L’Etna all’improvviso

vigna su vulcano

L’Etna all’improvviso. 

Può capitare nella vita che qualcosa, qualcosa del quale non sai, non percepisci il valore, si materializzi così, all’improvviso. Cosa farne davvero non lo sai. È sempre stata li, l’hai vista da quando eri piccolo. Ma mai avresti pensato che un giorno potesse diventare tua.

 Chi è stato sull’Etna, sulla Montagna che domina la Sicilia, su quel Dio che è placido e dormiente ma quando si sveglia sa farsi sentire, ecco, chi vi è stato ed è salito fino in cima, sa quanto il terreno sia brullo. Difficile. Impervio. Le colate laviche sono ovunque. Il paesaggio che si osserva, respira, tocca con mano, è lunare.

La terra non esiste oltre una certa altitudine. C’è “petra lavica”. Nera come la pece. Dura come solo la pietra lavica sa essere. 

Eppure qui, la vita c’è. 

 Giacomo Foti ha ereditato una vecchia vigna di famiglia. Poco più di un ettaro a Nicolosi, sul versante sud dell’Etna. 900 metri di altezza. Un versante che si affaccia direttamente sul golfo di Catania. Un pezzo di terra brullo. Coperto di sabbia lavica dal quale si può vedere il mare. Caldissimo durante il giorno per via del sole cocente ancorché mitigato dalle brezze marine che risalendo il “canalone” (frutto di una antichissima eruzione) arrivano fin qui; freddissimo la notte quando le correnti di aria gelida scendono dalla vetta della Montagna.
 

vigna su etna

Un pezzo di terra sul quale Giacomo ha trovato le piante che i suoi nonni avevano piantato. Un ciliegio che produce materie prime per una ottima confettura. Un pero. Un castagno. Un albero di noci. Alberi di pistacchi. E anche una vigna di Nerello Mascalese vecchia di oltre 80 anni. 

Ecco, quando ti trovi qualcosa del genere non puoi non chiederti cosa farne. 

L’Etna si sa è posto difficile. La vita che Idda dona può riprendersela quando vuole. Lavorare la terra qui non è semplice. Devi farlo con le tue mani, “carricarti” tutto sulle spalle e lasciare che la Montagna ne decida il destino.

Giacomo decide di valorizzare la vigna dando vita a una piccola realtà, Tenute Foti Randazzese, con tre etichette per appena 10.000 bottiglie: un rosso da Nerello Mascalese in purezza; un rosato sempre da Nerello; un bianco da Carricante in purezza. 

“Conduciamo tutto in famiglia” mi dice Giacomo. “è una passione diventata secondo lavoro”.
 

uve rosse

 Si, perché Giacomo ha un altro lavoro. Non è che con la cantina ci si guadagni ancora. Poche bottiglie e tanta fatica. Ma si diverte e il suo sorriso la dice lunga quanto. Ma anche su quanto lo appassioni. Perché ciò che ha ricevuto sa essere una responsabilità, una sfida, un onore. Ecco, il suo sorriso e la sua voglia racchiudono proprio l’onore. Quello di un siciliano vero che dal basso, da un piccolo pezzo di terra brullo, sa di poter ottenere prodotti fantastici.

h “io non sono biologico ma può venire oggi stesso un controllo…noi qui usiamo rame e zolfo quando serve (ma solo quando serve ah!) e la zappa. Anche perché sulla sabbia lavica come ci vai!”

Parlare con Giacomo ti fa sorridere perché usa la sua schiettezza siciliana con una seraficità che ti lascia senza parole.

Decidiamo di assaggiare due vini: il rosato e il bianco.

“Ho solo tre etichette ma stiamo già lavorando alla quarta”.
uva bianca

 Il 2022 è stata l’annata che ha voluto dire siccità per quasi tutti i viticoltori italiani. Non per quelli etnei. Perché nel pomeriggio, come fosse un appuntamento fisso, arrivava la pioggia. Così che i raccolti sono stati più generosi pur mantenendo la qualità dell’Etna.

“Grazie alle condizioni che l’Etna ci ha offerto abbiamo fatto maturare di più le uve Carricante creando acini surmaturi. Da qui poi in barrique per realizzare 500 bottiglie di un nuovo prodotto”.

Ecco l’Etna penso io. Idda, ha creato qualcosa di diverso quest’anno. Come si fa a non amare un posto che “cangia” così da un giorno all’altro.
vigna su vulcano

L’assaggio dicevamo.

Partiamo dal rosato Aita. Quando lo guardi nel bicchiere non puoi neanche immaginare che hai per le mani un vino che non ha avuto un passaggio sulle bucce. Eppure è così. Altro miracolo dell’Etna. La carica polifenolica degli acini è stata così forte che non è servita.

“ho dovuto fare un video per far vedere che non facevo nulla che spremere” mi dice Giacomo.

Quando ho messo il naso nel bicchiere mi è venuto in mente mio papà che amava tagliare la pesca e metterla a mollo nel vino rosso della cantina sociale. Ecco, lo stesso odore lo trovo in questo vino. Solo che la pesca è la tabacchera. Quella brutta e schiacciata che, dopo averla sbucciata con fatica, restituisce solo piccoli pezzi di polpa. Ma che buoni!

Poi i frutti virano sull’arancia sanguinella. Da un rosato? Eh sì. Ecco poi che arriva lo iodio del mare.

In bocca è fresco, secco, caldo e tanto minerale come solo i vini dell’Etna sanno essere. C’è tanta rotondità con anche un piccolo accenno di tannini. Me lo immagino con una parmigiana di melanzane ma soprattutto con una bella pizza napoletana con bufala e pomodorini pachino. Spettacolo!

 Gagà, il bianco da Carricante non è da meno. Al naso sento un incontro del mare con i fiori di ginestra dell’Etna. È come se mi trovassi in un giardino di sabbia lavica con i fiori di ginestra intorno e la brezza salina del mare a rinfrescare. Si certo ci sono i frutti esotici come il mango, poi la pera, la mela verde. Ma c’è anche una scorsa di limone candito. Ma quella ginestra e la brezza del mare….

In bocca sempre la sapidità mi colpisce. Con un retrogusto di frutta importante e la capacità di scaldare quasi più del rosato.
bottiglie

Il rosso ancora non è pronto dunque mi toccherà aspettare per assaggiarlo. Ma già da questi due vini e dalla chiaccherata con Giacomo ho capito molto di una azienda a cui voglio augurare tutto il bene del mondo.

Perché per fare qualcosa in Sicilia ci vuole coraggio. Per farlo sull’Etna occorre essere eroi. È vero che poi i frutti sono meravigliosi, ma provate voi a sgobbare per tanto tempo e poi vedere tutto distrutto da Idda.

Il sorriso di Giacomo la dice lunga sulla capacità della gente dell’Etna di convivere con la Montagna. Rispetto prima di tutto ma poi tanto duro lavoro. Manuale e di famiglia.

Ora che Giacomo sa davvero cosa ha per le mani, sono certo che niente potrà abbatterlo. Nemmeno Idda.

Ivan Vellucci

@ivan_1969

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