20 Giu 2024
Vinodentro

GAVI IS BACK! (“LA” masterclass)

“IL” GAVI

Gavi, un nome che nel Piemonte del Nebbiolo cela quel vitigno Cortese che proprio “cortese” è.

Una enclave bianca nel Piemonte dei rossi.

11 Comuni per una DOCG che racconta un Territorio in cui la geografia marcia al contrario.

Pianure a Nord e montagne a Sud, caldo di sopra e freddo di sotto.

Un Piemonte che è praticamente Liguria e mare.

Terre rosse e terre bianche, ciò che resta del bacino terziario piemontese, terreni più o meno profondi che incidono pesantemente sui risultati in bottiglia.

Un territorio in cui il vigneto è solo parte di un panorama più vasto, quasi intarsi tra boschi e altre coltivazioni, quasi a voler nascondere il tesoro di vini che fanno della propria strapiombante acidità quell’irriverente lama affilata che è la loro arma vincente.

Un’arma bianca che li assimila a cavalieri senza macchia e senza paura, integri, concreti, impavidi nel loro sfidare il tempo senza aromatici giri di parole.

GLI ASSAGGI

Quella proposta da CUCINA & VINI è stata una masterclass pazzesca, a cominciare dal nome “GAVI IS BACK” (che fa in parte riferimento alle alterne fortune commerciali della denominazione).

Una verticale “fuori schema” che coinvolge 8 Aziende e accende lo spot su altrettante annate.

Presentata da Francesco D’Agostino è stato poi Davide Ferrarese, agronomo del Consorzio, a guidarci tra mutazioni climatiche e suoli differenti, inquadrando ciascun vino in un contesto temporale-geografico in cui l’uomo, elemento cardine del concetto di Terroir, è attore protagonista e interprete di un’idea di vino unica e irripetibile.

8 vini da 8 Aziende diverse da 8 annate diverse e una sola, personalissima classifica (conoscevo solo un’Azienda) che Vi invito a confutare per avere un confronto costruttivo in termini di conoscenza.

1. GAVI DOCG DEL COMUNE DI GAVI “CARLO” 2023, MARCHESE LUCA SPINOLA: al naso comanda inizialmente il frutto, dolce di pesca e albicocca, fresco di quasi pompelmo.

Segue una nocciola importante e una sottile pungenza salina.

Sorso succoso, ben fresco, sapido di salgemma e con una piacevole chiusura agrumata.

(84/85 Punti).

2. GAVI DOCG DEL COMUNE DI GAVI ROVERETO “MINAIA” 2020, NICOLA BERGAGLIO: un CRU che alza la voce mettendo subito in chiaro le cose.

Il naso è complesso ma affatto complicato, c’è un po’ di tutto, è praticamente impossibile sbagliare!

Certo le note dolci di pesca e albicocca sono le prime ad alzare la testa ma l’imperiosa spinta minerale gli fa abbassare subito le penne.

E allora ecco gesso, silice (anche bagnata), gli idrocarburi che si fermano al motorino di avviamento e una nota fresca di salvia ad accompagnare quel quid di agrume che non poteva mancare.

L’assaggio è sicuramente di disarmante freschezza e sapidità ma c’è tutto un corteo di dolcezze d’acacia e di zafferano che arrotonda il sorso rendendolo quasi sferico.

Emozionante!

Da bere ascoltando “GOLD” degli SPANDAU BALLET.

(93 Punti).

3. GAVI DOCG “VIGNA MADONNINA” RISERVA 2019, LA RAIA: dalla zona più fresca della denominazione un vino da vigne vecchie e rese ridicole.

Un olfatto variegato che spazia dalle dolcezze di zucchero filato alle piccantezze di zenzero passando per una ammaliante nota di oliva dolce in salamoia.

In bocca non è sapido, è salato!

E quelle note d’agrume che s’avanzano inarrestabili rendono il sorso simile a un Margarita mentre l’ultimo goccio che sporca il calice rilascia note di pietra focaia.

4. GAVI DOCG DEL COMUNE DI TASSAROLO “IL MANDORLO” BIO 2017, TENUTA SAN PIETRO: olfatto orgogliosamente dritto pur nel suo animo carico di dolcezze (contrariamente a quanto l’annata lasciasse supporre).

Propone note di miele e fiori appassiti, una ruffianissima nota di banana e poi un guizzo ribelle di chinotto.

Sorso di grande equilibrio e coerenza con l’olfatto, in cui le dolcezze guidano le danze e la minerale sapidità fa da cavalier servente.

Sicuramente un gran vino ma senza quell’emozione che…

(87/88 Punti).

5. GAVI DOCG DEL COMUNE DI GAVI “MONTESSORA” 2016 (MAGNUM), TENUTA LA GIUSTINIANA: inizialmente un po’ restio ad aprirsi (e certo il formato delle bottiglia non aiuta) regala poi tutto il calore di una annata asciutta sotto forma di dolcezze di frutta disidratata.

Ma l’evoluzione in vetro ci presenta presto un conto del tutto diverso, in cui le voci sono camino spento, grafite, idrocarburi e una ricca componente green che sa di alloro e mughetto.

Il sorso è fresco ma ben centrato sulla sostanza di una frutta che è finita sotto spirito e s’accompagna con le sue dolcezze a una sapidità potente regalandoci note di quasi caramello salato.

La vera sorpresa è la solita “ultima goccia” che qui è addirittura empireumatica.

Da bere ascoltando “TEACH YOUR CHILDREN” di CROSBY, STILLS, NASH & YOUNG.

(92 Punti).

6. GAVI DOCG “VIGNA DELLA ROVERE VERDE” RISERVA 2015, LA MESMA: quando avvicini il calice al naso capisci subito che il gioco si fa duro.

La frutta?

Certo che c’è!

C’è la pera fresca e candita (quella che nel panettone s’accosta al cioccolato) ma, in un quadro che complessivamente potremmo definire vegetale e salmastro, si distinguono fieramente la piccantezza del cemento e una nota sulfurea che…manca solo Belzebù.

In bocca quel frutto viene forse un po’ a mancare ma qui mica stiamo pettinando le bambole!

Questo è un vino di maschia consistenza, poco incline alla piacioneria e, se proprio mentre ci stiamo beando di quella sottile nota fumé ecco che ci stende con un diretto di radice di liquirizia.

Da bere ascoltando “FOREST” dei SYSTEM OF A DOWN.

(93+ Punti).

7. GAVI DOCG DEL COMUNE DI GAVI MONTEROTONDO “10 ANNI” 2011 (MAGNUM), VILLA SPARINA: da una vigna di ottant’anni un naso sicuramente seducente, di complesse dolcezze che spaziano dalla camomilla alla caramella mou passando per miele, zafferano e burro.

Un accenno di fumé e un ché di frutta secca sono le ultime percezioni prima di un assaggio succoso e rotondo, in cui le dolcezze calcano la mano lasciando poco spazio a soffi balsamici e a quella sapidità che stenta un po’ a integrarsi.

Il sorso si chiude tra burro e leggere amaritudini, segnato dalla forse eccessiva piacioneria del legno che è nota appena stonata in un vino di sicuro successo.

(88/89 Punti).

8. GAVI DOCG DEL COMUNE DI GAVI “GG” 2007, PRODUTTORI DEL GAVI: se qualcuno ancora non dovesse credere al fatto che l’unione fa la forza e dovesse pensare che le realtà cooperative (quelle che funzionano, quelle che fanno Qualità) siano una prerogativa del solo Alto Adige beh, ecco qui un vino che dimostra il contrario, a maggior ragione tenuto conto dell’annata di riferimento.

Alla soglia della maggiore età questa bottiglia sembra fatta apposta per sorprenderci.

Un naso di freschezza assurda, che sottigliezze di pesca e quasi banana provano inutilmente ad addomesticare, verde di lattuga e sedano, balsamico di erbe aromatiche infuse come anche la liquirizia che s’appropria del suo spazio sul palcoscenico gessoso.

Il sorso è disarmante.

Non vuole complicazioni, segue l’olfatto e attacca bottone con le morbidezze dolci della frutta lasciando pian piano spazio a tutti gli altri attori della compagnia su quel palco minerale dove, perfettamente allineati, s’inchinano riverenti all’edonismo della nostra sete.

Determinante!

Da bere ascoltando “THE GREAT GIG IN THE SKY” dei PINK FLOYD.

(95 Punti)

Roberto Alloi

VINODENTRO