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Tommasi è Cantina dell’Anno per la Guida Vini d’Italia 2027 del Gambero Rosso Arrow Right Top Bg

26 Ottobre, 2026

Tommasi è Cantina dell’Anno per la Guida Vini d’Italia 2027 del Gambero Rosso

  Il riconoscimento arriva alla vigilia del 2027, anno in cui la Famiglia celebra i 125 anni dalla fondazione e i 30 anni della quarta generazione alla guida. Tre Bicchieri all’Amarone della Valpolicella Classico docg Riserva Ca’ Florian 2018.   Tommasi Family Estates è stata proclamata Cantina dell’Anno dalla Guida Vini d’Italia 2027 del Gambero Rosso, uno dei riconoscimenti più autorevoli del panorama enologico italiano. La premiazione si terrà domenica 25 ottobre a Roma, presso la Nuvola, nel corso della presentazione ufficiale della Guida. Questa la motivazione del Gambero Rosso Ha 125 anni di tradizione enologica questa famiglia, e la quarta generazione porta avanti l’azienda con straordinario entusiasmo. I Tommasi sono tra i migliori interpreti della Valpolicella, ma hanno avuto il coraggio e la lungimiranza di investire in ben sette regioni, nei migliori terroir italiani, dall’Oltrepò al Collio, dalla Maremma a Montalcino, dal Salento alla Basilicata fino all’Etna, creando un gruppo di rilevanza internazionale. Ambasciatore del riconoscimento sarà l’Amarone della Valpolicella Classico Riserva Ca’ Florian 2018, insignito dei Tre Bicchieri. Prodotto dall’omonimo vigneto, Ca’ Florian rappresenta l’espressione più alta della visione di Tommasi per l’Amarone: eleganza, profondità e capacità di evolvere nel tempo. Pierangelo Tommasi, Amministratore Delegato Ricevere il titolo di Cantina dell’Anno è per noi motivo di grande orgoglio e di profonda gratitudine. È un riconoscimento che non premia un singolo vino o un singolo territorio, ma un percorso costruito nel tempo, da generazioni, con il lavoro di tutta la nostra Famiglia e delle persone che ogni giorno condividono con noi questa storia. Che arrivi alla vigilia dei 125 anni dalla nostra fondazione lo rende ancora più speciale: lo dedichiamo a chi ci ha preceduto, alla nostra Valpolicella e alla quinta generazione, che guarda già al futuro. Lo sguardo della Famiglia è già rivolto ai prossimi anni. Al centro, un impegno per la sostenibilità che coinvolge vigneti e cantine con percorsi di certificazione già avviati; l’ospitalità, con Villa Quaranta Tommasi Wine Resort & Thermal SPA e le esperienze di Tommasi Wine Hospitality, che accolgono ogni anno circa 10.000 visitatori nei territori del gruppo; e una cultura del vino fondata sulla qualità e sulla consapevolezza. Oggi Tommasi Family Estates è guidata da nove membri della famiglia e conta 957 ettari di vigneto in otto regioni italiane. Accanto alla storica cantina in Valpolicella Classica, il gruppo riunisce Le Fornaci in Lugana, Tenuta di Caseo in Oltrepò Pavese, Casisano a Montalcino, Poggio al Tufo in Maremma toscana e Umbria, Masseria Surani in Puglia, Paternoster nel Vulture in Basilicata e Ammura sull’Etna, oltre alla partnership nel Collio con Marco Felluga – Russiz Superiore. Con una produzione di circa 5 milioni di bottiglie, un fatturato di circa 35 milioni di euro e una quota export dell’85%, Tommasi è oggi tra gli ambasciatori più riconosciuti del vino italiano nel mondo. TOMMASI FAMILY ESTATES Tommasi rappresenta la storia della Valpolicella e non solo. Con otto tenute vitivinicole in otto regioni – Tommasi in Veneto, Tenuta di Caseo in Lombardia, Casisano a Montalcino e Poggio al Tufo in Maremma Toscana e Orvieto in Umbria, Masseria Surani in Puglia, Paternoster in Basilicata, Ammura, tenuta sull’Etna in Sicilia e una partnership in Friuli Venezia Giulia, nel Collio con Marco Felluga Russiz Superiore – il gruppo ha l’obiettivo di creare grandi vini, valorizzando ogni singolo territorio.  Completa il quadro il progetto culturale e vitivinicolo De Buris, legato al territorio della Valpolicella Classica, al recupero di Villa De Buris e alla produzione dell’Amarone della Valpolicella Classico DOCG Riserva e del Valpolicella Classico Superiore DOC. Quattro generazioni di pionieri, esploratori, precursori e soprattutto visionari, attenti al valore della qualità in ogni fase produttiva, rispettosi dei procedimenti tradizionali ma aperti alla sperimentazione. Con l’esperienza e il sapere unici coltivati e custoditi nel tempo, la Famiglia Tommasi intende valorizzare ogni territorio, legandosi a un percorso di sostenibilità e di ospitalità. La cura per l’accoglienza si esprime attraverso le strutture di Villa Quaranta Wine Resort & Thermal SPA in Valpolicella, l’agriturismo Poggio al Tufo e le cantine del gruppo aperte all’enoturismo. La Redazione
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Falstaff Italia presenta la Falstaff Bar Guide Italia 2027: la prima edizione della guida digitale che premia le migliori espressioni di un format conviviale e in continua evoluzione Arrow Right Top Bg

26 Ottobre, 2026

Falstaff Italia presenta la Falstaff Bar Guide Italia 2027: la prima edizione della guida digitale che premia le migliori espressioni di un format conviviale e in continua evoluzione

  Nell’elegante cornice del San Clemente Palace, sull’omonima isola a Venezia, Falstaff Italia presenta la prima edizione della sua Bar Guide Italia: una fotografia del mondo italiano di cocktail bar, vinerie, caffetterie e pasticcerie, tra eccellenze e premi speciali.    Falstaff Italia presenta la prima edizione della Falstaff Bar Guide Italia 2027, la nuova guida digitale dedicata alle migliori espressioni del mondo bar italiano: un viaggio attraverso cocktail bar, vinerie, caffetterie e pasticcerie selezionati lungo tutta la Penisola per la qualità della proposta e la capacità di interpretare nuovi stili, occasioni e rituali di consumo. Una fotografia di un universo estremamente dinamico e trasversale, in cui format differenti condividono una crescente attenzione alla qualità, all’esperienza e all’accoglienza. Nel corso della presentazione della guida – tenutasi oggi nella suggestiva cornice del San Clemente Palace, sull’omonima isola a Venezia – sono stati consegnati 33 diplomi ad una selezione di realtà che hanno saputo distinguersi per la capacità di offrire una proposta di eccellenza e in linea con le nuove tendenze di consumo. Ricco il programma di riconoscimenti speciali assegnati alle diverse anime raccontate dalla guida. Ampio spazio è stato dedicato innanzitutto al mondo dei cocktail bar, con i premi Bar dell’anno (Manifattura – Firenze), Bar d’hotel dell’anno (The Bar – Aman Venice – Venezia), Apertura dell’anno (Palladio Bar – Airelles Palladio Venice – Venezia), Proposta food dell’anno (Moebius – Milano), Rooftop bar dell’anno (Ceresio 7 – Milano), Barlady dell’anno (Giulia D’Anello – Jerry Thomas Speakeasy – Roma), Bartender dell’anno (Rama Redzepi – Rama’s Lounge Bar – Grand Hotel Fasano – Gardone Riviera), Premio alla carriera (Marino Lucchetti – Londra Palace – Venezia), Premio cultura (Jimmy Bertazzoli – Aguardiente – Marina di Ravenna), Cocktail dell’anno (Martini Sbagliato, di Peppe Doria – Volare – Bologna), Premio giovani (Shkumbin “Sku” Karpuzi – DasQ – Trento) e Distilleria dell’anno (Sibona – Piobesi d’Alba). Per la categoria wine bar e vinerie sono invece stati assegnati i riconoscimenti Selezione dell’anno (Remedy Wine & Spirits – Milano), Wine bar dell’anno (Antica Bottega del Vino – Verona), Proposta food dell’anno (Rimessa Roscioli – Roma) e Cultura del vino (Enoteca Pitti Gola e Cantina – Firenze). A completare il quadro dei premi speciali, i riconoscimenti dedicati a caffetterie e pasticcerie: Colazione dell’anno (Marchesi 1824 – Milano), Cafè Icona (Caffè degli Specchi – Trieste), Pasticceria dell’anno (Marlà Pasticceria – Milano) e Torrefazione dell’anno (Especially Coffee Roaster – Alba). Oltre che ai vincitori dei premi speciali, i diplomi sono stati consegnati anche alle realtà che si sono guadagnate il punteggio di 100/100 all’interno della guida: Jerry Thomas Speakeasy (Roma), Rita (Milano), Bar Timeo – Grand Hotel Timeo (Taormina), Atrium Bar – Four Seasons Hotel (Firenze) e Arts Bar – Hotel St. Regis Venice (Venezia) tra i cocktail bar; Remedy Wine & Spirits (Milano), Antica Bottega del Vino (Verona) e Rimessa Roscioli (Roma) tra i wine bar e le vinerie; Pasticceria Besuschio (Abbiategrasso), Pasticceria Dalmasso (Avigliana), Marchesi 1824 (Milano), Marlà Pasticceria (Milano) e Caffè Sicilia (Noto) tra le caffetterie e pasticcerie. La scelta di dedicare un vademecum ad hoc a questo particolare comparto dell’horeca è coerente con la consapevolezza che proprio i locali classificabili genericamente come “bar” sono quelli in grado di intercettare e interpretare i trend più attuali del settore Horeca e di declinare di conseguenza il proprio format, adeguandosi alle preferenze espresse dai consumatori. La decisione di realizzare la guida in formato digitale ben si sposa con la dinamicità della categoria e con l’approccio contemporaneo che contraddistingue Falstaff Italia, offrendo uno strumento semplice ed intuitivo che rende gli indirizzi degni di nota di facile fruizione, alla portata degli utenti, rapidamente e in qualsiasi momento. Simon Staffler e Othmar  Kiem, co-fondatori di Falstaff Italia e co-curatori della Falstaff Bar Guide Italia 2027 insieme alla caporedattrice di Falstaff Italia Eugenia Torelli Per la Falstaff Bar Guide, che debutta per la prima volta in Italia nell’edizione 2027, abbiamo selezionato circa 1.000 insegne, tra cocktail bar, wine bar e vinerie, cafè e pasticcerie, segnalati dalla community di Falstaff in tutto lo Stivale, per suggerire le migliori esperienze di bevuta e non solo, dal mattino fino alla sera. La scelta del formato digitale risponde certamente all’esigenza di rendere la guida di rapida e facile fruizione per gli utenti – che sono ormai abituati ad attingere alle informazioni che cercano semplicemente consultando il proprio smartphone – ma riflette al tempo stesso l’approccio internazionale che Falstaff esprime negli altri paesi in cui è presente, assicurando alle realtà tricolore meritevoli l’ingresso in un network europeo senza confini. La Falstaff Bar Guide Italia 2027 – disponibile in formato digitale dal 20 ottobre – è stata realizzata con il supporto di San Clemente Palace, Nonino (Sponsor del premio Barlady dell’anno), Armatore, Flamigni, I Bibanesi, Surgiva e Tassoni. Falstaff Italia è un progetto nato a fine 2024 con l’obiettivo di proporre anche sul territorio nazionale la filosofia contemporanea che da anni contraddistingue lo stile iconico del magazine europeo: raccontare il vino con uno sguardo attuale, fresco e accessibile, capace di coniugare al tempo stesso autorevolezza, cultura e intrattenimento. Negli anni Falstaff si è affermato come uno dei principali media dedicati al gusto e all’ospitalità di alta gamma, diventando un punto di riferimento per il racconto dell’enogastronomia, dei viaggi e del luxury lifestyle attraverso magazine, guide, eventi e degustazioni. Il network comprende, oltre all’Italia, Germania, Austria, Svizzera, Repubblica Slovacca, Paesi scandinavi e baltici, Portogallo. La Redazione
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Fattoria Sardi compie 100 anni: un secolo di vino sulle Colline Lucchesi  Arrow Right Top Bg

25 Ottobre, 2026

Fattoria Sardi compie 100 anni: un secolo di vino sulle Colline Lucchesi 

  Dalle vigne del nonno Sebastiano alla biodinamica: Matteo Giustiniani e Mina Samouti accompagnano la tenuta lucchese verso il suo secondo secolo   Fattoria Sardi festeggia nel 2026 cento anni di produzione vinicola. Era il 1926 quando la tenuta, alle porte di Lucca, si affermava per la qualità dei suoi vini, diventando un punto di riferimento per la viticoltura del territorio. A guidarla oggi sono Matteo Giustiniani e la moglie Mina Samouti, entrambi enologi.  Queste terre appartengono alla famiglia Sardi da oltre due secoli e si sono sempre tramandate per eredità. Negli anni Venti la villa era la dimora di Giovanni “Gianni” Sardi e della moglie Maria Antonella Mazzei, detta Tottò, che alla fine del decennio ridisegnò il giardino secondo il “disordine calcolato” di fiori e piante di gusto inglese. Nel 1928 nacque la loro figlia Maria Adelaide, che sposò Sebastiano Giustiniani: con lei le terre sono passate ai Giustiniani, mentre il nome Fattoria Sardi conserva la memoria della famiglia.  Più di cinquant’anni fa Sebastiano, nonno di Matteo, piantò nuove vigne e negli anni Ottanta avviò il restauro della storica villa-fattoria. È accanto a lui, tra i filari, che il nipote ha trascorso l’adolescenza, e a lui è dedicato il Sebastiano, rosso Colline Lucchesi DOC da Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon. Nel 2002 la contessa Maria Adelaide ha lasciato l’azienda a Jacopo e Matteo. Dopo gli studi di enologia a Firenze e poi a Bordeaux, dove ha conosciuto Mina, nel 2012 Matteo è tornato a Lucca con lei per prenderne le redini.  Il centenario arriva al termine di un lungo percorso di rinnovamento. Nel 2006 l’azienda ha adottato l’agricoltura integrata, nel 2011 è arrivata la certificazione biologica e, con essa, la scelta biodinamica. Oggi Fattoria Sardi è certificata anche da Biodynamic Farmers of the World (BDFarmers), il riconoscimento riservato a chi applica il metodo con rigore e consapevolezza.  Matteo Giustiniani Quando hai la fortuna, come famiglia, di essere “custodi” di un pezzo di terra da generazioni, viene naturale guardare al futuro più che al passato. Il futuro, per noi, è lasciare alle prossime generazioni suoli e persone migliori di quelli che abbiamo trovato o incontrato. Da qui la scelta di coltivare i suoli e le persone, e tramite loro le piante. La biodinamica è per noi un forte aiuto in questo.»
È un’idea che in famiglia ha radici lontane: Gianni Sardi, bisnonno di Matteo, ripeteva ai nipoti che «a ogni privilegio deve corrispondere un dovere supplementare, verso gli altri e di fronte a sé stessi.  La tenuta si estende oggi per 45 ettari tra l’Appennino e il Tirreno, tra i fiumi Freddana e Serchio. Di questi, 18 ettari sono a vigneto; il resto è bosco, seminativo e oliveto. La varietà di suoli, altitudini ed esposizioni crea una ricca eterogeneità microclimatica, la stessa che già un secolo fa aveva reso celebri i vini della fattoria.  Le uve coltivate sono Vermentino, Trebbiano, Sangiovese, Syrah, Merlot e Cabernet Sauvignon, per una produzione di circa 160.000 bottiglie l’anno. Il progetto di punta è quello dei rosé. Accanto al vino l’azienda produce olio, miele millefiori e di acacia e succo di mela, e in fattoria vivono asini, galline e api.  Dal 2021 la fattoria ospita Il Ristoro, progetto di ristorazione agricola guidato dallo chef Damiano Donati. La cucina è stagionale, a forte impronta vegetale e orientata allo zero waste, con materie prime dell’azienda e di produttori locali della rete LuccaBioDinamica. La carta dei vini propone etichette biologiche e biodinamiche.  Completa l’esperienza l’ospitalità: sette appartamenti con piscina ricavati dall’antico borgo contadino del XVIII secolo, Podere Orfanello, ristrutturati nel 2005 e rinnovati nel 2022; l’ottocentesca Villa Renaissance, ristrutturata nel 2005 e rinnovata nel 2019 con 9 camere e la facciata rivolta al giardino all’italiana, sulle vigne e sull’antica cappella di famiglia; e la Casa Sardi appena ristrutturata, villa con 6 camere, in stile toscano.
INDIRIZZO e CONTATTI
Via della Maulina 747, 55100 Lucca
Tel. 0583 341230
www.fattoriasardi.com  La Redazione
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Untold 2027, premiati i nuovi cellar door: l’Osteria dell’orologio, Evo laboratorio gastronomico, la Trota e Trattoria del cimino tra i ristoranti premiati nel Lazio Arrow Right Top Bg

25 Ottobre, 2026

Untold 2027, premiati i nuovi cellar door: l’Osteria dell’orologio, Evo laboratorio gastronomico, la Trota e Trattoria del cimino tra i ristoranti premiati nel Lazio

  I ristoranti laziali entrano nella selezione della Guida “Untold – Quello che non è ancora stato detto del vino” per la capacità di valorizzare il vino come esperienza di territorio   Il Lazio è protagonista della terza edizione della Guida “Untold – Quello che non è ancora stato detto del vino” con quattro ristoranti premiati con il riconoscimento Cellar Door, dedicato alle realtà della ristorazione capaci di interpretare il vino come elemento culturale, identitario e di connessione con i territori. Il riconoscimento è stato assegnato durante la cerimonia di premiazione della Guida Untold 2027, realizzata da Decanto e pubblicata da Trenta Editore, ospitata nell’ambito di Vinitaly and the City Sibari nella cornice del Parco Archeologico di Sibari. Il progetto Cellar Door nasce per valorizzare quei ristoranti che non considerano il vino un semplice elemento della proposta gastronomica, ma una componente fondamentale dell’esperienza offerta all’ospite. La selezione prende in esame la qualità e la cura della carta dei vini, la capacità di raccontare i produttori, la competenza del servizio e il legame costruito con il patrimonio vitivinicolo del territorio. I ristoranti premiati rappresentano una fotografia della ristorazione regionale contemporanea: realtà storiche e nuovi progetti gastronomici, locali profondamente legati al territorio e insegne capaci di proporre una visione più ampia del vino italiano attraverso ricerca, ospitalità e cultura dell’accoglienza. La presenza del Lazio tra i riconoscimenti Cellar Door della Guida Untold 2027 conferma il ruolo sempre più centrale della ristorazione nella valorizzazione del vino, creando un collegamento diretto tra produttori, territori e consumatori. I ristoranti laziali premiati con Cellar Door : L’Osteria dell’Orologio – Ristorante, Minimale / Moderno Evo Laboratorio Gastronomico – Bistrot, Minimale / Moderno La Trota – Ristorante, Classico Elegante Trattoria del Cimino dal 1895 – Trattoria Il riconoscimento Cellar Door si inserisce nella filosofia della Guida Untold, che attraverso la terza edizione amplia il racconto del vino italiano oltre il calice, valorizzando tutti gli elementi che contribuiscono a costruire l’identità di un territorio: aziende, persone, luoghi e capacità di accoglienza. La Guida “Untold – Quello che non è ancora stato detto del vino”, in uscita a novembre per Trenta Editore, propone così una lettura trasversale del vino italiano contemporaneo, mettendo in relazione il mondo produttivo con quello della ristorazione e dell’ospitalità. La Redazione
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Il volto bianco della Calabria secondo Santa Venere Arrow Right Top Bg

24 Ottobre, 2026

Il volto bianco della Calabria secondo Santa Venere

  Non soltanto grandi rossi. La Calabria vitivinicola è anche terra di vini bianchi capaci di coniugare identità territoriale, freschezza e complessità. A raccontare questa dimensione meno conosciuta è Santa Venere, azienda biologica della famiglia Scala, che nel territorio di Cirò coltiva e vinifica tre varietà a bacca bianca: Greco, Guardavalle e Zibibbo.   Da queste uve nascono Cirò Bianco DOP, Vescovado Calabria Bianco IGP e Calamacca Calabria Bianco IGP, tre interpretazioni differenti della viticoltura calabrese. Il primo rappresenta la tradizione della denominazione; il secondo valorizza in purezza il Guardavalle, varietà autoctona ancora poco conosciuta al di fuori della regione; il terzo propone lo Zibibbo in una versione secca e contemporanea. Ad accomunare queste tre etichette, un prezzo accessibile che rende questa selezione adatta a tutte le tasche, senza rinunciare alla qualità e alla riconoscibilità dei vitigni. Una proposta capace di raccontare il volto bianco della Calabria attraverso vini dalla forte identità. Tre espressioni della Calabria in bianco Il Cirò Bianco D.O.P. nasce da uve Greco coltivate biologicamente in vigneti impiantati nel 1970, situati a 15 metri sul livello del mare. È l’etichetta che esprime il legame più diretto con la storia vitivinicola di Cirò e con la sua denominazione. Di colore giallo paglierino, presenta un profilo olfattivo complesso e nitido. Al palato è consistente e morbido, sostenuto da una buona acidità. A tavola accompagna primi piatti saporiti come la pasta con alici e mollica di pane tostata, ma anche il baccalà alla calabrese con patate, pomodoro e olive e i pesci dalla carne delicata cucinati al forno. Prezzo in enoteca: 9.00 euro Vescovado Calabria I.G.P. Bianco è ottenuto esclusivamente da uve Guardavalle. Prodotto dal 2008, rappresenta una delle scelte più identitarie di Santa Venere: la vinificazione in purezza assegna infatti un ruolo da protagonista a una varietà raramente proposta da sola. Vescovado si presenta giallo paglierino con riflessi tendenti al verde. I profumi sono floreali e fruttati, mentre il sorso è secco, fresco e sapido. Un profilo che richiama la prossimità della costa ionica e che trova i suoi abbinamenti più naturali nelle crudità di gamberi e scampi, nell’insalata di polpo o nella frittura di paranza. Interessante anche l’abbinamento con una tartare di ricciola con agrumi ed erbe aromatiche. Prezzo in enoteca: 16.00 euro Calamacca Calabria I.G.P. Bianco nasce invece da Zibibbo in purezza. Prodotto per la prima volta nel 2022, interpreta in versione secca una varietà conosciuta soprattutto per la produzione di vini passiti. Calamacca è secco, fresco e caratterizzato da una buona acidità. La componente aromatica dello Zibibbo trova così equilibrio in un profilo adatto non soltanto all’aperitivo, ma anche alla tavola. Si abbina al pesce spada alla ghiotta, alle bruschette con sardella calabrese e al Pecorino Crotonese DOP di media stagionatura. Grazie alla sua ricchezza aromatica è ideale anche con piatti di cucina asiatica leggermente speziati, come un curry di pesce o di crostacei. Prezzo in enoteca: 23.00 euro La Redazione
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Collio Evolution 2026 Arrow Right Top Bg

23 Ottobre, 2026

Collio Evolution 2026

  50 aziende e quasi 180 vini ai banchi d’assaggio, circa 90 Pinot Grigio in degustazione tecnica. Dal 24 al 26 ottobre tra Gorizia e Cormons, con Daniele Cernilli, Cristina Mercuri MW e la nuova ricerca Nomisma “Collio Experience – La parola all’Horeca”   Collio Evolution, l’evento istituzionale del Consorzio Tutela Vini Collio, presenta i numeri e il programma della seconda edizione. Dal 24 al 26 ottobre, tra Gorizia e Cormons, il territorio si racconta attraverso il Pinot Grigio, con il tema “Oltre il vitigno. Dalla terra al calice: l’essenza identitaria del Pinot Grigio”. Saranno 50 le aziende del Collio presenti ai banchi d’assaggio, con quasi 180 vini che raccontano l’intera Denominazione: dal Friulano alla Ribolla Gialla, dalla Malvasia al Sauvignon, fino al Collio Bianco e ai rossi del territorio. Il Pinot Grigio, protagonista dell’edizione, è al centro della degustazione tecnica riservata alla stampa, con circa 90 etichette tra diverse interpretazioni e annate. Sono attesi oltre 50 giornalisti italiani e internazionali, da Stati Uniti, Brasile, Polonia, Austria, Regno Unito, Canada e Paesi Bassi. Luca Raccaro, Presidente del Consorzio Tutela Vini Collio La risposta dei produttori ci dice che, in un solo anno, Collio Evolution è diventato un appuntamento in cui la Denominazione si riconosce. Portare cinquanta aziende a confrontarsi sul Pinot Grigio significa mostrare quante letture diverse il nostro territorio sa dare di un vitigno che il mondo crede di conoscere. Il programma si apre sabato 24 ottobre a Gorizia, dove alle 16.00, all’UGG, Daniele Cernilli guiderà una masterclass che offrirà un primo viaggio nel Pinot Grigio del Collio attraverso lo sguardo di uno dei più autorevoli critici del vino italiano. In serata, alle 18.30, il Consorzio sarà ospite della Camera di Commercio Venezia Giulia nella Sala Verdi di Palazzo De Bassa per la presentazione della ricerca “Collio Experience – La parola all’Horeca”, realizzata da Nomisma Wine Monitor per il Consorzio, con la moderazione di Sebastiano Barisoni, vicedirettore esecutivo di Radio 24. È la seconda parte del percorso iniziato nel 2025. La prima indagine aveva analizzato la percezione del brand Collio presso 1.500 consumatori italiani, posizionandolo tra i territori collinari più riconosciuti per i bianchi di qualità. Quest’anno la parola passa a ristorazione e hospitality, per capire come il canale Horeca conosce, sceglie e propone i vini del Collio. A presentare i dati sarà Denis Pantini, Responsabile di Nomisma Wine Monitor, in dialogo con Luca Raccaro, Presidente del Consorzio. Segue uno standing dinner. “Dopo la ricerca sui consumatori, era naturale dare la parola a chi il vino lo porta in tavola ogni giorno” – commenta Lavinia Zamaro, Direttrice del Consorzio Collio. – “I dati sul canale Horeca saranno uno strumento concreto per le nostre aziende e Collio Evolution è il luogo giusto per condividerli con produttori, stampa e operatori”. Domenica 25 e lunedì 26 ottobre Collio Evolution si sposta a Cormons. La domenica mattina, all’Enoteca di Cormons, Cristina Mercuri, prima donna italiana Master of Wine, accompagnerà la stampa in una masterclass dedicata al Pinot Grigio del Collio e alla sua capacità di raccontare il territorio. Sempre all’Enoteca, nel corso delle due giornate, i giornalisti potranno approfondire il vitigno nella degustazione tecnica di Collio Pinot Grigio, attraverso le diverse interpretazioni aziendali. Negli stessi giorni le Sale Civica e di Rappresentanza del Comune di Cormons accoglieranno il pubblico ai banchi d’assaggio delle aziende del Collio, aperti domenica dalle 11.00 alle 17.00 e lunedì dalle 11.00 alle 16.00: un’occasione per incontrare i produttori e scoprire, accanto al Pinot Grigio, la ricchezza e la varietà dei vini della Denominazione. La Redazione
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vini ad arte romagna Arrow Right Top Bg

22 Ottobre, 2026

Vini ad Arte, la Romagna protagonista a Milano

  Lunedi 12 e martedì 13 ottobre il Consorzio Vini di Romagna ha portato in scena a Milano, nelle prestigiose sale del The Westin Palace, le eccellenze enologiche della Romagna. L’evento, Vini ad Arte, quest’anno veste una importante novità: per la prima volta dopo oltre 20 edizioni, supera i confini regionali proponendosi nella città che sta sempre più diventando il Palcoscenico di riferimento anche, oltre alla moda al design e all’arte contemporanea, per gli eventi enogastronomici, Milano. Il cuore dell’evento è stata la giornata di lunedi 12 ottobre, dedicata soprattutto agli operatori Ho.Re.Ca, ai giornalisti ed ai soci Ais, con oltre 50 produttori ai banchi di assaggio dedicando soprattutto attenzione alla presentazione delle nuove annate di Sangiovese, Albana, Pagadebit, Rebola o Pignoletto, Trebbiano…., il meglio di questo splendido territorio. Martedì 13 ottobre è stata la volta di due imperdibili masterclass, precedute dai saluti del Presidente del Consorzio Filiberto Mazzanti e da una necessaria e coinvolgente introduzione al territorio, alla sua orogenesi, del cartografo del vino per eccellenza, riduttivo chiamarlo solo cartografo, enotecnico e degustatore e molto altro ancora, Alessandro Masnaghetti. Divisa in 5 macrozone, Imolese, Faentino, Forlivese, Cesenate, Riminese, che a loro volta danno origine a 16 sottozone, il territorio della Romagna è attraversato e diviso da due elementi caratterizzanti: la Vena del Gesso e lo Spungone, che è una arenaria calcarea ricca di fossili, spugnosa. Di fatto dividono una parte più boschiva verso l’Appennino a Sud da una maggiormente coltivata a Nord che possiede anche l’85% degli impianti viticoli della Regione. Le masterclass sono state condotte da Andrea Dani, educatore AIS e co-curatore della guida ai vini Vitae, davvero molto bravo a cogliere, sottolineare e spiegare le differenze di gusto e olfatto dei vari campioni da zona a zona, meglio, da sottozona a sottozona. Romagna Albana. La Romagna Albana, che si avvicina al 40esimo compleanno da DOCG, nel 2027, prima bacca bianca ad ottenere questa denominazione, ha come genitore certo la Garganega. Vino dalle enormi potenzialità espressive per struttura anche talvolta tannica, profondità gustativa, capacità di evoluzione, durante la masterclass abbiamo avuto il piacere di assaggiare 7 versione secche, annate 2025 e 2024, e 2 passite, 2023 e 2016. Le cantine protagoniste sono state: La Cantina di Cesena, Tenute Bacana, Podere la Grotta, Celli, Zavalloni, La Sabbiona, La Collina del Tesoro, Bissoni, Umberto Cesari. Tensioni gustative differenti, interpretazioni contemporanee immediate e fresche verso interpretazioni più generose e cariche di volume, sino alle note di caramello, di frutta candita, di lievi tannini, delle ultime due versioni botritizzate e passite. Impossibili non finire il bicchiere. Romagna Sangiovese. Così come per la masterclass sul Romagna Sangiovese. Anche in questo caso 9 campioni tutti 2023, le cantine invitate sono state: Tre Monti, Tenute Tozzi, Ca’ di Sopra, I Sabbioni, Cantina Maurizio Costa, Drei Dona’, Tenuta la Viola, Tenuta Casali, Podere dell’Angelo. La panoramica proposta ha attraversato tutta la Romagna regalando nette differenze sensoriali a sottolineare la capacità di evoluzione del Romagna Sangiovese in territorio appenninico e di Marzeno, su argille azzurre, alle note acide e saline, speziate e vegetali, del Romagna Sangiovese nei pressi della vena del gesso come a Brisighella, o la snellezza, la finezza e dinamicità nella beva in prossimità dello Spungone, ricco di calcare e sabbie. Un momento importante è stato l’accento voluto dal Presidente del Consorzio Filiberto Mazzanti riguardo marchio collettivo europeo Rocche di Romagna, progetto nato con le ultime sottozone arrivate nel 2022. Marchio che intende valorizzare le sottozone ma al contempo vuole essere anche un progetto di valorizzazione territoriale e turistica raccontando, attraverso il vino, le differenze dei paesaggi e della cultura dei luoghi. Il marchio riprende un fregio del Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna e si collega al concetto di Mosaico della Vita, un territorio ampio raccontato attraverso molte tessere differenti. Sul territorio ci sono almeno 79 Rocche e Castelli, di certo hanno trovato il loro Re e la loro Regina.   Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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A fine ottobre ad Alba l’evento Go Wine dedicato alle M.G.A. del Barbaresco Arrow Right Top Bg

22 Ottobre, 2026

A fine ottobre ad Alba l’evento Go Wine dedicato alle M.G.A. del Barbaresco

  I GRANDI TERROIR DEL BARBARESCO
ALBA – Hotel Calissano, Via Pola, 8 Sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026 Banco d’assaggio alla presenza diretta delle cantine, masterclass di approfondimento il confronto con altre espressioni del Nebbiolo in Piemonte   Si svolge sabato 24 e domenica 25 ottobre ad Alba la quinta edizione de “I Grandi Terroir del Barbaresco”, evento ideato da Go Wine.
Sede dell’evento l’Hotel Calissano nelle eleganti Sale Calissano e Fenoglio, a due passi dal centro storico dove si svolge la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba.
L’evento fa parte del programma della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba e si colloca nel terzo grande week-end della kermesse albese.
La manifestazione si propone di raccontare un grande vino come il Barbaresco attraverso il suo territorio, le differenti menzioni geografiche (cru) e l’incontro con i suoi produttori, esaltando differenze e ricchezze dei vari siti della denominazione. Grazie alla presenza diretta di molte cantine, la degustazione è una sorta di prova “sul campo” per apprezzare la ricchezza del territorio di produzione, approfondire le conoscenze sulle peculiarità dei diversi cru (menzioni geografiche), far riflettere i degustatori e il pubblico sull’importanza del fattore “persone-ambiente-terra” nella grandezza di un vino come il Barbaresco.
Il programma prevede banchi d’assaggio alla presenza diretta delle cantine, degustazioni in forma libera ed esclusive masterclass di approfondimento. Le masterclass a cura di Giancarlo Montaldo Sono previste due masterclass nella giornata di sabato 24 ottobre alle ore 14 e ore 16 presso altra sala dell’Hotel Calissano. Due i temi: alle ore 14 l’annata 2023 del Barbaresco, declinata attraverso 6 vini di differenti menzioni geografiche; alle ore 16 un confronto fra il Barbaresco e i grandi rossi italiani,  viaggiando con il calice lungo la penisola (degustazione di 6 vini). Gli altri volti del nebbiolo Accanto ai protagonisti del Barbaresco, l’evento offrirà un’ulteriore opportunità di degustazione, ampliando lo sguardo alle differenti espressioni del Nebbiolo in Piemonte.
Un’enoteca tematica proporrà una selezione di etichette provenienti dalle denominazioni Barolo, Roero, Nebbiolo d’Alba, Albugnano e Alto Piemonte. Tutti gli aggiornamenti ed il programma sul sito www.gowinet.it  COME PARTECIPARE  BANCO D’ASSAGGIO La degustazione si articolerà su due turni.
I biglietti sono in vendita online sul sito di Go Wine con una speciale riduzione. Sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026 -primo turno: ore 11.00-14.30
-secondo turno: ore 14.30-18.00 Per prenotare scrivere a stampa.eventi@gowinet.it Costo della degustazione: euro 23 (riduzioni euro 20 con acquisto online, euro 15 per i soci Go Wine).
Il biglietto comprende la degustazione in forma libera al banco d’assaggio (con buoni speciali a parte nell’enoteca tematica dedicata agli altri nebbioli). MASTERCLASS Saranno condotte a cura di Giancarlo Montaldo, con i seguenti temi:
Ore 14:00 L’annata 2023 del Barbaresco – terroir a confronto (degustazione di 6 vini);
Ore 16:00 Il Barbaresco e i grandi rossi italiani – confronto fra il Barbaresco e 5 altri grandi rossi (degustazione di 6 vini).
Costo delle Masterclass euro 20 – riduzioni euro 15 Soci Go Wine. ***** LE CANTINE PROTAGONISTE e I BARBARESCO IN DEGUSTAZIONE In ordine alfabetico di cantina, presentando vini rappresentativi dei territori e delle Menzioni Geografiche della denominazione. ADRIANO MARCO & VITTORIO – Alba Barbaresco Basarin 2022
Barbaresco Basarin 2021
Barbaresco Riserva Basarin 2020 BERA – Neviglie Barbaresco
Barbaresco Serraboella  CASCINA ALBERTA – Treiso Barbaresco Serragrilli 2022
Barbaresco Giacone 2022 CASCINA CHICCO – Canale Barbaresco Noce Grande 2023
Barbaresco Ovello 2022 CORTESE GIUSEPPE – Barbaresco Barbaresco Rabajà 2023
Barbaresco Riserva Rabajà 2019  FRANCONE – Neive Barbaresco Albesani 2023
Barbaresco Albesani 2021
Barbaresco Riserva 2020 GRASSO F.LLI – Treiso Barbaresco Giacosa Spessa 2021
Barbaresco Vallegrande 2021
Barbaresco San Stunet 2020  MAINERDO – Neive Barbaresco Gudrù 2022
Barbaresco Roccalini 2022 MONTALBERA – Castagnole Monferrato Barbaresco 2023 NADA GIUSEPPE – Treiso Barbaresco Casot 2023
Barbaresco Marcarini 2023 PAITIN – Neive

Barbaresco Serraboella Sorì Paitin 2022

PIAZZO COMM. ARMANDO – Alba Barbaresco Argè 2023
Barbaresco Pajorè 2021
Barbaresco Rizzi Vigna Fratin 2022 PIO CESARE – Alba Barbaresco Bricco di Treiso 2022 PODERI COLLA – Alba

Barbaresco Roncaglie 2022
Barbaresco Roncaglie 2015 RIZZI – Treiso Barbaresco Pajorè 2022 TALIANO MICHELE – Montà Tel. 348 734 2873 info@talianomichele.com Barbaresco Montersino 2022
Barbaresco Riserva Montersino 2019
L’elenco è in aggiornamento. La manifestazione si svolge con il contributo della Fondazione CRC Per informazioni e prenotazioni: Associazione Go Wine – Tel. 0173.364631 – stampa.eventi@gowinet.it – www.gowinet.it La Redazione
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Champagne Experience 2026 Arrow Right Top Bg

20 Ottobre, 2026

Champagne Experience. Bologna capitale temporanea delle bollicine d’Oltralpe 

  Domenica 4 e lunedì 5 ottobre, all’interno di BolognaFiere, si è svota la nona edizione di Champagne Experience, l’evento diventato ormai il mainstream del settore per tutti i professionisti e gli amanti delle bollicine più famose al mondo. Promosso e organizzato da Excellence srl Società Italiana Distributori e Importatori, Champagne Experience riunisce ogni anno importatori, grandi maison e piccoli vigneron, per orchestrare un viaggio tra centinaia di champagne, Master Class e dibattiti.  Si è da poco conclusa la nona edizione di Champagne Experience, l’unica kermesse italiana interamente dedicata alle bollicine simbolo di festa, lusso e convivialità. Organizzata da Excellence srl, Società Italiana Distributori e Importatori, l’appuntamento del 2026 ha ospitato 125 espositori e oltre 600 etichette, suddivise tra grandi maison e piccoli vignerons, contraddistinti da colori differenti in base alle zone di provenienza. Quattro grandi aree, dunque, hanno scandito il percorso dei visitatori: la Montagne de Reims, la Côte de Bar, la Côte des Blancs, le maison classiche e la Vallée de la Marne.  La Champagne, tra nuovi stili di consumo e cambiamenti climatici Camminando tra i banchi d’assaggio, si ha un po’ la sensazione che la Champagne stia vivendo un paradosso affascinante. Da un lato, resta la costante della geologia dei suoli: il gesso (craie) della Côte des Blancs che imprime una lama salina capace di verticalizzare lo Chardonnay; o i terreni più pesanti della Montagne de Reims e della Vallée de la Marne, dove Pinot Noir e Meunier acquisiscono una spalla acida e un’ampiezza che rendono la bevuta opulenta e longeva. Dall’altro lato, però, c’è lo spettro del cambiamento climatico. Il dibattito latente tra i tavoli dei produttori ha riguardato quindi la gestione agronomica del Climate Change. Il riscaldamento globale favorisce maturazioni fenoliche un tempo impensabili, riducendo la necessità di dosaggi zuccherini elevati (da qui il boom commerciale degli Extra Brut e dei Pas Dosé). Sul fronte opposto, mette a rischio la freschezza propria dello Champagne. La sfida per i viticoltori è, pertanto, quella di gestire la vendemmia anticipata con una precisione maniacale in pressatura, per evitare l’estrazione di tannini amari, e seguire minuziosamente l’affinamento in cantina. Gli assaggi, tra scoperte e conferme  Jardinot 2022 Brut Nature – Amaury Beaufort (80% Pinot Noir, 20% Chardonnay). Un Blanc de Noirs radicale e magnetico. Vinificato interamente in legno senza compromessi, è un concentrato di sale, piccoli frutti rossi croccanti e spezie bianche. Il sorso è verticale, asciutto, sorretto da un’acidità affilata che esalta un finale gessoso e di grandissima persistenza. Per chi cerca la Champagne identitaria, dinamica e senza trucco. De quoi te méles tu? 2022 Brut Nature – Amaury Beaufort (100% Pinot Noir). Il Blanc de Noirs “naturale” secondo la nuova avanguardia dell’Aube. Vinificato senza alcuna aggiunta di anidride solforosa, è una cuvée di spiccata tensione gastronomica. Il sorso si muove sinuoso tra volume e un’acidità croccante e scalpitante, chiudendo su cenni sapidi profondi e note di piccoli frutti rossi ed erbe spontanee. Radicale, affilato e di ragguardevole dinamicità espressiva. Sous Larrey 2019 – Rémi Leroy (100% Chardonnay). L’eccezione che conferma la regola della Côte des Bar. Un Blanc de Blancs d’avanguardia, vinificato in pièces per esaltare il volume senza snaturare la purezza del frutto. La 2019 regala una polpa vibrante di mela cotogna e cenni di pasticceria, sostenuta da una freschezza quasi citrica e da un finale sapido, asciutto e verticale. Un millesimato di indiscusso spessore gastronomico, pensato per tavoli che esigono precisione sartoriale ed espressiva. Terre d’Origine Extra 2018 – Erick Schreiber (68% Pinot Nero, 20% Chardonnay, 12% Pinot Meunier). Una cuvée d’autore che esalta l’equilibrio di un’annata ricca. L’impronta biodinamica di Schreiber si traduce in un sorso di carattere: se al palato è ampio, giocato su note di mela cotogna, pan brioche e gesso umido, la bevuta è verticale, tesa e vibrante. Uno spumante incisivo, per chi ama la pulizia espressiva del terroir kimmeridgiano. Les Marnes Blanches Nature S.A. – Jeaunaux-Robin (100% Chardonnay). Uno Chardonnay che devia dai codici della vicina Côte des Blancs. Nella Vallée du Petit Morin, culla del Meunier, Cyril Jeaunaux estrae un Blanc de Blancs di affascinante austerità da un suolo di marne calcaree e selce. La scelta di evitare la malolattica e il passaggio in legno esausto imprimono un profilo tagliente, quasi fumé. Al naso l’agrume amaro e la pietra focaia si fondono a cenni erbacei fini. La bevuta è dritta, tesa e pervasa da una spina sapido-minerale che invita al sorso successivo. Rigore assoluto per palati tecnici. Les Danaides S.A. – Villa Bon Accueil (100% Pinot Noir). Un’interpretazione del Meunier di rara personalità, figlio di un micro-domaine di soli 0,64 ettari a Vandières. Les Danaïdes nasce da una réserve perpétuelle affinata in legno esausto, raramente colmato, per permettere al vitigno di impreziosirsi di una finissima complessità ossidativa. Lontano dallo stereotipo del Meunier, il sorso rivela una trama tesa, polposa, ricca di agrume candito, spezie ed erbe officinali. Uno Champagne di grande spessore gastronomico, dedicato ai collezionisti di rarità territoriali. Les Songes S.A. – Villa Bon Accueil (100% Pinot Noir). Ottenuto da una rigorosa selezione parcellare e vinificato interamente in barrique, questo Extra Brut gioca magistralmente sulla corda dell’ossidazione controllata e della rotondità espressiva. Il sorso è denso, pâtissier, ricco di spunti minerali iodati e piccoli frutti, ma serrato da un finale asciutto e di grande precisione geometrica. Una sartorialità che esalta il lato più nobile della Marna. Castille Premier Cru Rosé Extra Brut – Colin (90% Chardonnay, 10% Pinot Noir). Un rosé contemporaneo guidato dallo Chardonnay (90%) del terroir calcareo di Vertus, rifinito da un 10% di Pinot Noir in rosso. La cifra stilistica di questa cuvée risiede nell’uso magistrale della réserve perpétuelle dal 2004, che stratifica il sorso senza intaccarne la tensione. La bevuta è infatti cremosa ma affilata da una freschezza vibrante, con ritorni di piccoli frutti rossi ed erbe officinali che sfociano in un finale sapido, pulito e di grande persistenza. Un Rosé da spina dorsale bianca. Saignée des Terres Amoureuses 2015 – Bertrand-Delespierre (100% Pinot Noir). Evocativo. Estratto per alzata di cappello e affinato per 7 anni in cantina, questo Extra Brut si distanzia dai rosé classici per rivendicare una vinosità profonda e una struttura tridimensionale. Al palato unisce cenni di ribes, rabarbaro e spezie scure a una spalla acido-sapida affilata che rende la persistenza quasi infinita. Ideale per chi cerca la Champagne dei vignerons vecchio stampo. L’inattendue Extra Brut S.A. – Domaine Lagille (100% Pinot Meunier). Il volto verticale e identitario del Meunier di collina. Un Blanc de Noirs che rinuncia ai dosaggi rassicuranti per mettere a nudo il suolo calcareo. Al palato, esprime una polpa fragrante, bilanciata da un perlage cremoso e da un’acidità citrica sferzante. Chiude su cenni iodati, di frutta bianca matura e piccoli abbrivi agrumati. Uno Champagne gastronomico in equilibrio tra spessore e pulizia di beva. Grande Reserve Extra Brut S.A. – Domaine Lagille (1/3 Chardonnay, 1/3 Pinot Noir, 1/3 Pinot Meunier). Affinato per 60 mesi sui lieviti e dosato al minimo, è un blend paritario di indiscutibile spessore gastronomico. L’attacco al palato è cremoso, ampio, ricco di rimandi di piccola pasticceria, burro fresco e frutta bianca matura, ma lo sviluppo è serrato da una sapidità persistente. Una certezza assoluta per la mescita qualificata e la ristorazione d’autore. Colection Terroir Meunier 2021 – Sylvie Moreau (100% Pinot Meunier). Una micro-cuvée da millesimo unico che gioca sulla corda della tensione più estrema, patrimonializzando un’annata poco felice. L’ingresso al palato è dominato da una polpa fragrante e fragolina di bosco, immediatamente rinvigoriti da una verve agrumata affilata e da una chiusura salina persistente. Un Meunier nudo e profondamente territoriale. Edition n°6 Collection Privée 2011 – Sylvie Moreau (50% Pinot Noir, 50% Chardonnay). Lo Champagne inteso come haute couture. L’Edition n°6 celebra il millesimo 2011 attraverso un blend paritario di Pinot Noir e Chardonnay, affinato sui lieviti per oltre dieci anni. La lunga sosta regala una complessità terziaria magnetica: l’olfatto si muove tra nuances di pera matura, abbrivi balsamici, sottobosco e note tostate. In bocca, è elegantemente opulento, sorretto da una freschezza quasi austera che chiude su un registro minerale assai persistente. Una cuvée matura, cerebrale e di rara reperibilità. Scenari di mercato: lo Champagne asset rifugio La Champagne Experience stimola sicuramente a riflessioni di differente tenore, offrendo uno spaccato chiaro e variegato del mondo del vino, protagonista di una fase di profonda polarizzazione. Se i vini di massa soffrono una contrazione strutturale dei consumi, lo Champagne dimostra invece una resilienza anti-ciclica unica, comportandosi quasi come un bene rifugio. Il mercato italiano si conferma il quinto Paese importatore a livello globale per volume, ma tra i primissimi per valore medio a bottiglia. Il consumatore italiano sembra non più interessato alla mera “bollicina delle feste”, e inizia a preferire l’identità del singolo lieu-dit, la parcellizzazione esasperata, la filosofia biologica o biodinamica del piccolo recultant. L’evento di Bologna ha sancito quindi questo cambio di paradigma. Lo Champagne non è più semplicemente un calice da bere, ma una etichetta da studiare, decodificare e, perché no, collezionare.    Manuela Mancino – Senza etichetta Su Instagram è @manuela.mancino.31
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