Itinerari diVini

A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser

Formata alla Cornell University in Marketing, da sempre opera nel mondo dell’ospitalità. Figlia di albergatori del Lago di Garda, ha lavorato presso il Bayerischer Hof di Monaco di Baviera, il Grand Hotel di Rimini e numerosi altri hotel di lusso europei. 5 anni fa crea Club Appeal, società di consulenza specializzata nell’ospitalità di lusso con focus sul mondo del vino, che promuove con il proprio brand esclusivo WineHO®. Certificata WSET ed ONAV, è docente alla IATH (International Academy in Tourism and Hospitality) di Cernobbio oltre che docente in diversi ITS in tutta Italia (Veneto, Umbria, Toscana, Puglia, etc…) ed è relatrice in numerose conferenze internazionali (e.g. Atlas – di cui è membro del comitato scientifico, TEBEC, IWINETC) legate al mondo del turismo del vino. Nel 2022 è stata nominata tra le 50 donne al mondo più influenti nel mondo del vino e nel 2024 ha pubblicato il libro “Wine Hospitality: Quando il fattore umano e la genialità italiana cambiano il marketing”.

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9 Dicembre, 2021

Contratto – La favola di quando le bollicine italiane erano regine

Siamo in Piemonte, su quelle colline che vedono in lontananza il mare ligure e siamo nel 1867, l’unità d’Italia è freschissima, la capitale è Firenze e Torino ed il Piemonte si sentono defraudati e guardano alla Francia cercando di insegnare loro qualcosa. E’ proprio allora che Giuseppe Contratto fonda la sua cantina e inizia a vinificare uve moscato provenienti dalla zona del Monferrato, producendo uno dei primi spumanti italiani rifermentati in bottiglia. Sempre in quegli anni la famiglia Contratto inizia la costruzione della storica cantina, che viene poi conclusa all’inizio del Novecento. Dal Piemonte verso l’Italia ed il mondo, tanto che nel 1910 che i vini di Contratto iniziano a conquistare i mercati esteri divenendo sinonimo di prestigio e qualità nel mondo degli spumanti, tanto che l’azienda di Canelli diventa fornitore ufficiale del Vaticano, della casa reale belga e, nel 1913, della famiglia reale Savoia. Arriviamo ad un anno fondamentale, il 1919 quando Contratto produce il primo spumante italiano millesimato, una scelta innovativa da parte della casa spumantistica piemontese che mira ad esaltare le caratteristiche di ogni singola annata. Nel 1920 Contratto comincia la produzione di Vermouth e Liquori. Le tecniche di lavorazione e le ricette di allora sono rimaste pressappoco inalterate, cosicché ancora oggi si possano apprezzare i sapori di allora. I Contratto rimangono alla guida della cantina fino al 1993, quando la famiglia Bocchino, già proprietaria dell’omonima distilleria, prende le redini dell’azienda iniziando una notevole opera di ristrutturazione della Cattedrale del Vino, della corte interna e della sala di degustazione. Arriviamo quindi ai giorni nostri, quando Giorgio Rivetti, da sempre grande amante dello Champagne, inizia a collaborare con Bocchino, intuendo fin da subito il grande potenziale della storica casa spumantistica. Poco dopo, nel 2011, i Rivetti decidono di compiere un passo importante e acquisiscono la cantina. La filosofia e la passione che hanno reso celebre La Spinetta, si riflettono immediatamente in questo nuovo progetto. Subito viene presa una decisione fondamentale: l’acquisizione di diversi ettari di terreno, in parte già vitati, vicino al piccolo paese di Bossolasco. Situata nella parte più alta delle Langhe, la zona di Bossolasco si presta perfettamente alla coltivazione di Pinot Noir e Chardonnay, uve impiegate nella produzione dell’Alta Langa Docg. Questo segna l’ingresso ufficiale di Contratto nel Consorzio Alta Langa, diventando un punto di riferimento per l’intera denominazione. Nel 2014 un altro importante riconoscimento viene conferito alla cantina Contratto: la storica Cattedrale del Vino viene ufficialmente dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. La splendida Cattedrale è stata scavata interamente a mano sotto il fianco della collina soprastante la città di Canelli. Questa si estende per circa 5.000 metri quadrati e raggiunge una profondità massima di circa 38 metri. La caratteristica marna sedimentale, ricca di tufo calcareo, favorisce il mantenimento della temperatura costante a 13 gradi. Questo luogo suggestivo e ricco di storia è teatro dei lunghi affinamenti in bottiglia degli spumanti metodo classico Contratto. Proprio per questo motivo, la cantina può arrivare a conservare anche un milione e mezzo di bottiglie. Raccontare attraverso un bicchiere di Alta Langa le grandi potenzialità delle colline piemontesi in tema di Metodo Classico, è questo l’obiettivo che si pone Contratto e per realizzare ciò il lavoro nei vigneti riveste un ruolo fondamentale. “Il vino buono si fa in vigna” Ne è convinta la famiglia Rivetti, che ogni giorno si prende cura dei vigneti al fine di portare in cantina un’uva eccezionale. Il mio consiglio, tra tutte le alternative di questa cantina è il For England Blanc De Noir Alta Langa Docg, il mio preferito per gusto e per quel ricordo di quando le bollicine italiane erano regine nel mondo e lo Champagne faticava ad affermarsi. A presto, A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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30 Novembre, 2021

Tenuta di Trinoro, nel sud della Toscana, la quinta essenza del rosso

Siamo in un remoto angolo della Toscana meridionale, geograficamente a sud di Perugia ed a neppure 180 chilometri da Roma. I 200 ettari dell’azienda si trovano in una zona priva di tradizione vitivinicola, all’inizio della Val d’Orcia, vicino a Sarteano, dove la Toscana si fonde con l’Umbria e il Lazio. E’ in questo territorio dolcemente collinare che nasce Tenuta di Trinoro, nota per i suoi ricchi e complessi vini rossi da invecchiamento. Il produttore e proprietario, Andrea Franchetti, che oggi ha anche la splendida tenuta di Passopisicaro in Sicilia e di Sancaba a San Cassiano dei Bagni, ha acquistato la proprietà negli anni 80 e ha cominciato a piantare nei primi anni 90. La sua formazione come vitivinicoltore inizia nel Bordeaux dove apprende l’importanza del terroir. A Trinoro i terreni sono argillo-calcarei e ghiaiosi molto simili a quelli della zona del St. Emilion. Solo alcuni terreni però si dimostrano adatti alla viticoltura e questi vengono recuperati dalla macchia e piantati nello stile del Bordeaux: alta densità d’impianto, sesto di un metro per un metro, con innesto di marze provenienti da vecchie proprietà del Pomerol. I vigneti si estendono per 23 ettari su pianure e pendii esposti a sud e ad altezze che variano tra i 400 e i 620 metri. Gli impianti sono in prevalenza di Cabernet Franc e Merlot, con il Cabernet Sauvignon e Petit Verdot presenti in misura minore. L’alta densità di impianto, il diradamento drastico dei grappoli, le basse rese, la piena maturazione fenolica e la concentrazione dei vini danno luogo a uno stile unico ed inconfondibile. I vini sono estremi nel profumo, nel colore e nel sapore, godibili da subito ma concepiti per un lunghissimo invecchiamento. Tra tutti i suoi vini, il Tenuta di Trinoro rappresenta la massima espressione dello stile vinicolo di Andrea Franchetti. L’assemblaggio di uve di Cabernet Franc, Merlot, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot, provenienti dalle migliori vigne, piantate sui terreni più poveri composti da detriti di roccia calcarea e argilla, varia di anno in anno in modo da interpretare al meglio l’annata in corso. Il Tenuta di Trinoro non è frutto di una ricetta prestabilita, ma dell’ispirazione e intuito del suo produttore. Questo vino super-tuscan interpreta al meglio le caratteristiche dei suoi vitigni bordolesi e del particolare terroir presente in questo remoto angolo della Toscana. Lo stile unico di Andrea Franchetti è palese in ognuna delle sue annate. Ricchezza, concentrazione, profondità e complessità sono i capisaldi di questo stile. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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23 Novembre, 2021

Conti Thun - La Wine hospitality sul Garda

Conti Thun si trova sulle dolci e assolate colline della Valtènesi, il territorio vitivinicolo della zona sud occidentale del Lago di Garda. La Valtènesi gode di una posizione geografica privilegiata e la vicinanza al lago di Garda offre all’ambiente circostante un costante clima mediterraneo. Le colline poste ai piedi delle Alpi, sono famose per essere i luoghi italiani più a nord dove crescono ulivi e limoni. Una terra di origine morenica, da sempre vocata all’agricoltura, ideale per produrre vino e olio di alta qualità. In queste dolci colline, punteggiate da incantevoli paesini, è facile lasciarsi avvolgere da un benessere che parte dalla natura, ricca di profumi e colori irresistibili, intervallata da paesaggi mozzafiato. Il progetto di Ilona e Vittorio parte da una piccola produzione artigianale, ispirata dall’amore e dal rispetto per la natura, nel segno di una gestione familiare genuina e di qualità. La tenuta si estende per 15 ettari di vigneti ed uliveti, al centro dei quali sorge il Casale Masserino, struttura che risale al XVIII secolo, cuore pulsante della produzione, che ospita la zona di vinificazione, la barricaia ed il wine bar. I vini sono prodotti con passione e rispetto per l’ambiente, senza uso di concimi chimici e diserbanti in vigneto. Nascono tutti da varietà autoctone, vitigni adatti ai nostri terreni, condizione essenziale per ottenere prodotti di qualità. L’amore per la natura e i frutti che essa offre, la convivialità e la bellezza che nasce dalla semplicità sono la filosofia Conti Thun. I vigneti ed uliveti sono lavorati con passione e rispetto, senza l’utilizzo di erbicidi e pesticidi, raccogliendo i frutti della nostra terra manualmente. I vini nascono da uvaggi autoctoni quali Groppello Gentile e Groppello di Mocasina, affiancati da uve più diffuse a livello nazionale ed internazionale: Sangiovese, Barbera e Marzemino le varietà a bacca rossa, Riesling Italico, Incrocio Manzioni bianco e Riesling Renano quelle a bacca bianca. La produzione di vini rosè, tipici di questa terra, nascono dalla selezione delle uve in campagna e successivamente in cantina. Importante per Conti Thun è mantenere la qualità delle uve e la loro freschezza come appena raccolte, per produrre vini di alta qualità. Per fare questo utilizzano un sistema di refrigerazione e controllo delle temperature, partendo dall’uva non ancora lavorata fino al vino in affinamento. I vini che maggiormente mi sento di raccomandare sono anch’essi quelli autoctoni di questo territorio ed in particolare trovo sfiziosi quei vini frizzanti che portano il nome di donna, come le Bolle di Micaela, un vino che nasce dalla pressatura del Groppello proveniente da parcelle di vigneto vendemmiate anticipatamente. Il grappolo viene diraspato e, dopo aver abbattuto le temperature, l’uva viene pigiata in pressa a polmone. La fermentazione è controllata, in vasce di acciaio inox. E’ uno spumante metodo Martinotti, pertanto la rifermentazione avviene in autoclave. Per degustare questo e molti altri prodotti, oltre che per assaporare una splendida giornata sulle sponde del Garda lombardo, suggerisco di prenotare con anticipo presso la residenza dei Conti Thun Ora non vi resta che partire per una splendida gita! A presto A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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9 Novembre, 2021

Il vino e i discendenti di Dante - La poesia vitivinicola si chiama Amarone

Nel mezzo del cammin … mi ritrovai in Gargagnano di Sant’Ambrogio di Valpolicella, sulle colline che dominano Verona. Qui le vigne sono Possessioni della famiglia Serego Alighieri, in particolare acquistate nel 1353 da Pietro Alighieri, figlio del sommo vate, che questo aveva seguito durante il suo esilio veronese. Sono quindi ventuno generazioni che mantengono vive le Possessioni, simbolo della storia vitivinicola della Valpolicella. Oggi i Conti Serego Alighieri sono affiancati da Masi nella produzione di vini prestigiosi, eredi di una tradizione vitivinicola antica, nobile ed esperta. Alighieri divenne Serego Alighieri nel 1549 con l’unione tra la famiglia Alighieri, che si era trovata ad avere solo eredi femmine, e i Serego, potente famiglia dell’impero: da allora la discendenza porta il doppio cognome Serego Alighieri. Marcantonio Serego si dedicò attivamente nel Cinquecento a inedite forme di agricoltura e a nuove soluzioni per bonificare e accrescere la redditività delle sue possessioni. A partire dal Settecento si è sviluppata nella tenuta un’agricoltura intesa come scienza ed arte, dove ogni coltura è ubicata nel suo habitat naturale. Negli Anni Venti del Novecento Pieralvise Serego Alighieri, dopo la filossera, istituì la Scuola di Agricoltura a Gargagnago per reimpiantare i vitigni autoctoni locali. Dal 1973 Serego Alighieri è tra le tenute di grande valore storico e vitivinicolo nell’alveo del Gruppo Masi. Oggi la proprietà si apre ai visitatori per svelare l’anima della Valpolicella e la sua memoria storica. Non si può non pensare di venire in valpolicella e non visitare la fantastica Corte. Lastricata con il materiale tipico della zona, la pietra di Prun, l’ampia corte era usata per le attività agricole. Le 11 vigne antichissime che vi si trovano all’interno furono piantate nel 1875 in occasione della nascita del Conte Pieralvise, poi fondatore nel 1920 della Scuola Agricola a Gargagnago. Tra le poche sopravvissute alla filossera dei primi ‘900, queste vigne producono uva Molinara, clone Serego Alighieri. Utilizzato nei vigneti antistanti, il clone della Molinara Serego Alighieri risulta fondamentale per conferire ai vini dello storico casato una personalità unica. Altro elemento chiave ed imprescindibile di ogni visita è il fruttaio da appassimento. Affacciato sulla corte e sui vigneti, illustra il metodo tradizionalmente utilizzato nelle Venezie per concentrare aromi e profumi nei vini. I locali sono allestiti con graticci di bambù, le “arele”, sulle quali si depongono i grappoli ad appassire. Le uve che compongono l’uvaggio classico della Valpolicella, Corvina, Rondinella e Molinara, vengono lasciate riposare per un minimo di 100 giorni per poi essere vinificate per la produzione dei grandi vini della Valpolicella: l’Amarone e il suo alter ego dolce, il Recioto. Venendo ai vini, siamo nel cuore della Valpolicella e nelle Possessioni Serego Alighieri si producono due preziosi cru: l’Amarone Vaio Armaron, entrato nella classifica dei 10 migliori vini al mondo di Wine Spectator, e il Recioto Casal Dei Ronchi.  Anche il Valpolicella Classico Superiore MontePiazzo, proveniente dall’omonimo vigneto, è frutto di questa antica tecnica. La cantina Serego Alighieri, come dicevamo, è la più antica della Valpolicella: vi riposano vini di riconoscibile carattere e nobiltà. Il profumo che si respira è sorprendente e deriva dalla presenza dei fusti in ciliegio da 600 litri. Tutt’ora utilizzato secondo l’antica tradizione della Famiglia Serego Alighieri, il legno di ciliegio contribuisce ad aumentare la morbidezza e la rotondità dei vini accentuando l’aroma tipico delle uve della Valpolicella. Alcuni fusti di rovere sono ugualmente presenti in cantina: vengono utilizzati per la prima fase dell’affinamento poiché il legno di ciliegio consente solo un breve invecchiamento del vino a causa della sua porosità e dunque viene usato solo per un massimo di 4 mesi per conferire ai vini una personalità unica. Per visitare questa poesia, ci sono diverse alternative, in particolare io mi permetto di suggerire la Dantesque Experience che permette di degustare 4 vini e con essi il clou della produzione Serego Alighieri, oppure fare la Historic Heritage Experience che consente anche di visitare le cantine Masi e 4 dei vini più rappresentativi delle due etichette. Se pensate di fare questa visita allocate almeno 2 ore piene perché non bisogna correre quando ci si immerge nella poesia 😊. Infine, le visite sono realizzate sia in italiano, sia in inglese per potersi facilmente far comprendere anche ai turisti stranieri. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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2 Novembre, 2021

Una perla rossa nel cuore del Lago

Novembre, autunno inoltrato, castagne e… Bardolino. Il Bardolino, vino omonimo del paese che si affaccia sul lago di Garda e con questa confinante, è spesso considerato un vino da pasto, prodotto da cantine che fanno della quantità il loro punto caratterizzante. Esiste poi una perla, nella frazione di Calmasino, sulla collina di Bardolino, dove questo vino è invece trattato da re: Villa Calicantus. Chiara e Daniele Delaini lavorano 8 ettari di vigne posizionate su tre delle migliori colline della zona Classica del Bardolino, producendo tra le 30.000 e le 40.000 bottiglie annue, in base all’andamento climatico dell’annata. Villa Calicantus opera in biologico dall’inizio, 2011, e in biodinamica dal 2014. Si punta su una viticultura d’alta qualità, nella quale il centro di tutto è il benessere ed equilibrio della vite: solo così si può ottenere un’uva in grado di produrre vini longevi e complessi. L’obietivo dei Delaini è quello di riportare il Bardolino sulla mappa dei grandi vini italiani, attraverso una riscoperta della vera identità di un vino dalle enormi potenzialità. Per farlo ci sono 3 punti fissi nel loro operare: equilibrio: far sì che ogni vite sia in equilibrio con il terreno in cui affonda le radici, con le altre viti che la circondano e con l’uva che produce, lavorando il terreno tra i filari, lasciando crescere le erbe fino a fioritura e riducendo la quantità di uva su ogni vite in base all’andamento climantico, all’età delle viti e al vino che vogliamo produrre da esse amore per la terra: Chi coltiva la terra deve preservarne la salubrità e la fertilità per le generazioni future. Per questo fin dal primo anno di produzione (2011), i vigneti sono stati lavorati in biologico e dal 2014 abbiamo in biodinamica, in seguito ad un’acquisita consapevolezza della necessità di completare il percorso naturale intrapreso. rispetto del terroir: Il terreno morenico del Bardolino Classico ha delle caratteristiche peculiari da comprendere e valorizzare: questo terreno non permette di produrre vini molto strutturati ed ad alta gradazione alcolica, caratteristiche che troppo spesso sono state confuse con la complessità di un vino. Per questo, il rigore in vigna è volto ad ottenere vini in cui eleganza, finezza e complessità dialoghino tra loro per raggiungere un’espressione unica ed autentica del Bardolino e del lago di Garda. Ulteriore peculiarità di Villa Calicantus, l’operare in selezione parcellare in modo da dedicare una specifica vigna ad un vino, così facendo, si possono andare a comprendere ancor di più le differenze da un’annata all’altra per meravigliarsi e lasciarsi sorprendere da come la Natura ha influenzato il nostro lavoro. I Delaini vogliono produrre vini che raccontino una storia antica, quando il Bardolino era considerato tra i migliori vini d’Europa, un vino che coniugava freschezza, bevibilità e complessità in un vino indimenticabile per la sua finezza ed eleganza. Dal canto mio, i vini che in particolare per gusto e significato mi sento di raccomandare sono: Il Soracuna: il vino rosso quotidiano. Le uve provengono da tre parcelle di vigna in pergola veronese che si trovano sulle colline appena sopra il paese di Bardolino. Corvina, Rondinella, Molinara e un pizzico di Merlot, fermentate ed affinate in botti di cemento. Il nome SORACUNA deriva da due parole del dialetto locale “SORA” e “CUNA” che significano “SOPRA” e “CULLA”: “andar de SORA CUNA”, a Bardolino, significa andar a far festa a casa di un nuovo nato e racconta la nascita nel 2017 di Anna, figlia dei produttori. La Superiora: da un vigneto che si trova sulla sommità di una collina di 200 metri d’altitudine, sul confine tra il paese di Bardolino e quello di Pastrengo, un vino che vuole riportare indietro nel tempo la storia del Bardolino, prima dell’avvento del turismo di massa e di un’enologia invasiva che ha stravolto la vera essenza del vino Bardolino Superiore: finezza, eleganza e giocosa complessità! L’Arvesir: rappresenta la sfida di Villa Calicantus, dimostrare che il Bardolino può essere un vino da invecchiamento. La vigna dedicata ad Avresir è su una delle più alte colline della denominazione, nel paese di Calmasino. Un lavoro intransigente in vigna, due anni di botte, uno di bottiglia per produrre la nostra Riserva, l’unico Bardolino invecchiato due anni in legno. Per apprezzare tutto questo è chiave venire a Bardolino e fare una delle degustazioni più eccezionali che si possa pensare sia in primavera, sia in estate, sia in autunno. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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26 Ottobre, 2021

PicoMaccario – Il Monferrato ed i suoi colori

L’autunno è colori e sapori e cosa meglio di quel territorio del Monferrato prossimo alle Langhe che si sviluppa nel comune di Mombaruzzo fatto di vini unici derivanti da vigne circondate dai più celebri colori delle “matite” può rappresentarlo? Ovviamente stiamo parlando dell’azienda agricola Pico Maccario, fondata e diretta dai fratelli Pico e Vitaliano Maccario, la cantina è un simbolo di modernità, sia nella gestione della vigna che nella produzione dei vini: l’obiettivo unico ed importante è quello di raggiungere la massima qualità possibile grazie ad un prezioso lavoro di squadra, che dalla vigna, giunge in cantina, e dall’Italia tocca ogni angolo del mondo. Nel Monferrato Pico Maccario possiede oltre cento ettari suddivisi tra i vitigni Barbera, Viognier, Sauvignon Blanc, Cortese and Moscato d’Asti. Grazie al terreno argilloso e di medio impasto, i vini Pico Maccario sono variegati ed equilibrati, dallo stile moderno e versatile, ma che rispetta le caratteristiche originarie delle uve e dei vigneti di provenienza. A delimitare i vigneti aziendali a corpo unico, più di cinquemila piante di rosa e mille pali matita colorati apportano gioia e colore identificando la storia e il mood di Pico Maccario nel totale rispetto delle tradizioni. Nella zona delle Langhe Pico Maccario coltiva vigneti di Nebbiolo nei Comuni di Neive, Serralunga d’Alba e Barolo, in quest’ultimo Comune in particolare all’interno del famoso Cru CANNUBI, riconosciuto come il più antico d’Italia (risalente al 1752) e ritenuto uno dei vigneti più importanti al mondo. I suoli della Langa dove si producono il Barolo e il Barbaresco sono molto antichi: appartengono al periodo geologico del Miocene. Caratterizzati da terreni compatti e di fine tessitura, conferiscono ai vini eleganza e un’evoluzione unica nel tempo. L’affinamento avviene a seconda del vino in acciaio, botte grande, tonneau o barrique, ricercando sempre la massima qualità e nel rispetto per i tratti originari del frutto. Per questo motivo la cantina si dedica alle innovazioni e alla ricerca in vigna, perchè l’innovazione e la tecnologia è la via principale per ottenere la massima qualità produttiva. La gamma dei vini è molto estesa, tuttavia mi permetto di suggerire i rossi ed in particolare proporre: l’Epico oppure il Nizza 3 Roveri – 3 Bicchieri di qualità eccelsa. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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19 Ottobre, 2021

Serene – Il Bio dietro il lago di Garda

L’essenza di Serene è un sogno, che progressivamente è diventato realtà. Il sogno è quello di Stefano Galber, che attraverso i nomi dei vini racconta la sua storia, fatta di persone, di luoghi, di suoni e richiami alla lingua madre, di amicizie e di amori. Una storia che inizia settant’anni fa quando la nonna materna, “L’Emma”, acquista la prima porzione di campagna. La successiva messa a dimora, da parte del padre, dei vigneti storici dà l’avvio a quello che diventerà il suo lavoro e la sua passione. È l’inizio degli anni 80 quando Stefano Galber, prende in mano l’azienda di famiglia e comincia la realizzazione del suo obiettivo, in quelle terre sulle colline orientali del lago di Garda (ad Affi) ed ai vitigni storici di uve autoctone: Corvina Veronese, Corvinone, Rondinella e Molinara, affianca prestigiosi vitigni internazionali di Pinot Nero, Pinot Bianco, Pinot Grigio e Syrah. Dal 2014 la produzione è interamente biologica, di un Vino biologico ricercato, originale, con esaltazione del particolare, di profumi tipici non appiattiti, in parte dimenticati, adatto ad un pubblico esigente, raffinato e curioso. Curioso di scoprire sensazioni della tradizione e della tipicità di un territorio che ti fa innamorare che, coniugate con la maestria del viticoltore e dell’enologo, si ritrovano nell’eccellenza dei vini Serene. Il motto di Serene è da sempre “non chiediamo mai alla nostra terra più di quello che può dare!”. Per questo è assente qualsiasi tipo di fertilizzante e solamente ogni 7/8 anni si procede con l’utilizzo di letame di cavallo di loro stessa produzione. Altrettanto non vengono svolti interventi contro insetti nocivi, piuttosto i grappoli danneggiati vengono tagliati e lasciati sul terreno; altrettanto si procede alla defogliazione evitando di fare interventi contro patogeni e garantendo la maturazione ideale dell’uva. E’ questa voglia, lo spirito creativo e la spinta costante che ci sono sempre più spazi di ricerca e di miglioramento che spingono Serene e proprio per questa unicità tutte le bottiglie sono numerate ed esclusive. La location, alle spalle del lago, è perfetta per una giornata di svago fatta di paesaggi, emozioni ed ottimo vino, che suggerisco di degustare direttamente presso l’azienda agricola, abbinando i salumi ed i formaggi tipici e poi dallo shop non si può andar via senza portare a casa un pezzettino di sogno. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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9 Ottobre, 2021

Sutto – Dal Far Vino allo star bene

Alle porte di Venezia, nella zona di Noventa di Piave e comuni limitrofi, su quella terra che al di qua del Piave cent’anni fa resse il massimo sforzo italiano, dal 1933 la famiglia Sutto porta avanti con amore e dedizione un’importante tradizione vitivinicola. Tre generazioni che hanno saputo far crescere l’azienda di famiglia coltivando i vigneti di Campo di Pietra, terre dei vini del Piave tra Treviso e Venezia, e selezionando nuovi terreni nelle zone di Valdobbiadene, patria del Prosecco, e nel Collio, terra di vini friulani d’eccellenza. Oggi i pronipoti del fondatore e figli di Ferruccio continuano l’opera di ricerca e rinnovamento della propria cultura enologica e di valorizzazione di un ricco territorio che va conosciuto e assaporato. E’ proprio questa unione tra familiarità e qualità che sorprende quando ci si affaccia al mondo Sutto e bisogna dedicare del tempo per comprendere e riuscire poi ad assaporare l’enorme ricerca, pensiero e qualità che sta alla base dell’experience e dei suoi prodotti. Personalmente ho avuto la fortuna di conoscere Stefano Sutto, la moglie Silvia e le splendide figlie Virginia e Vittoria, e parlando con loro sono davvero riuscita a comprendere il progetto Sutto. Anzitutto la passione, per la qualità e per i prodotti, per l’innovazione non solo delle tecniche, ma anche di business, per la ricerca e la promozione di un territorio e dei suoi giovani. A testimoniare quanto sia importante il concetto di passione, all’ingresso della Cantina Sutto un grande letto matrimoniale accoglie il visitatore esattamente per suggerire come il vino Sutto sia frutto della passione e come questa passione familiare sia l’incipit del pensiero Sutto in tutto ciò che con orgoglio porta il suo nome. Il mondo Sutto oggi si dirama su tre ambiti principali: il vino: prodotto storico e principale ne è il comune denominatore con tre etichette di carattere e personalità – Sutto (i vini storici, dove il Merlot con il Sutto Campo Sella – 3 bicchieri confermato – è assoluto protagonista), Batíso (ricercato prosecco delle viti di Valdobbiadene) e Polje (proveniente dalla cantina Sutto di Cormons nel cuore del Collio) – espressione dello stretto rapporto tra tradizione e innovazione il cibo: con la trattoria Ca’ Landello, la SuttoOsteria, il SuttoCaffè e i SuttoWine (presenti oltre che a Noventa di Piave anche a Jesolo, a Milano in 3 location, in Belgio e addirittura a Nanchino) la famiglia Sutto ha creato dei luoghi dove non solo far assaporare il vino Sutto, ma far star bene l’ospite, con una selezione di prodotti di alta qualità che perfettamente si possono abbinare al vino. La conclusione ideale di una giornata dopo la visita in Cantina per godere appieno dell’ospitalità delle tre Venezie. L’ospitalità: ricercata, familiare e al contempo elegante dell’Omnia Hotel, un bel 4 stelle che può essere un perfetto punto d’appoggio per chi vuole assaporare con serenità un’ospitalità ricercata e fare shopping nell’adiacente centro commerciale McArthurGlen. Il brand Sutto, presente sui tre ambiti, è tuttavia molto più di un brand, è la famiglia che ne è alle spalle, coi suoi valori e il suo approccio al lavoro, che riesce a trasmettere qualità nei prodotti e piacevolezza in tutti i posti in cui è presente. Auguro quindi il più grande successo alla famiglia Sutto perché orgoglio di un territorio prima ancora che esempio di come la qualità, la capacità di fare vini e prodotti sinceri e il non aver paura di innovare, anche nei modelli di business e non solo nei prodotti, siano le basi per affermarsi nel mondo vitivinicolo e dell’ospitalità vitivinicola che tanto desideriamo. Per vivere quanto ho avuto il privilegio di vivere io suggerisco a tutti di recarsi nella zona di Noventa di Piave, soggiornare all’Omnia Hotel e farsi trasportare dopo lo shopping al vicino SuttoWine e fare una verticale da Prosecco a Campo Sella. Chi non potesse fare questo può comunque recarsi in uno dei SuttoWine dove lo stile e familiarità riescono a ben trasmettere sensazioni ed emozioni. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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28 Settembre, 2021

Domaine du Bourrian – La storia rinnovata, dietro Saint Tropez

Domaine du Bourrian è la più antica delle nove cantine del comune di Gassin, sulla penisola di Saint-Tropez. La luce del sole riempie questa regione e la brezza marina rinfresca questo bellissimo luogo per la vinificazione. I primi riferimenti a Bourrian si trovano nell’Abbazia di Saint-Victor de Marseille, risalente al 1055. Le terre di Bourrian appartennero per secoli ad una famiglia di aristocratici francesi. Il 1871 è considerato l’anno del Domaine du Bourrian, in cui furono erette le possenti mura di pietra della cantina che da allora produce con successo vini tradizionali provenzali. Domaine du Bourrian è stato acquisito dai nuovi proprietari nel marzo 2014, russi, dato lo speciale legame che da sempre unisce il Domaine con la Russia, stante che il precedente proprietario fu console Francesce in Russia ed ancora oggi nella cantina si trovano delle enormi botti di quercia caucasica. I nuovi proprietari hanno intrapreso una ricostruzione di 3 anni degli edifici e delle attrezzature di produzione in modo che la cantina potesse far rivivere le sue antiche tradizioni. Ogni anno la cantina produce fino a 250mila bottiglie di vino. Sono conservati in condizioni ottimali in serbatoi di metallo, botti di legno e bottiglie. Nell’ambito della ristrutturazione, gli spazi interni che un tempo ospitavano vecchie botti di legno e vasche di cemento sono stati trasformati in sale per eventi e degustazioni. I vini possono essere degustati anche all’aperto, nelle accoglienti terrazze sotto i sicomori secolari. La proprietà dispone di 24 ettari di vigneti sono suddivisi in Côtes-de-Provence e IGP. Tutti gli appezzamenti rispettano la certificazione BIO, e sono coltivati ​​senza l’utilizzo di pesticidi ed erbicidi. Per Côtes-de-Provence, vengono coltivate le seguenti varietà: Vermentino, (detto anche Rolle) per i bianchi, Grenache Noir, Cinsault, Syrah per i rossi e Tibouren in particolare per i rosati. L’innovazione fa sì che oggi Domaine du Bourrian sia al contempo un luogo perfetto per ospitare eventi privati, che si possono realizzare a scelta dell’ospite nel moderno ristorante, piuttosto che direttamente in cantina, sia un luogo per degustazioni. Al proposito sono proposte al cliente tre diverse tipologie di degustazione, da una rapida di circa 20 minuti ad un tour professionale che racconta tutta la storia della cantina insieme a quella di un territorio, l’entroterra di Saint Tropez, davvero unico al mondo. Per prenotare consiglio di farlo tramite qui  Ora non resta che partire, magari su uno degli aerei d’epoca che con la loro storia raccontano il Domaine. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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