The Voice of Blogger

The Voice of Blogger a cura di  Claudia Riva di Sanseverino ci porterà nel mondo dei blogger del Vino coinvolgendoli in avvincenti storie da raccontare.

Un viaggio tra i personaggi del web che Claudia e Stefano selezioneranno di volta in volta e che quotidianamente con immagini, stories e reel raccontano con passione e competenza il vino e le sue meravigliose storie.

Arrow Right Top Bg

19 Giugno, 2024

San Lorenzo Vini, una supernova brilla nel Teramano

Il nome di San Lorenzo Vini e le stelle presenti in etichetta richiamano immediatamente la notte più stellata dell’anno. Questa cantina è una stella, anzi una supernova brillantissima nei cieli del Teramano. La scelta del logo si deve alla chiesetta, dedicata al Santo, che sorge su un terreno di proprietà della cantina ma anche a una data importante per quella che è diventata l’odierna azienda. Mi trovo in Abruzzo e precisamente sulle dolci colline teramane per un press tour. Arrivata al B&B Cascina Giglio Rosso, esco ad esplorare il territorio. Qualcuno, guardando il panorama, lo ha paragonato alla Toscana per via dei cipressi. Sono 600 per l’esattezza, tutti piantati da San Lorenzo Vini e che incorniciano le stradine bianche e i pendii delle colline come i bordi di un pizzo. Mi chiedo perchè cerchiamo sempre di paragonare tutto… questo è l’Abruzzo e ha un’identità tutta sua. Noto infatti che con la Toscana ci sono molte differenze, dalle cime innevate quasi di fronte al mare ai calanchi e alle palme. Un angolo incontaminato dove le vigne ti circondano e si respira aria pulita.   LA STORIA DI SAN LORENZO VINI Incontriamo Gianluca Galasso, che insieme al fratello e allo zio Agronomo Gianfranco Barbone e coadiuvato dall’enologo Riccardo Brighigna, porta avanti l’attività. Fu però il bisnonno Francesco D’Amico, nel 1890, che acquistò i primi due ettari nel borgo medioevale di Castilenti per festeggiare la nascita del suo primogenito. Il 10 agosto del 1940 il di lui figlio, Giuseppe D’Amico, di ritorno dall’America dove era emigrato in cerca di fortuna, comprò dal Duca Caracciolo i primi 80 ettari e iniziò a mettere a dimora le prime barbatelle. La scelta fu fatta con lungimiranza e saggezza. Infatti, la poca distanza dal Gran Sasso d’Italia (solo 20 km) e la vicinanza alla costa adriatica (altrettanti, i chilometri) garantiscono le condizioni climatiche ideali per la coltivazione della vite, sia per temperatura che per ventilazione. Il nonno, dopo anni di conferimento delle uve ad altre cantine, decise di produrre in proprio e convertì anche le coltivazioni di frutta in vigne. In dieci anni e con notevoli investimenti, sono stati convertiti oltre 100 ettari dal sistema a pergola abruzzese a guyot e cordone speronato. Tutti i reimpianti sono stati fatti mantenendo la tipicità dei vitigni e riproponendo le marze dei vecchi vigneti preservando i cloni esistenti.   SAN LORENZO VINI OGGI Ad oggi, San Lorenzo Vini si estende per una superficie di 220 ettari, di 160 dedicati alle vigne. Di questi, 50 sono in Provincia di Pescara in aree produttive molto vocate per la produzione del Trebbiano e del Pecorino. Tornando alle colline teramane, la proprietà si presenta in modo compatto. Formata da un unico grande lotto che si estende su tre crinali di colline di conformazione calcareo-argillosa, è posta ad un’altitudine tra 250 e 350 metri slm. L’attenzione alla sostenibilità quasi maniacale si ritrova qui in moltissimi aspetti: il posizionamento della cantina nei pressi delle vigne, l’abbattimento degli interventi fitosanitari, il saldo a credito delle emissioni di CO2, l’utilizzo di energie rinnovabili, la tutela della biodiversità, il risparmio idrico, l’inerbimento permanente e le collaborazioni con le attività locali. San Lorenzo Vini è da cinque anni in regime biologico e aderisce  al sistema SQNPI, certificazione delle produzioni agricole ottenute in conformità ai disciplinari regionali di produzione integrata. Questi prevedono l’utilizzo di tecniche compatibili con la tutela dell’ambiente, la salute degli operatori agricoli e dei consumatori. Quella, per intenderci, con il bollino dell’ape!     Le vigne, di tipo autoctono e internazionale, si susseguono a perdita d’occhio. Tra loro, tre laghetti alimentati da acqua sorgiva, che qui scorre in abbondanza. La proprietà sta anche facendo un grande lavoro di recupero e restauro degli antichi casolari che sono destinati all’accoglienza. Io ho pernottato alla Cascina Giglio Rosso, alloggio semplice e curato con una bella piscina e una grande pace che, non vi nascondo, mi è dispiaciuto lasciare.   LA CANTINA  Gianluca ci spiega con orgoglio che le 33 storiche vasche in cemento, a dispetto delle mode, non sono mai state abbandonate. Sono grandi cisterne da 300 ettolitri l’una, fatte a stampo, che non si trovano più in commercio e che risalgono agli anni ‘80. Sono termocondizionate, in modo da garantire che la temperatura non scenda mai sotto i 10 gradi d’inverno e rimanga costante d’estate, e sono dotate di sistema antivibrante. Parallelamente all’orgoglio di una storia di generazioni troviamo anche il dinamismo e la voglia di sperimentare, per creare nuovi prodotti sempre strizzando l’occhio a quello che offre il territorio. A preziosa chiusura della grande anfora di argilla vediamo infatti un coperchio di Maiolica di Castelli, un famosissimo centro nel Teramano che ebbe il suo apice nel ‘600. La degustazione si svolge nella bellissima cornice del settecentesco Palazzo De Sterlich, nel centro di Castilenti, acquisito dalla famiglia nel 2015 per avere maggior spazio per l’affinamento e parallelamente un luogo per l’accoglienza e il tasting. Al piano nobile, ancora in fase di restauro, si potrà in futuro ammirare un affresco con una scena di caccia che si sviluppa a 360° gradi. Il palazzo faceva parte del patrimonio del Marchese De Sterlich, uno dei più famosi piloti automobilistici dell’inizio del ‘900 (se volete saperne di più…). LA DEGUSTAZIONE – Pecorino Terre Teramane 2020, sentori di idrocarburi più simile al marchigiano che all’abruzzese (qui la scheda tecnica). – Pecorino Terre Teramane 2015   “Abbiamo puntato sul Pecorino – ha detto Gianluca Galasso ai presenti – fin dal ‘98 perché è un vitigno che in questo territorio si è adattato perfettamente. Inoltre, è stato molto interessante scoprire negli anni la sua potenzialità nell’invecchiare ed evolversi”. Del resto, proprio recentemente e riferendosi a una Masterclass al Vinitaly di Pecorino Marchigiano, anche il Gambero Rosso nel suo recente articolo “Sul Pecorino non abbiamo capito una mazza, storia di un vino che invecchia meglio di tanti rossi” aveva posto l’accento sul grande potenziale di invecchiamento di questa tipologia di uve. – Oinos Montepulciano Colline Teramane DOCG 2013. La dolcezza delle spezie unita al bellissimo sentore di frutta rossa stramatura avvolgono e stravolgono l’olfatto. Al gusto è estremamente equilibrato, giustamente tannico, caldo, morbido, di grande struttura e persistenza aromatica e con un ottimo dosaggio del legno.   – Oinos Montepulciano Colline Teramane DOCG 2008. Qui si raggiunge il paradiso pur mantenendo il carattere vivo e fresco del sorso. – Don Guido Montepulciano Colline Teramane DOCG Riserva 2015, prodotto in sola Magnum in onore del nonno e appena uscita in commercio. Un turbinio di frutta rossa con un tannino vitale ed elegante.  DON GUIDO, FIORE ALL’OCCHIELLO DI SAN LORENZO VINI “Il Don Guido, ha proseguito Gianluca, è stato presentato in anteprima nazionale al Vinitaly e oggi vogliamo farlo assaggiare agli amici giornalisti e ristoratori. Per noi è un vino iconico, una produzione di 3.500 bottiglie, tutte numerate e in solo formato magnum dedicato a nostro nonno che è venuto a mancare nel 2019. Per la realizzazione, dopo vari test fatti con l’enologo, abbiamo optato per un appassimento breve, che conferisce maggiore morbidezza al vino. Infine, il vino fa un affinamento in tonneau per sette anni. Questo lungo tempo gli dona eleganza e morbidezza e un tannino non invadente”.     La giornata è proseguita tra passeggiate tre le vigne, i casolari e i cipressi e un gustosissimo e raffinato brunch servito al Giglio Rosso, a cura dello chef Maurizio Della Valle del ristorante La Corte a Spoltore. Ed è proprio all’insegna della sostenibilità caparbiamente perseguita dalla famiglia Galasso che abbiamo concluso in dolcezza con la dimostrazione del maestro cioccolatiere Centini di Teramo che ha realizzato davanti ai nostri occhi i cioccolatini partendo dalle diverse fave di cacao.     Queste le parole di Gianluca a seguito dei miei ringraziamenti per aver vissuto 24 ore tra la magia della natura, i sapori del territorio e l’evidenza di una squadra coesa e determinata che porta avanti con grinta questo lavoro: “Noi ce l’abbiamo messa tutta per farvi entrare nel nostro mondo, per farvi capire quanta passione riserviamo all’attività, giorno dopo giorno. Solo con grande dedizione e lungimiranza  si costruiscono cose belle da tramandare alle generazioni future”. E il mio pensiero è immediatamente andato al famoso proverbio dei Nativi Americani il cui messaggio le sue parole ricalcano: “La Terra non è un’eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli”. Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads
Leggi
Arrow Right Top Bg

15 Maggio, 2024

Not Only Wine

UN RICORDO CHE RIAFFIORA Avete presente quelle statuine che da piccoli (per i più agé) cambiavano colore a seconda del tempo da azzurro a rosa? In occasione di Only Wine 2024 è stato bello vedere per la prima volta lo stesso principio applicato a un’etichetta di vino. L’etichetta in questione è quella del nuovo prodotto della Casa Vinicola La Fornace e si tratta di un Rosé rifermentato. Il concetto è incisivo e immediato: se la bottiglia è fredda l’etichetta è di un color blu intenso, mentre se la si tocca, le parti “riscaldate” dalla nostra mano la colorano di rosa-arancio, lasciando magicamente per un po’ il segno dell’impronta delle dita. Il merito della mia “scoperta” lo devo al giovane Giovanni Colaiacovo, Presidente del neonato Consorzio L’Alta Umbria che racchiude i produttori della zona a nord di Perugia. Vignaioli esuberanti, che si sono costituiti in associazione per far conoscere il loro territorio, stanchi di sentire nominare la loro regione solo per uno o al massimo due vini (tanto per fare i nomi, Sagrantino e Trebbiano Spoletino). A quanto pare si sono anche inventati nuovi metodi di comunicazione e un esempio di questo l’ho avuto tra le mani. UNA GRAFICA GIOVANE CHE ‘PESCA’ NEL PASSATO Tornata a casa, incuriosita, ho raggiunto al telefono gli ideatori, Matteo Mariangioli e Aurora Pelaggi, entrambi grafici under 30, per sapere come nasce un’idea simile. Loro mi raccontano che la proprietà della cantina per cui l’etichetta è stata realizzata è giovane, anche se la realtà è nata nel 1969. Il progetto nasce quando il produttore decide di utilizzare le uve di una vigna vecchia situata in prossimità della cantina fino a quel momento non lavorata. Non si poteva prevedere quale potesse essere il risultato finale e l’evoluzione del prodotto è andato di pari passo con lo studio dell’etichetta e la necessità di metterla in commercio a prodotto finito. Contrariamente a quello che mi ero immaginata, il motivo della variazione termica non era quello di dare un’indicazione sulla temperatura di servizio del vino, ma di sviluppare qualcosa che ricordasse la sorpresa, il colore, la scoperta, la freschezza e il divertimento ancor prima dell’assaggio. Per realizzare questa etichetta è stata utilizzata una vernice termocromica, solitamente utilizzata per i prodotti medicinali allo scopo di controllare la correttezza della conservazione.  UN RICORDO…AFFUMICATO? Avete mai sentito parlare del Vin Santo Affumicato? Una chicca Presidio Slow Food presente in degustazione. Al naso i sentori di fumo ti pervadono e avvolgono, dal fumo del camino della cucina di una volta al tabacco di sigaro e miele di castagno, in bocca quasi sembra di percepire la cenere. Come non volerne sapere di più? Giochiamo in casa come zona di produzione, ovvero nell’Alta Valtiberina, proprio intorno a Città di Castello. La particolare affumicatura deriva dal fatto che in questa zona anni or sono l’attività della coltivazione del tabacco era in ascesa. Nelle stesse stanze dove si stendevano ad asciugare le foglie di tabacco, i produttori di vino sistemavano quindi anche i grappoli, appesi uniti a due a due sulle travi. L’esposizione al fuoco e al fumo delle grandi stufe a legna faceva penetrare negli acini questa particolare nota di affumicato, rendendo quel Vin Santo unico.  Le uve impiegate sono Trebbiano, Malvasia, Canaiolo, Vernaccia e San Colombano, ma anche Grechetto e Malfiore, tutte raccolte a maturazione ancora non eccessiva, affinché le bucce degli acini siano spesse e resistano all’appassimento che dura almeno tre-quattro mesi, fino a dicembre o gennaio. I grappoli sono quindi diraspati, pigiati e lasciati a fermentare in botti di legno con il lievito madre che ogni famiglia custodisce. Rimangono poi in locali ben areati e soggetti agli sbalzi di temperatura stagionali per almeno tre anni. Solo pochi, al momento, i piccoli e piccolissimi produttori che portano avanti questa antica tradizione e che stanno cercando di introdurre una modifica del disciplinare della DOC dei Colli Altotiberini, al fine di creare una sottozona e di inserire il vino santo. Al momento il prodotto è riconosciuto come Bianco Passito IGT Umbria. Da assaggiare. NOT ONLY WINE MA ANCHE START UP Lo stand di Matteo all’entrata di Only Wine è colorato e allegro con magliette, cappellini, e gadget a tema vinicolo, ma a ben vedere non sono i soliti accessori. Incuriosita mi faccio raccontare da Matteo che questa startup fiorentina – Wine Pills – è nata durante il covid circa tre anni fa unendo le passioni di due amici, quella per i libri e quella per il vino. Lui e il socio Edoardo si sono prefissati di rivoluzionare il mondo della comunicazione nel mondo enoico applicando con creatività l’arte e il disegno, nello specifico il fumetto, per raccontare la storia del vignaiolo. Così si vogliono avvicinare le nuove generazioni, senza perdere di vista la tradizione, ed è così che da una classica brochure di 20 pagine sono arrivati a 4 utilizzando il fumetto per Tenuta La Novella. Nello specifico, offrono molti servizi come lo storytelling, la creazione contenuti, l’ideazione di etichette, la brochure aziendale o il menu della carta dei vini. Un fermento di idee questo Only Wine, dove sicuramente giocano un ruolo importante i criteri di ammissione: il produttore deve avere meno di 40 anni, meno di 15 anni di storia oppure la cantina può avere fino a 10 ettari. Ci vediamo alla prossima edizione! Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads
Leggi
Arrow Right Top Bg

10 Aprile, 2024

Salviati, eccellenza italiana

Tra le belle esperienze vissute durante Wine in Venice, la visita esclusiva a Salviati è stata una tra le più interessanti. Mi vergogno a scriverlo, ma la prima e ultima volta che andai all’isola di Murano prima di questa credo risalga a una gita di scuola. Salviati, per il secondo anno, ha realizzato il premio che è stato consegnato alle 20 cantine vincitrici sulla base dei tre principi cardine della manifestazione, ovvero etica, sostenibilità ed innovazione. Il calice di una particolare sfumatura di rosso è un insieme di colore, potenza ed eleganza che mi ha lasciato senza fiato!  Il “viaggio” inizia con il trasferimento in barca dalla Scuola Grande della Misericordia, sede della manifestazione, all’Isola di Murano. E’ una fredda e soleggiata giornata di gennaio e veniamo accolti nella fornace. Questo è il cuore pulsante delle lavorazioni, dove tutto ci parla di una lunga storia iniziata più di 160 anni fa, precisamente nel 1859 sul Canal Grande, nel centro storico di Venezia. La storia della passione di un avvocato-chimico-archeologo vicentino di nome Antonio Salviati.  ORIGINI DEL VETRO  Probabilmente il vetro è noto all’uomo sin dalla preistoria. Nel 2000 a.C. il vetro era utilizzato in Egitto per produrre stoviglie e monili, come perle di vetro. Altri rinvenimenti archeologici di piccoli vasi ne dimostrano la diffusione anche in India e Cina, tra il 1000 e il 500 a.C.. E’ nell’area del Mediterraneo, però, che se ne sono maggiormente sviluppate diffusione e commercializzazione. L’ampia esportazione di questi oggetti favorì la nascita di fornaci in Campania, in Spagna e a Roma, tutte molto attive durante l’alto Medioevo. Generalizzando, mentre l’Occidente preferiva una produzione più ordinaria e utile, l’Oriente privilegiava la raffinatezza. Nel tempo, gli artigiani vetrai divennero sempre più abili fino a sviluppare, nel I secolo a.C., la tecnica del soffiaggio. Nel V-VII d.C., a Bisanzio, si iniziarono a produrre tessere di vetro per la creazione di mosaici a dire poco spettacolari come quelli presenti a Ravenna, i più belli del mondo (ma questa è un’altra storia). LA LAVORAZIONE DEL VETRO DI MURANO Semplifichiamo ancora parecchio… Il vetro è formato da silice, che ad elevate temperature diventa liquida (stiamo parlando di temperature che si aggirano tra gli 800 e i 1100 gradi). E’ nel momento del passaggio tra lo stato liquido e quello solido che il vetro diventa morbido e malleabile, permettendo così al vetraio di plasmarlo e creare opere uniche ed inimitabili.  L’esperienza acquisita nel tempo portò i mastri vetrai di Murano a fare un’importante scoperta. Essi realizzarono che l’uso di diversi materiali durante la lavorazione fa sì che il vetro modifichi il suo aspetto creando effetti visivi singolari e suggestivi. E’ il caso del sodio, ad esempio, che viene utilizzato dall’artigiano per rendere la superficie di vetro opaca, mentre i nitrati e l’arsenico vengono impiegati per eliminare le bolle. Colori, tecniche e materiali variano a seconda del risultato che il vetraio vuole creare e si declinano in un’infinita e affascinante varietà di forme e colori. NASCITA E CRISI DEL VETRO A MURANO L’avvincente storia del vetro di Murano nasce nel 1291, quando si decise che le vetrerie di Venezia fossero trasferite sull’omonima isola. Questa decisione, che si rivelò ben presto importante per i suoi abitanti, fu presa in quanto i forni dei laboratori a Venezia erano i principali responsabili di gravi incendi. Concentrare tutte le vetrerie a Murano fu inoltre utile a Venezia per controllare l’attività dei mastri vetrai e per custodire quell’arte che l’aveva resa famosa in tutto il mondo. Gelosa della fama acquisita, Venezia obbligò in seguito i mastri vetrai a vivere sull’isola, impedendo loro di lasciarla senza prima ottenere un permesso speciale. Nonostante queste restrizioni, tuttavia, molti riuscirono a fuggire. Con loro, portarono un bagaglio importante di esperienza e conoscenza artigianale ed esportarono, anche all’estero, le loro raffinate tecniche. SALVIATI: RISCOPERTA E RINASCITA  La crisi più significativa che il vetro di Murano dovette affrontare fu nel XV secolo, quando si cominciò la fabbricazione dei cristalli di Boemia. Murano perse sempre più posizioni rispetto alle nuove vetrerie in Europa. Si aprì così un periodo di decadenza dell’arte vetraria dalla quale Venezia, poco alla volta, riuscì ad uscire, grazie anche all’impiego del vetro di Murano per la realizzazione di lampadari. Questi sono, ancora oggi, le opere forse più note ed apprezzate tra quelle realizzate in questo materiale. In questa crisi si inserisce la figura di Antonio Salviati, amante dell’arte in generale ed in particolare di quella del vetro. Iniziando la produzione di mosaici e di oggetti in vetro di Murano, decise di risollevare le sorti di questa arte, avendo la lungimiranza di circondarsi di valenti collaboratori. Uno fu il sindaco dell’isola di Murano Antonio Colleoni, un altro l’Abate Vincenzo Zanetti, fondatore del Museo del Vetro e della prima scuola di disegno per vetrai. Insieme, attraverso un’instancabile ricerca e sperimentazione, riscoprirono l’arte delle antiche colorazioni, con quelle tecniche e quei saperi che con il tempo si erano quasi completamente perduti. Antonio Salviati si fece apprezzare in tutta Europa, dove la sua “consacrazione” avvenne in quel di Parigi nel 1867, quando partecipò all’Esposizione Universale. Qui propose i tipetti, calici da parata molto celebri nel ‘400, leggeri, coloratissimi e personalizzabili. Salviati operò infatti come un moderno agente, presentandosi presso le varie corti europee con una valigetta composta da 6 bevanti, 6 steli e 6 piedi separati. In questo modo, poteva consentire ai potenziali clienti di creare i propri tipetti su misura. Antesignano della personalizzazione, ebbe un enorme successo e la sua collezione si sviluppò sempre più negli anni, arricchendosi di oggetti decorativi, preziose coppette, calici e sistemi di illuminazione. SALVIATI OGGI Salviati oggi è un’azienda che rispetta e celebra ogni giorno la millenaria tradizione del vetro di Murano attraverso le proprie maestranze in fornace e con un management che si impegna quotidianamente a diffondere la cultura del vetro artistico soffiato a mano in tutto il mondo. L’azienda è oggi una moderna fornace, con una guida “giovane” (Stefano Schiavon, Presidente e Alberto Lago, Direttore Artistico) e quotati designers in grado di portare ottimizzazione e innovazione. Salviati affianca infatti alla produzione tradizionale un dipartimento di sperimentazione dove fare crescere idee e persone. Una curiosità tuta veneziana… sapevate che i primi occhiali con lenti di vetro nacquero proprio a Venezia intorno alla fine del XII secolo? Fonti https://www.mademuranoglass.com/it/lisola-di-murano-e-la-lavorazione-del-vetro/ La storia di Salviati è ricca e moderna e la potete trovare  qui https://www.salviati.com/storia/   Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads  
Leggi
Arrow Right Top Bg

5 Marzo, 2024

Villa Trasqua: eccellenza italiana e precisione svizzera

Un’esperienza che rimarrà nel cuore, questa Blind Blogger Tasting a Villa Trasqua che ha ospitato il format dei due geniali Fabio Gobbi e Francesco Bonomi giunto ormai con successo alla sua 16° edizione. Se vuoi sapere come si svolge leggi qui la mia esperienza precedente. Sotto la guida attenta di Andrea Contarino, Direttore Tecnico, abbiamo trascorso 24 ore immersi nella realtà di questa azienda.   VILLA TRASQUA – IL TERRITORIO  Villa Trasqua si trova a Castellina in Chianti su di un antico altopiano da cui prende il nome, che pare derivi dal latino “intra aquas”, data la particolare posizione tra le acque dei torrenti Gena e Staggia. Le prime tracce di questo territorio provengono dall’epoca longobarda, intorno all’anno 1000. Da quel momento in poi il toponimo Trasqua appare in tutti i lasciti e atti notarili come “terra vignata”. Siamo infatti nel cuore del Chianti Classico DOCG “Gallo Nero”, la più antica DOCG d’Italia, tra dolci colline, uliveti e vigneti dove le terre rosse di Siena cominciano a colorare il paesaggio. La vista a trecentosessanta gradi è spettacolare e si perde tra vigneti e colline, arrivando alle vicine Siena e Monteriggioni. La proprietà si estende per oltre 120 ettari tra vigne, uliveti e aree boschive. Questa ricchezza paesaggistica, che viene meticolosamente curata e preservata secondo la regola della sostenibilità, fa si che il territorio sia ideale per coltivazioni in linea con la sostenibilità ambientale. Abbiamo potuto apprezzare durante il nostro giro in vigna la costante ventilazione mentre ci veniva spiegato che sono presenti nel sottosuolo falde acquifere e sorgenti d’acqua che garantiscono che il terreno non vada mai in sofferenza a causa della siccità. Le vigne, per un totale di circa 55 ettari, sono situate lungo dolci declivi che favoriscono il naturale defluire dell’acqua piovana, evitando fenomeni erosivi. I terreni sono fertili, ricchi di humus e di sostanze minerali e conservano una buona permeabilità, creando il giusto ambiente per la crescita delle uve di Villa Trasqua. Il suolo è eterogeneo, essendo composto da argille rosse e gialle, sabbia, limo e pietre di alberese e galestro. IL SUOLO La peculiarità del suolo è che a volte è diverso anche all’interno dello stesso vigneto. E’ questa la bellezza della UGA Castellina che si divide in 13 suoli diversi. La scelta di avere la cantina vicino alle vigne fa ulteriormente capire quanta cura si impiega nell’evitare che la materia prima sia sottoposta a stress. La lavorazione parte direttamente in vigna, dove la raccolta è quasi tutta manuale e si svolge in più fasi, raccogliendo a mano solo le uve già mature per una vinificazione dedicata per ciascun vigneto; per gli ‘entry level’ è stata invece introdotta la raccolta meccanizzata. La vinificazione avviene secondo i metodi tradizionali. Tuttavia, ci si avvale delle più moderne attrezzature, nel pieno rispetto delle uve ed esaltandone le caratteristiche proprie.  Disposta su più livelli, per sfruttare la gravità e stressare il meno possibile le uve, la cantina ha iniziato la conversione nel 2012 e dal 2016 è a conduzione biologica in seguito a una precisa scelta di sostenibilità integrale. Durante la visita in vigna con Andrea ci siamo soffermati sul Vigneto Fonterosi, dove è stata fatta la selezione clonale del Sangiovese aziendale. Da questo vigneto, nel 2021 è nato un nuovo progetto che per ora è top secret…Speriamo di saperne presto di più! Il simbolo dell’azienda è un antichissimo leccio, pare il più vecchio di Castellina, sotto il quale si trova una panchina da dove si può godere un panorama bellissimo. PROPRIETA’ SVIZZERA, ECCELLENZA ITALIANA Quando ho saputo che Villa Trasqua è di proprietà di imprenditori svizzeri, da Italiana mi sono dispiaciuta. Tuttavia, nel corso della giornata ho avuto modo di cambiare idea, avendo visto come la famosa precisione svizzera viene applicata in ogni azione finalizzata al rispetto della terra, del suo prodotto e della tradizione, con l’intento di tutelare e valorizzare l’eccellenza italiana. Gli investimenti importanti si toccano con mano, a cominciare dalla scelta di farsi seguire da uno dei più importanti enologi italiani, Franco Bernabei. Fondatore di Enoproject, il suo mantra è “prima il vitigno, poi il vino”. Insieme al suo team, Bernabei studia con precisione capillare i vigneti e gli impianti, per poi passare a monitorare le uve e i mostri, analizzando l’andamento di crescita dell’uva per determinare il miglior momento per la raccolta. Niente viene lasciato al caso! Anche la cantina e le case coloniche sono state ristrutturate e dotate di ogni comfort con estrema attenzione al dettaglio, completando il processo di valorizzazione nel suo insieme. Durante la nostra visita abbiamo avuto modo di conoscere Sven, il figlio di Hans Hulsbergen, che trovò qui il modo di realizzare il suo sogno nel cassetto, ovvero di produrre vino. Da sempre innamorato della Toscana, acquistò Villa Trasqua nel 2001. Da allora, insieme ai figli, non ha mai smesso di puntare all’eccellenza. Innamorato della storia e della tecnologia e grande appassionato di auto d’epoca, Hans ha gareggiato in diverse edizioni della Mille Miglia. Oltre a partecipare alla kermesse con una scuderia di oltre 40 auto, dal 2017 Villa Trasqua è l’Official Wine Sponsor della manifestazione, stabilendo anche il record storico della vittoria delle ultime 4 edizioni. BLIND BLOGGER TASTING: UN PICCOLO SPACCATO Divisi in due squadre, abbiamo quattro batterie da analizzare. Non si deve perdere troppo tempo…Che la “competizione” abbia inizio! Avviciniamo impazienti i nasi ai calici, iniziando così una degustazione in questo caso ancora più attenta del solito, dovendo individuare la tipologia del vino. Inspiriamo per qualche secondo e restiamo in attesa che la nostra mente unisca alla memoria le molecole rilevate dal nostro olfatto. È lì, in quel territorio indeterminato, che la percezione si espande come una nuvola, invisibile e calda, sempre sospesa tra lo studio e il piacere. Cerchiamo similitudini con esperienze pregresse, prima di passare all’assaggio. Come si può riconoscere quel determinato vino? La discussione anima il gruppo, mentre dobbiamo passare alla batteria successiva. Confrontiamo impressioni, esperienze e ricordi per tornare a ciò che non è espresso da un punto di vista soggettivo, ma emerge dalla sua genesi organolettica. Ipotizziamo il vitigno, il territorio, il clima e la coltivazione, e avanti con la prossima batteria. I PROTAGONISTI Per dovere di cronaca riporto i vini protagonisti della Blind Blogger Tasting con accanto il nome del blogger che lo ha presentato: Vini Vannelli, Brugnoli bio, Lazio igt Trebbiano giallo 2019, 100% Trebbiano giallo, alc 13% –  @sommelierzeta Tasca d’Almerita, Sicilia doc “Nozze d’Oro” 2016, 73% Inzolia 27% Sauvignon Tasca, alc 13% –  @federica_foodandwinelover Bossanova, Cerasuolo d’Abruzzo 2022, 100% Montepulciano, alc 13,5% –  @ciarita_ Antonella Pacchiarotti, Lazio igt rosato “Ramatico” 2016, 100% Aleatico, alc 13% – @winestreamer Azienda Agricola La Torre, Valtenesi doc “Huna” 2022, 100% Groppello di Mocasina, alc 13,5% –  @merati_wine Le piane, Boca doc 2017, 85% Nebbiolo 15% Vespolina, alc 14% –  @_theartofwine_ Convento S. Lorenzo, Valtellina sup. Sassella riserva “Clos Convento S. Lorenzo” 2018, 100% Chiavennasca, alc 15% –  @alby91mame Fattoria Zerbina, Romagna Sangiovese doc riserva “Monografia” 2017,100% Sangiovese, alc 14,5% –  @chiaracoma Sesta di sopra, Brunello di Montalcino “Magistra” 2018, 100% Sangiovese (clone bbs11), alc 14,5% –  @pilloledivino Villa Trasqua, Chianti classico 2016, Sangiovese 80%, Merlot 10%, Cabernet Sauvignon 10%, alc 14% –  @villatrasqua Alvaro Palacios, Priorat doq “Les Terrases” 2018, 55%, Garnacha 45%, Carinyena, alc 14,5% –  @mi.esquina.gastro Marco Antonelli, Olevano romano doc Cesanese riserva “Kosmos” 2016, 100% Cesanese di Affile, alc 14% – @robdelvino Cantine Paolo Leo, Primitivo di Manduria doc riserva “Giunonico” 2017, 100% Primitivo di Manduria, alc 15% –  @corcy4wine Frecciarossa, Pinot Nero Oltrepò pavese doc “Giorgio Odero” 2012, 100% Pinot Nero, alc 14% –  @notjustasommelier Casetta dei Frati, Romagna, Sangiovese Modigliana doc “Framonte” 2008, 100% Sangiovese, alc 13% –  @crivads Pagnoncelli Folcieri, Moscato di Scanzo docg Pagnoncelli 2018, 100% Moscato di Scanzo, alc 15,5% –  @tannina.it Fongaro, Lessini Durello vsq “Nera riserva” brut 2014, deg. 06/22, 100% Durella, alc 12,5% – @marcoandwine TUTTI UN PO’ VINCITORI Abbiamo quindi tutti avuto modo di assaggiare delle “chicche” enoiche in cui non è facile imbattersi. Ognuno di noi ha colto il guanto di sfida cercando di raccontare, attraverso il vino, il suo territorio. Un gruppo disomogeneo e vario in provenienza, età e formazione, che si è compattato per magia. Perchè come giustamente ha scritto Fabrizio, alias @winestreamer, “Il vino unisce oltre la terra e al di là del tempo”. Anche se alla fine degli assaggi si decreta un vino vincitore (e credo di parlare a nome di tutti), nessuno si sente perdente. Questo proprio perché ognuno di noi ha vinto una possibilità di creare nuove amicizie, rinforzare le vecchie e scoprire territori attraverso gli assaggi. SATURDAY NIGHT FEVER Per questa Blind Blogger Tasting a Villa Trasqua è stato richiesto espressamente un dress code elegante. Scendendo in cantina, siamo stati accolti e intrattenuti dai bravissimi ballerini di Tuttifrutti di Siena che hanno danzato per noi, emozionandoci con sensuali passi di musica latinoamericana. Ed è stato così che, circondati da musica, energia e dall’arte di Sara Cafarelli, e travolti dall’entusiasmo collettivo, è iniziata una serata che difficilmente dimenticheremo. La cena è stata servita in una diversa parte della cantina dove, in mezzo alle botti, troneggiava una meravigliosa tavola elegantemente preparata. Altra sorpresa è stata la presenza di Luca Grippo, che durante la cena ci ha allietato con alcuni racconti relativi alle referenze della cantina assaggiate in abbinamento.  BLIND BLOGGER TASTING – LA VERTICALE DI NERENTO La ciliegina sulla torta del 16° Blind Blogger Tasting a Villa Trasqua è stata la Verticale di Nerento guidata da Luca Grippo. Con una lunga esperienza in fatto di vini, giornalista esperto di vino e olio evo, dopo un passato nella redazione di Bibenda Editore è ora tra i giudici del Concorso Mondiale di Bruxelles. Un grande conoscitore del patrimonio enologico nazionale e non solo. Accanto a lui, Franco Bernabei, enologo dal 2014 della Cantina senza bisogno di tante presentazioni. E’ da oltre trent’anni uno dei professionisti più esperti del settore vitivinicolo ed è noto con il nickname di “Mister Sangiovese” per la sua familiarità e grande passione per questo vitigno.  UN PO’ DI STORYTELLING Luca Grippo ci ha fatto immergere nella bellezza del Chianti, un’area del nostro paese che può vantare grande ricchezza di paesaggi, complessità di territorio, cultura e storia. Partendo proprio dalla storia, ripercorriamo le guerre tra i Guelfi fiorentini, alleati del Papa, e i Ghibellini senesi, alleatisi con l’imperatore. Tante sono le leggende che si raccontano a proposito del simbolo del Gallo Nero. Quella che mi piace di più risale all’epoca medioevale quando Firenze e Siena, ormai stremate dalle continue e sanguinose lotte per il controllo del territorio chiantigiano, decisero di risolvere la questione con una sfida. Le due città avrebbero scelto come rappresentanti due cavalieri. Non appena questi avessero udito il canto del gallo, si sarebbero lanciati al galoppo l’uno verso l’altro e il nuovo confine tra i comuni sarebbe stato fissato nel punto del loro incontro. L’idea era quella di dividersi il territorio più o meno al 50%. Teoricamente, partendo circa alla stessa ora, i due fantini si sarebbero incontrati a metà strada. I senesi scelsero un gallo bianco, che nella giornata precedente fu ben nutrito al fine di farlo svegliare allegro, in forze e di buon mattino. I fiorentini invece scelsero un gallo nero che tennero a digiuno e che, a causa dei morsi della fame, cominciò a cantare molto prima dell’alba. Partendo molto prima, il cavaliere fiorentino arrivò quasi sotto le mura della città di Siena, motivo per il quale (secondo la leggenda) il confine è così “spostato” da quella parte. IL GALLO NERO E IL CONSORZIO DEL CHIANTI Nel 1384 Il gallo nero venne scelto come simbolo della Lega del Chianti, importante istituzione politico-militare della Repubblica Fiorentina. Inizialmente, esso simboleggiava soltanto la specifica zona del Chianti, ma ben presto divenne rappresentativo del territorio di produzione del vino omonimo. Nel 2005, il simbolo fu adottato anche dal Consorzio Chianti Classico, nato nel 1924 a Radda in Chianti in seguito a un decreto che voleva ‘punire’ il territorio negando il nesso tra denominazione e origine geografica. Il Consorzio si riunì con lo scopo di tutelare il prodotto e promuovere lo sviluppo del Chianti secondo i confini definiti già dal 1716, anno del cosiddetto “Bando Mediceo” di Cosimo III de’ Medici. Tale bando stabiliva infatti una severa normativa per la produzione ed il commercio dei vini realizzati nei suoi possedimenti e  i fissava confini delle quattro aree geografiche di appartenenza: il Chianti, il Pomino, il Carmignano e il Valdarno superiore. Queste quattro aree ricevettero così per la prima volta al mondo una sorta di denominazione di origine controllata. Da quel momento in poi questo territorio sarà il pioniere della storia del vino italiano. Nel 1932, un decreto ministeriale riconosce al vino prodotto nella zona originaria del Chianti, quella stabilita dal decreto dei Medici, la possibilità di utilizzare l’attributo “Classico”, differenziandosi così dal Chianti delle zone limitrofe. Nel 1967 nasce la DOC (Sangiovese tra il 50% e l’80%), mentre il 1984 vede apparire la DOCG (Sangiovese tra il 75% e il 90%). Da 1996 è stata autorizzato l’uso della sola uva Sangiovese al 100%, fino ad arrivare alla creazione delle UGA nel 2023. VILLA TRASQUA – LA VIGNA  La vigna da cui nasce il Nerento Villa Trasqua è un fazzoletto di terra situato tra un bosco e un oliveto ed è sempre stato considerato fin dall’antichità un territorio di produzione eccellente. Pare che il nome venga dalla tipologia del terreno a “sassi neri”. Il suolo è infatti composto da alberese e galestro, con la presenza di ciottoli e sabbia. Dal 1854, questo territorio acquisisce ancora più prestigio, in seguito al suo inserimento nelle mappe catastali con l’indicazione di una delle zone più produttive e vocate di quest’area. Questo avviene anche in virtù di importanti fattori come l’esposizione, che garantisce costante ventilazione, la luminosità, la già citata composizione dei terreni e la presenza di sorgenti acquifere, che mantengono i terreni ben idratati. La produzione di questa vigna è dedicata al Chianti Classico DOCG Gran Selezione Nerento, 100% Sangiovese, affinamento di 30 mesi in tonneaux di rovere francese da 500 litri e almeno 12 mesi in bottiglia. LE ANNATE E GLI APPUNTI 2013 – raccolta tardiva, tannini eleganti, sorso composto, intenso. 2014 – quest’annata, che è stata molto difficile, non è stata prodotta per la volontà di mantenere alta la qualità. 2015 – sorprendente ritrovare ancora una grande freschezza. 2016 – la mia preferita, di equilibrio ed eleganza assoluta.  2017 – produzione ridotta a causa di un’estate torrida e siccitosa. 2018 – in anteprima, promette benissimo! 2019 – in anteprima, scalpitante e giovane. Il fil rouge è rappresentato da una sapidità e un’eleganza che accompagnano ogni sorso. Felici e arricchiti di nuovi assaggi e scoperte ci confrontiamo tra di noi mentre l’orario di partenza si avvicina. Franco Bernabei, nel salutarci,ci dice: “Voi che comunicate il vino, fate capire che il vino italiano è buono!”.  Una frase che condivido. Facciamo conoscere e apprezzare la bellezza e la bontà che ci circonda, perchè evidentemente all’estero tutto questo è già chiaro! RINGRAZIAMENTI Un ringraziamento speciale ad Andrea, che con passione e pazienza ci ha preso per mano e ci ha mostrato il territorio e la cantina, assecondando anche le strane richieste mie e di Anna (i risultati qui e qui). Andrea, siciliano d’origine, conquista con un calore che ha nel DNA e trasmette in modo inequivocabile l’amore per questa terra che lo ha accolto e saputo valorizzare. Tanto da portarlo a tatuarsi il simbolo del Chianti Classico sul braccio. Di questa blind tasting e della mia esperienza a Villa Trasqua ho molto apprezzato lo studio del dettaglio, la delicatezza del ghiaccio “fiorito” che abbelliva le glacettes, le camere curate dotate di tutto il necessario, i fiori di campo presenti ovunque e che hanno colorato le nostre ore. Un plauso doveroso ai ragazzi che per due giorni hanno lavorato duramente, sempre con il sorriso sulle labbra, affinché tutte le nostre attività si svolgessero al meglio: Francesco Salvestrini, Tommaso Mariotti, Niccolò Cinatti, Giulio Rabagli e Gabriele Agnelli (entrambi tirocinanti dell’Istituto Tecnico Agrario di Siena) e Adina Calin. Ancora una volta ho avuto prova che il luogo comune per cui i giovani non hanno voglia di fare è in bocca a chi non ha la curiosità e l’attenzione necessarie per vedere cosa fanno! Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads  
Leggi
Arrow Right Top Bg

7 Febbraio, 2024

Venissa, la Venezia che sorprende

Tutti noi siamo stati almeno una volta a Venezia ma Venissa è una realtà a parte tutta da scoprire. Si trova a Mazzorbo, isola che assieme a Torcello e Burano rappresentano la Venezia Nativa. Siamo in un arcipelago di natura, colori, sapori, storia ed arte. In poche parole, siamo a Venezia senza esserlo! Qui le folle di turisti, il rumore delle ruote delle pesanti valigie sui gradini dei ponti e il chiasso delle scolaresche nei piccoli e angusti vicoli del centro saranno solo un ricordo. A pochi minuti a piedi dalla fermata del vaporetto di Burano, appena al di là del ponte che connette le isole di Burano e Mazzorbo, si trova la Tenuta Venissa. Non resisto a tornarci, cogliendo al balzo l’occasione di un private tasting organizzato nell’ambito di Wine in Venice 2024. Vigne in città Scoprì poi, grazie ad un team di agronomi ed esperti conoscitori della laguna, la grande tradizione vitivinicola delle isole di Venezia. Queste isole hanno ospitato moltissimi vigneti fino al 1966, anno in cui l’acqua alta distrusse le vigne e sommergendo tutto fece perdere le tracce di questa tradizione millenaria. Le ricerche hanno portato alla scoperta di 88 piante sopravvissute. Il vitigno autoctono scoperto da Bisol corrispondeva al DNA della Dorona di Venezia, dichiarata estinta da tempo. La Dorona, Garganega lagunare La Dorona appartiene alla famiglia della Garganega e per secoli ha sfidato il sale e l’acqua alta, adattandosi alle condizioni tipiche della laguna. Si è partiti con la reintroduzione nel novero delle specie autoctone di questo vitigno e dopo un iter burocratico lungo e complicato la Dorona ha riconquistato la sua posizione a tutti gli  effetti. Insieme al vitigno gli studi hanno portato alla luce gli antichi metodi di produzione vinicola tipici della tradizione, che prevedevano lunghe macerazioni sulle bucce donando alla Dorona grande longevità oltre che il corpo di un vino rosso. Il sogno diventa realtà Gianluca Bisol è riuscito a concretizzare il suo sogno ovvero quello di far rinascere la tradizione vinicola veneziana. Ha individuato una Tenuta nell’isola Mazzorbo il suo “clos” per dirlo alla francese, circondato da mura medievali e con un campanile trecentesco all’interno della vigna. La proprietà, circondata dall’acqua su tre dei quattro lati, è attraversata da un canale e ospita una peschiera. Nonostante il rischio di possibili acque alte che potrebbero distruggere la vigna, Gianluca Bisol decise di ripiantare l’antico vitigno Dorona. Nel 2011 nasce anche il Rosso Venissa, prodotto da una vigna di Merlot e Cabernet Sauvignon nella vicina isola di Santa Cristina, dallo stesso vigneto con l’annata 2013 nasce anche il Rosso Venusa. Santa Cristina L’isola di Santa Cristina è attualmente di proprietà della famiglia Swarovski, quasi irraggiungibile se non dalle persone locali, esperte conoscitrici dei canali lagunari. Accessibile solamente in alcuni orari del giorno e in accordo con il ritmo delle maree per non rimanere incagliati, l’isola di Santa Cristina è selvaggia e immersa nella laguna nord. Ospita orti, frutteti e i vigneti di Merlot e Cabernet Sauvignon. Le piante hanno tra i quaranta e sessant’anni e vivono in un equilibrio e simbiosi unici in un posto incontaminato. Si tratta di poco meno di tre ettari con certi biotipi di queste uve rosse che negli anni si sono adattati alla vita in laguna e la produzione è sempre molto limitata, ridotta e orientata all’alta qualità anche in questo caso grazie al terroir lagunare estremo.
Una vera e propria viticoltura eroica, dove le uve vengono trasportate in barca in terraferma per raggiungere poi una cantina della famiglia Bisol nei Colli Euganei per essere vinificate. La produzione è limitatissima: poco più di tremila le bottiglie da mezzo litro per la linea Venissa e poche di più per la linea Venusa. Venissa, l’esperienza Sospesi nel tempo e nello spazio, avvolti da una leggera foschia e dal freddo pungente, circondati dall’acqua che attutisce i rumori, dopo aver doverosamente fatto un giro nella vigna per ascoltare le spiegazioni di questo ambizioso progetto, entriamo in un’accogliente e rustica sala con le vetrate di fronte alla vigna e al campanile trecentesco in restauro, dove ci immergiamo nei colori e nei sapori di questi vini particolari. Gli Assaggi Venusa 2020 Veneto IGT Venissa 2018 Veneto IGT Venissa 2015 Veneto IGT tutte da uva Dorona Generalizzando nei tre calici ho trovato caratteristiche comuni come sentori di frutta disidratata, erbe officinali, frutta secca, scorza d’agrume, miele, con una leggera spezia dolce. In bocca la mineralità e sapidità fanno da padrone con una buona freschezza ed una discreta acidità accompagnate da una delicata trama tannica e da una lunga persistenza. Venusa Rosso 2018 Rosso IGT (Merlot 80% + Cabernet Sauvignon) Venissa Rosso 2016 Rosso IGT (Merlot 80% + Cabernet Sauvignon) La Venissa e gli antichi mestieri Non sfugge allo sguardo la bellezza delle etichette studiate da Carlo Moretti (maestro vetraio di Murano) per non disperdere il patrimonio artigianale veneziano. Una foglia d’oro per Venusa Bianco e di rame per Venusa Rosso che sono prodotte e battute a mano una ad una dall’incredibile lavoro artigiano della famiglia Berta Battiloro, che batte ancora a mano le lamine rendendole appunto foglie impalpabili come secoli fa. La  famiglia di decoratori Albertini e Spizzamonte creano una diversa decorazione di anno in anno, che viene letteralmente inglobata nella bottiglia grazia alla ricottura nei forni di Murano. Ogni bottiglia è poi incisa con un numero consecutivo oltre a quello delle bottiglie prodotte nell’annata proprio come succede per le litografie rare. Se vi ho incuriosito e decidete di scappare dalla pazza folla fermatevi nel resort e prenotate il celebre ristorante Venissa. Una stella Michelin dal 2012 e una stella Verde, ora regno indiscusso di Francesco Brutto e Chiara Pavan, compagni di mestiere oltre che di vita e creatori amorevoli di una cucina dove mare e terra sono espresse al massimo. Esperienza indimenticabile. Ma questa è un’altra storia… Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads claudia.rivadisanseverino@winetalesmagazine.com The voice of blogger
Leggi
Arrow Right Top Bg

28 Settembre, 2023

Gianni Brunelli e Siro Pacenti, alla scoperta di realtà storiche

Era da un po’ che volevo dedicarmi alla zona di Montalcino ed a gennaio ho deciso di organizzare un giro di cantine che mi hanno incuriosito negli ultimi tempi. Quindi al mattino presto mi trovo già davanti alla cantina Gianni Brunelli, dove mi accoglie Alessio, giovane molto preparato che mi mostra l’azienda mentre racconta la storia di Gianni e Laura, del grande contributo che Gianni ha dato a Montalcino e del duro lavoro che Laura ha dovuto portare avanti dopo la scomparsa di Gianni, ma che ha saputo fare brillantemente. Nel 1989 acquistano la tenuta di 2 ettari a Le Chiuse di sotto e nel 97 quella di Pordenovone di altri 4,5 che verrà poi ristrutturata nel 2015. 6,5 ettari vitati divisi in 2 zone allevati a guyot e cordone su suoli ricchi di alberese, calcare e galestro per una produzione di circa 30.000 bottiglie l’anno tra tutte le loro etichette. I vigneti variano dai 250 ai 500 mt di altezza piantati a Sangiovese grosso oltre ad una piccola vigna di Merlot. Rese molto basse e potature verdi importanti per esprimere la migliore qualità possibile delle uve, che vengono vinificate separatamente in base alla parcella. In cantina vengono utilizzati lieviti selezionati e botti di rovere di Slavonia con diverse tostature e curvature di dimensioni che variano dai 10 ai 30 hl. Per concludere abbiamo assaggiato in anteprima il Brunello docg 2019(anche se l’etichetta è della 2018..l’abbiamo usate per prendere una campione dalla botte). Rosso rubino vivo, limpido e trasparente. Al naso la frutta rossa croccante arriva per prima per poi lasciare spazio a violette, note speziate, un leggero sottobosco e terziari appena percettibili come tabacco. Sorso fresco, verticale, tannino nervoso ma piacevole, di corpo, con una soffusa mineralità che rimane, insieme alla nota fruttata, nella retrolfattiva. Ancora giovane ma già con grande equilibrio e carattere. Un vero gioiello!!🍷 SIRO PACENTI Prossima tappa l’ azienda Siro Pacenti. Non basterebbe un libro per esporre tutto quello che Giancarlo mi ha sapientemente spiegato (e per questo gli sono veramente grato), sia del lavoro in vigna sia di quello che avviene in cantina per creare i suoi iconici vini, ma cercherò di sintetizzare il più possibile. La cantina Siro Pacenti nasce nel 1970 ma nel 1988 (data della prima uscita del rosso e del Brunello) la gestione passa a Giancarlo(figlio di Siro). Ad oggi la cantina conta 25 ettari vitati, suddivisi tra Pelagrilli (a nord di Montalcino con suoli argillo-sabbiosi) e Piancornello (a sud, su suoli ricchi di minerali). La continua ricerca di migliorie porta negli anni 90 ad una collaborazione con l’università di Bordeaux sulla maturazione fenolica e la selezione di cloni autoctoni, che darà vita dopo anni di ricerche a 6 cloni ufficiali registrati, di cui Giancarlo va molto fiero! Mi spiega che una parte delle vigne è stata riconvertita ad alberello(di cui una porzione innestata su piede selvatico!) per fare fronte al cambiamento climatico, poiché fornisce alle piante maggior protezione dai raggi solari e una miglior maturazione. Anche in cantina(ristrutturata dopo il 2006) l’attenzione al dettaglio è pazzesca, selezione chicco per chicco delle uve, dei legni per le barrique e dei sugheri…niente è lasciato al caso. Ogni parcella viene vinificata separatamente e solo dopo un’attenta selezione vengono decise le percentuali per i blend. Parlando con Giancarlo si capisce la sua convinzione del connubio tra tradizione e tecnologia, e la sua azienda ne è la prova tangibile. Dopo la spiegazione arriviamo agli assaggi, e il 2012 mi ha semplicemente stregato. – Brunello di Montalcino docg V.V. 2012 – Rubino tendente al granato. Al naso frutta rossa in confettura e potpourri di fiori secchi arrivano per primi, poi sottobosco, spezie dolci come cannella, note di smalto e infine tabacco scuro. Vino deciso, pulito, aristocratico, diretto, di grande struttura ed equilibrio. Il tannino è levigato ma ancora ruspante, anche l’acidità è ben sostenuta. Lunga persistenza che torna sul frutto e invita nuovamente all’assaggio Da urlo! Un grazie alla gentilissima Barbara per avermi accompagnato nel tuor! Acini Rari vi da appuntamento al prossimo tour. Non perdetene nessuno e ripartite dall’inizio.
Leggi
Arrow Right Top Bg

24 Settembre, 2023

UN FIUME DI VINO

La favola inizia a Dolo, salendo sul battello di Deltatour navigazione, e durante una lenta navigazione  nelle acque del fiume Brenta ci ritroviamo in una dimensione parallela datata fra il “400 ed il”900  Veneziano. Lungo le rive, signorili vicissitudini si sono svolte nelle meravigliose ville costruite e decorate dai più grandi artisti dell’ epoca, come Palladio e Tiepolo e navigando in direzione “Wine in  Venice”, ci siamo immersi nell’ atmosfera di quel periodo ed abbiamo visitato alcune fra le dimore che hanno fatto da scenario alla vita sociale e politica di quel periodo  . Con partenza a Dolo @deltatournavigazione fra ponti e chiuse ,ci ha accompagnati alla scoperta delle più belle ville della riviera del Brenta: Villa Valier e la Barchessa Villa Valmarana bellissime e perfette location per degustare i vini dell’ azienda veneta Fiorotto 1934, di Nervesa della Battaglia. “UN FIUMEDI VINO” è la nuova idea dell’ event Planner Mauro Genovese, direttore artistico di “Wine in Venice”,  e responsabile eventi dell’azienda vitivinicola Fiorotto. Un evento esperienziale unico realizzato con la collaborazione dell’ agenzia “2 Sports &Events”. Il 6 Luglio si è svolta la prima crociera inaugurale, di presentazione di una lunga serie di altri eventi tutti creati su misura, alla riscoperta del territorio e delle ecellenze enogastronomiche venete, con la collaborazione di Do-Eat Ricevimenti, che con le sue pietanze e gli  stuzzichini invitanti, ci ha deliziati , nelle varie tappe del tour. Molti gli invitati presenti, giornalisti, guide turistiche, artisti e fotografi, Roberta Vianello consigliere della Regione Veneto, l’Assessore al traffico e Vice-Sindaco di Stra Mario Ferraresso, Assonautica , l’Associazione dei Cavalieri dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana APS – Riviera del Brenta che ha pubblicato 12 volumi su Luoghi e itinerari della Riviera del Brenta e del Miranese grazie all’instancabile opera dell’architetto Antonio Draghi, proseguita dall’architetto Mauro Manfrin, i Sommelier rappresentanti delle associazioni Fisar e A.I.S, il Movimento Turismo del vino, Coldiretti, la rete dei Circoli Wigwam di Efrem Tassinato, presidente e giornalista agronomo, che promuove le produzioni del nostro territorio o italiane attraverso Club di Progetto, VDV (Venezia da Vivere) network di web magazine, il canale televisivo Televenezia, social media ed eventi, Editori e Influencer del mondo enologico. Fra una discesa ardita e una risalita di una chiusa in un cielo terso e aperto, abbiamo fatto un grande salto al di là di ponti e dislivelli, dove il paesaggio resta sospeso fra l’ eterno e l’istante, in quel sistema di vasi comunicanti che viene considerato come la prosecuzione del Canal Grande. Protagonisti i Vini dell’ azienda Fiorotto di Nervesa della Battaglia, hanno accompagnano in tutto il nostro viaggio, nelle varie tappe e durante la navigazione, abbinandosi perfettamente  ,  condotte dalla  attrice Marzia Bonaldo. Prima tappa Villa Valier, splendido edificio  del 1500, ora di proprietà privata, con le sue sale accoglie gli invitati di eventi e matrimoni e nel suo giardino si sono aperte le danze con la degustazione di “Florimonte ”Prosecco Doc  Brut, da uve Glera, dal perlage fine e persistente, rappresenta perfettamente il “Galateo”, scritto qui a Nervesa, da Giovanni della Casa, in onore del monsignor Galeazzo Florimonte, dal latino Galatheus. Il calice è stato accompagnato dagli amuse bouche di Do-Eat Ricevimenti e dalle parole di Marzia Bonaldo, coinvolgente attrice che con la sua magistrale messa in scena delle situazioni dell’ epoca, dedicate al vino “nostrano”, ci ha fatto rivivere in un tempo passato. Seconda tappa la  Barchessa di Villa Valmarana, del 1600, nome derivante dal fatto che le barche venivano messe a dimora sotto ai suoi archi. Imponente e maestosa con i suoi marmi ed affreschi ci ha accolti per la degustazione di “Florimonte”  Millesimato, cuvée  brut, da uve Glera, Pinot Bianco e Chardonnay, metodo charmat lungo, 7 mesi. Per scelta aziendale si discosta dal disciplinare di produzione del Prosecco ed il risultato è uno spumante elegante, complesso e dal bouquet floreale e fruttato di agrume e mela, suadente al naso di camomilla e margherita, morbido al palato, che  chiude con grande sapidità proprio come in un bacio. E con questo spumante abbiamo onorato  la giornata del bacio, sulle scene di Marzia dedicate alle movenze che si usavano a quel tempo per il corteggiamento. Immersi nella calma e sensuale atmosfera del paesaggio della laguna, abbiamo degustato “Fiorosa”  spumante da uve  Pinot Nero Brut rosato,  con il suo colore rosa tenue dai riflessi rosso tramonto, le caratteristiche note di fragolina di bosco e lampone, e dalla piacevole freschezza finale. L’affinamento di 100 giorni in bottiglia, gli dona leggeri note di lievito, corpo e armonia, in un sorso adatto all’aperitivo o a tutto pasto. In questo viaggio in attesa di rivederci a “Wine in Venice, preparandoci con il pensiero a quella che sarà la seconda edizione dell’ evento…in abbinamento alla cena preparata da Do-Eat Ricevimenti…un brindisi con un calice di “Fervere”,  Merlot in purezza. Rosso rubino intenso con caratteristiche note di composta di frutta e prugna, dal tannino leggero e dal finale fresco e asciutto. “Ribollire” è il significato di Fervere. Fare bolle quello dell’ azienda Fiorotto 1934! Unire l’acqua del fiume al vino, quello di “Un Fiume di Vino”! Atmosfera indimenticabile per questa giornata di navigazione e degustazione. Un tour che consiglio vivamente se volete immergervi nella vera essenza di quei luoghi con tanta storia e per assaporare il territorio fra vini e paesaggi unici! Di seguito il link alle nuove date! www.deltatour.it Di Valeria Valdata @valery_and_the_wine Valeria Valdata
Leggi
Arrow Right Top Bg

6 Giugno, 2023

Inviata speciale al blind blogger tasting

Cos’è il Blind Blogger Tasting?  È un format di successo inventato da quei geni di Francesco Bonomi e Fabio Gobbi che è ormai giunto alla 14esima edizione.  Partiamo dall’inizio. Innanzitutto, chiunque si può candidare creando una storia che deve essere votata dal maggior numero possibile di persone. Partito lo stalkeraggio ad amici, parenti e vicini di casa, 15 persone, in base al punteggio ottenuto, formano il gruppo fortunato, più uno estratto a sorte. A questo punto, ognuno dei partecipanti deve scegliere un vino autoctono della sua regione e, in gran segreto, comunicarlo agli organizzatori. Ogni vino verrà assaggiato alla cieca da ogni partecipante che voterà il suo preferito. Il vino vincitore farà entrare direttamente chi l’ha portato al blind tasting successivo. Blind tasting alla scoperta del territorio Chi organizza come me sa che dietro all’aspetto ludico e piacevole del blind tasting c’è un gran lavoro per prenotare alberghi, gestire intolleranze (alimentari e non) e per scegliere gli abbinamenti cibo-vino durante la cena, ma a parte questo, il blind blogger tasting è anche occasione per conoscere un territorio. L’ultima edizione si è infatti svolta alla scoperta dell’Alto Monferrato Acquese, una zona meno “battuta” rispetto alle più conosciute Langhe Roero e Monferrato, ma non per questo meno meritevole di essere esplorata. Il programma ad ogni edizione prevede il ritrovo nel primo pomeriggio presso la cantina ospitante. Questa volta siamo stati alla cantina di Alice Bel Colle dove siamo stati accolti in maniera calorosa da Claudio Negrino (Presidente), Bruno Roffredo (Vicepresidente) e dagli enologi e collaboratori che, tutti, mi hanno fatto sentire a casa. E’ una cantina sociale fondata nel 1995 che conta ad oggi un centinaio di soci.  Siamo partiti alla volta della vigna di Brachetto dove, dopo aver ascoltato i racconti su terreno e vitigno, storie e tradizioni, siamo saliti sulla “Big Bench” rosa da dove si ha una vista mozzafiato sulla vallata. A seguire abbiamo incontrato Maria, una super donna che nella sua vigna-museo ci ha mostrato come si legano le viti, come si riconoscono i germogli degli autoctoni, e raccontato altri aneddoti molto interessanti. Ritornati verso il piccolo borgo di Alice Bel Colle ci aspettava una degustazione di tre annate di un vino prodotto dall’omonima cantina, un Acqui DOCG Brachetto Secco Monte Ridolfo. E io che ho ricordi totalmente sbagliati di questa tipologia di vino mi sono fatta sorprendere dall’annata più vecchia! Breve passaggio per una rinfrescata e un cambio d’abito per ritrovarci sulla terrazza più alta del borgo di Alice Bel Colle per un brindisi al tramonto con vista mozzafiato a 360° sul territorio circostante. Pronti per il blind tasting Scaldiamo i motori per entrare nel vivo del blind blogger tasting e ci trasferiamo al ristorante dove, seduti a ferro di cavallo,iniziamo ad assaggiare e a confrontarci su profumi, colori e sapori che troviamo nei calici e a fare congetture su cosa abbiano nel bicchiere. A parte un vino che una volta assaggiato non te lo scordi più tanto è particolare (Integer di Marco De Bartoli) gli altri – mio escluso – è stato quasi impossibile identificare cosa fossero. Molto stimolante, sempre, “la cieca” e occasione di confronto e studio. L’atmosfera era rilassata, non essendo una gara a chi indovina cosa dato che il protagonista è il vino, con la tecnica, l’assaggio e l’emozione che in quel momento trasmette e su cui si basa il punteggio.  Dopo ‘la cieca’, svelati i concorrenti. In ordine di apparizione abbiamo poi scoperto di aver degustato (tra parentesi i concorrenti che li hanno proposti):  1• Luccicante 2022 – Cà Du Ferrà – 100% Vermentino (wineloversitaly) 2• Integer 2020 – De Bartoli – 100% Zibibbo (il calice divino) 3• I Mezzi 2021 – Fattoria Paradiso – 100% Albana  4• Derthona Montecitorio 2018 – Vigneti Massa – 100% Timorasso (enothusiastic) 5• Monte Olivi 2014 – Cobue – 100% Tuchì (giovanni.sabaini) 6• Loghetto Ammandorlato 2020 – Fratelli Agnes – 75% Bonarda Pignola, 25% Autoctoni (alby91mame) 7• Cirsium 2020 – Damiano Ciolli – 100% Cesanese di Affile (paolowine) 8• Vigna Valferana 2018 – Paride Iaretti – 100% Nebbiolo (_theartofwine_) che ha vinto la blind 9• Vigna La Merla 2016 – Banino – 40% Croatina, 40% Barbera, 20% altri (percezioni_di_vino) 10• Foglio 34 2015 – Az.Agr. Enrica – 100% Cesanese di Affile (zerpa_winegram) 11• Roggio del Filare 2014 – Velenosi Vini – 70% Montepulciano, 30% Sangiovese (clarettablu) 12• Selvarossa Terra 2011 – Due Palme – 85% Negroamaro, 15% Malvasia Nera (corcy4wine) 13• Asti Metodo Classico 2013 – Alice Bel Colle – 100% Moscato bianco (cantinaalice) 14• Vino Santo Trentino 2003 – Francesco Poli – 100% Nosiola (winediscovering_) 15• Il Serafino 2015 – Il Cipresso – 100% Moscato di Scanzo (partnersinwine93) 16• Raboso Passito – Cecchetto– 100% Raboso Piave (marcoandwine)   La giornata seguente passa velocissimamente tra la visita in cantina dove apprendiamo i processi di bonifica e passato in rassegna tutto il sistema di produzione. Non mi stancherò di dire che sulle cantine sociali ci sono ancora purtroppo troppi preconcetti. Infatti è opinione largamente diffusa che siano troppo grandi per curare la qualità, che mescolino uve buone e mediocri e che il massimo risultato raggiungibile sia un vino con un buon rapporto qualità/prezzo. Niente di tutto questo, in quelle con cui ho avuto a che fare io!  In cantina  abbiamo avuto la possibilità di assaggiare il mosto di moscato. Non nascondo che mi sarei volentieri finito il bicchiere, ma era ora di salire nella bella sala degustazione della cantina dove siamo stati sorpresi da altri interessanti assaggi e virtuosi abbinamenti. Una degustazione meravigliosa, varie tipologie dal DOCG Moscato d’Asti al Piemonte DOC Moscato Secco, passando da Asti Spumante, dal Barbera D’Asti Superiore DOCG a un Dolcetto d’Acqui DOC. Un’esperienza unica.  Per finire in dolcezza, per chi non ne avesse avuto abbastanza, un Brachetto d’Acqui DOCG accompagnato da un delizioso bacio di dama. Un grazie di cuore a tutti quelli che mi hanno votato, agli organizzatori e alla Cantina Alice Bel Colle e a tutti i miei compagni di avventura! Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads https://www.youtube.com/watch?v=RakajXgmc-E
Leggi
Arrow Right Top Bg

24 Maggio, 2023

Lugana: ai piedi del Lago di Garda una Doc tutta da scoprire

Durante la manifestazione Wine in Venice, tenutasi nella magica cornice del Palazzo Scuola Grande Della Misericordia di Venezia, ho avuto modo di approfondire il mondo del Lugana grazie alla masterclass “Alla scoperta del Lugana” organizzata dal Consorzio per la Tutela del Lugana e condotta da Chiara Giovoni. La Doc Lugana, una delle prime DOC a essere nate in Italia e la prima a essere riconosciuta in Lombardia, è stata ufficialmente istituita il 21 luglio del 1967. Siamo esattamente a sud sul Lago di Garda, al confine tra due regioni, Lombardia e Veneto, le province interessate sono Brescia e Verona, e in particolare i comuni dove si produce il Lugana sono cinque: Peschiera del Garda, Desenzano del Garda, Lonato del Garda, Sirmione e Pozzolengo. In questa zona il vitigno ha un modo inconfondibile di esprimersi, grazie al lago, la cui formazione risale a oltre 10.0000 anni fa dopo il ritiro del ghiacciaio. Oggi questa viene considerata una “culla climatica” perfetta per valorizzare le peculiarieta’ di un’uva particolare come la Turbiana. Infatti, è proprio quest’uva la Turbiana, conosciuta anche come Trebbiano di Lugana il vitigno principale della Doc, da disciplinare si possono aggiungere per un massimo del 10% altre tipologie di vitigni a bacca bianca.   Il disciplinare di produzione prevede cinque stili di produzione differenti: Lugana, che rappresenta il 90% della produzione totale. Lugana Superiore, almeno un anno di affinamento. Lugana Riserva, almeno 24 mesi di affinamento di cui 6 in bottiglia. Vendemmia Tardiva Spumante, sia metodo Charmat che metodo Classico. Per proteggere e valorizzare la Doc Lugana nel 1990 è stato istituito il Consorzio per la Tutela del Lugana, che ad oggi include 210 aziende, di cui 180 viticoltori e 90 imbottigliatori, per un totale di circa 28 milioni di bottiglie prodotte nel 2022. Di seguito i vini degustati durante la manifestazione   Marangona – Lugana DOC Annata 2021: Frutto dell’assemblaggio dei migliori vini provenienti da tutti i vigneti dell’azienda, raccolti e vinificati separatamente. Affina esclusivamente in acciaio. Nel calice si presenta di un giallo paglierino molto luminoso. Al naso spiccano le note tipiche di fiori bianchi e frutta a polpa bianca. In bocca è fresco, sapido con una buona struttura e una piacevole bevibilità.   Famiglia Olivini – Lugana DOC Annata 2021: Vino ottenuto dalla selezione delle migliori uve dei vigneti coltivati in una delle zone più storiche della denominazione. Affina esclusivamente in acciaio. Nel calice si presenta di un giallo paglierino, con riflessi verdognoli. Al naso spiccano le note fruttate di frutta bianca più matura e agrumi seguite da note floreali di zagara. In bocca il sorso è fresco e sapido, con una piacevole persistenza. Un vino dal carattere molto identitario.   Zamichele – Lugana DOC Annata 2021: Prodotto nella zona di confine tra Lombardia e Veneto, nel cuore della DOC Lugana. Affina esclusivamente in acciaio per alcuni mesi. Nel calice si presenta di un giallo paglierino con riflessi verdolini. Al naso spiccano le note floreali di gelsomino e fiori bianchi seguite fa note di frutta tropicale, pesca, ananas, e note di agrumi più verdi. In bocca il sorso è fresco, sapido con un finale lungo e persistente. Chiude con un ritorno di mandorla fresca. Risulta essere un’espressione più austera di Lugana.   Montonale – Orestilla Lugana DOC Annata 2020: Prodotto dalle uve dell’omonimo vigneto, denominato così in quanto nel XVII secolo vi fu ritrovata la preziosa arca marmorea dedicata alla matrona Romana Orestilla. Nel calice si presenta di un giallo paglierino con i riflessi dorati. Al naso spiccano le note di agrumi più dolci, mandarini, pesca gialla ananas, seguite da leggere note speziate di pepe bianco e leggere note minerali. In bocca il sorso è lungo, sapido, complesso con un piacevole ritorno di timo.   Colli VaiBo’ – Gemma Lugana DOC Riserva Annata 2020: Prodotto nella zona di Pozzolengo, uno dei cinque comuni in cui viene prodotto il Lugana. Affina un anno sulle fecce fini e sei mesi in bottiglia prima della commercializzazione. Nel calice si presenta di un giallo paglierino intenso. Al naso spiccano le note di frutta esotica, pesca bianca, seguite da note speziate e note leggermente dolci di miele. In bocca il sorso è morbido, elegante con una buona sapidità e una buona freschezza.   Feliciana – Serce’ Lugana DOC Riserva Annata 2019: Viene vinificato dopo un leggero appassimento delle uve. Affina parte in acciaio e parte in piccole botti di rovere e per finire sei mesi in bottiglia prima della commercializzazione. Nel calice si presenta di un giallo paglierino intenso con riflessi dorati. Al naso apre con una piacevole nota floreale di fiori bianchi seguita da note di frutta tropicale matura e note speziate. In bocca il sorso è intenso con una buona mineralità e una buona freschezza.   Le Morette – Lugana DOC Riserva Annata 2019 Nasce negli storici vigneti di famiglia con la più elevata concentrazione di argilla. Affina un anno in vasca e un anno in bottiglia. Nel calice si presenta di un giallo paglierino intenso. Al naso spiccano note di frutta più matura, arancia candita, mango, seguita da note floreali di rosa bianca, fiori d’acacia e una leggera nota balsamica. In bocca ha una grande sapidità’ e una grande struttura. Una perfetta espressione di connubio tra vitigno e terroir.   Corte Sermana – Sermana Lugana DOC Riserva Annata 2017 Prodotto nella zona di San Benedetto Di Lugana dalle viti più vecchie adiacenti all’acqua. Affina 12/18 mesi sulle proprie fecce poi un anno in bottiglia prima della commercializzazione. Nel calice si presenta di un giallo paglierino carico. Al naso spiccano le note di frutta secca, erbe aromatiche, timo, maggiorana, seguite da una nota di agrumi canditi. In bocca spicca la grande sapidità e la grande freschezza. Chiude con un finale molto persistente. Claudia Maremonti per The Voice of blogger
Leggi