BlendNews

BlendNews è un contenitore di informazioni dedicato al vino. Racconteremo gli eventi, le novità e le curiosità di questo mondo.

 

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8 Giugno, 2023

Vini d'Abbazia

L’Abbazia di Fossanova è uno di quei posti mistici che sembrano apparire dal nulla quando si percorre una semplice strada alberata. Chissà come deve essere stato questo luogo prima del 1163 allorquando iniziarono i lavori dell’Abbazia (ci vollero circa 45 anni per finirla..). Intorno all’Abbazia, governata dai monaci Cistercensi, sorse un meraviglioso borgo che tutt’ora resiste al tempo. Lo stupendo chiostro dell’Abbazia di Fossanova è stato, dal 2 al 4 giugno, suggestivo teatro della manifestazione Vini d’Abbazia organizzata da Upwell, Taste Roots, Confagricoltura, Comune di Priverno, Associazione Passione Vino e Strada del Vino dell’olio e dei sapori della Provincia Pontina. Tante le collaborazione (tra le quali Slowfood  e Slow Wine) e i patrocini (dalla Regione Lazio alla Camera di Commercio di Frosinone e Latina, all’Arsial). Solitamente le manifestazioni degustative sono organizzate all’interno di alberghi più o meno interessanti anche se quasi sempre anonimi. Difficilmente capita invece di assaggiare i vini passeggiando sotto i portici di un chiostro di una chiesta medioevale. Ogni vino rappresenta il lavoro dai monaci, frati o aziende che hanno avuto la fortuna di coltivare le vigne che furono di monasteri e abbazie. La storia del vino e la sopravvivenza della stessa vite la si deve, in buona parte, al superbo lavoro di conservazione e trasporto nei secoli di arditi monaci sparsi in tutto il mondo. Piccoli orti o grandi vigne che i monaci hanno salvato da invasioni, guerre, devastazioni. Questa manifestazione ha avuto il pregio di portare alla ribalta luoghi insoliti per il vino. Spesso riconosciuti solo per la loro spiritualità. Anche se, in fondo, il vino è spirito! Se è vero che l’abito non fa il monaco è senz’altro vero che il vino lo fa il monaco. Vini d’Abbazia dimostra proprio questo. Bellissime proposte sparse per tutto il territorio italiano e una piccola incursione in Francia. Interessante e intelligente l’aver fornito il giusto spazio alle aziende locali che meriterebbero plausi e fortune per la qualità dei loro vini. Un grande plauso agli organizzatori e all’Abbazia di Fossanova per aver intelligentemente concesso il chiostro   NB I miei vini sono nelle stories “Vini d’Abbazia” del mio account Instagram (link sotto) Ivan Vellucci Mi trovi su instagram : @ivan_1969
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23 Maggio, 2023

Vino e arte che passione

Vino e arte che passione è la manifestazione che si è svolta a Roma il 14 maggio 2023 tra i giardini e le meravigliose stanze del Casino dell’Aurora Pallavicini, proprio difronte al Quirinale. Una location che da sola vale la visita. Giornata calda e soleggiata quella del 14 maggio. Peccato che fino alla sera prima piovesse con previsione nefaste per il giorno seguente. Scelta obbligata per gli organizzatori quella di rinunciare allo stupendo giardino per portare all’interno del Casino i banchi di assaggio.
Mai un “piano B” si è rivelato migliore del “piano A”. Gli interni del Casino sono un tripudio di quadri, affreschi, mosaici, statue: concentrarsi sui vini è stato particolarmente arduo. L’eccellente qualità di alcuni di essi ha avuto la meglio sulle bellezze artistiche. Penso infatti alla interessantissima cantina, Pomario, ai profumi dei vini di Colognole, ai Pinot Nero di Nuova Tenuta Paradiso, al Primitivo di Masseria Pavone, ai vini di Paolo e Noemi D’Amico. Insomma tanta piacevolezza e tanto charm che ha pervaso l’intero evento Vino e arte che passione rappresenta qualcosa di unico nel panorama devli eventi enologici romani spesso relegate nelle sale degli hotel. Eppure di luoghi suggestivi a Roma ce ne sarebbero molti. Basta un minimo di capacità. Un plauso agli organizzatori della CT Consulting Events! NB I miei vini sono nelle stories “Vino e arte” del mio account Instagram (link sotto) Ivan Vellucci Mi trovi su instagram : @ivan_1969
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18 Maggio, 2023

Vignaioli Naturali Roma

  Cosa è un vino naturale? Non è difficile da spiegare anche se spesso si fa molta confusione. Semplice da dirsi, difficile da farsi. Perché la semplicità è nel non usare lieviti aggiunti. La difficoltà è la non uniformità dei metodi non essendoci una regolamentazione chiara e definita. Così si crea un mix tra biologico e biodinamico. È un problema? Direi di no. Anzi è un arricchimento. C’è chi usa solforosa (in quantità minima) e chi invece la rifiuta. Chi non effettua filtrazione, chi la esegue in maniera naturale. Chi usa particolari trattamenti in vigna, chi assolutamente nulla.
Insomma una ricchezza che però trova un denominatore comune nel non utilizzo di lieviti esterni e nella naturalità dei processi. Sicuramente senza chimica aggiunta. Grazie a Vignaioli Naturali Roma, quattordicesima edizione della kermesse dedicata ai vini Naturali tenuta a Roma il 6 e 7 maggio nella cornice dell’Hotel Excelsior di Via Veneto, in moltissimi hanno non solo avuto il piacere di degustare i vini, naturali, ma avere quel contatto diretto con i vignaioli. I veri artefici di capolavori. Un grazie a Tiziana Gallo per la sua instancabile attività di preparazione e organizzazione di un evento che continuerà nel tempo.   Nelle foto i vini delle cantine che ho avuto il piacere di visitare. NB I miei vini sono nelle stories “Vignaiolinat” del mio account Instagram (link sotto) Ivan Vellucci Mi trovi su instagram : @ivan_1969
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16 Maggio, 2023

Beviamoci Sud Roma

Beviamoci Sud Roma Il sud. Il sud del vino. Tutto nasce dal sud. Come la vita anche il vino. Eppure. Già, eppure. Perché fare vino al sud non è semplice per una moltitudine di problemi. Si farebbe presto a “buttarla in politica” ma non sarebbe senz’altro sufficiente. Fatto sta che dopo anni di autolesionismo, il sud di Italia sta manifestando grande fermento nell’ambito del vino. Le cantine accanto alla storicità sempre più sbandierata (e meno male!) hanno accostato qualità, ricerca, territorialità. Manca ancora un approccio più marketing al business e forse un po’ più di “sistema”. Manifestazioni come “Beviamoci Sud” organizzata da Andrea Petrini e Luciano Pignataro ha dimostrato quanto di buono ci possa essere al sud. Tante cantine riunite all’ombra del Colosseo nella location dell’Hotel Palatino di Roma. Occasione per incontrare vecchi amici e scoprire interessantissime realtà. Ho assaggiato prodotti che meriterebbero non solo fama maggiore ma anche un prezzo più alto. Perché la qualità andrebbe pagata il giusto prezzo.4 Grazie ad Andrea dunque per organizzare questo evento. Il prossimo anno ancora più nutrito!   Nelle foto i vini delle cantine che ho avuto il piacere di visitare. NB I miei vini sono nelle stories “Beviamocisud” del mio account Instagram (link sotto) Ivan Vellucci Mi trovi su instagram : @ivan_1969
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15 Maggio, 2023

“Wine in Venice” riparte al via le candidature per la prossima edizione!

Inizia oggi 15 maggio la possibilità̀ di candidare gratuitamente le cantine alla seconda edizione di “Wine in Venice” il celeberrimo red carpet del vino che si svolgerà, dopo il successo della prima edizione, a Venezia dal prossimo 20 Gennaio 2024. Sostenibilità̀, innovazione ed etica saranno le discriminanti per partecipare alla manifestazione con l’Associazione Italiana Sommelier della regione Veneto che garantirà la qualità̀ del prodotto nel bicchiere.   Si accendono nuovamente le luci su “Wine in Venice”, l’evento che ha rivoluzionato il mondo del vino. Wine in Venice, ha riunito lo scorso gennaio oltre tremila duecento persone, in tre giornate di kermesse con oltre seicento settanta etichette di vino che hanno sfilato lungo i duecento ventiquattro metri di tappeto rosso, stesi nelle maestose sale veneziane della Grande Scuola della Misericordia e del Cà Vendramin Calergi. Un evento fortemente sostenuto dal Comune di Venezia, che da oggi si prepara per la seconda edizione come dichiara Simone Venturini, Assessore del Turismo di Venezia: “Wine in Venice torna con la sua seconda edizione, una bellissima notizia per la nostra città che è lieta di ospitare di nuovo un evento di grande importanza a livello nazionale. È l’opportunità di sviluppare e approfondire ulteriormente i temi della sostenibilità, dell’etica e dell’innovazione in un settore cruciale per il nostro Paese che spesso si è rivelato apripista nel trovare soluzioni a problemi che investono l’agricoltura e l’industria italiana.” La seconda edizione si annuncia ricca di novità ed andrà̀ in scena dal prossimo 20 gennaio 2024 nella stessa location veneziana, ma la notizia odierna è che inizia ufficialmente oggi 15 maggio 2023 la possibilità̀ di candidare la propria azienda, illustrando non soltanto i propri prodotti vitivinicoli e le rispettive caratteristiche, ma soprattutto sarà̀ importante per le aspiranti cantine, raccontare progetti e risultati nelle tematiche di: etica, innovazione e sostenibilità̀. Sul tema della sostenibilità, sarà fondamentale nella selezione dei requisiti di selezione, l’analisi che riceveremo (alla fine del periodo di candidature) dai professionisti della rete “Vini Sostenibili – Vinrà” che condurranno uno screening su tutte le certificazioni in tema di sostenibilità, approfondendo dettagliatamente i progetti che si candideranno, come dichiarano Paolo Criscione e Maria Dei Svaldi : “Essere sostenibili presuppone “migliorarsi” giorno dopo giorno, individuando buone pratiche ovvero azioni quotidiane per il nostro futuro e per la salvaguardia del Pianeta. Poter comunicare la sostenibilità con testimonianze di aziende e i loro prodotti sostenibili in un contesto così rappresentativo come Venezia, diventa non solo un’opportunità ma un dovere al fine di contribuire alla diffusione di un cambio di paradigma che dovrà raggiungere sempre più persone e territori. Wine in Venice oltre ad essere il punto d’incontro di aziende vitivinicole sostenibili, è una vera e propria missione! Diffondiamo la sostenibilità per migliorare noi stessi e il Pianeta.” La candidatura è semplice, solo online, compilando il form dedicato sul sito wineinvenice.com Saranno Etica, Innovazione e Sostenibilità le tre discriminanti che selezioneranno i giurati dalla fine del prossimo luglio, per arrivare poi ad assegnare le venti Wine Wild Card che garantiranno l’accesso finale alle cantine, una per regione d’Italia, al prestigioso red carpet. Le venti cantine avranno l’onore di sfilare con i propri prodotti a gennaio nel suggestivo ed unico scenario della Grande Scuola della Misericordia di Venezia e nello storico palazzo del Cà Vendramin Calergi ed in tutte le location satellite della città lagunare. La qualità̀ del prodotto, dal punto di vista organolettico, sarà̀ garantita anche per la seconda edizione dall’autorevolezza e dalla professionalità̀ di AIS (Associazione Italiana Sommelier) grazie all’accordo con AIS Veneto, una garanzia di qualità̀ nel bicchiere e partnership strategica per la corretta riuscita della manifestazione come dichiara il presidente di AIS Veneto dott. Gianpaolo Breda: “Grande onore per AIS Veneto essere nuovamente partner in questa seconda avventura di Wine in Venice a gennaio 2024. Lo splendore della città lagunare nuovamente a servizio della cultura del vino e i sommelier pronti a raccontarla. Una grande occasione per cogliere l’essenza di una produzione sempre più sostenibile, attenta all’innovazione e all’etica con importanti personaggi legati al mondo del vino; degustazioni, talk show, walk around tasting, premiazioni. I sommelier di AIS Veneto vi aspettano numerosi per questa nuova avventura in una delle città più belle del mondo. Evviva la cultura del vino!” Venti cantine dicevamo che rappresenteranno ognuna la propria regione di appartenenza, un vero premio al duro lavoro in vigna che ogni anno per situazioni economiche e climatiche diventa sempre di più eroico, un vero premio perché́ non sarà̀ richiesta nessuna quota di partecipazione alle cantine selezionate. La giuria che voterà̀ le cantine sarà̀ poliedrica e composta da importanti figure sia del mondo del vino che di spicco in campo di: etica, sostenibilità̀ ed innovazione. Sveleremo prossimamente la giuria completa, ma vi anticipiamo la dichiarazione del presidente di giuria Luca Ferrua direttore di “Il Gusto” verticale del gruppo Gedi dedicata a Food&Wine, media partner dell’evento: “La seconda edizione di Wine in Venice consoliderà ancora di più l’evento come salotto del vino italiano, diventa punto di confronto e riferimento per tutte le realtà che raccontano il vino con qualità ed eleganza. La seconda edizione poi valorizzerà ancora di più la forza propulsiva di Venezia che per storia e tradizione dialoga con tutto il Mediterraneo in uno scambio di cultura ed esperienze unico.” La data da segnare in rosso sul calendario sarà il 15 luglio, il giorno nel quale gli organizzatori (Winetales, Beacon, Venezia Unica e The Media Company) insieme al media partner “Il Gusto” sveleranno tutte le novità della seconda edizione in una conferenza di presentazione da non perdere. Le dichiarazioni ufficiali: “Venezia è stato e sarà sempre di più per noi di Winetales, un momento di condivisione e di crescita per cercare di raccontare il vino a tutte le generazioni mettendo al centro della narrazione lo storytelling e l’innovazione” Dichiara Damiano Antonelli, Ceo di Winetales azienda organizzatrice di Wine in Venice. ” Siamo molto contenti di aver creato questo progetto, una grande sfida che permette di valorizzare Venezia ed il suo DNA internazionale, un percorso iniziato lo scorso Gennaio e che adesso vogliamo far crescere ancora di più” Aggiunge Riccardo Rabuffi, Amministratore Unico di Beacon srl azienda organizzatrice di Wine in Venice.   “Siamo pronti a parlare al mondo del vino per il secondo anno, con la forza di un progetto che ha come obiettivo quello di far crescere questo comparto produttivo” Conclude per gli organizzatori Alessandro Bartolini, Amministratore Unico di The Media Company Store srl, azienda organizzatrice di Wine in Venice.   Lara Loreti coordinatrice Wine&Spirit di “Il Gusto” dichiara : “Il nostro Paese, nel panorama europeo, si distingue per l’attenzione alla terra e alle coltivazioni biologiche. Ed è questa Italia, che sa guardare avanti e innovare, nel pieno rispetto dell’ambiente e dell’etica, che vogliamo portare e “degustare” sul Red Carpet veneziano. Del resto, è in questa direzione che sta andando anche il mercato: da un’indagine condotta da Nomisma-Wine Monitor, risulta che un italiano su due sceglie vino biologico. Ed è lì che si concentrano, con trend crescente, anche i gusti dei consumatori all’estero”.   Francesca Pagnoncelli Folcieri, direttrice scientifica di Wine in Venice ci tiene a sottolineare che: “La seconda edizione di Wine in Venice riparte dai principi di etica, innovazione e sostenibilità, veri pilastri su cui costruire il futuro prossimo.  Come lo scorso anno 20 cantine saranno ospitate gratuitamente all’evento, scelte da una selezionata giuria per dare voce alle realtà vitivinicole virtuose, che possano essere da esempio per le buone pratiche già adottate. Con i wine talk si continuerà poi il dibattito, iniziato lo scorso anno, su come promuovere una cultura consapevole de vino, che sia capace di fare da bussola nel nuovo contesto storico, sociale ed economico in cui ci troviamo ad operare.” La redazione di Winetales Magazine 
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11 Maggio, 2023

Un coraggioso Metodo Classico

Un coraggioso Metodo Classico mi fa uscire dai confini di Siena e della Toscana diretta verso la vicina Emilia Romagna. Uno dei re indiscussi di questa terra è il Lambrusco; sicuramente non uno dei vini più corposi o eleganti della penisola italiana, ma proprio grazie al suo animo semplice, sgrassante e piacente, è uno dei vini più venduti in Italia. Oggi vi voglio parlare di una cantina che ha voluto osare e stravolgere un po’ il mondo del lambrusco: Cantina della Volta. Sita a Bomporto di Modena, dagli anni ‘20 del secolo scorso questa realtà si occupa di Lambrusco, ed ora l’enologo Christian è la quarta generazione della famiglia Bellei, fondatrice della cantina. Fin qui nulla di sconvolgente, abbiamo un’azienda di famiglia, un prodotto tipico, e un nome che rimanda al luogo dove sorge, visto che “della Volta” si riferisce alla limitrofa ansa del fiume Naviglio che obbligava le navi dirette verso Modena e curvare, a “voltare” appunto; quel che esce dall’ordinario, è il loro vigorso metodo classico. Per loro passione, dagli anni ‘70 del 1900 la famiglia Bellei produce vini spumanti metodo classico, con uve chardonnay, pinot nero e … Lambrusco di Sorbara. Dopo un’accurata visita in cantina inizia lo spettacolo: un assaggio di nove vini degli undici che producono. Tutti rigorosamente metodo classico, dal Mattaglio – blanc de noirs, blanc de blanc, rosé, brut e dosaggio Zero-, ai Lambrusco di Sorbara, per finire con un tradizionale rifermentato in bottiglia.
Tutti notevoli e tutti interessanti, sebbene tre, a mio avviso, spiccano sugli altri: Il Mattaglio 2019 – dosaggio 0
Circa 60% chardonnay e 40 % Pinot nero, resta dai 24 ai 36 mesi sui lieviti.
Qui è facile che io “ci caschi” data la mia sfegatata passione per il metodo classico pas dosé.
Davvero un ottimo prodotto, un’acidità presente e costante ma mai dominante, un agrume fresco che lascia una nota finale di limone molto piacevole e una mineralità davvero gradevole.
Inutile dire che lascia la bocca “pulita”, pronta per l’eventuale boccone o per godersi il retrogusto “limonso”.
Nella mia classifica da 1 a 5 stelline, questo ha guadagnato 4 stelle piene! Altro prodotto di spicco della cantina è il Rosè lambrusco di Sorbara Brut 2016. Non so se è perché inaspettato o se è stato avvantaggiato dall’ordine col quale abbiamo degustato i vini, ma questo, nella mia personale classifica, si è aggiudicato 4 stelle e mezzo! Piacevole e piacente, equilibrato, con una buona struttura acida e un interessante persistenza, ha, in più del precedente, un ottimo bouquet che regala profumi fruttati e floreali che, portando il calice alla bocca, preparano e incuriosiscono prima di tutto il naso. Amareggiata di non aver potuto provare il Brutrosso, un altro Lambrusco di Sorbara Brut che credo avesse qualcosa da dire – ma che tornerò per assaggiare non appena riapparirà in linea-, ora è tempo di tradizione. Rimosso Lambrusco di Sorbara rifermentato in bottiglia
Chiudiamo con un classico della zona, tornando ai canoni della produzione vinicola locale.
Di primo acchito, devo essere estremamente sincera, non mi ha fatto battere il cuore.
Forse perché era il nono vino, o forse perché è piuttosto lontano dai suoi fratelli metodo classico.
Al naso molto diverso, note di frutta rossa spiccate e a tratti pendenti verso un frutto sciropposo, mentre in bocca rimane più lineare, senza far spiccare nessuna nota particolare. Quasi quasi mi stava deludendo, quasi quasi stavo assegnando due stelline scarse, ma poi, eccola: la mortadella – a.k.a. mortazza – è giunta al tavolo.
Bella, grassa e con un sapore avvolgente per tutto il palato…le papille bramano qualcosa di fresco, qualcosa di secco, qualcosa di leggermente e delicatamente fruttato e “SBAM”, il Lambrusco rientra in scena, questa volta a gamba tesa e senza timori.
Basta un sorso per far si che la sua schiumetta, così consistente e bianca che la mia mente da guida turistica mi riporta alle onde del mare raffigurate nella Venere di Botticelli, pulisca e rinfreschi palato, senza cancellare l’aroma della mortadella e lasciando il posto alla soddisfazione.
Alla fine, il Rimosso si è meritato le sue 4 stelline piene! Non esistono vini buoni o cattivi; esistono situazioni adatte, momenti consoni e abbinamenti giusti.   A cura di Ambra Sargentoni. Se vuoi sapere di più su di me scopri il mio sito    
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I titolari delle aziende coinvolte a bordo di un'auto decappottabile con alberi da frutto sullo sfondo. Arrow Right Top Bg

12 Aprile, 2023

Il tappo a vite in Italia - Nasce un nuovo movimento: gli Svitati

Svitati a chi? – I pionieri del tappo a vite in Italia Avete letto bene. Per la prima volta, cinque produttori tra i più premiati e conosciuti in Italia si sono riuniti per raccontare il loro modo di fare vino e soprattutto di tappare le bottiglie. Un movimento, il loro, contro i pregiudizi che spesso accompagnano questa tipologia di chiusura. Franz Haas, Graziano Prà, Jermann, Pojer e Sandri e Walter Massa. Queste le aziende, cinque realtà d’eccellenza e pioniere del tappo a vite in Italia. Le basi del gruppo sono state poste già negli anni ’80 (quasi quattro decenni fa) quando le cinque cantine hanno iniziato a riflettere sul possibile utilizzo di tipologie di chiusure alternative. Il loro sguardo avanguardista si è poi spostato verso le nuove frontiere del vino che in quel momento già si stavano facendo largo negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda. Sono seguiti anni di viaggi, degustazioni, confronti e giri di vite, ognuno con la propria esperienza. Mario Pojer pensò a un certo punto di “sigillare la bottiglia con la fusione del vetro come fosse una fiala per non lasciar passare l’ossigeno”. Graziano Prà ebbe invece una rivelazione ad Aspen in Colorado assaggiando un Sauvignon Blanc imbottigliato con tappo a vite e venduto a 30 dollari. Un primo segnale che il pregiudizio stava iniziando a tramontare. Il tappo a vite Ciò che ha portato i cinque Svitati alla scelta del tappo a vite è l’obiettivo che sta dietro al suo utilizzo. Il fine ultimo è il perfetto mantenimento di quelle qualità organolettiche del vino tanto ricercate e valorizzate dal lavoro in vigneto e in cantina. Grazie alle sue caratteristiche, questa tipologia di tappo permette infatti una micro-ossigenazione costante, preservando il vino e garantendo un’elevata omogeneità qualitativa. Questo anche nel caso di vini destinati a una lunga permanenza in bottiglia, contribuendo a un loro corertto invecchiamento. “Siamo cinque aziende che cercano la precisione fin nei minimi dettagli. Scegliamo i vitigni che più ci rappresentano e le uve migliori e in cantina abbiamo tutto quello che ci può aiutare a produrre un vino di un’altissima qualità. Ma soprattutto abbiamo a disposizione il tappo ideale per mantenerla. Ecco perché non possiamo non approfittarne. La precisione che abbiamo sempre ricercato è, oggi, anche un atto dovuto nei confronti del pubblico e del vino”. Questo il commento all’unisono dei produttori. Studi e sperimentazioni supportano la scelta del tappo a vite. Il professore Fulvio Mattivi, ricercatore della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, è intervenuto accanto al gruppo de Gli Svitati a sostegno dell’utilizzo del tappo a vite in Italia. Nel’occasione, Mattivi ha riportato le analisi dell’Australian Wine Research Institute che, già nel 1999, ha condotto le prime interessanti sperimentazioni su quattordici diverse tipologie di chiusure del vino compreso il tappo a vite. Lo studio ha dimostrato una permeabilità all’ossigeno molto più bassa di altre tipologie di chiusura e variabile a seconda del rivestimento utilizzato all’interno del tappo. “Nelle bottiglie con questa chiusura, a distanza di anni il vino dimostrava un colore ancora brillante e presentava caratteristiche organolettiche ideali. Sia per i vini rossi che per quelli bianchi, in queste degustazioni le bottiglie con tappo a vite erano uguali alle migliori bottiglie con tappo di sughero.” Il tappo a vite diventa quindi segno di attenzione verso coloro che di questi vini si verseranno un calice, ma anche verso tutti i professionisti coinvolti nella filiera. Gli Svitati optano inoltre per questa scelta per la sua sostenibilità. La chiusura è infatti realizzata in alluminio, un materiale rispettoso anche verso l’ambiente. Il lavoro di squadra de Gli Svitati vuole essere il punto di partenza di questo nuovo “movimento” del vino, creato da un gruppo di produttori formatosi spontaneamente. Un messaggio rivolto ad un pubblico che si dimostra sempre più consapevole, ma anche ad amici produttori – sempre più numerosi – pronti a diventare altrettanto “Svitati”.   Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads
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Manifesto della prima edizione di Maremma, terra del Ciliegiolo DOC e di altri Ciliegioli d'Italia, dal 7 all'8 maggio alla fortezza Orsini di Sorano, Grosseto Arrow Right Top Bg

4 Aprile, 2023

Maremma, Terra del Ciliegiolo DOC e altri Ciliegioli d’Italia - Al via la prima edizione

Maremma, Terra del Ciliegiolo Domenica 7 e lunedì 8 maggio appuntamento alla Fortezza Orsini di Sorano in provincia di Grosseto, per una rassegna senza precedenti. L’evento, al suo esordio e dedicato interamente al vitigno autoctono, si terrà il 7 e l’8 maggio alla Fortezza Orsini di Sorano (GR). Alla manifestazione ci saranno banchi d’assaggio, dove sarà possibile degustare il Ciliegiolo di Maremma DOC e di altre parti d’Italia. Il Ciliegiolo DOC di Maremma e altri Ciliegioli d’Italia saranno presentati in una due-giorni durante la quale stampa e operatori del settore avranno la possibilità di degustare i vini delle aziende produttrici di questo speciale vitigno, che saranno a disposizione alla mescita presso banchi d’assaggio. Nella giornata di domenica, su prenotazione, è prevista una masterclass tematica.   Il Ciliegiolo, vitigno di Maremma e d’Italia Dal colore rosso rubino con leggeri riflessi violacei e con sapore e profumo caratteristici che ricordano la frutta matura, il Ciliegiolo è un vino piacevole ed equilibrato, recentemente riscoperto e valorizzato, il cui nome è dovuto al colore dell’acino e agli aromi del vino che richiamano in modo esplicito la ciliegia. A differenza di quanto avveniva in passato, quando veniva utilizzato per il consumo diretto o per preparare vini di pronta beva ma di poca longevità (tanto che, per la maggior parte, le uve venivano vinificate in assemblaggio con altre varietà, in primis il Sangiovese), oggi è perlopiù impiegato in purezza per produrre alcuni interessantissimi vini DOC e IGT del Centro Italia. Coltivazione Viene coltivato in Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Liguria e, in misura minore, in altre zone d’Italia. La maggiore diffusione del Ciliegiolo è comunque in Toscana, dove si contano circa 525 ettari, dei quali quasi il 60% è concentrato in provincia di Grosseto, dove danno vita a numerose etichette della DOC Maremma Toscana Ciliegiolo. Il Ciliegiolo ha una forte sensibilità al terroir per cui è fondamentale piantarlo sui terreni adeguati al risultato enologico che si vuole ottenere. Da questo punto di vista, la Maremma grossetana rappresenta una delle aree più interessanti (se non la più interessante) per questa varietà. Interpretazioni importanti si trovano anche in Umbria, tra l’Orvietano e i Colli Amerini, nell’Alto Lazio e in alcune aree delle Marche. L’iniziativa è organizzata dal Consorzio Tutela Vini Maremma Toscana e dai delegati FISAR sul territorio, con il patrocinio del Comune di Sorano.   Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads
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Bicchieri di vino al tavolo degustazione durante Slow Wine fair 2023 Arrow Right Top Bg

22 Marzo, 2023

Slow Wine raddoppia!

Slow Wine Fair 2023 raddoppia rispetto alla prima edizione. 750 cantine, ovvero il doppio rispetto allo scorso anno! Tant’è che è raddoppiata anche la superficie espositiva, occupando 2 padiglioni dell’ente fieristico per un totale di 20.000 metri quadrati. Più di 100 sono stati i produttori internazionali presenti, la maggior parte da Francia, Cina e Macedonia del Nord. 4.000, invece, le etichette in assaggio tra cui scegliere per il pubblico di appassionati e operatori del settore.  Una novità, l’area espositiva dedicata alla Fiera dell’Amaro d’Italia, promosso da Amaroteca e ANADI, Associazione Nazionale Amaro d’Italia. Altra “prima”, l’area dedicata alle soluzioni tecnologiche innovative in fatto di impianti, attrezzature e servizi connessi alla filiera del vino, veri partner della #sostenibilità.   Alta affluenza Oltre 10.000 gli ingressi, la metà dei quali di operatori del settore. Un folto pubblico che ha potuto apprezzare l’omogeneità dei vini proposti, tutti rigorosamente selezionati secondo i requisiti di qualità definiti da Slow Food nel suo “Manifesto del vino buono, pulito e giusto”. Significativa la presenza di buyer stranieri, selezionati anche grazie alla collaborazione di Italian Trade Agency (Ice) e del Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale (Maeci). Per la maggior parte provenienti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Cina e Germania, offriranno alle cantine presenti interessanti opportunità di accedere a nuovi mercati esteri. Le nove masterclass in programma e gli incontri nella Slow Wine Arena – Reale Mutua e in Sala Opera hanno registrato in generale una buona affluenza di pubblico.  Una Fiera di indubbio successo  «Il successo della seconda edizione di Slow Wine Fair, insieme a Marca, Sana e al Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti che debutterà a novembre, conferma BolognaFiere come il principale polo fieristico per le esposizioni internazionali b2b del settore agroalimentare. Luogo in cui gli operatori non solo fanno business, ma tracciano le tendenze del mercato. Alla luce dei risultati ottenuti dalla Slow Wine Fair sia in termini qualitativi che quantitativi, siamo contenti di aver sposato da subito la felice intuizione di Slow Food, dando spazio e voce a un mondo vitivinicolo che guarda al futuro con coscienza e impegno». Queste le parole di Antonio Bruzzone, direttore generale di BolognaFiere, pronunciate dando appuntamento alla terza edizione che si terrà dal 25 al 27 febbraio 2024.  A cura di  Claudia Riva di Sanseverino
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