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20 Febbraio, 2024

Rome Wine Expo 2024

Roma e la cultura del vino. Un binomio che spesso si fa fatica a comprendere per una serie di motivazioni storiche. Eppure, Roma è il mercato italiano più ambito dai tutti i produttori. Non fosse altro per i numeri che la contraddistinguono: 2.8 milioni di abitanti e 35 milioni di visitatori. Portare la cultura del vino a Roma vuole dire soprattutto far conoscere vitigni, vini e produttori di grande rilievo nazionale ed internazionale. Per questa comunione di obiettivi WineTales Magazine ha accolto con grande piacere la media partnership con Riserva Grande per la promozione della seconda edizione di Rome Wine Expo che si terrà dal 2 al 4 marzo presso il Grand Hotel Palatino di Via Cavour a Roma. Una manifestazione che vuole diventare sempre di più internazionale sia per gli appassionati sia per tutti gli operatori del settore vede WineTales Magazine come media partner. Marco Cum, titolare di Riserva Grande: Come d’abitudine l’evento vedrà la partecipazione di produttori di vino da tutta Italia, ma il nostro intento è anche quello di portare produttori dall’estero. Per la prima volta a Roma verranno presentati, in collaborazione con la Delegazione del Governo della Catalogna in Italia, i più grandi vini di questo territorio, enclave iberica che si distingue per vini di eccezionale storicità e di rara finezza espressiva. Non mancherà una selezione di grandi vini della Georgia e della Francia. Ai sempre graditi banchi di assaggio si affiancheranno una serie di affascinanti Masterclass che offriranno delle vere e proprie emozioni sensoriali. Le Masterclass, come sempre, costituiranno un punto di forza dell’evento, con due seminari dedicati alla Francia: Champagne e Borgogna. Inoltre, avremo una eccezionale Masterclass dedicata ai più grandi vini della Catalogna e, in collaborazione con il Consorzio di Spoleto Montefalco, una Masterclass dedicata all’evoluzione del Trebbiano Spoletino. Ancora, in chiave tutta italiana: un approfondimento delle sottozone dei territori della Valpolicella, con un focus sull’Amarone e una doppia verticale e comparativa dei vini di Emiliano Fini. Non mancherà lo spazio dedicato ai premi con due importanti riconoscimenti. Il premio Eccellenze di Rome Wine Expo 2024, rivolto alle etichette di maggior pregio delle aziende espositrici, verrà assegnato da una giuria di esperti. A selezionare invece il vincitore del Wine Challange saranno gli stessi visitatori che potranno esprimere il proprio voto con l’apposita scheda. L’indicazione del proprio indirizzo e-mail consentirà di partecipare all’estrazione di una bottiglia per ogni categoria premiata. Entrambe i premi investiranno dieci etichette nelle seguenti categorie: vino spumante, vino bianco, vino rosato, vino rosso, vino speciale e distillato. I primi tre classificati per categoria si potranno fregiare del titolo Menzione Oro (Eccellenza Oro; Top Wine Challange Oro)   Il programma SABATO 2 MARZO 2024 ore 12:00 Masterclass. “Sfida all’Amarone. Degustazione comparata, alla cieca, di grandi Amarone, Ripasso e Superiore di diverse sottozone della Valpolicella“ ore 14:00 Apertura banchi di assaggio ore 15:00 Masterclass. “La Francia e l’invenzione del terroir. Il mito leggendario della Borgogna: la Côte-d’Or e la Côte-de Nuits“ ore 17:30 Masterclass. “L’Evoluzione del Trebbiano Spoletino. Comparazione tra nuove e vecchie annate in blind tasting“ ore 21:00 Chiusura banchi di assaggio   DOMENICA 4 MARZO 2024  ore 12:00 Apertura banchi di assaggio ore 13:30 Masterclass. “Lo Champagne. Il vino più celebrato del mondo attraverso l’interpretazione di piccoli vignerons“ ore 17:00 Masterclass. “Finca Qualificada. Il riflesso del terroir nei grandi vini della Catalogna“. Evento riservato su invito ore 20:00 Chiusura banchi di assaggio   LUNEDÌ 5 MARZO 2024  ore 11:00 Apertura banchi di assaggio ore 11:00/17:00 Incontro con gli operatori ore 14:00 Premiazioni dei concorsi: “Eccellenze di RWE 2024” e “Wine Challenge” ore 17:00 Chiusura banchi di assaggio   MODALITA’ D’INGRESSO​ Biglietto di ingresso costo 25€. Acquista QUI ​Biglietto di ingresso valido per 2 giorni costo 40€. Acquista QUI  È possibile acquistare il biglietto giornaliero a 22€ con il codice richiedibile all’indirizzo e-mail ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Con lo stesso codice si potrà accedere a 5€ di sconto sulle Masterclass    CONVENZIONI Sommelier: 20€ (Previa dimostrazione con tesserino valido anno corrente – acquisto presso il desk accoglienza dell’evento) Soci SES (Scuola europea Sommelier): 15€ (Previa dimostrazione con tesserino valido anno corrente – acquisto presso il desk accoglienza dell’evento)   ​​INFO E MODALITA’ ACQUISTO MASTERCLASS Prenotazione obbligatoria (al tel. 339.6231232 o per mail: accrediti@riservagrande.com) INFO acquisto online QUI In caso di eventuali posti disponibili, pagamento anche in loco.   SABATO 2 MARZO 2024 Ore 12:00 – 14:00 – Masterclass: “Sfida all’Amarone”. Degustazione comparata, alla cieca, di grandi Amarone, Ripasso e Superiore di diverse sottozone della Valpolicella. A cura di Saula Giusto e dei produttori presenti all’evento. Vini in degustazione in via di definizione Costo 55€ L’acquisto comprende l’ingresso alla manifestazione a banchi di assaggio Acquista il biglietto​   Ore 15:00 – 16:30 – Masterclass: “La Francia e l’invenzione del terroir”. Il mito leggendario della Borgogna: la Côte-d’Or e la Côte-de Nuits. A cura di Marco Cum Vini in degustazione: Marsigny, Crémant De Bourgogne brut Blanc De Noirs Le Petit Bois, Moulin à Vent. Domaine Bertrand Chablis 2021. Domaine Jean Dauvissat Les Narvaux 2021 Mersault, Piguet-Chouet & Fils Morey Saint-Denis 1er Cru Les Blanchards, Remy Jeanniard Bourgogne Pinot Noir 2020. Philippe Gavignet Chambertin Grand Cru 2021. Rossignol Trapet Costo 70€ L’acquisto comprende l’ingresso alla manifestazione a banchi di assaggio Acquista il biglietto​   Ore 17:30 – 19:00 – Masterclass: “L’Evoluzione del Trebbiano Spoletino”. Comparazione tra nuove e vecchie annate in blind tasting. A cura di Saula Giusto e dei produttori presenti all’evento. Vini in degustazione in via di Definizione Costo 45€ L’acquisto comprende l’ingresso alla manifestazione a banchi di assaggio Acquista il biglietto   DOMENICA 3 MARZO 2024  Ore 12.00 – 14​.00. Masterclass: “I grandi bianchi di Emiliano Fini, nati tra il Tirreno e il grande vulcano laziale”. Sei annate di Malvasia Puntinata Lavente e 6 annate di Grechetto Cleto in doppia verticale e in comparata, dalla 2017 alla 2022. Costo 35€ L’acquisto comprende l’ingresso alla manifestazione a banchi di assaggio Acquista il biglietto Ore 15:00 – 17:00. Masterclass: “Lo Champagne. Il vino più celebrato del mondo attraverso l’interpretazione di piccoli vignerons”. A cura di Marco Cum Vini in degustazione: Beatrix De Gimbers, Harmony brut nature, Pinot Noir 50% – Chardonnay 50% Satis Extra brut, Terre De Meunieur, Pinot Meunieur 100% Joly brut rosé, 85% Pinot Meunier – 15% pinot Noir Barbier Louvet Couveé D’Ensemble, Pinot Noir 60% – Chardonnay 40% Emile Blanc De Noirs brut Premier Cru, Pinot Noir 100% Gerard Dubois brut 2015 Grand Cru Millesimé, Chardonnay 100% Costo 65€ L’acquisto comprende l’ingresso alla manifestazione a banchi di assaggio Acquista il biglietto L’ACQUISTO DELLE MASTERCLASS COMPRENDE L’INGRESSO AI BANCHI DI ASSAGGIO e per accedere sarà necessario acquistare unicamente il calice e portacalice al costo di 5€)   LA LISTA ESPOSITORI RWE 2024 (ancora in parte in via di definizione): ANTONELLI SAN MARCO, Montefalco. Umbria APICOLTURA PACIENZA, Altomonte. Calabria
AURELIO SETTIMO, Langhe Barolo. Piemonte
BERTRAND, Charentay. Francia
CANTINA NINNI, Spoleto. Umbria
CASATA MERGE’, Roma. Lazio
CASTELLALTA, San Pietro Di Feletto. Veneto
COLLE UNCINANO, Spoleto. Umbria
CORTE MERCI, Negrar Fumane. Veneto
DE QUARTO, Leporano. Puglia
DOMUS HORTAE, Orta Nova. Puglia
EMILIANO FINI, Aprilia. Lazio
FATTORIA GAGLIERANO, Sant’Angelo. Abruzzo
GUENAL JAMBON, Villé Morgon. Francia
I CIACCA, Picinisco. Lazio
LAMBARDI, Montalcino. Toscana
LA MONTANINA, Gaiole In Chianti. Toscana
LE CIMATE, Montefalco. Umbria
LE MACCHIE, Rieti. Lazio
MONTECROCETTA, Gambellara. Veneto
MONTI CECUBI, Itri. Lazio
NINA TRINCA, Zagarolo. Lazio
PALATINO, Orta Nova. Puglia
PIANA DEI CASTELLI, Velletri. Lazio
PODERE EMA, Bagno a Ripoli. Toscana
POGGIO LUCINA, Montalcino. Toscana
PRINCIPE DEL FARNETO, Altomonte. Calabria
TENIMENTI LEONE, Lanuvio. Roma
TENUTA LUNGARELLA, Poli. Lazio
TENUTA PLANISIUM, Volturino. Puglia
TERRE DI RIZZATO, Valpolicella. Veneto
TRUANT, San Daniele del Friuli. Friuli Venezia Giulia
TOMMASO BOSCO, Castagnole Monferrato. Piemonte
VALDANGIUS, Montefalco. Umbria
VIGNA DEL GAL, Farra Di Soligo. Veneto
WEGERHOF, Cornaiano. Alto Adige BANCHI CONDIVISI.
BANCO ISTITUZIONALE CONSORZIO SPOLETO-MONTEFALCO, Umbria
BANCO ISTITUZIONALE PRODUTTORI DELLA CATALOGNA, Catalogna, Penisola Iberica
L’ANFORA DISTRIBUZIONE VINI GEORGIANI, Roma. Lazio
BIRRIFICIO SAN GERMANO, Ancona. Marche
DISTRIBUZIONE VINI&TERROIRS, Roma. Lazio Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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17 Febbraio, 2024

Marco Tonini e l’impronta del vino Trentino

Alla ricerca della Vallagarina che conta In giugno dello scorso ho avuto l’opportunità di immergermi nell’affascinante mondo dei vini di Marco Tonini, recandomi nella tranquilla frazione di Folaso, nel comune di Isera, incastonata nella suggestiva cornice della Vallagarina. La sua cantina, contraddistinta dalla semplice ma significativa scritta “TRENTO Doc” sulla porta, si rivela un luogo dove la passione e la tradizione si fondono armoniosamente.     Lavoro e passione e il sorriso di un uomo schietto Marco ci accoglie ancora avvolto dagli abiti da lavoro, fresco di ritorno dalla vigna dove si appresta a iniziare la sfogliatura. L’abbondanza di piogge che ha contraddistinto l’annata 2023 ha reso il lavoro nei vigneti particolarmente impegnativo, richiedendo interventi mirati per contenere sia l’erba che il fogliame. Di lui mi colpisce immediatamente il sorriso schietto, manifesto di un uomo diretto, il cui amore per il lavoro e la famiglia traspare chiaramente. Basta poco per intuire che è una persona che dice sempre ciò che pensa, soprattutto quando si trova in compagnia di coloro che possono comprendere la sua passione.     Tra i vigneti biologici e le bollicine di montagna Il nostro giro inizia tra i vigneti certificati biologici dal 2013: è una vera e propria immersione nella bellezza della natura e nella cura meticolosa dei dettagli. Estendendosi su diverse quote, fino a raggiungere gli 800 metri sul livello del mare, questi terreni esposti ad est e caratterizzati da suoli calcarei contribuiscono alla creazione di bollicine di montagna uniche nel loro genere. Sono 6 ettari che formano un anfiteatro bellissimo in cui le viti vengono dolcemente carezzate dal sole giungendo lentamente a maturazione. Le escursioni termiche aiutano a fissare aromi che ritroveremo nel calice e i terreni calcarei donano tanta finezza e mineralità ai vini.     La coraggiosa scelta di Marco Tonini Marco condivide con noi la sua storia, narrando di come abbia avviato l’azienda nel 2011, un passo coraggioso compiuto a meno di 50 anni, dopo la scomparsa del padre. In pochi anni, si è trasformato in un vignaiolo capace e ispirato. La sua famiglia da generazioni coltiva la terra, e l’orgoglio di questa tradizione si riflette nella sua scelta di mettere il cuore e l’identità non solo nel nome dell’etichetta, ma aggiungendo la sua impronta digitale, rendendo ogni bottiglia un’autentica rappresentazione di sé.       Il nuovo progetto “OLTRE” e il passaggio all’azienda familiare Il 23 maggio 2023, Marco ha presentato il nuovo progetto “OLTRE“, che sancisce il passaggio dalla ditta individuale alla nuova azienda familiare, cambiando il suo nome in “Tonini Viticoltori in Isera”. Nelle etichette adesso c’è una nuova impronta in cui è racchiusa la T di famiglia a significare che entra in campo la seconda generazione: il figlio Filippo dopo aver completato i suoi studi all‘Istituto Agrario di San Michele all’Adige e acquisito preziose esperienze sia in Italia che all’estero, è pronto a entrare in gioco apportando competenze tecniche e nuova linfa al progetto familiare.   Panorami mozzafiato e la fioritura di montagna Il nostro tour tra i vigneti ci regala panorami mozzafiato, culminando con l’esperienza della mia prima fioritura nel vigneto più alto, dove poche viti di Cabernet Franc e Chardonnay diffondono profumi avvolgenti e indimenticabili.         L’ospitalità in cantina: Tre vini, Tre Storie Rientrati in cantina, siamo accolti da Paola, moglie di Marco, altra colonna fondamentale che con calore e dedizione ha preparato una degustazione accogliente, arricchita da pane fatto in casa con farina di propria produzione e prelibatezze locali selezionate con cura. Iniziamo con le bollicine che narrano la storia e l’evoluzione di Marco. Fin da subito, ha scelto un percorso unico, con decisioni non sempre comprese e sostenute dagli altri, come l’utilizzo della bottiglia trasparente e la produzione esclusiva di spumanti MC millesimati e non dosati. Il Trento DOC Nature 2020: Un Biglietto da Visita Territoriale Eccellente Iniziamo la degustazione col Trento DOC Nature 2020. Questo vino, affinato per almeno 30 mesi sui lieviti, si presenta come un biglietto da visita territoriale eccellente. Il suo carattere distintivo deriva dal blend di uve scelte, in particolare dal 30% di Pinot Bianco che arricchisce lo Chardonnay di altitudine. L’effetto è sorprendente: al naso, emergono chiari sentori di agrumi e fiori bianchi, mentre in bocca si rivela un’esperienza di bollicine eleganti, scorrevoli e appaganti. Il timbro vibrante al palato e la persistenza rendono questo vino un’opzione versatile negli abbinamenti, adattandosi a piatti di media struttura o semplicemente da gustare in buona compagnia.     La Riserva Le Grile Nature Millesimato 2017 La nostra esplorazione enologica si approfondisce con la Riserva Le Grile Nature Millesimato 2017, un vino 100% Chardonnay, straordinario Trento DOC di montagna che si distingue fin da subito per il suo colore brillante, un giallo paglierino intenso adornato da riflessi dorati. Le leggere note ossidative che si avvertono al naso aggiungono ulteriore ricchezza al bouquet, anticipando l’esperienza sensoriale di una cremosità e complessità che si fondono in un equilibrio armonioso in bocca.       La passione per i Vini Francesi Affinato esclusivamente in acciaio e cemento per un periodo di 60 mesi sui lieviti, rappresenta la quintessenza della visione di Marco, che cerca un timbro ben preciso e interpreta con maestria uno stile che evoca le grandi tradizioni vinicole francesi. La persistenza straordinaria di questo vino lo eleva a un livello di raffinatezza che evidenzia una volta di più l’abilità e l’arte del vignaiolo nel creare vini di alta qualità. La Riserva Le Grile Nature Millesimato 2017 si presenta come un’opzione pregiata, un’autentica espressione dell’eccellenza vinicola che sottolinea il talento e la dedizione di Marco Tonini alla sua arte.     Il Marzemino Superiore d’Isera: Radici e Identità nella Tradizione Locale Chiudiamo il nostro viaggio enologico con il Marzemino Superiore d’Isera 2021, un autentico custode della tradizione locale. Il vitigno Marzemino rappresenta una delle varietà più affascinanti della vitivinicoltura trentina, con una storia che risale ai tempi in cui Venezia dominava i commerci lungo l’Adriatico. Questo nobile vitigno ha trovato nella Vallagarina, grazie a un ambiente ideale e a un clima subcontinentale, il contesto perfetto per sviluppare le sue caratteristiche distintive, diventando il grande vino che conosciamo oggi.   Il terzo posto al concorso ” La Vigna Eccellente” La continua dedizione di Tonini a preservare la qualità e la passione per il lavoro nei vigneti, in particolare “Penìm”, “Brom” e “Braile”, sono state recentemente riconosciute con il terzo posto al concorso La Vigna Eccellente. Questo prestigioso riconoscimento, istituito nel 2001 e assegnato biennalmente, si distingue in Italia ed Europa per valorizzare non solo il miglior vino, ma anche il lavoro instancabile, la fatica e la passione di coloro che si prendono cura dei vigneti. Questo impegno assicura non solo una vendemmia eccellente, ma anche la massima tutela del territorio e della cultura vinicola. Quest’anno in giuria personaggi eccellenti come il Prof. Attilio Scienza.   Il vino piu territoriale della Vallagarina Il Marzemino di Marco, coltivato nei ricchi terreni basaltici di Isera, è un autentico omaggio alla terra e alla storia della famiglia Tonini. L’utilizzo sapiente di acciaio e cemento sottolinea la territorialità del vino, donandogli un carattere distintivo di fragranza, grande beva e un equilibrio unico. Questo vino si presta magnificamente agli abbinamenti con piatti di carne, e in particolare, si sposa in modo delizioso con un invitante involtino di tacchino al forno.       L’ospitalità e Il Futuro L’atmosfera intima e familiare con cui siamo stati accolti dalla famiglia Tonini ha reso quest’esperienza un vero e proprio momento di condivisione e calore umano. Porto con me la bontà dei loro vini, il sorriso schietto di Marco, l’ospitalità di Paola e la voglia di tornare presto in questo luogo dove passato e presente si fondono in un bicchiere di vino, celebrando la continua evoluzione di questa straordinaria eredità enologica. Cin! Benedetta Costanzo
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16 Febbraio, 2024

Fabrizio Pratesi. L'eccellenza del Carmignano

Questo lavoro si costruisce con tempo, mattone per mattone. Tanto tempo. Con prodotti giusti. Con la fortuna di aver un posto con una certa vocazione per fare certi vini. Insomma non è un lavoro che si costruisce velocemente. Ci sono investimenti e tanti anni per affermarsi. Fabrizio Pratesi è ancora il titolare, insieme al fratello Nicola, di una storica realtà del mondo automotive Mercedes-Benz a Prato, la Effepi, nata sulle ceneri di altra realtà storica.
Il mondo dell’auto è un mondo molto particolare. Girano tanti soldi e i margini, sempre in contrazione, sono comunque interessanti. Magari percentualmente bassi ma in termini assoluti, niente male. Occorrono tanti investimenti, tanta professionalità, tanta dedizione, tanto sforzo. Alla fine, se ci si sa fare, i frutti che si raccolgono, fanno sorridere.
Un mondo quello automotive, inesorabilmente cambiato già anni fa. Forse il fallimento della Lehman Brothers (era il 2008) fu solo l’eruzione di un vulcano il cui magma ribolliva da tempo negli strati della crosta terrestre. Dopo quel pesante fallimento, i mondi che attingevano al credito, il settore auto è uno di questi, scricchiolò pesantemente. Un sisma a seguito dell’ eruzione. Anzi, uno sciame sismico che fece inesorabilmente crollare quelle aziende che avevano giocato un pò troppo con la finanza oltre a quelle già pericolanti. Così le grandi industrie capirono che occorrevano sistemi diversi di distribuzione capaci di resistere al tempo. Oltre che di partner sul territorio dotati di solidità importante. Ovvero di volumi.
Fabrizio navigava in quel mondo che si stava pian piano coprendo delle ceneri vulcaniche. Ceneri dalle quali non voleva farsi sommergere. Anche se poi il mondo del service non verrà mai sommerso.
La passione per la terra e la vigna, l’aveva sempre avuta. Di quelle passioni che però non riesci a goderne a pieno. Banalmente perché non è che non hai il tempo ma il tempo lo impieghi in altre cose. La casa di famiglia e poco più di due ettari di vigna sono a Seano, Prato. Un territorio baciato da Dio per quanto riguarda il vino. Si parte dalla vocazione di un terreno dove ci vuole che il Padreterno ti voglia bene e ti dice: guada te tu sei nato in un posto che, non lo sapevi… questo a me è successo. Fabrizio, agli inizi degli anni 90 inizia a fare il vino da quella vigna che il nonno, contadino, aveva lasciato al figlio. I circa due ettari che gli erano toccati dall’eredità.
I soldi, grazie all’attività nel mondo auto, non mancavano così che nasce, sempre per diletto, anche una bella cantina sotterranea. Solo che per fare il vino occorre dedizione. Quella che Fabrizio in quel periodo non ha. Avevo cominciato a fare il vino. Avevamo fatto la cantina sotterranea. Un lavoro rimasto in standby come tutte le cose di questo mondo fino a che mi sono reso conto che se il vino non lo fai full time non viene. Mi piaceva farlo e complice il mondo dell’auto nel quale i dealer sarebbero spariti facendo rimanere il post vendita, ho cambiato vita. Nel 2014. A Nicola gli piace fare il meccanico non certo il vino dunque mi sono messo a fare il vignaiolo a tempo pieno. Nicola, il fratello, è una persona splendida che conosco da vent’anni. Lui cura l’Officina Autorizzata Effepi di Prato e lo fa con competenza, passione e tanta professionalità. Spirito sornione mi ha sempre confidato che lui di vino non ci capisce nulla ma gli piace berlo. Certo, penso io, con quello di Fabrizio è facile. La convinzione di Fabrizio è tanta così come è tanto il suo realismo. Ha scelto di fare il vignaiolo perché avrebbe tranquillamente potuto continuare a lavorare nel mondo dell’auto. Il suo è un taglio netto. Una scelta radicale. Un ritorno alla terra. Non so se abbia contato più la nausea per il mondo al quale apparteneva o la voglia di qualcosa di profondamente diverso. Di certo, ha capito che se vuoi fare un mestiere come il vignaiolo e, contemporaneamente, un altro, lo puoi certamente fare, ma senza aspettarsi di creare vini eccezionali. Se te credi tanto nel prodotto, che è l’unica cosa che devi fare perché di scorciatoie non ce ne sono, allora lavori. Tanti magari credano che con due articoli sul giornale riesci a vendere il vino. È finito questo tempo. Io sono molto amico di Mario Piccini che vende 32 milioni di bottiglie e mi dice sempre: Fabrizio, le bottiglie se ne stappa una per volta. Finché la bottiglia non è stappata non è venduta e ci vuole il tempo per farti conoscere. Eppure Fabrizio non ci mette tanto tempo per farsi conoscere e far conoscere la sua azienda, la Fabrizio Pratesi.
Tutto ha inizio nel 2014. L’anno delle decisione dunque della svolta. Intentiamoci, non stiamo parlando di una mezza svolta, ma di qualcosa di radicale. L’idea che in questo lavoro non ci vedevo futuro era nell’aria. Così come la voglia di fare questo lavoro di vignaiolo. Ho deciso di fare questo cambiamento di vita. Un cambiamento pesante perché da due ettari ora ne ho 15 di cui 10 vitati. Ho ricomprato le terre di famiglia perché nonno aveva dei fratelli. Ho fatto un vigneto unico con delle zonazioni. Trovando le migliori zone per Cabernet, Sangiovese e Merlot. Un lavoro pesante ed economicamente è stata una scommessa pesante. Siamo nella zona del Carmignano DOCG. Una zona che io definisco per i veri intenditori. Poco nota per via della ingombrante presenza del Chianti, è sempre stata in grado di sfornare grandi vini. Sangiovese certo anche se con espressioni totalmente diverse da quelle solite toscane e l’aggiunta del Cabernet che non è un vezzo moderno essendo qui coltivato e nel vino da oltre cinque secoli. DOCG dal 1990 ma (come ci si tiene a far presente) retroattiva del 1998. Tra l’altro, il Consorzio che tutela il Carmignano ha come Presidente proprio Fabrizio Pratesi. Io faccio il vignaiolo full time. La vigna è il primo requisito. Conosco le mie vigne, le zone. Avevo un concetto di viticoltura molto alto. I produttori ti parlano solo dell’enologo. I produttori francesi ti parlano solo della vigna. Fabrizio è partito e, meno male, è rimasto con un concetto di viticoltura alto che parte dall’idea di allevare la vite per avere un frutto con chicchi piccoli. Produrre un vino eccellente. Un vino che potesse posizionarsi in alto. Senza sconti e senza compromessi. Per questo la sua concentrazione è stata sulle vigne.
Ricomprate dunque le vigne di famiglia, estirpate e ripiantate quelle che secondo lui non andavano bene. Grande attenzione alle singole zone scegliendo opportunamente cosa piantare. Come ad esempio il Merlot. Ma di questo ne parleremo dopo.
Anche in cantina Fabrizio ha voluto portare tecnologia. Sempre però subordinata alla vigna. In cantina ho una tecnologia altissima. Ho una deraspatrice che costa quanto una serie S. Ma quella non ti fa fare il vino bono. Hai bisogno di darle un prodotto buono cosi non te lo sciupa e ti restituisce l’acino non rotto così che l’estrazione viene bene. Tutte queste attenzioni sono fondamentali. Raffreddo tutte le uve in cella frigo. Sono dettagli che se non hai un grande prodotto non parti nemmeno. Il produttore deve essere preparato e il terreno deve essere preparato. Se la Redbull la guida Hamilton, Verstappen e un’altro pilota buono, arrivano li. Se la guida Perez arriva in un giro. Se hai un terreno che vale tanto puoi fare un vino da 100 se il produttore è bravo. Altrimenti ti può venire bene. L’approccio alla vigna di Fabrizio è maniacale. Dalle automobili al trattore il passo è lungo e lui lo compie rallentando i ritmi e assecondando quelli della natura. Senza stress. Senza fretta. Ma con attenzione e meticolosità. Sopratutto con grande realismo. Quello tipico di un toscano senza fronzoli e che guarda alle cose con realismo passionale. Noi trasformiamo il prodotto. Non esiste un vino naturale perché la pesca è naturale. Te tu vai sull’albero, cogli la pesca e te la mangi. L’uva è un prodotto che viene trasformato e qui c’è la mano dell’uomo. Il nostro lavoro è tale per cui tra la menzogna e la realtà la linea è sottile. Il vino se non ha un conservante antibatterico va a male. Quando mando un vino negli Stati Uniti e non è protetto o non arriva o arriva un altro prodotto. L’acqua minerale viene filtrata sterile e vengono aggiunti conservanti. Se vai alla miglior fonte del mondo e la porti a casa, il giorno dopo l’è marcia per via dei batteri. Il vino è vero che ha il grado alcolico che un pò lo protegge ma poi diventa aceto. C’è chi si vanta dicendo che non una solfiti o solfiti aggiunti (perché il vino un pò di solfiti li sviluppa ma poca roba). Puoi anche filtrarlo sterile. Se fai un bianco scarso magari ci riesci Ma con un rosso no. Il secondo ci sono genti che buttano chimica nel vino per abbattere i batteri.
Il vino deve esse bono punto e basta. Il lavoro, il grande lavoro di Fabrizio è nel cercare la migliore biodiversità del terreno. Non usa diserbanti, non usa chimica. La sua attività è puramente biologica. Anche se fino in fondo non sono convinto che sia la migliore strada perché il rame che si usa è tossico e si usa in funzione della stagione. Forse un sistema diverso ti farebbe essere più ecologico. Qui c’è Fabrizio Pratesi. La sua genuinità ma anche la cruda realtà di un uomo che vive la sua terra. Vive ogni pianta della sua vigna e sa, profondamente sa, che deve essere lui, il produttore, prima di qualunque altra persona a capire cosa sta facendo. In vigna come in cantina. Sua è la responsabilità e suoi onori ed oneri. Tutti quelli che fanno due soldi in un altro settore arrivano e dicano: in due giorni fo. Non è cosi. Faccio 50 mila bottiglie e sono poche. Siamo una piccola media azienda. Quelle grandi fanno un’altro campionato. Ma per noi, se il vino non lo sa fare il produttore di certo non lo fa l’enologo. Adesso sono sicuro di quello che viene prodotto a casa mia. Quando ti posizioni alto ci sono opportunità ma tempi più lunghi per potersi affermare e far girare il vino. Il posizionarsi in alto è avvenuto quasi per caso si potrebbe dire. Ma la fortuna aiuta gli audaci non chi sta sul divano. Il lavoro certosino di Fabrizio ha pagato cogliendo l’opportunità che gli è stata regalata.
Il caso dicevamo. Se in Italia ci si accorge poco e tardivamente dei nostri gioielli, in altri paesi si guarda invece a noi con un occhio diverso. Così fu che un importante importatore americano, di quelli con target di clienti molto alto, mise gli occhi sul Carmignano. Andò in giro ad assaggiare i vini di vari produttori della zona e rimase abbagliato dei vini di Fabrizio.
Et voilà. Il sogno americano è realizzato.
Detto così è facile no? Una sorta di talent scout che arriva e ti scopre. Già ti scopre ma per portarti sulle tavole dei migliori ristoranti americani non devi essere poi cosi male no?
Occorre essere già un ottimo vino altrimenti non ti considerano proprio. Lui ha messo gli occhi su Carmignano ed ha assaggiato i vini in giro e poi ha scelto i miei. Questa è gente che sono in giro da 40 anni e quando scelgono lo fanno con cognizione di causa. Da li in poi la strada si fa ancora più in salita per Fabrizio. Quando sei a livelli importanti ti cercano è vero ma devi essere in grado di fornire prodotti eccellenti. Sempre. Tutti i nostri clienti ci sono venuti a cercare. Adesso sto lavorando con un albergo di Zurigo che sta facendo una enoteca con vini top. Fa ordini come se fosse un distributore. Tutto sembra facile. All’apparenza. Dietro c’è il duro lavoro di Fabrizio che si è rimboccato le maniche senza guardarsi mai indietro. La pratica nel nostro lavoro è fondamentale perché si lavora e cielo aperto. Le condizioni non si ripetan mai. Possono essere simili ma non si ripetono. Non sono mai uguali. Noi si lavora in funzione del tempo. Poi ci vogliono studi. Giri in altri paesi. Fai delle domande. C’è bisogno di un bagaglio tuo. I consulenti non possono sapere fino in fondo le tue esigenze. Il produttore è fondamentale che sappia fare il vino in vigna. Quando vado sul trattore vedo le viti e li capisci che tipo di concimazione ha bisogno. Devi sta li. Studio e tanta pratica per capire che la vite per tirare fuori la qualità deve sempre stare un filo in stress. Tutti vogliono la vite rigogliosa ma cosi la qualità non la fai mai. I grappoli dei francesi stanno nel palmo di una mano. In Italia di viti cosi ne trovi solo dai vecchi contadini. La terra bona l’è deleteria per la vite. Una serie di tasselli per realizzare il mosaico di grandi vini che arriva con il tempo e la voglia di fare le cose. Oggi arrivano da Fabrizio tutte le associazioni di sommelier per tenere le lezioni di vinificazione. Io guido il trattore perché mi piace e perché lo voglio fare io. Tra dieci anni magari manderò qualche altro perché le cose saranno avviate. Io faccio il cantiniere perché lo voglio fare
Il dettaglio fa la differenza in base alla stagione. Sono anni che non faccio più le analisi delle uve per la vendemmia. La maturazione fenolica è fondamentale per la vendemmia e per fare il vino di qualità. La maturazione tecnologica ormai è troppo distante da quella fenolica. Se la va bene ci sono due settimane. Fabrizio non si sente mai arrivato perché sa che mai uno che è all’apice si deve sentire arrivato. C’è sempre la vendemmia successiva in agguato. Ti devi rimettere in discussione. Una volta che ti affermi sul mercato devi mantenerti e la vera difficoltà sta nel mettersi in discussione ogni vendemmia. L’esperienza ti porta certo a sapere cosa fare nelle varie circostanze ma non è detto che non ci si possa trovare dinanzi a qualcosa di inaspettato.
Umiltà. Tanta e grande umiltà. Non devi partire dal presupposto che questo sia un lavoro. Farai una cosa che ti piace tanto e poi si vede. In gamma quattro vini.
Il primo è il Locorosso. Sangiovese in purezza con affinamento in acciaio. Semplice ma di grande spessore. Soprattutto una espressione di Sangiovese atipica per la Toscana. Elegante ed equilibrato. Già questo basta.
Poi Carmione e iI Circo Rosso, ovvero il vino del territorio. Entrambe Carmignano DOCG realizzati con il Cabernet Sauvignon e Franc nonché Merlot e, ovviamente, Sangiovese. 12 mesi in barrique per il primo, 18 per il secondo (riserva) restituire un crescendo di complessità al naso e al sorso. Sublimi. Poi ho avuto la fortuna di avere un quadretto di terra per fare il Merlot in purezza. Il Merlot in purezza è uno dei vini più difficili da fare. Viene bene da taglio poiché se non hai un terreno con una componentistica complessa ed argillosa per rilasciare la struttura non viene bene. È di fronte alla cantina. Una striscia di terra. In estate si vede il cambio di colore più grigio. Una striscia di argilla. C’era già del Merlot. Avevo studiato 15 anni fa e avevo provato a fare delle produzioni per casa. Quando poi ho ripiantato tutto ho lasciato il Merlot li. Ho trovato una terra simile nella mia proprietà ma viene un’alta cosa. E ci son 70 metri di distanza. Questo è il fascino del lavoro. Nasce così un vino che è uno dei migliori Merlot io abbia mai assaggiato: I sassi di Lolocco. Potente ma equilibrato. Tannino che accarezza dando volume, densità, spessore. Elegante e raffinato. Un vino del quale farne a meno diventa un sacrilegio. La vita enologica di Fabrizio sembra dettata dalla fortuna. La fortuna di aver chiuso un ciclo per aprirne un altro. L’importatore americano. Le terre in un luogo baciato da Dio. La striscia meravigliosa che dona un Merlot da Oscar.
Fortuna magari si, ma devi crederci e dedicarci tanto tanto ma tanto lavoro.
Oggi produce tra le 60 e le 70 mila bottiglie ancorché abbia comprato terre per arrivare alle 100 mila bottiglie. Forse il giusto taglio per una azienda familiare che vuole con forza rimanere così. Per dedicarsi alla qualità e alla accoglienza di chi vuole toccare con mano questa realtà. Mio figlio sta facendo enologia. Ha 20 anni. Oggi si cura principalmente delle olive. Io le olive non le sopporto. Lui se l’è preso a cuore. Mia moglie segue tutta la ricezione del turismo che è fondamentale. Mia figlia è nella fase nella quale non sa. Fa economia aziendale. Attratta dal marketing.   Poco incline alle guide, ai premi, Fabrizio è orientato al lavoro. A testa bassa e con orgoglio. Non solo un orgoglio toscano ma quello di un uomo posato, serio, realista. Di quelli che non hanno bisogno di null’altro che sentirsi in pace con quanto lo circonda. Senza fronzoli. Essenziale. Schietto e vivo.
Si siede sornione, parla con una stupenda cadenza toscana. Può sembrare ti guardi dall’alto in basso ma è quasi un modo per tarare l’interlocutore. Perché poi si lascia andare dinanzi ad un bicchiere del suo vino. Senza contemplarlo. Senza lodarlo. Aspetta solo il tuo di giudizio.
Per lui è quello che conta: essere in grado di aver reso felice una persona attraverso un grande vino.     Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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15 Febbraio, 2024

Friulano Blanc di Simon Tradiziòn - 2018 - Simon di Brazzan

Quella di Daniele (Drius) è più di un’Azienda, è una dedica. Intanto al nonno Enrico Veliscig (“IL” Simon di Brazzan) e poi ad una terra che cerca di calpestare facendosi lieve quanto più possibile. A chi avesse ancora dubbi sul reale significato del termine “terroir” consiglio di fare quattro chiacchiere con Daniele che ne è non ambasciatore ma rappresentazione. Dagli inizi negli anni ’50 di acqua sotto i ponti ne è passata tanta qui a Brazzano (che è frazione di Cormons). Dai 3ha iniziali siamo arrivati ai 14 di oggi, parcellizzati tra Brazzano, Dolegna del Collio e Mariano del Friuli, per dare ad ogni vitigno la terra più adatta per affondare le radici e venircela poi a raccontare nel bicchiere. Se poi vogliamo mettere un paio di paletti possiamo dire 1986 stop alla chimica e 2012 biodinamica. Ma che ci faccio io in una Azienda biodinamica?! Io che credo nel cornoletame come credo negli unicorni. Beh, uno che sa m’ha detto: “vai” e…eccomi qua, a casa di Daniele, tra vini, chiacchiere e sua mamma che si affanna tra taglieri e quant’altro. Quella di Daniele è una storia di umiltà, la storia di un uomo che non si vergogna di sapere di non sapere. Di un uomo che va a scuola da “quelli bravi” per imparare la magia delle macerazioni. Di un vignaiolo che non vuole nascondersi dietro il dito di un “naturale” che troppo spesso propone non scusabili puzze. Comunque, di tutto ciò parleremo magari un’altra volta magari dicendo di altri suoi vini. Qui, oggi, mi scappa di dirVi di Tocai (scusate ma non ce la faccio proprio a chiamarlo Friulano, con vini come questo poi…). “TRADIZION” è un vino che racconta di attese. Quella dell’ultima uva raccolta in vigna aspettando brume e Botrytis e quella del lungo lavoro in cantina. 60% acciaio ed il resto legno (e qui parte finisce per 25gg nei tini tronco conici da 25hl e parte stabula pazientemente in botte); 60% sprint, il resto temperanza. Quando avvicini il calice al naso pensi: “alla faccia del semiaromatico!”; difficile distinguerlo da una Malvasia… Poi ti concentri e… Ecco che ti si schiariscono le idee e ti rendi conto di essere di fronte ad un vino che sa di antico. Torni indietro con gli anni e con la memoria a quel Tocai che si raccoglieva a maturazione fin più che completa, quello che andava a braccetto con il grado alcolico quando non si badava troppo a questi dettagli. Naso brioso e da acchiappo, di ampiezza grandangolare ma dotato di una verticalità che fa venire il torcicollo al naso, piena espressione della varietalità del vitigno. Complesso e ben dettagliato nei marcatori della frutta matura (pera, mela, una screziatura d’ananas che…vabbè, ci può stare) e più sfumato in quelli floreali. Erbe aromatiche (timo) e tè verde (che ‘st’anno pare essersi insediato nel mio naso). Dalle retrovie avanza poi il mugghiare minerale di un mare sepolto ma mai sopito ed il finale è di una mandorla che, seppur mitigata dalla lunga macerazione, mi ricorda il Vulcano Laziale. Assaggio BUUUM! Anglosassone negli aromi di bocca, morbido e rotondo, glicerico ma mai stancante. Abbastanza fresco, molto minerale, lungo ma non troppo (quasi a volerVi invitare ad assaggiarne ancora per non perderne memoria). Una sorta di “mangia e bevi” di sbarazzina eleganza e controllata potenza. Da bere così, guardando un temporale dalla finestra o stemperandone i tannini a suon di San Daniele (ma di quello BUONO) ascoltando “I’M YOUR MAN” di LEONARD COHEN e leggendo come un mantra le parole scritte sull’etichetta. Roberto Alloi VINODENTRO
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14 Febbraio, 2024

Tôt d'un Fiè, i Colli Bolognesi a Vino in-dipendente

Gennaio ha visto noi della redazione WineTales riuniti a Venezia per la seconda, memorabile edizione di Wine in Venice. Ma in quelle stesse giornate un altro appuntamento, oltre al “red carpet del vino”, mi ha attirata. Era a pochi kilometri da casa mia, e se me lo fossi persa non mi sarei mai perdonata. Sto parlando di Vino in-dipendente, ideato e coordinato da Stefano Belli, che raduna ogni gennaio a Calvisano, in provincia di Brescia, oltre 60 vignaioli da tutta l’Italia. Si tratta di un vero polo d’attrazione per tutti gli appassionati di vini artigianali, una mostra-mercato dove incontrare vignaioli che difendono l’integrità del proprio territorio attraverso una solida etica ambientale, per produrre vino con il minor numero possibile d’interventi in vigna ed in cantina. Questa nona edizione ha inoltre regalato l’opportunità preziosa di conoscere le storie di Tôt d’un Fiè, un gruppo di 15 contadini del vino delle colline bolognesi che mescolano cultura autoctona e ricerca di personalità riconoscibili nei vitigni internazionali. L’idea di questa chiacchierata con degustazione è stata di Matteo Capacchione di Tannarte Vini, ed ha funzionato benissimo: i posti sono andati a ruba, e alcuni ospiti si sono persino seduti sulle scale fuori dalla sala per non perdersi le storie avvincenti e coraggiose di questi produttori dalla mente aperta e dal cuore generoso. Non erano presenti tutti i vignaioli del gruppo, ma la passione dei rappresentanti presenti e la piacevolezza dei calici versati hanno trasmesso efficacemente l’impegno che mettono nel lavoro di ogni giorno. Cito, a titolo di esempio, il Rosolaccio de L’Upupa da vigneti di Cabernet sauvignon, Lambrusco Grasparossa e Barbera a Zola Pedrosa (Bologna), un Rosso Emilia IGT da fermentazione spontanea, affinato in acciaio, senza chiarifica né filtrazione, che rende bene la commistione di locale ed internazionale citata poco sopra. Ma non erano da meno, in fatto di carattere e piglio gustativo, le proposte di AgriKoi, Inula e Scandelara. Ho davvero apprezzato i sorsi territorio, genuinità e personalità offerti nel corso della degustazione. Sicuramente tornerò ad approfondire le storie di questi – per citare le parole di Matteo Capacchione – “professionisti seri e folli sperimentatori”.       Adele Gorni Silvestrini, febbraio 2024 Mi trovi su Instagram @adelegornisilvestrini Passi in Cantina  
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13 Febbraio, 2024

Narciso e Boccadoro

La famosa frase di Bertolt Brecht “Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”, è sempre stata la bandiera di un certo modo di intendere la vita. Quell’urgenza di ridare valore alle parole. La stessa, che mi spinge a narrare di incontri intensi, stralci di situazioni, emozioni in diversi stili e toni, ordinati secondo il ritmo, i volti e i luoghi. Uno di questi luoghi è a Roma. In quella Roma Nord dove Alessandra e Luca hanno deciso di intraprendere il loro viaggio, con l’Enoteca Messervino. (Instagram, Facebook). Qui Uomo e Luogo hanno la stessa matrice e l’architrave concettuale è il Vino: Rotari Flavio Riserva Trento Doc Nature 2013 (100% Chardonnay) www.rotari.it. Rappresentato per la città di Roma dall’agenzia @ravirappresentanze. Profilo suadente dal fine perlage. Questa Cuvée esprime armonia di sapori. Le note di frutta gialla matura con richiami di nocciola e cioccolato, sono ben supportate da una profonda acidità. Finale vivace e dalla spiccata sapidità. È IL TRENTO DOC NELLA SUA MASSIMA ESPRESSIONE. Ogni sorso è portatore di una storia, ogni profumo conduce in un viaggio sensoriale. Un’unica atmosfera e un luogo senza tempo, regole, inibizioni, status e giudizi, per rinforzare il legame indissolubile tra l’essere umano e la terra, tra vino, eros e libertà. È il tentativo di un’improbabile Sherazade enogastronomica, il rapporto con le generazioni precedenti, i ricordi, i fallimenti, i dolori e le speranze. È la vista annebbiata, il cuore che si ferma, il fragore di migliaia di bottiglie stappate, risate, emozioni di un attimo che si rinnovano. Un vino che appare come un inno alla gioia di vivere. Il Viaggio è come una raccolta di racconti, diversi per generi e ambientazioni, accomunati dall’essere legati a tanti piccoli mondi che ognuno di noi ha creato con il tocco che gli è proprio. Nel corso si mettono a nudo le emozioni, travolti dal potere di melodie pacificatrici, suoni diabolici e rapsodie incantate. Perché le parole sono potere, scritte o raccontate che siano, possono portarci indietro, ai tempi delle ballate dei cavalieri, ai giorni spensierati dell’adolescenza, al momento della nostra nascita. Possono viaggiare tra i mondi ed evocare spiriti inquieti, corrompere la nostra anima, rinfrancarci dalle fatiche quotidiane. Possono dare un senso all’esistenza, completandoci come uomini ricordandoci, di non essere soli. LA PROPOSTA DELL’ENOTECA: Rotazione di 10 Vini in mescita, tra bollicine (italiane e Francesi) e Vini fermi (Bianchi e Rossi), accompagnati da taglieri e cicchetti veneziani. Formula Ape: 1 calice a scelta tra quelli in mescita con 3 cicchetti veneziani € 10 a pax. Per tutti i lettori di WineTalesMagazine l’enoteca riserva uno sconto del 10% sull’acquisto di bottiglie di vino, cene e aperitivo. Basta presentarsi come lettori! Marco Sargentini Mi trovi su Instagram e Facebook Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino  
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12 Febbraio, 2024

Marchesi Alfieri: lunga storia di qualità in un territorio unico

Negli ultimi 300 anni, Marchesi Alfieri è stata artefice dell’eredità storica, culturale e vitivinicola del Piemonte. Conserva cantine storiche in cui si producono vini di grande eleganza, vere e proprie icone del terroir di San Martino Alfieri. Pensate, risale al 1696 la costituzione della prima cantina all’interno delle proprietà, poi nel 1851 Giuseppina Benso di Cavour, nipote dello statista Camillo Benso di Cavour, sposa Carlo Alfieri di Sostegno. Sarà proprio Camillo Benso a dare un impulso alla produzione vitivinicola della famiglia Alfieri, migliorando la qualità dei vini e introducendo in Piemonte il Pinot Nero. Dopo varie vicissitudini e lunghi anni tocca poi a Casimiro San Martino di San Germano, nel 1982 rilanciare la produzione viticola della proprietà. Dopo la sua morte, nell’88 alla guida della cantina subentrano le figlie Emanuela, Antonella e Giovanna, che con coraggio e determinazione hanno condotto l’azienda. È il 1990 e quell’anno, trovandosi di fronte alle loro prime diecimila bottiglie, tutte e tre le sorelle si chiesero la stessa cosa: “E ora chi se le berrà tutte quante?” Sono anni in cui arrivano novità, soddisfazioni, premi, nuovi vigneti e progetti, con l’impianto del primo vigneto di Nebbiolo sulla collina Quaglia e il progetto legato alla produzione di un Metodo Classico da uve Pinot Nero in purezza. Nel 2018 viene realizzata la seconda barricaia e la trasformazione di svariati ettari di bosco in una tartufaia didattica. Viene impiantato un nuovo vigneto di Pinot Nero a nord della collina Quaglia e viene realizzata una nuova vigna votata alla coltivazione di Barbera: la Vigna del Castello. Nel 2022 viene presentato il Carlo Alfieri vendemmia 2015, prodotto solo in annate eccezionali con le uve che meglio hanno saputo interpretare l’identità del vitigno Barbera, questo vino nasce da una attenta selezione in vigna seguita da un lungo processo di affinamento in legno e in bottiglia. Un territorio davvero magico, colline e montagne in ogni direzione, e poi il fondovalle che si tinge del verde dei boschi e dell’azzurro del Tanaro. È proprio il fiume a segnare uno dei confini naturali che delimitano questo spazio che nasce nel punto in cui Roero, Langhe e Monferrato si incontrano nelle Terre Alfieri. La composizione variegata del suolo ci dice che siamo in una terra di frontiera, capace di esprimere nei vini il meglio dei territori limitrofi: i profumi intensi e floreali del Roero; il frutto pieno e la freschezza del Monferrato, l’eleganza, la potenza e la longevità delle Langhe. Vigneti storici che si alternano a impianti più giovani, per un totale di 20 ettari vitati, distribuiti su quattro diverse colline che da sempre fanno parte delle terre della famiglia Alfieri di Sostegno: Sansoero: Il nome deriva da una cappella votiva dedicata a San Saverio che si trovava a metà della collina. È la collina più vicina alla residenza, nonché il nucleo più antico di vigne con il Pinot Nero che qui ha una storia centenaria! Il suolo di Sansoero è ricco di argilla e sabbia rossa, che virano al bianco andando verso ovest vengono coltivati Nebbiolo, Barbera, Grignolino e Pinot Nero; Quaglia: Il suolo della collina Quaglia è caratterizzato non solo da un perfetto mix di sabbie, argilla e limo, ma anche da alte percentuali di sodio, potassio e calcio, che aiutano la vite a sviluppare grappoli con bucce più spesse e resistenti. Il versante sud della collina è vocato alla coltivazione delle viti di Barbera, che vanno a costituire la base viticola per la Barbera d’Asti DOCG La Tota, la Barbera d’Asti Superiore DOCG Alfiera e per il Terre Alfieri Nebbiolo DOCG Costa Quaglia. A nord troviamo il Pinot Nero, utilizzato per produrre il Piemonte Pinot Nero DOC San Germano, il Metodo Classico extra brut millesimato Blanc de Noir e il Piemonte DOC Barbera Pinot Nero Sostegno; Calandrina: La collina della Calandrina è votata interamente alla coltivazione del Barbera. L’andamento est e nord-est, la conformazione con sabbie e argille bianche e la minor pendenza rispetto a Quaglia consentono una maturazione più tardiva, distesa e uniforme delle uve. La Barbera proveniente dalla Calandrina viene usata in assemblaggio per produrre la Barbera d’Asti DOCG La Tota; La nostra viticoltura “leggera” con l’equilibrio che significa non forzare la mano della natura, ma guidarla in una direzione in cui possa esprimersi al meglio. Questo si traduce in trattamenti fitosanitari a basso impatto e pratiche agronomiche sostenibili. Lavorare per sottrazione vuol dire intervenire solo quando necessario, riducendo il numero dei trattamenti all’indispensabile, evitando l’uso di automezzi pesanti e facendo ricorso al diserbo meccanico. Sottrarre vuol anche dire selezionare la qualità direttamente in vigna: fin dagli anni ’90, quando ancora molti agricoltori pensavano fosse una pratica inutile, si effettua il diradamento selettivo al fine di diminuire la quantità di grappoli e concentrare, senza forzature, la massima qualità in ogni grappolo. Ne derivano vini di grande stile, eleganza, purezza e pulizia che rendono questa realtà d’eccellenza in uno dei territori più espressivi, vini che vi consiglio assolutamente! Marchesi Alfieri: lunga storia di qualità in un territorio unico A cura di Giuseppe Petronio  Mi trovi su Instagram @peppetronio
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10 Febbraio, 2024

Esperienza unica tra vigneti e cantina: San Luciano Vini dal 1972 – Parte I

Le Radici Laziali della Famiglia Ziantoni e la Migrazione in Toscana
Nel cuore della suggestiva Toscana, nel territorio di Monte San Savino ad Arezzo, sorge un’azienda vinicola che rappresenta una vera e propria oasi di tradizione e autenticità: San Luciano Vini. Nel 1972 a causa dell’espansione urbana che minava la vitalità dei vigneti familiari a Marino, una pittoresca cittadina laziale famosa per far sgorgare vino dalle sue fontane durante la festa paesana, la famiglia Ziantoni prese una decisione coraggiosa: trasferirsi in Toscana, nel territorio di Monte San Savino, Alta Val di Chiana ad Arezzo.   Ovidio e Gina e la piccola Pieve
Ovidio, il capofamiglia, incantato da un terreno particolarmente vocato alla vite acquistò la proprietà di San Luciano. Il luogo catturò anche il cuore di sua moglie Gina, soprattutto la piccola pieve di campagna che presto diventò parte integrante della loro nuova casa nonché il simbolo dell’azienda. Nel corso degli anni, mentre le vendemmie si susseguivano, i figli Marco e Stefano crebbero e assunsero ruoli cruciali nell’evoluzione dell’azienda.   Rispetto Ambientale: L’Approccio di San Luciano Oggi questa cantina, che si estende su una vasta proprietà di 100 ettari divisi su tre imponenti colline, è un luogo ancora più magico dove la passione per la viticoltura si fonde con il rispetto per la natura e la valorizzazione delle tradizioni. Accompagnati da Stefano, figlio d’Ovidio e anima polivalente di San Luciano, abbiamo avuto l’opportunità di immergerci nella bellezza dei vigneti che abbracciano la tenuta. La disposizione dei terreni, prevalentemente orientata a sud-est, offre una varietà di esposizioni, con un unico vigneto rivolto a sud-ovest, godendo di un’insolazione più intensa. Nota distintiva è l’assenza di vigneti a nord, una scelta dettata dalla volontà di preservare la qualità e l’autenticità del prodotto. Approccio olistico alla gestione del territorio Oltre alla coltivazione delle viti, San Luciano abbraccia un approccio olistico alla gestione del territorio. L’azienda dedica parte delle sue terre alla coltivazione di seminativi biologici, quali lenticchie, ceci, grano verna e senator Cappelli. Questa pratica riflette la filosofia dell’azienda, un’autentica bolla spazio-temporale in cui convergono competenze diverse, dalla cura dei vigneti all’agriturismo, dai seminativi alla produzione vinicola. Contrariamente alla tendenza comune di affidarsi a esperti specifici per ogni settore, San Luciano abbraccia l’uso esclusivo di prodotti naturali e metodi tradizionali. La produzione, che oscilla tra 250.000 e 300.000 bottiglie a seconda dell’annata, riflette l’impegno per la genuinità, esaltando la varietà dei vitigni, tra cui vermentino, chardonnay, trebbiano e malvasia per i bianchi, e sangiovese, montepulciano, cabernet sauvignon e merlot per i rossi. i Vigneti e la biodiversità I vigneti, alcuni con più di mezzo secolo di storia, sono gioielli da custodire. Le fallanze vengono sostituite, innestate o allungati i cordoni per garantire continuità. Reimpiantare richiede almeno 5 anni di pazienza, poiché il terreno, grosso e sassoso, deve tornare vergine. Due laghetti arricchiscono la tenuta, fornendo acqua agli animali che scendono liberamente dai boschi antichi circostanti.   Un ecosistema sano frutto dell’abbandono di chimica e diserbanti Questo ecosistema sano è frutto dell’abbandono di chimica e diserbanti, sostenuto da un lavoro manuale e appassionato, scalzi tra i filari e la terra. Il sistema di allevamento a spalliera, con potatura a cordone speronato, è la scelta di Marco e Stefano per garantire l’equilibrio delle piante in armonia con l’ambiente e il clima. Nonostante la presenza dei due laghi, l’irrigazione è un gesto consapevolmente evitato a San Luciano. Il terreno di medio impasto tendente all’argilloso è già ricco d’acqua, con il caratteristico sasso “occhio di pernice” che dona mineralità in particolare ai vini bianchi. Lo stress idrico, secondo Stefano, è un ingrediente cruciale per creare vini di qualità, innescando una selezione naturale nelle piante. La qualità della produzione è strettamente legata al tipo di pianta e al porta innesto, con una cura particolare per le potature verde e secca, che richiedono l’esperienza di veri esperti.   Agriturismo accogliente nella campagna toscana Dai rigogliosi vigneti di San Luciano, ci dirigiamo verso l’accogliente atmosfera dell’agriturismo, pronti a scoprire un altro capitolo dell’esperienza offerta da questa straordinaria tenuta. L’agriturismo di San Luciano è un ritiro in cui la tradizione si fonde con il comfort, creando uno spazio accogliente dove gli ospiti possono immergersi nella bellezza della campagna toscana. Una rapida visita ci fa cogliere l’armonia tra la natura circostante e le strutture accoglienti. La famiglia Ziantoni accoglie gli ospiti in un ambiente che riflette l’autenticità e l’amore per la propria terra. Vinificazione tra Tradizione e Innovazione: Dalle Vasche in Cemento alle Barrique di Rovere Francese Si unisce a noi Eleonora, moglie di Stefano, e ci spostiamo in cantina, tappa fondamentale e cuore pulsante dove il mosto si trasforma in vino. Nella parte dedicata alla vinificazione, ci accolgono i classici tini di acciaio, in cui è possibile eseguire le fermentazioni a temperatura controllata; una parte è dedicata alle vasche in cemento e poi le barrique di rovere francese che accompagnano molti vini nella loro maturazione.   Preziosi assaggi di Botte! E poi passiamo all’assaggio di un vermentino speciale che matura in una piccola botte di acacia.
Questa anticipazione di degustazione ci svela una piccola magia che vivremo fra poco nel calice
e ci fa intuire l’impegno che questa realtà investe nella creazione di ogni bottiglia.       Etichette magnifiche per vini da scoprire Tutti insieme ci trasferiamo in un’accogliente sala preparata con cura: una tavola imbandita con prodotti locali a km zero ci attende, insieme a bottiglie dalle etichette magnificamente curate. La famiglia Ziantoni ha personalmente dedicato tempo e attenzione a creare nuove etichette, risultato di un brainstorming che ha portato a proposte uniche, capaci di catturare l’attenzione in modo sorprendente. l culmine di questo emozionante viaggio enologico si raggiunge con la degustazione di tre vini bianchi e quattro vini rossi, un’esperienza coinvolgente che si snoda tra racconti autentici e aneddoti avvincenti. Ogni sorso di questi tesori enologici è intriso di storia e passione, creando un’atmosfera unica.   Viaggio sensoriale fra profumi, sapori e tradizioni Questi vini meritano una descrizione accurata e dettagliata che sarà approfondita nel prossimo articolo. Sarà un viaggio sensoriale attraverso profumi, sapori e tradizioni che definiscono l’identità unica di San Luciano.  Il nostro profondo ringraziamento va intanto a Stefano ed Eleonora, custodi di questa straordinaria eredità enologica, che con passione hanno condiviso con noi  un viaggio indimenticabile tra i vigneti e le cantine della loro azienda. Restate dunque sintonizzati per il prossimo capitolo di questo appassionante racconto enologico!   Benedetta Costanzo 
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
Mi trovi su Instagram come @benedetta.costanzo    
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9 Febbraio, 2024

Specogna. La meraviglia di un luogo, il sogno, l'impegno

Christian Specogna ha 36 anni. Un ragazzo. Un uomo. Fate voi. Poco importa se non a sottolineare come a questa età sia difficile trovare persone dotate di grande equilibrio.
Avete presente Philippe Petit? Divenne famoso certo per le sue imprese di equilibrio ma soprattutto per esser passato, il 7 agosto 1974, da una torre all’altra del World Trade Center di New York (si, quelle distrutte dall’attacco terroristico del 2001). Senza rete, a 400 metri di altezza, con il costante rischio di sfracellarsi al suolo. Compie l’impresa senza patemi d’animo. Senza paura. Senza alcun tipo di tentennamento. Pronto a rifarne un’altra. Christian è così. Un vignaiolo che non solo ha trovato il suo equilibrio ma riesce, costantemente, a trasmetterlo attraverso i suoi vini.
Non capita spesso che citi subito un vino, ma adesso devo proprio farlo: Duality. Credo sia lo specchio della sua anima. Per un vino si utilizza, sempre più spesso, il concetto di Cru: realizzare da una unica vigna qualcosa di particolare poiché legata a quella precisa particella di terra. La vera esaltazione di terroir. Christian invece crea qualcosa di speciale utilizzando due vigneti posizionati in maniera opposta della collina. Una vigna è a nord est, in bassa collina, per esaltare freschezza, aromaticità, balsamicità. L’altra vigna è a sud d’ovest, in alta collina. Struttura, corpo, calore.
Si uniscono gli opposti per generare l’equilibrio.
Detto così appare semplice e semplice lo fa apparire Christian. Ma non lo è affatto. Serve studio, cura, dedizione, sperimentazione, conoscenza e, soprattutto, equilibrio interiore.
Tutte caratteristiche che si ritrovano parlando con Christian Specogna. Quella degli Specogna è una storia di tre generazioni di vignaioli appassionati, direi innamorati del mondo del vino partiti grazie a nonno Leonardo nel 1963. 61 anni fa.
Siamo in Friuli Venezia Giulia sui Colli Orientali. Un territorio fantastico con scenari capaci di incantare. Tanti produttori che hanno reso questo territorio conosciuto grazie a sapienza e passione. Prodotti eccezionali portati alla ribalta con garbo e attenzione. Senza strombazzarli o svenderli.
È il carattere delle persone di questi luoghi. Persone miti, aperte, ospitali. Come lo è chi vive in zone di frontiera. Ospitali e pronti a lavorare senza mai tirarsi indietro.
Già, lavorare, lavorare e ancora lavorare. Basta che sia sulle proprie terre.
Anche se mica è stato sempre così. Nel Friuli, i ricordi della Grande Guerra sono vivi come in nessun altro luogo. Nella memoria di chi ha perso parenti ormai lontani e nei simboli che il territorio stesso conserva.
Dopo la Grande Guerra i resti umani, italiani ed austriaci, furono seppelliti. Per i resti delle case non ce ne fu bisogno visto che poche erano prima, poche rimasero dopo. La povertà, in queste terre di confine, era una consuetudine. Solo che dopo la guerra, con gli uomini decimati, la povertà non poté che aumentare.
La guerra e la povertà disintegrano tutto. Non lo spirito dei Friulani, persone orgogliose e operose. Che ripartono e ce la mettono tutta fino a quando arriva, inesorabile la Seconda Guerra Mondiale. Come uno tsunami che si abbatte sulla spiaggia dopo il ritirarsi delle onde, la Guerra porta via tutto lasciando solo ciò che non serve più a nulla. Ricostruire? Si certo. Ma poi?
Non c’era lavoro qui. Non c’era nulla da fare. Nulla di nulla. Così che le famiglie, allo stremo delle forze, non avevano altra possibilità che mandare i propri figli a lavorare in Svizzera. Li c’era bisogno di manodopera. Operai per le fabbriche. È proprio in Svizzera che viene letteralmente spedito nonno Leonardo. Originario di un piccolo paese delle Valli di Natisone, Montefosca a ridosso con la Slovenia, al compimento dei diciotto anni compie il suo primo viaggio (pensiamo ai nostri figli oggi…). Non si era mai mosso dai dintorni di casa. Non conosceva niente del territorio e continuerà a non conoscerlo perché il viaggio, in corriera, lo porta direttamente in Svizzera, a Lucerna, in acciaieria. Senza fermate.
Non va male però li. Certo, sacrifici. Tanti sacrifici ma utili per poter mettere da parte qualcosa dopo aver aiutato la famiglia nel corso degli anni. Stringere i denti per cinque lunghi anni, è servito. Nonno Leonardo fa ritorno a casa. Stavolta non viaggia in corriera ma in auto. Viaggio condiviso ovviamente perché i soldi servono. Non è una scampagnata ma il viaggio in macchina consente di guardare bene fuori dal finestrino quei paesaggi mai visti prima. È così che Leonardo si innamora perdutamente della sua regione che non era solo quella, comunque bella, delle Valli.
Le suggestive colline di Rocca Bernarda e di Corno di Rosazzo, per le quali occorre passare per tornare a casa, sono suggestive oggi, figuriamoci sessant’anni fa quando niente oltre la natura riusciva a contaminarle. Un territorio tanto bello quanto difficile che ci mise poco a far breccia nel cuore di Leonardo tanto da farlo decidere di investire qui i suoi risparmi. Un semplice pezzo di terra. Non chiedeva altro.
Marzo 1963. Così ha inizio per nonno Leonardo e la moglie una nuova vita. I friulani sono persone miti e meticolose. L’azienda di Leonardo è una azienda agricola a 360 gradi: serve tutto per sopravvivere. Cereali, bestiami. Carne e latte. Fino ad accorgersi della potenzialità del vino. Veniva meglio del latte Meticolosità. Si capisce che c’è potenzialità nell’uva e nel vino. Non che ci fosse tanta esperienza ma il vino si era sempre fatto a casa. Anno dopo anno nonno Leonardo specializza l’azienda in una tenuta vitivinicola. Poi con mio padre Graziano nei fine anni 70 inizio anni 80 si puntò sempre di più alla qualità. Imbottigliamenti, miglioramento del lavoro in cantina e in vigna. Alla fine degli anni 80 le zone del Collio iniziano ad essere sempre più conosciute e riconosciute nonostante il Consorzio sia attivo dal 1964 con il riconoscimento Denominazione Origine Protetta del 1968. Ci vuole altro oltre la qualità mi verrebbe da dire. Come la specializzazione delle aziende e un pò di sano marketing. Oggi siamo alla terza generazione composta da me e mio fratello Michele. Coltiviamo circa 25 ettari a vigneto per 100/120 mila bottiglie l’anno in funzione dell’annata esclusivamente da vigne di proprietà che seguiamo personalmente secondo metodi biologici e biodinamici. In più produciamo anche del miele con gli alveari che abbiamo sule colline e un pò di olio di oliva. Christian è uno di quelli che non sta fermo un attimo. A guardarlo, a parlarci, non sembra. Il tono di voce è di quelli che esprime calma e serenità. Il suo animo però è di una persona in perenne fibrillazione e con il pallino fisso del miglioramento.
Non c’è ossessione nella sua voglia di migliorarsi. È un bisogno quasi fisico non volto a se ma a voler trasmettere, attraverso i suoi vini, la bellezza e la potenzialità di ciò che ha intorno.
Studia e studia tanto. Quelli di Viticoltura ed Enologia a Trieste servono per gestire la parte di vigna e cantina ma se si vuole valorizzare il territorio serve altro. Abbiamo avviato un progetto di zonazione per individuare le caratteristiche intrinseche delle varie particelle. Molto specifiche. Filare per filare per riuscire a creare una carta di identità di ogni appezzamento. Capire sempre meglio come intervenire dove e quando. Quando sei in coltivazione biologica e biodinamica, capire quando e dove intervenire, diventa fondamentale. L’azienda Specogna cresce con gradualità. Nonno e papà lasciano nelle mani di Christian e Michele quindici ettari che diventano venticinque nel giro di dieci anni. Piccole acquisizioni per piccole zonazioni. Un passo alla volta. Senza strafare. Solo quando pronti. Piccoli passi per transitare dal passato al presente proiettandosi verso il futuro. Del passato c’è la memoria storica fatta del nonno e di papà, venuti a mancare da diverso tempo. Oggi siamo in una fase climatica tremendamente diversa ed è dunque fondamentale riuscire a comprendere questa trasformazione. Sessant’anni fa quando iniziò mio nonno, in questa zona nel Friuli, il numero di giornate che in media andavano oltre 30 gradi erano non più di dieci/dodici Oggi siamo a circa 55/60. Maturazione diverse con tempi diversi di maturazione. Tempi di raccolta diversi. Diventa fondamentale capire come aiutare la pianta e il suolo a resistere a queste condizioni. 30 anni fa si guardava solo alla pianta. Oggi invece si guarda al suolo e alla capacità di riuscire a mantenere una grande qualità e vitalità del terreno attraverso sovesci ed inerbimenti particolari nutrizioni con sostanza organica che aiutino ad avere un equilibrio del suolo per aiutare la pianta in queste annate cosi particolari. Siamo noi due con la nostra squadra. C’è mia moglie Violetta che mi da un aiuto in azienda e nella ricezione delle persone che vengono a farci visita. Gli esami non finiscono mai dunque si continua a studiare nella vita e Christian, non essendo uno che fa le cose per caso, continua a studiare. Va all’estero per capire come altri produttori abbiano trattato i vitigni. Piemonte, Toscana, Loira, Borgogna. Tanto per citarne qualcuna. Capisci cosa fanno gli altri ma soprattutto quanto potenziale inespresso ci sia nel tuo territorio. Ecco, questo dovrebbero farlo in molti. Quelli bravi lo chiamano benchmarking. Anche se poi quando vedono che nel vino occorre investire e non solo fare di testa propria, si tirano indietro. Fino a 15 anni fa producevamo solo vini di annata e di pronta beva. Per far emergere ancor di più qualità e potenzialità del territorio e delle nostre colline, iniziammo a studiare le colline stesse e le vigne dando così alla luce vini specifici da cru con potenzialità maggiore. Poi lavori in cantina con affinamenti prolungati e in botte. Macerazioni. Tanta tecnica. Vini attesi e mai maltrattati. Prima i bianchi facevano affinamento soprattutto in acciaio per circa 7 mesi ovvero in uscita nella primavera successiva. Su questi vini ho iniziato a fare affinamenti di 2/4 anni per renderli più particolari. Studio, sperimentazione, cultura, analisi. Testa e tanto cuore. Christian gestisce con il suo garbo e la sua innata positività. Il mio sogno è che i nostri vini siano la nostra rappresentazione. Personalità che ci rappresenti ed identifichi. Li vogliamo sentire nostri. Io sono il primo pignolo e ho una costante voglia di imparare. Appena posso giro le zone vinicole del mondo e confrontarmi. Per me è prima di tutto una passione e un amore e ho una voglia immensa di migliorarci sempre di più. Per lasciare il segno. Contribuire a far conoscere nel mondo l’eccellenza del nostro territorio e la potenzialità delle colline. Sono diventato papà nel 2022 e sarebbe magico lasciare un segno. Proprio per far si che le nuove generazioni ci seguano dobbiamo coinvolgerli con la passione e l’emozione non con la forzatura. Con mia figlio, così come sta facendo mio fratello, dobbiamo fare del nostro meglio e trasferire le emozioni che tutto questo ci da. È quanto hanno fatto i nostri genitori e nostro nonno. Le emozioni. Christian tende a mantenerle celate. Tipico delle persone di queste zone. Tipico per chi pensa a dimostrare le cose con i fatti più che con le parole. Arrivare da una famiglia vissuta nella povertà e nelle difficoltà ma che ha saputo sollevarsi e andare avanti, segna. Segna dentro fino giù nell’anima. Non ce la fai ad essere diverso da così. Nonno aveva una mentalità più di azienda agricola perché era vissuto in quel contesto storico. Papà voleva andare oltre ed normale che quando c’è un cambiamento non è mai facile e devi sempre lottare. Sempre con rispetto ed intelligenza. La stessa cosa con noi. Anche se papà è venuto a mancare da diversi anni e non stava bene da diversi anni. Era una necessità oltre che una volontà darci da fare per subentrare in un altro percorso. Abbiamo iniziato a camminare in vigna. È stato un percorso naturale un pò come accade anche ad altre aziende familiari. Abbiamo iniziato a prendere in mano l’azienda circa quindi anni fa quando ne avevo venti io e ventisette mio fratello che ora segue anche un’altra azienda, la Toblar mentre io principalmente la Specogna. I prodotti che Christian realizza hanno voglia di identità. Voglia di donare eleganza e finezza dunque equilibrio. Riconoscibilità al territorio senza mai perdere il faro della piacevolezza e della bevibilità nel senso più nobile del termine. Pulizia ed eleganza.
Così si creano due tipologie di vini ben distinte attraverso il diverso affinamento: acciaio per i vini di annata e pronta beva; legno per le riserve. Un legno che non camuffa e non aggiunge. Nobilita.   Non siamo negli anni novanta dove si utilizzavano le botti senza cognizione di causa. Semmai il legno, utilizzato in maniera intelligente, può essere un grande contenitore che esalta le caratteristiche del vino. È ovvio che bisogna trovare la dimensione giusta. Il legno, la tostatura adeguata. Comprendere quale uva va bene per quale botte. Ricordo gli anni 90. Se un vino non era passato in botte e non potevi dire “barricato”, era meglio non proporlo. A nessuno importava quale fosse il legno, di quale tostatura, ecc. Il risultato? Si utilizzava a caso. Si metteva qualsiasi vino in una botte piccola (perché quella grande non dava molto) e super tostata.
Non che l’acciaio sia esente da critiche: usato male, e si usa male, tende a standardizzare o dare problematiche di riduzione e chiusura del vino. Le anfore possono essere troppo ossidanti. Insomma, ogni materiale ha pro e contro e va capito, dopo attento studio, come utilizzarlo correttamente. Un mio amico vignaiolo diceva che il vino può affinare in qualsiasi contenitore basta che non si senta quel contenitore. Per arrivare a farlo occorre comprendere perfettamente le proprie uve La stagione e fare le scelte ottimali. In una stagione fredda quindi con più acidità vado a scegliere un legno più nuovo che può reggere bene l’ossigenazione. Per le annate più calde con acidità bassa e grado alcolico elevato prediligo legni più vecchi con meno ossigenazione per non avere pesantezza ed opulenza tale da perdere equilibrio. L’utilizzo della botte dunque non maschera, se bene utilizzate, il territorio. Molto spesso utilizzo botti non tostate quindi legno a lunghissima stagionatura all’aria aperta e anche questo evita che la botte vada a sovrastare il vitigno dunque il vino. Le mie sono tutte fermentazioni spontanee e l’ossigeno della botte supporta la fermentazione alcolica. Non faccio mai travasi dunque lascio le fecce e i lieviti che ci sono. Ecco che l’ossigenazione della botte previene i rischi di chiusura per riduzione. Essendo legni non tostati ci sono meno sensazioni che andrebbero a coprire il vino. Le prime volte che si bevono i nostri vini non si immagina abbiano fatto affinamenti in legno e questa per me è una cosa bellissima. L’amore e la passione con la quale Christian parla del suo lavoro è quella di un papà che parla dei suoi figli. C’è un progresso nella crescita di un bambino come quella di un vino. Si adattano i comportamenti di padre a quelli di un figlio così come si cerca di guidarlo verso il meglio senza prevaricare troppo. Le stagioni differenti, le annate diverse necessitano cure diverse, accorgimenti diversi. Così fa Christian con i suoi vini. Ogni pezzo del suo discorso è orientato a mantenere uno stile ed una identità. Sua e ancor di più del territorio. Cresce lui per far crescere il territorio. Si migliora lui per migliorare la percezione del territorio. Non si vede in un luogo diverso da qui. Come se fosse parte della Rocca Bernarda. Devo sempre migliorarmi perché con il clima diverso e si riparte sempre da zero. Con l’esperienza si acquisiscono nozioni per supportare in vigna e in cantina. Bisogna essere sempre aggiornati sulle evoluzioni tecnologiche. Piccoli dettagli che fanno la qualità. Uno come Christian sa che si è sudato e guadagnato tutto ciò che ha. Certo, senza nonno Leonardo e papà Graziano non ci sarebbe tutto questo. Ma tutto questo è frutto di tanto tanto ma tanto altro. E la fortuna non c’entra. La fortuna te la cerchi. Se stai seduto sul divano non arriva nessuna fortuna da te. Quindi nulla è per caso. La fortuna piò capitare una volta ma poi devi essere in grado di mantenerlo. 25 ettari vitati. Oltre centomila bottiglie. Una bella azienda, senza dubbio. Ma Christian è e rimane umile. Un passo per volta. Con tanto lavoro dietro le quinte. Quello che la gente non vede. Fine settimana dedicati al lavoro. Orari estremi e tanti sacrifici. Senza questo, non si ottiene nulla e la fortuna, se c’è stata, passa velocemente. C’è tanto lavoro sia nella produzione sia nella comunicazione per far scoprire chi siamo. Quando parlo di vino sono sincero ed onesto. Non mi sono mai nascosto o tirato indietro. La sincerità di un racconto vero. Raccontare ciò che sono e che voglio portare avanti. Christian Specogna, una persona intelligente e positiva. Orientata al futuro. Convinto più che mai che quanto fatto e quanto riesce a fare ogni giorno rappresenta il meglio che si possa fare. Nessun pentimento. Penso al futuro. Ciò che faccio lo penso tra venti anni. Un investimento, una piantina. I lavori fatti li penso in modo che possano essere portati avanti di decenni. Rimpianti no. Proseguire. Se non sei ottimista in questo settore non vai avanti. L’unica fortuna nel nostro mestiere è sperare che il clima sia dalla tua. Ho una moglie che è vicino a me che è super stimolante e sono fortunato. Con mio fratello abbiamo un bell’equilibrio. Non ho volutamente parlato dei vini di Specogna, se non di Duality (comunque recensito sul mio blog Instagram) perché i vini sono la parte meno rilevante della narrazione ancorché più importante per l’azienda. Quando parli con Christian è come se li bevessi e comunque quando li bevi trovi esattamente quello che ti dice. I vitigni sono quelli friulani ma non mancano le contaminazioni (anche se in un territorio di confine certi vitigni si perdono nel tempo).
Friulano e Ribolla Gialla con immissione di Sauvignon Blanc, Chardonnay, Pinot Grigio e Malvasia per i bianchi; Refosco, Schioppetino, Pignolo, Merlot, Cabernet Franc & Sauvignon per i rossi. In arrivo una Malvasia Riserva che nasce proprio da un progetto di zonazione: pochi filari per far capire ed esaltare la potenzialità di questa zona (l’etichetta porta la sagoma delle vigne); un Pinot grigio ramato riserva. Sul mio blog recensirò gli altri ma posso già dire che si tratta di piccoli, intensi, capolavori. Dunque stay tuned! Come azienda abbiamo sempre creduto in questa versione a contatto con le bucce portando avanti una tradizione già presente cento anni fa. Grande personalità e struttura con macerazione di oltre due mesi che donano caratteristiche da rosso. Il Pinot Grigio che si è formato da una alterazione del Pinot Nero, attraverso una lunga macerazione, fa rivivere queste radici. Ciò che auguro a Christian e alla Specogna è di non perdere mai lo spirito che li contraddistingue e che sembra essere pervaso da una sensazione di meraviglia. La stessa meraviglia presente negli occhi di nonno Leonardo nel vedere i territori sui quali decise di fermarsi e vivere.
Al lettore auguro di non perdere la possibilità di assaggiare i capolavori di Christian e, come me, sentire la meraviglia e l passione per un territorio fantastico.     Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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