Terre di Veio. ABC della Degustazione speciale Primavera in Cantina
Tra storia, vigne e condivisione: il vino torna alle sue origini
Ci sono giornate che sembrano scritte prima ancora di essere vissute.
Il primo giorno di primavera è una di quelle.
Sabato 21 marzo, con il sole alto e l’aria ancora leggera, l’ABC della Degustazione ha lasciato la città per tornare là dove il vino nasce davvero: in cantina, tra le vigne, nel tempo lento della terra.
È stata la mia prima esperienza di ABC della Degustazione all’aperto e, lo confesso, ero un po’ emozionata.
La destinazione è Terre del Veio, nel cuore del Parco di Veio, un territorio vocato alla viticoltura da millenni, dove la terra racconta storie antiche. Tra dolci pendii di origine vulcanica e vigneti che circondano la cantina scavata nel tufo, passato e presente convivono in perfetto equilibrio.
I partecipanti arrivano poco alla volta: siamo più di venti, accomunati dalla stessa curiosità e dalla voglia di vivere il vino in modo autentico. C’è chi osserva il panorama in silenzio, chi scatta una foto, chi inizia già a fare domande.
Ad accoglierci c’è Dario David, insieme alla sua famiglia. Il modo in cui ci ricevono è semplice, diretto, genuino. La disponibilità sincera mette tutti a proprio agio fin dai primi minuti.
Iniziamo la nostra visita attraversando la cantina mentre Dario racconta la storia dell’azienda: una realtà con oltre settant’anni di tradizione, rinnovata nel tempo senza perdere il legame con il territorio. La cantina è moderna, ma profondamente radicata in una terra che produce vino da millenni.
Poi usciamo.
La luce è piena, i vigneti si aprono davanti a noi ordinati e silenziosi. Camminiamo tra i filari mentre Dario ci parla delle stagioni, delle vendemmie e della cura quasi artigianale dedicata a ogni pianta.
Ed è lì, tra terra e cielo, che il racconto si allarga.
Dario ci spiega che queste vigne appartengono a un territorio che affonda le radici nell’antica Veio, una delle più importanti città etrusche, rivale di Roma prima della sua caduta nel IV secolo a.C.
A pochi passi da qui sono state ritrovate tombe etrusche dipinte risalenti al VII secolo a.C., come quelle dei cosiddetti “Leoni Ruggenti”, testimonianza di una civiltà che già allora viveva profondamente il rapporto con la terra e con il vino. Per questo sulle bottiglie di Terre del Veio troviamo piccoli leoni raffigurati.
Dario ci mostra anche ciò che resta del Cremera, il torrente che scorre in questa valle e che dà il nome a uno dei vini degustati. La geografia diventa memoria, testimone di eventi che risalgono alle origini di Roma.
Mentre ascoltiamo questi racconti, circondati dalle vigne, diventa chiaro quanto il vino sia parte di una storia molto più grande.
Dopo la visita, ci spostiamo sotto un gazebo in legno affacciato sui vigneti.
Il tavolo è pronto. I calici riflettono la luce del primo pomeriggio e le bottiglie attendono il momento di essere raccontate.
Introduco l’ABC della Degustazione spiegando ai nuovi arrivati che si tratta di un’esperienza sensoriale: qui si parte dalle emozioni, non dalle definizioni.
La degustazione ha inizio.
Il primo vino è il Bombino, un vitigno autoctono laziale che nel calice esprime tutta la territorialità di queste terre: note di agrumi, erbe spontanee, freschezza pulita e mineralità che riflette il suolo tufaceo.
I partecipanti parlano con naturalezza: qualcuno percepisce profumi di campo, qualcun altro richiama la mentuccia romana, altri semplicemente sorridono lasciandosi trasportare dal vino.
Poi arriva De Coccio, un vino ancestrale che già dal nome richiama la terra, la materia, la tradizione. Il sorso è profondo, strutturato, e invita a rallentare.
Nel frattempo il cibo arriva: semplice, autentico, perfettamente in sintonia con il contesto. I piatti passano di mano in mano, i calici si riempiono di nuovo e le conversazioni si fanno più leggere.
Con Sorarò, il rosato, la conversazione si accende: un vino che incuriosisce, divide le impressioni e spinge al confronto. Dario racconta la storia del nome: il vino è dedicato a sua nonna, la Signora Rosa, in romano “Sora Rò”. Approfitta per regalarci una sorpresa: ci fa assaggiare la nuova annata ancora da etichettare!
Infine arriva Cremera – Roma DOC Rosso, che chiude il percorso.
Il nome richiama il torrente che attraversa queste terre, testimone di secoli di storia, battaglie e vita quotidiana. Nel calice, il vino è avvolgente, equilibrato, con una profondità che accompagna gli ultimi momenti della degustazione.
I partecipanti assaggiano con attenzione, mentre il sole continua a scaldare il tavolo e le chiacchiere si trasformano in sorrisi compiaciuti.
La degustazione è terminata, ma la voglia di stare insieme no.
Così arriva la sorpresa finale: il karaoke!
In pochi minuti ci ritroviamo tutti insieme a cantare e ridere.
Sotto il gazebo, con le vigne davanti e il cielo limpido sopra di noi, il vino diventa un gesto condiviso, un momento da vivere insieme.

Mi fermo un attimo a osservare la scena: oltre venti persone che poche ore prima non si conoscevano, ora brindano, cantano, ridono. Non ci sono più gruppi, non ci sono più distanze. Solo connessione.
In quel momento capisco che questa giornata ha raggiunto il suo obiettivo: degustare vino creando un ricordo.
Quando il pomeriggio scivola lentamente verso sera, resta la sensazione piena che accompagna le esperienze autentiche.
Salutiamo Dario e la sua famiglia con gratitudine: per l’accoglienza, per i racconti, per aver condiviso i loro vini e il loro modo di viverli.
E mentre lasciamo la cantina, con la primavera appena iniziata, resta una certezza:
il vino, quando vissuto così, diventa storia, territorio, emozione.
Ed è da qui che ripartirà il prossimo appuntamento.
ABC della Degustazione
Non limitarti a bere. Impara a degustare.
E ricordati sempre:
nessuna bella storia è mai iniziata con “stavano bevendo acqua”.
Alessandra Massimi – ABC della Degustazione
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