Fantasia, entusiasmo e tenacia. Sono le caratteristiche di un viticcio che con impegno e determinazione si arrampica per sostenere la vite e i frutti che arriveranno.
Così, con lo stesso entusiasmo, Valery ci racconta le sue avventure enologiche.
28 Luglio, 2026
Bodega Terramoll. L'atmosfera calda e rilassata di Formentera è l'essenza di questi vini
Chi almeno una volta nella vita non ha sognato una vacanza dall’atmosfera calda e rilassata a Formentera, magari assaggiando i vini prodotti in questa terra di mare?
Forse, facendo un po’ invidia, ho fatto di più….l’ho scelta come meta estiva per le mie consuete working/holidays, che in quell’occasione sono durate due mesi!
Fra “svitare” un Cloudy Bay e stappare un Whispering Angel ho trovato il tempo di visitare Bodega Teramoll, la storica azienda vinicola di Formentera.
Le radici di Terramoll
Siamo alla isole Baleari, Spagna. Per la precisione l’isola più meridionale, quella più arida, la più soleggiata.
Bodega Terramoll è stata fondata nel 2000 ed è situata sull’altopiano de La Mola a circa 200 m di altitudine, con circa 14 ettari di vigneti esposti ai venti salmastri del mare.
E’ situata in un paesaggio rurale intatto dove la natura detta i tempi.
Lentezza e silenzio dominano questo scorcio di Formentera, che si può scoprire solo salendo verso la Mola, l’antico faro dell’ isola, posto nel suo versante ad est e ad un’altitudine di 120 metri.
Produzione biologica e rispetto del territorio
Nel 2022, la cantina ha ricevuto il premio dall’ “Academia de Gastronomía” di Ibiza e Formentera come miglior prodotto locale sostenibile, segno tangibile dell’impegno e della coerenza nella produzione.
Infatti Bodega Terramoll ha adottato da subito pratiche di agricoltura ecologica, utilizzando pochi solfiti e lieviti selezionati. La filosofia è quella di preservare l’integrità del terroir spagnolo-balearico.
Tutti i vini hanno la menzione “Certificacion ECO”.
Ogni fase, dalla raccolta manuale alle fermentazioni separate per vitigno, è controllata con rigore per ottenere risultati di elevata qualità.
La scelta dei contenitori avviene rispettando quella che è la natura del vitigno, per questo viene diversificata tra acciaio, legno e anfore di terracotta.
Varietà autoctone e antiche
Tra le uve coltivate spiccano varietà storiche dell’isola, che vengono messe al centro della produzione per raccontare il carattere autentico di Formentera.
Fra i vitigni troviamo Malvasia, Moscatel de grano menudo (o Moscatel Blanco, varietà molto antica che si pensa risalga all’epoca greca) e molti internazionali ma a farla da padrone è il Monastrell.
Immune alla filossera ottocentesca grazie all’isolamento geografico, Formentera conserva ancora viti su piede franco, elemento chiave per vini puri e ricchi di personalità.
Monastrell
Il Monastrell (conosciuto come Mourvedre in Francia) è un vitigno a bacca nera, dalla buccia blu-nera molto spessa, adatto a sopportare i grandi periodi di siccità e il sole cocente dell’ isola, di cui ha bisogno per raggiungere una maturazione completa. La sua grande concentrazione in zuccheri fa si che ne risulti un vino molto alcolico. Il gusto ha sempre un’ aroma di more e mirtilli accompagnati da una piacevole sensazione dolce. La struttura di questa uva, che ha un’ acidità medio-bassa ma molto tannica e del vino che ne deriva, consente lunghi invecchiamenti.
Qui lo troviamo a piede franco e le viti hanno un’ età media di 70 anni.
I caratteristici Muretti
Per tutta l’isola troviamo questi muretti che qui a Terramoll spiccano particolarmente, in contrasto con il rosso della terra e il verde vivo delle viti. Non solo “contorni” dell’isola, queste caratteristiche costruzioni, attribuite all’ epoca dei Mori, servono a delimitare spazi e a proteggere le viti dal forte vento. Costruiti solo con l’ausilio di pietre locali abilmente sovrapposte, sono stati in grado di resistere per secoli ed ancora oggi sono un tratto distintivo dell’architettura autoctona.
Il terreno rosso di Formentera
Rosso mattone è il colore di questa terra ricca di minerali fra cui il ferro che in parte è il responsabile del colore.
Argilla e calcare con residui di falesia completano la formazione, nelle zone agricole dedite alla coltivazione di vite, fichi e ulivi. La macchia mediterranea ben si adatta, con pini marittimi e arbusti di rosmarino, timo, ginepro e lentisco.
Il rosso intenso sembra quasi un fuoco, quasi a rimarcare la calura a cui sono sottoposte queste viti.
Eppure la natura sa come preservarsi e anche in questa condizioni estreme la vite riesce nel suo intento: produrre ottima uva.
Viticultura”En secano”
A Formentera c’è un clima mediterraneo e secco, con temperature medie che si aggirano intorno ai 30° nei mesi di giugno,luglio e agosto con una media giornaliera di 11 ore di sole. Piove poco, all’incirca si raggiungono 450 millimetri annui di pioggia.
La brezza marina è costante e questo consente di avere un po’ di pace dal calore di Formentera, ma anche una buona ventilazione delle viti che permetterà di avere sempre un’uva sana
Con il termine “Secano” ci riferiamo a una viticoltura in siccità.
Ed in quest’isola non potrebbe essere altrimenti.
L’irrigazione artificiale non viene mai effettuata per cui si cerca di adoperare altri stratagemmi per consentire la sopravvivenza alla vite.
Le viti vengono distanziate maggiormente per non competere per le scarse risorse idriche e potate in modo da limitare la produzione fogliare, riducendo così la dispersione d’acqua per traspirazione.
I grappoli risultano più piccoli e con bucce più spesse, ideali per la produzione di vini strutturati, longevi e con una spiccata espressione del terroir.
Vulnerabilità: Sebbene ideale per la qualità, nei periodi di prolungata siccità estiva la pianta può subire stress idrici estremi, gestibili solo con interventi mirati di irrigazione di soccorso, che qui non viene praticata.
Il risultato sono uve molto concentrate che esprimeranno al meglio i sentori propri dell’uva e le caratteristiche della terra di Formentera.
La mia visita risale al 2024, per cui troverete le foto delle vecchie etichette. Ho aspettato a scrivere di Terramoll finché mi è venuta la nostalgia…per vedere le nuove, non mi resta che ritornarci!
Il vino essenza di Formentera
“La Savina” , Blanco Joven. Vino de la Tierra de Formentera.
Viognier, Garnacha blanca, Malvasia, Moscatel de grano menudo.
‘Lo dice il nome stesso. “La Savina”, il porto, la zona che più rappresenta l’isola. E quando arrivi a questo porto in particolare sono tre le cose che colpiscono: mare, sole, luce. I tre elementi che su Formentera sono come enfatizzati e rendono unica l’atmosfera dell’isola.Questo bianco dal colore giallo paglierino con riflessi verdolini, ci fa vedere già nel calice i riflessi del mare di Formentera.Fresco dalla freschezza marina, sapido e con un buon retrogusto fruttato,risulta un vino molto identitario di una terra di mare, da bere in aperitivo o in abbinamento a frutti di mare. A ccompagnerà tutta la giornata in spiaggia Ses Salines di Formentera
Il Re dell’ Isola:
“Es Monestir” 2018. Tinto monovarietal con crianza. Vino de la Tierra de Formentera, Monastrell de “pie franco”, 14%, produzione limitata
12 mesi in barrique nuove di rovere francese di Allier e un anno in bottiglia.
Rosso granato di media intensità, con un naso già evoluto in note di cuoio e liquerizia, dal sottobosco marcato, con una buona acidità e un tannino fine, dal finale di frutta matura e note balsamiche.
Sull’ isola si usa molto cucinare i “bullit de pescado”, zuppe dal sapore intenso e di buona consistenza.
Suonerà strano questo abbinamento ma con la sapidità propria di questi vini,a nche questo rosso si abbina perfettamente.
La Chicca:
“Vermut Es Calo Illes Pitiuses” Vermut Blanco de elaboracion artesanal.
Il vino base è prodotto con le uve dei vigneti a La Mola. Al vino bse viene aggiunto mosto per aumentarne la dolcezza, Un’ attenta selezione di erbe aromatiche il cui protagonista è l’assenzio resta a macerare nel vino base fino ad ottenere il sapore desiderato. Con l’ aggiunta di una parte di alcool diventa una bevanda dal gusto armonico e rotondo, lievemente amaricante e molto dissetante se servita in mixing con altre bibite.
Dal sapore delle erbe mediterranee è perfetto servito ghiacciato. Da bere al tramonto al faro di Formentera.
La Sorpresa:
“LLIRI”,Bianco naturalmente dulce, Vino de la tierra de Formentera
Garnacha blanca, Viognier, Malvasia y Moscatel de grano menudo
Gradazione13,5%
Vendemmia manuale tardiva alla fine di Settembre, sur maturazione sulle piante.
Sorprende per il naso fine non stucchevole e per la corrispondenza gusto olfattiva.
Il colore dorato pallido richiama al naso note di pesca bianca e floreali di gelsomino. La dolce nocciola accompagna il palato smussando con gentilezza la grande salinità di questo vino!
Sul fondo, note minerali e di frutta tropicale appena accennata lo rendono goloso e carnoso e la danza di tutte queste note, perfettamente in armonia con l’acidità, ne fanno un vino molto elegante nel suo genere!
Lo scelgo perché sa del mare e del vento di Formentera, isola che ho scelto come meta work/holiday per questa estate!
E con la libertà che qui si respira mi sento libera di abbinarlo a una dozzina o più di ostriche!
Con la fantasia immagino che la persistente salinità del vino si possa sposare bene alle note iodate delle ostriche, la freschezza e l’acidità possano bilanciarne la vena sapida e il frutto croccante possa evitare quel fastidioso sentore metallico che a volte si avverte con un vino non ben abbinato al mollusco!!
Il tutto in totale libertà, così come si addice all’isola….. unica regola…….servito molto fresco!
Che ne pensi di questa atmosfera calda e rilassata? Formentera e i suoi vini dall’essenza isolana vi aspettano per un tramonto salino davvero indimenticabile!
Valeria Valdata – Riccio Viticcio
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7 Aprile, 2026
Cime Tempestose....il vino è il nostro amore tossico?
Cime Tempestose
L’hanno definito “Esagerato!”.
Turba chi non abbia vissuto una storia turbolenta, chi grazie a questa non si sia già fatto un’ autoanalisi e chi non è sceso nel profondo del proprio io per capirne i bisogni.
Il meccanismo è semplice. Incontri l’ amore, quello sconvolgente e se sei una persona poco “risolta” o poco propensa alla esplorazione del tuo essere, si crea inevitabilmente un ciclo di dipendenza da quell’ amore, perchè chi ti legge davvero tocca anche le parti che fanno male: i tuoi bisogni. Quella persona fatta della tua stessa materia diventa l’unico modo per soddisfarli. E non sai perché. E’ un meccanismo inconscio e subdolo, per cui ti rispecchi nell’ altra persona, e riesci finalmente a vedere quel qualcosa di profondo che non avevi mai visto. La cosa drammatica è che lo fai in modo inconsapevole e tutta questa passione diventa un amore cosiddetto tossico.
Siamo noi che cerchiamo la persona e le esperienze correlate per riconoscere i nostri bisogni più profondi, sradicare le convinzioni e svelare le nostre ombre o viceversa?
E se il vino fosse esattamente quella persona che noi cerchiamo ogni volta in un calice differente, se fosse lo specchio dei nostri bisogni, allora che significato avrebbe?
Cosa diventerebbe per noi la bevanda di Bacco?
Dove ci tocca questa bevanda diabolica? Nell’ euforia immediata che dona la serotonina o nella dipendenza data dalla continua richiesta di dopamina?
Qual è la parte di noi che viene attivata maggiormente quando decidiamo di aprire una bottiglia di vino e ci avviciniamo con la bocca al calice?
Questo dovremmo indagare.
Oggi perché scelgo questo vino, con quale motivazione vera? La passione e la curiosità di conoscere un mondo nuovo, culture differenti e territori inesplorati, vite vissute attorno alla vigna e alla cantina oppure scendere nel nostro io più profondo.
Molti di noi dicono che il vino è vita, che il vino è gioia e condivisione, ma in realtà quante volte abbiamo poi condiviso veramente le nostre emozioni più profonde. Cosa rivela di noi quella bottiglia, quel calice?
Quale emozione non vogliamo mostrare e facciamo finta di condividere con post foto condivisioni in parole serate inconcludenti?
Ho guardato cime tempestose e alla fine la prima cosa che mi è venuta in mente è proprio questa: l’abbinamento col vino!
Ho vissuto una storia di amore gravemente tossico, ne sono uscita e come si dice sempre in questi casi, ne sono uscita più forte di prima, ma quello che mi è rimasto è come una sorta di spegnimento delle emozioni delle sensazioni, dei ricordi, dei ricordi evocati ai profumi del vino, dei profumi che riconoscevo perché legati a un vissuto. E’ come se fossi attutita in tutte le mie funzionalità e tutte le mie emozioni fossero smorzate.
Quindi guardando questo film, non mi sono turbata così tanto diversamente dal giudizio della critica mondiale.
Quello che mi resta da fare ora è abbinare un vino alle scene e ai personaggi salienti del film, ricordando le emozioni che mi dava prima del mio amore tossico e cercare di abbinarlo a quelle scene che tanto hanno turbato le persone ancora incolumi a loro stesse, le le persone ancora dall’altra parte della staccionata, le persone ancora ingenue e spensierate.
Vino, scene e personaggi.
Questi vini dovranno sicuramente avere una persistenza romantica, ah no, AROMATICA intensa, un’acidità elevatissima, un tannino tagliente e il calore di quella passione che trasporta nell’ esperienza di un amore impossibile.
Spero che leggerete questo articolo dopo aver visto il film o che andrete al cinema con una curiosità diversa.
La dama di compagnia
Nelly, la dama di compagnia lascia che Caty si sposi con Linton, solo per interessi economici. Per quale motivo secondo voi, pur sapendo che l’amore che prova per Heathcliff sarebbe l’unica cosa a renderla davvero felice e appagata, pur nella povertà?
Si potrebbe pensare che l’abbia fatto per salvare la piccola Caty da una vita disagiata. La realtà è molto più crudele. Nelly capisce che Caty nell’amore avrebbe trovato la pace, la gioia, la ragione di vita e al solo pensiero che un’altra persona diversa da lei stessa potesse provare quella sensazione idilliaca e paradisiaca che solo la pace può dare, agisce con perfidia, volontariamente.
Lo fa al fine di evitare a sé stessa di dover fare da confidente, per tutta la vita, ad una persona felice a differenza sua….questa è l’invidia, la malvagità degli insoddisfatti.
A questa perfidia abbinerei un vino graffiante, intenso e ingannevole.
Nel finale Nelly si pente, ammettendo che con le sue intenzioni malvagie è stata l’artefice del triste destino dei due amanti.
Il Lessini Durello di cantina Franchetto.
Dalla sapidità e freschezza sempre vive, stupisce con note di pane e frutta secca. La tensione al palato viene accompagnata da una struttura che ne maschera le durezze tipiche del Lessini Durello. Un vino infido perché si insinua nel palato e alla fine lascia un sapore intenso di mandorla addolcita, proprio come Nelly quando si pente del suo comportamento e ne ammette le origini.
Uno Spumante stupendo che ti sorprende per la sua dualità.
Caty ( Margot Robbie)
Fragile, frivola, superficiale, golosa, lussuriosa, bambina.
C’è un solo vino che le assomiglia, anche nel rosso rubino delle sue gote: “ASANGUEFREDDO” Vino Spumante di Qualità Brut Antichi Vinai 1877
Nerello Mascalese raccolto alle pendici dell’ Etna, dove le viti scendono con le loro radici fino al cuore della terra, al calore del magma. Lo stesso calore anima Caty, la sua delicatezza del sapore del Nerello, somiglia alle sue fragilità e il gusto sinuoso, al suo coro, quando si abbandona all’ amore con Heathcliff.
Quale nome migliore se non “Asanguefreddo”, per un vino che si gusta nella sua massima espressione, a freddo. Esattamente come la vendetta meditata da Caty, quando capisce che non potrà mai possedere fino alle viscere il suo amato e che lo stesso, non potendo amarla liberamente, a sua volta mediterà la stessa vendetta.
“LUI È MIO!!”
Lo stupido possesso. Il controllo feroce, i subdoli giochi psicologici, tutti riassunti in questa piccola frase.
Ecco!! Questo vino è mio e non toccatelo!
Il vino che fai finta di elogiare per farlo comprare a tutti ma che in realtà vuoi tenere solo per te. Segreto e nascosto.
Il mio è il Lison di Villa Bogdano. L’annata 2019 soprattutto..
Ho come una sorta di possessione per questo vino. È Mio! Sa di frutta esotica, E’ complesso, evolve ad ogni respiro. Il sorso è lungo e goloso, il profumo inebriante. La persistenza rimane impressa nel corpo, come un ossessione. Questo Tai riesce ancora a riportarmi ai ricordi di quel maledettamente insano ma intensamente vivido periodo, di quel ingiusto amore.
Heatcliff
Rappresenta la feccia dell’umanità. Racchiude in sé tutte le ombre oscure che ogni persona può manifestare nel corso di una vita. La gelosia derivata dall’ insicurezza, la rabbia dell’ abbandono, la solitudine di una vita nata dal rifiuto. Come puo’ essere sano l’amore di una persona che ha vissuto senza regole? Senza le regole sociali dettate in primis da una famiglia solida?
Heathcliff ama Caty, perché è l’unica persona che l’abbia mai riconosciuto e accettato. Si sono visti dentro, pensando che la ricerca fosse finita. Ma così si riconoscono due persone che si stanno proteggendo in modo diverso dal dolore del passato e si amano senza capirsi e l’ amore non basta per salvarli.
Dei due Heathcliff è il più debole, lasciando che Caty approfitti del suo bisogno incessante di amore.
Si crea così questo vortice lussurioso di un amore che accende un fuoco incessante.
Lo stesso fuoco di Heathcliff arde in un calice di Primitivo di Manduria collezione Oro, Varvaglione
Colore rosso rubino ipnotizzante, con un cuore nero. Di indole apparentemente docile, al naso si presenta con note di ribes, mora e ciliegia. Suadente al primo sorso, dove i frutti neri di prugna e mirtillo prugna, sposano note tostate e di liquerizia. Coi tannini setosi e una freschezza prolungata chiude lasciandoti senza via di fuga, con un’ acidità e una fermezza di retrogusto di cacao che quasi lascia un piacevole amaro in bocca……..
Edgar Linton, Marito di Caty.
Un personaggio elegante, pulito sincero, dall’amore puro. Prova un amore puro perché Leale, un personaggio che sa mettersi da parte per lasciare spazio alla moglie sofferente, anche se la sofferenza deriva dall’ amore per un altro uomo, Questo uomo paziente è vero e sincero e nella sua eleganza, intenso, come il Pinot Bianco Metodo Classico Brut Nature di Terre San Rocco.
36 mesi sui lieviti. La varietà di profumo di fiori gioca sulla raffinatezza. Al palato mostra una danza fra morbidezza e finale asciutto e secco. Un vino perfetto con la stessa eleganza di Linton.
La morte è la fine?
Perché lei alla fine muore? No non è per dimostrare che l’amore è così struggente da far cedere il cuore…è
per interrompere il ciclo vizioso che l’amore tossico crea.
La scena finale di lei di quel colore cadaverico cenerino in netta contrapposizione con i colori di lui, rosso ardore, amore, passione, struggimento, cuore caldo, cuore infranto, vita interrotta. E’ esattamente quello che succede quando finisce un amore tossico.
La morte rappresenta la delusione di vedere che non c’è speranza di vivere di quell’amore e che niente mai si realizzerà di quello sognato, brucia ancora di più della passione stessa e si trasforma in rabbia fino a rifiutare quell’amore stesso che ci aveva accesi.
Caty muore ma è nella morte che continua a insinuarsi nel cuore di Heathcliff, proprio a significare che questo amore non smetterà mai di essere controllante.
Caty che si spezza lo fa perché è la parte più forte, quella che capisce che quell’amore fatto di bisogni e di ricerca continua nell’altro non può continuare, non può esistere, non può nutrire. Diventa come una cancrena che lentamente consuma. Lascia senza vita, senza colori, senza emozioni. La contrapposizione nelle immagini di cime tempestose è così forte che mi viene in mente un solo vino che potrei abbinare. Un vino che non ho mai avuto l’occasione di assaggiare: “Opus One”.
Lo immagino come un vino meraviglioso. Lo immagino come quell’amore ideale che fa dire wow e che nulla ha a che vedere con l’amore tossico.
Lo abbino come dono di serenità, a Heathcliff affinché il suo cuore trovi pace e di sollievo a Caty, morta nella cancrena riscoprendo una nuova sé.
Di Opus One non conosco né gusto né sapore né profumo, ma vi cito la recensione di Robert Parker dell’annata 2016 che è quella che un giorno vorrei assaggiare, per riconnettermi alle mie sensazioni alle mie emozioni e ai ricordi di profumi che ritrovo attraverso il vino.
Non ditemi che il film è esagerato se prima non avete assaggiato tutti questi vini, se non avete immaginato a quale dei vostri bisogni li accompagnereste e se vi siete scordati di incontrare quella persona….tossica!!
P.S. Questo articolo parla di violenza psicologia mai denunciata..
Valeria Valdata – Riccio Viticcio
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24 Gennaio, 2026
Il Raboso è il vino delle feste. La versatilità in un grappolo!
Eccole arrivano! Le amate/ odiate feste Natalizie! E come ogni anno in fretta se ne sono andate! Voi direte per fortuna! Io vi dico che mi piace molto crogiolarmi fra luci e suoni, pranzi e parenti! C’è chi si ritrova per piacere, chi per dovere, ammettiamolo e mettere d’accordo ogni palato sembra sempre impossibile, soprattutto nel calice!
Voi direte per fortuna! Io vi dico che mi piace molto crogiolarmi fra luci e suoni, pranzi e parenti, magari con una bella tazza natalizia del Raboso di Bonotto! C’è chi si ritrova per piacere, chi per dovere, ammettiamolo e mettere d’accordo ogni palato sembra sempre impossibile, soprattutto nel calice!
Il menù può variare….di poco…il menù Natalizio però, è sempre lo stesso per tutti, il classico di ogni anno!
Ricordiamolo! La cucina Italiana è entrata ufficialmente a far parte del patrimonio culturale, immateriale, globale , UNESCO, dunque non toccate le tradizioni culinarie a cui bisogna trovare il giusto abbinamento.
Sei un tradizionalista/mammone anche nella scelta del vino? No!? Ecco alcuni consigli per le prossime feste ’26:
L’abbinamento a tutto pasto col Raboso del Piave, in tutte le versioni che ti puoi immaginare!
Perché è adatto alle feste?
Un carattere unico. E’ proprio dal carattere di questo vitigno che ne deriva il nome. Un vitigno “rabbioso”, non solo per le elevate concentrazioni in tannino e acidità ma anche per le sue caratteristiche generali.
Un’uva “nera come la pece”, che matura tardivamente, verso la fine di Ottobre, con una buccia spessa in grado di resistere alle intemperie e grazie alla sua “negrezza” , veniva acquistata dai commercianti per aggiustare il colore di altri vini.
Tradizione e storia: è un vino con una lunga storia di convivialità: in passato veniva persino conservato per occasioni speciali come matrimoni o momenti cerimoniali. In famiglia se ne teneva da parte qualche litro per le occasioni speciali. La vinificazione di allora(parliamo degli anni fino alla fine degli anni ’90), era la classico in acciaio.
Dunque ne usciva un vino ruvido, poco bevibile per i meno avvezzi al suo carattere, ma in grado di donare entusiasmo e gioia sia nella vita di campagna, sia durante le feste!
La sua struttura decisa e il profilo aromatico intenso lo rendono memorabile durante momenti conviviali e pasti importanti.
La zona di Origine
L’uva autoctona Raboso del Piave si trova nella zona del fiume Piave attorno al comune di Tezze del Piave, in provincia di Treviso. Un vitigno antico, coltivato per lo più con sistema di allevamento a “Bellussera”, ideato dai fratelli Bellussi nella fine ‘800.
I contadini utilizzavano questo metodo di allevamento per ottimizzare gli spazi, quindi assieme alla vite si trovavano ortaggi e cereali sotto ai filari. La vite arrampicava sopra ad un albero, di solito Gelsi, collegati fra loro a raggiera con tiranti in acciaio per unire una vite all’altra in un sistema geometrico che si sostenesse da solo.
Il risultato è un sistema geometrico che aumenta gli spazi, si utilizza come un pergolato e consente alla vite di Raboso una aerazione e una esposizione alla luce corrette.
Questo metodo si sta riscoprendo e riutilizzando e ad oggi sono molti i produttori che rinnovano la tradizione, sia per la bellezza di questa struttura “architettonica “ della viticoltura storica sia per l’utilità di questo tipo di Pergola che rende anche molto piacevole alla vista il paesaggio dei vigneti della DOC Piave.
La Bellussera è un’icona del territorio del Piave ed è considerato patrimonio culturale da conservare.
Il terreno attorno al fiume.
Il fiume scorre e porta giù con sé pietre tondeggianti, in un letto di limo e argilla che ben si mescola dando forma ad un terreno che contiene minerali, sostanze nutrienti per la vigna e consistenza ideali per l’uva “rabbiosa”.
Giorgio Cecchetto e la riscoperta del Raboso del Piave
Perché Cecchetto è importante per il Raboso?
La foto con Giorgio Cecchetto è dell’ Agosto 2021. Mi sono ripromessa più volte di dedicargli questo articolo, dopo la sua scomparsa del Settembre 2023, ma le parole non bastano per ricordare la sua tenacia, l’amore per questo vitigno e la vitalità che il suo sguardo aveva nel parlare della sua volontà di far conoscere il Raboso Piave per le sue caratteristiche di vitigno versatile e da cui si potesse ottenere prodotti di grande qualità.
La riscoperta del Raboso, vitigno antico e autoctono del Piave, si deve proprio a Giorgio, che ne ha esaltato le caratteristiche di eleganza rivisitandolo in chiave moderna. L’identità di questo vino diventa chiara e precisa! Acidità e tannino sono i protagonisti ma il carattere “Rabbioso” di entrambe le componenti è trasformato in elementi di eleganza e longevità. Il risultato è un vino di grande carattere, gastronomico, vinificabile con ottimi risultati in tutte le versioni possibili. In una parola versatile!
1996: un incontro speciale
Cristina, moglie di Giorgio mi racconta come tutto sia iniziato per caso. Fu un’azienda veronese a contattarlo per chiedergli di far appassire il Raboso in via sperimentale. Questo sarebbe servito a confrontare il Raboso passito con altri vini da uve autoctone.
L’anno successivo , in una degustazione di tutti questi vini, il Raboso del Piave ottenuto con appassimento fu molto apprezzato e incuriosì per le sue caratteristiche.
Dallo spumante al passito un vino per tutti! Ecco cosa sceglierei per le prossime festività!
Rosa Bruna Rosato di Raboso Spumante Brut Metodo Classico. Cecchetto 50 mesi sui lieviti.
Un’idea molto originale dedicata alla mamma Bruna. L’agrume e il melograno sono le sue note che spiccano, accompagnate al naso da sentori di rosa e fiori freschi. Il tono minerale si amalgama perfettamente alle sensazioni più morbide al palato di confettura di fragola. Si intuiscono quindi freschezza e sapidità in un sorso deciso e cremoso.
Abbinamento: Salmone marinato all’ arancia con burro all’aneto e pane di segale tostato.
1427 Raboso Spumante Metodo Classico Edizione Limitata, Dosaggio Zero Tenuta Giol 120mesi sui lieviti
Solo 1427 bottiglie, come l’anno che indica la data della prima produzione di Raboso qui all’azienda Giol.
Stupendo! L’aspetto, il perlage, l’olfatto, parlano tutti la stessa lingua. Forte e piacevole al tempo stesso. Carismatico nel suo unire tutte le caratteristiche “rigide” del Raboso del Piave rendendole raffinate. Risulta asciutto pieno e avvolgente, con la sapidità propria che lo contraddistingue.
Abbinamento: in aperitivo, con paccheri al sugo di baccalà, con formaggi di media stagionatura…sempre! A tutto pasto e nel dopo cena.
Raboso Piave DOC Bonotto
Raccolto tardivamente, in modo da ottenere un lieve appassimento in pianta, viene eseguita fermentazione a temperatura controllata con frequenti rimontaggi. L’affinamento in parte in barrique e in parte in botti grandi gli dona quella morbidezza necessaria ad ottenere una beva piacevole ai frutti rossi ancora molto viva di marasca e ciliegia. Il gusto è vibrante con retrogusto ben in armonia al naso con un finale speziato che gli da un tocco di suadenza.
Abbinamento: i ravioli al brasato fatti in casa con la nonna.
Piradobis Enotria Tellus I.G.T. Marca Trevigiana
La particolarità di questo vino è la sua vinificazione. Fermentazione e macerazione avvengono in anfore di terracotta.
Questo tipo di affinamento rende più morbida la componente acida, più concentrati i sentori di frutta e fa di questo vino un prodotto adatto ai palati più giovani ma anche ricercato!
Elegante nel profumo di adatta perfettamente a risotti elaborati, come un risotto alla salsiccia e ristretto di Raboso o a formaggi a media stagionatura.
Gelsaia Piave Malanotte Docg Cecchetto
Giorgio Cecchetto aveva voluto introdurre lo stesso metodo dell’appassimento che si usa per ottenere l’Amarone, col suo Raboso. Gelsaia resta nella storia come il precursore della Docg Piave Malanotte.
Ottenuto con il metodo dell’appassimento di una parte delle uve, Gelsaia rappresenta l’essenza stessa del Raboso. Frutto in confettura, sensazione lievemente amaricante, opulenza, colore rosso rubino carico con riflessi granato e freschezza balsamica accompagnano tutta la degustazione di questa meraviglia che già dal nome rappresenta la storia di questo territorio attorno al fiume Piave, infatti il gelso che si ritrova nelle Bellussera è di fatto il protettore di queste viti fin dai tempi antichi.
L’unico abbinamento possibile per me è quello con il ricordo del breve ma intenso incontro con Giorgio, che ha visto il mio sguardo quando ho assaggiato Gelsaia e si è concesso a quelle foto che tengo strette!
Malanotte del Piave D.O.C.G. Bonotto delle Tezze
La vendemmia avviene nella terza decade di Ottobre e successivamente una parte delle uve, circa il 20%,viene posta in appassimento sui graticci.
La fermentazione avviene in acciaio sulle bucce.
La liquerizia la fa da padrona! La frutta nera matura e le spezie vengono avvolte dalla tipica acidità del raboso che anche in appassimento dona comunque una freschezza inaspettata.
Questo vino ha un elevato estratto secco che gli dona gran corpo. Ottimo l’abbinamento con secondi gustosi e ricchi di grassi. Cinghiale in salmì con polenta e la festa è col botto!
Raboso passito Cecchetto
Selezione è la parola che utilizzerei per questo Passito.
Durante la vendemmia viene fatta una selezione dei grappoli che appassiranno fino all’ Aprile successivo alla vendemmia , anni di studio sulle migliori tecniche da utilizzare per esaltare le diverse caratteristiche del vitigno. Infine selezione delle annate migliori da mettere in blend in numero di quattro decrescenti per ottenere questo nettare affinato in barrique.
L’essenza del Raboso dal colore rubino con riflessi granato al succo di marasca accompagnato da uva sultanina fichi, datteri appassiti, Grande espressività al naso ed un palato infinito di tannini e sapidità avvolti da un alcool non invadente. Un amore infinito nel calice.
Abbinamento…..quello che vi appassiona di più!
Dove trovarlo?
Online nei siti diretti delle aziende menzionate oppure…… per un’esperienza a tutto Raboso, alla “Trattoria alla Fossetta” a Musile di Piave.
Alessandro, il mio tuttologo del Raboso, vi farà assaggiare anche vecchie annate. Scoprirete un mondo nuovo in questo vitigno antico, solo se dimostrerete il giusto entusiasmo! Alessandro con me ha fatto così… mi ha studiata e una volta capita la mia reale curiosità, ogni volta che vado a trovarlo mi presenta qualcosa di sorprendente! Ci vediamo a brevissimo caro Alessandro! Dallo spumante al passito, un vino per ogni palato!
Dalla sorella pretenziosa (che in genere sono io) allo zio noioso, accontentare tutti sarà facilissimo con le magie del Raboso del Piave. Valeria Valdata – Riccio Viticcio
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Alessandro, il mio tuttologo del Raboso, vi farà assaggiare anche vecchie annate. Scoprirete un mondo nuovo in questo vitigno antico, solo se dimostrerete il giusto entusiasmo! Alessandro con me ha fatto così… mi ha studiata e una volta capita la mia reale curiosità, ogni volta che vado a trovarlo mi presenta qualcosa di sorprendente! Ci vediamo a brevissimo caro Alessandro! Dallo spumante al passito, un vino per ogni palato!
Dalla sorella pretenziosa (che in genere sono io) allo zio noioso, accontentare tutti sarà facilissimo con le magie del Raboso del Piave. Valeria Valdata – Riccio Viticcio
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22 Ottobre, 2025
Champagne Experience 2025 e.... gli scampi alla "Busara"
Se per voi è tutto troppo, avete fatto bene a non partecipare a Champagne Experience edizione 2025!
Troppe le etichette nuove e vecchie da assaggiare (145 realtà produttive presenti con 700 etichette), molta affluenza in più rispetto alla scorsa edizione e aumentato interesse per il mondo dello Champagne! Oltre 7000 presenze nei due giorni dell’ ottava edizione per la prima volta a Bologna Fiere, il 20% in più rispetto al 2024.
Execellence SIDI, realtà composta da 21 tra i maggiori importatori distributori italiani di vini e distillati di qualità ha organizzato la nuova edizione bolognese .A farne capo il presidente Luca Cuzziol, che si dichiara soddisfatto della riuscita di Champagne Experience 2025, sia per le presenze di professionisti sempre più preparati che per il futuro di questo mercato che si evolve verso un consumo più attento alla qualità.
Veniamo alla “Busara“…di questi tempi è sempre meglio utilizzare i mezzi, per gli spostamenti a queste fiere alcoliche. Mi porterò nel cuore il breve viaggio in autobus, di ritorno verso la stazione, con il racconto di una anziana signora di Udine, della sua ricetta degli “Scampi alla Busara”. Che ci facesse lì non lo so, ma in mezzo ad una serie di ubriaconi (purtroppo ci sono ancora quelli che non sanno “sputare” o bere in modo consapevole per degustare), si è messa a spiegare le sue ricette migliori (abbinamento d’ obbligo, Champagne), con grande passione.
Ecco perché scelgo questa ricetta da abbinare ad uno o più delle mie Valery Selection!
Sarà un caso o no ma “Busara” fra le tante accezioni significa anche bugia, fregatura. Vi direi una bugia se descrivessi l’ edizione di Champagne Experience solo esaltandone le qualità. Una nota dolente e sono convinta per entrambe le parti, sia espositori che frequentatori, è stata la disposizione della location di Champagne Experience 2025 Bologna. Asettica, rumorosa, dagli spazi mal organizzati e con pochissimo spazio fra gli stand. Anzi nulla!
Quindi non solo i miei Scampi “imbrogliati”, sono rimasti delusi ma anche noi avventori che ci aspettavamo qualcosa di strabiliante, di diverso dalla vecchia esposizione modenese. Qualcosa che rappresentasse in modo elegante e magari anche vistoso, l’eccellenza dello Champagne.
Mi sarei aspettata “banchetti” spaziosi dove poter comodamente interloquire evitando la ressa ed il rumore che distolgono l’attenzione dai particolari.Sono convinta che la disposizione location sia piaciuta a pochi e che per Champagne Experience del 4-5 Ottobre 2026 si penserà a qualcosa di più adeguato.
Gli Scampi alla “Busara”.
La ricetta:
“Prendi gli scampi e li tagli nel dorso, togli il filetto. Fai soffriggere la cipolla tagliata fine e l’ aglione (conosci l’aglione toscano?) fino a che non sono appassiti ma non troppo. Aggiungi gli scampi appoggiati sul dorso mi raccomando e i pomodorini pachino tagliati in due e chiudi col coperchio. Lasci cuocere. Deve farsi la crema. Questa ricetta mi viene sempre bene!”
Non vedo l’ ora di cucinarla per il mio prossimo fortunato fidanzato o amico o gruppo di amici e di abbinarlo ad uno degli Champagne che mi hanno colpita. Per ora provo solo ad immaginare quale fra quelli scelti nelle 4 denominazioni, si abbinerebbe al meglio.
Vallée de la Marne
Champagne Dom Caudron
“Cornalyne” Brut, millesimo S.A., 12,5%
100% Pinot Meunier
Dosaggio 8g/l
36 mesi sui lieviti
Vini di riserva : no.
Vinificazione in acciaio al 50% e 50% in botti di rovere per 6 mesi.
Terreno: argilloso-calcareo, argilloso-sabbioso
Distribuzione bolis
Lo Champagne che berrei a litri. Di quelli così sani che non li senti! Da bere “dopo il lavoro” mi piace molto come definizione. Si questa è la mia descrizione. Uno champagne genuino, che sa di frutto. Dal sorso veloce di melograno e pesca, ammorbidito da lievissime note di cannella e vaniglia.
La grande concentrazione aromatica è risultato di un affinamento in botti di legno del 50% della massa. L’affinamento avviene con regolare agitazione per 6 mesi. Sorso morbido e vellutato, fresco e vivo, con la struttura del Pinot Meunier che lo rende adatto ad abbinamenti gastronomici di una certa complessità. In questo caso gli scampi resteranno all’ asciutto perché preferisco berlo da solo, dopo cena e perché, anche se lievi, le note legnose prevaricherebbero il piatto tropo delicato.
Cote de Blancs
Champagne Valentin Leflaive
AOC Grand Cru Avize “17, 40” Extra brut, millesimo 2017, 12,5%
100% Chardonnay
Dosaggio 4 g/l
Importatore terramorettivino
Terreno: parcella proveniente dal Grand Cru di Avize, calcare gessoso-
Vinificazione: fermentazione in inox
La champagne che mi piace. Quella graffiante!Il naso è estremamente elegante e si riconosce lo chardonnay dalle note complesse di frutta secca e pasticceria accompagnata da fini fiori freschi.
L’attacco agrumato di crema al limone, mandarino e mela verde accompagnato da note di the verde e finezza di gelsomino creano un effetto risveglio immediato al palato. Lieve nocciola tostata e mineralità convivono in questo sorso dal finale sapido.
Abbinamento perfetto per i miei scampi dalla tendenza dolce, con l’aromaticità dell’aglione Leflaive Avize rende l’accompagnamento suadente e vibrante!
La Montagne de Reims
Champagne Sylvie Moreau
“Emeraude” Extra brut, millesimo S.A., 12,5%
50 % Pinot Noir, 50% Chardonnay
Dosaggio 4g/l
54 mesi sui lieviti. 4 anni di riposo dopo la sboccatura.
Distribuzione passionfrance
Pulito elegante, fresco e complesso. Copio pari pari la descrizione del distributore. Ed è esattamente così.
L’ assaggio migliore per la mia CE25!
La beva perfetta per uno Champagne.
Cote des Bar
Champagne Fumey Tassin
“Emotion Blanche” Extra brut, millesimo 2018, 12,5%
100% Pinot Bianco
Dosaggio 5g/l
60 mesi sui lieviti
Terreni: gessoso
Vini di riserva: no
Vinificazione: la fermentazione alcolica e malolattica avvengono in botti di rovere di diversa età, per 5 mesi
Importatore visconti43
Pinot Bianco! Il mio primo Champagne da Pinot Bianco! Lo stupore! Non ne sapevo dell’ esistenza.. non si può sapere tutto forse..
L’erbaceo di fiori appassiti che la fa da padrone, ma con una eleganza inaspettata, perché sostenuto dalla freschezza della frutta a polpa bianca e dalla bollicina fine. Un palato complesso e armonico con accenni di frutta secca e note tostate. Il frutto e il fiore creano equilibrio e la nota iodata chiude questo sorso con piacevole vivacità.
Champagne Jaques Defrance
“Argile Rosé” Brut , millesimo S.A., 12%
100% Pinot Noir
Dosaggio 6,2 g/l
24 mesi sui lieviti
Vini di riserva: no
Terreni: Marne e argille
Passionfrance mi colpisce ancora.
Fresco vivace pulito. Semplicemente un rosato da bere per piacere. Pochi fronzoli. Bel frutto rosso delicato. Fragole, lamponi e ribes. Lievemente tannico con un finale teso e minerale. Un Rosé con una fine persistenza di frutti rossi. L’ abbinamento con i miei scampi, in questo caso lo faccio per similitudine cromatica! Un’ accoppiata vincente, sexy ed elegante!
Ed il finale col botto?
Champagne Gonet-Sulcova
Cote des Blancs, Cuvée “Gaia” 100% Chardonnay, Extra Brut
Importatore: Trimboli Wines
Terreno: parcella proveniente da Mesnil sur Oger Grand Cru e Oger, calcare gessoso
Vinificazione: in botti di rovere
Intensità minerale e complessità aromatica per eccellenza!
Abbinamento bocciato, ma questo splendido assaggio non era previsto nella mia ricerca del perfetto accostamento!
In attesa di Champagne Experience 2026, d’accordo…..il botto non si fa, ma non mancate alla prossima edizione! Si deve partecipare alla più grande manifestazione dedicata alle bolle più ambite del mondo, proprio perché è tutto troppo!
Valeria Valdata – Riccio Viticcio
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16 Settembre, 2025
Working-Holidays? Si, ancora, grazie!
Da alcuni anni ormai, forse non ho mai smesso, dedico le mie lunghe vacanze estive ed invernali alla mia grande passione per il mondo della ristorazione, ma soprattutto alla ricerca di nuove mete vinicole. Ricerco una collaborazione con ristoranti o hotel o altro del settore e mi dedico al lavoro in qualità di sommelier.
Per questa ministagione la scelta è andata all’ Agriturismo Costa Etrusca. Bellissimo complesso immerso nella collina di San Vincenzo, con annessa l’Osteria Al Braciere, in cui mi sono occupata della gestione della cantina, della scelta dei vini in abbinamento e della mescita.
Questo mi permette di staccare la spina dalla mia solita routine (che in ogni caso routine non è mai), e di esplorare la zona per un periodo più ampio dei classici 10 giorni di “ferie”.
META ESTATE 2025: Toscana, San Vincenzo
Nel mezzo fra Bolgheri, Suvereto e Campiglia Marittima, in provincia di Livorno.
Le tre zone sfornano D.O.C., D.O.C.G. e I.G.T. dalla qualità impressionante, sia per gusto che per longevità.
Le caratteristiche di questi vini cambiano da zona a zona ma restano simili per l’intensità e la complessità che questi vini possono raggiungere.
Toscana…l’avevo sempre snobbata, lo ammetto.
Ho superato lo scoglio ed ora me ne sono innamorata.
Ecco le mie scelte, fra le mille altre, per accontentare i diversi palati
I Pianali Toscana I.G.T. ‘24, 100% Syrah. Tenuta Argentiera.
Piace alle mie “fru fru”, le due giovani colleghe di questa mia estate working/holidays 2015! Con il colore rosa corallo e lo stesso luccichio degli occhi delle mie ventenni “fru&fru”, i Pianali si annuncia già come vino dall’ampio palato fresco e sapido e dal gusto fruttato e delicato! Un vino che richiama la stessa leggerezza della gioventù!
Lo scelgo per loro! Che sappiamo fare buon uso della mia esperienza e che questo sorso metta le basi per costruire una grande passione per il vino!
Kalsi ‘24 I.G.T. Toscana bianco, Vermentino. Terradonnà.Suvereto
Il nome dell’azienda comunica chiaramente che la mano femminile ne è la padrona! E quindi l’indole di questo vino non può che essere ingannevole e ammaliatrice…mi somiglia…il colore giallo paglierino dai riflessi verdolini lo fa sembrare un semplice bianco, ma “Kalsi”si allontana dal solito vermentino a macchia mediterranea e al naso si presenta intenso e dal naso sulfureo. Al palato diventa fruttato di pesca gialla, gelso e con un lieve sentore di fragolina che si ritrova nel retrogusto assieme alla morbidezza del corpo alcolico ben evidente (13%), il tutto ben equilibrato da una salinità di sottofondo e dalla freschezza che richiamano un sorso continuo!
Mi piace perché è un bianco dal vigore minerale deciso!
Alaterno ‘19. Syrah Podere San Michele, San Vincenzo (LI)
Il naso ha una finezza di profumo nelle note di grafite, rabarbaro e liquerizia e complesso di mirtilli e more accompagnato da una sensazione di tabacco. Il sorso è goloso di gelatina di lamponi, spezie e tostatura e preannuncia il suo corpo pieno già dal colore profondo! Un vino complesso, sapido, abbastanza fresco e dal tannino setoso ed elegante. Il finale è lungo e balsamico, con note di frutti neri e liquerizia.
È il perfetto abbinamento alla Bistecca alla Fiorentina, protagonista principale delle mie serate working/holidays della braceria toscana Al Braciere di San Vincenzo.
Voi avete mai pensato di molare tutto per un pò e di dedicarvi alla vostra passione?
Buona fine estate a tutti!
Valeria Valdata – Riccio Viticcio
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8 Luglio, 2025
Cordero San Giorgio. Dal Nebbiolo al Pinot Nero: un gioco di passioni che diventano progetti
Dal Nebbiolo al Pinot Nero è un attimo. Questi due vitigni dallo stesso carattere,, dalla stessa difficoltà nel domarli, sono la sfida che ogni enologo vorrebbe affrontare! La cura che ci vuole in ogni fase di vinificazione, la similitudine nella trasparenza del colore e l’eleganza del risultato finale rendono i due gemelli molto affascinanti, e per questo motivo, la famiglia Cordero, di origine Langhetta, dopo aver vinto per anni la sfida col Nebbiolo, sceglie come nuovo orizzonte quello di produrre Pinot Nero in Oltrepò Pavese.
Il progetto
Un’ azienda giovane, dei tre giovani fratelli: Lorenzo, Caterina e Francesco, figli d’arte del noto Mario Cordero, titolare ed enologo della storica azienda di Barolo, la Vietti
Continuano a definirlo progetto nuovo anche se l’acquisto della tenuta è avvenuto nel 2019. La combinazione fra le idee dei tre giovani e la versatilità del vitigno diventa una combinazione perfetta per esplorare nuovi orizzonti enologici ad ogni vendemmia.
Negli anni precedenti all’acquisto, Lorenzo (enologo) stava “giocando” col Pinot Nero, in giro per il mondo. In Oregon, Francia e Nuova Zelanda ne approfondisce lo studio del e se ne appassiona.
L’ Oltrepò frullava nei pensieri della famiglia Cordero, essendo la zona numero uno in Italia per la produzione di Pinot Nero. Proprio qui infatti nasce il primo spumante metodo classico prodotto con questa uva, ad opera del conte Vistarino che capì le similitudini del terroir con la zona della champagne e fu pioniere di questa avventura, trapiantando barbatelle di origine francese nei territori oltre padani. E sempre in questa zona troviamo grandi espressioni di Pinot Nero vinificati in rosso.
Podere San Giorgio
Amore a prima vista, per diverse ragioni: i trova su un “panettone” di 22 ettari in corpo unico (come loro amano definire questa collina), di cui 20 a coltura a vigneto e 2 ettari di un bellissimo bosco che ne fa da cornice, nella prima fascia collinare di Santa Giuletta, a circa 250 metri slm, in provincia di Pavia e la coincidenza vuole che la proprietà si trovasse in una zona denominata proprio come la loro zona di origine: San Giorgio!
La cantina fondata nel 1978 dalla famiglia Perdomini, ha sede in un antico podere che risale al XVI secolo. Il palazzo è noto per la sua torre, simbolo di una tradizione vitivinicola e la proprietà e circondata dai vigneti tutti in corpo unico.
Alle coincidenze non si comanda e nemmeno alla splendida vista che si gode dal “panettone”. La famiglia Cordero si trasferisce dunque in Lombardia e diventa Cordero San Giorgio! San Giorgio è anche il guerriero che combatte i draghi, le sfide della vita. Nelle bellissime etichette troviamo San Giorgio più piccolo del drago proprio ad indicare che questa sfida nel domare un nuovo vitigno, sarà difficoltosa, ma con la passione verrà superata! Ogni nome rappresenta un drago di varie mitologie con un’identità estetica elegante e riconoscibile, rivolta a un pubblico appassionato e consapevole.
Qui si coltivano oltre al Pinot Nero, anche Pinot Grigio, Barbera, Chardonnay e Croatina.
Filosofia Cru centrica e salvaguardia del territorio
Questa azienda ha un grande patrimonio in termini di viti con 35 anni di età media. Un patrimonio del quale ha deciso di studiarne le diverse sfaccettature attraverso la parcellizzazione in modo da vinificare separatamente ogni vigna. Non ci sono menzioni geografiche specifiche ma possiamo tranquillamente parlare di “Cru” per via della suddivisione di ogni vigna in base al tipo di terreno, esposizione, ventilazione e altitudine. In questa area troviamo terreno argilloso calacareo o limoso sabbioso.
La menzione di azienda biologica è stata riconosciuta nel 2020. Quindi la prima vera vendemmia Cordero è di questo anno, dove tutte le lavorazioni sono state fatte in base alle scelte della nuova proprietà.
I vini ottenuti sono artigianali e con un forte orientamento alla qualità. Selezione manuale delle uve, refrigerazione per una notte di ogni singolo “Cru” e successiva vinificazione separata, utilizzo di vari contenitori e sperimentazione per ogni tipologia di uva, donano grande carattere ai vini, eleganza e originalità.
Il “Cru centrismo” riguarda anche la metodologia di vinificazione. Ogni parcella viene vendemmiata manualmente, con scelta dei grappoli e successivamente vinificata separatamente.
Dopo la prima cernita dei grappoli, si effettua una seconda selezione su pedana vibrante. La massa scelta viene refrigerata per una notte e successivamente posta nel contenitore desiderato per quella parcella.
E’ nella “sala giochi” che avviene la magia!
Diversi i tipi di contenitori utilizzati per vinificazione e affinamento. Dalla classica barrique, tendenzialmente di secondo passaggio e più, troviamo la demi mude (a doppio spessore rispetto alla barrique e di dimensioni leggermente più grandi), l’ anfora, l’ovetto di ceramica e la bellissima e tipicamente piemontese, Ovalina rovesciata
E’ qui che si sperimenta per donare quel carattere docile e originale ai vini dell’ azienda Cordero San Giorgio.
I Vini
Ovviamente il Focus è il Pinot Nero, con quattro interpretazioni differenti in vinificazione in rosso e lo spumante metodo classico.
“Tiamat”
Pinot Nero da terreno argilloso. Le parcelle vengono raccolte e vinificate separatamente in acciaio. Il 10 % delle uve vinifica a grappolo intero. La fermentazione malolattica avviene in acciaio. Questa versione “giovane” rappresenta appieno ciò che è il vitigno: fragolina di bosco, succo di lampone avvolto in una culla di pepe nero appena accennato, dalla verticalità pronunciata e piacevole. Servito fresco è un vino che non può mancare nelle serate estive, sia come aperitivo servito con salumi, sia in un abbinamento più attuale, alla moda salentina, con piatti di pesce in salsa di pomodoro.
“Partù, Pinot Nero Riserva”
Pinot nero. Stessa vinificazione, mentre la malolattica avviene in barrique.
Due interpretazioni. Il fresco e di corpo leggero “Tiamat” è adatto ad aperitivi o abbinamento con antipasti di salumi o piatti di pesce con salse. “Partù”, dal tannino più evidente, è avvolgente al palato e con nota minerale finale. Ben bilanciato ed equilibrato è un Pinot nero pronto da bere, con carattere suadente.
Anche con un risotto ai frutti di mare o formaggi semi stagionati.
Sg 67 Pinot Nero
“San Giorgio ’67” sta ad indicare l’ età del vigneto, impiantato nel 1967, con esposizione a Sud -Ovest e terreno argilloso calcareo.
Le uve diraspate ma non pigiate vengono sottoposte a macerazione pre-fermentativa a freddo e successiva fermentazione in vasche d’acciaio con continui rimontaggi. L’affinamento avviene 9 mesi in barriques di rovere francese e successivi 9 mesi in botte grande. A seguire un riposo di 18 mesi in bottiglia prima della commercializzazione.
Al naso è intenso e complesso. Al Palato si presenta con un frutto pieno di mirtillo nero e cassis e il tannino avvolgente che lo rendono un vino corposo . Balsamico ed erbaceo rappresenta in tutte le sue caratteristiche un tipico Pinot Nero dell’ Oltrepò Pavese. Il mio preferito.
Da lungo invecchiamento diventa vino da meditazione, grazie alle sue note spiccatamente balsamiche. Nella sua austerità giovanile va abbinato a carni elaborate o selvaggina o formaggi di media stagionatura.
V18 Pinot Nero
Da vigne più giovani, con esposizione nord-est e suolo limo-sabbioso. Da una foto fatta dal drone, con vista dall’ alto si vede come disegnata, una grossa V. Da qui il nome del secondo cru di punta dell’ azienda. Il metodo di vinificazione per “V18” è il medesimo del “SG 67”. Proprio a voler rimarcare la differenza di terroir nel calice.
Il naso è intenso di violetta, frutti rossi e lieve speziatura e sottobosco.
Al palato gioca sulla freschezza con sentori di mirtillo nero, radici amare e rabarbaro e dal tannino setoso.
Studiato per essere pronto da bere ma adatto all’ invecchiamento. Grazie alla sua freschezza si abbina a pesci grassi o primi di selvaggina.
Metodo Classico Cordero San Giorgio
Inizialmente l’azienda voleva puntare solo sui vini rossi, ma lo spumante Metodo Classico Oltrepò Pavese non poteva mancare. Prodotto dalle uve raccolte nella vigna presa in affitto dal 2020, a Rocca De Giorgi, a 450 metri sul livello del mare, zona più vocata per la produzione di spumanti, “Millesimato”, di cui sono state prodotte solo poche bottiglie, è già terminato. L’ invito è quello di recarvi in azienda e provarlo in assaggio, non appena sarà pronto il nuovo millesimo.
Meglio ancora se inserito nella degustazione completa di tutte le versioni di questo vitigno, per scoprire un percorso davvero unico per l’ Oltrepò.
Cosa bolle nel caveau? i nuovi metodo classico anche da uve Chardonnay.
E gli altri vini di Cordero San Giorgio?
Semplicemente cru dipendenti!
Una bella scoperta il “Ramé” Pinot Grigio Ramato. Geniale il “Piasa”, rosato da croatina e una menzione particolare la dedico a “Rivone”, Chardonnay da vigne vecchie su terreno argilloso calcareo. La vigna vecchia si trova su un appezzamento di terreno molto scosceso con esposizione da Est a Sud-Ovest, e il bosco che lo protegge. Con questo Chardonnay il gioco si fa interessante. In parte vinificato in anfora ed in parte in barriques ed in parte in ceramica. Naso intenso, con note di pesca matura, lievi spezie e balsamico. Il palato dalle mille sfaccettature sorprende per freschezza e finale leggermente sapido, dal gusto persistente e da buon potenziale di invecchiamento. L’abbinamento si fa interessante con primi piatti di carni bianche e formaggi semistagionati.
Cordero San Giorgio: valore aggiunto per l’Oltrepò Pavese.
La “nuova” azienda Cordero San Giorgio, vede con occhi curiosi verso un futuro fatto di innovazione celebrando un vitigno nobile che spesso non lascia libere interpretazioni se non a chi accetta una sfida con passione e giocando per nuovi progetti. Rappresenta oggi una delle eccellenze enologiche italiane più apprezzate, sia in Italia che all’ estero. Un nuovo esempio per puntare sulla rinascita del Pinot Nero in Lombardia
A cura di Valeria Valdata
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Riccio Viticcio
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2 Maggio, 2024
Valeria Valdata. Il mio Vinitaly 2024
Anche quest’anno…finalmente Vinitaly, che dal 1967 accoglie oltre 4000 aziende produttrici di vino, olio, distillati, italiane ed estere e quest’anno ha visto un forte incremento di partecipazione di operatori stranieri.
Non dico a quante presenze sono arrivata, sia per non svelare la mia vera età, sia per lasciare il dubbio a chi mi accoglie allo stand, sul fatto che io sia una “ragazzina” interessata solo a bere o una “professionista” del settore a caccia di novità!
Anche dopo tutte queste stagioni l’entusiasmo resta lo stesso, sicuramente grazie al fatto che rimane una fiera di settore a livello business fra le top nella panoramica mondiale, sicuramente per l’ organizzazione e l’evoluzione che in tutti questi anni Vinitaly ha compiuto.
Per questa edizione ho scelto i 3 giorni esclusa l’affollatissima domenica!
Peccato che il karma abbia voluto che io fossi presente, fra un termosifone esploso in casa sopra al mio body bianco e una rimozione auto per parcheggio in luogo di mercato, solo un’ora e due mezze giornate!
È sempre troppo poco per esplorare l’Italia enologica da nord a sud e per deliziarsi con gli oli italiani ed i vini internazionali.
Parlando dal punto di vista del visitatore, posso dire che la location è sempre perfetta per quanto riguarda gli spazi, la conservazione dei vini, la velocità di ricambio bicchieri e quindi di servizio, anche se forse, dal punto di vista degli espositori, non è così.
Unica pecca che ho potuto notare, è stata la difficoltà nell’orientarsi all’interno dei padiglioni, a causa della mancanza all’ingresso dei consueti tabelloni, con esposta la mappa di produttori presenti. Ma se ti lasci trasportare alla curiosità, la mappa non serve e puoi scoprire tante nuove realtà.
COSA MI PIACE DI VINITALY
Lo standard di qualità delle aziende presenti, elevato.
La professionalità degli addetti.
L’atmosfera elegante e gioiosa che si può respirare, pur essendo comunque un evento dedicato al marketing e alla vendita.
L’evidente aumento di presenze di operatori di settore e di conseguenza un atteggiamento più rilassato da parte degli espositori non costretti a spiegare il vino solamente a Santi bevitori anche se…..leggi dopo!
…….L’EVENTO POCO PIACEVOLE
Ancora accade…
Io e le mie amiche, su mio consiglio, ci avviciniamo allo stand per un assaggio di un buonissimo vino bianco toscano. Già degustato in passato, durante la visita in cantina, già bevuto a casa, di qualche annata indietro, l’ho sempre trovato un vino spettacolare.
La produttrice ci serve il vino, guardo Manuela e le dico: “Sa di tappo!”
Lei mi guarda e dice: “Vedi la seconda bottiglia aperta?”
“Sì, la vedo!” rispondo tristemente e il pensiero corre al fatto che la produttrice era al corrente del difetto del vino e solamente guardandoci in faccia ha scelto per la bottiglia “tapposa” credendo di avere davanti tre pivelle!
Ringrazio nel mio caso, per avermi tolto degli anni. Nel caso della mia amica giornalista, sicuramente giudizio affrettato, dettato non so da quale parametro.
Manuela glielo fa notare ed ancora, facendo finta di niente dice: ” Ah sì!? Lo riassaggerò, non mi sembrava!”
E certo che lo sapevi, altrimenti perché aprire una seconda bottiglia di questo Vermentino spettacolare, nonché prodotto da uno dei personaggi più famosi del mondo enologico Italiano? Succede ancora, anche a questa edizione che sembra davvero aver scremato i bevitori seriali, che solo l’osservazione faccia “scegliere” al produttore il ruolo del suo interlocutore. Ma in una fiera di settore come questa, anche una mente più aperta e libera dal giudizio, potrebbe fare la differenza e si potrebbero evitare queste situazioni dove, il consumatore, anche se non esperto, si sente a disagio nell’avvicinarsi al banco degustazione. Peccato! Il “C…..” non lo berrò più e nemmeno lo farò assaggiare!!! A buon intenditor pochi indizi…. L’ESPERIENZA SENSORIALE INDIMENTICABILE Per i non tradizionali fumatori esiste un mondo a sé, che consente di avvicinarsi al fumo solamente con il gusto.
Questo mondo è quello dei sigari. Grande presenza, anche in questa edizione, del “Club Amici del Toscano” che ha organizzato numerose sessioni di degustazione sigaro, in abbinamento ai prodotti dell’eccellenza italiana.
In particolare ho partecipato alla presentazione del sigaro “Antica Riserva” in abbinamento a salame DOP Toscano. Insolito? Sì
Intenso? Sì, per il perfetto connubio tra acidità del sigaro e grassezza del salame, la corrispondenza fra aromaticità della fumata e la speziatura del salame
Decisamente l’abbinamento più azzeccato mai provato in vita mia!! I MIEI PREFERITI Antica Cantina Leonardi, Lazio, vino Spumante di qualità.
Metodo Classico, dosaggio zero, Chardonnay e Riesling Renano 12,5%, oltre 24 mesi sui lieviti. L’azienda si trova a Montefiascone, vicino al lago di Bolsena, territorio nato dall’eruzione di un vulcano avvenuta più di 300.000 anni fa. Il microclima del lago consente di avere un territorio molto vocato alla coltivazione della vite e alla produzione di vini dalle note intense, grazie all’aerazione e alle forti escursioni termiche. Appena versato si presenta con spuma voluminosa e bollicina fine, naso netto e deciso di mela e pesca matura, note di panificazione e note vulcaniche, palato fresco dal finale morbido.
Abbinamento: crudité di mare. Antichi Vinai 1877, “A Sangue Freddo”, Nerello Mascalese, Terre Siciliane IGT, 2023,12,5%, vinificazione in acciaio. Prodotto nella zona dell’Etna su terreni di roccia lavica, si presenta con colore rosso rubino dalle lievi note violacee ad intensificarne la vividezza. La corrispondenza fra naso e palato è sorprendente. Un vino semplice ma che dona tutto il carattere del Nerello Mascalese, dalle note di frutti rossi e spezie. Freschissimo e di ottima bevibilità.
Abbinamento: polpa di ricci, ostriche di Scardovari. Vignalta “Alpianae”, colli Euganei Fior D’Arancio, Moscato giallo passito DOCG, 2019, 10% Questo passito nasce da uve coltivate in vigneti con età media di 15 anni e che affondano le radici in un sottosuolo di origine vulcanica. L’appassimento avviene in fruttaio per 4 mesi e il mosto fermenta in botti di rovere, con un successivo affinamento di 18 mesi in tonneau. Il colore nel calice è dorato intenso, bellissimo. Il palato e il naso si fondono in un assaggio ricco di note di frutta candita la cui stucchevolezza viene smorzata e bilanciata dagli accenni balsamici e dalla notevole freschezza minerale. Abbinamento: solo lui. Che dire….. scelte VULCANICHE!!!! Se tornerò alla prossima edizione!? Secondo voi!? Mai uscire senza…un gadget di Vinitaly e i tacchi!! A cura di Valeria Valdata Seguimi su Instagram su @valery_and_the_wine e sulla pagina Facebook @VallyWine
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La produttrice ci serve il vino, guardo Manuela e le dico: “Sa di tappo!”
Lei mi guarda e dice: “Vedi la seconda bottiglia aperta?”
“Sì, la vedo!” rispondo tristemente e il pensiero corre al fatto che la produttrice era al corrente del difetto del vino e solamente guardandoci in faccia ha scelto per la bottiglia “tapposa” credendo di avere davanti tre pivelle!
Ringrazio nel mio caso, per avermi tolto degli anni. Nel caso della mia amica giornalista, sicuramente giudizio affrettato, dettato non so da quale parametro.
Manuela glielo fa notare ed ancora, facendo finta di niente dice: ” Ah sì!? Lo riassaggerò, non mi sembrava!”
E certo che lo sapevi, altrimenti perché aprire una seconda bottiglia di questo Vermentino spettacolare, nonché prodotto da uno dei personaggi più famosi del mondo enologico Italiano? Succede ancora, anche a questa edizione che sembra davvero aver scremato i bevitori seriali, che solo l’osservazione faccia “scegliere” al produttore il ruolo del suo interlocutore. Ma in una fiera di settore come questa, anche una mente più aperta e libera dal giudizio, potrebbe fare la differenza e si potrebbero evitare queste situazioni dove, il consumatore, anche se non esperto, si sente a disagio nell’avvicinarsi al banco degustazione. Peccato! Il “C…..” non lo berrò più e nemmeno lo farò assaggiare!!! A buon intenditor pochi indizi…. L’ESPERIENZA SENSORIALE INDIMENTICABILE Per i non tradizionali fumatori esiste un mondo a sé, che consente di avvicinarsi al fumo solamente con il gusto.
Questo mondo è quello dei sigari. Grande presenza, anche in questa edizione, del “Club Amici del Toscano” che ha organizzato numerose sessioni di degustazione sigaro, in abbinamento ai prodotti dell’eccellenza italiana.
In particolare ho partecipato alla presentazione del sigaro “Antica Riserva” in abbinamento a salame DOP Toscano. Insolito? Sì
Intenso? Sì, per il perfetto connubio tra acidità del sigaro e grassezza del salame, la corrispondenza fra aromaticità della fumata e la speziatura del salame
Decisamente l’abbinamento più azzeccato mai provato in vita mia!! I MIEI PREFERITI Antica Cantina Leonardi, Lazio, vino Spumante di qualità.
Metodo Classico, dosaggio zero, Chardonnay e Riesling Renano 12,5%, oltre 24 mesi sui lieviti. L’azienda si trova a Montefiascone, vicino al lago di Bolsena, territorio nato dall’eruzione di un vulcano avvenuta più di 300.000 anni fa. Il microclima del lago consente di avere un territorio molto vocato alla coltivazione della vite e alla produzione di vini dalle note intense, grazie all’aerazione e alle forti escursioni termiche. Appena versato si presenta con spuma voluminosa e bollicina fine, naso netto e deciso di mela e pesca matura, note di panificazione e note vulcaniche, palato fresco dal finale morbido.
Abbinamento: crudité di mare. Antichi Vinai 1877, “A Sangue Freddo”, Nerello Mascalese, Terre Siciliane IGT, 2023,12,5%, vinificazione in acciaio. Prodotto nella zona dell’Etna su terreni di roccia lavica, si presenta con colore rosso rubino dalle lievi note violacee ad intensificarne la vividezza. La corrispondenza fra naso e palato è sorprendente. Un vino semplice ma che dona tutto il carattere del Nerello Mascalese, dalle note di frutti rossi e spezie. Freschissimo e di ottima bevibilità.
Abbinamento: polpa di ricci, ostriche di Scardovari. Vignalta “Alpianae”, colli Euganei Fior D’Arancio, Moscato giallo passito DOCG, 2019, 10% Questo passito nasce da uve coltivate in vigneti con età media di 15 anni e che affondano le radici in un sottosuolo di origine vulcanica. L’appassimento avviene in fruttaio per 4 mesi e il mosto fermenta in botti di rovere, con un successivo affinamento di 18 mesi in tonneau. Il colore nel calice è dorato intenso, bellissimo. Il palato e il naso si fondono in un assaggio ricco di note di frutta candita la cui stucchevolezza viene smorzata e bilanciata dagli accenni balsamici e dalla notevole freschezza minerale. Abbinamento: solo lui. Che dire….. scelte VULCANICHE!!!! Se tornerò alla prossima edizione!? Secondo voi!? Mai uscire senza…un gadget di Vinitaly e i tacchi!! A cura di Valeria Valdata Seguimi su Instagram su @valery_and_the_wine e sulla pagina Facebook @VallyWine
26 Marzo, 2024
Il lusso della Malvasia
Vi voglio raccontare il mio viaggio nel gusto del bere bene veneziano, attraverso la storia di come la Malvasia, arrivata in antichità a Venezia, nei secoli è stata apprezzata così tanto da essere commercializzata in tutto il mondo.
Il racconto parte dalla Scuola Grande della Misericordia, location di Wine in Venice, seconda edizione della kermesse dedicata al vino, grazie alla quale è stato organizzato un tour in esclusiva, alla scoperta dell’antico giardino del monastero di San Francesco della Vigna.
LA MALVASIA GIUNGE A VENEZIA
I primi anni del Medioevo si contraddistinsero per un particolare stato climatico, “Optimum Climaticum” caratterizzato da alte temperature atte a far sì che la vite si potesse coltivare anche sulle Alpi.
Le città assistettero alla formazione di nuove classi sociali più abbienti, desiderose di esprimerne l’appartenenza, mostrando la loro posizione in varie occasioni come a tavola: bere “bene”,
Bere vino buono diventò la dimostrazione di appartenenza alla classe sociale abbiente. Molti di questi vini provenivano proprio dalle terre vicino a Venezia. La Serenissima Repubblica a quell’ epoca era un importante centro commerciale di scambio, per cui la Malvasia poteva essere trasportata facilmente e divenne importante merce di scambio.
Tra il 1200 e il 1300 il clima, purtroppo o per fortuna, cambia. Si abbassano le temperature e la vite diventa incoltivabile in montagna come nelle lagunari.
Nel ‘200 Venezia viene a trovarsi in un periodo di grande albore grazie alla conquista dei territori dell’Impero Romano d’Oriente. Si annette alla Serenissima parte della costa greca, Istria e Creta detta “Candia”, dalla quale importa le barbatelle di Malvasia impiantandole sulle terre emerse della laguna e arrivando ad autoprodurre quello che diventerà il vino di “lusso” dei Veneziani esportato in tutta Europa.
Altra invenzione tutta veneziana è quella di bere vino in calici trasparenti. Ciò comporta che il vino va impreziosito: dovrà essere non solo buono ma anche bello!
L’importanza economica della Malvasia fu così alta che la Repubblica di Venezia creò uno scalo navale chiamato ancora oggi Fondaco della Malvasia.
Diverse le tipologie e i cloni di Malvasia: la Garba più acida, forse di tipo istriano, quella bevuta di più, la più apprezzata; la Tonda, con grappoli rotondi più morbida; la Aromatica, vinificata con macerazione.
LA MALVASIA NELLA VITA QUOTIDIANA DEI VENEZIANI
Per alcuni era la colazione dove inzuppare i biscotti, per altri il vino per festeggiare un’occasione speciale.
Il nome del vino veniva usato per identificare i locali dove lo si poteva degustare e ancora oggi esistono vie, calli e ponti ad esso dedicati.
Nei locali detti appunto “Malvasia”, si poteva trovare il vino, bene di lusso, quindi consumato prevalentemente da persone altolocate. Notevole la differenza con i “Bacari” di oggi: allora si poteva solo bere e per mangiare bisognava recarsi nelle altre botteghe.
Era vietato esporre un’insegna ed i locali per la mescita del vino, si identificavano con un porticato posto di fronte, per fare ombra e da qui derivano i termini “Ombra de Vin”, “Andiamoci a fare un Ombra”!
Il vino Malvasia diventa anche protagonista di un rito di passaggio. A diciotto anni, i giovani nobili , partecipavano ad un sorteggio: il ragazzo che riusciva a trovare, tra tutti i contenitori esposti, il boccettino contenente oro, entrava di diritto e in anticipo nel Maggior Consiglio.
A questa assemblea potevano partecipare i maschi nobili che avessero compiuto ventuno anni e con questo rito uno di loro veniva premiato con l’ingresso in anticipo all’ assemblea.
Per festeggiare l’evento, i nobili si recavano nelle “Malvasie” ed il giovane veniva iniziato non solo all’ingresso in assemblea ma anche al “bere bene”, con un calice (o forse più) di Malvasia.
Assistiamo ad un declino del successo commerciale dei vini Malvasia, con il declino della potenza economica di Venezia e la perdita del controllo del commercio del vino nel Mediterraneo.
La “rivoluzione delle bevande” tra il 1600 ed il 1700, sposta il gusto del consumatore verso bevande differenti e verso i vini di altre zone d’Europa: Sauternes, Porto, vini spagnoli. Nasce il Vermouth e le bevande di fine pasto prendono il sopravvento.
SAN FRANCESCO DELLA VIGNA
Possiamo dunque affermare come il vino a Venezia abbia storia lunga. Solo da pochi anni si stanno recuperando gli antichi vigneti ai quali se ne aggiunge uno segreto nel Monastero di San Francesco della Vigna ovvero del giardino del convento dei Francescani.
Artefice del progetto di recupero è l’azienda Santa Margherita.
Nel 2019, dopo una ricerca volta ad individuare i vitigni già presenti in tempi antichi impianta, in poco meno di un ettaro di terreno, Glera e Malvasia. La prima vendemmia arriva nel 2022.
Poche piante ed un metodo di allevamento molto particolare, studiato appositamente per omaggiare la storia del luogo. Il metodo ad alberello, chiamato “Vincastro o Pastorale”, viene sviluppato in altezza per assumere una forma simile al bastone del Vescovo…
Non voglio svelare di più perché, a partire da Marzo 2024, sarà possibile visitare questa meravigliosa e unica vigna urbana, prenotandosi tramite il sito www.santamargherita.com.
Non credo che sarà possibile assaggiare i vini…pochi ma sicuramente buoni!
LE MALVASIA A WINE IN VENICE
Tra le proposte delle aziende partecipanti alla seconda edizione di Wine in Venice, due sono le Malvasia che mi hanno colpito, sia per tipologia sia per unicità.
L’azienda “Loschi” ,in Val D’Arda, nella regione Emilia Romagna, a Bacedasco Alto, produce il “Vin Santo”, un vino da uve Malvasia di Candia Aromatica che si ottiene tramite appassimento su graticci che dura dalla vendemmia fino alla pigiatura che avviene nella prima settimana di dicembre.
L’ affinamento di 60 mesi avviene poi in 5 caratelli di acacia: uno per anno, al fine di effettuare l’operazione di travaso nel giorno di San Giovanni, il 24 Giugno.
Un vino sicuramente prezioso che all’epoca della “Moda” della Malvasia a Venezia sarebbe andato a ruba.
Il Vin Santo “Doppio Passo” ha un colore dorato tendente all’ambrato, brillante. Il naso complesso di frutta secca e spezie dolci come cannella e noce moscata, si traduce al palato con grande avvolgenza e persistenza e un’ acidità media che ne fanno un vino ideale da abbinare a formaggio per un “bicerin” a fine pasto.
La bottiglia utilizzata è la renana da 0,375, come da disciplinare. Purtroppo, finisce subito!
Cantina Violati
Nella regione Umbria, a San Gemini, la cantina “Violati”, presenta “Kheira”, un interessante vino spumante Metodo Classico dosaggio zero, 33 mesi sui lieviti, 40% grechetto, 40% Sangiovese vinificato in bianco e 20 % Malvasia di Candia. Sorprende per aromaticità, acidità a struttura, esprimendo al meglio le note caratteristiche della Malvasia. “Kheira” può essere abbinato a tutto pasto!
E la tipologia che ho preferito in assoluto?
Siamo ancora alla cantina “Violati“, con la Malvasia “Narni ” I.G.T. ORANGE!! Vinificata con 20 giorni di macerazione sulle bucce, in vasche di cemento in assenza di ossigeno e saturazione d’azoto, successivo affinamento in vasche d’acciaio fino a commercializzazione.
Il naso è intenso e fine, dalle sfumature di spezie dolci e zenzero, albicocca e pesca disidratate e con un accenno di erbaceo, con un finale che ricorda l’idrocarburo. Spiccata acidità e palato lievemente astringente. L’abbinamento è poliedrico.
Me lo immagino con un pecorino di fossa umbro o con un pollo alla cacciatora. Mi piace immaginare che questa fosse la tipologia di vino prodotta in quegli anni in cui la Malvasia veniva così tanto apprezzata dai veneziani!
La Malvasia, dunque, viene prodotta ancora oggi non solo a Venezia, ma in tutte le regioni del mondo, se ne sta rivalutando il “buon gusto” e la sua capacità di stupire essendo versatile ed adatta a diversi tipi di vinificazione, per cui non mi stupirei se nei prossimi anni si tornasse a sentir parlare di nuovi locali, vie o città col nome a lei dedicato e a sentir discorrendo di questo vino come…..Malvasia, vino di lusso!
A cura di Valeria Valdata
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24 Settembre, 2023
UN FIUME DI VINO
La favola inizia a Dolo, salendo sul battello di Deltatour navigazione, e durante una lenta navigazione nelle acque del fiume Brenta ci ritroviamo in una dimensione parallela datata fra il “400 ed il”900 Veneziano.
Lungo le rive, signorili vicissitudini si sono svolte nelle meravigliose ville costruite e decorate dai più grandi artisti dell’ epoca, come Palladio e Tiepolo e navigando in direzione “Wine in Venice”, ci siamo immersi nell’ atmosfera di quel periodo ed abbiamo visitato alcune fra le dimore che hanno fatto da scenario alla vita sociale e politica di quel periodo .
Con partenza a Dolo @deltatournavigazione fra ponti e chiuse ,ci ha accompagnati alla scoperta delle più belle ville della riviera del Brenta: Villa Valier e la Barchessa Villa Valmarana bellissime e perfette location per degustare i vini dell’ azienda veneta Fiorotto 1934, di Nervesa della Battaglia.
“UN FIUMEDI VINO” è la nuova idea dell’ event Planner Mauro Genovese, direttore artistico di “Wine in Venice”, e responsabile eventi dell’azienda vitivinicola Fiorotto. Un evento esperienziale unico realizzato con la collaborazione dell’ agenzia “2 Sports &Events”.
Il 6 Luglio si è svolta la prima crociera inaugurale, di presentazione di una lunga serie di altri eventi tutti creati su misura, alla riscoperta del territorio e delle ecellenze enogastronomiche venete, con la collaborazione di Do-Eat Ricevimenti, che con le sue pietanze e gli stuzzichini invitanti, ci ha deliziati , nelle varie tappe del tour.
Molti gli invitati presenti, giornalisti, guide turistiche, artisti e fotografi, Roberta Vianello consigliere della Regione Veneto, l’Assessore al traffico e Vice-Sindaco di Stra Mario Ferraresso, Assonautica , l’Associazione dei Cavalieri dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana APS – Riviera del Brenta che ha pubblicato 12 volumi su Luoghi e itinerari della Riviera del Brenta e del Miranese grazie all’instancabile opera dell’architetto Antonio Draghi, proseguita dall’architetto Mauro Manfrin, i Sommelier rappresentanti delle associazioni Fisar e A.I.S, il Movimento Turismo del vino, Coldiretti, la rete dei Circoli Wigwam di Efrem Tassinato, presidente e giornalista agronomo, che promuove le produzioni del nostro territorio o italiane attraverso Club di Progetto, VDV (Venezia da Vivere) network di web magazine, il canale televisivo Televenezia, social media ed eventi, Editori e Influencer del mondo enologico.
Fra una discesa ardita e una risalita di una chiusa in un cielo terso e aperto, abbiamo fatto un grande salto al di là di ponti e dislivelli, dove il paesaggio resta sospeso fra l’ eterno e l’istante, in quel sistema di vasi comunicanti che viene considerato come la prosecuzione del Canal Grande.
Protagonisti i Vini dell’ azienda Fiorotto di Nervesa della Battaglia, hanno accompagnano in tutto il nostro viaggio, nelle varie tappe e durante la navigazione, abbinandosi perfettamente , condotte dalla attrice Marzia Bonaldo.
Prima tappa Villa Valier, splendido edificio del 1500, ora di proprietà privata, con le sue sale accoglie gli invitati di eventi e matrimoni e nel suo giardino si sono aperte le danze con la degustazione di “Florimonte ”Prosecco Doc Brut, da uve Glera, dal perlage fine e persistente, rappresenta perfettamente il “Galateo”, scritto qui a Nervesa, da Giovanni della Casa, in onore del monsignor Galeazzo Florimonte, dal latino Galatheus.
Il calice è stato accompagnato dagli amuse bouche di Do-Eat Ricevimenti e dalle parole di Marzia Bonaldo, coinvolgente attrice che con la sua magistrale messa in scena delle situazioni dell’ epoca, dedicate al vino “nostrano”, ci ha fatto rivivere in un tempo passato.
Seconda tappa la Barchessa di Villa Valmarana, del 1600, nome derivante dal fatto che le barche venivano messe a dimora sotto ai suoi archi. Imponente e maestosa con i suoi marmi ed affreschi ci ha accolti per la degustazione di “Florimonte” Millesimato, cuvée brut, da uve Glera, Pinot Bianco e Chardonnay, metodo charmat lungo, 7 mesi. Per scelta aziendale si discosta dal disciplinare di produzione del Prosecco ed il risultato è uno spumante elegante, complesso e dal bouquet floreale e fruttato di agrume e mela, suadente al naso di camomilla e margherita, morbido al palato, che chiude con grande sapidità proprio come in un bacio.
E con questo spumante abbiamo onorato la giornata del bacio, sulle scene di Marzia dedicate alle movenze che si usavano a quel tempo per il corteggiamento.
Immersi nella calma e sensuale atmosfera del paesaggio della laguna, abbiamo degustato “Fiorosa” spumante da uve Pinot Nero Brut rosato, con il suo colore rosa tenue dai riflessi rosso tramonto, le caratteristiche note di fragolina di bosco e lampone, e dalla piacevole freschezza finale. L’affinamento di 100 giorni in bottiglia, gli dona leggeri note di lievito, corpo e armonia, in un sorso adatto all’aperitivo o a tutto pasto.
In questo viaggio in attesa di rivederci a “Wine in Venice, preparandoci con il pensiero a quella che sarà la seconda edizione dell’ evento…in abbinamento alla cena preparata da Do-Eat Ricevimenti…un brindisi con un calice di “Fervere”, Merlot in purezza.
Rosso rubino intenso con caratteristiche note di composta di frutta e prugna, dal tannino leggero e dal finale fresco e asciutto.
“Ribollire” è il significato di Fervere. Fare bolle quello dell’ azienda Fiorotto 1934!
Unire l’acqua del fiume al vino, quello di “Un Fiume di Vino”!
Atmosfera indimenticabile per questa giornata di navigazione e degustazione.
Un tour che consiglio vivamente se volete immergervi nella vera essenza di quei luoghi con tanta storia e per assaporare il territorio fra vini e paesaggi unici!
Di seguito il link alle nuove date!
www.deltatour.it
Di Valeria Valdata
@valery_and_the_wine
Valeria Valdata
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