Archivio

In questa sezione le rubriche che fanno parte della nostra storia

Arrow Right Top Bg

26 Ottobre, 2021

PicoMaccario – Il Monferrato ed i suoi colori

L’autunno è colori e sapori e cosa meglio di quel territorio del Monferrato prossimo alle Langhe che si sviluppa nel comune di Mombaruzzo fatto di vini unici derivanti da vigne circondate dai più celebri colori delle “matite” può rappresentarlo? Ovviamente stiamo parlando dell’azienda agricola Pico Maccario, fondata e diretta dai fratelli Pico e Vitaliano Maccario, la cantina è un simbolo di modernità, sia nella gestione della vigna che nella produzione dei vini: l’obiettivo unico ed importante è quello di raggiungere la massima qualità possibile grazie ad un prezioso lavoro di squadra, che dalla vigna, giunge in cantina, e dall’Italia tocca ogni angolo del mondo. Nel Monferrato Pico Maccario possiede oltre cento ettari suddivisi tra i vitigni Barbera, Viognier, Sauvignon Blanc, Cortese and Moscato d’Asti. Grazie al terreno argilloso e di medio impasto, i vini Pico Maccario sono variegati ed equilibrati, dallo stile moderno e versatile, ma che rispetta le caratteristiche originarie delle uve e dei vigneti di provenienza. A delimitare i vigneti aziendali a corpo unico, più di cinquemila piante di rosa e mille pali matita colorati apportano gioia e colore identificando la storia e il mood di Pico Maccario nel totale rispetto delle tradizioni. Nella zona delle Langhe Pico Maccario coltiva vigneti di Nebbiolo nei Comuni di Neive, Serralunga d’Alba e Barolo, in quest’ultimo Comune in particolare all’interno del famoso Cru CANNUBI, riconosciuto come il più antico d’Italia (risalente al 1752) e ritenuto uno dei vigneti più importanti al mondo. I suoli della Langa dove si producono il Barolo e il Barbaresco sono molto antichi: appartengono al periodo geologico del Miocene. Caratterizzati da terreni compatti e di fine tessitura, conferiscono ai vini eleganza e un’evoluzione unica nel tempo. L’affinamento avviene a seconda del vino in acciaio, botte grande, tonneau o barrique, ricercando sempre la massima qualità e nel rispetto per i tratti originari del frutto. Per questo motivo la cantina si dedica alle innovazioni e alla ricerca in vigna, perchè l’innovazione e la tecnologia è la via principale per ottenere la massima qualità produttiva. La gamma dei vini è molto estesa, tuttavia mi permetto di suggerire i rossi ed in particolare proporre: l’Epico oppure il Nizza 3 Roveri – 3 Bicchieri di qualità eccelsa. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
Leggi
Arrow Right Top Bg

22 Ottobre, 2021

Ricasoli 1141 – Castello di Brolio è #vinosostenibile

La zona del Chianti Classico, con la sua alternanza di natura incontaminata e fascino storico delle aziende che vi risiedono, è tra i luoghi più belli d’Italia per gli amanti del vino e non solo. Queste zone, con i loro panorami collinari ricchi di vigneti che disegnano geometrie perfette, dove natura e uomo coesistono da secoli, sono da preservare, come d’altronde è necessario fare con tutto il resto del nostro pianeta. In questa magica cornice sorge Castello di Brolio la cui storia, legata alla famiglia Ricasoli, è testimoniata da alcuni scritti risalenti al 1141. L’azienda, guidata da Francesco Ricasoli, conta 1200 ettari di proprietà nel comune di Gaiole in Chianti, comprendenti circa 240 di vigneto e 26 coltivati a ulivo. È attualmente l’azienda con la maggiore superficie vitata di tutto il Chianti Classico ed è per questo che rappresenta l’esempio trainante per tutti, un riferimento. Sotto la sua direzione l’azienda ha scelto di valorizzare la tradizione intrecciandola alla tutela e alla valorizzazione del territorio, portando avanti studio e mappatura dei suoli, selezione clonale del Sangiovese e tutela dell’ambiente secondo i principi della sostenibilità, sociale ed economica oltre che ambientale. Il cammino sostenibile ha visto l’azienda conseguire nel 2019 sia la certificazione SQNPI (finalizzata a dimostrare l’applicazione dei disciplinari di produzione integrata) per poi nel 2020 arrivare anche ad ottenere la certificazione di sostenibilità Equalitas. Ma per raccontare la visione di Castello di Brolio è necessario fare un passo indietro sul percorso del #vinosostenibile. Ad aiutarmi in questo racconto è Massimiliano Biagi, Direttore Tecnico della Cantina, con il quale ho avuto il piacere di approfondire queste tematiche. Per l’azienda è sempre maggiore la consapevolezza che la sostenibilità avrà un ruolo ancor più determinante, tanto nei processi di produzione quanto nelle scelte dei consumatori. Sono soprattutto alcuni mercati esteri ad esempio del nord Europa a dare priorità al prodotto sostenibile, ma è una visione che entrerà gioco forza in tutto il mondo. La volontà di intraprendere una viticoltura sana parte da molto lontano, con conduzioni che negli anni sono andate oltre i parametri del biologico, tuttavia uno dei passi concreti da sottolineare deriva dalla partnership dell’azienda con Horta, spin off dell’Università di Piacenza, con cui a partire dal 2009 sono stati condotti studi accurati e sul campo utili ad elaborare modelli previsionali sull’epidemiologia dei vigneti dell’azienda. Nella prima fase della partnership si sono raccolti i dati sperimentali che hanno poi permesso di delineare il comportamento e l’esatta correlazione tra i parametri che in vigna possono determinare lo sviluppo delle malattie (ad esempio grado di crescita vegetativa, pioggia, tasso di umidità, temperatura, ecc.). Questo modello matematico-previsionale si traduce nella cosiddetta “Viticoltura di precisione”: mediante l’elaborazione dei dati delle centraline presenti in ciascuna zona vitata è possibile programmare e gestire in modo preciso interventi e trattamenti, agendo sui suoli per lo scasso e il loro drenaggio, operando un’efficace difesa fitosanitaria solo dove necessario, minimizzando tutte le operazioni e i trattamenti che prima potevano essere tradizionalmente programmati. Le concimazioni sono effettuate con l’apporto di sostanza organica da compost o letame ed in alcuni vigneti si utilizza la tecnica del sovescio con miscugli di essenze: leguminose, graminacee e brassicacee. La lotta agli insetti è gestita con trappole al feromone che permettono di monitorare la presenza del patogeno e di conseguenza decidere l’intervento, effettuato con prodotti autorizzati in agricoltura biologica, oppure si insediando degli insetti “buoni” antagonisti, come ad esempio la coccinella per la cocciniglia. Una parte dell’azienda adotta la pratica della confusione sessuale per la difesa dalla tignola. Sono stati eliminati tutti i diserbanti e gli insetticidi chimici, che potrebbero colpire anche gli insetti utili come gli impollinatori. Inoltre per salvaguardare l’ambiente dai rischi di erosione superficiale si adotta anche l’inerbimento tra le fila del vigneto con materiale vegetativo autoctono. L’Agricoltura integrata è quindi praticata da diversi anni essendo considerata un metodo ecologicamente sostenibile, per tale motivo la certificazione SQNPI è stata conseguita senza alcuna difficoltà. È bello scoprire che, continuando a parlare con Biagi, queste certificazioni rappresentano solo il punto di partenza per l’azienda che vuole fortemente andare avanti nel percorso sostenibile, scegliendo ad esempio un vetro per le bottiglie sempre più leggero, agendo sull’efficientamento della produzione e del consumo energetico, proseguendo sul calcolo dell’impronta idrica e carbonica. Molti gli investimenti verdi che riguardano la sostituzione del combustibile per la caldaia a vapore, passando da derivati del petrolio più inquinanti (BTZ) al GPL, la sostituzione di corpi illuminanti con soluzioni a minor consumo, l’implementazione di sistemi fotovoltaici per la produzione diretta dell’energia nelle ristrutturazioni di alcuni fabbricati. In ogni caso l’energia fornita all’azienda oggi è certificata come proveniente da fonti rinnovabili per il 100% dell’intero consumo e sono presenti stazioni di ricarica elettrica dei veicoli e i turisti sono guidati nei tour interni con un van elettrico. Molta attenzione infine ai fornitori (dai tappi agli imballaggi) che vengono scelti tra quelli che possono dimostrare di essere operanti ad impatto zero, ed alla sostenibilità sociale, con Ricasoli che rappresenta oggi primo datore di lavoro del suo comune, Gaiole in Chianti. Insomma una grande azienda che affronta il percorso della sostenibilità con approccio dinamico e trainante per tutte le realtà di settore, con l’occhio mai distolto dalla tradizione e dalla qualità. A cura di Giuseppe Petronio 
Leggi
Arrow Right Top Bg

19 Ottobre, 2021

Serene – Il Bio dietro il lago di Garda

L’essenza di Serene è un sogno, che progressivamente è diventato realtà. Il sogno è quello di Stefano Galber, che attraverso i nomi dei vini racconta la sua storia, fatta di persone, di luoghi, di suoni e richiami alla lingua madre, di amicizie e di amori. Una storia che inizia settant’anni fa quando la nonna materna, “L’Emma”, acquista la prima porzione di campagna. La successiva messa a dimora, da parte del padre, dei vigneti storici dà l’avvio a quello che diventerà il suo lavoro e la sua passione. È l’inizio degli anni 80 quando Stefano Galber, prende in mano l’azienda di famiglia e comincia la realizzazione del suo obiettivo, in quelle terre sulle colline orientali del lago di Garda (ad Affi) ed ai vitigni storici di uve autoctone: Corvina Veronese, Corvinone, Rondinella e Molinara, affianca prestigiosi vitigni internazionali di Pinot Nero, Pinot Bianco, Pinot Grigio e Syrah. Dal 2014 la produzione è interamente biologica, di un Vino biologico ricercato, originale, con esaltazione del particolare, di profumi tipici non appiattiti, in parte dimenticati, adatto ad un pubblico esigente, raffinato e curioso. Curioso di scoprire sensazioni della tradizione e della tipicità di un territorio che ti fa innamorare che, coniugate con la maestria del viticoltore e dell’enologo, si ritrovano nell’eccellenza dei vini Serene. Il motto di Serene è da sempre “non chiediamo mai alla nostra terra più di quello che può dare!”. Per questo è assente qualsiasi tipo di fertilizzante e solamente ogni 7/8 anni si procede con l’utilizzo di letame di cavallo di loro stessa produzione. Altrettanto non vengono svolti interventi contro insetti nocivi, piuttosto i grappoli danneggiati vengono tagliati e lasciati sul terreno; altrettanto si procede alla defogliazione evitando di fare interventi contro patogeni e garantendo la maturazione ideale dell’uva. E’ questa voglia, lo spirito creativo e la spinta costante che ci sono sempre più spazi di ricerca e di miglioramento che spingono Serene e proprio per questa unicità tutte le bottiglie sono numerate ed esclusive. La location, alle spalle del lago, è perfetta per una giornata di svago fatta di paesaggi, emozioni ed ottimo vino, che suggerisco di degustare direttamente presso l’azienda agricola, abbinando i salumi ed i formaggi tipici e poi dallo shop non si può andar via senza portare a casa un pezzettino di sogno. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
Leggi
Arrow Right Top Bg

9 Ottobre, 2021

Sutto – Dal Far Vino allo star bene

Alle porte di Venezia, nella zona di Noventa di Piave e comuni limitrofi, su quella terra che al di qua del Piave cent’anni fa resse il massimo sforzo italiano, dal 1933 la famiglia Sutto porta avanti con amore e dedizione un’importante tradizione vitivinicola. Tre generazioni che hanno saputo far crescere l’azienda di famiglia coltivando i vigneti di Campo di Pietra, terre dei vini del Piave tra Treviso e Venezia, e selezionando nuovi terreni nelle zone di Valdobbiadene, patria del Prosecco, e nel Collio, terra di vini friulani d’eccellenza. Oggi i pronipoti del fondatore e figli di Ferruccio continuano l’opera di ricerca e rinnovamento della propria cultura enologica e di valorizzazione di un ricco territorio che va conosciuto e assaporato. E’ proprio questa unione tra familiarità e qualità che sorprende quando ci si affaccia al mondo Sutto e bisogna dedicare del tempo per comprendere e riuscire poi ad assaporare l’enorme ricerca, pensiero e qualità che sta alla base dell’experience e dei suoi prodotti. Personalmente ho avuto la fortuna di conoscere Stefano Sutto, la moglie Silvia e le splendide figlie Virginia e Vittoria, e parlando con loro sono davvero riuscita a comprendere il progetto Sutto. Anzitutto la passione, per la qualità e per i prodotti, per l’innovazione non solo delle tecniche, ma anche di business, per la ricerca e la promozione di un territorio e dei suoi giovani. A testimoniare quanto sia importante il concetto di passione, all’ingresso della Cantina Sutto un grande letto matrimoniale accoglie il visitatore esattamente per suggerire come il vino Sutto sia frutto della passione e come questa passione familiare sia l’incipit del pensiero Sutto in tutto ciò che con orgoglio porta il suo nome. Il mondo Sutto oggi si dirama su tre ambiti principali: il vino: prodotto storico e principale ne è il comune denominatore con tre etichette di carattere e personalità – Sutto (i vini storici, dove il Merlot con il Sutto Campo Sella – 3 bicchieri confermato – è assoluto protagonista), Batíso (ricercato prosecco delle viti di Valdobbiadene) e Polje (proveniente dalla cantina Sutto di Cormons nel cuore del Collio) – espressione dello stretto rapporto tra tradizione e innovazione il cibo: con la trattoria Ca’ Landello, la SuttoOsteria, il SuttoCaffè e i SuttoWine (presenti oltre che a Noventa di Piave anche a Jesolo, a Milano in 3 location, in Belgio e addirittura a Nanchino) la famiglia Sutto ha creato dei luoghi dove non solo far assaporare il vino Sutto, ma far star bene l’ospite, con una selezione di prodotti di alta qualità che perfettamente si possono abbinare al vino. La conclusione ideale di una giornata dopo la visita in Cantina per godere appieno dell’ospitalità delle tre Venezie. L’ospitalità: ricercata, familiare e al contempo elegante dell’Omnia Hotel, un bel 4 stelle che può essere un perfetto punto d’appoggio per chi vuole assaporare con serenità un’ospitalità ricercata e fare shopping nell’adiacente centro commerciale McArthurGlen. Il brand Sutto, presente sui tre ambiti, è tuttavia molto più di un brand, è la famiglia che ne è alle spalle, coi suoi valori e il suo approccio al lavoro, che riesce a trasmettere qualità nei prodotti e piacevolezza in tutti i posti in cui è presente. Auguro quindi il più grande successo alla famiglia Sutto perché orgoglio di un territorio prima ancora che esempio di come la qualità, la capacità di fare vini e prodotti sinceri e il non aver paura di innovare, anche nei modelli di business e non solo nei prodotti, siano le basi per affermarsi nel mondo vitivinicolo e dell’ospitalità vitivinicola che tanto desideriamo. Per vivere quanto ho avuto il privilegio di vivere io suggerisco a tutti di recarsi nella zona di Noventa di Piave, soggiornare all’Omnia Hotel e farsi trasportare dopo lo shopping al vicino SuttoWine e fare una verticale da Prosecco a Campo Sella. Chi non potesse fare questo può comunque recarsi in uno dei SuttoWine dove lo stile e familiarità riescono a ben trasmettere sensazioni ed emozioni. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
Leggi
Arrow Right Top Bg

28 Settembre, 2021

Domaine du Bourrian – La storia rinnovata, dietro Saint Tropez

Domaine du Bourrian è la più antica delle nove cantine del comune di Gassin, sulla penisola di Saint-Tropez. La luce del sole riempie questa regione e la brezza marina rinfresca questo bellissimo luogo per la vinificazione. I primi riferimenti a Bourrian si trovano nell’Abbazia di Saint-Victor de Marseille, risalente al 1055. Le terre di Bourrian appartennero per secoli ad una famiglia di aristocratici francesi. Il 1871 è considerato l’anno del Domaine du Bourrian, in cui furono erette le possenti mura di pietra della cantina che da allora produce con successo vini tradizionali provenzali. Domaine du Bourrian è stato acquisito dai nuovi proprietari nel marzo 2014, russi, dato lo speciale legame che da sempre unisce il Domaine con la Russia, stante che il precedente proprietario fu console Francesce in Russia ed ancora oggi nella cantina si trovano delle enormi botti di quercia caucasica. I nuovi proprietari hanno intrapreso una ricostruzione di 3 anni degli edifici e delle attrezzature di produzione in modo che la cantina potesse far rivivere le sue antiche tradizioni. Ogni anno la cantina produce fino a 250mila bottiglie di vino. Sono conservati in condizioni ottimali in serbatoi di metallo, botti di legno e bottiglie. Nell’ambito della ristrutturazione, gli spazi interni che un tempo ospitavano vecchie botti di legno e vasche di cemento sono stati trasformati in sale per eventi e degustazioni. I vini possono essere degustati anche all’aperto, nelle accoglienti terrazze sotto i sicomori secolari. La proprietà dispone di 24 ettari di vigneti sono suddivisi in Côtes-de-Provence e IGP. Tutti gli appezzamenti rispettano la certificazione BIO, e sono coltivati ​​senza l’utilizzo di pesticidi ed erbicidi. Per Côtes-de-Provence, vengono coltivate le seguenti varietà: Vermentino, (detto anche Rolle) per i bianchi, Grenache Noir, Cinsault, Syrah per i rossi e Tibouren in particolare per i rosati. L’innovazione fa sì che oggi Domaine du Bourrian sia al contempo un luogo perfetto per ospitare eventi privati, che si possono realizzare a scelta dell’ospite nel moderno ristorante, piuttosto che direttamente in cantina, sia un luogo per degustazioni. Al proposito sono proposte al cliente tre diverse tipologie di degustazione, da una rapida di circa 20 minuti ad un tour professionale che racconta tutta la storia della cantina insieme a quella di un territorio, l’entroterra di Saint Tropez, davvero unico al mondo. Per prenotare consiglio di farlo tramite qui  Ora non resta che partire, magari su uno degli aerei d’epoca che con la loro storia raccontano il Domaine. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
Leggi
Arrow Right Top Bg

22 Settembre, 2021

Cantina Kaltern è #vinosostenibile

La storia della Cantina Kaltern inizia più di un secolo fa e quella che vediamo oggi è il risultato della fusione e dell’evoluzione di diverse realtà contadine e sociali del territorio del Caldaro, presenti in loco sin dagli inizi del ‘900. Caldaro, con il suo grande lago naturale balneabile, è un posto speciale non solo per gli appassionati e gli intenditori di vino ma anche per la comunità che lo circonda, ampiamente coinvolta nell’attività vitivinicola: Cantina Kaltern è una delle più importanti cantine dell’Alto Adige, una cooperativa vitivinicola con ben 650 soci e 450 ettari di vigneti. Kaltern rappresenta l’unione di tanti vignaioli che intendono diffondere in tutto il mondo lo spirito, l’euforia e l’impegno nel conseguire un obiettivo comune attraverso il vino e, naturalmente, le bellezze naturali del territorio, legando la ricerca costante della qualità alla tutela dell’ambiente ed alla sostenibilità. Da questi elementi nasce la loro idea di #vinosostenibile: Kaltern è la prima cantina italiana, nonché la prima cooperativa, a fregiarsi, a partire dall’annata 2018, della certificazione di sostenibilità FAIR’N GREEN. Fair’n Green è tra le più autorevoli certificazioni per la viticoltura sostenibile in Europa, nasce in Germania nel 2013 ed è il marchio sostenibile scelto dalle più importanti aziende vitivinicole tedesche. L’idea alla base della certificazione è di rendere misurabili e verificabili gli obiettivi che definiscono un’azienda davvero sostenibile, prendendo in considerazione quattro aspetti fondamentali: la gestione aziendale, l’ambiente, la società e la catena del valore. Lo standard, verificato da auditor di alta competenza, non fotografa una realtà statica come può essere nel caso di altre certificazioni, ma prevede dei processi tesi a migliorare in modo continuativo il modus operandi di ogni azienda partecipante almeno del 3% ogni anno rispetto alla misurazione precedente, ponendo alla base una pianificazione delle azioni migliorative da implementare nel tempo. È quindi una certificazione che impone il miglioramento continuo con l’obiettivo di annullare le emissioni in atmosfera, con tutti gli elementi verificati da analisi puntuali, tra cui la valutazione del bilancio ecologico e la determinazione della carbon footprint, garantite da istituti indipendenti. Ad aiutarmi a raccontare la visione sostenibile di Kaltern è Andrea Moser, enologo della Cantina, con il quale ho avuto il piacere di approfondire queste tematiche. La visione della viticultura dev’essere olistica e racchiudere una prospettiva a 360° nella quale l’uomo, l’attività di produzione del vino e l’ambiente circostante vengono visti nell’insieme e non separati, spiega Moser. La certificazione, continua l’enologo, non deve solo raccontare l’attuale stato di raggiungimento di una produzione sostenibile ma, nei punti in cui si può ottimizzare e introdurre soluzioni innovative, deve rappresentare lo stimolo a migliorare continuamente indicando gli interventi da introdurre e proponendo soluzioni concrete. Nel corso degli anni tra le varie misure implementate da Kaltern vi sono: l’alleggerimento delle bottiglie, passando da 800 a 500 grammi ciascuna (per produrre una bottiglia di vetro si emette circa un grammo di CO2eq per ogni grammo di peso, si fa quindi presto a capire il risparmio derivante dall’alleggerimento), l’etichettatura con carta naturale, la compensazione della CO2 emessa durante i trasporti con certificazioni verdi di rimboschimento (attualmente non valide per l’Italia, principalmente verso la Germania). Molto importante è stata l’istallazione di un impianto fotovoltaico da 370 Kwp per produrre energia verde dal sole con la capacità di coprire il 55% del fabbisogno energetico aziendale, l’introduzione di macchinari in cantina che sfruttano tecnologie ad alta efficienza con, ad esempio, recupero del calore residuo per l’autoproduzione di acqua calda, isolamento termico del tetto della nuova cantina con verde naturale ed edifici ad alta efficienza. La sostenibilità passa anche per le pratiche in vigna, dove, grazie al coinvolgimento di ciascun socio, è stato abbattuto l’utilizzo di erbicidi e pesticidi ed introdotta la pratica della confusione sessuale per combattere i parassiti come la tignola e la tignoletta. Queste pratiche diffuse in una realtà come Kaltern, continua Moser, hanno permesso di creare l’esempio da emulare in tutto il territorio circostante generando un circolo virtuoso, così sano, da stimolare anche le altre piccole cantine limitrofe a prendere come riferimento tali misure per le proprie conduzioni. La produzione dei vini di Kaltern è vegana (ovvero in tutta la filiera non vengono impiegati prodotti di origine animale, prodotti utilizzati spesso ad esempio per la chiarifica e la stabilizzazione dei vini) ed in parte biologica, ma questo, conclude Moser, è una caratteristica intrinseca dei vini che produciamo, in quanto il vino, prima di tutto, dev’essere di altissimo livello qualitativo e prodotto nel rispetto della tradizione del territorio. La sostenibilità, aggiunge, potrebbe essere intesa come uno standard minimo da diffondere, un must comunicato con un approccio simile a quello dei più grandi e costosi vini francesi, dove, l’essere biologico e biodinamico è una caratteristica non indicata in etichetta che viene scoperta solo più avanti. Nei nostri vini la prima caratteristica ad essere scoperta dev’essere la qualità e la gioia nel berli, nella consapevolezza di far riferimento aduna realtà rispettosa dell’ambiente e con un’etica solida alle spalle. Nell’attesa della certificazione unica di sostenibilità di cui l’Italia si sta per dotare, Fair’n Green sarà sicuramente tra quelle certificazioni che imporranno standard sempre più stringenti e che prenderà sempre più piede nel nostro sistema. A cura di Giuseppe Petronio 
Leggi
Arrow Right Top Bg

21 Settembre, 2021

Villa Amistà – dove l’arte incontra l’ospitalità

A Verona sorge Villa Amistà, una struttura unica al mondo per la capacità di coniugare storia, arte ed ospitalità. L’architetto Michele Sanmicheli nel Cinquecento realizzò il corpo centrale di Villa Amistà in stile veneziano, operando sui resti di una “casa forte” romana. L’attuale costruzione risale al 1700 ed è opera dell’architetto Ignazio Pellegrini. Al suo interno si possono ammirare riproduzioni di affreschi e reperti originali di entrambe le epoche, recuperati attraverso accurati restauri filologici. In Villa Amistà la storia si fonde con la contemporaneità degli arredi interni. L’acquisto della struttura da parte della Famiglia Facchini (titolare del marchio di moda Byblos) ha portato ad incaricare Alessandro Mendini, architetto e designer di fama internazionale, di ripensare tutto l’interior design, armonizzando gli ambienti classici della villa con elementi contemporanei: le oltre 160 opere dei maggiori artisti internazionali, quali Damien Hirst, Andy Warhol, Vanessa Beecroft, Anish Kapoor ed un mobilio progettato dai top designer del panorama mondiale, tra i quali Ron Arad, Philippe Starck, Marcel Wanders, Ettore Sottsass, Eero Saarinen, Eero Aarnio e molti altri. Oggi a Villa Amistà colori accesi e forme plastiche si fondono con gli affreschi e i marmi dei saloni secenteschi per creare un progetto unico ed esclusivo, che si dipana anche nelle 58 camere dell’hotel, che spesso ospitano collezionisti ed appassionati di arte, che desiderano vivere Verona e la sua opulenza artistica da un luogo che ne è a ben vedere il cuore pulsante. La villa è altresì circondata da uno splendido parco di 20 mila metri quadri con fontane in marmo di Verona, giochi d’acqua ed un’elegante piscina a sfioro di forma classica. All’interno del giardino all’italiana, con la sua interpretazione in auge nel ‘700, si trovano piante secolari di incomparabile bellezza. In questa storia secolare, ma sempre viva, si inserisce Luigi Leardini, che da 15 anni collabora con la Famiglia Facchini alla crescita di Byblos Art Hotel Villa Amistà. La storia di questa collaborazione è da sempre mossa dalla passione di Leardini per l’arte ed il design ed è cresciuta nel tempo, facendo sì che oggi Villa Amistà sia protagonista nel mondo dell’arte comparendo su numerose riviste di settore, focalizzandosi anche su artisti emergenti. La Famiglia Facchini ed il Sig. Leardini sono sempre focalizzati sul futuro e stanno valutando interventi strutturali come una cucina esterna, che possa permettere di usufruire di nuovi ed aggiuntivi spazi. Villa Amistà dispone anche di un fantastico ristorante, gestito sapientemente dallo Chef Bianchi, che coniuga sapori internazionali e tipici del territorio Veneto. Anche il ristorante è una struttura unica e ricca d’arte, fonte di ispirazione per i piatti dello Chef. Byblos Art Hotel Villa Amistà è una location davvero da vivere ed assaporare con tutti i sensi, una unicità che muta e cresce per dare sempre il meglio di sé stessa. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
Leggi
Arrow Right Top Bg

20 Settembre, 2021

Vinoforum 2021, semplicemente normalità

Normalità e condivisione che di questi  tempi sono più di un lusso…perché ti sembra banale poter uscire di sera senza dover tornare entro le ore dieci, ti sembra banale poter vedere (anche se a distanza di sicurezza) il tuo miglior amico, ti sembra banale poter brindare con un buon calice di vino, pensando al futuro, ti sembra banale tornare a vivere le proprie passioni senza necessariamente avere uno schermo ed un collegamento internet? Questi ultimi due anni ci hanno insegnato di no, non c’è nulla di banale nelle nostre vite e non c’è nulla di scontato nei gesti che compiamo ogni giorno. Vinoforum 2021 è stato soprattutto questo…uno straordinario manifesto di normalità. 9 giorni, 216 ore, 2.000 mq di spazi all’aperto, 600 aziende partecipanti, 2.500 etichette, 35 temporary restaurant, 12,455 piatti consumati, 13.654 brindisi ecco i numeri della 18esima edizione del Vinoforum. Un viaggio nel gusto partendo dal vino con le bolle francesi delle più prestigiose Maison: Moët & Chandon, Veuve Clicquot, Krug, Dom Pérignon e Ruinart ai grandi vini italiani dal barbaresco di Gaja al Brunello di Montalcino di Biondi Santi…dallo Sforzato della Valtellina al Cerasuolo di Vittoria siciliano. Il gusto di casa, con una grossa presenza del vino della regione…dalla ROMA DOC al Consorzio del Cesanese del Piglio, dalle prestigiose cantine del Casale del Giglio alle novità interessanti come Cantine Massimi. Un gusto che non si ferma solo al vino ma spazia al cibo per la gioia di condividere le migliori espressioni culinarie di Roma (e non solo) attraverso i piatti e le nuove creazioni di 30 ristoranti che per nove giorni hanno trasferito i propri piatti all’interno della kermesse romana. Esclusive poi le “The Night Dinner”,  cene uniche a tu per tu con grandi Chef in abbinamento ai vini di Cantine italiane ed internazionali. Il gusto…che si lascia contaminare dalla creatività nell’area Mix & Spirits, una Lounge dedicata al mondo della miscelazione e degli spirits…protagoniste le più importanti aziende italiane e i bartender più bravi con un calendario di degustazioni e Masterclass tenute da importanti nomi del mondo degli Spirits a firma di Massimo D’Addezio. Un gusto che si chiude come ogni pasto importate che si rispetti, con un altro RE della nostra cultura culinaria, sua maestà “Il Caffè” che quest’anno per la prima volta ha trovato casa a Vinoforum per un area dedicata il Roma coffee Festival, un viaggio al centro della bevanda scura più famosa al mondo. Insomma davvero un grande viaggio nel gusto, con dei compagni di viaggio unici: gli occhi dei fotografi di FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) che ci ha aiutato con le immagini a raccontare queste serate divine o di-vino che dir si voglia. Attenzione lo speciale dedicato a Vinoforum non è finito nei prossimi giorni daremo spazio alle interviste realizzate dalla nostra redazione ad: addetti ai lavori, cantine ed ospiti. Ci vediamo presto, solo sei mesi e saremo di nuovo in prima fila per raccontarvi la 19 edizione del Vinoforum…STAY TUNED! Ho dei gusti semplicissimi; mi accontento sempre del meglio.
                                                                                                  Oscar Wilde  A cura della  Redazione
Leggi
Arrow Right Top Bg

18 Settembre, 2021

Champagne: uno stile, un'icona, un gioiello.

Prosegue con successo la 18esima Edizione del Vinoforum – lo spazio del gusto, il più grande evento enogastronomico della Capitale ambientato nel Parco “Tor di Quinto” circondato da un laghetto suggestivo. Come ogni anno, l’organizzazione dedica un’area esclusiva, la Vip Lounge, per accogliere ospiti del Gruppo Moet Hennessy Italia, stampa, TV e non solo,  e  degustare le più prestigiose Maison francesi come Moët & Chandon, Veuve Clicquot, Krug, Dom Pérignon e Ruinart. L’area si rinnova in questa edizione e mostra un design raffinato ed elegante ma informale allo stesso tempo; uno spazio dove poter bere il calice giusto con persone giuste di fronte ad un lago completamente illuminato dai vari colori. Sono presenti accessori complementari che fanno da cornice a questo meraviglioso scenario grazie alla partecipazione del  partner tecnico “Brevetti Waf Srl”, oggetti con un design esclusivo e personalizzato. L’architettura degli interni da un lato e lo stile inconfondibile di questo vino dall’altro a Vinoforum si alleano. Moet Hennessy è leader mondiale nel settore dei vini e alcolici di lusso e può vantare un portafoglio di marchi con eccellenze come questi Champagne: Dom Pérignon 2010, un millesimato fonte di emozioni continue, un tripudio di eleganza, armonia e complessità; un Vintage “Salvato dalle acque”. Curiosi? Due giorni prima della vendemmia, la pioggia ha creato qualche problema, generando soprattutto sul Pinot nero, la botrite. Le uve non erano ancora completamente mature. Dom Pérignon ha impiegato tutte le sue risorse per tracciare una mappa precisa che verificasse la maturità e lo stato di salute in ogni singolo appezzamento. Questo ha permesso alla Maison di salvare ottime parcelle e vincere questa sfida!! Krug, la storia di un visionario, Joseph Krug, che voleva offrire ai suoi clienti la massima espressione dello Champagne ed il piacere ricco e sudante delle sue bollicine. L’ultima, la 169esima Edition Brut creata da 198 vini base provenienti da annate diverse tra il 2012 e il 1996. Veuve Clicquot brut cuvée “San Pétersbourg” , uno Yellow Label dall’inconfondibile etichetta gialla, dedicata a Barbe Nicole Ponsardin, la celeberrima Madame Clicquot, che nel 1814 riuscì a superare il blocco continentale che immobilizzata l’Europa negli scambi commerciali facendo approdare il suo Champagne a San Pietroburgo. Che storie dietro le etichette!!!! Fascino e finezza sono i protagonisti di questa bottiglia, creata dall’assemblaggio di 60 diversi Cru dei quali il 40% proveniente da preziosi vini di riserva. Moët & Chandon millesimato 2012 “Impérial” , la Maison che ha introdotto lo Champagne nel mondo. Il 74esimo millesimato della sua storia che si distingue per la sua maturità, complessità ma anche per il suo carisma. Ruinart Rosé , la più antica Maison di Champagne fondata nel 1729, vanta un sito spettacolare  patrimonio dell’Unesco chiamato Les Crayères. Sono antiche cave di gesso di epoca gallo-romana, sotto la città di Reims fino a 38 metri di profondità, su tre livelli e otto chilometri di gallerie, dove vengono conservate le bottiglie. Un vino luminoso con una freschezza aromatica impressionante. Mi sono dilungata un po’….vero!! Ma, non so voi, io adoro sapere la storia che c’è dietro ogni etichetta 😊 Chiudo con questa citazione, che mi accompagna in tutte queste serate fino a domani…. perché sì sono la sommelier “fortunata” di queste Maison. “Lo Champagne aiuta la meraviglia”  di George Sand A cura di Cristina Santini
Leggi