BlendNews

BlendNews è un contenitore di informazioni dedicato al vino. Racconteremo gli eventi, le novità e le curiosità di questo mondo.

 

Lugana DOC: valore consolidato e focus sui mercati internazionali Arrow Right Top Bg

21 Febbraio, 2026

Lugana DOC: valore consolidato e focus sui mercati internazionali

  Stabilità produttiva e internazionalizzazione a Wine Paris e ProWein   In un mercato del vino globale che attraversa una fase di trasformazione, il Lugana DOC chiude l’ultima annata con segnali positivi, confermando la solidità della Denominazione e la capacità di generare valore lungo tutta la filiera. Parallelamente, prosegue con continuità la strategia di internazionalizzazione, che vede il Lugana protagonista nei principali appuntamenti fieristici europei, a partire da Wine Paris e ProWein. Fabio Zenato, Presidente del Consorzio Tutela Lugana DOC: Al di là dei numeri, ciò che emerge è la straordinaria tenuta del ‘sistema Lugana’. Dopo le sfide climatiche degli scorsi anni, non era scontato tornare a correre con questa autorevolezza. La stabilità che registriamo oggi è il frutto di una scelta di campo precisa: non abbiamo rincorso i volumi a ogni costo, ma abbiamo protetto il valore del lavoro dei nostri viticoltori. Oggi il Lugana non è solo un vino che si vende bene, è un asset territoriale che garantisce sicurezza a tutta la filiera. Numeri e posizionamento sul mercato Dal punto di vista economico, la denominazione registra una sostanziale stabilità: oltre 206.336 ettolitri, equivalenti a 27.511.466 bottiglie. Un dato che evidenzia una continuità produttiva in linea con le annate precedenti agli eventi grandinigeni che avevano interessato il territorio nel 2023. Anche il posizionamento del prodotto sul mercato conferma la buona tenuta della Denominazione. Non è un caso, ma è il risultato di una strategia precisa che vede il Consorzio Tutela Lugana DOC impegnato nel posizionare il vino gardesano nella fascia mid-to-premium dei bianchi internazionali. Il prezzo medio a scaffale si attesta a 9,10 euro a bottiglia (fonte Nielsen), mentre il prezzo delle uve si conferma su una media di 2,08 euro al chilogrammo, sempre secondo le rilevazioni della Camera di Commercio di Verona. Presenza a Wine Paris (8-10 febbraio) e ProWein (15-17 marzo) In questo scenario di consolidamento economico, il Consorzio prosegue con determinazione il percorso di apertura verso i mercati internazionali. Il Lugana DOC è stato presente a Wine Paris dall’8 al 10 febbraio, hub sempre più centrale per i buyer mondiali, in un contesto particolarmente attento ai vini bianchi di qualità e alle Denominazioni capaci di coniugare identità territoriale e riconoscibilità internazionale. La strategia di internazionalizzazione proseguirà con la partecipazione collettiva a ProWein 2026, in programma a Düsseldorf dal 15 al 17 marzo: un’occasione per consolidare il rapporto con i paesi DACH, in particolare con la Germania – primo mercato di riferimento per il Lugana DOC -, che va ben oltre l’aspetto commerciale, coinvolgendo anche il tema dell’enoturismo. Il crescente flusso di visitatori provenienti dall’area germanofona verso il Lago di Garda conferma infatti il ruolo del Lugana come ambasciatore del territorio, capace di unire vino, paesaggio e attrattività turistica. Edoardo Peduto, Direttore Consorzio: Attraverso l’adesione a Wine Paris e ProWein 2026, il Consorzio Tutela Lugana DOC dimostra il proprio impegno nel sostenere la Denominazione sui mercati esteri, valorizzando il legame tra qualità del prodotto, identità territoriale e riconoscibilità internazionale. Queste manifestazioni rappresentano, infatti, preziose opportunità per costruire relazioni durature con buyer e operatori, e per consolidare il posizionamento del Lugana tra i bianchi italiani di riferimento nel panorama globale. Consorzio Lugana DOC Il Lugana DOC nasce dalle colline che circondano il Lago di Garda, dove il terreno argilloso e il clima mite favoriscono la coltivazione della Turbiana, uva autoctona che dà vita a vini freschi, eleganti e longevi. La denominazione, riconosciuta nel 1967 e regolamentata dal Consorzio dal 1990, ricopre oggi 2.600 ettari con 214 produttori, esportando oltre il 60% della sua produzione in 65 paesi. Il Lugana si distingue per la sua varietà di espressioni, che spaziano da fresche e giovani versioni a complesse riserve. Il Consorzio promuove anche pratiche di sostenibilità e un crescente turismo enologico, con esperienze immersive nelle cantine e percorsi enoturistici certificati. Il territorio del Lugana, ricco di storia e bellezza, è una destinazione ideale per gli appassionati di vino, cultura e benessere. La Redazione
Leggi
Annalisa Zorzettig a Wine Paris e ProWein: il Friuli Venezia Giulia al centro del dialogo internazionale Arrow Right Top Bg

21 Febbraio, 2026

Annalisa Zorzettig a Wine Paris e ProWein: il Friuli Venezia Giulia al centro del dialogo internazionale

  Collettiva FVG a Parigi (9-11 febbraio) e Düsseldorf (15-17 marzo 2026)   Il confronto con i mercati internazionali, l’ascolto dei professionisti del settore e la volontà di raccontare il Friuli Venezia Giulia attraverso i suoi vitigni più rappresentativi sono le motivazioni che accompagnano la partecipazione dell’azienda Annalisa Zorzettig a Wine Paris & Vinexpo Paris – dal 9 all’11 febbraio 2026 a Parigi – e a ProWein – dal 15 al 17 marzo 2026 a Düsseldorf -, due appuntamenti chiave del panorama fieristico mondiale dedicato al vino. In entrambe le manifestazioni, l’azienda sarà presente all’interno della collettiva della Regione Friuli Venezia Giulia, contesto ideale per valorizzare l’identità territoriale e rafforzare una visione condivisa della qualità e peculiarità del vigneto regionale. Annalisa Zorzettig Partecipare a queste fiere significa consolidare relazioni già avviate e crearne di nuove, dialogando con importatori, distributori, buyer e operatori qualificati provenienti da mercati maturi ed emergenti. Allo stesso tempo, rappresenta un’opportunità strategica per osservare l’evoluzione del settore, intercettare nuove tendenze di consumo e rafforzare il posizionamento dell’azienda sui mercati esteri, in un contesto altamente selettivo e professionale. Vini in degustazione: due linee complementari I vini in degustazione raccontano l’identità dell’azienda in due linee complementari: da un lato le etichette Zorzettig, espressione di freschezza, precisione aromatica e stile contemporaneo; dall’altro la Riserva Myò, dedicata a una lettura più profonda e identitaria dei vitigni autoctoni dei Colli Orientali del Friuli. Nello specifico la selezione comprende: Zorzettig Pinot Grigio DOC Friuli 2025: un vino fresco ed equilibrato, dai profumi delicati di fiori bianchi e frutta a polpa chiara, espressione di eleganza e immediatezza Zorzettig Sauvignon DOC Friuli 2025: intenso e verticale, con note erbacee e agrumate, caratterizzato da una spiccata freschezza e da una beva dinamica Myò Friulano DOC Friuli Colli Orientali 2023: un Friulano autentico, morbido e armonico, con sentori di frutta gialla e mandorla, che racconta la tradizione dei Colli Orientali Myò Schioppettino DOC Friuli Colli Orientali 2020: vino di forte identità territoriale, complesso e speziato, con tannini eleganti e una struttura capace di evolvere nel tempo La presenza a Wine Paris e ProWein si inserisce così in un percorso di crescita coerente e consapevole, anche sui mercati esteri, volto a portare nel mondo una narrazione autentica del Friuli Venezia Giulia, fatta di territorio, persone e vini capaci di esprimere carattere e visione enologica. La Redazione
Leggi
Vinitaly con Masaf e Ita Arrow Right Top Bg

20 Febbraio, 2026

Vinitaly con Masaf e Ita

  Internazionalizzazione vino italiano: Casa Italia Triennale Milano   Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura Il vino italiano saprà sicuramente cogliere le nuove opportunità di crescita derivanti dagli accordi internazionali e non solo. All’orizzonte si stanno aprendo destinazioni che promettono di incrementare le nostre quote a partire dai paesi Mercosur fino all’India, già nella mappa di Vinitaly. Il vino italiano fa squadra con spirito olimpico – Fine wines italiani, identità che genera valore, visione che apre il mondo, in programma oggi a Casa Italia alla Triennale di Milano. Una crescita che il Governo sta sostenendo attraverso il potenziamento di strumenti, risorse e missioni come quella in programma nei prossimi mesi nell’area Stan dell’Asia centro meridionale. Federico Bricolo, il Presidente di Veronafiere Una roadmap che coinvolgerà anche Vinitaly. Stiamo lavorando per ampliare il nostro scacchiere di azione per garantire una promozione sempre più efficace alle aziende italiane e un incoming sempre più profilato sulla rassegna in programma a Verona. La missione con il ministero dell’Agricoltura e ITA-Italian Trade Agency ci permetterà di esplorare opportunità e tendenze in un’area ad alto potenziale che comprende Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Afghanistan e Pakistan. Inoltre stiamo intensificando i nostri presidi storici in Cina e Brasile e Stati Uniti, con Vinitaly.USA a New York il prossimo ottobre. Nel piano di sviluppo della promozione del vino italiano, con i nostri partner istituzionali, stiamo guardando anche al Canada e lavorando per il suo ingresso nel calendario internazionale di Vinitaly già nel primo semestre del 2026. All’evento “Fine wines italiani, identità che genera valore, visione che apre al mondo” organizzato da LT Wine&Food Advisory e moderato da Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera sono intervenuti: Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina, Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, e Matteo Zoppas, presidente di ITA-Italian Trade Agency. Nel corso dell’evento sono state presentate le case history di Francesco Cambria (Cottanera), Antonio Capaldo (Tenute Capaldo), Roberta Ceretto (Ceretto), Roberta Corrà (Gruppo Italiano Vini), Marcello Lunelli (Gruppo Lunelli), Federico Veronesi (Oniwines) e Renzo Rosso che ha portato la sua testimonianza del dialogo tra economy del fashion e del wine. La Redazione
Leggi
Rome Wine Expo V Edizione Arrow Right Top Bg

20 Febbraio, 2026

Rome Wine Expo V Edizione

  La città eterna celebra la cultura del vino al Westin Excelsior   La Città Eterna si prepara ad accogliere la V edizione di Rome Wine Expo, l’evento capitolino di promozione e valorizzazione della produzione vitivinicola d’eccellenza. Dal 28 febbraio al 1° marzo 2026, la manifestazione si sposta in una location d’eccezione: il Grand Hotel The Westin Excelsior in via Vittorio Veneto 125, hotel di prestigio che farà da cornice a un appuntamento ormai fisso per operatori e appassionati. Trade e focus B2B L’edizione 2026 di Rome Wine Expo consolida la sua identità di evento professionale con una forte impronta trade. Il programma è stato strutturato per massimizzare le opportunità di business, prevedendo fasce orarie dedicate esclusivamente agli addetti ai lavori. Sia sabato che domenica, l’apertura mattutina sarà riservata agli operatori Ho.re.ca e alla stampa, con l’attivazione di una sala privata per incontri B2B. Questo spazio riservato permetterà a produttori e buyer di avviare trattative dirette e approfondire collaborazioni commerciali in un contesto professionale e di alto profilo. Mosaico di territori: Italia, Georgia e Slovenia La rassegna si presenta come un ampio panorama della viticoltura di qualità, con espositori provenienti da ogni regione d’Italia: dalla Sicilia del Barbadoro alla Toscana di Castellinuzza e I Greppi, fino al Veneto e alla Lombardia. Quest’anno, la vocazione internazionale è rappresentata con forza dalla Georgia, con una nutrita selezione di cantine (tra cui Amashukeli e Rero Winery) che portano a Roma la tradizione dei vini in anfora, e dalla Slovenia con la presenza della cantina Zanut. Gastronomia d’eccellenza e sponsor tecnico In questo contesto di alto profilo, non manca la presenza di produttori gastronomici di eccellenza e artigiani del gusto, veri emblemi del Made in Italy. La rassegna celebra l’unione indissolubile tra vino e cibo di qualità, ospitando anche banchi di gastronomia che spaziano dalla cioccolateria artigianale ai tartufi e alle specialità della Tuscia. Ad arricchire la compagine tecnica dell’evento sarà presente, in qualità di sponsor tecnico, SALPA ROMA, laboratorio artigianale di alta qualità che sposa perfettamente la filosofia di eccellenza della manifestazione. La forza del vino artigianale Il cuore della manifestazione batte per la produzione artigianale, familiare e per la piccola impresa del vino, dove il viticoltore segue l’intero processo dalla terra all’etichetta. Esempio virtuoso di questo approccio è l’Associazione Artigiani del Vino dell’Alto Adige: un gruppo di 6 piccoli vignaioli indipendenti (Luis Wine, Eichenstein, Oberstein, Griesserhof, Andi Sölva e Nicolussi-Leck) che presenteranno la ricchezza di un territorio straordinario. Da Ora a Caldaro, passando per Merano, Varna e Cermes, questi produttori offrono un’interpretazione autentica dell’Alto Adige, in un dialogo costante tra radici storiche e innovazione. Marco Cum, patron di Riserva Grande: “Con questa V edizione, Rome Wine Expo conferma la propria valenza di ampio respiro. Abbiamo inoltre voluto creare una manifestazione che non rappresenti solo la possibilità di esporre in modo organizzato e proficuo, ma anche un luogo di formazione. La valenza didattica dell’evento è garantita da un fitto calendario di masterclass di approfondimento — dai grandi rossi e bianchi dell’Alto Adige al mito del Sangiovese — per offrire a operatori e wine-lovers strumenti concreti di conoscenza e business, per finire con il mondo antico dei vini della Georgia”. Saula Giusto, co-organizzatrice: “Uno dei nostri principali obiettivi è quello di dare valore alla produzione territoriale e identitaria, specialmente quella dei piccoli artigiani. Avere come espositori aziende che esprimono in modo così trasparente il proprio legame con la terra è un grande valore aggiunto di questa manifestazione. Attraverso i premi ‘Terroir Ambassadors’ e ‘Eccellenze di RWE’, inoltre, vogliamo premiare non solo il vino, ma anche il lavoro di promozione della grande qualità enogastronomica svolto dagli esercizi commerciali del Lazio”. Programma evento SABATO 28 FEBBRAIO 2026 10:30 Apertura banchi di assaggio ed apertura sala privata B2B per operatori Ho.re.ca 11:30 Apertura banchi per stampa/media e premiazione Terroir Ambassadors 14:00 Apertura banchi di assaggio al pubblico 14:00 Masterclass: I grandi vini rossi dell’Alto Adige 16:30 Masterclass: Vino georgiano in anfora 18:30 Masterclass: Abbiniamo eccellenze Rome Wine Expo 20:00 Chiusura DOMENICA 1° MARZO 2026 10:30 Apertura banchi e sala B2B 12:00 Apertura banchi per stampa/media 12:30 Masterclass in via di definizione 14:00 Apertura banchi e premiazione Eccellenze RWE 14:00 Masterclass: I grandi vini bianchi dell’Alto Adige 17:00 Masterclass: Il mito toscano del Sangiovese 18:00 Premiazione Wine Challenge 19:00 Chiusura Tickets e accrediti Ingresso: 30€ (1 giorno) | 50€ (2 giorni)
Online -10%: QUI
Sommelier: 25€ (tesserino) Masterclass: Prenotazione obbligatoria accrediti@riservagrande.com | 339.6231232
Accrediti operatori: entro 25/2 accrediti@riservagrande.com La Redazione
Leggi
Lorenzo Macinanti. Vini Selvaggi come scelta naturale Arrow Right Top Bg

20 Febbraio, 2026

Lorenzo Macinanti. Vini Selvaggi come scelta naturale

  Roma è un museo a cielo aperto. Lo spazio urbano è l’insieme architettonico realizzato per mano dell’uomo e resistito al tempo. Dagli antichi romani ai giorni d’oggi, ogni epoca è rappresentata. Diversi stili. Diversi metodi. Diversa collocazione. Gli antichi romani costruivano sulle rovine. Strato su strato. Tanto che non è possibile scavare senza trovare qualcosa di rilevante. Ogni singola realizzazione è frutto di ingegno, progettazione, utilizzo di materiali. Tecnica consolidata. Protocolli rigorosi. Ci fermiamo a guardare il Colosseo o la Basilica di San Pietro così come le case del quartiere Coppedè e ne rimaniamo affascinati, sbalorditi. Nonostante io abbia visto questi capolavori centinaia di volte, ogni volta che neosservo uno non posso che meravigliarmi e pensare a quanto l’uomo sia dotato di ingegno, creatività, capacità.  Poi ci sono i tramonti. Gli spazi sconfinati del mare. Le montagne. I fiumi. I laghi. Quante volte ci siamo trovati a contemplare la natura, a guardare semplicemente un fiore appena sbocciato, una collina così verde da voler rotolare sull’erba, un lago nel quale correre a gettarsi? La natura incontaminata e selvaggia. Quella che non si ha nemmeno il coraggio di fotografarla perché potrebbe rovinare la catarsi del momento. Cosa è meglio allora? Un luogo reso meraviglioso dalla mano dell’uomo o quello dove l’uomo non è mai intervenuto? Ognuno ha la sua opinione ma, alla fine, sono entrambi incredibili ed entrambi vanno preservati in quanto opere divine. Si, divine, perché comunque parte di un ordine divino. Che ci si creda o meno ovviamente.  Cosa è meglio tra un vino naturale e un vino tradizionale? I vini naturali, o meglio, i vini che scelgono la via meno interventista portano nel bicchiere fermentazioni spontanee, solfiti ridotti al minimo, nessuna scorciatoia chimica. Sono vini che accettano il rischio dell’errore pur di non tradire l’identità. Possono essere irregolari, talvolta spigolosi, ma hanno il battito del luogo. Non chiedono di piacere a tutti ma impongono comunque di essere buoni. Il vino tradizionale, quello figlio di una tecnica consolidata e di protocolli rigorosi, è spesso un palazzo rinascimentale: proporzioni armoniche, equilibrio, affidabilità. È il risultato di secoli di sapere codificato, di controllo, di previsione. È il vino che rassicura, che replica uno stile, che promette coerenza. Esiste poi un vino che oserei chiamare selvaggio, una rovina romantica, una vite che cresce controvento, un grappolo che fermenta con i lieviti dell’aria, un colore che a volte vira, una trama tannica che non sempre si lascia domare. È meno architettura e più paesaggio. Meno progetto, più racconto. Un vino che nasce in quella zona franca tra cultura e natura, dove l’uomo non impone ma accompagna. Dove la vigna non è un giardino geometrico ma un organismo pulsante. Il selvaggio non è l’incolto, è l’originario. È ciò che non è stato ancora levigato fino a perdere memoria. È quel vino che da naturale diventa bohémien per quella mano dell’uomo che da genio costruttore diventa un semplice narratore della natura. Henry David Thoreau scriveva nel 1862
In wildness is the preservation of the world.
Nel selvaggio è la salvezza del mondo.  Forse lo è anche del vino e non già perché naturale, perché non costruisce nulla ma asseconda la natura pur non rimanendo inermi e inerti (c’è sempre la tecnologia, non invasiva, che da una mano) o perché non si aggiunge nulla di chimico. No! È perché fornisce una risposta al bisogno di una interessante parte di pubblico che ama la narrazione autentica del vino e delle persone, personaggi che lo interpretano.  Vini Selvaggi è l’evento romano e nazionale tra i più attesi dell’anno che riunisce una moltitudine di vignaioli naturali provenienti da tutta Italia e non solo. Un evento che già nel nome è una dichiarazione di intenti, quasi un manifesto: il vino, quando è selvaggio, non è addomesticato dal mercato ma dal tempo; non è corretto, è sincero; non è perfetto, è vivo. Il suo ideatore è Lorenzo Macinanti ne è l’ispiratore e l’organizzatore insieme alla compagna Giulia Arimattei.  Lorenzo è un ragazzone che ti fa subito simpatia per quella capacità di raccontare e raccontarsi, di saper comprendere le esigenze delle persone. Insomma, le caratteristiche che uno che possiede e gestisce una interessante enoteca romana e che offre esclusivamente vini naturali, deve necessariamente avere. Solo che Lorenzo è laureato in lettere e ha avuto una interessante carriera negli hotel (!!). Ho fatto lettere e durante gli anni università ho cominciato a organizzare piccoli eventi. Così un po’ per gioco. Serate in discoteca, serate di concerti, eccetera. Da lì, mentre mi stavo finendo di pagare gli studi, ho trovato un annuncio che cercavano qualcuno in hotel per il classico lavoro del ricevimento. È così iniziata tutta una carriera nel mondo degli alberghi. Ho fatto il commerciale prima poi poi il General Manager.  Nella vita accade sempre qualcosa che può cambiare o meno il corso degli eventi. Qualcuno se ne accorge, qualcuno no. Nel caso di Lorenzo, il 2017 segna uno stop forzato per i problemi di salute.  Sono stato fermo per un po’ di mesi e dopo mi sono detto: ma io non voglio più tornare a fare questo lavoro. Come dargli torto. In un hotel, specialmente se è di lusso, occorre essere attenti ad ogni esigenza, celata o palese, dei clienti. Frenesia, attenzione, meticolosità, disponibilità. Tutto questo crea usura. Se non fisica, sicuramente mentale. In un hotel si viaggia per il mondo rimanendo fermi nello stesso posto. Anche questo può essere usurante.  È così che Lorenzo, insieme ad un suo amico, decidono nel 2018, quasi per gioco di aprire Solovino. Una enoteca che voleva essere la classica enoteca di un tempo.  Ricordate le librerie di un tempo prima dell’avvento de La Feltrinelli? Nulla da rimproverare a La Feltrinelli dove mi servo per l’acquisto dei libri, ma entrando in un negozio la prima cosa che si nota è la parete con la classifica. Potere del marketing! A Latina, dove sono nato, prima che l’apertura de La Feltrinelli lo facesse chiudere, c’era Piermario De Dominicis. Quando avevi voglia di un libro, andavi da lui e iniziavi a chiacchierare. Piermario ti parlava dei libri che aveva letto, degli autori, delle storie. Una chiacchiera, un racconto che non poteva che accendere qualcosa in me. Un bisogno di approfondimento che lui sapeva cogliere con il libro giusto.  L’enotecaro di un tempo era così: entravi, gli dicevi a che ti serviva il vino, cosa dovevi abbinarci e lui ti tirava fuori le bottiglie dandoti quelle spiegazioni che solo chi aveva già assaggiato poteva darti.  Volevo un po’ riposarmi da quel ritmo frenetico di prima. Ho detto magari apriamo una cosa tranquilla. Io sto lì, mi stappo una bottiglia di vino, qualcuno compra qualcuno no. Va bene così. All’epoca quando arrivai a Via Rialto era perché facendo una ricerca sul territorio, capì che quella poteva essere una zona in forte crescita proprio per il nostro tipo di attività. Via Rialto a Roma sorge all’ombra delle alte mura della Città del Vaticano. Un quartiere, il Trionfale, che con la storica via Cipro e Piazzale degli Eroi è salita alla ribalta con l’ascesa di Bonci e delle sue pizze così come di Stefano Callegari e il suo Trapizzino. In questo contesto Solovino appare come una classica vineria di quartiere con l’esposizione delle bottiglie e i tavoli per bersi un bicchiere con gli amici. Una atmosfera semplice e senza fronzoli per un locale dove il vino e le chiacchiere che ne fanno ornamento sono in perfetta sintonia.  L’avevo aperta senza l’idea di vendere soltanto vino perché io sono sempre stato un appassionato, non un professionista. Dal primo giorno ho scelto di lavorare soltanto con i naturali perché erano quelli che avevo cominciato a bere già da qualche anno senza sapere neanche che si chiamassero naturali. All’epoca abitavo a Montagnola e a San Paolo c’erano un paio di enoteche dove mi servivo quasi tutti i giorni per comprare una bottiglia di vino per l’aperitivo gli amici a casa eccetera. Mi piacevano e capivo che quando poi tornavo a bere vini convenzionali ovvero con altre caratteristiche, non mi soddisfacevano.  Niente di più che un gusto. Non una scelta di vita o chissà quale elucubrazione mentale: Lorenzo beve vini naturali perché gli piacciono. Punto. Piacciono a tal punto che tutta la sua enoteca nasce e si sviluppa attorno ai vini naturali. Un mondo nel mondo che ha in se non solo il vino ma le storie di ogni singolo vignaiolo che ha scelto di produrre quel tipo di vino per le ragioni più disparate. Storie che cercano solo luoghi dove possono essere raccontate e persone interessate ad ascoltare. Così come ci sono persone che amano i racconti, amano l’ascolto e non si vogliono limitare a mangiare o bere bovinamente quanto gli si presenta dinanzi.  Mi rendo conto che Roma purtroppo aveva un grande problema legato alle fiere e agli eventi di vino. Non consideravo possibile che una capitale come Roma non avesse degli eventi importanti legati al mondo dei vini artigianali e naturali. Così ho detto:  proviamo a farlo noi. Secondo uno studio di Rasin tra il 2016 e il 2024 nei maggiori paesi del mondo è cresciuta la quantità di vino naturale proposto da ristoranti ed enoteche. L’Italia è il paese dove la crescita è stata più alta: 3482.3%!!! Ormai l’Italia è il secondo paese più interessante per il vino naturale dopo la Francia ma è ancora quello più promettente. Roma? La città con il maggior numero di locali dove poter trovare vino naturale e comunque quella con maggiore possibilità di sviluppo.  Una analisi del genere potrebbe far convertire molti al vino naturale! La prima edizione doveva essere qualche giorno dopo il lockdown. È stata proprio sfigatissima però abbiamo tenuto abbiamo duro nonostante abbiamo perso dei soldi perché avevamo la location pagata e tutto il resto. L’anno successivo abbiamo fatto la prima edizione totalmente all’aperto perché così ci richiedeva il governo dell’epoca. Ho comunque un ricordo positivo di quella manifestazione perché nata con la gioia di vivere dopo tanto tempo chiusi in casa. Un momento di grande formazione e di grande scambio.  Lorenzo è un entusiasta e un positivo. Approccia così la vita e le cose che fa. Per fare qualcosa deve piacergli ma di quel piacere che non è effimero e egoistico. La sua enoteca vineria dunque Vini Selvaggi, non sono spazi per creare semplicemente business. Semmai sono ulteriori momenti di incontro con persone, anime, teste pensanti. Raccontare ed ascoltare racconti. Parlare. Ridere. Assaggiare. Questo è il reale bello della vita: accomunare le esperienze per capire quanto sia bello e vario il mondo.  Abbiamo poi cominciato a lavorare prima presso Spazio Novecento, quindi con un ambiente più classico, tutto il marmo, molto bello. Poi abbiamo fatto anche un’esperienza a Bari in un castello Svevo. Nelle ultime due edizioni siamo arrivati invece a San Paolo District recuperando un po’ una location post industriale. Il senso di Vini Selvaggi è sempre stato quello di scardinare un pochino l’idea della fiera tradizionale in cui il produttore e l’azienda che si presenta è semplicemente una partita IVA. Volevamo il vino centrale. Non più il racconto dello stemma araldico inventato, ma l’incontro di persone vere. Quelli che producono il vino veramente. Poi, al tempo stesso, portare avanti l’attenzione del pubblico il tema che secondo me è il tema più importante ossia: cosa dobbiamo fare di questa di questa agricoltura, del nostro suolo, dei nostri territori, dei nostri paesaggi.  San Paolo District sembra un mercato coperto. Ricordo esattamente il pensiero avuto lo scorso anno quando sono arrivato li: se ci fossero stati banchi di frutta e verdura non sarebbe cambiato nulla. Scetticismo. Prevenzione. Anche presunzione direi. Il numero di produttori mi è apparso subito impressionante: tanti, davvero tanti. Così ho cominciato a girare per le file con il solo scopo di osservare e ascoltare. C’erano giovani, tanti giovani. Molte coppie. Giovani. Anche con bambini piccoli nel passeggino. C’era allegria. Si parlava di vino. Si parlava di territori. C’era allegria e si parlava di vino. Meraviglioso. È stata la prima volta che quando mi sono avvicinato ad un banco non mi sia stato detto: cosa ti faccio assaggiare.  Il mio background è comunque agricolo. Tutti i miei nonni erano agricoltori fino a che non si sono trasferiti a Latina e hanno fatto altri lavori. Il legame con la campagna è sempre rimasto e i miei ricordi sono in campagna. Da quando ho 22 anni sono totalmente vegetariano. Per scelta. Da un giorno all’altro ho sentito di non aver bisogno di mangiare la carne e non l’ho più mangiata. Tutto vissuto con naturalezza. Un ragazzone che dopo un problema di salute capisce cosa realmente vuole dalla vita. Cosa voglia dire veramente la vita. Il rispetto per le persone e per l’ambiente. Tutto con estrema naturalezza e senza talebanismi.  Se ti dovessi dire da dove provengono, non lo so sicuramente È questa la cosa meravigliosa. Lorenzo non sa da cosa gli derivi questa sua propensione. Ma ce l’ha. E la coltiva. Con naturalezza.  La mia attuale compagna Giulia mi sostiene in tutto anche in Vini Selvaggi. È parte dell’organizzazione e si occupa soprattutto della parte grafica e di comunicazione.  L’energia è la migliore delle comunicazioni. E l’energia a Vini Selvaggi è la sommatoria di tanti produttori e tanti visitatori professionisti e non. Una sommatoria che fa dell’evento qualcosa di particolare e unico.  Sono tanti che vogliono venire e sapessi a quanti diciamo di no. Abbiamo aperto le selezioni a luglio scorso ci sono state quasi 2000 richieste. Tante non erano a fuoco col tipo di manifestazione però anche di quelle a fuoco abbiamo consigliato di non partecipare. Non sono solo i vini che contano ma la loro potenzialità a cominciare a lavorare per svilupparsi. Ora, quasi tutti gli organizzatori di eventi che conosco, vanno in cerca di aziende produttrici come cani da tartufo e quando riescono ad arrivare ad un numero ben sotto il 100, brindano. Poco importa se sono pronte a svilupparsi. Conta che ci siano! L’approccio di Lorenzo e Giulia è profondamente diverso. Non banale e assolutamente intelligente poiché, se produci vino, specialmente se naturale, devi essere pronto ad approcciarti al mercato. Non produci solo per te stesso o per un ristretto numero di amici. Il mercato vuole vino e vino buono. Non si può mai togliere la parte edonistica che c’è dietro il bicchiere di vino, perché senza questa depotenziamo completamente il valore della socialità e del perché vogliamo stare insieme con un bicchiere di vino. Davanti ad un bicchiere di vino ci fermiamo a parlare di filosofia, di libri, di cinema, di musica. Parliamo di amori, di amori futuri, amori passati, parliamo di amicizie, parliamo di matrimoni parliamo anche di affari con un bicchiere di vino. Così è stato anche nella storia. Questo vuole il mercato. Perché il mercato sono le persone che vogliono vivere il vino proprio nella maniera che descrive Lorenzo.  Una cosa che io consiglio sempre a tutti i produttori è: vieni a Roma, vieni alla fiera, non venire solo per la fiera, fermati un giorno in più prima o dopo, fatti un giro anche nei locali lascia qualche bottiglia campione. Fatti vedere e poi dopo due tre settimane rifai un altro viaggio a Roma. Rifatti il giro di tutti i contatti che hai preso in fiera. Rifai un altro assaggio, prendi appuntamenti. Ovvero, se vuoi coltivare le relazioni in un mercato importante come Roma devi fare così e non pensare che la fiera basti. Abbiamo capito che c’è talmente tanta carne al fuoco che non vogliamo distogliere i produttori e quindi il sabato ci sarà invece un’anteprima incentrata su momenti di riflessione di approfondimento. Ma anche di festa sana. Un modo per incontrare i produttori. Il sabato non ci saranno le classiche degustazioni al tavolo. Ci sarà una grande enoteca nella quale si potrà entrare a degustare. Ci saranno anche dei momenti di approfondimento, con degustazioni speciali e masterclass che stiamo definendo. Ci saranno tre associazioni di territorio: Ciociaria Naturale, Vulcano laziale e Senza Meja, produttori del confine sloveno italiano. Ricorre la giornata della memoria ed è interessante ricordare. Solo a guardare la pagina delle aziende partecipanti si capisce l’energia che si ritroverà a Vini Selvaggi domenica 8 e lunedì 9 marzo (con l’evento di apertura il 7) al San Paolo Distict di Roma. Ognuna delle aziende presenti rappresenta qualcosa di unico e speciale. Una storia alle spalle. Un pensiero. Una vita. Un modo di interpretare il vino. Persone. Cuori. Anime. Con la voglia di condividere. Attraverso il vino. Ecco perché Vini Selvaggi non è solo vino. È molto ma molto di più. È un dialogo che prende la forma di una bottiglia così che non si tratterà solo di degustare. Si tratterà di chiedersi che cosa avremo voglia di lasciare della terra che abbiamo ricevuto in prestito e se vogliamo o meno che il vino resti, almeno in parte, indomabile.   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
Leggi
Fattoria Mantellassi alla settimana delle anteprime del vino di toscana 2026 Arrow Right Top Bg

19 Febbraio, 2026

Fattoria Mantellassi alla settimana delle anteprime del vino di toscana 2026

  Il 19 febbraio, i rossi MENTORE, MAGO DI 03 e LE SENTINELLE oltre al bianco LUCUMONE, in collaborazione con il Consorzio del Morellino di Scansano, saranno protagonisti della importante kermesse fiorentina   Un palcoscenico prestigioso, quello di Fortezza da Basso, a Firenze, accoglierà quattro tra le eccellenze di Fattoria Mantellassi. Sempre più presente negli eventi del vino di alto livello sia per l’alta qualità della sua produzione sia per la grande responsabilità a sostegno dell’ambiente, l’azienda ultrasessantenne di Magliano in Toscana sarà protagonista di una serata, il 19 febbraio, dedicata al Morellino di Scansano in collaborazione con l’omonimo Consorzio. I vini che verranno presentati alla stampa sono, per il Morellino, Le Sentinelle, Mentore e Mago di 03 mentre, per la Maremma Doc Toscana, è stato scelto Lucumone. Tre etichette che vantano una forte presenza nel medagliere di Fattoria Mantellassi. LE SENTINELLE, è un rosso composto per l’85% da Sangiovese e per il 15% da vitigno Alicante.  La vinificazione è tradizionale in rosso, in piccole vasche da hl 50 con lunga macerazione. Viene poi affinato per 20 mesi in barriques di rovere francese e alcuni mesi in bottiglia. Il suo carattere è forte, deciso e, non a caso, viene denominato “Riserva Morellino di Scansano”. Il suo è un vigneto storico, uno dei primi impiantati negli anni ’70 da Ezio Mantellassi, fondatore dell’omonima azienda. E’ un vino che rappresenta la migliore espressione qualitativa nell’ambito del Morellino di Scansano di Fattoria Mantellassi. La sua etichetta, dai tratti decisi e fortemente moderna nella sua creatività, si rifà al vigneto omonimo, il più alto della proprietà Mantellassi e offre l’immagine di tre sentinelle stilizzate che ricordano un’antica presenza, quella di quando, dall’alto, si vigilava sull’arrivo dei pirati saraceni che sbarcavano nella baia tra l’Argentario e Talamone. MENTORE un vino rosso corposo ma fresco e fruttato, realizzato da vitigni 85% Sangiovese, 10% Ciliegiolo e 5% Cabernet. Viene maturato in vasche d’acciaio inox e affinato per alcuni mesi in bottiglia. Un vino perfetto a tutto pasto che si accompagna bene con gli antipasti, primi piatti con sughi leggeri e risotto ai funghi, secondi a base di carne bianche e rosse e, perchè no, persino con la pizza! Un vino che “cattura l’essenza del territorio”.“Mentore 2022”, si è aggiudicato il prestigioso premio al Contest enogastronomico Rosso Rubino Wine Cup 2024 come “Miglior vino gastronomico”, un riconoscimento importante siglato da una motivazione che lo annovera tra i migliori della Toscana. MAGO DI 03, è il primo Morellino di Scansano senza solfiti aggiunti grazie alla tecnologia PuroVino. L’anidride solforosa (un conservante del vino) viene sostituita dall’ozono che, attraverso un processo di iperossigenazione, blocca l’ossidazione del vino garantendo un’ottima conservazione delle sue proprietà organolettiche. Le uve di MAGO 03 sono trattate attraverso una saturazione dell’atmosfera della camera di stoccaggio con Ozono per una notte e, in questo modo, vengono lavorate con attrezzature a loro volta trattate con lo stesso gas. Il mosto, così ottenuto, non necessita di aggiungere solfiti al vino. Una chicca? La sua etichetta: grazie a una particolare e accattivante grafica offre una lettura magica tanto da apparire al primo impatto come MAGO DI OZ. Ma la vera magia non sta soltanto qui. Versate il vino nel bicchiere e la troverete anche lì! LUCUMONE, un bianco dal sapore fresco e fruttato che ha origine proprio in Maremma, dove hanno sede gli splendidi vitigni di Fattoria Mantellassi. Un Vermentino in purezza che viene vinificato tramite una soffice pressatura. La fermentazione avviene a temperatura controllata in piccole vasche e prevede un affinamento di circa due mesi. Viene imbottigliato giovane per mantenere intatto il suo profumo. Il suo nome è tutt’altro che casuale. Infatti è un tributo di Giuseppe e Aleardo Mantellassi, i patron dell’Azienda, alla loro terra, quella terra dove ancora sono presenti importanti testimonianze etrusche. Lucumone, secondo la storia, aveva un significato nobile, identificato addirittura in “re”. www.fattoriamantellassi.it La Redazione
Leggi
Consorzio Vini Doc Sicilia Arrow Right Top Bg

19 Febbraio, 2026

Consorzio Vini Doc Sicilia

  Calendario degustazioni 2026: Italia, USA e Canada   Il Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia presenta il programma 2026 di masterclass, tasting ed eventi formativi nelle principali città italiane e mercati internazionali. Un calendario per trade e consumatori che valorizza la biodiversità, la cultura vitivinicola e le tendenze globali della Doc Sicilia. Camillo Pugliesi, Direttore Le degustazioni sono strumento strategico per trasmettere qualità, tutela biodiversità, sostenibilità e identità della Doc Sicilia sui mercati internazionali. Italia: Sicilia Doc Experience da febbraio 2026 “Sicilia Doc Experience: armonie e contrasti”: tour di 12 tappe nelle principali città italiane con associazioni sommelier. Masterclass su vitigni autoctoni, guidate da esperti enologici per operatori, professionisti e opinion leader. Canada: formazione sommelier e in-store tasting Masterclass per studenti sommelier in Québec e Ontario, formando oltre 50 professionisti. Degustazioni in-store presso monopoli statali SAQ e LCBO per brand awareness e interesse consumatori. USA: trade events e roadshow Sicilia DOC in Tour: Annual New York Industry Tasting Roadshow seminari: Denver, Dallas, Los Angeles Eventi trade con top buyer e abbinamenti cucina locale Formazione staff catene retail principali Il Consorzio conferma la promozione strutturata che unisce formazione e racconto del territorio, rafforzando la Doc Sicilia come continente vitivinicolo contemporaneo. La Redazione
Leggi
Al via la stagione delle fiere di Umbria top Arrow Right Top Bg

18 Febbraio, 2026

Al via la stagione delle fiere di Umbria top

  Wine Paris, Slow Wine Fair e Vinitaly 2026 con tema “Umbria: Stili di Vite”   Umbria – Umbria Top, la cooperativa delle cantine umbre, è pronta a dare il via a un anno strategico di relazioni internazionali ed esperienze di mercato a forte impatto. Anche per il 2026, infatti, il progetto collettivo che valorizza i vini umbri nei mercati nazionali ed esteri parte con la partecipazione alla prestigiosa Wine Paris & Vinexpo Paris, in programma dal 9 all’11 febbraio al Paris Expo Porte de Versailles. Wine Paris si conferma un appuntamento di riferimento mondiale per operatori e produttori, in cui stringere business, incontrare buyer internazionali e definire nuove partnership, in cui sono attesi 60.000 visitatori, una rappresentanza di 155 mercati e un esercito di 6.000 espositori provenienti da 60 nazioni. Massimo Sepiacci, Presidente di Umbria Top Oggi più che mai la presenza a Wine Paris ha un valore simbolico e concreto. Non si tratta solo di promuovere vini di eccellenza, ma di raccontare un territorio. Il tema che porteremo quest’anno “Umbria: Stili di Vite” esprime proprio questo: ogni bottiglia è un frammento di questo racconto, che vede protagonisti chi il vino lo fa e chi il vino lo sceglie. Umbria Top torna così al salone parigino con entusiasmo e determinazione, al Padiglione 2.1 Stand D110, presentando i vini di dieci aziende umbre emblematiche per identità territoriale ed eccellenza enologica: Antonelli San Marco, Chiorri, Decugnano dei Barbi, Lungarotti, Scacciadiavoli, Terre Margaritelli, Goretti, Le Poggette, Feudi Spada e Barberani. In aggiunta, saranno in degustazione i vini di Cantina Vetunna e Cantina Vinsentie. Tema guida 2026: “Umbria: Stili di Vite” Il tema guida dell’anno, “Umbria: Stili di Vite”, sarà il filo rosso che collegherà tutte le occasioni di confronto, promozione e comunicazione. Questo concetto gioca con la doppia accezione della parola “vite” – la pianta che genera il vino e la vita stessa – per raccontare l’intreccio tra il vino, prezioso risultato di un lavoro che coniuga tradizione e rispetto, e uno stile di vita caratterizzato da ritmi armoniosi, in una regione di colline, cantine e tradizioni agricole. Il tema mette in evidenza la qualità e la varietà dei vini umbri, la sostenibilità e l’impegno dei produttori, e l’esperienza del vino come espressione di un modo di vivere più ampio, tipico dell’Umbria, basato su valori autentici, equilibrio e semplicità. Gioia Bacoccoli, coordinatrice di Umbria Top Gli appuntamenti di inizio anno sono estremamente strategici per il comparto vitivinicolo perché da un lato promuovono le nuove annate, danno forza commerciale alla commercializzazione delle grandi annate ma soprattutto invitano a conoscere i nostri prodotti attraverso l’invito a un’esperienza enoturistica e lanciano le offerte rurali regionali. Ecco perché puntare sul tema “Stili di Vite”: lo stile armonico del vivere umbro deve essere il biglietto da visita per chi sceglie l’Umbria come destinazione, con la consapevolezza che il vino possa esserne il miglior compagno, in modo moderato, originale e identitario. Calendario fiere 2026 Il percorso internazionale di Umbria Top nel 2026 non si ferma a Parigi. Dopo Wine Paris, sono molti altri gli appuntamenti del settore vitivinicolo per rafforzare la visibilità e le relazioni commerciali delle cantine umbre. Tra questi: Slow Wine Fair: fiera internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto, dal 22 al 24 febbraio 2026 a BolognaFiere Vinitaly 2026: la storica manifestazione internazionale del vino in Italia, dal 12 al 15 aprile 2026 a Verona Sul piano extraeuropeo, è attivo anche il progetto OCM Vino per le 14 aziende aderenti che porteranno l’Umbria in ben 8 mercati internazionali: USA, Regno Unito, Canada, Svizzera, Cina, Brasile, Giappone e Singapore, Tailandia, Taiwan e Vietnam, sono i paesi target delle operazioni di promozione finalizzate ad ampliare il mercato dei vini umbri. Tutti gli appuntamenti di Umbria Top si inseriscono in un calendario in continua espansione, che vede l’Italia e le sue regioni vinicole sempre più protagoniste nel dialogo internazionale con i mercati emergenti e consolidati. La Redazione
Leggi
Crisi climatica e viticoltura: l’agronomo Stefano Amadeo Arrow Right Top Bg

17 Febbraio, 2026

Crisi climatica e viticoltura: l’agronomo Stefano Amadeo

  (AD di Vitenova) al convegno organizzato da GreenPlanner   In occasione del convegno “Gira la vite: la crisi climatica incide sul vino a cominciare dai vigneti”, che si terrà il 18 febbraio 2026 presso MyPlant&Garden a Rho Fiera Milano, esperti e ricercatori si confronteranno sulle soluzioni per rendere il settore vitivinicolo più resiliente. Tra i relatori principali della sessione dedicata agli esperti interverrà Stefano Amadeo, agronomo e co-amministratore di Vitenova. Il suo contributo, intitolato “Cosa succede tra i filari? Il punto di vista dell’agronomo”, esplorerà lo stato dell’arte delle tecniche agronomiche a basso impatto e l’importanza di monitorare la salute del suolo e della biodiversità attraverso strumenti di analisi avanzati. Amadeo, impegnato da anni nella ricerca e nella sperimentazione agro-ecologica, ha contribuito a sviluppare metodologie innovative per l’analisi del suolo, della vegetazione e degli artropodi, elementi che costituiscono la base dei servizi proposti dalla società. Vitenova opera come una Società Benefit che integra competenze agronomiche, naturalistiche e scientifiche per promuovere un modello agricolo rigenerativo e misurabile. Il team, composto da professionisti che collaborano con aziende in Italia e all’estero, mira a salvaguardare il patrimonio di terra e biodiversità agendo direttamente sulla qualità e quantità del vino prodotto. Attraverso un’analisi rigorosa del terroir, inteso come l’interazione tra terreno, pianta e agroecosistema, Vitenova orienta le scelte operative dall’impianto del vigneto fino alla sua conduzione quotidiana e alla gestione della difesa fitosanitaria. Da questo percorso è nata la DiversityBio, società che si occupa di valorizzare le relazioni tra agricoltura, ambiente e natura. Questo approccio si avvale di consolidate collaborazioni con università ed enti di ricerca, permettendo di tradurre la complessità degli ambienti agricoli in indicazioni operative basate su dati oggettivi. Proprio sull’importanza di un approccio personalizzato e misurabile. Stefano Amadeo Non esiste una ricetta valida per tutti, soprattutto in un contesto complesso come quello viticolo. La differenza tra sostenibilità reale e sostenibilità dichiarata sta nell’attenzione al contesto e nella volontà di misurare ciò che si fa: piccoli cambiamenti, se monitorati nel tempo, possono diventare strategie efficaci e riconoscibili. L’evento si inserisce nel più ampio impegno di GreenPlanner, che da anni promuove la cultura della sostenibilità e dei “green jobs” sotto la direzione di M. Cristina Ceresa. Da sempre in prima linea nella divulgazione di soluzioni pratiche contro la crisi climatica, la direttrice Ceresa ha trasformato GreenPlanner in un punto di riferimento per l’informazione ambientale, ponendo l’accento sulla necessità di una formazione continua e di una comunicazione trasparente per guidare la transizione ecologica del Paese. La Redazione
Leggi