Passi in cantina

Adele, sommelier e consulente marketing per aziende agroalimentari, ci porterà a conoscere realtà wine&spirits che hanno scelto di comunicare la propria unicità in maniera originale, innovativa, a volte magari perfino sfrontata… in ogni caso, di sicuro, differenziante e memorabile.
La Rubrica “Passi in cantina” ha infatti una doppia valenza nel suo titolo.
Racconta sì, in senso letterale, esperienze di viaggio e di degustazione, l’atto vero e proprio dell’andare a spasso per cantine, quindi. Ma ritrae anche, in senso metaforico, i percorsi di crescita e rafforzamento della propria identità che hanno intrapreso i produttori. Passo dopo passo, appunto, con costanza e coerenza.
Lasciamoci guidare da Adele tra esposizioni interattive, installazioni tecnologiche o tuffi nel passato che ci riporteranno indietro di secoli.
Saranno in ogni caso passeggiate ricche di curiosità e suggestioni inedite. Si parte!

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Stefano Vighi Arrow Right Top Bg

24 Settembre, 2026

Il tuo segno, il tuo vino

  Esiste un vino capace di raccontare la personalità del tuo segno zodiacale? Durante il Festival Franciacorta, l’astrologo Stefano Vighi ha guidato una degustazione originale tra astrologia, carattere e convivialità, svelando cosa accade ai dodici segni quando un calice allenta le difese e lascia emergere la loro natura più autentica.   A concludere il Festival Franciacorta in Freccianera è stato un appuntamento fuori dagli schemi: domenica 20 settembre, nell’evocativa Casa delle Colonne, all’interno della tenuta della Cantina, il giornalista astrologo Stefano Vighi, noto per le sue collaborazioni con i più importanti magazine lifestyle nazionali, ha guidato gli ospiti in un percorso dedicato al curioso rapporto tra vino e segni zodiacali, per una degustazione che ha unito convivialità, gusto e intrattenimento. Abbiamo sviscerato, segno per segno, il concetto di «In vino veritas»: come reagiamo quando – con la complicità del vino – allentiamo i freni inibitori? L’Ariete è già fin troppo diretto nel quotidiano, non ha certo bisogno del vino per esprimersi in sincerità; annebbiato dall’alcol, potrebbe ammettere alcune sue debolezze. Il Toro rappresenta il segno godereccio per definizione: ama tutti i piaceri della vita ma li vive con un senso di possesso, di controllo. Quando beve, diventa più fatalista e rilassato. I Gemelli sono continuamente distratti a causa della loro mente ipercinetica; potrebbero diventare più riflessivi e focalizzati proprio grazie all’effetto calmante del vino. Il Cancro, naturalmente empatico ed accogliente, anche a discapito della propria individualità, troppo spesso reprime la rabbia. L’ebbrezza lo induce così a tirar fuori ciò che normalmente terrebbe per sé, confessioni o rivendicazioni. Il Leone tiene sempre a mostrare orgoglioso tutta la propria sicurezza; il vino potrebbe farlo sbottonare sulle sue reali ambizioni e sugli obiettivi ancora non raggiunti. Per la Vergine il vino è terapeutico! Con qualche calice, potrebbe finalmente lasciar andare la sua ansia organizzativa ed il suo controllo millimetrico a favore di una maggiore spontaneità. La Bilancia trova nell’ordine e nell’equilibrio la celebrazione della bellezza; con il vino potrebbe lasciarsi andare all’impulsività, anche in senso positivo, affrontando le situazioni scomode accantonate troppo a lungo e andando dritto al cuore delle questioni. La fierezza dello Scorpione potrebbe manifestare qualche crepa, con un leggero stordimento alcolico: dopo qualche calice emergeranno delle vulnerabilità inconfessabili. Il coraggio irrefrenabile del Sagittario si smorza con l’ebbrezza: come i segni di fuoco già citati, Ariete e Leone, ammetterà le sue preoccupazioni e accetterà alcune variabili fuori dal suo controllo: nella sua raffigurazione classica, la benda che lo acceca mentre sta per scagliare la freccia simboleggia – infatti – l’ignoto, il caso. Le emozioni trattenute del Capricorno potrebbero finalmente, con un po’ di vino, avere un po’ di respiro. Anche per lui, come per la Vergine, il vino avrà la funzione terapeutica di restituire un po’ più di fluidità, uno stop momentaneo alla vocazione che solitamente riversa nel lavoro. Uno spazio speciale Stefano Vighi l’ha dedicato all’Acquario, nella cui era siamo entrati, tra esaltazione della tecnologia e annullamento dell’ego. Idealista e a tratti sfuggente, con il vino potrebbe abbandonarsi in maniera più profonda all’emozione, che è solito vivere in maniera distaccata, lasciandosi leggere sinceramente dagli altri solo in rare occasioni. I Pesci, intuitivi e sensibili, sono spesso divisi tra il fare e il disfare. Tengono aperte più situazioni che non vogliono affrontare in maniera diretta e così – come visto in precedenza per il Cancro – un sorso d’alcol potrebbe spingerli a confessare cose troppo a lungo taciute. Non vedo l’ora di ripetere quest’esperienza astrologica con Stefano Vighi in Freccianera, magari – come si è ipotizzato – proprio in occasione di un seminario sull’Odissea: le tappe del viaggio di Ulisse ripropongono le dodici case astrologiche del viaggio del Sole, rappresentando i diversi ambiti dell’esperienza umana. Sarà un incontro affascinante, vi terrò aggiornati!   Adele Gorni Silvestrini –Passi in cantina
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Evoluzione Arrow Right Top Bg

22 Settembre, 2026

Evoluzioni

  Dieci etichette di Franciacorta, altrettante interpretazioni di stile e territorio, si sono incontrate nel calice durante Evoluzioni, la degustazione pre-Festival firmata Tesori Liquidi di Francesco Bonomi e Francesco Mastrosimone. Servite rigorosamente alla cieca e in coppia, le bottiglie hanno raccontato il ruolo del tempo, la permanenza sui lieviti, la distanza dalla sboccatura, nella definizione di freschezza e complessità, con i produttori in sala a condividere la propria filosofia produttiva. Nel calice e nella voce dei produttori, la ricchezza della Franciacorta con lo scorrere del tempo  Quando le vacanze estive sembrano soltanto un ricordo, in alcuni posti l’arrivo imminente dell’autunno si veste di emozioni con calici memorabili. “Evoluzioni” è il titolo dato da Tesori Liquidi di Francesco Bonomi e Francesco Mastrosimone alla speciale degustazione pre-Festival Franciacorta che per il terzo anno consecutivo ha radunato appassionati e addetti ai lavori. Dieci Franciacorta, espressioni diverse per stile, territorio e filosofia produttiva, hanno deliziato gli ospiti in un percorso inedito, ulteriormente impreziosito dalla presenza dei produttori in sala. Il leitmotiv della serata è stato il valore che il tempo: con coppie di bottiglie, servite rigorosamente alla cieca, ci siamo divertiti a motivare il – presunto – effetto della permanenza sui lieviti e del tempo trascorso dalla sboccatura, lasciandoci sorprendere ogni volta dalla freschezza regalata da quei sorsi, ancora così tesi.  Con la prima coppia di bottiglie in servizio ci siamo lasciati cullare dalla cremosa opulenza di Riserva Lorenzo Ambrosini 2012: 70% Chardonnay e 30% Pinot Noir, parziale affinamento in legno e 120 mesi sui lieviti. Un tripudio di sentori di frutta secca, scorze d’arancia candite, crosta di pane e viennoiserie.  A fare da contraltare a questa opulenza di gusto, la sferzante freschezza di Facchetti, con le percentuali dei due vitigni invertite. Un “Dosaggio Zero” (2016) nel senso più assoluto del termine, con fermentazione e affinamento condotti esclusivamente in acciaio. La seconda coppia di bottiglie ha vissuto sboccature molto più ravvicinate e la dominanza assoluta dello Chardonnay. Monte Rossa ha sfoderato il suo Dosaggio Zero S.A. con sboccatura 2021 e 28 mesi sui lieviti. Il 20% di vini di riserva di diverse annate lascia dietro di sé una scia voluttuosa che si amplifica nel calice, appena si scalda con l’ambiente circostante.  Con Romantica ed il suo Extra Brut 2018 aumentano leggermente i mesi sui lieviti (36) ed il dosaggio (3g/l) ma restano inalterate la freschezza e l’immediatezza di beva di questa coppia di calici.  La terza coppia, con sboccatura 2023 come elemento comune, ha segnato il record di permanenza sui lieviti. Assieme, le due bottiglie vantavano un tempo di riposo di quasi 28 anni! Nella veste d’ineccepibili padroni di casa, i fratelli Alessio e Matteo Pizziol di Villa, ci hanno deliziati con RNA – Riserva Nobile Alessandro Bianchi 2007. Il lavoro scrupoloso di selezione dei lieviti, brevettati con l’Università di Firenze, firma questo prodotto straordinario, vero orgoglio del patrimonio di famiglia: la coincidenza “di genetica” nel nome trasmette tutta la fierezza del racconto. Nel compagno di abbinamento lo Chardonnay passa dall’85% alla totalità: è l’Extra Brut 2010 di Rizzini, da vigneto unico, con 144 mesi sui lieviti. Disarmante per la sua longevità, con un giallo oro ancora così brillante ed un perlage setoso.  La penultima coppia aveva in comune il 2017 come anno di sboccatura, dosaggi simili attorno ai 3 g/l e una piccola percentuale di Pinot Blanc a completare il cugino Noir e lo Chardonnay, dominante.  Mirabella ha come segno distintivo proprio il Pinot Bianco: è l’Azienda che ne possiede di più in Franciacorta. L’Extra Brut 2009 anticipa un piacevole sorso di verde freschezza che il successivo ritorno di Villa enfatizza ulteriormente, con le note balsamiche e di liquirizia tipiche di Monticelli nel Riserva 2008 Emozione.  Il finale è scoppiettante, con stimoli provenienti da ogni fronte: diverse le vendemmie, diversi gli uvaggi, diversi i materiali per la fermentazione e lontane tra loro le sboccature. Ronco Calino sfodera le migliori uve vendemmiate dalle vigne (all’epoca di 20 anni) di Pinot Nero, le sposa con un 60% di Chardonnay e lascia che le nozze si celebrino in barrique di rovere francese nel suo Brut 2010 con 70 mesi sui lieviti.  Andrea Arici di Colline della Stella racconta la viticoltura eroica della sua prima vigna piantata nel 1997, su terrazzamenti con muri a secco, un’unicità del territorio franciacortino. Il suo Dosaggio Zero Riserva 2007 è un sontuoso Chardonnay in purezza che combina la complessità data dai 5 anni sui lieviti con una sapidità sbalorditiva.  L’atmosfera della serata è stata resa ancora più speciale dall’eleganza calda ed accogliente di Éla – Osteria, con gli sfiziosi abbinamenti offerti, tra cui uno squisito Risotto Franciacorta Rosé con finger lime e gambero rosa.  Coccole per il palato, quindi, durante questo viaggio tra terroir e interpretazioni, in cui la complessità aromatica e l’imperitura freschezza hanno fatto emergere tutta la grandezza della Franciacorta nel tempo. Un appuntamento per annunciare il Festival Franciacorta, ma anche un’occasione preziosa d’incontro e condivisione tra produttori, sommelier e appassionati a cui conto di partecipare nuovamente.   Adele Gorni Silvestrini –Passi in cantina
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Gini e le radici del Soave. Una memorabile esperienza firmata Tesori Liquidi Arrow Right Top Bg

21 Agosto, 2026

Gini e le radici del Soave. Una memorabile esperienza firmata Tesori Liquidi

  Vigneti centenari, un legame viscerale con il territorio e una storia di famiglia che hanno reso celebre il nome di Gini nella viticoltura italiana ed internazionale.  Questo è ciò che ho apprezzato lo scorso 8 agosto, oltre a calici paradisiaci, grazie alla visita organizzata da Tesori Liquidi: la consapevolezza di produttori che si confrontano con i cicli della natura da secoli e che ancora oggi, alla quindicesima generazione, restano in ascolto delle stagioni e del respiro della terra, per far emergere il meglio che le viti hanno da offrire, dopo mesi di meticoloso ed intenso lavoro.  Senza dubbio la famiglia Gini può testimoniare di essere tra i più antichi viticoltori nella zona del Soave Classico: dal 1570 coltiva i propri vigneti in Monteforte d’Alpone e oggi Sandro e Claudio sono gli orgogliosi custodi della passione ereditata dal padre Olinto.  Gini non è soltanto una cantina, ma un autentico ecosistema vitivinicolo che svela – a chi sa attendere e cercare – i propri delicati e preziosi equilibri. Grazie all’agricoltura biologica e alle lavorazioni manuali, le vecchie viti di oltre 100 anni, producono uve di superlativa qualità. La proprietà vitata è di 70 ettari e si suddivide tra le colline storiche del Soave Classico a Monteforte d’Alpone e Tenuta Scajari a Campiano, nella zona orientale della Valpolicella DOC.  I terreni variano sensibilmente da zona a zona, passando dal tufo vulcanico a suoli calcarei dalle variegate stratificazioni, ed è questo che contribuisce ad esaltare la complessità e le sfumature delle produzioni dei vari cru.  Proprio a due tra i più iconici di questi cru, la famiglia Gini, rappresentata nella visita da Claudio con i figli Letizia e Andrea, insieme a Tesori Liquidi, ha dedicato l’evento Le Radici del Soave. Alla cieca e in ordine sparso, proprio per lasciare il confronto tra i presenti libero da condizionamenti, sono state servite le annate 2023, 2019, 2014 e 2011 per La Froscà, “una collina di raffinata seduzione” – per dirla con le stesse parole della famiglia Gini – adornata da viti di 100 anni esposte a sud est. La vinificazione, rigorosamente senza solfiti, avviene per la maggior parte in acciaio inox e per circa il 20% in botti grandi di legno francese, con alle spalle più passaggi. Affina poi almeno otto mesi a contatto con i propri lieviti naturali di fermentazione, in vasche di acciaio inox e in piccole botti di legno stagionato da 228 L. Qui, per riconoscere il cru alla cieca, ci siamo lasciati guidare dalle sapidità spiccata, dai sentori di pietra focaia e dalle note, sempre gradevoli e bilanciate, d’idrocarburo. A fare da contraltare, con la stessa esposizione e viti ancora più antiche (di almeno 120 anni!) a piede franco, il cru Salvarenza, dedicato ad una fanciulla di nome Renza, minacciata dai briganti e salvata da un nobile cavaliere proprio in quegli appezzamenti. In questo caso la fermentazione si svolge totalmente in legno, come pure gran parte dell’affinamento successivo, in pieces da 228 L e in grandi botti, a contatto con propri lieviti naturali, e seguìto da almeno altri sei mesi di affinamento in bottiglia.  Per riconoscere le etichette (sempre coperte!) di 2022, 2018, 2014 e 2008 Salvarenza, ci siamo divertiti a ricercare i frutti esotici più maturi e succosi, le spezie bianche più delicate e la frutta candita più profumata.  Colpiti da questa magistrale persistenza nei calici serviti, non abbiamo potuto far a meno di chiederci: Che cosa rende il Soave Classico così speciale? La testimonianza appassionata di Claudio ce ne ha mostrato uno scorcio: Non abbiamo mai accettato compromessi quando si parla di qualità. La nostra azienda, certificata biologica, presta particolare attenzione alle fasi lunari per rispettare i ritmi della Natura. Ci impegniamo a mantenere sani i nostri vigneti in collina, nelle zone vocate, ed a favorire l’equilibrio della flora e della fauna. Le nostre vecchie viti di Garganega sono allevate con il tradizionale sistema a pergola veronese, un metodo di coltivazione che risale all’epoca romana. Oggi, di fronte ai cambiamenti climatici, la pergola ha acquisito un valore ancora maggiore. Protegge i grappoli dalle scottature solari, ombreggiando il terreno e creando un microclima più fresco che aiuta le viti a resistere alle temperature sempre più elevate. La Garganega proveniente da questi vecchi vigneti matura lentamente e viene vendemmiata in ottobre, quando le temperature notturne più fresche favoriscono un eccellente sviluppo aromatico, preservando al contempo la naturale acidità delle uve. La nostra idea di cantina, che nasce come luogo di ascolto, piuttosto che di manipolazione. Scavata nella roccia tufacea con umidità costante, l’utilizzo di lieviti indigeni, le fermentazioni spontanee e la scelta pionieristica di vinificare senza solfiti già dagli anni Ottanta: tutti questi elementi esprimono una filosofia non interventista, fatta di pazienza, ascolto e fiducia nella natura. Qui il tempo non è un limite, ma uno strumento di scoperta ed evoluzione. Sono grata a Francesco Bonomi e Francesco Mastrosimone, fondatori di Tesori Liquidi, per avermi fatto conoscere questa appassionante azienda. La loro specializzazione, oltre alla selezione e alla compravendita di bottiglie vintage, è proprio l’organizzazione eventi speciali per chi ama vivere il vino come un arricchimento ed un’esperienza informale di confronto.  Sarò felice di condividere con gli amici lettori altre avventure firmate Tesori Liquidi!    Adele Gorni Silvestrini –Passi in cantina
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Da Burde e Starhotels Michelangelo Arrow Right Top Bg

21 Luglio, 2026

Da Burde e Starhotels Michelangelo. Un grande gruppo alberghiero italiano e la cucina tradizionale fiorentina

  L’amore vive non solo di sentimento ma di bistecche. Così Carlo Dossi, nobile scrittore della scapigliatura milanese, sottolineava con ironia che le buone relazioni hanno bisogno – molto concretamente – anche di buon cibo, per sopravvivere nel quotidiano. Mi piace pensare che la succulenta bistecca fritta Da Burde abbia portato davvero tanto amore nei 125 anni di storia della Trattoria, e che ne porterà ancora molto. Ne ho avuto un assaggio (a dir il vero, almeno un paio, di assaggi) nel press dinner del 30 giugno organizzato dall’ufficio PR Alexander Kim insieme a Fedegroup, Starhotels e Da Burde. L’invito stampa ha dato l’occasione di annunciare che dal 1° luglio Starhotels Michelangelo Firenze offre ai propri ospiti, anche esterni, un’esperienza di enogastronomia firmata dalla Trattoria Da Burde, storica insegna fiorentina fondata nel 1901 e tuttora punto di riferimento della tradizione culinaria toscana. Il nuovo ristorante porta nel cuore dell’ospitalità Starhotels l’identità gastronomica più autentica della città, in questo avvincente progetto sviluppato in collaborazione con Fedegroup, azienda leader in Italia nei servizi di ristorazione in outsourcing, con un’esperienza ventennale nel ramo della ristorazione per l’hôtellerie. L’obiettivo è quello di valorizzare nelle strutture Starhotels le eccellenze gastronomiche dei territori nei quali il Gruppo, primo per fatturato in Italia tra i privati, opera. Mauro Polmonari, General Manager di Starhotels Michelangelo Firenze Accogliere Da Burde allo Starhotels Michelangelo significa rafforzare il legame dell’hotel con la città e offrire ai nostri ospiti un’esperienza che racconta Firenze attraverso una delle sue espressioni più autentiche: la cucina. Per Starhotels, l’ospitalità non si esaurisce nel soggiorno, ma vive anche nella capacità di far scoprire il territorio e le sue eccellenze. Questo progetto va esattamente in questa direzione: rendere il ristorante dell’hotel un luogo aperto e capace di dialogare con la città. La proposta resta fedele alle ricette storiche della trattoria di Via Pistoiese e alcuni classici casalinghi di nonna Irene con piccole aggiunte per la stagione estiva: dal lampredotto alla pappa al pomodoro e panzanella, dalla tartare di manzo all’insalata di trippa, dal baccalà alla fiorentina ai pici al ragù bianco toscano, fino alla bistecca fritta e il peposo. Oltre ovviamente altri grandi classici che hanno reso Da Burde un simbolo della cucina fiorentina autentica come il crostino ai fegatini servito con un calice di vin santo. A questi si affianca una proposta più informale, pensata per gli ospiti dell’hotel e per il servizio in camera, con un’offerta internazionale semplice e contemporanea – insalate, club sandwich, burger gourmet – accompagnata da una selezione di vini Burde. Paolo Gori, founder della Trattoria Da Burde Quando cucino penso sempre a chi ha cucinato prima di me in questa cucina, che poi era anche la cucina di casa di nonna dove lei cucinava per la nostra famiglia.  Sono 125 anni di storie di casa e sapori tramandati: le ricette che portiamo al Michelangelo non sono rielaborate per piacere a tutti: sono quelle che abbiamo sempre fatto, con gli stessi ingredienti, gli stessi tempi, la stessa mano. Il lampredotto è lampredotto, il baccalà è baccalà. Firenze ha un gusto preciso, intransigente se vuoi, e noi non abbiamo nessuna intenzione di addomesticarlo. Chi entra da noi deve sentire che sta mangiando come si mangia a Firenze da sempre, non come qualcuno ha immaginato che si mangi a Firenze. Anche la carta vini contribuirà a raccontare il territorio, in un percorso pensato per valorizzare la profondità enologica della Toscana e completare l’esperienza gastronomica del nuovo ristorante. Andrea Gori, founder della Trattoria Da Burde Grandi nomi e piccoli produttori del Chianti Classico, Montalcino e Bolgheri, affiancati da territori meno conosciuti e scelte stilistiche coraggiose provenienti dalle zone vocate nel Casentino, in Garfagnana, sulle Apuane, nel Mugello, nella Costa Toscana. Ci sarà anche la nostra libreria: vecchie annate di grandi vini toscani, tesori in bottiglia che fino ad oggi vivevano nei nostri scaffali, disponibili anche al calice serviti con Coravin per chi vuole un’esperienza fuori dal comune. La nostra carta vini nasce da decenni di esplorazione del territorio toscano, e quello che portiamo al Michelangelo è esattamente questo: una Toscana del vino raccontata senza semplificazioni Ed ecco la Toscana del vino che ho sperimentato durante il press dinner. L’Ansonica Hortuli Hosiani Costa Toscana IGT 2025 dell’Azienda Fratelli Osio, i cui vigneti si affacciano direttamente sul mare, nella baia di Calagrande, la cala più bella e suggestiva del promontorio. Le uve, 100% Ansonica, sono raccolte rigorosamente a mano e rappresentano in maniera autentica la viticoltura della costa maremmana, offrendo un vino dal colore paglierino brillante che ricorda il sole di quei luoghi. Arriva al palato gentile, ma vigoroso, perfetto per accompagnare il succulento baccalà alla fiorentina firmato “Da Burde”. Più a nord, in Val di Pesa, un altro vitigno in purezza impreziosisce i primi assaggi del menu… Ma questa volta è un internazionale a bacca rossa: l’elegante e speziato Syrah. Il Rosé & Me Toscana IGT 2024, curato dall’enologo Luca D’Attoma per Tenuta Maryamado è fruttato e sapido al punto giusto per accostarsi, con il suo finale di bocca persistente, ai primi piatti saporiti della tradizione, come i pici al ragù. Passiamo poi al vino portabandiera della Toscana nel mondo, con il Chianti Classico DOCG Monteraponi 2024 e le sue note intense di viola, pepe verde e lampone. Corpo e struttura importanti bilanciati da una sferzante freschezza e da tannini setosi. L’ideale accostamento per la celebre bistecca della casa. Continuando con le denominazioni toscane più blasonate, per il tradizionale stufato “Peposo” il calibro degli abbinamenti si alza ulteriormente: a regalarci soddisfazioni è la famiglia Rabissi, il cui amore per la terra risale – almeno – a metà dell’Ottocento. Poche parole per descrivere una produzione intima: un ettaro di vigneto e circa 4 mila bottiglie all’anno di Brunello di Montalcino DOCG. Delle bottiglie del 2021, ho assaggiato la numero 602 di 3.850: al naso prevalgono i frutti rossi e la ciliegia matura, poi arriva il legno e in chiusura sentori minerali e speziati. Al palato è una bomba, i tannini sono eleganti e indicano un grande potenziale di affinamento: equilibrato, per quanto lo consenta la sua tenera età. Sono felice di questa esperienza e felice per tutti gli ospiti che potranno godersela a partire da questo mese. Confermo che con l’arrivo della Trattoria Da Burde, Starhotels Michelangelo Firenze ha rafforzato il proprio legame con la città e arricchito la proposta di soggiorno con un’offerta gastronomica autentica e profondamente fiorentina. Il ristorante si propone come nuovo indirizzo per chi desidera vivere la tradizione toscana in un contesto internazionale ed elegante, dove l’ospitalità incontra i gusti più autentici Mirko Sanna, CEO di Nabucco Srl, società proprietaria di Fedegroup: L’incontro tra Starhotels e una realtà storica come Da Burde dimostra come le eccellenze della tradizione gastronomica italiana possano diventare un elemento distintivo dell’ospitalità contemporanea. Il nostro ruolo è proprio quello di costruire connessioni tra brand iconici della ristorazione e strutture ricettive di alto profilo, sviluppando modelli innovativi che valorizzino identità, cultura e qualità. Siamo orgogliosi di aver ideato e realizzato un progetto che porta per la prima volta la storia di Da Burde all’interno di un contesto internazionale, contribuendo a rafforzare il legame tra ospitalità e territorio. Adele Gorni Silvestrini –Passi in cantina
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The Glamour Hotel Event. L’edizione romana Arrow Right Top Bg

23 Giugno, 2026

The Glamour Hotel Event. A designed Event by HOTELMYPASSION

  Il salotto del “bien vivre” che HOTELMYPASSION dedica ai protagonisti dell’haute hôtellerie ha scelto per la sua edizione romana 2026 Palazzo Ripetta Si è conclusa a Roma giovedì 11 giugno l’edizione 2026 di THE GLAMOUR HOTEL EVENT, organizzato e coordinato da Monia Ronconi, giornalista esperta di hôtellerie, Founder & Web editor di HOTELMYPASSION, il sito dedicato agli hotel lover più esigenti e alla ricerca di raffinate esperienze, che racconta lo scintillante mondo dell’ospitalità di lusso. Un successo che si rinnova, per uno degli appuntamenti diventati ‘place to be’ per i principali operatori dell’ospitalità, e che si celebra ogni anno a Milano e nella capitale. Due città, un’unica visione: riunire i protagonisti che rendono eccezionale l’ospitalità di lusso in Italia. Indiscutibilmente THE GLAMOUR HOTEL EVENT si riconferma la miglior occasione d’incontro tra colleghi e amici, un momento per tessere nuove relazioni ed in cui confrontarsi sui temi del lusso, del design, degli investimenti e delle nuove tendenze dell’ospitalità. Un salotto che raduna le figure chiave che operano nel mondo dell’hôtellerie e che permette di stringere relazioni di alto livello, in un contesto esclusivo. Una serata all’insegna dell’arte del ‘Bien Vivre’ a cui sono stata felice di prender parte, grazie alla collaborazione con Monia Ronconi, esemplare ambasciatrice di convivialità e stile. A rendere il tutto ancora più prezioso, l’incantevole giardino interno di Palazzo Ripetta, hotel cinque stelle membro di Relais & Chateaux nel cuore di Roma, dove arte, architettura, poesia e storia si fondono per dare vita a un mondo magico fatto di ospitalità e cultura. Proprio qui tra le piante rigogliose del giardino e le creazioni floreali di House of Flowers, l’Executive Chef Christian Spalvieri ha deliziato gli ospiti con creazioni raffinate che esaltavano i profumi e i colori dell’estate, tra le quali Tart hummus e crudité di stagione, Roll di carne salada e verdure, Crema ai tre pomodori con croccante di pane e basilico, Tartare di manzo e maionese agli agrumi, Risotto pomodoro e pomodoro, Controfiletto laccato, salmoriglio e fondo manzo.  Per finire in dolcezza, Perla al vin santo su frolla al cacao e Delizia cremosa con coulis di frutta di stagione.  Il tutto accompagnato dalle bollicine ineguagliabili di Champagne Pommery, che ha riservato a THE GLAMOUR HOTEL EVENT una delle perle più preziose del proprio scrigno: Apanage Brut 1874. Forse non tutti sanno che un paio d’anni fa la Maison ha festeggiato i 150 anni dalla creazione del Brut da parte di Madame Pommery. Si è così presentata l’occasione per il 10° Chef de Cave di seguire le orme dei suoi illustri predecessori e creare a sua volta il brut del XXI secolo: la Réserve Perpétuelle della Maison è stata, infatti, predisposta per il nuovo Apanage Brut 1874, ed è entrata in maniera significativa in questo sontuoso assemblage.  La gloriosa storia secolare della Maison ritorna anche sul piano visivo: l’immagine sulla bottiglia riprende il blasone presente sulla collerette dello Champagne Pommery fin dai primi anni del 1900. Rispettando lo storico lavoro attorno ai 17 Crus, Apanage Brut 1874, diventa una colonna portante del Marchio, con i suoi grandi terroir selezionati per il loro carattere e la loro singolarità, incluso lo straordinario Clos Pompadour a Reims.  Concepito come un assemblaggio di millésimes, Apanage Brut 1874 ruota attorno alle grandi annate: la superba 2018 a fare da base, con aggiunto il tocco distintivo della 2015 e della 2012 per l’originalità della Cuvée, oltre alla preziosa riserva perpetua già citata. Con predominanza di Chardonnay e Pinot Noir delle più grandi origini, è reso ancor più complesso dai grandi Meunier della Montagne de Reims e della Grande Vallée de la Marne. Il primo approccio al palato è un attacco cremoso e delicatamente burroso; a seguire rivela note vegetali, di pesca bianca e di frutta esotica, bilanciate da una sferzante freschezza e da una persistente mineralità. Il finale è ampio e persistente, esaltato da note di scorza di agrumi che completano l’esperienza gustativa. I percorsi sensoriali intensi ed avvolgenti di THE GLAMOUR HOTEL EVENT sono continuati nel corso della serata, con i brani della live performance di violino by Angela e sax e – tornando ai nostri palati più esigenti e dinamici – alla Mixology Cocktail list curata da Christian Comparone. Il Bar Manager di Palazzo Ripetta ha intrigato gli ospiti con una selezione che ha dialogato con il menu del food selezionato. Tra le proposte alcoliche dall’essenza dolce-aspra, Averna & Crodino, amaricante e lievemente sapido, per gli amanti dello spritz, e Biancosarti & Limonata amara, agrumato, floreale ed erbaceo, pensato per gli amanti del gin tonic; tra quelle analcoliche, Zenith composto Gin 00, Bitter 00, Frutto della Passione e Crodino, e Aura, un mix di Tequila 00, Amaro 00, acqua di cocco e basilico. Gli ospiti del salotto più glamour dell’haute hôtellerie La padrona di casa Alessia Meli, Chief Operating Officer di Palazzo Ripetta, con THE GLAMOUR HOTEL EVENT ha accolto tra le prestigiose mura della dimora d’origine seicentesca i rappresentanti di alcune delle insegne più rinomate dell’hôtellerie internazionale e italiana: Edoardo Barucca, F&B Manager Palazzo Talia; Giacomo Battafarano, Managing Director & Southern Italy Hotel de Russie; Gaetano Caccialli, Hotel Manager Aleph Rome Curio Collection by Hilton; Ilaria Carini, Revenue Waldorf Astoria; Claudio Ceccherelli, Director of Operations Le Graal; Pauline Charles, Hotel Manager Palazzo Experimental Roma; Demetrio De Giorgio, Amministratore Delegato Mercati Spa; Camille Delarue, Pre Opening Team Rosewood Rome; Andrea Fiorentini, Cluster General Manager Gran Melia Roma & Melia Genova; Valeria Fruscio, General Manager Aleph Rome Curio Collection by Hilton; Marco Gilardi, Senior Operations Director Italy & USA – Operations, Italy Office e Fernanda Lopez, General Manager W Rome; William Picher, General Manager Waldorf Astoria; Vanessa Schiano, Hotel Manager Corinthia; Marina Toti, Owner Le Meridien Visconti Palace – Capo D’Africa; Roberto Vannoni, Owner Bio Hotel Raphael – Relais & Chateaux; Ciro Verrocchi, General Manager 4L Collection; Max Zanardi, General Manager, pre-opening, Baccarat Hotel e Danilo Zucchetti, Managing Director Corinthia Palace. Di prim’ordine anche il parterre di professionisti tra architetti, creativi e protagonisti del settore. Tra gli altri, Cristiano Pistis, Director of Architecture & Real Estate; Andrea Ronchetti, General Manager CX Living; Alessio Sbordoni, Owner NS Costruzioni; Roberta Tucciarelli, Project Manager Jacobs; Fabio Braidotti, Partner Real Estate & Hospitality e Fabio Magazzu, Property Manager Colliers. THE GLAMOUR HOTEL EVENT è supportato da una selezione di sponsor prestigiosi che condividono la passione per l’eccellenza e l’innovazione nell’ospitalità: Simmons, leader mondiale nel settore del bedding più confortevole, Pedersoli Milano, storica azienda specializzata in biancheria e servizi di lavanderia per l’hôtellerie, Sambonet – Rosenthal, marchi iconici nel mondo della tavola, Apir, che realizza e distribuisce segnaletica, interruttori elettrici di design, complementi d’arredo e accessori per l’hôtellerie, e infine HORO Divania, con le sue realizzazioni “chiavi in mano” di arredi e forniture nell’area residenziale, dell’hospitality, di uffici e di nautica. HOTELMYPASSION rivolge poi un ringraziamento speciale a Pommery, Gruppo Galli e House of Flowers, che hanno arricchito con gusto e bellezza questo appuntamento di networking ad alto tasso di stile, in un’ esclusiva reunion che ha celebrato anche quest’anno i protagonisti dell’ospitalità più ricercata.    Adele Gorni Silvestrini –Passi in cantina
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Sorsi di Bellezza in Franciacorta. L’iniziativa di Freccianera e BE Cosmetics Arrow Right Top Bg

13 Aprile, 2026

Sorsi di Bellezza in Franciacorta. L’iniziativa di Freccianera e BE Cosmetics

  Ci sono Aziende che fin dalla loro fondazione mostrano una spontanea predilezione per il Bello. Una di queste è Fratelli Berlucchi, che durante il Festival di Primavera del 14 e 15 marzo ha valorizzato la sua “Collezione Freccianera” di Millesimati Extra Brut, Satèn, Rosé e Nature in un percorso multisensoriale dedicato al benessere. Ho accettato l’invito all’evento “Sorsi di Bellezza”, curiosa d’iniziare la primavera attraverso un nuovo punto di vista, quello della bellezza che nasce dal territorio… e ne sono rimasta entusiasta! La degustazione si è trasformata in un viaggio completo: mentre il vino stimolava l’olfatto e il gusto, le formulazioni cosmetiche raccontavano un’altra espressione della stessa materia prima d’origine, l’uva, trasformando l’esperienza in un racconto coerente di eleganza e naturalità. In un concerto a quattro mani, Renato Della Bartolomea, direttore commerciale di Freccianera e Jenny Volpi, collaboratrice della founder di BE Cosmetics Elena Bonassi, hanno messo al centro dell’esperienza l’uva di Franciacorta, simbolo identitario del territorio e ingrediente prezioso anche in ambito cosmetico, con il suo carico di antiossidanti, primo fra tutti il resveratrolo. A ciascuno dei quattro Millesimati Franciacorta DOCG Freccianera, ai noi ospiti è stato fatto provare in accostamento un prodotto BE Cosmetics,  in un dialogo raffinato tra aromi, texture e sensazioni tattili. Abbiamo cominciato con un FRECCIANERA EXTRA BRUT MILLESIMATO 2021, in cui si fondevano l’eleganza dello Chardonnay, la ricchezza del Pinot Bianco ed il vigore del Pinot Nero; agrumato, con una freschissima nota minerale, croccante e sapido. Questa sferzata d’energia fresca ed agrumata l’ha ricevuta anche la pelle di noi ospiti all’inizio della degustazione, perché ci siamo fatti conquistare dalla crema viso multivitaminica BE Cosmetics. Adatta sia di giorno che di notte, contiene tutti i polifenoli dell’uva dal potere antiossidante e anti age, insieme a vitamina E, vitamina C per stimolare il collagene a ridurre le macchie e vitamina B5, con la sua azione calmante, lenitiva e riparatrice. Abbiamo poi proseguito con il FRECCIANERA EXTRA BRUT MILLESIMATO 2021, in cui la freschezza armonica dello Chardonnay in purezza si è fatta ricordare insieme alla delicatezza del perlage. Proprio alla finezza delle bollicine si è legata Jenny, facendoci provare la carezza rinvigorente del gel scrub BE Cosmetics. Qui i microgranuli ottenuti dalla polvere di pietra pomice svolgono un’azione esfoliante talmente delicata da rendere questo prodotto perfettamente sostituibile ad un bagnoschiuma, da utilizzare anche più volte alla settimana.  Lascia una pelle liscia e setosa perché agli attivi dell’uva, presenti in tutta la gamma, qui si aggiunge l’estratto di foglie di fico d’India siciliano, paragonabile per proprietà all’acido ialuronico, per la sua azione sia protettiva che idratante. Al terzo calice il nostro viaggio si è tinto di rosa, con FRECCIANERA ROSE’ MILLESIMATO 2022, da 60% Pinot Nero e 40% Chardonnay. Il suo colore oro rosa brillante con riflessi di rame e il suo aroma fruttato di ribes e agrumi hanno letteralmente fatto volare nella goduria i presenti, stimolati da Renato a pensare agli accostamenti gastronomici più arditi. Dopo qualche pietanza, si sono presto fatte strada proposte di coccole e di relax a tutto tondo, come una vasca da bagno piena di petali di rose. Jenny si è così inserita, proponendo la miglior soluzione dopo bagno presente nella gamma BE Cosmetics: la crema corpo, arricchita di olio di mandorle dolci, aloe ed amido di riso, rinfrescanti e calmanti per pelli sensibili. Ci siamo infine – ahimé – congedati da questo tour di gusto e benessere con il sorso più verticale, complesso ed elegante della “Collezione Millesimati Freccianera”: un NATURE 2021. La sua personalità austera ma ricca di fragranza, con note di spezie e canditi a stemperare l’acidità, ha trovato un giusto accostamento con il vero cavallo di battaglia della linea BE Cosmetics: la mousse detergente.  Ne basta una sola erogazione per poterla stendere delicatamente su tutto il viso e lasciarsi inebriare dal profumo distintivo di uva fragola, presente anche nelle creme. Oltre ai polifenoli antiossidanti dell’uva contiene un’alta percentuale di acqua distillata di calendula, che calma e lenisce pelle; gli emulsionanti contenuti sono tutti naturali, per rispettare al massimo il PH cutaneo. Affascinata da questa linea di prodotti, così essenziale e al tempo stesso complessa per formulazione, ho contattato la Titolare di BE Cosmetics, Elena Bonassi. Sentire l’attaccamento alla nonna, protagonista della sua infanzia, che l’ha ispirata nel suo progetto è un’esperienza potente che v’invito a provare di persona, prenotando un appuntamento nel centro benessere Franciacorta Fitness che gestisce a Paratico. Posso invece anticiparvi da che cosa deriva il nome della linea cosmetica “BE”. Sono le due lettere con cui inizia Bellezza non solo in italiano, ma anche in molte altre lingue: beauty, beauté, bellezza… Ho voluto legarle al senso della mia missione, ritrovandole anche nelle mie iniziali, Bonassi Elena. Mi piace pensare che non sia un caso, quindi, l’incontro fortunato con altre “B” ed “E”… quelle con cui inizia il cognome della famiglia Berlucchi, titolare di una delle rare aziende del settore che non ha mai cambiato proprietà e operante in una cantina in ampliamento, in cui i Franciacorta maturano sotto volte autentiche del ‘300 e gli ospiti sono ricevuti in sale con affreschi di varie epoche, i più antichi risalenti al Rinascimento. Qui la Bellezza è davvero di casa.   Adele Gorni Silvestrini –Passi in cantina
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Vino In-dipendente 2026. L'artigianalità del vino Arrow Right Top Bg

23 Febbraio, 2026

Vino In-dipendente 2026. L'artigianalità del vino

  A Calvisano l’artigianalità del vino stabilisce un record e segna la mia miglior esperienza degustativa di questo primo bimestre. Vino In-dipendente, ideato e coordinato da Stefano Belli, raduna ogni gennaio a Calvisano, in provincia di Brescia, una settantina di vignaioli da tutta l’Italia. Rispetto per la natura e amore per la tradizione dei territori si respirano ad ogni postazione di questa mostra-mercato, che alla sua undicesima edizione ha vantato il record di oltre 700 visitatori. A Vino In-dipendente si ha l’occasione di conoscere vignaioli che proteggono l’integrità del proprio territorio attraverso una solida etica ambientale, per produrre vino senza additivi chimici e con il minor numero possibile d’interventi, sia in vigna che in cantina. Ecco alcuni dei sorsi di genuina personalità che più mi hanno colpita. Il Mimomamu dell’azienda bolognese Terre di Macerato di Franco Dalmonte è un vino rosso travestito da bianco, in cui l’albana in purezza dà carattere, acidità e tannino, grazie alla combinazione di due raccolte da zone e periodi differenti: la prima leggermente precoce per dare freschezza e la seconda un po’ in ritardo, per ricavare la generosità d’aromi della surmaturazione. Sempre in Emilia Romagna, ma sui Colli Piacentini, le uve di malvasia bianca di Candia aromatica coltivate in Val Tidone regalano un vino orange non filtrato e senza solfiti aggiunti, dal profumo inebriante di zafferano, datteri essiccati e miele d’acacia: è l’Amphora Tigris di Cà Nova Gualdana. A poco più di 30 kilometri di distanza dalla Val Tidone, una delle zone più celebri in Italia per gli spumanti metodo classico, l’Oltrepò Pavese, con la cantina Torrazzetta come degna rappresentante. Il suo Pas Dosé Luce da Pinot Nero in purezza, vendemmia 2015, con 94 mesi sui lieviti, ha un’acidità vivace e prolungata con sentori di crosta di pane e fiori di sambuco. A fare da contraltare alle bollicine pavesi, il secondo grande territorio lombardo delle bollicine è quello in cui sorge Stella del Filare, la Franciacorta. Anche qui 100% Pinot Nero, proveniente da un unico vigneto. Le bottiglie de L’Ancestrale vengono sboccate dopo circa 12 mesi, colmate con lo stesso vino e affinate in bottiglia con tappo di sughero per 6 mesi prima della messa in commercio. Esprimono tutto il frutto e le caratteristiche varietali dei tagli di mosto in seconda estrazione. Mentre il mosto fiore, il titolare Luigi Picotti – con un affascinante passato nella scena musicale underground di Brooklyn – lo utilizza per produrre Franciacorta. Ancora metodo classico, per delle bollicine che di classico non hanno proprio nulla. Zizzania di Malerba, come il suo stesso nome annuncia, ha tutta l’energia incontenibile di una pianta infestante. Il 2018 che ho degustato viene da un uvaggio di malvasia, trebbiano e altre varietà a bacca bianca toscane. Colore ambrato, naso dirompente fatto di arancia candita, macchia mediterranea e di una straordinaria mineralità che si riconferma al palato. Da Arezzo immagino di spostarmi verso est con un paio d’ore in auto e arrivo a Urbino in Tenuta Cà Sciampagne. Il rosso Guidobaldo che mi presenta la signora Paola è un sangiovese da bere fresco, più che per età, letteralmente, per temperatura. Viene da 3 vendemmie, un’anticipata, una regolare e una in sovramaturazione. Si sentono tutte al palato: il viaggio parte “verde”, prosegue dolce e chiude tannico. Tannini e avvolgenza anche da altro produttore dell’Italia orientale, ma decisamente più a Sud, con il San Severo Nero di Troia di Cantine Pallotta. Tutte le vendemmie di Donna Clelia partono da bassissime rese, con uva ancora pigiata con il torchio di legno, fermenti naturali, rimontaggio manuale, affinamento in barriques di rovere francese di secondo o terzo passaggio per almeno dieci mesi e successivo affinamento in bottiglia per altri dodici. Prima di lasciare Vino In-dipendente, scelgo di coccolarmi con un assaggio di formaggio Silter DOP e di accompagnarlo ad una sorprendente anteprima,  uscita proprio questo mese: il rosé ancestrale da Nero d’Avola Marah di Francesca Barracco, di Mazara del Vallo, che con la sua giocosa ma elegante effervescenza regala un sorso fresco e scorrevole. Mi vien quasi voglia di cominciare un secondo giro tra gli stand… ma decido di tenermi altre invitanti sorprese per il prossimo gennaio, quando tornerò a Calvisano per godermi altri vini che narrano di radici, mani e passione.   Adele Gorni Silvestrini –Passi in cantina
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CastelBrando. Un’oasi di benessere e gusto dalla storia millenaria, immersa tra le colline del Prosecco Arrow Right Top Bg

5 Gennaio, 2026

CastelBrando. Un’oasi di benessere e gusto dalla storia millenaria, immersa tra le colline del Prosecco

  Se non fanno per te il cielo grigio e le temperature rigide che verosimilmente ci accompagneranno ancora per un paio di mesi, un’allettante risposta alle giornate invernali la troverai in CastelBrando, a Cison di Valmarino, in provincia di Treviso. Ci si arriva salendo in funicolare in cima alla collina a circa 400 metri, dove il castello domina il paesaggio circondato da boschi e dal lussureggiante verde del parco, punto di partenza per rinvigorenti passeggiate dopo le quali ci si può rilassare tuffandosi – letteralmente – nella storia. Immagina d’immergerti nell’acqua pura e incontaminata che più di 2.000 anni fa i Romani convogliavano al Castello. Lungo l’antica via romana, il sito attuale di CastelBrando fu infatti scelto attorno al 40 d.C. per l’edificazione di un castrum, una fortezza alta una trentina di metri utilizzata dai Romani come base logistica per il controllo della Valmareno e dei passi alpini circostanti. Condotte in pietra e terracotta lunghe 5 km ritrovate durante gli scavi archeologici garantivano l’approvvigionamento idrico del castrum, prelevando l’acqua dalle fonti che ancora oggi alimentano il castello. Oggi la Princess SPA, rinnovata e ampliata da pochi anni, regala un’esperienza unica ed emozionale con un design accattivante, ispirata alle antiche vestigia romane. Estesa su duemila metri quadrati, è una delle più grandi Spa all’interno di un castello in Europa. In una cornice preziosa, fatta di antichi reperti, giardini esclusivi e terrazze panoramiche, gli ospiti possono godersi saune, piscine idromassaggio, grotta dell’Himalaya, bagno romano, hamman, solarium, docce scozzesi e – su prenotazione – trattamenti viso e corpo condotti da professionisti qualificati. Dopo alcune ore nella spa – che mette sempre un certo appetito – potrai continuare a coccolarti con le proposte enogastronomiche di CastelBrando. Il ristorante La Fucina, anch’esso aperto agli ospiti esterni, è un locale informale e moderno, in cui si trovano una cucina rispettosa del territorio e anche alcune proposte di pizzeria. Tra i piatti che più mi hanno colpita per gusto e valorizzazione territoriale, cito il “Flan ai carletti”: Silene inflata, scientificamente, è tra le migliori erbe commestibili diffuse in Veneto e qui si accompagna alla fonduta di Moesin, formaggio da latte vaccino delle Prealpi venete dalla pasta morbida e dal sapore delicato. Quale vino del territorio abbinare? Una bolla “a tutto pasto”, dato che qui l’uva Glera dà il meglio di sé. Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco superiore DOCG CastelBrando, nelle versioni Brut ed Extra Dry, viene prodotto con le migliori uve dei vigneti che ornano le colline nei dintorni di Cison Valmarino. Per concludere il pasto con un digestivo memorabile, L’Amaro CastelBrando, prodotto dalla celebre distilleria Castagner, è la scelta da compiere: si ottiene da un sapiente blend di più di quaranta erbe, alcune delle quali crescono proprio nell’orto botanico del castello. Alla guida della brigata di cucina di CastelBrando c’è il giovane chef Luca Miceli, che cura ogni format food&beverage all’interno della struttura a partire dalle colazioni, servite all’interno del secondo ristorante Sansovino, situato nelle storiche sale del 700, disponibile per banchetti privati di minimo 20 persone. CastelBrando, con i suoi ampi e prestigiosi spazi sia esterni che interni, tra cui quattro saloni settecenteschi, viene infatti spesso scelto come location per cerimonie, convegni e grandi eventi, arrivando ad ospitare nel 2009 perfino il G8 dell’Agricoltura. Nella quiete di un luogo idilliaco circondato dalla natura e dalle Colline del Prosecco, Patrimonio Unesco, il castello può comodamente accogliere fino a 1800 ospiti con i più alti standard di privacy e sicurezza, grazie anche all’eliporto. Per gli ospiti che scelgono di passare la notte a CastelBrando, la struttura mette a disposizione 50 camere.  Magari dormiranno proprio in quelle dei Brandolini, nobili che avevano qui fin dalla metà del Quattrocento la propria dimora (da cui il nome “CastelBrando”, appunto), ora adibite a suites in stile veneziano decorate con raffinati stucchi, suggestivi caminetti ed originali vetrate con lavorazione a piombo. Completa l’esperienza immersiva nella storia un percorso museale ed archeologico arricchito da mostre iconografiche ed esposizioni tematiche: l’esplorazione del castello parte dalle mura e torri guelfe e si sviluppa attraverso l’imponente scalone d’ingresso, il Salone degli Stemmi del Cinquecento, il Museo delle Armi e le antiche prigioni, a cui si legano testimonianze di torture fin dal Medioevo. Se oggi possiamo compiere questo viaggio a ritroso nel tempo, lo dobbiamo a Massimo Colomban, fondatore del gruppo Permasteelisa, e sua moglie Ivana, che hanno acquistato nel 1998 il castello, chiuso al pubblico perché malridotto e pericolante. Dopo un’opera faraonica di restauro, hanno restituito a CastelBrando il suo fascino originario, collocandolo tra i più raffinati esempi di riqualificazione del patrimonio storico-artistico italiano.   Adele Gorni Silvestrini –Passi in cantina
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Réserve de la Terre Rosé Arrow Right Top Bg

18 Ottobre, 2025

Réserve de la Terre Rosé. La nuova referenza biologica di Telmont impreziosisce una memorabile serata bolognese

  A Casa Azzoguidi, all’interno di uno dei palazzi più antichi del centro di Bologna, la sera del 6 ottobre è avvenuto il lancio ufficiale in Italia di Réserve de la Terre Rosé. Un evento esclusivo organizzato da Gruppo Montenegro, distributore ufficiale di Champagne Telmont e di tutto il portafoglio Rémy Cointreau in Italia, che ha permesso a stampa, operatori del settore e fortunati appassionati di degustare la cuvée e conoscere da vicino il percorso di eccellenza e responsabilità ambientale intrapreso dalla Maison. Chiara e forte la dichiarazione d’apertura di Alexis Lyon, global brand manager di Telmont Intendiamo offrire il miglior Champagne possibile, senza alcun compromesso quando si tratta di sostenibilità. Fondata nel 1912 da Henri Lhôpital, tra i protagonisti della Rivoluzione dello Champagne del 1911, Telmont è ora arrivata alla quarta generazione, ma la Maison continua a dichiararsi una “century startup” Stiamo cercando di guidare una seconda rivoluzione, questa volta una rivoluzione verde. Piantiamo alberi e seminiamo colture tra i filari con costanza, ma non basta. Se vogliamo generare un impatto significativo sul territorio, dobbiamo attuare senza compromessi l’agricoltura biologica: nessun fertilizzante chimico, nessun diserbante sintetico, nessun pesticida. In questo modo, il suolo si rigenera e consentiamo alla vite d’interagire con l’ambiente in modo naturale. Dal 2021, con il progetto In the Name of Mother Nature, Telmont ha avviato la conversione al biologico e all’agricoltura rigenerativa di tutti i vigneti di proprietà e dei partner viticoltori. Oggi il 70% delle vigne è già certificato biologico; l’obiettivo è raggiungere il 100% entro il 2031 e continuare a preservare la biodiversità, riducendo drasticamente le emissioni di carbonio, per arrivare al Net Zero entro il 2050. La sostenibilità, in Champagne Telmont, non si limita infatti al vigneto: tutta l’energia utilizzata nei siti produttivi proviene da fonti rinnovabili e i trasporti aerei sono stati interamente sostituiti da spedizioni via mare o terra. Inoltre, dal 2021, l’azienda ha cessato di proporre cofanetti Produciamo Champagne, non scatole regalo. Non abbiamo bisogno di edizioni speciali con volti famosi per vendere il vino Ha incalzato un tagliente Lyon, alludendo alle scelte glamour di celebri marchi che continuano a puntare su campagne pubblicitarie con brand ambassador del mondo della moda e dello spettacolo. Un volto noto c’è, in realtà, anche nella compagine Telmont, ma riveste un ruolo ben più esteso e determinante di un ingaggio promozionale: l’attore hollywoodiano Leonardo Di Caprio, celebre per il suo attivismo sui temi ambientali, è tra gli azionisti del marchio insieme a Bertrand Lhôpital, grapefather e chef de cave, nonché pronipote del fondatore Henri, Ludovic du Plessis, Presidente della Maison e Rémy Cointreau, azionista di maggioranza che supporta pienamente la missione di sostenibilità e innovazione intrapresa dall’Azienda. Réserve de la Terre Rosé ora affianca Réserve de la Terre e diventa la seconda cuvée 100% biologica della Maison, riaffermandone la cifra stilistica: nei prodotti Telmont si riconosce uno stile arioso e strutturato, in perfetto equilibrio fra tensione e freschezza, con un’acidità sottile e bilanciata accompagnata da una persistenza memorabile. Corpo strutturato e leggerezza sorprendente. Può suonare come una contraddizione, ma è proprio in questo magico paradosso che risiede l’unicità di ogni cuvée Telmont, sempre perfettamente descritta su ciascuna etichetta, in ogni minimo particolare. Il Réserve de la Terre Rosé degustato con i colleghi della stampa a Casa Azzoguidi, grazie all’organizzazione dell’ufficio stampa e PR Alexander Kim, nasceva dal connubio di due annate complementari: il 2020 per un maggioritario 55%, generoso e di apprezzabile qualità, completato per la restante parte dal 2021, anno difficile dal punto di vista della resa, ma straordinario per la qualità delle uve. Il blend era composto da Chardonnay al 38%, Pinot Noir 35% e Meunier al 27%, con un 15% di vino rosso proveniente dalla Côte des Bars, terroir rinomato per il Pinot Noir. Il risultato è un rosé d’assemblage dal profilo snello, equilibrato tra vitalità e complessità, con una chiusura tesa e vivace. All’olfatto colpiscono le tracce di melagrana e ribes rosso, accompagnate da note tostate; al palato si aggiungono aromi di ciliegia e scorza d’arancia, seguiti da un lungo finale sapido e lievemente speziato. L’abbinamento della cucina di Casa Azzoguidi è stato trionfale, sia con le portate da sempre associate agli champagne, come ostriche e battuta di gambero, sia con le colonne portanti della cucina bolognese, come le tagliatelle al ragù. Del resto, se – come recita la filosofia della Maison – lo Champagne Telmont nasce da un suolo vivo per essere pieno di vita, quale cucina può definirsi più ricca di gioiosa vitalità di quella bolognese?     Adele Gorni Silvestrini –Passi in cantina
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