25 Giu 2024
Passi in cantina

Trionfo enogastronomico in Franciacorta

La Federazione Italiana Circoli Enogastronomici si ritrova sempre più affiatata con l’ospitalità di Muratori

Una giornata franciacortina all’insegna del gusto, delle tradizioni locali e della cultura enogastronomica.
Così descriverei la mia seconda domenica di giugno, ospite del Circolo Enogastronomico Lombardo La Franciacorta nell’azienda Muratori di Adro.
Il Circolo è un affiliato storico (si consideri che questo Incontro in Franciacorta ha raggiunto quest’anno la sua 31esima edizione!) della F.I.C.E., Federazione Italiana Circoli Enogastronomici, nata a Savona nel 1974 da per opera di Francesco Mazzoli e di un piccolo gruppo di amici.
Storicamente le “confraternite”, dal latino “cum” – con e “frater” – fratello, erano associazioni di laici, aventi scopo di culto, di beneficenza o di devozione, poste sotto la protezione di un santo.
Soprattutto tra il XIII e il XV secolo ebbero un enorme sviluppo, in quanto insieme alla famiglia e alla Chiesa, s’impegnarono in ciò che oggi può essere sintetizzato come “mutuo soccorso”.

Molte attuali Confraternite hanno origine antica, mentre altre sono nate in tempi molto più recenti, con l’obbiettivo di tramandare alle future generazioni il bagaglio culturale e storico dei propri territori, con una particolare attenzione verso le loro tradizioni enogastronomiche.
Posso dire che il loro entusiasmo è palpabile e contagioso, perché ne ho conosciute diverse in Muratori quella domenica: la Confraternita della Corniola di Cornedo Vicentino, i 12 Apostoli dell’Enogastronomia di Scorzè, la Confraternita del Cotechino Magro di Spessa, l’Antica Cunsurtarija dal Tapulon di Borgomanero e molte altre.
Quella che più mi ha incuriosita, già a sentirne il nome, è stata la Confraternita del “Ris in Cagnun cul Persic”, che vuole rivitalizzare le acque del lago varesino riportando in auge con gli operatori locali della ristorazione e dell’ospitalità quest’antica ricetta di riso bollito, e non mantecato, con il pesce persico.

Ad accogliere nella Sala Zero di Muratori le Confraternite ed il pubblico è stata Michela Muratori, che si occupa della comunicazione della cantina di famiglia, nata nel 1999 come Villa Crespia ma che dallo scorso anno ha cambiato veste in Muratori, valorizzando il nome della famiglia che porta avanti l’azienda da tre generazioni.
Michela, con orgoglio e affetto, ha parlato del nonno Gianni e di come, nonostante la grande passione di quest’ultimo per i vini rossi, la famiglia abbia deciso di cimentarsi senza esitazioni, “tardi, ma bene”, in un progetto di sola Franciacorta, coltivando su 55 ettari Chardonnay, Pinot nero e Pinot bianco.

Sulla determinazione a lavorare bene non ci sono dubbi, vista la collaborazione con il celebre enologo Riccardo Cotarella.
La nuova linea di spumanti Muratori è stata presentata per la prima volta al Vinitaly 2023, con una degustazione guidata dallo stesso enologo. Lui che si è sempre occupato di aziende note a livello globale, ha ammesso in conferenza a Vinitaly che quella in Franciacorta è stata una sfida piacevole ed entusiasmante, e soprattutto guidata da idee molto chiare condivise con la famiglia Muratori: vendemmia manuale eseguita in poche ore, pochissimi zuccheri aggiunti, niente legno.

Frutta e fiori in bocca sono un segno di un grande vino

aveva commentato Cotarella, e confermo che i fiori bianchi, il gelsomino e la pera hanno colpito subito anche il mio naso alla degustazione di benvenuto del Brut Muratori, 100% Chardonnay. In bocca è cremoso e lungo, con un’acidità energica e ancora tanta frutta bianca.

All’intervento di Michela Muratori è seguito quello del famoso giornalista gastronomico Riccardo Lagorio, che ha incoraggiato una presa di posizione più informata da parte dei consumatori che negli ultimi anni si sono avvicinati, ad esempio, al mondo del vino.

Anche per la carne rossa, che ha vissuto anni recenti di demonizzazione, occorre più informazione. Anche per la carne bisognerebbe essere esigenti ed informati sulle razze, sui tagli e sulle ricette per valorizzarli.

Lagorio ha illustrato come le razze bovine siano frutto di una selezione dell’uomo nei secoli, per la produzione di carne (ad esempio la chianina, da lavoro, con una carne soda e più sviluppata nel costato) o per la produzione di latte (ad esempio la bruna alpina).
Anche nell’intervento di Riccardo Lagorio, quindi, ha dominato il legame vincente tra i territori e le loro popolazioni, in un tramandarsi di cultura che le Confraternite FICE tutelano e valorizzano con il proprio operato.

Adele Gorni Silvestrini

Mi trovi su Instagram @adelegornisilvestrini

Passi in Cantina