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La festa che precede il vino. La Vendemmiata romana Arrow Right Top Bg

14 Settembre, 2026

La festa che precede il vino. La Vendemmiata romana

  La vendemmia è molto più della raccolta dell’uva. All’Orto Botanico di Roma, la Vendemmiata Romana ideata da Luca Maroni ha trasformato un gesto antico in una grande festa cittadina tra filari, laboratori, musica, famiglie e il sorprendente Vigneto Italia ai piedi del Gianicolo. La vendemmia riesce ancora a fermare il tempo. Per qualche giorno contano meno le scadenze, le preoccupazioni, il rumore che accompagna le nostre giornate. Restano i filari, i grappoli arrivati a maturazione e le persone che, dopo mesi di lavoro, raccolgono il risultato di una stagione intera, portando con sé la fatica dei sacrifici affrontati, la soddisfazione per il clima che ha saputo essere generoso e il peso delle giornate in cui la natura ha mostrato il suo volto più difficile.  Ogni raccolta custodisce sentimenti diversi. La gioia di un’annata andata come si sperava, il sollievo per aver superato gli ostacoli, l’incertezza per un vino che deve ancora nascere. Qualche volta arriva anche la tristezza per ciò che il vigneto avrebbe potuto offrire e che il tempo, la pioggia o il caldo hanno portato altrove. La vendemmia, però, non conclude il lavoro. L’uva lascia la pianta e raggiunge la cantina, dove comincia un altro cammino, attraversato da nuove attese e da incognite che soltanto i mesi successivi riusciranno a sciogliere.  Qualunque sia stato l’andamento della stagione, la vendemmia conserva il valore di una festa. Gioiosa, divertente e coinvolgente quando l’annata è stata generosa, più raccolta se qualcosa è andato storto. Rimane il momento in cui la terra e le persone si ritrovano intorno al frutto di un lavoro condiviso. Una rassicurazione semplice, quasi necessaria: qualcosa è arrivato fino a noi e da quel raccolto potrà nascere qualcosa di buono.  Anche Roma, domenica 13 settembre, ha avuto la sua vendemmia.  All’Orto Botanico, sotto le mura del Gianicolo, la Vendemmiata Romana ideata da Luca Maroni e organizzata da Sens Eventi ha celebrato proprio quell’atto capace di riunire le persone. Un gesto nato nei campi ha trovato spazio nel cuore della Capitale, portando con sé la gioia della raccolta e trasformandola in una giornata vissuta insieme, tra il verde, i filari e la voglia di scoprire quanto lavoro e quanta vita precedano il vino.  Il luogo scelto per questa festa custodisce una sorpresa che continua a fare un certo effetto anche a chi conosce Roma e il suo antico rapporto con i grandi spazi verdi. Nel Vigneto Italia convivono 170 varietà di uva: 155 vitigni autoctoni provenienti da venti regioni italiane e 15 varietà internazionali, tutti coltivati secondo tecniche biologiche e biodinamiche. Più di cinquecento metri quadrati di vigneto proprio sotto il Gianicolo, in una città nella quale basta attraversare un cancello per lasciare alle spalle il ritmo urbano e ritrovarsi davanti a filari che raccontano territori lontani.  La festa ha cominciato presto ad allargarsi oltre la vendemmia. Lungo i sentieri dell’Orto Botanico le persone si incontravano, si fermavano, riprendevano a camminare seguendo una musica, la voce di un laboratorio o la curiosità suscitata da uno spazio dedicato all’arte, all’artigianato e ai prodotti tipici del territorio. Il verde teneva insieme ogni cosa e restituiva alla giornata una naturalezza difficile da costruire a tavolino. La raccolta dell’uva rimaneva il cuore dell’evento, ma intorno a quel cuore la festa cresceva, ballava e coinvolgeva persone di ogni età.  I bambini correvano tra i sentieri dell’Orto impegnati nella caccia al tesoro, inseguendo gli indizi con la serietà che soltanto loro sanno riservare al gioco. Pochi passi più in là, altri seguivano con attenzione i consigli dello staff per realizzare prodotti naturali, osservando ogni gesto e provando a ripeterlo. Nei loro occhi la scoperta non aveva bisogno di essere spiegata: prendeva forma tra le mani, diventava qualcosa da mostrare ai genitori e da portare con sé al termine della giornata.  Intorno, gli adulti si lasciavano conquistare dallo stesso spirito. Qualcuno si fermava davanti ai prodotti artigianali, qualcuno cercava le tipicità del territorio, altri scoprivano piccoli laboratori d’arte nascosti lungo il percorso, altri ancora si concedevano un calice di vino. I balli restituivano leggerezza alla giornata e la partecipazione cresceva senza bisogno di separare chi era arrivato per la vendemmia, chi per visitare il giardino e chi desiderava soltanto trascorrere una domenica diversa nel verde di Roma. Ognuno trovava il proprio modo di appartenere alla festa.  Proprio questa mescolanza ha dato alla Vendemmiata Romana il suo carattere più riconoscibile. Una vendemmia capace di parlare il linguaggio della città senza perdere il legame con la terra e non solo dunque una riproduzione cittadina di qualcosa che appartiene alla campagna. I filari accanto ai laboratori, la raccolta insieme ai balli, l’uva vicina alle produzioni artigianali, le famiglie immerse in un luogo che invitava a rallentare e a guardarsi intorno. Sotto il Gianicolo, la tradizione agricola ha incontrato la vitalità di Roma e ne è nata una festa partecipata, aperta, attraversata da voci, passi e curiosità.  Il vino, rispetto alle tipiche occasioni, è rimasto totalmente sullo sfondo. Al centro si trovavano il vigneto, il verde e il desiderio di comprendere meglio da dove arrivino i prodotti presenti ogni giorno sulle nostre tavole e, perché no, anche il buon vino. Prima del calice vengono la pianta, l’uva, il clima e il lavoro. Viene la raccolta, con le aspettative che porta con sé e con quella fiducia nel futuro che accompagna ogni nuova annata.  Luca Maroni ha scelto di celebrare tutto questo attraverso una giornata che non si è limitata a raccontare la vendemmia, ma l’ha restituita alle persone. La grande partecipazione, le famiglie lungo i sentieri, i bambini intenti a cercare un indizio o a imparare come realizzare un prodotto naturale hanno dato alla raccolta una dimensione quotidiana e vicina, mostrando come la cultura del vino possa cominciare molto prima dell’assaggio, dalla conoscenza della terra e dalla curiosità verso ciò che da quella terra nasce.  Oltre i cancelli dell’Orto Botanico, Roma continuava a muoversi con la sua finta sonnolenza di una domenica di inizio settembre. Sotto il Gianicolo, invece, la vendemmia aveva trovato il passo della musica, le mani attente dei bambini, i colori dell’arte e i prodotti di una terra tornata vicina anche a chi vive ogni giorno tra palazzi e asfalto.  Tra i filari rimanevano le voci, i balli, le corse lungo i sentieri e quella felicità semplice che nasce quando una città riscopre qualcosa che le appartiene da sempre. Il vino avrebbe cominciato altrove il proprio cammino, nelle cantine e nel tempo necessario ad accompagnarne la nascita. Roma, intanto, ne aveva già raccolto la prima emozione.  Il tesoro cercato dai bambini era forse tutto lì, in una domenica capace di portare la campagna nel cuore della città, a Trastevere, dove per qualche ora un grappolo d’uva aveva restituito a Roma il piacere di stare insieme. La vendemmia chiude una stagione, ma il racconto del vino, quello vero, è appena cominciato.    Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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Il pinot grigio DOC delle Venezie fa tappa a montréal: vino, territorio e cicloturismo alla vigilia dei mondiali di ciclismo Arrow Right Top Bg

14 Settembre, 2026

Il pinot grigio DOC delle Venezie fa tappa a Montréal: vino, territorio e cicloturismo alla vigilia dei mondiali di ciclismo

  Il 15 settembre il Consorzio sarà protagonista di un media lunch e di una masterclass realizzati in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana in Canada. Prosegue il percorso che lega la DOC al mondo dello sport, raccontando sui mercati internazionali un territorio da vivere e scoprire anche attraverso il turismo esperienziale e su due ruote.   Dal calice alla bicicletta, attraversando paesaggi, territori e culture. Il Pinot Grigio DOC Delle Venezie vola in Québec per due appuntamenti dedicati alla stampa e agli operatori canadesi che, alla vigilia dei Campionati del Mondo di ciclismo su strada UCI 2026, mettono in dialogo vino, luoghi e cicloturismo. Dal 20 al 27 settembre, infatti, il Canada tornerà ad accogliere i migliori interpreti del ciclismo internazionale, a oltre cinquant’anni dalla storica edizione del 1974, la prima disputata fuori dall’Europa, con una importante rappresentanza azzurra attesa nelle diverse categorie e specialità. Ed è proprio in questo contesto di forte richiamo che il Consorzio DOC Delle Venezie decide di rafforzare la sua promozione nel Paese.   Il 15 settembre, il Consorzio sarà protagonista a Montréal di un media lunch e di una masterclass, realizzati in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana in Canada, per raccontare al pubblico locale la più estesa Denominazione italiana del Pinot Grigio attraverso una chiave di lettura che affianca alla degustazione la scoperta dei territori di origine – distribuiti tra Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento – e delle loro potenzialità non solo qualitative ma anche sotto il profilo turistico. Un viaggio ideale tra le terre della DOC che anticipa di pochi giorni l’appuntamento iridato. A guidare entrambi gli incontri sarà Karyne Duplessis Piché, giornalista e conferenziera canadese specializzata nel mondo del vino e autorevole firma di La Presse. Il primo appuntamento sarà un media lunch rivolto a giornalisti e content creator canadesi dei settori wine, lifestyle e travel. I vini del Pinot Grigio DOC Delle Venezie accompagneranno un percorso suddiviso per aree geografiche, con abbinamenti gastronomici e brevi interventi dedicati alle aziende, ai paesaggi di provenienza e ai possibili itinerari da percorrere in bicicletta. L’obiettivo è restituire una fotografia della Denominazione che vada oltre il prodotto, trasformando il calice in una porta d’accesso ai luoghi in cui la DOC Delle Venezie nasce. La masterclass, rivolta invece a operatori canadesi della ristorazione, media e professionisti specializzati nel cicloturismo, partirà da un’introduzione alla DOC e alle sue peculiarità per sviluppare poi il rapporto tra vino, paesaggio e mobilità su due ruote. Assaggi guidati pensati quindi non soltanto per approfondire la conoscenza del Pinot Grigio DOC Delle Venezie, ma per raccontare la Denominazione come un mosaico di luoghi da attraversare, conoscere e vivere. Entrambi gli appuntamenti si svolgeranno in successione presso il Sofitel Montréal – Salle Monet (1155 Sherbrooke St W), tra le 13:30 e le 15:00. Stefano Sequino, direttore del Consorzio Con questi appuntamenti vogliamo raccontare il Pinot Grigio DOC Delle Venezie andando oltre il prodotto e facendo del calice una porta d’accesso ai territori in cui la Denominazione nasce. L’attività di Montréal è stata pensata specificamente per il pubblico canadese, con l’obiettivo di raccontare la Denominazione attraverso un linguaggio capace di mettere in relazione vino, paesaggio, sport e turismo esperienziale. Il legame con il mondo dello sport si inserisce in un percorso che abbiamo sviluppato nel corso dell’anno, con l’obiettivo di associare la DOC Delle Venezie a una visione contemporanea del vino e dei suoi territori di origine, nella quale sport, viaggio, comunità, cultura enogastronomica e turismo possano dialogare in modo naturale. Questa nuova attività oltreoceano rappresenta, infatti, un ulteriore tassello del percorso che nel 2026 ha visto il Pinot Grigio DOC Delle Venezie rafforzare il proprio legame con il mondo dello sport, scelto come piattaforma di comunicazione capace di parlare a pubblici differenti, portare i valori della Denominazione oltre i tradizionali contesti di settore e promuovere, soprattutto sui mercati internazionali, uno stile di vita equilibrato e una cultura del consumo responsabile. La Redazione    
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Borgoluce Fest segna in agenda gli ultimi appuntamenti con la musica d’autore sulle colline del prosecco Arrow Right Top Bg

14 Settembre, 2026

Borgoluce Fest segna in agenda gli ultimi appuntamenti con la musica d’autore sulle colline del prosecco

  Borgoluce Fest segna in agenda gli ultimi appuntamenti con la musica d’autore sulle colline del prosecco   Borgoluce Fest prosegue anche a settembre, con le ultime date della rassegna musicale che ha raccolto grande partecipazione nell’arco dell’intera estate. L’11 e 17 settembre prossimi, i locali storici di Borgoluce hanno offerto esperienze a misura d’uomo tra le colline del Prosecco: buona musica, calici di vino e tramonti con vista mozzafiato sui filari in pendio, Patrimonio Unesco. Per gli appassionati di jazz, vinili e musica d’autore, settembre è il periodo ideale per concedersi un momento di totale relax, lontano dai rumori della città. Il clima è dolce, il paesaggio si fa più disteso e l’esperienza sonora si intreccia alle fragranze dei calici di vino del territorio: Borgoluce Fest, la rassegna musicale che ha offerto per tutta l’estate esperienze multigenere ad ingresso libero, sulle Colline del Prosecco – Patrimonio Unesco -, ha in serbo gli ultimi appuntamenti di settembre. Sono stati come sempre i locali storici di Borgoluce, a Susegana (TV), a garantire esperienze a misura d’uomo, in cui il coinvolgimento è reale. C’è chi sceglie di partecipare da solo, chi in compagnia: le porte di Vineria e Osteria Borgoluce sono aperte a tutti coloro che intendono godere della bellezza di un’avventura immersiva, tra musica e buon vino, nella cornice naturale di 1000 ettari di boschi, pascoli, frutteti e vigneti al tramonto. La rassegna Disco Tramonti, a cura di Riva Disco, una crew nata dall’incontro di tre diggers accomunati da una visione precisa, ha attraversato gli anni Settanta, gli Ottanta, i Novanta senza mai percorrere le strade più battute. Funk, disco, rare grooves, synth-pop, italo, balearica: generi che si sfiorano, si sovrappongono e si reinventano in selezioni eclettiche costruite con la cura di chi i dischi li cerca, li studia e li ama davvero. L’ora del tramonto si trasformerà così in un rito collettivo da non perdere, fatto di ritmo, luce e calici scintillanti. Borgoluce Fest rappresenta un’iniziativa culturale che risuona in tutti gli spazi della tenuta, nella sua storia e nel suo paesaggio. Situata nel cuore delle colline del Conegliano Valdobbiadene, l’azienda agricola è gestita dalla famiglia Collalto, che custodisce la tenuta da oltre ottocento anni, facendo della circolarità la propria bussola: gli animali pascolano liberi e si nutrono dei cereali coltivati in sede, mentre i residui agricoli diventano energia che alimenta i cicli successivi. Ogni filiera inizia e finisce qui, nella stessa terra: i vini, i formaggi di bufala, i salumi, le farine macinate a pietra non hanno bisogno di viaggiare lontano per raccontare da dove vengono. Borgoluce non è solo un’azienda agricola, ma un ecosistema fatto anche di luoghi e atmosfere: l’Osteria sulle colline con la sua terrazza panoramica; la Frasca che richiama antichi borghi rurali; la Vineria dove il calice incontra la vista sui rilievi delle Prealpi Venete; la Foresteria per chi vuole fermarsi e rilassarsi. Spazi distinti per carattere ma uniti da una stessa qualità dell’accoglienza. www.borgoluce.it La Redazione
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DOC DELLE VENEZIE, nasce il Premio di Laurea “Giuseppe Catarin” per valorizzare ricerca e nuove competenze nel settore vitivinicolo Arrow Right Top Bg

13 Settembre, 2026

DOC DELLE VENEZIE, nasce il Premio di Laurea “Giuseppe Catarin” per valorizzare ricerca e nuove competenze nel settore vitivinicolo

  Il Consorzio dedica l’iniziativa alla memoria dell’enologo e funzionario della Regione del Veneto che contribuì allo sviluppo del comparto e al percorso della denominazione.   Promuovere la ricerca universitaria, valorizzare le competenze delle nuove generazioni e favorire un dialogo sempre più stretto tra mondo accademico e filiera vitivinicola. Con questi obiettivi il Consorzio DOC Delle Venezie istituisce il Premio di Laurea “Giuseppe Catarin”, dedicato alla memoria dell’enologo e funzionario della Regione del Veneto che, nel corso della propria attività professionale, ha contribuito con competenza, passione e visione strategica allo sviluppo del settore vitivinicolo regionale e, tra i diversi progetti seguiti, anche al percorso che ha condotto alla costituzione e all’affermazione della DOC Delle Venezie. Il Premio nasce con una finalità culturale, scientifica e istituzionale e intende riconoscere e valorizzare elaborati universitari capaci di offrire un contributo concreto alla conoscenza, allo sviluppo e alla competitività del comparto vitivinicolo, con particolare riferimento al Nord-Est italiano e attraverso un approccio interdisciplinare che metta in relazione competenze tecniche, economiche, giuridiche, ambientali e comunicative. Luca Rigotti, Presidente del Consorzio DOC Delle Venezie Con questo Premio vogliamo innanzitutto ricordare Giuseppe Catarin attraverso ciò che meglio ne rappresentava il modo di lavorare: competenza, capacità di visione e attenzione all’evoluzione del settore. Allo stesso tempo vogliamo guardare al futuro, creando un’occasione per avvicinare il mondo universitario alla filiera vitivinicola e per intercettare studi, idee e nuove competenze che possano aiutarci a comprendere e affrontare i cambiamenti in corso. Un settore complesso come quello del vino ha sempre più bisogno di ricerca, innovazione e capacità di leggere i fenomeni da prospettive differenti: tecniche e agronomiche, ma anche economiche, giuridiche, ambientali e comunicative. Crediamo che investire sui giovani e sulla conoscenza significhi investire sulla competitività futura dei nostri territori e delle nostre denominazioni, dando continuità a quell’approccio fatto di competenza, curiosità e capacità di guardare avanti che ha contraddistinto Giuseppe Catarin e che, attraverso questo Premio, vogliamo trasmettere alle nuove generazioni. Il bando è aperto a tesi di laurea triennale, magistrale o magistrale a ciclo unico dedicate al settore vitivinicolo del Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento. Tra gli ambiti individuati figurano viticoltura ed enologia, sostenibilità ambientale e cambiamento climatico, economia e marketing del vino, diritto vitivinicolo e tutela delle denominazioni, comunicazione, turismo e valorizzazione del paesaggio, innovazione tecnologica e digitale, filiera vitivinicola e competitività dei territori. Potranno partecipare i laureati che abbiano frequentato corsi di studio con sede didattica in Veneto, Friuli Venezia Giulia o Provincia autonoma di Trento e discusso la tesi nel periodo compreso tra il 1° ottobre 2024 e il 31 ottobre 2026. Particolare attenzione sarà riservata all’originalità e al rigore scientifico, all’utilità e applicabilità dei risultati per la filiera, al contributo allo sviluppo del territorio viticolo e del sistema delle Indicazioni Geografiche e alla coerenza della ricerca con il settore vitivinicolo del Nord-Est. Le candidature dovranno essere trasmesse entro e non oltre il 16 novembre 2026 all’indirizzo info@dellevenezie.it, allegando la documentazione prevista dal bando, consultabile a questo link. Il vincitore potrà essere coinvolto nelle attività istituzionali del Consorzio attraverso la presentazione dell’elaborato in occasione di eventi o iniziative dedicate, trasformando così il Premio anche in un’occasione di diffusione e condivisione delle conoscenze sviluppate in ambito universitario. Per informazioni è possibile rivolgersi alla Segreteria del Consorzio DOC Delle Venezie, tel. +39 045 4943850, e-mail info@dellevenezie.it. La Redazione
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Dalle mete iconiche ai territori diffusi: la marca trevigiana si qualifica come destinazione del turismo delle esperienze Arrow Right Top Bg

12 Settembre, 2026

Dalle mete iconiche ai territori diffusi: la marca trevigiana si qualifica come destinazione del turismo delle esperienze

  Fondazione DMO Marca Treviso coordina il racconto della Marca Trevigiana   Sempre più viaggiatori scelgono esperienze autentiche, itinerari slow, destinazioni da vivere e non luoghi da consumare rapidamente. In questo scenario, la Marca Trevigiana si propone come uno dei territori più interessanti del panorama turistico italiano, grazie a un’offerta diffusa che unisce cultura, paesaggio, enogastronomia, outdoor e tradizione produttiva. I report dell’industria turistica certificano un cambio di paradigma: secondo l’Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano, le esperienze rappresentano un elemento centrale nelle vacanze leisure, tanto che per oltre l’80% dei viaggiatori costituiscono il principale fattore di scelta della destinazione. Presidente di Fondazione DMO Marca Treviso, Giulia Casagrande. La Marca Trevigiana non è un singolo luogo da visitare, ma un territorio da attraversare: la nostra sfida è raccontarlo come un’unica destinazione, capace di mettere in rete città, colline, campagne e comunità senza perdere l’autenticità di ciascuna. Dietro a un luogo riconoscibile c’è un lavoro di regia e di fiducia tra pubblico e privato: la Fondazione esiste per dare a tutti gli attori gli strumenti per crescere insieme, mantenendo al centro le persone e le realtà locali. A guidare lo sviluppo e il posizionamento della Marca Trevigiana è Fondazione DMO Marca Treviso, il soggetto di riferimento per la gestione integrata della destinazione turistica Marca Trevigiana. Costituita come fondazione di partecipazione e operante senza scopo di lucro, coordina istituzioni, imprese, operatori e comunità locali con l’obiettivo di costruire una destinazione riconoscibile, competitiva e sostenibile sui mercati nazionali e internazionali. In un’epoca in cui il turismo evolve dalla logica delle singole attrazioni a quella delle esperienze integrate, la Fondazione svolge il ruolo di cabina di regia del territorio: definisce strategie, sviluppa prodotti turistici, promuove la destinazione, supporta eventi, favorisce la collaborazione tra pubblico e privato e valorizza l’identità della Marca Trevigiana attraverso una visione condivisa. La Marca Trevigiana rappresenta infatti un modello di turismo diffuso, dove il valore non si concentra in una sola icona, ma emerge dalla relazione tra paesaggi, comunità, produzioni e patrimoni culturali. Dalle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene Patrimonio UNESCO alle Ville Venete, dai borghi storici e le città murate alle esperienze in natura tra il Sile, il Piave e il Monte Grappa, passando per il cicloturismo con i grandi percorsi interregionali e internazionali, l’enogastronomia con le sue eccellenze DOP e IGP e la cultura del saper fare, dalle mani degli artigiani agli imprenditori conosciuti a livello internazionale, il territorio offre una pluralità di esperienze capaci di dialogare con le nuove esigenze del viaggiatore contemporaneo. Teresa Colombara I numeri ci raccontano una destinazione vivace e sempre più internazionale, ma il nostro lavoro è trasformare il paesaggio in esperienze concrete. Ogni elemento del territorio diventa una narrazione unica: le città murate, le ville venete e i borghi raccontano la nostra vocazione culturale; la tavola quella enogastronomica; le vie d’acqua del Sile e del Piave alimentano le esperienze all’aria aperta; mentre i distretti produttivi aprono al turismo esperienziale. È così che un territorio diffuso diventa una destinazione da scoprire per connessioni, al proprio ritmo. I risultati confermano la solidità di questo percorso. Nel 2025 la Marca Trevigiana ha registrato oltre 1 milione di arrivi e più di 2,18 milioni di presenze, raggiungendo il dato più elevato della propria storia recente. Particolarmente significativo il peso della componente internazionale, con gli arrivi stranieri che hanno superato quelli italiani e oltre 1,12 milioni di presenze provenienti dall’estero. Numeri che testimoniano la crescente attrattività di una destinazione capace di intercettare i grandi cambiamenti del mercato turistico: maggiore attenzione alla sostenibilità, mobilità lenta, esperienze immersive e contatto diretto con le comunità locali. In questo contesto, Fondazione DMO Marca Treviso si conferma il soggetto che rende leggibile e accessibile la complessità della Marca Trevigiana, trasformando un patrimonio diffuso di luoghi, competenze, tradizioni ed esperienze in una destinazione coerente e competitiva. Perché oggi il turismo premia le destinazioni capaci di raccontarsi attraverso esperienze e connessioni. E la Marca Trevigiana rappresenta uno dei territori più interessanti in cui leggere questa evoluzione del viaggio contemporaneo.  FONDAZIONE MARCA TREVISO Fondazione DMO Marca Treviso è il soggetto di riferimento per la gestione integrata della destinazione turistica Marca Trevigiana. Opera come Destination Management Organization (DMO) con l’obiettivo di coordinare, promuovere e valorizzare il territorio attraverso una strategia condivisa che mette in rete istituzioni, imprese, operatori turistici e comunità locali. Attraverso attività di destination management e destination marketing, la Fondazione sviluppa prodotti turistici, supporta la promozione della destinazione, favorisce la collaborazione tra pubblico e privato e contribuisce alla crescita sostenibile del turismo. La sua missione è rendere la Marca Trevigiana una destinazione sempre più riconoscibile, competitiva e attrattiva sui mercati nazionali e internazionali, valorizzandone il patrimonio culturale, paesaggistico, enogastronomico e produttivo. La Redazione
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Conclusa la prima vendemmia Piwi d’Abruzzo Arrow Right Top Bg

12 Settembre, 2026

Conclusa la prima vendemmia Piwi d’Abruzzo

  Nel vigneto sperimentale dell’Istituto Ridolfi di Scerni raccolte le uve delle 18 varietà resistenti.  Il progetto è promosso dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo con una qualificata partnership.   Il presidente del Consorzio Nicodemi: “Una sfida enologica e di sostenibilità”
L’assessore regionale all’Agricoltura Imprudente: “Ricerca ed innovazione per la viticoltura abruzzese del futuro” Dalla vigna al vino per capire se i vitigni resistenti possono rappresentare una risorsa per la viticoltura abruzzese. È terminata, a Scerni, la prima vendemmia sperimentale di vitigni Piwi, coltivati presso l’azienda agraria dell’Istituto Tecnico Agrario “Cosimo Ridolfi”. Si tratta del primo raccolto di un progetto che studia il comportamento di varietà resistenti alle principali malattie fungine della vite e verificarne, nel tempo, l’adattamento al territorio, le caratteristiche produttive e il potenziale enologico e che il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo promuove e finanzia dal 2024. La vendemmia, iniziata lo scorso 29 luglio, arriva al terzo anno dall’impianto del vigneto e apre una fase importante della sperimentazione: le uve raccolte a Scerni sono state sottoposte a microvinificazione. I vini ottenuti, insieme ai dati agronomici raccolti in campo, forniranno ulteriori elementi per valutare il potenziale delle singole varietà. Nel vigneto sono presenti 18 varietà: Bronner, Charvir, Fleurtai, Johanniter, Kersus, Palma, Pinot Iskra, Sauvignon Nepis, Sauvignon Rytos, Solaris, Sauvignier Gris, Cabernet Eidos, Nermantis, Pinot Kors, Pinot Regina, Sevar, Termantis e Volturnis. Il lavoro di monitoraggio è stato guidato dall’agronomo Fausto Cimini, che ha seguito la crescita di dieci piante per ciascuna cultivar, contrassegnate individualmente, effettuando rilievi tecnici settimanali dalla fase di gemma cotonosa fino alla maturazione. Sono stati registrati i principali parametri fenologici e produttivi: germogliamento, fioritura, allegagione, invaiatura, numero di germogli e grappoli, fertilità delle gemme, posizione del primo grappolo sul tralcio, peso dell’uva, numero e peso dei grappoli e peso medio degli acini. Un monitoraggio che non si è limitato alla produttività. L’intero vigneto è stato infatti osservato anche dal punto di vista fitosanitario per verificare la risposta delle varietà a peronospora e oidio, le due principali patologie fungine per le quali i Piwi sono stati selezionati. Secondo la relazione tecnica, tutte le piante osservate hanno mostrato completa resistenza alle due patologie. “Quella dei vitigni resistenti è una sfida enologica, ma anche una sfida di sostenibilità, che abbiamo scelto di affrontare mettendo insieme partner importanti e competenze diverse – sottolinea Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo -. La prima vendemmia è un passaggio fondamentale perché ci permette di cominciare a confrontarci concretamente con il prodotto della vigna. Da ora saranno le uve e le microvinificazioni a dirci qualcosa in più sul potenziale enologico di queste varietà. Ma il progetto non si esaurisce con una vendemmia: servono anni di osservazione, dati e confronti per capire quali genotipi possano essere realmente adatti al nostro territorio. Come Consorzio, crediamo che la ricerca sui vitigni resistenti sia un investimento strategico poiché la sostenibilità non può essere soltanto una dichiarazione di principio ma deve tradursi in capacità di innovare senza perdere il legame con il territorio. Per questo – aggiunge Nicodemi – abbiamo costruito una squadra con partner importanti, ciascuno con una competenza specifica: dalla scuola all’università del sapere tecnico, dal mondo vivaistico agli enologi, dagli agronomi ai periti agrari. È proprio questa integrazione di competenze che può permetterci di affrontare seriamente una sfida che riguarda l’intera filiera”. “L’avvio della vendemmia Piwi in Abruzzo rappresenta un risultato importante di un percorso che mette ricerca, innovazione e sostenibilità al servizio della nostra viticoltura – dichiara Emanuele Imprudente, vicepresidente della Regione Abruzzo e assessore all’Agricoltura -. La sperimentazione condotta a Scerni ci consente di acquisire dati e conoscenze preziose su varietà che potrebbero contribuire a rendere il sistema vitivinicolo regionale sempre più resiliente e competitivo, riducendo al contempo la pressione delle principali patologie fungine e l’impiego di trattamenti. È un lavoro che richiede tempo, rigore scientifico e capacità di fare sistema, ma che va nella direzione che, come Regione Abruzzo, riteniamo strategica: sostenere l’innovazione in agricoltura senza perdere il legame con le nostre produzioni e con la specificità dei nostri territori. Continueremo a seguire con attenzione questa sperimentazione – conclude l’assessore Imprudente – e tutti i futuri progetti scientifici sul tema, perché i risultati che emergeranno nei prossimi anni potranno offrire nuove opportunità e strumenti alle nostre imprese vitivinicole”. Quella dei Piwi è, infatti, solo una delle iniziative del Consorzio nell’ambito di studi di filiera che, insieme ai vitigni resistenti, vedrà presto l’avvio di altri due filoni di ricerca, uno sulle Tea (Tecnologie di evoluzione assistita) che permettono di generare nuovi cloni migliorati di varietà già esistenti, autoctone oltre che internazionali, meno suscettibili alle malattie e agli stress biotici e abiotici e l’altro dedicato ai vini autoctoni regionali, con l’obiettivo di mettere a disposizione dei viticoltori maggiori conoscenze e, soprattutto, più possibilità di scelta per le future strategie produttive. Il progetto del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo coinvolge infatti l’Istituto “Ridolfi-Zimarino” di Scerni, i Vivai Cooperativi Rauscedo, il CIVIT – Consorzio Innovazione Vite, Assoenologi Abruzzo-Molise, la Federazione Regionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali dell’Abruzzo e il Collegio Interprovinciale dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati di Chieti-L’Aquila. La sperimentazione ha un orizzonte complessivo di almeno 5-6 anni, con almeno tre microvinificazioni e la costruzione, per ciascun genotipo, di un profilo quantitativo e qualitativo completo. L’obiettivo finale è arrivare a disporre di dati sufficienti per valutare le varietà e, per quelle che dimostreranno di possedere caratteristiche adeguate, procedere con l’eventuale richiesta di iscrizione nell’Elenco regionale delle varietà di vite autorizzate in Abruzzo. PER APPROFONDIRE Piwi è l’abbreviazione del termine tedesco pilzwiderstandsfähig, cioè “vitigno resistente ai funghi”. Si tratta di varietà ottenute attraverso incroci naturali tra la Vitis vinifera europea e altre specie del genere Vitis, di origine americana e/o asiatica, portatrici dei geni della resistenza. Gli incroci avvengono attraverso impollinazione, selezione dei semi e successiva selezione delle piante. PIWI NON SIGNIFICA OGM – Le varietà resistenti non sono organismi geneticamente modificati: la loro caratteristica distintiva deriva da un percorso di incrocio e selezione. Il vantaggio agronomico è nella capacità delle piante di difendersi dalle principali malattie fungine, permettendo una significativa riduzione dei trattamenti fitosanitari. Meno trattamenti significa potenzialmente meno prodotti fitosanitari utilizzati, minore esposizione per chi lavora in vigna, maggiore tutela per chi vive nelle aree circostanti, minori consumi legati alle operazioni in campo e una conseguente riduzione delle emissioni di CO₂. La Redazione
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La chiusura, un elemento chiave nell’evoluzione del vino Arrow Right Top Bg

11 Settembre, 2026

La chiusura, un elemento chiave nell’evoluzione del vino

  Uno studio quinquennale condotto in collaborazione con l’Università di Udine conferma le eccellenti prestazioni sensoriali dei tappi Vinolok dopo 36 mesi in bottiglia   Cosa determina il modo in cui un vino evolve in bottiglia? Accanto alle caratteristiche del vino, al processo di vinificazione e alle condizioni di conservazione, anche la scelta della chiusura gioca un ruolo importante. A confermarlo sono i risultati dello studio quinquennale condotto da Vinolok, azienda leader nella produzione di chiusure premium in vetro per il packaging alimentare e delle bevande, in collaborazione con l’Università degli Studi di Udine. Dopo 36 mesi in bottiglia, i vini chiusi con Vinolok hanno evidenziato prestazioni sensoriali costantemente positive, sia nel caso dei bianchi sia dei rossi.
Lo studio, segue l’evoluzione di Pinot Grigio e Pinot Nero nell’arco di cinque anni, mettendo a confronto quattro diversi sistemi di chiusura: Vinolok, tappo a vite, tappo in sughero e quello tecnico. L’obiettivo è analizzare come le diverse soluzioni possano influenzare, nel tempo, l’evoluzione del vino in bottiglia. A 36 mesi dall’imbottigliamento, i vini chiusi con Vinolok hanno evidenziato ottime prestazioni sensoriali su entrambe le tipologie. Nel Pinot Grigio, Vinolok ha contribuito a preservare un profilo equilibrato, caratterizzato da un’elevata qualità olfattiva e da una spiccata piacevolezza, senza evidenze di ossidazione o riduzione. Nel Pinot Nero, ha raggiunto una qualità olfattiva significativamente superiore, mantenendo al contempo un buon livello di freschezza e piacevolezza.
Per i produttori, questi risultati confermano l’importanza della scelta del tappo nel percorso evolutivo del vino: dopo tre anni in bottiglia, Vinolok ha dimostrato di garantire la preservazione di un profilo sensoriale equilibrato e gradevole, tanto nei vini bianchi quanto nei rossi.
Lo studio nasce dall’impegno di Vinolok ad approfondire, attraverso un approccio scientifico, il ruolo dei diversi sistemi di chiusura nell’evoluzione del vino. La ricerca, condotta in collaborazione con l’Università degli Studi di Udine dal maggio 2023, è progettata per proseguire per almeno cinque anni.
Per garantire la massima affidabilità del confronto, i vini sono stati imbottigliati in condizioni controllate. Lo studio combina degustazioni indipendenti e valutazioni analitiche, offrendo ai ricercatori una prospettiva completa sull’evoluzione del vino: non solo ciò che accade dal punto di vista analitico, ma anche come il vino cambia e si esprime nel bicchiere nel corso del tempo. Dott. Piergiorgio Comuzzo e il dott. Franco Battistutta, responsabili scientifici del progetto presso l’Università di Udine (Dipartimento di Scienze Agroalimentari, Ambientali e Animali). Questo accordo rappresenta un’interessante opportunità per rafforzare la terza missione dell’Università ed è un eccellente esempio di come le istituzioni pubbliche e private possano sviluppare una solida cooperazione nella ricerca. Edina Kiss, responsabile tecnico di progetto presso Vinolok. La prova sta nel bicchiere, quindi la qualità del vino deve essere valutata, in ultima analisi, attraverso l’esperienza diretta. Nel nostro approccio di ricerca, è stato fondamentale selezionare i partner giusti e tenere sotto controllo ogni parametro rilevante del processo di imbottigliamento, affinché il confronto finale fosse accurato e non compromesso. Sebbene lo studio sia ancora in corso, i risultati relativi ai primi 36 mesi rappresentano già un’importante pietra miliare. I vini continueranno a essere monitorati nel tempo, accompagnando l’avanzamento del programma quinquennale e permettendo di seguirne l’evoluzione fino al completamento della ricerca.
Per Vinolok, l’obiettivo è contribuire a una maggiore comprensione del ruolo della chiusura nell’evoluzione del vino, mettendo a disposizione dei produttori dati concreti per orientare le proprie scelte e valutare con maggiore consapevolezza le soluzioni più adatte anche alle referenze destinate a un più lungo affinamento in bottiglia. Vinolok Vinolok, con sede nella Crystal Valley nella Repubblica Ceca, sviluppa e produce tappi in vetro di alta qualità per vino, distillati e altre bevande. L’azienda combina le proprietà del vetro con un sistema di sigillatura funzionale per offrire un tappo progettato a preservare l’integrità del prodotto, aggiungendo al contempo un elemento distintivo di alta qualità alla confezione. Con oltre 20 anni di esperienza nello sviluppo di tappi in vetro, Vinolok continua a investire nella ricerca tecnica e nella collaborazione con università e istituti di ricerca specializzati per comprendere meglio le prestazioni dei tappi e l’evoluzione del vino.
Sito web: www.vinolok.com Informazionisull’Università di Udine L’Università degli Studi di Udine promuove lo sviluppo e il progresso della cultura e della scienza attraverso la ricerca, la formazione e la cooperazione culturale e scientifica con istituzioni pubbliche e private italiane e straniere. Il Dipartimento di Scienze Agroalimentari, Ambientali e Animali vanta un’esperienza pluriennale e riconosciuta nella ricerca enologica e
BOHEMIAN GLASS CLOSURE nello studio dell’evoluzione del vino in relazione alle chiusure e alle variabili ambientali. La collaborazione con Vinolok si sviluppa in questo contesto. La Redazione
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Nella cantina storica di Talosa riemerge un mare di cinque milioni di anni fa Arrow Right Top Bg

10 Settembre, 2026

Nella cantina storica di Talosa riemerge un mare di cinque milioni di anni fa

  A Montepulciano, un banco fossilifero del Pliocene è visibile nelle gallerie sotterranee della Cantina Storica. Gli stessi sedimenti marini che hanno dato origine ai suoli da cui nasce il Vino Nobile di Montepulciano DOCG Filai Lunghi.   A quasi cento chilometri dal mare, nel cuore di Montepulciano, è ancora possibile vedere le tracce di un mare scomparso milioni di anni fa. Nelle gallerie sotterranee della Cantina Storica di Talosa, ospitata nei cinquecenteschi Palazzo Tarugi e Palazzo Sinatti, è infatti visibile un esteso banco fossilifero risalente al Pliocene, l’epoca geologica in cui gran parte della Toscana era sommersa dalle acque. Lungo il percorso che conduce alla sala degustazione, scavata nel colle su cui sorge Montepulciano, emergono con chiarezza conchiglie fossili, resti di bivalvi e tracce di antichi organismi marini. Una testimonianza concreta di quando, tra circa 5,3 e 2,6 milioni di anni fa, questo territorio si trovava sul fondo di un mare poco profondo. Ma quei fossili non raccontano soltanto il passato geologico della Toscana. La stessa matrice di sabbie e argille marine costituisce infatti la base dei 33 ettari di vigneti Talosa in località Pietrose, tra i 330 e i 400 metri di altitudine. Nei terreni coltivati a Sangiovese, i ritrovamenti di fossili marini sono frequenti e confermano l’origine pliocenica di suoli che contribuiscono all’identità del Vino Nobile di Montepulciano. Si tratta di suoli di media fertilità, capaci di mitigare gli effetti delle variazioni climatiche e di restituire vini di buona struttura, con acidità sostenuta e un registro sensoriale che richiama l’amarena e la viola. Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano riconosce queste caratteristiche come tratto distintivo della denominazione. Edoardo Mottini Jacorossi, CEO di Talosa Talosa attribuisce queste caratteristiche alla particolare posizione dei propri vigneti, situati nel punto d’incontro tra la componente argillosa e quella sabbiosa del Cru Pietrose. “Il territorio di Montepulciano porta ancora oggi i segni del mare che lo ha formato: lo osserviamo scavando in cantina e lo ritroviamo nella composizione dei nostri terreni. Per la nostra famiglia, che lavora questa terra dal 1972, comprendere l’origine geologica dei suoli fa parte dello stesso approccio con cui selezioniamo i cloni, orientiamo i filari e definiamo l’affinamento più adatto a ogni vigneto. Tra le etichette, il vino che esprime più direttamente questo legame con il territorio è Filai Lunghi, Vino Nobile di Montepulciano DOCG nato nel 2007 da tre vigneti a prevalenza sabbiosa. Secondo l’interpretazione enologica di Talosa, sono proprio i terreni di origine marina a contribuire alla particolare trama sapida che caratterizza il vino e ne accompagna il finale. Nelle annate più recenti emerge una progressione sapida e iodata che accompagna il finale del vino, un tratto che riconduce alla sabbia di origine marina in cui affondano le radici di quei vigneti. La presenza dei fossili rappresenta inoltre uno degli elementi più suggestivi e inaspettati del percorso di visita della Cantina Storica, aperta alle visite dal 2010 dopo un accurato restauro conservativo. Il percorso attraversa ambienti sotterranei che custodiscono grandi botti di rovere e conduce fino alla sala degustazione inaugurata nel 2021, situata accanto a una tomba etrusca del V secolo a.C. Il visitatore compie così un viaggio attraverso epoche diverse della storia di Montepulciano: il tempo geologico dei fossili marini, quello etrusco della sepoltura e quello rinascimentale dei palazzi che oggi ospitano la cantina. Un percorso che mette in relazione l’origine del territorio con il lavoro svolto oggi nei vigneti e in cantina. I fossili conservati nelle gallerie della Cantina Storica raccontano una storia iniziata milioni di anni prima della nascita del Vino Nobile di Montepulciano. Una storia che continua ancora oggi nei vigneti di Talosa e nei vini che da quei suoli prendono origine. Talosa Talosa è di proprietà della famiglia Jacorossi dal 1972. È stata tra le prime aziende di Montepulciano a intraprendere il percorso della qualità che ha contribuito a portare il Vino Nobile di Montepulciano ai vertici dell’enologia toscana e italiana. Negli anni la cantina è cresciuta fino a diventare un’azienda riconosciuta per la produzione di vini d’eccellenza. I vigneti di Talosa si estendono su 33 ettari in una delle aree più suggestive del Cru di Montepulciano, la località Pietrose, a un’altitudine compresa tra i 330 e i 400 metri sul livello del mare, con esposizione sud-ovest. La più antica cantina di affinamento di Talosa è situata nel centro storico di Montepulciano, nei sotterranei di Palazzo Tarugi e Palazzo Sinatti, costruiti nei primi decenni del Cinquecento di fronte al Duomo di Montepulciano. L’ingresso nella Cantina Storica di Talosa riporta i visitatori nel Rinascimento italiano. Le gallerie, interamente realizzate in mattoni, si susseguono tra volte e nicchie che custodiscono le grandi botti destinate all’affinamento dei vini. www.talosa.it https://www.instagram.com/fattoriatalosa/ La Redazione
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Riva degli Etruschi a San Vincenzo (LI) diventa Casa Slow Food della Condotta Slow Food Costa degli Etruschi e consolida il suo progetto di ospitalità, agricoltura e produzione vinicola sostenibile, ristorazione e tutela delle produzioni locali Arrow Right Top Bg

9 Settembre, 2026

Riva degli Etruschi a San Vincenzo (LI) diventa Casa Slow Food della Condotta Slow Food Costa degli Etruschi

  Riva degli Etruschi sarà inoltre l’unica struttura ricettiva toscana e una delle poche in Italia a partecipare a Terra Madre Salone del Gusto 2026   Il Resort Riva degli Etruschi a San Vincenzo (LI) diventerà da settembre 2026 la Casa Slow Food della Condotta Slow Food Costa degli Etruschi. Sarà il Mariva Dune, uno degli spazi della struttura, a ospitare assemblee, conferenze, riunioni e momenti formativi, offrendo una sede stabile alla Condotta e consolidando il rapporto con Slow Food che prosegue da cinque anni. Riva degli Etruschi è una storica realtà con oltre 60 anni di attività, immersa in 35 ettari di parco sulla costa di San Vincenzo. Oltre alle più di 400 sistemazioni, un chilometro di spiaggia privata e sei ristoranti, comprende una tenuta agricola biologica, in cui si producono vegetali, cereali e vini, e una tenuta olivicola, che contribuiscono a dare vita a un modello virtuoso in cui ospitalità, agricoltura e ristorazione sono strettamente connesse. La collaborazione con Slow Food e con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (UNISG) ha preso avvio nel 2021 dalla condivisione di alcuni principi: la tutela della biodiversità, la filiera corta, il sostegno a produttori locali e la diffusione di una cultura gastronomica sempre più consapevole. Questo percorso negli anni ha dato il via a progetti concreti, come la Tenuta Guardamare, azienda agricola di proprietà del Resort, che si estende su 35 ettari dove vengono coltivati con metodo biologico grani antichi e ortaggi destinati alle cucine del resort. A questi si affiancano i vigneti e la produzione dei vini di Riva degli Etruschi, che si avvalgono della consulenza enologica di Attilio Pagli, in un sistema che punta a creare un rapporto sempre più stretto tra ciò che nasce dalla terra e ciò che arriva nei piatti e nei calici degli ospiti del Resort. Tra i progetti più importanti di questo percorso c’è il Carciofo Violetto della Val di Cornia, coltivazione storica del territorio, tutelata dal 2022 dalla Comunità Slow Food. Riva degli Etruschi è tra i pochissimi produttori di questa varietà, che coltiva nella sua Tenuta Guardamare e propone nei menù dei suoi ristoranti. Il rapporto con Slow Food coinvolge infatti direttamente anche la ristorazione. Magù, uno dei cinque ristoranti del resort, è diventato Locale Amico Slow Food, grazie al lavoro con la Condotta e le Comunità locali e alla valorizzazione degli ortaggi provenienti dall’orto e delle materie prime del territorio. Lo stesso principio anima appuntamenti come Vini Bagnanti, manifestazione annuale in cui la proposta gastronomica coinvolge artigiani e produttori locali legati alla comunità Slow Food. Anche il progetto vitivinicolo di Tenuta Guardamare ha trovato sinergia con il mondo di Pollenzo: le annate 2020, 2021 e 2023 del bianco Marittimo sono state accolte nella Banca del Vino di Pollenzo, l’archivio dedicato alla conservazione e alla valorizzazione delle espressioni della produzione vitivinicola italiana. Negli anni Riva degli Etruschi è stata inoltre scelta da Slow Food per ospitare importanti momenti istituzionali, tra cui l’Assemblea Regionale dei Soci Slow Food Toscana e la presentazione della Guida agli Extravergini 2026. La nascita di Casa Slow Food rappresenta quindi un ulteriore rafforzamento di un rapporto che dura ormai da tempo. A consolidare ulteriormente questo percorso sarà, a fine settembre, la partecipazione di Riva degli Etruschi a Terra Madre Salone del Gusto 2026 a Torino (dal 24 al 27 settembre), uno degli appuntamenti internazionali più importanti dedicati al cibo, alla biodiversità e ai sistemi alimentari. Riva degli Etruschi sarà l’unica struttura ricettiva della Toscana e una delle poche realtà ricettive italiane a partecipare alla manifestazione. Il resort sarà presente con un proprio stand e prenderà parte anche ad alcuni momenti delle conferenze ufficiali. Le etichette della Tenuta Guardamare accompagneranno inoltre un laboratorio curato dalla Banca del Vino. Al centro del racconto ci sarà proprio la biodiversità, tema dell’edizione 2026, affrontata attraverso l’esperienza maturata a San Vincenzo che mette in relazione ospitalità, agricoltura biologica, produzione vinicola, ristorazione e tutela delle produzioni locali. Per Riva degli Etruschi si tratta di un ritorno a Terra Madre dopo la partecipazione del 2022, quando la struttura era stata presente con uno stand dedicato al tema della “RigenerAzione”. La nuova Casa Slow Food e la partecipazione a Terra Madre rappresentano così due tappe dello stesso percorso, quello intrapreso da Riva degli Etruschi per fare dell’ospitalità non soltanto un’attività ricettiva, ma uno strumento con il quale tutelare il territorio, sostenere le sue produzioni e diffondere una cultura del cibo fondata sui principi del “buono, pulito e giusto”. Riva degli Etruschi Riva degli Etruschi, a San Vincenzo, sulla Costa degli Etruschi, è una realtà con oltre 60 anni di storia. Il resort si estende su 35 ettari di parco con oltre 8.000 alberi e arbusti e comprende più di 400 sistemazioni tra camere, ville e residence, sei ristoranti, una tenuta agricola biologica e una produzione vinicola sostenibile. Tra le produzioni interne, coltivate nella Tenuta Guardamare che si estende su 35 ettari tra San Vincenzo e Baratti, figurano ortaggi e cereali antichi, Carciofo Violetto della Val di Cornia, Comunità Slow Food, e vigneti per un totale di 6 ettari. L’olio extravergine di oliva nasce invece dagli ulivi della Tenuta Biliotto a Bagno a Ripoli (FI) di 34 ettari con oltre 5000 piante centenarie. La proposta gastronomica si articola nei sei ristoranti del resort: Mariva Dune, dedicato al fine dining; Nautico, con cucina di mare; Mistral, dedicato alla cucina toscana; All’Orto, con una proposta a km 0 legata ai prodotti dell’area agricola biologica; Magù, ristorante e pizzeria, Locale Amico Slow Food, Colto, piadineria agricola con ingredienti a Km0. La Redazione
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