Scegli la rubrica
Scegli una categoria
- Acini Rari
- Archivio
- BlendNews
- Bollicine e dintorni
- Buongiorno in Vigna
- Cantine di cui anche Bacco andrebbe fiero
- Confine Liquido
- Dal vino in poi
- Degustazioni Artificiali
- Diario di un sommelier
- Editoriale
- El Gottin
- Food&Life
- Identità in fermento
- Il buon vivere
- Il taccuino delle gite (fuori porta)
- Il viaggio di Francesca
- Il viaggio di Orfeo
- Il Vino in una stanza
- Il vino secondo Mario
- In legge veritas
- InternazionalMente
- Itinerari diVini
- L'ABC della Degustazione
- Le Bischerate di un Sommelier
- Le scoperte enoiche di Benny
- Le storie di Wine in Venice
- Live from
- Oltre la carta dei vini
- Oltre le sensazioni del vino
- Passi in cantina
- Percorsi d'assaggio
- Provato per Voi
- Quelle curiose esplorazioni
- Racconti diVini
- Radici di vino
- Riccio Viticcio
- Riflessioni Enologiche di un Viaggiatore diVino
- Salotto diVino
- Senza etichetta
- Speciale Vinòforum
- Suggestioni di Vino
- The Voice of Blogger
- Vigne e orizzonti
- Vino e dintorni
- Vinodentro
- Wine Hunter Stories
- WineKult
17 Febbraio, 2026
Autoctono si nasce. Sempre e solo GoWine
Gowine, ancora loro.
Così come tra gli ultimi eventi legati al mondo del vino dell’anno 2025 c’è stata la presentazione della guida Cantine d’Italia di Gowine, anche il 2026 si apre con una rassegna ormai diventata tradizione, quella del 22 gennaio a Milano nelle sale dell’Hotel Melià è la numero 17, Autoctono si nasce…sempre firmata Gowine.
Eh si! Con una cifra stimata tra 550 e 600 vitigni autoctoni riconosciuti l’Italia è ai vertici mondiali della diversità vitivinicola, un vero caleidoscopio di varietà che contribuiscono ad un patrimonio agricolo e culturale senza pari, ogni regione ha i suoi vitigni legati al territorio anche da millenni, ed ogni vitigno porta con se tradizioni, pratiche vinicole, storie. Preservare questi vitigni significa anche alimentare una economia locale basata sulla valorizzazione delle proprie risorse che sono di natura uniche, accrescendo il concetto di Genius Loci, peraltro anche questa espressione è autoctona e descrive, secondo me meglio di altre e con maggior fantasia, lo spirito di un luogo, l’interazione umana a quella agricola e climatica.
Gowine ci regala con questa rassegna la possibilità di conoscere almeno 100 di questi vitigni, ci regala soprattutto lo spunto per diventare curiosi. Ricordando le parole di Jules Guyot “Il genio del vino è nel vitigno” quindi….iniziamo a cercare.
Va beh, senza scomodare gli autoctoni straconosciuti come il Nebbiolo, il Sangiovese, l’Aglianico, il Verdicchio, etc. iniziamo la degustazione con un Buccinato di Campioli.
Siamo nell’entroterra delle Marche, vicino a Fano, le uve sono Biancame mentre il vitigno si chiama Bianchello.
La cantina che lo produce è l‘Azienda Agricola Fiorini, quasi una vocazione per il Bianchello che lo declina con diversi affinamenti, dall’acciaio al cemento al legno ed anche con criomacerazione.
Nel dubbio….li assaggiamo tutti.
Sant’Ilario Bianchello del Metauro Doc, vinificazione solo in acciaio, non fa fuochi d’artificio in bocca ne al naso comunque frutta e fiori escono abbastanza bene, appena sapido e molto verticale.
Buccinato di Campioli Bianchello del Metauro Doc Superiore, decisamente meglio. Subito d’impatto è molto piacevole, si fa voler bene in fretta, un piacione dal gusto di pesca, melone, un po’ di banana, ed anche i fiori vanno in questa direzione, zagara, mimosa, qualche erba aromatica ci sta, così come la sensazione di vaniglia, un po’ balsamico nel finale con un agrume che potrebbe essere pompelmo rosa. In bocca decisamente morbido ed anche l’acidità è bella tranquilla. Fresco e di facile beva.
Secondo noi si cresce ancora con la complessità con il Bianchello del Metauro Doc Superiore, elevazione in cemento.
Bella struttura, ricalca un po’ il Bianchello Superiore Buccinato ma aggiunge note di miele, salvia, cedro, e pietra focaia come minerale. Anche la persistenza è maggiore. Ci piace.
L’ultimo è Andy, dedicato a Andy Wharol, sempre Bianchello del Metauro Doc Superiore, affinamento in tonneaux, criomacerazione, senza filtraggio. Ancora un aggiunta di sentori, burroso, mandorla ed una mineralità più spiccata si sentono bene, e poi…..morbido morbido.
Interessante questa verticale di Bianchello e molto brava la cantina Fiorini a proporla!
Dalle Marche alla Sardegna in pochi passi…..Centro Sardegna.
Monica.
La Monica o il Monica?
Tipo…..bianco o rosso? Rosso!
Il Monica è il protagonista del prossimo vino, rosato, splendido.
100/Kent’annos, di facile intuizione il significato del nome, è un augurio di lunga vita da questa realtà di Sorgono, cooperativa nata agli inizi degli anni ’50, la Cantina di Mandrolisai.
Questo rosato da uve di Monica, Canonau e Bovale, te lo immagini in una sera di tarda estate davanti ad un risotto ai frutti di mare, di buon corpo e persistenza con i tipici piccoli frutti rossi in evidenza, melograno, fragolina, profumato e bilanciato tra alcol e freschezza, un finale piacevolmente minerale.
Puglia!
Ancora mare, ancora un rosato, in Puglia l’Azienda Agricola Felline presenta un rosato definito Pop, Polignano, Susumaniello accompagnato da Negroamaro e Primitivo.
E’ un vino perfetto per iniziare una serata, aperitivo fresco e agile per stare in compagnia, piacevolmente semplice ed immediato, anche la grafica in etichetta esalta queste sue qualità, gioca tanto sui frutti come ciliegia, ribes e lampone, succoso e acidulo che invoglia a bere, forse in abbinamento al cibo un po’ svanisce.
In provincia di Brindisi assaggiamo due rossi della cantina Scarpello, Estra Rosso il primo, da uve Negroamaro, con una breve criomacerazione si esaltano le morbidezze del frutto, mora e ciliegia, rendendolo subito beverino.
Piuttosto delicato anche nelle spezie dolci ed erbe aromatiche, timo e noce moscata e un po’ di cacao, con Il tannino che si maschera nel tono vellutato che ha il vino.
Il secondo è un Primitivo Terralia, qui oltre alla criomacerazione anche la fermentazione è mirata ad estrarre le sensazioni primarie, frutta e fiori. Questa fase è sviluppata a bassa temperatura sino ad arrivare ai 20 gradi, temperatura da bianco per intenderci!
Quindi ancora tanta morbidezza nel gusto e nei tannini, più ricco di sfumature con un bouquet ampio, prugna, amarena, arancia sanguinella, cannella, pepe nero, cioccolato, violetta.
Calabria!
Restiamo al Sud, in Calabria troviamo il vitigno Pecorello, proposto dalla cantina Tenuta Iuzzolini con Prima Fila.
Un bianco agrumato ed esotico nei frutti, profumato di macchia mediterranea e mandorla, spinto un po sulla sapidità ed acidità, bello verticale resta comunque fresco e abbastanza lungo, cerca la compagnia del cibo per equilibrarsi meglio e secondo noi con una frittura trova la giusta compagna.
Abruzzo
In Abruzzo siamo passati dalla Cantina Pasetti per assaggiare il loro Testarossa, Trebbiano d’Abruzzo Riserva.
L’elevazione tra acciaio e barriques regala a questo stupendo vino note di burro e di vaniglia, sentori fumè e agrumi canditi, frutta a polpa gialla e aromi di fiori gialli, il sorso è bello pieno e lungo, consistente. Ottimo assaggio!
Ancor di più il loro Montepulciano d’Abruzzo Harimann, fermentazione a bassa temperatura, 24 gradi per estrarre al massimo i sentori varietali del vitigno, poi affinamento in cemento e barriques.
Vino destinato al lungo invecchiamento, molto complesso in equilibrio costante tra frutta rossa sottospirito, confetture, aromi terziari di liquirizia, caffè, cacao amaro, l’ago della bilancia è una viola passita, è un vino intenso che anche da solo tiene compagnia tutta la serata.
Piemonte
Un salto poi nel Piemonte per trovare la Tenuta La marchesa, Monferrato, che ci fa assaggiare due autoctoni molto interessanti, Monferrato Rosso Valino, da uve di Uvalino.
Criomacerazione anche in questo caso, colore molto intenso e compatto, è un vino che colpisce per la sua struttura, oltre alla frutta matura rossa e fiori dolci spiccano subito un delicato sentore di liquirizia, di note balsamiche, terziari come tabacco e cacao amaro, il tannino è presente e con margini di affinamento. Decisamente da lasciar invecchiare per gustarlo al meglio.
Il secondo assaggio è un Albarossa Etichetta Oro, vitigno Albarossa nato da un incrocio tra Nebbiolo e Barbera.
Non manca nemmeno qui la criomacerazione, che oggi ha imperato tra le tecniche di vinificazione, i sentori ricordano il primo vino assaggiato ma con una distinzione sull’eleganza, qui la ritroviamo maggiore così come gli equilibri in bocca, per esempio con i tannini già più maturi.
Sicilia
Altro giro al Sud nella meravigliosa Sicilia con un Frappato ed un Cerasuolo di Vittoria.
La cantina è la Tenuta Valle delle Ferle, il suo Frappato Doc Vittoria è un vino fresco e fragrante, con un colore rubino scarico ed una frutta tutta virata alla delicatezza, melograno, sottobosco, pepe bianco, timo, rosa, ecco, i toni sono questi.
Il tannino è molto morbido, non lunghissimo in bocca e secondo noi se servito fresco ruba la scena a tanti bianchi in abbinamento al pesce. Una carezza.
Il secondo vino della cantina è il Cerasuolo di Vittoria 50% alla pari tra Nero d’Avola e Frappato.
Anche questo risulta agile in bocca, snello, elegante nei profumi e maggiormente persistente in bocca, aggiunge al primo vino delle note di eucalipto e mirto. Anche in questo caso il tannino è ben levigato. Riempie bene la bocca.
Chiudiamo restando in Sicilia, sull’isola di Salina, guardando la brochure della Cantina Colosi non sappiamo se ridere o piangere, praticamente a strapiombo su un mare di un blu infinito, con in vitigni inondati dal sole, WOW!
Iniziamo con un vino bianco Salina bianco, 50% Cataratto e Inzolia.
Gli agrumi e la frutta esotica, ananas e mango, biancospino e sambuco sono in prima linea per un vino fresco con una buona acidità e sapidità, la mandorla? C’è, alla fine la si ritrova con piacere.
Per finire la giornata un Vermouth da uve Inzolia, Sei Un Vermouth, sempre cantina Colosi, delizioso con tutte le sue note speziate dalla genziana, al cardamomo, alla china, alla vaniglia, alla menta, ci voleva un po’ di ghiaccio ed una sedia a sdraio in riva a quel mare di un blu infinito aspettando il prossimo evento di Gowine, per ritornare a viaggiare attraverso i vini e le persone che lo raccontano.
Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
Mi trovi su Instagram come @atti_a_divenire
Leggi
Mi trovi su Instagram come @atti_a_divenire
16 Febbraio, 2026
Olimpiadi Milano Cortina 2026: il Garda ambasciatore internazionale
In occasione dei Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026, il Consorzio Lugana DOC sarà presente a Casa Veneto con un evento dedicato al racconto della Denominazione e del territorio unico da cui nasce, il Lago di Garda, confermando il ruolo del Lugana come ambasciatore di qualità e identità in un contesto internazionale.
Casa Veneto, spazio istituzionale di Regione Veneto ospitato presso la Casa delle Regole a Cortina, rappresenta un luogo di riferimento per la promozione del territorio; pensato per valorizzare le eccellenze regionali attraverso incontri, approfondimenti e momenti conviviali, mettendo in dialogo istituzioni, fondazioni e consorzi di tutela.
Il 18 febbraio, dalle ore 16.00 alle 17.00, si terrà un focus sul Lago di Garda a cura di Destination Verona & Garda Foundation, che offrirà un inquadramento territoriale e culturale dell’area gardesana, sottolineandone il valore strategico in termini turistici e identitari.
A seguire, il Consorzio Tutela Lugana sarà protagonista di un aperitivo con degustazione dell’annata ‘24 accompagnato da un approfondimento dedicato alla denominazione. Un’occasione per raccontare le caratteristiche distintive della Doc, il legame profondo con il Lago di Garda e il ruolo del vino Lugana come espressione autentica di questi luoghi.
La presenza del Lugana DOC a Casa Veneto, in un contesto di visibilità mondiale come quello olimpico, rafforza il posizionamento della denominazione come simbolo di eccellenza del made in Italy, capace di unire sport e cultura attraverso il linguaggio universale del vino.
Edoardo Peduto, Direttore del Consorzio Tutela Lugana DOC:
Le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 rappresentano un momento straordinario di visibilità internazionale per l’Italia e per i suoi territori. Essere presenti a Casa Veneto significa contribuire attivamente a questo racconto collettivo, portando il Lugana come espressione autentica del Lago di Garda e di uno stile che unisce vino, cultura e paesaggio.
La Redazione
Leggi
16 Febbraio, 2026
WINE PARIS 2026: l'Italia protagonista
1.350 espositori italiani secondo Paese dopo la Francia
Si è conclusa l’11 febbraio 2026 Wine Paris, il salone internazionale di riferimento per il settore vinicolo che ha aperto le sue porte a Paris Expo Porte de Versailles con un’edizione record. L’evento si è confermato come vetrina globale per produttori, importatori e distributori, offrendo un’opportunità eccezionale per esplorare le ultime tendenze, scoprire nuovi talenti e consolidare relazioni commerciali su scala internazionale.
Con la partecipazione di oltre 6.000 espositori da più di 60 nazioni e 60.000 visitatori da 155 Paesi, Wine Paris 2026 si è affermato come il punto di incontro per l’intera filiera del vino e degli spirits.
Italia seconda forza con +25% superficie espositiva
Con una presenza sempre più incisiva, l’Italia ha consolidato il suo ruolo di primo piano. Dal 2019 a oggi, la superficie espositiva dedicata alle cantine italiane è quadruplicata, e l’edizione 2026 ha registrato un ulteriore balzo in avanti, con ben 1.350 espositori e una superficie totale di 12.000 m² (+25% rispetto al 2025). Questo risultato posiziona stabilmente l’Italia come il secondo Paese più rappresentato alla fiera dopo la Francia.
L’Agenzia ICE ha rinnovato il suo impegno con una collettiva italiana di 130 aziende produttrici di vino e distillati, distribuite su circa 1.300 mq tra la Hall 5.1 dedicata ai vini e la Hall 2.2 nell’area Be Spirits. Il Padiglione Italia è stato inaugurato il 9 febbraio alla presenza del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, dell’Ambasciatrice Emanuela D’Alessandro e del Presidente ICE Matteo Zoppas.
Dichiarazioni istituzionali
Ministro Lollobrigida
La grande partecipazione delle aziende italiane a Wine Paris 2026 dimostra la volontà del settore di guardare al futuro con impegno e ottimismo. I nostri vini sono eccellenze che custodiscono la nostra tradizione senza smettere di innovare per conquistare nuovi mercati.
Matteo Zoppas, Presidente ICE
Nel 2024 il vino italiano ha superato gli 8 miliardi di euro di export (+4,7%). In uno scenario globale complesso, l’Agenzia ICE sostiene le imprese con eventi come Wine Paris, parte della strategia ‘Diplomazia della crescita’ del Governo Meloni per presidiare mercati chiave come Mercosur e India.
Numeri export vino italiano
Nei primi 10 mesi del 2025, l’Italia è il secondo esportatore mondiale di vino per valore con 6,51 miliardi di euro (-2,7% sul 2024). Principali mercati:
USA: 1,51 miliardi (23,1%)
Germania: 947 milioni (14,5%)
Regno Unito: 687 milioni (10,5%)
Francia: 267 milioni (4,1%, +4,7% sul 2024)
Per liquori e distillati, 1,42 miliardi nei primi 10 mesi 2025 (-5%), con la Francia quarto mercato (78 milioni).
Padiglione Italia e Spirits Lab
ICE ha accompagnato 120 cantine nell’area vini (Hall 5.1 – E015) e 10 produttori di spirits (Hall 2.2 – B076), con 35 collettive regionali. Riconfermato l’Italian Spirits Lab con cocktail italiani rivisitati da Barbara Migliaccio Spina (Hôtel Barrière Fouquet’s).
Wine Paris 2026 fa parte di OpportunItaly, programma ICE-MAECI per connettere buyer esteri al Made in Italy.
La Redazione
Leggi
16 Febbraio, 2026
Sport Invernali: Masciarelli racconta l'Abruzzo a Winter House Milano
Identità, visione e cultura del vino italiano al centro dell’esperienza fino al 22 febbraio
Masciarelli sarà tra le aziende vinicole italiane protagoniste della degustazione di Winter House Milano, la piattaforma di ospitalità e racconto culturale attiva dal 6 al 22 febbraio presso Aethos Hotel Milano. Un progetto pensato per accogliere atleti, media internazionali e ospiti istituzionali, offrendo un’esperienza immersiva in cui sport, cultura e sistema produttivo italiano dialogano attraverso un linguaggio universale.
Il racconto prende forma attraverso le degustazioni guidate curate da Filippo Bartolotta, wine educator di riferimento internazionale e Art Director del Wine Program di Winter House Milano, che ha costruito un percorso concepito come un viaggio culturale attraverso storie di produttori e territori del vino italiano contemporaneo. Un’esperienza pensata in particolare per il pubblico e la stampa americana, capace di raccontare il vino come linguaggio condiviso e strumento di relazione.
I vini in degustazione: Villa Gemma Cerasuolo e Bianco
Verranno degustati il Villa Gemma Cerasuolo d’Abruzzo DOC Superiore, un vino da vigna unica che racconta il metodo tradizionale di produzione del rosato in Abruzzo. Unisce intensità aromatica e straordinaria bevibilità, distinguendosi per equilibrio e grande versatilità, caratteristiche che lo rendono ideale in abbinamento a un’ampia varietà di piatti.
Sarà inoltre proposto il Villa Gemma Bianco Abruzzo DOC, che esprime l’eleganza e la freschezza dell’Abruzzo attraverso un vino di grande equilibrio e finezza. Ottenuto da un blend di tre vitigni autoctoni abruzzesi – Trebbiano d’Abruzzo, Pecorino e Cococciola – si distingue per complessità aromatica, freschezza e una piacevole mineralità, risultando un bianco versatile e di grande personalità.
Marina Cvetic, Amministratore Unico di Masciarelli Tenute Agricole:
Con la partecipazione a Winter House, Masciarelli consolida il proprio ruolo all’interno di un progetto che celebra il vino italiano come espressione culturale, capace di unire sport, ospitalità e visione contemporanea.
Programma e format esperienziale
Il programma di Winter House Milano ha preso il via sabato 7 febbraio, con una degustazione guidata in dialogo con Brian Boitano, figura di riferimento dello sport internazionale. Un format esperienziale basato su un racconto diretto e immersivo, in cui ogni calice diventa metafora dello sport: preparazione, visione, capacità di affrontare il tempo e fiducia nel proprio percorso.
La presenza di Masciarelli sarà garantita anche durante le esperienze di degustazione dedicate ad atleti e ospiti internazionali, momenti ad alto coinvolgimento che trasformano il vino in strumento di convivialità e confronto culturale, rafforzando il dialogo tra mondi apparentemente diversi ma profondamente affini.
Winter House Milano si inserisce in una narrazione più ampia che unisce vino, artigianato e cultura gastronomica italiana, costruendo un mosaico di storie capace di parlare al pubblico internazionale in modo autentico e riconoscibile. Un racconto che continua oltre il tempo dell’evento, grazie a strumenti pensati per prolungare l’esperienza e mantenere vivo il legame tra ospiti, produttori e territori.
Masciarelli Tenute Agricole
Masciarelli Tenute Agricole nasce nel 1981 dall’intraprendenza di Gianni Masciarelli, figura simbolo dell’enologia abruzzese e grande innovatore, che con il suo operato ha contribuito a far conoscere e valorizzare i vini del territorio, posizionando l’Abruzzo tra le regioni italiane più importanti a livello enologico. Dal 2008 l’azienda fa capo a Marina Cvetic Masciarelli, compagna di vita e di lavoro di Gianni, e alle figlie Miriam Lee e Chiara Masciarelli.
Ambasciatrice in Italia e nel mondo dell’eccellenza dei vini abruzzesi, Masciarelli Tenute Agricole conta 7 linee di prodotto, per un totale di 22 etichette, con una produzione annua di oltre 2 milioni di bottiglie e un export che raggiunge 60 Paesi. L’azienda possiede vigneti e oliveti di proprietà distribuiti nelle quattro province abruzzesi — Chieti, Teramo, Pescara e L’Aquila — preservando la biodiversità del territorio e adottando pratiche agricole orientate al rispetto dell’ambiente e alla sostenibilità del suolo.
Accanto alla produzione vitivinicola, Masciarelli ha investito nel valore dell’ospitalità e dell’enoturismo attraverso il recupero del Castello di Semivicoli, palazzo baronale del XVII secolo trasformato in una raffinata meta di turismo country. Oggi il Castello ospita spazi per accoglienza, degustazioni ed eventi ed è la prima struttura in Italia affiliata a Teritoria, il network presieduto dallo chef Alain Ducasse, distinguendosi anche per le certificazioni EMAS e ISO 9001.
La Redazione
Leggi
16 Febbraio, 2026
Divino
Dipingere gli uomini nella sincerità della loro natura e delle loro abitudini, nei loro lavori, con la loro fisionomia attuale, soprattutto senza posa; sorprendendoli, nell’intimo delle loro coscienze, non per il semplice piacere di schernire, ma come scopo di educazione generale e a titolo di avvertimento estetico: questo pare ai miei occhi il vero punto di partenza dell’arte moderna. J.Proudhon
Se questa frase può essere considerata una delle radici dell’arte moderna, allora il vino, nella sua forma più autentica, ne è da sempre una delle espressioni più sincere. Queste parole sembrano parlare di pittura, eppure potrebbero descrivere, con la stessa precisione, il gesto antico e quotidiano di chi fa vino. Perché anche il vino, quando è vero, è un ritratto. Non idealizza, non compiace: racconta.
Divino, manifestazione enologica giunta alla sua quarta edizione, nasce da questa necessità profonda di sincerità. Il 7 e l’8 febbraio, nella cornice sospesa nel tempo di Villa Piccolomini, a Roma, il vino diventa racconto umano prima ancora che prodotto. Un racconto fatto di volti segnati dal lavoro, di mani che conoscono la terra, di abitudini ripetute anno dopo anno, fino a diventare identità. Ogni calice versato è una sorpresa dell’intimo. Dentro c’è il silenzio delle vigne all’alba, la fatica delle stagioni avverse, l’attesa, il dubbio, la scelta. Non c’è posa, non c’è artificio: c’è la fisionomia attuale di chi quel vino lo ha pensato, difeso, talvolta sofferto. Bere diventa allora un atto di ascolto, un modo per avvicinarsi alla coscienza di un altro essere umano. Qui il vino non cerca il semplice piacere dello stupire. Non ammicca, non schernisce. Educa. Avverte. Invita a una degustazione che è anche esercizio di attenzione, di rispetto, di responsabilità estetica. Perché riconoscere un vino sincero significa riconoscere il valore del tempo, del limite, dell’imperfezione.
Villa Piccolomini accoglie questa narrazione come un grande teatro naturale. Tra architetture storiche e affacci romani, il passato dialoga con il presente, e il vino diventa ponte: tra memoria e visione, tra tradizione e gesto contemporaneo. In questo spazio, Divino si trasforma in esperienza, non in vetrina. La quarta edizione conferma così l’anima della manifestazione: un luogo in cui il vino è cultura viva, linguaggio sensibile, forma di conoscenza. Un invito a rallentare, ad ascoltare, a riconoscere nell’altro, produttore, territorio, annata, una storia che merita attenzione. Perché forse, oggi più che mai, anche nel vino il vero punto di partenza della modernità è la sincerità. E Divino continua a cercarla, calice dopo calice.
Questi gli assaggi dove ho ritrovato quello che cercavo partendo dall’assunto di Proudhon:
AntiCelebration Rosè Coppacchioli Metodo Classico Brut Nature 2018 affinamento sui lieviti 38 mesi uve Pinot Nero 100%. Uno spumante in cui la tecnica e la sincerità del vitigno si incontrano per regalare un’esperienza sensoriale di grande personalità. Nel calice si apre con una veste nitida e brillante, dove la texture setosa delle bollicine racconta subito la disciplina del Metodo Classico: finissima e prolungata, cattura lo sguardo e predispone l’attesa ad un sorso intenso e definito.
Azienda Agricola Castel de Paolis Donna Adriana 2022. Un bianco elegante ma non esile, capace di coniugare la ricchezza aromatica di uve come il Viognier con la freschezza e la tensione della Malvasia e, a volte, Sauvignon, in un equilibrio avvolgente e dinamico. Il risultato è un vino che parla di territorio e artigianalità, con un carattere ben scolpito ma mai aggressivo.
Cantina Solis Terrae Bellone Roma DOC 2023. Un vino bianco che incarna l’anima del territorio laziale. Più che un semplice vino, questo Bellone 2023, atipico, invita alla contemplazione: è ampio ma elegante, fragrante ma equilibrato; un vero ritratto del Lazio vitivinicolo, autentico e sincero come il sole e la terra che gli danno nome. @cantinasolisterrae
Cantine del Maresciallo Lucia Est Falanghina del Sannio Taburno 2024. Un prodotto capace di trasmettere nel sorso l’autenticità del suo territorio: sincero, fragrante e dinamico, con un profilo aromatico che cattura e una freschezza che invita alla condivisione. Colore giallo paglierino, segno della varietà Falanghina nella sua versione più diretta e onesta del Sannio Taburno, espressione di terreni collinari e di un clima mediterraneo che conferisce equilibrio e spinta aromatica.
Terre D’Aquesia Rosarotondo 2024. Un Rosato che esprime con freschezza e carattere l’anima del Sangiovese nel Lazio. È un vino che non vuole passare inosservato: pur restando elegante e immediato, mostra carattere e personalità, risultato di vigne curate con attenzione e di una vinificazione attenta in acciaio. È un vino che racconta sia il vitigno (Sangiovese in purezza) sia il territorio di confine tra Lazio, Toscana e Umbria, con un profilo fresco e conviviale ma dotato di identità.
Brunello di Montalcino Baricci Montosoli 2021. Un vino che parla con voce profonda e carattere, espressione autentica di uno dei siti più celebri e vocati della denominazione. I Vignaioli di Montalcino, con questa bottiglia hanno trasmesso grande equilibrio tra materia e finezza, grande capacità evolutiva e forte senso del luogo. È un vino che può dare soddisfazioni per molti anni in cantina, rivelando con il tempo complessità ulteriori e armonie più ricche. https://www.baricci.it/
Azienda Agricola Le Grazie Don Ciccio. Prodotto che racconta un territorio e una storia personale attraverso il calice. Don Ciccio, le cui bottiglie sono numerate rigorosamente a mano (ho assaggiato la 153 su 600 complessive), parla di leggerezza e autenticità, è espressione sincera di una viticoltura fatta con passione, rispetto per la natura e cura delle varietà autoctone del Cilento. @azienda.legrazie
Azienda Agricola Masca del Tacco Primitivo di Manduria Piano Chiuso Riserva. È un vino che coniuga potenza e finezza, con un profilo aromatico ricco e un sorso intenso ma equilibrato, che racconta con chiarezza il calore del Sud e la nobiltà del vitigno. Questo Primitivo Riserva è espressione di un terroir solare e caloroso, ma anche di una vinificazione attenta: la macerazione prolungata e l’affinamento in legno contribuiscono a dare al vino profondità, equilibrio e una trama tannica elegante, senza mai tradire la potenza insita nel vitigno.
Château Haut-Mongeat Cuvée Speciale L’ Âme Sœur 2017. Un Bordeaux 100% Merlot che unisce equilibrio, carattere e lo stile classico di una delle zone più nobili della regione dei Graves. Un vino rosso di carattere e finezza, capace di esprimere con naturalezza i frutti maturi dell’annata e l’eleganza tipica dei territoti a sud di Saint-Émilion, con tannini ben integrati e una piacevole persistenza gustativa. Una bottiglia che racconta il territorio e il lavoro del vignaiolo, con un potenziale di evoluzione ancora interessante nel tempo. https://www.chateauhautmongeat.com/
Divino non è stata solo una manifestazione enologica: è stato invito a immergersi nell’anima del vino, a scoprire storie, territori e uomini che si celano dietro ogni etichetta. Tra i calici di Villa Piccolomini, ho trovato non solo profumi e sapori, ma il riflesso della passione e della dedizione dei vignaioli, quell’onestà e quell’intimità che trasformano ogni sorso in un’esperienza viva e sincera. Uscendo tra le sale illuminate di Roma, resta la sensazione che l’arte del vino, come ogni grande arte, nasca dall’osservazione attenta del reale: dall’incontro autentico con la natura, con l’uomo e con ciò che rende ogni gesto creativo unico.
Divino 2026 lascia così più di un ricordo: lascia la consapevolezza che degustare significa comprendere, e comprendere significa avvicinarsi, con rispetto e meraviglia, alla vera essenza di ciò che beviamo.
Marco Sargentini – Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
Mi trovi su Instagram e Facebook
Leggi
Mi trovi su Instagram e Facebook
16 Febbraio, 2026
Serena Wines 1881 chiude il 2025 in crescita e preme l’acceleratore sul futuro
Bilancio positivo per la storica azienda di Conegliano: 114 milioni di euro di fatturato, aumento dei volumi e una strategia 2026 sempre più internazionale, con focus su mercati esteri, sul segmento “NoLo” e sul progetto Serena 1881, all’insegna dei “Quality Times”
Serena Wines 1881, realtà storica del territorio del Prosecco con sede a Conegliano, archivia il 2025 con un bilancio che conferma un percorso di crescita solido e progressivo, sostenuto da risultati positivi sia sul fronte economico sia sui volumi e da un’accelerazione significativa in alcune aree strategiche a livello internazionale. L’azienda – guidata da Luca Serena, amministratore delegato e quinta generazione della famiglia, affiancato dal padre Giorgio Serena – chiude l’anno con un fatturato complessivo pari a 114 milioni di euro (+3% rispetto al 2024), confermando Serena Wines 1881 tra le realtà di riferimento del panorama vitivinicolo italiano.
Il 2025 segna una crescita ancora più marcata sul fronte dei volumi, che raggiungono complessivamente 450.000 ettolitri (+7,6% rispetto all’anno precedente), a testimonianza di una performance particolarmente robusta in termini di distribuzione e penetrazione sui mercati. A trainare l’anno è in particolare il formato bottiglia da 0,75 litri, che si conferma il vero motore della produzione: nel 2025 Serena Wines 1881 raggiunge infatti 31,7 milioni di bottiglie, con una crescita pari a +1,6 milioni di bottiglie sul 2024. A completare il quadro dei volumi si affiancano 7 milioni di bottiglie da 0,2 litri – altra performance notevole –, 234.000 bottiglie da 1 litro e 275.000 bottiglie da 1,5 litri, a conferma di un portafoglio formati capace di rispondere a esigenze di consumo diversificate.
Luca Serena
Chiudere il 2025 con un andamento positivo e con segnali di rafforzamento sia sul fronte economico sia su quello dei volumi è per noi la conferma di un percorso solido e, soprattutto, della capacità di essere costanti sul mercato. Sono risultati che arrivano dal lavoro quotidiano di un team preparato e affidabile e da una rete costruita negli anni, fatta di marketing, agenti e distributori: una filiera commerciale che ci permette di presidiare con continuità sia i mercati storici sia quelli più recenti, mantenendo attenzione al prodotto e al servizio.
Sul fronte dei mercati internazionali, infatti, Serena Wines 1881 conferma la solidità delle proprie aree storiche e registra una crescita significativa in Paesi che negli ultimi due anni hanno mostrato dinamiche particolarmente favorevoli: Germania, Gran Bretagna e Croazia restano mercati centrali, con performance stabili o in crescita, mentre tra i mercati sviluppati più recentemente spiccano Russia e Francia, affiancati da Kazakhstan e Turchia, entrambi in espansione con il marchio Serena 1881; il 2025 segna inoltre l’apertura di nuovi sbocchi commerciali in Thailandia, Armenia, Georgia e Sud Africa, mercati in cui l’azienda sta costruendo le basi per uno sviluppo più strutturato nel medio periodo.
Accanto al vetro, continua a rafforzarsi anche il segmento dei fusti, sempre più strategico soprattutto per alcuni mercati esteri e per il canale Horeca: nel 2025 l’azienda totalizza 158.505 ettolitri destinati a questo comparto, di cui 145.000 hl in fusti da 25 litri a rendere e 13.500 hl in fusti one way da 20 litri in plastica, soluzione pensata per rendere più efficiente e competitiva la distribuzione in specifici Paesi e canali. “Il segmento fusti resta un pilastro della nostra strategia: è un business che richiede competenza, presenza costante e una logistica impeccabile, ma che ci consente di essere competitivi e vicini ai canali professionali, interpretando in modo efficace le esigenze di diversi mercati”, chiude Luca Serena.
Dal punto di vista dei brand, il 2025 vede una performance particolarmente positiva di Costaross, marchio che ha beneficiato soprattutto delle crescite registrate in Russia e Francia, dove è ormai stabilmente presente sugli scaffali della grande distribuzione; parallelamente, il management individua nel brand Serena 1881 la direttrice strategica su cui concentrare gli investimenti futuri: nel 2025 il marchio registra una crescita di +200.000 bottiglie e viene identificato come l’asset chiave su cui far evolvere posizionamento, riconoscibilità e qualità percepita, anche attraverso una strategia di comunicazione dedicata che troverà piena espressione nel 2026. Chiude il quadro dei brand Champagne de Vilmont, che nel 2025 raggiunge quota 35.000 bottiglie.
Uno dei capitoli più rilevanti del bilancio 2025 – nonché una elle principali leve strategiche per il futuro – riguarda il segmento no alcol, su cui Serena Wines 1881 sta investendo con convinzione crescente, intercettando un trend di consumo in forte espansione a livello globale: dal 2024 l’azienda produce una bevanda 0.0 alcol a base di succo d’uva che nel 2025 ha superato le 60.000 bottiglie vendute tra Italia ed estero; a fine 2025 ha inoltre avviato la produzione del primo vino dealcolizzato, con basi provenienti dall’Unione Europea (Germania), pronto per essere presentato ai clienti a partire dal 2026, con debutto previsto nelle principali fiere internazionali, a cominciare da Wine Paris. Le prime risposte del mercato sono già incoraggianti, con commesse in arrivo in particolare da Polonia e Regno Unito, e una previsione complessiva che guarda a quota 500.000 bottiglie 0.0 nel 2026, considerando entrambe le soluzioni.
Il 2026 si prospetta dunque come un anno di ulteriore evoluzione strategica per Serena Wines 1881, orientato al rafforzamento del posizionamento e all’innovazione di prodotto: oltre alla proposta dealcolata, ci sarà anche una novità nel segmento fusti, il Limoncello Spritz in fusto one way. Il nuovo anno vedrà inoltre il potenziamento del brand Serena 1881 attraverso il concept “Quality Times”, una nuova immagine coordinata pensata per valorizzare il legame con il territorio e rafforzare la riconoscibilità del prodotto e un’ulteriore espansione internazionale, con focus su Africa, Asia – in particolare Corea del Sud e Giappone – e Americhe, con l’obiettivo di consolidare la presenza negli Stati Uniti e sviluppare nuove opportunità anche in Sud America.
La Redazione
Leggi
16 Febbraio, 2026
5^ Rassegna vini PIWI, premiate le cantine e il punto sulla ricerca scientifica
141 etichette provenienti dall’Italia e dall’estero iscritte alla Rassegn
Cala il sipario sulla quinta edizione della rassegna dei vini PIWI organizzata dalla Fondazione Edmund Mach.
Si è svolta con oltre 200 partecipanti presenti, la cerimonia di premiazione delle 141 etichette partecipanti provenienti da tutta Italia e quest’anno, per la prima volta, anche dall’estero. Al centro della manifestazione, patrocinata da PIWI International – Italia e Consorzio Innovazione Vite, un seminario che ha riunito ricercatori ed esperti del settore per fare il punto sulle più recenti conoscenze legate alle varietà PIWI: dai sistemi di supporto alle decisioni per la difesa fitosanitaria alle nuove evidenze sulle resistenze a patogeni emergenti fino all’approfondimento su varietà di crescente interesse enologico come il Souvignier gris. Presentato anche il nuovo progetto di ricerca applicata triennale Spumares cofinanziato dal FEASR nell’ambito del PEI che mira individuare e valutare nel territorio trentino le varietà resistenti selezionate più adatte alla produzione degli spumanti.
Si tratta di un progetto di CIVIT che coinvolge la FEM come partner tecnico-scientifico, la Cantina di Roverè della Luna e Parsec srl (intervento SRG01 sostegno ai gruppi operativi del PEI AGRI del PSP/CSR 2023-2027).
La fase di valutazione delle 141 etichette in gara, provenienti da tutta Italia e quest’anno anche dall’estero, si è svolta il 12 e 13 novembre e ha visto coinvolti 30 commissari tra cui ricercatori, enologi, sommelier, assaggiatori e comunicatori del mondo del vino.
L’evento è stato aperto con i saluti istituzionali del sostituto direttore generale Maurizio Bottura, del segretario di PIWI International, Christian Waltl, del presidente di CIVIT, Enrico Giovannini e di Piwi-Italia, Marco Stefanini.
Maurizio Bottura ha spiegato che le varietà PIWI si stanno ritagliando una nicchia di mercato nella direzione della sostenibilità e rappresentano una opportunità dal punto di vista tecnico e commerciale. Per il Consorzio Innovazione Vite, come ha sottolineato il presidente Giovannini, la necessità è aggiornare il Testo Unico del Vino (Legge 12 dicembre 2016, n. 238), al fine di consentire l’utilizzo di vino ottenuto da varietà resistenti alle principali malattie fungine, anche all’interno delle DOC.
Nel 2024 CIVIT ha avviato la procedura di protezione di altri quattro nuovi vitigni PIWI, discendenti da Chardonnay, Lagrein e Schiava, frutto delle attività di miglioramento genetico della FEM.
Spazio nelle relazioni di oggi anche ai sistemi di supporto alle decisioni per ottimizzare la difesa delle varietà resistenti, strumenti digitali che permettono di ottimizzare la difesa delle varietà PIWI, mantenendo un efficace controllo delle malattie e permettendo di ridurre il numero di trattamenti in vigneto. L’esperta Sara Elisabetta Legler ha spiegato che nell’ambito del progetto europeo GrapeBreed4IPM sono stati realizzati studi specifici sulle vitigni tolleranti alle malattie, che hanno consentito di calibrare i modelli esistenti per queste varietà. Le ricercatrici FEM Silvia Vezzulli e Paola Bettinelli hanno approfondito il tema delle resistenze genetiche nella vite, con un focus sul marciume nero (Black Rot), malattia fungina emergente, con la presentazione del contributo del Centro Ricerca e Innovzione nello studio dei meccanismi di resistenza e nella loro applicazione pratica all’interno dei programmi di miglioramento genetico, a supporto di una viticoltura più resiliente e sostenibile.
Tomas Roman del Centro Trasferimento Tecnologico ha proposto un excursus delle attività realizzate negli ultimi 10 anni presso FEM per supportare il sistema produttivo nella valorizzazione del Souvignier gris: dalla caratterizzazione aromatica alla definizione delle caratteristiche sensoriali dei vini prodotti dalla varietà, passando dalle considerazioni enologiche da realizzare in funzione della tipologia di prodotto e fino alla valutazione dei protocolli di vinificazione.
Andrea Panichi docente e referente organizzativo della rassegna assieme a Marco Stefanini, ha spiegato che le diverse tipologie di vini premiati sono vini bianchi e rossi e a prolungata macerazione, frizzanti, con rifermentazione in bottiglia e con rifermentazione con il metodo Martinotti, oltre a quelli con residuo zuccherino naturale elevato maggiore di 45 g/l. Nell’ambito della cerimonia è stato presentato daĺla giornalista ed esperta enogastronomica Sara Missaglia il volume “I PIWI ad oggi. Guida ai produttori e ai vini”, nuovo strumento di riferimento per tecnici e operatori del settore.
Nel pomeriggio, sempre a San Michele, si è svolta anche l’assemblea annuale di PIWI International-Italia, associazione che ha sede presso la FEM e che cerca di supportare tutte le iniziative atte a far conoscere i prodotti identificabili con il marchio PIWI International-It agli addetti al settore e a tutti i potenziali consumatori. Di particolare rilevanza è l’impegno che vede l’associazione coinvolta nella richiesta di poter inserire i vitigni PIWI nei disciplinari delle DOP come previsto nei diversi stati dell’Unione Europea.
La Redazione
Leggi
16 Febbraio, 2026
Stravino. Un modo diverso di conoscere il vino
Ci sono eventi che si attraversano con la fretta di chi ha paura di perdere qualcosa. E poi ce ne sono altri che, fin dal primo momento, suggeriscono un ritmo diverso. STRAVINO appartiene a questa seconda categoria: non chiede di essere consumato, ma abitato.
È un evento che non si impone con programmi serrati o percorsi obbligati, ma che lascia spazio all’esperienza individuale, al tempo personale, alla libertà di scegliere come e quanto fermarsi. In un panorama enologico sempre più affollato di appuntamenti, STRAVINO si distingue proprio per questa scelta controcorrente.
Qui il vino non è un oggetto da collezionare, né una prova di competenza. È un mezzo. Un linguaggio. Un punto di partenza per entrare in relazione con le persone che lo producono, con i territori che lo raccontano e con chi lo sceglie con curiosità e attenzione.
Il 28 febbraio e il 1° marzo 2026, STRAVINO torna con la sua IV edizione in Toscana, scegliendo come sede una location che incarna perfettamente questo spirito: Villa Castelletti, a Signa, alle porte di Firenze.
Una location che non ospita, ma accompagna. Villa Castelletti non è una cornice neutra. È una presenza attiva che dialoga con l’evento e ne amplifica il senso. Immersa nella campagna toscana, adagiata su una collina nei pressi del torrente Ombrone, la villa offre uno spazio che invita naturalmente alla calma, all’ascolto, alla sosta.
Raggiungerla è semplice, ma una volta varcato il cancello, si ha la sensazione di entrare in un luogo separato, protetto, dove il tempo assume un’altra densità.
Gli spazi ampi, le sale luminose, gli affacci sul verde creano le condizioni ideali per un evento che mette al centro la relazione. Camminare tra i banchi non è mai un atto meccanico. Ci si ferma, si osserva, si torna sui propri passi. Una degustazione può trasformarsi in una conversazione, una conversazione in un racconto, un racconto in un ricordo destinato a restare. STRAVINO: il vino come esperienza consapevole STRAVINO è una mostra mercato enologica pensata per chi ama davvero il vino:
appassionati, degustatori consapevoli, operatori del settore. Ma soprattutto persone curiose, che non cercano risposte preconfezionate,
bensì dialogo. Durante le due giornate, le cantine presenti non si limitano a versare vino. Raccontano il proprio lavoro, le scelte produttive, le difficoltà, le annate.
I produttori sono presenti, accessibili, disponibili. Non ci sono palchi, non ci sono filtri, non ci sono formalismi. La degustazione è libera,
senza limiti imposti. Ognuno costruisce il proprio percorso, seguendo il gusto, la curiosità, l’intuizione. C’è chi assaggia molto, chi poco.
Chi si sofferma su pochi vini, chi attraversa territori diversi. Non esiste un modo giusto o sbagliato: esiste solo l’esperienza personale. Il pubblico: una comunità temporanea Uno degli aspetti più interessanti di STRAVINO è il tipo di pubblico che riesce a riunire. Wine lovers autentici, persone attente,
che scelgono di esserci non per moda, ma per interesse reale. Si assaggia, ma soprattutto si ascolta. Si fanno domande, si approfondisce,
si torna su un vino perché non è ancora finito il racconto. L’atmosfera che si crea è conviviale, mai caotica, elegante ma informale. Un equilibrio raro, che permette di vivere il vino senza pressioni,
senza aspettative da soddisfare, senza dover dimostrare nulla. Cibo, pause e tempo condiviso A rendere l’esperienza ancora più completa contribuiscono le aree food, realizzate in collaborazione con Uscio e Bottega – Prato.
Non si tratta di una semplice pausa tecnica, ma di un momento che entra a pieno titolo nel racconto dell’evento. Sedersi, mangiare,
condividere un piatto, scambiare impressioni su un assaggio appena fatto. Riprendere fiato, riprendere una conversazione, riprendere il percorso. Anche questo fa parte dell’esperienza STRAVINO: la possibilità di vivere il vino senza separarlo dalla convivialità. Informazioni pratiche STRAVINO – IV Edizione 28 febbraio e 1° marzo 2026
Orario continuato: 11:00 – 21:00
Villa Castelletti – Signa (FI) Il biglietto giornaliero include il calice ufficiale STRAVINO, inciso al laser, che resta come ricordo dell’evento.
Sono previste tariffe dedicate per associazioni di settore e accrediti per operatori. In conclusione STRAVINO non è un evento da “fare”. È un luogo da vivere. Un tempo da attraversare con attenzione. Un invito a conoscere il vino
attraverso le persone, i luoghi e le storie che lo rendono possibile. Un modo diverso di conoscere il vino, che parte dal calice ma arriva molto più lontano. Per tutte le informazioni e per l’acquisto dei biglietti:
https://www.stra-vino.it Elisa Nardi- Oltre le sensazioni del vino
Mi trovi su Instagram come @divinamente.ely
Leggi
Gli spazi ampi, le sale luminose, gli affacci sul verde creano le condizioni ideali per un evento che mette al centro la relazione. Camminare tra i banchi non è mai un atto meccanico. Ci si ferma, si osserva, si torna sui propri passi. Una degustazione può trasformarsi in una conversazione, una conversazione in un racconto, un racconto in un ricordo destinato a restare. STRAVINO: il vino come esperienza consapevole STRAVINO è una mostra mercato enologica pensata per chi ama davvero il vino:
appassionati, degustatori consapevoli, operatori del settore. Ma soprattutto persone curiose, che non cercano risposte preconfezionate,
bensì dialogo. Durante le due giornate, le cantine presenti non si limitano a versare vino. Raccontano il proprio lavoro, le scelte produttive, le difficoltà, le annate.
I produttori sono presenti, accessibili, disponibili. Non ci sono palchi, non ci sono filtri, non ci sono formalismi. La degustazione è libera,
senza limiti imposti. Ognuno costruisce il proprio percorso, seguendo il gusto, la curiosità, l’intuizione. C’è chi assaggia molto, chi poco.
Chi si sofferma su pochi vini, chi attraversa territori diversi. Non esiste un modo giusto o sbagliato: esiste solo l’esperienza personale. Il pubblico: una comunità temporanea Uno degli aspetti più interessanti di STRAVINO è il tipo di pubblico che riesce a riunire. Wine lovers autentici, persone attente,
che scelgono di esserci non per moda, ma per interesse reale. Si assaggia, ma soprattutto si ascolta. Si fanno domande, si approfondisce,
si torna su un vino perché non è ancora finito il racconto. L’atmosfera che si crea è conviviale, mai caotica, elegante ma informale. Un equilibrio raro, che permette di vivere il vino senza pressioni,
senza aspettative da soddisfare, senza dover dimostrare nulla. Cibo, pause e tempo condiviso A rendere l’esperienza ancora più completa contribuiscono le aree food, realizzate in collaborazione con Uscio e Bottega – Prato.
Non si tratta di una semplice pausa tecnica, ma di un momento che entra a pieno titolo nel racconto dell’evento. Sedersi, mangiare,
condividere un piatto, scambiare impressioni su un assaggio appena fatto. Riprendere fiato, riprendere una conversazione, riprendere il percorso. Anche questo fa parte dell’esperienza STRAVINO: la possibilità di vivere il vino senza separarlo dalla convivialità. Informazioni pratiche STRAVINO – IV Edizione 28 febbraio e 1° marzo 2026
Orario continuato: 11:00 – 21:00
Villa Castelletti – Signa (FI) Il biglietto giornaliero include il calice ufficiale STRAVINO, inciso al laser, che resta come ricordo dell’evento.
Sono previste tariffe dedicate per associazioni di settore e accrediti per operatori. In conclusione STRAVINO non è un evento da “fare”. È un luogo da vivere. Un tempo da attraversare con attenzione. Un invito a conoscere il vino
attraverso le persone, i luoghi e le storie che lo rendono possibile. Un modo diverso di conoscere il vino, che parte dal calice ma arriva molto più lontano. Per tutte le informazioni e per l’acquisto dei biglietti:
https://www.stra-vino.it Elisa Nardi- Oltre le sensazioni del vino
Mi trovi su Instagram come @divinamente.ely
15 Febbraio, 2026
Per Vinchio Vaglio il 2025 è stato un anno di risultati positivi
Bilancio in attivo, scorte azzerate, consolidamento dell’immagine aziendale
Vinchio Vaglio è una cantina cooperativa che sin dalla sua fondazione nel 1959 ha perseguito due obiettivi: la qualità e la sempre migliore remunerazione dei viticoltori associati. Se fino a qualche decennio fa ha raggiunto questi obiettivi producendo ottima Barbera da vendere sfusa, ormai dai primi anni del 2000 il Presidente Lorenzo Giordano ha impresso scelte di qualità crescente tanto che oggi la produzione è venduta al 100% confezionata. Circa 1.000.000 di bottiglie e 700.000 bag in box con il risultato che il bilancio cresce sia in Italia come all’estero e l’azienda continua a liquidare le uve di Barbera più di chiunque altro in zona. Ai viticoltori viene sempre di più riconosciuto il lavoro difficilissimo che affrontano ogni anno per coltivare le loro magnifiche quanto difficili colline.
Circa 500 ettari di vigneto per quasi l’80% a Barbera, danno diverse interpretazioni di questo vitigno così versatile. Il rapporto qualità prezzo per il quale Vinchio Vaglio è ormai conosciuta ha fatto il resto. Il presidente Lorenzo Giordano si dice “grato ad ogni singolo viticoltore che ha accettato di impiantare e condurre i propri vigneti secondo le indicazioni di agronomo ed enologo della cantina capendo che lo sforzo richiesto dà il ritorno che serve a fare ottimi vini venduti a prezzi sempre più remunerativi.” Sono ormai decenni che la cantina tiene conto del lavoro necessario per portare avanti anche vigneti di oltre 50 anni che sono alla base di alcuni dei più iconici vini aziendali come il “Vigne Vecchie” e il “Vigne Vecchie 50”. Allo stesso modo vigneti di oltre 30 anni contribuiscono alla produzione de “I tre Vescovi”, senz’altro il vino più noto dell’azienda, di “Insynthesis” uno dei top aziendali, ma anche del Nizza che proviene dal bellissimo bricco “Laudana” da cui prende il nome. A questi piccoli viticoltori la cantina riconosce compensi che siano rapportati alle maggiori spese nonché alla fatica che affrontano. È così che si può contare anche in un cambio generazionale necessario per non perdere l’unicità di questo territorio che l’ha reso Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO. Chi non ha visto quanto sono ripidi i bricchi della zona non può comprendere la passione e la fatica che ci vogliono per continuare a coltivarli. Questo impegno è stato riconosciuto anche dalla Old Vine Conference (www.oldvineconference.org) un’associazione senza scopi di lucro fondata da due Master of Wine che seleziona produttori di vini da vecchi vigneti in tutto il mondo contribuendo a promuoverli e valorizzarli. Ma una cantina cooperativa ha anche un compito sociale per questo, oltre al progetto delle “vigne vecchie” che preserva un patrimonio insostituibile di qualità e biodiversità, Vinchio Vaglio è cantina sostenibile certificata Equalitas e da quattro anni pubblica il relativo bilancio di sostenibilità che è di fatto un triangolo con tre vertici ugualmente importanti: territorio, persone ed economia. Vuol dire scelte ponderate a partire dalla gestione agronomica dei vigneti passando per una minima presenza di solfiti nei vini. Tocca le bottiglie che hanno un peso per l’80% della produzione al di sotto di 420 gr. E i tappi che, quando possibile, sono tecnici invece dei tappi di sughero. Una macchina per l’imbottigliamento dei bag in box visti non come rifugio per vini scadenti, ma come scelta fortemente sostenibile perché riduce del 7% l’impronta di carbonio facendo conoscere nel mondo vini di qualità. Per non parlare di impianti fotovoltaici che rendono l’azienda autonoma energeticamente. La cantina, inoltre, è sempre stata un punto di riferimento per la crescita del territorio fin da quando è stata in prima fila nella ideazione e creazione del Parco Regionale della Val Sarmassa ai limiti del quale ha creato anche il “percorso nei Nidi” (strutture in salice intrecciato a mano sotto i quali poter sostare per picnic), ha realizzato la Big Bench n.94, ha posizionato istallazioni dell’artista Giancarlo Ferraris e creato il giardino delle erbe aromatiche. In tutto ciò Vinchio Vaglio ha una gestione virtuosa del proprio bilancio che chiude in attivo perché sa essere vera impresa.
Premi e punteggi di tutto rispetto e sempre crescenti danno ragione di un lavoro a 360° riconosciuto all’azienda. Per citarne solo alcuni:
dall’Italia il Gambero Rosso che ha premiato con i 3 bicchieri il Vigne Vecchie 50 2023 e con i 2 bicchieri rossi il Vigne Vecchie Barbera d’Asti Sup. 2021, la Guida Vini Buoni d’Italia con la Corona d’Oro al Nizza DOCG Laudana 2022, le 3 Stelle Oro della Guida Veronelli alla Barbera d’Asti Superiore DOCG Sei Vigne Insynthesis 2020. Oltre a Wine Hunter che ha premiato ben 5 vini con la medaglia d’oro e ultimo ma non ultimo il faccino di Doctorwine, alias Daniele Cernilli, al Nizza Riserva 6 vigne Insynthesis 2019.
Dall’estero Falstaff, Suckling, Drink Business, Decanter nonché vari concorsi come il Concours Mondial de Bruxelles, che hanno attribuito medaglie e punteggi ampiamente superiori ai 90/100 https://vinchio.com/azienda/guide-e-premi-2025/ .
Ma la dirigenza dell’azienda è espressione di piemontesi veri, uomini e donne che non si arrendono e tantomeno si siedono sugli allori.
Marco Giordano, il Direttore
Siamo fieri degli ottimi risultati ottenuti in un momento così complicato, ma crediamo fermamente che non ci si possa fermare e si debba continuare a crescere e investire. Per il 2026 sono, infatti, in programma investimenti sia tecnologici, come il raddoppio della nostra linea per il confezionamento dei Bag in Box, sia strutturali come il restauro della parte più antica della cantina che risale al 1959 e che, oltre a essere un patrimonio storico, è anche il fulcro produttivo con le sue oltre 160 vasche di cemento mantenute finora in perfette condizioni internamente e che abbiamo deciso di recuperare anche sul piano estetico.
La Redazione
Leggi