Riccio Viticcio

Fantasia, entusiasmo e tenacia. Sono le caratteristiche di un viticcio che con impegno e determinazione si arrampica per sostenere la vite e i frutti che arriveranno.
Così, con lo stesso entusiasmo, Valery ci racconta le sue avventure enologiche.

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13 Ottobre, 2022

OLTREPO’ PAVESE, DIMENSIONE PARALLELA

L’Oltrepò Pavese, dimensione parallela, un mondo a sé stante, per certi versi quasi fatato. Qui sembra che i ritmi, così come le persone, appartengano ad altri tempi, il che non deve essere visto come difetto: tutt’altro, si tratta di una realtà che va osservata, letta e capita con attenzione e dedizione. Il carattere di questa terra di Lombardia, inserita fra Piemonte ed Emilia Romagna, in provincia di Pavia, a cavallo fra il 45° parallelo, ha ammaliato negli anni tanti turisti. Persone che arrivavano da fuori trovavano qui facilmente una seconda casa, innescando, cosi, un mix di abitudini e culture differenti.  E, forse, è proprio perché il territorio ha queste svariate sfaccettature che, ancora oggi, non gli si riconosce una sua specifica identità. Certo è che il rapporto tra la gente dell’Oltrepò e il vino è qualcosa di magnificamente ancestrale, che solo visitando e vivendo la zona, si può comprendere. L’Oltrepò Pavese fino a ora è rimasto timido e chiuso in sé stesso, non riuscendo ad autopromuoversi come, invece, hanno fatto, già tempo addietro, molte altre zone di Italia. Infatti, questa terra solo ora sta facendo conoscere le proprie capacità e potenzialità nel mondo della spumantizzazione, quando invece ne vanta una lunga tradizione. Inoltre non ha mai fatto breccia con l’adeguata autostima, vitalità e prepotenza nell’universo del vino rosso, che annovera su tutti questo vitigno straordinario: il pinot nero.   Vinificato in rosso, principalmente nei terreni calcareo argillosi, qui in Oltrepò si presenta di color rubino cristallino, con unghia che vira al granato nelle versioni riserva o con qualche anno di invecchiamento. I profumi intensi conducono verso note di frutta macerata in alcol, confettura di ciliegia, spezie e sentori di sottobosco, a volte con una tendenza amarognola che definirei ammandorlata, finale. Questa tipologia si abbina ad arrosti e brasati di carne di manzo e selvaggina, piatti tradizionali del luogo. Vinificato in metodo classico, soprattutto nelle zone a carattere gessoso e nelle colline più elevate, il pinot nero acquista un colore giallo paglierino dorato, profumo intenso e persistente, con note di lieviti e crosta di pane e frutta esotica matura. Questi metodo classico di grande personalità e struttura, ben si adattano ai salumi e ai primi piatti della cucina locale.   L’Oltrepò Pavese, ora, si sta muovendo verso una nuova dimensione e lo dimostra l’evento “Terra di Pinot Nero”, giunto alla sua seconda edizione, voluto dai produttori della zona e sostenuto dal Consorzio di Tutela Vini Oltrepò Pavese, che si è svolto il giorno 26 Settembre, presso la splendida e antica Tenuta Pegazzera sita in Casteggio, rivolto esclusivamente a stampa e wineblogger di settore.   Iniziata con la conferenza stampa condotta dal direttore del suddetto Consorzio, Carlo Veronese, che ha evidenziato lo stato di crescita di questo lembo di terra a forma di grappolo, primo per estensione in Italia nella produzione di Pinot Nero e terzo nel mondo, la giornata si è svolta con la “walking around tasting” (ossia il “classico” assaggio al banco), con oltre 30 cantine presenti, contro le 20 dell’edizione precedente. Due le Masterclass tenutesi durante la giornata: “Il Pinot Nero vinificato in rosso” e “Pinot Nero Metodo Classico”, condotte rispettivamente da Filippo Bartolotta e Chiara Govoni, entrambi comunicatori del vino, sommelier ed esperti del vitigno in questione.   La scelta dei vini è stata mirata a mostrare, soprattutto, l’eclettismo del territorio. Svariati i terroir, differenti le vinificazioni o tempi di rifermentazione, diversa la scelta dell’invecchiamento o, riguardo al metodo classico, del residuo zuccherino. Insomma, una bella scelta, mirata, intrigante ed estremamente efficace, che ha mostrato le grandi potenzialità e sfaccettature di questo territorio. Stupefacente, la degustazione dell’annata “1988” dell’ azienda “Montelio” di Codevilla: colore vivo, profumi in evoluzione nel calice e gusto imponente. E unica nel suo genere la bolla “Farfalla Cave Privée”, millesimo “2013” dell’azienda “Ballabio” di Casteggio.   Ai banchi di degustazione molti i vini con note eccellenti ma ne ho individuati alcuni dalle caratteristiche peculiari: “Ca del Gè” Metodo Classico DOCG Brut millesimato 2016. 36 mesi sui lieviti. Prodotto a Montalto Pavese. Marcate le note di crosta di pane e di lievitazione. Spuma morbida al palato e finale elegante. Adatto ad aperitivi.     “Manuelina” Metodo Classico VSQ Dosaggio zero. Prodotto in una delle zone sicuramente più vocate alla spumantizzazione di Pinot Nero, Santa Maria della Versa. Al naso ha intense note fruttate e di crosta di pane e mi ha colpito per la pulizia, la sapidità e la finezza al palato. Adatto a primi piatti delicati o a carni bianche.   “Cantina Scuropasso” “Roccapietra Cruasé”. Cruasé, marchio che definisce lo spumante Metodo Classico rosé ottenuto dalle sole uve a bacca rossa Pinot Nero e racchiude in sé il significato di Cru: Cru-asé.   La cantina si trova a Pietra de Giorgi. Altra zona vocata per gli spumanti. Questo rosé si presenta brillante, il perlage è fine e persistente. Al naso note di frutti rossi, come la fragolina di bosco. Il palato è abbastanza caldo e avvolgente con note che ricordano i frutti rossi, la crosta di pane e note vegetali. Chiude con freschezza in note mentolate. Adatto a crostacei e salumi. Molti i prodotti, ampia la scelta e di gran qualità! Dunque, cosa manca a questo territorio per prendere il volo? Probabilmente la comunicazione e la spinta a uscire dai propri “confini”. Quindi, benissimo affidare a esperti la conduzione delle masterclass, ma perché non sceglierli fra persone che vivono la realtà oltrepadana quotidianamente o formarli sul campo per creare ambassador consapevoli e inseriti in questo contesto, in grado forse di trasmettere in maniera più viscerale la passione per questo vino? Una cosa è certa! Con questo evento si è dato il via ad un lungo viaggio che farà sognare chi avrà il piacere di bere Pinot Nero Oltrepò Pavese!   Valeria Valdata
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14 Settembre, 2022

ROSSO MANDURIA

Rosso Manduria, ovvero pantone rosso rubino scuro, dalle mille sfumature brillanti, di ossidi di ferro, di sabbia, di calcare, di origine alluvionale  e argille. Tante sono le componenti del terreno della Doc Manduria, Doc storica e ben radicata, divisa in alcune zone che si potrebbero quasi delimitare come cru, proprio a dar vita al tradizionale concetto di terroir di questa denominazione. Un triangolo di Puglia Ed è da questo triangolo di Puglia fra le province di Taranto e Brindisi (e fino ai comuni di Avetrana e Maruggio), compreso fra lo Ionio e l’Adriatico, che ha luogo di vocazione il Primitivo di Manduria. Uva già esistente all’epoca greca e forse ancor prima portata dai Fenici. Dall’uva un vino antico che i pugliesi ancora oggi chiamano”Mjier o Mieru ” da Merum (vino schietto, di buona qualità e puro), in contrapposizione al “Vinum” composto da acqua, miele e resina.  Un vino che ha viaggiato fino a trovare una terra lontana dove mettere nuove radici. Questa terra è la California che chiama il Primitivo, col nome Zinfandel! La vera origine dello Zinfandel è stata smascherata da uno studio di ricerca voluto dall’ “Accademia dei Racemi”, associazione nata a fine anni ’90, con lo scopo di valorizzare e rivalutare il patrimonio enologico pugliese, soprattutto studiando le varietà autoctone Primitivo, Negroamaro e Malvasia Nera. Un Primitivo tutto da scoprire Perché il Primitivo trova la sua massima espressione in questo spazio di Puglia? E’ un vitigno che ama il mare, l’impianto di allevamento ad “alberello pugliese” basso, e ben si adatta al clima marino. In questo fazzoletto di terreno a circa 100mt sul livello del mare, il clima è caldo e con un’ escursione termica più elevata rispetto ad altre zone, che contribuisce ad una surmaturazione naturale delle uve. I terreni, prevalentemente argillosi e ricchi di ossidi di ferro, che si stendono su banchi di calcare di questa zona, donano le caratteristiche note di frutta rossa matura, note speziate e di erbe mediterranee, con un palato sontuoso ed alcolico ed un tannino morbido, di media acidità e con buona salinità, per un finale profondo ed elegante. Rosso Manduria, appunto. La vendemmia si svolge in un periodo variabile, a cominciare dalla prima settimana di settembre, sui terreni argillosi e con suolo calcareo con poca idratazione, fino ad arrivare all’ ultima di settimana di settembre , come nel caso dello Zinfandel dell’ azienda Vinicola “Le Felline”, immerso in un terreno molto fertile e paludoso. Ovviamente nella scelta del periodo di vendemmia non gioca ruolo solo il tipo di terroir e la vicinanza più o meno al mare ma, come per tutti, l’andamento climatico! La Cooperativa dei Produttori di Manduria La realtà di cui vi parlo, di un vino con precise caratteristiche di qualità, espressivo del territorio e con una sua dignità, è il risultato ottenuto grazie all’impegno della Cooperativa dei Produttori di Manduria: accortasi del grande potenziale del Primitivo ne ha ribaltato le sorti, affrancandola dall’uso come semplice uva da taglio per note cantine francesi e del nord Italia. Nasce quindi la doc Primitivo di Manduria nel 1974, che da disciplinare prevede la commercializzazione dopo il 31 marzo successivo alla vendemmia. Per la versione “Riserva”, sono 24 i mesi di invecchiamento ( di cui almeno 9 mesi di legno), entrambe composte al minimo 85% da uve Primitivo e il restante da uve a bacca nera non aromatiche. Successivamente nasce la DOCG Primitivo di Manduria Dolce Naturale, da 100% Primitivo ed estratto secco minimo 24g/l. Non solo Rosso Manduria Non solo Rosso Manduria: nello stesso territorio, troviamo anche ottimi vini bianchi da vitigni autoctoni. Il Bianco d’Alessano, con una buona struttura, fine e delicato, elegante con note floreali e di frutta bianca. La Verdeca, il mio bianco del cuore, prodotto anche inversione spumantizzata: è strutturata, intensa con note erbacee e dal sapore asciutto e fresco. Il Fiano dal color giallo paglierino, con frutti gialli e canditi e dalla spiccata acidità. Le realtà presenti hanno ognuna una propria storia, legata alla famiglia, al contesto e al territorio. I Produttori di Manduria sono la più antica azienda esistente dagli inizi del 900 che oggi conta 400 soci conferitori. Qualche indirizzo non guasta Luca Attanasio in Sava, a conduzione familiare, propone Primitivo in 4 versioni: Rosato fermo. Rosso giovane e rosso affinato in barrique ed un rosato con vinificazione in rifermentazione in bottiglia dalla particolare nota la di anguria che non ti aspetteresti in quest’uva, ma che è stata volutamente ricercata anche con la vendemmia precoce. Paolo Leo a San Donaci, da azienda conferitrice di uve e vino sfuso, oggi produce diverse linee di prodotti rivolte a differenti mercati. Della linea ho apprezzato molto il Bianco d’Alessano e il Primitivo “Passo del Cardinale”con le sue note di frutti neri, fresco, strutturato e persistente. Le Felline in Manduria, si presenta con il  grande Palmento (antica vasca larga e profonda, con pareti in mattone, adibita un tempo, alla fermentazione e maturazione dei mosti) utilizzato oggi per lo stoccaggio dello spumante di Vermentino e delle barrique per l’invecchiamento del Primitivo. Qui la diversificazione del territorio è precisa e per ogni appezzamento si può degustare il frutto della selezione del cru. Molto deciso e caratteristico il Primitivo Giravolta da terreni calcarei. Questa azienda è stata la prima a recuperare l’ antichissimo vitigno a bacca rossa Susumaniello.   E Gianfranco Fino. Fortunato ad aver conosciuto il nostro amato Luigi Veronelli, da agronomo diventa viticoltore e oggi produce uno dei Primitivo più conosciuti e piu’ premiati di Puglia: “Es”, il rubino nero dell’ azienda, frutto di passione, sole, studio, dedizione e terroir! In questo paradiso del palato e della vista, tutto il succo della tradizione si trasforma in nettare del futuro.  Nettare Rosso Manduria. Di Valeria Valdata @valery_and_the_wine
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Fabio e Anisa Enotria Tellus Arrow Right Top Bg

10 Agosto, 2022

Enotria Tellus: cuore, amore e fantasia

Cuore, amore e fantasia  Quando dai vita ad un progetto che già nel nome, Enotria Tellus, presenta originalità e legame con il passato, significa che lavori di cuore, amore e fantasia. Il significato è presto detto: così nell’antichità ci si riferiva all’Italia per denotare la grande vocazione vitivinicola del nostro territorio. Quando spendi gli anni della formazione tra California, Toscana e Valdobbiadene l’inizio non può che essere in discesa. Questo ha fatto Fabio, che ha fatto tesoro di queste esperienze vitivinicole e oggi produce i suoi innovativi vini Igt Marca Trevigiana nella sua azienda Enotria Tellus a San Polo di Piave. La partenza con 10 ha di proprietà, accresciuti di anno in anno fino ad arrivare a gestirne altri 20 ha. La zona di produzione si trova nella campagna veneta vicino al fiume Piave, nella provincia di Treviso dove è consentita la vinificazione di diversi vitigni fra cui Pinot Grigio, Pinot Bianco, Glera, Merlot e Raboso, quest’ultimo, autoctono della zona. Lo stile Enotria Tellus Lo stile dell’ azienda è unico e inconfondibile, frutto della commistione di intuizioni, sogni, fantasia, e lavoro fisico tanto di Fabio quanto della vulcanica Anisa. E’ Anisa che rende l’azienda un mondo pieno di colori. Con le sue creazioni racconta emozioni. Sceglie i nomi dei vini e ricerca un’estetica non convenzionale per le etichette. E’ di Anisa la voglia di raccontare quest’avventura sui social. E’ una wine front woman d’eccellenza.   Una grande idea è stata la voglia di creare un evento social che oggi è alla sua seconda edizione: “Beux, Bellussera User Experience”, incontro di wineblogger (con cui Wine Tales Magazine collabora felicemente), provenienti da tutta Italia, ospitati nella cornice di Cà di Rajo, cantina limitrofa ad Enotria Tellus, dove, le persone coinvolte hanno vissuto l’esperienza della “Belussera”, antico impianto di allevamento della vite, oggi in disuso, che proprio queste due cantine stanno cercando di riutilizzare e valorizzare, al fine di mantenere la tradizione con un occhio verso il moderno. Fabio e Anisa sono molto legati al loro territorio ed è per questo che cercano di promuoverlo e di esaltarne le caratteristiche salienti.   Vini unici, che parlano Da questo fantastico contesto nascono vini dall’ impronta decisa: freschi, precisi, con una forte identità territoriale. Identità forte impressa dai terreni principalmente sassosi e di medio impasto della zona. Il carattere unico e originale deriva ovviamente anche dalle tecniche di vinificazione scelte, come la vinificazione di Merlot e Raboso in orci di terracotta. Pionieri del Pinot Grigio spumantizzato, intraprendono questo lungo Viajo a dosaggio zero. Semplice e diretto è il Merlot Ombretta vinificato in acciaio. Al naso e al palato troviamo piccoli frutti rossi, pepe bianco. Un vino immediato, acidulo e sapido. Ha l’etichetta che preferisco, sia perché rappresenta uno dei piccoli cane Bassotto che “abitano” in azienda, sia per il significato. Bere un ombra de vin è un detto molto tipico in Veneto e la scelta di questo nome afferma decisamente le radici di Enotria Tellus. Si apre un mondo quando parliamo di Piradobis., il cui nome è un omaggio all’origine Georgiana dell’uso delle anfore per la vinificazione. Alla raccolta a mano e successiva surmaturazione di uve Merlot e Raboso segue la fermentazione di 30 giorni sulle bucce e l’affinamento nelle anfore. Ed infine l’ esplosione di profumi e sapori che rendono questo vino  fortemente rappresentativo di questo territorio. Il vino che mi ha colpito di più? Renovatio, Pinot Bianco in purezza. E’ un vino indomabile perché nato durante la pandemia,  e dal nome augurale: Renovatio infatti significa rinascita. L’ augurio che Fabio e Anisa hanno voluto esprimere con questa etichetta è di poter intraprendere un cammino verso la serenità. Il nostro invito è a recarvi a San Polo di Piave a conoscere Fabio e Anisa e ad assaggiare tutti i loro vini fatti di cuore, amore e fantasia! di Valeria Valdata @valery_and_the_wine https://youtu.be/NGRZPkni6f0
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