24 Luglio, 2026
Castello Banfi. La storia del buon bere raccontata ben oltre il calice
Arrivare a Montalcino significa entrare in uno dei territori che hanno contribuito a scrivere la storia del vino italiano. È qui che incontro Castello Banfi, una realtà conosciuta in tutto il mondo per il Brunello, ma che durante la mia visita si rivela molto più di una grande azienda vitivinicola. È un progetto che unisce ricerca, ospitalità, cultura e innovazione, trasformando ogni esperienza in un tassello di un racconto più ampio.
Fondata nel 1978 dalla visione dei fratelli italoamericani John e Harry Mariani, Castello Banfi rappresenta uno degli esempi più significativi di come ricerca, innovazione e rispetto del territorio possano convivere. Grazie alla collaborazione con Ezio Rivella, tra i più autorevoli enologi italiani, i terreni acquisiti a Montalcino sono diventati il cuore di un progetto capace di contribuire in maniera decisiva alla crescita del Brunello nel mondo. L’acquisizione della storica cantina piemontese Bruzzone ha poi ampliato questa visione, portando la tradizione dell’Alta Langa e degli spumanti metodo classico all’interno dell’universo Banfi.
Il mio viaggio comincia a Podere Collelupino, immerso tra i vigneti della tenuta, a pochi minuti dal Castello Banfi. Un luogo dove il tempo sembra rallentare e l’ospitalità diventa parte integrante dell’esperienza. Gli appartamenti conservano tutto il fascino della Toscana più autentica, tra travi in legno, pavimenti in cotto e dettagli che raccontano la storia di queste campagne.
Fuori, il paesaggio invita semplicemente a fermarsi. Le piscine a sfioro si affacciano sulle colline di Montalcino mentre la lavanda, con il suo profumo e le sue sfumature violacee, disegna l’orizzonte come una cartolina. È uno di quei luoghi dove il relax non è soltanto un momento della giornata, ma diventa parte del viaggio.
A Podere Collelupino la natura si racconta anche attraverso gli incontri più inaspettati. Qui vivono Paperina e Pierina, due asine amiatine — o “micci”, come vengono chiamati affettuosamente in Toscana — custodi silenziose di un legame antico con questa terra.
L’asino amiatino è una razza storica che, pur avendo origini africane, ha trovato sul Monte Amiata il proprio habitat ideale, diventando parte della cultura rurale toscana. Avvicinarle, accarezzarle e osservarle mentre si muovono tra i prati significa riscoprire il valore dei gesti semplici, della lentezza e di quel rapporto autentico con la natura che rende speciale il soggiorno a Podere Collelupino.
La visita prosegue all’Enoteca, accompagnato da Lorella Carresi, che mi guida in un percorso capace di unire degustazione, ospitalità e cultura del vino. Un racconto che parte dai calici e permette di comprendere come Banfi interpreti territori diversi senza rinunciare alla propria identità stilistica.
La prima sorpresa arriva ancora prima del primo sorso. È proprio Lorella a farmela notare. Siamo nel cuore di Montalcino eppure nei calici non troviamo subito un Brunello. Una scelta che potrebbe sorprendere chi conosce Castello Banfi esclusivamente per la sua storia toscana. Lorella mi racconta che è il modo migliore per comprendere l’evoluzione dell’azienda. Con l’acquisizione della storica cantina piemontese Bruzzone, Banfi ha ampliato il proprio progetto anche al Piemonte, entrando nel mondo dell’Alta Langa e degli spumanti Metodo Classico. È così che capisco come la stessa filosofia produttiva riesca a esprimersi attraverso territori diversi, mantenendo intatta la propria identità stilistica.”
Si comincia con la Cuvée Aurora Alta Langa DOCG 2021, ottenuta da Pinot Nero e Chardonnay e affinata oltre trenta mesi sui lieviti. Nel bicchiere conquista per il perlage fine e continuo, mentre al naso emergono agrumi canditi, leggere note di lievito e delicati richiami di vaniglia. Il sorso è elegante, scorrevole e armonico, sostenuto da una freschezza che accompagna il finale con naturalezza.
Il percorso prosegue con la Cuvée Aurora Blanc de Blancs 2019, espressione in purezza dello Chardonnay delle alte colline piemontesi. I sessanta mesi di affinamento sui lieviti regalano profondità senza appesantire il vino. La frutta bianca, gli agrumi canditi e le sfumature di crema pasticcera si intrecciano a richiami balsamici, mentre il palato sorprende per precisione, mineralità e una lunga persistenza sapida che invita immediatamente al sorso successivo.
A chiudere la degustazione è la Cuvée Aurora Blanc de Noirs, realizzata esclusivamente con Pinot Nero. È probabilmente il vino che più incuriosisce: al bouquet floreale seguono lentamente nocciola tostata ed erbe aromatiche, mentre in bocca struttura, cremosità e freschezza convivono in perfetto equilibrio, restituendo uno spumante di grande personalità.
Tre etichette diverse, un’unica firma stilistica. Precisione, eleganza e capacità di lasciare che sia il territorio a parlare senza mai rinunciare alla riconoscibilità della mano Banfi.
Lasciata l’Enoteca, Lorella mi accompagna alla scoperta di un’altra anima del Castello: La Taverna.
All’ombra del Castello Banfi, nel borgo medievale di Poggio alle Mura, la Taverna accoglie gli ospiti in un ambiente che conserva il fascino della storia. Le sue sale si sviluppano sotto le volte delle antiche cantine del castello, dove un tempo riposavano le grandi botti di legno destinate all’affinamento del Brunello di Montalcino. Un luogo che racconta il profondo legame tra questo territorio e il vino ancora prima di accomodarsi a tavola.
Il menu
Qui l’ospite può scegliere se lasciarsi guidare dal menu degustazione, un percorso in quattro portate accompagnato dai vini della tenuta, oppure esplorare liberamente il menu alla carta, costruendo un’esperienza su misura. Due proposte diverse che condividono la stessa filosofia: valorizzare il patrimonio gastronomico toscano attraverso materie prime del territorio, stagionalità e preparazioni capaci di esaltare l’autenticità dei sapori.
Il percorso degustazione rappresenta una sintesi della cucina della Taverna, accompagnando il commensale in un viaggio che va dalla tradizione contadina ai grandi vini di Castello Banfi. Il menu alla carta amplia invece questo racconto con una proposta che attraversa tutte le anime della cucina toscana: dagli antipasti dedicati ai prodotti della Val d’Orcia e della Maremma, ai primi che celebrano la pasta fresca fatta in casa e le ricette storiche della regione, fino ai secondi dove protagoniste sono le carni del territorio, il pescato e le verdure dell’orto. A chiudere il percorso sono dessert che richiamano alcuni degli ingredienti simbolo della tenuta e della tradizione locale, come miele, prugne, mandorle e Moscadello di Montalcino.
Più che due menu distinti, sono due modi diversi di raccontare la stessa identità: quella di una cucina profondamente toscana che trova nel dialogo con i vini di Castello Banfi il suo naturale completamento.
La degustazione
A tavola, presso la Taverna, il dialogo tra cucina e vini ha proseguito il racconto di un’azienda capace di esprimersi attraverso molteplici linguaggi: dalla ricerca enologica all’accoglienza, dalla ristorazione alla valorizzazione delle materie prime.
Nel calice arriva Principessa Gavia, Gavi DOCG da uve Cortese in purezza. È il vino che Lorella racconta con maggiore entusiasmo. Dopo il primo sorso capisco il perché.
Dal colore giallo paglierino luminoso, profumi di tiglio, agrumi e mela Golden, accompagnati da una raffinata vena minerale. Il sorso è fresco, equilibrato e persistente, caratteristiche che trovano il loro naturale completamento nel carpaccio di manzo marinato con Condimento Balsamico Etrusco, panzanella e rucola. La vivace acidità del vino ripulisce il palato dalla morbidezza della carne, mentre la componente minerale dialoga con la sapidità del piatto. Le note agrumate e floreali, infine, alleggeriscono la balsamicità del condimento e valorizzano la freschezza della panzanella, dando vita a un abbinamento elegante e perfettamente equilibrato.
Il carpaccio conquista per la consistenza tenera e succosa della carne. Il Condimento Balsamico Etrusco aggiunge profondità aromatica senza coprire la materia prima, mentre la panzanella introduce una piacevole componente croccante e una freschezza vegetale che rende ogni boccone dinamico e armonioso.
Nel calice arriva il Rosso di Montalcino 2024, espressione in purezza del Sangiovese secondo la visione Banfi. Un vino che conquista fin dal primo impatto per la sua immediatezza: i profumi di ciliegia e piccoli frutti rossi si intrecciano a eleganti richiami di liquirizia e tabacco, anticipando un sorso avvolgente, sostenuto da tannini fini e da una freschezza che accompagna la beva con grande equilibrio. È un rosso capace di coniugare profondità e dinamismo, senza mai perdere in eleganza.
L’abbinamento con il galletto nostrale arrotolato con peperoni e spinaci si rivela particolarmente riuscito. La succulenza della carne trova nei tannini del vino il contrappunto ideale, mentre la freschezza del Sangiovese alleggerisce la componente grassa del piatto, mantenendo il sorso sempre vivo. Le note fruttate accompagnano la dolcezza naturale dei peperoni, mentre le sfumature speziate del vino dialogano con la leggera tostatura della pelle croccante, creando un insieme armonico e mai invadente.
Il galletto convince per la cottura precisa: la carne rimane morbida e succosa, mentre la pelle aggiunge una piacevole croccantezza. Peperoni e spinaci completano il piatto con una dolcezza naturale e una nota vegetale che dona equilibrio all’intera preparazione
A completare il percorso dei vini arriva Aska Bolgheri Rosso DOC, l’interpretazione di Banfi della costa toscana ottenuta da Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Un rosso di grande personalità, che alterna la generosità del frutto a sfumature più profonde di cacao, tabacco, liquirizia e pepe nero. Al palato convince per equilibrio, profondità e una trama tannica vellutata, sostenuta da una freschezza che accompagna il sorso fino a un finale lungo ed elegante.
Più che accompagnare una singola portata, Aska rappresenta la naturale conclusione del percorso dedicato ai sapori salati. Un calice che amplia il racconto di Banfi oltre Montalcino, dimostrando come la stessa ricerca dell’equilibrio e dell’eleganza trovi espressione anche nei grandi rossi della costa toscana. È il passaggio ideale prima di lasciare spazio al dessert, concludendo il percorso gastronomico con profondità e armonia.
A chiudere il percorso arriva una crostatina al cioccolato fondente e bianco con gelato alla marmellata di latte, salsa all’amarena e gocce di cioccolato. Un dessert che gioca sull’equilibrio tra consistenze cremose e croccanti, dove la profondità del cioccolato trova nella vivace acidità dell’amarena una piacevole nota di freschezza, evitando qualsiasi eccesso di dolcezza.
Ad accompagnare il finale della degustazione arrivano anche una piccola selezione di dolci della tradizione: cantucci, ciambelline al cacao e ciambelline al vino rosso. Un gesto di ospitalità che richiama i sapori più autentici della Toscana e prolunga con semplicità ed eleganza il piacere della tavola.
L’abbinamento con Sciandor Moscato d’Asti DOCG, ottenuto da Moscato Bianco in purezza, accompagna il finale del percorso con grande eleganza. I profumi di pesca bianca, fiori d’acacia, salvia e delicati richiami agrumati dialogano con la componente aromatica del dessert, mentre la lieve effervescenza e la brillante freschezza alleggeriscono la ricchezza del cioccolato e del gelato alla marmellata di latte. La dolcezza del vino non sovrasta quella del piatto, ma la sostiene con equilibrio, lasciando che sia la nota fruttata dell’amarena a prolungare il finale di bocca. Un abbinamento che chiude la degustazione con armonia, freschezza e una piacevole sensazione di leggerezza.
Usciti dalla Taverna Lorella. mi accompagna alla scoperta di un’altra anima di Castello Banfi.
Anche qui il tempo non è semplicemente un elemento della produzione, ma diventa parte integrante del risultato finale. Una filosofia che accomuna ogni esperienza vissuta all’interno della tenuta.
La Balsameria, dove il tempo diventa l’ingrediente più prezioso. Qui nasce il Condimento Balsamico Etrusco, custodito in una batteria di botti che, dal rovere francese al castagno, dal ciliegio al frassino fino al gelso, accompagnano un lungo percorso di affinamento. L’aria è impregnata di profumi intensi e avvolgenti, mentre ogni passaggio racconta una lavorazione fatta di pazienza, conoscenza e rispetto della materia prima.
La visita prosegue nella cantina, una struttura dall’architettura contemporanea dove innovazione e tecnologia sono al servizio della qualità.
Ad accogliermi è la statua di Albert Einstein. Una presenza che sorprende, ma che diventa immediatamente comprensibile osservando ciò che questa cantina rappresenta.
Ricerca, conoscenza e capacità di guardare oltre sono infatti i principi che guidano ogni scelta di Banfi.
Un messaggio che trova piena espressione negli spazi della cantina, progettati per seguire ogni fase della vinificazione e dell’affinamento con la massima precisione, valorizzando il carattere delle uve e l’identità del territorio.
È proprio qui che si comprende fino in fondo la visione di Castello Banfi. Non solo una delle aziende simbolo del Brunello di Montalcino, ma una realtà capace di coniugare ospitalità, cultura, ricerca e innovazione in un unico progetto, dove ogni luogo visitato, dalla Taverna alla Balsameria fino alla cantina, contribuisce a raccontare una stessa filosofia: custodire la tradizione, investendo costantemente nel futuro.
La visita a Castello Banfi dimostra come l’enoturismo possa trasformarsi in un’esperienza completa, capace di unire vino, cucina, ospitalità, cultura e paesaggio. Dal relax di Podere ColleLupino alla tavola della Taverna, fino alla Balsameria e alla cantina, ogni tappa contribuisce a raccontare una visione coerente: quella di un’azienda che custodisce la tradizione con lo sguardo costantemente rivolto al futuro. È questo che rende Castello Banfi un luogo diverso da tanti altri. Qui il vino è il punto di partenza, non quello di arrivo. Perché la storia del buon bere, a Montalcino, viene raccontata davvero ben oltre il calice.
Roberto Silvio De Pascale
Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina
Il buon vivere
Leggi