BlendNews

BlendNews è un contenitore di informazioni dedicato al vino. Racconteremo gli eventi, le novità e le curiosità di questo mondo.

 

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18 Settembre, 2024

Andrea Desana. Il Monferrato Casalese può emergere

Sono nato a Casale Monferrato nel lontano 1949. Mio padre, quando ero piccolo, l’ho visto abbastanza poco perché era stato in Senato dal 58 al 63 ma impegnato anche prima in Comune poi Provincia. Percorso che poi ho fatto anche io. È sempre stato un punto di riferimento, un esempio per me. Cosa che spero abbiano altre persone. Mi ha dato una impostazione già da piccolo.  Siamo con tutta probabilità in un’epoca diversa da quella che era il passato. Contavano gli ideali, contavano i fatti. Si usciva da una disastrosa guerra che aveva lasciato solo macerie. Macerie fisiche e morali. Macerie delle anime e delle cose. Macerie dalle quali occorreva, necessariamente, risorgere. Ogni persona era consapevole che occorreva ricostruire, mattone su mattone. Rimboccandosi le maniche. Lavorando. Guardando al futuro. Dimenticando il passato. Già il passato. Mica facile da dimenticare per chi, come Paolo Desana, oltre a fare la guerra era stato rinchiuso in un campo di concentramento. Ma, alla fine della Guerra, non c’era tempo per pensare al passato o leccarsi le ferite. Occorreva ricostruire un Paese.  Si faceva e si discuteva. Si discuteva e si faceva. Oggi purtroppo, si discute solo. Pure troppo. Ma senza fare. Andrea Desana è uno di quelle persone che non rimane con le mani in mano. Non si da pace nel vedere il lavoro di suo padre e la storia che non riescono ad attecchire in un territorio con enormi potenzialità quale è il Monferrato. Non si da pace, ma combatte. Paolo Desana era il papà di Andrea. Senatore della Repubblica della III Legislatura dal 1958 al 1963. Senatore dopo la Guerra e i campi di concentramento. Senatore con la voglia di fare qualcosa per un paese distrutto dal conflitto. Pensate solo alla differenza con i parlamentari di oggi. Altro che saltimbanchi, cantanti, attori, estremisti e nani ballerini. A quei tempi le Istituzioni erano cosa seria e per entrarci occorreva saper fare e aver fatto qualcosa. Per farne alter appunto. Paolo Desana riuscì, dove altri fallirono nel far approvare la legge che regolamentava la creazione delle DOC. (Dpr 930/1963, Norme per la tutela delle denominazioni di origine dei mosti e dei vini). Leggere oggi sul collo di una bottiglia “DOC”, Denominazione di Origine Controllata o “DOCG” (Garantita) sembra normale e scontato seppure importante per il sinonimo di “qualità” che le lettere suscitano. Chiamare le cose con il proprio nome è fondamentale poiché ne identifica immediatamente le caratteristiche. Cosa ci sia però dietro un semplice e banale acronimo non è così chiaro. La complessa e complicata trama di leggi, indicazioni, specifiche, accordi, pratiche, ecc. ecc. ecc. diventa argomento, ostico, per pochi.  Quello che oggi appare scontato per il semplice fatto che c’è, è in realtà frutto di tanto lavoro sia per redigere l’apparato normativo sia, cosa ancora più complessa, trovare le giuste sponde per farlo approvare. Merito infatti di Paolo Desana, il Padre delle DOC, fu proprio quello di tessere una fitta rete di contatti volti a spiegare e superare le diffidenze dei produttori che non vedevano di buon occhio la creazione delle DOC.  Ero il figlio del senatore. Sembravo quasi un raccomandato. Ho fatto il militare anche se ero il figlio del senatore mentre altri no. A Udine. Mio padre era convinto che il militare potesse essere utile. Da giovane non ero il primo della classe. Cantavo in un complesso. Facevo molto sport. Ero un pò distratto. Ho fatto il liceo classico con mamma che era una professoressa di lettere. Essere rimandato in italiano non era bello. Però mai bocciato. Ho imparato in quel contesto a copiare dai primi della classe. Spesso lo dico ai produttori del Monferrato dai primi della classe che sono anche vicino a noi nelle Langhe o in Toscana. Papà mi portava dietro. In Toscana e a Ischia dove sono nate le prime DOC. Poi in Puglia. Mi aveva tutto interessato. Alla fine del liceo inizia a pensare a cosa dovevo fare all’università e sono arrivato a scegliere agraria. A Torino. L’interesse specifico è nato li. Dopo ho iniziato a lavorare alla Coldiretti seguendo l’agricoltura per gli aspetti che mi sono più consoni dell’organizzazione e del coordinamento. Le cose un pò specifiche mi annoiano. Devo vedere le cose più ampie. Sono 17 anni adesso che sono in pensione.  Andrea è innamorato del suo territorio. Di quel Monferrato che è zona di prossimità, passaggio, transito. Oscurato da un territorio nel quale, con il tempo, la giusta dedizione e un gran lavoro collettivo si è realizzato un vero capolavoro di notorietà: le Langhe. Che sia Alto, Basso o Astigiano, il Monferrato è comunque un territorio meraviglioso riconosciuto solo da poco (2014) come Patrimonio dell’umanità UNESCO. Mentre però nell’Alto e nell’Astigiano lo spirito consortile, l’intraprendenza di alcuni e l’attento lavoro di marketing territoriale ne stanno contrassegnando la crescita, nel Basso, quello che fu con Casale capitale del Monferrato, le cose non vanno di pari passo.  Questo il cruccio di Andrea che con grande spirito di abnegazione e tante iniziative cerca di portare elementi atti a valorizzare il casalese. Lui è di qui. Suo padre Paolo era di qui. Eppure, e sembra un paradosso, un contrappasso o non so cosa, proprio nel luogo di vita del Padre delle DOC non c’è una DOC.  Non solo Paolo Desana ma altri tre grandi personaggi del mondo enologico scelsero Casale Monferrato per mettere a frutto elementi di fermento e innovazione, base per lo sviluppo del quale goderono solo altri distretti.  Giuseppe Antonio Ottavi, fondò nel 1854 il primo giornale agricolo “Il Coltivatore” che diede poi via alla nascita della Associazione della Stampa Agricola Italiana. Federico Martinotti fu l’inventore (ma fa più fine parlare di Charmat forse per cercare di battersela con lo Champagne!) del Metodo di Spumantizzazione in autoclave. Il suo brevetto risale al 1895 mentre quello di Eugène Charmat risale al 1907. Arturo Marescalchi, dopo aver sposato la figlia di Giuseppe Antonio Ottavi, iniziò, grazie anche alle sue esperienze enologiche e alla docenza a Conegliano, il suo grande lavoro di valorizzazione dei territori sia come giornalista sia come deputato e senatore (attività che svolse dal 1915 al 1944). Nel 2013 abbiamo fatto un libro e uno spettacolo teatrale per il cinquantenario della DOC. C’erano i cori che cantavano le canzoni del vino. Quattro attori che impersonavano i quattro moschettieri del vino. L’abbiamo replicato dieci volte.  È infatti proprio durante quel 2013 quando Andrea Desana e la sua associazione individua in Paolo, Giuseppe, Federico e Arturo i Quattro Moschettieri della DOC. Pur non essendo in connessione diretta tra essi, il lavoro di ciascuno di loro fu determinante per l’enologia nazionale.  La legge è uno strumento per raccontare come è stato e come vorremmo che fosse il Monferrato Casalese dalla metà dell’800 in avanti. Un terreno fertile che grazie a Giovanni Lanza, Presidente del Consiglio dell’epoca, ha attirato grandi agronomi. Era un pò la Silicon Valley dell’agricoltura.  Se tanto il Monferrato Casalese ha dato al mondo del vino appare davvero strano come lo stesso territorio non abbia avuto la forza, specialmente consortile, di mettere a frutto la propria identità. Il coordinamento è quello che manca nelle corde cromosomiche dell’Italia. Quest’anno è il centenario della scomparsa di Federico Martinotti e come Comitato Casale Monferrato Capitale della DOC, gruppo fondato nel 2015 e che grazie al comune di Casale risiede al Castello, abbiamo organizzato una serie di manifestazioni. Lo stiamo ancora facendo. Questo sforzo è culminato il dieci maggio quando abbiamo fatto un convegno importante nell’ambito di Golosaria. Coordinare una regione, più comune, consorzi, è stato uno sforzo immane.  Un uomo Andrea che ha certo preso l’abbrivio dal padre ma poi ha viaggiato da solo. Con idee proprie e con capacità proprie.  Andrea, Martello per gli amici, è sempre li. Lancia idee, come quella, in occasione della celebrazione di Martinotti, di mettere insieme i consorzi che lo usano come il lambrusco e il prosecco.  Quando venne qui il ministro Lollobrigida suggerii di creare un consorzio per il coordinamento dei spumanti di qualità metodo Martinotti. Non c’è frustrazione nelle parole di Andrea. C’è però incredulità nel vedere il proprio territorio, al quale non manca nulla, non emergere come gli altri. Incredulità che si trasforma in voglia di fare. Senza mai un passo indietro. Mai un tentennamento. Andrea è un pozzo di informazioni. Il suo archivio, quello che ha messo a disposizione del Comune di Casale Monferrato e del Centro DOC (riconosciuto come Bene di importanza storica nel 2022), è pieno di documenti che Andrea ha raccolto partendo dalle attività di papà Paolo.  Durante il covid ho portato una serie di documenti che il Ministero della Cultura ha ritenuto di interesse storico. Sono in fase di riordino grazie ad un bando regionale e al supporto di un gruppo di albesi. Siamo dei volontari e i finanziamenti sono a zero. I bandi chiedono un contributo iniziale e abbiamo potuto iniziare il progetto tramite una fondazione di alba. Servono soldi per iniziare il bando.  Quei documenti e tutta la sua attività sono volti a fornire gli elementi e gli spunti per trovare una identità. È da qui che si deve necessariamente partire se si vuole metabolizzare, per poi narrare, la propria storia e quella del territorio.  Noi cerchiamo di fare tutto il possibile e non lo abbiamo ancora fatto. Siamo la cornice storica che valorizza i produttori nel territorio. Abbiamo dato una mano al gruppo che ha consentito il riconoscimento europeo del territorio del vino 2024. Con l’apertura della sede sono arrivate oltre 500 persone. Poi l’iniziativa su Martinotti. Nel Monferrato mancano alcuni strumenti importanti. Io sono di Casale ma il Monferrato è anche altro. Questo è il primo tema perché ognuno vede il suo Monferrato. Parlando del Barbera del Monferrato ad esempio, li manchiamo di strumenti che possono coordinare e sovvenzionare. La DOC Barbera del Monferrato da oltre quindici anni non ha un consorzio. Lo scrivo sui giornali locali ad esempio. Il primo ottobre dello scorso anno abbiamo festeggiato il sessantesimo anno della DOC ma niente.  Può sembrare ai più un lavoro inutile ma è come l’acronimo DOC: per arrivare a queste tre semplici lettere c’è voluto il lavoro incessante di tante persone, l’analisi di tanti documenti, l’azione di mediatori. Se il Monferrato vuole avere un futuro, non può che partire da qui. Non fosse altro perché c’è e va valorizzato. La storia rappresenta le fondamenta. Le nostre fondamenta. Ma vanno trovate e valorizzate. La Storia. Si parla tanto della Storia ma si dimenticano le storie. Quelle delle persone, artefici, interpreti fondamentali di azioni che ne hanno indirizzato il corso. Storie drammatiche, difficili, impossibili. Come quella di Paolo Desana che Andrea racconta nel suo libro La storia di due vite tra lager e vini DOC. Una toccante ricostruzione della vita del padre che dopo aver visto morte e sofferenza trova la forza per aiutare nella ricostruzione. Senza improvvisarsi e con la sola voglia di contribuire, fattivamente, alla rinascita di una nazione.. Andrea continuerà a lavorare, raccogliendo documenti, raccontando storie, promuovendo convegni, perché il Monferrato Casalese possa, finalmente, crescere e vedersi riconoscere quel credito che da tempo merita.  Occorrerebbe solo che tutti capissero che in questo, c’è il bene di una collettività. PS se vi va di saperne di più delle carte di Paolo Desana, non mancate il 22 settembre alle ore 10.30 nella Sala Marescalchi, durante la Festa del Vino del Monferrato, quando si terrà il convegno Vitivinicoltura e resistenza. Tra passato e futuro. Ne vale la pena! Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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7 Settembre, 2024

Bolgheri DiVino 2024: alla "Cena dei Mille"!

  Bolgheri DiVino: l’emozione di esserci! Essere parte integrante di un evento prestigioso come la “Cena dei Mille” a Bolgheri è stata un’esperienza indimenticabile, un’opportunità straordinaria che ha superato ogni aspettativa. Il celebre Viale dei Cipressi, con la sua bellezza iconica e senza tempo, si è trasformato per una notte in una tavola imponente che ha riunito più di mille ospiti, creando un’atmosfera magica e irripetibile. Il 4 settembre, dopo tre anni di attesa, il consorzio Bolgheri e Bolgheri Sassicaia DOC ha dato vita alla terza edizione di *no Bolgheri DiVino*, un evento che celebra l’eccellenza vitivinicola di uno dei territori più amati al mondo. È stato un onore far parte di questo grande gruppo come Ais Toscana, contribuendo all’organizzazione e alla riuscita di una serata che ha saputo esaltare il meglio di questo territorio straordinario. Questa è stata la mia seconda partecipazione attiva nelle tre edizioni dell’evento, prendendo parte al servizio dei vini insieme ad Ais Toscana, che anche quest’anno ha curato in modo impeccabile l’organizzazione della parte enologica. La precisione, l’attenzione al dettaglio e la dedizione di tutti i sommelier hanno reso omaggio alla qualità straordinaria dei vini di Bolgheri, che hanno accompagnato la serata in maniera sublime. Servire vini di tale prestigio a un pubblico di esperti e appassionati richiedeva una grande responsabilità. La necessità di garantire un servizio impeccabile, assicurando che ogni vino venisse servito nell’ordine appropriato e alla temperatura ottimale, ha messo alla prova tutta l’esperienza maturata in questi anni. Ogni gesto doveva essere calibrato con cura, consapevole del fatto che ogni dettaglio era fondamentale per esaltare al meglio le caratteristiche dei vini serviti. La pressione di dover soddisfare un pubblico altamente competente si è trasformata in una sfida che ha rafforzato ulteriormente la mia dedizione e professionalità durante la serata. Un’emozione e un onore è stato anche avere l’opportunità di salutare personalità di spicco del mondo enologico come i Master of Wine Gorelli e Lonardi, nonché incontrare grandi enologi, produttori e altre celebrità del vino. Questi incontri hanno aggiunto un valore unico all’evento, confermando quanto sia straordinario il mondo del vino e quanto sia gratificante farne parte. In particolare, sono orgogliosa di aver avuto l’occasione di salutare donne del calibro di Priscilla Incisa della Rocchetta e Albiera Antinori, giornaliste come Divina Vitali che hanno sempre comunicato con una passione particolare il territorio di Bolgheri. Questi momenti mi hanno resa profondamente consapevole del ruolo sempre più incisivo che le donne stanno imprimendo nel settore del vino. Come membro dell’Associazione delle Donne del Vino, ho sentito un senso di appartenenza e fierezza, vedendo quante figure femminili stiano contribuendo in modo significativo a modellare il futuro di questo straordinario settore.   Camminare tra i lunghi tavoli apparecchiati lungo il viale, circondato dai cipressi e dalle colline toscane, è stato come vivere un sogno. I brindisi, le conversazioni, la condivisione del vino Bolgherese e l’incontro con appassionati provenienti da tutto il mondo hanno reso questo evento un momento irripetibile, un simbolo della grandezza del territorio e della qualità dei suoi prodotti. Un ringraziamento speciale va a tutti coloro che hanno reso possibile questo evento – il Consorzio, i produttori, gli sponsor e le istituzioni – e a tutte le persone coinvolte, che hanno lavorato con dedizione e passione per rendere questa serata memorabile. La mia gratitudine è immensa, e il cuore è colmo di orgoglio per essere stato parte di un evento così importante per la storia di Bolgheri e per la valorizzazione del vino italiano a livello mondiale. Non vedo l’ora di vivere nuove avventure con Ais Toscana, continuando a promuovere e sostenere i grandi vini di questo straordinario territorio, e di contribuire alla crescita della presenza femminile nel mondo del vino, oggi più che mai protagonista di questa magnifica storia.
Da Bolgheri è tutto! alla prossima avventura enologica! Benedetta Costanzo
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
Mi trovi su Instagram come @benedetta.costanzo
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3 Settembre, 2024

Antonino Cannavacciuolo firma CONTRATTINO

L’aperitivo è un rito. Mi sono convinto di questa semplice affermazione quando sono andato a lavorare a Torino. Al sud l’aperitivo non era che qualche ciotola con olive o arachidi salate e se andava bene un bitterino. A Torino invece, nei meravigliosi caffè di Via Roma o di Piazza San Carlo, mi sono imbattuto in cocktail fantastici e cibo a profusione. Una abitudine, quella dell’aperitivo, che ora ha preso piede in tutta Italia: non c’è bar che non offra taglieri e cocktail. A volte di dubbia qualità, altre molto interessanti. Se si va indietro nel tempo si capisce però perché al nord e a Torino in particolare, l’aperitivo già dai primi del ‘900 è un rito di condivisione e di convivialità. È proprio a Torino che nasce, nel 1796 il vermouth. Antonio Benedetto Carpano, rifacendosi ai vini speziati greci, addizionò il Moscato di Canelli con una serie di spezie lasciate a macerare. Con l’assenzio che non poteva mai mancare. Sulla medesima scia alchemica nasce anche il bitter e da li in poi è un susseguirsi di cocktail e preparati. L’Americano nasce come abbinamento di vermouth e bitter così come i Negroni lo imita aggiungendo il Gin. Il nome Canelli è un nome che riecheggia sempre nei bicchieri per via di quel Moscato. Proprio a Canelli, la cantina Contratto crea negli anni 30 il Contratto Bitter e il Contratto Aperitif, veri apripista per una serie di aperitivi “ready to drink”: semplici da usare al bar come a casa. Un po’ di sano orgoglio italiano che oggi vede la nascita di Contrattino Aperitivo Bitter che, in una elegante bottiglia in stile Art Déco da 20 cl riesce a regalare una gradevole sensazione rinfrescante e floreale. Con una gradazione alcolica di appena 5,5%, Creato da Paolo Dalla Mora imprenditore già fondatore di Gin Engine, Vermouth & Bitter Strucchi e Sgrappa, Giorgio Rivetti, proprietario di Contratto e Luca Gargano, presidente di Velier. Una compagine di imprenditori di successo a cui da oggi si aggiunge lo chef Antonino Cannavacciuolo, che ha deciso di sposare un progetto che lo vede al suo debutto nel mondo del beverage. Contrattino regala una percezione dolce ed equilibrata e una parte amaricante variegata, che si differenzia dalla classica genziana o artemisia di molti aperitivi. La sua parte floreale è piacevole e decisa, così da amplificare molto il bouquet aromatico. Il colore rosa è assolutamente naturale e gli è donato dal succo concentrato di carota nera. Tutto questo mix porta ad una beva coinvolgente, dove un sorso chiama l’altro. Grazie all’ottima gestione del bilanciamento fra dolce, amaro e aromatico, il palato rimane sempre pulito e mai appesantito dalla parte zuccherina. Contrattino è preparato con zucchero di canna biologico, aromi naturali di piante officinali e agrumi. La gradazione del 5,5% deriva da alcol biologico. Si può anche mixare ma liscio e freddo senza ghiaccio è il modo migliore per apprezzarlo a pieno. Poi ci si può sbizzarrire in tanti modi!   Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969  
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6 Agosto, 2024

Enotirino è a Bussi sul Tirino (PE) il 31 agosto

Se a fine agosto siete stanchi del mare e del caldo, non potete che fare tappa in Abruzzo, una regione che non ha nulla a che invidiare alle montagne più blasonate del nord. In Abruzzo le persone sono schiette e vere. Al pari dei prodotti enogastronomici realizzati con amore e tradizione. Il vino in particolare è da tempo fiore all’occhiello della regione. Grandi varietà di Rossi e Bianchi di assoluto prestigio in grado di fondere perfettamente mare e montagna nell’abbinamento con i piatti tipici della tradizione. Il 31 agosto a Bussi sul Tirino (o Busce come la chiamano da queste parti) in provincia di Pescara, avrà luogo Enotirino, una interessantissima manifestazione che ha proprio l’obiettivo di fondere mare e montagna attraverso il cibo del territorio e il vino di oltre 65 cantine provenienti da tutto l’Abruzzo. Una giornata all’insegna del divertimento e della cultura enogastronomica che vedrà vari momenti due momenti ben distinti. Il primo, all’interno del Castello di Tirino, dalle 11 alle 19 con accesso a pagamento, per degustare i vini e il cibo del territorio nonché partecipare alle masterclass tutte dedicate al vino abruzzese. Il secondo, nel Parco della Quercia Rossa, con accesso libero, per la festa a base di buon cibo, vino e tanta musica. Il programma completo è sul sito enotrino.it Per i lettori di WineTalesMagazine è previsto uno sconto del 30% sui biglietti acquistati online con il codice SOMMELIER24 Insomma, vedrete che dopo qualche bicchiere anche voi direte frechete! Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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3 Agosto, 2024

Calici di Stelle a Roma: che fascino

Di manifestazioni con il vino protagonista ne ho fatte tante. Alcune più, altre meno interessanti da un punto di vista enologico. Poche, pochissime quelle meritevoli anche da un punto di vista della location. Combinare le due cose, è impresa praticamente impossibile. Quando però ci si trova a Roma, al tramonto, guardando il lento scorrere del Tevere dalle arcate di un affascinante come ponte il ponte Armando Trovajoli alias Ponte della Musica, con una piacevolissima musica di sottofondo e tra le mani un calice di interessantissimo vino, beh, come non rimanerne affascinati? Dimenticavo, un elemento importante: le persone. Già, perché cosa sarebbe un così incantevole combinazione senza la presenza di fantastiche persone? Produttori con i quali dialogare di vino; turisti stranieri con i quali scambiarsi opinioni in inglese sui vitigni autoctoni; amici che si incontrano casualmente. Ecco, questo il mix perfetto. Questo è stato Calici di Stelle a Roma. Oltre 1500 visitatori, 50 cantine presenti, una associazione, Rosae Maris che raccoglie da sola 23 produttori maremmani e oltre 30 vini rosati. Una chicca! Anche sul ponte si è poi scoperto come si possano tenere delle masterclass. Grazie dunque ad Angelo Petracci, referente Guida Vitae AIS del Lazio e all’enologo Pierpaolo Pirone, per aver sottolineato (anche con degustazione alla cieca) i vitigni autoctoni d’Italia. Insomma, peccato dover attendere un anno per ripetere una simile esperienza. Grazie a Decanter Wine Academy! A proposito, grazie anche al maestro Federico Brucato per le note della sua musica: soave, interessante, coinvolgente, mai invasiva. Volete sapere di più dei vini? Nelle storie del mio blog Instagram @ivan_1969     Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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27 Luglio, 2024

Cirò Wine Festival. Torna ad Agosto

La Calabria è La terra del vino. Terreni meravigliosi, esposizioni perfette, clima stupendo. Eppure pochi conoscono i vini calabresi che hanno invece espressioni di indubbio valore. Occasioni come quella del Cirò Wine Festival di Agosto hanno il grandissimo pregio di portare alla ribalta i vini di Calabria e farli conoscere a chi si avvicina a questo mondo senza pregiudizi. Cirò è la terra del vino per vocazione. Da secoli sulle colline che guardano il mare, produttori illuminati e famiglie da sempre dedite all’agricoltura, hanno impiantato vigne che si trasformano nel vino calabrese più conosciuto al mondo. Una tradizione che oggi unisce storiche cantine ai giovani vigneron che con lo stesso spirito intendono valorizzare e promuovere quella storia millenaria che oggi trova la casa comune nel “Consorzio di tutela e valorizzazione dei vini Cirò Doc e Melissa Doc”, presieduto da Raffaele Librandi, che ad agosto da diversi anni, organizza il Cirò Wine Festival evento di promozione della Doc (in attesa di diventare docg) più antica di Calabria. Dal 1 al 10 agosto dunque le cantine che aderiscono al Consorzio di tutela, guidato da Raffaele Librandi animeranno il territorio dello storica Doc calabrese, prima della grande festa finale a Madonna di Mare. Degustazioni nelle cantine, tour tra le vigne, la Masterclass (il 9 agosto alle 16.30) con Matteo Gallello sui caratteri identitari del Cirò e il talk con la stampa Enogastronomica e i social media wine della Calabria. Oltre alla Masterclass seglialiamo, sempre il 9 agosto a partire dalle 18:30 il talk che vedrà al centro il Cirò e le sue radici. Il Gaglioppo e le altre uve autoctone diventano il pretesto per focalizzare l’attenzione su un territorio straordinario, ricco di biodiversità, cultura e gastronomia in un mix perfetto che fa da catalizzatore per una grande settimana dedicata al vino e ai suoi protagonisti. Un evento dunque  con un ricco programma tra vigne e cantine che si chiuderà, come ormai da tradizione, il 10 agosto, nella notte delle stelle cadenti, nello spazio dei Mercati Saraceni a Madonna di Mare, con i banchi d’assaggio delle cantine aderenti al consorzio, il cibo del territorio e l’immancabile musica con il concerto dei Ricci di mare. Una vera festa per celebrare la Calabria, il cibo, il vino.  
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16 Luglio, 2024

Calici di Stelle arriva a Roma

Che m’ha saputo fa nu quarto ‘e luna,
che m’ha saputo fa’ chi voglio bene.
E me turmenta sempe nu pensiero,
nunn’è ‘o vero ca pienze sulo a me.
Comme so’ triste ‘e note ‘e sta canzone,
e comm’è amaro ‘o bbene ‘e chi vuo’ bbene.
Nun me guarda’, si chiagno nun guarda’.
Che m’ha saputo fa’ ‘nu quarto ‘e luna! La notte, quando le stelle brillano nel cielo, non possiamo che stare con il naso all’insù ad osservarle. Se però la luna è piena, la sua luce è così abbagliante che tutto il resto, firmamento incluso, rimane in ombra. Sembra proprio che due meraviglie della natura non possano convivere. Come fossero quasi due aspiranti per occupare la prima fila del corpo di ballo. Quando la luna arriva nel suo ultimo quarto, la luce riflessa del sole assume un bagliore tale che è possibile ammirare anche le stelle del firmamento: ognuna lascia spazio all’altra condividendo il palcoscenico. Quale momento migliore di questo allora per guardare il cielo di notte? Il 27, 28 e 29 luglio la luna sarà proprio nel suo ultimo quarto e al Ponte della Musica Armano Trovajoli a Roma si terrà Calici di Stelle, la storica manifestazione del Movimento Turismo del Vino, in collaborazione con l’Associazione Città del Vino. Calici di Stelle è l’esperienza estiva imperdibile che celebra il connubio tra il fascino dell’universo e la passione per il vino, trasformando le location più suggestive d’Italia in palcoscenici sotto le stelle. Sotto le arcate del Ponte della Musica-Armando Trovajoli che attraversa il Tevere e unisce il quartiere Flaminio al quartiere Della Vittoria sarà possibile, calici in mano, degustare i vini delle cantine presenti e parlare con i produttori. CALICI DI STELLE, la combinazione perfetta tra Vino, Stelle e Convivialità più amata dai winelovers. Programma Sabato 27 luglio Ore 19.00 apertura banchi d’assaggio
Ore 24.00 chiusura banchi d’assaggio  Domenica 28 luglio Ore 19.00 apertura banchi d’assaggio
Ore 19.30 Masterclass da definire
Prenotazione obbligatoria, posti limitati riservati a chi ha già acquistato il biglietto
Ore 24.00 chiusura banchi d’assaggio  Lunedì 29 luglio Ore 19.00 apertura banchi d’assaggio
Ore 19.30 Degustazione alla cieca sui vitigni del Lazio guidata da Pierpaolo Pirone di AtWine consulenze enologiche
Prenotazione obbligatoria, posti limitati riservati a chi ha già acquistato il biglietto.
Ore 24.00 chiusura banchi d’assaggio Costo del biglietto 20 euro Il biglietto comprende il bicchiere, la sacchetta portabicchiere e 10 degustazioni di vini delle oltre 150  etichette presenti. E’ prevista una cauzione di 5 euro. Sommelier Ais, Ars, Assoenologi, Assosommelier, Degustibuss, Fis, Fisar, Onav, Ses riduzione del biglietto, costo 15 euro presentando all’ingresso la tessera dell’associazione. Codice Sconto S27 S28 S29 a secondo dei giorni Operatori del settore ingresso a 15 euro mandando mail di richiesta a accrediti@decanterwineacademy.org dalla pec della società. Stampa: mandare una mail a accrediti@decanterwineacademy.org entro lunedì 22 luglio, specificando testata, numero di tessera e il link di un articolo firmato sull’enogastronomia per i giornalisti. Per i blogger inviare mail che verrà valutata dallo staff. Info: 347-6649100  06-86132308 info@decanterwineacademy.org pagina diVino per info e acquisto del biglietto online. Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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24 Giugno, 2024

Roma Hortus Vini 2024

Ci sono delle manifestazioni del vino che hanno una marcia in più. Qualcosa di speciale magari dato dalla presenza di produttori particolari. In pochi casi, la location fa la differenza, abituati a parlare con i produttori all’interno di sale di hotel. Non capita spesso, anzi, purtroppo capita solo una volta l’anno, di passeggiare all’interno dell’Orto Botanico di Roma e degustare ottimi vini. Una volta l’anno perché è questa la frequenza con la quale si svolge Roma Hortus Vini giunta quest’anno alla quinta edizione e tenutasi il 14, 15 e 16 giugno scorso. Che sia con la luce del sole o con la luna illuminati solo da una giusta dose di luce artificiale, l’Orto Botanico ha un fascino che non è comune.
La passeggiata si snoda attraverso piccoli viali per arrivare alla Fontana degli Undici Zampilli dove è facile trovare gli spettacoli organizzati da Sens Eventi insieme a Francesca e Luca Maroni. Sorrisi, risate e brindisi al chiaro di luna hanno fatto da cornice alle brillanti e scanzonate pillole teatrali di Michele La Ginestra, alle incursioni musicali di Francigena in Jazz & Swing del Trio Borghese. Appuntamenti di sano intrattenimento che hanno portato, nel corso delle ore, al momento “clou” della serata: la dégustation sur l’herbe condotta da Luca Maroni. Tra i filari del Vitigno Italia illuminati a festa, seduti sull’erba fresca dell’Orto Botanico, i partecipanti, si sono lasciati coinvolgere dalle emozioni di un format vincente che unisce i profumi sprigionati dai calici in degustazione al fascino delle bolle di sapone (anche infuocate) create da Idà, abile performer originario di Capo Verde Proprio il Vigneto d’Italia al quale si arriva inerpicandosi lungo una docile collina, rappresenta una esperienza unica ed indimenticabile. Trovarsi infatti dinanzi ad una serie incredibile di vitigni è qualcosa che, da sola, merita il prezzo del biglietto. Dimenticare i vini poi non è possibile. La selezione delle cantine, effettuata da Luca Maroni, è assolutamente di livello con una serie di interessantissime cantine lungo tutto lo Stivale. Alcune di queste le avevo già trovate alla serata di premiazione dei Migliori Vini Italiani a riprova della qualità. E’ stata comunque una fantastica occasione per rivedere degli amici e sperimentare altre realtà. Ognuna diversa ed identitaria. Nelle storie del mio blog Instagram pubblicherò a breve i vini delle cantine che ho scelto. Cosa mi rimane di questa esperienza? Direi non solo uno splendido pomeriggio e l’aver conosciuto incredibili persone ma anche e soprattutto l’attesa per la prossima edizione.     Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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19 Giugno, 2024

AMontefalco - Cristina Mercuri: bendati per la masterclass

AMontefalco: Un nuovo volto per l’Anteprima del Sagrantino Negli ultimi due anni, l’anteprima del Sagrantino ha subito una trasformazione significativa. Rinominata AMontefalco, l’evento ha ampliato i suoi orizzonti, abbracciando un concetto più ampio che va oltre il celebre vino Sagrantino, per raccontare una Montefalco ricca di storie e significati diversi.
Alla sua seconda edizione, la manifestazione di due giorni ha riscosso un notevole successo, attirando l’attenzione di appassionati, sommelier e operatori del settore, desiderosi di scoprire le novità e le tendenze del mondo enologico di Montefalco. La scelta di rinnovare l’Anteprima del Sagrantino si è rivelata vincente, confermando Montefalco come un punto di riferimento nel panorama vitivinicolo italiano.
Montefalco, oltre a essere un territorio di grande tradizione vinicola, si distingue per la sua forte vocazione green, promossa dai produttori locali negli ultimi decenni. Attraverso vari progetti, sono stati implementati l’uso di energie rinnovabili e pratiche sostenibili che hanno reso Montefalco un esempio di viticoltura eco-compatibile. Molte aziende vinicole della zona hanno adottato tecnologie all’avanguardia per la produzione di energia solare e la gestione efficiente delle risorse idriche. Inoltre, sono stati intrapresi progetti di riforestazione e tutela della biodiversità, contribuendo così a preservare l’ecosistema locale. Cristina Mercuri grande professionalità per diffondere la conoscenza del sagrantino La prima giornata di AMontefalco è stata arricchita da un’eccezionale Masterclass tenuta da Cristina Mercuri, esperta del settore vinicolo, candidata Master of Wine, DipWSET, Italian Wine Ambassador e Italian Wine Educator. Mercuri è anche la fondatrice del Wine Club of Italy.
La conferenza stampa, svoltasi presso il complesso museale di San Filippo, ha visto Cristina Mercuri al centro dell’attenzione. Durante il suo intervento, ha enfatizzato l’importanza di valorizzare il territorio di Montefalco non solo attraverso il Sagrantino, ma anche esplorando altre varietà di vini e le peculiarità enogastronomiche locali. Anche lei, proseguendo il gioco iniziato l’anno scorso, ha descritto il territorio con termini e aggettivi con iniziale “A” e ha proposto nuove definizioni. Mercuri ha scelto “Astonishing” per vini capaci di sorprendere e incantare; “Accurate” per la cura e l’attenzione dedicata ai dettagli; e “Aspirational” per rappresentare un continuo miglioramento e una visione futura ambiziosa per tutti i vini della denominazione. Un viaggio sensoriale tra Sagrantino e grandi Vini del Mondo La Masterclass, riservata ai giornalisti e agli operatori di settore, ha rappresentato un momento di alta formazione e approfondimento, offrendo ai partecipanti un viaggio sensoriale attraverso i vini di Montefalco.
Un elemento unico di questa Masterclass è stata la degustazione bendata, che ha coinvolto vini intrusi provenienti da prestigiose regioni vinicole del mondo, come Bordeaux, Cote du Rhone e Stati Uniti, oltre a eccellenze italiane provenienti da Bolgheri e dall’Etna. L’emozione di ascoltare una grande professionista come Cristina Mercuri e la sfida di degustare i vini alla cieca hanno aggiunto un tocco di mistero e divertimento all’evento. Eccellenza in Lingua e Gusto: un’esperienza sensoriale in lingua inglese La Masterclass è stata diretta magistralmente in lingua inglese. Cristina Mercuri l’ha svolta in modo dinamico e coinvolgente, rendendo protagonisti i vini ma anche la sala di esperti presenti. I partecipanti hanno potuto apprezzare l’alta qualità dei vini, concentrandosi su aspetti come la qualità dei tannini, il finish e la persistenza. La degustazione ha rivelato come il Sagrantino si difenda egregiamente anche in confronto a grandi vini internazionali, dimostrando la sua capacità di emergere e di essere apprezzato al pari di rinomate etichette mondiali.
Prima di immergersi nella degustazione bendata dei dieci vini selezionati, ha introdotto i partecipanti ai fattori naturali che definiscono Montefalco e influenzano lo stile dei suoi vini. Descrivendo il territorio collinare al centro dell’Italia con un clima continentale moderato dall’altitudine, ha sottolineato l’importanza dell’esposizione delle vigne nel determinare il carattere finale del vino.
Il Sagrantino, cuore della giornata, è stato esplorato nei suoi dettagli più intimi: dalla sua raccolta tardiva che richiede abbondante sole per una maturazione ottimale, fino alla delicata gestione dei tannini che possono risultare astringenti se non trattati con cura. Mercuri ha messo in luce i punti di forza del Sagrantino, come la sua longevità e la qualità sempre più alta dei vini. Ma scopriamo i vini protagonisti della Masterclass. Sagrantino di Scacciadiavoli 2019
Eccoci al primo vino: il Sagrantino di Scacciadiavoli 2019. Proveniente dalle colline di Montefalco, al confine con Gualdo Cattaneo, questo vino si presenta nel calice con un colore luminoso. La degustazione rivela una grande coerenza tra occhi, naso e bocca, con un’esplosione tannica che coinvolge ogni parte del palato. I tannini sono presenti ma setosi, dal profilo piuttosto arrotondato. Un’ottima acidità ben integrata contribuisce a riequilibrare la bevuta. Il corpo è abbondante, con un buon finish che completa l’esperienza sensoriale. Sagrantino di Bocale 2019 Il Sagrantino di Bocale è veramente impressionante! È più intenso ed espansivo rispetto al primo campione. Al naso, avvolge con profondi aromi di mora e note evolute di cioccolato. In bocca, i tannini sono importanti ma di ottima qualità, molto sfaccettati e non affatto scontati. Sono tannini maturi che promettono una maggiore morbidezza in futuro. La freschezza è altissima, indicativa di una grande longevità. Ha un corpo pieno e un finale lungo che si adagia delicatamente sul palato. C’è molta estrazione, ma anche una raffinatezza che il tempo confermerà. Questo vino più tradizionale proviene dal territorio di Montefalco, al confine con Castel Ritaldi   Northern Rhone Côte-Rôtie Guigal Château d’Ampuis 2018 ( 111 euro) Con il terzo campione inizia il divertimento, perché non mi aspettavo che i vini “intrusi” fossero di così alta qualità. Cominciamo con un’eccellenza della Côte du Rhône, o meglio della Côte-Rôtie, famosa per il suo Syrah. Alla domanda di Cristina se fosse Sagrantino, la risposta è stata scontata: troppo diverso dal principe di Montefalco! Ha un colore vivace con sentori di frutti neri accattivanti, ribes nero, mora e amarene, accompagnati da note affumicate che richiamano i legni francesi. L’acidità sottile e vibrante è fondamentale per bilanciare dei tannini forse un po’ più asciutti. In bocca è denso e concentrato, ancora nervoso perché molto giovane. Bella esperienza! Passopisciaro Franchetti 2021 Terre Siciliane IGP (150 euro) Il quarto campione ci accoglie con aromi intensi e speziati, anticipando una bocca dove i tannini sono ben integrati e l’acidità è notevole. Il finale è minerale e fumoso, caratteristico di questo vino siciliano che esprime la sua qualità in modo unico grazie ai suoli vulcanici dell’Etna, molto diversi da quelli di Montefalco. Qui la sapidità finale domina, confermando la straordinaria qualità di questo vino. La sua eccellenza emerge chiaramente nella degustazione alla cieca. Sagrantino Antonelli San Marco 2018 Sagrantino Antonelli San Marco 2018: Il naso si apre con delicatezza, rivelando complessi aromi di arancia, fico e note balsamiche. In bocca, i tannini sono vellutati e l’acidità vibrante. Il vino è ben equilibrato, con un’alcol elevato che contribuisce all’armonia complessiva. Il finale è lungo e persistente, riflettendo fedelmente il territorio e l’anima del Sagrantino. Un’ottima interpretazione da parte di Antonelli. Messorio Merlot Le Macchiole 2019 ( 210 euro) Il naso si apre con un profumo saporito e balsamico, dominato da frutti rossi e prugna, con una sensazione di generosità. In bocca, i tannini sono vellutati e l’acidità è ben bilanciata. L’uso sapiente del legno contribuisce al perfetto equilibrio complessivo. È evidente che questo vino è un Merlot, espresso con grande maestria. Proveniente dal territorio di Bolgheri in Toscana, questa è sicuramente una delle più belle espressioni del Merlot italiano.  Château Montrose 2021 (180 euro) Saint’Estephe – Bordeaux Già al primo sguardo e ancor più dalle prime olfazioni, emerge il livello straordinario di questo vino che esprime un’eccellenza fuori dal comune, testimoniando la grandezza del territorio di Bordeaux, precisamente di Saint-Estèphe. annata non eccezionale. Il naso è intensamente invitante, con note di frutta scura e spezie che si amalgamano armoniosamente. I tannini sono vellutati e succosi, mentre un’acidità vivace conferisce al vino freschezza e perfetto equilibrio. Assaporare questo vino in una degustazione bendata è un’esperienza emozionante, capace di suscitare brividi di piacere! Sagrantino Carapace LungAttesa Tenuta Castelbuono 2016 Siamo arrivati all’ottavo vino della degustazione, un momento emozionante in cui ci immergiamo nel Sagrantino di una tenuta che è un’opera d’arte in sé creata da Arnaldo Pomodoro. Sto parlando del Sagrantino Carapace Lunga Attesa delle Tenuta Lunelli, un vino che mi ha colpito profondamente. Accanto a me c’è l’enologo Luca Campaldini, il quale ha contribuito a rendere questa esperienza ancora più speciale. Questo vino si apre con un naso complesso, dominato da intensi aromi di frutta matura e suggestive note terrose. I tannini sono morbidi e l’acidità è perfettamente equilibrata, conferendo al vino una straordinaria armonia. È un vino raffinato, dotato di una struttura eccellente che promette una lunga evoluzione in bottiglia. La vendemmia 2016 si presenta davvero eccezionale, offrendo un profilo ricco e vellutato con intriganti note di cioccolato ed erbe secche. I tannini, maturati splendidamente, sono già ben integrati, rendendo l’assaggio un’esperienza indimenticabile. L’innovazione nel processo di vinificazione si esprime attraverso l’elevazione di una significativa parte della massa in anfora (Tava e Manetti), conferendo al Sagrantino Carapace delle Tenute Lunelli caratteristiche uniche che lo distinguono nel panorama enologico. Ridge Lytton Estate Petit Sirah 2019  – Dry Creek Valley,  Contea di Sonoma (70 euro) Il penultimo vino si presenta con un naso ricco di frutta nera, accompagnato da evidenti note di vaniglia e tostature. In bocca, si distingue per i suoi tannini potenti ma vellutati, ben integrati e mai asciutti. L’alta estrazione conferisce al vino un corpo robusto, tipico del Petit Sirah californiano, arricchito dall’uso del legno americano. La struttura tannica e l’acidità bilanciata creano una sensazione di dolcezza che richiama al Nuovo Mondo, rendendolo nettamente diverso dalle espressioni umbre del Sagrantino, che evocano terre verdi e legni scuri. Un vino che sa come lasciare il segno. Sagrantino Memoira 2015 di Colpetrone L’ultimo vino in degustazione è il Sagrantino Memoira 2015 di Colpetrone, un vero capolavoro. Al naso, si presenta maturo con una complessità ossidativa che intriga e seduce. I tannini sono morbidi, mentre l’acidità vibrante dona freschezza e vivacità al palato. È un vino straordinariamente bilanciato, con una lunga persistenza che lascia il segno. Ciò che colpisce particolarmente sono le note balsamiche nette e avvolgenti, con sentori mentolati e di incenso che caratterizzano molti assaggi di questa cantina. Queste caratteristiche rispecchiano probabilmente i suoli unici del territorio di Marcellano, conferendo al vino un’identità distintiva e affascinante. Concludere la degustazione con un grande Sagrantino come questo è stato un vero piacere. Understanding High Quality by Tannins: obiettivo raggiunto! In conclusione, esplorando in degustazione bendata i 10 calici di vino, abbiamo capito che i tannini del Sagrantino non sono come vengono sempre indicati. La nomea di vino tannico per eccellenza e spesso sgraziato è stata ampiamente sfatata. Abbiamo soprattutto capito che il tannino del Sagrantino, quando è maturo e viene trattato a dovere, può donare vini di grande raffinatezza e precisione. Può addirittura competere con grandi vini del mondo come gli intrusi della masterclass, che grazie a questo confronto obiettivo non hanno fatto sfigurare il Sagrantino anche a  confronto con Merlot, Syrah e Cabernet molto famosi. Tutto ciò mi ha confermato ancora una volta che la qualità di un vino si valuta nel calice e il Sagrantino ha vinto la sfida! Cin cin! Benedetta Costanzo
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