Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

VINIAMO. L'Edizione 2026 del Wine Testing della Capitale. Arrow Right Top Bg

30 Aprile, 2026

VINIAMO. L'Edizione 2026 del Wine Testing della Capitale.

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 29 Marzo nella ormai consueta location dell’HOTEL CRISTOFORO COLOMBO di Roma si è tenuta la quarta Edizione di VINIAMO, wine tasting organizzato da Minelli wine Events divenuto ormai un appuntamento fisso del vasto panorama romano degli Eventi enoici. Oltre ottanta le Aziende presenti a rappresentare soprattutto l’Italia ma senza vergognarsi di varcarne i confini e oltre trecentocinquanta etichette a disposizione dei wine lovers romani. Masterclass corners per il food di qualità e una postazione dell’Università di Roma che approfittava della situazione per sviluppare un etilometro vocale, sono stati inoltre corollari graditi in una giornata il cui successo è stato decretato dal numerosissimo pubblico accorso. GLI ASSAGGI Beh, come in ogni grande Evento era impossibile anche solo immaginare di poter assaggiare tutto, spazio dunque alle novità (senza dimenticarsi però di salutare le numerose vecchie conoscenze) cercando di dribblare folla e “profumi” fuori ordinanza. Confesso subito che la prima ventina di assaggi sono stati ahimè condizionati dal prevaricante odore di quanto veniva cucinato nella sala d’ingresso che, per quanto “gustoso”, finiva per appiattire irrimediabilmente il contenuto del calice. Comunque, dal non poco in cui ho ficcato il naso ho estrapolato una personalissima “TOP TEN” che, come sempre, Vi invito a -MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC  2021, BURGUS VITAE (ABRUZZO): un Montepulciano cupo e introverso, indeciso se calare l’asso di una frutta comunque “rustica” o lasciarVi lì a rimuginare su quelle note varietali che in troppi cercano di nascondere e che in questo bicchiere hanno uno spazio preciso accanto alle spezie. In bocca è fresco e saporito e, mentre sembra lasciare più spazio alle note di marasca, vive di un impeto tannico non ancora sopito e di un l’allungo gestito da piccantezze speziate e note scure di china e liquirizia. 86+ Punti. – ABRUZZO DOC PECORINO “ORENOVE” 2025, TENUTA FANTON (ABRUZZO): per un attimo naso e cervello mi collegano a un altro vino, poi faccio più attenzione e, scrollatimi di dosso i ricordi, mi lascio accecare dal giallo solare della frutta e delle ginestre fino a quel buffetto di ruvida rusticità che scomoderebbe un brett ricercato ma è solo contadina e sincera riduzione, perfettamente accordata ai graffi di erbe aromatiche, alle freschezze di scorza d’agrume e, ancora giallo, a un accenno di zafferano. In bocca è morbido quanto serve, mostra coerenza e una freschezza che punta i piedi e, poco incline a cedere il passo alla sapidità più marina che minerale con la quale rivaleggia, Vi accompagna per tutto il sorso fino a una chiusura che a ricordi di nespola accosta sospiri mentolati. Alcol? Quanto basta a chiacchiere e risate. Un Pecorino da tenere d’occhio ma soprattutto…a portata di mano. 88 Punti. – CERASUOLO D’ABRUZZO DOC “ORETREDICI” 2025, TENUTA FANTON (ABRUZZO): in perfetto accordo con il Pecorino, dismette il giallo per vestirsi del rosso delle fragoline di bosco, del melograno e affatto dimentico di essere frutto di terra bassa e lavoro, indossa una giacca lisa sfoggiando un garofano con contadina eleganza mentre bretelle vegetali gli sorreggono i pantaloni. Il sorso ne tradisce la genia; Montepulciano nell’animo accosta spigoli di acidità a fruttate morbidezze con irriverente, scapestrata gioventù. Non il mio Cerasuolo ma da non prendere sotto gamba. 87+ Punti – CERASUOLO D’ABRUZZO DOC “BARDASCE” 2025, TENUTA DE MELIS (ABRUZZO): un Cerasuolo che rinfresca il naso e lo spirito. Melagrana, arancia rossa, fragoline di bosco…un sabba di profumi colorati, una danza selvaggia di frutta fresca e croccante. In bocca è pura freschezza, buttata lì con grazia forse un po’ ruvida ma sinceramente contadina epperò… Epperò, nel suo svolgersi, il sorso rivela pienezza e rotondità, mai un cedimento, mai una pausa nel ritmato incedere di sapidità e frutto. Per quanto “genuino” (nel senso di “artigianale”) gli manca un po’ di sostanza ma questo vino è così, superGGiovane, e forse, io che so’ anziano, sono solo invidioso. 87++ Punti. – COLLIO DOC CABERNET FRANC 2021, ZORZON (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Cabernet Franc in cui DNA e Territorio sono legati a filo doppio. Un po’ scontroso (come si addice alla gente di qui), inizialmente celato dietro i rigidi canoni del peperone verde lascia poi che l’aulica aromaticità dell’alloro sia corona al rosso del ribes e al nero della mora e della ciliegia matura. Minerale nell’anima fa salivare il palato con una sapidità profonda e preistorica prima di fare spazio alla fresca succosità dell’arancia rossa e alle profumate piccantezze di un pepe nero appena pestato nel mortaio. 86++ Punti. – OFFIDA DOCG PECORINO “PETRAIAE” 2022, RECCHI FRANCESCHINI (MARCHE): il Pecorino… Quanta strada nei suoi sandali (“quanta ne avrà fatta Bartali…” cit.) da quel 1982 in cui Guido Cocci Grifoni… Qui siamo nella Riserva della Marna, tra i Monti Sibillini e il Mare Adriatico, tra sabbie e argille che respirano ora le frescosità del mezzochilometrosullivellodelmare. Un Pecorino dal fascino medievale, corazzato di erbacee durezze, quelle delle erbe aromatiche, della cicoria, dell’anice, del fieno a maturare ma che cela un cuore di frutta, bianco di pesca e mela cotogna, appena rustico di nespola, calza guanti gentili di petali di rosa ma al fianco ha una spada di pietra focaia inguainata di spezie. Il sorso è lama a doppio taglio, un filo di freschezza d’agrume (pompelmo), l’altro di salina e ciottolosa mineralità, tiene la guardia con morbidezza e struttura e poi fende l’aria, affonda, colpisce, ricordandovi che l’erba tagliata non è quella del campo dell’Armata Brancaleone e che la pietra focaia è quella di un archibugio che non potrà mai rivaleggiare in duello con la nobiltà del ferro. 89- Punti. – OFFIDA DOCG PASSERINA “NOTTURNO” 2014 (MAGNUM), RECCHI FRANCESCHINI (MARCHE): Verdicchio? Riesling (magari Auslese)? No, Passerina! Un dolce abbraccio di ananas maturo, pera e nespola prima dell’affilata lama di mughetto, erba sfalciata, forse cicoria e foglia di tè. E poi quegli scoppi silicei di pietra sbattuta… In bocca è un tiro alla fune tra calore e salina taglienza, un girotondo dolce-amaro tra nebbie di spari pirotecnici. Chi può lo assaggi, chi non può lo cerchi. 89 Punti (con forse un +). – PICENO DOC ROSSO “DONNA EUGENIA” 2020, RECCHI FRANCESCHINI (MARCHE): Sangiovese e Montepulciano “a mezzi” per un olfatto in cui alle prugne e alle ciliegie macerate si accostano ciclamini e lavanda, al muschio e all’humus il tè, al pepe il cuoio e un ché di affumicato che crea l’atmosfera. In bocca è elegante ma mai supponente e se quell’accenno cioccolatoso accenna alle morbidezze ci pensano poi tannini a menare pacche sulle spalle fresco sapide allungando il sorso in un finale boschivo e sottilmente pepato. 87++ Punti. – VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT SAUVIGNON “CLEDA” 2023, BAZZANELLA (TRENTINO): su un naso di ripidissima mineralità si innestano verdi accenti di mela Granny Smith, agrumi, sambuco, foglia di pomodoro e sfalci che hanno appena visto la lama che li recideva. Fresco e decisamente sapido ripropone con cura i descrittori olfattivi dilungandosi nelle sue minerali profondità. Per ora 86+ Punti ma…lo tengo d’occhio. p.s. c’era anche l’annata 2024 che scolpiva nella pietra la propria sapidità dimenticandosi però (peccando di creanza e gioventù) di invitare la frutta alla propria festa. – VALLÉE D’AOSTE DOC SYRAH 2023, D & D FLEURIE (VALLE D’AOSTA): tra visciole, prugne, gelsi e viole appassite si fanno strada, inesorabili, toni scuri di tabacco trinciato forte, humus, cuoio, grafite mentre le bacche di ginepro e i grani di pepe nero sono ghiaia rumorosa sotto i piedi. In bocca la freschezza percepita è più erbacea che balsamica, ben coordinata con il morso tannico e la gustosa, minerale sapidità. Peccato per quell’appena troppo di alcol che, a bicchiere vuoto, ripropone una sensazione iniziale poi dimenticata. Manca forse di quel po’ di mistero che si addice al Syrah, ma è giovane, dategli tempo. 88– Punti. E QUINDI? E quindi, mentre mi corre l’obbligo di dire GRAZIE agli Organizzatori per avermi voluto ospitare ancora una volta e a tutti i Produttori presenti per aver messo a nostra disposizione le loro conoscenze e i frutti del loro lavoro. È stata una giornata molto intensa ricca di spunti di approfondimento e, vabbè…mi scappa di dire pure questo, non priva di quelle imperfezioni in cui solo chi fa rischia di incappare e che nella mia consueta cattiveria vorrei evidenziare perché si possa alzare l’asticella della prossima Edizione. A mio modesto parere la location, certamente collaudata (magari un po’ fuori mano ma dotata di ampio parcheggio e servita da un lodevole servizio navetta) ha mostrato il fianco a oggettivi limiti di capienza relativamente ai tavoli dei Produttori e, soprattutto, al Pubblico; inoltre, come già accennato in precedenza, mi piacerebbe si riuscisse a trovare una soluzione che impedisca agli odori di cucina di invadere la sala e condizionare gli assaggi. Detto questo con intento puramente costruttivo non mi resta che mettere in agenda sin da ora la prossima Edizione di un Evento che ho visto nascere e che so per certo continuerà a crescere come ha fatto di anno in anno Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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A casa di VILLA SIMONE. FRASCATI SUPERIORE DOCG "VIGNETO FALCONIERI" (la verticale). Arrow Right Top Bg

23 Aprile, 2026

A casa di VILLA SIMONE. FRASCATI SUPERIORE DOCG "VIGNETO FALCONIERI" (la verticale).

  Cronaca semiseria di una giornata a VILLA SIMONE: si parte con la scusa di “capire il territorio”, si finisce a parlare di Frascati come se lo si fosse scoperto ieri, quando in realtà è sempre stato lì, sotto il naso di tutti. La verità è che il Lazio del vino sta vivendo una specie di seconda giovinezza: niente magie, solo gente che ha deciso di prendere sul serio quello che ha tra le mani. E nel caso di Frascati, parliamo di un terroir mica banale, suoli vulcanici, escursioni termiche giuste, vigne che sanno il fatto loro. A fare da Virgilio c’è Lorenzo Costantini, che a VILLA SIMONE gioca in casa e non ha bisogno di inventarsi nulla: conosce ogni zolla di terra e la racconta senza troppa retorica, con la sicurezza di chi la lavora da sempre. L’occasione è una degustazione con un certo peso specifico: nel bicchiere arriva il “VIGNETO FALCONIERI”, l’ultimo arrivato, un Cru nato non per fare numero ma per dire la sua (e magari anche alzare l’asticella della Docg Frascati). Il risultato? Un vino che non ci tiene a fare il simpatico a tutti i costi (magari un po’ si) ma punta dritto a rappresentare il territorio per quello che è. Insomma, uno di quelli che mentre lo bevi capisci che dietro c’è un’idea precisa (e pure realizzata bene). IL VULCANO LAZIALE          Seicentomila anni di storia, quasi duemilamentri di altezza, il collasso centomila anni fa (quando si formarono i laghi di Albano e Nemi), venticinquemila anni fa le ultime attività eruttive, uno stato di attuale quiescenza che ci fa vivere ragionevolmente tranquilli (o preoccupati), oltre duecentoottantachilometricubi di materiali emessi nel corso di tre fasi eruttive (ceneri, tufi, lahar, lave…), sessantottochilometri di diametro. Questi i numeri del Vulcano Laziale, un edificio fondamentale per la viticoltura dei Castelli Romani (e non solo) snocciolati con dovizia di particolari da un Lorenzo che non avrebbe sfigurato all’esame di vulcanologia e che dimostra di conoscere come pochi il Territorio, il suolo nel quale affondano le radici delle sue viti, il tufo che custodisce l’acqua, i venti che si incanalano nella Valle del Tevere e accarezzano i grappoli, il ponentino che smuove le foglie e asciuga il sudore della schiena. Sul Vulcano la vite non soffre, cresce libera, adatta al clima, fedele alla sua terra da millenni. VILLA FALCONIERI C’è un luogo dove il tempo si stratifica come il tufo dei suoi colli, dove la terra porta impresso il respiro del tempo e il vento racconta storie antiche di vite e viti. Frascati è il cuore dei Castelli Romani e al suo centro s’innalza Villa Falconieri, custode di segreti millenari e madre di un vigneto che parla con la voce dei secoli. Le sue fondamenta poggiano su una villa romana, silenziosa testimone di imperatori, patrizi e contadini. È la più antica tra le dodici Ville Tuscolane e ogni sua pietra racconta le mani che l’hanno costruita, ampliata, adornata. Nata come Villa Rufina, nel 1546 Papa Paolo III Farnese volle che la ingrandissero e muri, sale e logge sorsero come un canto di marmo e luce. Nei secoli successivi famiglie nobili se la passarono di mano in mano fino a quando Orazio Falconieri nel 1628 volle trasformarla in dimora e simbolo del suo nome. Antonio da Sangallo il Giovane e Francesco Borromini misero la loro arte al servizio delle sue forme, e importanti pittori ne affrescarono le pareti di miti, virtù e gloria. Nel 1733 i suoi giardini e i terreni circostanti cambiarono pelle e la vite cominciò a serpeggiare tra le colline promettendo frutti che raccontassero il sole, la pioggia e il tufo (una stampa della metà dell’800 rappresenta chiaramente la pianta della Villa con gli uliveti e il vigneto che la circondano). Poi vennero i tempi turbolenti. Nel 1907 il barone Ernst Mendelsshon-Bartholdy ne occupò le stanze e la sua storia si intrecciò poi con quella del Kaiser Guglielmo II. Confiscata ai tedeschi al termine del primo Conflitto Mondiale ospitò Istituti Culturali e Ministeri fino a quando nel 1941 il generale Kesselring non la volle sede di quel comando militare tedesco che motivò il bombardamento del 1943 che lasciò cicatrici indelebili nel suo corpo e nel tessuto urbano di Frascati. Restituita allo Stato italiano nel 1959 sopravvisse come silenziosa testimone della memoria (priva però delle zone agricole circostanti, cedute a privati e ben presto riassorbite dagli intrichi del bosco) e dal 2016 ospita l’Accademia Vivarium Novum che promuove lo studio delle lingue classiche e riempie nuovamente di memorie antiche i suoi corridoi. LA FAMIGLIA COSTANTINI E VILLA SIMONE La famiglia Costantini arriva dalle Marche, precisamente da Passo Sant’Angelo, dove una volta si faceva Rosso Piceno senza troppi fronzoli ma con tanta sostanza. Poi la storia prende una piega meno romantica: nel 1936 il fondatore viene a mancare e iniziano anni duri, di quelli in cui più che parlare di vino si pensa a mettere qualcosa nel piatto. A un certo punto Piero e Armando capiscono che lì si tira avanti ma non si cresce, quindi fanno le valigie e puntano su Roma, lasciandosi dietro vigne e ricordi. Nella Capitale si arrangiano come possono, finché non trovano la loro strada tra bottiglie e lattine d’olio: prima un negozio, poi un’enoteca, e infine il colpo grosso del 1972 in una Piazza Cavour destinata a diventare un punto fermo per chi il vino lo prende sul serio (ma senza prendersi troppo sul serio). Intanto Piero ogni tanto torna alle origini e si toglie pure qualche soddisfazione: il suo ROSSO PICENO “LA TORRACCIA” 1968 finisce addirittura tra i migliori 100 vini del mondo secondo Luigi Veronelli. Non proprio l’ultimo arrivato, insomma. Poi entra in scena Lorenzo, che invece di stare alla larga da viti e trattori ci si butta a capofitto con l’entusiasmo di un ragazzino, vendemmia compresa. Studia, “gira…vede gente…si muove…conosce…fa cose” (cit.), fa esperienza un po’ ovunque (California compresa) e costruisce passo dopo passo il suo modo di vedere il vino: meno teoria e più sostanza nel bicchiere. Nel frattempo nasce VILLA SIMONE, nei Castelli Romani, terra vulcanica vera, di quella che ti sporca le scarpe e dà carattere anche al vino. Lorenzo ci torna definitivamente nel 2006, qualche sgomitata all’inizio poi trova il suo spazio e infine…il timone passa a lui. Oggi porta avanti l’azienda con la famiglia, senza troppi proclami ma con le idee chiare: qui la Malvasia del Lazio (Puntinata per gli amici) non è una comparsa, ma la protagonista e su questi terreni regala fuori vini che non fanno solo scena, ma raccontano qualcosa. In sostanza: meno poesia declamata e più verità nel bicchiere (che poi, detto da me che scrivo solo parole) è quello che conta davvero IL VIGNETO FALCONIERI Fu lo zio di Lorenzo (Piero) a intuire per primo il valore di un francobollo di terreno compreso a pochi passi dal centro di Frascati. Qui, all’inizio del secolo scorso sorgeva un vigneto, poi sostituito da un uliveto che, vittima della gelata del 1985 e lasciato in stato di totale abbandono, divenne presto rifugio di sbandati. La sua messa all’asta nel 1998 sembrò coronare il sogno di Piero ma…SEMBRÒ! Ci vollero dieci anni prima che il Tribunale di Velletri ne formalizzasse la proprietà; a seguito dell’esproprio di una porzione di quei 16ha da parte del Comune di Frascati per la costruzione di un parcheggio venne alla luce un tratto di strada romana perfettamente integra che, sembra uno scherzo ma non lo è, attraversa il vigneto e che, pur essendo stato nuovamente interrato, lo divide ora in due parti essendo vietato piantarci sopra; nel 2010 si scopre che il deposito idrico che serve Frascati attraversa “casualmente” quei terreni ed è stato creato abusivamente negli anni ’60; il Comune di Frascati, interessato a quei terreni, propone a Piero, che ha ormai rinunciato al sogno di vederli trasformati in azienda agricola, una permuta burocraticamente impossibile con altri in zona Vermicino; nel 2014 l’area viene bonificata ma gli ulivi sopravvissuti alla gelata sono diventati piante protette e non possono essere estirpati; l’autorizzazione all’impianto del vigneto arriva nel 2015 ma i lavori di scasso (effettuati schivando diversi ordigni bellici inesplosi) rompono una conduttura idrica posta a soli 40cm di profondità e rischia di affogare Frascati… Vabbè, il vigneto nasce nel 2017: 4.5ha (più un altro mezzo ettaro dedicato a vigneto didattico e sperimentale all’interno del quale vengono riproposte tutte le forme di allevamento tradizionali della viticoltura dei castelli romani: vite maritata, alberello, conocchia e capretta e allevati diversi cloni di vitigni locali su differenti portainnesti), 97% di Malvasia Puntinata con un 3% di Trebbiano, Malvasia di Candia, Greco Bombino e Bellone, 5000 ceppi per ettaro e, ovviamente, la possibilità di utilizzare in etichetta la menzione “vigna”. Oggi il Vigneto Falconieri non è solo un terreno coltivato: è il risultato di anni di passione, perseveranza e attenzione alla tradizione viticola del territorio, con l’obiettivo di valorizzare la Malvasia del Lazio e le varietà storiche locali, in un progetto che unisce storia, tecnica e futuro della viticoltura di qualità. LE TRE ANNATE – FRASCATI SUPERIORE DOCG “VIGNETO FALCONIERI” 2019: prima vendemmia, per necessità curiosa, per voglia di toccare con mano il frutto di un’idea, prova d’autore non in commercio (ahimé) e non assaggiabile se non in presenza di Lorenzo (questo mi può stare bene). Una “prova d’autore” che, Robin Hood dei boschi tuscolani, spezza in due la freccia dei Frascati che pensavate vincitori. È un salto temporale, un ritorno ai Frascati che erano, forsanche memoria di quei “Tuscolani” che, ultima spina nel fianco dei Romani, uscirono infine dai propri ripari di “frasche” per fondare la città che dà il nome alla più vecchia Denominazione d’Italia. Un Frascati campestre, ispido, per certi versi arruffato, un inciampo olfattivo tra stoppie, salvia e finocchietto selvatico fino al porto sicuro di quella frutta matura che in tanti sembravano agognare. E allora la mela Golden profuma, la nespola attira lo sguardo nascondendo l’inganno del “più seme che polpa”, l’agrume si fa anche candito, l’acacia sfiorisce e imbianca il sottobosco e il vulcano è voce ruvida che tutto comanda, minerale presenza di cenere e lapilli… Regali di un castagno che ha firmato la storia e che qui alza ancora la testa, conducendo con piglio un sorso caldo, materico nei suoi schiaffi di salgemma, forse un po’ smorfioso nelle sue carezze di cera d’api ma sempre voce sincera di un Territorio e della sua storia. Un Frascati dimentico del tempo, l’anima di un vino. 92 Punti. – FRASCATI SUPERIORE DOCG “VIGNETO FALCONIERI” 2020: un anno dopo in vigna, un’altra vendemmia, un anno in più di consapevolezza, il castagno ceduto per l’acacia e un anno meno in vetro… Tante variabili, troppe per inquadrare questa 2020 come semplicemente una annata differente. Là dove il Frascati si perdeva nella notte dei tempi c’è ora uno sguardo al futuro, a un pubblico diverso, sicuramente più “internazionale”, magari “radical chic”, non necessariamente più consapevole. Ma il vino è anche questo, deve essere democratico, non lasciare indietro nessuno, abbracciare. E qui, l’abbraccio è caloroso sin dall’olfatto, il frutto maturo occhieggia ai tropici, la nespola diventa albicocca il cedro è succoso, l’acacia va oltre i fiori, portata dalle api. E le note dure, quelle che un anno prima erano spigoli in un blocchetto di tufo, qui sono collante per un equilibrio sostanziale; quell’appena terroso, lo scisto invece della lava, il sambuco, il finocchietto selvatico che si aggiusta la cravatta e diventa anice…sono appunti su un foglio calligrafico, compiti ben svolti. E in bocca c’è ampiezza (forse anche troppa) e profondità, materia, sostanza, grassezza masticabile che fa impallidire la freschezza prima che questa faccia un fischio alla sapidità e, insieme, pareggino il conto riproponendo al retrolfatto quanto già apprezzato e regalando un equilibrio che suona come melodia ma, ripensando alla 2019, sembra quasi una nota stonata. Un sorso di eleganza, un Frascati un po’ dimentico del passato, un Frascati arrivato dove può e deve arrivare il Frascati (o forse no). 88++ Punti – FRASCATI SUPERIORE DOCG “VIGNETO FALCONIERI” 2021: qui si torna indietro facendo un passo avanti, scomodando l’acciaio, facendo forse tesoro del troppo per cercare nella sottrazione l’operazione vincente. La frutta viene sapientemente imbrigliata nei propri spazi dai toni vegetali del gelsomino, del timo, della salvia, del bosco, da quella nota minerale di salgemma che bacchetta sulle dita il miele e lo zucchero di canna, da quelle nebbie di spezie dolci e orientali che si uniscono alle nebbie cinerine che impregnano l’atmosfera. La freschezza domina il sorso, boriosa, convinta di poter staccare di ruota una sapidità che è invece chiodo conficcato in profondità, ritmato, incalzante incedere di un vulcano troppo grande per poter essere dimenticato e che, nel lungo finale, batte i pugni sul tavolo. Un Frascati un po’ “prescioloso”, dimentico di aggiustarsi il nodo della cravatta, smanioso di raccontare il tanto che ha. Un Frascati per pensare e arrivare lontano. 90 Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a Lorenzo (e a Sara) per la squisita ospitalità. È stata una mattinata molto intensa, davvero istruttiva e ricca di spunti di approfondimento. Il Frascati non smette mai di stupire e, se è vero che le nuove generazioni “sembra” abbiano le idee molto chiare riguardo il futuro della Denominazione è ancor più vero che ad Aziende come VILLA SIMONE e a gente “che sa” come Lorenzo spetta il compito di indicare la strada, essere faro di una rinascita che, partendo dalla conoscenza delle Tradizioni, della Storia e del Territorio può e deve ridare lustro a un vino che è molto più che “solo” un vino Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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Otto+ottO. Due Eventi raccontati in sedici vini. Arrow Right Top Bg

16 Aprile, 2026

Otto+ottO. Due Eventi raccontati in sedici vini.

IL COSA E IL DOVE Nel quadro del sempre troppo vasto calendario romano degli Eventi enoici si sono inquadrati anche gli appuntamenti proposti dall’instancabile GoWine e da Fondazione Italiana Sommelier. Il primo ha riempito le sale dello STARHOTELS METROPOLE per la seconda giornata dedicata all’Edizione 2026 della Guida CANTINE D’ITALIA mentre la seconda ha dato appuntamento ai winelovers romani nell’iconica cornice del ROME CAVALIERI WALDORF ASTORIA per il 47° FORUM DELLA CULTURA DELL’OLIO E DEL VINO. GoWine ha portato in degustazione le etichette di circa trenta Aziende in rappresentanza di quattordici Regioni italiane; trenta Aziende tra famose e meno note che ben rappresentano quanto la Guida propone, la scoperta cioè di nuovi Territori guidati dalla bussola del vino di Qualità prodotto da chi, attento a Storia e Tradizioni, si premura di comunicarle al consumatore attento e curioso. Più complessa invece la proposta della F.I.S. che, a latere del convegno “DA ARTUSI A VERONELLI, L’EVOLUZIONE DELL’ENOGASTRONOMIA ITALIANA”, ha proposto in assaggio oltre duecentocinquanta oli EVO (tutti quelli insigniti delle 5 GOCCE dalla Guida BIBENDA) e i vini di ventinove Aziende selezionate dall’enologo Vincenzo Mercurio tra quelle da lui seguite. Nelle righe che seguono potrete trovare sedici “consigli per l’assaggio”, otto vini scelti tra quelli degustati da GoWine e otto tra quelli proposti dalla F.I.S. (nessun EVO perché…perché quel giorno m’ero messo in testa di assaggiare il lavoro di Vincenzo Mercurio e basta). Voi dategli una letta ma, soprattutto, ASSAGGIATE! Siate Curiosi, SEMPRE! GLI ASAGGI GLI “OTTO” – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “TENUTA DEL CEPPETE 74” 2020 RISERVA, GUARDIANI FARCHIONE (ABRUZZO): un Montepulciano fresco, quasi tagliente, che si propone con note erbacee e balsamiche accostate con cura a dolci richiami di more di rovo e di gelso. Seguono garofani noce moscata, rugginosa ferrosità e amaritudini di radice che lasciano pensare più alla genziana che alla liquirizia. In bocca i tannini scalpitano e la sapidità conduce le danze accompagnata dal ritmico incedere di freschezze e morbidezze sino al finale dominato dai richiami di rabarbaro, tabacco e accenni di agrume. 87++ Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “LAFÓA” 2023, COLTERENZIO (ALTO ADIGE): tra sambuco e salvia sbucano mela Fuji, pesca, lime, uva spina e un qualcosa di ortolano su uno sfondo di piccante, salina mineralità. Il sorso mostra grinta ed equilibrio lungo l’intero percorso gustativo, muovendosi tra affilata freschezza e profonda sapidità al ritmo dei richiami olfattivi in una atmosfera sottilmente fumé. 88+ Punti.   – BARBERA D’ASTI SUPERIORE DOCG “GENIO” 2023, GIANNI DOGLIA (PIEMONTE): prima ancora che le visciole e la prugna arrivano le note vegetali e amaricanti di felce e liquirizia tra richiami di terra bagnata, tabacco, lavanda e sottili peposità. Il sorso ha calore da vendere e freschezza che, un pochino in affanno, chiede aiuto ai tannini per tenere il passo e gestire con garbo un tenore alcolico tutt’altro che indifferente. 87++ Punti.   – BAROLO DOCG CANNUBI 2020, DAMILANO (PIEMONTE): un Barolo che si presenta al naso con inattese note di fieno, aneto e menta. Appena segnato da soffi di canfora propone poi prugne e ciliegie mature su uno sfondo di appena cuoio. In bocca è scorrevole ed equilibrato, più centrato sulla frutta, sembra quasi vergognarsi di quelle vegetali sottolineature che lo caratterizzano ma nulla può, nel finale contro tabacco, liquirizia e un tocco ortolano di quasi sedano. Giovane, troppo giovane per poterlo lodare, lo aspetto tra una decina d’anni e per adesso lo inquadro come un “nebbiolone” da tenere d’occhio. 88—Punti. – BAROLO DOCG “MERIAME” 2022, PAOLO MANZONE (PIEMONTE): profondo nel frutto, ruvido nel presentare ruggine, terra e radici, trova nella grinta con cui espone le note boschive la sua vera forza e, dopo essersi lasciato andare a un qualcosa di rosa essiccata si rilassa con una buona presa di tabacco. Sorso che impone attenzione e mostra grande feeling tra morbidezze e tannini, con una chiusura elegantemente minerale. Peccato non abbia ancora l’età. 89 Punti. – LANGHE DOC BARBERA “CADÒ” 2019, ANNA MARIA ABBONA (PIEMONTE): una Barbera “evoluta” forse un po’ restia ad aprirsi (almeno sulle prime) ma che si concede poi a freschi respiri di fiori freschi e frutta macerata, a dolci speziature e, in chiusura, a pensieri di cacao e caffè. L’assaggio procede su due binari paralleli che, struttura da una parte e freschezza e tannino dall’altra, sembrano incontrarsi laggiù, lontano, dove il sorso sembra finire. 88+ Punti.   – DOGLIANI DOCG SUPERIORE “SAN BERNARDO” 2019, ANNA MARIA ABBONA (PIEMONTE): da subito vegetale si rilassa poi sulle note più dolci di ciliegia e succo di mirtillo e, accennato alle viole, chiude a testa alta raccontando senza vergogna balsamicità di liquirizia e canfora. Il sorso ha sostanza da vendere e scorrevolezza impensata, compatto nella tessitura tannica, sapido, brioso, mai scontato e lungo…davvero lungo. Quando il Dolcetto decide di fare il Barolo… 89+ Punti (ma forse 90). – MALVASIA DI CASTELNUOVO DON BOSCO DOC “GILLI” 2024, CASCINA GILLI (PIEMONTE): sotto quella spuma che friccica vinosa nel calice si nasconde un cuore di gelso, mora e susina, ciliegioso si (sotto spirito) ma sfumato di mineralità, spezia e geranio. In bocca strizza l’occhio alla freschezza e affianca una sottile sapidità a quella nota piacevolmente dolce che disseta senza mai accennare alla stucchevolezza mentre tiene per il finale l’inatteso di una virgola vegetale. Pensate che il Moscato sia da “signorine”? Ecco l’alternativa! 89- Punti. I “+ OTTO” – FIANO DI AVELLINO DOCG 2023 RISERVA, DE GAETA (CAMPANIA): il naso ha il suo bel da fare per cercare di dirimere il nodo gordiano dei profumi fruttati, districandosi tra pera e mela, albicocca e melone bianco… E poi i fiori, di ginestra, gelsomino, acacia, tiglio… E ancora muschio, timo, spezie, mineralità, un appena di ridotto che quella nuvola di zolfo cerca di nascondere ma che in realtà regala rustica aderenza alla terra. In bocca regala freschezza acida e balsamica, raffinata sapidità, struttura massiccia e agile svincolo fino al sorso successivo e al finale che richiama a sé agrumi e mandorla. 88+ Punti. – IRPINIA DOC CAMPI TAURASINI 2014, DE GAETA (CAMPANIA): quando da una annata difficile ti aspetti un vino che ne sia figlio beh…eccone uno che conferma la regola facendo eccezione ad essa. Profondo nei suoi profumi di prugna e ciliegia, luminoso nel tratteggiare gerani e violette, brillante nel proporre la macchia mediterranea e misterioso nel raccontare l’oriente delle spezie. Il sorso lascia che freschezza e morbidezza si adoperino per frenare il morso alcolico e lasciare poi campo aperto a una austera sostanza, proposta con una dinamica inattesa e mantenuta con piglio fin nel finale di rimarchevole persistenza. 88+ Punti (con un altro + perché si). – TAURASI DOCG “DUECAPE” 2015 RISERVA, DE GAETA (CAMPANIA): la frutta spazia da quella a nocciolo a quella a guscio, proponendo ciliegie e noci passando per intermezzi di mela e strilli di arancia sanguinella. Rose e frutti di bosco precedono poi la freschezza delle erbe officinali mentre, chiudendo gli occhi, si ha netta la percezione di un Oriente speziato che introduce all’abbandono terziario di incenso, tabacco, liquirizia e tanto altro ancora. In bocca propone un sorso voluminoso, massiccio ma non opulento, di muscolare potenza e agilità sostenuta dalla viva freschezza e dai tannini in splendida forma. Chiude lunghissimo, in un erotico alternarsi di sale e frutta. Quasi 90 punti (ma “solo” quasi). p.s. mentre Vi tengo sulle spine dicendoVi di un Metodo Classico assaggiato “sottobanco” mi preme assegnare una nota di merito alle etichette, quelle “due cape” che sembrano guardarsi di sottecchi in un sottosopra che ben rappresenta il carattere dei vini prodotti. – CILENTO DOC AGLIANICO “PIETRALENA” 2022, CANTINE BARONE (CAMPANIA): ci vogliono calma e sangue freddo per accettare che questo aglianico scelga di raccontare sottovoce le rotondità della frutta per lasciare libero sfogo alla spigolosa arte oratoria del ginepro e dell’incenso, dei chiodi di garofano e dell’eucalipto mentre un brusio empireumatico riempie l’atmosfera. In bocca materia, freschezza e mineralità governano un sorso che l’elegante impalcatura tannica sostiene agilmente e che quella nota di rustica terra rende concreto. 89—Punti. – POMPEIANO IGT ROSSO “TIRSO” 2020, BOSCO DE’ MEDICI (CAMPANIA): olfatto scuro di frutti di bosco e marasche, liquirizia, caffè, chiodi di garofano, screziato di esplosioni pliniane di arancia sanguinella, garofani e gerani e ammantato di una profonda, sulfurea rusticità. In bocca mostra una netta sapidità, indecisa se propendere per le profondità minerali del vulcano o quelle panoramiche del golfo. Di equilibristica freschezza allunga il sorso giocando con i tannini ben svolti e i richiami fruttati dilungandosi forse un po’ troppo in inattese smancerie vanigliate. 90–Punti. – FIANO DI AVELLINO DOCG “PIETRAMARA ETICHETTA BIANCA” 2022 RISERVA, I FAVATI(CAMPANIA): pirico, sulfureo e appena cupo e terroso, mostra presto il proprio animo esuberante sciorinando nuances mentolate e resinose, agrumi, intrichi di macchia mediterranea e orientali speziature di curcuma e noce moscata. In bocca propone grande freschezza e inarrestabile progressione sapida a bilanciare una componente calorica che regala sostanza e materia. Chiude con pregevole lunghezza tra rimandi balsamici e di agrume. 89++ Punti. – TAURASI DOCG “TERZOTRATTO ETICHETTA BIANCA” 2015 RISERVA, I FAVATI (CAMPANIA): netta la sensazione di visciole in confettura e di prugna e forse ancor di più quelle balsamico-amaricanti di eucalipto, rabarbaro, tabacco, liquirizia e ginepro, con un appena di violetta a ingentilire il ruvido substrato pirico e ferroso. L’assaggio è un caldo e morbido abbraccio, scarno e privato di inutili sovrastrutture, che vive più dei tannini levigati dal tempo che delle morbidezze gliceriche e che predispone all’ascolto dell’eco dei rimandi olfattivi nel finale lungo e preciso dominato dalla sapida mineralità. 90+ Punti. – IRPINIA DOC CAMPI TAURASINI “LEO CUBANS” 2020, GIOVANNI CARLO VESCE (CAMPANIA): un po’ ciliegia c’è, magari macerata, sotto spirito, ma sono le freschezze di felce e lavanda, liquirizia e resina, eucalipto, chiodi di garofano e ginepro a colpire, quell’idea di after eight che sembra essere inglobata nel substrato vulcanico e sulfureo. Il sorso è un gioco a rincorrersi tra tannini e sostanza, goloso, scorrevole, mai sovradimensionato e soprattutto mai seduto (alla faccia del “leone che giace”) a ricordare l’olfatto accelerando sul timo e ammiccando alla scorza di limone. Un Aglianico forse “funky”, sicuramente per chi pensa che l’Aglianico possa essere anche “diverso”. 88++ Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a tutti, agli Organizzatori per avermi voluto ospitare ancora una volta e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto la pazienza di sopportarmi e quelli che mi hanno invece solo visto passare davanti al proprio tavolo. Sono state due giornate molto intense e ricche di spunti che costringeranno me ad approfondire diversi argomenti nei giorni a venire e Voi a leggere ancora le mie personalissime considerazioni.     Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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IO VINO 2026. La Marche la Campania raccontate dai vitigni autoctoni. Arrow Right Top Bg

9 Aprile, 2026

IO VINO 2026. La Marche la Campania raccontate dai vitigni autoctoni.

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 15 Marzo le accoglienti sale del COURTYARD by MARRIOTT ROMA CENTRAL PARK HOTEL hanno ospitato la nona Edizione di IO VINO, Evento dedicato alle produzioni da vitigno autoctono di Marche e Campania. Organizzato dagli infaticabili Manilo Frattari e Romina Lombardi IO VINO è l’occasione per accendere uno spot su due Regioni ricche di Storia e patrimonio ampelografico, due Regioni diverse per affaccio marino, per geologia e tradizioni ma unite nel raccontarsi attraverso la grande qualità dei loro vini.   GLI ASSAGGI Oltre ottanta le Aziende presenti e un numero impressionante di etichette imponevano una programmazione attenta degli assaggi ma, come era prevedibile, chiacchiere, tavoli affollati e curiosità sono stati gli unici punti fermi di una giornata molto intensa. Tra i circa cento vini assaggiati ne ho scelti una ventina da proporre al Vostro insindacabile giudizio. Venti vini che hanno tanto da raccontare e che sanno scavarVi nell’anima, venti etichette emozionanti nelle quali Vi invito a ficcare personalmente il naso criticando le mie scelte e condividendo le Vostre osservazioni. QUELLI DA NOVANTA – CAMPANIA IGP FIANO 2018, ALABASTRA (CAMPANIA): la mette subito pesante sul balsamico! E quella menta piperita si impadronisce dell’olfatto, dando di gomito alla resina, al finocchietto selvatico, a un’arancia che scherza con dolcezze di tiglio e mandorla… In bocca è materico, voluminoso, glicerico ben oltre quei 13° dell’etichetta, fresco si ma soprattutto sapido, marino. Un sorso cremoso che s’appoggia a una sottile dose di riduzione per firmare l’anima “contadina” di un vino altrimenti troppo nobile per il mio palato. Tanta, tanta roba! 90 Punti? Magari non di più ma 90 sicuramente. – CAMPANIA IGP FALANGHINA 2018, ALABASTRA (CAMPANIA): una Falanghina (del Taburno) per quelli che “la Falanghina è solo Falanghina”. Come nel Fiano, il primo impatto “stura il naso” con schiaffi balsamici e di erbe officinali (origano). Un piglio maschio a precedere l’allargarsi del panorama su toni più avvenenti di ananas e susina, ginestra e zafferano, acacia e pizzicori zenzerosi. In bocca? Voluminosa è forse l’aggettivo più azzeccato, una pienezza che vuole essere protagonista ma di cui il sorso non si accontenta, che richiama vieppiù l’attenzione con scudisciate fresco sapide e che, in chiusura, Vi calpesta con tacchi a spillo di vegetale durezza. Una Falanghina “femmina” (con tutto quel che ne consegue)! 91 Punti. – TAURASI DOCG 2016, ALABASTRA (CAMPANIA): un Taurasi scuro, profondo, che impone il ferro alla frutta, la torba e il muschio alla violetta e ai frutti di bosco, con quelle spezie dolci che sono smancerie di poco conto sullo sfondo del cacao e dell’atmosfera balsamica In bocca trovate energia e tannini, freschezza e sapidità profonda, un sorso dal ritmo incalzante e con una scia fresco-sapida che toglie anni a quelli in etichetta e lascia vagare i pensieri. Un Taurasi arrogante. 91- Punti. – VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOCG CLASSICO “SALMARIANO” 2012 RISERVA, MAROTTI CAMPI (MARCHE): ci sono arrivato dopo un viaggio iniziato con una 2022 marina e vegetale per fermarmi poi nelle stazioni di una 2018 che, scalpitante, iniziava a scaldare i motori regalando i primi accenni di idrocarburo, di una 2017 sorprendente e campestre, centrata su erbe aromatiche e finocchietto selvatico e di una 2015 di mirabile equilibrio e svettante freschezza. Ebbene, questa 2012 infonde calma con le sue note solari di camomilla e fiori d’acacia e scuote poi con mineralità gessose, amaritudini di salvia piccantezze di senape. Al palato si mostra con sorprendente, grassa sfericità regalando sensazioni di buccia di mela, burro, caffè e caramello senza mai perdere di vista la freschezza sferzante e la sapidità di mare in burrasca. 90+ Punti. – LACRIMA DI MORRO D’ALBA DOC SUPERIORE “ORGIOLO” 2017, MAROTTI CAMPI (MARCHE): anche qui ho dovuto scegliere tra questa e una 2023 che, messo da parte le smancerie di certi Lacrima, sa di inciampi di arbusti di macchia mediterranea, una 2021 che dimentica gli arbusti e si dedica alle bacche, una 2016 snella, armonica e ammaliante che sorprende con l’ultima goccia, quella che sporca il calice e tradisce un anima rustica e pellicciosa da cui è difficilissimo non lasciarsi ammaliare e una 2006 pensierosa che, giocata tra infusi di erbe, polvere e meditazioni tabaccose ci lascia con un “boh” che vuol dire “la DEVO riassaggiare”. E dunque, questa 2017 ci lascia con un palmo di naso quando, ripensando agli impicci di una annata calda e complessa, ne apprezziamo la freschezza vegetale, erbacea, officinale, amaricante di rabarbaro nel suo strizzare l’occhio al Vermouth. In bocca ha un ché di erotico, una silhouette fasciata di pelle, afrodisiaca di tartufo, piccante di pepe rosa, profonda di prugna, dura di bacche di ginepro. Un vino da vivere più che da bere. 90 Punti (forse di più). p.s. mi corre l’obbligo di dire almeno qualcosa anche del LACRIMA DI MORRO D’ALBA DOC “RÙBICO” 2004 che ancor meno degli altri ha bisogno di un punteggio per essere sorprendente. Qui l’assaggio va oltre olfatto e gusto fondendoli in una esperienza che sa di anni ’70, di chinotto, di “ferrochina Bisleri” sorseggiata al banco del bar, di cenere, ricordi e risate. Peccato non avergli potuto dedicare il tempo che meritava, peccato davvero. I QUASIQUASI – COLLI DI SALERNO IGT FIANO 2024, MILA VUOLO (CAMPANIA): la mela e la pera, le nocciole conservate nel miele, il tiglio e l’albicocca… Sembra da subito un fino tuttifrutti (e qualche fiore) ma pian piano cresce un’onda salina che sa di terra e sudore e poi…quel tocco di fatica, di rustica eleganza che chiede rispetto per chi china la schiena verso la terra. In bocca aleggia un’atmosfera di sapide piccantezze, quasi salmastra, che s’accompagna alla viva freschezza che sottolinea l’agrume. Sostanza e agilità accompagnano il sorso e la chiusura racconta di mandorle e risate. 89- Punti. – COLLI DI SALERNO IGT AGLIANICO 2011, MILA VUOLO (CAMPANIA): un olfatto subito coinvolgente mette sui piatti della bilancia more e amarene a pareggiare noce moscata e pepe nero, cannella e vaniglia. Un equilibrio instabile sul quale si muovono funamboliche note di tabacco e spunti terrosi. In bocca grida sostanza e sfoggia armonia; i tannini si celano dietro il frutto rinvigorendo il sorso laddove serve, la freschezza è d’avanzo e di inesorabile progressione, la sapidità impone attenzione ma senza arroganza. Un Aglianico che racconta un Territorio e chi lo interpreta, un Aglianico da ascoltare con attenzione e che ha ancora tanto da dire. 89 Punti. – TERRE DEL VOLTURNO IGT PALLAGRELLO BIANCO “LA LUNA E IL VENTAGLIO” 2024, TERESA MINCIONE (CAMPANIA): un Pallagrello Bianco che “facile” sembra ma non è. Racconta di frutta gialla estiva, di fieno maturo, di agrumi anche canditi con quell’agguato vegetale sullo sfondo che costringe all’attenzione. In bocca poi ha volume e agilità disneyane, danza sul filo della frutta tenuto in equilibrio dall’ombrellino di quella sapidità minerale che spinge avanti lo sguardo, oltre il precipizio, e il finale è un applauso balsamico tra risate di mandorla appena amara. 87++ Punti. – FIANO DI AVELLINO DOCG “ARIANIÈ” 2023, LAURA DE VITO (CAMPANIA): decisamente minerale, non si vergogna di accennare a fumi di zolfo prima di distendersi su tropicalità di ananas, ben più nostrane sensazioni di pera e nocciola e dolci freschezze di agrumi in confettura. Macchia mediterranea, misteri di spezie e graffi salmastri introducono un sorso che si rivela subito di grande volume e cicciosa sostanza nonostante il tentativo parzialmente riuscito di snellirsi a suon di esercizi fresco-sapidi. Chiude ricordando agrumi, mineralità e sottili richiami ortolani. Sicuramente di nobile lignaggio ma forse un po’ troppo supponente. 89– Punti. – FIANO DI AVELLINO DOCG “ELLE” 2023, LAURA DE VITO (CAMPANIA): in un contesto ampio e profondo di freschezze fruttate e delicatezze floreali, si fa strada una sottile ma decisa mineralità, gessosa più che vulcanica, accompagnata da un corteo di spezie d’Oriente che dispone al mistero. Il sorso racconta di una sapidità inattesa e un po’ troppo selvaggia in un contesto di gliceriche morbidezze e acidità tagliente. L’allungo prova a sedurre con rimandi di frutta e agrumi ma questi paiono essere più un vezzo aristocratico che una sentita realtà. Indeciso tra 87 e 89 Punti sospendo il giudizio (per avere la scusa di riassaggiarlo con più calma). – FIANO DI AVELLINO DOCG “LI SAURUNI” 2022, LAURA DE VITO (CAMPANIA): olfatto profondo e complesso, nodo gordiano di spezie (noce moscata e chiodi di garofano) e polvere pirica, esuberanze fruttate e terragne vegetalità. Muscoli e volume non gli mancano eppure il sorso appare di grande dinamica, morbido e ammiccante, travia con note marine e fumosità di mistero in un crescendo che invita al peccato. 89++ Punti.   – FALANGHINA DEL SANNIO DOC “KISSÒS” 2015, (CAMPANIA): susina e melone s’alternano a ginestre e nocciole inseguendo freschezze di scorza di cedro. Sono però le spezie a sedurre, il finocchietto selvatico a far sognare, l’incenso a far vagare i pensieri. E poi miele, talco… Una Falanghina che in bocca sa di macchina del tempo, una Falanghina che mostra uno struggente equilibrio tra dolcezze della frutta e vegetalità di felce sottolineato da una elegantissima nota salina. Difficile non pensare che sia ancora “giovane”. 89- Punti. – SPUMANTE METODO CLASSICO FIANO 48 MESI, DRYAS (CAMPANIA): mille bollicine una sola voce, quella del Fiano, profonda, iodata ma non priva di fiori d’acacia e nespola, pera, nocciola e cedro, una strizzata d’occhio di idrocarburo (ma appena una strizzata d’occhio). In bocca complessità e bevibilità si tengono sotto braccio regalando un sorso dritto, mai sopra le righe, privo di cedimenti o inutili sovrastrutture. Il 60 mesi era finito, ma questo 48 non me lo ha fatto rimpiangere per niente. 89– Punti. – CAMPANIA IGT FIANO “GRISEO” 2019, DRYAS (CAMPANIA): origano, timo…decisamente mediterraneo l’incipit olfattivo. Poi pera, mela, leggere tostature, dolcezze di miele, idrocarburi pronti a esplodere, fumose intimità… Il sorso ha polpa, sostanza, freschezza e sapidità vivide ed equilibrate e un allungo degno di nota che ripropone erbe aromatiche e miele in quell’atmosfera fumé che mai accenna a diradarsi. Beh, per essere un vino di “recupero”… 88++ Punti. – ROSSO CONERO DOCG “ETERE” 2020 RISERVA, MORODER (MARCHE): un Montepulciano che gioca con le amaritudini e le dolcezze, che mette il carcadè vicino alle more, il rabarbaro alle visciole, la liquirizia alla marasca. Balsamico di alloro, non dimentico del pepe, umido di terra. In bocca ha calore da vendere e freschezza per tamponarla, tannini per alleggerire e sapidità per gestire l’allungo. Profondo e giovane (dentro). 87++ Punti. – ROSSO CONERO DOCG “DORICO” 2019 RISERVA, MORODER (MARCHE): più scuro del precedente, mette in mostra le cupe profondità del bosco a suon di resina e corteccia, inciampi di radici e humus. E pare preferisca le tenebre alla luce anche quando, dopo un accenno di fiori rosi, si concentra su china e grafite pescando una presa di tabacco dalla bisaccia di cuoio. Difficile qui nascondere la potenza dietro la freschezza, l’estratto e i tannini (molto composti) governano il sorso e solo la sapidità sembra non rinunciare al compito di bilanciare l’assaggio. Lungo, molto lungo ma forse un po’ “troppotroppo”. 88++ Punti. – VINO BIANCO “TEMPIO” 2021, LA LEPRE E LA LUNA (MARCHE): da un vigneto misto di Trebbiano, Malvasia, Verdicchio e Maceratino alla bottiglia passando per 12 mesi di confino in anfora, un vino che non si vergogna della propria aromaticità, che strilla lavanda e salvia, che strizza l’occhio agli agrumi, alla frutta candita e alle spezie. Il sorso è fresco, succoso, astringente, appena fungino, forse funky, di sicuro affascinante. 88++ Punti.   – VINO ROSSO “LEPRE” E “LUNA” 2021, LA LEPRE E LA LUNA (MARCHE): difficile parlare dell’uno senza l’altro, gemelli diversi separati da permanenze e affinamenti ma che insieme raccontano il Montepulciano in maniera essenziale. Veloce (ma non sbrigativo) come si conviene al nome di fantasia il primo, vegetale, vinoso, rustico nel raccontare il frutto rosso, il pepe, le erbe amare; più cupo e intenso il secondo, di rude ponderatezza nel proporre in primis mentolo, eucalipto, qualcosa di ortolano che fa pensare al sedano rapa e solo dopo una marasca che ben si abbina con il suo carattere selvatico. In bocca, là dove il primo scorre succoso, allegro e scanzonato, il secondo si ferma a riflettere sottolineando materia e freschezze che diventano quasi medicali, note umide, erbacee e terragne che sanno di notte e nascondigli. 88 Punti, per entrambi. – VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC CLASSICO SUPERIORE “DISINVOLTO” 2024, LA FOLLONICA (MARCHE): dà subito una sensazione di freschezza e la frutta prova a tamponare l’incedere più montano che marino di un Verdicchio segnato già in gioventù da un’evoluzione verso note di anice stellato e piriche mineralità. Il sorso, decisamente saporito, segue invece la strada delle dolcezze vivendo del contrasto tra queste e le unghiate aspre di una scorza di limone che segna la chiusura. 86+ Punti (ma sto alla finestra in attesa del futuro). E QUINDI? E quindi Grazie a Manilo e Romina per avermi voluto ospitare ancora una volta e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto la pazienza di darmi retta e quelli che hanno avuto la fortuna di vedermi solo passare davanti al proprio tavolo. IO VINO ha saputo ricavarsi un proprio spazio ben definito nel caotico mondo romano degli Eventi enoici, uno spazio che ogni anno si riempie di molto più che solo vino e winelovers, uno spazio nel quale, se non siete mai entrati, beh…fate come me: mettete in agenda l’Edizione 2027!   Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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2 Aprile, 2026

VINI SELVAGGI 2026. L'indipendenza dei vini naturali sbarca a Roma

IL COSA E IL DOVE Gli ampi spazi del SAN PAOLO DISTRICT di Roma hanno ospitato anche quest’anno VINI SELVAGGI, la Fiera dei Vignaioli Indipendenti e del vino naturale giunta ormai alla sesta Edizione. Oltre 140 le Aziende presenti, a rappresentare un’Italia e un’Europa molto attente alla sostenibilità e a quell’approccio a “interventi zero” che se da una parte sottolinea una visione “conservativa” del Pianeta dall’altro sembra ancora voler cavalcare una “moda” del momento proponendo certi vini ad un certo pubblico.   GLI ASSAGGI 140 Aziende…immaginate quante etichette! Impossibile pensare non solo di poter assaggiare tutto, ma anche solo di poter tornare a casa avendo una visione d’insieme di quanto proposto. C’ero andato preparato, con la mia bella “road map” di assaggi in tasca ma, come nella migliore tradizione, mi sono perso praticamente subito e, fatto carta straccia della programmazione, ho deciso lasciarmi condurre dal fato (o quasi). Ho dunque zigzagato seguendo il sentiero sconnesso segnato dai tavoli meno affollati e, tra gli oltre centocinquanta vini assaggiati ho selezionato venti etichette che mi permetto di segnalare alla Vostra attenzione. Venti vini in cui Vi invito a ficcare personalmente il naso per capire quanti passi avanti si siano fatti negli ultimi anni in termini di Qualità e di quali tesori si celino là dove, troppo spesso per partito preso, non si va a curiosare. QUELLI DA NOVANTA – COLLIO DOC BIANCO 2023, EDI KEBER (FRIULI VENEZIA GIULIA): quasi tutto Tocai (Friulano chiamatelo Voi), fresco di timo ed erbe officinali mostra tutta la sostanza e il calore della frutta tropicale (mannaggia), della mela golden, degli agrumi canditi e della cera d’api mentre una spada calcarea mena fendenti minerali a sfalciare amaritudini di genziana e tarassaco. Il sorso è un inno alla gioia, un tripudio tropicale che nel mio immaginario è stonatura ma che si accorda magicamente con la rigorosa mineralità del mare sepolto e che un’acidità rivoluzionaria sembra voler allungare all’infinito. Retroceder nunca, rendirse jamás! Gli darei 91+ Punti ma quel tropicale…quindi uno di meno: 90+ – KAKOVOSTNO VINO ZGP “BRDA” MEDANA 1ER CLASSE 2022, KRISTIAN KEBER (SLOVENIA): quasi tutta Ribolla, a macerare con il raspo perché nulla si perda di quanto la pianta estrae dalla terra, interventi zero, botte grande, cemento, bottiglia, bicchiere… Un vino che Vi guarda da dentro e Vi propone albicocca e nespola, erbe di campo, pompelmo (rosa), sapidità minerale, terragna, che quasi fatica a staccarsi dalla terra che lo ha generato. Il sorso è teso, i tannini una carezza fatta con guanto di crine, l’acidità spiccata ma domata con sapienza da albicocca disidratata, miele d’acacia e burro, pepe bianco, erbe aromatiche e anice sono impunture tra imprecazioni e inciampi di pietre di cui è lastricato l’allungo. Un vino per chi crede che si debba credere ai sogni. 91 Punti. p.s. due vini che parlano con una voce sola, gemelli diversi di un Territorio unico che l’uomo ha provato a dividere con una linea immaginaria ma che la natura ha riconquistato a suon di identità e di una Storia lunga cinquantaseimilionidianni. Due vini per due Cantine, una a Est, l’altra “più a Est”. – COLLIO DOC BIANCO “PONKA SVN” 2022 RISERVA, PARASCHOS (FRIULI VENEZIA GIULIA): un nome di fantasia che è profonda realtà, mare di pietra e simbolo di un Territorio che non vuole confini. Al naso propone una ridda di profumi che vanno dalla pesca matura allo zenzero, dall’albicocca candita alle erbe aromatiche, dal mango alla resina, dallo iodio al marzapane, dalla cera alla liquirizia, alla noce moscata, alla frutta secca…il tutto con una profonda mineralità a fare da cemento. In bocca ha sostanza da vendere ma spicca per freschezza, spinge sulla frutta, intriga con un appena di fumé ma vince con quelle note intriganti di sambuco e agrume, di quasi peperone e poi il sale, i tannini…traditori! Complesso? Boh? Se cercare di capire dove finisce il mare che era e inizia quello che è, di separare la pietra dal frutto significa complessità… Si, è complesso. 90 Punti. – VINO ROSSO “CUBA” 2019, VITICOLA MEREU (SARDEGNA): tipico taglio Mandrolisai (Monica, Cannonau e Muristellu) che al naso sfodera l’arma di una inattesa, profonda balsamicità fatta di eucalipto e tè. Un profondo respiro che lo fa apparire superGGiovane e che introduce le dense, cupe grassezze dei frutti neri maturi, degli intrichi di mirto, il graffiare della corteccia, pietrisco nelle scarpe… A far da legante una nota rustica, appena brettata (o di ricercata e spalleggiata riduzione) che firma l’olfatto e rende il vino maledettamente “umano”. In bocca è la trama tannica ruvida ma ben tessuta a condurre l’assaggio separando come setaccio le more dai rovi, le bacche di mirto da quelle di ginepro, le erbe amare dai cespugli. Un vino per chiacchierare, un vino per ricordare, un vino per augurare. 90 Punti (forse). – ROMANGIA IGT BIANCO “DETTORI BIANCO” 2024, DETTORI (SARDEGNA): un Vermentino complesso che sa mixare con sapienza freschezze di agrume amaro a grasse dolcezze di frutta disidratata, che blendizza cupe resine boschive con leggiadre delicatezze di camomilla, l’orientale ancheggiare delle spezie con la ruvida realtà del granito. Il sorso sorprende con un inatteso, sottaciuto incipit, un ingresso in bocca fatto di morbidezze che è tranello teso per celare una inarrestabile progressione di freschezza e sostanza sostenuta da una sapidità marina di panoramica ampiezza. 90+ Punti. – CARSO, KRAS, KARST ZGP “VALERIJA” VINO CUVÉE 2014, EMIL TAVČAR (SLOVENIA): una annata infame, una bottiglia “fiftyfifty” di Malvasia e VItovska, di fumo e tabacco, di pensieri, parole, opere (e omissioni)… Un vino che in bocca mostra un’acidità che solo gli anni sembra riescano a bilanciare. Niente solfiti (ma proprio ZZero!), dodicigradiemezzo di pura sostanza che strizzano l’occhio al caramello salato e tolgono le parole di bocca. Un vino di cui non voglio scrivere, perché voglio che siate spazio bianco sulla mappa quando lo assaggerete. 91 Punti. – KRAS ZGP VITOVSKA 2015, EMIL TAVČAR (SLOVENIA): ci voleva Emil per farmi scoprire che Dutovlije non è solo RENČEL ma un intero universo, un caleidoscopio di realtà a tessere un territorio duro che le vecchie garitte a guardia di un confine tracciato solo dall’uomo sembrano voler, ancora e inutilmente, tenere “dall’altra parte”. Qui e zona di “bianchi” e questa Vitovska “in stato di grazia” non dà voce solo al Territorio e alla Storia ma esprime anche le capacità tecniche di chi ha messo in bottiglia un capolavoro del genere. L’olfatto è vasto e accecante di sole come solo il Carso sa essere, dura come le pietre aguzze sferzate da una burja che porta con sè salvia e menta, profonda come il sale di miniera, grassa di burro, dolce di pere mature, albicocca e agrumi canditi. In chiusura una mineralità gessosa e note orientali di sandalo introducono un sorso scarno, essenziale, che subito sa di sale grosso e amaritudini di salvia e liquirizia ma che pian piano si apre a eleganze di frutto maturo e zenzero con quella mandorla che… Un vino per dividere questo dagli altri, da cui sembra impossibile separarsi e che ci lascia un bruscamente, come porta chiusa in faccia da una donna indimenticabile. Un vino che racconta di una vita. 94 Punti (forse 95). Da bere ascoltando “SUZANNE” di MARK RONSON e RAYE. – CARSO, KRAS, KARST ZGP MALVAZIJA 2020, EMIL TAVČAR (SLOVENIA): da una annata molto difficile un vino che mostra una freschezza sopra le righe sin da quando avvicinate il calice al naso; menta, rosmarino, pietra…essenziale. Poi si lascia andare, solare di ginestra e camomilla, succosa di mandarino, calda di fieno, scherza, moscateggiando, su note di acino maturo. Poi di nuovo calcare tagliente a introdurre un sorso che lo sottolinea più volte prima di sciogliersi in dolcezze fruttate di mela golden e mango e allungarsi su terziari di miele e soffi eterei. Freschezza e concentrazione come l’alfa e l’omega, lo ying e lo yang. Un vino da cercare. 90 Punti. p.s. c’erano in degustazione anche le annate 2021 (esemplare, didattica ma davvero TROPPO giovane), 2018(chardoneggiante, grassa e sincopata nel proporre mineralità salina, cioccolato bianco, agrume e ancora sale che ha sfiorato i 90 Punti) e la 2019 (davvero molto elegante ma forse un po’ troppo diplomatica nel suo cercare di far andare d’accordo la 2018 con la 2020; il “Ponzio Pilato” delle Malvasie). – CARSO, KRAS, KARST ZGP TERRANO “VLKOVIN” 2015, EMIL TAVČAR (SLOVENIA): Terrano (ma con una “R” sola come si dice da queste parti), paladino rustico di un Territorio unico, Brancaleone da Norcia delle rocce inciampabili di questo “di là” dal confine che per i vecchi come me è ancora “Jugo”. Viti che affondano le radici nella terra sin dalla pausa tra le due Guerre, un vino autentico e profondo, scuro di boschi e frutti maturi, scontroso di foglie umide, erba fresca, terrosa mineralità, spezie… Il sorso è diretto, scontroso sulle prime, quasi arrabbiato per essere stato cacciato dall’osmiza per una complessità che vuole parole più che risate, tannini decisi ma non sgarbati, mineralità sopra le righe, freschezza dritta e a doppio filo e chiusura materica, tangibile in cui la terra ruvida sposa il calore del cioccolato. 90 Punti (forse ci starebbe bene un – ma per una volta voglio essere di manica larga). I QUASIQUASI – FRIULI COLLI ORIENTALI DOC FRIULANO 2022, STROPPOLATINI (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Tocai che, nei profumi, ricorda quelli di quando ero piccolo. Semplicità di fiori di campo, grassezze di frutto maturo…una sferzata di zest di limone, l’amaricante freschezza da timo e della mandorla fresca… In bocca la freschezza non manca ma è la sapidità a guidare le danze rendendo dinamico un sorso che la sostanza glicerica altrimenti appesantirebbe e governando il lungo e convincente finale. 89- Punti. – FRIULI COLLI ORIENTALI DOC BIANCO “HONESTA MISSIO” 2019, STROPPOLATINI (FRIULI VENEZIA GIULIA): da un clone bordolese arrivato in Friuli nell’800, un Sauvignon dimentico del bosso e lontano anni luce dai profumi troppo spesso urlati. Quasi schivo (d’altra parte siamo in Friuli) ci tiene a sottolineare il frutto estivo, maturo, tropicale (ahimé), il giallo della ginestra e una vegetalità sottesa che ravviva l’olfatto. L’assaggio è ricco e cremoso, generoso nel raccontare di frutti esotici (anche disidratati), di pera e miele, più stringato nel dire delle erbe amare, garbatamente fresco, mai sopra le righe, in un mondo di “tutto e subito” spinge all’attenzione e lascia che lo sguardo si posi lontano. 88++ Punti. – FRIULI COLLI ORIENTALI DOC SCHIOPPETTINO 2019, STROPPOLATINI (FRIULI VENEZIA GIULIA): olfatto complesso, ricco di chiaroscuri, luminoso come i gerani in fiore colpiti dal sole, cupo come le ombre del sottobosco, la grafite, i frutti neri maturi e quel pepe che qui è piglio e non urlo (forse più verde che nero). E poi birbanti entrate a gamba tesa di timo, soffi balsamici… In bocca mostra polso, non irruenza nel raccontare il frutto e si affida a un tannino montato a pelo dalla decisa sapidità per allungare un sorso che chiude tra peposità e ritorni di frutta. Uno Schioppettino femminista più che femminile. 88 Punti. – VINO BIANCO “WALDO” 2023, NIKOLAS JURETIC (FRIULI VENEZIA GIULIA): Malvasia Istriana, Ribolla Gialla, Tocai (cuvée antica che oggi passa sotto il nome di “COLLIO BIANCO”) viti vecchie che da oltre un secolo affondano le radici nel mare preistorico del Monte Quarin, tutto quello che la pianta produce, acini e raspi, pigiato coi piedi, relegato in roveri grandi e stanchi… Un naso elegante come sanno esserlo i contadini che si preparano per andare a messa, quella giacchetta di frutta secca, il cappello di albicocca matura…poi fiori (secchi ma non troppo), agrumi, mineralità terrosa… Il sorso scorre leggero, vivo, accompagnato da un tannino leggero (insomma…poi neanche tanto) che gli corre a fianco e lo punzecchia, quella sottile peposità cementizia che fa apprezzare un frutto presente in pectore, che riempie la bocca stratificando l’assaggio su piani degni di una Divina Commedia illustrata da Gustave Doré e che a tratti sembra tingersi anche di rosso (sic). E la chiusura graffia di sale e d’agrume, da far impallidire un Margarita… Un vino buono (e scusate se è poco), un vino con un’anima. 89 Punti, forse di più. – VINO BIANCO “MONT” 2023, NIKOLAS JURETIC (FRIULI VENEZIA GIULIA): altro vino altra cuvée… Questa volta Tocai, Malvasia Istriana e un saldo di Picolit rendono l’olfatto complesso, rivelando solare e terrosa mineralità, fieno maturo, speziati misteri d’Oriente, tropici fruttati, agrumi maturi e frutta secca, erbe aromatiche e una sottile nebbia di ridotta rusticità. Il sorso, nella sua longilinea dinamica, mostra concentrazione e sostanza, riempie con il frutto e pulisce con la profonda sapidità… Ce ne vuole un altro sorso. 88 Punti (con, forse, un – ). – COLLIO DOC PINOT GRIGIO 2023, VALLERIS (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Pinot Grigio che blendizza frutta e vegetalità amaricanti nascondendo pompelmo rosa e arancia candita, albicocca e buccia di pesca dietro note di mughetto, anice, pepe bianco e cardamomo. La mineralità collega e introduce un sorso sicuramente sapido ma dalla freschezza un po’ in affanno, che ripropone con più nerbo le note di frutta e chiude con un allungo amaricante e vegetale che sa di liquirizia e viticcio masticato. Un bel vino frutto di un bel lavoro di recupero, è dura Ricominciare ma quando si hanno idee e capacità la strada è segnata. 88- – Punti e tanta fiducia. – COLLIO DOC SAUVIGNON “JZB” 2022 RISERVA, PARASCHOS (FRIULI VENEZIA GIULIA): di potente ma non urlata aromaticità, manda avanti il mallo di noce per cercare di tenere a bada pera, arancia e gelsomino che però, fatto l’occhiolino alla salvia, si fanno largo a spallate e prendono possesso dell’olfatto. Il sorso è l’arma totale; avvolgente, vive dell’indomita sapidità che lo governa e di una freschezza che, appena in difficoltà, trova un valido alleato nell’eucaliptica balsamicità e in quei tannini fitti che rendono reale e presente il giallo della frutta matura e candita e delle spezie. Un Sauvignon per quei pochi che… 89+ Punti. – VENEZIA GIULIA IGT “ORANGE ONE” 2021, PARASCHOS (FRIULI VENEZIA GIULIA): l’olfatto Vi precipita tra i sassi lasciando che resina, frutta gialla in confettura, fieno, frutta secca, scorza d’arancia, erbe aromatiche sembrino solo inciampi. Il sorso ribalta il panorama olfattivo mettendo la sostanza al centro della scena, rendendo presente la frutta e atmosferica la mineralità Materico, reale. 89 Punti. p.s. Beh, forse avrei dovuto dirVi anche del “KAI MCL” 2023 RISERVA, del “NOT SVN” 2021 (che a un anno di distanza sembra aver trovato la propria dimensione), della RIBOLLA 2021…ma erano vini di cui Vi ho già detto molte volte e quindi… Tocai, Ribolla Gialla e Malvasia tre vitigni una sola identità, espressione di tradizione e Cultura. – ROMANGIA IGP BIANCO “18 SETTEMBRE” 2024, DETTORI (SARDEGNA): un Vermentino che si nutre di quanto portato dal maestrale, le note calde del fieno al sole e della frutta secca, il sale, il mare e la macchia mediterranea che lo osserva dall’alto, la resina dei boschi, la terra agitata in vortici polverosi, un chè di incenso che arriva da chissà dove… In bocca è occhio del ciclone, quiete dopo e prima della tempesta, un alternarsi continuo di morbidezze di frutto maturo e candito e amaritudini di erbe, finocchietto selvatico e liquirizia. Il finale è lungo, salato e amaricante, scandisce ricordi e spinge a pensare. Molto probabilmente merita molto più degli 89—punti (e secondo me stacca di ruota il più noto fratello maggiore) ma qui, oggi, non c’è modo di assaggiare con cura. Peccato. – TOSCANA IGT ROSSO “DISSIDENTE” 2022, SAN DONATINO (TOSCANA): gemello diverso del “POGGIO AI MORI”, separato alla nascita da questo da commissioni di assaggio cui si ispirò Ken Kesey per scrivere “Qualcuno Volò sul nido del Cuculo”, mostra il Sangiovese nella sua forma più vera. Spettinato, quasi lo avessimo svegliato di soprassalto e buttato giù dalla bottiglia, dimentica di infilarsi le pattine del frutto rosso e nero e inciampa in un intricato sottobosco di humus, terra umida, in una ferrosa mineralità che sa di sangue della terra, nelle erbe aromatiche. Il sorso è forse il suo asso nella manica, l’arma vincente, un’affilata spada fresco sapida cui i tannini reggono il gioco, incoronandone la coerenza gusto-olfattiva ed eleggendolo a paladino del Sangiovese con la “S” Maiuscola. Di rustica, troppo rustica eleganza occupa secondo me il posto che merita ai piedi del podio della Denominazione, ma questo ha importanza solo per quelli che credono che la Dominazione meriti un podio. Un vino da mangiare, anche lontano dai pasti. 88- Punti. – TOSCANA IGT ROSSO “ERETICO” 2020, SAN DONATINO (TOSCANA): un Cabernet che certo non gioca a nascondino con il varietale sbandierando freschezze di foglia di pomodoro più che di peperone e, vinoso, relega il frutto nero maturo e la succosa rusticità della marasca a ruolo di comprimari. In bocca si mostra impettito, verticale, arrogante nella sua vegetale coerenza. È però proprio in questa testardaggine che sta il suo limite, pecca un po’ in struttura e profondità (posto che siano caratteristiche che il Produttore ricercava) e quel suo voler essere “naturalmente rustico” me lo fa incasellare nella categoria di quei vini “troppo rustici” che possono piacermi un sacco ma anche no o forse “ni” come in questo caso. 86 Punti con un – che il + dell’arroganza va a pareggiare. E QUINDI? E quindi GRAZIE agli Organizzatori per avermi voluto ospitare ancora una volta a un Evento che, seppur ancora tra luci ed ombre, è servito a far capire quale sia la strada ormai segnata lungo la quale si muove la gran parte delle produzioni cosiddette “naturali”. Certo, qua e là ci sono ancora diverse “buche”, ma siamo ben distanti dal “sentiero accidentato” di qualche anno fa e, se da un lato comincia a essere evidente come i Produttori abbiano ben chiaro il percorso, ancora tanto lavoro sembra si debba fare per educare un pubblico di consumatori spesso ancora impreparato e bigotto. E ovviamente GRAZIE anche a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto la pazienza di sopportarmi e quelli che, più fortunati, mi hanno visto solo passare davanti ai propri tavoli. L’appuntamento con tutti e per una Edizione 2027 che invito anche Voi a mettere in agenda sin da ora Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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I Migliori Vini Italiani 2026. La nuova Edizione della Guida di Luca Maroni. Arrow Right Top Bg

26 Marzo, 2026

I Migliori Vini Italiani 2026. La nuova Edizione della Guida di Luca Maroni

IL COSA E IL DOVE Dal 20 al 22 Febbraio scorsi il SALONE DELLE FONTANE dell’EUR ha ospitato la presentazione romana dell’ANNUARIO DEI MIGLIORI VINI ITALIANI di LUCA MARONI, appuntamento ormai irrinunciabile per i wine lovers romani giunto quest’anno alla 25° Edizione. Tre giorni dedicati ai vini che hanno raggiunto i punteggi più alti (ma non solo), ai vignaioli che li hanno prodotti e a tanto altro ancora.     GLI ASSAGGI Come sempre c’era tanto da assaggiare e tanta gente, necessitava un piano d’azione ben congeniato! L’avevo pensata bene, fare un giro di perlustrazione, saltare quei Produttori che già conoscevo, lasciare che fossero l’occhio e la fantasia a guidarmi… Bah…i piani migliori sono fatti per non essere seguiti! Quando sono iniziate le danze non mi è restato che lasciarmi trascinare dalla corrente. E, nonostante riconosca di essere ogni volta più severo, qualcosa che meritasse di essere posto alla Vostra attenzione l’ho trovato. Vi propongo dunque una personalissima “TOP EIGHT” che, al di là dei punteggi, mette sul piedistallo otto etichette nelle quali, davvero, Vi invito a ficcare il naso. UNO DA NOVANTA C’ERA – BARBERA D’ASTI DOCG “MERUM” 2023, BELLICOSO (PIEMONTE): ancora una volta mi ritrovo a scrivere dei vini di Antonio e, mentre tralascio di dirvi di quell’ “AMORMIO” di cui leggerete presto una “monografia”, Vi rubo un po’ di tempo per raccontarvi di un vino il cui nome di fantasia sembra voler contraddire la schiva modestia del Produttore. Una Barbera che Antonio veste di nero fin dall’etichetta, come un corsetto di pelle tirato fino all’ultimo gancio: stretto, provocante, impossibile da ignorare. Nel calice è scura, densa, quasi oscena nella sua lentezza. Non ammicca: fissa negli occhi. E chi guarda capisce subito che non sarà un incontro innocente. Il naso è un invito che sa già di trasgressione: viole essiccate che sfiorano la pelle, more nere gonfie di succo che sembrano pronte a esplodere tra le dita. E quando le manette di liquirizia stringono i polsi e una nebbia calda di caffè imprigiona come una stanza chiusa a chiave, arrivano le scudisciate di pepe nero, In bocca non seduce, provoca.
Non chiede permesso, prende. È una verità che sfida, perché molti si atteggiano a leoni, ma pochi hanno il coraggio di essere irriverenti fino in fondo. Il sorso è succo scuro e abbondante che disseta le passioni più sfrenate; i tannini mordono quanto basta per far inarcare la schiena e trattenere il fiato fino al precipizio del “secondo di troppo”. Freschezza ed estratto sono brividi sottopelle, tensione continua, graffi da accarezzare con lo sguardo perso nel vuoto per averne memoria. È una Barbera che vuole il tavolo, sì, ma non per mangiare.
Pretende il fuoco, il pavimento, il calore dei corpi vicini, parole sussurrate troppo piano per essere innocenti. Non è una Barbera da salotto educato. È una Barbera da desideri dichiarati, da sguardi che non si abbassano, materica, sfacciata, quasi indecente nella sua verità Una Barbera per pochi, da bere con chi merita rispetto e un “oltre”. 90 “cabalistici” Punti. E POI… – ROCCAMONFINA IGP AGLIANICO “REBALTO” 2018, TERRE DI TORA (CAMPANIA): la frutta comanda, il legno spalleggia. E poi…anche più di un semplice accento balsamico, boschivo, resinoso, una sottolineatura che sgretola le rotondità olfattive incidendo in profondità quella tavoletta di cioccolato fondente che è ultimo descrittore prima dell’assaggio In bocca tutto torna con leggerezza nonostante il volume glicerico, tannini giusti, sapidità vulcanica…il Territorio raccontato con una eleganza un po’ troppo internazionale. Non è il mio vino ma 88++ Punti se li merita tutti. – EMILIA IGT BIANCO “LA MALVAGIA” 2024, IL POGGIARELLO – CANTINE 4 VALLI (EMILIA ROMAGNA): per quelli che pensano che Sauvignon faccia rima con sambuco e bosso ecco un vino in grado di scardinare convinzioni e aprire la mente. Salvia (quella con le foglie grasse e pelose) e pesca sono stambecchi in lotta per la femmina, il timo e gli agrumi spettatori pronti a parteggiare per l’uno o per l’altro. Il sorso è puro succo vegetale, erbe di campo, erbe officinali, erba limoncella, sfalci freschi…e poi agrumi e una chiusura graffiante in un sorso succoso e affilato che sa di sortilegio. 90– Punti. – VINO BIANCO “L’ALBA E LA PIETRA ANNODICIOTTO” 2018, IL POGGIARELLO – CANTINE 4 VALLI (EMILIA ROMAGNA): Malvasia di Candia Aromatica “orange style” per una amplificazione a valvole dei varietali. Pochi Watt, calore e potenza. Dura come la salvia selvatica, dolce come l’albicocca, fresca come l’arancia, boschiva, silvestre, calda di fieno, stuzzicante di zenzero candito. L’incipit gustativo è fresco e di profonda, sapida mineralità, frutta e glicerina sono un abbraccio avvolgente, i tannini schiaffo che fa scuotere la testa, l’allungo un labirinto in cui perdersi, il nome di fantasia un inizio e una fine. Da non perdere. 90– Punti. – EMILIA IGT BIANCO “MAMI” 2024, IL POGGIARELLO – CANTINE 4 VALLI (EMILIA ROMAGNA): un vino che ha in sé la calda freschezza delle brezze che accarezzavano le praterie di “Via col vento” il volume del personaggio di cui porta il nome, l’erba fresca diventa fieno caldo, la frutta gialla è maturata, delle erbe officinali si sono fatti oli, le spezie lasciano che lo sguardo si spinga a Oriente verso il “da dove proviene”… Sorso voluminoso, non scattante eppure ancora agile abbraccia e fa volteggiare guardandoVi dentro. Serve a capire, a comporre il puzzle. 87++ Punti. – OLTREPO’ PAVESE DOC PINOT NERO “UMORE NERO” 2024, CASTELLO DI LUZZANO (LOMBARDIA): un Pinot Nero cui il cemento regala peposa agilità, uno stropicciarsi il naso mentre si apprezza la vivacità della rosa canina e ci si bea dell’avanzare dei piccoli frutti in una atmosfera piacevolmente rustica. In bocca mostra disinvolta irriverenza, decisamente fresco stacca di ruota una sapidità che avrei preferito più tonica e regala un sorso che, succoso e compulsivo, cancella pensieri bui e regala allegria. L’etichetta? Un appunto per ricordarsi di uno stato d’animo che “era” (e che tornerà a essere qualora non abbiate una seconda bottiglia di scorta). 88++ Punti. – GUTTURNIO DOC CLASSICO “ROMEO” 2017 RISERVA, CASTELLO DI LUZZANO (LOMBARDIA): questo Romeo guardava in basso, non verso un balcone, custodiva la terra… Un vino che la terra non si vergogna di nasconderla, la sottolinea al naso con tratto grasso e materico ben prima di decidersi a raccontare frutta nera e spezie. In bocca colpisce il tannino prima che la freschezza, rotondo si ma privo di smancerie, marca il proprio territorio scavando un solco col tacco sulle gengive, ricordandoci amaritudini sulla lingua; evidenzia luminosità di amarena e ombre boisé e racconta poi di erbe fini e liquirizia chiudendo agile con un giro di valzer mentolato. 89 Punti. – ASOLO MONTELLO DOC RECANTINA “AUGUSTO” 2020, GIUSTI (VENETO): profuma di un bosco ricco di piccoli frutti, odoroso di funghi e foglie a contorno, lascia intravedere la ciliegia, stuzzica con le spezie, non nega accenni di pellame e ruvide ferrosità. In bocca l’acidità guida il sorso e la morbidezza di tannini pudichi gli fa da contrasto accompagnando l’assaggio verso un finale fresco di agrumi e sottili vegetalità. 87– Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a LUCA MARONI per avermi voluto ospitare ancora una volta a un Evento di così altro impatto emotivo, un Evento che consente di viaggiare lungo l’Italia seguendo la strada di mattoni gialli della Qualità senza compromessi. GRAZIE anche e soprattutto a tutti i Produttori Presenti, quelli che ho tediato con le mie chiacchiere e quelli che per tanti motivi non sono riuscito a “disturbare”. E mentre ringrazio anche Voi per avere avuto la pazienza di leggermi fino qui, Vi do appuntamento a un’Edizione 2027 che, personalmente, ho già messo in agenda Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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CHIANTI CLASSICO 2026. Le anteprime ma non solo. Arrow Right Top Bg

19 Marzo, 2026

CHIANTI CLASSICO 2026. Le anteprime ma non solo.

IL COSA E IL DOVE La STAZIONE LEOPOLDA di Firenze ha ospitato il 16 e 17 febbraio 2026 la 33° Edizione della CHIANTI CLASSICO COLLECTION, Evento dedicato alla presentazione delle nuove annate (ma non solo) della Denominazione più iconica d’Italia. Seicento anni di Storia, trecento dalla definizione di confini poi allargatisi per evidenti necessità legate al successo mondiale di un vino davvero sulla e nella bocca di tutti. Grande e scontato il successo di pubblico, grande la presenza della stampa accreditata e degli operatori del settore. GLI ASSAGGI 223 Aziende, 680 Etichette (tra cui 190 Riserva e 185 Gran Selezione), questi i numeri con cui mi sono dovuto confrontare zigzagando tra i banchi d’assaggio, schivando quelli più affollati, cercando qua e là suggerimenti che mi aiutassero a dirimere i pensieri “malevoli” che l’ingolfata ridda di acronimi mi faceva passare per la testa; vini d’annata, Riserve, Gran Selezioni, UGA, singole vigne, tricchettracche e bombe a mano… Riguardo le annate beh…la 2024 l’ho trovata davvero centrata (cosa che mi fa ben sperare per gli sviluppi futuri delle tipologie Riserva e Gran Selezione, la 2023 è stata complessa e sembra segnare un pochino il passo anche se noterete che è proprio di questa annata il vino che mi ha impressionato di più (ma quando si è BBravi…), la 2022 vive di alti e bassi, le altre… Detto questo, Vi propongo la mia consueta e personalissima “classifica”, una TOP SIX afffiancata da altre quattordici etichette per fare conto pari. L’ordine? Quello di assaggio (più o meno). Voi dategli una letta, prendete spunto, criticate, suggerite e…CONDIVIDETE. QUELLI DA NOVANTA – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “IL PURO” VIGNETO CASANOVA 2022, CASTELLO DI VOLPAIA: l’olfatto è intrico boschivo di radici e terrosa umidità, freschezza balsamica da aprire le narici, sapiente mescolanza di bacche di mirto e ginepro, una progressione che sa di pietraie e imprecazioni, di tabacco rollato poggiati con le spalle a una quercia, di sguardi che cercano divinazioni nel fumo di un camino. Sorso elegante oltre il supposto, profonda trincea minerale scavata dai tannini nel compatto tessuto tannico, quasi “noioso” nel riproporre con precisione da ragioniere i descrittori olfattivi e lungo…molto, molto lungo! 90 Punti, perché quel – che gli avevo messo vicino dovrebbe forse essere un +. – TOSCANA IGT ROSSO “PUNTA DI ADINE” 2021, BERTINGA: ne stia alla larga chi cerca il Sangiovese imbellettato e ciliegioso. Qui vige austerità e aderenza al territorio e al vitigno, nulla è nascosto, né la vegetalità financo ortolana che a tratti fa appetito e ribollita né quel rustico sconfinare nel cuoio da concia, nelle ferrosità sanguigne e nel tossire di tabacco trinciato forte. Fresco di aghi di pino, erbe aromatiche e arancia sanguinella non dimentica pepe e liquirizia e regala un sorso teso e verticale, coerentissimo, di intreccio tannico contadino ed elegante, di grafitica sapidità, in una parola: goloso. Più di 90 Punti, diciamo 91. – CHIANTI CLASSICO DOCG 2023, CASTELLO DI AMA: netta l’introduzione balsamico-mentolata, seguita da guizzi pepati che stuzzicano e acchiappano e netto il colore rosso di piccoli frutti che vanno via via addolcendosi: visciole, amarene, ciliegie… È un appena di vaniglia che introduce il sorso, succoso, tarato su quei tannini che ci tengono a farsi notare e con una impressionate progressione sapido-balsamica che impone un secondo sorso (e forse un terzo). 90 Punti? Ma si, se li merita! – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE GAIOLE “VIGNA BARBISCHIO” 2023, MAURIZIO ALONGI: humus, grafite, radici, foglie secche, agrifoglio, oscura, luminosa bellezza in un olfatto nitido e fresco, mentolato, aromatico punteggiato di tè, frutti rossi succosi e freschezze d’arancia dove e quando serve. In bocca insegna compostezza e attesa con schiena dritta, nulla è fuori posto, i tannini a braccia conserte e l’alcol ad intervenire al momento giusto. Un vino fatto come si deve, un Chianti raro cui mi inchino con modestia. Da bere ascoltando “LUCILLE” (LIVE) dei DEEP PURPLE. 93 Punti (forse 94) e una vigorosa stretta di mano. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA MONTEBELLO SETTE” 2022, TOLAINI: un olfatto esplosivo, agrumato, balsamico, con una mineralità profonda che sa di miniera, fresco di arancia sanguinella, intricato di macchia mediterranea, pensieroso di tabacco e appena conciato di cuoio. Sorso di eleganti dinamicità ed equilibrio, tannini, freschezza e sapidità “inquadrati e coperti”, lungo. Una Gran Selezione da tenere in memoria. 90 Punti. – TOSCANA IGT ROSSO “ARCANUM” 2020, TENUTA DI ARCENO: un olfatto “tailor made” per chi vuole provare cosa vuol dire “freschezza”. Finocchietto selvatico e mentuccia, le brezze spinte da un mare che ricordavo più lontano e di cui si sente invece distintamente il mugghiare, i frutti rossi a duettare con il mallo di noce, la cannella con le erbe amare… Sorso luminoso e privo di misteri, i tannini a bilanciare perfettamente la dolcezza del frutto, la sapidità che è progressione lenta e inesorabile. Un assaggio che si chiude lungo tra scorza d’arancia, liquirizia e tabacco sorprendendomi forse meno della 2019 che ricordavo ma che vale comunque e davvero la pena. 90 Punti con forse un +. – TOSCANA IGT ROSSO “VALLEPICCIOLA ROSSO” 2023, VALLEPICCIOLA: vegetalità ortolane che in bocca regaleranno sedano piccante preludono a freschezze balsamiche di eucalipto e tabacco cui segue lo scuro del catrame (ché lascio il “goudron” ai cugini d’oltralpe), della liquirizia, del tè, della ghisa bagnata, cupe presenze illuminate da spot fruttati di amarene e more in confettura. Sorso “impressive”, un’esplosione di freschezza e sapidità cucite alla perfezione sul tessuto tannico. Affatto borioso fa della propria semplice eleganza l’arma vincente rendendo l’assaggio compulsivo. Un vino che assaggerete e riassaggerete fingendo di voler capire cosa Vi sfugge pur avendone sviscerato anche l’anima. 90 Punti, probabilmente di più. I QUASIQUASI – TOSCANA IGT ROSSO “COLLEZIONE DI CAMPACCIO” 2020, ARILLO IN TERRABIANCA: di boschiva e resinosa freschezza, non lesina morbidezze di frutti di bosco e prugna in confettura lasciando che i pensieri si allunghino su note di cenere e prese di tabacco rollate con lo sguardo perso nel vuoto. Il sorso? Elegante, forse troppo pensando a quell’olfatto che sa di pieve e nebbie. Caldo e morbido eppure ben ritto sulle gambe fresco-sapide, lungo quanto serve a far invidiare la Toscana del vino anche a chi non la venera. 90 Punti con un -. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA POGGIARSO” 2022, CASTELLO DI MELETO: olfatto tarato su amaritudini di genziana ed erbe officinali, mixa alloro a scorza d’arancia, pepe a gelso e si dilunga in una sapidità rocciosa che sembra sconfinare nei toni dell’oliva. Sorso dinamico e territoriale, caratterizzato da un tessuto tannico vellutato e da un allungo sapido e minerale. 90- – Punti. – CHIANTI CLASSICO DOGC GRAN SELEZIONE PANZANO “TERRAZZE SAN LEONINO” 2022, FONTODI: un velo di canfora fa arricciare il naso prima che questo sia pervaso dalle freschezze di arancia rossa e da un profondo afflato terroso, presupposto fondamentale per ancorare al terreno un profilo olfattivo altrimenti fin troppo sognante pur nelle sue ruvide note di tabacco e grafite. I frutti di bosco rendono più rotondo un sorso segnato da tannini vibranti e quadrate spalle fresco sapide, un lungo sentiero di riproposizioni gusto-olfattive per un altrettanto lungo finale. Quasi TOPPP, quasi. 89++ Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “LUCARELLO” 2021 RISERVA, BORGO SALCETINO: profilo olfattivo concentrato, addirittura compresso, un fitto rincorrersi di scie rosse di frutta e fiori secchi e drappi neri di china e pepe con quel tocco di cuoio che intriga. Il sorso è un pugno ben assestato, una serie di allunghi fresco-sapidi tirati da un corpo massiccio e piantato su gambe tanniche ancora non perfettamente toniche. Chiude su sbuffi tostati e amaricanti e si becca 89 Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “I SALCI” 2018, BORGO SALCETINO: di tutt’altro profilo rispetto al precedente lascia che lo sguardo si spinga a Oriente, tra misteri di spezie e fumi balsamici. Dolcezze di vaniglia duettano con la liquirizia, il tabacco strizza l’occhio all’arancia e l’amarena…l’amarena si atteggia a visciola senza riuscire nell’intento. Sorso di glicerica pienezza che freschezza e sapidità si affannano a bilanciare riuscendoci solo in parte grazie anche all’importante dotazione tannica. Un Chianti di gran classe pur nel suo respiro troppo internazionale. 89+ Punti – CHIANTI CLASSICO DOCG “DOCCIO A MATTEO” 2022 RISERVA, CAPARSA: cemento e legno “grande ma non grandissimo” regalano un profilo olfattivo scuro, un arazzo terragno intarsiato di ciliegie nere e marasche, melograno e viole, spezie fini, arancia rossa, scie affumicate e ferrosità sanguigne di carne cruda. Sorso di grande sostanza e profonda sapidità in cui i tannini robusti sorreggono i richiami fruttati che pervadono il retrolfatto rendendo più aggraziato il finale affatto vergognoso di selvatiche rusticità. Un Chianti rigoroso cui perdono volentieri quella strizzata d’occhio al gusto degli “altri”. 89+ Punti. p.s. le etichette? Bellissime! – CHIANTI CLASSICO DOCG “LEVIGNE” 2022 RISERVA, ISTINE: tra le dolcezze di prugna e ciliegia spiccano netti i graffi di macchia mediterranea e i respiri balsamici mentre spezie, tabacco e accenni di sana rusticità sono impunture sull’arazzo floreale di rosa canina e violette. Sorso coerente e di grande equilibrio, forse privo di acuti ma degno di attenzione per quell’allungo tempestato di echi minerali. 89 Punti tuttitutti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE RADDA “VIGNA CASANOVA DELL’AIA” 2022, ISTINE: tra marasche e inciampi di macchia mediterranea si staglia la freschezza dell’arancia rossa mentre spezie scure e folate di incenso riempiono un’atmosfera screziata di mineralità. Il sorso mostra un equilibrio simpaticamente incerto, giocato tra tannini compatti e freschezze fruttate e che si distende in un finale ritmato di rimandi minerali e ricordi di frutto. 89- – Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG 2024, TOLAINI: ci sono vini per cui le parole sono superflue, vini fatti solo per essere bevuti, vini fatti per le risate e le pacche sulle spalle e qui TOLAINI tira fuori dal cemento un nettare tuttosucco, concreto al naso e in bocca, sovrastrutture zero, amarena, more, viole e grafite (per chi proprio non può fare a meno di sapere cosa deve andarsi a cercare), freschezza, sapidità, tannini (vispi), identità e Territorio. Svuotate la testa e bevetelo (o bevetelo per svuotare la testa). 90- Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “VALLENUOVA” 2023, TOLAINI: olfatto cupo di terra e ferro, liquirizia e tabacco, mirto e ginepro. Visciole, ciliegie e more mature regalano succo mentre non tacciono pungenze di timo e graffi di macchia mediterranea. Sorso balsamico, mentolato, forse resinoso in cui tannini e freschezza si danno di gomito e che si allunga ricordandoci di frutti maturi e spezie. 89++ Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “STRADA AL SASSO” 2023, TENUTA DI ARCENO: ciliegia matura e cassis sposano tabacco e liquirizia, il finocchietto selvatico se la fa con l’agrume e un tocco di liquirizia affila la ferrosa lama minerale. Sorso arrembante, a sottolineare sale e tannini senza lasciare indietro le freschezze. Decisamente giovane pecca forse di un po’ di internazionalità di troppo. 90 Punti con un -. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “CAMPOLUPI” 2023, TENUTA DI ARCENO: cupo e balsamico racconta boschi e spezie d’Oriente, decisa la viola, morbida la prugna, il pepe che fa rialzare la testa a un olfatto distratto da sottili tostature di quasi caffellatte. Decisa la dinamica del sorso, fresco nell’approccio mostra tannini sportivi e un allungo degno di nota che puntualizza legni nobili sostenuto dall’instancabile acidità. 89 + Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA DEL TERMINE” 2022, POMONA: prima annata per questo CRU austero e introverso, che gioca sugli accenni più che sugli affondi fatto salvo quell’extra di alcol che non ci voleva. Struttura, trama tannica, frutto, allungo…non gli manca nulla a parte il tempo che io ho da dedicargli visto che s’è fatto tardi. 89- Punti. p.s. una nota di merito per quel BANDINI “VIGNA POMONA” 1993 che ha nel naso tutto il timo di Castellina e sulle spalle oltre trent’anni di vetro. Un vino che non ha più forze ma ancora tanta anima. – CHIANTI CLASSICO DOCG “POGGIO AI MORI” 2022, SAN DONATINO: OK, non mi piace il Sangiovese… E allora? Che ci faccio qui? Cerco, assaggio, imparo, inciampo… E inciampando casco su questo Chianti dall’olfatto diretto e profondo. Niente sconti, un sasso tirato in uno stagno di frutti profumati e succosi, ciliegia, pesca, persino un po’ di anguria sullo sfondo di arancia rossa. E intorno note più scure, boschive, autunnali, erbe aromatiche, un allungo minerale… In bocca è agile a nascondere sorprendentemente il frutto dietro tannini cercati, trovati, voluti. “Astringenza” è parola d’ordine che apre le porte a un sorso antico eppure, forse proprio per questo, modernissimo. Un vino da appuntarsi sul taccuino. 89- Punti. p.s. Peccato per quella bottiglia “ni” della RISERVA 2019, sarò costretto a cercarlo per assaggiarlo di nuovo (d’altra parte è uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare). E QUINDI? E quindi GRAZIE a CHIANTI CLASSICO per avermi voluto ospitare ancora una volta, a tutti i Produttori che mi hanno sopportato e mi hanno raccontato il loro lavoro (anche e soprattutto a quelli che, per ragioni di spazio non sono citati in queste righe) e a tutti Voi che avete avuto la pazienza di leggermi fino a qui. È stata una giornata molto istruttiva ma particolarmente impegnativa che è servita a togliere qualche altro velo di quelli che io tendo a calare sul Sangiovese e sulla Toscana del vino in generale. Metto già in agenda l’Edizione 2027 con l’idea di sedermi al tavolo con idee e progetti più chiari, ma da qui all’anno prossimo ne deve passare di vino sotto i ponti, quindi Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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GoWine e Decanter Wine Academy. I vini delle grandi isole ma non solo. Arrow Right Top Bg

12 Marzo, 2026

GoWine e Decanter Wine Academy. I vini delle grandi isole ma non solo.

IL COSA E IL DOVE Se lo scorso 9 Febbraio l’instancabile GoWine ha dedicato una serata ai vini delle grandi isole italiane presentando al pubblico romano intervenuto nelle sale dello STARHOTELS METROPOLE un’ampia selezione di etichette prodotte dalle circa venti Aziende partecipanti, nelle giornate del 7 e dell’8, DECANTER WINE ACADEMY ha proposto, nell’ormai consueta location di VILLA PICCOLOMINI, un’Edizione 2026 di DIVINO che raccoglieva sotto lo stesso tetto circa 100 cantine e 300 vini.     GLI ASSAGGI Come ormai saprete, quelli di GoWine sono Eventi “a misura di assaggio”, pensati per una degustazione consapevole e informata, niente ridondanze, nessun eccesso, la possibilità di parlare con i Produttori presenti e quella di ficcare il naso in tutte le etichette selezionate. DECANTER WINE ACADEMY ha invece imboccato decisamente la strada del “tanto da tutta Italia” rendendo panoramiche le proprie degustazioni. Tra il tanto di cui mi sono impicciato ho selezionato “ottopiùcinque” vini che sottopongo alla Vostra attenzione invitandoVi come sempre ad assaggiare di persona, criticare, suggerire e…condividere. GLI “OTTO” – CANNONAU DI SARDEGNA DOC NEPENTE DI OLIENA CLASSICO 2020, GOSTOLAI (SARDEGNA): incipit arrembante, balsamico, empireumatico, che s’allarga poi ad agrumi, spezie, tabacco e florealità che ad anni di distanza hanno ancora inattesa freschezza. L’ingresso in bocca è succoso e glicerico ma è il ritmato alternarsi di picchi di freschezza e sapidità a gestire un sorso in cui i tannini non se ne stanno semplicemente in finestra. Fresco di fiori e frutta strizza l’occhio alla convivialità ma…oKKio a quei 15.5° alcolici di cui potrebbero accorgersi le Vostre gambe. 88++ Punti. – CANNONAU DI SARDEGNA DOC NEPENTE DI OLIENA “SOS USOS” 2019 RISERVA, GOSTOLAI(SARDEGNA): poco incline alla tenerezza concede un olfatto cupo, terragno, che sa di tavolati consumati e rustiche prese di tabacco. Fresco di rosmarino e intrigante di spezie non manca di succosità di mirtillo e inciampi di mirto mentre accenna al peperone. In bocca s’atteggia a profondo ma freschezza e tannini sono protagonisti in un sorso forse non proprio ortodosso ma, proprio per questo, di grande interesse. 88+ Punti. – COLLI DEL LIMBARA IGT ROSSO “ROSSOSMERALDO” 2020, UNMAREDIVINO (SARDEGNA): il naso dà la precedenza alle note fresche e amaricanti delle erbe officinali, dell’eucalipto e della macchia mediterranea lasciando che la carnosità della frutta rossa e nera si dispieghi con calma prendendo poi pieno possesso di un olfatto progressivo e garbato. In bocca regala calore e morbidezza ritmando l’assaggio a colpi di freschezza e vivacità tanniche. Giovane e di belle speranze. 88+ Punti. – COLLI DEL LIMBARA IGT ROSSO “OLTREMARE” 2018, UNMAREDIVINO (SARDEGNA): un filo di lacca vela un olfatto esplosivo di spezie e macchia mediterranea mentre more in confettura e frutti rossi sotto spirito sposano gli agrumi allungando il profilo olfattivo ben oltre l’immediatezza. In bocca mostra potenza aggraziata, giocando la carta della freschezza e di una tessitura tannica spessa e avvolgente per ampliare la gamma dei descrittori includendovi legni nobili, fichi secchi e profondità di bosco scuro. 89- – Punti.   – ETNA DOC BIANCO “CROCIERE” 2022, CASALE 120 (SICILIA): da subito di sulfurea mineralità si dilunga ancora nel giallo proponendo intrichi di ginestre prima degli inciampi di ginepro, nespole prima della macchia mediterranea. E mentre accenna a un ché di tropicale invita a un sorso salato più del mare in lontananza che delle profondità del vulcano, fresco come l’aria dei “quasi mille” e lungo nell’accennare ad agrumi maturi e lontane grassezze. 88 Punti.   – ETNA DOC ROSSO “CROCEFERRO” 2023, GENERAZIONE ALESSANDRO (SICILIA): fumoso e minerale, accenna a garofani in fiore, tra note di frutti di rovo, arancia rossa e freschezze boschive e mentolate che fanno respirare forte. Sorso di decisa, piccante, minerale sapidità, fresco e compatto nella trama tannica, ad allungarsi ricordando note appena terrose. 88 Punti.   – SICILIA MENFI DOC CHARDONNAY “ULMO” 2024, PLANETA (SICILIA): l’olfatto è uno sguardo che spazia tra ampiezze dolci di spezie d’Oriente, acacia e frutta tropicale e vette di freschezza sottolineate dalle erbe officinali in una atmosfera che sa di fumo e sguardi interiori. In bocca è panoramico, grasso ma costantemente ravvivato da viva freschezza e sapidità imperante fino all’allungo che mixa sapientemente sale e agrumi canditi. 88 Punti (con, forse, un + per quell’eleganza tutt’altro che affettata).   – MARSALA VERGINE SECCO (15 YEARS OLD TINO N.8), HERITAGE FRANCESCO INTORCIA(SICILIA): avvicinarsi ai Marsala richiede predisposizione d’animo, mente aperta e sgombra dai pensieri dell’oggi. Qui le dolcezze sono danza dei sette veli, odalische di contorno a presenze potenti di cardamomo e liquirizia, fieno maturo, legno secco, fiori gialli inondati di sole. E dall’eterea atmosfera si passa a un sorso che dice che l’alcol c’è e si sente, un peccato confessato e perdonato per intercessione di freschezza e sapidità che rendono l’assaggio una continua ricerca di completezza, un fraseggio di rugosi tannini e ritorni dolci-amaricanti di tabacco e mallo di noce. 89 Punti. I “PIÙCINQUE” – CESANESE DEL PIGLIO DOCG “BIVI!” 2022, MARIA ELENA SINIBALDI (LAZIO): “BIVI!” non è un vino (cioè, non solo), “BIVI!” è un invito, uno sguardo piantato nel fondo degli occhi, un volto, una mano, rughe che indicano sedia e parole schiette, risate e pensieri. Il calice gli è quasi di peso, schietto e privo di sovrastrutture o ammiccamenti vi si adagia senza trovare pace, preferisce la sedia impagliata alla poltrona. Il quadro olfattivo è didascalico nell’accezione più nobile del termine: fiori di campo, piccoli frutti rossi croccanti, leggere tracce di erbe aromatiche, una nitida impronta ferrosa e sottili tostature appena accennate…e quel lieve richiamo animale, quasi di pelliccia, che riporta con coerenza a una dimensione rurale autentica. Al sorso colpisce per la freschezza vibrante e la linearità espressiva. È vino schietto, contadino nella sua eleganza essenziale, con una tessitura agile e uno sviluppo dinamico. Non si schermisce, le spigolosità ne evidenziano il carattere tenendolo lontano da facili omologazioni, ne sottolineano l’animo, nobile non per lignaggio ma per cuore, Brancaleone da Norcia fiero e incorruttibile. La beva è scorrevole, coinvolgente, la chiusura ampia e saporita, lascia il palato teso e appagato…no, non appagato! Ne vorrete un altro sorso e un altro ancora. Non è un vino perfetto, è un vino da bere (e credetemi…non è poco). 89 Punti + altri 2 per “LA” Produttrice. Sono 91…e se li merita tutti. – VERMENTINO DI SARDEGNA DOC “C’ERA UNA VOLTA” 2021, CHESSA (SARDEGNA): un Vermentino difficile, complicato groviglio di frutta gialla e boschive, fungine freschezze, gentile di camomilla, ruvido di terra, astringente di nocciola, amaricante di rabarbaro. In bocca è fresco, teso nel mixare dolcezze di frutta gialla matura e miele con succose amaritudini di chinotto e vergate di erbe amare fino alla lunga e sapida chiusura. 88- – Punti.   – ISOLA DEI NURAGHI IGT CAGNULARI 2023, CHESSA (SARDEGNA): l’olfatto è fresco e balsamico ed evidenzia fumi di tabacco e soffi mentolati prima del rosso delle visciole in una atmosfera nella quale nuvole pepate fanno da contrasto a dolcezze di vaniglia. Sicuramente fresco, riempie e stuzzica con tannini vispi e sapidità intrigante chiudendo poi su dolcezze di frutta lunghe ma un po’ troppo svenevoli. 87- Punti. – UMBRIA IGT GRECHETTO “BARBADORO” 2023, ZAZZERA (UMBRIA): bella la commistione tra le dolcezze di limone candito, acacia e frutta tropicale e le amaricanti, fresche vegetalità del rosmarino e del finocchietto selvatico, tra il miele e la salina mineralità… In bocca l’impianto glicerico tiene la freschezza al guinzaglio corto (forse troppo corto e con troppo piglio) impedendo lo sviluppo verticale di un vino che, in chiusura vorrebbe raccontare durezze minerali ma è tutto frutta e nocciole. 87++ Punti – UMBRIA IGT GRERO 2018, ZAZZERA (UMBRIA): olfatto scuro di bacche boschive, more e rovi, tabacco e grafite, fresco di mentolo e rosmarino, succoso di amarena e arancia rossa, pungente di pietra focaia… Sorso ricco, di affilata, balsamica freschezza e alcol adeguato a tenerla a bada che mostra tannini appena usciti dal manicure e un lungo finale di amarena, arancia rossa e prugna. Un assaggio unico ripescato dall’oblio con saggezza e lungimiranza. 88- punti. E QUINDI? E quindi prima di tutto GRAZIE a GoWine e a DECANTER WINE ACADEMY per avermi voluto ospitare ancora una volta ai propri Eventi e GRAZIE anche a tutti i Produttori presenti, per il lavoro svolto e per la pazienza dimostrata nello starmi a sentire. Sono stati giornate ricche di spunti di approfondimento e che hanno dimostrato ancora una volta l’esperienza ormai rodata di chi le ha pensate. Se proprio dovessi fare un appunto beh…darei una tiratina d’orecchie a DECANTER WINE ACADEMY perché la location di VILLA PICCOLOMINI, seppur molto suggestiva, inizia ad essere davvero un po’ “strettina” per farci stare tutte quelle Aziende e tutta quella gente. In ogni caso BRAVI TUTTI e appuntamento alle prossime Edizioni! Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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Due giorni con VINODABERE. #2: L'Italia del Pinot Nero. Arrow Right Top Bg

5 Marzo, 2026

Due giorni con VINODABERE. #2: L'Italia del Pinot Nero.

IL COSA E IL DOVE Nel fine settimana del 7 e 8 febbraio scorsi VINODABERE ha organizzato L’ITALIA DEL PINOT NERO E DEL SAUVIGNON, una due giorni dedicata a due vitigni totalmente diversi tra loro non solo nel colore ma anche e soprattutto nel modo di presentarsi ai nostri sensi. Sfrontato il secondo, con quelle sue pirazine in primo piano che lo rendono inconfondibile, addirittura “facile” direi, uno di quei vini che ti fa credere che sia facile riconoscerlo a occhi chiusi; leggero, elegante, fors’anche supponente il primo, principe dei vitigni per molti Produttori e re di tante bollicine di qua e di là delle Alpi.   IL PINOT NERO Presente in Borgogna da quasi duemila anni, legato a filo doppio con le abbazie cistercensi è arrivato in Italia intorno al XVII Secolo in quell’Oltrepò Pavese dove nel 1865 venne creato il primo Metodo Classico italiano. Difficile da coltivare, “cagionevole di salute”, sensibile come pochi alle muffe e alle bizze del tempo, poco accondiscendente in cantina, capriccioso, gioia e dolore di quei Produttori che decidono di accettarne la sfida vede nel nostro Paese il secondo areale più grande al mondo per superficie vitata e regala vini estremamente territoriali.   LA MASTERCLASS Nove le etichette in degustazione in rappresentanza di sei Regioni differenti, nove vini presentati da Pino Perrone e Gianni Travaglini che raccontano idee e Territori e che io provo come sempre a descriverVi invitandoVi però a ficcare il naso personalmente nel bicchiere perché nessuno come Voi può esprimere le emozioni di un sorso.       – TOSCANA IGT PINOT NERO 2023, TENUTA MONTAUTO (TOSCANA): uno sbuffo di alcol rovina in parte l’atmosfera boschiva e appena terrosa che introduce il rosso di fragole e ciliegie. L’olfatto stenta a schiarirsi e compaiono note di pepe nero e soffi temporaleschi. In bocca è invece il frutto rosso a dominare il sorso, pieno e croccante, mai svenevole, sostenuto da accenni vegetali e reso vieppiù interessante da un habitus di contadina rusticità che rende questo vino una sorta di ponte tra il cielo e la terra. Decisamente non banale, forse traviante. Si prende 89- Punti e il mio personalissimo premio “PECCATO” per quel dualismo naso-bocca che è forse caratteristica di unicità ma che avrei preferito di no. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “PRAESULIS” 2023, GUMP HOF MARKUS PRACKWIESER(ALTO ADIGE): olfatto scuro che sottolinea i toni erbacei prima dei piccoli frutti e delle viole e che si sviluppa dinamico rivelando peposità speziate e freschezze balsamiche mentre addita ferrosità temporalesche. Il sorso è succoso e scorrevole, fresco, teso tra sapidità incalzante e tannini piacevolmente grippanti con un finale che si dilunga in ricordi di frutta e spezie in una atmosfera progressivamente fumé. 88+ Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “BACHMANN” 2022 RISERVA, CANTINA BOLZANO (ALTO ADIGE): olfatto sostanzioso che sciorina il rosso della ciliegia e del lampone, il nero della prugna, le ombre di un bosco di terriccio umido, strobili e resina, le delicate violette e quel giusto di spezie che sa di chiodi di garofano. Il sorso scorre leggiadro tra i coerenti rimandi olfattivi, sostenuto dalle morbidezze tanniche e da una sapidità minerale che firma di Territorio. Un Pinot Nero che potrei definire “didattico” ma che sembra limitarsi a svolgere il proprio “compitino”. 87 Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “EXCLUSIV” 2022 RISERVA, PLONERHOF (ALTO ADIGE): un olfatto fresco e profondo regala note di chinotto e marasca prima che le spezie inizino a danzare su un tavolato di legni scricchiolanti, una soffitta di album fotografici che custodisce ricordi di sospiri balsamici. Sorso muscolare, materico; fresco d’arancia sanguinella e stuzzichevolmente tannico s’allunga sapido ammiccando a note di frutta secca tostata e biscotti della nonna mentre Vi racconta storie di spezie. Un vino di haute couture che non si vergogna di calzare scarpe infangate. Gli manca ancora qualcosa (e considerata l’età vorrei ben vedere!). 89 Punti. – PIEMONTE DOC PINOT NERO “BRICCO DEL FALCO” 2021, ISOLABELLA DELLA CROCE (PIEMONTE): un olfatto profondo, di lamponi e amarene si fonde con balsamiche amaritudini di tabacco, menta e liquirizia, freschezze di chinotto e ombre boschive tra gli accenni di chiodi di garofano e una gentilezza di rosa. Sorso sabaudo, di una piemontese eleganza che risulta forse un pochino troppo supposta e cui l’allungo ferroso e saporito non riesce a tenere testa. Un bel vino che non ha ancora spiegato completamente le proprie ali. 89 Punti (con, forse, un +). – PAESTUM ROSSO IGP PINOT NERO “PINO DI STIO” 2021, SAN SALVATORE 1988 (CAMPANIA): cupo e potente solca il naso con un vomere di ferro, grafitico, amaricante di genziana, fresco di piccoli frutti, erbe officinali e pepe. In bocca la freschezza erbaceo-balsamica sposa la morbidezza glicerica mentre la ruvida carezza dei tannini tiene vivo l’interesse per un sorso che si chiude succoso d’arancia e gradevolmente chinato. 87+ Punti.   – ABRUZZO DOC PINOT NERO “DIAMANTE NERO” 2020 RISERVA, CASTELSIMONI (ABRUZZO): un Pinot Nero “forte e gentile”, vedetta di piccoli frutti scuri che tiene d’occhio i movimenti di spezie come un “Drogo” che attende i Tartari pescando tabacco dalla borsa mentre monta la guardia. Nebbie fumé precedono un assaggio teso in cui la freschezza è corda di violino che vibra su una cassa di tannini e rocciosa mineralità e le morbidezze qualcosa che non compete ancora sorso. Un Pinot Nero che racconta di attese come il libro di Buzzati. 89- – Punti (ma forse di più). – VENETO IGT PINOT NERO “S” 2020, MARCO BUVOLI (VENETO): piccoli frutti rossi e violette introducono vegetali note balsamiche e di sottobosco appena terroso. Poi sono pensieri di tabacco e voluttuosità di spezie orientali con un’idea di vaniglia che rimanda a grassezze di cioccolato bianco. In bocca, alle dolcezze della chiusura olfattiva si sostituiscono note vegetali e amaricanti di erbe aromatiche che sostengono la freschezza di un sorso reso scorrevole dalla morbidezza dei tannini e dalla lunga scia sapida. Pecca forse un tantino di coerenza ma lo aspetto qui tra un annetto o due. 88 Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “VIGNA ZIS” 2019 RISERVA, BRUNNENHOF MAZZON (ALTO ADIGE): more, ciliegie e mele rosse s’accostano a note verdi di viticcio masticato ed erbe selvatiche mentre note dolci di spezie d’Oriente scazzottano con amaritudini di rabarbaro e liquirizia accompagnate da note salate di quasi oliva. In bocca mostra i muscoli ma lo fa con grazia, dai rimandi di frutta s’eleva una prugna secca che tiene al guinzaglio tannini e graffi erbacei mentre le spezie firmano in calce al sapido finale. Da una annata difficile un vino con gli attributi. 91 Punti. A LATERE Tra tutto il resto (mica poco) che ho assaggiato ho poi selezionato una “TOP FOUR” che credo valga la pena teniate in considerazione. – ABRUZZO DOC PINOT NERO “DIAMANTE NERO” 2018 RISERVA, CASTELSIMONI (ABRUZZO): a un anno di distanza sembra essere salito di rango e, svestito il kilt ha ricevuto le insegne di cavaliere. Non galoppa più a pelo e, sotto un’insegna luminosa di arancia sanguinella veste una nobile armatura di more e amarene. Niente più archibugio e pietra focaia di acciarino, ma spada scintillante di cannella e pepe nero in fodero di nobile cuoio. In bocca chiama all’armi con squilli mentolati e marine, sorprendenti sapidità portate dai due mari separati dal Gran Sasso riunendo sotto il vessillo del Territorio, tannini, mineralità rocciosa, richiami d’agrume e pensieri polverosi. Meno sorprendente di come lo ricordassi s’atteggia a giovin signore ma ha ancora bisogno delle cure del precettore. 91 Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “RISERVA MAZON” 2019 RISERVA, BRUNNENHOF MAZZON (ALTO ADIGE): olfatto magari non così boom come avrei pensato ma con i piedi ben piantati per terra, che racconta le fragole in primis, poi le more e le ciliegie, le prugne e un ardito sconfinare nello scuro delle spezie e della liquirizia e un ché di salato che è più della solita, supposta mineralità. In bocca ha freschezza da vendere e tannini disposti a pagare il prezzo dovuto per regalarci quell’equilibrio che tanto andiamo cercando. È succoso, progressivo, lungo…molto lungo. Gli do 88+ Punti ma lo devo riassaggiare perché c’è in giro ancora qualche Obelix che viene alle degustazioni dopo essere caduto nel pentolone del profumo (a quando uno “scent detector” all’ingresso?). – VALLE D’AOSTA DOC PINOT NERO “LES FRÈRES” 2022, GROSJEAN (VALLE D’AOSTA): l’olfatto si divide tra le nettissime, luminose note di fragola e i più cupi richiami speziati di chiodi di garofano mentre la progressione evidenzia granitiche pietraie, accenni di caffè e richiami salini (peccato per un accenno di canfora che distrae). Il sorso è introdotto da profondi respiri balsamici e rivela trasparente profondità, fresco, di beva esuberante, quasi golosa, sostenuta dalla schiettezza dei tannini e con un finale maledettamente montano. 89 Punti. – SPUMANTE METODO TRADIZIONALE ROSATO 2018, LA PALAZZOLA (UMBRIA): spiazzante già all’occhio, con quella sua mise tenue ma non troppo, svolazzante…un invito a pensieri impuri… Il naso ne apprezza invece l’animo selvatico, il carattere etrusco, quelle note di torba, silvane. Ninfa dei boschi richiama l’attenzione con le freschezze e travia poi con succosità di piccolo frutto rosso concesse con smorfiosa ritrosia. In bocca la frutta reclama invece la propria succosa centralità facendo leva su un’effervescenza ammiccante e sulla viva, minerale freschezza. E in chiusura pasticceria e note fumé s’accostano a più che accennati richiami di agrume chinotto regalando, a rimandi di carcadè, a spezie d’oriente per un sorso di erotica consistenza. 89 Punti. – UMBRIA IGT PINOT NERO 2020, LA PALAZZOLA (UMBRIA): basta avvicinare il calice al naso per lasciarsi scappare un poco elegante “porcapaletta”. Profondamente boisè mixa con sapienza di druido pepe e fragoline di bosco, erbe a mare e ribes… Un pizzico di ciliegia, il giusto di mineralità per dar sapore, quell’atmosfera fumé che regala mistero e intrigo da svelare… In bocca riempie senza ingolfare, carico di sapidità e freschezza Vi avverte che non ha intenzione di fare sconti. Il tannino, appena un po’ duro, c’azzecca maledettamente con quel suo carattere un po’ scontroso, restio a raccontare la chiusura di frutta. Schivo, si picca di non assomigliare ai cugini borgognoni ma il ricordo non può non correre oltr’alpe in un allungo che sottolinea però il Territorio italico. 93 Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a VINODABERE per avermi ospitato ancora una volta e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto il buon cuore di sopportare le mie elucubrazioni e quelli che hanno altresì avuto la fortuna di “schivarmi”. Sono state due giornate intense, ricche di spunti di approfondimento, due giornate dopo le quali il mondo del Sauvignon e del Pinot Nero sono meno misteriosi (o forse no). Appuntamento all’Edizione 2027, io l’ho già messa in agenda, e Voi?   Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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