAIAROSSA
Era il 2004 quando Eric Albada Jelgersma decide di acquistare una tenuta in questa parte speciale d’Italia, portando con sè le conoscenze sviluppate negli anni a Bordeaux, con Château Giscours, nota azienda vinicola nella denominazione Margaux della regione francese di Bordeaux.
Eric Albada si innamora infatti di questa piccola ma bellissima cantina, immersa nella macchia mediterranea, sul versante occidentale di una collina che si affaccia sul mare. Oggi, i suoi figli Dennis, Derk e Valérie proseguono sulle orme del padre e continuano a lavorare alla ricerca della massima precisione nella produzione dei vini.
Questa ricerca è volta alla massima connessione con il ritmo della natura, ed è per questo che fin dalla sua nascita la cantina segue i principi dell’agricoltura biodinamica, con l’obiettivo di aumentare la vitalità e la resilienza del terreno. I vini Caiarossa sono unici: raffinati blend delineano una ricerca tra sperimentazione ed equilibrio. Un’armonia che restituisce l’interpretazione virtuosa del territorio con occhi francesi. La Redazione
1 Luglio, 2025
Consorzio Morellino di Scansano: territorio, visione e confronto al centro di Rosso Morellino 2025
Due giorni di incontri con la stampa, degustazioni e nuovi progetti per raccontare l’identità del Sangiovese della costa, tra passato, presente e futuro della denominazione.
Il Morellino di Scansano è un vino identitario, frutto di una visione comune dei produttori e di una ricerca della qualità che lo rendono sempre più apprezzato sia in Italia che all’estero. Questo è quello che è emerso in occasione della nuova edizione di Rosso Morellino, evento organizzato dal Consorzio Morellino di Scansano per mettere in connessione la stampa specializzata, i produttori e partner istituzionali, con l’obiettivo di raccontare il presente della denominazione e condividere la visione futura di uno dei Sangiovese più autentici d’Italia: quello che nasce in un territorio unico, lungo la costa della Maremma toscana.
Bernardo Guicciardini Calamai, presidente del Consorzio
Rosso Morellino è molto più di un evento promozionale è un’occasione di ascolto e confronto, un’esperienza viva all’interno della denominazione per comprenderne tutti i caratteri che si ritrovano poi nei nostri vini. Il Morellino di Scansano infatti è frutto di una visione condivisa tra i produttori e di un impegno concreto nella ricerca costante della qualità; è un vino di struttura e carattere, contraddistinto al tempo stesso da morbidi tannini e da una nota sapida che gli donano una sorprendente freschezza. Condividere dunque ciò che siamo oggi, e ciò che stiamo diventando consolida il nostro percorso di riconoscibilità e ci permette di lavorare molto bene nei mercati italiani e di aprire numerosi canali internazionali.
A rafforzare questa crescita e consapevolezza c’è la recente approvazione da parte dell’Assemblea della nuova menzione “Superiore”, attualmente al vaglio delle autorità competenti, che si aggiunge alle già presenti “Annata” e “Riserva”. Si tratta di un importante passaggio normativo e simbolico, che avvalora ancora di più il posizionamento qualitativo della denominazione ed è sinonimo di una sempre maggiore selezione, cura e rispetto nella produzione vitivinicola dei soci.
Bernardo Guicciardini Calamai presidente del Consorzio
In un contesto mondiale che resta complesso e in continuo cambiamento, il nostro auspicio è quello di continuare a crescere con coerenza e visione, rimanendo fedeli alla nostra matrice territoriale ma capaci di parlare un linguaggio contemporaneo. La forza del Morellino sta proprio in questa sintesi: essere rispettoso della tradizione, profondamente identitario e, al contempo, in grado di dialogare con il mondo.
InGravel: il territorio del vino si scopre in sella
Il Consorzio Morellino di Scansano abbraccia anche il mondo del cicloturismo grazie alla rinnovata collaborazione con InGravel, evento organizzato da Andrea Gurayev e Werner Peruzzo di Saturia Bike che il 13 e 14 settembre porterà sulle strade bianche della Maremma numerosi appassionati di gravel bike. Percorsi cicloturistici, degustazioni in vigna e soste tra i borghi renderanno anche quest’anno l’esperienza immersiva e autentica, coniugando sport, paesaggio e cultura del vino.
Alessio Durazzi, direttore del Consorzio
Con InGravel valorizziamo il nostro territorio con un linguaggio nuovo, che sta raccogliendo molti consensi positivi e raggruppando sempre più appassionati. Quello del Morellino di Scansano è il primo Consorzio in Italia ad attivare questa collaborazione con InGravel e ne siamo orgogliosi: è un modo per coinvolgere tante persone che magari scoprono questo territorio per la prima volta proprio pedalando tra le vigne, prima di innamorarsi del nostro vino.
Morellino Carousel e ReWine: i cocktail che raccontano la modernità e la versatilità del Morellino
Anche la mixology diventa strumento di narrazione per il Morellino di Scansano, grazie a Morellino Carousel e a ReWine, i cocktail firmati dal bartender Julian Biondi. Il primo, ispirato al Futurismo e alla “Giostra d’Alcool” di Prampolini, bilancia il Morellino con bitter, frutti rossi e gazzosa in un mix fresco e armonioso, in cui il vino resta protagonista e intorno ad esso viene costruita una struttura che tocca aspetti bitter, frizzanti, agrumati e fruttati, donando una complessità finale. ReWine, a base di Morellino Riserva, whiskey e angostura, si propone come espressione della versatilità di questo vino anche nelle sue versioni più affinate.
Porsche, Repower, TeamSystem e il Parco della Maremma: partner di un Consorzio sostenibile e innovativo
In occasione di Rosso Morellino, il Consorzio ha presentato la partnership con cinque realtà d’eccezione che sposano i suoi valori green, dedicati alla sostenibilità e all’innovazione. Oltre alla ormai assodata collaborazione con InGravel, il Morellino ha all’attivo un’attività con il team Porsche Firenze, fortemente impegnato nella mobilità sostenibile, Repower, attiva nelle soluzioni per la mobilità sostenibile ed efficientamento energetico, e TeamSystem, che ha affiancato il Consorzio ponendo le basi per nuovi progetti in ambito digitale e gestionale. Accanto a loro anche il Parco della Maremma, lungo la costa tirrenica: un’area protetta che conserva un prezioso mosaico di ambienti naturali tra pinete, paludi, dune e macchia mediterranea, che svolge un ruolo fondamentale nella tutela della biodiversità del territorio, ospitando specie rare di flora e fauna e promuovendo pratiche sostenibili di conservazione e turismo.
Grazie a queste sinergie, il Consorzio rafforza la propria strategia di comunicazione e promozione, raccontando un Morellino di Scansano che guarda al futuro con radici ben salde nel presente e una storia che continua a evolversi.
La Redazione
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