Itinerari diVini

A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser

Formata alla Cornell University in Marketing, da sempre opera nel mondo dell’ospitalità. Figlia di albergatori del Lago di Garda, ha lavorato presso il Bayerischer Hof di Monaco di Baviera, il Grand Hotel di Rimini e numerosi altri hotel di lusso europei. 5 anni fa crea Club Appeal, società di consulenza specializzata nell’ospitalità di lusso con focus sul mondo del vino, che promuove con il proprio brand esclusivo WineHO®. Certificata WSET ed ONAV, è docente alla IATH (International Academy in Tourism and Hospitality) di Cernobbio oltre che docente in diversi ITS in tutta Italia (Veneto, Umbria, Toscana, Puglia, etc…) ed è relatrice in numerose conferenze internazionali (e.g. Atlas – di cui è membro del comitato scientifico, TEBEC, IWINETC) legate al mondo del turismo del vino. Nel 2022 è stata nominata tra le 50 donne al mondo più influenti nel mondo del vino e nel 2024 ha pubblicato il libro “Wine Hospitality: Quando il fattore umano e la genialità italiana cambiano il marketing”.

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3 Maggio, 2022

Rechsteiner: Bollicine di nobiltà mitteleuropea

Rechsteiner: Bollicine di nobiltà mitteleuropea Storia, sostenibilità e grandi vini Ci troviamo in Veneto, oltre la sponda sinistra del Piave, il fiume più caro alla Patria, quasi ai confini con il Friuli Venezia Giulia e precisamente a Piavon di Oderzo. E’ qui che nel 1881 Friederich Rechsteiner rileva dai conti Revedin la Tenuta e la Villa Seicentesca che in origine apparteneva alla famiglia Bonamico e prima ancora al Cardinal Ottoboni. L’incrocio dei destini della famiglia Rechsteiner e degli austroungarici Stepski-Doliwa sono il fondamento della storia di questa cantina, al punto che tutt’ora, l’azienda agricola è condotta da un diretto discendente del fondatore: il Barone Florian von Stepski-Doliwa, pronipote della figlia minore di Friederich che andò in sposa a uno Stepski. Arrivando in cantina si viene immediatamente abbagliati dalla Villa Veneta e dagli edifici che la compongono: La Barchessa Seicentesca e la Latteria Ottocentesca con Torre Piccionaia si trovano all’ingresso del Borgo. Ora sono state rispettivamente trasformate in un salone polifunzionale e in uno Wine-Store con saletta degustazione davvero da non mancare. Il Parco romantico è di stile ottocentesco, provvisto di un Tempietto decorativo, di un Laghetto e di una antica Ghiacciaia. Ora sono il regno di animali selvatici come volpi, tassi e scoiattoli. Posto splendido per una passeggiata o pic-nic. Inoltre, dal 2014 sono anche diventati Apicoltori, sfruttando le api come guardiane di un ecosistema rispettoso dell’ambiente. L’attenzione al risparmio energetico si trova anche nell’ospitalità in quanto sussiste l’impiego di tralci delle viti post potatura per generare calore in agriturismo; l’energia elettrica è prodotta con il fotovoltaico e la selezione dei fornitori avviene basandosi anche sulle loro prestazioni sociali e ambientali. Merita una nota a parte il fatto che dal 2018 l’azienda Rechsteiner ha aderito al programma VIVA, promosso dal Ministero della Transizione Ecologica per migliorare le prestazioni di sostenibilità della filiera vitivinicola analizzando quattro indicatori: aria, acqua, territorio e vigneto. L’analisi della sostenibilità coinvolge l’intero ciclo di vita della bottiglia: dal vigneto alla cantina e dalla distribuzione al consumo e allo smaltimento, controllando anche i materiali e i servizi utilizzati durante il ciclo produttivo. L’experience Rechsteiner è molto vasta e fruibile a seconda dei propri desideri e del tempo a disposizione. Il sito, alla pagina Tour & Taste https://www.rechsteiner.it/tour-taste-visite-degustazioni-vini/ offre 10 alternative e davvero sono tutte pensate e proposte per far assaporare il meglio di cosa la campagna trevigiana ed il flavour veneziano possono offrire. Chiaramente il vino è sempre protagonista e Rechsteiner offre una gamma che si compone oltre che di bianchi, rossi e bollicine (siamo nella terra del Prosecco) anche grappe ed amari. Per gli amanti di questo territorio, infine, mi permetto di consigliare la riserva Malanotte, realizzata solo in alcune annate e ricca del sapere di oltre 140 anni di vinificazione. Per coloro, infine, che desiderassero fermarsi più a lungo per visitare anche i dintorni, suggerisco di valutare la proposta agrituristica. Tutti i dettagli sono disponibili al link: https://www.rechsteiner.it/agriturismo Ora non resta altro che andarsi a godere qualche giorno di primavera nel Veneto orientale. Al prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser  
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26 Aprile, 2022

Carlotto - L’ eccellenza del Pinot Nero

Carlotto –  L’eccellenza del Pinot Nero Piccole produzioni, gran contenuto e paesaggi unici da visitare Nei miei itinerari DiVini ho avuto modo di parlare già in altre occasioni del Trentino e dell’Alto Adige, tuttavia vi avevo sempre suggerito delle realtà che si trovano a Ovest dell’Adige. Oggi vi porto a est, o meglio su quella parte della Valdadige che è orograficamente a sinistra del fiume stesso. Ci troviamo tra Trento e Bolzano nel territorio di Egna e di Ora e più precisamente nella frazione di Mazzon. E’ qui che da ormai oltre 80 anni la famiglia Carlotto si impegna da tre generazioni con lavoro e passione nel settore viticolo. L’attività ebbe inizio con Umberto Carlotto nel 1940 quando prese a mezzadria l’azienda Schloβhof a Mazzon, presso il Castel Caldiff Per 50 anni ne coltivò assieme al fratello e al figlio Ferruccio i vigneti, di proprietà della famiglia Praxmarer, fino ad arrivare al 2000, quando Ferruccio Carlotto , assieme alla figlia Michela iniziano a vinificare in proprio le uve. La metodologia di produzione è rimasta fedele nei decenni con quella fedele e precisa applicazione delle buone pratiche di campagna e di cantina tramandate di generazione per mantenere nel vino le caratteristiche del luogo d‘origine. La filosofia Carlotto è: coltivare il vitigno giusto nel posto giusto, dare valore e quindi trasmettere la zona di coltivazione. La proprietà vitata è relativamente piccola, si tratta di circa 6 ettari di terreno dove il Pinot Nero è il principe con oltre il 70% di presenza, seguito dal Lagrein (25%) e Schiava (5%) Il Pinot Nero, in particolare è proprio il prodotto di Mazzon ed il prodotto principale: il “Filari  di  Mazzon” è coltivato sulla collina di Mazzon, ai piedi del Parco Naturale “Monte Corno” e  culla, di questo vitigno così delicato. La natura argillosa e calcarea  del terreno, sono un’ottima premessa per la produzione di un Pinot nero sapido, rotondo, finemente tannico e fruttato con note di lampone e cassis. Caratteristiche tipiche del Pinot nero di Mazzon sono: al naso frutto dolce, in bocca sapidità e tannino fitto. Gli altri prodotti come dicevamo sono: – il Lagrein “di ora in ora”: un vino ottenuto da uve Lagrein che maturano ad Ora, su terreno alluvionale del Rio Nero.Essendo una varietà a maturazione medio tardiva richiede zone calde ma ciò che fa la differenza è il terreno: la natura alluvionale ricca di scheletro, fa si che nel periodo di maturazione (fine sett- iniz ottobre) le piogge non raffeddino troppo il terreno ciò che sicuramente avviene in suoli più compatti, più freddi come quelli argillosi o limosi anche se  situati in zone più calde. Vitigno storico dell’ Alto Adige da origine ad un vino dalla caratteristica mora al naso mentre in bocca, un tannino ricco, richiede una vinificazione mirata per l’ estrazione della sola parte fine. Un vino il cui punto di forza è la freschezza. – La Schiava: Le uve per la produzione della Schiava provengono da un vigneti piantati ad Ora, nella zona Raut e Tschint, su terreno alluvionale del Rio Nero. Vitigno storico e nobile dell’Alto Adige da origine ad un vino dal carattere semplice, finemente fruttato, di ottima freschezza, poco alcolico ed insostituibile nelle occasioni dove il bere viene prima del degustare. Alla prossima “scoperta” e al  prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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12 Aprile, 2022

Il Villaggio Narrante – Dove i sogni e le esperienze prendono vita

Il Villaggio Narrante – Dove i sogni e le esperienze prendono vita. Torniamo a parlare di Fontanafredda sotto un altro punto di vista dopo aver approfondito con Giuseppe Petronio il lato sostenibile dell’azienda. La primavera è la stagione migliore per riscoprire la voglia di muoversi, fare passeggiate e farlo in posti immersivi ed olistici, ricchi di cultura. La cultura a mio parere è di diversi tipi e tra questi la storia unita alla conoscenza e consapevolezza della qualità dell’enogastronomia. Cosa dunque meglio del Piemonte? Delle Langhe e di quel mondo sabaudo e nobile nella terra e nell’animo di chi lo vive da sempre? Ci troviamo a Serralunga d’Alba ed è qui che nasce grazie ad Emanuele Alberto un micromondo, che unisce un’azienda vitivinicola, il suo territorio e i luoghi che raccontano la vita di 250 persone, con la scuola, la chiesa, il tabaccaio, il panettiere e un circolo ricreativo, per circa 160 anni. Il tutto avviene con 13 piccoli racconti per ridare vita al borgo storico alla scoperta degli oltre 160 anni di storia, dove ogni scorcio, ogni pianta ed ogni edificio sono narrati per tutti coloro che entrano a far visita. Personalmente ci tengo a soffermare la vostra attenzione su quella nobiltà che davvero un tempo fondò il tutto ed in particolare parlarvi di Fontanafredda. Fontanafredda fu infatti acquistata nel 1858 da Vittorio Emanuele II (futuro primo Re d’Italia) e donata a Rosa Vercellana (la Bela Rosin). E’ quindi una storia d’amore da cui nacquero Maria Vittoria e l’Emanuele Alberto, che come dicevo sopra fondò l’azienda vitivinicola. Oggi con 120 ettari certificati a biologico, Fontanafredda è produttore dei grandi vini delle Langhe che dimorano nelle cantine ottocentesche: un luogo tutto da scoprire tra aneddoti della famiglia reale e curiose abitudini del Re, in cui ammirare la maestosità delle grandi botti di rovere, che rivelano come Fontanafredda sia diventata un’icona del Barolo in tutto il mondo. Oltre a Fontanafredda nel Villaggio Narrante troviamo anche la cantina Casa E. di Mirafiore. Di 20 anni più recente, fondata nel 1878, Emanuele Alberto Guerrieri conte di Mirafiore, figlio del primo Re d’Italia, realizza una cantina da sempre pioniera e che esprime la vera tradizione enologica delle Langhe. Dal 2018 è un’azienda Agricola Biologica con i suoi terreni nella sottozona di Barolo e Fontanafredda e produce vini esclusivamente da vigneti di proprietà, come due dei migliori cru del Barolo DOCG, Lazzarito e Paiagallo. Per i gourmet, inoltre, questo territorio è davvero unico e non poteva quindi mancare un ristorante che da solo vale il viaggio e l’esperienza. Vi parlo di Guido ristorante. Ristorante stellato, ospitato nella Villa Reale del Villaggio Narrante e gestito da Piero e Ugo, la seconda generazione degli Alciati, che portano avanti le idee dei genitori, adattandole ai tempi senza mai abbandonare la volontà di offrire ai clienti un’esperienza unica che ricolleghi ad un preciso luogo e a sapori unici. Per chi cerca la semplicità, invece, l’osteria Disguido può splendidamente essere una tappa d’autore. Infine se dopo tanta degustazione vi volete fermare a dormire ci sono ben 2 hotel all’interno del Villaggio: L’Hotel Le case dei Conti Mirafiore, da cui si vedono gli splendidi vigneti e la Foresteria delle Vigne, che sorge sul “vivaio”, ovvero laddove si coltivavano le barbatelle per le vigne. Insomma, il Villaggio Narrante, offre una delle più interessanti esperienze olistiche d’Italia. Un posto da visitare, da gustare e da scoprire. Al prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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5 Aprile, 2022

L’Abruzzo e le sue eccellenze Emidio Pepe

Emidio Pepe – L’Abruzzo e le sue eccellenze enogastronomiche in cui il vino è protagonista Siamo in Abruzzo, nella sua parte settentrionale, in quella terra che separa l mare Adriatico e il Gran Sasso dall’altro. E’ in questo microclima perfetto per le viti che troviamo la realtà di Emidio Pepe, molto più di una cantina vinicola. La storia della Emidio Pepe inizia nel 1964, quando il fondatore, omonimo, dopo aver affiancato suo padre e, soprattutto, suo nonno che faceva vino a casa Pepe sin dal 1899 apre l’azienda agricola. Il successo si deve anzitutto al terroir, a Torano Nuovo, un luogo in cui i terreni ricchi di argilla che drenano l’acqua, la posizione dei vigneti esposti a un grande arco solare, la grande escursione termica tra giorno e notte che aiuta le uve a riempirsi di zuccheri e il vento costante previene batteri e malattie. Contestualmente viene la lungimiranza in quanto Emidio Pepe, prima di chiunque altro ha creduto nelle grandissime potenzialità del Trebbiano e del Montepulciano d’Abruzzo e ha dedicato tutte le sue energie a questi due vitigni autoctoni, provandone la capacità d’invecchiamento e facendoli conoscere al mondo intero. Terzo aspetto che si trova in ognuno dei prodotti e delle esperienze che si possono vivere nella realtà Emidio Pepe, la tradizione e la famiglia. Ancora oggi non vengono utilizzati prodotti chimici, anche negli anni e nelle condizioni più difficili. Nessun lievito selezionato per iniziare la fermentazione alcolica e nessun enzima aggiunto per incoraggiare la genesi dei profumi. Solo prodotti naturali come cristalli di rame, zolfo e preparati biodinamici vengono utilizzati, sia in vigna che in cantina; ed altrettanto non sono mai cambiati il metodo di vinificazione, ancora oggi infatti non vengono utilizzate macchine. L’azienda agricola Pepe conta quindici ettari che si estendono in piccoli appezzamenti tutti attorno la cantina. La maggior parte dei vigneti è ancora coltivata con l’antico sistema della Pergola. Questo non solo per rispettare la tradizione ma perché convinti che trattare le uve con delicatezza e manualità sia il modo migliore per raggiungere un livello di qualità e precisione più elevato.   Emidio Pepe e la sua famiglia sono giustamente orgogliosi dei propri territori e si sono organizzati per accogliere tutti coloro che desiderano immergersi in questa eccellenza enogastronomica, realizzando un esclusivo bio-resort con i criteri più aggiornati di eco-sostenibilità.   Ovviamente un’ospitalità d’eccellenza non poteva esimersi da un ristorante e dalle sue opportunità di degustazione, realizzate con prodotti provenienti dall’orto biodinamico situato tra i vigneti. Il Ristoro di Campagna ospita quindi cene di degustazione con diverse annate di Trebbiano e Montepulciano d’Abruzzo per scoprire i vini insieme alla cucina tradizionale abruzzese.   Quando avrete avuto l’occasione di vivere un’esperienza totalizzante come quella che avrete l’opportunità di sperimentere da Emidio Pepe, scoprirete di voler portare a casa un pezzo di territorio, per farlo mi permetto di consigliarvi di portare con voi non solo i vini, ma anche l’ Olio Extra Vergine, realizzato con varietà autoctone abruzzesi: Frantoio, Leccino e Tortiglione. Le olive vengono raccolte manualmente e spremute a freddo in un vicino frantoio. Il raccolto è portato al frantoio il giorno stesso per mantenere il livello di acidità e preservarne intatta la qualità. Dopo un breve periodo di decantazione, l’olio extravergine di oliva viene imbottigliato in bottiglie 500 ml. Ed, infine, non potete non prendere la Pasta; il risultato di un nuovo progetto: un campo di grano di un antica varietà chiamata “Senatore Cappelli”, cresce fino a due metri di altezza le cui rese sono molto basse. Viene coltivato secondo i principi dell’agricoltura biodinamica, il grano intero viene macinato in un mulino a pietra per conservare tutte le proprietà nutritive, la pasta è poi trafilata al bronzo ed essiccata per almeno sei giorni a basse temperature. Al prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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22 Marzo, 2022

Hospitality – Il Salone dell’accoglienza apre all’enoturismo

Hospitality – Il Salone dell’accoglienza 2022 apre all’enoturismo. Carissimi lettori, oggi desidero parlarvi di rilancio e di ottimismo post Covid. Lo faccio introducendovi un evento che si svolge nuovamente in presenza a Riva del Garda: la 46a edizione di Hospitality-Il Salone dell’Accoglienza. Lo faccio perché tra le novità di questa fiera storica ci sarà l’area speciale dedicata all’enoturismo. Saranno presenti oltre 450 aziende espositrici e più di 100 eventi formativi ed il  Ministro del Turismo Garavaglia sarà all’inaugurazione insieme al presidente di ENIT Palmucci. Nonostante il clima di incertezza che purtroppo ci accompagnerà anche nei prossimi mesi, la fiera e gli organizzatori hanno voluto confermare il proprio impegno verso gli operatori del settore, offrendo occasioni di confronto, strumenti e soluzioni innovativi per sostenere la ripartenza. Il Salone dell’Accoglienza si conferma la manifestazione leader a livello nazionale con 38.000mq espositivi e l’ambizione di attrarre un numero sempre maggiore di professionisti internazionali. La fiera ha lavorato moltissimo per avere una platea incoming internazionale con l’obiettivo di ampliare ulteriormente il mondo business per gli operatori dell’ospitalità e del turismo, La Direttrice Albarelli ha ringraziato tutti gli espositori che hanno scelto di partecipare a questa edizione, dimostrando attenzione ad un settore che traina l’economia nazionale e sul quale il Paese punta per la ripartenza. Un ringraziamento anche agli sponsor e al costante e fondamentale supporto della Provincia Autonoma di Trento, rappresentato da Roberto Failoni, Assessore all’artigianato, commercio, promozione, sport e turismo della Provincia Autonoma di Trento. Giovanna Voltolini, Exhibition Manager di Hospitality-Il Salone dell’Accoglienza, ha illustrato il format della manifestazione illustrando come le aree storiche si arricchiscono del nuovo spazio Winescape dedicato all’enoturismo. 500 mq all’interno del padiglione B4 ospiteranno, per questo primo anno, dieci selezionate cantine, rappresentative di tutto il territorio italiano, che uniscono alla produzione vitivinicola una proposta turistica con forme di ospitalità in vigna e la valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico ed economico locale. Secondo l’ultimo Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano, il numero degli intervistati che scelgono questa forma di esperienza è cresciuto dal 21% del 2016 al 55% del 2021. Alessandra Albarelli, Direttrice Generale di Riva del Garda Fierecongressi, ha ricorda infatti come l’enoturista voglia comprendere le caratteristiche del vino degustato e ne studia il territorio di provenienza attraverso sapori e profumi, tradizioni e cultura. Winescape non è solo spazio espositivo ma un laboratorio di idee e strumenti per gli operatori del settore determinati a rendere sempre più attrattiva la propria struttura, sia per coloro che vogliono trasformare ed espandere l’attuale modello di business introducendo nuovi servizi di accoglienza oppure ampliando e diversificando l’offerta. Infine, grazie alla collaborazione con AIS-Associazione Italiana Sommelier, a Winescape sarà presente anche un’enoteca con le proposte delle dieci cantine oltre a masterclass e tasting per scoprire i saperi e i sapori dei territori: martedì 22, mercoledì 23 e giovedì 24 marzo sono in calendario le degustazioni “I Colori di Bacco” che coinvolgeranno i wine resort presenti in un’esperienza unica di food pairing tra eccellenze vinicole e finger food monocromatici. Le 10 cantine presenti a Winescape 2022: ➢ AZIENDA AGRICOLA I TAMASOTTI S.S. – Mezzane di Sotto VR (Veneto) ➢ TENUTA DEL BUONAMICO SOC.AGR.S.R.L. – Montecarlo LU (Toscana) ➢ AZIENDA AGRICOLA VALLAROM DI SCIENZA FILIPPO – 38063 Avio TN (Trentino Alto Adige) ➢ TENIMENTI ROSSI CAIRO – Novi Ligure AL (Piemonte) ➢ AZIENDA AGRICOLA COMAI – Riva del Garda TN (Trentino Alto Adige) ➢ PODERI MORETTI | Monteu Roero CN (Piemonte) ➢ PODERI GRECO WINES – Pezzano Albanese CS (Calabria) ➢ AZIENDA AGRICOLA GRADISCIUTTA DI PRINCIC ROBERT – San Floriano del Collio GO (Friuli Venezia Giulia) ➢ DOMAINE DE LA NAVICELLE – (Le Pradet, Provence, France) ➢ LA COLLINA DEI CILIEGI S.R.L.- CA’ DEL MORO WINE RETREAT – Grezzana VR (Veneto) Hospitality è un vero e proprio hub di incontro e confronto: alla proposta espositiva si aggiungono gli appuntamenti con la formazione dell’Academy, in collaborazione con Teamwork, e le numerose iniziative esperienziali, tra educational, masterclass e show-cooking realizzate insieme ad associazioni di settore, bartender, esperti mastri birrai e alcune aziende espositrici. Io ne sono sostenitrice da sempre: il mix di una wine hospitality di successo deve necessariamente prevedere tra i propri elementi la formazione, cardine imprescindibile di successo. Per ulteriori dettagli ed informazioni vi rimando al sito ufficiale di Hospitality. Al prossimo martedì! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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17 Marzo, 2022

Chiuro una storia Nera

Chiuro una storia Nera…ma solo di nome. La comunicazione è espressione e dialogo, oggi più che mai siamo interessati a capire chi ascolta. Voler trasmettere il giusto messaggio, centrato e focalizzato per lasciare un suono e un sapore ridondante alla nostra platea ed essere sempre ricordati. È un po’ la nuova immagine, il nuovo essere social, la nuova vista per una comunicazione migliore. Continuiamo a fare selfie e post su ogni tipo di social perché trovarsi dei like o commenti è comunque un’innovativa comunicazione di cui magari i nostri nonni non saprebbero parlare e spiegare. Ed ecco qui accontentati, siamo a Chiuro nella cantina storica e wine bar di Pietro Nera. La visita inizia con una romantica vista di una grande botte trasformata in un angolo privato per un selfie tutto da ricordare, tra i profumi e sentori di un prodotto che si sta trasformando e sarà pronto a breve o forse tra qualche anno. La famiglia Nera ha iniziato la sua attività vitivinicola nel 1940 con Guido Nera, cui poi è succeduto Pietro negli anni ’50. I figli di Pietro, nel 1982, Stefano e Simone Nera sono i proprietari della cantina CAVEN CAMUNA, il cui nome deriva dai ritrovamenti, tra i vigneti, di alcuni segni rupestri sulle rocce, risalenti alla civiltà Camuna. E’ possibile ammirarli percorrendo il sentiero archeologico di Caven attraverso i terrazzamenti vitati. La Visita Ad accompagnarmi in cantina è stato Francesco Di Bernando, commerciale della cantina, ogni sua parola ed espressione ha dimostrato la reale appartenenza a questa bellissima azienda e famiglia ed una competenza fuori dal comune. I vigneti sono disposti da est a ovest in corrispondenza delle Alpi Retiche con una esposizione al sole di circa 2.000 ore durante tutto l’anno, sembra quasi di essere a Lampedusa che ha stessa esposizione solare. Inoltre, la “breva”, un vento tiepido tipico del lago, proveniente da sud a nord si scontra con i venti freddi della Svizzera, cui si aggiunge la scarsa piovosità. La combinazione delle condizioni climatiche è ideale per la coltivazione del vitigno Chiavennasca, tipico della Valtellina. In Valtellina parliamo di una viticoltura eroica, perché la pendenza dei terrazzamenti è di circa il 65/70%, ma che d’altra parte fa si che i vigneti possano avere un terreno molto sabbioso e non trattengono acqua con il buon risultato di un minor utilizzo di trattamenti. Particolare attenzione è data alla fermentazione, con l’utilizzo di lieviti autoctoni, ben selezionati.  Avviene nelle vasche d’acciaio mentre il passaggio successivo della fermentazione manolattica è lasciato alle vasche di cemento che sono da sempre il miglior materiale per traspirazione e temperatura. La zonazione Maroggia, Sassella, Inferno, Grumello, Valgella, sembra quasi uno sciogli lingua, invece, sono le cinque sottozone della Valtellina Superiore, in provincia di Sondrio, in Lombardia, dove si ha la produzione di una delle D.O.C.G italiane più importanti. La cantina Pietro Nera produce circa cinquecentomila bottiglie all’anno distinguendone una parte per la vendita in GDO. L’azienda CAVEN coltiva 30 ettari di vigna di cui 13 nella sottozona dell’Inferno ed il vitigno principale è il Nebbiolo, Stefano Nera, enologo della cantina, ha contribuito alla selezione di tre dei cloni più resistenti in base alle condizioni della valle. Il giro della cantina finisce con la degustazione, la scelta dello shop e Wine Bar dove è possibile degustare i vini accompagnandoli con taglieri di salumi, formaggi e marmellate tipiche della zona rimarca nuovamente la territorialità. La scelta di ampliare la sala di degustazione creando un Dehor invernale lascia che la vista possa continuare a godere delle emozioni sprigionate dal vino e non solo. Il Vino Di tutti i prodotti che abbiamo degustato vogliamo raccontarvi l’esperienza che abbiamo vissuto con l’Inferno Riserva 2015 “Al Carmine” prodotto con l’etichetta Caven Camuna.   Un vino intenso, ricco e complesso, nato sui vigneti terrazzati del piccolo appezzamento di Caven, affinato per oltre 18 mesi tra barrique e botti grandi di rovere. Al naso si percepiscono eleganti sfumature di spezie selvatiche, violette, pepe nero ed erbe balsamiche. Al palato è morbido, strutturato, fresco, sapido e persistente. Non a caso abbiamo utilizzato questo prodotto come copertina di questo articolo, perché il più coinvolgente che abbiamo degustato di questa cantina…fin ora! Chiuro una storia Nera è solo per il nome della cantina, in realtà è una storia di: colore, qualità ed innovazione. A cura di Elisa Pesco 
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Progetto Hackathon - Master Wine Hospitality Manager 4-5-6 Aprile 2022 Arrow Right Top Bg

15 Marzo, 2022

Masterclass per i wine hospitality manager: Hackathon

Hackathon – una Masterclass esclusiva per i wine hospitality manager di domani Progetto Ospitalità di domani, prospettiva giovanile per un futuro di alto livello Carissimi, questa settimana desidero parlarvi di un progetto che arriva ad inizio aprile al suo compimento: Hackathon – una Masterclass esclusiva per i wine hospitality manager di domani, che si terrà il 4-5-6 aprile in Veneto. Ciascuno di noi ama non solo trovare una cantina con grandi vini, in un paesaggio unico come solo l’Italia può riservare, ma anche essere accolto con la professionalità e la conoscenza del prodotto e del territorio che possono fare la differenza. Ora faremo un passo in più! Il progetto nasce da un’idea di WineHo Wine Hospitality con Teging Italia sotto il “cappello” di ETI Enoturismo Italiano, sulla base dell’esigenza di creare dei wine hospitality manager con profonde competenze. Da sempre cerco di essere fonte di ispirazione trasferendo ai miei studenti la “Visione” di un mondo ormai nuovo, con esigenze diverse, stimoli innovativi e cantine sempre più alla ricerca di nuove leve con idee stimolanti e vincenti. I 7 studenti selezionati diventano dunque stake holder per dare una risposta concreta da una prospettive giovanile a progetti che sono già in atto nelle cantine prescelte: Monte Zovo, F.lli Zeni, Santa Maria Valverde. Da ormai circa 5 anni insegno al CUOA business school, oltre che in diverse istituzioni superiori per il Turismo (ITS) di diverse regioni italiane: Veneto, Lombardia, Puglia, Umbria, Toscana; molti sono gli studenti che ho avuto il piacere di formare e dopo anni di studio e messa in pratica è giunto il momento per alcuni di loro di diventare protagonisti, stake holders, decision makers. Tutto questo avverrà nel primissimo Hackaton che si svolgerà tra Lago di Garda e Valpolicella in cui gli studenti che ho avuto il piacere di formare in Veneto, Lombardia e Puglia incontreranno 3 cantine differenti per progettualità, ma accomunate dall’eccellenza: F.lli Zeni di Bardolino, Monte Zovo di Caprino Veronese e Santa Maria Valverde nel cuore della Valpolicella. Il nostro obiettivo non è solo portare conoscenze teoriche, ma competenze concrete e dare la possibilità alle cantine di disporre della prospettiva giovane a progetti e tematiche concrete. Quindi, non solo operatori, ma nuove fucine di idee per un target che le nostre cantine hanno ancora difficoltà a raggiungere: i giovani. Alla fine dell’Hackhaton di 3 giorni le cantine avranno un progetto concreto a loro mani e per coloro che dopo verranno come ospiti ci sarà la possibilità di vivere un’esperienza targetizzata sulle loro esigenze e desideri. In futuro il progetto si estenderà dalle 3 regioni iniziali e potrà coinvolgere tutti gli studenti formati sulla Wine&Food Hospitality in tutta Italia e dare risposte concrete da una prospettiva giovanile competente alle cantine e/o produttori Food. Vi lascio con il nostro motto di sempre: “Be a Wine HOSPItalian”! A presto per nuove avventure nel mondo del vino e del turismo! Cristina A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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8 Marzo, 2022

La Sardegna e le chicche nascoste della Marmilla

Chiudete gli occhi e andiamo a Su’Entu per raccontarvi le chicche nascoste della Marmilla, vi porto in Sardegna più precisamente a Sanluri sulla direttrice che congiunge Cagliari ad Oristano. Poche regioni d’Italia e del Mondo possono regalare al tempo stesso una unità profonda di visione delle cose ed al contempo sfaccettature tanto differenti come la Sardegna. Ci troviamo in una terra forte, vigorosa, come le sue persone e le famiglie che da sempre la vivono traendo il meglio di cosa può offrire. Su’Entu, che signfica “il vento” in Sardo, è una realtà relativamente nuova se si guarda al fatto che i primi vitigni sono stati impiantati nel 2009, la prima vendemmia è del 2012 e i due vini iconici della cantina Su’aro e Su’diterra hanno visto la luce nel 2013. Tuttavia, la famiglia Pilloni che ha reso possibile tutto ciò ha profonde radici sarde e da generazioni il collegamento con la terra non si è mai perso. Oggi la cantina è guidata da Valeria, Roberta e Nicola Pilloni e grazie all’amore e alla professionalità dei proprietari e del team, oggi Su’entu produce ed esporta in tutto il mondo. I terreni calcareo argillosi della Marmilla su cui sorgono le vigne hanno richiesto un decennio di grande lavoro, ma la bellezza dei luoghi e il caratteristico vento che li accarezza sono stati un incentivo e una grande fonte di ispirazione. La cantina dispone di 80 ettari di superficie di cui attualmente 32 coltivati a vite, secondo un’agricoltura sostenibile sia dal punto di vista ambientale che sociale. Le viti sono sia bianche sia rosse con, tra gli altri uvaggi, il Vermentino, il Nasco, il Bovale ed il Cannonau. Oggi la cantina relizza bianchi, rosati, rossi e bollicine, personalmente suggerisco di non andare via da Su’Entu senza prima aver degustato il Su’diterra. A proposito di visite e degustazioni, ritengo che Su’Entu sia una meta che ben rispecchia lo spirito di Itinerari DiVini in quanto  la cantina stessa è stata progettata per accogliere i visitatori e guidarli in un viaggio attraverso la genesi dei vini, i sapori e le tradizioni della terra di Marmilla. In particolare 4 percorsi di degustazione sono offerti al cliente così che possa valutare quanto tempo può dedicare a questo piacere e cosa desidera approfondire. Infine, la cantina è anche strutturata per ospitare eventi e cene. Credo davvero che con l’avvicinarsi della S. Pasqua una tappa in Sardegna possa essere un qualcosa di unico e quindi, Vi Aspetto! Cristina   A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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2 Marzo, 2022

Un Feudo ricco di storia e magia

Carissimi lettori di itinerari divini oggi desidero portarvi in Sicilia in un Feudo ricco di storia ed in particolare in Val di Noto nei Feudi del Pisciotto. La primavera è alle porte e con essa è giusto cominciare a pensare alle prossime vacanze, siano esse lunghe oppure fatte di una “scappata” di qualche giorno da trascorrere in concomitanza delle festività Pasquali o di Aprile/Maggio. Al proposito oggi desidero portarvi in Sicilia ed in particolare in Val di Noto nei Feudi del Pisciotto. I Feudi del Pisciotto sono una fantastica congiunzione di passato e modernità, ricca di coccole che rappresentano il vero lusso. Questo wine relais sorge nel Val di Noto, una posizione unica per scoprire e godere delle bellezze della Sicilia sud-orientale. Mare, città d’arte, siti archeologici, tutto raggiungibile in macchina attraverso un paesaggio che racconta lo spirito più autentico della Sicilia. Ricavato dal restauro di un antico baglio del 1700, Feudi del Pisciotto si sviluppa all’interno di una tenuta di circa 150 ettari complessivi, dove il passato e le tradizioni sposano il presente e il comfort, in un’armoniosa convivenza che rende speciale ogni spazio del wine resort in un Feudo ricco di storia. La struttura dispone di camere e suite ricavate nella parte abitabile dell’antico palmento, al quale oggi è stata collegata anche una moderna cantina capace di produrre vini che esaltano il terroir, perseguendo gli insegnamenti di Giacomo Tachis, enologo italiano di chiara fama. La struttura dispone anche di piscina con pool bar, ristorante, area benessere e una terrazza panoramica sul grande vigneto di oltre 44 ettari. Siamo nel cuore della DOCG Cerasuolo di Vittoria, dove si realizzano vini pluripremiati in tutto il mondo, come il Nero d’Avola Versace indicato da Wine Spectator fra i migliori 100 vini al mondo. Tra i vini dei Feudi, desidero in particolare portare la vostra attenzione sull’Eterno, pinot nero in purezza e Grand Vin della cantina, il simbolo della qualità dei progetti enologici di Feudi del Pisciotto e del suo impegno per il sociale. La cantina di Feudi del Pisciotto, infatti, coniuga il rispetto per la tradizione e la natura con le più moderne tecnologie producendo circa 400.000 bottiglie suddivise in 16 etichette. A Feudi del Pisciotto il matrimonio tra antico e moderno si celebra anche riprendendo l’antico processo di vinificazione che prevedeva la sola forza di gravità come strumento per la movimentazione del mosto. Infatti, le uve raccolte a mano in vigna, dopo ulteriore cernita e diraspatura, vengono fatte scivolare per forza di gravità nei tini in Cantina, risparmiando energia e limitando le emissioni di anidride carbonica ma soprattutto evitando il deterioramento della qualità della materia prima che invece si verificherebbe utilizzando le pompe enologiche per il movimento dell’uva. Le esperienze realizzabili ai Feudi del Pisciotto sono dunque molteplici e mi permetto di suggerirvi di andare sul sito di Feudi del Pisciotto e scegliere cosa più si addice al vostro desiderio. Vi aspetto in Val di Noto! A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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