Il viaggio di Francesca

Francesca Sardelli ci rende partecipi del suo viaggio alla ricerca e scoperta di piccole aziende guidate da giovani e coraggiosi produttori, magari donne, spesso a conduzione familiare, scoprendo vini nuovi e doc poco note

Alta Langa Roma 2026. Il viaggio di Francesca e le bollicine piemontesi Arrow Right Top Bg

30 Giugno, 2026

Alta Langa Roma 2026. Il viaggio di Francesca e le bollicine piemontesi

  Il viaggio di Francesca è tornato per il secondo anno a Roma, dove lunedì 11 maggio si è svolta la terza edizione di “Alta Langa Roma 2026”, la meravigliosa manifestazione in onore della bollicina piemontese “Regina Assoluta e Indiscussa” nella Capitale. Come cornice sempre l’affascinante location “Spazio Field di Palazzo Brancaccio”, che, anche quest’anno, ha regalato emozioni forti e tantissima felicità, ampi saloni e tanti calici, volti noti e non e, soprattutto, momenti divertenti ricondivisi non solo con i miei due carissimi amici e bravissimi sommelier Andrea Rocca e Andrea Ceri, ma anche con tutti gli altri invitati a questo evento, rivolto ed aperto esclusivamente come gli anni precedenti agli operatori del settore: stampa, buyer ed Ho.Re.Ca. Bei numeri in questa edizione 2026: circa 700 ospiti accreditati, 47 produttori presenti rispetto ai 30 dell’anno passato ed è stato possibile degustare 115 cuvée, suddivise tra bianchi, rosati e riserve, nella tipologia brut e pas dosè. Ovviamente, in primis, anche quest’anno i doverosi ringraziamenti alla Reitano Consulting per averci rinvitati e per essere stati nuovamente presenti ad una delle tre Masterclass (tutte sold out) guidate dal bravissimo Marco Reitano, sommelier del ristorante Tre Stelle Michelin La Pergola (Rome Cavalieri – The Waldorf Astoria) ed in presenza del presidente del Consorzio Alta Langa Giovanni Minetti. Che dire! Quest’anno è aumentata ancora di più la curiosità e l’imbarazzo della scelta nella degustazione, visto il numero dei produttori: due saloni adibiti, tutto riorganizzato alla perfezione ed ovviamente le aziende (dai giovani produttori, ai nomi meno noti a quelli famosissimi) riavevano tutte il proprio banco/degustazione  rigorosamente in ordine alfabetico dalla A alla Z. Ed eccoli qua tutti i produttori, tutti i veri e grandi protagonisti dell’evento che ci hanno deliziato con i loro gioielli: Abrigo Fratelli, Agricola Brandini, Agricola TT, Anna Maria Abbona, Banfi, Bera, Bosca, Cantina Clavesana, Casa E. di Mirafiore, Colombo, Contratto, Coppo, Cortino, Cuvage, Daffara & Grasso, Deltetto 1953, Duchessa Lia, Enrico Serafino, Ettore Germano, Fontanafredda, Gancia, Garesio, Ghione Anna, Giulio Cocchi, Ivaldi, La Fusina, La Torre di Castel Rocchero, Marcalberto, Marco Capra, Marziano Abbona, Nada Giuseppe, Paolo Ferri, Pecchenino, Pianbello, Piazzo Comm. Armando, Podere Gagliassi, Poderi Cusmano, Poderi Vaiot, Rizzi, Roccasanta, Saffirio, Tenuta Carretta, Tenuta Il Falchetto, Tenuta Langasco, Terre del Barolo, Tosti1820, Vite Colte. Continua ad essere un’esperienza interessante ed unica: uno spostarsi da un banco-degustazione all’altro, avvicinandomi a salutare i produttori conosciuti lo scorso anno ed a curiosare fra le “new entry”, un chiudere gli occhi e perdersi nuovamente in questo viaggio sensoriale che questa specialissima DOC regala, assaggiando le diverse e sorprendenti “interpretazioni” di questo metodo classico (tutto millesimato e con indicazione della vendemmia in etichetta), prodotte con uve Pinot nero e/o Chardonnay coltivate nell’area collinare delle province di Alessandria, Asti e Cuneo. Non potevano mancare tre partnership all’evento: Acqua S.Bernardo, l’acqua piemontese che rappresenta la perfetta unione di qualità, tradizione ed eleganza e famosa per l’inconfondibile bottiglia “Gocce”, disegnata da Giorgetto Giugiaro, ancora oggi icona di stile; “La Tradizione”, storica bottega gastronomica romana, riconosciuta per la straordinaria selezione di salumi e formaggi di alta qualità provenienti da tutta Italia e non solo; “Olio Quattrociocchi” , l’azienda di Alatri e vera eccellenza dell’olivicoltura italiana, che con il suo spettacolare olio extravergine d’oliva si conferma una “espressione autentica della tradizione e della cultura mediterranea. Dopo un bel giro, alle ore 15.30,  sempre in perfetto orario, eccoci presenti all’ultima Masterclass della giornata, dove io, Rocca e Ceri, quest’anno siamo stati ospiti di una lezione/degustazione interessante e particolare: Alta Langa Docg con lungo affinamento. Quattro calici e in un’ora Marco Reitano, ci ha fatto emozionare con quattro brillanti interpretazioni: Fontanafredda “Vigna Gatinera” Alta Langa DOCG Riserva 72 Mesi 2016, Blanc de Noirs Pas Dose, realizzato esclusivamente con uve Pinot Nero al 100% provenienti da una singola parcella storica (“Vigna Gatinera”). Gancia Cuvée 60 Mesi Alta Langa DOCG Riserva Brut, fiore all’occhiello della storica cantina piemontese Gancia, prodotto con uvaggio selezionato 50%Pinot Nero e 50% Chardonnay. Contratto Alta Langa Riserva DOCG “Special Cuvée” Pas Dose 2016, 90% da Pinot Nero e al 10% da Chardonnay, 90 mesi sui lieviti, premiato come Top Wine e con i prestigiosi 5 Grappoli nella guida Bibenda. Cuvée Aurora Riserva 100 Mesi 2013 di Banfi, a dosaggio zero. Realizzata per l’85% da Pinot Nero e per il 15% da Chardonnay, affina sui lieviti per oltre 8 anni. Definito un vino raro, sembra che sia imbottigliato quasi esclusivamente in formato magnum. Un’ora di condivisione, opinioni, confronti e tanti applausi prima di lasciare la meravigliosa sala della Masterclass e continuare il percorso degustativo con i vari produttori, ma non senza passare a rivedere “ONDE”, l’installazione simbolo del territorio dell’ALTALANGA DOCG,  creata nel 2025, per raccontare in modo innovativo il luogo di origine di questa bollicina e pensata per essere presente a tutti gli eventi del Consorzio, offrendo le informazioni geografiche e le caratteristiche del territorio. Poteva mancare il cocktail 2026? Assolutamente NO! Quindi, quest’anno abbiamo avuto l’onore di assaggiare il cocktail: “Torino Royal”, presentato da Christian Comparone, Bar Manager di “Baylon Cocktail Bar&Bistrot” . Un cocktail che nasce come interpretazione contemporanea del Piemonte, proponendo un dialogo ed un connubio perfetto tra alcune delle sue espressioni più identitarie: l’Alta Langa Docg, il Vermouth di Torino Igp e il Rosolio di Torino, insieme al liquore alla nocciola. Il risultato? Un cocktail di grande bevibilità, vibrante ed elegante, capace di valorizzare le caratteristiche di questa meravigliosa bollicina e la sua versatilità, regalandoci un mix coinvolgente ed affascinante con note agrumate, floreali e speziate. Le ore passano ed é arrivato il momento dei saluti e rientrare in Toscana … con qualche lacrimuccia e la felicità di essere stata nuovamente invitata e poterci nuovamente essere …. Che dire! Questo evento ha sempre più successo e continua ad essere il meraviglioso risultato del sempre piú intenso e saldo legame tra Alta Langa DOCG e Roma, frutto di un lavoro costante e attento del Consorzio, iniziato già nell’autunno del 2023, con una tappa del format “Alta Langa DOCG: Anima di un Territorio” e proseguito nel 2024 e nel 2025  con le prime due edizioni della manifestazione. Il numero crescente dei produttori presenti è la dimostrazione che, con entusiasmo ed orgoglio, c’è tantissima voglia di presentare al pubblico di esperti e professionisti l’interpretazione di un prodotto di alta qualità che sta ricevendo sempre più attenzione, tantissimi apprezzamenti e sempre più posto nelle Carte dei Vini. “Alta Langa Roma”, continua ad essere un appuntamento annuale importante, un evento speciale, di quelli che veramente aspetti con trepidazione. Scendendo per il secondo anno le scale di Palazzo Brancaccio e, quindi, concludendo questo meraviglioso viaggio, mi sono tornate in mente le parole dell’anno scorso, riconfermandole totalmente: L’eccellenza delle bollicine ha  conquistato decisamente Roma… carissima Alta Langa, ti riaspettiamo nel 2027!.   Francesca Sardelli – Il viaggio di Francesca
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ReWine&Food. Vino e sapori di Maremma Arrow Right Top Bg

22 Giugno, 2026

ReWine&Food. Vino e sapori di Maremma

  Il viaggio di Francesca questa volta si ferma nella sua adorata terra di Maremma, dove, Lunedì 30 marzo, presso il Teatro Fonderia Leopolda a Follonica (GR) è stato ospitato per la primissima volta un evento interessantissimo e molto particolare, “ReWine&Food – Vino e sapori di Maremma“, creato per far conoscere e valorizzare il patrimonio vitivinicolo e gastronomico del territorio maremmano. Un evento pensato e fortemente voluto da Simone Cigli, titolare dell’azienda vinicola Podere Cigli di Casteani (Gavorrano), nonché Presidente della Strada del Vino Monteregio di Massa Marittima.  Per chi non la conoscesse questa “Strada” è un meraviglioso percorso enogastronomico che si snoda nel cuore delle Colline Metallifere, nell’Alta Maremma grossetana, nei comuni di Massa Marittima, Monterotondo Marittimo, Montieri, Follonica, Scarlino, Gavorrano, Roccastrada e Castiglione della Pescaia, ed istituita per promuovere i vini “Monteregio di Massa Marittima DOC” (riconosciuti dal 1994), attraversa un territorio ricco di borghi medievali, vigne e uliveti secolari. L’evento completamente gratuito, si è svolto in due fasi: dalle 14:30 alle 18:00, è stato riservato esclusivamente agli operatori del settore(Ho.Re.Ca., sommeliers, distributori e stampa specializzata), creando uno spazio professionale strategico per il networking e lo sviluppo di nuove ed interessanti collaborazioni commerciali. Successivamente, dalle 18:00 alle 20:00,  la Fonderia ha aperto le porte al pubblico. Ed è stato qui che si sono uniti tantissimi appassionati, ovvero,  numerosi “Wine Lovers” e tanti curiosi che hanno potuto accedere all’evento e, ricevendo il proprio calice, hanno potuto conoscere e scoprire le eccellenze enogastronomiche locali, con degustazioni guidate e dialogando direttamente con i produttori. Quindi, come avrete capito, “Vino e Cibo locali” sono stati i veri protagonisti, in questa suggestiva cornice della Fonderia Leopolda di Follonica, offrendo un’esperienza unica e autentica tra i sapori toscani e maremmani,  riunendo sotto lo stesso tetto cantine, frantoi, caseifici e salumifici. E’ stato meraviglioso poter assaggiare prodotti tradizionali come porchetta, salumi, formaggi, olio, il tutto accompagnato dall’ottimo vino che i vari produttori hanno presentato e fatto degustare… ma, soprattutto, é stato ancora più meraviglioso poter girare fra gli stand e ritrovare aziende conosciute, affiancate da giovani produttori e piccole realtà,  tutti uniti in questo evento per far conoscere tutto ciò che di bello questa terra fra tanta macchia mediterranea e mare cristallino riesce a regalare e credetemi… e credetemi veramente c’è stato tanto da scoprire e c’è tanto da valorizzare! Alla presenza del Sindaco della Città di Follonica, del Presidente della Strada del Vino Monteregio di Massa Marittima e anche noi con la Redazione di WineTalesMagazine che siamo stati i media partner ufficiali, la manifestazione ha visto una partecipazione numerosa e qualificata, sia a livello di aziende sia a livello di pubblico. Ma…. Addentrandoci totalmente nella grande sala, che cosa abbiamo potuto degustare io ed il mio carissimo amico, nonché bravissimo sommelier Andrea Rocca, arrivato appositamente da Roma? Ve lo assicuro! Di tutto e di più: bianchi, rossi, rosati, dal fresco Vermentino, a vini prodotti con blend particolari e internazionali che in Maremma non ti aspetti proprio, da vini affinati in mare, a rossi corposi, complessi e ben strutturati e, soprattutto, immancabile questa piccolissima DOC, la “Monteregio”, che ancora viene prodotta da pochi ma eccellenti produttori. Ed ecco, appunto, un grandissimo applauso a tutti i numerosi produttori, uno ad uno, nessuno escluso, che ci hanno regalato un pomeriggio intenso e sorprendente: Podere  Cigli, Podere La Pace, Cacciagrande, MorrisFarm, Podere  Ristella, Torre Civette, Azienda Agricola Valentini, Cantina  I Vini di Maremma, Azienda Agricola Bellettini Sauro, Tenuta di Gramineta, Sequerciani, Conti di San Bonifacio, Azienda Agricola Le Mandriacce, Ampeleia, Podere Riparbella, Poggio ai Quadri, Azienda Agricola Mitiscollis, Azienda Agticola Montepozzalini, Azienda Agricola Valdonica, Azienda Agricola La Magia, I Forestieri, Azienda Agricola Il Capannino, Azienda Agricola Castello Viscogliosi, Azienda Agricola Nibema, Azienda Agricola Etrurio, Azienda Agricola Meleta, Poggio al Rigoloccio, La Cura, Rocca di Frassinello, Podere Ranieri, Campi all’Omona, Azienda Agricola Campo Bargello, Maremmalta, Tenuta Casteani, Tenuta Il Fontino, Rocca di Montemassi, Val del Melo, La Badiola, Podere Paterno, Caseificio Follonica, Salumificio Franchi, Poder Novo,  Pensiero Bio, Tenuta 12, Fertuna e Salumificio Subissati. Il viaggio è terminato, il calice è vuoto ed i riflettori sono spenti ed iniziano le riflessioni…perché questo evento mi è piaciuto, anzi perché ci è piaciuto? Perché il Presidente Cigli ha avuto una grande idea nel volere fortemente questo evento, lavorandoci senza sosta, dall’idea alla sua realizzazione? E soprattutto, perché scegliere strategicamente una zona turistica e di mare come Follonica? Perché eventi come “ReWine & Food” sono la dimostrazione che investire sulla promozione enogastronomica nel territorio è stata ed è una strada vincente. La città, infatti, può diventare il vero ponte tra l’entroterra delle Colline Metallifere e il turismo balneare, offrendo occasioni di qualità sia ai visitatori che agli operatori del settore. Una manifestazione così ben organizzata ha valorizzato e valorizza il lavoro dei produttori e genera ricadute positive per tutta la filiera. Quindi, “il viaggio di Francesca”, anzi, Francesca, non solo si augura che Follonica con tutte le potenzialità che ha, diventi un punto di riferimento per il turismo legato alla qualità dei  prodotti ma, soprattutto,  ancora di più si augura che “ReWine & Food” possa diventare un appuntamento annuale stabile, capace di crescere nel tempo e di rafforzare ulteriormente l’identità enogastronomica della Maremma.     Francesca Sardelli – Il viaggio di Francesca
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Cantina Roncaglia. Imparare ad ascoltarsi nuovamente Arrow Right Top Bg

12 Marzo, 2026

Cantina Roncaglia. Imparare ad ascoltarsi nuovamente

  Il viaggio di Francesca, questa volta vi porta a conoscere un’azienda giovanissima e a conduzione familiare. Siamo a Carpi (Modena) e stiamo per addentrarci in una realtà nata veramente pochissimi anni fa, dove circa sette ettari di vigneti nella campagna circostante sono condotti nella maniera più artigianale possibile e dove tradizione e passione stanno portando alla produzione di vini artigianali, con metodo naturale e rifermentazione in bottiglia. Partiamo dagli inizi, perché c’è una storia dietro questa azienda. Per oltre quarant’anni la famiglia ha coltivato le vigne nella Bassa modenese, conferendo le uve alle cantine sociali e solo con il tempo è cresciuta una consapevolezza impossibile da ignorare: il valore del lavoro in vigna insieme alle scelte fatte con cura e passione, non trovava più voce. Nel 2023, appena tre anni fa, è stata cambiato strada. Si, proprio così, nel 2023, tre generazioni della famiglia Roncaglia hanno scelto di vinificare in proprio, per non disperdere una vita di lavoro e per dare il giusto peso a vitigni storici per troppo tempo snobbati e da valorizzare. Uve che poi vengono lavorate con i metodi ancestrale e classico, tramite fermentazioni lente e un approccio artigianale e appassionato che mette al centro il tempo e il rispetto della materia prima. Questo viaggio, quindi, non è solo il racconto di una famiglia, ma anche di una terra che sta imparando a farsi ascoltare di nuovo. E così Cantina Roncaglia si inserisce nella nuova generazione di produttori che lavorano per cambiare la percezione di questi vitigni, dimostrando come, attraverso scelte agricole e tecniche precise, sia possibile ottenere vini di grande qualità, adatti a una ristorazione attenta e ad una distribuzione selettiva. Da questo concetto nasce un motto veramente d’impatto: Niente più Italian Coca-Cola. La nostra missione è garantirti la gioia nel bere un Lambrusco buono, anzi buonissimo. Lo produciamo con entusiasmo e impegno, mettendo in luce la complessità che questo vino merita. Un vino che si produce precise motivazioni: CONVIVIALITÀ, poiché l’idea è celebrare tutti i momenti di condivisione; AUTENTICITÁ, rispettando territorio e i valori della famiglia e PASSIONE, poiché ogni bottiglia è il frutto di un lavoro svolto con dedizione, passione e amore. Il progetto di questa azienda? Innanzitutto, il concentrarsi su due varietà storiche spesso sottovalutate e snobbate, ovvero, il Sorbara e il Salamino. Due vitigni tradizionalmente e comunemente associati a produzioni di volume, che l’azienda ha scelto di reinterpretare attraverso metodi di vinificazione più lenti e rispettosi, per ottenere, appunto, vini secchi, eleganti, gastronomici e identitari. Vini adatti alla bevuta quotidiana, ma anche alle grandi occasioni. La gamma dei vini comprende cinque etichette, con una produzione annua che si attesta attualmente tra le 10.000 e le 15.000 bottiglie totali. Ogni bottiglia porta il nome di un membro della famiglia, come segno di continuità e memoria e questo non è solamente un gesto simbolico, bensì una dichiarazione di responsabilità: infatti, ogni vino racconta una storia reale, fatta di mani, di errori, di tentativi e di scelte coraggiose. Vi farò conoscere, quindi, le cinque etichette, i cinque vini, in produzione limitata, molto molto particolari ed interessanti, perché ci sono i vini rifermentati in bottiglia con metodo ancestrale (PIETRO, ACHILLE, FLAMINIO), un vino fermo da Salamino (GIANNI CARLO) ed un Metodo Classico Sorbara Dosage Zero (LORIANO). Inizia la nostra degustazione con “PIETRO”, appena 2200 bottiglie prodotte e dedicato a Nonno Pietro, nato nel 1901, un mezzadro di una famiglia delle prime colline modenesi dove ha imparato a fare il vino scuro. Lambrusco dell’Emilia IGT è il vino che racchiude l’essenza di questa terra. 100% Lambrusco Salamino di Santa Croce, con il suo colore rosso rubino intenso e con spuma fine, al naso regala freschezza e note di frutti rossi, in particolar modo di ciliegia, mentre al palato è secco, di buona struttura, fruttato, perfetto per accompagnare i piatti della tradizione emiliana, dai primi piatti, come un piatto di pastina in brodo “macchiato” col pomodoro (piatto preferito del nonno), ai secondi di carne, e perché no, una bella partita a briscola. Secondo vino e assaggiamo “ACHILLE”, Lambrusco dell’Emilia IGT, 3500 bottiglie prodotte e dedicato ad un personaggio di famiglia, un festaiolo, sempre col sorriso, nonostante la vita per nulla facile. Di sicuro lo avrebbe apprezzato abbinato ad un piatto piccante, come piaceva a lui. 100% Lambrusco di Sorbara, ma con una particolarità: viene vinificato in bianco. Ma le sorprese non sono finite qui, perché nel calice si presenta di un bianco ma totalmente virante al rosa tenue con spuma fine, al naso è fresco e dona note di piccoli frutti rossi, nonché una piacevolissima nota agrumata, mentre al palato è secco, piacevolmente fresco e delicato. Consigliatissimo come aperitivo, in accompagnamento a taglieri e primi piatti è perfetto anche in abbinamento con crudi di pesce. Ma soprattutto, è perfetto per i momenti insieme, di qualsiasi tipo essi siano, perché offre una piacevole esperienza sensoriale. Insomma, un vino che trasforma ogni brindisi in un’occasione speciale. Ed eccoci al terzo vino e qui c’è una “SUPER STORIA”. Con le S Maiuscole! Quando é stato deciso di intraprendere questa nuova avventura, ovvero, dare vita a questa azienda, il primo pensiero é stato Quando facciamo il vino, lo facciamo buono, non come quello di Flaminio. Flaminio era il nonno materno. Ruspante com’era, aveva una strana passione per il Lambrusco aspro: quando lo imbottigliava, aggiungeva un po’ di succo di limone. E sono state storie come questa ad ispirare il progetto di questa meravigliosa famiglia, sapendosi reinventare ed esprimendo al massimo il prodotto più rappresentativo della loro terra, il Lambrusco. Il terzo vino appunto é “FLAMINIO”, Lambrusco dell’Emilia IGT (3333 bottiglie prodotte), 100% Lambrusco Salamino di Santa Croce, vinificato in rosato, che nel calice si presenta di un bel rosato con spuma fine, all’olfatto è fresco e fruttato, con note di piccoli frutti rossi, in particolare, note di fragolina, mentre al palato è fresco, secco, ben strutturato e di bella beva. Un vino ottimo come aperitivo, in accompagnamento ai primi piatti della tradizione, carni bianche e piatti di pesce. Quarto vino “GIANNI CARLO” Rosso dell’Emilia IGT, e dedicato ad un esserino speciale, il Border Collie di casa, la mascotte di Famiglia. Stiamo parlando di 1400 bottiglie prodotte, uve 100% Lambrusco Salamino di Santa Croce, ma vinificato rosso fermo, con affinamento in parte in Barrique di Rovere Francese. Nel calice è di un bel rosso rubino intenso con riflessi violacei, al naso è intenso, vinoso e fruttato (frutti rossi, ribes, melograno), arricchito da leggeri sentori speziati e un sottile tocco tostato e balsamico derivante dall’affinamento in barrique, mentre in bocca è pulito, fresco, leggero, fruttato con gradevole acidità che ne esalta la bevibilità e pulisce il palato. Un vino eccellente con salumi stagionati e cotti, pasta ripiena della tradizione emiliana, bolliti misti, carni bianche e rosse. Siamo al quinto ed ultimo vino e arriva quello che non ti aspetti, ovvero “LORIANO” Metodo Classico, dedicato allo Zio Loriano, che alle feste arrivava sempre ultimo, ma finiva per ballare con tutte. 1500 bottiglie prodotte, per questo vino Rosato Spumante di Qualità Dell’Emilia IGT, Metodo Classico – Dosaggio Zero, da uve 100% Lambrusco Sorbara, che nel calice si presenta di una delicata tonalità rosa antico, al naso è fresco, delicato, fine, con note delicate floreali e note fruttate di frutti rossi, mentre al palato è secco, fresco, sapido, dal gusto pieno, cremoso ed equilibrato. Ideale come aperitivo o a tutto pasto, in abbinamento a pesce, crostacei, antipasti delicati, carni bianche, salumi e formaggi stagionati e tortellini in brodo. Finita la degustazione e, quindi, finisce anche questo viaggio di Francesca, lasciando dentro di me la bellissima sensazione che qui alla Cantina Roncaglia, nel cuore pulsante dell’Emilia, c’è veramente un Lambrusco che parla di famiglia, terra e convivialità. Una bellissima ed incredibile realtà e dei Vini giovani, freschi, eleganti e gastronomici, che, come dice felice la Famiglia Roncaglia, Sono dedicati anche agli amici stretti e a tutti quelli che lo diventeranno. Cantina Roncaglia Strada provinciale 413 Romana Sud, 105 41012 Carpi — MO.     Francesca Sardelli – Il viaggio di Francesca
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Tommaso Cavalli e la Tenuta degli Dei Arrow Right Top Bg

19 Febbraio, 2026

Tommaso Cavalli e la Tenuta degli Dei

  Il Viaggio di Francesca fa tappa nel Chianti, a Panzano, Località San Leolino, Greve in Chianti, nella rinomata “Conca d’Oro”, una piccola area nel cuore della Toscana, particolarmente vocata alla produzione di vino di pregio grazie alle caratteristiche uniche del suo territorio, portandovi a conoscere La Tenuta Degli Dei, una delle più affascinanti aziende vinicole, sinonimo di bellezza, d’eccellenza dove tutto rispecchia la meraviglia del Territorio Toscano: terra, vino e cavalli. Un’azienda fortemente voluta da un uomo di fama internazionale, lo stilista fiorentino Roberto Cavalli, che ha cambiato con la sua genialità e creatività la moda, attraverso stampe e colori e che in una frase celebre si descrisse così: Mi considero un artista, con l’unica differenza che le mie creazioni si indossano, non si appendono ad un muro. Le sue creazioni possono essere indossate e anche degustate. Roberto Cavalli, insieme al figlio Tommaso, adesso al timone dell’azienda, non hanno solamente dato vita oltre trenta anni fa a questa splendida realtà, ma anno dopo anno l’hanno interpretata con grande dedizione, passione ed amore, producendo dei vini di altissimo livello. Tenuta Degli Dei… perché questo nome così importante? Così partiamo dagli inizi….solo così capirete il significato. Roberto Cavalli acquista l’azienda agli inizi degli anni settanta, vivendoci per vari anni insieme al suo amato pastore tedesco che chiamava affettuosamente Lupo e che sul pedigree portava il nome di Didone degli Dei. In onore del suo speciale amico a quattro zampe, praticamente la “sua ombra”, Roberto decide di chiamare l’azienda Tenuta degli Dei,   così, in questo modo, anche tutti i cavalli nati nell’allevamento, che era l’originaria attività dell’Azienda, avrebbero potuto avere come nome finale “degli Dei”. Ma soprattutto, il suo amatissimo Didone, o meglio Lupo, sarebbe vissuto nuovamente in ognuno di loro. Una bellissima tenuta, posta in una delle aree toscane più conosciute e amate in tutto il mondo, per il suo vino, ma anche per il suo magnifico territorio dove le vigne incontrano boschi selvaggi, fra colline e borghi dove il tempo si è fermato e si ferma, con le sue fortezze, le pievi e le tipiche case di campagna. Ed è qui che Tommaso continua questo progetto raccogliendo l’eredità del padre Roberto, con l’ obiettivo della continuità in una coltivazione di qualità, che è l’unica strada che porta dritta  alla produzione di eccellenza. Come il padre che nel mondo della moda ha osato e lo ha reso famosissimo, Tommaso porta avanti l’azienda lavorando ogni giorno con lo spirito anche lui di chi sa osare. Idee innovative e metodi sostenibili, condotti con passione e impegno continuo: così Cavalli produce il suo vino, che raccoglie aromi e fragranze del suo territorio, la sua luce, mosso da uno spirito moderno nel pieno rispetto dei valori della tradizione toscana e della loro essenza più autentica. La spiccata sensibilità per tutto ciò che è buono e genuino, unito a una costante ricerca del bello ereditata anche dal padre Roberto, lo portano a seguire le proprie passioni per progettare e condurre numerosi progetti nel campo del “food & beverage. “ A cominciare dalla preziosa Grappa Degli Dei in edizione limitata, fino alla famosa ed esclusiva Roberto Cavalli Vodka, un capolavoro di gusto, sofisticata ed elegante, prodotta in Italia, ma che ha conquistato i palati più esigenti ed accompagnato le serate mondane e di tendenza in tutto il mondo.  Dopo tutta la sua affascinante storia arriva il momento importante di addentrarci nei vini prodotti qui nella Tenuta, fra vigneti posti in aree strategiche e preziose ed i locali della cantina, che si trovano all’interno della Pieve di San Leolino, un magnifico esempio di Romanico Toscano,  risalente al IX secolo d.C., sviluppandosi su due livelli, La Tinaia e La Barricaia. Una produzione quasi in tiratura limitata, esclusiva, raffinata, in perfetto stile Cavalli, così come questi cinque vini, pura essenza toscana con un tocco elegante internazionale: ESTER TOSCANA IGT 100% Sangiovese, vinificato in Rosato. Se nel calice è di un rosa tenue elegante, all’olfatto è fresco e delicato, rivelando un bouquet di petali di rosa, fragola e melograno. Il sorso è succoso, pieno e vivace, conservando un finale persistente e minerale. Ogni calice è un invito a celebrare la vita con vivacità e armonia. SARA IGT SAUVIGNON BLANC Colli Toscana Centrale IGT, 100%. Sauvignon Blanc, elegante ed equilibrato,  giallo paglierino dai riflessi verdognoli, si distingue per le intense note vegetali e floreali, note agrumate e di frutta bianca, mentre al palato è fresco e di ottima mineralità. FORCOLE CHIANTI CLASSICO DOCG Qui.., c’è veramente da dire molto…Sangiovese in purezza, che nasce su un vigneto di tre ettari. Dopo la vinificazione, matura circa 10 mesi in tonneaux di 2° e 3° passaggio e gli ultimi 4 mesi affina in vasche di cemento non vetrificate. Il risultato è un inno alla migliore tradizione della denominazione, piacevolezza ed eleganza. Rosso rubino intenso e brillante, al naso si presenta con una piacevole intensità ed una complessità aromatica. Possiamo ritrovare aromi floreali tipo la viola o aromi fruttati che ricordano i frutti rossi come le more o frutti di bosco, ma anche note di spezie come un leggero sentore di pepe, nonché i tipici aromi tostati che il legno regala. Al palato, invece, si presenta secco, di ottima struttura, morbido e persistente.   LE REDINI TOSCANA IGT. Da uve Merlot e da una piccola percentuale di Alicante, un vino rosso rubino carico, che all’olfatto si apre con un’intensità scura e una consistenza vellutata con molti sentori di mora fresca, prugna, ciliegia, rosa selvatica, viola e spezie, mentre al palato è un tripudio di frutti rossi, molto morbido, corposo, raffinato, con una delicata nota di legno ben integrata ed un finale lungo e persistente. ECAVALLI TOSCANA IGT Cabernet Sauvignon 50%, Petit Verdot 35%, Cabernet Franc 15% , affinato in barrique/tonneaux per 18 mesi circa. Un vino elegante, che al calice si presenta di un rosso rubino intenso, mentre al naso si presenta con una piacevole intensità ed una complessità aromatica di aromi fruttati a bacche scure e frutta rossa matura, aromi di espresso e cioccolato ed un  tocco di spezie esotiche. Ma è dal palato che conquista ancora di più: elegante, setoso, profondo, strutturato e grande lunghezza, oltre ad una persistenza unica ed un finale interminabile. Ma… Tenuta Degli Dei è una sorpresa dopo l’altra e arriva così anche un olio speciale…FOHO FIORENTINO, un pregiato olio piccante toscano prodotto in azienda e creato dalla fermentazione naturale di peperoncini Habanero in olio extravergine d’oliva per circa un mese, seguito da 6 mesi di decantazione. È un condimento naturale al 100%, senza additivi, dal sapore intenso, ottimo su verdure o carne, praticamente, una specialità gastronomica di alta qualità che unisce la tradizione toscana con un tocco “infuocato”. Il viaggio di Francesca finisce qui, consigliandovi una sosta a conoscere la Tenuta Degli Dei , Tommaso Cavalli ed i suoi vini, i suoi gioielli, le sue creature, in questa terra favolosa che è il Chianti, che vi porterà a chiudere gli occhi ed immergervi in un’atmosfera unica, suggestiva e rilassante, per poi riaprirli e dedicarvi ad un ozio rigenerante, fra i piaceri della tavola e del buon vino, regalandovi, infine, scorci di una bellezza rara ed emozionante.   Francesca Sardelli – Il viaggio di Francesca
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14 Febbraio, 2026

Benedict Loosen Erben. Claudia Müller, la regina della Mosella

  Il Viaggio di Francesca varca i confini italiani ed atterra in Germania, a Ürzig, nella meravigliosa e famosissima zona della Mosella, rinomata a livello mondiale per i suoi eccellenti vini bianchi, in particolare, il Riesling, coltivati su ripidi versanti terrazzati lungo l’omonimo fiume. Ed è fin qui che sono venuta per parlarvi di Claudia Müller e della sua famiglia, titolari dell’azienda vinicola di famiglia, Benedict Loosen Erben, rinomata per la sua dedizione alla viticoltura in ripidi pendii e per la produzione di Riesling in purezza che riflettono in modo unico il terroir. Come mi racconta Claudia, fin dagli inizi, è sempre stata alla costante ricerca della massima qualità a discapito della produttività e con gli anni è riuscita a distinguersi per le lavorazioni in vigna più rispettose possibile della natura circostante, fino ad arrivare pian piano a proporre al mercato anche vini vegani. Come viticoltori, Claudia e la sua famiglia si considerano anche “custodi” del paesaggio. Ed aggiunge: Anche voi, come nostri amanti del vino, siete custodi in senso più ampio, perché acquistando i nostri vini ci date l’opportunità di continuare a coltivare questi vigneti spettacolari. Claudia continuando a parlare orgogliosa del suo lavoro, delle sue vigne e dei suoi vini ha una certezza: Vogliamo ispirare gli amanti del vino di tutto il mondo facendo conoscere la nostra cantina qui in Mosella, i nostri vitigni in forte pendenza ed il nostro Riesling, fermentato spontaneamente, invecchiato veganamente e maturato per un lungo periodo. Bernhard e Claudia mi parlano dei loro vigneti e sono così felici di raccontarmi il loro lavoro in vigna. Le loro viti di Riesling sono coltivate con il tradizionale sistema di allevamento a palo singolo nei vigneti intorno a Ürzig, che presentano una pendenza di circa 68 gradi e quindi, ciò comporta molto tempo di lavori in vigna. Claudia mi spiega che lei e il suo team gestiscono i vigneti principalmente a mano, lavorando in armonia con la natura. Ove possibile, utilizzano, altresì, metodi meccanici per la lavorazione del terreno e questo per allentare il terreno e contemporaneamente per rimuovere le erbe infestanti. La domanda mi sporge spontanea: che cosa è che rende questo territorio così speciale ed i vini così spettacolari ed unici? Geologicamente, Ürzig appartiene al Massiccio Renano e si trova su un’estensione del Bacino del Wittlich. Questo rende il terreno dei vigneti così interessante e le uve ed i loro vini così entusiasmanti. Scisto argilloso rosso, ardesia dell’Hunsrück, riolite, conglomerato di Rotliegend e arenaria fine: queste sono le componenti del terreno dei vigneti di Ürzig. La nostra conversazione continua e Claudia mi parla ancora dei suoi vigneti e come li definisce lei di prim’ordine per vini di altissima qualità Coltivati con un’incredibile quantità di lavoro manuale presso la loro cantina. Anche senza un’etichetta biologica, rispettano al massimo le condizioni naturali del terreno, del clima e della posizione e concimano i vigneti con fertilizzanti organici e compost, rinunciando all’uso di insetticidi. La nostra conversazione continua e Claudia adesso mi porta a visitare l’azienda e non puoi che rimanere a bocca aperta: si trova al n.1 di Würzgartenstraße a Ürzig ed è  una maestosa casa patrizia, costruita nel 1786 dai monaci dell’ex abbazia agostiniana di Springiersbach sulle fondamenta di una cantina a volta, risalente al 1511. Entriamo così nel pieno della degustazione ma prima Claudia e Bernhard ci tengono a precisare: Produciamo vini unici in edizioni limitate. Il vino viene imbottigliato a metà dell’anno successivo. Diamo grande importanza alla qualità e produciamo vini di lunga durata. Ma non è tutto, perché Claudia e Bernhard sono disponibile per feste, eventi, degustazioni, con una vera “enoteca mobile”: un’ape di colore blue, riconoscibilissima per il logo dell’azienda, ma soprattutto, super dotata di calici e vini, perché come dice sorridendo Claudia Benedict Loosen Erben porta la gioia di vivere anche su tre ruote Che dire! voi chiedete e Claudia vi accontenta con i suoi vini ed i suoi Riesling, in vigna o in un wine bar privato nella location desiderata. Le sorprese sono finite? Assolutamente no, anzi, ecco un’altra sorpresa veramente interessante: per gli amanti dei vini di Ürzig, l’azienda li offre freschi 24 ore su 24, 7 giorni su 7, attraverso un distributore automatico di vino sulle rive della Mosella, che si trova in una posizione strategica e, più precisamente, vicino alla rotonda sulla B 53 / all’attracco delle barche. Ma dopo questa lunga conversazione fra vigna e vini, cosa mi farà degustare Claudia, la Regina della Mosella? Partiamo da GRAUSCHIEFER Riesling (rinomato per la sua spiccata mineralità derivante dai terreni di ardesia grigia (tradotto appunto “Grauschiefer”) Di un bel giallo paglierino con leggeri riflessi verdognoli, all’olfatto è fresco ed aromatico, offrendo i tipici sentori di agrumi (lime e pompelmo), mela verde, pesca bianca, fiori di campo, erbe aromatiche fresche ed un profumo sottile e distintivo di ardesia che contribuisce alla complessità del bouquet, mentre al palato, è fresco, vibrante, con una buona acidità e sapidità, snello, persistente e con un contenuto alcolico moderato. Proseguiamo con RR ROTEN Riesling Trocken dal colore giallo paglierino, con riflessi dorati. Al naso, la nota distintiva dell’ardesia si sente, ma poi lascia il posto ad aromi di mela rossa, pompelmo rosa e pesca gialla, scorza di lime, erbe e spezie, mentre al palato è potente e sostanzioso, morbido e cremoso, oltre ad un carattere fruttato e una nota dolce evidente. Terzo calice ed arriva ALTE REBEN Riesling, che si presenta di un brillante colore giallo paglierino. Al naso, si apre con profumi intensi e complessi di frutta esotica, agrumi e note floreali, accompagnate da un lieve accenno minerale che ricorda come gli altri vini assaggiati il terroir della Mosella, mentre in bocca, si distingue per la sua freschezza vivace e per un’acidità ben bilanciata, che conferisce al vino una lunga persistenza. I sapori di mela verde, pesca e limone si intrecciano con un delicato retrogusto minerale, rendendo ogni sorso un’esperienza vibrante e unica. Ed ecco le sorprese che non ti aspetti e per gli “Amanti dei Rosati” un vino particolare e tutto da scoprire: Claudia arriva con ROSE’ TROCKEN URZIG MOSE da uve Dornfelder, vitigno di recente creazione, ottenuto nel 1956 in Germania incrociando l’Helfensteiner con il Herlodrebe, a loro volta nati da incroci. Grazie al Dornfelder, che regala colorazioni intense, al calice è veramente un rosato d’impatto, carico, intenso, brillante, al naso è un vino veramente fresco, intenso, fruttato ed erbaceo, dove emergono aromi di fragoline, ribes ed erbette di montagna, mentre in bocca è fresco, giovane, secco, sapido, snello, ottima beva, ottima persistenza ed un retrogusto che dà voglia di berne un altro sorso…poi un altro…. poi un altro ancora… Concludiamo la nostra degustazione con CUVÉE M URZIG MOSEL sempre da uva Dornfelder. Le uve vengono raccolte a mano e dopo un breve periodo di macerazione, seguono una fermentazione spontanea e la maturazione a lungo in piccole botti di legno. Alla vista si presenta di colore rosso rubino scuro, brillante ed intenso, al naso è fresco e fruttato, intenso, sentori nitidi di amarene, ribes nero, more, rovi e mirtilli, che si intrecciano con l’elegante nota legnosa ma non invadente, ma è al palato che è veramente qualcosa di particolare: secco, fruttato, succoso e vellutato, ottima struttura e di moderata acidità, coccola con una sensazione piacevolissima in bocca, eccezionale persistenza ed eccezionale lunghezza anche nel finale. Credetemi! Ci sarebbero ancora diverse etichette di Riesling ed annate da assaggiare, soprattutto le annate degli anni 80/90, che non vi farebbero più lasciare Claudia e la Mosella. Il nostro viaggio in questo meraviglioso territorio finisce qui, ma, cari amici e cari “winelovers”, soprattutto, carissimi amanti dei Riesling vi consiglio fortemente questa avventura, di venire a conoscere l’azienda “Benedict Loosen Erben”, di farvi una bella conversazione con Claudia e la sua famiglia e di lasciarvi trasportare in una degustazione unica che vale tutti i chilometri fatti.   Francesca Sardelli – Il viaggio di Francesca
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Beatrice Cortese. Il sorriso delle Langhe Arrow Right Top Bg

26 Gennaio, 2026

Beatrice Cortese. Il sorriso delle Langhe

                                 Il “Viaggio di Francesca” continua nel suo amatissimo Piemonte, spostandoci questa volta nelle Langhe e, più precisamente, a Bricco di Neive (Cuneo), dove vi porterò a conoscere una giovane ma talentosa “vignaiola”, che ha iniziato in pochissimo tempo a destare curiosità ed interesse. Beatrice Cortese, classe 1994, con la sua piccola azienda, fondata ufficialmente nel 2023, è infatti fra le più giovani e promettenti realtà vinicole in Piemonte e in Italia, ricevendo ottime recensioni ed importanti riconoscimenti. Ma partiamo dagli inizi e, come lei stessa mi racconta, a 19 anni ha già le idee chiare e sa già cosa vuole fare: il vino. Nipote di un vignaiolo, il suo cuore ha sempre battuto e batte forte per la vigna e la produzione di vini così che, dopo varie esperienze enogastronomiche in Italia e nel mondo (da Milano fino a New York), decide di tornare in Italia ed investire nelle sue Langhe. È il 2022 l’anno della svolta definitiva, divenendo poi tutto ufficiale l’anno successivo: dopo suo nonno e con un salto generazionale è lei che realizza il sogno di avere la sua vigna, creando l’azienda che porta il suo nome ed iniziando questo lavoro con tanto amore, passione, rispetto ed entusiasmo con una piccola vigna di appena 1,69 ettari vitati. Beatrice continua il racconto della sua famiglia e con un gran sorriso ricorda il suo bisnonno che acquistò dei terreni a Bricco a fine 1800 e poi suo nonno, colui, appunto, che le ha trasmesso questo grande amore per la vigna ed il vino. Beatrice ama così tanto la terra e la natura da rispettare totalmente il disciplinare di “The Green Experience“, ovvero, la massima attenzione nel mantenere il perfetto ecosistema della vigna stessa, attraverso diverse regole, come la tutela della biodiversità e dell’ambiente naturale, l’utilizzo dell’inerbimento per nutrire il terreno, la priorità alle soluzioni agronomiche e il rispetto del suolo. Davanti a me ho questa giovane donna, determinata, sempre solare e sorridente, che però non si definisce una vignaiola, ma una “vera artigiana del vino“. Aiutata dal padre e dallo zio, è lei che si prende cura delle sue viti e della sua cantina. In questa piccola ma preziosissima vigna, Beatrice ha piantato uve di Nebbiolo ed una piccolissima porzione di uva Barbera, dando vita alla sua produzione (nei pochi anni passati siamo sulle 5000 bottiglie all’anno), di ben cinque vini. Lei stessa, raccontandosi, dice I miei vini portano la felicità Degustandoli e distogliendo gli occhi dal calice, vi troverete davanti delle bottiglie speciali, con etichette particolari e bellissime: un vero inno e un tributo alla figura femminile. A disegnarle è una donna, un’artista, illustratrice e texture designer di Milano, che troviamo sotto lo pseudonimo di “SENZ’H”. Etichette originali e particolari, tutte diverse, nelle varie tonalità del blue, lilla, rosa, rosso, e rappresentano in ciascuna bottiglia la donna nella sua spontaneità, nella sua allegria, nei suoi sogni, nella sua sensualità, nella sua forza e determinazione, nella sua femminilità, nel suo coraggio e nella sua eleganza. Dopo questa meravigliosa conversazione con Bea, inizia adesso la nostra degustazione, dove assaggeremo tutti e cinque i vini in produzione: un rosato, tre rossi ed una bollicina. Partiamo dal Rosato “Beami Sempre“, un Nebbiolo in purezza vinificato in rosato, di cui vengono prodotte poco meno di mille bottiglie e che Beatrice definisce “il vino per essere beato e bevuto sempre“, poiché come lei stessa dice è un vino facile e felice, mette il buon umore ed è adatto in qualsiasi momento della giornata. Un rosato che nel calice si presenta di un elegante e delicato rosa antico, mentre all’olfatto sprigiona tutta la sua freschezza con note di piccoli frutti rossi, come lampone, ribes e fragola. In bocca, invece, continua la sua freschezza, con un bel sorso e un bel finale…insomma, un vino che genera sempre piacevolezza al palato. Passiamo al “Langhe Nebbiolo Doc“, e qui Beatrice mi racconta che fra tutti e cinque è l’ unico vino a cui è stato lasciato il nome del vitigno e di cui vengono prodotte circa 2mila bottiglie. Beatrice ci tiene orgogliosissima e fiera a spiegarmi che deriva dai suoi due appezzamenti di Nebbiolo, uno nuovo che ha piantato vicino ad un bosco e uno più antico, coltivato da anni, e dai quali le uve vengono raccolte e selezionate a mano. Un vino che nel calice si presenta di un bel rosso rubino brillante, mentre all’olfatto è ampio, delicato, con note fruttate e floreali, come fragoline di bosco, confettura di ciliegia, rose e viole, nonché note balsamiche e speziate. Al palato, è un vino morbido, caldo, di ottima persistenza, con un bel finale, persistente e lungo, in cui prevalgono i sentori floreali e balsamici. Continuiamo con “L’Altro Langhe Nebbiolo DOC”, (entrato da poco in produzione), sempre un Nebbiolo in purezza, ma affinato in botti di Slavonia e Francesi per quasi 12 mesi. Dal colore rosso rubino con riflessi granati, al naso si apre con un bouquet di frutti rossi, confettura di ciliegia, note di viola, note speziate e note tostate, meraviglioso regalo dell’affinamento in legno, mentre al gusto è strutturato, morbido, caldo, di ottima persistenza e con un finale lunghissimo. Siamo al quarto vino, “BarBea Barbera d’Alba DOC“, la Barbera in purezza, ma soprattutto, la Barbera di Beatrice. Il suo nome deriva, infatti, dalle prime tre lettere di Barbera e Beatrice, poiché nella primavera del 2020 è la stessa giovane imprenditrice a piantare le prime barbatelle. Prodotta in circa 1300 bottiglie annue e dall’annata 2023 affinata in anfora di terracotta di Impruneta, nel calice si presenta di un bel rosso rubino intenso, con decisi riflessi violacei, all’olfatto ha toni freschi e vinosi, con meravigliose note di ciliegia, rosa, viola, more e mirtilli e note speziate. Ma, è al palato che sorprende ancora di più: vinoso, succoso, equilibrato, un richiamo speziato ed un finale molto lungo e persistente. Infine “InBolla” Rosato, Metodo Classico, altra “New Entry”, da uve Nebbiolo e con affinamento sui lieviti di 12 mesi e poi 2 mesi in bottiglia. La giovane produttrice ci racconta che raccoglie a mano anticipatamente le uve dedicate a questo metodo classico, così, in questo modo si mantiene una bella acidità. Dal colore rosa tenue e con un perlage fine e persistente, al naso i profumi sono di frutta rossa, fragolina di bosco e crosta di pane, mentre al gusto è fresco, cremoso ed invoglia ad un nuovo assaggio. La nostra degustazione ed il nostro viaggio finiscono qui, ma sono tante le cose da dire su Beatrice Cortese ed i suoi vini. Nonostante la sua giovane età e l’azienda abbia pochissimi anni, i suoi vini non sono per niente scontati, anzi, conquistano per la loro vivacità, freschezza, piacevolezza e persistenza, ma soprattutto, rispecchiano in pieno il meraviglioso “Terroir piemontese delle Langhe”. Vini profumati, di ottima beva ed eccellente struttura, sono molto versatili nell’accompagnare i piatti, sia della tradizione piemontese, sia tantissimi piatti della cucina italiana, ma soprattutto, sono vini hanno fatto e stanno facendo conoscere e distinguere Beatrice in diverse manifestazioni ed eventi, ricevendo ottime recensioni e premi. Infine, se volete andare a visitare il suo piccolo ma magico regno e farvi una meravigliosa degustazione fra i sorrisi di Bea ed il fantastico panorama delle Langhe, ecco a voi il suo indirizzo: Azienda Beatrice Cortese Via Spessa 2/C, 12052 NEIVE (CN).   Francesca Sardelli – Il viaggio di Francesca
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Cascina Orizzonte. Enrico e Riccardo, l’amicizia oltre l’orizzonte Arrow Right Top Bg

19 Gennaio, 2026

Cascina Orizzonte. Enrico e Riccardo, l’amicizia oltre l’orizzonte

  Il “viaggio di Francesca” riparte da un luogo che amo tantissimo e che è stato il mio primissimo passo decisivo nel meraviglioso mondo del vino. Siamo in Piemonte, a Castagnole delle Lanze, un piccolo comune dell’astigiano di neanche 4000 abitanti, ai confini tra i territori delle Langhe e del Monferrato, noto per le produzioni vitivinicole d’eccellenza, in particolare di Vermouth e vini Barbera, Dolcetto, Nebbiolo e Moscato d’Asti. Ed è in questo angolo di paradiso che nel 2022, conosco due veri talenti nella produzione del vino, ovvero, Enrico Dogliotti e Riccardo Rosso. La loro amicizia, la passione e l’amore per il vino e per il territorio, fa sì che nel 2014 nasca “Cascina Orizzonte”, anno in cui è stato anche provato a vinificare una piccola quantità di uva. Sin dagli inizi il loro obiettivo è produrre vini in modo artigianale, senza alterare le caratteristiche delle uve e mantenendo la tipicità dei vigneti utilizzati. Sono passati circa 12 anni dal loro inizio ed i ragazzi di strada ne hanno veramente fatta, costatando che Enrico e Riccardo sono dei veri talenti, ma soprattutto, che, anno dopo anno, i loro vini hanno avuto e stanno ricevendo tanti riconoscimenti sulle varie guide del vino, al Merano Wine Festival, punteggi alti da personaggi del settore come James Suckling e premi come all’Italian Wine Competition dove Barbera d’Asti Superiore DOCG 2018 ha vinto la Medaglia d’Oro e Barbera d’Asti Superiore DOCG 2017 la Medaglia d’Argento. Adoro la filosofia di Enrico e Riccardo: Lo scopo è quello di ampliare le competenze e le conoscenze annata dopo annata, sperimentando diversi tipi di fermentazione e affinamento, quindi, i nostri vini devono entrare sul mercato al momento più opportuno, senza fretta. Accompagnata in questo viaggio dal mio amico e sommelier romano Andrea Rocca, vi porto a conoscere cinque “chicche”, ossia, cinque vini molto interessanti: Barbera, Nebbiolo, Ne.Ra, Chardonnay e MOS Moscato. Partiamo da Ne.Ra: L’inizio del NEbbiolo e la fine della barbeRA.  Un vino premiato sia da James Suckling con 90/100 sia da Robert Parker con 91/100. Da vitigni 75% di Nebbiolo e 25% di Barbera, ci viene spiegato che la vigna di uve nebbiolo si trova all’Annunziata di Castagnole delle Lanze, le uve barbera, invece, variano di anno in anno tra quelle di Carossi o dell’Annunziata, in base al taglio che soddisfa di più il loro gusto. La particolarità di questo vino? Il nebbiolo, dopo 20 giorni di macerazione in vasche d’acciaio, viene svinato direttamente in tonneaux per terminare la fermentazione alcolica, mentre, la fermentazione malolattica e l’affinamento di circa 15 mesi avvengono in tonneaux. A luglio dell’anno successivo viene travasato in acciaio e assemblato con la barbera per essere imbottigliato. Dopo 9 mesi – 1 anno di affinamento in bottiglia inizia l’immissione sul mercato. Dal colore rosso rubino, carico, intenso e  profondo, al naso e’ profumato, intenso, avvolgente: infatti, il blend regala note di frutti di bosco, lamponi, mora e ciliegia, pepe,  spezie dolci, cioccolato. Ma è al palato che conquista ancora di più: strutturato,  complesso, armonioso, setoso e di nuovo avvolgente. Al palato si ritrovano le note fruttate, una nota che ti riporta al cioccolato fondente e sentori di erbe aromatiche, regalando un’esperienza degustativa persistente e con un finale decisamente lungo. Passiamo al LANGHE NEBBIOLO DOC, Awards 90/100 da James Suckling  e premiato da The Wine Hunter. Pensate che dell’ annata 2021 sono state  prodotte appena 1380 bottiglie. Davanti a noi un Nebbiolo in purezza, elegante sorprendente per la sua purezza aromatica. Dal colore rosso rubino, brillante e luminoso al naso e’ sobrietà, eleganza e freschezza, un vino ampio e complesso, con i suoi tratti distintivi: un bouquet intenso di frutti rossi (fragoline di bosco, lamponi, ciliegia, ribes), una delicata nota di viola, cenni di sottobosco e un tocco di note speziate. In bocca e’ fresco, elegante e scorrevole, sorso pieno, armonioso ed equilibrato, fine, bella persistenza e finale leggermente minerale e lungo. Terzo calice ed arriva la BARBERA D’ASTI DOCG SUPERIORE, anche qui prodotto con Barbera in purezza, fermentazione malolattica in barrique ed affinamento sempre in barrique di 18 mesi circa.Alla  vista il vino si presenta di un bel rosso brillante, mentre al naso il bouquet  è intenso e avvolge: frutti rossi, more e mirtilli e note  floreali di violetta sono ben conglobate con dolci note speziate. Ma è quando arriva al palato che questo vino ti sorprende: pieno, di grande calore e armonia. Complesso ed elegante, lunga persistenza con ricordi fruttati, grande struttura ed un’ottima acidità che gli conferisce grande bevibilità. Siamo arrivati al quarto vino e si, assaggiamo l’ultimo arrivato di Cascina Orizzonte, ovvero, Langhe Chardonnay DOC, che, per  essere solo alla seconda annata, James Suckling lo premia con un buon 89/100. Dal colore giallo paglierino brillante con riflessi verdolini, luminoso e invitante, al naso emergono note fruttate di mela verde, pera e agrumi, accompagnate da leggere sensazioni burrose dovute all’affinamento in legno. Al palato, il vino è fresco, armonico e sapido, con buona struttura e corpo elegante. Colpisce per la sua persistenza che lascia note fruttate ed un tocco di mineralità finale che conferma il terroir delle Langhe. Ultimo assaggio e questa e’ una vera “chicca”. Stiamo parlando di MOS, il Moscato Secco dell’azienda, facente parte con quest’ultimo vino del Progetto ESCAMOTAGE, ovvero, produzione, promozione e valorizzazione del Moscato Secco. Da uve Moscato in purezza, si presenta nel calice di un bel colore giallo paglierino con riflessi tendenti al  dorato, mentre al naso e’fresco, elegante e dal profilo aromatico affascinante. Lasciatelo nel calice per qualche istante e il vostro naso farà un entusiasmante viaggio sensoriale rapito da note floreali e fruttate: fiori bianchi, note fruttate di pesca, agrumi e note di frutta esotica. In bocca e’ fresco, vivace nel sorso, equilibrato, secco, deciso e di carattere, si distingue per la sua freschezza sorprendente e una leggera sapidità che invita a un altro sorso e poi un altro e poi un altro ancora. Il finale è lungo e pulito, lasciando una scia di frutta fresca e una nota di erbe aromatiche. Come lo definiscono Enrico e Riccardo, “MOS” rappresenta un invito a scoprire un’esperienza unica e rinfrescante, perfetta per chi cerca un bianco che combina tradizione e freschezza moderna,  un vero e proprio inno all’arte viticola italiana, ed un’esperienza sensoriale unica e raffinata. Ultima curiosità: ma l’etichetta cosa rappresenta? Incredibile, ma vero, il particolare disegno dell’etichetta è nato per caso da una macchia fatta durante la svinatura e, quindi, poi riportata per ogni vino in colori differenti. Il nostro viaggio a Castagnole delle Lanze finisce qui, ma Cascina Orizzonte onora veramente in pieno il Piemonte,  grazie alla bravura di Enrico e Riccardo, questi due giovani imprenditori intenti, non solo  valorizzano i vitigni con tecniche di vinificazione precise, puntando su vini eleganti e freschi ma che, appunto, con ogni loro etichetta incarnano il carattere e l’anima del territorio piemontese, ricco di storie e tradizioni e sempre pronto a trasportarvi in viaggi unici.   Francesca Sardelli – Il viaggio di Francesca
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Sui Colli Piacentini alla scoperta di Leonardo Bulli Arrow Right Top Bg

19 Agosto, 2025

Sui Colli Piacentini alla scoperta di Leonardo Bulli

    Il viaggio di Francesca, vi porta a conoscere un produttore di una DOC di cui se ne parla pochissimo. Voglio iniziare questa mia nuova avventura enologica con queste parole Dalla vigna al vino sempre con la stessa passione da cinque generazioni. Siamo in Emilia Romagna, in provincia di Piacenza, nel piccolo borgo di Bacedasco Alto, nel cuore della Colli Piacentini DOC ed è qui che sorge la Cantina Bulli, dove ad aspettarci c’è il mitico Leonardo. La tenuta si estende su un territorio collinare di una decina di ettari, in cui trovano dimora le varietà da sempre presenti in queste terre: Barbera, Bonarda e Ortrugo. Perché questo mio viaggio? Perché è passato più di un anno da quando un carissimo amico sommelier Andrea Ceri mi ha parlato di lui e dei suoi vini interessanti e particolari, ma soprattutto, è già più di un anno che “Leo” è diventato anche un amico, un vero amico e non solo un vero talento da far conoscere. Quando parliamo, seppur ridendo, mi dice sempre di non chiamarlo produttore di vini o vignaiolo, perché lui preferisce definirsi Cantiniere. Leonardo, il Cantiniere, quest’ uomo allegro, generoso, simpatico, ospitale e solare, un personaggio, come dico io, ma di una bontà spettacolare, che ama la sua terra ed il suo lavoro e che adesso gestisce questa l’azienda, nata oltre un centinaio di anni: la prima testimonianza della cantina, infatti, è un medaglione che venne ritrovato nelle cantine e che conferma come già nei primi del 1900 questa realtà vitivinicola, guidata dalla famiglia Bulli e da alcuni soci del Belgio, producesse vini destinati al mercato. La cantina passò prima nel 1960 al padre Luigi e poi, nel 1999 al nostro Leo. Quindi, una storia molto antica che Leonardo ama raccontare e spiegare, stappando i suoi vini e davanti ad un gran bel piatto di affettati locali. Appunto…i suoi vini, prodotti secondo la tradizione e con metodi di una volta: metodo ancestrale per i vini frizzanti e dalla “vasca” alla bottiglia per i fermi, maturati secondo un ciclo naturale, senza filtrazione e senza aggiunta di solfiti La sua filosofia? Innanzitutto, la gestione delle vigne che è molto rispettosa dell’ambiente, il nonutilizzo di sostanze chimiche ed infine, la realizzazione di vini che sappiano esprimere in modo schietto e autentico il terroir. Un gran bel risultato raggiunto, grazie ad uve di qualità, ad interventi enologici ridotti al minimo ed alla produzione di vini artigianali e genuini, fatti secondo le antiche ricette contadine. È bellissimo stare ad ascoltare, ed infatti, Leo continua In principio il lavoro tra le vigne è fondamentale per arrivare ad un prodotto finale piacevole e sano; infatti, il suolo non viene trattato con alcun espediente chimico o prodotto sintetico, lasciando che il frutto si carichi di profumi e sapori della sua terra. Anche in cantina si prosegue in maniera spontanea e poco interventista, lasciando che il vino rifermenti in bottiglia con i propri lieviti indigeni e senza alcuna aggiunta di solfiti. Leo poi mi mostra una bottiglia, facendomi notare che è presente il “fondo” e spiegandomi che è un fatto del tutto naturale nei vini ancestrali, dovuto alla presa di spuma in bottiglia, cioè alla seconda fermentazione del vino base, che poi è stata portata a termine dai lieviti. Una scelta voluta per dare ai degustatori un vino integro in fragranza, profumi e sapori ed al massimo della genuinità. Mi viene da porgli una domanda Leo come definiresti i tuoi vini? Lui, con il suo inconfondibile accento emiliano non ha dubbi e risponde I miei vini, frizzanti e fermi, hanno l’anima allegra, conviviale e contadina del piacentino. Siamo arrivati al momento della degustazione e, quindi, il Cantiniere Bulli, come chiamo scherzosamente Leo, cosa mi farà conoscere ed assaggiare oggi? Partiamo con Ontrugo dei Colli Piacentini DOC Vino Frizzante, prodotto con uve di Ortrugo in purezza, vitigno a bacca bianca tipico di queste terre. Leo mi spiega che quest’uva è particolarmente adatta alla spumantizzazione ed infatti, nasce uno “spumante sur lie“, ovvero, rifermentato in bottiglia, senza successivo “dégorgement“. Dal colore giallo paglierino molto chiaro, con velatura data dai lieviti ed una bolla vivace e persistente, regala note di agrumi, cenni lievitosi ed essenze floreali, mentre al palato si rivela freschissimo, fruttato, vivace e spumeggiante. Che dire! un vino frizzante che conquista fin dal primo sorso, per il suo carattere leggero, fresco, diretto, gioioso e spensierato. Secondo assaggio ed ecco arrivare un vino per cui Bulli è veramente famoso e conosciuto fra gli amanti dei vini naturali: Sampagnino Bianco.  Qui c’è tutta una storia che Leo orgogliosamente racconta Sampagnino nasce per caso nella mia vallata e altre zone del piacentino quando si impiantarono i primi vigneti di uva bianca, per dare vita a vino bianco a quei tempi amabile. Così, si andava ad acquistare le barbatelle di uva bianca senza chiedersi la tipologia, ma ritrovandosi poi  vigne con tante di uve differenti. Ma perché chiamarlo proprio Sampagnino? E Leo mi dice che è stato chiamato così per l’aggiunta di Marsanne, tra le uve antiche e dimenticate del piacentino, chiamata in dialetto l‘ uva Champagne. Così dalle tante varietà di uva, ossia, malvasia, ortrugo, trebbiano, vernaccia, moscato, moscatella, bianchetta, sasla‘, sauvignon e marsanne, Sampagnino è un vino dal colore giallo paglierino chiaro con la classica velatura e con perlage fine e persistente. Al naso è freschissimo, profumato e fruttato, con note ben delineate di mela, uva spina, frutta tropicale, fiori bianchi, agrumi, crosta di pane, note di lievito e miele, mentre al palato continua ad essere freschissimo, secco, agrumato, sapido, bello frizzantino e conquista per essere vivace, allegro, spensierato, di piacevole e facile beva. Terza bottiglia e qui arriva l’altra versione di Sampagnino, ovvero, Sampagnino Rosa, realizzato dall’ assemblaggio delle stesse uve bianche di Sampagnino Bianco e da uva rossa della Barbera. Di colore rosa leggermente velato per la presenza dei lieviti e con una spuma delicata e vivace, all’olfatto esprime freschezza e note intense di frutti di bosco, cenni agrumati, sfumature floreali, sentori di crosta di pane e lieviti. Il sorso è brioso, scorrevole, piacevolmente sapido, croccante e dal finale di grande freschezza. Passiamo a Julius Bolle Macerato: spumante biologico di Malvasia di Candia Aromatica, fermentato a contatto con le bucce  e imbottigliato a mano senza aggiunta di solfiti. Dal colore giallo oro con riflessi arancioni e una vivace effervescenza, regala note fragranti di pesca, albicocca, scorza di agrumi, tè nero ed erbe fresche, mentre al palato è fresco, piacevole, vivace, con bollicine persistenti, mineralità naturale e un finale rustico ma elegante. Leo continua a stappare bottiglie e, così, arriva Cuordivigna Emilia IGT, l’ Orange fermo di casa Bulli. Dal blend di Malvasia, Moscato, Ortrugo, Trebbiano romagnolo e Sauvignon, nasce questo vino dal colore giallo dorato, con intensissimi riflessi arancioni. Al naso profumi di fiori freschi bianchi, note agrumate e scorza di arancia, mentre al palato è fresco, schietto, espressivo, sapido e piacevoli note agrumate. Poteva mancare la versione di Orange Frizzante? Assolutamente no e, quindi, arriva “ARTIGLI”, 100%Malvasia, dal colore arancione intenso, ma leggermente velato sempre per la presenza dei lieviti e con una briosa e vivace effervescenza. Fresco, profumatissimo e fruttatissimo, con note di agrumi, scorza di arancia, pompelmo, aromi di frutta a polpa gialla matura, pesca, nespola, canditi, zenzero e erbe aromatiche, mentre al palato è freschissimo, invitante, energico e brioso, tonificante e dissetante, succoso e piacevolmente fruttato, travolgentemente beverino. E, per finire, Leo, fra le sue etichette di vini rossi tira fuori il suo Gutturnio Frizzante Colli Piacentini DOC, uno tra i vini che meglio rappresenta il volto vivace e conviviale dei rossi dei Colli Piacentini. Da uve Barbera, Bonarda ed una piccolissima percentuale di rare uve rosse locali, si presenta nel calice di un bel colore rosso rubino vivo, accompagnato da una soffice spuma vivace e violacea. Al naso esprime aromi di piccoli frutti a bacca rossa, note floreali, sentori di sottobosco e lievi note speziate, mentre in bocca, il sorso è brioso e appagante, con un frutto croccante e ricco. Un Gutturnio semplice, divertente, brioso, fresco che esprime una vivace freschezza. Dopo la bellissima chiacchierata e la bellissima degustazione, il mio viaggio finisce qui. Posso dire che per gli amanti dei vini naturali e del metodo ancestrale, qui da Leonardo Bulli farete un viaggio sensoriale particolare, dai sapori naturali e genuini, schietti e vivaci, perché ogni sua etichetta, ogni suo vino è un’autentica Espressione rustica e vivace, piacevole e beverina, di grande semplicità e leggerezza, da bere subito tutte di un fiato nella sua fresca giovinezza. Ed infine, concludo con una riflessione. Un vero peccato che si parli pochissimo, della Colli Piacentini DOC perché è una vera eccellenza enologica, in un territorio capace di deliziare e sorprendere, coinvolgere e appassionare, con vini piacevoli e versatili e, quindi, meritevole di più visibilità e più valorizzazione.    Francesca Sardelli
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Il viaggio di Francesca all'AltaLanga Roma 2025 Arrow Right Top Bg

18 Agosto, 2025

Il viaggio di Francesca all'AltaLanga Roma 2025

  L’eccellenza delle bollicine nella Capitale Il viaggio di Francesca vi porta con sé in un’ emozionante viaggio inoltrandoci in una delle DOCG più famose, affascinanti e spettacolari che abbiamo in Italia. Il 16 Giugno, infatti, ero a Roma, allo Spazio Field di Palazzo Brancaccio, invitata all’esclusivo Evento ALTALANGA 2025. Sensazioni forti e tantissima felicità, perché non solo l’onore di questo invito (con me sono venuti due carissimi amici e bravissimi sommelier FIS Andrea Rocca e Andrea Ceri), ma anche perché eravamo all’interno di uno dei luoghi più suggestivi del centro della Capitale per una degustazione “B2B”, completamente dedicata alle Alte Bollicine Piemontesi ed aperta esclusivamente agli operatori del settore: stampa, buyer ed Ho.Re.Ca. Un meraviglioso evento, solo su invito, in un altrettanto meravigliosa location, dove a tutti noi fortunati presenti è stata data la possibilità di degustare più di 30 produttori associati al Consorzio e oltre 70 etichette, suddivise tra bianchi, rosati e riserve nelle tipologia Brut e pas dosé; essere presenti alle masterclass tenutesi nel corso della giornata, poter vedere nel suo debutto ufficiale  l’installazione artistica “ONDE” ed assaggiare il cocktail celebrativo creato per l’evento da uno dei locali più esclusivi di Roma. Appena arrivata, i doverosi ringraziamenti alla Reitano Consulting per essere stata da loro invitata, ho ritirato il mio  badge-stampa, preso il mio calice  ed ho pensato….che la “degustazione abbia inizio”. Saloni immensi e corridoi bellissimi, dove, camminando e guardandomi intorno fra calici ed arte, sono stata ben consapevole che l’ unica e sola Regina è stata “Lei”, questa preziosa bollicina nominata “Vino dell’anno Regione Piemonte 2025”. Sono entrata emozionatissima in questa sala dove erano  già presenti tanti operatori, tanti amici del settore, sommeliers, ristoratori, direttori e giornalisti di testate enogastronomiche, “Wine Lovers”, blogger, tutti uniti da un unico comune denominatore: poter degustare e conoscere sempre di più questa meravigliosa bollicina e questo  territorio, spettacolare, unico, straordinario e prezioso. Il primo pensiero è stato Ok Francy! Entra, lasciati andare e lasciati coinvolgere in questo viaggio sensoriale, decidendo d’istinto chi vuoi assaggiare. E’ stato veramente l’imbarazzo della scelta sapendo il numero di produttori-espositori ed il numero delle etichette presenti, così ho seguito il percorso e ho potuto constatare che tutto era stato organizzato alla perfezione, perché le aziende (dai giovani produttori, ai nomi meno noti a quelle famosissime) avevano tutte il proprio banco/degustazione  e tutte erano rigorosamente in ordine alfabetico dalla A alla Z: Agricola TT, Banfi, Bera, Bosca, Bricco Maiolica, Cavallero, Clavesana, Cascina Bretta Rossa, Colombo, Contratto, Coppo, Cuvage, Deltetto, Enrico Serafino, Ettore Germano, Ferraris Agricola, Fontanafredda, Gancia, Ghione, Giulio Cocchi, La Torre di Castel Rocchero, Marcalberto, Marco Capra, Mauro Sebaste, Piazzo Comm. Armando, Podere Gagliassi, Rapalino F.lli, San Biagio, Tenuta Caretta, Tenuta Langasco, Tenuta Rocca, Terre del Barolo, Tosti1820 e Vite Colte. Più mi muovevo e più ero sempre più  coinvolta.  Man mano che mi spostavo da un banco-degustazione all’altro, avvicinandomi a conoscere i vari produttori che proponevano le annate attualmente in commercio, ho potuto assaggiare diverse e sorprendenti “interpretazioni” di questi fantastici vini spumanti metodo classico (tutto millesimato e con indicazione della vendemmia in etichetta), prodotti da uve Pinot nero e/o Chardonnay coltivate nell’area collinare delle province di Alessandria, Asti e Cuneo. Ovviamente,  fra un calice e l’altro, c’è stato ampio spazio per momenti di relax, foto, prime bozze di appunti,  quattro chiacchiere con tanti amici trovati all’evento e l’onore di una  degustazioni di olio, olive, formaggi vari.
Alle ore 15.30,  in perfetto orario  io ed i miei amici eravamo presenti all’ultima “Masterclass” della giornata, perché  sempre su invito,  i fortunati potevano partecipare all’ esclusive Masterclass tenute dal Sommelier Marco Reitano (sommelier del Ristorante La Pergola – tre stelle Michelin – Roma Cavalieri – The Waldorf Astoria). Una lezione/degustazione snella, interessante, precisa, dove ancora più dettagliatamente abbiamo potuto conoscere l’Alta Langa Docg, in tutto il suo carattere, in tutta la sua autenticità e, soprattutto, come ci ha detto lo stesso Marco Reitano, davanti a noi Una bollicina metodo classico sempre più presente nelle carte dei vini dell’alta ristorazione e tra le preferenze di un pubblico attento ed esigente. In questa sala storica del Palazzo, abbiamo avuto l’onore di conoscere anche il Presidente del Consorzio Alta Langa (Consorzio, nato nel 2001 con l’obiettivo di tutelare questo prodotto), Giovanni Minetti, che ha voluto fortemente questo evento, dando la possibilità ai produttori di incontrare centinaia di operatori, esperti e appassionati nella meravigliosa Roma   Finita la Masterclass fra applausi, brindisi e saluti è arrivato il momento di entrare in un’altra salone, dove ha fatto il debutto ufficiale “ONDE”, l’installazione simbolo del territorio dell’ALTALANGA DOCG,  creata per raccontare in modo innovativo il luogo di origine di questa bollicina e pensata per essere presente a tutti gli eventi del Consorzio, offrendo le informazioni geografiche e le caratteristiche del territorio. Davanti ad i miei occhi, un plastico moderno, una composizione di sottili strati di legno sovrapposti e verniciati nella tonalità oro. Una installazione perfetta e fedele di tutta l’area e dei vigneti dove viene prodotto il metodo classico piemontese per eccellenza. La nostra giornata a Palazzo Brancaccio è continuata e così siamo  andati ad assaggiare il nuovo cocktail creato per l’evento. Per l’occasione, infatti, Giacomo Colamarino, bar/manager di Ai Piani Alti Sottobanco, aperto da pochissimo a Roma nell’esclusiva zona dei Parioli ha creato “Alta Langa Passion”: cocktail  esclusivo, con questa spettacolare bollicina, sciroppo di passion fruit, succo di lime, vodka e una guarnitura di lime. Seduta su uno degli sgabelli mentre Colamarino preparava il cocktail ci ha spiegato che lo aveva studiato nei minimi particolari, in quanto, ha definito l’Alta Langa Docg non solo un’eccellenza italiana, ma lo ha trovato un vino capace sorprendente nella sua miscelazione.  Con il suo carattere elegante e la sua struttura, infatti, è stata l’ispirazione perfetta per creare un cocktail esclusivo, pensato per celebrare l’incontro fra Piemonte e Roma. Evento finito? Assolutamente no! Siamo tornati nel salone degustazione e, fra una foto di rito ed il calice pronto alle ultime scoperte, ci sono stati scambi di opinioni, il piacere di conoscere ristoratori, brindare con  wine bloggers e influencers con cui condividi quotidianamente tanti momenti “social” e l’onore di poter incontrare e conoscere personaggi del settore di livello altissimo, fra cui il maestro Alessandro Scorsone, Oscar Farinetti e poi ancora giornalisti, ristoratori, professori e sommeliers. Alle ore 18, l’evento Alta Langa Roma 2025 si è concluso, ma sarebbe bello se diventasse un appuntamento fisso e ricorrente. È stato veramente un appuntamento importante, un evento speciale che ha consolidato ancora di più il legame fra la Capitale e l’ AltaLanga DOCG, questa denominazioni spettacolare e più promettente del panorama spumantistico italiano di Alta Qualità. Scendendo le scale di Palazzo Brancaccio e concludendo questo meraviglioso viaggio ci siamo detti L’eccellenza delle bollicine ha  conquistato decisamente Roma.   Francesca Sardelli
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