Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

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11 Luglio, 2024

I GRANDI BIANCHI D'ABRUZZO (la masterclass)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso Sabato 8 Giugno è andato in onda ITALIA WINE EXPERIENCE “ABRUZZO EDITION”, giornata organizzata da Saula Giusto e Veronica Laurenza e patrocinato dal CONSORZIO VINI D’ABRUZZO con l’intento di promuovere con eleganza la Qualità della produzione vitivinicola e gastronomica della Regione. Sede dell’Evento è stata l’Azienda PODERE SANTA LUCIA di Tossicia (TE), scelta appositamente per dimostrare quale sia la capacità ricettiva di un Territorio troppo spesso dimenticato. L’Evento è stato anticipato il Venerdì sera da un incontro tra Produttori, professionisti della comunicazione e stampa nell’elegante location di CORTE DEI TINI a Villa Vomano (TE). Evento riuscito e totalmente “plastic-free” grazie agli allestimenti in cartone riciclato dell’Azienda IRONDA che ha viso numerosi winelovers affollare i banchi d’assaggio. LE MASTERCLASS 3 le masterclass organizzate a latere dell’Evento, la prima dedicata alla DOCG MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE, la seconda ai GRANDI BIANCHI D’ABRUZZO e la terza agli abbinamenti cibo-vino a “km zero”. Giuseppe Ialonardi, delegato FISAR di Teramo, ha condotto le prime due (quelle cui ho partecipato) illustrando storia e storie della prima DOCG abruzzese e presentando un’ampia selezione di vini bianchi della regione con un bel focus sul Montonico e senza dimenticare la novità dei PIWI.     I GRANDI BIANCHI D’ABRUZZO 8 (+1) i vini in degustazione con un occhio di riguardo per quel Montonico che grazie all’impegno di alcuni illuminati Produttori ha saputo ritagliarsi un proprio spazio all’interno del variegato panorama dei bianchi abruzzesi e senza dimenticare tanti vitigni minori che per molto tempo hanno recitato semplicemente il ruolo di ballerini di fila nello spettacolo del Trebbiano d’Abruzzo. 8 vini (+1) cui mi sono permesso di assegnare un punteggio che Vi invito a discutere. Se doveste pensare che sono stato troppo “cattivo” beh, sappiate che me lo hanno già detto. Io preferisco dire di essere stato “severo ma giusto”, perché l’Abruzzo del vino non è solo il Montepulciano (e il Cerasuolo) ma anche un mondo di vini bianchi che aspettano solo di essere valorizzati per quello che sono e di occupare il posto che meritano sul podio della Qualità. 1. ABRUZZO DOC SPUMANTE METODO CLASSICO MONTONICO PAS DOSÉ “PILATUM”, CICCONE: 52 mesi sui lieviti (per la precisione: vendemmia 2018, imbottigliamento 2019, sboccatura 2023 per questo Metodo Classico. L’olfatto propone toni green di prato sfalciato e mela Granny Smith ben prima di quelli quasi nascosti di pesca e frutto croccante cui conduce la sottile scia di lieviti fornai che screzia lo sfondo minerale. Il sorso è dritto e freschezza e sapidità sono i due tagli della lama di una spada affilata che spartisce, con un colpo forse troppo netto, le dolcezze del frutto dalle amaritudini di un osso di pesca che una sottile tannicità tende ad evidenziare. (85 Punti ma…da riassaggiare, nel bene e nel male). 2. ABRUZZO DOC MONTONICO SUPERIORE “SANTAPUPA” 2023, VINI LA QUERCIA: m’aspettavo un olfatto vegetale e agrumato e invece ho trovato i tropici (ananas) e la pesca bianca con la mela Fuji a proporre una iniezione di dolcezza croccante. Sorso decisamente sapido che vira bruscamente su dolcezze femminili e troppo affettate lasciandoci un po’ così… (83 Punti). 3. ABRUZZO DOC MONTONICO SUPERIORE “EMOZIONE N° 3” 2020, VALENTE: si propone subito pimpante, con piccantezze cementizie che veicolano con piacevole dinamismo pendii sfalciati di fresco, erbe e fiori di campo, una pesca bianca fresca e lungi dall’essere matura e una nota di brace spenta che sa tanto di riposo dopo una giornata di lavoro nei campi. Il sorso, decisamente fresco e scorrevolissimo, vive del ritmato contrasto tra saporita sostanza e inattese dolcezze chiudendo lungo e quasi piccante Un’interpretazione che dimostra capacità e conoscenza al servizio della Qualità e della piacevolezza edonistica. (86/87 Punti). Da bere ascoltando (e non potrebbe essere altrimenti) “EMOZIONI” di LUCIO BATTISTI. 4. TERRE DI CHIETI IGP COCOCCIOLA BIO “IAVA” 2023, FAMIGLIA DI CARLO (VIGNAMADRE): vispo, si apre al naso su note di melone ma vira presto su più ammiccanti toni esotici di papaia lasciando che, sullo sfondo, le vegetalità si sbraccino per farsi notare. Molto fresco e decisamente sapido, propone un sorso ben più largo di quanto il naso lasciasse intendere calcando la mano sulle dolcezze di frutta gialla matura e chiudendo un po’ spigoloso. (84 Punti). Un’Azienda “unica” quella della Famiglia Di Carlo. Giannicola crede da sempre nel Biologico e nell’Energia. Tra i redattori del Regolamento Bio e tra i primi a puntare sulla “confusione sessuale” per proteggere il vigneto dagli insetti “molesti”, ha costruito la prima cantina europea seguendo i dettami della bioarchitettura e crede nella “comunicazione tra le piante attraverso gli apparati radicali. Ha praticato per molti anni meditazione trascendentale e creato il primo Vigneto Dinamico Energetico assegnando a ciascun filare uno dei 7 colori dei chakra… Non Vi dico altro. Pensateci Voi ad approfondire queste storie e a cercare nel bicchiere l’unicità del suo pensiero. Ne riparleremo. 5. TERRE DI CHIETI IGT PASSERINA 2023, FATTORIA ITALIANA MARTELLI: l’olfatto propone le dolci grassezze di una mela renetta, granulosa e matura, e poi il calore dell’erba secca e della pietra arroventata dal sole. Sorso fresco, semplice e scorrevole, che ripropone il giallo frutto e vi aggiunge quello della ginestra chiudendo leggermente amaricante. (82/83 Punti). 6. TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “BARDASCE” 2022, TENUTA DE MELIS: bianco, nel suo abito olfattivo fatto di mela golden, pesca bianca, pera e leziose margherite. Impatto gustativo segnato da una profonda mineralità gessosa che presto evolve in ricordi di frutta lasciando spazio a soffi di erbe aromatiche e lontani sguardi marini. (83/84 Punti). 7. TERRE DI CHIETI IGP PECORINO “NUNTIUS” 2021, MASTRANGELO TENIMENTI DEL GRIFONE: ci vuole pazienza e capacità di “fare la tara” per scostare una sottile ma sgarbata nota ossidativa e concentrarsi sull’analisi olfattiva di un vino più complesso di quanto ricordassi. Ecco dunque sottigliezze selvatiche alternarsi a dolcezze di frutta bianca, amaritudini di gheriglio di noce a un ché di tropicale e quella chiusura salmastra…quasi di mollusco. Sorso ampio, fresco e scorrevole, decisamente sapido e appena speziato. Si becca il mio premio “PECCATO” e la promessa di un riassaggio appena possibile. (84 Punti). 8. TREBBIANO D’ABRUZZO DOC BIODINAMICO “PEPE BIANCO” 2013, STEFANIA PEPE: un Trebbiano che Chardonneggia con troppa disinvoltura e si muove con non troppa circospezione sul filo del difetto. Propone grassezze di cera d’api e frutta gialla matura, la scorza d’arancia messa sulla piastra dell’economica e un quid di freschezze di erbe aromatiche. Sorso deciso, fruttato e quasi succoso, giocato tra ricordi di pesca gialla e mandarino cinese, che rimarca con davvero troppa foga le note ossidative percepite all’olfatto. Certo può piacere ma… (80/81 Punti). 9. VINO BIANCO PIWI “PETRINO” 2023, PAOLUCCI: quello dei PIWI è per me ancora sentiero in massima parte sconosciuto e certo, questo Soreli, non mi aiuta a dirimere le nebbie. Il naso mixa dolcezze di frutta estiva matura con una intensa nota di sambuco. C’è poi un’idea di stoppia e un ché di come lavanda che mi spiazza. Il sorso denota una muscolatura che va oltre quello che i 12.5° alcolici farebbero supporre, fresco, punta decisamente su dolcezze mielose ma non dimentica graffi amaricanti di erbe aromatiche e mandorla. Vorrebbe essere territoriale ma, forse per quell’identità che ancora non ha, risulta modaiolo e piacione. Da riassaggiare insieme ad altre etichette per capire meglio lui e il mondo dei PIWI. (82 Punti). IN CONCLUSIONE In conclusione beh, “I GRANDI BIANCHI D’ABRUZZO” non era forse il titolo più adatto a descrivere questa masterclass. Va comunque dato merito a chi l’ha organizzata di essere riuscito quantomeno a presentare una visione assolutamente panoramica della produzione bianchista di una Regione che dovrebbe credere di più nelle proprie produzioni tradizionali senza inseguire mode o scimmiottare altri areali.     Roberto Alloi VINODENTRO
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4 Luglio, 2024

DOCG COLLINE TERAMANE: il grande Abruzzo nel calice (la masterclass)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso Sabato 8 Giugno è andato in onda ITALIA WINE EXPERIENCE “ABRUZZO EDITION”, giornata organizzata da Saula Giusto e Veronica Laurenza e patrocinato dal CONSORZIO VINI D’ABRUZZO con l’intento di promuovere con eleganza la Qualità della produzione vitivinicola e gastronomica della Regione. Sede dell’Evento è stata l’Azienda PODERE SANTA LUCIA di Tossicia (TE), scelta appositamente per dimostrare quale sia la capacità ricettiva di un Territorio troppo spesso dimenticato. L’Evento è stato anticipato il Venerdì sera da un incontro tra Produttori, professionisti della comunicazione e stampa nell’elegante location di CORTE DEI TINI a Villa Vomano (TE). Evento riuscito e totalmente “plastic-free” grazie agli allestimenti in cartone riciclato dell’Azienda IRONDA che ha viso numerosi winelovers affollare i banchi d’assaggio. LE MASTERCLASS 3 le masterclass organizzate a latere dell’Evento, la prima dedicata alla DOCG MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE, la seconda ai GRANDI BIANCHI D’ABRUZZO e la terza agli abbinamenti cibo-vino a “km zero”. Giuseppe Ialonardi, delegato FISAR di Teramo, ha condotto le prime due (quelle cui ho partecipato) illustrando storia e storie della prima DOCG abruzzese e presentando un’ampia selezione di vini bianchi della regione con un bel focus sul Montonico e senza dimenticare la novità dei PIWI.   DOCG COLLINE TERAMANE: IL GRANDE ABRUZZO NEL CALICE. Le Colline Teramane, areale spesso offuscato dalla presenza delle montagne e del mare, sono un vero scrigno di Qualità. Una zona che come poche altre dimostra come l’uomo sia il vero discrimine all’interno di quel termine “terroir” di cui spesso abusiamo. 8 i vini in degustazione per 8 interpretazioni differenti dello stesso vitigno. 8 Montepulciano d’Abruzzo che raccontano di Tradizione, moda, presente, passato e futuro. Io ve li ho raccontati in ordine di assaggio e, come mio solito in maniera schiettamente personale. Mi sono poi permesso di dare a ciascuno un punteggio ma se vorrete stilare una classifica dovrete farlo Voi perché la Qualità non era argomento di discussione. 1. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “YANG” 2022, BARBA: l’olfatto è una ridda di frutti croccanti: amarene, more e mirtilli. E poi quella sottile (ma neanche troppo) vena vegetale fatta di cassis e erbe amare che tanto intriga… Sorso davvero succoso e dissetante. Freschezza e tannini marciano mano nella mano e la sapidità aiuta a chiedere un secondo bicchiere. Un Montepulciano moderno per cedere alla tentazione di abbinamenti azzardati. (87 Punti). 2. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “COLLE SALE” 2020, BARONE DI VALFORTE: da subito tabaccoso e mentolato si lascia poi andare a succosità fruttate di arancia rossa e ciliegia croccante. Seguono spezie e erbe di campo che, in chiusura, cedono nuovamente il posto a dolcezze di piccoli frutti di bosco. Sorso sostanzioso, di buona freschezza e corretta trama tannica ma con una sorta di “scollatura” tra le dolcezze vanigliate e quell’animo amaricante di china e mandorla che gestisce il finale. (84/85 Punti). 3. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “M IL BOSSA” 2020 (MAGNUM), BOSSANOVA: quest’anno m’era già capitato di berne un’annata 2022 verde, balsamica e irriverentemente naif. Ora, il “boccione” (ché “magnum” è termine che lascio ai cugini francesi) che racchiude la 2020 riempie i calici con selvatica schiettezza. Poi abbiamo giusto il tempo di rinfrescarci a suon di balsamicità prima di affondare i piedi nella terra umida e scoprire in chiusura, anche qui come nel prodotto più giovane, quel frutto scuro che ancora mancava all’appello. Sorso dinamico e squillante, decisamente fresco, sapido e tannicamente esposto, che nella sua bella rispondenza, sottolinea un’amarena che veicola con troppa disinvoltura un forse extra di alcol e quella sana rusticità che firma anche gli altri prodotti aziendali. (Quasi 85 Punti). Da bere ascoltando ”CORNER OF THE EARTH” di JAMIROQUAI. 4. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “OINOS” 2019, SAN LORENZO: il naso è una profusione di frutta matura (forse anche troppo). Ciliegie, more e mirtilli fanno comunella con l’esuberate nota vanigliata rilasciata da un legno in eccessiva evidenza nascondendo quasi del tutto le note di tabacco (dolce anche lui) e spezie. Sorso di bella coerenza, più brillante e più sapido di quanto atteso e con un finale che dice più di spezia che di frutto. Certamente NON il mio vino e forse troppo “americano” anche per l’attuale palato degli americani. Certo, c’è stato un tempo in cui il Montepulciano “doveva” essere fatto così ma… (83/84 Punti). 5. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “CASTELLUM VETUS” 2018, CENTORAME: indossa un abito austero e meditativo di tabacco arrotolato e dalle bisacce di cuoio tira fuori cacao liquirizia e spezie scure che distraggono dalla sostanza fruttata di prugna e more (rovi compresi). Poi è un rincorrersi di freschezze balsamiche e cespugli d’erbe aromatiche vista mare. Sorso consono all’olfatto ma birichino e invitante, succoso, reso vieppiù dinamico dagli smerigliati tannini e dalla sottile vena vegetale che si lascia seguire fino alla lunga chiusura di friccicosa sapidità. Un Montepulciano da non perdere! Da bere ascoltando “CASTLE OF GLASS” dei LINKIN PARK. (89/90 Punti). 6. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “TORRE MIGLIORI” 2017 RISERVA, CERULLI SPINOZZI: un naso boschivo che scomoda resina e muschio oltre all’humus e a quei piccoli frutti che accompagnano una prugna più importante. C’è poi una gentilezza floreale a cercare di tener testa alla nota green di quasi peperone mentre la chiusura è un gioco a due mani di tabacco e china (peccato per un sottile sgarbo laccato che neanche l’attesa riesce a zittire). Sorso di grande freschezza e coerenza, tenuto vivo dai guizzi agrumati e dai tannini serrati. Lungo e deciso il finale di un vino che, causa “pensionamento” della vigna del ’65 da cui era proveniva, non sarà più prodotto. Cercatelo. (88 Punti). 7. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “NEROMORO” 2017 RISERVA, FATTORIA NICODEMI: piccoli frutti rossi e neri in confettura sono la parte “luminosa” di un olfatto altrimenti scuro e intimista che sciorina un lungo corteo balsamico di tabacco e liquirizia pepe, peposo. E poi ci sono un sottobosco di humus e funghi, un’idea di oliva, una carezza di cioccolato “fondente ma non troppo”. Sorso gustoso, agile nella sua tonica muscolatura, di agrumata freschezza, preziosa sapidità, tannini addomesticati e un lungo finale in cui la frutta alza la testa. (86/87 Punti al vino e una insufficienza a me che non l’ho riconosciuto). 8. MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “MASTROBONO” 2014 RISERVA, VINI LA QUERCIA: cinquant’anni il vigneto e 50 gli ettolitri della botte in cui ha passato circa tre anni prima di finire in quella bottiglia che, aperta, rilascia note scure e a maricanti prima che il canonico frutto rosso che tutti si aspetterebbero. Ecco dunque cacao e radice di liquirizia introdurre la sorpresa di una importante oliva nera per distendersi poi tra corteccia e peposità di cemento. Il sorso denota spalle larghe, definita muscolatura ed una agilità quasi ragazzina nel riproporre con coerenza i descrittori olfattivi sottolineando verdi toni balsamico-boschivi e ancora quella nota di olivosa sapidità. Un Montepulciano “DAVVERODAVVERO” alla faccia dell’annata affatto semplice. Da bere ascoltando “MASTER OF PUPPETS” dei METALLICA. (89 Punti). E QUINDI? Beh, posto che ormai mi dovreste conoscere e che comunque si capisce benissimo quello che mi ha convinto e quello che mi ha lasciato perplesso, tirando le somme, posso senz’altro confermare quanto affermato sopra riguardo quanto l’interpretazione del vignaiolo influisca sul risultato finale nel calice. Sono poi emerse filosofie aziendali diverse, che evidenziavano ora un’attenzione particolare al mercato estero, ora un particolare attaccamento alla Tradizione, ora la voglia di staccarsi da schemi precostituiti e guardare al futuro. Ed è emerso come il Montepulciano d’Abruzzo possa e debba essere considerato come strumento di promozione di un Territorio Roberto Alloi VINODENTRO  
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27 Giugno, 2024

BEREBIANCO 2024

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 25 Maggio, CUCINA & VINI ha organizzato la seconda Edizione di BEREBIANCO, naturale proseguimento di un percorso che fa tappa dall’ormai irrinunciabile BEREROSA passando per un imprescindibile SPARKLE DAY. Negli eleganti spazi dell’Hotel Excelsior di Roma si sono dati appuntamento un gran numero di addetti del settore, giornalisti e semplici winelovers. Banchi d’assaggio e interessantissime masterclass sono stati il ghiotto menù di una giornata all’insegna della freschezza e della Qualità cui non si poteva davvero rinunciare. GLI ASSAGGI 65 Aziende e un numero imprecisato di etichette m’hanno costretto a scegliere dove ficcare il naso. M’ero fatto una sorta di road map ma poi, come nella più classica delle situazioni, tutto è andato a farsi friggere e tra una chiacchiera e l’altra mi sono ritrovato a vagare tra una regione e l’altra seguendo istinto, occhio e fortuna. Caso ha voluto che la Campania abbia avuto più “attenzioni” di altri ma…nella prossima Edizione prometto di stare più attento. Comunque, dal mio percorso enoico ho estrapolato la ormai canonica e personalissima classifica. Una “TOP FIVE” (di più non ce l’ho proprio fatta) cui accosto un paio di inseguitori che hanno lisciato di poco il risultato. Dategli una letta, prendetela per quello che è e assaggiate personalmente, ché il giudizio di altri è “di altri”. LA TOP FIVE – GRECO DI TUFO DOCG “KURIS” RISERVA, TENUTA SCUOTTO (CAMPANIA)2021: il naso è un nodo gordiano di zolfo, camino spento, eucalipto, erbe aromatiche, pesca e albicocca in confettura, miele… Un groviglio da districare, una partita a sciangai (scritto come si pronuncia per non confonderlo con la città) in cui ci si diverte a togliere senza muovere l’equilibrio precostituito. Il sorso sottolinea le note fruttate a suon di salate scudisciate e il lunghissimo finale fa pensare che…un altro bicchiere potrebbe forse servire a capirci qualcosa di più. Davvero bello. Da bere ascoltando “A BOCCA CHIUSA” di DANIELE SILVESTRI. – GRECO DI TUFO DOCG “RAONE” RISERVA 2020 (MAGNUM), TORRICINO (CAMPANIA): chissà perché io, nel Greco, cerchi le parole, i discorsi… Beh, qui, quando credevo di averne ascoltati fin troppi, quelle note marine, salate di acciuga e olive in salamoia che s’accostano a un animo vulcanico quiescente ma affatto sopito, calano l’asso della sorpresa ammutolendo le dolcezze di un frutto che, pur fresco, sa di disidratata concentrazione. Il sorso vive delle sportellate tra la glicerica consistenza e la salata tempra minerale. Un vino da pensare, un vino che fa pensare. Da bere ascoltando “CRIMINAL” di MITIVAÏ SERRA. – FRIULI ISONZO DOC SAUVIGNON “PICOL” 2003, LIS NERIS (FRIULI VENEZIA GIULIA): se mi chiedessero cosa ricordo dell’annata 2003 risponderei che faceva talmente caldo che a Roma rubavano i condizionatori. Eppure qui è freschezza! La salvia, il sambuco, una pesca potente, un respiro di mare antico. E poi un pensiero di camino e un’idea tostata. Il sorso è il paradigma dell’equilibrio. Ha il fresco della scorza d’agrume e l’aspra dolcezza del suo frutto maturo. Dinamicamente rotondo e con una sapida mineralità che impone la sua presenza fino al lungo finale. Da bere ascoltando “SOLO” degli LOUS AND THE YAKUZA. – VERDICCHIO DI MATELICA DOCG “MACCAGNANO” RISERVA 2013, GAGLIARDI (MARCHE): nel mio personalissimo data base, il “MACCAGNANO” di Umberto (Gagliardi) è uno dei riferimenti in fatto di “Matelica”. Questo ha più di due lustri sulle spalle ed energia da vendere. Dolcezze croccanti di frutta bianca sono intarsiate da anice, finocchietto selvatico, mineralità gessosa e idrocarburi che: “Riesling levete propio”! Sorso muscolare ma affatto pompato, dinamico, scattante, mai seduto nonostante la mole. Lungi dal vedere la fine della propria evoluzione, si erge a custode di un Territorio. Esemplare. Da bere ascoltando “ONE WAY OR ANOTHER” di BLONDIE. – ETNA DOC BIANCO “…..” 2020, FEDERICO CURTAZ (SICILIA): beh, ne avevo già scritto. Lo scorso anno mi aveva impressionato e non credo di essere cosi bravo da trovare parole nuove per descrivere le emozioni che trasmette. Potrei però dirvi della nuova etichetta, di un nome sparito, di una serie di puntini che nascondono ma sembrano condurre. Cinque puntini per un silenzio che parla, cinque puntini che sanno di memoria e futuro. Si vabbè, ma il vino?! Il vino annoda il mare a quella “Muntagna” che vi affonda le radici, sa di burrasca passata, di spiaggia e risacca, di riposo al sole, granite d’agrume maturo, spezie di un’Africa non lontana… Il sorso aggiunge passione a pensieri, realtà a immaginazione, conferma l’olfatto a colpi di grassezze, sottolinea la lavica mineralità e, con un tuffo “a caposotto” si rituffa nel mare. Seguite i puntini, manterrete serrato il nodo. Da bere ascoltando “LA NOTTE DEI MIRACOLI” di LUCIO DALLA. I QUASIQUASI – FIANO DI AVELLINO DOCG “BOSCO SATRANO” 2019, VILLA RAIANO (CAMPANIA): forse per colpa dell’aria fine dei 510m/slm qui la freschezza decolla ma quello che lascia a bocca aperta è quella nube sulfurea che lascia intravedere Belzebù. La frutta si eclissa, il tiglio sussurra la sua dolcezza e le vegetalità, che hanno ormai campo libero, snocciolano acuti di sambuco e biancospino. Sorso ciccione ma giammai seduto, anzi! Un abbraccio caldo di salina consistenza, forse non lunghissimo ma con un bel finale agrumato. – FIANO DI AVELLINO DOCG BIOLOGICO “ESOTERICO” 2022, DONNACHIARA (CAMPANIA): al naso si presenta vegetale e per certi versi terragno, sa di prato e margherite e la frutta, in parte bananosa, è poco più che la “chorus line” di un musical olfattivo in cui la nocciola è uguale agli altri “ma un po’ di più”. Il sorso esprime profonda mineralità, una sapidità quasi marina che firma questa interpretazione aziendale di un Fiano che mi ripropongo di assaggiare tra una decina d’anni.    E ORA? Beh, ora è il momento dei ringraziamenti, a CUCINA & VINI per avermi ospitato e a tutti i produttori presenti, quelli che hanno sopportato i miei deliri e quelli che…scampato il pericolo. È poi il momento di mettere in agenda sin da ora un’Edizione 2025 che sarà sicuramente ancora più ricca di contenuti e di suggerire un BEVIROSSO che, al di là di quel “libero pensiero triestino” che campeggiava su una delle mie tante t-shirt da arrampicatore, potrebbe essere la chiusura del cerchio, l’anello mancante nella già completissima proposta degli Organizzatori Roberto Alloi VINODENTRO  
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20 Giugno, 2024

GAVI IS BACK! ("LA" masterclass)

“IL” GAVI Gavi, un nome che nel Piemonte del Nebbiolo cela quel vitigno Cortese che proprio “cortese” è. Una enclave bianca nel Piemonte dei rossi. 11 Comuni per una DOCG che racconta un Territorio in cui la geografia marcia al contrario. Pianure a Nord e montagne a Sud, caldo di sopra e freddo di sotto. Un Piemonte che è praticamente Liguria e mare. Terre rosse e terre bianche, ciò che resta del bacino terziario piemontese, terreni più o meno profondi che incidono pesantemente sui risultati in bottiglia. Un territorio in cui il vigneto è solo parte di un panorama più vasto, quasi intarsi tra boschi e altre coltivazioni, quasi a voler nascondere il tesoro di vini che fanno della propria strapiombante acidità quell’irriverente lama affilata che è la loro arma vincente. Un’arma bianca che li assimila a cavalieri senza macchia e senza paura, integri, concreti, impavidi nel loro sfidare il tempo senza aromatici giri di parole. GLI ASSAGGI Quella proposta da CUCINA & VINI è stata una masterclass pazzesca, a cominciare dal nome “GAVI IS BACK” (che fa in parte riferimento alle alterne fortune commerciali della denominazione). Una verticale “fuori schema” che coinvolge 8 Aziende e accende lo spot su altrettante annate. Presentata da Francesco D’Agostino è stato poi Davide Ferrarese, agronomo del Consorzio, a guidarci tra mutazioni climatiche e suoli differenti, inquadrando ciascun vino in un contesto temporale-geografico in cui l’uomo, elemento cardine del concetto di Terroir, è attore protagonista e interprete di un’idea di vino unica e irripetibile. 8 vini da 8 Aziende diverse da 8 annate diverse e una sola, personalissima classifica (conoscevo solo un’Azienda) che Vi invito a confutare per avere un confronto costruttivo in termini di conoscenza. 1. GAVI DOCG DEL COMUNE DI GAVI “CARLO” 2023, MARCHESE LUCA SPINOLA: al naso comanda inizialmente il frutto, dolce di pesca e albicocca, fresco di quasi pompelmo. Segue una nocciola importante e una sottile pungenza salina. Sorso succoso, ben fresco, sapido di salgemma e con una piacevole chiusura agrumata. (84/85 Punti). 2. GAVI DOCG DEL COMUNE DI GAVI ROVERETO “MINAIA” 2020, NICOLA BERGAGLIO: un CRU che alza la voce mettendo subito in chiaro le cose. Il naso è complesso ma affatto complicato, c’è un po’ di tutto, è praticamente impossibile sbagliare! Certo le note dolci di pesca e albicocca sono le prime ad alzare la testa ma l’imperiosa spinta minerale gli fa abbassare subito le penne. E allora ecco gesso, silice (anche bagnata), gli idrocarburi che si fermano al motorino di avviamento e una nota fresca di salvia ad accompagnare quel quid di agrume che non poteva mancare. L’assaggio è sicuramente di disarmante freschezza e sapidità ma c’è tutto un corteo di dolcezze d’acacia e di zafferano che arrotonda il sorso rendendolo quasi sferico. Emozionante! Da bere ascoltando “GOLD” degli SPANDAU BALLET. (93 Punti). 3. GAVI DOCG “VIGNA MADONNINA” RISERVA 2019, LA RAIA: dalla zona più fresca della denominazione un vino da vigne vecchie e rese ridicole. Un olfatto variegato che spazia dalle dolcezze di zucchero filato alle piccantezze di zenzero passando per una ammaliante nota di oliva dolce in salamoia. In bocca non è sapido, è salato! E quelle note d’agrume che s’avanzano inarrestabili rendono il sorso simile a un Margarita mentre l’ultimo goccio che sporca il calice rilascia note di pietra focaia. 4. GAVI DOCG DEL COMUNE DI TASSAROLO “IL MANDORLO” BIO 2017, TENUTA SAN PIETRO: olfatto orgogliosamente dritto pur nel suo animo carico di dolcezze (contrariamente a quanto l’annata lasciasse supporre). Propone note di miele e fiori appassiti, una ruffianissima nota di banana e poi un guizzo ribelle di chinotto. Sorso di grande equilibrio e coerenza con l’olfatto, in cui le dolcezze guidano le danze e la minerale sapidità fa da cavalier servente. Sicuramente un gran vino ma senza quell’emozione che… (87/88 Punti). 5. GAVI DOCG DEL COMUNE DI GAVI “MONTESSORA” 2016 (MAGNUM), TENUTA LA GIUSTINIANA: inizialmente un po’ restio ad aprirsi (e certo il formato delle bottiglia non aiuta) regala poi tutto il calore di una annata asciutta sotto forma di dolcezze di frutta disidratata. Ma l’evoluzione in vetro ci presenta presto un conto del tutto diverso, in cui le voci sono camino spento, grafite, idrocarburi e una ricca componente green che sa di alloro e mughetto. Il sorso è fresco ma ben centrato sulla sostanza di una frutta che è finita sotto spirito e s’accompagna con le sue dolcezze a una sapidità potente regalandoci note di quasi caramello salato. La vera sorpresa è la solita “ultima goccia” che qui è addirittura empireumatica. Da bere ascoltando “TEACH YOUR CHILDREN” di CROSBY, STILLS, NASH & YOUNG. (92 Punti). 6. GAVI DOCG “VIGNA DELLA ROVERE VERDE” RISERVA 2015, LA MESMA: quando avvicini il calice al naso capisci subito che il gioco si fa duro. La frutta? Certo che c’è! C’è la pera fresca e candita (quella che nel panettone s’accosta al cioccolato) ma, in un quadro che complessivamente potremmo definire vegetale e salmastro, si distinguono fieramente la piccantezza del cemento e una nota sulfurea che…manca solo Belzebù. In bocca quel frutto viene forse un po’ a mancare ma qui mica stiamo pettinando le bambole! Questo è un vino di maschia consistenza, poco incline alla piacioneria e, se proprio mentre ci stiamo beando di quella sottile nota fumé ecco che ci stende con un diretto di radice di liquirizia. Da bere ascoltando “FOREST” dei SYSTEM OF A DOWN. (93+ Punti). 7. GAVI DOCG DEL COMUNE DI GAVI MONTEROTONDO “10 ANNI” 2011 (MAGNUM), VILLA SPARINA: da una vigna di ottant’anni un naso sicuramente seducente, di complesse dolcezze che spaziano dalla camomilla alla caramella mou passando per miele, zafferano e burro. Un accenno di fumé e un ché di frutta secca sono le ultime percezioni prima di un assaggio succoso e rotondo, in cui le dolcezze calcano la mano lasciando poco spazio a soffi balsamici e a quella sapidità che stenta un po’ a integrarsi. Il sorso si chiude tra burro e leggere amaritudini, segnato dalla forse eccessiva piacioneria del legno che è nota appena stonata in un vino di sicuro successo. (88/89 Punti). 8. GAVI DOCG DEL COMUNE DI GAVI “GG” 2007, PRODUTTORI DEL GAVI: se qualcuno ancora non dovesse credere al fatto che l’unione fa la forza e dovesse pensare che le realtà cooperative (quelle che funzionano, quelle che fanno Qualità) siano una prerogativa del solo Alto Adige beh, ecco qui un vino che dimostra il contrario, a maggior ragione tenuto conto dell’annata di riferimento. Alla soglia della maggiore età questa bottiglia sembra fatta apposta per sorprenderci. Un naso di freschezza assurda, che sottigliezze di pesca e quasi banana provano inutilmente ad addomesticare, verde di lattuga e sedano, balsamico di erbe aromatiche infuse come anche la liquirizia che s’appropria del suo spazio sul palcoscenico gessoso. Il sorso è disarmante. Non vuole complicazioni, segue l’olfatto e attacca bottone con le morbidezze dolci della frutta lasciando pian piano spazio a tutti gli altri attori della compagnia su quel palco minerale dove, perfettamente allineati, s’inchinano riverenti all’edonismo della nostra sete. Determinante! Da bere ascoltando “THE GREAT GIG IN THE SKY” dei PINK FLOYD. (95 Punti) Roberto Alloi VINODENTRO  
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13 Giugno, 2024

Vino & Arte che passione 2024

IL COSA E IL DOVE Ottava Edizione di VINO & ARTE CHE PASSIONE, Evento organizzato da CT Consulting Eventsnell’elegantissima cornice della GALLERIA DEL CARDINALE all’interno di PALAZZO COLONNA a Roma.         Una giornata all’insegna del buono e del bello che ha attirato un gran numero di addetti del settore, giornalisti e semplici winelowers. GLI ASSAGGI Oltre 50 le Aziende presenti (in buona parte di persona) e un numero imprecisato di etichette in degustazione m’hanno costretto a scegliere nel mazzo cosa assaggiare, dribblando per quanto possibile le vecchie conoscenze per concentrarmi sul resto. Certo i Produttori sono più o meno gli stessi da diversi anni e trovare qualcosa di nuovo è stato difficile, ma questo mi ha consentito di cedere alla tentazione di assaggiare annate diverse di vini di cui serbavo un bel ricordo. Comunque, dalla ormai canonica cinquantina di assaggi sono riuscito a estrapolare (non senza difficoltà) una personalissimissima “TOP FIVE” (cui ho aggiunto due “chasers” perché sono buono e perché credo nel loro futuro). Voi date una letta ai mie soliti deliri enoici e prendete spunto per i Vostri prossimi assaggi (se poi doveste aver voglia di leggere degli altri vini, potrete farlo qui). LA TOP FIVE – ALTO ADIGE DOC SAUVIGNON “KOLF” 2022, KURTATSCH (ALTO ADIGE): un naso che fa viaggiare con l’immaginazione. Già in grado di esprimere senza vergogna i prodromi di una emozionante evoluzione, regala un palcoscenico di pesche e vegetalità preziose e complesse. Eco dunque avanzarsi sedano, finocchietto selvatico, timo, salvia e delicatissimi mughetti in una atmosfera di pensose affumicature. Sorso dritto, compatto, ricco ma al contempo scorrevolissimo grazie all’incedere inesorabile della profonda mineralità. Sontuoso. Da bere ascoltando “PEACHES EN REGALIA” di FRANK ZAPPA. – TOSCANA IGT TREBBIANO “BÒGGINA B” (MAGNUM) 2020, PETROLO (TOSCANA): un Trebbiano che dribbla schemi precostituiti e che non concede spazi al legno nel quale riposa. Fresco di frutta bianca, calca la mano sulle erbe aromatiche e lascia ricordare il finocchietto mentre affonda la lama a doppio filo delle dolcezze d’acacia e della salina mineralità. Un soffio di camino spento introduce un sorso di freschezza succosa e irriverente sapidità, ricco di ricordi mentolati e che vorreste sia infinito. Maravilloso! Da bere ascoltando “BECAUSE OF YOU” degli SKUNK ANANSIE. – VALDARNO DI SOPRA DOC SANGIOVESE “VIGNA BOGGINA A” 2021, PETROLO (TOSCANA): dove “A” sta per Anfora. Io, che ho un’opinione “NI” sulle anfore lo chiamerei “S” come Sorpresa. Sarà perché la terra delle anfore è la stessa in cui affondano le radici degli impianti o sarà perché così deve essere, sta di fatto che basta avvicinare il naso al calice per essere rapiti da un turbine di freschezze. Conifere resinose e tabacchi mentolati danzano su amaritudini aromatiche di rosmarino e china stringendo alleanze con succosità di arancia rossa e sottili peposità lasciando ai frutti di bosco un ruolo da comprimari. Chiude il cerchio una mineralità grafitica che rende impellente avvicinare il calice alla bocca per scoprire, accanto alla mirabile corrispondenza, quel grip tannico davvero intrigante che ci accompagna per tutto il lungo finale. Bellobello! – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE CASTELLINA 2020, CASTELLO DI FONTERUTOLI(TOSCANA): scostate prugne e ciliegie e perdeteVi tra gli intrichi del sottobosco, spulciate il pot pourrì di fiori secchi per dominarne le essenze, respirate le brezze balsamiche e godetevi mineralità e toni green dei Sangiovese di un tempo. Sorso di eleganza ed equilibrio che avrei preferito più “rustici”, tannico quanto deve lungo quanto serve. Bello, peccato solo per quella cravatta che avrei preferito non indossasse.     – TERRE SICILIANE IGP BIANCO “QUOIANE DI SERRAMARROCCO” 2023, BARONE DI SERRAMARROCCO (SICILIA): il naso che regala questo Zibibbo è tutto uno svolazzare di zagare e fiori d’acacia cuj s’aggiungono dolcezze di miele e camomilla con un quid di esotico. In bocca è fresco e veloce, una picchiata di erbe aromatiche, un mirino puntato sull’anice, un balcone sul mare, lo sguardo all’Africa. Bellissimo! Da bere ascoltando “PSALM 121 / FLIGHT OF THE FALCON” di PAT METHENY. I QUASIQUASI – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “MAXIMO” 2021, VINUM HADRIANUM (ABRUZZO): il naso si apre su profonde note balsamiche vergate a ginepro e china cui fa seguito l’interezza di un bosco che propone terra bagnata e funghi. Chiudono le note fruttate di visciola e prugna che intarsiano lo sfondo sottilmente vegetale. Sorso coerente e compatto, sottolineato dalla fitta trama tannica e chiusura dedicata ai piccoli frutti rossi. Un vino che conferma ancora una volta la poliedricità interpretativa del vitigno da parte dei Produttori delle Colline Teramane. – BRUNELLO DI MONTALCINO DOCG 2019, SASSODISOLE (TOSCANA): decisamente arrembante, di giovanile irruenza nel sottolineare freschezze mentolate ed erbe aromatiche prima ancora che il frutto rosso maturo ed un corredo speziato che sottolinea i chiodi di garofano. Sorso vigoroso, gustoso e fresco, che i tannini ancora ineducati rendono vieppiù vivace e con una chiusura tutta di lamponi dolci.     E ORA? Ora è arrivato il momento dei ringraziamenti, a CT CONSULTING EVENTS per avermi ospitato e a tutti i Produttori per avermi sopportato. È il momento di mettere sin d’ora in agenda l’Edizione 2025 di un Evento assolutamente unico ed è il momento di mettermi all’opera per mettere nero su bianco una serie di emozioni che, causa il gran numero di Eventi di cui dar conto, si stanno pericolosamente ammucchiando. Je la posso fa’…con calma ma je la posso fa’   Roberto Alloi VINODENTRO  
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6 Giugno, 2024

Barolo, Barbaresco & Roero 2024 (by GoWINE)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 16 Maggio, l’instancabile GoWINE ha messo in scena la 13° Edizione di BAROLO, BARBARESCO & ROERO, l’appuntamento romano dedicato ai vini provenienti dalle due sponde del Tanaro. Nella ormai consueta location dell’Hotel SAVOY di Roma, 15 Aziende (in gran parte presenti “in corpore”) hanno presentato al numeroso pubblico di addetti del settore, stampa e winelovers le proprie eccellenze.     GLI ASSAGGI Quelle di GoWine sono da sempre delle degustazioni “a misura di assaggio”, poche Aziende un numero di vini vasto ma non debordante e la possibilità di farsi un’idea completa di un Territorio senza dover fare “anghingò” saltando da un tavolo all’altro in cerca di fortuna. Nelle righe seguenti potrete leggere la storia del mio viaggio in Piemonte, tra volti nuovi e vecchie conoscenze, cavalcando una Qualità di altissimo livello in cerca di quell’Emozione spesso nascosta dietro un’etichetta più timida di altre. Ne è uscita quella ormai consueta “TOP QUALCOSA” che, lo avrete ormai capito, non tiene in alcun conto prezzi e blasoni ma solo il far vibrare le corde dell’animo (degli altri vini degustati potrete leggere qui). Dategli una letta, confrontatela con la Vostra, condividete e suggerite (aspetto le Vostre impressioni). LA TOP EIGHT (+ UNO) ROERO ARNEIS DOCG “ENRITARD” 2019, CORNAREA: il naso propone sottigliezze floreali di limone e delicate vegetalità ma ben presto mostra tutta la potenza di una evoluzione espressa attraverso fumi idrocarburici e nebbie balsamiche che, diradandosi, mostrano calore di fieno e piccantezze pepose. Sorso rigoroso (forse fin troppo), coerente, profondamente minerale e progressivamente fresco. Davvero bello. Da bere ascoltando “THE RIVER” di BRUCE SPRINGSTEEN. VINO OTTENUTO DA UVE STRAMATURE “TARASCO” 2020, CORNAREA: il tabacco e i legni nobili dominano un olfatto che s’arricchisce di miele, fichi secchi, piccantezze candite e sottili note vegetali. Sorso di sostanziosa dolcezza, che esalta il miele ma non si dimentica del proprio animo fresco-sapido e che, in chiusura, ha un guizzo di mallo di noce.     COLLINE NOVARESI DOC VESPOLINA “BONA” 2021, I DOF MATI: lamponi e ciliegie non sono che l’ammiccante incipit di un panorama olfattivo scuro e stuzzicante. Peposo come un’avventura, romantico come una rosa, rude come la terra bagnata, pensieroso come il tabacco e con quei chiodi di garofano lì davanti… Il sorso è Betty Boop e Jessica Rabbit, ammiccante, succulento, con quei tannini stuzzicanti… È passato un anno da quando lo avevo assaggiato l’ultima volta e…mai domo. Da bere ascoltando “LA NOSTRA PELLE” degli EX OTAGO. COLLINE NOVARESI DOC BIANCO “ERESIA” 2022, I DOF MATI: un nome che racconta delle sciocchezze dei disciplinari e che dietro a quel pezzo che taglia in diagonale la scacchiera si celano storie di vescovi e abbazie. Il naso di questo manca della mela (anche questa è un’eresia, come quella di non poter scrivere il nome del vino in etichetta) ma trabocca di note vegetali di muschio, erbe di campo e anice e suggerisce camini spenti e nocciole. Anche il sorso è trasversale, morbido e glicerico ma intriso di viva freschezza agrumata e di stuzzicante mineralità. Da bere ascoltando “THE HERETIC ANTHEM” degli SLIPKNOT. LANGHE DOC NEBBIOLO “CIABOT DELLA LUNA” 2022, VOERZIO MARTINI: la dolcezza delle more e delle ciliegie si contrappone a una nota ben definita di mallo di noce mentre s’avanzano toni boschivi e pizzicori pepati. Fresco e grippante, il sorso si mantiene vivo grazie all’importante sapidità. Lungo e piacevolissimo.     VERDUNO PELAVERGA DOC 2022, SORDO: naso di vegetali fragranze che evidenzia i rovi più che le more, le erbe di campo più che i fiori ma che non dimentica i lamponi e la sottile mineralità prima di lasciare che il pepe alzi la voce. Sorso decisamente fresco e sottilmente tannico che evidenzia peposità green e s’allunga sapido su ricordi vegetali. Decisamente trasversale.   NEBBIOLO D’ALBA DOC 2022, PODERI COLLA: davvero bello il frutto: arancia rossa, gelso, susina, lampone, fragola. Davvero fresche le note balsamiche di tè e incenso e coerenti quelle di viola. Sorso di mirabile equilibrio, fresco e con tannini vivi ma ben integrati che, in chiusura, mostra il proprio animo sapido e rimanda ai toni fruttati.     VERMOUTH “BONMÈ”, PODERI COLLA: base Moscato e dodici erbe per un sorso Boudleriano (impossibile non precipitare nel pozzo dell’Assenzio). Lo so, non è un vino, ma è fatto (anche) con il vino, ce ne sta bene un goccio prima di dedicarsi al vino e ce ne sta bene un altro dopo essersi dedicati al vino. È un modo di approcciarsi alla tavola predisponendosi alla “battaglia” ed è un modo per congedarsi dalla tavola ritagliandosi uno spazio per i propri pensieri. Il Piemonte e il Vermouth (ovviamente nell’imprescindibile grafia francese) vanno a braccetto da più di duecento anni, a me ricorda l’infanzia e le Domeniche in famiglia. Non ve lo descrivo (anche perché io preferisco il Vermouth Torino) ma Voi assaggiatelo, ne vale la pena. Da bere ascoltando “BREAKFAST IN AMERICA” dei SUPERTRAMP. BARBARESCO DOCG “RABAJÀ” RISERVA 2016, BERA: un olfatto incantatore, sinuoso di lamponi, scattante di arancia sanguinella e freschissimissimo! Lunga sequenza di tornanti di incenso, mentuccia, lavanda ed eucalipto, intrigante respiro di sigaro (quello cubano arrotolato sulle cosce), unghia graffiante di vermouth. Sorso più rilassato, quiete dopo la tempesta ma affatto calma piatta, profondo con tannini che sono piacevolissima e infinita risacca. Spaziale. Da bere ascoltando “WE ARE ALL MADE OF STARS” di MOBY. E ORA? Ora è il momento dei ringraziamenti, a GoWINE per avermi ospitato e a tutit i Produttori che hanno dovuto sopportare i miei deliri enoici. E sarebbe anche il momento di iniziare ad approfondire alcuni temi che il vino e le chiacchiere mi hanno suggerito ma… Maggio è stato un mese in cui gli Eventi si sono succeduti, accavallati, spintonati… Devo raccontarne ancora tanti e devo scusarmi fin d’ora con quanti leggeranno del loro lavoro con un ritardo tutto romano dovuto alla mia lentezza nel mettere nero su bianco le emozioni. Vabbè, in qualche modo farò. Voi rimanete sintonizzati Roberto Alloi VINODENTRO  
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30 Maggio, 2024

ERA UVA 2024

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 13 Maggio gli ampi spazi del MONK di Roma hanno ospitato la quinta Edizione di ERA UVA, la bellissima manifestazione organizzata da ALTROVINO. In un panorama saturo come quello romano, ERA UVA ha saputo ricavarsi uno spazio tutto suo in uno spazio fuori dagli schemi. Più che un Evento enoico, una FESTA! Oltre 50 Aziende a presentare il frutto delle proprie produzioni biologiche, biodinamiche e naturali. Più di 50 Produttori che ci mettono la faccia. Il vino e le chiacchiere. Al di là di follature, batonnage, chiarifiche, malolattiche et similia, il Vino si riappropria della propria dimensione umana e conviviale sotto la bandiera della Qualità. GLI ASSAGGI Beh, ho passeggiato tra i tavoli per un sacco di tempo anche quest’anno ma, come ovvio ho assaggiato solo in parte, cercando di dribblare per quanto possibile le sirene di Ulisse dei tanti amici Produttori che volevano farmi assaggiare le nuove annate per potermi dedicare a nuove realtà. Alla fine, una cinquantina di vini li ho assaggiati e devo ammettere che l’asticella della Qualità si sta pian piano spostando sempre più in alto. Comunque, di seguito troverete il mio recit de dégustation e l’ormai consueta e personalissima top “qualcosa” (ché mica deve esserci per forza un numero X di vini che si meritano un “premio”). Voi dategli un’occhiata e prendete spunto per i vostri prossimi assaggi (quando poi vi deciderete a consigliarmi qualcosa non sarà mai troppo tardi). LA TOP NINE MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOP “SPIRITUS TERRAE” 2019, CANTINA ORSOGNA (ABRUZZO): finalmente un Montepulciano che non ha paura di mostrare il proprio animo varietale! Al naso sono amarene, susine e frutti di bosco quelli che precedono l’humus, le felci, amaritudini di mandorla ed erbe di campo e una quasi grafitica mineralità. Sorso freschissimo e appagante, che dimostra un animo caldo pur celato dalla grintosa esuberanza tannica. Lungo quanto serve a chiederne un secondo bicchiere prima che qualcun altro lo finisca. VENEZIA GIULIA IGT SAUVIGNON 2023, VENCHIAREZZA (FRIULI VENEZIA GIULIA): praticamente tutto R3 per un naso green “DA PAURA”! Foglie di pomodoro, di peperone, di limone, la salvia, il sambuco, gli asparagi selvatici, anche un tocco di cachi. E da questa selva verdeggiante s’alza la testa di una pesca gialla che regala qualche dolcezza e un’idea di quello che sarà… Il sorso è una lama a doppio filo da duello medievale che propone scorza di lime e decisa sapidità. Aggressive! Da bere ascoltando “BROADSWORD” dei JETHRO TULL. VINO SPUMANTE METODO ANCESTRALE “RB (RIBELLA & LA BESTIA)”, VENCHIAREZZA (FRIULI VENEZIA GIULIA): più “integrale” che “ancestrale”, per niente banale chiede un’attenzione che raramente si concede a vini di questa categoria. Ribolla Gialla con una dose omeopatica di Pinot Nero che abbina la freschezza delle brezze di collina al frutto croccante maturato al sole. Da bere “mosso” per saziarsi della materica sostanza dei lieviti, magari non troppo freddo e magari…con un “raffaello” di caprino come proposto da Luca, magari con tanti amici intorno e con una bella scorta di bottiglie in cantina. VENEZIA GIULIA IGT REFOSCO “VIGNA DEL TEMPO” 2022, VENCHIAREZZA (FRIULI VENEZIA GIULIA): dal sottobosco dei piccoli frutti, delle foglie umide e degli inciampi di radici, s’eleva una balsamicità che i Refoschi della mia infanzia non ricordano fino a quando le spezie non raccordano le sinapsi e il vino non diventa certezza nel calice. Assaggio gagliardo e amichevole, una stretta di mano, un “terzo tempo” tra la squadra delle durezze e quella delle morbidezze, tannini vispi a pareggiare la sostanza del frutto e…daje sotto con la mortadella d’oca di Jolanda De Colò. Da bere ascoltando “YOU’RE MY BEST FRIEND” di QUEEN. p.s. Nuova veste grafica per i vini di Luca (Caporale). Protagonista assoluto l’ACINO, quello di cui, tutti, troppo spesso ci dimentichiamo. BENACO BRESCIANO IGT BIANCO “RINÈ” 2012, CANTRINA (LOMBARDIA): mix di Riesling, Chardonnay e qualcos’altro che al naso è “tanta roba”! S’affacciano gli idrocarburi a sostegno di una componente vegetale aromatica importante e di un agrume che esprime piena maturità ma ancora birbantezza in una atmosfera che racconta di camino appena spento e braci da osservare. Il sorso indossa giacca e cravatta ma calza le sneakers, compito e birbante al contempo, in piena concordanza con l’olfatto. Un vino che fa pensare. Da bere ascoltando “THINKING ABOUT YOU” dei RADIOHEAD. p.s. “LIBERO ESERCIZIO DI STILE” sta scritto sulla retro etichetta, una frase che mette l’Uomo al centro e chiarisce una volta per tutte (spero) il concetto di Terroir. Bellissimissime le etichette disegnate da Cristina Inganni. MARCHE BIANCO IGT “SANT’ANSOVINO” 2020, COL DI CORTE (MARCHE): un Verdicchio da interventi prossimi a zero che riempie il naso di amaricanti dolcezze di nespola, ciccia di pesca gialla, dolcezze di camomilla ed erbe aromatiche in un contesto profondamente minerale e intrigantemente fumé. Sorso che vive del contrasto tra le larghe spalle fresco-sapide e una glicericità altrimenti fin troppo ingombrante. Chiude lungo tra frutta, mineralità e spezie. VERDICCHIO DI MATELICA DOC “M” 2022, GAJOLE (MARCHE): il naso è un lacoontico intrico di contrasti. Dolcezze di camomilla e albicocca duellano con le amaritudini della mandorla, la frutta estiva ha il suo contraltare in balsamicità di timo e anice e la frutta secca…non sta a guardare. Sorso di calorica importanza e borgognona acidità, un diretto al mento di profonda, minerale sapidità e cementizia piccantezza s’allunga in un finale di lunghezza inattesa e sorprendente. Un vino da KO che si becca il mio premio “SURPRISE”. Standing ovation per Nicolò Zagaglia. Da bere ascoltando, casualmente, “M” di AYUMI HAMASAKI. TOSCANA IGT BIANCO “NUMERO SEI” 2017, SASSOTONDO (TOSCANA): qui manca il Viognier e Greco e Sauvignon si spartiscono la torta. Netta la componente di frutta gialla matura e ben deciso il contributo di un Sauvignon che racconta sambuco e menta in una atmosfera che fa visualizzare soffitte e album di vecchi ricordi polverosi. Sorso che evidenzia larghezza e tonicità muscolare della spalla fresco-sapida e chiusura lunga in cui il Sauvignon alza la voce Da bere ascoltando “GOLD DUST WOMAN” dei FLEETWOOD MAC. TOSCANA IGT ROSSO “TUFOROSSO” 2022, SASSOTONDO (TOSCANA): 60 parti di Sangiovese, 25 di Teroldego (sic) e il saldo di Merlot. Certo il Teroldego fa un bel lavoro nello stemperare l’irruenza dl Sangiovese. Ne risulta un naso in cui mora e ciliegia si accompagnano a gentilezze di viola e di maremmana macchia mediterranea. Sorso molto interessante e saporito nel quale spicca la rustica piacevolezza dei tannini a supporto dell’ottima freschezza. Gli do il mio premio “BOH” ma…mi piace un sacco. E ORA? Beh, ora è il momento dei ringraziamenti, ad ALTROVINO per avermi ospitato ancora una volta, a tutti i Produttori che hanno voluto regalarmi il loro tempo e le loro parole e anche e tutti quelli cui, per mancanza di tempo non ho potuto rompere le scatole. Ed è poi il momento dell’attesa per una sesta Edizione di ERA UVA che già so essere sorprendente come sempre. Sulla fatica che dovrò fare per mettermi “in paro” con tuti gli Eventi di cui ho da raccontarVi, invece, non dico nulla lasciando a Voi il compito di immaginarla Roberto Alloi VINODENTRO  
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23 Maggio, 2024

ViniAMO 2024

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 11 Maggio, gli ampi spazi dell’Hotel Colombo hanno ospitato l’Edizione 2024 di ViniAmo, il bell’Evento organizzato da Stefano Minelli (www.minelliwineevents.it) con la collaborazione di Cristina Santini. Oltre 70 Aziende in rappresentanza di tutto lo stivale italico, più di 250 etichette, folte delegazioni francesi e albanesi, masterclass, tricchettracc e bombe a mano. Insomma, una giornata all’insegna della Qualità e del Territorio con davvero tanto (come sempre TROPPO) da assaggiare. GLI ASSAGGI Come accennato poco sopra, le etichette in degustazione superavano di gran lunga le mie modeste capacità di assaggio (p.s. mi sto facendo vecchio: credo di dover valutare l’acquisto di uno sputa vino). M’ero fatto una sorta di road-map che come sempre ho poi deciso di non seguire dando retta all’estro del momento, sono riuscito a schivare con destrezza quasi (QUASI) tutti gli agguati di quegli amici Produttori che volevano per forza farmi provare le nuove annate e ho cercato di fare il possibile per viaggiare lungo il nostro meraviglioso Paese. Certo mi sono reso conto di aver dedicato forse più tempo alle chiacchiere che al bicchiere, ma un vino è tale perché c’è un cristiano che si sporca le mani per farlo e la parola è fondamentale per poi emozionarsi del frutto di anni di lavoro. Comunque, di seguito troverete come sempre il mio recit de dégustation che da questa settimana lascerà a Voi il compito (salvo casi particolari) di andare a leggere le info sulle Aziende cliccando sul link associato. Non è per cattiveria e non è per risparmiare parole, vuole solo essere uno stimolo alla Vostra curiosità. Dai tanti vini assaggiati (tutti di ottimo livello) ho poi estrapolato la mia ormai consueta e personalissima classifica che, come sempre, non tiene conto di blasoni, prezzi et similia ma solo di quanto un sorso abbia saputo accendere i miei sensi. Date una letta ai miei deliri enoici e correte ad assaggiare. LA TOP SEVEN 1. ORMEASCO DI PORNASSIO SCIAC-TRÀ 2023, TENUTA MAFFONE (LIGURIA): un rosato che rosato non è. La bella etichetta me lo fa subito associare al vermouth Campari e il naso conferma amaricanti sensazioni targate chinotto e rabarbaro cui danno una mano freschezze vegetali di felce e sottili dolcezze di lampone. Sorso GGiovane e pimpante, teso, fresco, sapido quanto serve. Gli do il mio premio “LEVATEMELO”. Da bere ascoltando “BITTER SWEET SYMPHONY” dei VERVE. 2. LANGHE DOC CHARDONNAY “VIGNA GAIA-PRINCIPE” 2021, TAVERNA (PIEMONTE): solo legno, di spocchiosa, sabauda “francesità” per uno Chardonnay (cloni vecchi propagati “in casa” per preservare la totale identità del vitigno come necessario corollario a quella del Territorio) che segue rotte non percorse da altri, mai timoroso di calcare la mano, anzi… Il burro è quello dei biscotti belgi, l’acacia e la vaniglia sono lì in agguato. Il legno, affatto nascosto evoca ricordi finiti in soffitta, fotografie dei nonni, poltrone polverose in cuj sprofondare. Un’idea di torba carica l’atmosfera di mistero e l’incenso gli dona una certa sacralità. Sorso morbido (guarda un po’…) ma davvero fresco e dotato di un’accelerazione salina che regala piccantezze pepose, sottolinea la mineralità ed evidenzia le note agrumate. 3. FRIULI COLLI ORIENTALI DOC VERDUZZO 2022, DI GASPERO (FRIULI VENEZIA GIULIA): interpretazione che mixa le anime del vitigno in un cocktail di fruttate dolcezze e tannico schiaffo. Scostando la nota appena eterea il naso apprezza lentamente la progressiva disidratazione della frutta e il suo mescolarsi a graffi di erbe amare, salvia, timo e mandorla mentre s’affacciano alla mente polverosi ricordi di soffitta. Il sorso è abboccato dolce quanto serve a compensare la spinta sapida e la freschezza sopra le righe. Morbidezze sugli scudi e…via libera al secondo bicchiere! 4. VINO ROSSO FRIZZANTE “NERO COLLEZIONE”, BRUNO CARNEVALI (EMILIA ROMAGNA): la prima bottiglia di questa Azienda nata negli anni ’40 del Secolo scorso ha tutta la verve giovanile dei ragazzi che oggi si sporcano le mani per soddisfare il nostro alcolico edonismo. Lambrusco Salamino che ha l’opulenta gentilezza della viola mammola e la passione della rosa rossa, un tocco di sottobosco e una intrigante speziatura. Il palato è rapito dalla fine effervescenza e quasi dimentica la sottile morbidezza dando ascolto alle sole freschezze di frutta e spezie per dissetarsi a suon di altri bicchieri. Monello. Si merita il mio premio “A TESTA ALTA”. 5. SPUMANTE METODO CLASSICO “ON ATTEND LES INVITÉS RISERVA RONCOLINO” (MAGNUM) 2011, LURETTA (EMILIA ROMAGNA): di questo ho già scritto altrove ma qui mi preme ribadire come certi “inviti” siano irrinunciabili. La complessità del naso è devastante: frutti di bosco, melograno, ricordi che del pane raccontano anche la legna arsa per riscaldare il forno. Ci sono il tè da sorseggiare nell’attesa e c’è la stuzzicante peposità che sempre si cela nel “dopo vino”, uno sbuffo di salvia e l’urgenza del palato. Quasi tannico, fresco di ciliegia croccante, ben più diretto del misterioso olfatto ma tutto da sfogliare. Rotondo quanto serve, Vi asciuga a tradimento e Vi fa riempire di nuovo il calice. Non ce ne sarà più ma ce n’è ancora, poco ma ce n’è ancora. Da bere ascoltando “HUNGRY LIKE THE WOLF” dei DURAN DURAN. 6. EMILIA IGT ROSSO “COME LA PANTERA E I LUPI DELLA SERA” 2021, LURETTA (EMILIA ROMAGNA): l’aggressività di un tacco dodici di perversa, traviante eleganza rende ondeggiante l’incedere olfattivo di questo blend. Il Cabernet Sauvignon getta l’amo, la Barbera ammicca e la Croatina Vi stende. Cemento per aggiungere mistero al romanticismo della botte grande. Una intricata boscaglia bucata dallo sguardo del felino: due occhi profondi di resina e arancia in una tenebra di bastoncino di liquirizia e piccoli frutti neri drappeggiato di orientali sensualità speziate. Un sorso in cui perdersi, succoso ma ben fermo sulle proprie gambe, fiducioso dell’arma tannica e di un finale quasi marino in cui frutto dolce e amaritudini mandorlate duellano all’ultimo sangue soccombendo però alle balsasmicità. Un vino “femmina” col cervello da donna. Da bere ascoltando “THIS LOVE” dei PANTERA (obviously). 7. SICILIA DOC CATARRATTO LUCIDO “ORION” 2022, SANCARRARO (SICILIA): un Catarratto dal naso importante come quello di un pugile. Colpisce con un gancio di scorza di limone grattugiata e poi Vi lavora ai fianchi con un ipnotico gioco di piedi fatto di albicocca e voci concitate di tonnara. Il sorso segue l’olfatto come il boxeur l’incitamento del pubblico in un corpo a corpo irrisolto tra grasse dolcezze fruttate e sapidità marine. Da bere ascoltando “ORION” dei METALLICA. E ORA? Ora è il momento dei ringraziamenti, agli organizzatori (Stafano Minelli e Cristina Santini) per avermi ospitato, a tutti i Produttori (quelli che sono stati costretti a sopportare le mie divagazioni e quelli cui per mancanza di tempo non ho potuto rompere le scatole) e a tutti Voi per avermi letto fino a qui. Mi resta un sacco di lavora di approfondimento da fare ma…forse ne vale la pena Roberto Alloi VINODENTRO  
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16 Maggio, 2024

ALTO PIEMONTE GRAN MONFERRATO, Città Europea del Vino 2024

Il COSA E IL DOVE Quella dell’Alto Piemonte e di un Monferrato che non ha paura di definirsi “Grande” è la storia di denominazioni e territori molto piccoli che raccolgono una sfida e decidono di trovare il modo per mettere insieme turismo ed enogastronomia. Una sfida che, facendo leva sulle eccellenze della buona tavola mira a destagionalizzare i flussi turistici e valorizzare i borghi in una Regione in cui oltre l’80% dei Comuni non supera i 5000 abitanti. Un Territorio in cui vedono la luce le produzioni molto limitate di ben 23 DOC (sulle 41 piemontesi e le 332 nazionali) e 14 DOCG (sulle 19 piemontesi e le 73 nazionali). E siccome dalle piccole cose nascono grandi capolavori, Alto Piemonte Gran Monferrato diventa Città d’Europa del Vino 2024. Venti Comuni, venti identità differenti in rappresentanza, ciascuno per il suo, di un unicum territoriale piemontesemente identitario. È toccato al Gambero Rosso ospitare la presentazione romana di questo progetto nel quale, il Piemonte al centro, si respirano brezze provenienti dalla vicina Liguria, dall’Emilia, dalla Lombardia. Il vino è il totem attorno al quale danzano capolavori: grandi formaggi, grandi salumi, il riso, presidi slow food… Una serata preceduta da una accorata conferenza stampa vissuta sull’entusiasmo delle amministrazioni comunali, dei consorzi e degli Enti di promozione del turismo. Ora, mentre Vi invito ad approfittare di questa occasione per aprire questo scrigno prezioso nel quale sono racchiuse gemme di Storia, Cultura, Accoglienza e Turismo lento, Vi lascio a qualcuna delle mie solite descrizioni relative ad alcuni dei vini proposti in degustazione al fianco della cena curata dallo chef Marco Brioschi. LA MIA “TOP SIX” Molte le etichette in assaggio e tutte di livello molto alto, a dimostrazione che il Piemonte nel bicchiere è una garanzia. Tra le tante ne ho scelte sei (senza badare a nomi e prezzi) da proporVi per un assaggio non scontato e in alcuni casi “WOW”. Non Vi dirò delle Aziende perché voglio lasciare qualcosa da fare anche a Voi. Buona degustazione! 1- OVADA DOCG “FILARE”, ENOTECA REGIONALE DI OVADA E DEL MONFERRATO: “FILARE”, rettilineo di viti o spostamento d’aria quando il “gruppone” sfreccia veloce e s’accavalla nella preparazione della volata. Ma questo Dolcetto, più che in volata, stacca di ruota gli avversari sui saliscendi da cui prende nome. Un “mangia e bevi” continuo di frutti corsari, spezie saladine e sapidità sabbiose portate dal vento. Un incedere affatto semplice, mai scontato, tra scatti e controscatti di ciliegie, more, mandorle e quella vinosità mai dimentica che segue il trenino del vegetale. Sorso birbante privo di ogni soggezione nei confronti dei vitigni dal “gran nome”, sfrontatamente coerente e godurioso. Bicchiere sfaccettato, grissini, salame, amici e chiacchiere. Vince il mio premio “LEVATEMELO”. Da bere ascoltando “PEDALA” di FRANKIE HI-NRG MC. 2- COLLINE NOVARESI DOC VESPOLINA “AUDACE”, FILADORA: un olfatto che getta un ponte immaginario tra Piemonte e Friuli sorretto sui piloni del Rotundone. Ed è dunque la freschezza oscura del pepe quella che fa dire “UAU” e distoglie l’attenzione da lamponi e ciliegie. Ma non fateVi distrarre, rimanete concentrati! Ecco allora che s’avanzano scarpe inzaccherate di terra umida e lavagne di grafite bagnata. Il pot pourri di fiori secchi è lì, sulla tavola e confonde il suo profumo con pensieri di tabacco. Il sorso è snello, preciso come un fioretto, succoso e traditore, di complessa semplicità, dinamico, avvolgente, autorevolmente sapido e di materica tannicità. Arditamente vino. Da bere ascoltando “THE WASP (TEXAS RADIO AND THE BIG BEAT) dei DOORS. 3- SIZZANO DOC ROSSO “ROANO” RISERVA 2015, VIGNETI VALLE RONCATI: austero con brio, vorrebbe darsi un tono, stare sulle sue ma…non ce la fa e rivela tutta la sua energia compressa. Ecco allora una ridda di spezie accavallarsi a boschiva sostanza, corteccia, muschio, financo qualche troco spaccato dal fulmine e ancora fumante. La sorpresa è nelle olive in salamoia, quelle che con gli amici si fa a gara a chi sputa il nocciolo più lontano, quelle che non bastano mai e che qui scazzottano con una scia di miele e quell’agrume che rinfresca anche più dell’eucalipto. Il sorso e una scarica di salinità marina (altro che mineralità da super vulcano!) e i tannini sono ragazzacci discoli ancora poco inclini allo star calmi nonostante gli otto anni di braccia conserte (o forse proprio per questo, perché bisognosi di sgranchirsi le gambe). Alcol e freschezza viaggiano in prima classe e la chiusura è un compendio delle freschezze olfattive che sottolinea la sapidità a suon di piccantezze. 4- FARA DOC 2017, IL CHIOSSO: s’approccia silenzioso con l’incensiere e lascia intravedere una sagrestia di legni sacri prima di ringalluzzirsi. Fuori, sul sagrato piove e la terra bagnata si mescola all’aria che sa del ferro delle saette. M’avanzano sensazioni ortolane, di tabacco da borsa e forse castagna (ma questa potrebbe essermi rimasta in memoria dalla settimana scorsa)…mettetele Voi dove preferite. Più pacato il sorso, fresco e sapido quanto deve, ordinato nello sciorinare spezie anche dolci, diretto, firmato dall’iniezione di Vespolina a suon di sottili peposità. Forse un pochino brusco nel chiudere l’assaggio ma comunque molto interessante. 5- GATTINARA DOCG 2020, MAURO FRANCHINO: l’ingresso al naso è complesso e devastante! Frutti di bosco, visciole (in confettura), rose (spine comprese), dolcezze di spezie e tabacco che fanno a spallate con china e rugginosa ferrosità ma… Nessuna boria, nessuna ostentazione. Tutto è gestito con rustica, contadina eleganza, non per vergogna ma come se il calice volesse comunicarVi emozioni seguendo la tradizione orale. Ed allora il camino non può mancare e quella brace che prima era fiamma spande nell’aria la comunanza del fumo appena acre. Sorso caldo e alcol estremamente corretto nel gestire la volata finale tra freschezza e sapidità, vinta da quest’ultima nonostante lo sgambetto dei tannini integrati ma ancora molto sportivi. Emozionante! Da bere ascoltando “TOWER SONG” di LEONARD COHEN. 6- BRAMATERRA DOC 2016, CERUTI: olfatto di eloquente freschezza, giocato su frutti neri ancora ben al di qua della maturazione e sulla freschezza dissetosa e amaricante di un “chinottissimo” Neri. Scugnizza, la componente vegetale racconta ombre boschive, prati falciati di fresco e cespugli di timo serpillo. Appena una gentilezza di viole non poteva mancare, ma forse l’ho voluta cercare per forza. Sorso che dà l’impressione di aver appena trovato la propria dimensione. Un fiume che immagino essere stato rapida impetuosa due o tre anni fa e che oggi è compita scorrevolezza nonostante qualche masso sporga ancora lungo il corso dei tannini. Considerando l’olfatto m’aspettavo qualcosa di più ma magari devo solo riassaggiarlo con più calma (o magari avevo solo bisogno di un volume maggiore nel calice). Si becca il mio premio “PECCATO” ma l’ho già messo nella corposa lista dei vini da riassaggiare con calma. E ORA? Ora è il momento dei ringraziamenti, a Gambero Rosso per avermi ospitato, ai venti comuni che hanno avuto il coraggio di intraprendere insieme questo viaggio e a Voi che avete avuto la pazienza di leggere queste mie poche righe Roberto Alloi VINODENTRO  
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