L'ABC della Degustazione

 

Ti affascina il vino, ma ti senti a disagio a partecipare a una degustazione?
Hai paura di fare brutta figura, temi di non capire i termini tecnici o pensi che sarà noioso?

Anch’io mi sono sentita così all’inizio. Partecipavo a degustazioni con entusiasmo, ma spesso facevo fatica a seguire e a capire cosa stessi assaggiando. Da questa esperienza è nato il desiderio di creare qualcosa di diverso: un format che elimini queste difficoltà e renda il vino accessibile e divertente per tutti.

Così è nata l’ABC della Degustazione, un’esperienza studiata per trasformare la scelta e la degustazione del vino in un vero viaggio sensoriale e narrativo. Un percorso che avvicina chiunque al vino con curiosità, attenzione e stupore, stimolando i sensi e aprendo le porte a un mondo fatto di emozioni, cultura e storie da scoprire.
In questa rubrica Alessandra esplora questo mondo fatto di storie e sensazioni, di passioni e segreti così che ogni bottiglia possa diventare un racconto vivo, fatto di persone, luoghi e tradizioni.

ABC della Degustazione con Borgo del Cedro Arrow Right Top Bg

31 Marzo, 2026

ABC della Degustazione con Borgo del Cedro


Una serata dedicata alle donne, tra vino, emozioni e dediche   Alcune serate nascono con un’intenzione precisa come quella di non solo degustare vino, ma fermarsi a riflettere su ciò che quel vino rappresenta. L’appuntamento con l’ABC della Degustazione di questa volta cade nel giorno della Festa della Donna e proprio da qui prende forma l’idea della serata: celebrare il contributo femminile nel mondo del vino, un settore che negli ultimi anni ha visto sempre più donne emergere con competenza, sensibilità e determinazione, spesso affrontando ostacoli che per molto tempo sono stati considerati la normalità. Quando i partecipanti iniziano ad arrivare, l’atmosfera è quella delle serate che promettono qualcosa di diverso, mentre le bottiglie disposte sul tavolo attendono silenziose di raccontare la loro storia. Come sempre accade durante gli incontri dell’ABC della Degustazione, il tavolo si riempie lentamente di volti diversi: alcuni curiosi, altri già familiari, qualcuno alla prima esperienza. L’energia è quella delle occasioni in cui il vino diventa pretesto per incontrarsi, ma anche per ascoltare. Dopo aver dato il benvenuto ai partecipanti e raccontato brevemente il progetto dell’ABC della Degustazione, arriva il momento di presentare l’ospite della serata. Questa volta al centro del racconto c’è Sara Costantini, giovane produttrice dei Castelli romani dell’azienda Borgo del Cedro.
Sara ha solo ventisei anni, ma parla della sua azienda con la lucidità e la consapevolezza di chi ha già attraversato molte sfide. Racconta il lavoro in vigna, le responsabilità quotidiane, le scelte che ogni vendemmia impone. Ma soprattutto racconta cosa significa essere una giovane donna in un settore che per decenni è stato dominato quasi esclusivamente da figure maschili. Il mondo del vino sta cambiando ma non sempre è stato semplice trovare il proprio spazio. A volte serve dimostrare qualcosa in più, altre volte basta la determinazione di continuare a lavorare con serietà e passione perché siano i vini stessi a parlare. Le sue parole creano immediatamente un’atmosfera diversa attorno al tavolo. Non è solo una degustazione: è un racconto di lavoro, di impegno e di identità. La degustazione prende il via con Filiae il loro Frascati Superiore DOCG. Sara ci racconta che il nome di questo vino deriva dal latino e significa “figlie”, ovvero lei e la sorella Giulia, figlie d’arte della famiglia Costantini molto conosciuta nel settore vitivinicolo laziale, che guardano al futuro dell’agricoltura.
Versiamo il vino nei calici e invitiamo i partecipanti a osservarlo e ad annusarlo. Come sempre, l’ABC della Degustazione parte da un principio semplice: prima delle definizioni, vengono le sensazioni. Qualcuno parla di freschezza, qualcun altro di fiori bianchi e agrumi. Il vino appare luminoso, immediato, e accompagna l’inizio della serata con quella leggerezza elegante che invita alla conversazione. Con il secondo calice arriva Topho il Roma DOC Bianco. Sara spiega che il nome, sempre derivante dal latino, significa “tufo” ed è un omaggio al terreno dove sorgono i vigneti di Borgo del Cedro, formatosi da ceneri provenienti da esplosioni vulcaniche. Qui la degustazione assume un ritmo più riflessivo. I partecipanti si prendono qualche istante in più per esplorare i profumi e il sorso. Sara racconta le scelte che stanno dietro questo vino, il desiderio di esprimere il territorio senza sovrastrutture, lasciando che siano le uve e il suolo a guidare il risultato. Le parole si intrecciano ai commenti dei partecipanti e la conversazione scorre naturale, come accade quando il vino riesce a creare uno spazio di ascolto reciproco. Questa serata riserva anche un momento speciale. All’inizio dell’incontro ho consegnato a ogni partecipante un piccolo biglietto per ciascun vino degustato. L’idea era semplice: scrivere in forma anonima un pensiero legato al calice.
A chi lo dedicheresti?
Con chi lo berresti?
Oppure, quale ricordo ti ha evocato? Durante la degustazione qualcuno scrive subito, altri aspettano qualche minuto, qualcuno rimane a pensare più a lungo.
Quando arriviamo ai rossi, la serata entra nella sua fase più intensa.   Parentes il Rosso Lazio IGT porta nel calice una struttura più avvolgente. I profumi diventano più profondi, le conversazioni rallentano e i partecipanti sembrano ascoltare il vino con maggiore attenzione.
Anche per Parentes, Sara spiega da dove nasce questo nome che significa “genitori”, è ovviamente un chiaro ringraziamento alla mamma e al papà, fonte per lei di ispirazione e ammirazione.
Sara continua descrivendo il carattere di questo rosso e il legame con il territorio, mentre qualcuno al tavolo osserva come alcuni vini sembrino fatti apposta per essere condivisi. L’ultimo calice della serata è Silicea il Roma DOC Rosso. Anche in questo caso, spiega Sara, il nome del vino è un riferimento al terreno, ovvero il “basalto” una roccia vulcanica formatasi dalla solidificazione del magma, molto presente nei loro vigneti.
Il colore nel bicchiere è profondo, i profumi si aprono lentamente e il vino accompagna gli ultimi momenti della degustazione con una presenza più meditativa. È uno di quei vini che invitano a prendersi tempo.
Ed è proprio a questo punto che arriva uno dei momenti più sorprendenti della serata. Raccolgo i bigliettini e inizio a leggerli ad alta voce.
All’inizio qualcuno ride con imbarazzo, ma presto il gioco si trasforma in qualcosa di molto più autentico. Tra i messaggi anonimi emergono dediche a persone care, ricordi di viaggi, brindisi immaginati con amici lontani o con qualcuno che non c’è più. Man mano che i biglietti vengono letti, il tavolo cambia atmosfera. Le persone si ascoltano con attenzione, qualcuno sorride, qualcun altro resta in silenzio. Il vino, ancora una volta, ha fatto quello che sa fare meglio: creare connessioni. Quando la serata si avvia verso la conclusione, rimane la sensazione che questo appuntamento dell’ABC della Degustazione abbia avuto qualcosa di speciale. Non solo per i vini degustati o per le storie raccontate, ma per il significato che ha accompagnato l’intero incontro.
Celebrando il lavoro e la passione di una giovane produttrice come Sara Costantini, la serata è diventata anche un piccolo omaggio a tutte le donne che oggi contribuiscono a rendere il mondo del vino più ricco, più inclusivo e più dinamico. I calici si svuotano lentamente, le conversazioni continuano ancora per qualche minuto e qualcuno torna a guardare i bigliettini letti poco prima.
Fuori la notte è ormai scesa sulla città e attorno al tavolo rimane quella sensazione familiare che accompagna sempre i nostri incontri. Il vino, ancora una volta, ha fatto il suo lavoro: raccontare storie e unire le persone, in attesa del prossimo appuntamento. ABC della Degustazione
Non limitarti a bere. Impara a degustare. E ricordati sempre: nessuna bella storia è mai iniziata con “stavano bevendo acqua”.     Alessandra Massimi – ABC della Degustazione
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Artico. Un viaggio tra sensi, storie e condivisione Arrow Right Top Bg

18 Marzo, 2026

Artico. Un viaggio tra sensi, storie e condivisione

  Mentre il tramonto romano si adagia lentamente sui tetti e sui sanpietrini, le luci calde dell’enoteca disegnano riflessi dorati sul legno del grande tavolo, attorno al quale passeremo le prossime ore. I partecipanti cominciano ad arrivare, intravedo i primi volti: alcuni curiosi, altri timidi, quasi impauriti nel varcare quella soglia, alcuni già incontrati in precedenti appuntamenti, altri alla loro prima esperienza, attratti semplicemente dal fascino del vino e dalla promessa di una serata fuori dagli schemi. L’intimità dello spazio, il silenzio denso di attesa e la disposizione raccolta dei posti creano subito una sensazione di familiarità. In questo scenario sta per prendere vita un nuovo appuntamento con l’ABC della Degustazione, il format che ho ideato per trasformare il vino in qualcosa di più di una semplice degustazione: non è una lezione, né una presentazione tecnica, ma un’esperienza in cui ogni partecipante diventa protagonista di una storia che si scrive attorno al calice, parte attiva di un racconto che si costruisce in tempo reale, intrecciando impressioni, ricordi e sensazioni. Con ABC della Degustazione il vino diventa ponte tra storie, memoria ed emozioni, dove ogni calice è un invito a fermarsi, a percepire, a sentire. Do il benvenuto ai partecipanti raccontando brevemente chi sono e come è nato l’ABC della Degustazione, poi presento l’ospite della serata. Federico Artico, titolare dell’Azienda Agricola Artico (Aprilia – LT), arrivato con le sue etichette e la naturalezza di chi sa raccontare il vino come si racconta un viaggio agli amici. Federico ci parla subito della sua azienda: di come ogni vite venga curata a mano, di come il sole e il mare della costa laziale influenzino i vigneti, e di come ogni sua bottiglia nasca dall’incontro tra tecnica, passione e un pizzico di intuizione. Ci parla della sua terra ricca di minerali, delle vigne più antiche e di quelle più giovani, e della cura con cui segue ogni fase, dalla potatura alla vendemmia. Racconta di come a volte le annate siano sfidanti, e di come proprio quelle difficoltà possano regalare vini straordinari, ricchi di personalità. La degustazione inizia con il Sauvignon, luminoso e aromatico. Io e Federico versiamo il vino nei calici e invitiamo i partecipanti a percepirne i profumi senza pensare a termini tecnici, lasciando che emerga spontanea la prima immagine, il ricordo, la sensazione più immediata. Il silenzio delicato che avvolge il tavolo è rotto da un sorriso accompagnato da un timido mormorio: Mi ricorda l’odore dell’erba bagnata dalla pioggia dice una ragazza.
Subito dopo un altro aggiunge: C’è un profumo di fiori appena colti, come se nel calice fosse racchiuso un giardino. Io sorrido, perché questi commenti mi dicono che i ragazzi hanno già capito il senso dell’ABC della Degustazione: dare voce alle sensazioni e condividere cosa provano guardando, annusando e bevendo il vino, senza vergogna né paura di essere corretti o giudicati. Le note agrumate e floreali del Sauvignon si intrecciano con le impressioni dei presenti e la conversazione prende forma tra curiosità, stupore e sorrisi. Federico ci racconta di quanto il Sauvignon richieda delicatezza in vigna e di come, in alcune annate, basti un piccolo vento o un acquazzone a cambiare completamente il risultato finale. Io mi diverto a raccontare il primo sorso di questo Sauvignon: ero su un terrazzo del centro storico, il tramonto tingeva i tetti di rosa, e il vino unito alla meraviglia dei monumenti di Roma fece sospendere il tempo. Ogni nota agrumata apriva in me una finestra di ricordi e suggestioni, confermandomi che degustare è esperienza sensoriale ed emotiva insieme. Con il secondo vino, Amaltea (Trebbiano – Ugni Blanc 100%), la conversazione rallenta, respirando con più attenzione, assumendo toni contemplativi. Il nome stesso apre una finestra su un racconto antico: nella mitologia greca, Amaltea è la nutrice del piccolo Zeus, colei che lo protegge e lo nutre quando è fragile e nascosto al mondo. Alcune versioni parlano di una ninfa, altre di una capra, il cui latte donava al giovane Zeus la forza per crescere. Federico ci spiega che il nome simboleggia nutrimento e protezione, valori che rispecchiano la generosità del Trebbiano, un’uva che per secoli ha sostenuto generazioni di contadini nel centro Italia, portando sostanza e continuità alla vita rurale. Ci racconta anche di come abbia sperimentato passaggi in legno su alcune annate, cercando di valorizzare l’eleganza naturale del Trebbiano. Ho avuto il piacere di assaggiare una di queste dico ai ragazzi la 2019: il legno ha conferito al vino un’armonia sorprendente che ha reso ogni sorso una piccola rivelazione. Mentre parlo noto che alcuni dei partecipanti sono presi ad analizzare il colore di Amaltea, altri lo assaggiano con calma, lasciando che il vino si apra lentamente nel calice. Qualcuno osserva ad alta voce come la sua armonia emerga passo dopo passo, mentre un altro commenta che il vino sembra trovare equilibrio senza fretta, quasi con naturalezza.
In quel momento, tra mito e realtà, l’ABC della degustazione aveva fatto breccia nel cuore dei presenti. Quando arriva Nox (Merlot 50% – Montepulciano 50%), la serata prende una tonalità più intensa. Il nome, in latino, significa “notte”, e non è stato scelto per caso. La prima annata, quella del 2016, fu complessa e sfidante: un’annata in cui il caldo improvviso e le piogge tardive misero a dura prova le vigne. Ma proprio in quella difficoltà, spiega Federico, nacque un vino di straordinaria profondità, elegante e intenso, incarnando perfettamente la citazione che ne ispirò il nome: “Più buia la notte, più luminose le stelle.” Il colore rosso rubino nel calice mostra subito una profondità meditativa. Il primo sorso porta con sé qualche secondo di silenzio, uno di quei silenzi che non nascono dall’incertezza ma dall’attenzione. Qualcuno parla di frutta matura, qualcun altro di spezie appena accennate. Altri restano ancora qualche istante in ascolto, perché hanno capito che alcuni vini hanno bisogno di tempo per rivelarsi completamente. Colgo l’occasione per raccontare la mia prima volta con Nox in compagnia di un semplice filetto di manzo: ricordo che la sua struttura elegante e la profondità dei profumi trasformarono un pasto semplice in un’esperienza memorabile, perché il vino diventa ricordo e sensazione quando incontra la compagnia, il momento o l’abbinamento giusto. Quando sento qualcuno dire che aspetta l’occasione giusta per aprire un determinato vino lo rimprovero, perché in realtà è il gesto stesso di stappare una bottiglia a creare l’occasione, trasformando un momento qualunque in un momento speciale. Per chiudere in bellezza arriva Ossidiana (Merlot 100%), il capitolo finale del percorso. Federico ci spiega che il nome richiama la pietra vulcanica nera e lucida, nata dal raffreddamento della lava, custode della memoria del fuoco della terra. Nei vigneti da cui nasce, dopo la pioggia, il terreno lascia affiorare una polvere scura e brillante: minuscoli frammenti minerali che raccontano l’origine profonda dei suoli. È da quella presenza silenziosa che il vino trae parte della sua identità: una freschezza viva, una tensione minerale che attraversa il sorso e lo rende vibrante. Qualcuno sorride e osserva che i vini più autentici non sono quelli che vogliono piacere a tutti, ma quelli che riescono a imprimersi nella memoria. Un pensiero che raccoglie immediato consenso attorno al tavolo, ma che soprattutto risuona in me, perché è uno dei principi fondamentali dell’ABC della Degustazione. Stiamo per concludere la serata quando una ragazza, con un sorriso curioso, mi interrompe: Ma non ci hai raccontato del tuo primo assaggio di Ossidiana. Io e Federico ci scambiamo uno sguardo divertito, quasi complice. In effetti Ossidiana è stato il primo vino che ho assaggiato tra le sue etichette, e forse proprio per questo è diventato il mio preferito. Mi riporta all’inizio di una bella amicizia fondata sulla stima reciproca e una grande passione in comune, e mi conferma quanto il vino non sia mai soltanto ciò che c’è nel calice. Tra gli ultimi sorsi e commenti, la serata volge al termine con quella sensazione che accompagna sempre gli incontri riusciti: il tempo è passato senza fretta, i calici si sono svuotati lentamente e il tavolo si è riempito di storie. Nell’aria rimane la consapevolezza che il vino, quando viene vissuto così, torna a essere ciò che è sempre stato: un gesto antico che unisce le persone. È questo il cuore dell’ABC della Degustazione: un’esperienza completa, a metà strada tra rito conviviale, gioco sensoriale e momento di scoperta, dove partecipare è naturale, ma condividere diventa inevitabile. Ed è proprio da qui che ripartirà il prossimo appuntamento, con nuovi produttori, nuovi vini e nuove storie da raccontare. ABC della Degustazione
Non limitarti a bere. Impara a degustare.
E ricordati sempre: nessuna bella storia è mai iniziata con “stavano bevendo acqua”. Alessandra Massimi – ABC della Degustazione
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