21 Aprile, 2026
Le Donne del Vino delegazione Lazio. ABC della Degustazione a ViniAmo 2026
Voci, calici e storie al femminile raccontate da 6 protagoniste.
Il 29 marzo l’ABC della Degustazione ha partecipato a ViniAmo 2026 con un suo stand e i vini di alcune delle aziende partner. Fin dalla mattina sono immersa tra calici, bottiglie, racconti e persone, dentro un flusso continuo fatto di degustazioni, assaggi, domande e curiosità. L’affluenza supera le aspettative e ogni incontro diventa uno scambio diverso, uno sguardo nuovo, una storia che si aggiunge alle altre.
Le ore scorrono veloci senza quasi accorgermene, mentre l’energia non si abbassa mai.
Nel pomeriggio iniziano ad arrivare, una alla volta, le produttrici protagoniste della masterclass dedicata alle Donne del Vino delegazione Lazio in programma alle ore 19. Ci riconosciamo, ci presentiamo, iniziamo a parlare come se ci fossimo già incontrate altre volte. Si crea subito una connessione naturale, fatta di sorrisi, di foto scattate al volo, di racconti condivisi con leggerezza ma anche con profondità.
Poi arriva la comunicazione del ritardo della nostra masterclass, più di un’ora, e per un attimo sento salire l’ansia, penso alla sala, alle persone che aspettano, al rischio che qualcosa possa disperdersi prima ancora di iniziare. Continuo a guardare l’orologio mentre tutto intorno si muove veloce.
Vado a cambiarmi, mi siedo e finalmente il tempo rallenta. Fuori restano il rumore, i calici, le voci, mentre dentro si crea uno spazio diverso, più lucido.
Ripenso a quando è iniziato tutto, a quell’idea ancora informe che un anno fa esisteva solo nella mia testa, senza una direzione precisa ma con una forza difficile da ignorare. Ripenso alle scelte fatte, alla costanza, alle energie messe in ogni dettaglio, a tutte le volte in cui andare avanti è stata una decisione e non una conseguenza.
Ed è proprio lì che capisco davvero dove mi trovo, a pochi minuti da una sala piena, costruita passo dopo passo, scelta dopo scelta.
L’ansia lascia spazio alla concentrazione, diventa presenza.
Questo è il nostro momento e deve essere perfetto.
Quando entro in sala li vedo tutti, seduti, in piedi, appoggiati alle pareti. Hanno aspettato e questa è la prima risposta, la più forte.
La tensione si scioglie e lascia spazio a qualcosa di più profondo.
Mi presento e racconto l’ABC della Degustazione per quello che è davvero, un modo di vivere il vino attraverso le sensazioni, l’esperienza personale, il confronto. Racconto anche un pezzo di me, dico che solo un anno fa tutto questo non esisteva, che è stato un percorso intenso, costruito giorno dopo giorno, e che oggi rappresenta solo l’inizio.
Dico che sono felice, orgogliosa, ma soprattutto determinata a continuare, perché l’ambizione cresce insieme alla passione.
La sala ascolta in silenzio.
Poi arriva il momento di presentare Serena Scarpel, delegata Lazio delle Donne del Vino. Cresciuta in cantina, Serena porta con sé una visione del vino come cultura, relazione e condivisione, e oggi lavora per creare connessioni tra aziende, territori e persone. Il suo intervento è autentico, diretto, pieno di presenza, e racconta con chiarezza cosa rappresenta questa associazione: una rete concreta che valorizza il territorio e le donne che lo vivono ogni giorno.
Mi guarda, sorride e annuncia davanti a tutti il mio ingresso ufficiale nella delegazione Lazio delle Donne del Vino.
L’applauso arriva forte, pieno, continuo, e in quel momento tutto si ferma per un secondo. Sento il peso e il valore di quel passaggio, non come un punto di arrivo ma come un nuovo inizio, più consapevole.
La degustazione prende forma.
Invito subito la sala a partecipare, a lasciarsi andare, a dire la prima cosa che viene in mente senza filtri, perché è da lì che nasce il racconto più vero.
Qualcuno sorride, qualcuno è titubante, ma bastano pochi minuti perché le prime voci inizino a farsi sentire.
La prima a raccontarsi è Nina Farrel di Vigneti Jacobini, produttrice e sommelier che ha riportato in vita uno storico marchio dei Castelli Romani. Nel calice porta un Lazio IGP biologico da uve procanico in purezza, essenziale e preciso, con una freschezza che richiama la terra vulcanica. Il suo modo di raccontare è coerente con il vino, attento, rispettoso, radicato nel territorio che valorizza anche attraverso progetti e iniziative dedicate. Raccolto a mano ad Ariccia, il vino unisce frutta gialla e agrumi a una chiara impronta minerale, con una chiusura sapida che invita al sorso successivo. Qualcuno dal pubblico dice “sa di pulito, di qualcosa che ricomincia”, e in quel momento tutto prende una direzione più personale.
Annuisco e aggiungo che non esiste una risposta giusta, esiste quello che il vino riesce a smuovere in ognuno di noi.
Poi è il turno di Chiara Iacoponi di Eredi dei Papi con il suo Schietto. Chiara non è presente, ma il suo lavoro arriva comunque chiaro attraverso il racconto di Sara Costantini. Chiara guida l’azienda con uno sguardo attento al mercato e alle relazioni, portando avanti un impegno concreto nella valorizzazione del territorio. Il vino è diretto, autentico, e nel calice si apre uno spazio personale, dove emergono ricordi e sensazioni che ognuno interpreta a modo suo. Un Grechetto in purezza di Monte Compatri, fresco e morbido, che intreccia fiori bianchi e note minerali con una bevibilità immediata. Una ragazza alza la mano e dice che le ricorda una domenica in famiglia, qualcosa di semplice ma pieno, e la sala si apre a nuove interpretazioni.
Sorrido e li invito a fidarsi di quelle immagini, perché è lì che la degustazione diventa esperienza.
Con Martina Fianco di Torre dei Falchi il racconto si amplia. Martina segue ogni fase del lavoro, dalla vigna alla vendita, e questa completezza si ritrova nel suo Apà, Frascati Superiore DOCG, equilibrato e consapevole. Il suo è un percorso recente ma già molto definito, fatto di studio, ritorno alla terra e visione condivisa. In sala cala un silenzio pieno, di quelli che parlano da soli. Un vino da Malvasia e varietà autoctone, profumato di fiori e agrumi, che in bocca resta armonico e persistente. Per qualche secondo nessuno parla, poi qualcuno rompe il silenzio dicendo “questo vino ti fa fermare”, e non serve aggiungere altro.
Colgo quel momento per sottolineare quanto anche il silenzio faccia parte della degustazione.
Poi arriva Marina Boccia di Vini Valle Marina, che porta avanti un progetto di famiglia iniziato dai genitori e diventato nel tempo sempre più personale. Con il suo Lampione, Moscato di Terracina DOP, entra in sala il territorio pontino, fatto di luce e vento. Il vino sorprende, rompe le aspettative, accende reazioni spontanee e crea uno scarto che rende tutto più vivo. Qualcuno esclama che non si aspettava un Moscato così, più fresco, meno scontato, e da lì parte un piccolo confronto spontaneo tra i partecipanti.
Lascio spazio a queste reazioni, perché sono il cuore dell’ABC della Degustazione. Dai vigneti affacciati sul mare, regala profumi di fiori d’arancio e pesca, con una freschezza aromatica che avvolge senza appesantire.
Ora è il momento dei rossi, iniziamo con Alessandra Ceracchi di Casale Lucino. Quarta generazione di una famiglia legata al vino, Alessandra unisce esperienza e visione contemporanea, occupandosi attivamente della gestione e dell’accoglienza in cantina. Il suo Cesanese Red Light racconta identità, radici e scelte, e nel calice resta più a lungo, come se chiedesse tempo. Un rosso rubino intenso, tra frutti maturi e spezie, morbido e persistente, capace di esprimere tutta la forza del territorio di Olevano Romano. I toni si abbassano e una voce dice “questo è un vino che va ascoltato piano”, e la sala si raccoglie ancora di più intorno al calice.
Intervengo sottolineando quanto certi vini chiedano tempo, proprio come le storie più profonde.
A chiudere è Sara Costantini di Villa Simone, cresciuta tra le vigne e oggi punto di riferimento per eventi, enoturismo e comunicazione. Il suo approccio è giovane ma solido, capace di tenere insieme tradizione e contemporaneità. Con il suo Cesanese La Torraccia accompagna la chiusura con equilibrio, lasciando una sensazione piena e coerente. Un vino elegante e strutturato, dove frutti rossi e spezie dolci si fondono in un sorso armonico e ben bilanciato. In chiusura qualcuno commenta che è un vino elegante, che accompagna senza invadere, e si percepisce chiaramente che la degustazione ha ormai trovato il suo ritmo.
Li guardo e capisco che ormai non stanno più solo degustando, stanno vivendo davvero quello che succede nel calice.
La sala è cambiata senza che ce ne accorgessimo. Le persone si parlano, si confrontano, si riconoscono. Si crea uno spazio condiviso fatto di storie, di voci, di identità.
Mi fermo a osservare quella scena, sei donne, sei percorsi diversi, una forza comune che tiene tutto insieme, e io dentro questo racconto con una consapevolezza nuova.
Le Donne del Vino sono questo, una rete reale, una presenza che sostiene, valorizza e crea connessioni, uno spazio in cui il vino diventa linguaggio e possibilità.
Quando la degustazione finisce nessuno si alza subito, si resta ancora un po’, a parlare, a sorridere, a trattenere quel momento.
In quell’ora abbiamo condiviso molto più di una sequenza di vini, abbiamo dato spazio a storie, percorsi e visioni.
E quando le donne raccontano il vino, nel calice non c’è solo tecnica o territorio, c’è una voce che prende forma, una voce che nasce dall’esperienza, dallo studio, dal lavoro quotidiano, una voce che porta con sé identità, scelte, coraggio.
È una voce che lascia un segno, che resta anche quando il calice è vuoto, che continua a parlare anche dopo l’ultimo sorso.
Ed è proprio lì che il vino smette di essere solo qualcosa da degustare e diventa qualcosa da ricordare.
ABC della Degustazione
Non limitarti a bere. Impara a degustare.
E ricordati sempre: nessuna bella storia è mai iniziata con “stavano bevendo acqua”.
Alessandra Massimi – ABC della Degustazione
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