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In questa sezione le rubriche che fanno parte della nostra storia

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22 Luglio, 2021

Le alchimie in bottiglia di Karim Rashid

Design di bottiglie, bottiglie di design. Un ambito molto difficile in cui esprimere creatività e stravaganza perché certi oggetti ci appaiono codificati, necessariamente confinati dentro una forma che la lunga, lunghissima tradizione fa coincidere, anche se declinata in molte varianti, con una funzione. Il mondo del vino, come da tempo ripetiamo, fatica a prendere le distanze da un immaginario e da stereotipi che il tempo ha contribuito a fissare, rendendo stalattitico un universo di forme e di codici di comunicazione che, oggi ancora più di prima, è necessario aggiornare. Questo non per puro gusto di rivoluzione, ma semplicemente per seguire l’onda del tempo, per non restare indietro. A dare una vera e propria scossa è stato, anche in questo ambito, un designer che nel nostro settore tutti conoscono, perché ha fatto dell’eccentricità, intesa come distanza dal centro, dal dato di fatto, dallo scontato, il suo credo creativo. Non tocca a me presentarne la luminosa carriera e il ricco operato, sta a me parlarvi delle SUE creazioni legate al mondo vino. Ne ha disegnate diverse negli ultimi anni: la bottiglia di Vodka Anestasia del 2012; la bottiglia per l’azienda vitivinicola canadese Stratus, che contiene un Cabernet Francy del 2014; le incredibili Single Serve Wine Bottles per un concorso del 2018. Ha progettato anche accessori per il mondo vino: bicchieri, caraffe. Si è spinto oltre nel dare forma nuova alla sciabola da champagne, realizzata con un unico pezzo di acciaio inossidabile lucido e che assomiglia più ad un’elegante e moderna clava, per il brand scandinavo MENU. Per Veuve Cliquot nel 2006 ha disegnato Globalight un porta champagne refrigerato per rendere ancora più preziosa la bottiglia dell’iconico champagne. Fu prodotto in tiratura limitata di soli 500 pezzi, prometteva 4 ore di refrigerazione, e di illuminazione con una luce led d’atmosfera. Per la maison poi Rashid ha progettato anche un meraviglioso divano per la degustazione di coppia: Loveseat, un nome che è tutto un programma (in fondo il video) Karim Rashid porta la sua cifra progettuale a tutti i livelli, ha un marchio di fabbrica. Nella sua Wine Collection è passato dalle forme frammentate o destrutturate, da bottiglie come esplose e poi ricomposte, a bicchieri dalle curve morbide o nette, forme e colori cangianti e capaci di catturare l’attenzione…sono oggetti che ci parlano, che ci invitano ad avvicinarci e toccare, a conservarli, a farli entrare nel nostro mondo. Oggetti del desiderio al di là del contenuto, molti dei quali ormai difficili da reperire sul mercato, quindi anche rari. Le bottiglie oggetto di questo articolo sono però realizzate per una realtà italiana, per una mente imprenditoriale fuori da ogni schema, di cui parleremo in un altro articolo perché merita tutta la nostra e la vostra attenzione. Due bottiglie uniche, create per Athanor, Creative Brand (https://athanor.it/) nelle sapienti mani di Enrico Sorrentino, italiano dallo spirito e dalla vita internazionale, che approccia e interpreta il vino come prodotto alchemico. Voglio svelare il meno possibile, ma con le parole del committente raccontiamo questo incontro. “Il progetto nasce dalla volontà di legare in modo più stretto due mondi apparentemente lontani ovvero vino e design, nonché di stravolgere il concetto-forma bottiglia, fossilizzato da secoli. Il vino-bottiglia inteso come nuova sintesi tra contenuto e contenente, riproposto in un legame nuovo ed originale, distaccato finalmente dal passato e anzi proiettato verso il futuro, riproposto in chiave appunto futuristica nella visione di uno dei più noti design del mondo. Questo, in sintesi, il progetto che stiamo realizzando con Karim Rashid, un azzardo cosciente nel mondo del vino, un mondo stagnante di bottiglie e di etichette dove la collezione Karim Wine sembra appunto presentare un cambiamento di scenario, quindi una svolta forse epocale. Un progetto quindi originale, un atto di coraggio forse, che certamente non sarà capito dai più.” Il mondo del vino italiano è in effetti un po’ ingessato, eppur si muove grazie a slanci coraggiosi come questo. Coraggiosi si, perché anche da un punto di vista economico ogni percorso creativo ha costi aggiuntivi che le soluzioni standard non presentano. Coraggioso perché il mondo del vino italiano è normato da regole che, nei disciplinari di produzione, stabiliscono anche la forma e i volumi massimi delle bottiglie. Facile quindi che si storcano i nasi, che si alzino gli occhi al cielo, che ci si chieda il perché di due bottiglie così originali. Basterebbe una semplice risposta: perché no? Perché non deliziarsi doppiamente con il portare in casa un oggetto contenitore che ci piaccia guardare e mostrare e il cui contenuto possa deliziare una serata speciale? Si chiamano Man & Women, le bottiglie, dal nome di per sé conturbante e riassuntivo di tanti concetti e parole, (e che quindi invitano alla filosofia del più fatti e meno parole) e conterranno rispettivamente un Chardonnay e un Pinot Noir entrambi organici. Due forme che, nel nostro immaginario disneyano, potrebbero animarsi e iniziare a danzare insieme. Men, la bottiglia-uomo con la forma più rigida, l’abito scuro, ma con la capsula fucsia, alla Rashid, come segno di distinzione necessario per un dandy del terzo millennio. Woman, in abito giallo tenue, impeccabile ma con una silhouette che facilita la presa, con capsula tra arancio melone e il rosa salmone. Bottiglie e bicchieri di servizio studiati insieme, ed anche questo aspetto ha un sapore di eleganze di altri tempi, di servizi coordinati ed elegantissimi, di gusto e attenzione per i piccoli dettagli capaci da soli di creare la giusta atmosfera per approcciarsi al vino… Alchimia è una strana via, affascinante e intrigante per menti curiose. Approfondiremo…intanto non ci resta che attendere per degustare. Tutto il resto ci ha già conquistato, perché Karim Rashid, con la sua creatività ci ha già spinto a guardare all’oggetto bottiglia con occhi diversi, più gioiosi, leggeri, fanciulleschi. A cura di Francesca Pagnoncelli Folceri
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20 Luglio, 2021

Ca’ del Baio – 100 anni di Barbaresco

Era il 1870 quando Giuseppe Grasso, il bisnonno di Giulio Grasso, attuale titolare, si trasferisce con i suoi quattro figli da Calosso (AT) a Treiso di Barbaresco, dove acquista casa e terreni della Cascina Vallegranda. Trascorrono circa 50 anni e nel 1921, Luigi Grasso, conosciuto come “Vigin”, – il maggiore dei figli di Giuseppe – d’accordo con la moglie Maria Teresa, mette a dimora nei suoi poderi di Treiso le prime barbatelle di vite. Tre anni dopo, avrebbe raccolto i primi grappoli, li avrebbe vinificati e ne avrebbe fatto un po’ di vino per la sua famiglia e per la vendita in loco. 100 anni dopo Ca’ del Baio resta un affare di famiglia, come è tradizione nelle Langhe. Di generazione in generazione i Grasso hanno custodito i loro vigneti, quasi un corpo unico che circonda la cascina, integrati nel tempo con matrimoni e acquisizioni. Semplicità, senso del sacrificio e attaccamento alla propria terra costituiscono per la famiglia Grasso i presupposti indispensabili di garanzia qualitativa nei vini. Oggi sono Giulio e Luciana, insieme alle figlie Paola, Valentina e Federica, a gestire con passione e competenza i diversi settori aziendali, dalla cura agronomica alla vinificazione delle uve, dall’accoglienza in cantina alla commercializzazione dei vini. Ca’ del Baio dispone di 28 ettari di proprietà vitata, divisi tra Barbaresco e Treiso, paesi compresi entrambi nella zona di produzione del Barbaresco. Per creare i suoi vini, tutti ottenuti da uve proprie, dispone di vitigni di grande valore, alcuni tipici di territorio, altri di origine internazionale: tra i bianchi Moscato, Chardonnay e Riesling, tra i neri Nebbiolo, Barbera e Dolcetto. Quasi tutti i vini provengono da monovitigno. I filari più prestigiosi in produzione, quelli dei Nebbioli da Barbaresco, hanno età d’impianto variabile tra i 25 e i 40 anni e costituiscono i cru aziendali di Asili, Pora (comune di Barbaresco), Vallegrande e Marcarini (comune di Treiso). La Filosofia produttiva di Ca’ del Baio si è sviluppata nella ricerca di produrre nel modo più attento a salvaguardare un territorio, le Langhe, con attenzione alla salute dei consumatori, ed anche a quella di tutti coloro che operano in campagna e in cantina. Anzitutto la prossimità dei vigneti alla cantina consente di velocizzare i lavori nei filari, risparmiare acqua e inquinare meno. Sono stati aboliti i concimi chimici e i diserbanti di sintesi, applicando regolarmente il sovescio tra i filari, secondo l’antica tradizione locale. In cantina si utilizzano lieviti autoctoni nelle fermentazioni, per favorire l’espressione autentica di ogni vino e l’impiego di anidride solforosa è limitato al minimo indispensabile per garantire alle nostre bottiglie il corretto percorso di longevità. Questo ha portato Ca’ del Baio ad aderire al disciplinare The Green Experience per praticare una viticultura green, ripensata e sostenibile. The Green Experience nasce sulle colline patrimonio dell’Unesco per conservare le risorse naturali del suolo e la biodiversità, per valorizzare la distintività dei metodi di produzione piemontesi, e per prendersi cura del paesaggio di Langhe, Roero e Monferrato. L’ospitalità a Ca’ del Baio è anch’essa estremamente curata e le degustazioni, da prenotare rigorosamente scrivendo a cadelbaio@cadelbaio.com, sono realizzate al fine di esaltare il protagonista indiscusso, il vino, di cui il Barbaresco ne è il re. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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17 Luglio, 2021

Rivergaro, a place to be

Avete mai sentito parlare di Rivergaro? Probabilmente no, ma si sa che la nostra penisola è ricca di storie e di gioielli nascosti, di luoghi strategici un tempo che, oggi, tornano ad essere punti di partenza per la scoperta di interi territori. Siamo arrivati a Rivergaro per puro piacere, per fare visita ad amici e abbiamo così scoperto una zona assolutamente piacevole e tutta da assaporare. Siamo in terra piacentina, lungo le sponde del fiume Trebbia, importante feudo reale ed imperiale monastico in epoca longobarda, zona di battaglie tra guelfi e ghibellini, scandite dalla costruzione di castelli e fortificazioni. Potete pedalare lungo il Parco Fluviale della Trebbia che collega Rivergaro con Piacenza con un percorso di circa 50 km ad anello. Si può scegliere di passeggiare per le colline che circondano Rivergaro lungo il sentiero che parte dal paese e attraversa il Bagnolo, giungendo nel suo tratto più digradante a Ponte dell’Olio in Val Nure. E’ lungo circa 20 km. Si possono scoprire i castelli, le rocche, le fortezze, le regge e i manieri di diverse epoche storiche, che fanno parte del circuito dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza. La nostra passione è però il vino. Qui si snoda la Strada dei Vini e dei Sapori Piacentini, e tra tutte vi segnaliamo tre realtà ognuna a suo modo originale.  Il Poggiarello , proprio a due passi da Rivergaro, è un mix di tradizione, amore per la storia, passione per il territorio, sintetizzate in un video e in due bellissime etichette che potete scoprire da soli a questo link   Dell’Azienda Pusterla in Valdarda, vicino al Borgo Medievale di Castell’Arquato, segnaliamo la possibilità che offre di comprare vino sfuso in damigiana da poter imbottigliare a casa, una consuetudine oggi ritenuta poco trendy. Ma il vino è di tutti, per tutti, spirito libero. E se a casa ci si può autoprodurre la birra, si possono comprare buste con cocktail già miscelati…perché fare gli schizzinosi sul vino in damigiana? Avete mai imbottigliato con il ladro? ESPERIENZA DA FARE, bevendo responsabilmente. Last but not least, l’azienda Torre Fornello in Val Tidone per gli amanti dei vini bio ma non solo. Il progetto Vigna delle Arti vede l’azienda impegnata in collaborazioni con l’Accademia delle Arti di Brera, in progetti legati al mondo del gioiello e dell’arte orafa, al connubio scultura natura, ecc. dimostrando un’incredibile sensibilità verso il bello in generale. Per godere di tutte queste possibilità bbiamo riservato una stanza doppia presso il B&B il Salotto, a Rivergaro appunto. Il paese è piccolo, si concentra tutto attorno alla sua storica piazza su cui si affaccia la nostra stanza. Le camere sono 4, tutte doppie. Perfettamente pulite, come se l’alloggio fosse stato appena inaugurato. Letto comodo e confortevole, luci ben posizionate e che consentono di scegliere anche un’illuminazione minima e d’atmosfera, perfetta per certi momenti della giornata. Bagno piccolo ma con doccia grande, comoda e con getto d’acqua avvolgente. Tutto il necessaire a portata di mano, anche il phon a disposizione dell’ospite. PLUS: aria condizionata, riscaldamento a pavimento, living in condivisione, terrazzino con tavolino e comode poltroncine, l’angolo attrezzato con macchina per caffè, bollitore e frigorifero. A disposizione per tutti infatti, e senza alcun extra, caffè in cialde, tisane, acqua. Dopo una bella cena una tisana sul terrazzo è ben gradita. Una formula che ne fa la meta ideale per 4 coppie di amici, che avranno così quasi un appartamento a disposizione. MINUS: ci troviamo sopra un ristorante, possono arrivare odori di cucina non sempre graditi; ci troviamo sopra una delle piazze più frequentate della zona nelle ore serali, ma niente paura: le finestre chiuse evitano ogni fastidio. La colazione da consumarsi al vicino bar in piazza, necessita di una formula che lasci più libertà di scelta all’ospite: cappuccio e brioche non è per forza l’accoppiata preferita di tutti. Prezzo giusto: 80€ la doppia con colazione. Giudizio: INTERMEDIO The Ghost Writer 
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13 Luglio, 2021

Il gigante irrequieto ed i suoi frutti

Linguaglossa, pendici dell’Etna, un territorio unico ed affascinante in cui l’uomo opera con un ambiente bellissimo e complicato non senza difficoltà e dove tutto sa di estremo, così anche la coltivazione della vite, che cresce tra i 500 e 1400 metri di altitudine. L’inizio della viticolutura sull’etna risale alla fine del neolitico e ci sono tralsci anche dell’era dei metalli (2000 a.c.), probabilmente era vite selvatica, in seguito curata, ma questo testimonia come davvero sia da sempre il suo territorio; un terreno ricco di potassio (con concentrazioni anche doppie rispetto ad altri non vulcanici) che fornisce un equilibrato tenore zuccherino alle uve e un giusto rapporto tra acidi e alcoli e dove gli sbalzi termici da giorno a notte raggiungono i 15°C consentendo una maturazione fenolica e aromatica fondamentale per il colore e il sapore delle uve rosse, e per l’aroma delle uve bianche. Per visitare un territorio così complesso un suggerimento che mi sento di dare da queste colonne è Vini Gambino, una realtà familiare composta da Maria, Vittorio, Maria Grazia, Filadelfo e Francesco. Fanno del rapporto con il territorio un punto chiave per avere il miglior prodotto il prodotto e l’accoglienza degli ospiti avviene sempre all’insegna dell’autenticità e del calore mediterraneo. Oggi la cantina comprende 25 ettari di terreno con uve e altre coltivazioni. I vitigni di Grillo, Cabernet e Nero d’Avola sono coltivati nella zona di Caltanissetta, nella Sicilia centrale. Il Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio (a bacca nera potenti ed eleganti), Cataratto e Carricante (a bacca bianca suadenti e longevi), invece sono coltivati sui territori etnei. Venendo all’ospitalità iniziamo col dire che la Cantina Gambino è la più alta del vulcano e i vigneti sono gestiti con un rendimento di basso profilo per pianta per ottenere quell’equilibrio che è la base per ottenere vini di qualità. Allo stesso modo la cura dell’ospitalità, dove la qualità prende il sopravvento alla quantità e dove si realizzano eventi e degustazioni uniche. Un esempio che ho piacere di suggerire è il Gambino Hike&Wine, un percorso per comprendere la natura dell’Etna che con la sua aria e terra rende i suoi vini autentici. Si parte da 1000m e si scende a 850m passando per il fronte lavico dell’eruzione del 2002, una mannara, un bosco di nocciole e noci. Bellissima la fermata al punto panoramico sulla baia di Giardini Naxos, Taormina, e la Valle dell’Alcantara, fino a vedere Rocca Novara. Una volta arrivati alla proprietà, si attraverseranno le vigne e l’uliveto Gambino per poi procedere ad una degustazione speciale che completerà l’esperienza nel migliore dei modi. La durata e’ di 2/2.5H e la difficoltà 3 (1-5). Molte altre tipologie di degustazioni come la visita alla cantina sotterranea per comprendere la metodologia a più basso CO2 sono domandabili ed il tutto potrà avvenire nella migliore ospitalità mediterranea. Un suggerimento che lascio sempre, prenotate, soprattutto data la qualità con cui si eseguono le iniziative. Cristina A cura di Cristina
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6 Luglio, 2021

Lo Splendore del Collio – Marco Felluga e Russiz Superiore

Nel contesto della selezione delle più valide realtà italiane oggi ho scelto di raccontarvi di una cantina pluri centenaria: Felluga, o per la precisione Marco Felluga, nome assunto dalla Cantina dagli anni 50 del ‘900, quando Marco, iniziò la gestione della tenuta di famiglia, gestita oggi dal figlio Roberto (quinta generazione di viticoltori) insieme alla Cantina Russiz Superiore. Siamo in Friuli, e più precisamente nel Collio. Il Collio è una delle primissime zone in Italia (la terza) a ottenere il riconoscimento DOC nel 1964, una terra speciale, dai rilievi appena abbozzati e segnata da morbide colline. Il clima è mite, grazie alla vicinanza del mare Adriatico (30 km) e alla protezione delle montagne, le Prealpi Giulie, ideale per la viticultura, con giorni caldi e notti fresche in primavera ed estati miti e delicate. L’Azienda Marco Felluga vede i suoi vigneti ubicati in quattro diverse zone del Collio: Farra d’Isonzo, San Floriano del Collio, Oslavia e Cormòns. Da queste viti nasce la qualità dei suoi vini, sia bianchi (friulano, Ribolla Gialla, Collio) che rossi (Merlot e Cabernet Sauvignon), mentre i vigneti dell’Azienda Russiz Superiore sono, situati attorno alla cantina in un corpo unico, nel cuore del Collio. Dalle viti di Russiz Superiore, nel comune di Capriva del Friuli, nasce la raffinata eleganza e complessità dei suoi vini, tra cui ricordiamo i pinot bianco e grigio ed il rosso riserva Degli Orzoni, insieme ai vini da dessert. Una particolare attenzione alla produzione nel pieno rispetto della natura è oggi la chiave delle produzioni Marco Felluga, come mi ha raccontato Ilaria (sesta generazione Felluga), che fanno dell’uso dell’ozono una caratteristica innovativa. Ilaria, è altresì la responsabile dell’ospitalità ed in particolare del relais Russiz Superiore, un posto dove trascorrere momenti unici. Ilaria racconta che fu aperto nel 2009, nell’incantevole borgo di Russiz Superiore, sulla cima del colle e circondato da vigneti, luogo ideale per rilassarsi fra natura incontaminata, alta enologia, piaceri della tavola e passeggiate tra le vigne del Collio. Non solo natura, ma anche sport, cultura ed arte: dal Relais si raggiungono in pochi chilometri Gorizia, la Nizza d’Austria, Cividale, città longobarda, Aquileia, Seconda Roma e principale sito archeologico del Nord Italia, e Grado, con la sua lunga spiaggia e la sua incantevole laguna, inoltre dista a solo 1 km dal campo da golf di Capriva del Friuli. In programma per gli ospiti visite guidate in cantina con degustazione, weekend a tema e passeggiate in bicicletta tra le vigne. Per godere al meglio di queste opportunità è bene seguire il consiglio di Ilaria e prenotare, così facendo si possono organizzare soggiorni, degustazioni di vini delle migliori etichette di Marco Felluga e Russiz Superiore ed eventi. Non resta quindi che prenotare prenotare. A cura di Cristina
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3 Luglio, 2021

IL GOAL DAL CUORE

Una caldissima domenica di giugno, è tutta la mattina che giro tra banchi dei produttori, all’Only Wine Festival a Città di Castello, mi fermo sotto un gazebo a respirare e incontro Luca, finalmente dopo tanto tempo ci conosciamo dal vivo. È incredibile il mondo dei social, nel nostro settore si stringono amicizie virtuali che poi riesci ad approfondire dal vivo e nascono delle vere e proprie amicizie con alcuni e opportunità di scambi professionali con molti altri. Luca l’avevo intravisto a Montefalco durante Anteprima Sagrantino, ma non avevo avuto modo di incrociarlo e stringergli la mano per congratularmi della sua vittoria. Luca Matarazzo è un broker assicurativo da 20 anni, ma ha sempre avuto l’amore e passione per il vino, diventa sommelier A.I.S. (Associazione Italiana Sommelier) nel 2015, degustatore ufficiale nel 2017, Wset II livello superato con lode, una formazione da invidiare e lodare. Scrive sul quotidiano online – direttore editoriale Maurizio Valeriani – con mansioni di reporter e critico enogastronomico, ha collaborato come freelance per WINE-TV. Dal 2019 inizia a partecipare assiduamente a vari Concorsi per Sommelier, sia monotematici (Sagrantino, Negroamaro, Soave), regionali e nazionali. Nell’edizione 2019 del Miglior Sommelier Toscana si piazza al terzo posto attualmente ancora valido non essendoci stata l’edizione 2020. Nello stesso anno si posiziona terzo al Gran Premio del Sagrantino ed a quello del Negramaro. Relatore e Degustatore A.I.S. per la Campania con superamento del corso propedeutico alle lezioni di terzo livello sull’abbinamento cibo vino. Attualmente fa parte nella Delegazione A.I.S. di Salerno guidata da Nevio Toti, dopo aver vissuto quattro anni stupendi nella Delegazione di Grosseto di Antonio Stelli. I concorsi per lui sono stati una scommessa, ha cominciato a 40 anni, spinto da Cristiano Cini e Simona Bizzarri della scuola concorsi, lui lo vede come un percorso stimolante per studiare e approfondire dei territori diversi. Il primo concorso è proprio il Gran Premio del Sagrantino nel 2019 arriva terzo, dove sul podio più alto si posizionano Simone lo Guercio e Valentino Tesi, che poi sono diventati i migliori sommelier d’Italia, spera davvero in buon auspicio e che gli porti fortuna. Non aveva mai assaggiato prima il Sagrantino, ama i vini tannici, ne fu colpito immediatamente, per lui è quello che lo diverte e incuriosisce di più. Adora l’eleganza del pinot nero ma il sagrantino è quel calciatore un po’ rude che ti marca a uomo, ma se manca nella squadra è un problema, è potente, è nervoso, non facile da domare, preziosissimo, una varietà unica nel mondo, che solo in questo piccolo areale di Montefalco si produce, è irripetibile e inimitabile. Per studiare un luogo, lo devi frequentare assiduamente, a Montefalco viene accolto dai produttori come uno di famiglia, com’è nota l’ospitalità di queste zone, come accolgono anche me, quando vado in visita in cantina. Lui con grande umiltà e voglia di comunicare e raccontare il territorio, se ne innamora, lo fa suo, lo descrive come altri non hanno mai fatto e vince il Gran Premio Sagrantino 2021, afferma che “Il Sagrantino è un prodotto di nicchia, che vantiamo nel mondo come esclusività”. Abbiamo in comune tante cose io e Luca, anche lo stesso Sagrantino del cuore, che per correttezza non cito, visto il mio amore spassionato ed incondizionato per il Trebbiano spoletino, gli chiedo cosa ne pensa e lui di getto mi risponde che negli anni prossimi futuri diventerà il più importate bianco d’Italia, come fai a non adorarlo? Siamo davvero sulla stessa lunghezza d’onda. È stato un onore per me conoscerlo dal vivo, una persona molto disponibile, che trasuda passione, da cui sicuramente avrò tanto da imparare, approfitto per fargli tantissimi “Viva il lupo” per il prossimo concorso Albana di Romagna. A cura di Clara Maria Iachini 
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1 Luglio, 2021

Storia, terme ed una cosa immutabile: la qualità del vino e dell’ospitalità

Tra Padova ed i Colli Euganei, a 5 minuti d’auto dalle leggendarie terme di Abano e Montegrotto, mete turistiche dal 1.000 A.C., si trova una bianca Villa Veneta, “La Mincana”,  che un tempo era di proprietà della famiglia veneziana Dolfin, che la usava per seguire i propri lavori dei campi dalla primavera all’autunno. Dal 1700 la villa ha cambiato proprietà e dal 1914 è la famiglia Dal Martello che trasferitasi da Asiago nel padovano, con passione e sapienza coltiva ed ogni anno raccoglie un grande vino, ma non solo. Infatti, la proprietà oggi conta una superficie di circa 60 ha, dei quali 19 coltivati a vigneto. Possiamo considerarli artigiani del vino, con la chiara idea che l’unica via sia la qualità. La proposta e l’entusiasmo proprie nella coltivazione delle uve Merlot e Cabernet Franc sui rossi, Chardonnay, Serpino e Fior d’Arancio sui bianchi, sono le stesse che i proprietari de La Mincana mettono nel realizzare non solo degustazioni, ma veri e propri eventi alla scoperta di un territorio prima e delle sue glorie agro alimentari ed enologiche dopo. Escursioni in bicicletta sui colli seguite da momenti di convivialità in cantina in cui assaporare un menù ricco di una terra turistica, ma al contempo storica, e degustare i migliori vini, sono solo uno degli esempi di programma realizzabile, chiaramente previa prenotazione, presso La Mincana. I colli Euganei e le loro città termali, sono lì accanto e possono rappresentare un perfetto connubio per coloro che desiderano realizzare un fine settimana bilanciato, tra relax, storia, e cultura agroalimentare. Per coloro che, invece, desiderassero realizzare un vero e proprio evento, La Mincana, può mettere a disposizione la sua Barchessa, tra la villa e la Cantina coperta e ariosa allo stesso tempo. Soluzioni alternative e creative, non resta che prenotare. A cura di Cristina
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28 Giugno, 2021

Boutique del Mar, Cannigione, Sardegna

Metti una spiaggia sarda, di quelle da cartolina: lunga, con la sabbia sottile ma non troppo, di quel colore ocra caldo e avvolgente, che se la guardi dall’alto ha la classica forma di mezza luna…sono decenni che ci vengo ma il nome ufficiale ancora non l’ho scoperto: Spiaggia Mannena, Spiaggia di Barca Bruciata (l’origine di questo nome cela dietro di sé una leggenda, ma questa è un’altra storia e ve la racconterò la prossima volta….). Metti che da sempre su questa spiaggia vi sono state baracche, più che chioschi, dove poter mangiare qualcosina in caso di vuoto di stomaco (vi è stata un’epoca meravigliosa della mia vita in cui, per due, tre stagioni, qui ho lavorato pure io…orario dei lavoro: dal tramonto all’alba…(ma anche questa è un’altra storia e me la tengo per me…). Oggi la baracca è stata trasformata in un bellissimo chiosco la cui vista abbraccia la spiaggia, il mare, il cielo, l’infinito e oltre. Si pranza e si cena. Vi è anche un’area relax con ombrelloni, poltrone, divenenti per chi vuole sdraiarsi e perdersi in questo mare durante il giorno. Ma l’atmosfera della sera, sotto le stelle o con la luce eterea della luna che nell’acqua si rispecchia…è una magica sensazione. Lo sguardo si perde, lo sciabordio delle onde culla, il profumo della Sardegna inebria. Poi vuoi mettere la libertà di passare dall’ultimo bagno alla tavola senza passare dal via??? Non ha prezzo! Posto meraviglioso, conciliante, senza dubbio. E poi…e poi…e poi si mangia bene. E il servizio è pure attento e accurato. Dettagli? Non da poco, anzi. Si sa che il dettaglio può fare la differenza. Accoglienza educata e cordiale, musica d’atmosfera al giusto volume in sottofondo, tavoli distanziati in modo da assicurare la privacy dei commensali, personale (Dino su tutti) presente con discrezione, che sa seguire i tavoli scegliendo i tempi giusti. Piatti coloratissimi e buoni, ottimi direi, visti i limiti strutturali e le difficoltà logistiche del chiosco. Carta dei vini corta ma non troppo, poco originale ma ci pare giusto così, ci mancherebbe. Attenzione ai prodotti del territorio. Pescato fresco del giorno proposto quando disponibile (in foto orata e branzino del luogo). Sushi per tutti i gusti. Antipasti semplici con tocco di creatività. Abbiamo provato il Tonno scottato, avocado, arancia e pistacchio – vd.foto). Primi piatti gustosi e ricchi. Abbiamo provato Spaghettone Verrigni alle vongole e bottarga di Cabras (vd.foto) Linguine Verrigni ai crostacei, paure al pistacchio e basilico, così buone che me le ricorderò…(vd.foto) Fregola, crudo di gambero, aneto e limone, piatto fresco e la fregola come deve essere. (vd.foto) Malloreddus con ragù di agnello, pecorino e menta, hanno reso felice mio figlio. Frittura di calamari e gamberi con aioli all’erba cipollina: l’aioli ha acceso un piccolo dibattito a tavola sulla correttezza dell’accostamento, ma non è comunque avanzato. Ottimo segno. Nella glacette un correttissimo Vermentino di Gallura DOC: Branu delle vicinissime Cantine Surrau. Sapido, fresco, sardo al punto giusto. COSA MANCA:  Tovaglie o anche meglio tovagliette sopra i bei tavoli in legno. Siamo SUL MARE. Non è pensabile non sapere dove appoggiare posate, pane, ecc. Un po’ di illuminazione in più al tavolo quando tramonta il sole e cala la sera. The Ghost Writer 
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22 Giugno, 2021

Cantine Zuffa: Lo sprint della Motorvalley

L’Emilia Romagna è spesso considerata terra di motori ed Imola, col suo autodromo, forse ne può rappresentare il cuore pulsante. Accanto a grandi motori, non potevano quindi mancare dei grandi vini, forse non così noti, ma che proprio per questo rappresentano una delle più belle eccellenze da raccontare. L’azienda è giunta ormai alla 5a generazione ed Augusto Zuffa porta avanti la tradizione del processo di vinificazione rilevata dal padre, aggiungendo la propria esperienza e numerose innovazioni. Le uve vengono trattate in modo biologico, non vengono utilizzati prodotti chimici e la raccolta viene ancora effettuata a mano. La produzione è supportata da 4 brevetti, di cui uno sviluppato internamente. La passione di Augusto, vero anfitrione, è contagiosa e spinge i clienti a “curarsi” con i prodotti biologici che realizzano e quale posto migliore di farlo se non la cantina stessa? Cantine Zuffa dispone quindi di un Agriturismo Biologico che è adibito a ristorazione di alta qualità dove la sana e corretta alimentazione e l’attività psicomotoria adeguata all’età creano una magia di longevità. Inoltre, la capacità ricettiva è modulare ed adeguata sia per piccoli gruppi che saranno ospitati direttamente in Cantina sia per chi desidera realizzare un evento di qualche centinaio di persone che possono essere ospitati sia all’interno che nei parchi tematici esterni. Augusto propone di volta in volta degustazioni e veri e propri pranzi e cene ricche di tradizione (dalla pasta fatta in casa ai formaggi unici del territorio) abbinando cultura e spiegazioni immersive nel territorio per far capire a tutti cosa significhi produrre in modo biologico nel rispetto della terra prima di tutto. I prodotti che si apprezzano nella degustazione dagli Albana ai Cru rossi sono un crescendo di emozioni che possono portare al Vinea, il vino simbolo dell’Expo di Milano 2015 realizzato interamente Bio ed esportato a rappresentare l’Italia in tutto il mondo. Un consiglio che mi permetto di dare è di prenotare e, se si desidera assaporare i rossi più importanti, avvisate in anticipo Augusto, l’anfitrione di questa splendida realtà! Sarà un suo piacere confrontarsi con voi sulla selezione di prodotti da degustare ed aprire in anticipo quei vini che necessitano di respirare, sempre secondo la sua regola aurea: un quarto d’ora in decanter per ogni anno d’invecchiamento! La simpatia e l’ospitalità delle cantine Zuffa ha davvero una marcia in più così come la sua flessibilità che li vede da sempre anche disponibili a realizzare personalizzazioni delle proprie cuvée per eventi od occasioni speciali e da qualche mese anche consentono di adottare sul nuovo marketplace ufarmer.it la loro collezione di vino così non solo da ricevere poi a casa il prodotto degustato, ma anche di diventare protagonisti veri del processo ed avere un qualcosa di proprio. A cura di Cristina
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