Percorsi d'assaggio

Opinioni luoghi incontri profumi e notizie che restano dopo ogni calice.

Con Processo d’assaggio Francesco racconta tutto ciò che percepiamo dal momento in cui il vino viene versato nel calice, fino al sorso. È in quel tempo sospeso che ascoltiamo le voci, le storie, le persone che lo circondano, mentre profumi e sapori ci guidano verso la costruzione di un’opinione. Di un giudizio. Perché, in fondo, siamo tutti un po’ giudici, influenzati da un altro sorso, una bottiglia, il viaggio in cantina, l’evento, l’incontro.
Il vino diventa esperienza.

Arrow Right Top Bg

6 Ottobre, 2025

Vinòforum 2025. Roma sotto il segno del vino e della convivialità

    Roma, Piazza di Siena – Villa Borghese, 8-14 settembre 2025: queste date segneranno per molti amanti del vino l’inizio dell’autunno con un gusto speciale. È tornato Vinòforum, la 22ª edizione della kermesse enogastronomica che più di ogni altra mette in dialogo produttori, territori, chef e appassionati, puntando su eccellenza, scoperta e identità. Luogo, numeri e novità L’edizione 2025 si è svolta in una cornice mozzafiato: Piazza di Siena in Villa Borghese, che ha ospitato circa 800 produttori, con oltre 3.200 etichette in degustazione. Orari serali (dalle 19 fino a mezzanotte, con estensione fino all’una nei weekend) che hanno trasformato le sere romane in momenti di gusto e convivialità. Il biglietto includeva il calice da degustazione, un carnet da 10 assaggi di vini e l’accesso agli eventi gratuiti previa prenotazione. Novità interessante, la scelta di far cadere l’evento a settembre, in un momento vicino alla vendemmia, per cogliere vini che esprimono più freschezza, più identità. L’intento dichiarato dagli organizzatori è che questo diventi un new wine & food era per Roma e per il Lazio.   Il Lazio al centro: vini locali e scoperte personali In questa occasione ho avuto modo di dedicare particolare attenzione ai produttori laziali: vini dei Castelli Romani, Frascati, Roma DOC, Colli Pontini. Vini che riconoscono il caldo, le brezze tirreniche, i terreni vulcanici e argillosi. In particolare, ho assaggiato un Frascati Superiore che mi ha sorpreso per la sua acidità equilibrata e per il profumo di fiori bianchi – un vino che sa di territorio e di storia. Mi ha colpito anche una selezione di rosati dei Colli Albani, leggeri ma con carattere, che si rivelano perfetti nei momenti serali di Vinòforum. Lo stand Calabria: curiosità che cresce sempre di più anche per il pubblico romano Una delle aree che mi ha più affascinato è stata quella dedicata alla Calabria. Tra gli espositori calabresi, ho notato una partecipazione costante del pubblico; molte persone incuriosite, disposte a fermarsi, degustare, chiedere origine, varietà, abbinamenti. Il patrimonio calabrese — spesso percepito come “marginale” — a Vinòforum ha avuto un palcoscenico importante, e credo che la consapevolezza delle sue potenzialità stia crescendo davvero.   Internazionale, masterclass e approfondimenti Vinòforum non è solo esposizione: è formazione, esperienza, confronto. Ho partecipato a una masterclass sui vini spagnoli, che ha offerto una prospettiva ampia: da Rioja e Ribera del Duero fino ad alcune denominazioni minori meno conosciute, ma ricche di storia e di gioia per il palato. È stato stimolante capire come la freschezza o l’influenza atlantic-marittima in alcuni spagnoli dialoghi con la calda mediterraneità del Lazio; una bella lezione di contrasto e di equilibrio.   In un wine evento che si rispetti occorre una buona acqua. Altrettanto memorabile è stata la cena Gocce d’Eccellenza, cui ho preso parte, organizzata dallo sponsor Acqua Orsini, e con la partecipazione di bar Culto e il ristorante romano Carter Oblio: piatti studiati, dallo chef Alberto Cucciniello abbinati e  ben calibrati, a singolari cocktail  inventati da Giorgio Menotti Bar tender di CVLTO bar Trastevere. Atmosfera raffinata ma non formale. È in questi momenti che un evento diventa esperienza totale: sapore, estetica, conversazione.   I miei preferiti e una classifica sentita Tra i tanti calici assaggiati a Vinòforum, ci sono stati alcuni vini che mi hanno davvero emozionato e che meritano una menzione speciale, quasi una piccola classifica personale: Frascati Superiore DOCG (Lazio) Villa Simone. Un bianco che sembra racchiudere la luce delle colline laziali: al naso fiori bianchi, note agrumate e un accenno minerale che ricorda la brezza dei Castelli Romani. In bocca è armonico, con un equilibrio perfetto fra freschezza e sapidità. È il Lazio che si racconta senza fronzoli, ma con un’eleganza spontanea che conquista.   Albariño Rosado (Spagna) Bodegas Lagar da Condesa Un vino sorprendente, quasi sfuggente, con una veste rosa tenue che invita subito al sorso. Il profumo è un giardino mediterraneo: erbe aromatiche, piccoli frutti rossi e un tocco salino che ricorda le mareggiate atlantiche. In bocca danza leggero, vibrante, perfetto con i piatti di pesce e la tapas gourmet che ho avuto modo di assaggiare durante la masterclass. Un vino che ti porta lontano senza farti muovere da Roma.   Il Monaci di Giraldi & Giraldi (Calabria). Rosso da uve Magliocco, potente e raffinato insieme. Ha il colore intenso del tramonto che bagna la costa tirrenica calabrese e un naso che esplode di frutti di bosco maturi, spezie e una leggera nota affumicata. In bocca è profondo, con tannini avvolgenti e una persistenza che ti accompagna a lungo, come un ricordo che non vuole svanire. È la Calabria che sa affermarsi con orgoglio, con un carattere autentico e una voce che rimane impressa.   La Vip Room e lo Champagne Tra i momenti indimenticabili di Vinòforum, c’è stata la sosta nella Vip Room, uno spazio esclusivo dove scorreva Champagne e metodo classico internazionale. Qui il mio calice preferito è stato un Veuve Clicquot Brut, brillante e seducente, con le sue note di mela gialla, brioche appena sfornata e agrumi canditi. Bevuto insieme a un collega e amico giornalista, Luca Gruppo, che saluto con piacere, ha reso quel brindisi un istante di vera complicità professionale e umana. Un sorso che ha suggellato il lato più conviviale e nobile del festival.   La Digital Communication Room Una novità che ho particolarmente apprezzato in questa edizione è stata la presenza della Digital Communication Room: non una semplice sala stampa, ma uno spazio pensato per giornalisti digitali, influencer, content creator e comunicatori del vino. Un punto d’incontro moderno dove scambiarsi opinioni, creare contenuti live, lavorare con connessioni stabili e strumenti a disposizione. Un luogo che testimonia come Vinòforum stia guardando avanti, comprendendo che oggi la comunicazione del vino non passa solo dalle testate cartacee o dalle grandi firme, ma anche da chi racconta in tempo reale sui social, portando l’esperienza del festival oltre i confini fisici di Roma.   In conclusione: un invito a vivere il prossimo Vinòforum Se ti piace il vino, se ami il racconto che c’è dietro ogni bottiglia, non puoi perdere Vinòforum. È l’evento che celebra il bello dell’enogastronomia e ti fa sentire parte di qualcosa: comunità, territorio, gusto. Alza un calice con me e preparati: il prossimo Vinòforum sarà ancora più sorprendente. 🍷   Francesco Aiello
@wineeventi_italy
Percorsi d’assaggio
Leggi
Vignaioli dell’Alta Calabria e Calici sotto le stelle. Il vino incontra la magia di Cirella Arrow Right Top Bg

23 Settembre, 2025

Vignaioli dell’Alta Calabria e Calici sotto le stelle. Il vino incontra la magia di Cirella

Ci sono eventi che vanno oltre il semplice momento di degustazione. Non si tratta solo di calici, di etichette o di schede tecniche: si tratta di emozione, di identità, di radici che diventano racconto. Calici sotto le stelle, l’appuntamento estivo che si è svolto a Cirella, è senza dubbio l’evento cardine per i vignaioli dell’Alta Calabria, un palcoscenico dove produttori, appassionati e curiosi si ritrovano per celebrare una viticoltura autentica, ancora in parte nascosta ma ormai pronta a prendersi la scena. L’atmosfera è stata unica: il mare poco distante, il profilo della costa illuminato dalla luna, e i calici che brillavano riflettendo la luce delle stelle. Degustare in questo contesto non è solo bere vino, ma vivere un’esperienza sensoriale completa, fatta di convivialità, orgoglio territoriale e voglia di scoprire. L’Alta Calabria: un territorio che sorprende Spesso trascurata nei grandi racconti enologici italiani, l’Alta Calabria è invece una culla di biodiversità e tradizione. Qui le vigne affondano le radici in terreni difficili ma generosi, tra alture che guardano il Tirreno e microclimi che garantiscono forti escursioni termiche. Sono vini che portano dentro il carattere della terra: decisi, sinceri, vibranti, capaci di raccontare un’identità che non teme il confronto con altre zone blasonate del Paese. Ed è proprio questo il messaggio forte di Calici sotto le stelle: il Sud non solo esiste, ma ha vini che meritano di essere conosciuti, amati e raccontati. I protagonisti: aziende che fanno grande l’Alta Calabria Tra i tanti produttori presenti, alcuni mi hanno colpito particolarmente. Sono realtà con cui ho instaurato rapporti personali e professionali, e che considero voci fondamentali del mosaico calabrese. Le Conche: rappresentano l’autenticità più pura. I loro vini hanno una forza narrativa straordinaria: sorseggiandoli senti la terra, la fatica e la passione. Il mio preferito è stato il Magliocco in purezza, un vino diretto, verace, con tannini vivi ma eleganti. Vini Ferrari: sinonimo di eleganza e tradizione, riescono a unire pulizia tecnica e rispetto delle origini. Tra le etichette degustate, mi ha conquistato il Greco Bianco, fresco e minerale, perfetto esempio di come il bianco calabrese possa avere una sua precisa dignità. Giraldi & Giraldi: una cantina che guarda lontano, capace di dare vini con grande freschezza e un profilo quasi internazionale, senza perdere il legame con il territorio. Il Rosato da Gaglioppo è stato il mio preferito: fragrante, versatile, sorprendente per piacevolezza. Cantina Gialdino: qui trovi il coraggio della sperimentazione, la voglia di andare oltre gli schemi. Tra i vini assaggiati, il blend innovativo di Magliocco e Cabernet mi ha davvero sorpreso: un incontro tra tradizione e modernità ben riuscito. Verbicaro Viti e Vini: questa realtà incarna l’anima del territorio. Ogni calice porta con sé una memoria antica, soprattutto nel Verbicaro Rosso Classico, che considero un vino simbolo, intenso e avvolgente, con una straordinaria capacità di invecchiamento. Azienda Silvestri di Verbicaro: piccola, ma con un’anima enorme. L’Aglianico della casa è stato per me una rivelazione: potente, ma con una vena elegante che lo rende estremamente bevibile. La mia “classifica del cuore” Ogni degustazione è personale, soggettiva, legata al momento. Ma se dovessi stilare la mia classifica del cuore, sarebbe questa: 1. Verbicaro Rosso Classico – Verbicaro Viti e Vini: un vino che racconta tutta l’Alta Calabria.
2. RAFIEDU Magliocco in purezza – Le Conche: diretto, vero, un vino che vibra di autenticità.
3. PARMIENT – Azienda Silvestri: sorprendente per equilibrio e personalità.
4. DIAMANTE Malvasia e Greco Bianco – Vini Ferrari: un bianco luminoso e territoriale.
5. ANTONE’ Rosato da Gaglioppo – Giraldi & Giraldi: freschezza e modernità in un calice.
6. MAGLIOCCO 1953 – Cantina Gialdino: la dimostrazione che sperimentare, se fatto bene, arricchisce. Le mie considerazioni sull’Alta Calabria Quello che porto a casa da questa edizione di Calici sotto le stelle è la conferma che l’Alta Calabria ha un futuro luminoso. Qui non si rincorre una moda, ma si costruisce una storia fatta di terroir, vitigni autoctoni e coraggio imprenditoriale. I vini hanno una personalità distinta: non cercano di imitare nessuno, ma raccontano se stessi. Sono vini che parlano di pietra, sole, vento e mare. Sono vini che, proprio perché ancora non inflazionati, hanno un fascino unico. Se dovessi consigliare a chi si avvicina per la prima volta a questo mondo da dove partire, direi: iniziate da Verbicaro Viti e Vini, per capire l’anima storica; proseguite con Le Conche per assaggiare l’autenticità più diretta; e lasciatevi sorprendere dalle sperimentazioni di Cantina Gialdino. Il vino che resta nel cuore Tra i tanti calici, uno in particolare è rimasto con me: il Verbicaro Rosso Classico di Verbicaro Viti e Vini. Non solo per la struttura e la profondità, ma perché rappresenta un racconto completo: quello di una Calabria che non ha paura di mettersi in gioco e di mostrarsi al mondo per quello che è, senza maschere. Calici sotto le stelle a Cirella non è stato soltanto un evento, ma un invito a guardare verso l’Alta Calabria con occhi nuovi. Io lo farò, e sono certo che sempre più appassionati inizieranno a farlo.   Francesco Aiello
@wineeventi_italy
Percorsi d’assaggio
Leggi
Degustazione informata e Bottega Botlé. Il futuro della degustazione arriva a Bologna Arrow Right Top Bg

22 Agosto, 2025

Degustazione informata e Bottega Botlé. Il futuro della degustazione arriva a Bologna

  Immagina un’insegna moderna nel cuore di Bologna. Un luogo dove il vino si assaggia, si esplora, si gioca. Questo è Bottega Botlé, enoteca 4.0 firmata Gaetano Lanza, che ha reinventato l’esperienza di degustazione grazie al software Rewine: Degustazione Informata. Degustazione informata: il vino con il Gioco del Sommelier Alla base di questa rivoluzione c’è LA DEGUSTAZIONE INFORMATA. Qui non si tratta solo di assaggiare: ogni calice si accompagna a un tablet interattivo, grazie alla tecnologia Rewine, il cliente può consultare schede vino, conoscere il territorio, e mettere alla prova le proprie competenze con il Sommelier Game, un quiz che premia la conoscenza del colore, dell’aroma e del gusto. Degustare diventa un gioco intelligente: alla fine, il sistema propone un punteggio e un certificato. Smart? No, educativo e divertente. Come funziona il format Entrando, ti viene data una card ricaricabile chiamata MemoryWine. Avvicinandola a uno dei dispenser automatici divisi per aree (autoctoni, grandi nomi, vini del territorio, ecc.), puoi versare da solo il vino che preferisci. Una volta preso il vino, puoi recarti al banco del buffet, dove troverai stuzzichini preparati con prodotti a km 0 dell’Emilia-Romagna, per vivere un’esperienza completa di abbinamento cibo-vino. Arriva il momento del Gioco del Sommelier: recandoti alle postazioni dedicate con la tua Memory Wine, accedi ai tablet e divertiti a indovinare le caratteristiche organolettiche del vino che hai nel calice e se rispondi alle domande correttamente raggiungendo il 100% di risposte esatte ti porti a casa il calice loggato “Bottega Botlé. Il tutto senza prenotazioni, senza stress, con un’interfaccia intuitiva e immediata. Le etichette cambiano periodicamente: all’interno, più di 170 referenze selezionate da esperti e sommelier per offrire sempre varietà e qualità. Perché è un format vincente anche per le cantine La tecnologia Rewine non è solo per il consumatore: è in vendita anche a cantine, wine bar ed enoteche che vogliono offrire degustazioni interattive ai clienti. Come ci spiega Gaetano Lanza ideatore del progetto esistono due configurazioni: Rewine Smart, attivabile in 48 ore con tablet Rewine Automatic, che include anche i dispenser automatici Wineemotion per self‑service attivo H24. Entrambe le versioni permettono fidelizzazione, raccolta dati su gusti e comportamenti, e gestione semplice di contenuti multimediali. Il mio racconto personale: tra tecnologia e convivialità Sono stato ospite da Bottega Botlé nella boutique in centro a Bologna e ho trovato l’idea folgorante. Il vino si degusta con calma, mentre ti diverti a indovinare aromi o origini e lo abbini a prodotti tipici a km 0, in questo caso emiliano romagnoli. Il Sommelier Game ti fa sentire sommelier per un attimo, anche se sei curioso e pigro: impari a maneggiare il calice, a descrivere un vino, a capire i sentori. Ho apprezzato la selezione italiana di etichette, da autoctoni poco noti a grandi classici, abbinata a prelibatezze locali. Un mix perfetto tra convivialità e scienza del gusto Il format è davvero friendly: nessuna paura di sbagliare, nessuna pressione, solo curiosità ed emozione. Provare una piccola verticale o capire se hai occhio transalpino o italiano diventa una sfida piacevole. Dai uno sguardo al mio video reel che spiega la “Degustazione informata”: https://www.instagram.com/reel/DGQJmm-s4As/?igsh=MWl6a2NoYWRmb3BsMw== Rewine conquista Vinitaly 2025: la tecnologia che parla di vino Il 2025 è stato anche l’anno della consacrazione di Rewine a livello internazionale. Presentata al Vinitaly, nella sezione dedicata alle innovazioni tecnologiche per il settore vitivinicolo, questa piattaforma ha attirato l’attenzione di produttori, importatori e addetti ai lavori provenienti da ogni parte del mondo. Lo stand interattivo, allestito come una vera e propria “degustazione digitale”, ha permesso ai visitatori di vivere l’esperienza del Sommelier Game e scoprire il potenziale di questa tecnologia applicata alle cantine e ai wine bar. Molti operatori hanno potuto testare in prima persona la facilità d’uso del sistema: una carta ricaricabile, un dispenser di qualità e un tablet in grado di raccontare, in tempo reale, tutto ciò che serve per apprezzare un vino con consapevolezza. Tra curiosità e stupore, Vinitaly 2025 ha confermato che il futuro del vino non è soltanto nella bottiglia, ma anche nell’esperienza che la accompagna — e Rewine ne è la prova concreta. Il sorso del futuro è già qui Per chi comunica il vino, questa esperienza è illuminante. Rewine trasforma l’assaggio in esperienza: racconta le storie, la cultura e il territorio di ogni etichetta, ma lo fa giocando, coinvolgendo, insegnando. Non è un semplice gadget tecnologico: è una modalità nuova di far vivere il vino. Bottega Botlé e Rewine rappresentano un modello che può cambiare il modo di offrire degustazioni. Dal dispenser al tablet al sorriso del cliente, l’esperienza diventa memorabile. Un’enoteca, una cantina o un wine bar: con la tecnologia Rewine è un salto nel futuro, . Una bottiglia alla volta, un sorso alla volta, con intelligenza, piacere e scoperta.   Francesco Aiello
@wineeventi_italy
Percorsi d’assaggio
Leggi
Paestum Wine Festival 2025. Il Sud che incanta il mondo del vino Arrow Right Top Bg

29 Luglio, 2025

Paestum Wine Festival 2025. Il Sud che incanta il mondo del vino

In un panorama enologico sempre più affollato di eventi e appuntamenti, il Paestum Wine Festival si distingue come una delle realtà più potenti e carismatiche del Sud Italia. Ma limitarlo geograficamente sarebbe riduttivo: quest’anno, con la sua edizione 2025, possiamo affermare senza esagerare che si tratta ormai di un evento di risonanza internazionale, capace di catalizzare le attenzioni di produttori, giornalisti, influencer e appassionati da tutto il mondo. Organizzato con visione e coraggio da Angelo Zarra, Paestum si è confermata palcoscenico perfetto per un Sud del vino che non solo sa raccontarsi, ma lo fa con qualità, numeri e relazioni. Io ho avuto il privilegio di essere lì, in qualità di ospite giornalista e addetto stampa: un’esperienza intensa, umana, professionale, che porterò con me ancora a lungo. Una manifestazione che sa crescere (e far crescere) Cosa rende questo festival così speciale? La risposta è semplice: l’energia umana e culturale che sprigiona. In pochi anni, il Paestum Wine Festival è diventato un polo di incontro per produttori, sommelier, wine lover, distributori, chef, buyer e operatori del settore. Ma soprattutto per chi il vino lo vive come vocazione. L’edizione 2025 ha visto la partecipazione di centinaia di aziende vitivinicole — dal Piemonte alla Sicilia, dalla Toscana al Cilento — accanto a una fitta agenda di eventi collaterali, workshop, dibattiti, tavole rotonde, masterclass. Un crocevia di conoscenza e confronto, tra vecchie certezze e nuove generazioni del vino italiano. Tanti i volti noti presenti: personaggi della TV, firme autorevoli del giornalismo enogastronomico, influencer del settore, produttori iconici e nuovi talenti. Un’occasione irripetibile per creare connessioni, raccontare storie e, sì, anche per farsi conoscere. Tra calici e conversazioni: il mio racconto da dentro In veste di addetto stampa ho vissuto ogni istante dell’evento con occhi attenti e spirito aperto. Ma, al di là della professione, quello che mi porto a casa è un bagaglio di incontri e emozioni. Ho avuto modo di conoscere personalmente decine di produttori, ascoltare le loro storie, condividere idee e visioni. Ho partecipato a degustazioni tecniche, interviste televisive e confronti dietro le quinte. Ho parlato con giornalisti che seguivo da tempo e che, con grande generosità, hanno voluto coinvolgermi nei loro spazi. Paestum è stato per me un acceleratore, una piattaforma dove le professionalità si intrecciano alla passione. Un luogo dove chi comunica il vino può farlo con libertà, profondità e – soprattutto – autenticità. E poi, lasciatemi dire, è stato un vero piacere degustare i vini del territorio campano, che ha saputo offrire etichette ricche di identità, mineralità e carattere. Tra i tanti momenti, uno che ricordo con grande entusiasmo è stata la festa serale organizzata dall’azienda Tredaniele: una serata conviviale, autentica, in cui produttori, giornalisti e operatori si sono ritrovati nella loro cantina, degustando i vini e condividendo un momento che ha dato ancora più impronta all’intero festival. Il valore del territorio: quando il Sud alza la voce (e lo fa bene) Paestum è un luogo magnetico. C’è qualcosa nell’aria, tra i templi greci e il mare che sfiora le vigne, che ti fa sentire in un punto speciale del mondo. Il vino qui non è solo prodotto: è espressione identitaria, radicata nella storia ma proiettata nel futuro. E il festival riesce a trasmettere tutto questo. È un orgoglio del Sud, sì, ma anche un esempio virtuoso per tutto il settore italiano. Dimostra che la qualità non ha coordinate geografiche: ha idee, ha cuore, ha persone. Uno sguardo al 2026: aspettative (già altissime) Il bello? Questo è solo l’inizio. Dopo il successo dell’edizione 2025, l’appuntamento con il 2026 è già in lavorazione — e promette di essere ancora più ricco, internazionale e coinvolgente. Mi aspetto una crescita ulteriore sul piano degli espositori stranieri, una maggiore attenzione alla sostenibilità, e magari un ampliamento delle aree esperienziali (food, mixology, territori emergenti). Ma soprattutto, mi auguro che Paestum mantenga quella capacità rara di accogliere: di farti sentire a casa anche quando vieni da lontano. In chiusura: più che un evento, un’avventura Per me, il Paestum Wine Festival 2025 non è stato un semplice incarico stampa: è stato un viaggio. Dentro un mondo del vino che ha fame di racconto, di bellezza, di nuove strade. Un’esperienza fatta di strette di mano, risate, riflessioni, calici condivisi al tramonto. Ci sarò anche nel 2026, senza dubbio. E se il vino è la tua passione – o magari la tua professione – segnati già la data. Perché Paestum non è solo un festival: è un’occasione, un’opportunità. Di crescere, di emozionarsi, di dire (finalmente): anche il Sud sa fare rumore. E quando lo fa, è pura musica.     Francesco Aiello
@wineeventi_italy
Percorsi d’assaggio
Leggi
Only Wine Festival a Città di Castello: un’esperienza da influencer tra giovani innovatori del vino Arrow Right Top Bg

21 Luglio, 2025

Only Wine Festival a Città di Castello: un’esperienza da influencer tra giovani innovatori del vino

  Lo ammetto: da influencer del vino, raramente un evento mi ha colpito come Only Wine Festival. Partecipando alla XII edizione — svoltasi dal 26 al 28 aprile 2025 a Città di Castello (PG), nella magnifica cornice di Palazzo Vitelli a Sant’Egidio — ho percepito un fermento autentico, fatto di qualità, passione e innovazione. Un festival pensato per premiare con entusiasmo oltre 100 piccoli produttori che si distinguono per grinta, originalità e freschezza. Un palco per giovani produttori d’eccezione Only Wine non è una fiera come le altre. È un salone esclusivo dedicato a produttori under 40, aziende con meno di 10 ettari e attive da meno di 10 anni, selezionate non solo in Italia, ma anche a livello internazionale. Quest’anno, per la prima volta, hanno partecipato produttori dalla Champagne, dal Giappone e da altre realtà emergenti, accanto a giovani promesse italiane provenienti da tutte e 20 le regioni. La manifestazione si è articolata su tre giorni: sabato e domenica aperti al pubblico con banchi d’assaggio e masterclass, mentre il lunedì è stato dedicato agli operatori del settore — buyer, giornalisti, sommelier e influencer. Perché Only Wine mi ha conquistato In veste di influencer sono arrivato a Città di Castello con curiose aspettative. Ma è stato lì che ho compreso davvero il valore di un evento costruito per chi ha qualcosa da dire, da inventare, da sperimentare. Only Wine è molto più di una vetrina: è un laboratorio di energia e visione. Palette di profili inediti: ho potuto assaggiare vini nati da vigneti urbani, grazie alla collaborazione con la Urban Vineyards Association. Un progetto sorprendente, che porta la viticoltura nelle città del mondo. Masterclass coinvolgenti: Gavi, Champagne, Soave, Schiava, Verdicchio, Barolo — ogni masterclass era un viaggio, tra approfondimenti tecnici e storytelling denso di autenticità. Incontri autentici: dietro ogni calice, una storia. E ogni storia raccontata da chi ci mette la faccia, il tempo, la terra. Giovani produttori con le mani nel vigneto e lo sguardo rivolto al futuro. Numeri e atmosfera: un successo che parla da sé I dati lo confermano: l’edizione 2025 ha superato le 6.000 presenze, con la partecipazione di oltre 160 produttori e centinaia di operatori professionali, tra cui ristoratori, buyer, giornalisti e, ovviamente, content creator come me. L’atmosfera? Quella di una festa elegante e intima, immersa nel verde e nell’arte rinascimentale di una città che si presta meravigliosamente al vino: Città di Castello. Non mancavano gli eventi off: mostre, degustazioni in piazza, cene a tema. Il tutto con una logistica impeccabile e una comunicazione capillare. Due sorprese che non dimenticherò Tra i tantissimi assaggi, ce ne sono stati due che mi hanno davvero colpito. Il primo è stato il Metodo Classico di Cantine Latini, una realtà svizzera che lavora con Pinot Nero e Chardonnay. Un perlage fine, un equilibrio straordinario, e quella purezza che pochi spumanti riescono a trasmettere con così tanta grazia. Il secondo è stato Nippo Sakaya, produttore giapponese che ha portato in degustazione alcuni vini delicati e sorprendenti, che parlano una lingua diversa ma perfettamente comprensibile a chi ama la raffinatezza. Un’esperienza che ha ampliato i miei orizzonti gustativi. Guardando al 2026: cosa possiamo aspettarci? Dopo un’edizione così riuscita, è lecito sognare. E io sogno in grande. Più internazionalizzazione: dal Giappone alla Svizzera, abbiamo visto quanto l’apertura arricchisca. Sarebbe magnifico vedere coinvolte anche realtà emergenti da Australia, Argentina, Grecia, Georgia. Focus su sostenibilità e vitigni resilienti: mi piacerebbe una sezione tematica dedicata alle nuove frontiere della viticoltura naturale e resistente al cambiamento climatico. Più interazione col pubblico: degustazioni creative, blend personalizzati, giochi sensoriali, magari anche un “Only Wine Lab” dove ogni visitatore può lasciarsi ispirare come fosse parte della produzione.   Il mio finale personale (e un invito…) Chiudevo ogni giornata dell’evento con un sorriso. Da influencer sono spesso abituato a fare “social reporting”, ma qui ho respirato qualcosa di diverso: una comunità giovane, determinata, legata alla terra e animata dalla voglia di condividere storie. Only Wine non è solo un evento: è un laboratorio di sogni e di speranze concrete, dove il vino diventa cultura, bellezza, orizzonte. Se stai amando il vino così come lo amo io, non puoi perderti l’edizione 2026. Inizia a pianificare con anticipo: fidati, sarà un’esperienza che ti cambierà. Ci vediamo l’anno prossimo a Città di Castello… 🍷     Francesco Aiello @wineeventi_italy Percorsi d’assaggio
Leggi
Le Due Torri “prendono di spuma” Arrow Right Top Bg

4 Giugno, 2025

Le Due Torri “prendono di spuma”

  Champagne Experience trasloca a Bologna: un cambio necessario per un evento in crescita. Dopo sette edizioni a Modena, Champagne Experience cambia casa e si trasferisce a Bologna. Un annuncio che, lo ammetto, ho accolto con un sorriso. Non solo perché vivo ormai da tempo a Bologna e conosco bene le potenzialità di questa città, ma anche perché credo fermamente che quando un evento cresce, sia giusto che cambi pelle cambi location e trovi un ambienti intorno più adatto alla sua potenzialità. Modena ha è stata in questi anni straordinaria ospitando una manifestazione che ha saputo conquistare operatori e appassionati. Oggi Champagne Experience ha bisogno di spazi più ampi, collegamenti migliori e nuove opportunità. Bologna, da questo punto di vista, è semplicemente la scelta giusta. Proprio queste le motivazioni che ha dato il presidente del Club excellence SIDI, impresa organizzatrice dell’evento: Scegliamo Bologna per la sua posizione geografica, le strutture ricettive organizzate, un polo fieristico dinamico, il sistema integrato e funzionale di trasporti, ed inoltre perché siamo sicuro che il blasone della città sarà un ottimo valore aggiunto che accompagna la crescita dell’evento.   Una città a misura di evento internazionale Bologna non è solo una città centrale e ben collegata, anche se questo aspetto, per un evento del genere, pesa tantissimo. È un luogo dove il vino e il cibo fanno parte della cultura quotidiana. Vivere qui significa avere costantemente a portata di mano ristoranti, enoteche, botteghe e osterie dove il vino è raccontato con passione e rispetto. E allora immaginare Champagne Experience incastonata in questo contesto mi sembra quasi naturale. Il polo fieristico di Bologna offre spazi ampi e funzionali, perfetti per accogliere un pubblico sempre più vasto e internazionale. Penso alle edizioni passate in cui alcuni momenti risultavano un po’ troppo affollati — ora questo problema non si porrà più. E poi, ammettiamolo: per chi arriva da fuori, Bologna è comodissima. Si scende dal treno ad Alta Velocità o si atterra all’aeroporto Marconi e si è già dentro la città. Nessuno stress, nessuna corsa. Solo tempo da dedicare alla scoperta delle cuvée e dei produttori. Un trend che si consolida… e una piccola provocazione Questo passaggio a Bologna, a ben vedere, non è isolato. Poco tempo fa anche FIVI, la fiera dei vignaioli indipendenti, ha annunciato il trasferimento da Piacenza a Bologna. Lasciatemi allora lanciare una piccola provocazione: dopo FIVI e Champagne Experience, chi sarà il prossimo? Sembra proprio che Bologna stia diventando una calamita per gli eventi enologici più importanti d’Italia. E io, sinceramente, non mi stupisco. La città ha tutto ciò che serve: centralità, servizi, cultura gastronomica e soprattutto un pubblico curioso e preparato. È un terreno fertile per chi lavora con il vino e per chi vuole raccontarlo nel modo giusto. Una scelta che guarda lontano Cambiare città non è mai una decisione facile. Ci sono legami emotivi, abitudini, dinamiche consolidate. Ma quando si ha a cuore la crescita di un progetto, bisogna saper fare anche scelte coraggiose. Champagne Experience lo sta facendo, e io credo che sarà un cambiamento positivo per tutti: per gli espositori, che troveranno spazi più funzionali; per i visitatori, che vivranno un’esperienza più fluida; per la città di Bologna, che continuerà a rafforzare la sua centralità nel panorama enogastronomico nazionale. Da parte mia, professionalmente, non posso che essere felice. Credo davvero che Bologna sia la cornice giusta per valorizzare un evento che merita di crescere, evolversi e attirare sempre più attenzione anche a livello internazionale. Alla fine, quello che conta è che Champagne Experience continui a essere quel luogo speciale in cui ci si perde tra bollicine, racconti e scoperte. E sono certo che, anche in una nuova casa, saprà farlo con la stessa magia. Anzi, forse con qualcosa in più. Arrivederci quindi a Bologna Champagne Experience 5 e 6 Ottobre 2025.   Francesco Aiello @wineeventi_italy Percorsi d’assaggio
Leggi
In cantina si arriva dall’alto Arrow Right Top Bg

24 Maggio, 2025

In cantina si arriva dall’alto

Cantine Goretti, perla dell’enoturismo umbro   Un secolo di storia tra tradizione e innovazione Nel cuore dell’Umbria, tra le dolci colline di Perugia e Montefalco, la Cantina Goretti rappresenta da oltre un secolo un punto di riferimento nel panorama vitivinicolo italiano. Fondata nei primi anni del Novecento, l’azienda ha saputo tramandare di generazione in generazione la passione per la viticoltura, unendo sapientemente tradizione e innovazione. Oggi, sotto la guida delle esuberanti sorelle Sara e Giulia Goretti — in arte Goretti Sisters — la cantina continua a crescere, mantenendo salde le radici familiari e lo sguardo rivolto al futuro. La tenuta e la torre trecentesca: simboli di un’eredità La tenuta di Pila, a pochi chilometri da Perugia, è il cuore pulsante dell’azienda. Qui sorge la storica torre del XIV secolo, un tempo osservatorio della città di Perugia, oggi emblema delle etichette Goretti e fulcro delle attività enoturistiche. Restaurata con cura, la torre ospita sale degustazione e camere per accogliere visitatori da tutto il mondo. Accanto ad essa, la moderna Sala Marcella, dedicata all’amata nonna Marcella, offre spazi per eventi, degustazioni e cooking class, con una cucina professionale attrezzata per valorizzare al meglio la tradizione culinaria umbra.   Esperienze enoturistiche: un viaggio sensoriale in Umbria Cantina Goretti non è solo produzione vinicola, ma un’esperienza autentica e immersiva nel cuore verde d’Italia. Le attività proposte spaziano dalle degustazioni guidate ai tour in cantina, dalle passeggiate tra i filari — a piedi o in e-bike — fino alle lezioni di cucina tipica. Durante la pandemia, l’azienda ha saputo reinventarsi, portando le proprie esperienze anche online, con degustazioni e cooking class virtuali che hanno fatto viaggiare l’Umbria nel mondo, restando fermi a casa. Sostenibilità: un impegno concreto per il futuro La sostenibilità è un valore cardine della filosofia Goretti. Dal 2021, l’azienda è ufficialmente una Società Benefit, integrando obiettivi sociali e ambientali nella propria missione quotidiana.   Tra le pratiche adottate: uso della lutte raisonnée per ridurre al minimo i trattamenti chimici; energia fotovoltaica che copre oltre l’80% del fabbisogno aziendale; veicoli elettrici e colonnine di ricarica a disposizione degli ospiti; filiera corta e fornitori attenti alla sostenibilità.   I vini: identità, territorio, eleganza Goretti è sinonimo di qualità e identità territoriale. Ogni etichetta racconta l’Umbria con sincerità e carattere. Tra le icone dell’azienda: L’Arringatore, il “Super Umbro”, un rosso elegante e strutturato che rappresenta lo spirito audace della cantina. Montefalco Sagrantino DOCG, vino potente e meditativo, radicato nella storia vitivinicola della regione. Grechetto DOC, bianco versatile e profumato, perfetto compagno delle giornate umbre, capace di sorprendere ad ogni sorso. Oltre al vino, la produzione si estende anche a olio extravergine, miele e aceto balsamico: piccole grandi eccellenze che completano l’offerta e raccontano una tradizione gastronomica profonda e genuina.   Nonna Marcella: “l’anima della cucina umbra in 14 lingue” Figura amatissima, Nonna Marcella è la custode della tradizione familiare. Da oltre cinquant’anni accoglie i visitatori con calore, insegnando ricette tramandate nel tempo, con gesti precisi e pieni d’amore. Il suo libro, tradotto in 14 lingue, è molto più di un ricettario: è un ponte culturale tra cucina, vino e musica italiana. Un’esperienza che si vive a tavola, ma che rimane nel cuore.   Un’ospitalità che guarda in alto — letteralmente E come se non bastasse, c’è un dettaglio che fa sognare: Cantina Goretti dispone di un eliporto privato. Sì, hai capito bene!!! I visitatori possono arrivare anche dal cielo, atterrando direttamente tra le vigne umbre. Un’opportunità unica per chi cerca un’esperienza diversa, o per chi desidera regalarsi — o regalare — un momento davvero fuori dal comune. È anche possibile prenotare un tour panoramico in elicottero, per ammirare le colline umbre da una prospettiva irripetibile. Perché a Cantina Goretti, l’enoturismo non è solo accoglienza: è stupore, bellezza, e — a volte — anche vertigine.   Eccellenza che vola alto Cantina Goretti ha dimostrato di essere un esempio virtuoso di come innovazione, accoglienza e rispetto per la terra possano coesistere in perfetto equilibrio. Le Goretti Sisters capaci di farti sentire a casa, in una dimensione che esprime emozioni storiche, innovazione, territorio, indennità e personalità dell’Umbria, in un calice di vino. Un luogo dove la tradizione incontra il futuro, e dove ogni visita si trasforma in un viaggio, da qualunque punto tu arrivi. Anche… dall’alto.     Francesco Aiello @wineeventi_italy Percorsi d’assaggio
Leggi