Pazzi per le bolle. Pazzi con le bolle

Pazzi per le bolle. Pazzi con le bolle

Pazzi per le bolle. Pazzi con le bolle

Cosa è il Genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione. E la Pazzia allora? Cosa se non un genio che va anche oltre?

Si deve essere giovani per essere geni e pensare al futuro? Oppure si può sempre coronare il proprio sogno?

Rosa è astigiana. Antonio pugliese. Una vita a lavorare, una vita a parlare di vino. Già solo parlare, assaggiare, divertirsi con il vino e tutto ciò che gli gira intorno. Un hobby meraviglioso. Ma niente di più.

 Però la vita ti riserva sempre una sorpresa. Anche se non te la vai a cercare. Antonio e Rosa cercavano un oliveto vicino Roma dove vivono. Quello di Antonio, nella sua Puglia è troppo lontano. Troppo faticoso. Ne volevano uno vicino. Tanto per ammazzare il tempo e farsi un po’ di olio che a casa fa sempre comodo. Rosa in pensione e Antonio tra un po’.

Non è che le agenzie immobiliari siano proprio esperte di oliveti e quelli che fanno vedere a Rosa e Antonio non fanno scattare nulla. Poi, un giorno, in quel di Farnese (meraviglioso paesino nel viterbese) vedono un bel terreno con olivi e una vigna malconcia. Ecco, li arriva la fantasia, l’intuizione, il colpo di fulmine. Ma anche la vera pazzia. Rosa guarda Antonio e Antonio guarda Rosa: la scintilla scoppia. Ci mettono un attimo a pensare al futuro e a vedere lì un vigneto. Su quel terreno vulcanico non può essere un vigneto qualsiasi. Se poi vogliono un vigneto di Pinot nero e Chardonnay che possa produrre bollicine con il metodo classico, allora siamo in presenza di pura, semplice, totale pazzia? O forse di più. Molto di più.

 A chi può venire in mente se non a due pazzi di produrre un metodo classico da Pinot Nero e Chardonnay a Farnese?

Eppure a guardare Rosa e Antonio tutto diresti tranne che sono due persone animate da lucida follia.
 

Antonio vigne del patrimonio

Arrivare alla loro cantina, Vigne del Patrimonio in fondo è facile anche perché Rosa mi ha mandato le coordinate. La struttura sembra quella di un consorzio agrario. E infatti era quello di Farnese. Già Farnese. Siamo a pochi km dal lago di Bolsena ovvero su un terreno di matrice vulcanica e fondo tufaceo. Come non innamorarsi di un posto del genere per fare vini?

Quando entro mi sembra di entrare nella casa di mia nonna al paese. Un grande tavolo con le sedie intorno. La cristalliera con piatti e bicchieri. Poi una grande credenza con il piano in marmo. 

Mi accoglie Antonio che nonostante la calda giornata ha un piumino smanicato e la camicia a maniche lunghe a scacchi. Poi Rosa che ti ammalia subito con quel suo sorriso gentile e i capelli bianchi candidi. Mi ricorda la zia Tina, slanciata, sorridente, affabile. 

 Sei a casa. Senti l’odore e il calore di casa. Senti che chi ti parla non è un estraneo ma due persone che ti parlano come se fossi uno di famiglia. 
Antonio e Rosa

Non sono due esperti di vigna. Lo sono diventati piano piano. Perché partire da zero, letteralmente da zero, non è semplice se non sei umile. Per realizzare il proprio sogno sono andati a rompere le scatole anche all’università della Tuscia. Avevano bisogno di un enologo e chi meglio del professore in quella università? Dubito che abbia avuto modo di dire di no alla gentilezza di Rosa e alla determinazione di Antonio.

Sono molto diversi i due. Anche in fatto di gusti e di vini. Se li senti parlare ti sembrano quasi George e Mildred che discutono. Ma poi si guardano e la scintilla scatta ancora. 

 Pochi ettari da coltivare (2.5) con tanto amore, tanta determinazione. Quando andiamo all’interno della struttura vediamo tutte le pupitre colme di bottiglie. “In fondo per girare 3000 bottiglie ci metto 45 minuti. Dunque non mi serve un macchinario”. Così mi dice Rosa. Assisto ad una bella discussione tra loro due. Da una parte Rosa che sostiene che girare le bottiglie a mano sia non solo poetico ma anche importante perché l’energia dell’essere si tramette alle bottiglie. Dall’altra Antonio che dice che sarebbe meglio un macchinario che tanto è la stessa cosa. Devono fare i conti con le finanze e non è possibile investire.

Già le finanze. Perché mica è semplice fare metodo classico a Farnese ed avere successo. Eppure a loro due non interessa. Va bene così. Girano le bottiglie sulle pupitre a mano. Etichettano a mano. Va bene così.
 

pinot nero patrimonio

Non si può non assaggiare nulla. 

Ecco allora le loro creazioni: Alarosa Rosè brut (Pinot Nero e Chardonnay), Aladoro Brut (Chardonnay), Alanera Brut (Pinot Nero). Tutte con almeno 40 mesi di lieviti (il che la dice lunga sulla voglia di Rosa e Antonio di produrre qualcosa di unico).

È un crescendo di sensazioni. Un crescendo di sentori e sapori. Nonostante il lungo periodo di affinamento sono ancora giovani. Quando li annuso, quando li degusto ci guardiamo negli occhi e vedo nei loro felicità, appagamento. Non posso che esserne ammirato perché ciò che sento nel bicchiere, dal bicchiere mi entusiasma. Mi conquista. 

Il rosato è morbido, confettoso, sinuoso, ricco di quelle fragoline e frutti di bosco tipici del Pinot nero. Fresco, deciso e soprattutto sapido come un vulcano sa donare. Insieme alla persistenza che è importante.

Il brut è più deciso grazie ad uno Chardonnay che dona la vena pasticcera di una crostata di agrumi. Lo definirei croccantissimo, fresco di cedro e pompelmo. Verticalissimo, persistente, minerale.

Infine sua maestà il Pinot Nero con l’Alanera. Sembra un cardinale nero con il suo perlage ancora più fine e intrigante dei precedenti. La crosta di pane, la piccola pasticceria, la frutta secca, la grafite, il gesso. In bocca è una esplosione di sapidità e di eleganza. Non ci credo ma è così.

Antonio ci tiene poi a farmi assaggiare il Vepre un rosso da Cabernet Franc che fa due anni di barrique. Apre un 2016 che è dir poco nobile. Lo apprezzo molto per la sua morbidezza e freschezza. Ma non si accontenta, vuole che assaggi il 2015 dicendo che l’anno è stato mitico. Ha ragione, mi stupisce ancor di più. La nobiltà è ancor più presente. Ancor più viva anche se più complicato del precedente. Più aristocratico.
 

alarosa vigne del patrimonio

Ma come si fa a non voler bene a questi due pazzi? Hanno una certa età. Quella età che non li fa anziani ma certamente idonei a prendersi cura del loro e solo del loro tempo. E invece cosa fanno? Si mettono a produrre vino da un difficilissimo Cabernet Franc e spumante metodo classico da Chardonnay e Pinot Nero. Vini che vanno aspettati per anni e anni.

Pazzi. Adorabili pazzi. Meravigliosi pazzi. 

Parlare con loro non solo mi riempie il cuore di gioia ma mi fa capire come i sogni son desideri e prima o poi, quando meno te lo aspetti, si realizzano. E che, soprattutto, non hanno età.

Grazie per questa splendida lezione di vita. 

 Ps spero di fare cosa gradita ad Antonio riportando ciò che è presente sulle loro bottiglie tratto dal “Sonetto al vino” di Jorge Luis Borges (Antonio sostiene che tutti dovrebbero leggere e non posso che dargli ragione)

In quale regno o secolo e sotto quale tacita
congiunzione di astri, in che giorno segreto
non segnato dal marmo, nacque la fortunata
e singolare idea di inventare l’allegria?

Ivan Vellucci

@ivan_1969

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