Itinerari diVini

A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser

Formata alla Cornell University in Marketing, da sempre opera nel mondo dell’ospitalità. Figlia di albergatori del Lago di Garda, ha lavorato presso il Bayerischer Hof di Monaco di Baviera, il Grand Hotel di Rimini e numerosi altri hotel di lusso europei. 5 anni fa crea Club Appeal, società di consulenza specializzata nell’ospitalità di lusso con focus sul mondo del vino, che promuove con il proprio brand esclusivo WineHO®. Certificata WSET ed ONAV, è docente alla IATH (International Academy in Tourism and Hospitality) di Cernobbio oltre che docente in diversi ITS in tutta Italia (Veneto, Umbria, Toscana, Puglia, etc…) ed è relatrice in numerose conferenze internazionali (e.g. Atlas – di cui è membro del comitato scientifico, TEBEC, IWINETC) legate al mondo del turismo del vino. Nel 2022 è stata nominata tra le 50 donne al mondo più influenti nel mondo del vino e nel 2024 ha pubblicato il libro “Wine Hospitality: Quando il fattore umano e la genialità italiana cambiano il marketing”.

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9 Agosto, 2022

Leone De Castris: un'immagine moderna per continuare a raccontare la storia

Leone De Castris: un’immagine moderna per continuare a raccontare la storia Five Roses: il primo vino rosato italiano ad essere commercializzato nel 1943 Carissimi, bentrovati! Estate, mare cristallino, da sempre voglia di relax e di colori, colori forti di giorno che diventano più tenui sul far della sera, colori rosati. Per questa ragione desidero oggi portarvi in Puglia, a scoprire il primo vino rosato italiano ad essere imbottigliato e commercializzato in Italia, correva l’anno 1943 ed usciva su un mercato sconvolto dal secondo conflitto mondiale un vino al novanta per cento Negroamaro e dieci per cento di Malvasia Nera. Il produttore: Leone de Castris, il nome anglofono: Five Roses. Nel nome l’eco di una contrada nel feudo di Salice Salentino, “Cinque Rose” appunto, ma anche quella tradizione legata al fatto che per molte generazioni ogni Leone de Castris ha avuto cinque figli. Fu sul finire dell’ultima guerra che il generale Charles Poletti, commissario per gli approvvigionamenti delle forza alleate, chiese una grossa fornitura di vino rosato. Italiano sì, ma dal nome rigorosamente americano. Così nacque il Five Roses. Il Five Roses ti conquista al primo sguardo con il caratteristico rosa cerasuolo cristallino e ti rapisce con i sentori fruttati di ciliegia e fragolina di bosco. In bocca è fresco, morbido e piacevolmente persistente. Si consiglia di abbinarlo a risotti, bolliti e piatti a base di pesce e carni bianche. Ottimo con la frisa salentina. Nel 1993 nasce la versione ‘Anniversario’ del Five Roses per festeggiare i 50 anni di vita del primo rosato. Rispetto al Five Roses tradizionale, il Five Roses Anniversario è diverso sia per gusto che per melange, con il suo ottanta per cento di negroamaro (a fronte del novanta che di solito lo contraddistingue) e venti per cento di malvasia (a fronte del dieci). Nasce al contempo anche il “Cinque Rose di Negroamaro” Romanzo da Bere sulla storia del “Five Roses” di Leone de Castris. Il romanzo racconta la nascita della storica etichetta dell’azienda agricola Leone de Castris; una storia, avvincente, in cui un imprenditore, l’Avv. Piero, nonno dell’attuale proprietario, riesce a volgere a proprio vantaggio le innumerevoli e spaventose difficoltà di produrre vino di qualità, a cavallo di una delle pagine più sanguinose della storia d’Italia, l’Armistizio dell’ 8 settembre. Nella Puglia occupata della fine del ‘43, tra, bombardamenti, Generali onnipotenti e Borsa Nera, l’eroe della storia riesce a produrre un vino eccellente e innovativo per una nuova generazione di consumatori, ponendo le basi per l’espansione delle esportazioni in tempo di pace. La storia, che arriva fino ad oggi attraverso tre generazioni, si svolge come un Romanzo da Bere che tiene desta l’attenzione del lettore, raccontando di vigne e vini. Per assaggiare tutto questo vi consiglio di recarvi in un altro posto iconico, inaugurato il 28 giugno 2014, si tratta del wine bar ‘Five Roses Club 1943’, situato di fronte all’azienda a Salice Salentino. Con il suo design semplice ed elegante, questo piccolo e accogliente locale nasce con l’intento di arricchire l’immagine dell’Azienda, proponendo un luogo che coniuga passato e presente dove estimatori, turisti e appassionati possono fermarsi a degustare i vini, accompagnandoli con prodotti di alta qualità esclusivamente provenienti dal territorio pugliese. Il ‘concept’ nasce dalla voglia di raccontare il ‘rosato’ attraverso la gente che lo ama e lo apprezza, di creare un momento di incontro e di scambio di idee tra tutti i fans della famiglia ‘Five Roses’. Il locale è normalmente aperto da metà Aprile a metà Ottobre, ma vi consiglio di verificare e prenotare contattando il 3498253132 o l’email: fiveroseswinebar@leonedecastris.com e potrete assaggiare l’enorme varietà della cantina Leone De Castris in un panorama unico e coinvolgente. Per completezza, infatti, Leone De Castris coltiva in oltre 12 tenute vitigni autoctoni (negroamaro, primitivo, malvasia nera, verdeca, aleatico, malvasia bianca, bianco di Alessano, moscato, susumaniello e ottavianello) e non (chardonnay, sauvignon blanc, shiraz). Il settore agricolo (di circa 5000 ettari nel ‘600) sino ai primi anni ’50 si estendeva ancora su più di 2000 ettari. Ora, sebbene le dimensioni siano sempre ragguardevoli, Leone de Castris rappresenta circa 300 ettari coltivati a vigneto e circa 50 ettari a seminativo, pascolo e uliveto nelle province di Lecce, Brindisi, Bari e Taranto. Le Masserie Maiana, Donnacoletta, Messere Andrea e parte dei terreni facenti parte delle Contrade Ursi e Rena appartengono alla famiglia da secoli; altri fondi da tempo più recente. Per visite ed apprezzare la varietà potete anche fare riferimento alla pagina ad hoc dedicata sul sito: https://www.leonedecastris.com/visite/ A martedì prossimo! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser    
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2 Agosto, 2022

Lunae: Un’oasi vinicola tra mare e montagna

Lunae: Un’oasi vinicola tra mare e montagna Una famiglia, una storia, una tradizione Carissimi, bentrovati! Oggi desidero accompagnarvi in Liguria. La Liguria è un sottile arco d’Italia che va dal confine con la Francia sino alla parte settentrionale della Toscana. Solcata dalle montagne, ossia dalle Alpi ad ovest e dagli Appennini ad est, si affaccia interamente sul Mare Ligure: per questo, fra le regioni dell’Italia settentrionale, la Liguria gode di un clima particolarmente temperato. I Colli di Luni si trovano nell’angolo più orientale della regione. L’area si affaccia sul Mar Tirreno dal Golfo di La Spezia ed è protetto alle spalle dalle Alpi Apuane: questa posizione privilegiata le regala un microclima unico, dove l’alternarsi di brezze marine e montane crea la condizione ottimale per la coltivazione delle vigne e la produzione di vini di eccellenza. Già nel 177 a.C. una colonia romana fu fondata alle foci del fiume Magra e denominata “Portus Lunae”. Plinio il Vecchio, nella sua opera “Naturalis Historia” a proposito del vino di questo luogo scriveva: “Etruriae Luna palma habet…”(65 d.C.) : “…dell’Etruria, quello di Luni ha la palma…”. E’ proprio da questa citazione che nasce il nome Lunae, racchiudendo in sé tutti i principi che hanno guidato e che guidano tutt’ora il lavoro in vigna e in cantina. La famiglia Bosoni è infatti da sempre legata a questo territorio. Da quattro generazioni per lavoro e per vocazione facendo tre cose: coltiviamo la vigna, produciamo vino e preserviamo la cultura del nostro territorio. La massima attenzione alle qualità e i caratteri dei singoli vigneti e le diverse zone di produzione sono le caratteristiche proprie di Lunae. Vinificato in vasche d’acciaio a temperatura controllata, i vini sono affinati preferendo soprattutto botti in legno di grandi dimensioni, preservando freschezza, armonia e identità di ogni singola etichetta. Cantine Lunae significa vitigni autoctoni: Vermentino, ma anche Albarola, Vermentino Nero, Malvasia, Pollera Nera e Massareta. Lunae si estende su un comprensorio di 65 ettari, dove è protagonista anche la viticoltura biologica, coltivazione di nuovi vigneti con antiche tecniche locali e, soprattutto, l’utilizzo di energia verde che si sostanzia in impianti fotovoltaici, geotermici e strutture di produzione a basso impatto ambientale. Circa 100 piccoli vignaioli locali sono la famiglia allargata. Il modo in cui si cerca di preservare il territorio non ha solo valenze ambientali. Ciascuno dei vini cerca di dare voce ai Colli di Luni, affinché possano raccontare di sé, della propria storia, della propria ricchezza. Ciascuno dei nostri vini cerca di esaltare i vitigni tradizionali e i relativi terroir, esprimendone le caratteristiche al meglio delle potenzialità. Cantine Lunae ha un cuore pulsante in cui siamo suggerisco di andare a chiunque abbia voglia di scoprire e approfondire il vino, il territorio ed il modo in cui viene realizzato. Si chiama Ca’ Lunae, ed è un luogo in cui il lavoro svolto in vigna e a Cantine Lunae si può esprimere e racconta una propria storia unica. Ca’ Lunae è un antico casale del Settecento che, in linea con la vocazione per la valorizzazione del territorio, è stato completamente ristrutturato nel rispetto delle forme e delle materie. Ca’ Lunae è per un punto d’incontro, un luogo di relazione dove accogliere i visitatori e permettere loro di sperimentare direttamente il nostro territorio. Grazie alla collaborazione con artigiani e piccoli produttori locali, associazioni ed enti, Ca’ Lunae può dare visibilità alla tradizione e all’unicità che costituiscono la grande ricchezza dei Colli di Luni ed offrire una esperienza unica al cliente visitatore. In particolare vi racconto di visite e progetti unici pensati per esperti ed appassionati, fatti anche di tour esperienziali che possono anche concludersi nel wine shop, che a differenza del nome, propone in vendita e in degustazione non solo tutti i vini Ca’ Lunae, ma anche olio extravergine d’oliva, liquori artigianali, confetture prodotte dalle cucine di Ca’ Lunae e una selezione di specialità gastronomiche locali come la pasta, i condimenti tradizionali e i dolci tipici. Sopra l‘enoteca si trova una grande sala dove gli ospiti possono apprezzare l’abbinamento tra i vini e i prodotti gastronomici tradizionali. A proposito di Gastronomia, le cucine di Ca’ Lunae, attraverso la sensibilità di Antonella e Debora Bosoni e in collaborazione con enti di tutela locale, ricercano e propongono specialità gastronomiche di piccoli produttori locali, ratificandone la genuinità con il proprio logo. Il pesto alla ligure, la salsa di noci, le olive taggiasche, la pasta, le farine e le zuppe locali sono solo alcune delle specialità che le cucine di Ca’ Lunae selezionano e propongono in vendita all’interno della del proprio spazio. Infine vi segnalo come all’interno di Ca’ Lunae si trovi Essentiae, un antico laboratorio per la preparazione di liquori secondo le ricette tradizionali del territorio. Attraverso una grande vetrata che si affaccia sull’aia del casale, gli ospiti hanno la possibilità di osservare l’interno del laboratorio e scoprire gli antichi metodi di produzione. Ogni fase della lavorazione si compie manualmente, utilizzando materie prime di alta qualità escludendo l’utilizzo di coloranti e conservanti. Il tutto viene poi celebrato nel Museo del Vino nelle stanze dell’antica casa padronale. Il Museo nasce dalla raccolta personale di Paolo Bosoni, appassionato da sempre della storia contadina locale. Qui il presente diventa memoria. Con tutti i prodotti e possibili esperienze non resta altro che recarsi in Liguria e prima di farlo scrivete pure tutto l’anno a info@calunae.it per informazioni e dettagli. Vi Aspetto! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser    
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26 Luglio, 2022

Braida: una storia di passione e di famiglia.

Braida: una storia di passione e di famiglia. Il Piemonte nel mondo, una terra che parla. Carissimi, Nell’appuntamento di oggi desidero farvi scoprire l’eccellenza di un vino forse troppo spesso non considerato per il potenziale che può offrire, il Barbera o La Barbera, come si dice con l’inflessione sabauda spesso presente nei territori di produzione. Per farlo vi porto in una realtà unica, che tra i suoi prodotti eccellenti, ha anche una chicca speciale di cui vi dirò e che davvero mi ha conquistato. Anzitutto vi dico che siamo all’azienda agricola Braida, di Giacomo Bologna, figlio di quel Giuseppe soprannominato appunto Braida per le somiglianze con un campione sportivo di pallone elastico. La storia di Braida si lega a quella di Rocchetta Tanaro, piccolo centro del Monferrato astigiano. “Il mio paese non è una sorpresa, son dieci vigne, sei case, una chiesa”: sono parole dello chansonnier Paolo Frola, che è anche il medico condotto di Rocchetta. La canzone fu scritta con Gianni Mura, bevendo la Barbera di Rocchetta. Di quelle dieci vigne cantate da Frola, alcune sono Braida. Erano di nonno Giuseppe, poi sono passate a papà Giacomo, adesso le coltivano Giuseppe e Raffaella Bologna. L’azienda nasce dall’entusiasmo, la passione e il coraggio imprenditoriale di un rocchettese “Doc”, Giacomo Bologna. 
Il cuore dell’attività è rappresentato appunto dai vigneti di Rocchetta Tanaro, terreni di medio impasto, con sabbia e argilla pressoché in egual misura; qui si trovano i pregiati cru Bricco dell’Uccellone, Bricco della Bigotta e Montebruna e le terre ricche di limo dove nasce il Grignolino d’Asti Limonte.
Altre vigne si trovano a Castelnuovo Calcea e a Costigliole d’Asti, sempre nel Monferrato, terreni sciolti e leggeri composti da sabbie calcaree nel primo caso, argilloso-calcarei con ottima esposizione collinare nel secondo. 
In Langa si coltiva il Moscato sui terreni a prevalenza sabbioso-calcarea di Mango. Dai terreni sciolti, ricchi di sabbia misti a marna calcarea di Trezzo Tinella nasce la produzione di vini bianchi fermi commercializzati con il marchio Tenuta Serra dei Fiori. Braida è la risata travolgente di Raffaella e lo sguardo assorto di Giuseppe. Due fratelli che portano nei geni e nei gesti il patrimonio di una eccezionale famiglia del vino italiano. Un patrimonio che con il lavoro di tutti i giorni consolidano e ampliano, condividendone i frutti migliori con la bella squadra di collaboratori, con l’imprescindibile paese natale, Rocchetta Tanaro, e con tutte le persone che amano i loro vini. Biodiversità e rigore produttivo, genio, fantasia e rispetto della tradizione. Braida è la storia della Barbera, è il sogno di Giacomo Bologna che parte nel 1961 con la prima vendemmia della chicca che vi dicevo all’inizio: La Monella. Barbera del Monferrato vivace “La Monella” che Giacomo Bologna decise di imbottigliare e che vinse la medaglia d’oro nel 1969 al Concorso nazionale dei vini Douja d’Or di Asti è ancora oggi un vino iconico, diverso dai grandi Cru Braida, ma proprio per quella frizzantezza, mi sento di proporo in questa calda estate per le grigliate migliori. Ovviamente Braida è anche grandissimi Cru e tra questi spicca il Bricco dell’Uccellone: la rivoluzione della Barbera. Dall’inizio del 1982 Giacomo iniziò a sperimentare la sua idea innovativa di accoppiamento Barbera – barrique: l’annata era eccezionale; quando il vino, il Bricco dell’Uccellone, uscì dalle barrique, arrivò in Italia l’enologo californiano André Tchelistcheff che lo approvò, decretandone il successo. Altri due vini Barbera nacquero in quegli anni nella cantina di Rocchetta Tanaro: nel 1985 il Bricco della Bigotta e, nel 1989, l’Ai Suma, ottenuto da una vendemmia tardiva delle uve (fine di ottobre.) Le tre riserve Braida vengono prodotte solo nelle annate migliori e sono davvero da assaggiare. Da allora è un crescendo, cui si affianca per soddisfare diversi palati la produzione di bianchi, di moscati DOCG, di grappe e di rossi importanti in cui la Barbera si accompagna a Merlot e Cabernet. Oggi visitare Braida è davvero vivere alla grande la storia della Barbera e di una passione frizzante e nuova nata dalla Monella e da essa evoluta. Per farlo vi consiglio di visitare le proposte sempre aggiornate sul sito: https://www.braida.it/visita-braida/ Al prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser    
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19 Luglio, 2022

Castelsimoni: viticultura ad alta quota

Castelsimoni: viticultura ad alta quota Qui le escursioni termiche e l’aria pura offrono vini dalle caratteristiche uniche Carissimi, bentrovati! Il caldo in questa estate 2022 è davvero asfissiante e se lo zero termico dell’anticiclone Apocalisse è oltre 4800 metri, allora per stare un po’ freschi non ci resta che cercare di salire il più possibile e per questa ragione ho pensato di presentarvi una realtà “eroica”. Le realtà ed i vitigni “Eroici” sono quelle che si costituiscono in zone dove nessuno penserebbe di farle per difficoltà altimetriche, produttive o semplicemente di raggiungimento. Per questo entra perfettamente nel gruppo Castelsimoni. Siamo nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ed è qui che esiste una produzione vinicola, precisamente a Cese di Preturo, a 800 metri s.l.m. e le vigne sono alle pendici del Gran Sasso, la cui altezza è 2.912 metri s.l.m. I proprietari sono soci del Cervim (centro di ricerche, studi e valorizzazione per la viticultura montana), e credono che il futuro della viticultura sia ad alta quota, dove le escursioni termiche offrono caratteristiche uniche ai vini, dove l’aria più pura garantisce prodotti più sani, dove la passione e l’amore per la natura raggiungono il loro apice, non dando spazio a procedure commerciali che altererebbero il naturale ciclo delle cose. Il risultato è unico e saprà stupire tutti i visitatori. Rispettando le peculiarità dell’uva e del territorio nei processi di viticultura e di vinificazione (non uso di prodotti sistemici, no irrigazione, no concimazioni, no lieviti selezionati, no filtrazioni), vengono garantite inalterate tutte le diversità di un territorio che si sta scoprendo un dono per il vino. Tra i diversi vini prodotti, ve ne consiglio due particolarmente iconici: la “Lupa bianca” riesling renano IGP Terre dell’Aquila Affinato in bottiglia da almeno 22 mesi e il “Diamante nero” Pinot nero IGP Terre dell’Aquila Affinato 1 anno in botti grandi di rovere ed almeno 12 mesi in bottiglia. Due proposte davvero esaltanti per apprezzare la realtà fresca ed unica che solo l’alta montagna può offrire. Riuscendo a portare in maturazione le uve in maniera naturale, le escursioni termiche tipiche di queste zone montane imprimono delle peculiarità uniche ai vini, che stupiranno il degustatore. Sinceramente vi consiglio di valutare le offerte di degustazione proposte sul sito sempre aggiornato, all’indirizzo: https://www.castelsimoni.it/it/degustazioni Non vi resta altro che organizzarvi per godere una scampagnata al fresco accompagnata da grandi vini. Al prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser    
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12 Luglio, 2022

Mezzo Ettaro: La dimensione a volte non fa la differenza

Mezzo Ettaro: La dimensione a volte non fa la differenza Un punto di ritrovo e di condivisione.   Mezzo Ettaro nasce nel cuore della Valpolicella classica ,sul colle della Masùa ed è qui che in questo piccolo terreno (mezzo ettaro appunto), Giorgio Dolcetta ha trasferito la sua passione e competenza medica e coltiva a mano viti e ulivi in modo rigorosamente naturale. A Mezzo Ettaro la natura è protagonista, coi suoi tempi si producono vino e olio di alta qualità tracciabili dalla pianta alla bottiglia. Dalla vendemmia 2019 sono prodotti due vini: un Valpolicella Classico Superiore DOC, pronto in due anni e un Rosato Veronese IGT imbottigliato prima dell’estate successiva. Altrettanto l’olio, dal camp di olive coltivate tradizionalmente e con metodo biologico, raccolte sulle piante – prevalentemente delle varietà Grignano e Favarol – al giusto punto di maturazione, molite a freddo entro cinquanta ore dalla raccolta. I prodotti di pregio sono ispirati ai valori della terra; cura e rispetto per il territorio sono parte fondamentale della nostra cultura. Ovviamente il terroir aiuta e per così dire la “fa’ da padrone” per la produzione di vini unici e naturali frutto dei valori quali la forza della famiglia, la passione per il lavoro, l’amicizia vera, la terra e i suoi frutti. Mezzo Ettaro tuttavia desidera essere molto più di una piccola boutique vinicola e lavora quotidianamente per essere un luogo speciale per incontri e relazioni. Un luogo per assaporare l’Accoglienza e degustare un buon vino in un ambiente semplice e personale: per chi ama la vite, l’uva e il vino e desidera conoscerne l’origine, le fasi produttive e scoprire come il rispetto del territorio lavorato con impegno e sostenibilità si trasformi in un prodotto unico. Corte Dolcetta, che prende il nome dai proprietari, è esattamente dove tutto ciò può accadere. Immersa in un panorama indimenticabile tra i vigneti, olivi e le colline a terrazzamenti della Valpolicella ospita meeting, incontri e momenti unici da vivere e non solo ricordare. Una Corte ricca di vita dove è possibile respirare la passione e l’entusiasmo per il vino e tutto ciò che facciamo. Un piccolo angolo dove attraverso i profumi dei limoni e della lavanda si assapora il piacere dell’incontro. Sperando di avevi incuriositi vi suggerisco quindi di valutare Mezzo Ettaro per il vostro prossimo meeting e godere di un luogo unico alle spalle di Verona. Per contatti visistate la pagina: https://www.mezzoettaro.it/contatti/ Al prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser    
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5 Luglio, 2022

Amarone, Opera prima 2022

Amarone, Opera prima 2022 Un assolo che fa la differenza Il 19 e 20 giugno scorsi si è tenuto un evento clou per gli appassionati di vino: Amarone “opera prima”. Ovviamente non potevamo mancare per raccontare come le 40 principali case vinicole della Valpolicella interpretano il vino iconico del territorio per antonomasia. Oltre 100 giornalististi, la cui maggior parte straniera si è ritrovata sulle note della marcia trionfale dell’Aida per celebrare l’evento straordinario e fuori stagione del Consorzio Vini Valpolicella. Il calendario estivo non ha spaventanto e da tutto il mondo diversi protagonisti si sno raccolti per presenziare all’assaggio del millesimo 2017 al di fuori della tradizionale collocazione dell’Anteprima a febbraio, portando in scena anche il sodalizio tra i due simboli di Verona nel mondo: l’Arena e l’Amarone. Il gala dinner del 17 giugno a Giardino Giusti riservato alla stampa ha apertto il cartellone di Amarone Opera Prima, che si è poi arricchita il 18 giugno con due masterclass a Palazzo Verità Poeta, per scoprire la versatilità del grande Rosso e le annate top che hanno contribuito al suo posizionamento in oltre 80 nazioni del globo. Ovviamente la chiusura del 18 giugno non poteva che essere con l’Aidda verdiana per esaltare alla stampa ed agli appassionati quel connubio unico e che pochi posti al mondo possono far risaltare come l’Arena scaligera. Domenica 19 giugno, Amarone Opera Prima si è trasferita al palazzo della Gran Guardia (piazza Bra), per la degustazione dell’Amarone 2017 e per la conferenza stampa sullo stato di salute della denominazione e il focus su “Amarone e i miti dell’ospitalità veneta, tra storia e leggenda”. Devo dire che si è trattato di un appuntamento molto interessante per chi come me si occupa di ospitalità. Ricordo sempre Arrigo Cirpiani che non smetteva mai di dire quanto fossero privilegiati i veneziani ed i veneti tutti per il territorio che gli era stato donato e per come potessero così ospitare al meglio il mondo intero. Tra i vari appuntamenti che hanno costellato l’evento, desidero puntare il faro sulla masterclass condotta impeccabilmente da JC Viens dal titolo “The Boom generation: gli ultimi decenni dell’Amarone, dalla sua escalation al successo mondiale”. JC è un amico di Itinerari divini e WineHo, la mia società, e devo dire che ancora una volta ha saputo mirabilmente esaltare come l’Amarone sia oggi un vino non solo adatto ad accompagnare piatti preziosi, ma anche un rappresentante del territorio veronese facendolo diventare un vin du terroir unico e riconosciuto nel mondo. Al prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser    
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28 Giugno, 2022

Monte del Fra’: Una bella storia italiana

Monte del Fra’: Una bella storia italiana Tra tradizione e innovazione Ci troviamo in Veneto, e più precisamente sulla strada di Custoza nel comune di Sommacampagna, in questa terra che tanto sangue italiano ha visto versato nelle guerre di indipendenza sorge una azienda agricola d’eccellenza, che è molto più di una cantina. La storia di Monte del Frà è fatta di diverse fasi, l’ultima risale al 1958, quando una famiglia di contadini, guidata dal capostipite Massimo Bonomo, affitta i suoi primi terreni agricoli in una delle zone più affascinanti del Nord Italia: le colline che circondano il Lago di Garda, nella provincia di Verona: una terra modellata dai ghiacciai, ricca di minerali, dal clima mediterraneo, caratterizzata da una storia più che millenaria. L’inizio invece risale al 1492 quando i Frati (Frà in lingua veneta) dell’Ordine di Santa Maria della Scala di Verona cominciano le coltivazioni. In oltre 500 anni l’evoluzione è stata tantissima, tuttavia una costante è sempre rimasta: l’attenzione nel coltivare la terra. Dall’arrivo della famiglia Bonomo, anno dopo anno, vendemmia dopo vendemmia, quei primi terreni sono diventati uno dei vigneti più estesi di Verona. Ben 137 ettari di proprietà e 68 in affitto presenti in tutte le principali denominazioni veronesi: Valpolicella, Custoza, Lugana, Soave, Bardolino. Oggi a guidare Monte del Frà è ancora la famiglia Bonomo: alla seconda generazione, rappresentata dai fratelli Eligio e Claudio, si è affiancata la terza rappresentata da Marica, Silvia e  Massimo.  Assieme hanno intrapreso un percorso di crescita basato su pochi, ma ben chiari valori: la fedeltà al territorio; la sua valorizzazione; un’agricoltura via via sempre più sostenibile; l’individuazione dei vigneti più interessanti, divenuti dei veri e propri “cru” che hanno permesso la nascita di alcuni grandi vini che sono diventati, a giudizio della più importante critica internazionale, un vero punto di riferimento per il vino italiano di qualità. Come indicavo all’inizio andare a Monte del Fra’ è molto di più che recarsi in una cantina. Anzittutto, ovviamente, i protagonisti sono i vini. Raccolti in 3 Collezioni (Collezione Monte del Fra’, Collezione Undici Terre, Collezione Casa Capitei) e 4 Cru, ovvero la summa di quanto Monte del Fra’ sa esprimere: 2 Custoza, una Colombara ed un Amarone. Tra tutti il mio consiglio è il Bonomo Sexaginta, la firma dei vignaioli e proprietari. Oltre al vino, la proposta di Monte del Fra’ è molto ricca anche per quanto riguarda l’enoturismo. Sono ben 9 le esperienze proposte al cliente e in particolare evidenzio la passeggiata a cavallo od in e-bike da abbinarsi magari al pic-nic in Vigna tra quelle più interessanti e coinvolgenti. Non manca poi la degustazione gourmet per assaporare anche dei piatti unici che sono un ottimo accompagnamento per i vini da degustare. Infine, vi racconto di una vera e propria chicca: Wine & Yoga. Un’esperienza unica, realizzata al tramonto in cui il vino col suo fare rilassante permette di concentrarsi ancora meglio sullo yoga, il tutto in un territorio unico e avvolgente. Davvero un experience not to be missed. Tutte le diverse possibilità sono dettagliate al link dell’azienda agricola: https://www.montedelfra.it/enoturismo/ con la possibilità (in alcuni casi assolutamente necessaria) di prenotare. Vi aspetto!!! Al prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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23 Giugno, 2022

Spumantitalia 2022 - le bolle che fanno la differenza

Spumantitalia 2022 – le bolle che fanno la differenza Masterclass, talk- show e assaggi importanti Carissimi, La scorsa settimana dal 10 al 13 giugno si è tenuto l’evento SpumantItalia. Ospitato nella fantastica Garda, sul lago omonimo, SpumantItalia è l’unico evento nazionale che parla di bollicine alle aziende e al mercato in modo effervescente e innovativo. L’evento è giunto alla sua IV° edizione ed è stato organizzato dal Magazine Bubble’s Italia. La manifestazione ha l’obiettivo di riunire il variegato mondo della spumantistica nazionale cercando di fare sistema e dare allo stesso una sua riconoscibilità e identità. Un momento di aggregazione importante che prevede incontri culturali, degustazioni, momenti ricreativi, banchi di assaggio e aree riservate per b2b con le aziende. Ho avuto modo di partecipare ad una masterclass gestita da Sissy Baratella nella giornata di sabato 11 giugno, dove abbiamo potuto assaggiare bollicine di valore da tutta Italia (Sicilia, Basilicata, Friuli, etc…), un modo di conoscere sempre più il valore delle bollicine Italiane. In questa edizione le aziende presenti hanno superato le 40 con un insieme di incontri e masterclass anche contemporanee per dare modo a tutti di partecipare a cosa più li interessasse. Eventi come questo, dedicati ad un solo tipo di vino, riescono, a mio parere, più di altri a promuovere e fare sistema per le nostre bollicine, che davvero non hanno di che invidiare allo Champagne od altri vini spumantizzati. Cheers e… al prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser  
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Terre di Entella: Il biologico siciliano al suo apice Arrow Right Top Bg

15 Giugno, 2022

Terre di Entella: Il biologico siciliano al suo apice

Terre di Entella: Il biologico siciliano al suo apice Una passione che va avanti da quattro generazioni All’interno della rubrica Itinerari DiVini, ho piacere oggi di parlarvi, per la prima volta, di una realtà di assoluta eccellenza, che tuttavia non produce vino, ma produce alcuni dei più buoni alimenti che lo possano accompagnare, primi fra tutti la pasta. Ci troviamo in Sicilia, e più precisamente nella valle del Belice alle pendici della Rocca di Entella, a ridosso della Riserva Naturale Orientata “Santa Maria del Bosco” e “Monte Genuardo” e della Riserva Naturale Integrale “Grotta di Entella”. E’ qui che da 100 anni esiste l’azienda agricola Terre di Entella. Una realtà ricca di “sapere e saper fare” e che coltiva la terra con uno sguardo verso l’innovazione tecnologica ed una sempre crescente attenzione per l’ambiente e per i consumatori. In particolare Terre di Entella fa della valorizzazione della biodiversità attraverso la coltivazione biologica un punto differenziante per tutta la loro produzione offrendo eccellenza in tutti i prodotti. L’offerta prevede cereali, legumi, olive da olio e uva da vino ad una quota compresa tra 300 e 700 metri s.l.m. nel rispetto delle norme che regolamentano l’agricoltura biologica; oltre all’antica tradizione nella coltivazione del grano e dei legumi secchi, tra i quali ceci e lenticchie. Negli ultimi anni poi è stata anche ripresa la coltivazione di antiche varietà locali di grano come Tumminia, Perciasacchi e Maiorca. Per gli amanti della carne Terre di Entella alleva bovini da carne di pura razza Limousine allo stato brado, in biologico e nel rispetto delle buone pratiche agricole e del benessere animale. Assaporare Terre di Entella è ottimo, ma io, per chi può, suggerisco di recarsi presso l’azienda agicola e vivere un territorio unico. L’ azienda agricola sorge alle porte del comune montano di Contessa Entellina, noto per le sue innumerevoli bellezze naturalistiche e per la sua elevata valenza storica e archeologica. Circondato dalla splendida cornice collinare della Valle del Belice, esso ricade nel settore nord-occidentale dei Monti Sicani ed è caratterizzato dalla presenza di fitti boschi, immense zone di campagna e innumerevoli flussi d’acqua. La maestosità millenaria del Monte Genuardo, alto 1180 metri, rappresenta un elemento inconfondibile del paesaggio locale, così come la vetta rocciosa del Castello di Calatamauro e la Rocca d’Entella, un rilievo di 568 metri visibile da diversi punti della nostra azienda, che prende il nome dall’antica città elima di Entella, distrutta nel XIII secolo da Federico II di Svevia e oggi sede di scavi archeologici. Il territorio è caratterizzato dalla presenza di due riserve naturali: la Riserva Naturale Integrale “Grotta di Entella”, che sorge a nord della Rocca d’Entella, e la Riserva Naturale Orientata “Santa Maria del Bosco”, situata nella parte meridionale del territorio e confinante con i comuni di Giuliana (PA) e Sambuca di Sicilia (AG). Dal punto di vista culturale, Contessa Entellina, insieme a Piana degli Albanesi, Santa Cristina Gela, Mezzojuso e Palazzo Adriano fa parte delle cosiddette comunità “arbëreshë”, le “Comunità Albanesi di Sicilia”, fondate tra il XV e il XVIII secolo da cittadini albanesi in fuga dai Balcani a causa dell’avanzata dei Turchi-Ottomani in tutti i territori dell’ex Impero Bizantino. In queste zone, l’attaccamento alle proprie radici culturali è molto forte e le tradizioni linguistiche, religiose e artistiche sono gelosamente conservate e tramandate da una generazione all’altra. Direi quindi davvero una visita completa e multi sensoriale per coloro che desiderano recarsi a scoprire una eccellenza culinaria. Prima di andare via suggerisco di portare a casa la farina biologica ottenuta da una molitura a pietra naturale a basse temperature, e la pasta trafilata al bronzo: unica per ruvidezza e porosità al fine di meglio assorbire ogni tipo di condimento. Infine, assaggiate i legumi, forse il vero marchio distintivo di Terre di Entella. La coltivazione dei legumi in agricoltura biologica rappresenta una pratica di fondamentale importanza per il rinnovo della fertilità del terreno senza l’impiego di concimi di sintesi. Quindi i Legumi Terre di Entella oltre ad insaporire zuppe e minestre ed arricchire la dieta svolgono un importante ruolo ecologico.   Alla prossima “scoperta” e al  prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser 16078|https://winetalesmagazine.com/app/uploads/2022/04/Carlotto-1-1-1-150×150.jpg,16079|https://winetalesmagazine.com/app/uploads/2022/04/Carlotto-2-Pinot-1-150×150.jpg,16080|https://winetalesmagazine.com/app/uploads/2022/04/Carlotto-3-1-150×150.jpg,16081|https://winetalesmagazine.com/app/uploads/2022/04/Carlotto-1-150×150.jpg
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