In questa sezione le rubriche che fanno parte della nostra storia
25 Maggio, 2022
Gruppo Meregalli: risultati e novità tra dinamicità ed esperienza
Gruppo Meregalli: risultati e novità per una delle aziende italiane che, come poche, possono vantare oltre 160 anni di vita. Ma sono ancora meno le aziende che affondano le loro radici non solo nel tempo, ma anche nella storia.
Tutto ebbe inizio nel 1856 quando Giovanni Meregalli trasferì la sua osteria con mescita da Vedano a Villasanta, alle porte di Monza, e iniziò a vendere vino. Di generazione in generazione l’azienda è cresciuta fino a essere conosciuta ovunque, pur restando saldamente nelle mani della famiglia che l’ha generata. Ciò che è certo, è che quella piccola antica osteria si è trasformata in un impero.
Nel 1887 l’attività si trasformò in fiaschetteria e vendita all’ingrosso, nel 1969 nasce la Meregalli Giuseppe srl. Sotto la guida del figlio Giuseppe nei primi anni 70, la Meregalli diffuse nuovi marchi e nuove tendenze, propose al grande pubblico etichette conosciute solo a pochi cultori e in pochi anni fu in grado di servire ogni angolo del paese.
L’azienda è oggi più prospera che mai, rafforzata dalla presenza della quinta generazione, rappresentata da Marcello, a cui si devono le nuove iniziative e aperture delle consociate del moderno Gruppo Meregalli.
Oggi Gruppo Meregalli vanta una gamma di prodotti di assoluto prestigio composta da svariate referenze di oltre 100 produttori lungo due assi portanti, vino e spirits: 2000 specialità in esclusiva sono oggi presenti nei cataloghi del Gruppo. Servizio di logistica, rapidità e velocità, assortimento, formazione, professionalità, eccellenza, queste le parole d’ordine del Gruppo.
Grandi soddisfazioni emergono leggendo i fatturati 2021 (dati in milioni di euro) delle aziende del gruppo legate al settore wine, con Meregalli Wines che si attesta a circa 46, Meregalli Spirits supera i 18, Visconti43 che sfiora i 5 nonostante sia stata avviata nel 2017 e le consociate estere, Meregalli France, Suisse e Monaco, che si attestano complessivamente oltre i 6.
Con immenso piacere ho avuto l’opportunità di fare una chiacchierata con Marcello. Parlando con lui traspare sin da subito la dinamicità che muove l’azienda nell’ottica del miglioramento continuo e della valorizzazione di tutte le potenzialità.
Oltre alle famose Meregalli Wines e Meregalli Spirits, a regalare una grossa soddisfazione è l’ultima nata in casa Meregalli. Visconti43, realtà con filosofia ben definita, con logistica e personale dedicato, accoglie un catalogo intelligente con oltre 200 prodotti selezionati provenienti da cantine italiane e straniere a conduzione familiare, contraddistinte da lavorazioni in vigna che guardano al biologico o da particolari vinificazioni, dal posizionamento alto e con un numero di bottiglie prodotte talvolta centellinato.
Colpisce come la pandemia intervenuta negli ultimi anni abbia rappresentato per il Gruppo l’opportunità per accelerare quei processi di transizione e digitalizzazione già in atto. Nel corso di questi ultimi due anni infatti si sono concretizzati alcuni sistemi digitalizzati per la gestione degli ordini, sia B2B che B2C, con gli agenti che hanno potuto mantenere il proprio ruolo concentrandosi sulla consulenza piuttosto che sulla gestione dell’ordine, e con tutto il personale tempestivamente formato all’utilizzo delle piattaforme da remoto per rispondere prontamente alla pandemia. Oltre a questo, anche a seguito di studi interni sulle lavorazioni effettuate, il periodo pandemico ha rappresentato l’impulso per attuare innovazioni al sistema logistico aziendale, dai sistemi operativi alla gestione degli ordini, passando per la riorganizzazione degli uffici.
Altro passo in avanti effettuato nell’ultimo periodo è quello che ha visto l’assunzione di due figure specializzate per la parte di CRM, fidelizzando ancora di più contatti e clienti grazie alla creazione di mailing list e alla comunicazione diretta con clienti Horeca e privati.
L’azienda, continua Marcello, è sempre proiettata al futuro e non mancano mai nuovi progetti. Oltre alle tante novità in distribuzione, di recente è stata acquisita una quota della cantina biodinamica 1701 in Franciacorta, con un suo ampliamento per aumentare la produzione e promuovere l’accoglienza, ed è stata creata in partnership con Joe Bastianich l’azienda vinicola friulana biologica Ronc dal Diaul.
Le scelte in questo campo, che non saranno le uniche, rappresentano la volontà strategica di investire insieme ai partner di settore accompagnandoli nella crescita, ampliando relazioni e attività.
Una realtà in continuo movimento che avremo sempre il piacere di seguire!
Gruppo Meregalli: risultati e novità tra dinamicità ed esperienza
A cura di Giuseppe Petronio
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19 Maggio, 2022
Cantina Toblino aderisce al Progetto Impetus
Cantina Toblino aderisce al Progetto Impetus. Una cantina situata al centro dell’incantevole Valle dei Laghi, a nord del Lago di Garda ed a sud delle famose Dolomiti di Brenta e poco distante dalla città di Trento, Cantina Toblino è un nome di assoluto rilievo nel mondo del vino. Nota come storica cantina sociale, offre un’ospitalità elegante e genuina e allo stesso tempo un innovativo laboratorio a cielo aperto, dove la ricerca viticola ed enologica porta ogni giorno a realizzare vini di qualità, con una particolare attenzione per l’ambiente. Oggi l’azienda agricola Toblino coltiva i circa 40 ettari dell’antica mensa vescovile in regime biologico, mentre Cantina Toblino riceve le uve da più di 600 soci-viticoltori per un totale di oltre 850 ettari vitati.
Una vera eccellenza che lavora nel pieno rispetto dell’ambiente.
Gli effetti del cambiamento climatico stanno colpendo da anni il settore vitivinicolo europeo, da qui nasce l’urgenza di trovare soluzioni efficaci, che sappiano adattarsi alle nuove sfide imposte da ecosistemi in continua evoluzione. Cantina Toblino, in tale contesto, ha deciso quindi di prendere parte al progetto IMPETUS per incentivare una viticoltura lungimirante e rispettosa dell’ambiente, un progetto che affronta il tema della sostenibilità con azioni concrete per rispondere in modo efficiente ed efficace all’emergenza climatica e ambientale.
Il programma lanciato dall’Unione Europea, nei prossimi quattro anni, coinvolgerà sette aree bioclimatiche: dalle coste spagnole della Catalogna, alle spiagge artiche del Troms in Norvegia, per poi passare a territori mediterranei, continentali e atlantici, fino ad arrivare alle pendici del Monte Bondone in Trentino, nella Valle dei Laghi. L’obiettivo è analizzare e proporre metodologie e tecniche adattabili in tutte le sette regioni selezionate, dando da un lato un contributo a viticoltori e agricoltori europei e fornendo dall’altro modelli di gestione del territorio agli enti e alle autorità locali.
La viticoltura è una risorsa economica e culturale da preservare: per questo la Valle dei Laghi, zona vocata alla produzione di uve e vini d’eccellenza, diventa la protagonista di un progetto di studio che va a testare modelli di simulazione, governance e supporto alle decisioni, nuovi vitigni e spostamento delle aree coltivabili, gestione e valutazione integrata del rischio, attivazione del patrimonio culturale materiale e immateriale. Eurac Research, centro di ricerca con sede a Bolzano, curerà l’indagine ideando, provando e implementando soluzioni capaci di gestire in modo ottimale la risorsa più preziosa, l’acqua. Proprio questo fattore ha coinvolto due importanti partner, essenziali per la riuscita del progetto e per la gestione sana e responsabile in viticoltura dell’elemento: il Bacino imbrifero montano (BIM) Sarca-Mincio-Garda e MobyGIS, azienda trentina che si occupa di modellazione e ottimizzazione del ciclo dell’acqua.
“Chi lavora quotidianamente la vigna – dichiara Carlo De Biasi, direttore generale di Cantina Toblino – nei prossimi anni dovrà compiere scelte decisive per affrontare al meglio le conseguenze del cambiamento climatico. Oggi abbiamo strumenti che ci permettono di mitigare gli effetti ambientali negativi sulla qualità di uve e vini. Possiamo fare analisi e studi di vocazionalità con strumenti all’avanguardia che permettono di sviluppare, ad esempio, la viticoltura in aree a quote altimetriche superiori alla media, al fine di preservare l’eleganza e la fragranza dei vini. Tutto questo ci permetterà nel prossimo futuro di migliorare la qualità delle uve attraverso una viticoltura innovativa, attenta, rigorosa e sostenibile”.
Cantina Toblino aderisce al Progetto Impetus
A cura di Giuseppe Petronio
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13 Maggio, 2022
Viaggio nel vino
The world is wine: un giro del mondo in oltre 300 vini dei 5 continenti, con tanto di diario di viaggio. Elemento Indigeno ricerca, importa e distribuisce vini da ogni regione vinicola del globo, purché abbiano una storia da raccontare. Per questo piace a Winetalesmagazine.
Elemento Indigeno è il progetto di ricerca dedicato al vino di Compagnia dei Caraibi, azienda che importa e distribuisce spirits da ogni parte del mondo, di fascia premium e superpremium. Si distingue per la chiave di lettura originale, un approccio indiscusso alla qualità e una forte identità d’immagine, anche grazie al graphic design d’autore, firmato Gianluca Cannizzo (le sue illustrazioni sono spesso e volentieri dedicate al mondo del vino).
Mi racconta il progetto Alessandro Salvano, enotecnico e sales wine manager di Compagnia dei Caraibi nonché langarolo ribelle, che dal 2019 produce il proprio vino dalla provocatoria etichetta Drink Wine Not Labels: “un po’ perché l’azienda di famiglia è la prima tagliata fuori geograficamente dai confini del Barolo, un po’ per sfatare i pregiudizi”. L’approccio giusto per girare il mondo alla ricerca delle realtà vitivinicole più autentiche, originali, eclettiche. “Con Elemento Indigeno vogliamo raccontare il vino da una nuova prospettiva. Il nostro viaggio è partito dal suo luogo d’origine, la Georgia, siamo poi passati in Armenia, Turchia, Libano, Marocco, Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Sudamerica, Stati Uniti per terminare in Europa. Italia compresa, perché da noi c’è sempre da scoprire qualcosa di nuovo. Il focus della nostra ricerca non è solo interpretare il punto di incontro fra domanda e offerta, ma anche condividere la nostra idea di vino. La nostra selezione non vuole essere un insieme di categorie e di trend, piuttosto un racconto di storie dove il vino è il risultato del lavoro di persone appassionate, di custodi di cultura e pensatori rivoluzionari. Il nostro catalogo abbatte i confini – fisici e di pensiero – narrando il vino come connettore globale. Oggi abbiamo circa 400 etichette a catalogo, 27 Paesi rappresentati, 74 produttori che diventeranno a breve 85”.
C’è un po’ di tutto: vini ancestrali e rari, antichi e moderni, rivoluzionari ed eclettici, naturali e biodinamici. Ognuno con una sua storia, come il libanese Sangiovese (coltivato nella valle della Bekaa) dell’azienda biologica Adyar gestita da monaci maroniti o il Meskhuri del georgiano Natenadze, un vino dalla mineralità balsamica macerato in anfore interrate, da viti selvagge ultracentenarie. Si passa dalla paladina californiana delle vinificazioni naturali Martha Stoumen alla cantina giapponese Katsunuma che dagli anni Trenta vinifica il vitigno autoctono Koshu producendo oggi un bianco travestito da rosso.
Oltre che bevuti, questi vini vanno anche raccontati: “ecco perché per me è fondamentale riscoprire la figura dell’oste, colui che meglio può descrivere il nostro progetto e fare viaggiare narrando cosa c’è dietro un’etichetta. Un oste che presenta un vino instaura un’interazione dinamica, più efficace rispetto al semplice aprire una carta e finire sul solito nome già bevuto trenta volte” spiega Salvano.
La dimensione narrativa contribuisce a rendere unico un vino. Oppure un viaggio. Per questo motivo ogni viaggio che si rispetti deve avere il suo diario. Così è concepito il catalogo di Elemento Indigeno, dal graphic design in bilico tra memoria e accenti pop. “Il progetto grafico è stato ideato da Gianluca Cannizzo, con l’idea di creare un carnet de voyage, sia dal punto di vista concettuale sia estetico. Così è nato un album che riporta mappe, collage, offre la possibilità di creare inserti, annotare appunti accanto alle immagini delle bottiglie assaggiate. La copertina è in cuoio, invecchiando nel tempo acquisisce la bellezza di una patina vissuta e diventa quasi un feticcio”. Impresso sulla copertina, il logo. Un insieme di figure, sintesi grafica del viaggio di Elemento Indigeno: una testa (l’io) da cui fuoriesce una lingua (quasi animale, a significare la componente istintiva) verso cui punta una piramide rovesciata (simbolo archetipo della concentrazione) e una sfera che rappresenta il mondo, ma anche un acino.
A cura di Katrin Cosseta
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5 Maggio, 2022
Nautilus Art Design: Il design estetico incontra il vino
Abbiamo raccontato molte volte come il mondo del vino sita velocemente contaminando altri mondi e come, a sua volta, venga contaminato da diverse realtà apparentemente distanti da esso. Le commistioni tra vino, arte, design e architettura sono invece molte. Basti pensare ad alcuni elementi trasversali che mettono a fattore comune gesti, processi, ricerca ed esperienze. Concetti come innovazione, ricerca, manualità, tecnica, trasformazione, esposizione, accoglienza e creatività sono pilastri fondanti di questo meraviglioso mondo che vede vino e design sempre più connessi tra loro.
WineKult, racconta il mondo del vino attraverso gli occhi di architetti, designers e artisti. Abbiamo avuto il piacere di porre qualche domanda ai Sig.ri Giò Dal Piva e Diego De Crescenzo. Scultori, designers e fondatori di Nautilus Art Design.
Cosa c’è dietro a Nautilus Art Design, qual è il concept che ha dato il via al progetto?
siamo due scultori che hanno dedicato con passione e professionalità l’intera vita all’arte in percorsi differenti, in particolare alla scultura unendo le loro esperienze per creare emozioni in nuove soluzioni di design. Nautilus Art Design è la conseguenza del nostro percorso che ha evidenziato i nostri stili, coniugando estetica e praticità attraverso una intensa ricerca che ha prodotto diversi componenti d’arredo dedicati al nostro pubblico.
A chi si rivolge Nautilus Art Design. Chi è il vostro target?
ad un target molto ampio dal privato al pubblico, creando elementi d’arredo unici e riproducibili sia per ambienti interni che esterni, personalizzabili ed aperti a soluzioni in accordo con il fruitore, siamo sempre disponibili a confrontarci per captare le esigenze del committente, e per questo siamo aperti a nuovi stimoli, utilizzando nei migliori dei modi l’estetica e la praticità.
Sempre più spesso arte, design e vino camminano insieme. Come interpretate questo connubio?
il vino fa parte della nostra vita, ha raggiunto attraverso la continua sperimentazione livelli di altissima eccellenza, il design in questi anni ha rivoluzionato la quotidianità attraverso prodotti sempre più innovativi, l’arte è stata la guida per raggiungere l’estetica della forma e dell’eleganza.
Come il design può trasferire valore al mondo del vino?
il nostro vino ha una tradizione e una qualità riconosciuta in tutto il mondo che va di pari passo con l’originalità del design italiano, questo connubio rende inevitabili le svariate possibilità di attuazione. Il design può trasferire valore al vino e viceversa. Basti pensare ai numerosi oggetti, anche di uso quotidiano, che ci permettono di godere del prodotto vino: calici, decanter e arredi di design che trasferiscono valore all’esperienza di degustazione mixando eleganza e praticità. Un modello di sistema in cui tutti vincono e che ci rende ambasciatori dell’ Italian Way of Life nel Mondo.
Parlando di design funzionale al vino, recentemente avete presentato “Vivace” un tavolo da degustazione dedicato agli appassionati. Diteci qualcosa di più
l’idea è nata cercando di offrire un tavolo che fosse esteticamente efficace e per le sue dimensioni potesse arredare un ‘ambiente. “VIVACE” coniuga l’estetica e la praticità in soluzioni di differente adattabilità agli spazi ad esso dedicati. E’ un tavolo che arreda e offre la possibilità di servire il vino a temperatura fresca particolarmente adeguato in un ambiente esterno come in mezzo ad una vigna durante un evento o all’interno di una grande sala accompagnando rinfreschi e cerimonie. Le vasche in acciaio inserite nel tavolo possono contenere un certo numero di bottiglie mantenute in fresco tramite mattonelle refrigeranti intercambiabili.
Avete dei nuovi progetti in cantiere? Volete dare ai nostri lettori qualche appuntamento speciale?
In questo periodo pandemico abbiamo realizzato diversi progetti tra i quali uno sgabello dedicato alla degustazione in collaborazione con la ditta MyProject in provincia di Como. Siamo stati invitati a presentare il nostro tavolo presso l’ Azienda Francesco Maggi nel Comune di Canneto Pavese. Il titolare, Marco Maggi ,ha recentemente vinto il premio Angelo Betti (Video Intervista su Wine Tales Magazine) come miglior produttore di vino in Lombardia, siamo lieti di questo invito.
Siamo a disposizione per fornire qualsiasi ulteriore informazione. Ecco i nostri riferimenti:info@nautilusartdesign.com
A cura di: WineKult
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3 Maggio, 2022
Rechsteiner: Bollicine di nobiltà mitteleuropea
Rechsteiner: Bollicine di nobiltà mitteleuropea
Storia, sostenibilità e grandi vini
Ci troviamo in Veneto, oltre la sponda sinistra del Piave, il fiume più caro alla Patria, quasi ai confini con il Friuli Venezia Giulia e precisamente a Piavon di Oderzo.
E’ qui che nel 1881 Friederich Rechsteiner rileva dai conti Revedin la Tenuta e la Villa Seicentesca che in origine apparteneva alla famiglia Bonamico e prima ancora al Cardinal Ottoboni.
L’incrocio dei destini della famiglia Rechsteiner e degli austroungarici Stepski-Doliwa sono il fondamento della storia di questa cantina, al punto che tutt’ora, l’azienda agricola è condotta da un diretto discendente del fondatore: il Barone Florian von Stepski-Doliwa, pronipote della figlia minore di Friederich che andò in sposa a uno Stepski.
Arrivando in cantina si viene immediatamente abbagliati dalla Villa Veneta e dagli edifici che la compongono: La Barchessa Seicentesca e la Latteria Ottocentesca con Torre Piccionaia si trovano all’ingresso del Borgo. Ora sono state rispettivamente trasformate in un salone polifunzionale e in uno Wine-Store con saletta degustazione davvero da non mancare.
Il Parco romantico è di stile ottocentesco, provvisto di un Tempietto decorativo, di un Laghetto e di una antica Ghiacciaia. Ora sono il regno di animali selvatici come volpi, tassi e scoiattoli. Posto splendido per una passeggiata o pic-nic.
Inoltre, dal 2014 sono anche diventati Apicoltori, sfruttando le api come guardiane di un ecosistema rispettoso dell’ambiente.
L’attenzione al risparmio energetico si trova anche nell’ospitalità in quanto sussiste l’impiego di tralci delle viti post potatura per generare calore in agriturismo; l’energia elettrica è prodotta con il fotovoltaico e la selezione dei fornitori avviene basandosi anche sulle loro prestazioni sociali e ambientali.
Merita una nota a parte il fatto che dal 2018 l’azienda Rechsteiner ha aderito al programma VIVA, promosso dal Ministero della Transizione Ecologica per migliorare le prestazioni di sostenibilità della filiera vitivinicola analizzando quattro indicatori: aria, acqua, territorio e vigneto.
L’analisi della sostenibilità coinvolge l’intero ciclo di vita della bottiglia: dal vigneto alla cantina e dalla distribuzione al consumo e allo smaltimento, controllando anche i materiali e i servizi utilizzati durante il ciclo produttivo.
L’experience Rechsteiner è molto vasta e fruibile a seconda dei propri desideri e del tempo a disposizione.
Il sito, alla pagina Tour & Taste https://www.rechsteiner.it/tour-taste-visite-degustazioni-vini/ offre 10 alternative e davvero sono tutte pensate e proposte per far assaporare il meglio di cosa la campagna trevigiana ed il flavour veneziano possono offrire.
Chiaramente il vino è sempre protagonista e Rechsteiner offre una gamma che si compone oltre che di bianchi, rossi e bollicine (siamo nella terra del Prosecco) anche grappe ed amari.
Per gli amanti di questo territorio, infine, mi permetto di consigliare la riserva Malanotte, realizzata solo in alcune annate e ricca del sapere di oltre 140 anni di vinificazione.
Per coloro, infine, che desiderassero fermarsi più a lungo per visitare anche i dintorni, suggerisco di valutare la proposta agrituristica.
Tutti i dettagli sono disponibili al link: https://www.rechsteiner.it/agriturismo
Ora non resta altro che andarsi a godere qualche giorno di primavera nel Veneto orientale.
Al prossimo martedì!
Cristina
Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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29 Aprile, 2022
Vietnam: motore di crescita nell’ ASEAN post pandemia
Giungiamo con piacere al terzo articolo di InternazionalMente. Dopo una doverosa introduzione della rubrica e un focus sul mercato UK parliamo ora di Vietnam: un mercato da sempre in forte crescita che ricopre un ruolo fondamentale nel moto di crescita e recovery post pandemico per l’intera area ASEAN.
Il Sud Est Asia si conferma una zona strategica per le esportazioni Italiane ma anche per il flusso contrario in regime di import. Pochi giorni fa sono stati veicolati, tramite il network della Camera di Commercio Italiana per il Sud Est Asia, interessanti dati relativi agli sviluppi e ai trend del Paese in regime post pandemico.
Una forza lavoro in crescita, una classe media emergente, un fenomeno di rapida urbanizzazione accompagnato da massicci investimenti infrastrutturali, l’entrata in vigore di due importanti accordi internazionali il libero scambio tra Unione Europea e Vietnam (EVFTA) e l’accordo di Partenariato Economico Globale Regionale (RCEP) rendono il Paese locomotiva di sviluppo e crescita nonché porta strategica per l’ingresso al vasto mercato del Sud Est Asiatico.
L’Italia è ad oggi il quarto partner commerciale del Vietnam nel contesto europeo, con un volume commerciale inferiore solamente a quelli di Paesi Bassi, Germania e Francia. Il Vietnam è già il principale partner commerciale dell’Italia tra i Paesi dell’ASEAN, e negli ultimi anni il valore dell’interscambio commerciale ha mostrato una crescita costante. Secondo i dati forniti dal Dipartimento Generale delle dogane vietnamita, negli ultimi anni le esportazioni del Vietnam verso l’Italia sono aumentate progressivamente sino a raggiungere i 3,44 miliardi di dollari nel 2019; l’export italiano verso quel Paese asiatico è ammontato nello stesso periodo a 1,52 miliardi di dollari. Nel 2020, la pandemia da Covid-19 ha causato una flessione del valore del commercio bilaterale a 4,62 miliardi di dollari, ma i dati relativi al 2021 hanno evidenziato un balzo in avanti notevole. La dinamica della domanda globale vietnamita conferma il profilo di un’economia in rapida crescita, strutturata attorno agli investimenti, all’industria manifatturiera e alla fabbricazione e trasformazione di prodotti a valore aggiunto per l’esportazione.
La rapida crescita di una classe media emergente che ad oggi rappresenta circa il 13 per cento della popolazione complessiva e i suoi consumi pro capite, stanno convergendo rapidamente verso la media dell’ASEAN. Il tenore di vita è aumentato di pari passo con il reddito medio pro capite, che dovrebbe continuare a crescere ad un tasso medio del 7 per cento annuo sino al 2024. L’andamento tendenziale di PIL e il reddito faranno da forte traino alla domanda di beni di consumo e si prevede che i consumi pro capite si allineeranno alla media ASEAN entro il 2035.
Per quanto riguarda il settore Food & Beverage, la crescita della classe media, unita al processo di urbanizzazione e ad una popolazione relativamente giovane, dovrebbero alimentare nei prossimi anni le importazioni di alimenti e bevande di qualità. L’industria alimentare e delle bevande italiana ha già acquisito un significativo capitale d’immagine nel contesto dell’ASEAN, e il Vietnam si prefigura come uno dei mercati più promettenti in tale ambito regionale. Uno studio di KPMG, stima un consumo di alimenti e bevande italiane pari a due miliardi di dollari entro i prossimi dieci anni. Opportunità si profilano per le eccellenze nostrane come pasta, olio extravergine di oliva, conserve e vino.
Il quadro post pandemico è incoraggiante. A conferma di ciò, la totale ripartenza delle fiere in presenza nei principali poli dell’area:
FOOD PACK ASIA
2022 AUTOMOTIVE ENGINEERING ASIA
THAIFEX – WORLD OF FOOD ASIA
FOOD & HOTEL ASIA 2022
PROWINE SINGAPORE 2022
ASEAN SUSTAINABLE ENERGY WEEK
FOOD & HOTEL THAILAND
Diverse le forme di sostegno disponibili per le aziende che intendono avvicinarsi ai Paesi ASEAN.
A cura di Riccardo Rabuffi
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28 Aprile, 2022
Uno straniero chiamato XINOMAVRO
Uno straniero chiamato XINOMAVRO, originario del nord della Grecia ed in particolar modo della regione della Macedonia, lo Xinomavro è spesso citato come uno dei più nobili vitigni a bacca nera del paese ellenico ed altrettanto spesso paragonato con il nebbiolo in quanto in grado di fornire serbevoli vini da invecchiamento con vesti poco pigmentate, simili corredi acido-tannici e sensazioni organolettiche paragonabili.
Lo Xinomavro è un vitigno che dà infatti origine ad un vino duro sin dal nome. “Xino” significa acido, aspro mentre “Mavro” può essere tradotto in scuro, nero. Dunque “acido scuro”. Sull’acidità, dubbi non ne abbiamo: molto alta, da che ne deriva una versatilità in grado di tradursi in una vasta gamma di stili di lavorazione: con lo Xinomavro potremmo creare un percorso di abbinamento dallo spumante fino al dessert, ed è proprio quello che in Aprile abbiamo fatto a Firenze, grazie ad Haris Papandreou, segretario del Consolato Onorario di Grecia presso Firenze, appassionato e ed estremamente competente nel mondo del vino e soprattutto persona di spessore morale e buoni sentimenti come poche se ne trovano.
Haris ha in mente molti e pregevoli iniziative per portare in Italia un po’ di cultura del vino greco ed in Grecia quella del vino italiano ed è quello che fa da alcuni anni.
E’ solo grazie a lui se siamo riusciti a riunire alla stessa tavola ben 22 referenze di Xinomavro proveniente dalla zona tipica in cui viene coltivato: la Macedonia centro occidentale. Siamo nel nord della Grecia, dove le temperature si fanno più fresche e dove attorno a Naoussa, considerata la zona di provenienza, lo xinomavro si è diffuso verso est e sud ovest, fino alla Tessaglia e oltre.
Abbiamo potuto apprezzare le diversità degli stili e della provenienza in quanto abbiamo raccolto campioni rappresentativi di tutti gli areali di produzione, incluse le 4 principali denominazioni: Naoussa, Amynteo, Goumenissa (Macedonia) e Rapsani (Tessaglia) ed una più piccola serie di PGI. Naoussa sta allo xinomavro così come Barolo sta al nebbiolo, è la denominazione più storica e celebre e si concentra sullo xinomavro in purezza, così come Anynteo, mentre Goumenissa prevede un taglio con negoska e Rapsani un blend da xinomavro, krassato e stavroto. Gli stili dei rossi, come potrete immaginare, variano dalle più serbevoli espressioni in purezza da invecchiamento fino a quelle ammorbidite con i citati vini autoctoni (o merlot, cabernet sauvignon e syrah) e lavorate in modo da essere commercializzabili ed apprezzabili in tempi molto più ridotti.
Effettivamente abbiamo potuto renderci conto della versatilità di questo istrionico vitigno partendo da uno spumante MC rosè, proseguendo con una Retsina (particolarissimo tradizionale stile di vino greco aromatizzato con resina di pino d’Aleppo) ed ancora un BdN fermo, prima di cominciare con i classici rossi e concludere con un dolcissimo bel passito da vendemmia tardiva.
Istrionico ma non troppo perché alcuni tratti della sua forte personalità, comunque, lo xinomavro tende a mantenerli, a partire dall’acidità scontrosa e quel corredo tannico tanto difficile da domare, per non parlare di quelle tipiche note organolettiche che più rustiche, che spesso richiamano il pomodoro ed altri sentori vegetali molto identificativi e che nelle espressioni in purezza, sopravvivono anche dopo anni e anni di invecchiamento e raggiungono livelli espressivi davvero affascinanti.
Insomma ha un bel caratterino questo Xinomavro; ma non mentite, spesso siamo attratti dall’indomabile, e sono convinto che un po’ di voglia di approfondirlo vi sia venuta…
Allego per completezza l’elenco delle aziende di Grecia che hanno contribuito alla giornata e tutti i partecipanti ed approfitto per ringraziare per aver contribuito alla realizzazione di questo bellissimo evento Haris Papandreou, Chiara Dionisio e Olga Sofia Schiaffino
Domaine Karanika (Macedonia)
Kechris Winery (Macedonia)
Alpha Estate (Macedonia)
Patistis Wines (Tessaglia)
Oenops Wines (Macedonia)
Kotoulas Wines (Macedonia)
Mikro Ktima Titos (Macedonia)
Kourtis Estate (Macedonia) Tsantali (Tessaglia)
Dougos Winery (Tessaglia)
Kir-Yianni Winery (Macedonia)
Thymiopoulos Vineyards (Macedonia)
Diamantakos Winery (Macedonia) E l’elenco dei partecipanti all’evento in ordine alfabetico: Alessandra Pierotti Andrea Molinari Chiara Dionisio Clara Iachini Claudia Riva di San Severino Dalila Grossi Daniel Monticelli Davide Gilioli Denise Oriani Fabiana D’Aniello Fabio Gobbi Federico Barbieri Francesca Mafrici Francesco Bonomi Haris Papandreou Luca Grippo Marco Porini Mariella De Francesco Matilde Cappelli Nello Gatti Nicola Fadda Olga Sofia Schiaffino Peggy Petrakakos Principessa Coralia Pignatelli della Leonessa Stefano Franzoni A cura di Stefano Franzoni “The Voice of Blogger” è una rubrica di Winetales Magazine coordinata da Stefano Franzoni
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Kechris Winery (Macedonia)
Alpha Estate (Macedonia)
Patistis Wines (Tessaglia)
Oenops Wines (Macedonia)
Kotoulas Wines (Macedonia)
Mikro Ktima Titos (Macedonia)
Kourtis Estate (Macedonia) Tsantali (Tessaglia)
Dougos Winery (Tessaglia)
Kir-Yianni Winery (Macedonia)
Thymiopoulos Vineyards (Macedonia)
Diamantakos Winery (Macedonia) E l’elenco dei partecipanti all’evento in ordine alfabetico: Alessandra Pierotti Andrea Molinari Chiara Dionisio Clara Iachini Claudia Riva di San Severino Dalila Grossi Daniel Monticelli Davide Gilioli Denise Oriani Fabiana D’Aniello Fabio Gobbi Federico Barbieri Francesca Mafrici Francesco Bonomi Haris Papandreou Luca Grippo Marco Porini Mariella De Francesco Matilde Cappelli Nello Gatti Nicola Fadda Olga Sofia Schiaffino Peggy Petrakakos Principessa Coralia Pignatelli della Leonessa Stefano Franzoni A cura di Stefano Franzoni “The Voice of Blogger” è una rubrica di Winetales Magazine coordinata da Stefano Franzoni
26 Aprile, 2022
Carlotto - L’ eccellenza del Pinot Nero
Carlotto – L’eccellenza del Pinot Nero
Piccole produzioni, gran contenuto e paesaggi unici da visitare
Nei miei itinerari DiVini ho avuto modo di parlare già in altre occasioni del Trentino e dell’Alto Adige, tuttavia vi avevo sempre suggerito delle realtà che si trovano a Ovest dell’Adige.
Oggi vi porto a est, o meglio su quella parte della Valdadige che è orograficamente a sinistra del fiume stesso.
Ci troviamo tra Trento e Bolzano nel territorio di Egna e di Ora e più precisamente nella frazione di Mazzon.
E’ qui che da ormai oltre 80 anni la famiglia Carlotto si impegna da tre generazioni con lavoro e passione nel settore viticolo.
L’attività ebbe inizio con Umberto Carlotto nel 1940 quando prese a mezzadria l’azienda Schloβhof a Mazzon, presso il Castel Caldiff
Per 50 anni ne coltivò assieme al fratello e al figlio Ferruccio i vigneti, di proprietà della famiglia Praxmarer, fino ad arrivare al 2000, quando Ferruccio Carlotto , assieme alla figlia Michela iniziano a vinificare in proprio le uve.
La metodologia di produzione è rimasta fedele nei decenni con quella fedele e precisa applicazione delle buone pratiche di campagna e di cantina tramandate di generazione per mantenere nel vino le caratteristiche del luogo d‘origine.
La filosofia Carlotto è: coltivare il vitigno giusto nel posto giusto, dare valore e quindi trasmettere la zona di coltivazione.
La proprietà vitata è relativamente piccola, si tratta di circa 6 ettari di terreno dove il Pinot Nero è il principe con oltre il 70% di presenza, seguito dal Lagrein (25%) e Schiava (5%)
Il Pinot Nero, in particolare è proprio il prodotto di Mazzon ed il prodotto principale: il “Filari di Mazzon” è coltivato sulla collina di Mazzon, ai piedi del Parco Naturale “Monte Corno” e culla, di questo vitigno così delicato. La natura argillosa e calcarea del terreno, sono un’ottima premessa per la produzione di un Pinot nero sapido, rotondo, finemente tannico e fruttato con note di lampone e cassis. Caratteristiche tipiche del Pinot nero di Mazzon sono: al naso frutto dolce, in bocca sapidità e tannino fitto.
Gli altri prodotti come dicevamo sono:
– il Lagrein “di ora in ora”: un vino ottenuto da uve Lagrein che maturano ad Ora, su terreno alluvionale del Rio Nero.Essendo una varietà a maturazione medio tardiva richiede zone calde ma ciò che fa la differenza è il terreno: la natura alluvionale ricca di scheletro, fa si che nel periodo di maturazione (fine sett- iniz ottobre) le piogge non raffeddino troppo il terreno ciò che sicuramente avviene in suoli più compatti, più freddi come quelli argillosi o limosi anche se situati in zone più calde. Vitigno storico dell’ Alto Adige da origine ad un vino dalla caratteristica mora al naso mentre in bocca, un tannino ricco, richiede una vinificazione mirata per l’ estrazione della sola parte fine. Un vino il cui punto di forza è la freschezza.
– La Schiava: Le uve per la produzione della Schiava provengono da un vigneti piantati ad Ora, nella zona Raut e Tschint, su terreno alluvionale del Rio Nero. Vitigno storico e nobile dell’Alto Adige da origine ad un vino dal carattere semplice, finemente fruttato, di ottima freschezza, poco alcolico ed insostituibile nelle occasioni dove il bere viene prima del degustare.
Alla prossima “scoperta” e al prossimo martedì!
Cristina
Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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22 Aprile, 2022
Lungarotti è #vinosostenibile
Nel mio percorso di racconto di vino sostenibile incontro un nuovo esempio e posso affermare con entusiasmo che Lungarotti è vinosostenibile
Impossibile non aver mai sentito parlare di Lungarotti, azienda che rappresenta l’eccellenza enologica umbra, famosa per le importanti pagine scritte nella storia del vino.
Ci troviamo a Torgiano, piccolo borgo rurale a pochi passi da Perugia e Assisi, nel cuore verde d’Italia, luoghi a cui sono molto legato avendo trascorso diversi anni di studi universitari proprio nella città di Perugia.
Anche se molto conosciuta, è doveroso fare cenno alla storia di questa azienda. Un percorso che inizia negli anni ’60 con Giorgio Lungarotti, pioniere della moderna enologia italiana, e che prosegue oggi grazie all’impegno, la passione e la competenza dalle figlie Chiara e Teresa, mantenendo una forte impronta familiare basata sul rispetto dei valori che uniscono tradizione, storia e territorio.
Occorre ricordare che fu grazie a Giorgio che, a partire dalla vendemmia 1962, anno in cui creò i suoi primi vini, Rubesco e Torre di Giano, la zona di produzione conseguì uno dei primi riconoscimenti a DOC italiani (Rosso e Bianco di Torgiano) nel 1968. Stessa importante sorte per il Rubesco Riserva Vigna Monticchio, Torgiano Rosso Riserva prodotto per la prima volta ne 1964 che divenne DOCG nel 1990.
Giorgio, da sperimentatore ardito, accanto all’opera di recupero e valorizzazione dei vitigni autoctoni, procedette alla selezione e all’adattamento di nuove varietà nel territorio, seguendo e anticipando per molti aspetti le più moderne tendenze dell’enologia.
Oggi Lungarotti oltre alla principale Tenuta di Torgiano, 230 ettari certificata VIVA, produce anche a Montefalco, con 20 ettari a conduzione biologica dal 2010.
La certificazione di sostenibilità VIVA, come sappiamo, si basa sull’analisi di quattro indicatori previsti dal disciplinare: aria, acqua, vigneto e territorio. La Tenuta di Torgiano, nel 2018, è stata la prima ad ottenere in Umbria tale certificazione, nonché la nona in Italia, ed oggi continua ad essere certificata a seguito del recente rinnovo.
I terreni aziendali sono condotti praticando una viticoltura attenta alla sostenibilità e alla biodiversità, oltre che alla valorizzazione dei vitigni autoctoni intervallati da varietà internazionali come Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay e Pinot Grigio, introdotte in Umbria da Giorgio Lungarotti sin dagli anni ’60 e ’70.
In campagna è praticata una viticoltura attenta agli sprechi, puntuale e rispettosa dell’ambiente:
alcune zone dei vigneti sono state mappate dall’alto con droni che hanno permesso di creare delle mappe di vigore che, interfacciandosi con trattori con guida satellitare muniti di GPS, consentono di intervenire con precisione aumentando o diminuendo la concimazione o l’apertura degli ugelli in caso di trattamento, consentendo di apportare alla pianta solo quanto a lei strettamente necessario;
presenza di postazioni meteo dislocate nei vigneti che analizzano i dati climatici (temperatura dell’aria e del suolo, umidità dell’aria, pioggia, bagnatura fogliare, irradiazione solare, direzione e velocità del vento) fondamentali per la riduzione del numero dei trattamenti ai fini del controllo delle malattie delle piante, come oidio o peronospora;
intelligente è la gestione delle risorse idriche, nel suolo. Sono infatti presenti dei sensori che verificano la disponibilità idrica del terreno al fine di ottimizzare la pratica dell’irrigazione di soccorso per le uve bianche.
Proprio per questo impegno l’azienda è divenuta capofila del progetto MeteoWine, realizzato in collaborazione con l’Università di Perugia, per la raccolta dei dati climatici da utilizzare per l’elaborazione di modelli meteorologici. Un progetto che negli anni ha visto importanti implementazioni fino alla nascita di una Piattaforma Meteo Regionale che oggi rielabora i dati raccolti in tutta l’Umbria e costruisce modelli, con conseguenti previsioni meteo attendibili, fondamentali per elaborare un DSS (Sistema di Supporto alle Decisioni) per diminuire l’impatto dei trattamenti in agricoltura.
Inoltre, nelle tenute di Torgiano e Montefalco non si utilizza il diserbo, ma si effettua un controllo meccanico delle malerbe, e la concimazione è rigorosamente organica, utilizzando il sovescio e il letame di chianina per preservare la biodiversità del terreno.
Nel 2004 Lungarotti è stata scelta come cantina pilota a livello nazionale dal Ministero delle Politiche Agricole per realizzare il progetto “Energia della vite” ideato dal Centro Ricerche sulle Biomasse dell’Università di Perugia al fine di ricavare energia dagli scarti di potatura attraverso un impianto a biomasse.
Molto importante è anche l’utilizzo di packaging sostenibile, nel febbraio 2021 per il Rubesco e per il Torre di Giano sono state introdotte le nuove bottiglie più leggere, già adottate in passato per quasi tutte le etichette di Lungarotti, che consentono di ridurre fino al 35% le emissioni di CO2.
Importante è anche la generazione di energia per i propri consumi: nel luglio 2018 è stato installato un impianto fotovoltaico sulla copertura degli edifici aziendali che copre il 40% dei fabbisogni di energia con un risparmio di oltre 3.000 ton di CO2. Quest’ultima misura si accompagna all’efficienza nella scelta delle attrezzature, al momento di ogni un nuovo investimento infatti viene posta grande attenzione all’acquisto di attrezzature a ridotto consumo energetico.
In ultimo, viene data grande importanza alla gestione del suolo, effettuando lavorazioni che evitano fenomeni di erosione o di costipazione, ed al mantenimento di boschetti naturali nei terreni aziendali che circondano i vigneti. Tantissime accortezze che si accompagnano ai piccoli gesti di comportamento quotidiano, nel risparmio energetico e nella gestione dei rifiuti.
Fortissimo è quindi lo spirito che guida l’azienda all’attenzione verso la sostenibilità e la tutela dell’ambiente, con il pilastro della qualità legato a doppio filo al concetto che vede la terra come un bene ricevuto in prestito dai nostri figli, da restituire il più possibile integro ed intatto.
Tutto questo impegno mette in secondo piano la qualità? Assolutamente no! Un esempio, dei tanti che si potrebbero fare, è il risultato conseguito dal Rubesco Riserva Vigna Monticchio 2016 arrivato primo nella classifica 2021 dei 100 migliori rossi italiani stilata dal mensile Gentleman. Il vino di punta di Lungarotti è risultato il migliore vino rosso italiano – ex aequo con il Bolgheri Sassicaia 2017 di Tenuta San Guido – incrociando e sommando i punteggi delle sei principali guide italiane.
Oggi il Rubesco è una delle etichette umbre più famose nel mondo, orgogliosamente premiato, orgogliosamente green!
Lungarotti è #vinosostenibile
A cura di Giuseppe Petronio
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