In questa sezione le rubriche che fanno parte della nostra storia
23 Giugno, 2022
Spumantitalia 2022 - le bolle che fanno la differenza
Spumantitalia 2022 – le bolle che fanno la differenza
Masterclass, talk- show e assaggi importanti
Carissimi,
La scorsa settimana dal 10 al 13 giugno si è tenuto l’evento SpumantItalia.
Ospitato nella fantastica Garda, sul lago omonimo, SpumantItalia è l’unico evento nazionale che parla di bollicine alle aziende e al mercato in modo effervescente e innovativo.
L’evento è giunto alla sua IV° edizione ed è stato organizzato dal Magazine Bubble’s Italia.
La manifestazione ha l’obiettivo di riunire il variegato mondo della spumantistica nazionale cercando di fare sistema e dare allo stesso una sua riconoscibilità e identità.
Un momento di aggregazione importante che prevede incontri culturali, degustazioni, momenti ricreativi, banchi di assaggio e aree riservate per b2b con le aziende.
Ho avuto modo di partecipare ad una masterclass gestita da Sissy Baratella nella giornata di sabato 11 giugno, dove abbiamo potuto assaggiare bollicine di valore da tutta Italia (Sicilia, Basilicata, Friuli, etc…), un modo di conoscere sempre più il valore delle bollicine Italiane.
In questa edizione le aziende presenti hanno superato le 40 con un insieme di incontri e masterclass anche contemporanee per dare modo a tutti di partecipare a cosa più li interessasse.
Eventi come questo, dedicati ad un solo tipo di vino, riescono, a mio parere, più di altri a promuovere e fare sistema per le nostre bollicine, che davvero non hanno di che invidiare allo Champagne od altri vini spumantizzati.
Cheers e… al prossimo martedì!
Cristina
Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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22 Giugno, 2022
L’Etna e i suoi vini vulcanici
L’Etna e i suoi vini vulcanici
Parlando di vini vulcanici il pensiero vola subito ai i vini prodotti sulle pendici dell’Etna.
Prima di tutto è necessario contestualizzare il territorio: patrimonio mondiale dell’UNESCO, il Monte Etna si trova sulla costa orientale della Sicilia ed è il vulcano attivo più alto d’Europa, uno tra i più attivi del globo. Grazie a millenni di attività eruttiva, l’altezza massima del cono vulcanico oggi supera i 3300 metri di altitudine su circa 45 km di diametro di base. Tali dimensioni lo rendono il vulcano terrestre più imponente d’Europa e dell’intera area mediterranea.
L’attività di ceneri ed eruzioni laviche del vulcano si sono succedute nel tempo e l’azione dell’uomo ha tenacemente sovrapposto al paesaggio lavico un paesaggio agricolo tra i più ricchi dell’isola.
Qui si producono grandi vini grazie ai terreni di origine vulcanica, a volte ciottolosi e ghiaiosi, a volte sabbiosi o meglio cinerei, grazie alle grandi escursioni termiche, che arrivano anche a 25/30 gradi tra il giorno e la notte, e grazie all’altissima fertilità. Sono presenti alcuni dei vigneti più vecchi coltivati in Italia, addirittura più che centenari e ancora a piede franco, con la forma di allevamento più usata, che è anche quella più tradizionale, rappresentata dall’alberello etneo arrampicato su tutto il monte con l’aiuto delle nere terrazze di pietra lavica.
È in questo territorio che vengono coltivate le uve autoctone dell’Etna: Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio per rossi, rosati e spumanti, Carricante e, in minor misura, Catarratto per i bianchi.
Il Nerello Mascalese è però il principe dei vitigni a bacca rossa di questa zona, il più diffuso, ed è simbolo della viticoltura eroica del luogo e delle condizioni estreme: la pendenza dei terreni obbliga a fare tutte le operazioni in vigna manualmente.
Impossibile non paragonare i risultati dei vini etnei nel calice al Barolo e il Barbaresco, entrambi derivati dal mio amato Nebbiolo, oppure al Pinot Noir di Borgogna, seppur ovviamente vi siano molte differenze per quanto riguarda i diversi terroir, hanno tratti in comune quali eleganza, limpidezza e trasparenza al calice, seguite da sapidità, calore e carattere al palato. Nerello, Nebbiolo e Pinot Noir sono vitigni che raccontano al meglio le condizioni tipiche della composizione del suolo, le escursioni termiche, le altitudini e l’esposizione, riflettono il luogo d’origine come pochi altri sanno fare.
Oggi sono 133 le Contrade dell’Etna che compongono lo sfaccettato mosaico del terroir del vulcano. La stratificazione delle colate laviche, l’importante escursione termica, lo scheletro dei suoli, l’esposizione e tanti altri fattori pedoclimatici significativi imprimono sulla Contrada quei tratti di unicità e riconoscibilità tanto apprezzati dagli amanti del vino di tutto il mondo.
Si potrebbero fare molti esempi di vini eccellenti provenienti da questi luoghi, ma prima di tutto occorre citare uno degli uomini che più ha contribuito alla crescita di questa zona, ovvero Andrea Franchetti.
Venuto a mancare alla fine del 2021, Andrea visita la Sicilia circa 20 anni fa innamorandosi dell’Etna. Ed è proprio In questo luogo che matura la decisione di restaurare un antico baglio con cantina sulle pendici del vulcano a circa 1000 metri di altezza sopra alla piccola frazione di Passopisciaro nel comune di Castiglione di Sicilia. Il suo primo impegno è stato quello di recuperare i vigneti terrazzati abbandonati da tempo con viti vecchie di 80-100 anni, incredibile memoria del luogo, per piantarne di nuovi, mantenendo un’altissima densità di impianto di 12.000 piante per ettaro. Visionario e coraggioso, Andrea Franchetti ha contribuito alla rinascita della viticoltura sul vulcano e alla scoperta dei vini etnei da parte del mercato internazionale.
Tra i risultati conseguiti sull’Etna da Franchetti anche la creazione dei vini di Contrada, sul modello dei cru di Borgogna, e l’ideazione del festival internazionale del vino ‘Le Contrade dell’Etna’.
Passopisciaro pratica oggi una viticoltura “di precisione”, totalmente rispettosa della natura, contando oggi su 26 ettari di vigna piantati a Nerello Mascalese, al quale si aggiungono anche altre tipologie di uve non autoctone, come il Cesanese di Affile originario della zona intorno Roma e i francesi Petit Verdot e Chardonnay. Si producono qui nove vini differenti, di cui sei con le uve di Nerello Mascalese.
Il Passorosso è un vino luminoso, prodotto da un assemblaggio di uve provenienti da vigneti situati ad altezze diverse ciascuno con un tipo diverso suolo. Dopo alcuni anni di produzione, Franchetti si è accorto che dalle uve dei diversi vigneti si ricavavano vini assai differenti l’uno dall’altro, così a partire dal 2008, ha iniziato ad imbottigliarli separatamente. Nasce così la lettura in chiave enologica del concetto di Contrada come vero e proprio cru, concetto di cui Passopisciaro ha rivendicato la primogenitura con ben cinque declinazioni conosciute come “vini delle Contrade”: Contrada C, Contrada P, Contrada G, Contrada S e Contrada R, ognuno proveniente da un vigneto posto nell’omonima Contrada, su colate laviche differenti, con diversa composizione minerale e ad altezze diverse, vere e proprie letture temporali delle eruzioni. I vini che ne derivano sono unici e di grande personalità.
Nel 2007 nasce il primo vino bianco di Passopisciaro, il Guardiola, oggi Passobianco, uno Chardonnay in purezza ottenuto da viti piantate a 850-1000m s.l.m., con un profilo minerale fresco ed aromatico che ricorda i grandi bianchi della Borgogna.
Completano la gamma due vini di grande prestigio: il rosso Franchetti, il vero signore dell’Etna cuvée ideata nel 2005 da Andrea Franchetti come assemblaggio di Petit Verdot e Cesanese d’Affile, un vino dal fascino magnetico che racchiude tutta la magia del vulcano e custodisce per sempre la visione del fondatore, a cui si aggiunge, a partire dal 2018, anche un vino a base di Chardonnay, Contrada PC, prodotto in edizione limitata in un piccolo appezzamento di terreno tra gli 870 e i 950 m s.l.m..
Altro grande esempio di amore per l’Etna partito dalla Toscana è rappresentato da Carlo Ferrini che, all’inizio degli anni 2000, inizia a Montalcino la storia di Giodo, nel nome un omaggio ai genitori Giovanna e Donatello, un piccolo podere che, oltre alla nuova cantina “invisibile”, perfettamente integrata nel paesaggio circostante e a una casa colonica oggi finemente ristrutturata, conta sei ettari di vigna. Una superficie non irrisoria nel prezioso mondo del Brunello, individuata dopo anni di ricerca. La prima annata è stata la 2009 e con la 2017 Giodo è arrivato alla sua nona edizione, che ha già raccolto punteggi importanti e grandi soddisfazioni.
Anche Ferrini, che frequenta la Sicilia da enologo consulente da oltre venti anni, cede al fascino irresistibile dell’Etna, che lo fa innamorare. Inizia così la storia di Alberelli di Giodo, con un Nerello Mascalese in purezza, prima annata la 2016, al quale si affianca dall’annata 2020 anche un Carricante, anch’esso in purezza. Le due espressioni di Alberelli di Giodo nascono in otto piccoli appezzamenti nelle Contrade Rampante e Pietrarizzo, che, sommati, arrivano a poco più di due ettari e mezzo a quasi 1000 metri di altitudine e pochi filari di vecchie viti a piede franco.
Ferrini e Franchetti sono testimoni dell’amore per i vini dell’Etna e delle eccellenze che questo luogo genera.
A cura di Giuseppe Petronio
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21 Giugno, 2022
Vinòforum 2022 - Le interviste di Winetales Magazine
Le interviste di Winetales Magazine per dare voce ai protagonisti della diciannovesima edizione di Vinòforum andata in scena a Roma dallo scorso 10 giugno per dieci giorni di passione per il Vino e per il cibo.
Un’edizione da record per presenze e pubblico che sempre di più ha dimostrato che il vino ha bisogno di leggerezza e non solo di palcoscenici patinati.
Con la nostra Press Area abbiamo dato voce agli addetti ai lavori, ma non solo anche al pubblico di appassionati, per rinnovare ancora una volta l’importanza della nostra missione ovvero: Il vino è di tutti!
In questa intervista Nicola Prudente, conduttore Rai, voce storica di Decater su Radio Due e da poco anche conduttore di Camper su Raiuno, si racconta con il suo modo da vero e proprio vulcano.
Ci ha parlato di programmi futuri e di Vino e che ha provato a far raccontare a Giovanna Prandini, presidente di Ascovilo i lombardi lombardi con una modalità meno convenzionale.
Ascovilo ha il difficile compito di “fare squadra” e raccontare la bellezza di un territorio che raccoglie tante diverse eccellenze e che cerca faticosamente di far passare un concetto troppo spesso trascurato dai produttori di Vino: “insieme si è più forti” cercando di promuovere la bellezza della Valtellina, la meraviglia del lago di Garda o le bolle dell’Oltrepò…tutte insieme sotto un unica luce, quella della qualità enoica per permettere di esaltare i prodotti, in questo caso lombardi, a difesa del patrimonio ampelografico italiano.
La chiusura dell’intervista è per Tinto che ci racconta il suo romanzo “Il Collo di Bottiglia” che potete trovare qui.
Nei prossimi giorni vi racconteremo tutte le storie che abbiamo raccolto in questi dieci giorni di manifestazione!
Quindi restate connessi e non perdetevi il punto di vista di: sommelier, operatori, chef stellati o semplici Winelovers che poi sono anche il pubblico che trasforma le parole in numeri ed in vendite per produttori e ristoratori e permettono di far girare questo meraviglioso circo chiamato Vino.
In basso trovate il link della prima intervista con Nicola Prudente e Giovanna Prandini.
A cura della Redazione
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19 Giugno, 2022
Vinòforum 2022 - Le interviste di Winetales Magazine
Le interviste di Winetales Magazine per dare voce ai protagonisti della diciannovesima edizione di Vinòforum andata in scena a Roma dallo scorso 10 giugno per dieci giorni di passione per il Vino e per il cibo.
Una edizione da record per presenze e pubblico che sempre di più ha dimostrato che il vino ha bisogno di leggerezza e non solo di palcoscenici patinati.
Con la nostra press Area abbiamo dato voce agli addetti ai lavori, ma non solo anche al pubblico di appassionati, per rinnovare ancora una volta l’importanza della nostra missione ovvero: Il vino è di tutti!
In questa intervista Emiliano De Venuti, Ceo di Vinòforum ci racconta il segreto della longevità di questa manifestazione ed accoglie Giovanna Prandini, presidente di Ascovilo per la prima apparizione a Roma dei tredici consorzi lombardi riunioni da Ascovilo.
Ascovilo ha il difficile compito di “fare squadra” e raccontare la bellezza di un territorio che raccoglie tante diverse eccellenze e che cerca faticosamente di far passare un concetto troppo spesso trascurato dai produttori di Vino: “insieme si è più forti” cercando di promuovere la bellezza della Valtellina, la meraviglia del lago di Garda o le bolle dell’Oltrepò…tutte insieme sotto un unica luce, quella della qualità enoica per permettere di esaltare i prodotti, in questo caso lombardi, a difesa del patrimonio ampelografico italiano.
Nei prossimi giorni vi racconteremo tutte le storie che abbiamo raccolto in questi dieci giorni di manifestazione!
Quindi restate connessi e non perdetevi il punto di vista di: sommelier, operatori, chef stellati o semplici Winelovers che poi sono anche il pubblico che trasforma le parole in numeri ed in vendite per produttori e ristoratori e permettono di far girare questo meraviglioso circo chiamato Vino.
In basso trovate il link della prima intervista con Emiliano De Venuti e Giovanna Prandini.
A cura della Redazione
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17 Giugno, 2022
Vinòforum 2022 Focus sull'internazionalizzazione
Focus sull’internazionalizzazione
Durante i primi giorni di Vinòforum ho avuto la fortuna di intervistare Giovanna Prandini. Tanti i temi trattati tra cui la volontà di impostare una strategia efficace di approccio ai mercati internazionali che passi da un adeguato piano di comunicazione a una metodologia lineare e semplice per entrare in contatto con le giuste controparti estere.
Durante l’intera intervista, Giovanna ha saputo alternare magistralmente il suo ruolo istituzionale con quello di produttrice di successo. Nonostante la marcata distanza tra questi due ruoli, emergono dei fattori comuni capaci di farci riflettere su temi importanti e trasversali.
Produrre un vino di qualità non è più il fine ma bensì una condizione necessaria per poter essere presenti sul mercato nazionale e per poter accedere ai principali scenari esteri.
Comunicare unicamente i propri prodotti non sembra più essere il miglior metodo di promozione. Sempre più spesso, soprattutto all’estero, risulta più utile comunicare un territorio, promuovere un area o uno stile di vita possibilmente marcatamente Italiano.
Il consumatore diviene sempre più centrale e molte cantine, in Italia così come all’estero, cercano un rapporto diretto con il consumatore, che si dimostra molto più attento, preparato e consapevole rispetto a pochi anni fa.
La promozione estera lato b2b sta a sua volta evolvendo ponendo al centro eventi ad hoc, piccoli eventi di promozione con il diretto coinvolgimento dell’importatore o del buyer. Si preferisce spesso polverizzare i momenti di promozione durante l’anno piuttosto che sostenere grandi investimenti per partecipare ad un solo grande evento fieristico.
Ascovilo sembra quindi aver intrapreso la strada corretta: rafforzare e consolidare la presenza delle denominazioni Lombarde sul mercato nazionale, gettando uno sguardo ragionato anche ai mercati esteri lato b2c e b2b.
Internazionalmente coprirà, attraverso uno speciale, proprio questi temi: promozione, racconto, posizionamento e sviluppo commerciale delle denominazioni Lombarde.
Il filtro, attraverso il quale osserveremo queste dinamiche, prenderà in considerazione diversi aspetti tra cui strategia, formazione, comunicazione, promozione e capacità di generare incoming attrattivo i propri territori produttivi.
Ascovilo, associazione di tredici consorzi vitivinicoli, porta, supportando l’area interviste Winetales, il vino della Lombardia al Vinoforum a Roma dal 10 al 19 giugno per promuoverne l’eccellenza e valorizzare il business enogastronomico.
“Le nostre produzioni vitivinicole sono espressione di un territorio dal grande potenziale, tuttavia talvolta il nostro impegno non viene adeguatamente comunicato”
Giovanna Prandini, presidente di Ascovilo
A cura di Riccardo Rabuffi
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15 Giugno, 2022
Terre di Entella: Il biologico siciliano al suo apice
Terre di Entella: Il biologico siciliano al suo apice
Una passione che va avanti da quattro generazioni
All’interno della rubrica Itinerari DiVini, ho piacere oggi di parlarvi, per la prima volta, di una realtà di assoluta eccellenza, che tuttavia non produce vino, ma produce alcuni dei più buoni alimenti che lo possano accompagnare, primi fra tutti la pasta.
Ci troviamo in Sicilia, e più precisamente nella valle del Belice alle pendici della Rocca di Entella, a ridosso della Riserva Naturale Orientata “Santa Maria del Bosco” e “Monte Genuardo” e della Riserva Naturale Integrale “Grotta di Entella”.
E’ qui che da 100 anni esiste l’azienda agricola Terre di Entella. Una realtà ricca di “sapere e saper fare” e che coltiva la terra con uno sguardo verso l’innovazione tecnologica ed una sempre crescente attenzione per l’ambiente e per i consumatori.
In particolare Terre di Entella fa della valorizzazione della biodiversità attraverso la coltivazione biologica un punto differenziante per tutta la loro produzione offrendo eccellenza in tutti i prodotti.
L’offerta prevede cereali, legumi, olive da olio e uva da vino ad una quota compresa tra 300 e 700 metri s.l.m. nel rispetto delle norme che regolamentano l’agricoltura biologica; oltre all’antica
tradizione nella coltivazione del grano e dei legumi secchi, tra i quali ceci e lenticchie.
Negli ultimi anni poi è stata anche ripresa la coltivazione di antiche varietà locali di grano come Tumminia, Perciasacchi e Maiorca.
Per gli amanti della carne Terre di Entella alleva bovini da carne di pura razza Limousine allo stato brado, in biologico e nel rispetto delle buone pratiche agricole e del benessere animale.
Assaporare Terre di Entella è ottimo, ma io, per chi può, suggerisco di recarsi presso l’azienda agicola e vivere un territorio unico.
L’ azienda agricola sorge alle porte del comune montano di Contessa Entellina, noto per le sue innumerevoli bellezze naturalistiche e per la sua elevata valenza storica e archeologica.
Circondato dalla splendida cornice collinare della Valle del Belice, esso ricade nel settore nord-occidentale dei Monti Sicani ed è caratterizzato dalla presenza di fitti boschi, immense zone di campagna e innumerevoli flussi d’acqua.
La maestosità millenaria del Monte Genuardo, alto 1180 metri, rappresenta un elemento inconfondibile del paesaggio locale, così come la vetta rocciosa del Castello di Calatamauro e la Rocca d’Entella, un rilievo di 568 metri visibile da diversi punti della nostra azienda, che prende il nome dall’antica città elima di Entella, distrutta nel XIII secolo da Federico II di Svevia e oggi sede di scavi archeologici.
Il territorio è caratterizzato dalla presenza di due riserve naturali: la Riserva Naturale Integrale “Grotta di Entella”, che sorge a nord della Rocca d’Entella, e la Riserva Naturale Orientata “Santa Maria del Bosco”, situata nella parte meridionale del territorio e confinante con i comuni di Giuliana (PA) e Sambuca di Sicilia (AG).
Dal punto di vista culturale, Contessa Entellina, insieme a Piana degli Albanesi, Santa Cristina Gela, Mezzojuso e Palazzo Adriano fa parte delle cosiddette comunità “arbëreshë”, le “Comunità Albanesi di Sicilia”, fondate tra il XV e il XVIII secolo da cittadini albanesi in fuga dai Balcani a causa dell’avanzata dei Turchi-Ottomani in tutti i territori dell’ex Impero Bizantino.
In queste zone, l’attaccamento alle proprie radici culturali è molto forte e le tradizioni linguistiche, religiose e artistiche sono gelosamente conservate e tramandate da una generazione all’altra.
Direi quindi davvero una visita completa e multi sensoriale per coloro che desiderano recarsi a scoprire una eccellenza culinaria.
Prima di andare via suggerisco di portare a casa la farina biologica ottenuta da una molitura a pietra naturale a basse temperature, e la pasta trafilata al bronzo: unica per ruvidezza e porosità al fine di meglio assorbire ogni tipo di condimento.
Infine, assaggiate i legumi, forse il vero marchio distintivo di Terre di Entella. La coltivazione dei legumi in agricoltura biologica rappresenta una pratica di fondamentale importanza per il rinnovo della fertilità del terreno senza l’impiego di concimi di sintesi. Quindi i Legumi Terre di Entella oltre ad insaporire zuppe e minestre ed arricchire la dieta svolgono un importante ruolo ecologico.
Alla prossima “scoperta” e al prossimo martedì!
Cristina
Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
16078|https://winetalesmagazine.com/app/uploads/2022/04/Carlotto-1-1-1-150×150.jpg,16079|https://winetalesmagazine.com/app/uploads/2022/04/Carlotto-2-Pinot-1-150×150.jpg,16080|https://winetalesmagazine.com/app/uploads/2022/04/Carlotto-3-1-150×150.jpg,16081|https://winetalesmagazine.com/app/uploads/2022/04/Carlotto-1-150×150.jpg
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13 Giugno, 2022
Vinoforum 2022...che cosa è il vino per te?
Giugno 2022, è iniziata la più importante manifestazione sul vino a Roma, Vinoforum!
Dieci giorni di incontri e interviste per conoscere le cantine della nostra Italia, 2500 etichette e più di 60 chef , masterclass e molto altro.
Un evento dedicato alla passione, alla voglia di emozionarsi davanti ad un bicchiere di vino, destinato ad un pubblico di professionisti ma soprattutto a chi vuole divertirsi a conoscere la propria terra e i suoi prodotti.
Winetales Magazine per il terzo anno è Media Partner della manifestazione, per questa edizione abbiamo deciso di accedere i riflettori dei tredici consorzi della Lombardia di Ascovilo,l’Associazione Consorzi Tutela Vini Lombardi a D.O.C.G. , D.O.C e I.G.T.
Ascovilo nasce il 28 Luglio 1977 , senza scopo di lucro ed il presidente, Giovanna Prandini, ci racconta quanto sia importante per le realtà Lombarde avere la possibilità di confrontarsi, crescere ed essere presenti a questa edizione di Vinoforum.
Il primo weekend di manifestazione, concluso oggi, ci ha permesso di raccontare, nella nostra press area, la Lombardia con il suo prezioso patrimonio ampelografico e lo abbiamo fatto insieme alla presidentessa di Ascovilo Giovanna Prandini.
Tre giorni nella città eterna alla scoperta delle meraviglie del Consorzio del Lugana accompagnati della bellezza del Consorzio dei Vini del Garda DOC ed ammaliati della ricercatezza del Consorzio del Moscato di Scanzo, che ha deliziato il pubblico presente con una una “Masterclass Sensoriale” condotta magistralmente da Federico Bovarini e Francesca Pagnoncelli Folceri, presidente del Consorzio.
Sempre più importante rafforzare il marchio Italia in giro per il mondo ed accedere l’attenzione sull’export dei nostri prodotti, per questo è stata interessante assistere alla tavola rotonda guidata da Riccardo Rabuffi, AD di Beacon Italia, che ha avuto come tema le potenzialità dei vini Lombardi nei marcati d’oltremanica.
Ma come spesso ripetiamo “Il vino è di tutti” e per questo il tema dell’edizione 2022 di Vinoforum è “Cosa è il vino per te? ”
Vi aspettiamo per rispondere a questa domanda fino a domenica prossima…ovviamente vi aspettiamo con un calice pronto ad attendervi insieme alla competenza della nostra sommelier Ilaria!
A cura di Elisa Pesco
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6 Giugno, 2022
GRIGNOLINO che non ti aspetti...
IL GRIGNOLINO CHE NON TI ASPETTI O CHE NON CONOSCI?
Sono sempre interessanti le storie di recupero di vitigni autoctoni.
Il Grignolino è stato considerato per molti anni un vitigno piemontese “secondario” rispetto ai suoi cugini più conosciuti.
Grazie però a un gruppo di vignaioli coraggiosi e passatemi il termine cocciuti ora lo scenario è cambiato.
La visita alla Tenuta Santa Caterina è stata illuminante sotto questo punto di vista.
Un gruppo di produttori incaricano nel 2014 un docente della Facoltà di Agraria di fare ricerche su questo vitigno.
Si è scoperto che già nei trattati di enologia dell’800 il Grignolino era utilizzato per produrre vini da lungo invecchiamento in botte e in bottiglia ed è stato considerato per oltre 1000 anni tra i vitigni nobili e fini.
A quel punto si è iniziato un paziente a attento recupero dei cloni, è stata fatta una selezione massale e creata un’associazione chiamata Monferace (da Mons ferax ovvero colline fertili) che ora conta ad oggi 13 Aziende .
Monferace è il nome che è stato recuperato da un trattato del ‘500. Probabilmente si tratta del modo in cui veniva chiamato il Monferrato all’epoca, ma indica nello stesso tempo la generosità del territorio.
I produttori hanno stilato un rigido disciplinare che prevede che il vino sia prodotto in purezza da uve raccolte nei soli vigneti iscritti a uno specifico albo, e solo nelle annate migliori.
E’ d’obbligo un affinamento di almeno 40 mesi di cui minimo 24 in legno.
Ogni anno una commissione di tecnici insieme ai produttori, degusta i vini alla cieca per valutarne caratteristiche e idoneità.
Se un’annata non è considerata all’altezza del nome Monferace, i produttori possono decidere di non produrla.
Nel corso della Visita all’Azienda insieme al proprietario Avv. Guido Carlo Alleva, abbiamo avuto la fortuna e l’onore di fare una bella verticale (2012, 2013, 2015, 2016, 2017) guidati da Gianni Fabrizio – curatore della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso.
Un’esperienza che consiglio e che vi stupirà.
Articolo a cura di Claudia Riva
The voice of blogger è una rubrica a cura di Stefano Franzoni
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28 Maggio, 2022
CAMPANIA WINE sempre più moderna e di tendenza
La Campania più moderna e di tendenza che dal 21 al 23 Maggio ha messo in scena nel centro di Napoli la manifestazione “Campania Wine” che ha visto la straordinaria compartecipazione di tutti i consorzi di tutela dei vini regionali uniti in un mirabile esempio di compattezza e sinergia al fine della valorizzazione del vino regionale. L’evento, realizzato anche grazie al cofinanziamento dell’Unione Europea, Campagna Medways EU: from Mediterranean to the East, new WAYS to advance Sustainability in Europe, ha avuto come tema dell’edizione quello della sostenibilità.
Dunque coinvolti tutti e 5 i Consorzi di tutela del vino campano con la partecipazione aggiuntiva del Consorzio del Pomodorino del Piennolo.
L’elenco:
CASERTA : “Vitica” Consorzio Tutela Vini Caserta (Presidente Cesare Avenia) tutela le denominazioni: Falerno del Massico DOC, Aversa DOC, Galluccio DOC, Roccamonfina IGT, Terre del Volturno IGT
AVELLINO: Consorzio Tutela Vini Irpinia (Presidentessa Teresa Bruno) tutela le denominazioni: Taurasi DOCG, Fiano di Avellino DOCG, Greco di Tufo DOCG, Irpinia DOC, Irpinia Campi Taurasini DOC
BENEVENTO: Consorzio Tutela Vini Sannio (Presidente Libero Rillo) tutela le denominazioni: Aglianico del Taburno DOCG, Falanghina del Sannio DOC, Sannio DOC, Beneventano IGT
SALERNO: Vita Salernum Vites Consorzio Tutela Vini Salerno – (Presidente Andrea Ferraioli) tutela le denominazioni: Costa d’Amalfi DOC, Cilento DOC, Castel San Lorenzo DOC, Colli di Salerno IGT, Paestum IGT
NAPOLI: Consorzio Tutela Vini Vesuvio – (Presidente Ciro Giordano) tutela le denominazioni: Vesuvio DOC, Pompeiano IGT
Consorzio di Tutela del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio – Cristina Leardi
L’evento è stato anticipato Sabato 21 da un tour via mare attorno al Golfo di Napoli riservato ad una cinquantina di ospiti accreditati tra giornalisti, bloggers ed esperti del settore. Meta l’isola di Procida, Capitale della Cultura Italiana 2022, che con i suoi colori pastello ha fatto da sfondo ad un aperitivo in spiaggia bagnato dalle fresche sfumature di vini bianchi e rosati da tutte e 5 le province.
L’evento si è poi svolto tra Domenica 22 e Lunedi 23 nella centralissima cornice di Palazzo Reale, di fronte a Piazza del Plebiscito, dove nell’ampio e massiccio porticato sono stati allestiti 150 banchetti da degustazione che hanno ospitato altrettanti produttori. Il pubblico ha dato buona risposta poiché più di tremila nella sola prima giornata sono stati gli ospiti paganti che hanno partecipato, dalle 10:00 alle 19:00, al “walk around wine tasting” con la possibilità di scoprire più di 600 etichette in assaggio. La posizione centralissima ha certamente giovato in quanto a visibilità se immaginate tutti i turisti e passanti che nel weekend hanno anche solo attraversato Piazza del Plebiscito. Molto afflusso dunque e tantissima curiosità, ma i produttori ai banchetti sono riusciti ad espletare il loro servizio fino a sera senza troppi momenti di eccessivo affollamento. Più rilassatra la giornata di Lunedì, prevalentemente indirizzata agli operatori di settore, dove la minor ressa e qualche grado in meno di temperatura hanno conferito un’atmosfera più distesa al porticato e gli operatori sono riusciti ad assaggiare i vini con molta calma.
Ad impreziosire il programma sono state organizzate anche una serie di Masterclass tenute da Luciano Pignataro e Chiara Giorleo. Queste si sono svolte tra le sale inferiori di Palazzo Reale e la Sala delle Armi del Maschio Angioino ed hanno avuto come argomento un’introduzione globale sull’universo vini della Campania: denominazioni, territorio, vitigni e stili, dalle bollicine ai rossi più importanti passando per le declinazioni dei rosati oggi sempre più alla moda ai bianchi che sono spesso sinonimo di Campania nell’immaginario comune.
Durante la giornata di Lunedì si è tenuto il forum intitolato “Le indicazioni geografiche come patrimonio sostenibile della Campania e il ruolo dei consorzi di tutela”, in cui si è discusso del ruolo strategico dei consorzi nelle politiche di sviluppo territoriali e riguardo al tema della sostenibilità in relazione al territorio campano. Nel pomeriggio si è poi concluso, sempre nel Teatro di Corte di Palazzo Reale, con “La Campania che ama la Campania 2022” condotto da Veronica Maya e Luciano Pignataro, nel corso del quale sono stati assegnati sessanta riconoscimenti voluti dai consorzi di tutela vini della Campania per le migliori carte dei vini con referenze regionali, allo scopo di far conoscere e sostenere coloro che promuovono la cultura e il patrimonio della vitivinicoltura campana in tutte le possibili forme connesse al mondo del vino.
Un evento che lascia ben sperare con riguardo al futuro, che ha mostrato una regione compatta e 5 consorzi affiatati. Sta a loro proseguire questo percorso di sponsorizzazione di un territorio che vanta un patrimonio ampelografico invidiato in tutto il mondo. Quando si parla di vitigni autoctoni la Campania ha pochi rivali, così come quando si parla di bellezza paesaggistica. Ma si può fare ancora molto di più. La Campania del vino è ancora conosciuta piuttosto superficialmente nel mercato interno e non ha l’appeal che potrebbe guadagnare sui mercati internazionali. Sull’onda del successo della falanghina e della famosa triade che compone assieme a fiano e greco, la Campania viene percepita come regione bianchista anche se in realtà solo un 46% di vino prodotto è bianco ed il vitigno più coltivato è a bacca nera, l’aglianico. Come spiega Luciano Pignataro inoltre non è neppure corretto considerarla una regione “calda” in quanto i territori più vocati e storici si trovano tutti e quanti in altura e qui la vendemmia avviene a fine ottobre in contemporanea con quella di zone situate molto più a nord, come la Valtellina. Un territorio di contrasti e contraddizioni, d’altronde parliamo di quella regione che in Italia vien spesso bistrattata mentre all’estero, Napoli e la Campania intera sono forte sinonimo di italianità, come la pizza e il mandolino. In questo senso si sta anche discutendo riguardo una nuova denominazione regionale. Agli australiani piace il fiano tanto che ne coltivano sempre più e così come gli americani condividono anche la passione per prove di vinificazione di aglianico. E in Italia? Come dicevamo prima il mercato interno è molto legato ad un ristretto numero di produttori commercializzati in maniera molto capillare da Vipiteno a Lampedusa ma al di fuori di queste poche aziende di riferimento le etichette campane faticano ancora a trovare un certo posizionamento su scaffali e carte. Dunque tantissimi produttori che andrebbero conosciuti mentre tutti bevono sempre quei quattro o cinque, e lo stesso discorso può applicarsi anche se ci domandiamo: come mai nominiamo sempre questi oltre cento vitigni autoctoni ma poi ne conosciamo si e no cinque? Perché ne beviamo (più o meno abitualmente) solo quei si e no cinque. Bacca nera: bene l’aglianico, un po’ di piedirosso e poco altro. Lo sapevate che uno dei vitigni più coltivati della Campania è la barbera ma non quella barbera che pensate voi? Se si guarda invece alla bacca bianca si scopre che anche agli italiani piace il fiano, così come il greco, ma la falanghina ancor di più. E se vi dico: asprinio, casavecchia , coda di volpem, pallagrello bianco, pallagrello nero, catalanesca, caprettone, ginestra, fenile, ripoli, tintore, coda di pecora… li avete mai sentiti nominare? Facciamo così: in uno dei prossimi articoli vi parlerò un po’ io di alcuni altri vitigni meno conosciuti della Campania. D’altronde mi è sempre piaciuto parlare dell’autoctono campano.
The voice of blogger è una rubrica a cura di Stefano Franzoni
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