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BlendNews è un contenitore di informazioni dedicato al vino. Racconteremo gli eventi, le novità e le curiosità di questo mondo.

 

Il Brut non è uno spumante. I vini di Luca Leggero e l'insaccato di Villareggia Arrow Right Top Bg

2 Aprile, 2026

Il Brut non è uno spumante. I vini di Luca Leggero e l'insaccato di Villareggia

  Sabato 28 Marzo 2026 presso la Cantina Luca Leggero Villareggia si è svolta, in occasione della Sagra del Brut di Villareggia, una Grande Masterclass: Il Brut non è uno Spumante. Un tavolo di degustazione e di approfondimento sui vini della Cantina Luca Leggero e sulla valorizzazione del Brut, tipico insaccato Villareggese. La determinazione del Comune di Villareggia, Proloco di Villareggia, del suo Sindaco Fabrizio Salono e della Cantina Luca Leggero, in collaborazione e sinergia con il Distretto del Cibo e del Vino del Mombarone, Serra e Naviglio d’Ivrea, ha reso possibile la realizzazione di un grande evento enogastronomico alla presenza dei più importanti esponenti delle principali Associazioni del Vino Piemontese (e quindi Nazionale): AIS (Associazione Italiana Sommelier) – ASPI (Associazione Sommellerie Professionale Italiana) – FISAR (Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori) – ONAV
(Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vino) Per la parte dedicata alla disamina, approfondimento e valorizzazione del salume tipico Villareggese, presenti anche ONAS (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Salumi) e SLOWFOOD. I relatori d’eccellenza:
– Antonio Dacomo, Mastro Sommelier, già campione italiano sommelier 1992, per ASPI
– Leonardo Porcu, Esperto Assaggiatore Vice Delegato, per ONAV Torino
– Luciana Piubello, Esperta Assaggiatrice Vice Delegata, per ONAV Chivasso
– Massimo Bignardi, Vicepresidente Regionale SLOWFOOD
– Mauro Carosso, Presidente AIS Piemonte
– Roberta Poloniato, Docente e rappresentante FISAR Torino
– Sara Valentino, Esperta Assaggiatrice per ONAS Durante la disamina dei 5 vini proposti da Luca Leggero, Erbaluce di Caluso DOCG Turciaura – Erbaluce di Caluso DOCG Rend Nen – Langhe DOC Dolcetto Retrò –Canavese DOC Nebbiolo La Vila – Canavese DOC Nebbiolo Maura Nen, si sono affiancati 5 assaggi di Brut di Villareggia in diverse forme, da quella più tradizionale, tal quale, verso forme più elaborate, frutto del lavoro di sperimentazione e valorizzazione di questi ultimi anni, come il Brut in salsa verde, frittata con il Brut, risotto al Brut e per concludere, Brut fritto. In un clima disteso e gioviale gli ospiti e i relatori si sono quindi cimentati anche nell’assaggio e nell’abbinabilità di questi piatti con i vini proposti. Luca Leggero, titolare dell’omonima Cantina di Villareggia. È stato davvero un grande onore. Abbiamo ospitato un vero e proprio Concilio Ecumenico del Vino e del Cibo Piemontese, e quando diciamo piemontese automaticamente diciamo Nazionale e addirittura Mondiale, se pensiamo all’eccellenza che dimostra nel mondo la  nostra Regione in questi ambiti. E in particolar modo per il Vino sono orgoglioso di aver ospitato una così straordinaria comunione di intenti tra le diverse Associazioni che hanno aderito con così grande piacere all’iniziativa. Una grande rarità vedere sullo stesso palcoscenico i diversi esponenti della Sommellerie e del Vino piemontese. Proprio in questo periodo nel quale il mondo del vino è stato così duramente colpito da diversi attacchi e su molteplici fronti, questa grande unità è la più importante ed elevata risposta che il mondo del vino possa dare. Fabrizio Salono, Sindaco di Villareggia Una grande emozione. La manifestazione ha avuto un enorme successo. Ha vinto il territorio e l’eccellenza locale. Abbiamo voluto fortemente realizzare questo evento. Questo successo è merito di tutti, nondimeno anche della nostra Proloco che ha aiutato nella preparazione dei piatti a base di Brut di Villareggia. Questa determinazione e questo successo di quest’anno dovranno servirci come base solida per riproporre eventi di questa caratura anche nei prossimi anni. Daniele Gianetto, Presidente della Proloco di Villareggia Ringraziamo tutti i Villareggesi facenti parte della nostra Proloco. Un’organizzazione di amici e volontari, ed è solo grazie a loro se queste tradizioni e il nostro patrimonio culturale può rimanere custodito e tramandato nel tempo alle prossime generazioni Tra gli ospiti giunti per celebrare quest’evento anche Massimo Ceresole, Segretario di Zona Coldiretti e Rappresentante del Distretto de Cibo e del Vino, Corrado Scapino, Presidente dell’Enoteca Regionale dei Vini della Provincia di Torino, Lorenzo Labriot, Delegato AIS Canavese, Luca Lisco, Sindaco di Moncrivello, Antonio Magnone, Sindaco di Rondissone, Antonella Pasquale, Sindaco di Borgomasino.   La Redazione
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Querce Bettina presenta la nuova immagine del Brunello di Montalcino DOCG Arrow Right Top Bg

2 Aprile, 2026

Querce Bettina presenta la nuova immagine del Brunello di Montalcino DOCG

  Querce Bettina presenta la nuova immagine del suo iconico Brunello di Montalcino DOCG, segnando un ulteriore passo nel percorso di sviluppo della Cantina, recentemente entrata a far parte del gruppo La Faretra. La nuova veste grafica, con etichetta e logo Querce Bettina completamente rinnovati, esprime un equilibrio tra modernità ed eleganza, valorizzando al tempo stesso l’identità territoriale del brand.   Raffinatezza ed essenzialità per una nuova identità visiva L’etichetta si caratterizza per un colore sabbia naturale, un tono caldo e neutro che evoca la terra e il legame profondo con il territorio. Il layout minimalista, con spazi ben calibrati e una tipografia raffinata, valorizza la leggibilità e comunica una sobria eleganza. Al centro spicca il nuovo logo Querce Bettina, una “Q” stilizzata trasformata in un emblema distintivo, accompagnata da un tratto grafico sinuoso che richiama le colline e i filari dei vigneti, evocando il paesaggio di Montalcino e il profondo legame tra vino e territorio. L’impegno verso un’agricoltura biologica e sostenibile Querce Bettina adotta i principi dell’agricoltura biologica e segue il protocollo Biopass, un sistema di controllo rigoroso sviluppato in collaborazione con il team SATA (Studio Agronomico Tecnico Associato), realtà specializzata nella consulenza agronomica e nel monitoraggio scientifico della filiera, e le università di Milano, Brescia e San Michele all’Adige. Questo protocollo permette un monitoraggio attento della vitalità dei suoli, della biodiversità e della tracciabilità della filiera produttiva. La qualità dei terreni è valutata attraverso analisi visive (VSA) e biologiche (QBS), mentre ogni intervento agronomico è progettato per rispettare i cicli naturali, preservando fertilità, vita microbica ed equilibrio ecosistemico. Siepi e fioriture spontanee completano questo approccio, favorendo la biodiversità e contribuendo a una filiera etica, trasparente e rispettosa dell’ambiente. Il Brunello di Montalcino: espressione autentica del territorio Prodotto dalla storica Vigna Alta, situata a circa 450 metri di altitudine sulle colline a sud-ovest di Montalcino, il Brunello di Montalcino DOCG Querce Bettina nasce da uve Sangiovese Grosso coltivate con metodi biologici e raccolte a mano in perfetta maturazione. Nella vinificazione le uve diraspate e non pigiate iniziano la fermentazione ad acino intero in botti e barrique di rovere. Follature manuali e rimontaggi si alternano durante il periodo di macerazione per circa 20-25 giorni. Matura 24 mesi in botti di rovere e barrique seguita da almeno 8 mesi in bottiglia. Al naso offre profumi di ciliegia matura, prugna, violetta appassita e spezie dolci, con sentori balsamici e di sottobosco. Al palato è armonico, ampio e persistente, con tannini eleganti e una fresca mineralità che bilancia la struttura, tipica dei terreni calcarei della vigna. Un vino di raffinata classicità, ideale in abbinamento a carni rosse alla brace, preparazioni brasate e formaggi stagionati, che esprime pienamente il carattere autentico di Montalcino e la filosofia produttiva di Querce Bettina, ora rafforzata da una identità visiva più contemporanea. Disponibile in enoteca e Ho.Re.Ca. – prezzo consigliato al pubblico: € 57,50 La Redazione
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IoVino. Un Club Senza Cancelli Arrow Right Top Bg

1 Aprile, 2026

IoVino. Un Club senza cancelli

  Il filo più robusto non è quello che non si spezza, ma quello che lega senza costringere. Il Filo e la Matassa Le fiere del vino, nella loro grande tradizione, cercano quasi sempre un senso. Lo cercano con accanimento, lo invocano nei comunicati stampa, lo promettono nelle brochure patinate. Un filo conduttore, dicono. Qualcosa che tenga insieme bottiglie, produttori e visitatori in un racconto unitario. Eppure, spesso, quel filo è teso così forte che finisce per spezzarsi. Peggio ancora, per sembrare finto, posticcio, tirato apposta. E parla uno che di capelli ne ha pochi. Poi arrivi a IoVino. E capisci che il filo conduttore non è stato progettato. È nato. Come nascono le cose vere: lentamente, ostinatamente, senza che nessuno se ne accorga fino a quando non è già diventato qualcosa di solido. C’è una differenza tra un evento costruito e un evento che cresce. IoVino appartiene alla seconda categoria. È il tipo di manifestazione che non si spiega con un prospetto, ma si respira appena si varca la soglia.   Marche e Campania: Luce del Nord, Fuoco del Sud Due regioni. Apparentemente lontane per carattere, per storia, per la diversa musica che parla nei loro vini. Le Marche al centro-nord della penisola, con i loro colli che scendono dolcemente verso l’Adriatico, con il Verdicchio che regna incontrastato, principe bianco capace di una profondità che sorprende chi lo incontra per la prima volta e continua a sorprendere chi lo conosce da decenni. La Campania, al contrario, brucia. I suoi suoli vulcanici custodiscono un’ampelografia ancora integra, ancora capace di stupire. Il Fiano, la Falanghina, il Greco: vitigni che sono insieme radici e ali, che portano in sé la memoria di un’Italia che il vino lo faceva prima ancora di sapere che lo stava facendo. Manilo Frattari, con la tenacia affettuosa di chi ha scelto una causa e vi si è dedicato con gioia, ha deciso che queste due regioni avevano qualcosa da dirsi. E ha creato lo spazio perché lo facessero. IoVino non è una fiera tematica nel senso convenzionale. È una conversazione a più voci tra territori che sembrano distanti e che, davanti a un calice, scoprono di avere molto in comune. Il vitigno autoctono come lingua franca, come alfabeto condiviso.   Un Club Senza Cancelli Quando si parla di IoVino, la parola che torna sempre, ossessivamente, tra le labbra di chi vi partecipa è una sola: amicizia. Non nel senso banale di un ambiente piacevole. Quello si trova in qualsiasi evento organizzato bene. Ma nel senso profondo, quasi strutturale, di una comunità che si è formata nel tempo e che ogni anno si ritrova. È come una club house dove i soci arrivano già sapendo di chi è il sorriso che incontreranno, dove si cercano da una parte all’altra della sala, dove si assaggia il vino del vicino non per giudicarlo ma per capirlo, per confrontarsi, per imparare. E cosa rara, cosa stranissima per una club house, si parla bene del presidente del circolo. Perché Manilo parla sempre delle «mie cantine» con una possessività che non è possesso. È appartenenza. È il modo di un uomo che ha costruito un alveo e che vede scorrere al suo interno l’acqua viva di produttori che hanno scelto di esserci, di tornare, di portare ogni anno qualcosa di nuovo accanto a qualcosa di consolidato. Ci sono produttori che sono lì da tante edizioni. Li riconosci da come si muovono: a proprio agio, senza fretta, come chi è tornato a casa. E poi ci sono i nuovi. Quelli che guardano con occhi spalancati e imparano già solo stando in questa stanza. Anche loro, il prossimo anno, avranno quella stessa andatura familiare.   La Manifestazione Orizzontale e Verticale IoVino ha una struttura intellettuale che vale la pena di osservare con attenzione. È una manifestazione che si può attraversare in due direzioni diverse, e ognuna rivela qualcosa di diverso. In senso orizzontale, si va alla ricerca delle espressioni. Quanto può essere diverso il Verdicchio da Jesi rispetto a quello di Matelica? Come cambia il Fiano spostandosi dall’Irpinia al Cilento? Cosa accade alla Falanghina quando cambia il suolo sotto le radici? IoVino offre la mappa di queste variazioni, mette fianco a fianco le interpretazioni, permette di vedere come il terroir scriva la sua firma sui vitigni. In senso verticale, si scende nel tempo. I produttori storici portano annate diverse, permettono di leggere il vitigno nel suo divenire, di capire come il carattere si forma nel corso degli anni, come la mineralità si affina, come l’acidità trova il suo equilibrio. È una degustazione che insegna, che costruisce una cultura. Il consumatore, in questo scenario, ha la sensazione di essere uno spettatore privilegiato di qualcosa che avviene tra i produttori stessi. Non un cliente davanti a uno stand, ma un ospite ammesso a una conversazione che lo precede e che continuerà dopo di lui. Il bianco non è soltanto freschezza. È pensiero, profondità, racconto. Questa intuizione, che Manilo ha inseguito da quel primo calice folgorante di Verdicchio e Fiano, è diventata la filosofia di un’intera manifestazione. Ed è raro, nel mondo del vino, trovare un evento che sia anche una tesi.   Manilo, Romina e l’Arte del Riconoscimento Bisogna spendere una parola su Manilo Frattari. Non sull’organizzatore, che pure è eccellente. Ma sull’uomo. Sulla sua capacità, rara in qualsiasi campo, di creare uno spazio dove le persone si sentono riconosciute. Quella di Manilo non è la leadership rumorosa di chi occupa la scena (anche se quest’anno lo si trovava con un microfono stile Non è la Rai!). È la leadership silenziosa di chi crea le condizioni perché la scena esista. Porta i produttori dentro una logica di comunione, di sviluppo condiviso. Non li espone: li valorizza. Non li presenta: li abbraccia. Con la gentilezza concreta di chi sa che dietro ogni bottiglia c’è una storia che merita rispetto. Al suo fianco, Romina Lombardi, moglie e vera musa ispiratrice nonché spina dorsale dell’organizzazione. È lei, come Manilo stesso ha raccontato, ad aver acceso la scintilla di questa passione. Ed è lei che tiene insieme con grazia e determinazione tutto ciò che Manilo immagina con entusiasmo. IoVino è anche questo: un progetto a due voci che suona come uno. Il tipo di armonia che non si costruisce in fretta, ma che quando arriva diventa il fondamento di tutto. Cosa ho trovato di interessante a Io Vino Partiamo da un vino che dovrebbe essere la fine di un pasto. Ogni tanto, partire dalla fine fa bene al cuore.  I vini di Corte Laureana sono incredibili. Non fosse altro perché si tratta di bollicine che vanno da quelle più semplici e ancestrali a metodi classici sempre prodotti con vitigni campani che solo un personaggio dotato di lucida follia come Paolo Serpico poteva concepire. Però a Io Vino sono rimasto impressionato e colpito dal passito di Fiano La Resilienza. Colpito perché al naso e maggiormente in bocca mi ha fatto immediatamente ritornare a casa dei miei nonni ricordandomi dei fichi secchi che venivano messi al sole a seccare. Poi ce li mangiavamo con la nocciola dentro. E in bocca ho risentito tutto. Con quel tono quasi vegetale e mieloso di castagna. Quando un vino suscita emozioni non può che essere memorabile. Raffaele Barbato Capasso produce metodo classico da Asprinio. E lo fa decisamente bene. Il suo brut millesimato è qualcosa di croccante e incredibile. Prodotto dalle alberate aversane e affinato in grotta. Dal calice si respira freschezza e complessità in grado di appagare il palato. Di lui ho anche scritto un articolo che troverete su WineTales. Alabastra è la mano sarda sui vitigni campani. Lucia Pintore è sarda. Ed è esplosiva. Così come i suoi vini dei quali ho amato particolarmente la Falanghina perché unica e diversa da tutte le altre. Mi ha emozionato per i sentori floreali e della immancabile nocciola tostata ma soprattutto per una spiccata mineralità che in bocca si è trasformata in meraviglia. Morbidamente setosa che contrasta con la sapida e imponente freschezza Un senso di soddisfazione. Questo! Umberto Gagliardi e la figlia Lara mi hanno portato nel loro mondo fatto di tanto Verdicchio di Matelica. Il Maccagnano in particolare mi ha esaltato già per un naso ampio e corposo che sa di frutta calda e minerali intensi. Sapido e con un corpo amaricante che il tempo non scalfisce. Rimane impresso come una lama. Fresco e dotato di quella intensità che non scordi. Viconari è a Montefiore dell’Aso (Ascoli Piceno). Due soli vini ma due vini che si ricordano. In particolar Jone, il rosso da Montepulciano che ha tutto per essere un grande rosso. Ho assaggiato il 2023 e sarei curioso di assaggiarlo tra vent’anni perché sono certo mi stupirebbe ancora di più. Austero, verticale, unico. Masseria Felicia è a Sessa Aurunca, sulla strada per Caserta. Ci passavo sempre da piccolo con i miei genitori. Ricordi, ricordi, tanti ricordi. Vincenzo Mercurio ha tanto da raccontare con l’entusiasmo che lo contraddistingue. Etichetta Bronzo è un rosso da Aglianico e Piedirosso che evidenzia tutto il territorio e la complessità dei suoi abitanti. La frutta al naso è matura grazie anche ad un lieve appassimento. In bocca è avviluppante, setoso, complesso, incredibile. Chapeau! Francesco Campanelli è il titolare della Azienda Agricola Campanelli. La sua idea è recuperare piccoli terreni nel territorio dei Castelli di Jesi per generare veri e propri Cru. Il San Michele è uno di questi. Tanto floreale ed erbaceo che si innestano nella mandorla minerale così che la sapidità in bocca diventa cremosità. Pazzesco Con Carlo Menale siamo ancora in Campania con le alberate dell’Asprinio. Vini che mi hanno riportato indietro nel tempo e con il Metodo Classico da Alberata si riesce a raggiungere un livello incredibile. Profumi intensi di agrumi ed erbe officinali per poi in bocca risultare sapido e persistenza. Una verticalità senza fronzoli che si apprezza e si continua a bere. Wow! Bianchini e Rossetti è a Casale di Carinola, sempre sulla strada per casa di nonna. Qui il Falerno del Massico domina e meno male che ci sono aziende come queste che lo preservano. Il Bianco Mille880 (data di fondazione della azienda) è un blend di Falanghina (Campi Flegrei e Beneventana). Ne risulta un vino che spazia dagli agrumi campani alla frutta esotica per poi, in bocca, esplodere con la fresca sapidità tipica del vulcano. Intensamente buono. La Lepre e la Luna è qualcosa a parte. Due ingegneri che si mettono a fare vino naturale a Montecassiano (Macerata). Una gamma pazzesca di vini realizzati in piccole, piccolissime quantità. Il Condotto è una Malvasia di Candia in anfora. Il colore ambrato lo rende caldo. I profumi di frutta secca avvolta nell’erba ne danno preziosità. Il sorso sapido e profondo lo rendono irresistibilmente intrigante. Intrigante, appunto! Federico Mencaroni è a Corinaldo (Ancona). Un perfezionista della vigna e della cantina. Ho già pubblicato un post sul suo X, Metodo Classico con 10 anni di affinamento sui lieviti. Verdicchio ovviamente. Fantasticamente sapido e cicciotto. Imperdibile Le Divinità è una giovane realtà di Atripalda (AV). Nemesi è il Greco di Tufo DOCG. Un colore che evidenzia grande limpidezza e pulizia quasi adamantina. Al naso emerge la mela verde emana un profumo preciso, teso, senza cedimenti sentimentali. Al palato la sapidità è il filo conduttore, quella mineralità sulfurea che i suoli tufacei irpini cedono lentamente alla radice, anno dopo anno, come un segreto tramandato. Persistente, fresco, asciutto nel finale. Un bianco che non tratta, non convince: si impone. Come Nemesi, appunto. Ciò Che Rimane Quando si esce da IoVino, non si porta via soltanto il ricordo di qualche calice interessante. Si porta via qualcosa di più difficile da nominare. Qualcosa che assomiglia a una fiducia rinnovata nel vino come strumento di incontro tra persone. Le Marche con il loro Verdicchio dalle espressioni pazzesche, la Campania con il suo fuoco bianco fatto di Fiano, Falanghina e Greco, Aglianico, Asprinio: due regioni che ogni anno si siedono a questo tavolo immaginario e parlano. E noi siamo lì, ad ascoltare. Ad imparare. A bere, certo, ma soprattutto a capire che il vino, quando è vero, non nasce per essere collezionato. Nasce per essere incontrato. E per generare incontro. Grazie, Manilo. Grazie, Romina. E grazie a tutti i produttori che ogni anno scelgono di tornare. Ma anche a quelli che per la prima volta hanno scelto di iniziare.   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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Il Consorzio Morellino di Scansano approva il bilancio: denominazione in crescita nel 2025 Arrow Right Top Bg

1 Aprile, 2026

Il Consorzio Morellino di Scansano approva il bilancio: denominazione in crescita nel 2025

  L’assemblea dei soci conferma la solidità del percorso intrapreso.
In un contesto toscano più prudente a inizio anno, la DOCG dimostra equilibrio strutturale e capacità di reazione.   L’assemblea dei soci del Consorzio Morellino di Scansano ha approvato il bilancio consuntivo, confermando un andamento positivo della denominazione anche in uno scenario di mercato non semplice per il comparto vitivinicolo regionale e nazionale. Il Morellino di Scansano DOCG infatti chiude il 2025 con un incremento del +4%, un risultato che evidenzia la solidità della denominazione e la capacità di affrontare uno scenario mondiale articolato, mantenendo coerenza strategica e competitività sui mercati. Bernardo Guicciardini Calamai, il Presidente del Consorzio. L’approvazione del bilancio e il +4% con cui abbiamo archiviato il 2025 rappresentano un segnale concreto della vitalità del Morellino. Ancora più rilevante è la riduzione delle giacenze: oggi il sistema è più equilibrato e meno esposto a tensioni, ancora più pronto a cogliere le opportunità del mercato. È la dimostrazione che, anche in fasi complesse del mondo del vino, il Morellino sa agire con responsabilità e visione strategica. In questo percorso si inserisce anche la nuova tipologia di Morellino Superiore, uno strumento importante per accompagnare la crescita qualitativa della denominazione e rafforzarne il posizionamento nei mercati. Questo ci consente di guardare ai prossimi mesi con ancor più fiducia nella capacità della denominazione di continuare a crescere in modo sostenibile. A gennaio 2026 lo stock complessivo si attesta infatti sui 9,44 milioni di bottiglie equivalenti, rispetto agli oltre 13 milioni registrati dodici mesi prima, con una riduzione di circa il 27% su base annua. Un risultato che modifica in modo sostanziale lo scenario rispetto all’inizio del 2025: la pressione di magazzino si è ridotta in maniera significativa e le scorte risultano oggi concentrate su annate recenti, con una struttura più ordinata e priva di accumuli. La Redazione
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Vinchio Vaglio tra le aziende italiane più premiate dalla critica enologica italiana e straniera Arrow Right Top Bg

31 Marzo, 2026

Vinchio Vaglio Simply the Best

  Vinchio Vaglio tra le aziende italiane più premiate dalla critica enologica italiana e straniera   C’è chi dice che guide e punteggi ormai contino poco o niente, Vinchio Vaglio continua a credere che, pur essendo meno incisivi di 20 anni fa, ancora oggi contribuiscono senz’altro a far crescere un marchio, la sua credibilità qualitativa e la sua visibilità. Prendere un premio una tantum non è indicativo, ma ottenere punteggi di tutto rispetto in Italia e all’estero e prendere ogni anno molti premi non può essere considerato un caso né tantomeno un colpo di fortuna oppure il frutto di magheggi di vario genere. Anche essere tra le aziende che Civiltà del Bere invita all’evento “Simply the best” dedicato alle “cantine più blasonate d’Italia, con più di un riconoscimento di eccellenza dalle principali Guide italiane ed internazionali e con una posizione di leadership nel loro territorio” è un riconoscimento del lavoro positivo che Vinchio Vaglio sta facendo. Lunedì 30 marzo a Milano nella sala Cavallerizze del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci l’azienda ha presentato alcuni dei vini che hanno ottenuto i punteggi e i premi più importanti: “Vigne Vecchie 50” Barbera d’Asti DOCG 2023 “Laudana” Nizza DOCG 2022 “Vigne Vecchie” Barbera d’Asti Superiore DOCG 2021 “Insynthesis” Nizza Riserva DOCG 2019 Vinchio Vaglio ha ottenuto ottimi punteggi non solo in Italia, ma anche all’estero, anche su vini di pronta beva, poco impegnativi dei quali viene spesso sottolineato l’ottimo rapporto qualità prezzo. Perché la Barbera è un vitigno di grande versatilità che consente la produzione di vini freschi e fruttati, come di vini che affinano a lungo nel legno e no. Vini per i quali l’obiettivo resta l’equilibrio anche grazie ad una buona acidità che le consente di restare viva a lungo e alla scarsità di tannini per cui risulta morbida ed elegante in bocca da subito. A seguire un elenco dei principali premi e punteggi ottenuti negli ultimi due anni. La Redazione
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3ª Anteprima Kalterersee: il volto giovane della Schiava Arrow Right Top Bg

31 Marzo, 2026

3ª Anteprima Kalterersee: il volto giovane della Schiava

  L’annata 2025 si presenta tra immediatezza, eleganza e identità all’appuntamento annuale sul lago di Caldaro   Il Kalterersee non aspetta. È un vino che gioca d’anticipo, un concentrato di eleganza e freschezza che sprigiona tutta la sua energia già nei primi mesi di vita. Proprio per questo, l’Anteprima dell’annata 2025 non è stata solo una degustazione, ma il debutto ufficiale di un vino che promette di essere di grande carattere. Venerdì 27 marzo, presso la Tenuta Windegg, ventuno produttori di Caldaro hanno offerto a media e operatori del settore una panoramica ampia e approfondita dell’annata 2025 del Kalterersee. Un momento di incontro, pensato per andare oltre la semplice degustazione e dare modo di toccare con mano la filosofia che anima le cantine locali. “Crediamo sia fondamentale che il pubblico possa, in questa occasione, entrare in contatto diretto con i produttori e conoscere meglio le aziende e la loro filosofia, gli approcci produttivi e gli stili dei vini”, afferma Sighard Rainer, presidente dell’iniziativa wein.kaltern e dell’Associazione turistica di Caldaro. L’Anteprima Kalterersee si conferma anche come un’importante vetrina per il territorio, che trova in questo vino il suo interprete più autentico. Caldaro si racconta, infatti, attraverso il Kalterersee, mostrando quanto profondamente questo sia intrecciato alla cultura locale. “La Schiava è un vitigno autoctono che forgia saldamente le nostre tradizioni e la nostra vita quotidiana e – grazie alle caratteristiche pergole – anche il nostro paesaggio”, spiega Rainer. L’evento ha varcato i confini nazionali, attirando pubblico da Italia, Germania e, per la prima volta, dai mercati emergenti di Belgio e Paesi Bassi. Per l’occasione, è stata organizzata una masterclass d’eccezione guidata da Eros Teboni (Best Sommelier in the World 2018 e Miglior Sommelier d’Italia nel 2021). Teboni ha scardinato i pregiudizi, esplorando la sorprendente capacità di evoluzione del Kalterersee: “nella masterclass, il Kalterersee si è dimostrato un grande esempio di bevibilità sia da giovane che invecchiato, perché avendo bevuto Kalterersee vecchi di almeno 10 anni abbiamo trovato freschezza, ma soprattutto costanza, stile e modernità“, ha dichiarato il sommelier, sottolineando come la leggerezza di questo vino nasconda in realtà una struttura capace di sfidare il tempo. Nata solo tre anni fa, l’Anteprima Kalterersee è già diventata un punto di riferimento imprescindibile nel calendario enologico dell’Alto Adige. Dopo il successo nelle sedi storiche di Cantina Kaltern e Castel Sallegg, l’edizione 2025 consolida Caldaro come capitale indiscussa della Schiava d’eccellenza. La Redazione
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LUDO’S CAVEAU: lo scrigno dei gin rari nel cuore del nuovo dining club Arrow Right Top Bg

31 Marzo, 2026

LUDO’S CAVEAU: lo scrigno dei gin rari nel cuore del nuovo dining club

  LUDO’S CAVEAU è una selezione unica di etichette rare e ricercate – proposte anche al bicchiere – spesso prodotte in quantità limitatissime, che celebra l’eccellenza nel mondo dei gin.   LUDO dine & vibe, all’interno dell’hotel nhow Roma in Corso d’Italia, è il dining club che fonde gastronomia, mixology e intrattenimento in un format fluido e contemporaneo. Un luogo pensato per essere vissuto senza schemi rigidi, dall’aperitivo alla cena fino a tarda sera, dove il ritmo della serata evolve naturalmente tra cucina mediterranea, cocktail d’autore e una programmazione musicale che accompagna gli ospiti verso una dimensione sempre più conviviale e vibrante. Nel cuore di LUDO esiste un luogo custodito con la stessa cura che si riserva alle cose rare: il LUDO’s Caveau. Una selezione esclusiva di gin che celebra l’eccellenza artigianale e la ricerca aromatica più audace, pensata per appassionati e curiosi desiderosi di esplorare le espressioni più sorprendenti di questo straordinario distillato. All’interno del Caveau trovano spazio etichette rare, spesso prodotte in quantità limitatissime – talvolta non oltre le 500 bottiglie l’anno – accomunate da un’attenzione quasi maniacale per le botaniche e per il tempo della distillazione. Alcuni ingredienti vengono raccolti a mano, altri sono unici nel loro genere: tra questi la “Regina della Notte”, il raro fiore di cactus che fiorisce soltanto per una notte all’anno, capace di donare al distillato sfumature aromatiche inattese e affascinanti. Il LUDO’s Caveau è una collezione viva, in continua evoluzione. Proprio perché le tirature sono limitate e spesso difficili da reperire, la selezione non è mai identica a sé stessa. Ogni bottiglia custodita racconta una storia diversa: quella del territorio da cui proviene, dell’intuizione del mastro distillatore, della passione per l’artigianalità o, talvolta, di una felice casualità. È il caso del “Cask at the Back”, un gin il cui nome richiama i barili conservati sul retro dei magazzini, originariamente destinati al trasporto via nave. La loro posizione meno accessibile li portava a rimanere fermi più a lungo del previsto: il gin, dimenticato per mesi, iniziava così a invecchiare involontariamente in botti già utilizzate – spesso per lo sherry – acquisendo colore, profondità e carattere in modo del tutto inaspettato. Alcune etichette si spingono ancora oltre, esplorando territori inediti della distillazione. Se nel mondo dei liquori esistono bottiglie che ospitano scorpioni o altri animali improbabili, nel gin questo tipo di sperimentazione è molto più raro. C’è chi sceglie di inserire l’elemento sorprendente direttamente nella bottiglia e chi, invece, preferisce catturarne l’essenza per ridefinire il profilo stesso del distillato. Al LUDO’s Caveau questi gin possono essere degustati anche alla mescita, offrendo agli ospiti la possibilità di scoprire e assaggiare etichette normalmente introvabili al calice. Un invito alla scoperta, pensato per chi desidera esplorare nuovi territori aromatici senza rinunciare alla dimensione conviviale che definisce l’esperienza di LUDO. Protetti nel caveau, svelati nel bicchiere. La Redazione
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Italia del Vino protagonista a Wines Experience nei tre hub strategici del 2026 Arrow Right Top Bg

30 Marzo, 2026

Italia del Vino protagonista a Wines Experience nei tre hub strategici del 2026

  Il Consorzio, che riunisce alcune tra le principali realtà vitivinicole italiane orientate all’export, parteciperà alle tre tappe di Londra (26–27 aprile), Ho Chi Minh City (25–26 giugno) e Città del Messico (5-6 novembre), rafforzando il presidio del vino italiano in Regno Unito, Vietnam e Messico.   Italia del Vino conferma la propria partecipazione ai tre appuntamenti di Wines Experience 2026. Il Consorzio, che riunisce alcune tra le più importanti aziende vitivinicole italiane con una forte vocazione internazionale, sarà presente in forma collettiva alle fiere di Londra (26–27 aprile), Ho Chi Minh City (25–26 giugno) e Città del Messico (5-6 novembre), hub strategici per il wine trade mondiale. Wines Experience è la nuova piattaforma internazionale dedicata alla promozione del vino italiano, sviluppata da United Experience in collaborazione con BolognaFiere e Fiere Italiane SEA, con l’obiettivo di offrire alle imprese un presidio strutturato e continuativo nei mercati esteri ad alto potenziale. Il calendario 2026 si articola in tre appuntamenti in Paesi strategici per il comparto vitivinicolo: il Regno Unito, mercato maturo e altamente competitivo ma centrale per volumi e capacità di orientare le tendenze internazionali; il Vietnam, tra le economie più dinamiche del Sud-est asiatico, caratterizzata da una classe media in espansione e da un crescente interesse per i vini importati di qualità; e il Messico, Paese in forte crescita per consumi e cultura del vino, con un posizionamento sempre più rilevante nell’area nordamericana e latinoamericana. Le tre tappe di Wines Experience condividono un’identità progettuale unitaria e un format contemporaneo, immersivo e fortemente orientato al business, pensato per valorizzare il prodotto e facilitare relazioni commerciali concrete. Il modello espositivo integra spazi di degustazione evoluti, percorsi di tasting alla cieca, installazioni tecnologiche e strumenti digitali avanzati, tra cui un sistema di matchmaking che consente di incrociare in modo mirato domanda e offerta, favorendo incontri qualificati tra produttori e buyer. La partecipazione a Wines Experience si inserisce nella strategia di Italia del Vino volta a consolidare la presenza delle aziende associate nei mercati ad alto potenziale, rafforzando la capacità competitiva del gruppo in uno scenario internazionale complesso e in continua evoluzione. La presenza collettiva consentirà al gruppo di presentare un’offerta ampia e rappresentativa di diversi territori italiani, unita da standard qualitativi elevati e da una visione condivisa dell’export. Il Consorzio sarà presente con tutte le aziende associate: Angelini Wines & Estates, Banfi, Bisol 1542, Cà Maiol, Cantina Mesa, Cantine Lunae, Collis Heritage, Di Majo Norante, Diesel Farm, Donnachiara, Duca di Salaparuta, Ferrari – F.lli Lunelli, Gruppo Italiano Vini, Herita Marzotto Wine Estates, Le Monde, Librandi, Marchesi di Barolo, Medici Ermete & Figli, Nosio (Gruppo Mezzacorona), Oniwines, Drei Donà – Tenuta La Palazza, Terre de La Custodia, Torrevento e Zonin1821. Per saperne di più: https://winesexperience.com/   United Experience   United Experience è una società internazionale dedicata alla creazione di eventi, progetti di comunicazione e contenuti multimediali. Attraverso un approccio innovativo e integrato, unisce competenze creative e organizzative per accompagnare aziende e istituzioni in percorsi di valorizzazione e storytelling contemporaneo. Con sedi operative negli Stati Uniti e in Italia, la società collabora stabilmente con BolognaFiere nello sviluppo di nuove progettualità fieristiche e iniziative di respiro globale. www.unitedexperience.com La Redazione
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Assovini Sicilia al Vinitaly 2026: Il racconto di un'isola che cambia Arrow Right Top Bg

29 Marzo, 2026

Assovini Sicilia al Vinitaly 2026: Il racconto di un'isola che cambia

  Oltre 40 aziende, masterclass e un convegno per narrare l’evoluzione dell’enoturismo siciliano   La Sicilia del vino torna protagonista a Verona, dal 12 al 15 Aprile, in occasione di Vinitaly 2026, uno degli appuntamenti più rilevanti a livello internazionale per il settore vitivinicolo. Anche quest’anno Assovini Sicilia sarà presente con una collettiva di aziende all’interno del Padiglione 2, interamente dedicato alla Sicilia, e con un proprio stand (D40), confermando il proprio impegno nella promozione della qualità e dell’identità del vino siciliano sui mercati nazionali e internazionali. La partecipazione rientra nell’ambito del PSR Sicilia 2023-2027 – Intervento SRG10 “Promozione dei prodotti di qualità”, promosso dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura della Regione Siciliana, e vedrà coinvolte oltre 40 aziende vitivinicole, espressione della ricchezza e della biodiversità del territorio. Un gruppo ampio e rappresentativo che riunisce realtà storiche e cantine emergenti, accomunate da una visione contemporanea del vino siciliano sempre più orientata alla sostenibilità, alla ricerca e alla valorizzazione dei vitigni autoctoni. Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia Vinitaly è sempre un momento importante di confronto e di racconto. Oggi il vino siciliano parla di un’isola che cambia e cresce. In fiera vogliamo trasmettere questa energia e dare un’immagine autentica di quello che siamo: aziende spesso diverse tra loro, ma unite da un forte legame con il territorio e da una visione condivisa della qualità Tra gli appuntamenti in programma, lunedì 13 aprile alle ore 12.30, presso la sala conferenze del Padiglione Sicilia, si terrà il convegno dal titolo “Viaggio in Sicilia: le nuove frontiere dell’enoturismo”, dedicato all’evoluzione del turismo del vino e al suo impatto culturale, economico e narrativo. Il convegno vedrà la partecipazione di Filippo Magnani, Giulio Perrone, Federica Fina, Francesca Planeta, Federico Geremei e Filippo Galanti, che offriranno punti di vista differenti – dal travel al mondo editoriale, dal turismo del vino alla comunicazione – per raccontare come cambia l’esperienza enoturistica e il modo in cui viene vissuta e narrata. Nel corso della fiera, Assovini Sicilia proporrà un calendario di masterclass condotte dal giornalista Francesco Pensovecchio, pensate per accompagnare operatori e stampa in un viaggio attraverso i diversi volti dell’enologia siciliana: dalle bollicine raccontate in “Bollicine fuori rotta. La Sicilia con e senza Metodo”, ai bianchi contemporanei al centro di “Luce liquida: i bianchi siciliani”; dai rossi, protagonisti di “Forma e stile. Il vestito dei rossi siciliani, tra energia e slancio”, fino ai vini dolci, esplorati in “L’Isola del tempo: i vini dolci di Sicilia”. La partecipazione a Vinitaly rappresenta per Assovini Sicilia un momento centrale di incontro con buyer, operatori e stakeholder, ma anche un’occasione per rafforzare il dialogo con i mercati esteri e proseguire il racconto di una Sicilia del vino in evoluzione, dinamica e sempre più riconoscibile per identità e qualità.   Calendario Masterclass (stand Assovini Sicilia, D40, all’interno del Padiglione Sicilia) Domenica 12 Aprile h. 14.30: Bollicine fuori rotta. La Sicilia con e senza “Metodo”. Colline argillose, vulcani e vitigni autoctoni in varie briose interpretazioni Lunedì 13 Aprile h. 12.30: Luce liquida: i bianchi siciliani. Profumi e verticalità. Cosa aspettarsi da un bianco siciliano contemporaneo Martedì 14 Aprile h. 10: Forma e stile. Il vestito dei rossi siciliani, tra energia e slancio. Viaggio dalle sabbie del sud alle lave dell’Etna Martedì 14 Aprile h. 16: L’Isola del tempo: i vini dolci di Sicilia. Sole, raccolte tardive, brevi e lunghi appassimenti. Meditazione sulle dolcezze mediterranee   Aziende partecipanti alla collettiva Assovini Sicilia Alessandro di Camporeale; Assuli Winery; Baglio di Pianetto; Baglio Oro; Candido Vincenza; Cantina Sociale Chitarra; Cantine Colosi; Sibiliana Vini; Caruso & Minini; Casa di Grazia; Castellucci Miano; Azienda Agricola COS; Cusumano; CVA Canicattì; Disisa; Donnafugata; Duca di Salaparuta; Casa Vinicola Fazio; Feudi del Pisciotto; Feudo Montoni; Feudo Solaria; Firriato; Fondo Antico; Gulfi; Horus 2; Le Casematte; Consorzio Libera Terra Mediterraneo; Lombardo Vini; Maggio Vini; Musita; Tenute Nicosia; Arianna Occhipinti; Rocco Patri; Piante Faro; Planeta; Principe di Corleone – Pollara; Santa Tresa; Spadafora; Conte Tasca d’Almerita; Tenuta di Castellaro; Tenuta Gorghi Tondi; Tenute Navarra; Tenuta Rapitalà; Tornatore; Valle dell’Acate. La Redazione
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