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BlendNews è un contenitore di informazioni dedicato al vino. Racconteremo gli eventi, le novità e le curiosità di questo mondo.

 

Roma fa Corto Circuito e accorcia la filiera del vino naturale Arrow Right Top Bg

27 Settembre, 2026

Roma fa Corto Circuito e accorcia la filiera del vino naturale

Lunedì 5 ottobre a Roma i vignaioli della rete Corto Circuito incontrano gli operatori che scelgono il rapporto diretto con il produttore per riscoprire il piacere di una stretta di mano Il vino è condivisione, relazione, incontro. E la rete Corto Circuito nasce proprio per rimettere al centro le persone: accorciare la filiera del vino, creando connessioni dirette tra vignaioli, ristoratori ed enotecari, senza intermediazioni. Conoscersi, lavorare insieme per un progetto comune, portare alle persone che nelle città bevono il vino un’idea di agricoltura e di vino diversa ma anche un diverso modo di lavorare insieme costruendo alleanze durature. Lunedì 5 ottobre 2026, dalle 11 alle 18 negli affascinanti spazi di LATTA (Via Pacinotti, 83- Roma), un cocktail bar al centro di Ostiense specializzato in cocktail d’autore, vini artigianali e cucina con contaminazioni internazionali con focus sulle fermentazioni e una forte vocazione verso gli esperimenti. Qui gli operatori potranno assaggiare i vini di una ventina di aziende, ciascuna con la propria identità, provenienti da territori e progetti agricoli diversi ma con importanti principi comuni: agricoltura biologica o biodinamica, fermentazioni spontanee, solfiti minimi o assenti e un rispetto profondo per la terra e per le persone che la lavorano. Scegliere di acquistare direttamente da chi il vino lo fa è il modo più autentico per trasformare la carta dei vini in un viaggio emozionante per i propri clienti, sostenendo al tempo stesso la vitalità di piccole realtà agricole che fanno la differenza. L’appuntamento di Corto Circuito non è una semplice degustazione, ma un’opportunità per creare sinergie concrete mettendo al centro le persone valorizzando storie, territori e scelte produttive che spesso faticano a emergere attraverso i canali distributivi tradizionali. L’ingresso è gratuito e riservato agli operatori del settore con registrazione sul sito: cortocircuitovino.it/giornata-operatori-roma/ Per informazioni logistiche, contatti telefonici e indicazioni sul parcheggio presso la sede di LATTA: www.latta-roma.it   La Redazione
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Wines Experience & Fine Food: una rete di partner strategici a Città del Messico Arrow Right Top Bg

27 Settembre, 2026

Wines Experience & Fine Food: una rete di partner strategici a Città del Messico

  Il 5 e 6 novembre 2026 Expo Santa Fe riunirà produttori italiani e professionisti latinoamericani. Tra le novità, la collaborazione con Gambero Rosso e il coinvolgimento di importanti realtà messicane della ristorazione, della sommellerie, del turismo e della formazione.   Wines Experience & Fine Food si prepara al debutto a Città del Messico, in programma il 5 e 6 novembre 2026 presso Expo Santa Fe. La manifestazione, dedicata alle aziende italiane interessate a sviluppare la propria presenza in America Latina, rafforza il proprio posizionamento grazie alla collaborazione con Gambero Rosso e a una rete di partner profondamente radicati nel mercato locale. Importatori, distributori, buyer, ristoratori, sommelier e professionisti del food & beverage saranno al centro di due giornate pensate per favorire incontri commerciali, approfondimento e conoscenza del mercato. Il programma comprenderà masterclass, seminari, degustazioni guidate, momenti di networking e la Blind Tasting Area, lo spazio di degustazione anonima che permetterà alle aziende di raccogliere dati e indicazioni sul posizionamento dei propri vini. Tra gli appuntamenti di punta del 5 novembre figurano due masterclass realizzate in collaborazione con Gambero Rosso. Le degustazioni, una in programma quale momento inaugurale dell’evento, e l’altra nel pomeriggio del giorno 5, presenteranno dieci vini, selezionati tra le etichette già importate e disponibili sul mercato messicano: due spumanti, tre vini bianchi, quattro rossi e un vino da meditazione. Il percorso offrirà agli operatori una panoramica dell’eccellenza enologica italiana attraverso territori, vitigni autoctoni e stili produttivi contemporanei, con particolare attenzione al rapporto qualità-prezzo e alle opportunità commerciali. Per ciascun vino saranno indicati l’importatore ufficiale in Messico e i relativi contatti, trasformando le masterclass in uno strumento operativo per ristoratori e professionisti del settore. Tornano anche i Market Shapers Awards, come nelle scorse edizioni di Wines Experience (Londra e Ho Chi Minh City), il riconoscimento dedicato alle aziende, agli operatori e alle organizzazioni che contribuiscono alla crescita del food & beverage italiano sui mercati internazionali. La dimensione istituzionale dell’evento sarà rafforzata dalla partnership con CANIRAC, Cámara Nacional de la Industria de Restaurantes y Alimentos Condimentados, punto di riferimento nazionale per la ristorazione messicana, e con l’Ente del Turismo di Città del Messico. Il coinvolgimento della comunità professionale del vino sarà garantito dalla collaborazione con ONSOM, Organización Nacional de Sommeliers de México, e con l’Asociación de Sommeliers Mexicanos. Universidad Panamericana parteciperà in qualità di education partner, coinvolgendo gli studenti in un’esperienza di formazione sul campo e favorendo l’incontro tra imprese e nuove professionalità. Un’attenzione specifica sarà dedicata anche alla rappresentanza femminile nell’industria con Mujeres in Taninos, che collaborerà con l’ente Women in Wine & Spirits alla “mentorship hour” e al “networking reception”, creando uno spazio di confronto, orientamento e connessione tra professioniste. Anche NielsenIQ sarà Data Partner della manifestazione, mettendo a disposizione analisi e approfondimenti utili a comprendere dinamiche, consumi e prospettive del mercato. L’iniziativa potrà inoltre contare sul sostegno di ITA-ICE (Italian Trade Agency), presente con una collettiva di aziende, e sulla partecipazione di Italia del Vino, che riunirà alcune delle principali cantine italiane. Con oltre 130 milioni di abitanti, importazioni di vino pari a 315 milioni di dollari e un consumo pro capite cresciuto del 60% negli ultimi quindici anni, il Messico offre interessanti prospettive di sviluppo per i produttori italiani. Le importazioni coprono oltre il 70% del consumo nazionale e l’Italia figura già tra i principali Paesi fornitori. Il valore del comparto vinicolo messicano potrebbe inoltre raggiungere 6,6 miliardi di dollari entro il 2030. La manifestazione prevede la partecipazione di circa 130 aziende espositrici, con oltre 1.000 etichette in degustazione e più di 1.000 operatori internazionali. Accanto al vino, l’evento darà maggiore spazio al fine food, con prodotti gourmet, ingredienti di qualità e specialità territoriali italiane pensati per ampliare le occasioni di business e offrire una rappresentazione più completa del patrimonio enogastronomico nazionale. Wines Experience è un format internazionale ideato da United Experience in collaborazione con BolognaFiere. Il progetto nasce per connettere le imprese italiane con i mercati a maggiore potenziale attraverso un modello orientato alla qualità degli incontri, con lounge aperte, spazi condivisi e aree progettate per facilitare il confronto diretto tra produttori e operatori professionali. La tappa di Città del Messico segue le edizioni di Londra, che ha riunito oltre 170 espositori italiani e 1.200 professionisti, e di Ho Chi Minh City, con 70 espositori e 550 buyer internazionali. Dopo il Messico, il calendario proseguirà con il ritorno a Ho Chi Minh City il 19 e 20 maggio 2027 e a Londra il 4 e 5 ottobre 2027. Per maggiori informazioni e per consultare il programma aggiornato:
https://winesexperience.com/programming La Redazione
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Torna l’evento che nella prima edizione ha ottenuto tanto successo: “CREA IL TUO BLEND” Arrow Right Top Bg

26 Settembre, 2026

Torna l’evento che nella prima edizione ha ottenuto tanto successo: “CREA IL TUO BLEND”

  Isidoro e Susanna Rebatto, da 10 vendemmie titolari di Podere Casanova, ripropongono l’originale workshop che nella prima edizione ha divertito e fatto crescere tutti i partecipanti nella conoscenza del vino in generale e di Montepulciano in particolare.   La formula è semplice anche se richiede un grande lavoro di preparazione: ogni tavolo due postazioni, 5 bottiglie di vino 100% da uve Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon, Petiti Verdot e Syrah. I partecipanti muniti di bicchieri e aste graduate per decidere il blend che meglio li rappresenta, il vino che parla la loro stessa lingua. Non servono competenze straordinarie, solo la passione per il vino e il desiderio di mettersi in gioco. Niente paroloni per descriverlo, si torna al semplicissimo concetto: mi piace così! D’altra parte, nessuno conoscerà la percentuale dei vari vitigni a parte chi l’avrà decisa e l’azienda che ne realizzerà il numero di bottiglie richiesto.  Infatti, chi vorrà acquistare il suo blend perfetto, potrà addirittura disegnarne l’etichetta. Le bottiglie saranno coccolate per qualche mese di affinamento in cantina poi l’autore vorrà portarsele a casa per farle assaggiare agli amici potendo dire finalmente: “questo blend l’ho fatto io!” COSTI E MODALITÁ DI PARTECIPAZIONE: Le modalità di partecipazione sono due: PARTECIPAZIONE A TUTTO IL WEEKEND Per il pacchetto: sabato/domenica con: “Crea il tuo Blend” + pranzo + cena + pernotto, 425 € per 2 persone PARTECIPAZIONE SOLO AL WORKSHOP 95 € per 1 persona, 180 € per 2 persone (compreso il light lunch in cantina) Le bottiglie avranno la retro-etichetta di legge. I partecipanti potranno fornire un’etichetta da loro ideata da applicare sul fronte bottiglia. Sabato 31 ottobre – Ore 9
Podere Casanova – Montepulciano – Siena
Per ogni gruppo da 5 persone la 6° è in omaggio I posti disponibili sono pochissimi, la prenotazione è obbligatoria Per informazioni e prenotazioni:
marketingpoderecasanovavini@gmail.com
+39 3313316032
www.poderecasanovavini.com La Redazione
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Vitevis: tecnologia e digitale per una vendemmia a “doppio fattore” Arrow Right Top Bg

26 Settembre, 2026

Vitevis: tecnologia e digitale per una vendemmia a “doppio fattore”

  Col monitoraggio a luce infrarossa FOSS e la prenotazione dei conferimenti tramite app Vitevis assicura la qualità del vino, ottimizza i processi produttivi e premia i soci che producono le uve migliori.   È entrata nel vivo la vendemmia a “doppio-fattore” in Vitevis grazie all’interazione simultanea di due differenti sistemi tecnologici in grado di assicurare vini di qualità garantita e costante nel tempo, accanto alla remunerazione dei soci. Da un lato, infatti, l’azienda – oltre 1000 soci su 2700 ettari vitati tra Verona e Vicenza, e una produzione che sfiora annualmente i 16 milioni di bottiglie – applica il sistema a luce infrarossa FOSS che permette di valutare l’acidità volatile, l’acido gluconico e la presenza di botritys nelle uve conferite, stabilendo così, attraverso l’analisi di questi tre parametri, la sanità dei grappoli: il sistema FOSS garantisce il controllo della filiera e crea le condizioni ideali per fare vinificazioni separate. Con questo tipo di controllo l’azienda è in grado di offrire al mercato un livello qualitativo elevato, dettagliato su ogni singola partita di uva conferita e costante nel tempo su tutta la produzione mentre, da un punto di vista enologico, si pongono le basi per creare dei vini con interessanti potenzialità di invecchiamento per gli anni a venire. Dall’altro lato Vitevis, con l’impiego del gestionale ENOGIS, ha introdotto il sistema di prenotazione dei conferimenti, grazie alla predisposizione di calendari prefissati. Ogni viticoltore, tramite app, via computer o telefono oppure recandosi di persona, può prenotare il giorno in cui giungere nella sede della cantina con il carico di uva, previa comunicazione del numero di socio, tipo di raccolta (se manuale o meccanica), e varietà, che deve essere compresa tra quelle previste a calendario. Il sistema di prenotazione garantisce il controllo costante delle quantità di uve conferite e diventa strategico anche per la successiva fase di vinificazione: in questo modo le uve vengono lavorate molto più in fretta, senza rischi di deterioramento, a fronte di una migliore turnazione del personale di cantina coinvolto e degli spazi operativi meccanizzati. Direttore generale di Vitevis Gianfranco Gambesi L’introduzione di sistemi digitali non solo permette di ottimizzare i processi produttivi interni all’azienda e produrre vini di qualità ma ha anche una forte valenza sociale: il 33% dei nostri vigneti è posizionato in collina ed è molto parcellizzato; questo significa che tanti soci giungono nelle sedi produttive con piccoli conferimenti. Poter agevolmente prenotare il proprio turno per arrivare in cantina, senza fare eccessive code, significa bilanciare la meccanica e assicurare a tutti i soci una uguale rilevanza, indipendentemente dal “peso produttivo” che ognuno riveste nella compagine sociale. Ricerca & sviluppo e spinta alla digitalizzazione sono due obiettivi ben presenti all’interno della strategia produttiva di Vitevis. In tale direzione la piattaforma ENOGIS raccoglie al suo interno informazioni che vanno dai trattamenti sanitari ai sopralluoghi per la raccolta, dalle fatture della cantina al catasto viticolo, fino al potenziale produttivo. In questa piattaforma vengono registrati anche i dati raccolti dal sistema FOSS e le previsioni meteo rilevate, che andranno a integrarsi con i dati raccolti dalle 19 centraline Vitevis e i 95 punti di osservazione Sencrop per l’analisi meteo dettagliata, consultabile sulla piattaforma specifica. Un percorso in pieno sviluppo anche per l’immediato futuro. «A partire dal prossimo anno – conclude Gambesi – potrebbe già essere disponibile un sistema, basato sull’Intelligenza Artificiale, in grado di fare delle stime vendemmiali. Questo sistema, che analizzerà i vigneti dopo la fioritura, ci aiuterà a capire se ci troveremo sotto o sopra il livello produttivo atteso. Si tratta di un sistema avanzato per spostare progressivamente l’assistenza agronomica da una logica di calendario a una logica di previsione, correlando andamento climatico, fase fenologica e pressione fitopatologica per orientare in maniera più razionale tempistiche e intensità degli interventi. Ridurre i trattamenti, infatti, significa tutelare l’ambiente e, per il socio, risparmiare ore di lavoro e risorse». La Redazione
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Floriana Risuglia Arrow Right Top Bg

25 Settembre, 2026

Il talento ha bisogno di spazio. Floriana Risuglia e la voce delle Donne del Vino

  Floriana Risuglia unisce diritto, vino e impegno nell’Associazione Le Donne del Vino. La sua storia racconta competenze da rendere visibili, parole da cambiare e opportunità da costruire, perché il talento femminile trovi finalmente tutto lo spazio che merita. L’Apollo 11 è stata la missione spaziale della NASA che ha portato per la prima volta l’uomo sulla luna. Era il 1969 e gli USA erano appena usciti dalla segregazione razziale. Immaginate la scena: tre donne di colore attraversano proprio i corridoi della NASA con la consapevolezza di possedere delle competenze che andavano oltre quelle degli uomini che vi lavoravano da tempo. Donne, di colore e con la necessità di dimostrare, ogni giorno, il loro valore. Cosa che non era certamente richieste agli uomini. Il film era Il diritto di contare. Vedetelo se vi capita.
Anche se la storia di queste tre fantastiche donne appartiene agli anni Sessanta, conserva qualcosa di vicino, qualcosa che rimane sempre sospesa tra uffici, università, consigli di amministrazione, tribunali e cantine: quanto talento resta ancora fuori dalla porta soltanto perché nessuno ha pensato di farlo entrare? Questa domanda ha accompagnato la mia conversazione con Floriana Risuglia, avvocata specializzata in Diritto Vitivinicolo, Esperta Assaggiatrice e docente in ONAV, componente del Consiglio Nazionale dell’Associazione Le Donne del Vino. Una donna che ha attraversato luoghi, professioni ed esperienze con la curiosità capace di unire mondi apparentemente lontani. Siracusa, Terni, la Puglia, il Veneto, Roma: la sua vita sembra il passo irrequieto di chi cambia casa così che, insieme all’indirizzo, impara ogni volta un modo diverso di leggere le persone. Nella sua storia il vino arriva attraverso un corso aperto quasi sotto casa, seguito pensando di incontrare soprattutto calici e degustazioni, e diventato invece una porta spalancata sulla cultura dei territori. Pensavo di andare lì semplicemente a bere, poi si è cominciato a parlare di suoli, territori, storia. La cosa mi ha incuriosita e da quella semplice bevuta ho scoperto tutti gli aspetti culturali del vino. Da quel momento non me ne sono più allontanata. Floriana Risuglia, dal diritto al vino Il vino, quando entra davvero nella vita, difficilmente rimane confinato nel bicchiere. Non può proprio perché si viene rapiti dal conoscere la terra, le persone, le regole, le etichette, i confini di una denominazione e perfino le parole consentite per raccontarla. Floriana cercava un corso da assaggiatrice, molto più interessata alla conoscenza che alle cerimonie del servizio, e proprio durante una lezione sulla legislazione ha riconosciuto il punto in cui la sua professione e quella nuova passione potevano finalmente incontrarsi. Parlavo con i produttori e ascoltavo problemi concreti: l’etichetta copiata, l’acquisto dei terreni, i disciplinari, i regolamenti. Mi sono chiesta come potessi conciliare queste esigenze con il mio lavoro di avvocata e ci sono riuscita. Nel 2016 prendeva ogni settimana il treno per Firenze, dove frequentava un master in Diritto Vitivinicolo, entrando dentro una materia capace di tenere insieme responsabilità delle imprese, tutela dei marchi, etichettatura e normativa europea. Da allora la cantina è diventata anche uno dei luoghi del suo lavoro, con un vantaggio che racconta sorridendo e che rivela il suo modo concreto di stare nelle cose Parlare con un cliente in cantina, davanti a un bicchiere di vino, è molto meglio che farlo in studio. Non è solo la leggerezza della frase ma una visione precisa. Il diritto, come il vino, acquista senso quando incontra la vita reale, protegge il lavoro, accompagna un progetto e offre strumenti a chi investe il proprio nome, la propria terra e il proprio futuro in una bottiglia. Il percorso dentro Le Donne del Vino comincia nel 2017, attratta dalla qualità degli incontri, dalla formazione e da una rete che andava molto oltre il piacere di ritrovarsi. Convegni dedicati alle neuroscienze e al neuromarketing, occasioni di approfondimento, webinar, attività sui territori e uno scambio continuo tra competenze diverse. Nel 2020 diventa vice delegata del Lazio, poi arriva l’elezione nel Consiglio nazionale, mentre cresce l’impegno per raccontare un territorio che sente ormai come casa, pur conservando dentro di sé la luce e il carattere della Sicilia. Le donne e il vino, oltre l’immagine della vendemmia Nel Lazio, Floriana e le altre associate hanno lavorato molto sulla comunicazione dei vitigni e dell’origine vulcanica di una parte importante del territorio. Cercando parole nuove per raccontare una regione vitivinicola spesso schiacciata dall’immagine politica e monumentale di Roma. I laghi, i suoli, l’antico Vulcano Laziale, la colata arrivata fino alla tomba di Cecilia Metella compongono una geografia più profonda, nella quale il vino diventa memoria fisica del paesaggio. È un racconto che vorrebbe restituire al Lazio la sua identità agricola mostrando anche la pluralità dell’associazione. Dentro Le Donne del Vino convivono infatti produttrici, enologhe, agronome, ristoratrici, comunicatrici, giornaliste, professioniste dell’accoglienza, tour operator e figure come Floriana, capaci di accompagnare le aziende attraverso la complessità del diritto. Ecco allora un punto focale: la donna del vino non può coincidere con l’immagine rassicurante di chi sorride in vendemmia tenendo un grappolo tra le mani. Quella fotografia racconta soltanto una parte e, troppo spesso, trascura il lavoro che tiene in piedi un’impresa ogni giorno. Floriana restituisce anche dignità anche ai ruoli amministrativi e commerciali, troppo facilmente descritti come una posizione laterale La cantina è un’azienda. Chi tiene i conti, segue l’amministrazione, organizza il lavoro o sviluppa i mercati internazionali ha una responsabilità enorme. Se una donna sceglie quel ruolo perché corrisponde alle sue capacità e alle sue aspirazioni, quella scelta possiede lo stesso valore di chi lavora in vigna o segue la produzione. La differenza vive proprio nella parola sceglie. Una figlia può raccogliere l’eredità di famiglia, costruire una propria azienda oppure seguire una strada completamente diversa, perché il fascino che avvolge il vino conserva comunque la sostanza concreta di qualsiasi attività imprenditoriale. Floriana cita giovani produttrici laziali che hanno ripreso il lavoro dei nonni, studiato all’estero, avviato nuovi progetti e diviso responsabilità con fratelli e familiari secondo inclinazioni e competenze. Storie che spostano lo sguardo dall’obbligo all’opportunità e liberano anche la tradizione da quel sottile ricatto emotivo secondo cui appartenere a una famiglia significa necessariamente continuare ciò che altri hanno iniziato. Perché Le Donne del Vino servono ancora La necessità dell’associazione emerge lontano dalle dichiarazioni solenni, dentro una situazione ordinaria. Durante la preparazione di un convegno, Floriana osserva il gruppo dei relatori e qualcuno alza la mano: nove uomini e una donna. Vi siete accorti della composizione del panel? La risposta è stata semplice: non ci avevamo pensato. È proprio questo il punto. Le donne competenti esistono, eppure spesso nessuno pensa automaticamente di coinvolgerle. Il pregiudizio più resistente possiede raramente un volto aggressivo. Vive nell’abitudine, nella ripetizione, nelle scelte compiute senza guardare davvero l’intero panorama. Passa attraverso elenchi di nomi nei quali la presenza femminile rimane un’eccezione, attraverso un incarico assegnato alla persona che viene in mente per prima, attraverso la convinzione che alcune professioni abbiano ancora un suono maschile. Le Donne del Vino servono per accendere quella lampadina, rendere visibili professionalità già formate e costruire una spontaneità nuova, capace un giorno di includere senza bisogno di contare. Nuttata persa e figlia fimmina. Mi è venuto in mente proprio parlando con Floriana. Un proverbio crudo e rurale come il vino. Non è solo della terra natale di Floriana ma in tutte le culture contadine di un epoca forse non sopita del tutto. Dietro quelle poche parole, riemerge la contabilità severa delle vecchie famiglie rurali. La nascita di una figlia veniva considerata un “magro risultato” economico, perché alla donna si attribuiva una minore capacità di sostenere i lavori più pesanti nei campi e, al momento del matrimonio, la famiglia avrebbe dovuto affrontare anche l’esborso della dote. Una formula breve teneva insieme fatica, patrimonio e destino, trasformando una bambina appena nata in un bilancio già scritto dagli altri. Eppure proprio la vita delle campagne raccontava donne impegnate nella casa, nella cura dei figli, nella terra, nella raccolta e nella continuità stessa della famiglia. Quel proverbio oggi suona come la misura della distanza percorsa e, insieme, come il segno di una mentalità che ha bisogno di essere riconosciuta ogni volta che riaffiora sotto forme più educate e moderne. Floriana ricorda un episodio di famiglia capace di rovesciare quel detto con l’immediatezza di una vignetta. Alla nascita di una bambina, mentre qualcuno si preparava forse alla delusione tramandata dall’abitudine, il padre accolse la notizia con una gioia incontenibile, come se tutta quella vecchia contabilità contadina avesse perso improvvisamente ogni significato. In quella felicità c’è già una società diversa, nella quale una figlia arriva con il proprio nome, il proprio futuro e tutte le possibilità ancora aperte. A me l’espressione quota rosa fa arrabbiare, anche perché il nome è bruttissimo. Poi mi rendo conto che, finché questa attenzione manca, certe situazioni continuano a passare nell’ombra. Il punto resta la competenza, insieme alle condizioni concrete che permettono alle persone di esprimerla. Una donna con figli, anche quando possiede preparazione ed esperienza straordinarie, ha bisogno di un’organizzazione che le consenta di partecipare a un consiglio di amministrazione, assumere una responsabilità o proseguire il proprio percorso. Aprire formalmente una porta rappresenta l’inizio; creare le condizioni per attraversarla significa trasformare un principio in realtà. In questa differenza si trova il passaggio dai diritti alle opportunità. Il diritto afferma che tutti possono partire, l’opportunità fa in modo che ciascuno possa davvero arrivare alla linea di partenza. Floriana lo conosce anche attraverso il diritto del lavoro, materia alla quale dedicò la tesi di laurea La parità di trattamento significa riconoscere gli stessi diritti anche nella diversità delle condizioni. Una maternità si gestisce, come si gestiscono gli altri passaggi della vita. Il valore professionale della persona rimane. Ho lavorato per molti anni con donne, ne ho promosse, ho affidato loro responsabilità e ho sempre trovato naturale considerare i collaboratori prima di tutto persone e professionisti. Proprio per questo mi colpisce la persistenza di certe frasi, pronunciate spesso con il tono di chi pensa di descrivere soltanto una difficoltà organizzativa: una gravidanza, un figlio che si ammala, la disponibilità di tempo, la presunta affidabilità. Ogni organizzazione affronta imprevisti, assenze e trasformazioni; attribuirli in anticipo a un genere significa usare una previsione come confine e privarsi, nel frattempo, di competenze preziose. Il linguaggio offre alle donne le stesse opportunità Il cambiamento passa anche, forse soprattutto, dalle parole, perché una professione pronunciata soltanto al maschile finisce per suggerire inconsciamente un unico volto. Floriana oggi si presenta come avvocata e intorno a quella parola ha incontrato resistenze, ironie, obiezioni fondate quasi sempre sulla sua presunta bruttezza. Suona strano perché manca l’abitudine. Poi una persona apre la porta, mi vede e dice: “Signorina, mi chiama l’avvocato?”. L’avvocata sono io. Sembrano sciocchezze, però il linguaggio può collocare una donna al centro oppure lasciarla di lato. Essere nominati significa esistere anche nell’immaginario degli altri. Una bambina che ascolta le parole enologa, agronoma, direttrice o avvocata riceve una possibilità prima ancora di ricevere un consiglio. Vede un posto che potrebbe occupare e una storia nella quale può riconoscersi. Floriana porta l’esempio di articoli nei quali uomini di rilievo vengono presentati con nome, cognome, incarico e risultati, mentre accanto a loro compaiono genericamente “due donne”, quasi che il genere bastasse a esaurirne l’identità. Quelle donne hanno un nome, una professione, una storia. Chiamarle semplicemente donne le mette ancora una volta in una posizione laterale. Anche nel vino questa visibilità produce futuro. Conoscere il percorso di Donatella Cinelli Colombini, che cercò enologhe quando quasi nessuno le richiedeva, oppure quello di Graziana Grassini offre alle nuove generazioni una prova concreta. Vedere una donna arrivata ai massimi livelli aiuta chi sta cominciando a pensare: posso farcela anch’io. Gli esempi servono proprio a questo. La rappresentazione, prima ancora di celebrare chi è arrivato, rende immaginabile il viaggio a chi deve ancora partire. Un’associazione capace di parlare a tutti L’integrazione è integrazione. L’associazione valorizza prima di tutto le competenze interne, perché molte avrebbero meno occasioni di essere conosciute, e allo stesso tempo le nostre iniziative parlano a tutti. Questa forse è la sfida più interessante per il futuro delle Donne del Vino: conservare uno spazio capace di sostenere e rappresentare le donne, portando la conversazione oltre il perimetro femminile. Perché l’uguaglianza riguarda l’intera società e ha bisogno anche di uomini disposti ad ascoltare, comprendere, cambiare abitudini e condividere responsabilità. Un’immagine composta soltanto da donne può raccontare la forza della rete; un’immagine nella quale uomini e donne costruiscono insieme il cambiamento può raccontarne l’effetto. L’associazione diventa così un ponte. Da una parte offre alle donne esempi, relazioni, formazione e fiducia; dall’altra mostra alle aziende un patrimonio di competenze che chiede di essere incontrato. Il percorso è cominciato. Esistono ancora ragazze che possono provare timore davanti agli ostacoli ed esistono realtà nelle quali il problema è molto concreto. Per questo bisogna continuare a parlarne, far conoscere chi è arrivata, mostrare alle imprese quante professionalità siano già pronte. Il vino come spazio condiviso Il vino conosce da sempre il valore delle differenze. Ogni territorio trova la propria forza nelle caratteristiche che lo rendono riconoscibile, ogni annata interpreta condizioni diverse, ogni vitigno chiede cure adatte alla propria natura. Nessun vignaiolo penserebbe di trattare allo stesso modo una vite sulla sabbia e una piantata sopra un antico suolo vulcanico; eppure, nella società, confondiamo spesso l’uguaglianza con l’omologazione. Floriana riporta il ragionamento alla sua essenza Parità significa stessi diritti, stessa retribuzione, stessi percorsi di carriera e stesse opportunità. Significa mettere le persone nelle condizioni di esprimere ciò che sanno fare. Nel calice la diversità diventa ricchezza quando riceve cura, tempo e possibilità. Lo stesso accade con il talento. Chiede di essere visto prima ancora che celebrato, ascoltato prima di essere giudicato, messo alla prova prima che un’abitudine decida quale posto assegnargli. Katherine Johnson, Dorothy Vaughan, Mary Jackson. Occorre dare un nome alle donne de Il diritto di contare perché solo così i loro passi dentro quei corridoi può dar voce alla determinazione con cui trasformarono una presenza considerata eccezionale in una competenza indispensabile. Floriana compie lo stesso gesto ogni volta che entra in una cantina da avvocata, pronuncia il nome esatto della propria professione, porta una collega competente dentro un convegno o racconta a una giovane donna che la strada esiste e può essere percorsa. Forse il traguardo arriverà quando la presenza di una donna alla guida di una cantina, di un’impresa, di uno studio legale o di un consiglio di amministrazione smetterà di sembrare una notizia e diventerà semplicemente la conseguenza del suo valore. Fino a quel momento serviranno parole, associazioni, esempi e persino espressioni imperfette come “quote rosa”, se capaci di accendere una luce dove l’abitudine preferisce ancora la penombra. Dentro ogni calice di vino riconosco la ragione per cui continuo a raccontare queste storie: la bottiglia permette l’incontro, poi si fa da parte e lascia emergere le persone. Floriana ha attraversato territori e professioni tenendo insieme diritto, cultura e passione, e nelle sue parole rimane una verità semplice: il talento appartiene a chi lo possiede, l’opportunità appartiene alla società che sa riconoscerlo. Il futuro comincerà davvero quando una donna entrerà in una stanza e nessuno dovrà più accorgersi che è l’unica. Ci accorgeremo soltanto che era la persona giusta.     Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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DISARONNO lancia la nuova bottiglia e rafforza il proprio percorso di evoluzione globale Arrow Right Top Bg

25 Settembre, 2026

DISARONNO lancia la nuova bottiglia e rafforza il proprio percorso di evoluzione globale

  L’iniziativa segna una nuova tappa nel percorso di sviluppo del liquore italiano più apprezzato nel mondo e si inserisce in un anno di forte evoluzione per il Gruppo, caratterizzato dalle acquisizioni di Amaro Averna e Zedda Piras.   DISARONNO INTERNATIONAL, divisione Spirits di DISARONNO GROUP, presenta la nuova bottiglia di Disaronno, una delle icone più riconoscibili del mondo degli spirits e simbolo del liquore italiano più apprezzato nel mondo. La nuova bottiglia rappresenta un rinnovamento strategico pensato per rispondere alle esigenze del consumatore contemporaneo, consolidandone la riconoscibilità sui mercati internazionali e valorizzando gli elementi distintivi che ne hanno definito l’identità nel corso delle generazioni, integrandoli in un linguaggio visivo rinnovato e coerente con l’evoluzione del brand. La nuova identità della bottiglia visiva nasce al termine di un percorso di progettazione, ricerca e sviluppo, realizzato insieme a Robilant e rappresenta il primo rinnovamento dell’identità dopo più di quindici anni. Il progetto nasce con l’obiettivo di preservare gli elementi distintivi che hanno contribuito a rendere il marchio immediatamente riconoscibile, introducendo al contempo un linguaggio più contemporaneo, premium e coerente con l’evoluzione del mercato e delle aspettative dei consumatori a livello globale. Più alta, più leggera e più luminosa, la bottiglia ridisegnata mantiene elementi distintivi come la forma e l’iconico tappo quadrato. Fra gli elementi di novità, spiccano l’introduzione della firma in rilievo di Domenico Reina e il nuovo monogramma DD (Disaronno & Domenico Reina), omaggio al fondatore e alla visione che ha contribuito a definire il marchio nel tempo. La palette di colori è rinnovata, inserendo un azzurro chiaro rinascimentale, unendo eredità e modernità in un’espressione più vivace e contemporanea. Ad accompagnare il lancio della nuova identità visiva della bottiglia, al via la nuova campagna “the Dolce Side of Life” creata dall’agenzia 72andSunny, un invito a celebrare quei momenti che arricchiscono la quotidianità: aperitivi improvvisati, conversazioni autentiche, brindisi spontanei ed esperienze condivise con gli amici. Sulle note di “Dolce Vita” di Ryan Paris, la campagna si inspira al fascino intramontabile della dolce vita italiana reinterpretata in chiave contemporanea, invitando le persone in tutto il mondo a riscoprire il lato più dolce della vita, fatto di momenti semplici, autentici e ricchi di significato. Luca Picotti – Global Chief Marketing Officer Con questa campagna abbiamo voluto rendere omaggio all’essenza di Disaronno, reinterpretandola in modo autentico e rilevante per i consumatori di oggi. In un contesto in cui le persone ricercano sempre più momenti di piacere genuino nella vita di tutti i giorni, the Dolce Side of Life racconta la bellezza delle esperienze autentiche, semplici e accessibili. Insieme alla nuova identità della bottiglia, questa campagna rappresenta un’evoluzione significativa per il brand, che guarda al futuro mantenendo saldo il legame con la propria eredità e i valori che da sempre lo contraddistinguono. Guido Chichierchia – Marketing & Trade Marketing Director Italy Le grandi icone non restano mai ferme: si evolvono per continuare a parlare alle persone. La nuova bottiglia di Disaronno racconta esattamente questo percorso. Arriva in un anno di risultati estremamente positivi, segnato dal successo delle Dolce Nights e da una forte crescita e rappresenta il nostro modo di guardare al futuro valorizzando ciò che da sempre rende unico il brand. Una nuova espressione della stessa identità che milioni di consumatori riconoscono e scelgono ogni giorno. Il progetto si inserisce infatti in un anno particolarmente significativo caratterizzato da importanti iniziative strategiche, tra cui le acquisizioni di Zedda Piras e Amaro Averna, che stanno contribuendo a delineare una nuova fase di crescita per l’organizzazione che guarda al futuro. La nuova bottiglia sarà introdotta progressivamente in Italia e nei principali mercati internazionali di Disaronno, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Paesi Bassi, Belgio per poi proseguire con il lancio in tutti gli altri mercati. * * * DISARONNO INTERNATIONAL è la divisione spirits di DISARONNO GROUP (ILLVA SARONNO HOLDING SpA), gruppo diversificato che conta oltre 800 dipendenti la cui proprietà è interamente della famiglia Reina e le cui linee di business comprendono oltre gli Spirits anche Wines e Ingredients. Nel settore delle bevande alcoliche è leader nel mondo con presenza in circa 160 paesi. DISARONNO INTERNATIONAL è particolarmente conosciuta per Disaronno, il liquore italiano più apprezzato nel mondo, così come per altri prodotti di grande prestigio come Disaronno Velvet, Tia Maria, The Busker Irish whiskey, Engine Gin, Sagamore Rye, Rabarbaro Zucca, Artic Vodka, Isolabella Limoncello, Sambuca, e di recente anche Amaro Averna e Zedda Piras. La Redazione
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L’ANIMA GREEN DEGLI SPIRITS Arrow Right Top Bg

24 Settembre, 2026

L’anima green degli spirits

  Negli ultimi anni, accanto a terroir, botaniche, lunghi affinamenti e artigianalità delle produzioni, nel mondo degli spirits si sono fatti strada temi come biodiversità, carbon neutrality, packaging sostenibile e filiere virtuose.   Oggi la sostenibilità rappresenta una delle sfide più interessanti del settore e coinvolge produttori molto diversi tra loro, accomunati dalla volontà di ridurre il proprio impatto ambientale senza rinunciare alla qualità. Dalla tequila al rum, passando per il Calvados, il gin e la vodka, nascono così progetti che interpretano il bere contemporaneo in maniera sempre più consapevole, dimostrando come innovazione e tradizione possano convivere nello stesso bicchiere. Il progetto Sostenibilità di Proposta Spirits
È proprio da questa visione che nasce la selezione di Proposta Spirits, che ha scelto di fare della sostenibilità uno dei temi centrali del suo catalogo. Un vero e proprio filo conduttore che attraversa realtà differenti per provenienza, filosofia produttiva e tipologia di distillato, accomunate dalla volontà di contribuire alla costruzione di un modello produttivo sempre più responsabile. L’iniziativa che premia i clienti
Per trasformare questa visione in un progetto concreto e condiviso, Proposta Spirits ha deciso di coinvolgere e premiare i clienti che grazie agli acquisti effettuati sui brand più attenti a questi temi, tra cui Buen Vato, Sapling (https://saplingspirits.com/), Two Drifters (https://twodriftersrum.com/) e Avallen (https://avallenspirits.com/), hanno contribuito a risparmiare una consistente quantità di CO₂. Infatti, a partire dai volumi acquistati e dai dati contenuti nei report di sostenibilità forniti dalle singole aziende, Proposta Spirits ha calcolato la quantità di CO₂ risparmiata grazie alla scelta di questi prodotti rispetto alle alternative convenzionali, offrendo così una misura concreta dell’impatto generato. Nel complesso, nel 2025 l’iniziativa ha permesso di risparmiare 6.317,94 kg di CO₂, un risultato che dimostra come anche le scelte di acquisto possano contribuire alla costruzione di una filiera degli spirits più attenta al proprio impatto ambientale. Buen Vato (Messico): la tequila sostenibile che guarda alle persone
Buen Vato nasce dall’incontro tra gli ingegneri ambientali di Alias Smith, azienda che dal 2004 distribuisce spirits messicani in tutta Europa, e la storica La Santa Rosa Distillery. L’azienda si pone l’obiettivo di rivoluzionare il settore attraverso un approccio che mette al centro la tutela delle persone e del pianeta, lavorando alla riduzione dell’impronta carbonica e al miglioramento delle condizioni di lavoro in ogni fase della produzione e della distribuzione, senza mai compromettere la qualità del prodotto. Protagonista della gamma è il Tequila Blanco, proposto sia nel tradizionale formato da 70 cl sia nell’innovativa Frugal Paper Bottle, una bottiglia in carta a basso impatto ambientale, oltre che nel formato Bag in Box da 5 litri pensato per il mondo dell’ospitalità. Two Drifters (Inghilterra): il rum carbon negative che guarda al futuro
Il progetto Two Drifters nasce dal sogno di Russ e Gemma Wakeham di creare una distilleria capace di riflettere i propri valori di qualità e cura del pianeta. Lui chimico di formazione, lei esperta di narrazione e marketing, hanno scelto la strada della sostenibilità per la loro produzione, con l’obiettivo di renderla accessibile, comprensibile e parte integrante della loro proposta. Alla base del progetto c’è una continua ricerca del miglioramento: perfezionare i propri rum, adottare pratiche sostenibili all’avanguardia e dimostrare come anche piccoli cambiamenti possano contribuire a costruire grandi soluzioni per il pianeta. Una visione che trova espressione anche nel packaging, con una selezione di referenze proposte nel formato Bag in Box da 5 litri – Pure White, Lightly Spiced e Overproof Spiced Pineapple – pensato per ridurre l’impatto ambientale e rispondere alle esigenze del settore Horeca senza rinunciare alla qualità del prodotto. Avallen Spirits (Francia): il Calvados che ha fatto della sostenibilità la propria firma
Nato dalla passione di Stephanie Jordan e Tim Etherington-Judge, entrambi ex brand ambassador di importanti marchi del mondo dei distillati, Avallen Spirits rappresenta oggi uno dei progetti più interessanti nel panorama degli spirits sostenibili. Premiata nel 2023 come l’azienda di spirits più sostenibile al mondo, Avallen ha saputo reinterpretare il Calvados contemporaneo trasformandolo in un manifesto di sostenibilità capace di coniugare innovazione, eleganza e rispetto per l’ambiente. Simbolo di questa filosofia è l’adozione della Frugal Paper Bottle, il cui impatto ambientale è significativamente inferiore rispetto a quello delle tradizionali bottiglie in vetro. Ma la sostenibilità non è l’unico tratto distintivo del brand: nella visione di Avallen il Calvados diventa un distillato versatile e contemporaneo, perfetto tanto da degustare liscio quanto come protagonista di cocktail a bassa gradazione alcolica come Calvados & Tonic o Calvados & Ginger Ale. Un approccio che dimostra come il futuro degli spirits possa nascere dall’incontro tra tradizione e innovazione. Sapling Spirits (Inghilterra): gin e vodka che fanno crescere una foresta «Esistiamo per tre ragioni; per contribuire ad aprire la strada alla sostenibilità nel settore del Beverage, affrontare il cambiamento climatico e produrre distillati di alta qualità. » È questa la filosofia che guida Sapling Spirits, una delle prime aziende britanniche fondate attorno a un progetto di sostenibilità chiaro e ambizioso. Riforestazione, agricoltura rigenerativa, riduzione degli sprechi e packaging ecologico rappresentano i pilastri di un modello produttivo che negli anni è diventato un punto di riferimento per l’intero settore. Tutti i distillati Sapling sono prodotti esclusivamente nel Regno Unito utilizzando ingredienti locali e grano britannico distillato quattro volte, una scelta che consente di ridurre le emissioni legate al trasporto e valorizzare le filiere del territorio. A questo si affianca una particolare attenzione al packaging sostenibile, che si traduce nell’utilizzo di formati refill e Bag in Box per l’intera gamma di gin e vodka. Il London Dry Gin è disponibile nei formati da 70 cl, refill e Bag in Box da 5 litri, mentre la vodka viene proposta nelle versioni Classic e Raspberry sia in formato refill sia Bag in Box da 5 litri. Soluzioni pensate per limitare gli sprechi e promuovere un approccio al consumo sempre più responsabile, senza rinunciare alla qualità che ha permesso al brand di conquistare numerosi riconoscimenti internazionali. Oltre ai brand già citati, anche altri brand del nostro portfolio contribuiscono a ridurre l’impatto ambientale, ad esempio attraverso l’utilizzo di formati bag-in-box o grazie a progetti dedicati alla sostenibilità ambientale e sociale. Continueremo ad ampliare e valorizzare questa selezione, perché crediamo che il cambiamento nasca dalle scelte di tutta la filiera. Grazie all’impegno di nuovi brand che hanno attenti alla sostenibilità e grazie allo sviluppo di questi prodotti su un numero sempre maggiore di clienti, nel 2026 Proposta punta a superare i 10.000 kg di CO₂ risparmiati. Inoltre, oltre a certificare tutti i clienti che supereranno i 50kg salvati durante il 2026, Proposta premierà i locali più virtuosi con una sustainable experience in Trentino. La Redazione
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World Bulk Wine exhibition (wbwe) 2026: lo sfuso tra nuovi mercati e trend emergenti Arrow Right Top Bg

23 Settembre, 2026

World Bulk Wine exhibition (wbwe) 2026: lo sfuso tra nuovi mercati e trend emergenti

  Dal 30 novembre al 1° dicembre ad Amsterdam torna la World Bulk Wine Exhibition (WBWE), l’appuntamento internazionale dedicato al mercato del vino e distillati sfusi. La 18ª edizione, organizzata da Vinexposium, mette al centro i cambiamenti strutturali del settore.   Si prepara a tornare ad Amsterdam la World Bulk Wine Exhibition (WBWE), che il 30 novembre e il 1° dicembre 2026 riunirà produttori, operatori, importatori, distributori e buyer internazionali per la sua 18ª edizione. Organizzata da Vinexposium, la manifestazione si conferma un appuntamento centrale per il comparto del vino e distillati sfusi, mettendo in connessione domanda e offerta e creando occasioni di confronto sui principali trend che interessano il mercato. L’edizione 2026 arriva in una fase di profonda trasformazione per il settore. In dodici mesi, tra aprile 2025 e marzo 2026, le esportazioni globali di vino sfuso hanno registrato un calo del 10,3% in volume e dell’11,8% in valore, mentre il prezzo medio si è mantenuto relativamente stabile a 0,78 euro al litro (*Bulk wine market changes through to March 2026, Rafael del Rey / Del Rey Analysts of Wine Markets – AWM, giugno 2026. Qui il report completo). Per quanto concerne l’Italia, che rappresenta uno dei principali attori del mercato dello sfuso, le importazioni dipendono in larga misura dall’andamento della produzione nazionale rispetto alle vendite. I dati di marzo 2026 calcolati sui dodici mesi precedenti mostrano come il suo primo Paese fornitore resti nettamente la Spagna (in calo) con circa 109,5 milioni di litri, seguita dalla Francia (in crescita) con circa 20,2 milioni di litri. L’Italia resta inoltre nella top 3 dei principali Paesi esportatori, sia in volume che in valore, per il vero e proprio sfuso (inteso come vino spedito in contenitori superiori a 10 litri)*. I dati globali evidenziano come, dietro la contrazione dei volumi, si stia delineando un mercato in cui cambiano le strategie di approvvigionamento, i flussi commerciali e le destinazioni del prodotto. In questo scenario, WBWE punta ad offrire non solo un’occasione di business, ma anche una lettura delle trasformazioni in corso. Nel 2025, la manifestazione ha riunito oltre 2.150 operatori provenienti da 60 mercati e 240 espositori, dando vita a più di 1.000 incontri di business qualificati. L’edizione 2026 proseguirà su questa traiettoria, con l’obiettivo di favorire l’incontro tra nuovi mercati e supportare le aziende nell’individuazione di nuove opportunità di crescita. Caterina Tucci, direttrice della World Bulk Wine Exhibition. WBWE è un appuntamento consolidato per il settore dello sfuso e il nostro obiettivo è continuare a far evolvere il suo ruolo in linea con i cambiamenti in atto”, “In un contesto complesso, vogliamo supportare i produttori nell’individuazione di nuovi mercati. Ci affidiamo a studi e dati concreti per identificare le aree a maggiore potenziale e raggiungere buyer qualificati, in particolare in Africa occidentale, Asia ed Europa centrale. Il nostro obiettivo rimane chiaro: sostenere il settore dello sfuso nella diversificazione dei mercati e nella creazione di nuove opportunità commerciali. A ulteriore conferma del ruolo chiave della WBWE nell’interpretare i cambiamenti del mercato, il programma 2026 sarà particolarmente ricco. Attraverso Academy, conferenze, panel e masterclass, il palinsesto porterà al centro del confronto alcuni dei temi che stanno maggiormente interessando il comparto, dal no/low al futuro del mercato globale del vino sfuso, passando per resilienza, redditività e creazione di valore attraverso branding, packaging e storytelling. Saranno circa 10 le sessioni in programma, con il coinvolgimento di esperti europei e internazionali. Novità di questa edizione sarà inoltre uno spazio ibrido al centro dell’area espositiva, pensato per facilitare ulteriormente il dialogo su contenuti e analisi tra operatori. Ad arricchire il confronto sarà anche la presenza di rappresentanti delle regioni produttrici, affiancati quest’anno da rappresentanti diplomatici, che porteranno una prospettiva sulle dinamiche economiche, commerciali e internazionali che stanno influenzando gli scambi. Tra gli appuntamenti della manifestazione torna anche l’International Bulk Wine Competition (IBWC), che nel 2025 ha premiato 39 vini e distillati provenienti da 10 Paesi, tra cui quattro medaglie Grand Gold. La giuria internazionale della scorsa edizione, presieduta da José Luis Murcia, ha riunito figure di rilievo del settore come Robert Joseph, Barry Dick MW di Waitrose, Cathrine Hernes di Vinmonopolet e Wanda Augustyn di Wineland Media, insieme ad altri 25 esperti internazionali tra professionisti dell’approvvigionamento, della produzione e dei media specializzati. Un livello di expertise che sarà mantenuto anche nel 2026, quando il 29 novembre la competizione riunirà 20 giudici internazionali, alla vigilia dell’apertura della manifestazione. Le iscrizioni saranno aperte da metà settembre al 9 novembre. La prospettiva internazionale di WBWE si inserisce nella più ampia strategia di Vinexposium, che dal 2024 ha integrato la manifestazione nel proprio ecosistema di eventi dedicati al settore. Un percorso che nel giugno 2026 ha portato anche a Mendoza, in Argentina, per Vinexpo Explorer – Bulk Wine Chapter. Da Mendoza ad Amsterdam, l’obiettivo è offrire una lettura sempre più ampia dei mercati, mettendo in relazione le specificità dei singoli territori con le dinamiche globali del comparto. Per ulteriori informazioni: www.worldbulkwine.com La Redazione
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Un autunno di confronti per il Consorzio Collio: Collio Evolution, il grande appuntamento istituzionale della Denominazione, torna con la seconda edizione dedicata al Pinot Grigio Arrow Right Top Bg

22 Settembre, 2026

Un autunno di confronti per il Consorzio Collio: Collio Evolution, il grande appuntamento istituzionale della Denominazione, torna con la seconda edizione dedicata al Pinot Grigio

  Si apre un autunno ricco di impegni per il Consorzio Tutela Vini Collio, che porta il territorio e i suoi vini dalla vendemmia in via di conclusione fino ai principali appuntamenti dei prossimi mesi, in Italia e all’estero, con Collio Evolution come punto centrale dell’anno.   La vendemmia 2026 nel Collio è ormai agli sgoccioli. Iniziata prima della metà di agosto, è stata la più anticipata di sempre per il territorio dopo quella del 2003: si è partiti dalle varietà più precoci, Pinot Grigio e Sauvignon, per proseguire con Friulano, Malvasia Istriana e Ribolla Gialla e chiudere in questi giorni con le uve rosse. L’assenza di piogge per quasi tutto il periodo estivo e le ondate di calore, concentrate soprattutto a ridosso della raccolta, hanno inciso sulle rese in alcune zone e per alcune varietà, riflettendosi anche sui parametri analitici delle uve, in qualche caso con concentrazioni zuccherine più elevate e acidità più basse. Le piogge, per quanto tardive, hanno però migliorato il quadro generale: la qualità dei mosti lascia oggi ben sperare per vini di ottima qualità. Presidente Luca Raccaro Dopo il 2003 non avevamo mai iniziato a raccogliere così presto e questo da solo dice molto di quanto il clima stia cambiando il nostro modo di lavorare in vigna. Un’estate senza piogge e le ondate di calore a ridosso della vendemmia hanno inciso sulle rese e, in qualche caso, sull’equilibrio tra zuccheri e acidità; le piogge, anche se tardive, hanno poi rimesso in ordine il quadro generale. Oggi guardiamo ai mosti in cantina con fiducia: ci sono le premesse per vini di ottima qualità. È Collio Evolution il perno attorno a cui ruota gran parte dell’attività del Consorzio: dal 24 al 26 ottobre torna per la sua seconda edizione a Cormons, nelle sale del Comune in Piazza XXIV Maggio 22, la stessa sede dello scorso anno. Nato nel 2025, è l’evento istituzionale della Denominazione: il luogo in cui il territorio si racconta e si mette in discussione davanti a stampa e operatori. Il titolo scelto per il 2026, “Oltre il vitigno. Dalla terra al calice: l’essenza identitaria del Pinot Grigio”, indica anche il vitigno a cui è dedicata questa edizione: il Pinot Grigio, letto come chiave d’accesso a suoli, microclimi e scelte produttive del territorio. Nei tre giorni della manifestazione il Consorzio attende oltre 50 giornalisti italiani e internazionali. Ad anticipare l’evento sarà un press tour riservato ai giornalisti stranieri ospiti di Collio Evolution, che arriveranno da Stati Uniti, Brasile, Polonia, Austria, UK, Canada e Paesi Bassi per vivere il territorio prima della manifestazione. Lavinia Zamaro, Direttrice del Consorzio Collio Siamo felici di questo press tour, perché dà la possibilità ai giornalisti stranieri di conoscere davvero il nostro territorio prima ancora che l’evento comincia. Il programma entra nel vivo sabato con una masterclass dedicata al Pinot Grigio del Collio. A seguire, il convegno con la presentazione della seconda parte della ricerca Nomisma, questa volta dedicata al canale Horeca. Domenica mattina è in programma una seconda masterclass, seguita dal walk around tasting con i produttori. Alla stampa è riservata inoltre una degustazione tecnica dedicata a diverse interpretazioni e annate di Pinot Grigio. “Collio Evolution è il momento in cui la Denominazione fa il punto su se stessa: dalla degustazione tecnica al confronto con i numeri della ricerca, fino al dialogo diretto con i produttori. Strumenti diversi che servono a una cosa sola, dare ai nostri viticoltori e agli ospiti, una fotografia chiara dello stato dell’arte del Collio” – sottolinea Raccaro. Intorno a Collio Evolution si muove poi un calendario fitto di appuntamenti, che il Consorzio segue su due fronti: da un lato gli impegni sul territorio nazionale, dall’altro alcune tappe internazionali. In Italia, il Consorzio è di scena già dal 18 al 20 settembre alla Festa dell’Uva di Cormons, edizione 2026 dal titolo “Il Vino si sposa con Tutto”. Nell’ambito del progetto “Un Consorzio per amico”, promosso in Piazza del Gusto (Piazza XXIV Maggio) insieme all’Enoteca di Cormons, vede come ospite l’Associazione Viticoltori di San Donato in Poggio (Chianti Classico): due le masterclass in programma, l’anteprima di giovedì 17 settembre dedicata alle vecchie annate di Collio ed Isonzo, ed il dialogo tra i calici di Collio e Chianti Classico nel pomeriggio di sabato 19. Dal 3 al 5 ottobre il Collio è ospite d’onore della settima edizione de “Il Nizza è”, a Palazzo Crova di Nizza Monferrato – unico Consorzio invitato quest’anno. Un banco d’assaggio dedicato presenterà 17 etichette rappresentative del territorio, e sabato 3, alle 10.30, è in programma la tavola rotonda “Il cambiamento climatico: aspetti enologici, territoriali e di mercato”, a confronto tra le due denominazioni. Si chiude poi il 12 novembre con Collio Day, l’evento ideato in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier (AIS) che quest’anno taglia il traguardo della decima edizione: le delegazioni AIS in tutta Italia si “tingeranno di giallo” per celebrare la Denominazione con degustazioni guidate dai produttori, abbinate a Montasio DOP e Prosciutto di San Daniele DOP. Numero di delegazioni e produttori è ancora in via di definizione, rispetto alle dodici delegazioni e ai venti produttori dell’edizione 2025. Sul fronte internazionale, il 5 ottobre il Collio sbarca a Toronto con “Collio meets Canada”, una degustazione guidata di Pinot Grigio e Friulano condotta da John Szabo MS, presso 65 Front St W, all’interno di Union Station. A fine novembre è poi la volta di Londra, con due appuntamenti che condividono la formula ma si rivolgono a pubblici diversi. Il 30 novembre, in collaborazione con la UK Sommelier Association, masterclass e walk around tasting dal taglio B2B, rivolti a sommelier, importatori e operatori dell’hospitality britannica. Il 1° dicembre il Collio si sposta ai Courtyard Wine Cellars di Covent Garden, una location esclusiva nel cuore della città, dove i tanti visitatori che animano la zona potranno assaggiare i vini DOC Collio presentati direttamente dai produttori: il primo appuntamento della Denominazione dedicato ai consumatori finali, che apre nuove opportunità di presenza per il Collio nel centro di Londra. Ufficio Stampa Consorzio Tutela Vini Collio
Federica Schir PR + 39 389 9425510
info@federicaschir-pr.com – federica@federicaschir-pr.com La Redazione
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