06 Ott 2026
Ferlinghetti blues
A Roma, nel quartiere San Giovanni, Verso Vinosteria propone un percorso dedicato ai vini naturali e artigianali, dove ogni bottiglia diventa un invito a cambiare prospettiva. Attraverso il rosato 24H di Rinelli Vigneti, tra Cesanese, territorio e ventiquattro ore di macerazione, il vino si trasforma in una deviazione capace di raccontare storie, incontri e nuove possibilità.
La vita stessa è come una partita a scacchi da campionato: giocatori scuri che giostrano su un campo a scacchi dove hai a disposizione solo un tempo limitato per completare le tue mosse. E il tuo orologio che gira continuamente e se ci metti troppo tempo per una sola mossa ne avrai altrettanto meno per il resto della tua vita.
Lawrence Ferlinghetti scriveva così in Deep Chess, nel 1976, trasformando la scacchiera in una metafora dell’esistenza: una partita serrata contro un avversario che non concede tregua, il tempo, e nella quale ogni mossa modifica inevitabilmente quelle successive. Non sempre si parte dalla posizione che si vorrebbe. Non sempre l’apertura è favorevole. E quando la partita sembra avviarsi verso il prevedibile, verso quel pareggio senza infamia e senza gloria che Ferlinghetti sembra voler evitare, resta una possibilità: cambiare traiettoria.
Inventare una deviazione.
Tu fidati della deviazione.
È forse questo il modo più interessante per raccontare Verso , una vinosteria di quartiere che nel cuore di San Giovanni, in via Taranto, ha scelto di non giocare la partita dell’ennesima enoteca uguale alle altre.
Perché anche un locale può trovarsi davanti a una scacchiera. Può scegliere di seguire le mosse già conosciute, quelle che garantiscono una partita ordinata e prevedibile. Oppure può decidere di spostare un pezzo, cambiare ritmo, cercare un’altra combinazione.
Verso nasce proprio da questa idea: andare verso qualcosa.
Verso il vino, prima di tutto. Verso i produttori, i territori, le storie che stanno dentro una bottiglia. Verso una cucina capace di accompagnare il calice senza trasformarsi in protagonista assoluta. E soprattutto verso le persone.
La filosofia dichiarata del locale parte, infatti, dal vino naturale e artigianale e da una ricerca costruita attraverso viaggi, assaggi e incontri con i produttori. Oggi la cantina raccoglie etichette, selezionate in Italia e nel mondo.
Le bottiglie qui non sono un numero, da solo, racconterebbe poco. La vera differenza sta nel modo in cui quelle bottiglie vengono messe in relazione con chi entra. Non una collezione da osservare in silenzio, ma un repertorio di possibilità. Una bottiglia può essere l’inizio di una conversazione, una scoperta, un ricordo, oppure semplicemente la risposta a quella domanda che ogni tanto vale la pena farsi: e se questa volta scegliessi qualcosa di diverso?
È qui che la metafora degli scacchi torna a funzionare. Scegliere un vino è, in fondo, una piccola deviazione. Significa affidarsi a qualcuno, uscire per una sera dal proprio repertorio abituale, accettare di non sapere esattamente dove porterà quella mossa. E forse è proprio questa la parte più bella del gioco: non conoscere in anticipo tutta la partita.
È quello che accade quando nel bicchiere arriva 24h di Rinelli Vigneti.
Un vino che invita a cambiare prospettiva, a rallentare la consuetudine e a lasciare spazio alla sorpresa. Dietro una bottiglia non c’è soltanto un’etichetta, ma un territorio, una scelta, un modo preciso di interpretare la vigna e il tempo. E quando queste cose arrivano nel calice, la degustazione diventa inevitabilmente un viaggio.
24h racconta proprio questo: la possibilità di attraversare il vino senza seguire necessariamente la strada più conosciuta. Un nome che richiama il tempo, le ventiquattro ore, il ciclo completo di una giornata, e che diventa quasi una misura simbolica di un modo diverso di guardare alla viticoltura.
Dalla vigna alla cantina, ogni passaggio diventa una mossa. E come negli scacchi, non conta soltanto quella che stai facendo, ma ciò che quella mossa rende possibile subito dopo.
Così il vino non arriva a tavola come un punto d’arrivo, ma come l’inizio di qualcosa: una conversazione, un abbinamento inatteso, un ricordo che si forma mentre il bicchiere si svuota.
È qui che la deviazione acquista ancora senso. Non sempre bisogna sapere dove si sta andando. A volte basta scegliere una bottiglia capace di aprire una strada diversa.
Alcuni vini, più di altri, sembrano ricordarci che anche il tempo può essere una scelta.
24H di Rinelli Vigneti nasce proprio dalle ventiquattro ore. Ventiquattro ore di macerazione sulle bucce che bastano a cambiare il destino dell’uva e a trasformare il Cesanese in un rosato capace di raccontare il suo territorio con una voce inattesa.
È una piccola deviazione, anche questa.
Il Cesanese lo conosciamo soprattutto attraverso il rosso, nella sua espressione più tradizionale. Qui, invece, Rinelli Vigneti sceglie di guardarlo da un’altra prospettiva: quella del rosato. Non per allontanarsi dalla propria identità, ma per cercare dentro la stessa uva qualcosa di diverso.
Così, quelle ventiquattro ore diventano una misura data dal tempo necessario per lasciare che le bucce incontrino il mosto, per estrarre colore, profumi e carattere, prima che il vino prosegua il suo percorso in acciaio. Una scelta precisa, quasi una mossa sulla scacchiera.
Il risultato è un vino dal colore rosa salmone con riflessi cipria, profumato di fiori bianchi e rosa, di fragola e susina. Al palato porta freschezza, frutto e una piacevole acidità, con quella combinazione di vivacità, equilibrio e leggerezza che lo rende immediato senza essere semplice. Ecco che proprio qui 24H incontra perfettamente il senso della deviazione.
Non serve sempre cambiare strada per cercare qualcosa di completamente nuovo. A volte basta guardare la stessa strada da un’altra angolazione.
La stessa uva. Lo stesso territorio. Un tempo diverso. Nel vino, come nella vita, non è sempre necessario sapere quale sarà la prossima casella. A volte è sufficiente avere il coraggio di giocare una mossa diversa dalle precedenti.
Ventiquattro ore possono bastare per cambiare prospettiva.
A Verso il vino incontra una cucina che segue la stessa direzione. Il progetto racconta una proposta fatta di ingredienti di qualità, stagionalità, ricette semplici e curate, con piatti pensati per accompagnare il vino senza sovrastarlo.
Una cucina, dunque, che accompagna il calice. Il vino, a Verso, non sembra essere un elemento accessorio di un ristorante che potrebbe esistere anche senza la sua cantina. È piuttosto il punto da cui tutto comincia.
La stessa storia del locale viene raccontata partendo da un calice, dalla curiosità per i vini naturali e dal desiderio di creare uno spazio nel quale bere bene e stare bene. Solo dopo è arrivata la cucina. Dopo ancora San Giovanni, il contesto, un quartiere vivo, attraversato ogni giorno da chi ci abita, da chi lavora, da chi passa per una cena, da chi va a teatro. Verso è accanto al Teatro Golden e ha costruito intorno a questa posizione una formula capace di cambiare ritmo: aperitivo, cena, dopocena, degustazione, una bottiglia da portare via.
Anche gli spazi seguono questa idea di movimento. Il dehors dialoga con la vita della strada; il bancone e lo scaffale dell’enoteca hanno un carattere più dinamico e conviviale; le sale diventano invece il luogo per una cena più lenta o per una degustazione. Non un unico modo di vivere il locale, dunque, ma diversi tempi della stessa esperienza.
Ed è proprio il tempo, alla fine, a chiudere il cerchio con Ferlinghetti.
Viviamo dentro un orologio che non si ferma. Scegliamo, rimandiamo, acceleriamo. A volte consumiamo le nostre energie cercando di prevedere tutte le mosse successive, come se la vita fosse una partita che possiamo controllare fino all’ultima casella.
Ma non funziona così. Arrivano le deviazioni che non avevamo previsto. Strade che sembrano allontanarci e invece ci portano esattamente dove dovevamo arrivare. Verso parla proprio di questo. Di un bicchiere scelto senza conoscerlo. Di una bottiglia scoperta per caso. Di un piatto ordinato perché qualcuno ce lo ha raccontato bene. Di una cena che doveva durare un’ora e finisce molto più tardi. Di una conversazione iniziata al bancone con uno sconosciuto. Di quella possibilità, apparentemente piccola, di cambiare la propria traiettoria per una sera.
Non serve sempre una grande rivoluzione. A volte basta spostare un pezzo. Fare una mossa diversa. Prendere una strada laterale. Entrare in un’enoteca di quartiere e lasciare che sia il vino, per una volta, a decidere la prossima mossa.
Fidati della deviazione. Forse è proprio lì che comincia la parte più interessante della partita.
LA PROPOSTA DELL’ENOTECA
Alla Mescita circa 12 prodotti trasversalmente italiani, naturali, artigianali e territoriali: Bollicine, Bianchi, Rossi e Rosati.
Marco Sargentini – Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
Mi trovi su Instagram e Facebook
Leggi