Oltre le sensazioni del vino

Il vino incontra l’animo di chi lo vive e lo produce. Prima ancora del naso e della bocca, si posa lo sguardo, si tende l’orecchio in ascolto: ogni calice è una storia da ascoltare, un viaggio dentro e oltre il bicchiere, là dove le emozioni sono libere di esprimersi. Elisa ci conduce in un universo sensoriale che aspetta solo di essere scoperto e narrato

Lambrusco a Corte. Un vino in continua evoluzione che racconta il territorio Arrow Right Top Bg

7 Giugno, 2026

Lambrusco a Corte. Un vino in continua evoluzione che racconta il territorio

  Il Lambrusco, nell’immaginario comune, è sempre stato uno di quei vini che finiscono per diventare così quotidiani e abitudinari da essere dati quasi per scontati, senza dedicargli più la giusta attenzione. Succede spesso con il Lambrusco: presente sulle tavole emiliane da generazioni, compagno naturale della convivialità, della cucina locale e dei momenti semplici. Eppure, dietro quel calice dalle bollicine vivaci, esiste un mondo molto più complesso fatto di territori, interpretazioni produttive, denominazioni e identità differenti. Il Lambrusco è sicuramente un vino profondamente legato alla convivialità e alla tradizione gastronomica emiliana, ma spesso viene percepito come qualcosa di familiare su cui non ci si sofferma abbastanza. In realtà è un vino in continua evoluzione e dietro ogni bottiglia esiste un universo fatto di lavoro agricolo, ricerca, identità produttive e interpretazioni che meritano di essere raccontate con maggiore profondità. Il Lambrusco non è soltanto un vino simbolo dell’Emilia-Romagna. È memoria gastronomica, identità territoriale e capacità di reinventarsi nel tempo. Con questo spirito, il 16 e 17 maggio, la storica Corte Ospitale di Rubiera ha ospitato “Lambrusco a Corte”, manifestazione dedicata alle tante espressioni del vino emiliano e capace di riunire produttori, appassionati e operatori del settore in una delle location più suggestive tra Reggio Emilia e Modena. Promossa da ONAV Reggio Emilia, associazione che forma gli assaggiatori di vino, la manifestazione ha trovato nella Corte Ospitale una cornice perfetta: un luogo che custodisce memoria, accoglienza e tutta la storicità del territorio di Rubiera. Ma ciò che ha reso davvero interessante Lambrusco a Corte è stato il suo modo di raccontare il vino non semplicemente come prodotto, ma come espressione culturale di un territorio, di una comunità e di una tradizione che continua a evolversi nel tempo. In un momento storico in cui il settore vitivinicolo affronta nuove sfide — cambiamenti climatici, nuove abitudini di consumo, crescente attenzione verso sostenibilità e autenticità — fermarsi a raccontare il Lambrusco significa anche interrogarsi sul futuro delle produzioni identitarie italiane e delle piccole realtà locali. Perché il Lambrusco ha tante sfaccettature: non è uno solo. Parlarne al singolare significa quasi semplificare una realtà molto più articolata. Esistono interpretazioni più fresche e verticali, altre più strutturate; versioni tradizionali accanto a espressioni contemporanee, Metodo Classico o Charmat, capaci di raccontare sfumature differenti della stessa origine. Cambiano i profumi, la persistenza, la tessitura del sorso. Cambia il dialogo con il cibo. Cambia il modo in cui ogni produttore sceglie di rappresentare il proprio territorio. Ed è proprio durante eventi come Lambrusco a Corte che le persone riescono davvero a vedere oltre. Manifestazioni come questa assumono un valore importante perché permettono di comprendere che dietro una bottiglia esiste una storia fatta di persone, vigne, stagioni e lavoro. Una storia fatta di vigne, stagioni, scelte produttive e persone. Degustare non significa soltanto bere: il valore delle masterclass Uno degli aspetti più interessanti di manifestazioni dedicate al vino è la possibilità di trasformare l’assaggio in conoscenza. Spesso ci si avvicina a una degustazione guidati dalla curiosità o dal piacere, ma è soltanto fermandosi ad approfondire che si riesce davvero a comprendere ciò che si ha nel bicchiere. Durante Lambrusco a Corte, ONAV ha offerto gratuitamente momenti di approfondimento che hanno cambiato completamente il modo di percepire il vino e il suo legame con il territorio. La masterclass dedicata agli abbinamenti è stata sicuramente uno dei momenti più interessanti della giornata. Il percorso è iniziato con un Lambrusco Rosé della Cantina Sociale Centro di Massenzatico: fresco, delicato, con una beva elegante e immediata, capace di introdurre il percorso degustativo con grande equilibrio. Successivamente, il Lambrusco di Sorbara di Fangareggi è stato abbinato all’erbazzone alla zucca. Un accostamento sorprendente, dove la freschezza e la verticalità tipica del Sorbara riuscivano ad accompagnare perfettamente la dolcezza della zucca, mantenendo il sorso dinamico e pulito. Con l’erbazzone tradizionale, invece, protagonista è stato il Grasparossa della Cantina Puianello. Più intenso e strutturato, con una componente tannica più marcata, si sposava perfettamente con la sapidità e la rusticità del piatto. I miei assaggi: quattro interpretazioni diverse dello stesso territorio Tra i tanti vini degustati durante Lambrusco a Corte, alcuni assaggi mi hanno colpita più di altri perché capaci di raccontare quanto il mondo del Lambrusco sia sfaccettato e in continua evoluzione. Il primo assaggio che mi ha incuriosita è stato il Lambrusco Mantovano della Cantina Sociale Cooperativa di Quistello, una realtà storica nata nel 1928 e profondamente legata alla tradizione vitivinicola mantovana. Molto interessante anche l’assaggio del Ruberti in purezza, espressione che valorizza il vitigno autoctono Grappello Ruberti, storicamente coltivato nell’Oltrepò mantovano. Tra gli assaggi che ho trovato più piacevoli nella loro immediatezza inserirei sicuramente anche il Lambrusco secco di Francesca Mara. Tra i vini che invece mi hanno colpita maggiormente per finezza ed eleganza c’è stato sicuramente il Sorbara Rosé del Cristo di Umberto Cavicchioli e Figli.   Elisa Nardi- Oltre le sensazioni del vino
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Ciserano Decanta. Il vino nasce dalle persone Arrow Right Top Bg

25 Marzo, 2026

Ciserano Decanta. Il vino nasce dalle persone

  Ci sono eventi che nascono da un progetto. E poi ce ne sono altri che nascono da un’abitudine, da un gesto semplice che si ripete nel tempo fino a diventare qualcosa di più grande. Ciserano Decanta è un evento che nasce dalla passione di un gruppo di giovani per il mondo del vino: in un venerdi sera qualunque attorno a un tavolo, davanti a qualche bottiglia aperta, dallo scambio di idee e dal piacere di riunirsi a degustare insieme.
Proprio questo gruppo di amici calice dopo calice  inizio a domandarsi come estende tutto questo nelle strade del loro tanto amato paese. Nel 2019, prende forma un’associazione culturale. I ragazzi di Ciserano Decanta partono da una consapevolezza semplice, ma potente: la consapevolezza che vivere in Italia significa avere a disposizione un patrimonio vitivinicolo straordinario.   Un Paese capace di offrire centinaia di vitigni, territori diversissimi e una ricchezza di denominazioni che raccontano storie, tradizioni e identità uniche. Siamo custodi di una miriade di “opere in bottiglia”  ben di 500 varietà di uve coltivate, oltre 300 denominazioni DOC, più di 100 IGT e più di 70 DOCG. Eppure, osservando le abitudini quotidiane, si rendono conto di quanto questo patrimonio venga spesso vissuto solo in parte. La maggior parte delle persone tende a scegliere sempre gli stessi vini, affidandosi a nomi conosciuti, senza spingersi oltre ciò che è familiare. È proprio da qui che nasce la loro idea di “piccola rivoluzione”. Non qualcosa di eclatante, ma un cambiamento culturale fatto di gesti semplici: avvicinare le persone al vino in modo più consapevole, stimolare la curiosità, incoraggiare a scoprire etichette nuove. Attraverso il festival, le visite in cantina e le attività dell’associazione, l’obiettivo diventa quello di creare un’abitudine diversa: parlare con i produttori, conoscere i territori, vivere il vino non solo come consumo, ma come esperienza. Un percorso che, passo dopo passo, può portare anche a qualcosa di più profondo: sviluppare un legame autentico con questo mondo, fino a immaginarsi, un giorno, dall’altra parte — tra i filari, a comprendere davvero cosa significa fare vino. Nasce Ciserano Decanta il festival di un piccolo borgo che negli anni è cresciuto, mantenendo intatta la sua anima.     Un festival che cresce, un appuntamento autentico Il 19 aprile 2026 Ciserano Decanta torna con una nuova edizione, confermando un percorso iniziato nel 2022 e cresciuto passo dopo passo. Una  manifestazione che si differenzia dalle altre, più commerciali ed industriali, perché si presta molta attenzione ad esaltare e celebrare la bellezza: non solo vino ma qui si respira soprattutto aria di tradizione nelle  decorazioni per le vie, le balle di fieno, nei fiori, negli stand artistici, nei vinarelli, nella musica dal vivo. un festival che è cresciuto ma che resta sempre unico nel suo genere e nelle emozioni che regala. Partecipare a Ciserano Decanta è sempre un’esperienza che va oltre il vino: è qualcosa che arricchisce anche a livello personale. Ogni volta porto via qualcosa di diverso: una conversazione, un volto, una scoperta inattesa.
Un’atmosfera indimenticabile Passeggiare tra le vie del centro durante il festival significa entrare in un racconto fatto di dettagli.
Balle di fieno, fiori, musica dal vivo, artisti e persone che si fermano a parlare senza fretta.
Non è solo scenografia: è un modo di vivere il vino che mette al centro la bellezza e la relazione. Un festival che diventa un racconto  e infatti  il nome Decanta deriva da “decantare” che significa raccontare, esaltare e per esattezza nel mondo del vino si riferisce a quella tecnica specifica in cui dopo anni chiuso in bottiglia un vino viene travasato nel decanter per permettergli di respirare, di aprirsi e di esprimere al meglio   tutte le sue proprietà organolettiche: da quelle olfattive e gustative fino alle tattili. Questa parola per me descrive perfettamente lo spirito del festival: creare uno spazio in cui il vino e le persone possano esprimersi con naturalezza e libertà. Una comunità forte Dietro Ciserano Decanta c’è una comunità vera: volontari, amici, famiglie, giovani del territorio.
È questo che rende l’evento diverso: non è solo organizzazione, ma partecipazione. Solo così è possibile portare avanti l’obiettivo di praticare, promuovere e diffondere la cultura del vino.
L’impegno non è dunque solo l’organizzazione Annuale di Ciserano ma l’impegno costante nelle visite in cantina, nei corsi di degustazione e in molto altro. Il festival e Il vino come scoperta Il Festival torna nel 2026 con nuove emozioni, incontri indimenticabili e il meglio della tradizione:  un’occasione speciale per scoprire sapori autentici del vino italiano, la musica dal vivo in un’atmosfera che solo questo evento sa regalarci ogni anno.
Ogni anno ci si focalizza sull’ospitare cantine selezionate da tutta Italia, creando un percorso alla scoperta di territori e storie diverse. Sì prende il calice con la taschina e si va alla scoperta dei vini italiani con gioia e con un approccio lento che permette di fermarci ad ascoltare le storie, il lavoro, la tradizione dietro ogni vino, ogni produttore. Ci si ritrova a fare domande, a confrontarsi, a scoprire dettagli che non si leggerebbero mai su un’etichetta. Sono proprio queste conversazioni che ti restano impresse. Passeggiare tra le cantine di Ciserano Decanta significa costruire un percorso personale, senza una direzione obbligata. Qui ci si lascia guidare dall’istinto, da un’etichetta che incuriosisce, da una bottiglia che attira lo sguardo. Ogni banco è un incontro. Ogni produttore ha il suo modo di raccontarsi: c’è chi parte dal territorio, chi dalla vendemmia, chi da una storia familiare.   Ed è proprio questo che rende l’esperienza così autentica: il vino non viene solo versato, ma condiviso. Il festival si sviluppa tra le vie del centro, trasformando il paese in un vero e proprio percorso sensoriale.
Non manca il lato artistico: la musica dal vivo accompagna il percorso, le installazioni artistiche creano angoli inaspettati, le persone si fermano, si incontrano, si riconoscono.   C’è un ritmo naturale, mai forzato, che rende tutto più autentico. Artisti, musicisti, performer contribuiscono a costruire un’atmosfera che va oltre il semplice evento enogastronomico. Il vino diventa parte di un racconto più ampio, in cui anche l’estetica e la creatività hanno un ruolo centrale.   Ogni volta che partecipo, mi rendo conto di quanto questo festival riesca a creare connessioni. Non solo con il vino, ma con le persone. Ci si sente parte di qualcosa, anche senza conoscere nessuno e forse è proprio questo che lo rende così speciale. Quello che rende davvero speciale questo festival è anche la libertà con cui lo si vive. Non esiste un percorso prestabilito: ognuno costruisce il proprio viaggio, seguendo il proprio ritmo e la propria curiosità.
Ci si lascia guidare da un’intuizione, da un racconto, da un produttore che riesce a trasmettere qualcosa di autentico. Così, proprio in questi momenti, il vino smette di essere solo un assaggio e diventa esperienza. Tra un banco e l’altro nascono connessioni spontanee. Si parla, si condivide, si scoprono punti di vista diversi.
È un modo semplice ma profondo di vivere il vino, che riporta tutto alla sua dimensione più vera: quella della condivisione.     Informazioni sul festival Ciserano Decanta – Festival del Vino
19 aprile 2026 – dalle ore 10:00
Centro di Ciserano (BG) Se ami il vino, le storie che porta con sé e le esperienze autentiche, questo è un appuntamento da non perdere.
Per partecipare e scoprire tutti i dettagli dell’evento va su
https://ciseranodecanta.it   Elisa Nardi- Oltre le sensazioni del vino
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Stravino. Un modo diverso di conoscere il vino Arrow Right Top Bg

16 Febbraio, 2026

Stravino. Un modo diverso di conoscere il vino

Ci sono eventi che si attraversano con la fretta di chi ha paura di perdere qualcosa. E poi ce ne sono altri che, fin dal primo momento, suggeriscono un ritmo diverso. STRAVINO appartiene a questa seconda categoria: non chiede di essere consumato, ma abitato. È un evento che non si impone con programmi serrati o percorsi obbligati, ma che lascia spazio all’esperienza individuale, al tempo personale, alla libertà di scegliere come e quanto fermarsi.  In un panorama enologico sempre più affollato di appuntamenti, STRAVINO si distingue proprio per questa scelta controcorrente. Qui il vino non è un oggetto da collezionare, né una prova di competenza. È un mezzo. Un linguaggio. Un punto di partenza per entrare in relazione con le persone che lo producono, con i territori che lo raccontano e con chi lo sceglie con curiosità e attenzione. Il 28 febbraio e il 1° marzo 2026, STRAVINO torna con la sua IV edizione in Toscana, scegliendo come sede una location che incarna  perfettamente questo spirito: Villa Castelletti, a Signa, alle porte di Firenze. Una location che non ospita, ma accompagna.  Villa Castelletti non è una cornice neutra. È una presenza attiva che dialoga con l’evento e ne amplifica il senso. Immersa nella campagna toscana, adagiata su una collina nei pressi del torrente Ombrone, la villa offre uno spazio che invita naturalmente alla calma, all’ascolto, alla sosta. Raggiungerla è semplice, ma una volta varcato il cancello, si ha la sensazione di entrare in un luogo separato, protetto, dove il tempo assume un’altra densità.
Gli spazi ampi, le sale luminose, gli affacci sul verde creano le condizioni ideali per un evento che mette al centro la relazione. Camminare tra i banchi non è mai un atto meccanico. Ci si ferma, si osserva, si torna sui propri passi. Una degustazione può trasformarsi in una conversazione, una conversazione in un racconto, un racconto in un ricordo destinato a restare. STRAVINO: il vino come esperienza consapevole STRAVINO è una mostra mercato enologica pensata per chi ama davvero il vino:
appassionati, degustatori consapevoli, operatori del settore. Ma soprattutto persone curiose, che non cercano risposte preconfezionate,
bensì dialogo. Durante le due giornate, le cantine presenti non si limitano a versare vino. Raccontano il proprio lavoro, le scelte produttive, le difficoltà, le annate.
I produttori sono presenti, accessibili, disponibili. Non ci sono palchi, non ci sono filtri, non ci sono formalismi. La degustazione è libera,
senza limiti imposti. Ognuno costruisce il proprio percorso, seguendo il gusto, la curiosità, l’intuizione. C’è chi assaggia molto, chi poco.
Chi si sofferma su pochi vini, chi attraversa territori diversi. Non esiste un modo giusto o sbagliato: esiste solo l’esperienza personale. Il pubblico: una comunità temporanea Uno degli aspetti più interessanti di STRAVINO è il tipo di pubblico che riesce a riunire. Wine lovers autentici, persone attente,
che scelgono di esserci non per moda, ma per interesse reale. Si assaggia, ma soprattutto si ascolta.  Si fanno domande, si approfondisce,
si torna su un vino perché non è ancora finito il racconto. L’atmosfera che si crea è conviviale, mai caotica, elegante ma informale. Un equilibrio raro, che permette di vivere il vino senza pressioni,
senza aspettative da soddisfare, senza dover dimostrare nulla. Cibo, pause e tempo condiviso A rendere l’esperienza ancora più completa contribuiscono le aree food, realizzate in collaborazione con Uscio e Bottega – Prato.
Non si tratta di una semplice pausa tecnica, ma di un momento che entra a pieno titolo nel racconto dell’evento. Sedersi, mangiare,
condividere un piatto, scambiare impressioni su un assaggio appena fatto. Riprendere fiato, riprendere una conversazione, riprendere il percorso. Anche questo fa parte dell’esperienza STRAVINO: la possibilità di vivere il vino senza separarlo dalla convivialità. Informazioni pratiche STRAVINO – IV Edizione 28 febbraio e 1° marzo 2026
Orario continuato: 11:00 – 21:00
Villa Castelletti – Signa (FI) Il biglietto giornaliero include il calice ufficiale STRAVINO, inciso al laser, che resta come ricordo dell’evento.
Sono previste tariffe dedicate per associazioni di settore e accrediti per operatori. In conclusione STRAVINO non è un evento da “fare”. È un luogo da vivere. Un tempo da attraversare con attenzione. Un invito a conoscere il vino
attraverso le persone, i luoghi e le storie che lo rendono possibile. Un modo diverso di conoscere il vino, che parte dal calice ma arriva molto più lontano. Per tutte le informazioni e per l’acquisto dei biglietti:
https://www.stra-vino.it     Elisa Nardi- Oltre le sensazioni del vino
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Vino in Circolo. Il vino diventa una scusa per fermarsi Arrow Right Top Bg

8 Febbraio, 2026

Vino in Circolo. Una scusa per fermarsi

Ci sono momenti in cui il vino smette di essere un oggetto da analizzare e torna a essere ciò che è sempre stato: un pretesto. Un pretesto per fermarsi, per ascoltare, per stare insieme. È una sensazione sottile, ma immediatamente riconoscibile, che negli ultimi anni si è fatta sempre più concreta attorno al progetto Vino in Circolo, confermandone la forza e la necessità. Fin dalle prime esperienze, è stato chiaro come togliere il vino dal piedistallo e riportarlo al centro della tavola fosse una scelta non solo simbolica, ma profondamente contemporanea. Vino in Circolo non è nato dall’urgenza di creare qualcosa di nuovo, ma dal bisogno di ritrovare qualcosa che sembrava andare perduto: il tempo condiviso. I risultati, oggi, raccontano una comunità viva e partecipe. La storia comincia con quattro amici – Andrea, Benedetta, Edoardo e Lorenzo – accomunati da una formazione da sommelier e da una passione coltivata negli anni. Dopo i corsi, le degustazioni tecniche e le certificazioni, arriva però una consapevolezza che molti  professionisti e appassionati del vino conoscono bene: studiare non basta, se non esistono luoghi reali dove continuare a vivere ciò che si è imparato. Il vino, per sua natura, è relazione. Ma nella quotidianità fatta di impegni, lavoro, famiglia e ritmi sempre più serrati, anche il vino rischia di diventare un’attività programmata, incastrata tra un appuntamento e l’altro. Così nasce una domanda semplice, quasi spontanea: e se ci fosse un circolo? Un luogo dove tornare a bere e parlare di vino senza fretta, senza obiettivi, senza aspettative. Vino in Circolo prende forma proprio come risposta a questa esigenza. Non un club esclusivo, non una scuola, non un contenitore di eventi, ma una comunità. Un luogo in cui il vino è il mezzo attraverso cui le persone si incontrano, si raccontano e si riconoscono. Qui non conta quanto si sa, ma quanto si è disposti ad ascoltare. Ed è forse questo approccio ad averne decretato il successo. Partecipare a una serata di Vino in Circolo ha significato, per molti, sedersi a un tavolo senza la necessità di dimostrare nulla. Si è parlato di vitigni, territori, pratiche agricole e abbinamenti,
ma sempre con naturalezza, lasciando spazio alle esperienze personali e ai racconti.
L’assenza di barriere tecniche ha reso il progetto accessibile, inclusivo, autentico.
Chiunque è stato il benvenuto, purché portasse con sé curiosità e voglia di condividere. In questo contesto il vino ha smesso di essere un oggetto di giudizio ed è tornato a essere un linguaggio comune.
Un linguaggio capace di unire persone diverse per età, provenienza ed esperienze, creando un terreno di dialogo reale.
Un approccio volutamente distante dai format più strutturati e performativi, che ha scelto la strada della semplicità consapevole e che ha trovato un riscontro evidente nel pubblico. Anche il tesseramento all’associazione segue questa filosofia. Non è una formalità, ma un gesto di appartenenza. I soci vengono aggiornati sulle iniziative e possono partecipare agli eventi organizzati, sempre a posti limitati, ma senza corsie preferenziali o priorità. Tutti partono dallo stesso punto, nel rispetto di un’idea di comunità basata sull’equità e sulla condivisione. All’interno di questo percorso si inserisce VINANDO, l’evento annuale di tesseramento di Vino in Circolo, che nel tempo ne è diventato l’espressione più concreta e riconoscibile.
VINANDO non si è mai presentato come una fiera, né come una semplice degustazione, ma come una vera e propria giornata di incontro. Un momento in cui il progetto ha preso forma, volto e voce. Durante VINANDO, 31 produttori di vino da tutta Italia si sono riuniti per una giornata di degustazioni libere e confronto diretto.
I banchi sono diventati punti di dialogo, non barriere. I produttori, presenti e disponibili, hanno raccontato il proprio lavoro senza filtri e senza formalismi, creando un contatto diretto e autentico con il pubblico. Le degustazioni, libere e senza percorsi obbligati, hanno permesso ai visitatori di muoversi con autonomia, tornare su un vino, fermarsi a parlare, ascoltare storie non previste.
È stata proprio questa libertà a rendere l’esperienza autentica e memorabile, confermando la solidità e il successo del format. La scelta della location rafforza ulteriormente questo approccio. VINANDO si svolge presso la Casa del Popolo di Grassina, uno spazio semplice e accogliente, lontano da contesti patinati. Un luogo che invita alla sosta e alla conversazione, dove il tempo sembra rallentare e lasciare spazio all’incontro. L’ingresso all’evento ha incluso l’accesso alle degustazioni e il tesseramento a Vino in Circolo, sottolineando come VINANDO non fosse un episodio isolato, ma l’inizio – o la prosecuzione – di un percorso condiviso. Un modo concreto per entrare a far parte di una comunità
che, incontro dopo incontro, ha continuato a crescere. In un panorama enologico sempre più affollato di eventi standardizzati, Vino in Circolo e VINANDO hanno dimostrato che esiste un’alternativa possibile e desiderata.  Meno rumore, più ascolto. Meno velocità, più profondità.
Un modo diverso di vivere il vino, che rimette al centro le persone prima delle etichette. Alla fine, ciò che è rimasto non è stato solo il ricordo di un buon assaggio, ma quello di un incontro riuscito.
Ed è forse proprio questo il segno più chiaro che il vino, quando è vissuto nel modo giusto, sa ancora creare legami duraturi.   Elisa Nardi- Oltre le sensazioni del vino
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Albero Stello. Una visita che profuma di Puglia autentica Arrow Right Top Bg

17 Gennaio, 2026

Albero Stello. Una visita che profuma di Puglia autentica

  Il mio incontro con una cantina che ha fatto della genuinità la sua identità Quando arrivi da Albero Stello la prima sensazione è quella di entrare in una casa piuttosto che in un’azienda. Una casa pugliese, fatta di accoglienza semplice, profumi familiari e quel modo spontaneo di raccontare il proprio lavoro che solo le realtà autentiche sanno trasmettere. Sono venuta qui per scoprire i loro prodotti, ma soprattutto per capire chi c’è dietro ogni bottiglia. Ciò che ho trovato è molto più di una cantina: è una storia di amicizia, territorio e passione sincera. Una filosofia che senti subito, la percepisci nell’aria, nei gesti, nei sorrisi. La famiglia di Albero Stello parla della loro avventura con gli occhi di chi fa tutto con il cuore. Niente fronzoli, niente sovrastrutture: soltanto la voglia di valorizzare la loro terra attraverso vino e olio lavorati nel pieno rispetto della natura. Durante la visita mi hanno raccontato come tutto sia nato dal desiderio di creare prodotti veri, “puliti”, senza compromessi. Una genuinità che senti in ogni dettaglio. Rasparossa: il Primitivo che racconta la loro anima Il momento più emozionante della visita è arrivato quando mi hanno fatto assaggiare il loro Rasparossa – Primitivo Gioia del Colle DOC. Un vino che sembra fatto apposta per raccontarti la Puglia. Colori, profumi e gusto: rubino intenso, frutta rossa matura, prugna, marasca, spezie. Un sorso caldo, avvolgente, strutturato ma equilibrato. Un Primitivo che non vuole impressionare: vuole raccontare. Perché questa visita mi è rimasta nel cuore Ci sono cantine che visiti, ed esperienze che ti porti via. Albero Stello rientra senza dubbio nella seconda categoria. Conclusione Albero Stello non è solo una cantina: è il ritratto di una Puglia genuina, fatta di amicizia, lavoro, rispetto per la terra e un Primitivo che vale il viaggio.   Elisa Nardi- Oltre le sensazioni del vino
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Marsovin Winery. Un viaggio nel cuore del vino maltese Arrow Right Top Bg

28 Ottobre, 2025

Marsovin Winery. Un viaggio nel cuore del vino maltese

Durante il mio viaggio a Malta, ho avuto il piacere di visitare una delle cantine più storiche e rappresentative dell’isola: la Marsovin Winery. Fin dal mio arrivo, sono stata accolta con una cordialità autentica, sia dalle guide che dall’enologo, che mi ha accompagnata con passione e competenza alla scoperta della storia, delle vigne e dei vini della casa. In questo luogo, il vino non è solo un prodotto, ma un racconto che intreccia tradizione, territorio e famiglia. Una storia di passione e famiglia La storia di Marsovin Winery nasce da una passione autentica e da un forte legame con la terra. Tutto ha inizio con un giovane di appena sedici anni, che, dopo la perdita del padre, si trovò a dover mantenere la famiglia grazie ai terreni ereditati. Da quella responsabilità nacque un sogno: trasformare il lavoro della terra in un progetto duraturo e di valore. Inizialmente, Marsovin non possedeva vigne proprie: acquistava le uve da produttori locali e le vinificava con cura artigianale. Con il tempo arrivarono i primi appezzamenti, la costruzione della cantina e, negli anni ’60, il trasferimento definitivo nell’area di Marsa — da cui il nome “Marsovin”. Oggi l’azienda produce alcuni dei vini più rappresentativi dell’isola, tra cui Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, mantenendo sempre uno sguardo attento alla sostenibilità. “Marinai”, ad esempio, è stato il primo vino locale certificato biologico, simbolo della volontà dell’azienda di unire tradizione e innovazione. Marsovin è anche l’unica realtà maltese a coltivare Chardonnay sull’isola di Gozo, dove il microclima e i suoli calcarei regalano eleganza e mineralità ai vini bianchi. Degustazione tra storia e territorio La visita si è conclusa nella suggestiva sala dell’Archivio Storico dei Vini, un ambiente dal fascino autentico dove il tempo sembra essersi fermato. Le pareti raccontano oltre un secolo di viticoltura maltese: etichette d’epoca, bottiglie rare e testimonianze che ricordano come Marsovin sia parte viva della storia del vino dell’isola. Sedersi lì, con il calice in mano, è stata un’esperienza che va oltre la semplice degustazione: è stato un modo per connettersi con la memoria e l’identità del territorio. Durante la degustazione ho avuto il piacere di assaggiare tre vini che rappresentano perfettamente la filosofia di Marsovin: radici forti, eleganza e continua ricerca di qualità. Antonin Bianco Prodotto da uve Chardonnay coltivate a Gozo, l’Antonin Bianco è un vino di grande equilibrio e complessità. Al naso sprigiona note di frutta tropicale matura, vaniglia e accenni burrosi, frutto di una fermentazione in barrique. In bocca è pieno, vellutato, ma sostenuto da una freschezza minerale che ne esalta la finezza. Un bianco che unisce eleganza francese e anima mediterranea. Antonin Rouge Un blend di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot, coltivati nelle vigne di Malta. Il vino affina in botti di rovere per circa un anno, sviluppando una struttura intensa ma armoniosa. Al palato emergono note di frutti rossi maturi, spezie dolci e un tocco balsamico. È un rosso avvolgente, ricco, che racconta la forza e la profondità della terra maltese. 1919 Infine, ho degustato il 1919, uno dei vini più iconici di Marsovin, simbolo di continuità e memoria. Disponibile in versione bianca e rossa, prende il nome dall’anno di fondazione della cantina. Il 1919 Bianco, a base di Chardonnay e Moscato, è fragrante e profumato, con una piacevole freschezza agrumata. Il 1919 Rosso, invece, unisce Gellewza e Shiraz in un blend morbido, fruttato e perfettamente equilibrato, ideale per accompagnare i piatti tipici maltesi. Conclusione: il vino come espressione dell’isola Ogni calice è stato abbinato a prodotti del territorio — formaggi locali, pane fragrante e oli aromatici — a dimostrazione di come, anche a Malta, il vino sia parte integrante della cultura gastronomica. Marsovin Winery non è soltanto una cantina: è un luogo dove la storia incontra la passione e dove il passato continua a dialogare con il futuro. Uscendo dalla sala dell’Archivio Storico, ho avuto la sensazione di portare con me qualcosa in più di una semplice esperienza di degustazione: un piccolo frammento dell’anima maltese, fatta di autenticità, dedizione e orgoglio. Marsovin rappresenta perfettamente questo spirito: un ponte tra tradizione e innovazione, tra terra e mare, tra memoria e contemporaneità. Un viaggio nel gusto che racconta, attraverso ogni sorso, la vera essenza di Malta.   Elisa Nardi- Oltre le sensazioni del vino
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Vinòforum 2025. Il gusto in connessione tra vino e cucina Arrow Right Top Bg

11 Ottobre, 2025

Vinòforum 2025. Il gusto in connessione tra vino e cucina

  A Roma, una settimana di esperienze sensoriali dove il vino diventa racconto, incontro e cultura Ogni settembre Roma si trasforma in un palcoscenico del gusto. Dal 8 al 14 settembre, nel cuore verde di Villa Borghese – Piazza di Siena, è andata in scena una nuova edizione di Vinòforum – Lo Spazio del Gusto, l’evento che celebra l’incontro tra vino, cucina e persone. Vinòforum non è solo un grande evento dedicato al vino: è un viaggio sensoriale e culturale che attraversa territori, tradizioni e nuove visioni. Un luogo dove ogni calice racconta un territorio, ogni piatto diventa emozione e ogni incontro lascia il segno. Quest’anno ho partecipato con la curiosità di chi ama scoprire e con la sensibilità di chi cerca nel vino una storia da raccontare. E posso dire che, anche questa volta, Vinòforum è riuscito a sorprendere.   Vini che raccontano territori: le mie scoperte a Vinòforum Camminare tra gli stand di Vinòforum è come attraversare l’Italia — e un po’ anche l’Europa — con il calice in mano. Ogni sorso è un invito al viaggio, una finestra su paesaggi, profumi e tradizioni. Tra i vini che mi hanno colpita di più in questa edizione: Pecorello di Ippolito (Calabria) – un bianco solare, dai profumi floreali e agrumati, che racconta l’anima mediterranea del Sud. Riva Diva, la nuova bollicina firmata Ippolito – elegante, minerale, con una finezza che parla di innovazione e territorio. Pecorello Bianco di Akra (Calabria) – un bianco marino e sapido, che incanta per equilibrio e persistenza. Donna Giuliana Rosato di Giraldi & Giraldi e Le Conche Rosato – due rosati autentici, vibranti e moderni, espressione di una Calabria che riscrive il suo stile. Le Piantate Frascati Superiore di Chiara Via Volpetti (Lazio) – raffinato e armonico, dimostra quanto il Lazio stia riscoprendo la propria eleganza. Riva dei Carati Sive Natura (Sicilia) – un bianco pieno di luce, con note di frutta gialla e mandorla, simbolo del Mediterraneo nel bicchiere. Pizzogallo Traminer (Umbria) – aromatico, speziato e sorprendentemente fine. Hedos di Cantina Tollo (Abruzzo) – rosato minerale e intenso, che unisce modernità e autenticità. Viñas del Vero Gewürztraminer (Spagna) – profumato e seducente, con un equilibrio tra dolcezza e freschezza che conquista.   Quando l’enogastronomia diventa dialogo Vinòforum è anche sinonimo di incontro tra cucina e vino, tra produttori e chef, tra chi crea e chi degusta. La vera novità degli ultimi anni è proprio questa: l’evoluzione dell’enogastronomia come dialogo continuo tra mondi che un tempo restavano separati. Ne ho avuto la prova durante la Cena Acqua Orsini – Gocce di Eccellenza, realizzata in collaborazione con Culto Trastevere e Carteroblio. Un’esperienza che ha messo in luce il nuovo linguaggio del gusto: equilibrio, leggerezza e ricerca. L’acqua, protagonista insieme al vino, è diventata parte integrante del percorso degustativo. La mineralità di Acqua Orsini ha creato un filo conduttore tra i piatti, amplificando le sensazioni e rendendo ogni abbinamento un piccolo dialogo di armonie. Un esempio concreto di come oggi l’enogastronomia non sia più solo tecnica o tradizione, ma esperienza consapevole, fatta di collaborazione, equilibrio e ascolto.   Cibo e vino: due linguaggi, una sola emozione Durante Vinòforum ho capito ancora una volta che non esiste un abbinamento perfetto in assoluto: esiste quello che emoziona, quello che crea connessione. Il vino non completa il piatto, lo accompagna in una danza di aromi, consistenze e ricordi. Chef e sommelier lavorano insieme come due interpreti che raccontano la stessa storia da punti di vista diversi. Il risultato è un’armonia che cambia a ogni sorso, ma che lascia sempre un segno. E forse è proprio questo il cuore di Vinòforum: la capacità di creare legami, di unire le persone attraverso il gusto, di trasformare la convivialità in cultura.   Conclusione: il futuro dell’enogastronomia è relazione Vinòforum 2025 ha confermato che il futuro del vino e della cucina è fatto di connessioni. Dalla Calabria alla Spagna, dai produttori locali agli chef emergenti, ogni realtà partecipa a un racconto collettivo che celebra la diversità e l’autenticità. Uscendo da Villa Borghese, con ancora il ricordo dei profumi, dei calici e delle conversazioni appassionate, ho pensato che il vero valore di eventi come questo sta proprio nella condivisione. Perché il vino, quando è raccontato con sincerità, non è mai solo una bevanda: è un modo di vivere, di emozionarsi e di incontrarsi.   Elisa Nardi- Oltre le sensazioni del vino
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Nova Wine. La passione che diventa eccellenza Arrow Right Top Bg

20 Settembre, 2025

Nova Wine. La passione che diventa eccellenza

  Ci sono esperienze che vanno oltre la semplice degustazione: diventano incontri, racconti, emozioni che restano nel tempo. La mia esperienza con Nova Wine è stata esattamente così: un viaggio nel calice, guidato con cura e passione, alla scoperta di etichette uniche che raccontano territori e storie diverse. Fin dal primo calice ho percepito che dietro questo progetto non c’era soltanto un’attività commerciale, ma un’autentica passione trasformata in eccellenza. Nova Wine nasce proprio così: dal piacere di scoprire grandi vini, dall’entusiasmo di condividere bottiglie speciali e dal desiderio di creare un punto di riferimento per chi cerca qualità, carattere ed esclusività. Dalla passione privata a un progetto condiviso Durante la mia degustazione ho conosciuto meglio la storia di Nova Wine, che ha il volto e il cuore di Francesco, sommelier bolognese. Per lui il vino è stato innanzitutto un piacere personale: collezionarlo, degustarlo, raccontarlo e consigliarlo agli amici. Una passione autentica, nata spontaneamente e poi cresciuta passo dopo passo. Con il tempo, attorno a questa passione si sono uniti altri compagni di viaggio come Matteo e Stefano, che hanno contribuito a trasformare quelle cene tra amici e quei brindisi condivisi in un progetto e in un attività. Così, nasce una realtà strutturata che oggi unisce la ricerca appassionata e il servizio professionale. Una filosofia chiara: selezione e consulenza Ciò che ho apprezzato di più durante la degustazione è stato l’approccio: nessuna etichetta è scelta per caso. Ogni bottiglia è frutto di un percorso fatto di degustazioni, valutazioni e confronti, con l’obiettivo non solo di trovare un vino “buono”, ma quello che meglio rappresenta un territorio, uno stile, un’annata e con una ricerca di cantine sia con nomi ed etichette importanti ma anche di piccole chicche di piccoli produttori e dalla ialina indiscutibile. Nova Wine è una vera consulenza personalizzata: dal ristoratore che vuole una carta vini memorabile, all’enoteca in cerca di chicche rare, fino al privato che vuole sorprendere i suoi ospiti con un calice fuori dall’ordinario.   Un progetto dal volto umano Quello che rende speciale Nova Wine è l’autenticità. Nonostante la crescita e le collaborazioni con grandi cantine, resta sempre un approccio diretto, fatto di ascolto, passione e relazione. Da cliente, ti senti accolto e guidato, non solo servito. Perché il vino, in fondo, non è solo una bevanda: è cultura, convivialità ed emozione. Nova Wine vuole essere proprio questo: un ponte tra chi produce con dedizione e chi cerca nel calice qualcosa di speciale.   Il futuro di Nova Wine L’obiettivo è fin troppo chiaro: continuare a crescere restando fedeli alla propria essenza. Essere un punto di riferimento per chi cerca vini fuori dall’ordinario, selezionare con cura e proporre con passione, senza dimenticare la scintilla che ha fatto nascere tutto: l’amore sincero per il vino e il piacere di condividerlo.     Elisa Nardi
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Sabbia di Mare a Bologna. Nasce il menù conviviale Arrow Right Top Bg

2 Agosto, 2025

Sabbia di Mare a Bologna. Nasce il menù conviviale

  Un nuovo modo di mangiare il pesce Ci troviamo in un giardino segreto a Bologna dove il pesce si condivide, il tempo rallenta e la brace racconta storie….quelle di un appassionato di cucina  e di vini di nome Enrico Bigi. Enrico dopo aver fondato Antica Trattoria del Reno famosa per la carne alla brace e la sua selezione di importanti etichette decide di aprire un format tutto nuovo sul pesce e il vino in condivisione. Uno di quei posti che Bisogna scovarli e goderseli appieno. Qui si gode di un esperienza conviviale dove si condividono piatti di pesce  e vini di qualità in un luogo che sembra appartenere al ritmo frenetico della città: il tempo rallenta, il profumo della brace incontra la brezza serale e la cena diventa un’esperienza da vivere insieme. Immerso in un giardino tranquillo, tra alberi e luci soffuse, si trova un ristorante che ha fatto della condivisione la sua filosofia: qui si cena in compagnia, ma in un modo diverso dal solito. Il menù è studiato per essere vissuto come un vero e proprio viaggio di gruppo nel mondo del pesce, dove ogni piatto arriva in condivisione tra i commensali. Un percorso di mare, da gustare insieme, un idea vincente accompagnata dalla specialità la brace di pesce. Un metodo tutto loro di cucinare il pesce con il sapore della brace. Dimenticate le porzioni individuali e ordinate: da Sabbia di Mare, ogni piatto arriva diviso per due. Non è solo un dettaglio pratico, è una scelta che trasforma il pasto in un momento conviviale autentico, fatto di scambi, di “assaggia questo”, di racconti tra un calice e un boccone. Tra i menù degustazione proposti, quello dedicato ai crudi di pesce è il più sorprendente: mazzancolle, tonno e pescato del giorno – selezionati con cura e lavorati con la tecnica del dry-aged, che concentra e raffina il sapore. Si prosegue poi con una mezza porzione di primo piatto a testa e secondi piatti serviti da dividere al centro della tavola. Tutto preparato con grande attenzione alla materia prima, alla freschezza e all’equilibrio dei sapori. Il vino? Si condivide anche quello. Nel nostro percorso, siamo stati guidati nella scelta due bottiglie da accompagnare e per accompagnarci nel percorso: l’Ammari di Baglio Oro, bianco frizzante siciliano, vibrante e minerale. il Romice rosato della Cantina Calcagno, elegante, fresco, perfetto con i crudi; Due etichette che parlano d’estate e di compagnia. La brace: l’anima calda della cucina Non si può lasciare Sabbia di Mare senza aver provato almeno un fuori menù dal reparto Brace. Noi abbiamo scelto le cozze alla brace: affumicate, intense, servite caldissime. Un piatto che da solo vale la visita e racconta l’anima più rustica e sincera di questa cucina. Un invito a rallentare Sabbia di Mare è il posto perfetto per chi cerca una cena estiva diversa, elegante ma mai pretenziosa. Un ristorante dove la qualità della materia prima e dei vini incontra l’idea del pasto condiviso, e dove ogni dettaglio – dal giardino alla presentazione dei piatti alla selezione dei vini– invita a rallentare e godersi il momento.   Elisa Nardi
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