L’Irpinia e le sue Radici

radici vigneto 1

Radici vuol dire tornare alla terra. Alle origini dove tutto è nato e dove tutto torna. 

Radici della vite che devono arrivare in profondità per il nutrimento della pianta. Più riescono a penetrare il terreno, più son forti, più il frutto assorbirà dalla terra le sostanze che caratterizzeranno il vino. Radici, le nostre radici. Quelle di un territorio, quelle della gente. 

Radici è il resort di Mastroberardino, la famiglia che forse più di tutte rappresenta l’Irpinia nel vino. Grazie a Mastroberardino si sono valorizzati a pieno vitigni come Fiano, Greco e Aglianico. Tre mostri sacri della enologia italiana che il mondo ci invidia. Mastroberardino non solo li ha salvaguardati, li ha esaltati con tecniche moderne ed internazionali.

 Siamo in Località Piano Pantano a Mirabella Eclano (Av), immersi nelle colline vitate tra le quali si snoda uno stupendo campo da golf a 18 buche. È qui che sorge il Resort Radici, un paradiso di tranquillità, di gastronomia, di enologia.
 

L'Irpinia e le sue Radici vigneti 2

La reception già racconta del vino, delle origini, delle Radici di Mastroberardino: le barrique, i quadri, le bottiglie. Veniamo accolti nella sala del ristorante. Magari poco chic, ma fa nulla.

Tutto intorno sa di vino in maniera soft, elegante, soffusa.

Poche stanze di grande charme che si affacciano sulle colline dove ogni filare, ogni nuvola, ogni uccello, sembra parte di un affresco. Dalla terrazza della stanza sembra di essere in uno di quei documentari dove tutto è perfetto.

Provo la spa del resort. Intima. Coccolosa. Una bottiglia di bollicine ben fredda aiuta il relax.

La cena è servita in un ambiente che sembra una serra grazie alle imponenti superfici vetrate utili per osservare le opere d’arte offerte dalla natura e modellate dall’uomo.
 

L'Irpinia e le sue Radici panorama

Il menu è particolare. Materie prime del territorio interpretate in chiave moderna. Senza strafare. Senza voli pindarici. Con concretezza e tanta arte.

Chiacchiero col cameriere, che in realtà è un po’ il tuttofare, scoprendo che è anche il sommelier. Non posso non scegliere il “percorso culinario” per il quale si offre di farmi assaggiare i loro migliori vini.

Iniziamo con il Fiano che accompagna l’entree, un vol-au-vent con stracciata di bufala. Il matrimonio è perfetto. C’è un connubio di sapori che impreziosisce il piatto ed esalta i sapori. 

Per l’antipasto, una sfera di melanzane, sarebbe previsto un vino diverso da quello che lui tiene a farmi assaggiare: il Nero a metà, Aglianico vinificato in bianco. 

 L’accostamento purtroppo è azzardato e lui lo sa ma è la voglia di farmi provare questo vino è tanta perché sa che il prodotto è di livello. 

Il risultato è che la sfera di melanzane è ottima, il vino stupendo ma l’abbinamento non c’è: l’Aglianico, anche se vinificato in bianco non è così gentile e la sua persistenza è comunque importante. Ciò non mi impedisce di metterlo già nel carrello della spesa. Anche perché decido di non cambiarlo per accompagnare il primo piatto, spaghettoni all’acqua di pomodorini con stracciata di bufala. L’abbinamento diventa migliore. Non ottimo ma perlomeno accettabile. Grande vino davvero. Difficile da abbinare tanto che penso a qualche carne o a della pasta con sugo (in bianco o pomodorino leggero) di carne. 
 

Radici piatto

Il secondo, una tagliata in crosta accompagnata da scarola, non può che vedere vicino un Taurasi. Riserva ovviamente. Non si può che chiamare “Radici” perché il Taurasi è il vino che rappresenta a pieno il territorio, le origini, la storia, le radici.

Ecco, qui non c’è partita e l’accoppiata risulta vincente. Il Taurasi è spettacolare già dal complesso corredo olfattivo. In bocca, tutta la sua grandiosità, la persistenza, l’armoniosità. Nel carrello senza dubbi.

Sul dolce, un cremino al pistacchio, poi ci tiene a farmi assaggiare Melizie il loro passito da Fiano derivato da muffe nobili botrytis cinerea. Starebbe meglio su dei formaggi (nasce per questo scopo) ma comunque va bene. Anche questo nel carrello.

Non è facile trovare Radici così come non è facile trovare le proprie radici. Percorrendo l’autostrada A16 da Napoli verso Bari, prima di Grottaminarda, se si guarda verso destra si notano le colline vitate ma non si può intuire che, aldilà della sommità si apre un paradiso.

Radici dimostra come non mai quanto terre che sono lontane dal turismo di massa, lontane dall’immaginario collettivo, riservino invece sorprese stupende.

Persone cordiali. Grande fierezza. Grande cura e rispetto dell’ospite.
 

Ivan Vellucci a Radici

Il tutto in un territorio che sembra nulla avere a vedere con il “sud”. Qui dove l’inverno è rigido e le estati non particolarmente calde. Qui dove le alture e le esposizioni sono quelle giuste per la vite. 

Qualcuno ha definito il Taurasi come il Barolo del sud. Eppure potremmo sostenere il contrario visto che del Nebbiolo si iniziano ad avere notizie dal Duecento mentre l’Aglianico era già noto ai Greci e introdotto in Italia intorno al VII secolo AC.

Non serve fare confronti tra vitigni. L’unica cosa che serve è non mancare di visitare questi luoghi, compenetrarsi nella cultura del territorio e vivere a pieno esperienze che, ne sono certo, rimarranno nel cuore.

Ivan Vellucci

@ivan_1969

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