Artico. Un viaggio tra sensi, storie e condivisione
18 Mar 2026
L'ABC della Degustazione

Artico. Un viaggio tra sensi, storie e condivisione

 

Mentre il tramonto romano si adagia lentamente sui tetti e sui sanpietrini, le luci calde dell’enoteca disegnano riflessi dorati sul legno del grande tavolo, attorno al quale passeremo le prossime ore.

I partecipanti cominciano ad arrivare, intravedo i primi volti: alcuni curiosi, altri timidi, quasi impauriti nel varcare quella soglia, alcuni già incontrati in precedenti appuntamenti, altri alla loro prima esperienza, attratti semplicemente dal fascino del vino e dalla promessa di una serata fuori dagli schemi.

L’intimità dello spazio, il silenzio denso di attesa e la disposizione raccolta dei posti creano subito una sensazione di familiarità.

In questo scenario sta per prendere vita un nuovo appuntamento con l’ABC della Degustazione, il format che ho ideato per trasformare il vino in qualcosa di più di una semplice degustazione: non è una lezione, né una presentazione tecnica, ma un’esperienza in cui ogni partecipante diventa protagonista di una storia che si scrive attorno al calice, parte attiva di un racconto che si costruisce in tempo reale, intrecciando impressioni, ricordi e sensazioni.

Con ABC della Degustazione il vino diventa ponte tra storie, memoria ed emozioni, dove ogni calice è un invito a fermarsi, a percepire, a sentire.

Do il benvenuto ai partecipanti raccontando brevemente chi sono e come è nato l’ABC della Degustazione, poi presento l’ospite della serata.

Artico. Un viaggio tra sensi, storie e condivisioneFederico Artico, titolare dell’Azienda Agricola Artico (Aprilia – LT), arrivato con le sue etichette e la naturalezza di chi sa raccontare il vino come si racconta un viaggio agli amici.

Federico ci parla subito della sua azienda: di come ogni vite venga curata a mano, di come il sole e il mare della costa laziale influenzino i vigneti, e di come ogni sua bottiglia nasca dall’incontro tra tecnica, passione e un pizzico di intuizione. Ci parla della sua terra ricca di minerali, delle vigne più antiche e di quelle più giovani, e della cura con cui segue ogni fase, dalla potatura alla vendemmia. Racconta di come a volte le annate siano sfidanti, e di come proprio quelle difficoltà possano regalare vini straordinari, ricchi di personalità.

La degustazione inizia con il Sauvignon, luminoso e aromatico. Io e Federico versiamo il vino nei calici e invitiamo i partecipanti a percepirne i profumi senza pensare a termini tecnici, lasciando che emerga spontanea la prima immagine, il ricordo, la sensazione più immediata.

Il silenzio delicato che avvolge il tavolo è rotto da un sorriso accompagnato da un timido mormorio:

Mi ricorda l’odore dell’erba bagnata dalla pioggia

dice una ragazza.
Subito dopo un altro aggiunge:

C’è un profumo di fiori appena colti, come se nel calice fosse racchiuso un giardino.

Artico. Un viaggio tra sensi, storie e condivisioneIo sorrido, perché questi commenti mi dicono che i ragazzi hanno già capito il senso dell’ABC della Degustazione: dare voce alle sensazioni e condividere cosa provano guardando, annusando e bevendo il vino, senza vergogna né paura di essere corretti o giudicati.

Le note agrumate e floreali del Sauvignon si intrecciano con le impressioni dei presenti e la conversazione prende forma tra curiosità, stupore e sorrisi.

Federico ci racconta di quanto il Sauvignon richieda delicatezza in vigna e di come, in alcune annate, basti un piccolo vento o un acquazzone a cambiare completamente il risultato finale.

Io mi diverto a raccontare il primo sorso di questo Sauvignon: ero su un terrazzo del centro storico, il tramonto tingeva i tetti di rosa, e il vino unito alla meraviglia dei monumenti di Roma fece sospendere il tempo. Ogni nota agrumata apriva in me una finestra di ricordi e suggestioni, confermandomi che degustare è esperienza sensoriale ed emotiva insieme.

Con il secondo vino, Amaltea (Trebbiano – Ugni Blanc 100%), la conversazione rallenta, respirando con più attenzione, assumendo toni contemplativi. Il nome stesso apre una finestra su un racconto antico: nella mitologia greca, Amaltea è la nutrice del piccolo Zeus, colei che lo protegge e lo nutre quando è fragile e nascosto al mondo. Alcune versioni parlano di una ninfa, altre di una capra, il cui latte donava al giovane Zeus la forza per crescere.

Federico ci spiega che il nome simboleggia nutrimento e protezione, valori che rispecchiano la generosità del Trebbiano, un’uva che per secoli ha sostenuto generazioni di contadini nel centro Italia, portando sostanza e continuità alla vita rurale. Ci racconta anche di come abbia sperimentato passaggi in legno su alcune annate, cercando di valorizzare l’eleganza naturale del Trebbiano.

Ho avuto il piacere di assaggiare una di queste

dico ai ragazzi

la 2019: il legno ha conferito al vino un’armonia sorprendente che ha reso ogni sorso una piccola rivelazione.

Mentre parlo noto che alcuni dei partecipanti sono presi ad analizzare il colore di Amaltea, altri lo assaggiano con calma, lasciando che il vino si apra lentamente nel calice. Qualcuno osserva ad alta voce come la sua armonia emerga passo dopo passo, mentre un altro commenta che il vino sembra trovare equilibrio senza fretta, quasi con naturalezza.
In quel momento, tra mito e realtà, l’ABC della degustazione aveva fatto breccia nel cuore dei presenti.

Quando arriva Nox (Merlot 50% – Montepulciano 50%), la serata prende una tonalità più intensa. Il nome, in latino, significa “notte”, e non è stato scelto per caso. La prima annata, quella del 2016, fu complessa e sfidante: un’annata in cui il caldo improvviso e le piogge tardive misero a dura prova le vigne. Ma proprio in quella difficoltà, spiega Federico, nacque un vino di straordinaria profondità, elegante e intenso, incarnando perfettamente la citazione che ne ispirò il nome: “Più buia la notte, più luminose le stelle.”

Il colore rosso rubino nel calice mostra subito una profondità meditativa. Il primo sorso porta con sé qualche secondo di silenzio, uno di quei silenzi che non nascono dall’incertezza ma dall’attenzione. Qualcuno parla di frutta matura, qualcun altro di spezie appena accennate. Altri restano ancora qualche istante in ascolto, perché hanno capito che alcuni vini hanno bisogno di tempo per rivelarsi completamente.

Colgo l’occasione per raccontare la mia prima volta con Nox in compagnia di un semplice filetto di manzo: ricordo che la sua struttura elegante e la profondità dei profumi trasformarono un pasto semplice in un’esperienza memorabile, perché il vino diventa ricordo e sensazione quando incontra la compagnia, il momento o l’abbinamento giusto.

Quando sento qualcuno dire che aspetta l’occasione giusta per aprire un determinato vino lo rimprovero, perché in realtà è il gesto stesso di stappare una bottiglia a creare l’occasione, trasformando un momento qualunque in un momento speciale.

Artico. Un viaggio tra sensi, storie e condivisionePer chiudere in bellezza arriva Ossidiana (Merlot 100%), il capitolo finale del percorso. Federico ci spiega che il nome richiama la pietra vulcanica nera e lucida, nata dal raffreddamento della lava, custode della memoria del fuoco della terra. Nei vigneti da cui nasce, dopo la pioggia, il terreno lascia affiorare una polvere scura e brillante: minuscoli frammenti minerali che raccontano l’origine profonda dei suoli. È da quella presenza silenziosa che il vino trae parte della sua identità: una freschezza viva, una tensione minerale che attraversa il sorso e lo rende vibrante.

Qualcuno sorride e osserva che i vini più autentici non sono quelli che vogliono piacere a tutti, ma quelli che riescono a imprimersi nella memoria. Un pensiero che raccoglie immediato consenso attorno al tavolo, ma che soprattutto risuona in me, perché è uno dei principi fondamentali dell’ABC della Degustazione.

Stiamo per concludere la serata quando una ragazza, con un sorriso curioso, mi interrompe:

Ma non ci hai raccontato del tuo primo assaggio di Ossidiana.

Io e Federico ci scambiamo uno sguardo divertito, quasi complice. In effetti Ossidiana è stato il primo vino che ho assaggiato tra le sue etichette, e forse proprio per questo è diventato il mio preferito. Mi riporta all’inizio di una bella amicizia fondata sulla stima reciproca e una grande passione in comune, e mi conferma quanto il vino non sia mai soltanto ciò che c’è nel calice.

Tra gli ultimi sorsi e commenti, la serata volge al termine con quella sensazione che accompagna sempre gli incontri riusciti: il tempo è passato senza fretta, i calici si sono svuotati lentamente e il tavolo si è riempito di storie.

Nell’aria rimane la consapevolezza che il vino, quando viene vissuto così, torna a essere ciò che è sempre stato: un gesto antico che unisce le persone.

È questo il cuore dell’ABC della Degustazione: un’esperienza completa, a metà strada tra rito conviviale, gioco sensoriale e momento di scoperta, dove partecipare è naturale, ma condividere diventa inevitabile.

Ed è proprio da qui che ripartirà il prossimo appuntamento, con nuovi produttori, nuovi vini e nuove storie da raccontare.

ABC della Degustazione
Non limitarti a bere. Impara a degustare.
E ricordati sempre: nessuna bella storia è mai iniziata con “stavano bevendo acqua”.

Alessandra Massimi – ABC della Degustazione
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