28 Mag 2022
The Voice of Blogger

CAMPANIA WINE sempre più moderna e di tendenza

La Campania più moderna e di tendenza che dal 21 al 23 Maggio ha messo in scena nel centro di Napoli  la manifestazione “Campania Wine” che ha visto la straordinaria compartecipazione di tutti i consorzi di tutela dei vini regionali uniti in un mirabile esempio di compattezza e sinergia al fine della valorizzazione del vino regionale. L’evento, realizzato anche grazie al cofinanziamento dell’Unione Europea, Campagna Medways EU: from Mediterranean to the East, new WAYS to advance Sustainability in Europe, ha avuto come tema dell’edizione quello della sostenibilità.

Dunque coinvolti tutti e 5 i Consorzi di tutela del vino campano con la partecipazione aggiuntiva del Consorzio del Pomodorino del Piennolo.

L’elenco:

CASERTA : “Vitica” Consorzio Tutela Vini Caserta  (Presidente Cesare Avenia)  tutela le denominazioni: Falerno del Massico DOC, Aversa DOC, Galluccio DOC, Roccamonfina IGT, Terre del Volturno IGT

AVELLINO: Consorzio Tutela Vini Irpinia (Presidentessa Teresa Bruno) tutela le denominazioni: Taurasi DOCG, Fiano di Avellino DOCG, Greco di Tufo DOCG, Irpinia DOC, Irpinia Campi Taurasini DOC

BENEVENTO: Consorzio Tutela Vini Sannio  (Presidente Libero Rillo) tutela le denominazioni: Aglianico del Taburno DOCG, Falanghina del Sannio DOC, Sannio DOC, Beneventano IGT

SALERNO: Vita Salernum Vites Consorzio Tutela Vini Salerno – (Presidente Andrea Ferraioli) tutela le denominazioni: Costa d’Amalfi DOC, Cilento DOC, Castel San Lorenzo DOC, Colli di Salerno IGT, Paestum IGT

NAPOLI: Consorzio Tutela Vini Vesuvio – (Presidente Ciro Giordano) tutela le denominazioni: Vesuvio DOC, Pompeiano IGT

Consorzio di Tutela del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio – Cristina Leardi

L’evento è stato anticipato Sabato 21 da un tour via mare attorno al Golfo di Napoli riservato ad una cinquantina di ospiti accreditati tra giornalisti, bloggers ed esperti del settore. Meta l’isola di Procida, Capitale della Cultura Italiana 2022, che con i suoi colori pastello ha fatto da sfondo ad un aperitivo in spiaggia bagnato dalle fresche sfumature di vini bianchi e rosati da tutte e 5 le province.

L’evento si è poi svolto tra Domenica 22 e Lunedi 23 nella centralissima cornice di Palazzo Reale, di fronte a Piazza del Plebiscito, dove nell’ampio e massiccio porticato sono stati allestiti 150 banchetti da degustazione che hanno ospitato altrettanti produttori. Il pubblico ha dato buona risposta poiché  più di tremila nella sola prima giornata sono stati gli ospiti paganti che hanno  partecipato, dalle 10:00 alle 19:00, al “walk around wine tasting” con la possibilità di scoprire più di 600 etichette in assaggio. La posizione centralissima ha certamente giovato in quanto a visibilità se immaginate tutti i turisti e passanti che nel weekend hanno anche solo attraversato Piazza del Plebiscito. Molto afflusso dunque e tantissima curiosità, ma i produttori ai banchetti sono riusciti ad espletare il loro servizio fino a sera senza troppi momenti di eccessivo affollamento.  Più rilassatra la giornata di Lunedì, prevalentemente indirizzata agli operatori di settore, dove la minor ressa e qualche grado in meno di temperatura hanno conferito un’atmosfera più distesa al porticato e gli operatori sono riusciti ad assaggiare i vini con molta calma.

Ad impreziosire il programma sono state organizzate anche una serie di Masterclass tenute da Luciano Pignataro e Chiara Giorleo. Queste si sono svolte tra le sale inferiori di Palazzo Reale e la Sala delle Armi del Maschio Angioino ed hanno avuto come argomento un’introduzione globale sull’universo vini della Campania: denominazioni, territorio, vitigni e stili, dalle bollicine ai rossi più importanti passando per le declinazioni dei rosati oggi sempre più alla moda  ai bianchi che sono spesso sinonimo di Campania nell’immaginario comune.

Durante la giornata di Lunedì si è tenuto il forum intitolato “Le indicazioni geografiche come patrimonio sostenibile della Campania e il ruolo dei consorzi di tutela”, in cui si è discusso del ruolo strategico dei consorzi nelle politiche di sviluppo territoriali e riguardo al tema della sostenibilità in relazione al territorio campano. Nel pomeriggio si è poi concluso, sempre nel Teatro di Corte di Palazzo Reale, con “La Campania che ama la Campania 2022” condotto da Veronica Maya e Luciano Pignataro, nel corso del quale sono stati assegnati sessanta riconoscimenti voluti dai consorzi di tutela vini della Campania per le migliori carte dei vini con referenze regionali, allo scopo di far conoscere e sostenere coloro che promuovono la cultura e il patrimonio della vitivinicoltura campana  in tutte le possibili forme connesse al mondo del vino.

Un evento che lascia ben sperare con riguardo al futuro, che ha mostrato una regione compatta e 5 consorzi affiatati. Sta a loro proseguire questo percorso di sponsorizzazione di un territorio che vanta un patrimonio ampelografico invidiato in tutto il mondo. Quando si parla di vitigni autoctoni la Campania ha pochi rivali, così come quando si parla di bellezza paesaggistica. Ma si può fare ancora molto di più. La Campania del vino è ancora conosciuta piuttosto superficialmente nel mercato interno e non ha l’appeal che potrebbe guadagnare sui mercati internazionali. Sull’onda del successo della falanghina e della famosa triade che compone assieme a  fiano e greco, la Campania viene percepita come regione bianchista anche se in realtà solo un 46% di vino prodotto è bianco ed il vitigno più coltivato è a bacca nera, l’aglianico. Come spiega Luciano Pignataro inoltre non è neppure corretto considerarla una regione “calda” in quanto i territori più vocati e storici si trovano tutti e quanti in altura e qui la vendemmia avviene a fine ottobre in contemporanea con quella di zone situate molto più a nord, come la Valtellina. Un territorio di contrasti e contraddizioni, d’altronde parliamo di quella regione che in Italia vien spesso bistrattata mentre all’estero, Napoli e la Campania intera sono forte sinonimo di italianità, come la pizza e il mandolino. In questo senso si sta anche discutendo riguardo una nuova denominazione regionale. Agli australiani piace il fiano tanto che ne coltivano sempre più e così come gli americani condividono anche la passione per prove di vinificazione di aglianico. E in Italia? Come dicevamo prima il mercato interno è molto legato ad un ristretto numero di produttori commercializzati in maniera molto capillare da Vipiteno a Lampedusa ma al di fuori di queste poche aziende di riferimento le etichette campane faticano ancora a trovare un certo posizionamento su scaffali e carte. Dunque tantissimi produttori che andrebbero conosciuti mentre tutti bevono sempre quei quattro o cinque, e lo stesso discorso può applicarsi anche se ci domandiamo: come mai nominiamo sempre questi oltre cento vitigni autoctoni ma poi ne conosciamo si e no cinque? Perché ne beviamo (più o meno abitualmente) solo quei si e no cinque. Bacca nera: bene l’aglianico, un po’ di piedirosso e poco altro. Lo sapevate che uno dei vitigni più coltivati della Campania è la barbera ma non quella barbera che pensate voi? Se si guarda invece alla bacca bianca si scopre che anche agli italiani piace il fiano, così come il greco, ma la falanghina ancor di più. E se vi dico: asprinio, casavecchia , coda di volpem,  pallagrello bianco, pallagrello nero, catalanesca, caprettone, ginestra, fenile, ripoli, tintore, coda di pecora… li avete mai sentiti nominare? Facciamo così: in uno dei prossimi articoli vi parlerò un po’ io di alcuni altri vitigni meno conosciuti della Campania. D’altronde mi è sempre piaciuto parlare dell’autoctono campano.

The voice of blogger è una rubrica a cura di Stefano Franzoni