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BlendNews è un contenitore di informazioni dedicato al vino. Racconteremo gli eventi, le novità e le curiosità di questo mondo.

 

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8 Novembre, 2023

Marco Quintili: oltre la pizza c'è di più

  Quanto nella vita conti la fortuna e quanto il proprio talento non è dato sapere. Certo è che se anche si ha talento, occorre avere la fortuna di scoprirlo. Di capire che lo si ha. Altrimenti, sarà un vero spreco e la vita trascorsa non avrà avuto il compimento che si doveva. Quando mio figlio era piccolo, vedevamo insieme i cartoni animati. Ve ne era uno che si chiamava “In giro per la giungla”. Senza stare a tediarvi troppo, ricordo un episodio nel quale si parlava di talento e il messaggio che passava era che ognuno di noi ha qualcosa di speciale dentro di se. Non importa se piccolo o grande, ma qualcosa di speciale, forse di unico, lo abbiamo. Diverso da quello di un altro. Tutto sta nel comprenderlo, conoscerlo, gestirlo. Il problema è che se nasci in un piccolo paese dove di opportunità per scoprire la tua abilità ce ne sono poche, devi essere ancora più bravo. Altrimenti finisci per fare qualcosa di insignificante o, se va male, qualcosa che ti porta a vivere male e non a lungo. Il paese si chiama Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta. La persona che incontro è Marco Quintili che di professione ancora non ho capito se fa il pizzaiolo o l’imprenditore. O magari tutte e due. Conosco bene Pignataro Maggiore perché è a soli 5 km dal paese dei miei nonni materni dunque di mia mamma, Camigliano. Siamo vicino Caserta. Non è la Terra dei fuochi. Non ci sono discariche. Ci sono brave persone che lavorano la terra o nelle poche fabbriche li intorno. Paesi piccoli la cui monotonia viene rotta solo in occasione delle feste patronali. La domenica si va alla messa e ci si incontra al bar per le partite di calcio. I ragazzi, beh i ragazzi non è che abbiano molto da fare. C’è chi si unisce al gruppo parrocchiale, chi fa quel poco di sport che si può fare (oggi sempre di più devo dire), chi invece bighelloneggia in giro facendo le impennate sul motorino. Modificato ovviamente. Marco apparteneva a questa ultima realtà. La scuola non è che gli andasse proprio a genio. Al contrario dei luoghi comuni, la voglia di lavorare c’era tutta. Per essere sveglio era sveglio e ‘a cazzimma la teneva tutta. Così, all’improvviso, come capita alle volte (poche) nella vita, gli si para dinanzi una opportunità. Una di quelle che è più facile lasciare che prendere ma che se dovesse tornare indietro, riprenderebbe ogni volta.
Un suo conoscente, Pinuccio, ha un forno. Di quelli che (siamo nei primi anni 80) produce e vende pizza, pane, fritti. Tanta roba. Pizze americane come le chiama Marco. Si era ammalata una persona e Marco si fa avanti. Qui la vera “cazzimma”. Marco non sa fare nulla. Non ha mai fatto nulla in pizzeria. Ma si butta dicendo a Pinuccio che lui è in grado di fare quanto serviva. Andavo a lavorare alle 8 di mattina. Finivo alle 12 le preparazioni. Pinuccio mi ha insegnato i fritti, come si esponevano nel banco. I prodotti da forno. Mi ha messo dietro il bancone. Dopo le preparazioni, servivi la gente. Ho imparato a cuocere la pizza. Ho iniziato a lavorare nelle aziende del mondo pizza e a 21 anni ho aperto la prima pizzeria a Pignataro in società con altri: “La locanda di Pulcinella”. È rimasta famosa per qualche anno. Lavoravamo tantissimo. Il mio pensiero di pizza era già diverso dall’altro. La gente diceva che la mia pizza era diversa da quelle degli altri. Ma non capivo il perchè. Mi veniva automaticamente in quel modo e piaceva a tutti. Negli anni ho scoperto che era tutto a caso fino a che non ho studiato. Marco è una persona solare che ama parlare dei suoi prodotti invece che di se. La sua è una storia di riscatto ma anche di sacrificio. Dimostrare che anche un ragazzo semplice, lavorando, sudando, studiando ed impegnandosi a fondo, può farcela. Anche se sei disagiato e votato alla criminalità come chi è incappato in questo in quel di Tor Bella Monaca. Ce la puoi fare. Non serve tanto. Serve che la voglia sostenga ogni cosa. Il sacrificio e la fatica da sole non bastano. Serve studiare perché solo con lo studio capisci cosa stai facendo. Dai un senso alle cose.
Marco lo ha capito passando dal fare le cose per caso a comprendere non solo il perché ma sfruttando quel perché per migliorarsi fino ad arrivare a standardizzare.
Se apri più ristornati hai la necessità di offrire, in ogni punto della tua organizzazione, lo stesso standard di prodotto. Lo studio consente di capire per creare ricette, non solo in termini di ingredienti e procedimenti, ma di processi per replicarle. Protocolli che per funzionare devono essere comprensibili ovvero semplici.
La semplicità è uno dei mantra di Marco. Così come il ritorno alle origini. Non come slogan ma come elemento di attaccamento al suo passato.
Come lo capisco Marco. Le nostre radici sono a 5 km di distanza. Li, nel sud, dove le mie estati sapevano di frutta e di pomodori appena raccolti. Dove la pasta si condiva con il pomodoro pelato tritato dei barattoli delle conserve messe a bollire nel barile di latta. Dove la mozzarella era quella di bufala perché solo con quella si faceva la mozzarella seria e che andavamo a prendere con nonno Antonio al Caseificio Russo “‘ncuopp o spartmmient”. Dove ‘a vasinicola (il basilico) si trovava nell’orto di Mimma (così chiamavo mia nonna che in realtà si chiamava Antonina ma le figlie la chiamavano “mammina” e io, storpiando il nome con la lallazione, la chiamavo Mimma). Dove era la spesa non dovevi andarla a fare perchè arrivava da te durante la settimana. Ti svegliavi quando arrivava il venditore che urlava “pesce pesce pesce pesce. ‘O pesce fresco. Le alici, o baccalà”; quello della frutta “‘o melone chien’e fuoc, ‘o melone pasta gialla, ‘o melon’e pane”; quello della verdura “‘e patane d’avezzano, ‘e mulignane, ‘e puparuoli”…
Un universo di colori e sapori che solo chi ha avuto la fortuna di una infanzia così può avere nel proprio bagaglio. Marco lo ha e rimane attaccato al suo passato con tutta la voglia di trasmetterlo, di custodirlo per donarlo. Tramandarlo per non farlo perdere nel passato come se capisse che quel patrimonio non è solo il suo. Innovando certo ma rimandando fortemente attaccato al suo territorio.
La sua pizza ha la particolarità di essere leggera, più leggera delle altre. La tecnica non è nella stesura o nell’acqua come vogliono in molti far credere (c’è chi sostiene che a Napoli il caffè è buono per via dell’acqua ma non ci sono motivi scientifici in questo!). La tecnica è nella scelta della farina che lui ha compreso parlando di chimica. Sembra poco poetico. Sembra dissacrante. Ma è scienza. Quella scienza che in molti applicano bovinamente senza sapere cosa sia. Basta poco però. Basta studiare. Basta affidarsi ad esperti. Basta sperimentare. Ma ci vuole umiltà per questo. Non si può dire “io so fare perché ho esperienza”. Se studi, capisci e ti migliori.
Studiando la farina. Studiando i perché, Marco riesce a realizzare la sua pizza con un panetto di circa 230/240 grammi contro i 300 usuali. Questo rende il risultato ovviamente più leggero.
Semplice ma reale.
Con un risvolto anche meramente commerciale. Quando mangi la mia pizza hai ancora spazio. Te ne mangeresti un’altra o mangi altro. Così lo scontrino medio si alza. Sembra una cosa di poco conto ma è invece qualcosa di profondamente intelligente. Offrire una pizza leggera e che non gonfia, non solo non appesantisce il cliente ma offre la possibilità di sperimentare altro del menu di Marco. Benefici per il cliente e benefici per il business.
Ci sarebbe da chiedersi perché anche gli altri non lo imitino. La pizza di Marco è in stile napoletano. Puro e semplice. Cornicione alto. Impasto morbido.
La scuola è quella e non può che essere quella. Quando parli con Marco ti accorgi della sua serenità interiore ma anche di un senso, quasi, di frenesia. Vuole fare e fare e fare e fare. Non perché non si accontenti di ciò che ha. Marco ha voglia di divulgare ciò che sa. Quello che ha imparato è come se fosse qualcosa di così importante che non può tenerlo solo per se. Ciò che ha non è solo suo. È per questo che ha a cuore le persone che lavorano con lui. È per questo che il suo “metodo” vuole sia facile ma al contempo applicato alla lettera. La fortuna. Il caso. Mah, chi lo sa. Devi coglierle le occasioni. Così quando capita che Laura, la donna della sua vita, quella che diventerà poi sua moglie e madre dei suo figli, da Camigliano (toh, il paese di mamma), vuole spostarsi a Roma dove ha trovato un lavoro migliore. Dire se Marco sia stato animato da amore, da voglia della grande città, da spirito di intraprendenza o non so cosa, non è dato sapere. Fatto sta che molla tutto e va a Roma, ma non per starmene con le mani in mano. Qui lavora e lavora sodo. Ho frequentato panifici e pasticcerie affinando le tecniche. Da li a capirlo ci voleva lo studio. Libri, grandi aziende di farine, tecnologi, mi hanno fatto capire che la farina sembra una cosa semplice ma è chimica. Se metti acqua, lievito, sale, ognuno fa il suo processo. Era tutto un mondo da scoprire. Acqua, farina, lievito, sale. Ecco, così si fa la pizza. Alzi la mano chi durante il lockdown del 2020 non ha provato a fare la pizza. Ci siamo tutti scoperti pizzaioli per poi capire che fare una pizza non era poi così facile. Tanto che quando siamo ritornati ad uscire abbiamo, tutti, immediatamente abbandonato la farina nella dispensa. Eppure le abbiamo sperimentate tutte e tutti siamo diventati esperiti di lievito e farine. Marco invece studia. Capisce, e questo il suo vero salto di qualità, che quello che unisce acqua, lievito, farina e sale è nelle leggi della chimica. Quantità, temperatura, processo. Non basta. Serve una farina particolare per realizzare quanto ha in mente. O quanto realizzava senza saperne il perché. Così, quasi per caso, inizia a collaborare con Molino Magri di Marmirolo (MN) fino a realizzare la sua farina. Quella che oggi usa per le sue pizze alveolate e leggere. Quello che ho fatto tutto oggi è da dimenticare. Gli posso dare un senso a quello che facevo. Non lo capivo all’epoca. Marco dovrebbe essere un esempio per quei giovani che iniziano un mestiere pensando che non serva studiare. Leggere, apprendere, capire e poi fare. Puoi essere fortunato ma non sarai mai nessuno senza una solida base. La prima pizzeria a Roma nasce a Tor Bella Monaca, uno dei quartieri più difficili della capitale. Difficili per chi vive a Roma, non di certo per uno che viene dal sud. Tor Bella Monaca per Marco è casa e bottega. Aprire una pizzeria a pochi metri da una piazza di spaccio è un segno di riscatto. Un modo per far capire a chi vuole, che oltre la siepe c’è dell’altro. Fatto di fatica e sudore certo ma che ti da l’opportunità di creare qualcosa di positivo. Marco è così. Positivo. Di quella positività che non vuole mantenere per te. Vuole far capire a tutti che farcela è possibile. Anche per un ragazzo che arriva da Pignataro Maggiore e che si è diplomato solo quando ha scoperto l’importanza dello studio. Un ragazzo, oggi uomo, che non smette di sognare come non smette di sudare. Lo trovi dietro al bancone ad infornare le pizze come intento ad aprire un nuovo locale.
Anche questa è umiltà. Non si finisce mai di imparare come non si finisce mai di sudare. Questo è Marco. Questo un pezzo della sua vita. Ci siamo dati appuntamento in pizzeria. Ci andrò presto così da parlare, insieme a lui delle pizze.
A presto Ivan Vellucci Mi trovi su instagram : @ivan_1969
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25 Ottobre, 2023

Gambero Rosso "Tre bicchieri" 2024

Gambero Rosso “Tre bicchieri” 2024 Uno, nessuno, centomila. Oppure 498, come il numero dei vini premiati con l’ambito riconoscimento “Tre bicchieri” del Gambero Rosso. Possono sembrare tanti, ma se sono il frutto di oltre 50 mila etichette degustate, appare immediatamente evidente come rappresentino una percentuale bassissima (circa l1%).
Occorre anche sfatare il luogo comune che solo vini di prestigio possono ambire al riconoscimento poiché, tra i 498 premiati ve ne sono 56 (l’11%) sotto i 15€. Significativo invece come il 35% sia rappresentato da aziende biologiche e biodinamiche. Ogni vino è una opera d’arte poiché frutto di una attenta elaborazione della materia prima. Mani esperte che colgono i grappoli. Mani esperte che li lavorano. Mani esperte che trattano ogni fase del processo. Dietro ogni bottiglia c’è l’attento lavoro di persone che usano prima il cuore poi la mente per elaborare qualcosa che non può essere banalizzato come semplice “liquido”. Profumi, sapori, sensazioni. Ciò che troviamo nel vino è essenza, storia, passione, fatica. Una vera opera d’arte. Così, presentare i vini del Gambero Rosso in un luogo pazzesco come il Palazzo Esposizioni Roma di Roma, non può che essere la cosa più naturale del mondo: opere d’arte tra le opere d’arte. Ecco che i colori del vino e la creatività delle etichette si fondono perfettamente con l’ambiente circostante. Un museo che prende vita non solo dalle pareti ma anche dai banchi di assaggio. Qui si incontrano i creatori dei vini. Qui si parla di vino. Qui si discute di sentori. Qui si discute della storia. Ho avuto il piacere e l’onore di conoscere tante persone. Dialogare con loro. Parlare la stessa lingua. Quella della passione. Ho avuto il piacere e l’onore di testare le loro opere e discutere di queste. Sul mio canale Instagram ho cercato di raccontare con delle storie le etichette. Magari un giorno avrò modo di raccontare anche le storie di alcuni creatori. Uscendo dal museo risulta difficile capire quale sia l’opera che ha attirato maggiormente l’attenzione. Allo stesso modo mi è impossibile dire quale vino, tra i tanti degustati, abbia fatto breccia in me. Perché ognuno mi ha fornito sensazioni diverse e importanti. Ognuno ha trovato uno spazio nella mia mente e nel mio cuore. In fondo così sono le opere d’arte: ci aprono la mente verso nuovi modi di esplorare il mondo. Grazie a tutti i produttori che ho incontrato e grazie al Gambero Rosso che mi ha consentito tutto ciò. Al prossimo anno! Ivan Vellucci Mi trovi su Instagram : @ivan_1969
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5 Luglio, 2023

Vini per l'Estate

Vini per l’Estate 2023 è stata la manifestazione organizzata da DoctorWine di Daniele Cernilli e tenutasi nella splendida cornice della terrazza dell’hotel Mama Shelter a Roma. Ambizione quella di proporre vini tipicamente estivi: grande freschezza e bevibilità senza rinunciare però alla complessità e finezza. Tutto all’insegna della semplicità e della grande capacità organizzativa, la giornata di fine maggio (domenica 28 per la precisione) meravigliosamente assolata e calda a discapito del clima tropicale della Capitale, è stata ideale per testare i vini proposti. Devo dire che le proposte sono state tutte azzeccate. Anche nei, giustamente pochi, vini rossi si è apprezzata la qualità estiva. Proposta anche la guida Vini per l’Estate presentata in anteprima a Milano il 20 maggio. NB I miei vini sono nelle stories “DoctorWine” del mio account Instagram (link sotto) Ivan Vellucci Mi trovi su instagram : @ivan_1969
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28 Giugno, 2023

Il vino Orgonico: la storia di Walter Vioni

Ancora una volta fuori dalla Toscana, ancora una volta in Emilia-Romagna, ancora una volta una cantina con qualcosa in più. Siamo a Castell’Arquato, in provincia di Piacenza, in un territorio noto principalmente per vini di ‘pronta beva’, beverini e da tutto pasto. Sono venuta fin qui per incontrare Walter Vioni, proprietario di Cantina La Pietra, un luogo particolare, a tratti strano, eclettico e sicuramente unico. Da fuori sembra di essere sul set di un film di fantascienza, tra tubi di acciaio, marchingegni dalle forme più svariate e strutture architettoniche davvero insolite.   Dopo aver superato i controlli di Zeus, il cagnolone che ispeziona gli avventurieri, entriamo nel cuore della cantina, la stanzetta degustazioni, fatta di legno e pietra che scalda il cuore ancora prima di iniziare l’assaggio. Nonostante sia da diverse generazioni che questa cantina produce vino, è solo con Walter che la produzione enologica ha preso il volo verso nuovi orizzonti; la storia che vi sto per raccontare ebbe inizio nel 2016, quando Walter si vide distruggere il raccolto da una violenta grandinata. Incredulo da quanto avvenuto, e sentendosi completamente inerme, Walter iniziò a studiare soluzioni alternative, metodi per contrastare i danni ambientali, ed è così che cominciò la sua avventura nel mondo degli orgoni, tra cloudbuster e accumulatore orgonici. Di cosa sto parlando?
Facciamo un passo indietro nel tempo, al 1897, anno di nascita di Wilhelm Reich, medico psicoanalista, allievo di Freud, che dedicò la sua vita allo studio della psicopatologia e alla cura di malattie gravi come il cancro. Che c’azzecca col clima e col vino? Reich inventò la teoria dell’orgone, una sorta di particella invisibile che compone ogni elemento del cosmo e che, di conseguenza, è incorporata in ogni essere vivente, sia esso pianta, animale o uomo. Il livello di questa particella, di questa energia, deve mantenersi alto per assicurare la salute del corpo; se per qualche motivo il livello scende oltre una determinata soglia, il corpo sviluppa patologie, dalle più leggere emicranie ai più seri tumori.  E’ proprio al fine di ricaricare i corpi e bilanciare l’energia che Wilhelm inventò l’accumulatore di orgoni, un condensatore organico composto da strati di materia organica e acciaio (o ferro zincato), al cui interno viene appunto ‘condensata’ l’energia con la conseguente accelerazione del processo di guarigione del corpo ripristinando il relativo equilibrio biologico. Entrando in contatto con gli studi di Reich, Walter sviluppò dapprima un cloudbuster, un marchingegno composto da diversi tubi in grado di manipolare l’attività orgonica dell’atmosfera portando equilibrio fra le stagioni, e dopo, approfondendo sempre più la teoria, ha concepito la botte orgonica, un tonneau che segue gli stessi principi “stratificati” dell’accumulatore di orgoni, con materiale organico e acciaio. Non tutti i vini in produzione subiscono il passaggio in botte orgonica – non sarebbe nemmeno possibile dato lo spazio ridotto della cantina. La linea dell’azienda è incentrata principalmente su vini biologici, naturali e senza solfiti. Vini ‘semplici’ e di pronta beva, quasi tutti caratterizzati da quel abboccato amabile che decisamente non appartiene al mio gusto e che per tanto faccio fatica ad apprezzare pienamente. Qualitativamente molto validi, non come i classici vini naturali che appaiono gradevoli quando bevuti sul posto e risultano imbevibili quando li porti a casa. Il vino orgonico La star indiscussa della cantina è senza ombra di dubbio il Il Petra superiore orgonico: un vino rosso fermo, 60% Barbera e 40% Croatina, annata 2015, (unica ora in vendita), gradazione alcolica 15°, senza solfiti aggiunti, non filtrato e non chiarificato, fermentato a cappello sommerso con lieviti indigeni delle proprie bucce. L’etichetta in bronzo sbalzato a mano è davvero invitante, rende l’idea della particolarità di questo prodotto che non ha uguali… lo senti che è un vino d’annata, lo senti che ha fatto un lungo affinamento in botte, lo senti che ha un corpo strutturato, una persistenza decisa e un bouquet ampio, ma senti anche un vino “giovane”, un vino VIVO, spigoloso ma corposo al contempo. Si capisce che parliamo di un vino con un potenziale di invecchiamento indeterminato, un vino che non potrebbe che trarre beneficio dallo scorrere del tempo, eppure è già pronto, completo, appagante. Sicuramente raccomando una visita a cantina la Pietra, non fosse altro per dare uno sguardo ad un mondo che non siamo abituati a vedere ma che esiste e ci pervade. Walter è stato un ottimo cicerone, paziente, esaustivo e decisamente eclettico. Riguardo agli studi di Reich, online si trova diverso materiale per eventuali approfondimenti. Ad oggi, il principale centro di studi è presso il Wilhelm Reich Museum a Rangeley, nel Maine, Usa, un museo che fu ideato dalla primogenita Eva Reich. Non esistono vini buoni o cattivi: esistono persone non adatte alla condivisione! A cura di Ambra Sargentoni. Se vuoi sapere di più su di me scopri il mio sito    
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22 Giugno, 2023

Roma Hortus Vini 2023

È proprio vero che Roma nasconde angoli di paradiso. Passeggiando per la città è possibile voltare l’angolo e rimanere estasiati da ciò che si incontra. Opere d’arte, scorci, monumenti, chiese. In ogni quartiere c’è la storia e la meraviglia che può emergere. Così, all’improvviso. Trastevere è il quartiere della movida romana affollato soprattutto da stranieri che arrivano da ogni dove per un drink o un piatto di pasta. Eppure, gli scorci che offre possono essere unici. indimenticabili Difficilmente dal quadrilatero della movida ci si sposta però verso il carcere di Regina Coeli lungo via della Lungara. Come se Porta di Settimiana fosse una sorta di colonna di Ercole a delimitare il perimetro della vita notturna. Si, occorre un buon motivo per percorrere quella via e imboccare via Corsini per arrivare a Largo Cristina di Svezia. Magari per visitare l’Orto Botanico di Roma. Ma chi va all’Orto Botanico ai giorni d’oggi? Forse scolaresche costrette ad imparare le piante. Appassionati. Sbadati. Appassionati di vino. Come appassionati di vino? Questo è il bello di Roma. Una location per degustare vini si può anche trovare lungo i suggestivi viali dell’Orto Botanico di Roma. Questo grazie a Luca Maroni che con il suo staff ha organizzato la quarta edizione del Roma Hortus Vini, il festival dei vitigni autoctoni del vigneto Italia tenutosi dal 16 al 18 giugno scorso. Così, passeggiando per i viottoli dell’Orto Botanico, tra piante e fontane, allietati da una musica soave, si incontrano i tanti produttori con i loro interessantissimi vini i cui sentori si mischiano piacevolmente con ciò che la natura offre. Banchi di assaggio intervallati da food truck gestiti dallo chef Fabio Campoli e il suo staff di Azioni Gastronomiche per accompagnare degnamente i sorsi. Palcoscenici naturali che danno vita ad interpretazioni teatrali con il vino non sempre protagonista. La mia personale passeggiata mi ha consentito non solo di scoprire ottimi vini e parlare con meravigliose persone, ma anche di spingermi verso un meraviglioso angolo dell’orto con le vigne in crescita: qui si coltivano, in maniera biodinamica ben 155 varietà di uve. Un vero patrimonio da preservare e tutelare. Suggestivo, istruttivo, coinvolgente. Un vero plauso all’organizzazione Nelle mie stories di Instagram (Roma Hortus) tutti i vini Ivan Vellucci Mi trovi su instagram : @ivan_1969
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13 Giugno, 2023

Berebianco 2023

Si può e si deve Berebianco. Non solo in estate ma tutto l’anno. Basta farlo bene, con i prodotti giusti, le cantine giuste. È quello che, con successo, ha provato a proporre Cucina e Vini la nota rivista nelle stupende sale dell’Hotel Quirinale di via Nazionale a Roma lo scorso 31 maggio e 1 giugno. Ho avuto modo di visitare i banchi di assaggio ricavandone una ottima sensazione. Cantine assolutamente giuste e qualità dei prodotti di livello. Di grande livello anche la Masterclass sui grandi vini italiani di invecchiamento. I Favati per la Campania con un Fiano di Avellino Docg 2008 Livon, Friuli Venezia Giulia – Braide Alte Venezia Giulia Igt 2017 Umani Ronchi, Marche Plenio Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2008 Le Crêtes, Valle d’Aosta – Cuvée Bois Valle d’Aosta Chardonnay Doc 2018 Feudi di San Gregorio, Campania – Cutizzi Greco di Tufo Docg 2013 Tenute Bosco, Sicilia -Piano dei Daini Etna Bianco Doc 2016 Casale del Giglio, Lazio – Radix Bellone Igt 2018 Ecco, questi vini sono l’esatta rappresentazione, ognuno con le proprie sfumature e peculiarità, di come un vino bianco possa essere definito un “Grande” vino. Veramente bravi agli organizzatori per aver racchiuso in due giornate il meglio dei vini bianchi d’Italia. Nelle mie stories di Instagram (Berebianco) tutti i vini Ivan Vellucci Mi trovi su instagram : @ivan_1969
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8 Giugno, 2023

Vini d'Abbazia

L’Abbazia di Fossanova è uno di quei posti mistici che sembrano apparire dal nulla quando si percorre una semplice strada alberata. Chissà come deve essere stato questo luogo prima del 1163 allorquando iniziarono i lavori dell’Abbazia (ci vollero circa 45 anni per finirla..). Intorno all’Abbazia, governata dai monaci Cistercensi, sorse un meraviglioso borgo che tutt’ora resiste al tempo. Lo stupendo chiostro dell’Abbazia di Fossanova è stato, dal 2 al 4 giugno, suggestivo teatro della manifestazione Vini d’Abbazia organizzata da Upwell, Taste Roots, Confagricoltura, Comune di Priverno, Associazione Passione Vino e Strada del Vino dell’olio e dei sapori della Provincia Pontina. Tante le collaborazione (tra le quali Slowfood  e Slow Wine) e i patrocini (dalla Regione Lazio alla Camera di Commercio di Frosinone e Latina, all’Arsial). Solitamente le manifestazioni degustative sono organizzate all’interno di alberghi più o meno interessanti anche se quasi sempre anonimi. Difficilmente capita invece di assaggiare i vini passeggiando sotto i portici di un chiostro di una chiesta medioevale. Ogni vino rappresenta il lavoro dai monaci, frati o aziende che hanno avuto la fortuna di coltivare le vigne che furono di monasteri e abbazie. La storia del vino e la sopravvivenza della stessa vite la si deve, in buona parte, al superbo lavoro di conservazione e trasporto nei secoli di arditi monaci sparsi in tutto il mondo. Piccoli orti o grandi vigne che i monaci hanno salvato da invasioni, guerre, devastazioni. Questa manifestazione ha avuto il pregio di portare alla ribalta luoghi insoliti per il vino. Spesso riconosciuti solo per la loro spiritualità. Anche se, in fondo, il vino è spirito! Se è vero che l’abito non fa il monaco è senz’altro vero che il vino lo fa il monaco. Vini d’Abbazia dimostra proprio questo. Bellissime proposte sparse per tutto il territorio italiano e una piccola incursione in Francia. Interessante e intelligente l’aver fornito il giusto spazio alle aziende locali che meriterebbero plausi e fortune per la qualità dei loro vini. Un grande plauso agli organizzatori e all’Abbazia di Fossanova per aver intelligentemente concesso il chiostro   NB I miei vini sono nelle stories “Vini d’Abbazia” del mio account Instagram (link sotto) Ivan Vellucci Mi trovi su instagram : @ivan_1969
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23 Maggio, 2023

Vino e arte che passione

Vino e arte che passione è la manifestazione che si è svolta a Roma il 14 maggio 2023 tra i giardini e le meravigliose stanze del Casino dell’Aurora Pallavicini, proprio difronte al Quirinale. Una location che da sola vale la visita. Giornata calda e soleggiata quella del 14 maggio. Peccato che fino alla sera prima piovesse con previsione nefaste per il giorno seguente. Scelta obbligata per gli organizzatori quella di rinunciare allo stupendo giardino per portare all’interno del Casino i banchi di assaggio.
Mai un “piano B” si è rivelato migliore del “piano A”. Gli interni del Casino sono un tripudio di quadri, affreschi, mosaici, statue: concentrarsi sui vini è stato particolarmente arduo. L’eccellente qualità di alcuni di essi ha avuto la meglio sulle bellezze artistiche. Penso infatti alla interessantissima cantina, Pomario, ai profumi dei vini di Colognole, ai Pinot Nero di Nuova Tenuta Paradiso, al Primitivo di Masseria Pavone, ai vini di Paolo e Noemi D’Amico. Insomma tanta piacevolezza e tanto charm che ha pervaso l’intero evento Vino e arte che passione rappresenta qualcosa di unico nel panorama devli eventi enologici romani spesso relegate nelle sale degli hotel. Eppure di luoghi suggestivi a Roma ce ne sarebbero molti. Basta un minimo di capacità. Un plauso agli organizzatori della CT Consulting Events! NB I miei vini sono nelle stories “Vino e arte” del mio account Instagram (link sotto) Ivan Vellucci Mi trovi su instagram : @ivan_1969
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18 Maggio, 2023

Vignaioli Naturali Roma

  Cosa è un vino naturale? Non è difficile da spiegare anche se spesso si fa molta confusione. Semplice da dirsi, difficile da farsi. Perché la semplicità è nel non usare lieviti aggiunti. La difficoltà è la non uniformità dei metodi non essendoci una regolamentazione chiara e definita. Così si crea un mix tra biologico e biodinamico. È un problema? Direi di no. Anzi è un arricchimento. C’è chi usa solforosa (in quantità minima) e chi invece la rifiuta. Chi non effettua filtrazione, chi la esegue in maniera naturale. Chi usa particolari trattamenti in vigna, chi assolutamente nulla.
Insomma una ricchezza che però trova un denominatore comune nel non utilizzo di lieviti esterni e nella naturalità dei processi. Sicuramente senza chimica aggiunta. Grazie a Vignaioli Naturali Roma, quattordicesima edizione della kermesse dedicata ai vini Naturali tenuta a Roma il 6 e 7 maggio nella cornice dell’Hotel Excelsior di Via Veneto, in moltissimi hanno non solo avuto il piacere di degustare i vini, naturali, ma avere quel contatto diretto con i vignaioli. I veri artefici di capolavori. Un grazie a Tiziana Gallo per la sua instancabile attività di preparazione e organizzazione di un evento che continuerà nel tempo.   Nelle foto i vini delle cantine che ho avuto il piacere di visitare. NB I miei vini sono nelle stories “Vignaiolinat” del mio account Instagram (link sotto) Ivan Vellucci Mi trovi su instagram : @ivan_1969
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