Don Ottorino
02 Dic 2022
Suggestioni di Vino

Don Ottorino, il professore della vigna

Don Ottorino, il professore della vigna.

Dalla cattedra dell’università alla vigna il passo non è così breve. Sì certo, quando uno è ingegnere è preciso, metodico, attento ai processi sembra sulla strada giusta ma poi, all’atto pratico, la vita del vignaiolo è un “pochino” diversa. Anche perché cinquantaquattro anni passati a Pisa a studiare prima e a insegnare ai giovani aspiranti ingegneri dopo, non sono pochi. Ti segnano. Ti forgiano.
Eppure Ottorino, l’ingegner Ottorino, torna nella sua Calabria quando la vita gli sbatte con forza e prepotenza la porta in faccia, per ricominciare tutto. Per dare un nuovo senso alla sua esistenza. Lo fa con quella forza che solo un uomo della sua determinazione e cultura può avere. Non dimenticando, mai, sia le sue origini sia la sua formazione: ingegnere e calabrese a divinis insomma.

Se fai una domanda ad Ottorino è come stappare una bottiglia di bollicine dopo averla agitata. È un fiume in piena. È una forza della natura nonostante abbia passato gli ottanta. Ci tiene a inondarti della sua passione che è fuoco, lava incandescente. Che lo alimenta in maniera forte, prepotente. Senza però portarlo ad eccedere. Umiltà e gentilezza. Questo traspare. 

Non va fermato. Perché la sua passione per il vino è cosa sana. Che lo ha stimolato, forse tormentato per tutti gli anni nei quali si è sentito, come lui stesso dice, un esule. Lontano dalla sua Calabria, lontano dalla sua terra. Lontano dalla sua famiglia. Diviso tra la passione per l’insegnamento e quella per il vino. 

 La vita spesso ti offre una opportunità. Altre, ti costringe a fare delle scelte. Ad Ottorino capita questa seconda strada. Perdere la moglie e rimanere solo, come un esule, non è più possibile. Questo, proprio questo è il momento per dedicarsi alla sua passione. 

 In Calabria, nelle terre del padre non trova più nulla e non può fare altro che mettersi alla ricerca di quelle viti che dalla Grecia sono arrivate in Calabria nel corso dei secoli. 

 

uva nera Ottorino

“Ho ritrovato cinque vitigni sconosciuti. L’esame del DNA da esito “sconosciuto”. Probabili imparentati con qualcun altro ma sostenzialmente sconosciuti”. 

“La Calabria è piena di Magliocco e Greco Nero ma non hanno nulla a che vedere con quelli miei!”.

Magliocco e Greco Nero hanno in effetti tanti cloni. Vujnu e Duraca sono invece molto meno noti e diffusi. Tutti e quattro costituiscono la base dei vini di Boccafolle, l’azienda nata dalla lucida follia di Ottorino nel paesino di Monttafollone (poco più di 1000 anime ai piedi del Pollino).  

grappolo uva nera ottorino

Studia, si informa. Legge. Va in cerca delle origini perché da lì parte tutto. Non può e non vuole fare solo vino. Deve, saperne di più. Così è fatto Ottorino. Chissà come deve essere stato come professore. Severo? Cattivo? Me lo immagino giusto. Uno di quelli che pretendono sì, ma giusto. Buono penso io.  

In Calabria, nella vita numero due, è come se Ottorino avesse riversato su di sé e sulla sua attività di vignaiolo ognuno di quei dettagli che pretendeva dagli studenti. Così vendemmia in maniera naturale. Pretende grande attenzione in vigna così come in cantina. Segue lui in prima persona tutto il processo. Ci tiene. Non delega. È un carico che si mette sulle spalle per un solo obiettivo: produrre un vino eccellente come gli antichi greci facevano in quelle zone. 

Spesso la passione e l’abnegazione non bastano. Serve la dedizione e lui, ora, ce l’ha. Servono le attrezzature che però mancano. Serve la passione e questa c’è. Serve però anche l’arte della vinificazione. Che non ha. Ancora. Ottorino si rimbocca le maniche e la apprende. Con il tempo. Con la fatica. Con l’umiltà di chi deve imparare. Ma ci arriva. Arriva finalmente a produrre i suoi vini.

vigne ottorino

L’orgoglio di Ottorino si realizza e si specchia nei vini che produce così nelle storie che narra. Sono la sua vita. Gli aneddoti si susseguono e seguono quel fiume inarrestabile. Così mi parla del suo Vujnu, vitigno assai particolare che in bottiglia profuma di Alysso. Le sue uve hanno fatto vincere ad un’altra cantina importanti premi. Racconta di come il suo vino vada negli USA dove le bottiglie di Riserva vengono vendute, in California, a 84$. Racconta di come si sentiva quando il suo vino viene giudicato in maniera eccellente.

“L’Amarone non dico scompare ma sicuramente il mio vino affianco all’Amarone non fa brutta figura”.

 “Chiunque abbia bevuto questi vini non ha trovato difetti”.

Queste affermazioni che ai più possono sembrare bestemmie sono sì parole di Ottorino ma in qualche modo “relata refero”. Tutto ciò che le persone aldilà e aldiquà dell’oceano dicono dei suoi vini.

Verità? Per ora ho assaggiato il suo Magliocco 2018 e devo dire che mi ha notevolmente convinto (recensione sul @ivan_1969).

 Ottorino poi parla di Francesco, suo fido collaboratore, e lo fa con orgoglio ed entusiasmo: “ha assorbito tutto quello che gli ho detto come una carta assorbente”. Sa che deve appoggiarsi a qualcuno e ha scelto Francesco come suo studente modello. L’animo del docente non può certo eclissarsi in così poche vendemmie.

 

vino Boccafolle Ottorino

Non puoi non voler bene ad una persona come Ottorino. Ti fa tenerezza quando ti guarda con quegli occhi carichi di vigore ma anche teneri e luccicanti. Senti che porta dentro di sé la storia di un esule e l’orgoglio di essere tornato in terra natia. Senti che ha la forza di un ragazzo che sperimenta e che vuole diventare grande. Anche se, in cuor suo, sa che l’età non è più quella che gli permette di progettare. “Ma chi se ne frega” sembra dire (anche se non lo dice perché gentile e raffinato).

Ecco, Ottorino, l’ingegner Bruno Ottorino, il Professore Ottorino Bruno è una di quelle anime pure che si rispecchiano a pieno nel calice quando assaggi uno dei suoi vini. Bevendo il suo Magliocco e pensando a lui, pensavo ai miei nonni, alle loro difficoltà, all’attaccamento al territorio. Pensavo a come sia difficile andar via dalla propria terra e tornarci sì perché dove te ne sei andato ora è diventato quasi inospitale e con la sensazione di una vita inutile. Pensavo a tutto questo che può certo essere triste. Fino a quando non ricordi il sorriso e lo sguardo di Ottorino che sembrano dirti: c’è ancora tanto da fare.

Grazie Ottorino

Ivan Vellucci

@ivan_1969