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BlendNews è un contenitore di informazioni dedicato al vino. Racconteremo gli eventi, le novità e le curiosità di questo mondo.

 

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29 Aprile, 2024

Adele Gorni Silvestrini. Il mio Vinitaly 2024

Un Vinitaly… oleocentrico Vite e olivo, due piante emblematiche per i popoli del Mediterraneo. Da una visita a Vinitaly, e dalla rubrica per cui scrivo in WineTales Magazine, ci si aspetterebbe forse un focus sulla vite. Invece il mio Vinitaly, al netto dei saluti a clienti e colleghi sommelier, si è imperniato sull’olivo e ancor di più sull’olio, patrimonio culturale e gastronomico della dieta mediterranea, oltre che simbolo della tradizione e della maestria artigianale italiana. Il 15 aprile Gambero Rosso e Banca Monte dei Paschi di Siena hanno presentato la 14esima edizione della Guida Oli d’Italia dedicata agli extravergine italiani, giunta alla sua 14esima edizione e alla quinta in doppia lingua italiano-inglese. La Guida celebra la ricchezza e la diversità delle varietà di olive e di oli presenti nel nostro Paese, evidenziando le peculiarità delle diverse Regioni e valorizzando le storie dei produttori che portano avanti con passione e dedizione la tradizione millenaria della produzione olearia: dalla delicata Casaliva gardesana, alla robusta Leccino, passando per la Frantoio e la vigorosa Carboncella fino alla Ogliarola, tipica della zona barese, garganica e salentina. Il mondo dell’olio extravergine di oliva è complesso e affascinante allo stesso tempo: ciascun prodotto presenta caratteristiche uniche e la nostra Guida vuole orientare professionisti e consumatori nella scelta del miglior prodotto capace di soddisfare gusti e abbinamenti diversi Ha commentato Stefano Polacchi, curatore della Guida. Sono 389 le aziende produttrici, per 679 etichette di extravergine valutate e inserite nella Guida, di cui 191 le Tre Foglie e 34 le Stelle, che hanno ottenuto il massimo punteggio per dieci anni. La Stella è sempre il risultato di un lungo percorso di ricerca, selezione e valutazione per arrivare alle qualità organolettiche più sublimi ma anche di un impegno concreto verso la sostenibilità, in un’economia globale dove la concorrenza si gioca sui prezzi più bassi. Cinque le fasce di prezzo considerate, dagli oli con prezzo inferiore ai 10 euro fino a prodotti di nicchia che superano i 30 euro al litro. I singoli extraverginebsono stati valutati inoltre per il loro profilo aromatico, sulla base dell’intensità di fruttato, amaro e piccante, utile a determinare eventuali abbinamenti con cibi e ingredienti. La Guida riporta infine produttori di olive da mensa ed aziende che offrono ospitalità e ristorazione in campagna, per un’informazione non solo più esaustiva, ma anche utile a promuovere il turismo enogastronomico del nostro Paese. Ecco alcuni premi che ricordo: Azienda dell’anno: Miceli & Sensat di Monreale (PA), realtà all’avanguardia di 115 ettari, 100 dei quali ospitano anche coltivazioni di grani antichi. Olivicoltore dell’anno: Alfredo Cetrone di Sonnino (LT), che coltiva 100 ettari di terreno roccioso a 500 metri di altitudine, con 20mila piante di varietà itrana. Olio & Vino: Dop Chianti Classico di Fonterutoli a Castellina in Chianti (SI), splendida struttura dei marchesi Mazzei dove, oltre al noto vino, si produce uno strepitoso extravergine Dop, con sentori di carciofo, mandorla, cipresso, rucola e note balsamiche. Come cita l’ultimo premio elencato, vite e olivo sono dunque davvero connessi! Esattamente alla maniera del vino, anche l’”oro verde” italiano, nelle sue molteplici sfumature, ci dispone a viaggi sensoriali memorabili e ci stimola a conoscere meglio i territori del nostro Paese. Adele Gorni Silvestrini, aprile 2024    
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27 Aprile, 2024

Benedetta Costanzo. Il mio Vinitaly 2024

Oltre le Polemiche, i fatti delle Donne del Vino Tra chiacchiere, critiche e polemiche, la 56esima edizione di Vinitaly si conferma come un evento imprescindibile per il settore, ma anche come palcoscenico per discorsi importanti. Quest’anno, in particolare, si è parlato molto del ruolo delle donne nel mondo del vino e delle sfide che ancora devono affrontare. Le affermazioni sulla genetica femminile e il senso di inferiorità atavico e sul bere da sole,  hanno sollevato interrogativi importanti, ma hanno anche offerto l’opportunità di riflettere e discutere su temi cruciali. Quindi mentre Vinitaly chiude i battenti con numeri positivi e un’atmosfera di successo, le polemiche innescate dalle recenti dichiarazioni di Boralevi durante il TG2 Post continuano a far discutere.
Scelgo di guardare oltre le polemiche e di concentrarmi sulle donne che, oltre a bere il vino, sono protagoniste attive nella sua creazione. Il mio Vinitaly Korale In un settore tradizionalmente dominato dagli uomini, è importante riconoscere e celebrare il contributo fondamentale delle donne nel mondo del vino. Esse non solo lavorano nei vigneti e nelle cantine, ma sono anche enologi, sommelier, giornaliste e imprenditrici vinicole di successo. La loro presenza e il loro impegno sono essenziali per l’evoluzione e la crescita del settore.
In questo contesto, la storia di Korale prende vita: un progetto che ho conosciuto al Vinitaly e che voglio far conoscere a tutti per farne un esempio da divulgare.
Nella lotta contro la violenza di genere, ogni iniziativa conta. È con questo spirito che l’Associazione Donne del Vino si impegna attivamente in varie iniziative a livello nazionale e regionale. Oggi voglio raccontarvi di un progetto straordinario portato avanti dalla delegazione calabrese dell’associazione DDV: Korale, il primo vino contro la violenza di genere. Korale: perché tacere non è mai la soluzione
Il nome “Korale”, scelto con cura dall’Associazione, racchiude in sé una storia affascinante da raccontare. Prima di tutto, è un vino “corale”, perché nasce dalla collaborazione di 10 produttrici calabresi, ognuna contribuendo con il proprio migliore rosso, creando così un blend che celebra l’unione e la diversità. Questo connubio di sapori è il risultato della lavorazione di sei vitigni autoctoni: Gaglioppo, Magliocco, Greco Nero, Nerello Cappuccio, Nerello Mascalese e Nocera. L’arte di creare questo mix perfetto è stata curata in cantina dalla produttrice Danila Lento e dalla sommelier Maria Rosaria Romano. Si tratta di un’edizione limitata, solo poche centinaia di bottiglie. Ma ciò che rende questo vino così speciale è il suo scopo: sostenere il Centro Antiviolenza “Roberta Lanzino” di Cosenza.
Il Centro è una struttura fondamentale in Calabria, nata per offrire sostegno e assistenza alle donne vittime di violenza, un luogo che si impegna a non lasciare mai sole le donne in momenti di bisogno. È dedicato a Roberta, una giovane donna che è stata tragicamente vittima di violenza sessuale e omicidio a soli 19 anni. A distanza di 35 anni da questo tragico evento, non è ancora stata fatta giustizia, un fatto che sottolinea ancora una volta le sfide e gli ostacoli che le donne devono affrontare. È davvero triste e sconcertante vedere come ancora oggi le vittime di violenza di genere debbano lottare non solo contro l’abuso stesso, ma anche contro i pregiudizi della società. È inaccettabile che ancora esistano mentalità che suggeriscono che la colpa di ciò che accade alle donne sia in qualche modo della vittima stessa, una mentalità che non solo perpetua l’ingiustizia, ma rende anche più difficile per le vittime ottenere sostegno e giustizia. Obiettivo del progetto Il progetto Korale si pone l’obiettivo di dimostrare che con la solidarietà e la coesione è possibile trovare una soluzione a questa grave problematica. Intanto le bottiglie sono state regalate a chi ha offerto donazioni al Centro Antiviolenza e la campagna è andata benissimo, oltre le aspettative.
La prima presentazione del vino è avvenuta il 3 marzo presso la sede AIS a Cosenza nell’ambito delle “Giornate delle Donne del Vino” che ha visto la partecipazione del Presidente Nazionale delle Donne del Vino, Daniela Mastroberardino. Il tema scelto per le iniziative nazionali e regionali del 2024 è stato “Donne, Vino, Cultura”, un tema che abbraccia i valori fondamentali promossi dall’Associazione Donne del Vino. Questa tematica riflette l’amore per la terra, la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, con un’attenzione particolare al patrimonio vitivinicolo, che rappresenta un tesoro culturale di inestimabile valore. Le “Giornate delle Donne del Vino” Le “Giornate delle Donne del Vino” rappresentano un appuntamento imperdibile per tutte le associate, un momento di unione e celebrazione dell’apporto femminile alla società e al mondo del vino. Dal 1 al 14 marzo, in tutta Italia e in dieci Paesi nel mondo, si sono susseguiti eventi diffusi che hanno dato visibilità al ruolo delle donne nel settore vinicolo. Gli eventi hanno compreso degustazioni, incontri, tavole rotonde incentrate sul tema dell’anno e una campagna social che ha coinvolto le socie in scatti fotografici, valorizzando i contesti paesaggistici di grande valore culturale legati al mondo del vino. Queste giornate risultano importanti per la valorizzazione della cultura enologica e la lotta contro la violenza di genere, come dimostra il lancio del progetto Korale. Korale approda al Vinitaly Ho avuto l’opportunità di degustare Korale e capire il progetto durante il Vinitaly. Infatti il 15 aprile, presso lo stand istituzionale della Regione Calabria, si è svolta la presentazione del progetto e ho partecipato a quest’incontro con molto piacere. La degustazione è stata guidata da Chiara Giannotti, una giornalista stimata e donna del vino, fondatrice di Vino.tv, un blog, un profilo social e una WebTv dedicati al mondo vinicolo. Chiara  Giannotti ha sapientemente condotto l’evento coinvolgendo non solo la delegata regione Calabria Vincenza Alessio Librandi, ma anche altre donne produttrici che hanno condiviso la loro visione e il loro impegno nel progetto. Presenti l’Onorevole Gallo e il Maestro gioielliere Gerardo Sacchi. Etichetta ricca di simbolismo antico Centrale l’intervento di Caterina Malaspina, che ha brillantemente spiegato l’etichetta di “Korale”, ricca di simbolismo mitologico. Molti degli elementi presenti sull’etichetta rimandano alla storia di Persefone, la figlia di Demetra rapita da Ade e costretta a vivere negli inferi contro la sua volontà. La madre, nel suo disperato tentativo di ritrovare la figlia, trascura la natura, portando il mondo alla carestia. Per risolvere la situazione, Zeus interviene imponendo ad Ade di restituire Persefone alla madre. Tuttavia, poiché Persefone ha mangiato sei chicchi di melograno negli inferi, è obbligata a ritornare per sei mesi ogni anno. In quei mesi la terra diventava spoglia e non produceva mentre quando riusciva a liberarsi rendeva fertile la terra: nasceva il mito dell’alternanza delle stagioni. ,
Il nome “Kora-le” trae origine dal greco antico (kora” = donna o fanciulla) ma è anche uno dei nomi con cui veniva invocata la dea Persefone. Questa storia di rinascita e fertilità è incarnata dall’etichetta di “Korale”, che raffigura il profilo del volto di una delle numerose statue ex-voto dedicate a Persefone, che punteggiavano la Magna Grecia. Sostenibilità Korale, oltre a rappresentare l’incontro tra i millenari vitigni della regione Calabria, porta avanti un importante impegno per la sostenibilità ambientale. La sua storia affonda le radici nell’antica tradizione vitivinicola della regione, dove furono i Greci a introdurre la coltivazione della vite. Tuttavia, Korale non è solo un omaggio all’antica tradizione vitivinicola della regione, dove furono i Greci a introdurre la coltivazione della vite. È anche un esempio di come sia possibile coniugare la tradizione vinicola con pratiche sostenibili che includono l’utilizzo di bottiglie più leggere e sottili, riducendo così il loro impatto ambientale e il consumo di risorse durante la produzione e il trasporto. Inoltre, i tappi utilizzati sono completamente riciclabili, contribuendo a minimizzare l’impronta di carbonio del prodotto. Anche l’etichetta di Korale è stata realizzata con materiali eco-sostenibili, utilizzando fibre riciclate. Questa scelta non solo riduce l’utilizzo di risorse naturali vergini, ma promuove anche l’idea di economia circolare, contribuendo a ridurre gli sprechi e a chiudere il ciclo dei materiali. Conclusioni In conclusione, il progetto Korale rappresenta non solo un vino di alta qualità e dal profondo legame con le radici storiche della Calabria e della Magna Grecia, ma anche un simbolo di solidarietà, sostenibilità e empowerment femminile nel mondo del vino. Korale dimostra che è possibile coniugare la tradizione vinicola con pratiche moderne e responsabili in un contesto in cui le donne del settore vinicolo sono sempre più protagoniste. Questo progetto è un esempio di come la determinazione e il talento femminile possano dare vita a iniziative significative per combattere la violenza sulle donne. Questa iniziativa rappresenta l’impegno nella società civile per il miglioramento della condizione femminile e per un futuro migliore. Benedetta Costanzo
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
Mi trovi su Instagram come @benedetta.costanzo  
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26 Aprile, 2024

Ambra Sargentoni. Il mio Vinitaly 2024

Tutti pazzi per il Vinitaly! Finalmente quest’anno ce l’ho fatta: ogni aprile c’era sempre un impedimento, un imprevisto, un ostacolo insormontabile, ma, finalmente, quest’anno sono andata al Vinitaly.
Grandi aspettative, montate da anni dei più disparati racconti e feedback.. Delusione? Direi di no. Indimenticabile? Nemmeno… direi piuttosto “interessante”. Innanzi tutto il Dove e il Come Siamo nella zona fiera di Verona, una posizione comoda da raggiungere per chiunque; io ho scelto il treno e dalla stazione c’erano navette di collegamento di continuo.
Lo spazio è immenso ed è diviso in “blocchi” di regione, il che aiuta moltissimo a orientarsi e a prediligere le zone che più interessano. Bello anche il poter camminare liberamente senza percorsi obbligati o mani occupate, dal momento che i bicchieri vengono dati ad ogni stand, sempre perfettamente puliti ed intonsi.   La mia esperienza. Tra tutti i giorni a disposizione ho scelto mercoledì per la mia visita.
L’ultimo giorno ha un grande pro e un grande contro: non c’era un’eccessiva affluenza visto la giornata infrasettimanale, ma alle 14.00 iniziavano già a sbaraccare in molti. C’è da dire che ora delle 14.00 io ero già ‘cotta’ dai tanti assaggi: anche da bevitrice più che allenata quale sono -modestamente-, è veramente impossibile riuscire a godere a pieno degli assaggi dopo aver viaggiato fra tutte quelle etichette… già dopo tre o quattro vini, la bocca ‘perde di lucidità’, e per quanto tu ti possa sforzare, non si riesce più capirci granché. Sicuramente un giorno non è affatto sufficiente.
Sicuramente, se si è veramente interessati a conoscere nuove realtà e nuovi orizzonti, è fondamentale dedicare ogni giornata ad una zona delineata. I miei assaggi Ero particolarmente interessata ai vini internazionali – lo so, è il Vinitaly, ma quando capita l’occasione di provare prodotti esteri di qualità?! -, e quindi ho passato una buona parte del mio tempo tra l’Africa, il Brasile, la Georgia e la Slovenia. Interessanti le bollicine brasiliane, inaspettato il Syrah africano, inconsueto il vino in terracotta georgiano e modesti i cabernet sloveni. Dopo sta carrellata di esotico, prima di passare all’Italia, ho cercato di distrarre le papille gustative con un inadeguato panino… esperimento mal riuscito. Torno all’attacco, stavolta è tempo di bolle fatte come dio comanda, e via nell’Oltrepò pavese, la magica terra del Pinot Nero. Credo, senza voler fare la sborona, di essermeli assaggiati tutti. Mi rendo conto della follia del mio gesto, ma uno chiamava l’altro!
Tutte quelle etichette, tutta quella sapienza, tutte quelle infinite possibilità di bouquet…meraviglia.     Credo sia ormai chiaro ai più che la mia capacità di discernimento fosse totalmente storia antica, ma nonostante questo, non mi sono arresa. Che non lo fai un giro in Toscana? Che non vado a trovare i produttori della mia terra?
Oh via, una volta nel padiglione con un grande Gallo nero a troneggiare sull’ingresso, mi trovo in uno spazio a dir poco stupendo.
Tutto organizzatissimo, tutto decorato, tutto curato nei minimi dettagli.. che dire, è la Toscana, siamo dei fighetti in fatto di vino! Dopo aver salutato qualche amico produttore, ho dato un occhio alle varie proposte, e sono rimasta molto felice nel vedere gli stand dei vari consorzi di tutela con etichette miste delle varie cantine del territorio… un ottimo modo per dare la possibilità di comparare etichette, annate e produttori! Bravi! A onor del vero ho anche provato ad assaggiare qualcosa, ma potete immaginare quanto ci possa aver capito. Perplessità?! Vagando per le mie adorate bollicine metodo classico, sono incappata in un azienda molto grande con un packaging fenomenale.
Si capiva che il prodotto aveva qualcosa di ‘sbagliato’, sembrava più un decoro che un vino, ma lo sberluccichio mi ha attratto.
Non faccio in tempo ad arrivare al banco che il ragazzo prende questa bottiglia di spumante in mano, la agita, la capovolge sottosopra e la riappoggia sul tavolo.
«Vedi!», mi dice, «si fa così per far entrare in circolo i cristalli di oro che si trovano sul fondo». Ora, io sono solo un umile sommelier, ma posso assicurare che nonostante il mio basso rango, il mio battito cardiaco è stato prossimo allo zero nel vedere questa povera bottiglia di spumante volteggiare violentata come fosse una sfera di natale con la neve o una di quelle lampade anni ‘90 con coi liquidi colorati che si spostavano da una parte all’altra.
(Tale Lampada Lava, ho cercato su internet) Dopo aver ripreso l’uso della parola ho espresso il mio disappunto, e lui mi ha sorriso e consolato dicendomi che quello era un vino per i giovani.
In che senso? Nel senso che i giovani – quelli entro i 28 anni- non bevono vino. Passano da un’infanzia di bibite iper dolci ad un’età adulta dei cocktail imbevibili e pasticciati.
C’è una chiara lacuna nel mercato, serve un prodotto che possa andare incontro anche alle esigenze dei più giovani che vogliono una bevanda meno alcolica, più dolciastra, con un bouquet meno evoluto – tanto, dice, non lo sanno apprezzare- e che abbia un’anima chic ed inimitabile.
Ecco spiegato il misfatto, non è un vino, è un ibrido con una missione ben specifica: abbracciare una generazione che, sebbene non sia così lontana dalla mia, sembra distante anni luce. Devo essere sincera, ho apprezzato molto l’idea, il packaging, l’attenzione e lo studio, ma sono anche piuttosto spaventata da questo tipo di produzioni.
E’ labile il confine fra creare prodotti per un pubblico più ampio, e cambiare la produzione per andare incontro ad un pubblico più ampio. Finché rimane una nicchia di mercato ben venga, ma se questi giovani vengono abituati a quell’idea di vino, riusciranno mai ad apprezzare ‘quello vero’, oppure bisognerà creare i prodotti per i ‘consumatori di domani’ dimenticando la tradizione fino ad oggi? Conclusioni Giornata entusiasmante nel complesso!
Il prossimo anno acquisto almeno due biglietti, mi divido le degustazioni con più consapevolezza, e mi porto una scorta di panini! In generale è un’ esperienza che raccomando a chiunque abbia un minimo di interesse per il vino. E’ sempre un orgoglio vedere di cosa è capace la nostra bella Italia.   A cura di Ambra Sargentoni. Se vuoi sapere di più su di me scopri il mio sito      
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25 Aprile, 2024

Claudia Riva di Sanseverino. Il mio Vinitaly 2024

Ho scelto tra le tante esperienze ed incontri tre temi che mi hanno maggiormente coinvolto a livello personale e sentimentale (ebbene si per chi non lo sapesse lo sono molto). LA SORPRESA Scoprire una realtà che non si conosce e nello stesso tempo rendersi conto della grande potenzialità che esprime attraverso i suoi vini cristallini, coraggiosi e complessi non succede tutti i giorni. Una fortuna non casuale che devo a Francesca Tortoreto brillante PR dell’Agenzia MultiMedia Milano che mi ha fatto entrare nell’orbita dell’universo Romagnoli. Con l’enologo Alessandro Perini abbiamo assaggiato con un escalation elettrizzante molte referenze di MC, stili e vitigni differenti, sostanza e qualità. L’Azienda si trova nel Piacentino dove il fiume Nure e i boschi accarezzano i vigneti che coprono le colline. Amo i vini della mia regione e questa scoperta mi rende orgogliosa. C’è un’Italia meno conosciuta che lavora tanto e bene… Sono certa che di Romagnoli ne sentiremo presto parlare. State come sempre tunnati andrò a visitare presto questa realtà! IL ROMANTICISMO Rappresenta una storia d’amore d’altri tempi l’etichetta Contessa Rosa dedicata alla Bela Rosin. E anche se questa storia la conosco già, è bello farsela raccontare ancora una volta da un amico, Flavio Procino che tra un appuntamento e l’altro ha trovato modo di farmi assaggiare molte chicche. Contessa Rosa è dedicata all’amante, poi diventata moglie, del I° Re d’Italia, Vittorio Emanuele II° di Savoia. Rosina infatti era di umili origini ma questo non impedì al monarca di sposarla e di darle il titolo di Contessa di Mirafiori e Fontanafredda. La particolarità di questa cuvée è che viene utilizzato un liqueur d’expédition contenente alcune gocce di Barolo DOC 1967. Da conoscere.   IL PROGETTO INCLUSIVO Ci siamo conosciute di recente con Paola Restelli  , durante un viaggio in Alsazia con la bellissima Associazione delle Donne del Vino. Quando ho visto in programma al Vinitaly una Masterclass condotta da Paola, la voglia di vederla in azione era tanta. Avevo intuito la determinazione, la preparazione e lo stile empatico. La Masterclass Bolle di Puglia con 11 assaggi – non pochi – è stata dinamica, il racconto fluido e coinvolgente. Una narrazione arricchita nella scoperta dei sorsi da Carmine Galasso (best Sommelier Ais Puglia 2023) e dai racconti dei produttori presenti, alcuni giovanissimi – e molte donne! Mi porto a casa che oltre ai vitigni noti, la Puglia sia molto altro e meriti approfondimenti trasversali. Valore aggiunto a tutto questo è stato il servizio coordinato da Ais Puglia che ha coinvolto ragazzi che fanno parte del progetto “Sommelier Astemio”. Questo progetto unico e inclusivo è nato grazie all’idea della Delegazione AIS di Bari che ha creato un percorso didattico per ragazzi con condizioni psicofisiche tali da non poter assumere sostanze alcoliche. Gli aspiranti Sommelier Astemi imparano a servire il vino, ad abbinarlo al cibo, a descriverlo con il solo uso della vista e dell’olfatto, potendo così avvicinarsi con professionalità al mondo del lavoro. I loro volti sorridenti e il loro entusiasmo hanno aggiunto allegria alle già briose bolle. Indimenticabile.   Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads The Voice of blogger  
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24 Aprile, 2024

Ivan Vellucci. Il mio Vinitaly 2024

Cosa mi rimane di questo Vinitaly 2024? Tante cose sinceramente.
Anzitutto le dimensioni della manifestazione che da un lato spaventa l’umile appassionato o il grande esperto, dall’altro rende bene l’idea di quanto il movimento del vino in Italia sia grande. Numeri importanti anche se le oltre 5000 aziende presenti rappresentano comunque solo il 12% del totale a riprova di come il Vinitaly sia ancora alla portata di pochi. Grande il lavoro fatto dai Consorzi e dalle Regioni la cui partecipazione ha permesso anche a piccole realtà di essere presenti.
Serve il Vinitaly? Certo che si. Forse più a far comprendere a tutti, italiani e stranieri, quanto l’Italia meriti di essere nell’Olimpo dei paesi a vocazione enologica. Singolare come non ci si concentri nel parlare delle cose positive di una simile manifestazione lasciando invece spazio a chiacchiere utili a generare viralità magari sperando di trovare facili like e followers. Antonella Boralevi, nel corso del TG2 Post esprime un concetto molto chiaro e poco interpretabile (almeno per chi comprende la lingua italiana, che è una lingua precisa, in modo corretto).
Riporto testualmente Noi donne abbiamo fatto tante cose. Abbiamo conquistato tanto. Ci mancano ancora cose da raggiungere. Però c’è dentro di noi una specie di sentimento, temo sia genetico: noi non ci sentiamo mai all’altezza. Quando si dice una donna soffre di solitudine, si, ma anche gli uomini ma la donna deve sempre combattere con quella parte di se che non si sente all’altezza. Quale è il tema? Che le donne spesso bevono come prima si fumava una sigaretta. Cioè bevono per darsi un tono. Va benissimo però torno a dire, noi non abbiamo bisogno del bicchiere di vino per sapere che siamo persone di valore come voi uomini. E soprattutto un bicchiere, una piccola dose, ma bere da soli. Mai bere da sole in casa. Mai. Ora, la polemica nasce per coloro che si fermano alla lettura strumentale dei giornali o dei siti che fermano i loro titoli e articoli al “bevono per darsi un tono”. Oppure di coloro che neanche hanno visto il video della dichiarazione ma pontificano per un like in più.
Quella di Antonella, dal mio umile modo di vedere, è una esortazione alle donne. A quelle donne che pensano di esser inferiori o  che qualcuno fa sentire tali. Un modo per dire che non serve una sigaretta, non serve un bicchiere di vino, non serve altro per dimostrare di essere persone meravigliose. Persone meravigliose.
Esortazione ad emergere aldilà degli stereotipi. Aldilà dei luoghi comuni.
Altro che sessismo.
Antonella ha voluto fortemente stimolare le donne a non nascondersi dietro un bicchiere di vino. Ho letto e visto tanti interventi di donne che dicono di non sentirsi sola e di non aver bisogno di un bicchiere di vino per dimostrare qualcosa. Ma non si parlava fino a pochi mesi fa di una società patriarcale? WineTales Magazine ha una redazione perlopiù al femminile ed è bello che sia così. Non è un modo per dimostrare qualcosa all’interno di un mondo, quello del vino, che per molti versi ancora non è cresciuto in questo senso.
Molte sono le donne che scrivono di vino. Molte le blogger. Moltissime le sommelier.
Poche le donne enologhe. Pochissime le produttrici.
Eppure, quando ne ho incontrata qualcuna, ho visto la grinta, la passione, la competenza. Tutto a livelli nettamente superiore a quello degli uomini.
Ha suscitato polemiche la foto di apertura del Vinitaly con una sola donna, a margine, insieme a tanti uomini. Tra l’altro nemmeno rappresentava il vino in quanto vicesindaco di Verona. Girovagando per gli stand, non si poteva non notare la bassa presenza di produttrici donne. C’è chi stima che le donne rappresentino circa il 30% dei produttori. Francamente dubito di questa percentuale. Magari l’azienda sarà pure intestata ad una donna, ma è poi lei che gestisce? È lei che si occupa del vigneto? È lei che gestisce la cantina? Dubbi. Tanti dubbi. Tante e per fortuna le donne che si stanno impegnando in prima persona per la “conquista” (come se di dovesse conquistare qualcosa e non “meritare” qualcosa) di associazioni e consigli di amministrazione. Conquista appunto perché oggi nei CDA la presenza femminile è praticamente nulla. Nei Consorzi stessa storia. Tutto ciò è lo specchio della realtà contadina e imprenditoriale che ancora domina il mondo del vino. Poche le aziende nelle quali il capostipite ha ceduto o dovuto cedere alle donne della famiglia lo scettro del comando. Il punto però è proprio sul lessico “ceduto o dovuto cedere” al quale occorre aggiungere, spostandoci dalla prospettiva di una figlia “ho voluto o ho dovuto impegnarmi”.
Il mondo contadino legato al vino è difficile e con una difficoltà ovviamente direttamente proporzionale al numero di ettari. Impegnarsi in una attività del genere, uomo o donna che sia, non è mai scontato. Non dobbiamo però mai, e sottolineo mai, pensare che una donna non ce la possa fare in quanto donna.
Questa è la vera discriminazione. Da estirpare. Il mondo del vino si valorizza con le persone che amano questo mondo e che vogliono impegnarsi per farlo crescere. Indipendentemente dal sesso, dall’età, dalla religione. Non solo con le bottiglie. Perché il vino è fatto da donne e uomini che hanno una storia alle spalle e, soprattutto, hanno un’anima. Forse, e dico solo forse, vorrei vedere un Vinitaly maggiormente incentrato sulle storie da raccontare che sui prodotti da vendere. Non fosse altro perché queste, fanno parte di una cultura che nessun’altro ci potrà copiare. Il vino è di tutti! PS io spesso bevo un bicchiere di vino da solo ma non per questo mi sento solo. Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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21 Aprile, 2024

OperaWine 2024: l’affascinante première di Vinitaly

Il 13 aprile 2024 si è svolto alle Gallerie Mercatali di Verona, OperaWine, Finest Italian Wines, l’unico appuntamento organizzato all’estero da Wine Spectator. E’ uno degli eventi più affascinanti e più attesi di tutto il calendario enologico Italiano e internazionale.
Manifestazione esclusiva per gli amanti del vino di tutto il mondo, anche quest’anno ha fatto da overture all’inaugurazione della 56esima edizione di Vinitaly 2024.
Questo prestigioso evento giunto ormai alla 13esima edizione (prima edizione nel 2012),  ha visto la presenza di ben 131 produttori italiani di vini di alta qualità, delle quali  25 cantine sono state sempre presenti (Allegrini, Antinori, Bruno Giacosa, Ca’ del Bosco, Castello di Ama, Castello di Volpaia, Famiglia Cotarella, Ferrari, Feudi di San Gregorio, Fontodi, Livio Felluga, Lungarotti, Masi, Masciarelli, Nino Negri, Ornellaia, Paolo Scavino, Pieropan, Planeta, San Felice, Tasca d’Almerita, Tenuta San Guido, Tormaresca, Umani Ronchi e Zenato). 131 vini italiani selezionati da Wine Spectator Organizzato da Veronafiere e Vinitaly in collaborazione con Wine Spectator, il più autorevole magazine di settore statunitense, l’accesso a OperaWine è riservato, esclusivamente su invito, a una selezione di giornalisti e operatori specializzati, confermando il suo status di evento elitario nel mondo del vino.
Ecco la lista dei produttori OperaWine 2024, annunciati da Bruce Sanderson e Alison Napjus in occasione di wine2wine Business Forum 2023.
Questa straordinaria selezione di cantine rappresenta il meglio della produzione vinicola italiana, offrendo agli ospiti un’esperienza unica e indimenticabile per i sensi. Dai vini rossi intensi e corposi alle sfumature delicate dei bianchi, OperaWine 2024 ha deliziato il palato degli intenditori più esigenti. Il programma ufficiale alle Gallerie Mercatali di Verona Alle 12.30 si è svolta la Conferenza stampa di Wine Spectator che ha visto gli interventi di Maurizio Danese, amministratore delegato di Veronafiere, Matteo Zoppas, presidente di Ice-Agenzia, Jeffery Lindenmuth, executive editor di Wine Spectator, Alison Napjus, senior editor & tasting director di Wine Spectator, Bruce Sanderson, senior editor di Wine Spectator.
Successivamente, l’arrivo della delegazione della Conferenza Internazionale sul Vino di OIV, con ministri, viceministri e ambasciatori di 30 nazioni produttrici di vino.
Alle ore 13, foto di gruppo con i produttori di OperaWine e a seguire inaugurazione e aperture del Grand Tasting alle ore 14.30. La chiusura era prevista per le ore 17.30 ma di fatto si è un po’ prolungata. Connubio perfetto tra arte dell’Opera e cultura del vino Dopo aver fatto i salti mortali e aver superato qualche piccolo imprevisto, eccomi pronta a tuffarmi in questa nuova avventura. Controlli serrati all’entrata, tantissime persone qualificate e poi la sfinge!
L’edizione 2024, OperaWine infatti, si ispira a un tema classico, legato all’arte e alla cultura italiana: l’opera lirica. Questo tema affonda le sue radici fin nel nome dell’evento stesso, testimoniando l’affinità intrinseca tra la manifestazione e il mondo dell’opera. In particolare, gli allestimenti di OperaWine 2024 richiamano la programmazione della prestigiosa stagione areniana 2024, che proporrà al pubblico opere di grande impatto emotivo e artistico, tra cui Turandot, Aida, Il Barbiere di Siviglia, Carmen, La Bohème e Tosca. La tredicesima edizione di OperaWine si propone quindi di celebrare l’eccellenza del vino italiano attraverso la magnificenza delle scenografie e delle emozioni suscitate da queste straordinarie opere liriche.   Alcuni dati su OperaWine Ancora una volta, i vini rossi saranno i protagonisti indiscussi di OperaWine 2024, rappresentando ben 99 delle 131 referenze in degustazione. Seguono con 22 etichette i vini bianchi, mentre gli sparkling e i vini dolci contano rispettivamente 8 e 2 presenze. Sul fronte dei brand, si registrano tre nuove aziende debuttanti rispetto al 2023, La Valentina – Abruzzo e le due Toscane, Argiano e  Isole e Olena. Sono 6 i produttori che fanno ritorno in lista dopo l’assenza dello scorso anno e precisamente Vincenzo Ippolito (Calabria), Terenzuola (Liguria), Villa Sandi (Veneto), Prunotto (Piemonte), Pietradolce (Sicilia), Gerardo Cesari (Veneto).
Le aziende non selezionate per l’edizione 2024 presenti l’anno scorso, sono 8: Librandi (Calabria), Montevetrano (Campania), Gravner (Friuli Venezia Giulia), Cantine Lunae Bosoni (Liguria), Rainoldi (Lombardia), Leone de Castris (Puglia), Siro Pacenti (Toscana), Zymè (Veneto).
La classifica per regioni conferma la supremazia della Toscana in testa con 34 aziende selezionate, seguita da Piemonte (19 aziende) e Veneto (18). Complessivamente, il Nord d’Italia esprime il 43% dei produttori “bandiera” del made in Italy, mentre il Centro contribuisce con il 33% e il Sud e le Isole con il 24%. Celebrazione dell’eccellenza enologica italiana nel cuore di Verona Varcando le soglie di questa affascinante location con un abbigliamento elegante e curato, requisito imprescindibile per immergersi nell’atmosfera esclusiva di OperaWine, mi sono trovata catapultata in un mondo stimolante e affascinante. È stata un’esperienza straordinaria poter entrare nell’olimpo dei vini italiani, anticipando l’inizio ufficiale di Vinitaly 2024. La possibilità di degustare in anteprima le eccellenze presenti, tra cui annate pregiatissime come il leggendario Sassicaia 1997, è stata un privilegio unico. Avevo già avuto l’opportunità di assaggiare l’annata 2017 durante  Matter of Taste, ma devo ammettere che l’aggiunta di 20 anni di invecchiamento ha trasformato radicalmente il vino, rendendolo a mio avviso ancora più straordinario! Le mie impressioni personali su OperaWine 2024 Il Gran Tasting mi ha offerto l’opportunità di esplorare e apprezzare in modo più approfondito la vasta gamma di vini disponibili, una sola etichetta per azienda, preparandomi in modo ottimale per affrontare le degustazioni durante Vinitaly.
Inoltre, l’occasione di stabilire contatti e connessioni importanti già prima dell’inizio ufficiale della fiera è stata estremamente preziosa. Grazie alle interazioni e agli assaggi presso gli stand di OperaWine, ho avuto la fortuna di entrare in contatto con produttori ed esperti del settore, rendendo nei giorni successivi il mio percorso attraverso Vinitaly ancora più gratificante e significativo.   Ecco gli assaggi che vi racconto
Tanta gente, moltissimi assaggi e meno di tre ore per affrontare il tutto. Di fronte a questa sfida,  mi sono affidata alla mia esperienza e ho optato per un mix di degustazioni, selezionando con cura i vini che meglio rappresentassero la diversità e l’eccellenza delle produzioni italiane. Le considerazioni di Alison Napjus, Senior Editor di Wine Spectator, hanno guidato le mie scelte: il vino italiano, secondo Napjus, esprime il suo massimo potenziale quando è abbinato al piatto giusto, un aspetto che riveste un’importanza cruciale soprattutto negli Stati Uniti, dove l’abbinamento cibo-vino non è ancora così diffuso come in Italia. Ho così cercato di capire se lo stile dei produttori stia andando verso la facilità di beva, incarnando un stile più attuale  e richiesto dai consumatori che anche quando scelgono una bevuta più impegnativa cercano sempre una piacevolezza scorrevole. Ippolito 1845 – Calabria con l’etichetta 160 Anni del 2015 Il mio primo assaggio è stato dedicato a un’azienda che ho avuto il piacere di visitare quest’estate: Ippolito 1845 con il suo straordinario vino “160 Anni” – annata 2015. Questa etichetta è stata creata per celebrare la storia dell’azienda, il suo impegno e la sua passione nel mondo vinicolo. Le tecniche innovative utilizzate per l’appassimento delle uve Gaglioppo su graticci e la lunga macerazione sulle bucce hanno conferito a questo vino profumi di frutti di bosco, viola, uvetta e spezie dolci. Il risultato è un vino complesso, dalla struttura imponente e dall’intrigante rotondità. Ho apprezzato particolarmente l’equilibrio perfetto di questo vino, con tannini ben integrati e una persistenza che si prolunga piacevolmente nel tempo.     Tasca d’Almerita |- Sicilia Contea di Sclafani Tenuta Regaleali Rosso del Conte 2017 Impossibile scegliere tra gli assaggi siciliani che mi hanno colpito di più durante OperaWine 2024: il Pietradolce (Etna) Barbagalli 2018, il Passopisciaro Terre Siciliane Contrada G 2016, il Benanti (Etna) Serra della Contessa Riserva 2016 e il Feudo Maccari Sicilia Vigna Guarnaschelli 2021 sono solo alcuni dei vini che hanno lasciato un’impronta indelebile nella mia memoria sensoriale.
Tuttavia, desidero dedicare un momento speciale per raccontarvi il mio assaggio del Rosso del Conte 2017 di Tasca d’Almerita. In cantina possiedo la 2014 e credo che presto la aprirò per confrontare le sensazioni che possono derivare da annate diverse. La degustazione di questo vino è stata un’esperienza unica, capace di trasmettere l’autenticità e l’eleganza tipiche dei grandi vini siciliani.   Elena Fucci – Aglianico del Vulture Titolo 2020 e Grifalco – Aglianico del Vulture Superiore Daginestra 2019 Un’altra piacevole sorpresa è stata la degustazione dei vini del Vulture: il Grifalco Aglianico del Vulture Superiore Daginestra 2019 ed il famoso Elena Fucci Aglianico del Vulture Titolo 2020 si sono distinti come i migliori assaggi della regione. Quando si parla del Vulture, queste due aziende si possono considerare punti di riferimento assoluti sia in Italia che nel resto del mondo. Pur essendo figli di annate diverse, entrambi i vini presentano caratteristiche simili e promettenti, ma richiedono ancora del tempo per esprimere appieno il loro potenziale.   Marchesi di Barolo | Barolo Sarmassa 2004 Passando a una serie di assaggi in Piemonte, desidero condividere con voi l’esperienza del Barolo Sarmassa 2004. Questo vino, proviene da un terroir che geologicamente appartiene all’epoca tortoniana ma presenta caratteristiche del suolo serravalliane e pertanto regala sensazioni veramente speciali. Tra i migliori cru dei Marchesi di Barolo, il Sarmassa vanta pendii esposti a sud e terreni bianchi relativamente poco fertili, che contribuiscono a limitare le rese e a concentrare la qualità. Dopo un affinamento di 10 anni in botte di piccole dimensioni seguito da ulteriori anni in botti grandi e alcuni mesi in bottiglia, il Barolo Sarmassa si presenta con un colore granato evoluto. Al naso, gli aromi spaziano dalla resina di pino al tabacco, dalla cannella al cuoio, mentre in bocca il vino si rivela un autentico velluto, con tannini ancora presenti ma di una rara setosità. Un vino da grandi occasioni e dalle notevoli capacità di invecchiamento. Per me, il momento culminante è stato poter salutare personalmente Valentina Abbona e sua madre, due donne del vino veramente straordinarie, che hanno reso ancora più speciale questa esperienza. Gerardo Cesari | Amarone della Valpolicella Classico Bosan Riserva 2013 l Veneto e i suoi straordinari vini, tra cui spicca indubbiamente l’Amarone, che regna sovrano tra le eccellenze della regione. Scelgo di condividere con voi la mia esperienza con Gerardo Cesari. Ho avuto il privilegio di scambiare qualche parola con l’enologo e ricevere un invito speciale nella loro cantina. Il Bosan Riserva 2013 di Gerardo Cesari presenta eleganza e complessità tipiche dell’Amarone. Le tonalità scure delle note balsamiche e terrose si fondono armoniosamente con i profumi avvolgenti di ciliegia in confettura, pepe e vaniglia. In bocca si apre con una dolcezza avvolgente, per poi rivelarsi sapido e caldo, avvolgente ad ogni sorso. I tannini decisi, ma perfettamente integrati, donano al vino una straordinaria struttura, mentre i sapori di ciliegia e cioccolato fondente persistono a lungo nel palato. Frutto di un invecchiamento di 3 anni in barrique francesi e 15 mesi di affinamento in bottiglia, questo Amarone ha origine dal vigneto terrazzato omonimo situato a Marano della Valpolicella, a 500 metri di altezza, caratterizzato da suolo calcareo e in parte vulcanico. Un’esperienza autentica nel cuore del Veneto enologico. Tabarrini | Montefalco Sagrantino Il Bisbetico Domato 2020 quando arrivo nella zona dei vini Umbri, mi sembra di respirare un’aria familiare, avendo più volte approfondito il territorio dal punto di vista vinicolo. ritrovo i vini emblematici che raccontano la storia e la tradizione di questa parte dell’Umbria: Lungarotti col Torgiano Rubesco Vigna Monticchio Riserva 2016, Scacciadiavoli – Montefalco Sagrantino 2010, e Giampaolo Tabarrini che mi ha fatto degustare Montefalco Sagrantino Il Bisbetico Domato 2020.
un assaggio che merita di essere riaffrontato fra qualche tempo, anche se lo stile si sta affinando ha bisogno comunque di più tempo per smussarsi un po’.   Arnaldo Caprai | Montefalco Sagrantino 25 Anni 2013 Un incontro importante è stato quello con Marco Caprai e il suo straordinario Sagrantino. Marco è considerato il padre del Sagrantino moderno, quel vitigno che oggi è conosciuto e ammirato in tutto il mondo. È stato lui il promotore e il regista dell’affermazione di questa varietà e del vino nella versione secca, cambiando radicalmente le sorti non solo del territorio, ma anche dell’intero settore vitivinicolo umbro. Ciò che rende ancora più significativo il lavoro di Marco è la sua attenzione per l’ambiente e la sostenibilità. Il Sagrantino 25 Anni, creato per celebrare le nozze d’argento dell’azienda, ha conquistato i Tre Bicchieri del Gambero Rosso nel 1997 e ancora oggi regala esperienze sensoriali straordinarie. Al naso, emergono note di tostature e cioccolato che incorniciano susine e ciliegie sotto spirito, lavanda e liquirizia e note balsamiche avvolgenti. Il sorso è sontuoso e caldo, con un peso specifico notevole, ma moderno e equilibrato. Dopo undici anni di invecchiamento, il vino comincia a trovare un buon equilibrio grazie ai tannini ben integrati, con un finale leggermente astringente che invita a un altro sorso.   Riflessione finale su Operawine 2024
Potrei continuare con altri assaggi ma preferisco fermarmi qui e lasciarvi con le me ultime considerazioni. Secondo me è essenziale porre l’attenzione su due fronti fondamentali che emergono dall’esperienza di OperaWine 2024: l’adeguamento dei vini e la sostenibilità. Vini più versatili per il futuro del vino
In primo luogo, l’aggiornamento dei vini rappresenta una sfida cruciale per l’industria vinicola italiana. È fondamentale che i vini siano più accessibili e facili da bere, al fine di scongiurare il calo del consumo. Questo non significa compromettere la qualità o l’autenticità dei vini italiani, ma piuttosto adattarli alle esigenze e alle preferenze dei consumatori moderni, offrendo una gamma diversificata di opzioni che possano soddisfare una vasta gamma di palati. Vini più versatili e meno da meditazione. Sostenibilità e meno burocrazia
In secondo luogo, la sostenibilità è un imperativo categorico per il futuro vinicolo italiano. È necessario rendere la sostenibilità una realtà tangibile, non solo un concetto astratto. Ciò richiede un impegno concreto non solo da parte dei singoli produttori, ma anche l’adozione di politiche e leggi che favoriscano e promuovano la sostenibilità ambientale in tutto il settore. È fondamentale semplificare le leggi e rendere le normative più accessibili, in modo che anche i piccoli produttori possano adottare pratiche sostenibili senza eccessiva burocrazia. Solo attraverso un impegno collettivo e una visione condivisa per l’innovazione e la sostenibilità, l’industria vinicola italiana potrà continuare a prosperare e a mantenere la propria posizione di leadership nel panorama vinicolo mondiale. OperaWine 2024 ha rappresentato un’importante pietra miliare in questo percorso, evidenziando le sfide e le opportunità che attendono il settore nel futuro. Benedetta Costanzo
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10 Aprile, 2024

La Lombardia a Vinitaly 2024

Cosa ha a che fare l’intelligenza artificiale con il vino?
Molto e ancora molto si può fare. Immaginate infatti di avere dei sensori collegati alle piante e di poter controllare lo stato della maturazione delle uve, dello zucchero, della acidità, ecc. Andate avanti con l’immaginazione e pensate di avere anche dei droni in grado di controllare ogni singola particella. Spingetevi oltre e pensate alle rilevazioni satellitari in grado di capire le temperature o l’umidita al suolo. Ecco, un simile sistema di sorveglianza consentirebbe di agire in prevenzione individuando i giusti tempi per le lavorazioni consentendo l’utilizzo di tecniche ad impatto ambientale pressoché nullo.
Fantascienza? No! È ciò che in Lombardia si usa ormai da qualche tempo nel campo agricolo e vitivinicolo. Grazie anche a queste tecnologie nell’ultimo decennio la superficie a vite da vino coltivata a biologico è più che quadruplicata, passando dai 941 ettari del 2012 ai 4.231 del 2022, pari al 18% della superficie vitata regionale. La vendemmia 2023 si è chiusa con una produzione pari a 154 milioni di bottiglie potenziali (+9,2% rispetto al 2022), l’89% delle quali a marchio di qualità. Questo è quanto emerge dai dati dell’Osservatorio sulla competitività delle Regioni del vino, elaborati da Unicredit-Nomisma Wine Monitor per la 56^ edizione di Vinitaly e presentati il 9 aprile nel corso della conferenza stampa in Regione Lombardia. Il Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana commenta I vini di Lombardia sono i migliori testimoni del saper fare delle nostre aziende e puntano sempre di più su un’offerta orientata alla qualità, come confermato anche nell’ultima vendemmia, che vede l’89% della produzione riconducibile alle 5 DOCG, 21 DOC e 15 IGT lombarde, contro una media nazionale del 77%. Un’identità forte, che anche quest’anno farà del Padiglione Lombardia a Vinitaly una meta obbligata per gli appassionati e gli addetti ai lavori, che apprezzano un patrimonio vitivinicolo unico per varietà e tipicità, presente a Verona con la consapevolezza dei risultati raggiunti, ma anche con la voglia e le capacità di crescere ancora. Produzione e produzione di qualità che ha ottenuto il giusto riconoscimento in termini di export. Lo scorso anno il valore dei vini lombardi sui mercati esteri è infatti cresciuto del 3,1% rispetto al 2022, raggiungendo un nuovo massimo storico, in controtendenza rispetto al calo dello 0,8% registrato dalla produzione nazionale (elaborazione del Centro studi di Unioncamere Lombardia su dati Istat). L’Assessore Regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi dichiara Anche quest’anno il mondo del vino lombardo arriva a Vinitaly forte di un successo sempre più riconosciuto in Italia e nel mondo, come dimostra il nuovo record dell’export e la crescita su mercati storici come quelli di Germania (+6%), Francia (+14%) e Spagna (+8,2%), così come in altri Paesi che sempre di più apprezzano le nostre etichette. È una tendenza positiva e non scontata in questo particolare periodo economico, che premia l’impegno dei produttori e la loro capacità di investire in ricerca, innovazione e sostenibilità lungo tutta la filiera. Un valore aggiunto che i mercati riconoscono sempre di più. Le circa 3 mila aziende del comparto vitivinicolo lombardo, un quarto delle quali a guida femminile, sono espressione di un tessuto imprenditoriale estremamente vitale, la cui crescita produce benefici non solo in termini di fatturato, ma anche di occupazione. Il presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio sottolinea Negli ultimi dieci anni l’occupazione nel settore ha mantenuto un trend in crescita arrivando a 6.381 addetti nel 2023, anche grazie al progressivo apprezzamento sui mercati esteri dei nostri vini (+3,1% l’export nel 2023, a fronte di un calo del -0,8% delle esportazioni italiane). Inoltre, la Lombardia è capofila in Italia quando si guarda all’adozione di nuove tecnologie e ricerca per migliorare la qualità delle produzioni, ridurre l’impronta carbonica e ottimizzare l’utilizzo delle risorse. La vitivinicoltura è uno degli ambiti in cui le sinergie tra mondo delle imprese, istituzioni e università trovano la loro massima espressione. Proprio per valorizzare il lavoro del mondo vitivinicolo lombardo, anche quest’anno Ascovilo (l’associazione dei Consorzi Vitivinicoli Lombardi) sarà presente nel Padiglione Lombardia con uno spazio Lounge per B2B e stampa e con una proposta culturale dedicata ai vini di Lombardia nella Sala polivalente – Stand D14 – al secondo Piano del PalaExpo. Giovanna Prandini, presidente di Ascovilo sottolinea Ascovilo è l’associazione di ben 13 Consorzi di Tutela della qualità dei vini di Lombardia, nata nel 1977 e mai come oggi necessaria per dare al vino regionale una immagine coordinata. Il mercato ci chiede di comunicare e rafforzare gli elementi di distintività delle nostre produzioni. Questo è l’obiettivo che perseguiamo insieme valorizzando le piccole e grandi produzioni. I Consorzi presenti nel Padiglione Lombardia a Vinitaly 2024 sono: Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, Ente Vini Bresciani, Consorzio Franciacorta, Consorzio Tutela Moscato di Scanzo, Consorzio Volontario Vino DOC San Colombano, Consorzio Montenetto, Consorzio Vini IGT Terre Lariane, Consorzio Vini Mantovani, Consorzio Tutela Lugana DOC, Consorzio Tutela Valcalepio, Consorzio Tutela Vini di Valtellina, Consorzio Valtènesi Riviera del Garda Classico e Produttori San Martino della Battaglia DOC, Consorzio Botticino DOC, Consorzio Tutela IGT Valcamonica. Appuntamento con i vini lombardi è dunque al Vinitaly 2024, il Salone internazionale dei vini e distillati la cui 56^ edizione andrà in scena a Verona dal 14 al 17 aprile.
Nei 3.300 metri quadrati del PalaExpo, all’interno degli spazi espositivi finanziati e realizzati da Regione Lombardia e Unioncamere, saranno presenti oltre 150 le realtà in rappresentanza di tutto ciò che di meglio sa offrire il territorio lombardo, per un totale di oltre mille etichette in degustazione. Ci vediamo tutti al Vinitaly! Ivan Vellucci ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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30 Marzo, 2024

Matter of Taste 2024: Trionfo! Parte II

Dove eravamo rimasti?
Riprendiamo il racconto di Matter of Taste interrotto la scorsa settimana perché ho proprio tanta voglia di proseguire. Quest’esperienza, finora raccontata attraverso le eccellenze francesi e non solo, mi ha calato in uno scenario d’élite: assaggi superlativi con vini di elevato punteggio ma anche di pari qualità. Faccio fatica a definire il vino come un semplice prodotto; è molto di più! In questa realtà ho trovato connessioni inaspettate, luoghi non ancora visitati sono stati scoperti, storie studiate e sognate hanno finalmente trovato riscontro, facendo volare la mia anima enoica.
Ricominciamo quindi il racconto, partendo dall’Italia che in quest’evento non ha sfigurato. Anzi! Le eccellenze del Belpaese erano talmente numerose da non permettermi di assaggiarle tutte. Tuttavia, ho fatto del mio meglio e qui racconterò gli assaggi che ho trovato più emozionanti e coinvolgenti.   La Toscana in testa alle eccellenze italiane
La regione che ormai mi ha adottata, la Toscana, ancora una volta, si è dimostrata la regina indiscussa, rappresentando il meglio che l’Italia ha da offrire. Da Montalcino alla Maremma, dal Chianti Classico a Bolgheri, la regione, con ben 14 su 23 aziende italiane premiate, si conferma come il fiore all’occhiello del panorama vinicolo italiano. La straordinaria varietà di territori e vini, ciascuno con la propria storia e carattere unico ha espresso Montalcino tramite  Col d’Orcia raccontato dal Conte Marone-Cinzano in persona e Il Marroneto con Alessandro Mori; Nel Chianti Classico, aziende come Fontodi con il Chianti Classico Gran Selezione Vigna del Sorbo e Flaccianello della Pieve, Tenuta La Massa e Bibi Graetz hanno esibito la quintessenza del Sangiovese. A Bolgheri, Tenuta San Guido, Poggio al Tesoro e Marchesi Antinori Guado al Tasso hanno trasportato i presenti con storie di passione tramandate attraverso le generazioni. Petrolo in Valdarno ha dimostrato di produrre solo vini di eccellenza con il suo Galatrona e le tre versioni di Boggina A, B e C, incantando con potenza e finezza. Fattoria Le Pupille, con la Signora del Morellino Elisabetta Geppetti, ha esaltato l’eleganza del territorio. Infine, da Tua Rita, il Giusto di Notri e il Redigaffi hanno rappresentato la quintessenza della qualità e dell’artigianalità toscane. Oltre la Toscana
Le regioni che seguono mantengono un’elevata rappresentanza di eccellenze italiane. Nel Piemonte langarolo, aziende come Domenico Clerico, Paolo Scavino ed Elio Grasso si distinguono con i loro prestigiosi Baroli, regalando al territorio un’eccellenza ineguagliabile. Nel Veneto, spiccano gli Amarone di Masi e Zymé, che confermano la grandezza enologica della regione. Il resto d’Italia è ben rappresentato da Feudi San Gregorio – Tenute Capaldo per la Campania e l’Irpinia, da Tenute San Leonardo con il suo 2016 da punti 97+ orgoglio per il Trentino e da Cantina Terlano per l’Alto Adige (Alto Adige Terlaner Grand Cuvée Primo RP 97+).   Basta indugi e iniziamo con gli assagg!
Partiamo dal cuore stesso del dibattito enologico: il celebre Sassicaia. Questo vino è da sempre oggetto di discussioni accese e polarizzanti. Alcuni lo amano senza riserve, mentre altri lo criticano con una fermezza quasi dogmatica. Personalmente, credo che sia essenziale mantenere un approccio obiettivo quando si valuta un vino di tale prestigio. Le stesse regole dovrebbero applicarsi a tutti i vini: considerare l’annata e scegliere il momento ideale per assaporarlo al meglio. Cominciamo con Guidalberto, vino più accessibile della Tenuta San Guido. Ho avuto il piacere di degustare la sua annata 2021: un vino con un carattere distintivo, caratterizzato da un ingresso in bocca soddisfacente e una chiusura sapida che lascia un’impressione duratura. Passando al famoso Sassicaia, ho avuto l’opportunità di assaggiare la sua annata 2017. Quest’annata in Toscana è stata caratterizzata da temperature più elevate rispetto alla media, dando vita a un vino notevolmente diverso rispetto al suo predecessore del 2016. Fa presagire una longevità minore in quanto già piacevole ed equilibrato al palato. Una sosta indimenticabile a Poggio al Tesoro di Marilisa Allegrini,
Qui l’enologo Christian Coco mi ha guidato attraverso una serie di degustazioni che hanno espresso l’autenticità e l’eleganza del territorio. Abbiamo iniziato con il Vermentino da clone corso “Solosole 2022”, un vino fresco e vibrante che ha catturato l’anima della costa toscana. Successivamente, ci siamo lasciati incantare dal “Bolgheri Rosso Il Seggio 2021” e dal “Bolgheri Superiore Sondraia 2020”, vini che hanno raccontato la storia e la potenza dei grandi rossi bolgheresi. Infine, il culmine dell’esperienza è stato l’assaggio del mio preferito, il Cabernet Franc “Dedicato a Walter 2020”, con un punteggio di 94 da parte di Robert Parker. In tutto questo, l’eleganza del sorso è stata il filo conduttore che ha legato ogni degustazione, lasciandomi con un ricordo indelebile di questa straordinaria esperienza enologica. Il vino è arte
Un salto per salutare Bibi Graetz, il rinomato viticoltore che riempie di ‘Colore’ la Toscana (cit. Forbes 2021). Ho avuto l’onore di assaggiare l’eccellenza del suo “Testamatta” 2021, che ha ottenuto un incredibile punteggio di 96 da Robert Parker. Ma soprattutto, ho avuto il privilegio di degustare il leggendario “Colore”, la massima espressione del suo sogno. Realizzato con uve tradizionali toscane provenienti da alcuni dei vigneti più antichi e rari della regione, questo vino incarna la quintessenza della Toscana. Il Sangiovese conferisce struttura e potenza, il Colorino dona frutta e tannini vellutati, mentre il Canaiolo contribuisce con mineralità e intensità. Solo le migliori botti dell’intera produzione diventano “Colore”. E anche quest’anno, la 2021 ha raggiunto un incredibile punteggio di 98+ da parte di Robert Parker. Alessandro Mori: un’esperienza al di là delle mie aspettative!
Quest’uomo ha trasformato Il Marroneto in un’icona del Brunello, un vino premiato e idolatrato dalle guide e dai critici enoici più prestigiosi al mondo. Situate sul pendio nord della collina di Montalcino, nelle vicinanze della cinta muraria della città, le vigne del Marroneto rappresentano un luogo di magia e tradizione. Alessandro mi ha spiegato l’importanza del rispetto per l’uva, per la terra e per i valori profondamente radicati in lui che lo hanno spinto, nel 1994, ad abbandonare una carriera legale per diventare vignaiolo. I suoi vini sono veri e autentici, urlano l’identità del territorio. Nel Madonna delle Grazie 2019, con un punteggio di 99 da parte di Robert Parker, ho colto la commovente riconoscibilità di un Brunello “puro”, che incarna l’anima di Montalcino. Anche i rossi di Montalcino Ignaccio 2021 e Iacopo 2021 hanno catturato la mia attenzione per la loro personalità accattivante e la versatilità.
Tenuta La Massa:  gemma nel cuore del Chianti Classico
Ho il privilegio di incontrare il carismatico proprietario, Giampaolo Motta, che condivide con me la sua filosofia: utilizzare la conoscenza del territorio non solo per migliorare la produttività, ma per creare vini capaci di un’autentica interpretazione territoriale. Giampaolo ha rilevato l’azienda nel 1992, avviando un lungo processo di ripristino dei vigneti e delle cantine, con il sogno di trasformarla in un paradiso irraggiungibile. Nel calice, l’ottima qualità dei vini cattura il mio cuore: il Giorgio Primo 2019 (con un punteggio di 97+ da Robert Parker) e il Carla 6 2019 (con un punteggio di 96) dimostrano che la Toscana continua a essere una terra di straordinaria bellezza e qualità enologica. La Tenuta di Trinoro, dove la Toscana si unisce all’Umbria e al Lazio.
Un’esperienza unica con gli assaggi dei vini nati dalla filosofia e dalla forte personalità di Andrea Franchetti, uno dei più anticonformisti protagonisti del panorama vinicolo italiano. Produttore di assoluta eccellenza sia nella Val d’Orcia, patrimonio Unesco, con la Tenuta di Trinoro, che sull’Etna, con Passopisciaro, Andrea Franchetti, scomparso nel 2021, ha lasciato un’eredità indimenticabile. Oggi, le aziende sono portate avanti dal figlio Benjamin, affiancato da un team giovane tutto under 35. Tra gli assaggi offerti, ho avuto il privilegio di degustare Le Cupole 2021, un blend bordolese diverso ogni anno, che si distingue nel calice per uno stile internazionale ormai “toscanizzato”. Caratterizzato da freschezza gustativa e gradevolezza di beva, Le Cupole 2021 ha ottenuto un punteggio di 94 da Robert Parker, confermando l’eccellenza della Tenuta di Trinoro anche sotto la guida della nuova generazione. Bodega Chacra: Alla scoperta del Terroir Patagonico
La storia di Bodega Chacra e di Piero Incisa della Rocchetta è un viaggio di passione e scoperta che ha inizio nel 2001, quando Piero si innamora di un vino assaggiato alla cieca. Da questo momento, nasce un sogno che lo porterà a lasciare Tenuta San Guido per acquistare nel 2004 terreni in Patagonia, nell’Alta Valle del Rio Negro, con vigneti risalenti fino al 1932 a piede franco. Oggi, circa 45 ettari di vigneti sono gestiti secondo i principi dell’agricoltura biodinamica. In Patagonia, una “chacra” è un pezzo speciale di terra destinato alla pomologia, ma è anche un centro energetico vitale che ci connette con l’intero universo. Questa filosofia si riflette nei vini di Bodega Chacra, dove il vino diventa compagno di piacere e sensibilità, nutrendoci e connettendoci con tutto ciò che vive e vibra. I vini di Bodega Chacra mi hanno davvero stupito. Nascono da un clima secco, con escursioni termiche da zona desertica e costante irraggiamento solare, e si distinguono per la completa assenza di malattie fitosanitarie e per il rispetto del territorio in cantina, con fermentazioni spontanee, nessuna chiarifica e filtrazione. Diversi assaggi e tante emozioni. I miei “Chacra” preferiti
Il Bodega Chacra – Mainqué Chardonnay 2018 è un’esperienza di eleganza, sapidità e spinta minerale, frutto di fermentazione in legno e affinamento di 11 mesi in barrique di primo, secondo e terzo passaggio. Mentre il Bodega Chacra – Barda 2018, prodotto al 100% da Pinot Noir proveniente dalle vigne più giovani, si distingue per la sua purezza, leggerezza e succosità, con tannini carezzevoli e straordinaria bevibilità. Un inizio indimenticabile in questo viaggio alla scoperta del Terroir Patagonico.   In conclusione
Matter of Taste è stato un vero e proprio sogno, un’immersione che ha stimolato ogni fibra del mio essere. Mi ha svelato il vero potere del vino nel trasportare mente e anima in terre di puro piacere e meraviglia. Torno a casa arricchita da un’esperienza davvero straordinaria grazie al livello superlativo dei vini. Per oggi da Zurigo è tutto… passo e chiudo! Benedetta Costanzo
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23 Marzo, 2024

Matter of Taste 2024: Trionfo! Parte I

Eccellenze Vinicole a Zurigo con Robert Parker Wine Advocate
Zurigo, una città incantevole avvolta dall’aria frizzante di marzo, è diventata il palcoscenico per uno degli eventi vinicoli più prestigiosi del mondo: la sesta edizione di Matter of Taste, organizzata da Wine Advocate. Questo evento, tenutosi il 2 e 3 marzo, ha attirato una miriade di esperti qualificati e appassionati del vino da ogni angolo del globo.
Giudicati secondo rigorosi criteri di qualità, i vini che hanno superato il punteggio di 90/100 sono stati i protagonisti indiscussi, con l’Italia e la Francia a dominare la scena, seguite da Portogallo, Svizzera e il resto del mondo. Questa varietà internazionale ha offerto un’esperienza senza pari, permettendomi di immergermi nell’eccellenza vinicola mondiale.
Per evitare inconvenienti legati ai voli e per godermi appieno l’atmosfera di Zurigo, sono arrivata in città il giorno precedente. Dopo aver immortalato gli splendidi panorami della città, mi sono concessa un aperitivo in un locale dal fascino propriamente “artistico”, di cui vi parlerò dettagliatamente in un prossimo articolo dedicato alle mie scoperte in questa meravigliosa città. Una cena veloce e poi il mio focus si è spostato sullo studio delle cantine che avrei avuto l’opportunità di degustare il giorno seguente. La lista dei partecipanti ha attirato la mia attenzione in particolare verso i rinomati produttori italiani come Antinori, Tenuta San Guido – Sassicaia con la presenza di Priscilla Incisa della Rocchetta, Feudi di San Gregorio, Poggio al Tesoro, Tenuta di Trinoro, Il Marroneto, Tenuta La Massa, e Zymè, solo per citarne alcuni. Queste aziende rappresentano per me una garanzia di eccellenza, avendo avuto l’opportunità di conoscerle nel corso del tempo. Altrettanto importante è stato per me esplorare il panorama vinicolo francese, con la presenza dei prestigiosi Châteaux bordelesi accanto ad altre rinomate aziende della Champagne, della Borgogna, della Provenza e della Côte du Rhône.
Non potevo certo trascurare di esplorare le cantine provenienti da altre parti del mondo, che hanno suscitato la mia curiosità e che promettevano esperienze sensoriali uniche. Dopo aver delineato un piano d’azione, mi sono ritirata presto per la notte, carica di motivazione e anticipazione per la giornata seguente.
Giunta al Palazzo dei Congressi di Zurigo, il Kongresshaus Tonhalle, sono rimasta affascinata dalla sobria eleganza dell’edificio. Salendo al secondo piano, ho varcato la soglia di un sogno enoico. Le aziende erano nei loro stand e io era pronta a vivere un’esperienza indimenticabile.   Alla Scoperta dell’Eccellenza: Cos d’Estournel 2009
Il mio viaggio attraverso l’eccellenza enoica ha preso il via con una memorabile degustazione presso il grandioso Chateau Cos d’Estournel, un’icona tra i Chateaux bordolesi, situata nell’appellazione Saint-Estèphe. Una cantina ricca di storia fin dal 1811, inserito nella classificazione ufficiale dei vini di Bordeaux come 2éme Grand Cru Classé nel 1855.
Oggi dà alla luce quattro etichette, il Cos D’Estournel, in versione rosso e bianco, e il “secondo” vino, chiamato “Les Pagodes de Cos”, in cui confluiscono le uve provenienti dalle viti più giovani. Etichette che continueranno a stupirci, con il proprio stile inconfondibile e la loro inarrestabile evoluzione.     La prestigiosa annata del 2009, insignita dei massimi 100/100 punti da Parker, ha dato vita a un’esperienza degna di essere ricordata per sempre. Ho avuto l’onore di assaporare uno dei vini più celebrati al mondo. Ogni sorso del Cos d’Estournel 2009 è stata un’espressione di eleganza e complessità che ha solleticato ogni parte del mio palato. Il vino, con la sua struttura impeccabile e i suoi aromi avvolgenti, ha confermato perché Cos d’Estournel è considerato uno dei pilastri dell’enologia francese. Ogni dettaglio, dalla profondità dei suoi aromi alla sua lunga persistenza in bocca, ha riflettuto il lavoro meticoloso e l’attenzione ai dettagli che caratterizzano questo prestigioso gioiello del patrimonio vinicolo francese.         Chateau Troplong Mondot 2009  è un vino di Bordeaux dell’appellazione Saint-Émilion, classificato come Premier Grand Cru Classé B nella Classificazione dei vini di Saint-Émilion. La cantina si trova sulla Riva Destra della regione vinicola di Bordeaux, adiacente a Château Pavie.
Chateau Troplong Mondot 2009  mi ha confermato il valore che un  terroir riesce a regalare ai vini donando complessità,
eleganza, persistenza e una trama tannica invidiabile. Ancora più entusiasmante della 2016 e della 2019,
la 2020 annata dal buon andamento che pur mostrando una giovinezza elegante può sfidare il tempo senza esitazioni.     Anche Domaines Delon / Léoville Las Cases mi ha impartito una lezione memorabile:
tra un Clos du Marquise 2014 del terroir di Saint Julien e un Nenin 2018 di Pomerol,
ho potuto percepire le sottili sfumature dei diversi blend e terroir e constatare come
nel Potensac 2018 il Cabernet Franc conferisse eleganza al sorso, mentre il
Léoville Las Cases 2017 si presentava già come un’opera d’arte senza tempo.       La Provenza ha brillato con Chateau d’Esclans, offrendomi l’assaggio di una serie di rosati che hanno catturato il mio cuore per la loro eleganza e il loro fascino.
Chateau d’Esclans si trova a La Motte En Provence nel dipartimento del Varo poco a nord di Saint Tropez e vicino a Cannes.
Ho assaggiato un’intera gamma di rosé composti dai vitigni tradizionali provenzali: Grenache in primis, Mouvedre, Cinsault, Rolle (una sorta di vermentino) e Syrah.
Tra tutti, il mio preferito è stato il Cotes de Provence Rosè Garrus 2021, da Grenache (90%) e Rollo (10%) provenienti da vigne vecchie tra 90 e 100 anni, le più alte della tenuta. Le note esotiche e le sensazioni fragranti di brioches e gli accenni tostati mi ricordavano uno champagne, risultando al palato corposo e incisivo.
L’etichetta più glamour è sicuramente il Cotes de Provence Rosé Rock Angel 2022, un vino graffiante che nasce da vigne allevate in terreni rocciosi e alti..   Ma è stato l’assaggio dello Chateauneuf du Pape Blanc Cuvée Speciale Vieilles Vignes de Clairette in magnum 2019, della Famiglia Isabel Ferrando, a rapirmi completamente.
Affinato parte in legno e in parte in Bon Bon di vetro, è la bottiglia più rara dell’azienda. Una mangum sensazionale che proviene da piante secolari di Clairette Rosé: è un bianco mozzafiato, ma se ne produce soltanto un tonneau all’anno. Offre una complessità e un’eleganza che hanno deliziato il mio palato e i miei sensi.
Infine, lo Chateauneuf du Pape Colombis 2016 si è distinto tra i rossi, ancora giovani, con la sua identità unica e inconfondibile.       Questo viaggio enologico è proseguito, dopo una fugace pausa per il pranzo,  con l’assaggio delle prelibatezze offerte da Philipponnat.
Da quasi 5 secoli, questa famiglia vanta una ricca tradizione di vignaioli e negozianti nelle terre tra Ay e Dizy. Per ben 5 generazioni hanno  vinificato nelle cantine storiche del XVIII secolo di Chateau de Mareuil.
Gli assaggi dell’Extra-Brut Grand Cru Cuvée 1522 del 2016, Royale Réserve Non Dosé e Blanc de Noirs Extra-Brut 2018 hanno catturato la mia anima enoica con la loro complessità e raffinatezza. Questi vini sono stati caratterizzati da un perfetto equilibrio tra intensità, freschezza e mineralità, accentuato dai dosaggi molto bassi che rendono la bevuta ancora più interessante. Wow, davvero!       Un viaggio incantato nel mondo di Niepoort: Eccellenza dal Douro alla Mosella
Sono passata dunque agli assaggi delle cantine iberiche prima fra tutte Niepoort, una vera e propria eccellenza del Douro. Assaggio dopo assaggio, sono rimasta stupita dal fascino unico che questi vini esercitano. I loro bianchi, in particolare, hanno catturato la mia attenzione con la loro sapidità e complessità, soprattutto quelli provenienti dai terreni granitici. Ogni sorso era un’esperienza sensoriale unica, rendendo difficile la scelta del preferito tra tante eccellenze. Ma la sorpresa più grande è stata l’assaggio dei vini provenienti dai loro vigneti in Mosella. Questa nuova scoperta ha arricchito ulteriormente il mio viaggio enologico, offrendomi un’inedita prospettiva della produzione vinicola di Niepoort. La degustazione è stata conclusa in modo memorabile con il Party Port Tawny Reserve in Magnum, affinato a Vila Nova De Gaia secondo la tradizione. Un finale infinitamente delizioso che ha suggellato l’esperienza, lasciandomi desiderosa di continuare il mio viaggio nel mondo dei vini Niepoort.     Gli assaggi delle due aziende della Famiglia Alvarez, proprietaria di Vega Sicilia nella Ribiera del Duero dal 1982 e della cantina Tokaj-Oremus,  hanno aggiunto un capitolo straordinario al mio viaggio enologico. I vini spagnoli,  in particolare Alion 2020, si sono rivelati davvero eccellenti, ma è stato il Tokaji Aszu 5 puttonyos di Oremus del 2000 a lasciarmi senza fiato.
Infatti il Tokaj Aszú è un vino prodotto con un processo meticoloso, reso possibile solo in annate eccezionali e in condizioni uniche che permettono lo sviluppo della muffa nobile. Gli acini botritizzati appassiti vengono posti in apposite gerle chiamate puttonyos (23/25 chili). Una volta ridotti in poltiglia, si ha la pasta di Aszù che viene aggiunta al mosto ottenuto da grappoli non botritizzati nelle botti da 136 litri (gònc). Il numero di puttonyos determina la classificazione del Tokaj Aszù, che può variare da tre a otto: maggiore è la presenza di puttonyos, più dolce ed alcolico sarà il vino prodotto. Durante l’affinamento in botte, interviene un’altra muffa, la “Cladosporium cellare”, che dona al vino note ossidative. Il processo di invecchiamento viene completato in botti da 136 e 200 litri per due o tre anni, seguito dall’affinamento per un ulteriore anno in bottiglia.
Al palato, il Tokaji aszu di Oremus si rivela ricco ed intenso, con un lungo retrogusto. È un vino travolgente, sorprendente, che cattura l’essenza stessa della sua terra d’origine e incanta con ogni sorso grazie alla freschezza gustativa che si beffa del  tempo. 24 anni e non sentirli! Un racconto a parte meritano Bodega Chacra e soprattutto le realtà italiane presenti, con le quali ho avuto l’onore e il privilegio di entrare in contatto.
Per oggi mi fermo qui, lasciando il piacere di continuare queste scoperte alla prossima settimana, quando pubblicherò la seconda parte di questo articolo.
Non vedo l’ora di condividere con voi gli ulteriori emozionanti dettagli di questa avventura enologica! Benedetta Costanzo
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
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