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1 Febbraio, 2025

La Prima dell'Alta Langa 2025: aperte le iscrizioni

LA GRANDE DEGUSTAZIONE ANNUALE DELLE ALTE BOLLICINE PIEMONTESI SI TERRÀ ALLA CENTRALE LAVAZZA, A TORINO,  LUNEDÌ 10 MARZO 2025 Sono ufficialmente aperte le iscrizioni a La Prima dell’Alta Langa 2025 la grande degustazione annuale di tutte le cuvée dei soci del Consorzio Alta Langa dedicata ai professionisti del vino, buyer, operatori HORECA e alla stampa di settore. Questa edizione, la settima, si terrà alla Centrale Lavazza a Torino, lunedì 10 marzo 2025, dalle 9:30 alle 17:30. Un omaggio all’eccellenza dell’Alta Langa DOCG Promossa dal Consorzio Alta Langa, La Prima dell’Alta Langa è un’occasione unica per degustare i millesimi attualmente in commercio delle Alte Bollicine Piemontesi: una giornata che celebra l’incontro tra produttori, operatori del settore, giornalisti per la presentazione dei millesimi attualmente in commercio di Alta Langa DOCG. La Centrale Lavazza La cornice della Centrale Lavazza a Torino, un luogo che coniuga design e storia, ospiterà l’edizione 2025 della manifestazione.   Partecipazione La partecipazione all’evento è riservata agli operatori professionisti ed è gratuita, previa registrazione a questo link: https://bit.ly/42xEdXe Informazioni: eventi@altalangadocg.com   La Redazione
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31 Gennaio, 2025

La posizione di Vinarius sul nuovo Codice della Strada

L’associazione delle Enoteche Italiana proclama il suo impegno costante per un consumo consapevole del vino, e per una comunicazione sempre chiara e diretta Le enoteche aderenti a Vinarius, Associazione delle Enoteche Italiahne, da sempre promuovono un consumo consapevole e responsabile del vino, mettendo al centro l’informazione e il consiglio personalizzato ai propri clienti. Il vino, per Vinarius, è un prodotto di qualità che esprime l’autenticità e la tipicità di un territorio. Vinarius pone la massima attenzione alla qualità del prodotto, promuovendo un approccio responsabile che valorizzi il lavoro della filiera produttiva e il piacere della degustazione consapevole. Andrea Terraneo, presidente di Vinarius, riferendosi all’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, che ha generato un acceso dibattito da parte del comparto vitivinicolo. Vinarius ritiene che il consumatore debba essere educato e informato nel modo corretto, evitando interpretazioni errate o allarmismi ingiustificati. A seguito delle recenti modifiche ai valori delle sanzioni amministrative previste per chi supera i limiti consentiti di consumo di alcolici, e non dei limiti legali di alcolemia stabiliti dalla normativa vigente – continua – abbiamo riscontrato una comunicazione non sempre chiara da parte delle istituzioni, che ha generato confusione tra i consumatori. Attualmente, così come prima, la normativa italiana stabilisce un limite di alcolemia di 0,5 g/l per i conducenti di veicoli. Solo per i neopatentati (con patente da meno di tre anni) e i conducenti professionali il limite è fissato a zero mentre sono previste particolari sanzioni per i recidivi. Fin dai primi giorni successivi agli annunci ufficiali, le enoteche Vinarius si sono impegnate attivamente per fornire informazioni precise e corrette, aiutando i propri clienti a comprendere la normativa e a vivere il consumo del vino in modo sereno e responsabile. Vinarius continuerà a promuovere la cultura del vino di qualità, nel rispetto delle normative, delle persone che lavorano nel comparto e dei territori, presidi di eccellenza italiana, con l’obiettivo di diffondere una conoscenza sempre più approfondita e consapevole tra i consumatori.   La Redazione
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20 Novembre, 2024

A Roma il III° Forum Mondiale delle Donne del Vino

Vino: sostenibilità, giovani ed enoturismo al centro della rivoluzione internazionale dei consumi A Roma il III° Forum Mondiale delle Donne del Vino con dodici delegazioni da tutto il mondo collegate online. Presentata un’indagine di Nomisma Wine Monitor su chi saranno i consumatori del futuro e quali opportunità e mercati si apriranno per il settore vitivinicolo  Le nuove generazioni, ma non solo loro, premiano i vini sostenibili, autentici e biologici. Amano viaggiare, visitare le cantine, prediligono un packaging leggero e innovazioni di prodotto come le edizioni limitate. Si assiste a uno switch dei consumi, cambia la geografia. Nonostante una contrazione dei consumi in Europa, numerosi sono i paesi che vedono “la luce” e appaiono in controtendenza così in Stati Uniti, Asia e Australia. È quanto è emerso oggi al III° Forum Mondiale delle Donne del Vino, organizzato a Roma dall’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, che ha affidato a Nomisma Wine Monitor una presentazione su “Vino 5.0: la rivoluzione dei consumi”. Chiamate a raccolta a Palazzo Grazioli le portavoce di dodici associazioni che riuniscono esperte, produttrici e professioniste del vino provenienti da tutto il mondo con cui le italiane, dal 2019 sotto la presidenza di Donatella Cinelli Colombini, hanno costituito un network internazionale e siglato un patto internazionale di collaborazione. Questo importante appuntamento ha offerto una giornata di dialogo per analizzare le tendenze di consumo globali e per condividere strategie volte ad affrontare le sfide e le opportunità del settore vitivinicolo internazionale, esplorando i mutamenti degli stili di vita, le nuove aspettative dei consumatori e il ruolo crescente delle donne come protagoniste di questo cambiamento.  Daniela Mastroberardino, presidente nazionale delle Donne del Vino. Il Forum Mondiale delle Donne del Vino è stata un’occasione straordinaria per confrontarci con chi fa il nostro lavoro nel mondo. Raccolgo e porto avanti l’eredità di Donatella Cinelli Colombini, che ha avviato il dialogo tra le donne del vino a livello internazionale. Abbiamo capito che i tanti cambiamenti che stiamo vivendo, vanno ben oltre l’economia, ma sono legati a delle trasformazioni epocali. Pur da prospettive differenti, il Vecchio e il Nuovo Mondo si ritrovano su tanti temi comuni. Oggi più che mai, costruire una rete solida e collaborativa a livello internazionale è fondamentale per affrontare le nuove sfide e per cogliere nuove opportunità. E in quest’ottica, siamo entusiaste di annunciare un evento unico: una grande degustazione internazionale dei vini delle Donne del Vino del mondo, che si terrà nel 2025. Sarà un’occasione per far conoscere l’eccellenza dei nostri vini, raccontare le nostre storie e rafforzare i legami che ci uniscono. Il futuro del vino si scrive insieme, e noi siamo pronte a farlo. Una prospettiva globale grazie alle Donne del Vino del Mondo Il Forum ha visto la partecipazione online di rappresentanti delle associazioni femminili del vino di diversi Paesi. Moderate dalla giornalista e delegata del Lazio Manuela Zennaro, Ognuna ha portato la propria visione sui cambiamenti in atto nel settore, mettendo in evidenza l’importanza di collaborazioni transnazionali, il ruolo delle donne nel guidare nuovi modelli di leadership inclusiva, particolarmente rilevante nei mercati emergenti. Hanno partecipato: Argentina: Cristina Pandolfi – A.MU.V.A: In Argentina il potere d’acquisto delle famiglie oggi è minore e quindi ne hanno risentito anche i consumi di vino. Negli anni 70 gli argentini consumavano 91,8 litri pro capite; nel 2022 18 litri. I nuovi consumatori sono curiosi e chiedono libertà, freschezza, packaging più leggeri e sostenibilità. Australia: Jane Thomson – Fabulous Ladies’ Wine Society: I giovani cercano i Premium beverage tra i 15 e i 30 dollari. Vogliono sostenibilità e bevono il vino in occasioni sociali. Austria: Heidi Schrock – 11 Frauen und ihre Weine: Nel 2023, abbiamo fatto un sondaggio tra le donne e le notizie sono buone: il 91% conosce i vini austriaci. Le under 30 (83%) bevono vini austriaci. Le donne preferiscono il vino, gli uomini la birra. Crediamo e scommettiamo molto sull’enoturismo.  Canada: Susana Ochoa Vega – Canadian Women’s Wine Association: In Québec la popolazione è più anziana e chiede sempre consiglio su tutto; comprare una casa o un vino, ha sempre bisogno di certezze. I giovani tra i 18 e i 40, invece, seguono i social o siti web. Il 72% consuma il vino a cena, per l’aperitivo preferiscono gli spirits o i cocktail. Sono popolari il cidro e la birra. Il futuro? Vini a basso grado alcolico e vini biologici e naturali. Cile: Cristina Alvarez Gonzalez – MUV Chile: Gli ettari del Cile stanno diminuendo ma i consumi rimangono stabili. I giovani rappresentano l’11% di chi consuma vino e preferiscono vini più facili da bere a basso grado alcolico, più dolci e fruttati. Per le donne resta ancora un importante gender gap: l’87% dichiara di guadagnare meno di un uomo a pari lavoro. Cina: Michelle Liu – Women in Wine & Spirits Award: In Cina il vino rimane un settore molto piccolo rispetto alle altre bevande: rappresenta meno dell’1%,. I giovani sono più attratti da cocktail a base di frutta e altre bevande con molto sapore, sono molto social e questo ha avuto un impatto sui consumi del vino: se il vino vuole raggiungerli, deve arrivare sui social. Sono molto importanti gli acquisti online di vino che hanno superato quelli in negozio. Cresce il consumo di vino bianco e chi compra è soprattutto donna. Croazia: Sanja Muzaferija – Women on Wine: Noi siamo produttori di vino con oltre 134 varietà locali. Sono 188 le donne produttrici su un totale di 1364 vignaioli. Un comparto che vale 6 milioni di euro. I giovani bevono vini più leggeri: rosati, bollicine e orange wine. Georgia: Tamara Gvaldze – Georgian Association of Women Winemakers: I giovani georgiani preferiscono vino rosso (34%) e orange wine (20%). Abbiamo un boom di enoturismo: si prevedono oltre 7 milioni di visitatori nei prossimi anni. La Generazione Z ama i Pet Nats rifermentati in bottiglia. Sono sempre più informati e formati. Germania: Trixi Bannert – Vinissima: C’è una contrattura dei consumi a causa della crisi economica, ma anche di una nuova attenzione alla salute. Si cercano vini più economici. I Millennial sono i maggiori consumatori ma per loro bere vino vuol dire fare un’esperienza. I consumatori più giovani preferiscono i cocktail, il vino per loro è una bevanda troppo complicata per il nuovo lifestyle. Nuova Zelanda: Nicky Grandorge – New Zealand Women in Wine: Nel 90% si consumano vini locali, ma il consumo è sceso del 20% negli ultimi 20 anni. Cosa portano i giovani tra i 21 e i 24 anni a un party? Bevande alternative al vino, possibilmente low alcol. Perù: Carmen Robatty Abrill de Moquillaza – Las Damas del Pisco: Abbiamo un consumo molto alto pro capite di alcol: i peruviani preferiscono bevande dolci e forti. Si bevono vini cileni e argentini ma anche spagnoli. La birra è in cima alla top ten delle bevande consumate. Per i giovani il vino ha costi troppo alti, lo considerano d’élite. Però amano l’abbinamento di vino e cibo, bisogna lavorare in questa direzione parlando loro sui social. Francia: Melanie Pfister, past president Femme de Vin: Vini più leggeri, con alcol molto basso: si scelgono più i bianchi. Stesso discorso sul packaging: sempre meno bottiglie senza sughero, e l’utilizzo di bag-in-box. I giovani e le donne hanno bisogno di più informazione. E le donne portano più innovazione nella comunicazione, comprano e consumano più vino. L’INDAGINE NOMISMA WINE MONITOR NEL DETTAGLIO  Il sistema vitivinicolo italiano: una carta d’identità Durante il Forum sono stati presentati da Roberta Gabrielli di Nomisma Wine Monitor i dati più significativi che fotografano la realtà del settore. Il panorama vitivinicolo italiano si distingue per la sua varietà e frammentazione: 30.000 aziende di trasformazione, di cui 1.800 a carattere industriale. 241.000 imprese agricole impegnate nella fase iniziale della filiera. Un fatturato complessivo di 16 miliardi di euro, pari al 9% del settore Food&Beverage italiano. 7,8 miliardi di euro di export, corrispondenti al 15% del totale Food&Beverage. La filiera del vino dà lavoro a 74.000 addetti diretti, ma il numero sale a 1,3 milioni considerando logistica, distribuzione, ristorazione e turismo enogastronomico. Il mercato italiano è dominato da una miriade di piccoli produttori: le prime 5 imprese generano il 14% del fatturato, mentre le prime 100 coprono il 55%, lasciando ampio spazio ai piccoli artigiani del vino.
L’Italia è il primo produttore mondiale di vino, ma si posiziona al secondo posto per valore delle esportazioni, superata dalla Francia (12 miliardi di euro). Seguono la Spagna, che registra alti volumi ma valori più contenuti. Il cambiamento delle abitudini di consumo Negli ultimi 20 anni, il consumo di vino in Italia è calato da 29,3 milioni di ettolitri nel 2003 a 21,8 milioni nel 2023. Diminuisce il consumo di vino anche in Europa e più in generale a livello globale, tra 2003 e 2023 sono diminuiti di 18 milioni di ettolitri a causa del cambiamento delle abitudini di consumo. Non tutti vedono nero. Si assiste infatti ad uno spostamento dei consumi. Cresce quello in altre aree come Stati Uniti, Asia e Australia. Tuttavia, il fenomeno è accompagnato da un aumento del valore percepito grazie alla riqualificazione dell’offerta e al cambio di mix produttivo: L’incidenza dei vini sfusi è scesa dal 35% al 19%. Il segmento degli spumanti (incluso il Prosecco) è quadruplicato, raggiungendo il 24%. Il prezzo medio all’export dei vini imbottigliati è cresciuto del 70%, passando da 2,57 euro/litro nel 2010 a 4,37 euro/litro nel 2023. Il futuro del vino: sostenibilità, autenticità, enoturismo Il Forum ha evidenziato l’importanza di intercettare i nuovi trend di consumo, in particolare tra i più giovani (Generazione Z e Millennials):  Sostenibilità e packaging eco-friendly sono diventati fattori determinanti nelle scelte d’acquisto. Cresce l’interesse per edizioni limitate e nuove modalità di consumo, come il vino in lattina, particolarmente apprezzato all’estero. Le consumatrici dimostrano una maggiore attenzione alla qualità e agli aspetti salutistici del prodotto. Con un giro d’affari di 2,9 miliardi di euro nel 2023, l’enoturismo rappresenta una risorsa strategica, soprattutto per le piccole aziende. Questo settore sta conoscendo una rapida crescita, alimentato dall’aumento dei flussi turistici e dall’interesse per esperienze autentiche legate al territorio Generazioni e gusti a confronto Il cambiamento degli stili di vita e delle preferenze dei consumatori sta ridisegnando il mercato globale: Millennials e Gen X dimostrano una maggiore attenzione ai vini di qualità, alla diversità regionale e agli aspetti legati alla salute, mentre i Baby Boomers mantengono abitudini più tradizionali. Aumentano i consumatori di vino occasionali (da 45% a 60%). Un fenomeno che interessa in particolare coloro dai 25 anni in su. I consumatori più giovani, in particolare la Gen Z, cercano vini che siano non solo di qualità, ma anche sostenibili, autentici e capaci di raccontare una storia. Necessità di sedurre i consumatori, soprattutto i più giovani con prodotti innovativi ad esempio in Cile più dolci e fruttati.     La Redazione  
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6 Novembre, 2024

Wine Spectator annuncia i 131 produttori di "Vinitaly Operawine 2025"

  La rivista americana del settore vitivinicolo Wine Spectator ha reso pubblico la propria selezione dei 131 produttori di vino italiani per Vinitaly OperaWine 2025 (sabato 5 aprile, Gallerie Mercatali), l’evento di apertura del 57° Vinitaly (Verona, 6/9 aprile 2025). Oggi l’annuncio dei redattori senior Bruce Sanderson e Alison Napjus nel corso di wine2wine Business Forum alla presenza dei vertici di Veronafiere – Federico Bricolo, presidente, Maurizio Danese, amministratore delegato, e Adolfo Rebughini, direttore generale, – e del presidente di ITA – Italian Trade Agency, Matteo Zoppas. Come da tradizione, i 131 produttori della prossima edizione di Vinitaly OperaWine 2025, l’overture della 57^ edizione di Vinitaly (6/9 aprile 2025) sono stati annunciati questa sera nell’ambito del wine2wine Business Forum di Veronafiere e Vinitaly.  Bruce Sanderson e Alison Napjus di Wine Spectator hanno svelato la lista di Vinitaly OperaWine 2025 (in programma alla Gallerie Mercatali sabato 5 novembre) scelti dalla prestigiosa rivista americana alla presenza dei vertici di Veronafiere – Federico Bricolo, presidente; Maurizio Danese, amministratore delegato e Adolfo Rebughini, direttore generale – e del presidente di ITA – Italian Trade Agency, Matteo Zoppas. Vinitaly OperaWine – l’unico evento di degustazione che Wine Spectator organizza al di fuori dagli Stati Uniti – è un’importante collaborazione tra il magazine USA e Veronafiere, rivolto a buyer, horeca e giornalisti internazionali per mettere in risalto le cantine italiane più significative secondo la rivista americana con le loro etichette più iconiche e rappresentative sui mercati mondiali. Per l’edizione 2025 sono 131 le cantine scelte contro 130 nel 2023 e 2022 e le 186 nel 2021 per l’edizione speciale del 10° anniversario. Sono invece due le aziende che esordiranno a Operawine 2025: Borgo del Tiglio e Caprili. L’elenco completo dei produttori vinicoli italiano selezionati da Wine Spectator è disponibile in calce al comunicato e al seguente link: https://www.vinitaly.com/eventi/operawine/.     La Redazione
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21 Ottobre, 2024

Guida Vini d’Italia 2025: l’istantanea del vino italiano secondo Gambero Rosso

Un mondo in fermento costante, proprio come la Guida. 498 Tre Bicchieri, tra cui 52 al debutto al vertice, e la nuova carta dei Vini Rari per raccontare anche piccolissime realtà a tiratura artigianale. 12 i premi Speciali  Sono ormai 38 gli anni trascorsi dal Gambero e dalla sua celebre Guida Vini d’Italia: un lungo viaggio per ascoltare e informare vignaioli ed enologi, imprenditori del vino e semplici appassionati, così come per sviluppare un mercato sempre più largo, consapevole e maturo. Vini d’Italia 2025, pillar della collana guide del Gambero Rosso, continua a fare e farsi strada, innovando un format già molto rodato, grazie anche alle traduzioni in lingua inglese, tedesca, cinese e giapponese. Nella nuova edizione, sempre più ricca, rientrano nel complesso ben 24.772 referenze, a fronte di circa 40mila vini degustati. Spiccano 498 Tre Bicchieri, il massimo riconoscimento, e si distingue in particolare la nuova sezione dedicata ai Vini Rari, voluta per dare spazio anche le realtà vitivinicole più piccole, caratterizzate da una tiratura di bottiglie molto limitata e quindi doppiamente preziosa. Cinquanta grandi bottiglie a tiratura limitata capaci di accendere la curiosità dei collezionisti: veri tesori enologici che passano da prestigiose cuvée affinate per 40 anni sui lieviti, a singole parcelle o vini da meditazione per una carta dei vini davvero unica. Il lavoro che sta dietro alla Guida è immane Commenta Lorenzo Ruggeri, direttore responsabile del Gambero Rosso. Sono orgoglioso di un team di quasi 70 esperti, coordinati dai curatori Giuseppe Carrus, Gianni Fabrizio e Marco Sabellico. Mai come in questo momento è urgente raccontare la bellezza condensata in un buon bicchiere di vino. Non parliamo solo di territorio, paesaggio e valore umano ma di un vero e proprio stile di vita: uno sguardo curioso sul mondo. Dopo aver assaggiato quasi 40mila campioni siamo in grado di scattare una foto ad alta risoluzione del mondo del vino italiano che ha davanti grandi sfide. Un universo di affascinante complessità, in perenne evoluzione. Come la nostra Guida. Non è un caso che Gambero lanci, insieme alla 38° edizione, un nuovo e ambizioso corso dedicato al Vino del Futuro, coordinato dal professore Attilio Scienza, con un programma didattico trasversale, ricco e altamente innovativo per valorizzare un’Italia vitivinicola in un momento di grandissime trasformazioni. Il progetto formativo, articolato in 4 moduli a distanza per un totale di 150 ore di lezioni on demand, oltre a seminari in presenza, rappresenta un viaggio completo della filiera: dalle novità in vigna a quelle del mercato, modelli di business e nuovi linguaggi tra storytelling e mondo digitale. I 12 premi Speciali di Vini d’Italia 2025: Bollicina dell’Anno OP Pinot Nero M. Cl. Pas Dosé Poggio dei Duca ’19 – Calatroni  Un Metodo Classico di straordinaria finezza e tensione gustativa, che inizia ora a esprimere una complessità che si svilupperà con gli anni a venire. Frutti rossi ad ondate, balsamico, offre un carattere a dir poco vibrante e saporito per una persistenza da manuale. Uno splendido esempio di quello che il pinot nero, in questo caso da un’unica parcella a 550 metri di quota nel comune di Rocca de’ Giorgi, può dare in un terroir vocato come l’Oltrepò. Bianco dell’Anno Alto Adige Sauvignon Gran Lafóa Ris. ’21 – Colterenzio Chi pensava che il potenziale di Colterenzio si fosse espresso fino in fondo assaggi questo ulteriore balzo in avanti. Il Gran Lafóa nasce nel vigneto che negli anni Ottanta iniziò la rivoluzione qualitativa di questa cantina e non solo. È una selezione esasperata della porzione di vigna più vocata a questa varietà, a 450 metri di quota, che ci regala un bianco poderoso, intensissimo e allo stesso tempo straordinariamente elegante. Rosato dell’Anno  RGC Valtènesi Chiaretto Antitesi ’23 – Avanzi  Un vino apparentemente delicato e sottile, Antitesi fa parte della nouvelle vague dell’enologia italiana che ha rivoluzionato lo stile e l’immagine del Rosé in Italia. Rivoluzione iniziata in Valtènesi, dove Avanzi realizza questo delizioso Chiaretto a base di groppello: straordinaria facilità di beva, fini note fruttate, tagliente e minerale. Dalla sua ha anche una grande capacità d’evoluzione nel tempo. Rosso dell’Anno  Chianti Colli Fiorentini Molino degli Innocenti Ris. ’19 – Torre a Cona  È stata una scelta impegnativa data la ricca concorrenza, ma abbiamo scelto questo vino perché incarna perfettamente il paradigma del grande rosso, classico e moderno allo stesso tempo. Un vino di struttura ma non imponente, ottenuto da un terroir storico e da un’uva autoctona, tutto giocato sulla profondità, sulla finezza dei dettagli, sull’eleganza. Vino da Meditazione dell’Anno  Moscato Passito al Governo di Saracena ’15 – Feudo dei Sanseverino  Non è la prima volta che la Calabria, e Saracena in particolare, ci regalano grandi emozioni. I fratelli Bisconte hanno firmato un altro piccolo capolavoro: il Moscato ’15 è di spettacolare profondità e complessità, un vero vino da meditazione da scoprire lentamente nelle sue mille sfumature. Progetto Solidale  Lis Neris Alla cantina della famiglia Pecorari – che firma da sempre vini di altissimo livello – fa capo la Fondazione Fancesca Pecorari ONLUS, che da anni è impegnata in progetti di assistenza ai bambini del Myanmar, dell’Andhra Pradesh in India e dell’Uganda. Con il loro contributo fondamentale sono state costruite 34 scuole. Cantina Emergente  Maugeri  L’Etna propone sempre nuove spettacolari etichette e nuove aziende. Quella di Renato Maugeri e delle figlie Carla, Michela e Paola, nel rapido volgere di tre vendemmie si e’ imposta come una delle più significative della denominazione, un risultato che passa dalle vinificazioni per vigna fino a un completo sistema d’ospitalità. E ha grandi progetti di sviluppo. Miglior Rapporto Qualità-Prezzo  Lambrusco di Grasparossa di Castelvetro 7Bio – Settecani  Il premio va a un vino, il delizioso Grasparossa 7Bio, ma soprattutto a una Cooperativa che lavora in maniera esemplare e riesce – grazie all’impegno dei soci e della squadra che la dirige – a realizzare prodotti autentici, che raccontano perfettamente il territorio d’origine e che vengono proposti a un prezzo davvero abbordabile. Premi per la Vitivinicoltura Sostenibile  Resistenti Nicola Biasi  L’introduzione delle nuove varietà “resistenti” in viticoltura ha suscitato un ampio dibattito che è lungi dall’esaurirsi. Nicola Biasi è un enologo dal lungo curriculum che alle parole ha unito i fatti, realizzando e contribuendo a realizzare le più interessanti e innovative etichette con le nuove varietà sotto l’insegna Resistenti Nicola Biasi. Un premio meritatissimo. Cooperativa dell’Anno  Belisario  In un periodo complesso per il sistema cooperativo marchigiano abbiamo voluto rimarcare il lavoro di una realtà solida e virtuosa. Belisario in oltre cinquant’anni di storia ha raccontato il territorio di Matelica con vini dal taglio curato e impeccabile, spesso indimenticabili e capaci di sfidare il tempo. Questo grazie a una squadra competente e appassionata, a una gestione rigorosa e all’impegno corale di tutti i conferitori. Viticoltore dell’Anno  Mario Fontana  Erede di una lunga tradizione di viticoltori, Mario Fontana cura personalmente le sue vigne di famiglia, quelle vigne dove è cresciuto e dove ha appreso i rudimenti del mestiere sin da fanciullo grazie a suo nonno. Se passate dalle parti del vigneto Villero a Castiglione Falletto, probabilmente lo trovate lì con le forbici in mano. Cantina dell’Anno  San Leonardo Da oltre 300 anni la famiglia Guerrieri Gonzaga è custode di questa splendida tenuta, che grazie alla passione e all’impegno in prima persona di Carlo, enologo, e ora di suo figlio Anselmo si è guadagnata una reputazione internazionale per la qualità dei suoi vini. Ma San Leonardo è molto più di una celebre griffe enologica: è un luogo di pace e di bellezza che ha ispirato e continua a ispirare tutti i viticoltori della regione, e non solo. Visitatela e capirete…   Per leggere tutti i Tre Bicchieri, suddivisi per Regione: https://www.gamberorosso.it/tag/liste-tre-bicchieri-2025/   La Redazione
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14 Settembre, 2024

Le Donne del Vino alla Corte di Canova

Esiste un filo invisibile, ma d’acciaio, che lega la mano di uno scultore come Canova al braccio del vignaiolo. Non è solo questione di manualità, ma di quella rara capacità di trasformare la materia grezza — che sia un blocco di marmo di Carrara o un grappolo di Sangiovese — in un’emozione eterna.
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3 Luglio, 2024

Rauscedo, le radici del vino

Chissà perché quando beviamo un calice di buon vino pensiamo a chi lo ha prodotto e mai a chi lavora per fornire ai vignaioli le viti migliori! Ora che ho visitato Rauscedo, centro di eccellenza mondiale di produzione delle barbatelle, ci penserò. Si discute sempre molto di vino e vigne, di territorio e stile ma saltando il passaggio fondamentale, ovvero la qualità a monte, le radici, per così dire. Oggi come non mai, il cambiamento climatico e la domanda crescente di sostenibilità obbligano i vivaisti a trovare nuove soluzioni che aiutino i viticoltori. E non solo loro, anche la produzione delle nocciole e delle mandorle ad esempio risente gli effetti del riscaldamento globale… LA STORIA DI RAUSCEDO Partiamo dall’immediato dopoguerra (la Prima) in una zona povera e martoriata dai combattimenti. Precisamente nel piccolo Comune di Rauscedo ai piedi delle Alpi Carniche. In quel periodo, in tutto il mondo si cercò di trovare una soluzione all’invasione della temutissima filossera, “sbarcata” in Europa a fine ‘800 e in rapidissima diffusione. Dopo che fu individuato il fattore di resistenza in alcune specie di viti americane, si comprese che la strada da percorrere era quella dell’innesto. Si osservò infatti che le specie americane resistevano all’attacco della fillossera all’apparato radicale, mentre la vite europea, responsabile della produzione, non reagiva alle punture nell’apparato fogliare. Così, vennero associate le due caratteristiche, selezionato il portainnesto in base alla resistenza a specifiche avversità (in particolare alla fillossera) e il nesto in funzione della sua adattabilità all’ambiente climatico e alle sue caratteristiche produttive. A Rauscedo si formò una cooperativa di uomini che con tenacia e genialità diedero vita alla prima barbatella in terra friulana. Da qui in poi, tutta la comunità si adoperò per sviluppare questo particolare settore. In un territorio povero ma dotato di una buona condizione climatica e di un terreno adatto alla coltivazione, i primi soci si misero all’opera per produrre e commercializzare le barbatelle, dapprima in Italia e successivamente all’estero. E’ del 1933 il primo listino con i prezzi degli innesti in vendita delle ben 24 varietà a bacca rossa, 16 a bacca bianca, 17 da tavola e 17 portinnesti. Quando si dice “fare la storia”!  Oggi siamo passati a 496 varietà, 480 cloni originali VCR®, esclusiva mondiale di 14 varietà resistenti e 4 portainnesti M, con il 77% di resa media in vivaio.  LA RADICI DELLA RICERCA Cos’è la ricerca se non curiosità e studio al servizio della collettività e di un futuro migliore? La prevenzione, la previsione delle problematiche future per la loro risoluzione non è forse la miglior arma che possiamo utilizzare? In sintesi “prevedere il futuro” ci può aiutare a crearne uno migliore? Incoraggiati dai traguardi raggiunti, i soci di VCR decisero di aumentare gli investimenti sulla ricerca fino a creare, nel 1965, un centro per individuare le migliori tecniche vivaistiche e avviare un proprio programma di miglioramento genetico. La selezione clonale muoveva a quel tempo i primi passi e i Vivai Cooperativi Rauscedo, unica azienda privata a potersi fregiare del titolo di “Costitutore Viticolo”, nel 1969 riuscirono ad omologare i primi 51 cloni della serie “Rauscedo”, ancora utilizzati ai giorni nostri. IL RESEARCH CENTER E LE RADICI NEL FUTURO Inaugurata nel 2019, la nuova sede VCR Research Center accoglie 365 m² di laboratori in una costruzione architettonicamente inserita in modo armonioso nel contesto paesaggistico e caratterizzata dall’autosufficienza energetica. Gli 8 laboratori sono divisi per aree e sono dedicati alla diagnostica sierologica e molecolare, alla microbiologia, alla micropropagazione, alle colture in vitro e alle analisi chimiche. L’estensione totale è di 22,5 ettari. Questi comprendono ben 19 ettari di vigneti, 4 serre riscaldate di 2000 m² e molto altro. Per capire come i VCR siano leader mondiali indiscussi del vivaismo viticolo basta leggere alcuni numeri: 210 soci produttori 80 milioni le  barbatelle innestate all’anno 80 dipendenti 1000 lavoratori stagionali specializzatissimi (la selezione viene fatta manualmente) 35 i paesi nel mondo dove VCR è commercialmente presente  Questi sono alcuni dei dati che mi hanno impressionato maggiormente ma vi assicuro ce ne sono tantissimi altri, più tecnici e non meno significativi, che si trovano nel loro sito e che fanno capire come nel tempo questa realtà ha raggiunto il primato del distretto di produzione di barbatelle più importante al mondo.  Ad esempio, sono 100 le strutture nel territorio nazionale e 24 quelle nei paesi esteri. VCR possiede inoltre il 90% di VCR France (società creata nel 2002 a Nimes) e detiene come società partecipate Agromillora in Spagna, Vitro Hellas in Grecia e Novavine in California. Affida inoltre, tramite licenze di esclusività, la commercializzazione oltre oceano delle proprie varietà e dei propri cloni a Chalmers Nursery in Australia, Riversun in Nuova Zelanda e Bosman Adama in Sud Africa. VCR fornisce al viticoltore un servizio a 360°, dalla fase di progettazione del vigneto all’analisi del terreno, proseguendo con la consulenza post-vendita e affiancando il cliente anche in fase di produzione.  LE MICROVINIFICAZIONI DI RAUSCEDO Credo che sia un ‘unicum’ nel mondo…Cosa? La cantina di vinificazione che può effettuare 600 microvinificazioni all’anno e più di 300 nano-vinificazioni, con annesso laboratorio enologico, per l’analisi e la comparazione qualitativa di cloni, varietà convenzionali e nuove varietà di uve da vino e da tavola. Le innumerevoli vinificazioni consentono una verifica costante delle potenzialità enologiche di tutte le varietà e dei diversi cloni italiani e stranieri oggetto di moltiplicazione. Nell’accogliente sala di degustazione abbiamo avuto la possibilità di assaggiare in anteprima tre microvinificazioni di vitigni resistenti (PIWI). Sauvignon Kretos, gradevole, sapido e ben strutturato Sauvignon Rythos frutti tropicali, buona acidità Pinot Iskra MC, limone, agrumi, buona acidità Una curiosità: alla guida del Laboratorio c’è una donna, la Dott.ssa Elisa de Luca, mentre mentre il CDA è  formato da giovani sotto i 30 anni. Anche i dirigenti sono molto giovani, come ad esempio Yuri Zambon. RAUSCEDO LE RADICI DEL VINO La nostra visita prosegue alla sede storica della Cantina Rauscedo, anche questa una cooperativa nata nel 1951, voluta da 130 soci e ispirata all’esperienza delle cooperative nate intorno alla produzione di barbatelle, come ci spiega con orgoglio Michele Leon.  Inizialmente contava 280 ettari di cui 85% a bacca rossa e 15% a bacca bianca. Oggi la cantina ha due sedi produttive, conta 370 soci e 1900 ettari di superficie, il che la rende la più estesa della regione. I vitigni a bacca bianca sono il  92%, mentre il restante è a bacca rossa.  La cantina è ampia, sobria e dotata delle più moderne tecnologie. Spazi immensi ospitano le cisterne storiche in cemento da 200 a 700 ettolitri termocontrollate, tuttora utilizzate a fianco di quelle in acciaio. Qui si lavorano circa 240.000 ettolitri di vino! Le vigne si trovano nella bassa pianura alluvionale, su terreni sassosi e ciottolosi molto drenanti, in mezzo ai fiumi Tagliamento, Meduna e Cellina. Un suolo simile alle famose Graves di Bordeaux. Tra Prealpi e mare, nel bicchiere si apprezzano la sapidità e, allo stesso tempo, gli aromi intensi e una grande persistenza. Bello il detto locale “L’acqua divide gli uomini, il vino li unisce”. GLI ASSAGGI  Brut Villa Manin (in onore del Doge Manin che depose la Serenissima), Metodo Classico con oltre 32 mesi di affinamento sui lieviti, crosta di pane, intenso ed elegante. Chardonnay, fresco e persistente. Traminer Aromatico, pesca, rosa, ananas. Prodotti di qualità e prezzi accessibili a tutti. Controllare per credere. Una curiosità: il Friulano non è un dialetto ma una lingua riconosciuta dallo Stato Italiano nel 1999. Questa lingua pare che derivi dal latino rustico aquileiese, mescolato a elementi celtici, a cui si sono poi aggiunti numerosi elementi slavi e germanici, in quanto i vari popoli di stirpe germanica (longobardi, goti, franchi, tedeschi) hanno dominato il Friuli per oltre 900 anni. Si chiama ‘clap’, che è anche il nome dei sassi che si trovano nei fiumi. E come lasciare il Friuli senza assaggiare il Frico? Una degna conclusione di una giornata che ricorderò!Un sentito ringraziamento a Lorenzo Tosi (Responsabile Comunicazione e Marketing VCR), Michele Leon (Sindaco di San Giorgio della Richinvelda) e all’amico Mauro Genovese che ha reso possibile tutto questo. Sono Claudia Riva di Sanseverino. Assaggio, degusto, scopro, curioso, provo e condivido. Seguimi su Instagram @crivads
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11 Giugno, 2024

Garda Wine Stories. Il Mediterraneo al Nord

Relazioni forti con il territorio, ricerca della qualità senza compromessi ed un approccio dinamico ai mercati internazionali. Questi sono gli assi da giocare per il Consorzio Garda DOC, ora più che mai determinato a crescere, forte dei suoi numeri: con una produzione di 410.000 q.li di uva nel 2023 (+46% rispetto al 2017), il vino ottenuto nella denominazione ha superato i 287.000 hl e le bottiglie prodotte sono state più di 18.7 milioni, mentre 6 anni fa erano soltanto 5 milioni e mezzo. Sono solo alcuni tra i dati che ho appreso durante l’evento “Garda Wine Stories“, organizzato il 6 giugno alla Dogana Veneta di Lazise, incantevole centro del Garda Veronese. Proprio il Lago di Garda è simbolo condiviso e internazionale del territorio in cui opera il Consorzio Garda DOC, raffigurato nel logo con 10 file di onde che rappresentano i filari dei vigneti sui colli morenici, oltre che naturalmente le 10 denominazioni storiche dell’areale di produzione: Riviera del Garda Classico Valtènesi, San Martino della Battaglia, Lugana, Colli Mantovani, Custoza, Bardolino, Valpolicella, Valdadige, Lessini Durello e Soave. Ne deriva, com’è prevedibile, una base ampelografica ampia e variegata con 8 vitigni principali: quattro a bacca bianca (garganega, trebbiano di Lugana, chardonnay e pinot grigio) e quattro a bacca rossa (marzemino, corvina, merlot e cabernet sauvignon, con tutti i vitigni locali dell’areale a completamento. Una varietà che ben si presta alla flessibilità richiesta da mercati internazionali sempre più dinamici, al centro del dibattito di “Garda Wine Stories”. Il Presidente del Consorzio, Paolo Fiorini, ha aperto la giornata con i saluti istituzionali, lasciando poi spazio al professor Eugenio Pomarici del Centro per la Ricerca in Viticoltura ed Enologia degli Studi di Padova. Il professor Pomarici ha illustrato come la Denominazione Garda stia passando da DOC funzionale ai vini varietali per i vini “popular premium” a scaffale (con prezzi fra i 3 ed i 6 euro) a DOC che riscopre nel proprio nome nuovi obiettivi, verso fasce di mercato più premianti. Attraverso una serie d’interviste a 20 testimoni privilegiati, scelti tra produttori Garda DOC e operatori della distribuzione, anche internazionale, il team di ricercatori da lui coordinato ha messo in evidenza i punti di forza e di debolezza che contraddistinguono il posizionamento dell’offerta Garda DOC, nonché le possibili opportunità e minacce. Principale punto di forza è indiscutibilmente il nome della denominazione “GARDA”, così breve, di facile memorizzazione e subito in grado di evocare le bellezze del lago come bacino turistico. Un secondo potente vantaggio è la presenza di vitigni a bacca bianca internazionali, che soprattutto all’estero facilitano il consumatore nelle scelte d’acquisto. Dalle analisi delle interviste emerge invece come punto di debolezza la mancanza di una specifica identità della Denominazione, derivante sia da un’offerta molto eterogenea che da un posizionamento di prezzo impreciso. Ne deriva che i consumatori acquistano in molti casi Garda DOC non per la denominazione in sé, ma per la varietà, il brand aziendale o la convenienza del prezzo. Il contrasto alla minaccia di operazioni speculative che potrebbero sfociare in una lotta al ribasso dei prezzi di fornitura alla GDO non è semplice, ma un’azione di moral suasion nei confronti degli operatori della grande distribuzione è indispensabile per mantenere l’integrità dell’offerta del Garda DOC. Un’ulteriore tattica potrebbe essere la scelta di focalizzarsi su poche tipologie di prodotto, ad esempio Chardonnay e Pinot Grigio, evidenziando con azioni di comunicazione mirate a cura del Consorzio la vocazionalità dei territori della Denominazione rispetto a questi vitigni. Infine, l’introduzione nel disciplinare di menzioni valorizzanti (superiore, riserva) potrebbe agevolare un posizionamento di prezzo su fasce più premianti anche per aziende senza un marchio forte. Un futuro ricco di sfide ma anche d’imperdibili opportunità si apre, dunque, davanti alla denominazione Garda DOC, che ha sì debuttato sul mercato servendo la grande distribuzione, ma che ora si sta evolvendo anche nel canale tradizionale con prodotti di prezzo più elevato offerti da una vasta compagine di imprese piccole e medie a filiera integrata: sono 250 i produttori verticali e le cantine cooperative che utilizzano la denominazione. L’obiettivo su cui continueremo a lavorare è far capire il ventaglio di opportunità che questa DOC può offrire, muovendoci parallelamente e senza mai entrare in contrasto con le denominazioni storiche che coesistono in questo territorio. La denominazione Garda DOC mira a mettere tutti gli utilizzatori in condizione di sfruttare al massimo quello che questo areale può dare dichiara Carlo Alberto Panont, Direttore del Consorzio Garda DOC.   Adele Gorni Silvestrini Mi trovi su Instagram @adelegornisilvestrini Passi in Cantina
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