Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

IO VINO 2026. La Marche la Campania raccontate dai vitigni autoctoni. Arrow Right Top Bg

9 Aprile, 2026

IO VINO 2026. La Marche la Campania raccontate dai vitigni autoctoni.

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 15 Marzo le accoglienti sale del COURTYARD by MARRIOTT ROMA CENTRAL PARK HOTEL hanno ospitato la nona Edizione di IO VINO, Evento dedicato alle produzioni da vitigno autoctono di Marche e Campania. Organizzato dagli infaticabili Manilo Frattari e Romina Lombardi IO VINO è l’occasione per accendere uno spot su due Regioni ricche di Storia e patrimonio ampelografico, due Regioni diverse per affaccio marino, per geologia e tradizioni ma unite nel raccontarsi attraverso la grande qualità dei loro vini.   GLI ASSAGGI Oltre ottanta le Aziende presenti e un numero impressionante di etichette imponevano una programmazione attenta degli assaggi ma, come era prevedibile, chiacchiere, tavoli affollati e curiosità sono stati gli unici punti fermi di una giornata molto intensa. Tra i circa cento vini assaggiati ne ho scelti una ventina da proporre al Vostro insindacabile giudizio. Venti vini che hanno tanto da raccontare e che sanno scavarVi nell’anima, venti etichette emozionanti nelle quali Vi invito a ficcare personalmente il naso criticando le mie scelte e condividendo le Vostre osservazioni. QUELLI DA NOVANTA – CAMPANIA IGP FIANO 2018, ALABASTRA (CAMPANIA): la mette subito pesante sul balsamico! E quella menta piperita si impadronisce dell’olfatto, dando di gomito alla resina, al finocchietto selvatico, a un’arancia che scherza con dolcezze di tiglio e mandorla… In bocca è materico, voluminoso, glicerico ben oltre quei 13° dell’etichetta, fresco si ma soprattutto sapido, marino. Un sorso cremoso che s’appoggia a una sottile dose di riduzione per firmare l’anima “contadina” di un vino altrimenti troppo nobile per il mio palato. Tanta, tanta roba! 90 Punti? Magari non di più ma 90 sicuramente. – CAMPANIA IGP FALANGHINA 2018, ALABASTRA (CAMPANIA): una Falanghina (del Taburno) per quelli che “la Falanghina è solo Falanghina”. Come nel Fiano, il primo impatto “stura il naso” con schiaffi balsamici e di erbe officinali (origano). Un piglio maschio a precedere l’allargarsi del panorama su toni più avvenenti di ananas e susina, ginestra e zafferano, acacia e pizzicori zenzerosi. In bocca? Voluminosa è forse l’aggettivo più azzeccato, una pienezza che vuole essere protagonista ma di cui il sorso non si accontenta, che richiama vieppiù l’attenzione con scudisciate fresco sapide e che, in chiusura, Vi calpesta con tacchi a spillo di vegetale durezza. Una Falanghina “femmina” (con tutto quel che ne consegue)! 91 Punti. – TAURASI DOCG 2016, ALABASTRA (CAMPANIA): un Taurasi scuro, profondo, che impone il ferro alla frutta, la torba e il muschio alla violetta e ai frutti di bosco, con quelle spezie dolci che sono smancerie di poco conto sullo sfondo del cacao e dell’atmosfera balsamica In bocca trovate energia e tannini, freschezza e sapidità profonda, un sorso dal ritmo incalzante e con una scia fresco-sapida che toglie anni a quelli in etichetta e lascia vagare i pensieri. Un Taurasi arrogante. 91- Punti. – VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOCG CLASSICO “SALMARIANO” 2012 RISERVA, MAROTTI CAMPI (MARCHE): ci sono arrivato dopo un viaggio iniziato con una 2022 marina e vegetale per fermarmi poi nelle stazioni di una 2018 che, scalpitante, iniziava a scaldare i motori regalando i primi accenni di idrocarburo, di una 2017 sorprendente e campestre, centrata su erbe aromatiche e finocchietto selvatico e di una 2015 di mirabile equilibrio e svettante freschezza. Ebbene, questa 2012 infonde calma con le sue note solari di camomilla e fiori d’acacia e scuote poi con mineralità gessose, amaritudini di salvia piccantezze di senape. Al palato si mostra con sorprendente, grassa sfericità regalando sensazioni di buccia di mela, burro, caffè e caramello senza mai perdere di vista la freschezza sferzante e la sapidità di mare in burrasca. 90+ Punti. – LACRIMA DI MORRO D’ALBA DOC SUPERIORE “ORGIOLO” 2017, MAROTTI CAMPI (MARCHE): anche qui ho dovuto scegliere tra questa e una 2023 che, messo da parte le smancerie di certi Lacrima, sa di inciampi di arbusti di macchia mediterranea, una 2021 che dimentica gli arbusti e si dedica alle bacche, una 2016 snella, armonica e ammaliante che sorprende con l’ultima goccia, quella che sporca il calice e tradisce un anima rustica e pellicciosa da cui è difficilissimo non lasciarsi ammaliare e una 2006 pensierosa che, giocata tra infusi di erbe, polvere e meditazioni tabaccose ci lascia con un “boh” che vuol dire “la DEVO riassaggiare”. E dunque, questa 2017 ci lascia con un palmo di naso quando, ripensando agli impicci di una annata calda e complessa, ne apprezziamo la freschezza vegetale, erbacea, officinale, amaricante di rabarbaro nel suo strizzare l’occhio al Vermouth. In bocca ha un ché di erotico, una silhouette fasciata di pelle, afrodisiaca di tartufo, piccante di pepe rosa, profonda di prugna, dura di bacche di ginepro. Un vino da vivere più che da bere. 90 Punti (forse di più). p.s. mi corre l’obbligo di dire almeno qualcosa anche del LACRIMA DI MORRO D’ALBA DOC “RÙBICO” 2004 che ancor meno degli altri ha bisogno di un punteggio per essere sorprendente. Qui l’assaggio va oltre olfatto e gusto fondendoli in una esperienza che sa di anni ’70, di chinotto, di “ferrochina Bisleri” sorseggiata al banco del bar, di cenere, ricordi e risate. Peccato non avergli potuto dedicare il tempo che meritava, peccato davvero. I QUASIQUASI – COLLI DI SALERNO IGT FIANO 2024, MILA VUOLO (CAMPANIA): la mela e la pera, le nocciole conservate nel miele, il tiglio e l’albicocca… Sembra da subito un fino tuttifrutti (e qualche fiore) ma pian piano cresce un’onda salina che sa di terra e sudore e poi…quel tocco di fatica, di rustica eleganza che chiede rispetto per chi china la schiena verso la terra. In bocca aleggia un’atmosfera di sapide piccantezze, quasi salmastra, che s’accompagna alla viva freschezza che sottolinea l’agrume. Sostanza e agilità accompagnano il sorso e la chiusura racconta di mandorle e risate. 89- Punti. – COLLI DI SALERNO IGT AGLIANICO 2011, MILA VUOLO (CAMPANIA): un olfatto subito coinvolgente mette sui piatti della bilancia more e amarene a pareggiare noce moscata e pepe nero, cannella e vaniglia. Un equilibrio instabile sul quale si muovono funamboliche note di tabacco e spunti terrosi. In bocca grida sostanza e sfoggia armonia; i tannini si celano dietro il frutto rinvigorendo il sorso laddove serve, la freschezza è d’avanzo e di inesorabile progressione, la sapidità impone attenzione ma senza arroganza. Un Aglianico che racconta un Territorio e chi lo interpreta, un Aglianico da ascoltare con attenzione e che ha ancora tanto da dire. 89 Punti. – TERRE DEL VOLTURNO IGT PALLAGRELLO BIANCO “LA LUNA E IL VENTAGLIO” 2024, TERESA MINCIONE (CAMPANIA): un Pallagrello Bianco che “facile” sembra ma non è. Racconta di frutta gialla estiva, di fieno maturo, di agrumi anche canditi con quell’agguato vegetale sullo sfondo che costringe all’attenzione. In bocca poi ha volume e agilità disneyane, danza sul filo della frutta tenuto in equilibrio dall’ombrellino di quella sapidità minerale che spinge avanti lo sguardo, oltre il precipizio, e il finale è un applauso balsamico tra risate di mandorla appena amara. 87++ Punti. – FIANO DI AVELLINO DOCG “ARIANIÈ” 2023, LAURA DE VITO (CAMPANIA): decisamente minerale, non si vergogna di accennare a fumi di zolfo prima di distendersi su tropicalità di ananas, ben più nostrane sensazioni di pera e nocciola e dolci freschezze di agrumi in confettura. Macchia mediterranea, misteri di spezie e graffi salmastri introducono un sorso che si rivela subito di grande volume e cicciosa sostanza nonostante il tentativo parzialmente riuscito di snellirsi a suon di esercizi fresco-sapidi. Chiude ricordando agrumi, mineralità e sottili richiami ortolani. Sicuramente di nobile lignaggio ma forse un po’ troppo supponente. 89– Punti. – FIANO DI AVELLINO DOCG “ELLE” 2023, LAURA DE VITO (CAMPANIA): in un contesto ampio e profondo di freschezze fruttate e delicatezze floreali, si fa strada una sottile ma decisa mineralità, gessosa più che vulcanica, accompagnata da un corteo di spezie d’Oriente che dispone al mistero. Il sorso racconta di una sapidità inattesa e un po’ troppo selvaggia in un contesto di gliceriche morbidezze e acidità tagliente. L’allungo prova a sedurre con rimandi di frutta e agrumi ma questi paiono essere più un vezzo aristocratico che una sentita realtà. Indeciso tra 87 e 89 Punti sospendo il giudizio (per avere la scusa di riassaggiarlo con più calma). – FIANO DI AVELLINO DOCG “LI SAURUNI” 2022, LAURA DE VITO (CAMPANIA): olfatto profondo e complesso, nodo gordiano di spezie (noce moscata e chiodi di garofano) e polvere pirica, esuberanze fruttate e terragne vegetalità. Muscoli e volume non gli mancano eppure il sorso appare di grande dinamica, morbido e ammiccante, travia con note marine e fumosità di mistero in un crescendo che invita al peccato. 89++ Punti.   – FALANGHINA DEL SANNIO DOC “KISSÒS” 2015, (CAMPANIA): susina e melone s’alternano a ginestre e nocciole inseguendo freschezze di scorza di cedro. Sono però le spezie a sedurre, il finocchietto selvatico a far sognare, l’incenso a far vagare i pensieri. E poi miele, talco… Una Falanghina che in bocca sa di macchina del tempo, una Falanghina che mostra uno struggente equilibrio tra dolcezze della frutta e vegetalità di felce sottolineato da una elegantissima nota salina. Difficile non pensare che sia ancora “giovane”. 89- Punti. – SPUMANTE METODO CLASSICO FIANO 48 MESI, DRYAS (CAMPANIA): mille bollicine una sola voce, quella del Fiano, profonda, iodata ma non priva di fiori d’acacia e nespola, pera, nocciola e cedro, una strizzata d’occhio di idrocarburo (ma appena una strizzata d’occhio). In bocca complessità e bevibilità si tengono sotto braccio regalando un sorso dritto, mai sopra le righe, privo di cedimenti o inutili sovrastrutture. Il 60 mesi era finito, ma questo 48 non me lo ha fatto rimpiangere per niente. 89– Punti. – CAMPANIA IGT FIANO “GRISEO” 2019, DRYAS (CAMPANIA): origano, timo…decisamente mediterraneo l’incipit olfattivo. Poi pera, mela, leggere tostature, dolcezze di miele, idrocarburi pronti a esplodere, fumose intimità… Il sorso ha polpa, sostanza, freschezza e sapidità vivide ed equilibrate e un allungo degno di nota che ripropone erbe aromatiche e miele in quell’atmosfera fumé che mai accenna a diradarsi. Beh, per essere un vino di “recupero”… 88++ Punti. – ROSSO CONERO DOCG “ETERE” 2020 RISERVA, MORODER (MARCHE): un Montepulciano che gioca con le amaritudini e le dolcezze, che mette il carcadè vicino alle more, il rabarbaro alle visciole, la liquirizia alla marasca. Balsamico di alloro, non dimentico del pepe, umido di terra. In bocca ha calore da vendere e freschezza per tamponarla, tannini per alleggerire e sapidità per gestire l’allungo. Profondo e giovane (dentro). 87++ Punti. – ROSSO CONERO DOCG “DORICO” 2019 RISERVA, MORODER (MARCHE): più scuro del precedente, mette in mostra le cupe profondità del bosco a suon di resina e corteccia, inciampi di radici e humus. E pare preferisca le tenebre alla luce anche quando, dopo un accenno di fiori rosi, si concentra su china e grafite pescando una presa di tabacco dalla bisaccia di cuoio. Difficile qui nascondere la potenza dietro la freschezza, l’estratto e i tannini (molto composti) governano il sorso e solo la sapidità sembra non rinunciare al compito di bilanciare l’assaggio. Lungo, molto lungo ma forse un po’ “troppotroppo”. 88++ Punti. – VINO BIANCO “TEMPIO” 2021, LA LEPRE E LA LUNA (MARCHE): da un vigneto misto di Trebbiano, Malvasia, Verdicchio e Maceratino alla bottiglia passando per 12 mesi di confino in anfora, un vino che non si vergogna della propria aromaticità, che strilla lavanda e salvia, che strizza l’occhio agli agrumi, alla frutta candita e alle spezie. Il sorso è fresco, succoso, astringente, appena fungino, forse funky, di sicuro affascinante. 88++ Punti.   – VINO ROSSO “LEPRE” E “LUNA” 2021, LA LEPRE E LA LUNA (MARCHE): difficile parlare dell’uno senza l’altro, gemelli diversi separati da permanenze e affinamenti ma che insieme raccontano il Montepulciano in maniera essenziale. Veloce (ma non sbrigativo) come si conviene al nome di fantasia il primo, vegetale, vinoso, rustico nel raccontare il frutto rosso, il pepe, le erbe amare; più cupo e intenso il secondo, di rude ponderatezza nel proporre in primis mentolo, eucalipto, qualcosa di ortolano che fa pensare al sedano rapa e solo dopo una marasca che ben si abbina con il suo carattere selvatico. In bocca, là dove il primo scorre succoso, allegro e scanzonato, il secondo si ferma a riflettere sottolineando materia e freschezze che diventano quasi medicali, note umide, erbacee e terragne che sanno di notte e nascondigli. 88 Punti, per entrambi. – VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC CLASSICO SUPERIORE “DISINVOLTO” 2024, LA FOLLONICA (MARCHE): dà subito una sensazione di freschezza e la frutta prova a tamponare l’incedere più montano che marino di un Verdicchio segnato già in gioventù da un’evoluzione verso note di anice stellato e piriche mineralità. Il sorso, decisamente saporito, segue invece la strada delle dolcezze vivendo del contrasto tra queste e le unghiate aspre di una scorza di limone che segna la chiusura. 86+ Punti (ma sto alla finestra in attesa del futuro). E QUINDI? E quindi Grazie a Manilo e Romina per avermi voluto ospitare ancora una volta e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto la pazienza di darmi retta e quelli che hanno avuto la fortuna di vedermi solo passare davanti al proprio tavolo. IO VINO ha saputo ricavarsi un proprio spazio ben definito nel caotico mondo romano degli Eventi enoici, uno spazio che ogni anno si riempie di molto più che solo vino e winelovers, uno spazio nel quale, se non siete mai entrati, beh…fate come me: mettete in agenda l’Edizione 2027!   Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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2 Aprile, 2026

VINI SELVAGGI 2026. L'indipendenza dei vini naturali sbarca a Roma

IL COSA E IL DOVE Gli ampi spazi del SAN PAOLO DISTRICT di Roma hanno ospitato anche quest’anno VINI SELVAGGI, la Fiera dei Vignaioli Indipendenti e del vino naturale giunta ormai alla sesta Edizione. Oltre 140 le Aziende presenti, a rappresentare un’Italia e un’Europa molto attente alla sostenibilità e a quell’approccio a “interventi zero” che se da una parte sottolinea una visione “conservativa” del Pianeta dall’altro sembra ancora voler cavalcare una “moda” del momento proponendo certi vini ad un certo pubblico.   GLI ASSAGGI 140 Aziende…immaginate quante etichette! Impossibile pensare non solo di poter assaggiare tutto, ma anche solo di poter tornare a casa avendo una visione d’insieme di quanto proposto. C’ero andato preparato, con la mia bella “road map” di assaggi in tasca ma, come nella migliore tradizione, mi sono perso praticamente subito e, fatto carta straccia della programmazione, ho deciso lasciarmi condurre dal fato (o quasi). Ho dunque zigzagato seguendo il sentiero sconnesso segnato dai tavoli meno affollati e, tra gli oltre centocinquanta vini assaggiati ho selezionato venti etichette che mi permetto di segnalare alla Vostra attenzione. Venti vini in cui Vi invito a ficcare personalmente il naso per capire quanti passi avanti si siano fatti negli ultimi anni in termini di Qualità e di quali tesori si celino là dove, troppo spesso per partito preso, non si va a curiosare. QUELLI DA NOVANTA – COLLIO DOC BIANCO 2023, EDI KEBER (FRIULI VENEZIA GIULIA): quasi tutto Tocai (Friulano chiamatelo Voi), fresco di timo ed erbe officinali mostra tutta la sostanza e il calore della frutta tropicale (mannaggia), della mela golden, degli agrumi canditi e della cera d’api mentre una spada calcarea mena fendenti minerali a sfalciare amaritudini di genziana e tarassaco. Il sorso è un inno alla gioia, un tripudio tropicale che nel mio immaginario è stonatura ma che si accorda magicamente con la rigorosa mineralità del mare sepolto e che un’acidità rivoluzionaria sembra voler allungare all’infinito. Retroceder nunca, rendirse jamás! Gli darei 91+ Punti ma quel tropicale…quindi uno di meno: 90+ – KAKOVOSTNO VINO ZGP “BRDA” MEDANA 1ER CLASSE 2022, KRISTIAN KEBER (SLOVENIA): quasi tutta Ribolla, a macerare con il raspo perché nulla si perda di quanto la pianta estrae dalla terra, interventi zero, botte grande, cemento, bottiglia, bicchiere… Un vino che Vi guarda da dentro e Vi propone albicocca e nespola, erbe di campo, pompelmo (rosa), sapidità minerale, terragna, che quasi fatica a staccarsi dalla terra che lo ha generato. Il sorso è teso, i tannini una carezza fatta con guanto di crine, l’acidità spiccata ma domata con sapienza da albicocca disidratata, miele d’acacia e burro, pepe bianco, erbe aromatiche e anice sono impunture tra imprecazioni e inciampi di pietre di cui è lastricato l’allungo. Un vino per chi crede che si debba credere ai sogni. 91 Punti. p.s. due vini che parlano con una voce sola, gemelli diversi di un Territorio unico che l’uomo ha provato a dividere con una linea immaginaria ma che la natura ha riconquistato a suon di identità e di una Storia lunga cinquantaseimilionidianni. Due vini per due Cantine, una a Est, l’altra “più a Est”. – COLLIO DOC BIANCO “PONKA SVN” 2022 RISERVA, PARASCHOS (FRIULI VENEZIA GIULIA): un nome di fantasia che è profonda realtà, mare di pietra e simbolo di un Territorio che non vuole confini. Al naso propone una ridda di profumi che vanno dalla pesca matura allo zenzero, dall’albicocca candita alle erbe aromatiche, dal mango alla resina, dallo iodio al marzapane, dalla cera alla liquirizia, alla noce moscata, alla frutta secca…il tutto con una profonda mineralità a fare da cemento. In bocca ha sostanza da vendere ma spicca per freschezza, spinge sulla frutta, intriga con un appena di fumé ma vince con quelle note intriganti di sambuco e agrume, di quasi peperone e poi il sale, i tannini…traditori! Complesso? Boh? Se cercare di capire dove finisce il mare che era e inizia quello che è, di separare la pietra dal frutto significa complessità… Si, è complesso. 90 Punti. – VINO ROSSO “CUBA” 2019, VITICOLA MEREU (SARDEGNA): tipico taglio Mandrolisai (Monica, Cannonau e Muristellu) che al naso sfodera l’arma di una inattesa, profonda balsamicità fatta di eucalipto e tè. Un profondo respiro che lo fa apparire superGGiovane e che introduce le dense, cupe grassezze dei frutti neri maturi, degli intrichi di mirto, il graffiare della corteccia, pietrisco nelle scarpe… A far da legante una nota rustica, appena brettata (o di ricercata e spalleggiata riduzione) che firma l’olfatto e rende il vino maledettamente “umano”. In bocca è la trama tannica ruvida ma ben tessuta a condurre l’assaggio separando come setaccio le more dai rovi, le bacche di mirto da quelle di ginepro, le erbe amare dai cespugli. Un vino per chiacchierare, un vino per ricordare, un vino per augurare. 90 Punti (forse). – ROMANGIA IGT BIANCO “DETTORI BIANCO” 2024, DETTORI (SARDEGNA): un Vermentino complesso che sa mixare con sapienza freschezze di agrume amaro a grasse dolcezze di frutta disidratata, che blendizza cupe resine boschive con leggiadre delicatezze di camomilla, l’orientale ancheggiare delle spezie con la ruvida realtà del granito. Il sorso sorprende con un inatteso, sottaciuto incipit, un ingresso in bocca fatto di morbidezze che è tranello teso per celare una inarrestabile progressione di freschezza e sostanza sostenuta da una sapidità marina di panoramica ampiezza. 90+ Punti. – CARSO, KRAS, KARST ZGP “VALERIJA” VINO CUVÉE 2014, EMIL TAVČAR (SLOVENIA): una annata infame, una bottiglia “fiftyfifty” di Malvasia e VItovska, di fumo e tabacco, di pensieri, parole, opere (e omissioni)… Un vino che in bocca mostra un’acidità che solo gli anni sembra riescano a bilanciare. Niente solfiti (ma proprio ZZero!), dodicigradiemezzo di pura sostanza che strizzano l’occhio al caramello salato e tolgono le parole di bocca. Un vino di cui non voglio scrivere, perché voglio che siate spazio bianco sulla mappa quando lo assaggerete. 91 Punti. – KRAS ZGP VITOVSKA 2015, EMIL TAVČAR (SLOVENIA): ci voleva Emil per farmi scoprire che Dutovlije non è solo RENČEL ma un intero universo, un caleidoscopio di realtà a tessere un territorio duro che le vecchie garitte a guardia di un confine tracciato solo dall’uomo sembrano voler, ancora e inutilmente, tenere “dall’altra parte”. Qui e zona di “bianchi” e questa Vitovska “in stato di grazia” non dà voce solo al Territorio e alla Storia ma esprime anche le capacità tecniche di chi ha messo in bottiglia un capolavoro del genere. L’olfatto è vasto e accecante di sole come solo il Carso sa essere, dura come le pietre aguzze sferzate da una burja che porta con sè salvia e menta, profonda come il sale di miniera, grassa di burro, dolce di pere mature, albicocca e agrumi canditi. In chiusura una mineralità gessosa e note orientali di sandalo introducono un sorso scarno, essenziale, che subito sa di sale grosso e amaritudini di salvia e liquirizia ma che pian piano si apre a eleganze di frutto maturo e zenzero con quella mandorla che… Un vino per dividere questo dagli altri, da cui sembra impossibile separarsi e che ci lascia un bruscamente, come porta chiusa in faccia da una donna indimenticabile. Un vino che racconta di una vita. 94 Punti (forse 95). Da bere ascoltando “SUZANNE” di MARK RONSON e RAYE. – CARSO, KRAS, KARST ZGP MALVAZIJA 2020, EMIL TAVČAR (SLOVENIA): da una annata molto difficile un vino che mostra una freschezza sopra le righe sin da quando avvicinate il calice al naso; menta, rosmarino, pietra…essenziale. Poi si lascia andare, solare di ginestra e camomilla, succosa di mandarino, calda di fieno, scherza, moscateggiando, su note di acino maturo. Poi di nuovo calcare tagliente a introdurre un sorso che lo sottolinea più volte prima di sciogliersi in dolcezze fruttate di mela golden e mango e allungarsi su terziari di miele e soffi eterei. Freschezza e concentrazione come l’alfa e l’omega, lo ying e lo yang. Un vino da cercare. 90 Punti. p.s. c’erano in degustazione anche le annate 2021 (esemplare, didattica ma davvero TROPPO giovane), 2018(chardoneggiante, grassa e sincopata nel proporre mineralità salina, cioccolato bianco, agrume e ancora sale che ha sfiorato i 90 Punti) e la 2019 (davvero molto elegante ma forse un po’ troppo diplomatica nel suo cercare di far andare d’accordo la 2018 con la 2020; il “Ponzio Pilato” delle Malvasie). – CARSO, KRAS, KARST ZGP TERRANO “VLKOVIN” 2015, EMIL TAVČAR (SLOVENIA): Terrano (ma con una “R” sola come si dice da queste parti), paladino rustico di un Territorio unico, Brancaleone da Norcia delle rocce inciampabili di questo “di là” dal confine che per i vecchi come me è ancora “Jugo”. Viti che affondano le radici nella terra sin dalla pausa tra le due Guerre, un vino autentico e profondo, scuro di boschi e frutti maturi, scontroso di foglie umide, erba fresca, terrosa mineralità, spezie… Il sorso è diretto, scontroso sulle prime, quasi arrabbiato per essere stato cacciato dall’osmiza per una complessità che vuole parole più che risate, tannini decisi ma non sgarbati, mineralità sopra le righe, freschezza dritta e a doppio filo e chiusura materica, tangibile in cui la terra ruvida sposa il calore del cioccolato. 90 Punti (forse ci starebbe bene un – ma per una volta voglio essere di manica larga). I QUASIQUASI – FRIULI COLLI ORIENTALI DOC FRIULANO 2022, STROPPOLATINI (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Tocai che, nei profumi, ricorda quelli di quando ero piccolo. Semplicità di fiori di campo, grassezze di frutto maturo…una sferzata di zest di limone, l’amaricante freschezza da timo e della mandorla fresca… In bocca la freschezza non manca ma è la sapidità a guidare le danze rendendo dinamico un sorso che la sostanza glicerica altrimenti appesantirebbe e governando il lungo e convincente finale. 89- Punti. – FRIULI COLLI ORIENTALI DOC BIANCO “HONESTA MISSIO” 2019, STROPPOLATINI (FRIULI VENEZIA GIULIA): da un clone bordolese arrivato in Friuli nell’800, un Sauvignon dimentico del bosso e lontano anni luce dai profumi troppo spesso urlati. Quasi schivo (d’altra parte siamo in Friuli) ci tiene a sottolineare il frutto estivo, maturo, tropicale (ahimé), il giallo della ginestra e una vegetalità sottesa che ravviva l’olfatto. L’assaggio è ricco e cremoso, generoso nel raccontare di frutti esotici (anche disidratati), di pera e miele, più stringato nel dire delle erbe amare, garbatamente fresco, mai sopra le righe, in un mondo di “tutto e subito” spinge all’attenzione e lascia che lo sguardo si posi lontano. 88++ Punti. – FRIULI COLLI ORIENTALI DOC SCHIOPPETTINO 2019, STROPPOLATINI (FRIULI VENEZIA GIULIA): olfatto complesso, ricco di chiaroscuri, luminoso come i gerani in fiore colpiti dal sole, cupo come le ombre del sottobosco, la grafite, i frutti neri maturi e quel pepe che qui è piglio e non urlo (forse più verde che nero). E poi birbanti entrate a gamba tesa di timo, soffi balsamici… In bocca mostra polso, non irruenza nel raccontare il frutto e si affida a un tannino montato a pelo dalla decisa sapidità per allungare un sorso che chiude tra peposità e ritorni di frutta. Uno Schioppettino femminista più che femminile. 88 Punti. – VINO BIANCO “WALDO” 2023, NIKOLAS JURETIC (FRIULI VENEZIA GIULIA): Malvasia Istriana, Ribolla Gialla, Tocai (cuvée antica che oggi passa sotto il nome di “COLLIO BIANCO”) viti vecchie che da oltre un secolo affondano le radici nel mare preistorico del Monte Quarin, tutto quello che la pianta produce, acini e raspi, pigiato coi piedi, relegato in roveri grandi e stanchi… Un naso elegante come sanno esserlo i contadini che si preparano per andare a messa, quella giacchetta di frutta secca, il cappello di albicocca matura…poi fiori (secchi ma non troppo), agrumi, mineralità terrosa… Il sorso scorre leggero, vivo, accompagnato da un tannino leggero (insomma…poi neanche tanto) che gli corre a fianco e lo punzecchia, quella sottile peposità cementizia che fa apprezzare un frutto presente in pectore, che riempie la bocca stratificando l’assaggio su piani degni di una Divina Commedia illustrata da Gustave Doré e che a tratti sembra tingersi anche di rosso (sic). E la chiusura graffia di sale e d’agrume, da far impallidire un Margarita… Un vino buono (e scusate se è poco), un vino con un’anima. 89 Punti, forse di più. – VINO BIANCO “MONT” 2023, NIKOLAS JURETIC (FRIULI VENEZIA GIULIA): altro vino altra cuvée… Questa volta Tocai, Malvasia Istriana e un saldo di Picolit rendono l’olfatto complesso, rivelando solare e terrosa mineralità, fieno maturo, speziati misteri d’Oriente, tropici fruttati, agrumi maturi e frutta secca, erbe aromatiche e una sottile nebbia di ridotta rusticità. Il sorso, nella sua longilinea dinamica, mostra concentrazione e sostanza, riempie con il frutto e pulisce con la profonda sapidità… Ce ne vuole un altro sorso. 88 Punti (con, forse, un – ). – COLLIO DOC PINOT GRIGIO 2023, VALLERIS (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Pinot Grigio che blendizza frutta e vegetalità amaricanti nascondendo pompelmo rosa e arancia candita, albicocca e buccia di pesca dietro note di mughetto, anice, pepe bianco e cardamomo. La mineralità collega e introduce un sorso sicuramente sapido ma dalla freschezza un po’ in affanno, che ripropone con più nerbo le note di frutta e chiude con un allungo amaricante e vegetale che sa di liquirizia e viticcio masticato. Un bel vino frutto di un bel lavoro di recupero, è dura Ricominciare ma quando si hanno idee e capacità la strada è segnata. 88- – Punti e tanta fiducia. – COLLIO DOC SAUVIGNON “JZB” 2022 RISERVA, PARASCHOS (FRIULI VENEZIA GIULIA): di potente ma non urlata aromaticità, manda avanti il mallo di noce per cercare di tenere a bada pera, arancia e gelsomino che però, fatto l’occhiolino alla salvia, si fanno largo a spallate e prendono possesso dell’olfatto. Il sorso è l’arma totale; avvolgente, vive dell’indomita sapidità che lo governa e di una freschezza che, appena in difficoltà, trova un valido alleato nell’eucaliptica balsamicità e in quei tannini fitti che rendono reale e presente il giallo della frutta matura e candita e delle spezie. Un Sauvignon per quei pochi che… 89+ Punti. – VENEZIA GIULIA IGT “ORANGE ONE” 2021, PARASCHOS (FRIULI VENEZIA GIULIA): l’olfatto Vi precipita tra i sassi lasciando che resina, frutta gialla in confettura, fieno, frutta secca, scorza d’arancia, erbe aromatiche sembrino solo inciampi. Il sorso ribalta il panorama olfattivo mettendo la sostanza al centro della scena, rendendo presente la frutta e atmosferica la mineralità Materico, reale. 89 Punti. p.s. Beh, forse avrei dovuto dirVi anche del “KAI MCL” 2023 RISERVA, del “NOT SVN” 2021 (che a un anno di distanza sembra aver trovato la propria dimensione), della RIBOLLA 2021…ma erano vini di cui Vi ho già detto molte volte e quindi… Tocai, Ribolla Gialla e Malvasia tre vitigni una sola identità, espressione di tradizione e Cultura. – ROMANGIA IGP BIANCO “18 SETTEMBRE” 2024, DETTORI (SARDEGNA): un Vermentino che si nutre di quanto portato dal maestrale, le note calde del fieno al sole e della frutta secca, il sale, il mare e la macchia mediterranea che lo osserva dall’alto, la resina dei boschi, la terra agitata in vortici polverosi, un chè di incenso che arriva da chissà dove… In bocca è occhio del ciclone, quiete dopo e prima della tempesta, un alternarsi continuo di morbidezze di frutto maturo e candito e amaritudini di erbe, finocchietto selvatico e liquirizia. Il finale è lungo, salato e amaricante, scandisce ricordi e spinge a pensare. Molto probabilmente merita molto più degli 89—punti (e secondo me stacca di ruota il più noto fratello maggiore) ma qui, oggi, non c’è modo di assaggiare con cura. Peccato. – TOSCANA IGT ROSSO “DISSIDENTE” 2022, SAN DONATINO (TOSCANA): gemello diverso del “POGGIO AI MORI”, separato alla nascita da questo da commissioni di assaggio cui si ispirò Ken Kesey per scrivere “Qualcuno Volò sul nido del Cuculo”, mostra il Sangiovese nella sua forma più vera. Spettinato, quasi lo avessimo svegliato di soprassalto e buttato giù dalla bottiglia, dimentica di infilarsi le pattine del frutto rosso e nero e inciampa in un intricato sottobosco di humus, terra umida, in una ferrosa mineralità che sa di sangue della terra, nelle erbe aromatiche. Il sorso è forse il suo asso nella manica, l’arma vincente, un’affilata spada fresco sapida cui i tannini reggono il gioco, incoronandone la coerenza gusto-olfattiva ed eleggendolo a paladino del Sangiovese con la “S” Maiuscola. Di rustica, troppo rustica eleganza occupa secondo me il posto che merita ai piedi del podio della Denominazione, ma questo ha importanza solo per quelli che credono che la Dominazione meriti un podio. Un vino da mangiare, anche lontano dai pasti. 88- Punti. – TOSCANA IGT ROSSO “ERETICO” 2020, SAN DONATINO (TOSCANA): un Cabernet che certo non gioca a nascondino con il varietale sbandierando freschezze di foglia di pomodoro più che di peperone e, vinoso, relega il frutto nero maturo e la succosa rusticità della marasca a ruolo di comprimari. In bocca si mostra impettito, verticale, arrogante nella sua vegetale coerenza. È però proprio in questa testardaggine che sta il suo limite, pecca un po’ in struttura e profondità (posto che siano caratteristiche che il Produttore ricercava) e quel suo voler essere “naturalmente rustico” me lo fa incasellare nella categoria di quei vini “troppo rustici” che possono piacermi un sacco ma anche no o forse “ni” come in questo caso. 86 Punti con un – che il + dell’arroganza va a pareggiare. E QUINDI? E quindi GRAZIE agli Organizzatori per avermi voluto ospitare ancora una volta a un Evento che, seppur ancora tra luci ed ombre, è servito a far capire quale sia la strada ormai segnata lungo la quale si muove la gran parte delle produzioni cosiddette “naturali”. Certo, qua e là ci sono ancora diverse “buche”, ma siamo ben distanti dal “sentiero accidentato” di qualche anno fa e, se da un lato comincia a essere evidente come i Produttori abbiano ben chiaro il percorso, ancora tanto lavoro sembra si debba fare per educare un pubblico di consumatori spesso ancora impreparato e bigotto. E ovviamente GRAZIE anche a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto la pazienza di sopportarmi e quelli che, più fortunati, mi hanno visto solo passare davanti ai propri tavoli. L’appuntamento con tutti e per una Edizione 2027 che invito anche Voi a mettere in agenda sin da ora Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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I Migliori Vini Italiani 2026. La nuova Edizione della Guida di Luca Maroni. Arrow Right Top Bg

26 Marzo, 2026

I Migliori Vini Italiani 2026. La nuova Edizione della Guida di Luca Maroni

IL COSA E IL DOVE Dal 20 al 22 Febbraio scorsi il SALONE DELLE FONTANE dell’EUR ha ospitato la presentazione romana dell’ANNUARIO DEI MIGLIORI VINI ITALIANI di LUCA MARONI, appuntamento ormai irrinunciabile per i wine lovers romani giunto quest’anno alla 25° Edizione. Tre giorni dedicati ai vini che hanno raggiunto i punteggi più alti (ma non solo), ai vignaioli che li hanno prodotti e a tanto altro ancora.     GLI ASSAGGI Come sempre c’era tanto da assaggiare e tanta gente, necessitava un piano d’azione ben congeniato! L’avevo pensata bene, fare un giro di perlustrazione, saltare quei Produttori che già conoscevo, lasciare che fossero l’occhio e la fantasia a guidarmi… Bah…i piani migliori sono fatti per non essere seguiti! Quando sono iniziate le danze non mi è restato che lasciarmi trascinare dalla corrente. E, nonostante riconosca di essere ogni volta più severo, qualcosa che meritasse di essere posto alla Vostra attenzione l’ho trovato. Vi propongo dunque una personalissima “TOP EIGHT” che, al di là dei punteggi, mette sul piedistallo otto etichette nelle quali, davvero, Vi invito a ficcare il naso. UNO DA NOVANTA C’ERA – BARBERA D’ASTI DOCG “MERUM” 2023, BELLICOSO (PIEMONTE): ancora una volta mi ritrovo a scrivere dei vini di Antonio e, mentre tralascio di dirvi di quell’ “AMORMIO” di cui leggerete presto una “monografia”, Vi rubo un po’ di tempo per raccontarvi di un vino il cui nome di fantasia sembra voler contraddire la schiva modestia del Produttore. Una Barbera che Antonio veste di nero fin dall’etichetta, come un corsetto di pelle tirato fino all’ultimo gancio: stretto, provocante, impossibile da ignorare. Nel calice è scura, densa, quasi oscena nella sua lentezza. Non ammicca: fissa negli occhi. E chi guarda capisce subito che non sarà un incontro innocente. Il naso è un invito che sa già di trasgressione: viole essiccate che sfiorano la pelle, more nere gonfie di succo che sembrano pronte a esplodere tra le dita. E quando le manette di liquirizia stringono i polsi e una nebbia calda di caffè imprigiona come una stanza chiusa a chiave, arrivano le scudisciate di pepe nero, In bocca non seduce, provoca.
Non chiede permesso, prende. È una verità che sfida, perché molti si atteggiano a leoni, ma pochi hanno il coraggio di essere irriverenti fino in fondo. Il sorso è succo scuro e abbondante che disseta le passioni più sfrenate; i tannini mordono quanto basta per far inarcare la schiena e trattenere il fiato fino al precipizio del “secondo di troppo”. Freschezza ed estratto sono brividi sottopelle, tensione continua, graffi da accarezzare con lo sguardo perso nel vuoto per averne memoria. È una Barbera che vuole il tavolo, sì, ma non per mangiare.
Pretende il fuoco, il pavimento, il calore dei corpi vicini, parole sussurrate troppo piano per essere innocenti. Non è una Barbera da salotto educato. È una Barbera da desideri dichiarati, da sguardi che non si abbassano, materica, sfacciata, quasi indecente nella sua verità Una Barbera per pochi, da bere con chi merita rispetto e un “oltre”. 90 “cabalistici” Punti. E POI… – ROCCAMONFINA IGP AGLIANICO “REBALTO” 2018, TERRE DI TORA (CAMPANIA): la frutta comanda, il legno spalleggia. E poi…anche più di un semplice accento balsamico, boschivo, resinoso, una sottolineatura che sgretola le rotondità olfattive incidendo in profondità quella tavoletta di cioccolato fondente che è ultimo descrittore prima dell’assaggio In bocca tutto torna con leggerezza nonostante il volume glicerico, tannini giusti, sapidità vulcanica…il Territorio raccontato con una eleganza un po’ troppo internazionale. Non è il mio vino ma 88++ Punti se li merita tutti. – EMILIA IGT BIANCO “LA MALVAGIA” 2024, IL POGGIARELLO – CANTINE 4 VALLI (EMILIA ROMAGNA): per quelli che pensano che Sauvignon faccia rima con sambuco e bosso ecco un vino in grado di scardinare convinzioni e aprire la mente. Salvia (quella con le foglie grasse e pelose) e pesca sono stambecchi in lotta per la femmina, il timo e gli agrumi spettatori pronti a parteggiare per l’uno o per l’altro. Il sorso è puro succo vegetale, erbe di campo, erbe officinali, erba limoncella, sfalci freschi…e poi agrumi e una chiusura graffiante in un sorso succoso e affilato che sa di sortilegio. 90– Punti. – VINO BIANCO “L’ALBA E LA PIETRA ANNODICIOTTO” 2018, IL POGGIARELLO – CANTINE 4 VALLI (EMILIA ROMAGNA): Malvasia di Candia Aromatica “orange style” per una amplificazione a valvole dei varietali. Pochi Watt, calore e potenza. Dura come la salvia selvatica, dolce come l’albicocca, fresca come l’arancia, boschiva, silvestre, calda di fieno, stuzzicante di zenzero candito. L’incipit gustativo è fresco e di profonda, sapida mineralità, frutta e glicerina sono un abbraccio avvolgente, i tannini schiaffo che fa scuotere la testa, l’allungo un labirinto in cui perdersi, il nome di fantasia un inizio e una fine. Da non perdere. 90– Punti. – EMILIA IGT BIANCO “MAMI” 2024, IL POGGIARELLO – CANTINE 4 VALLI (EMILIA ROMAGNA): un vino che ha in sé la calda freschezza delle brezze che accarezzavano le praterie di “Via col vento” il volume del personaggio di cui porta il nome, l’erba fresca diventa fieno caldo, la frutta gialla è maturata, delle erbe officinali si sono fatti oli, le spezie lasciano che lo sguardo si spinga a Oriente verso il “da dove proviene”… Sorso voluminoso, non scattante eppure ancora agile abbraccia e fa volteggiare guardandoVi dentro. Serve a capire, a comporre il puzzle. 87++ Punti. – OLTREPO’ PAVESE DOC PINOT NERO “UMORE NERO” 2024, CASTELLO DI LUZZANO (LOMBARDIA): un Pinot Nero cui il cemento regala peposa agilità, uno stropicciarsi il naso mentre si apprezza la vivacità della rosa canina e ci si bea dell’avanzare dei piccoli frutti in una atmosfera piacevolmente rustica. In bocca mostra disinvolta irriverenza, decisamente fresco stacca di ruota una sapidità che avrei preferito più tonica e regala un sorso che, succoso e compulsivo, cancella pensieri bui e regala allegria. L’etichetta? Un appunto per ricordarsi di uno stato d’animo che “era” (e che tornerà a essere qualora non abbiate una seconda bottiglia di scorta). 88++ Punti. – GUTTURNIO DOC CLASSICO “ROMEO” 2017 RISERVA, CASTELLO DI LUZZANO (LOMBARDIA): questo Romeo guardava in basso, non verso un balcone, custodiva la terra… Un vino che la terra non si vergogna di nasconderla, la sottolinea al naso con tratto grasso e materico ben prima di decidersi a raccontare frutta nera e spezie. In bocca colpisce il tannino prima che la freschezza, rotondo si ma privo di smancerie, marca il proprio territorio scavando un solco col tacco sulle gengive, ricordandoci amaritudini sulla lingua; evidenzia luminosità di amarena e ombre boisé e racconta poi di erbe fini e liquirizia chiudendo agile con un giro di valzer mentolato. 89 Punti. – ASOLO MONTELLO DOC RECANTINA “AUGUSTO” 2020, GIUSTI (VENETO): profuma di un bosco ricco di piccoli frutti, odoroso di funghi e foglie a contorno, lascia intravedere la ciliegia, stuzzica con le spezie, non nega accenni di pellame e ruvide ferrosità. In bocca l’acidità guida il sorso e la morbidezza di tannini pudichi gli fa da contrasto accompagnando l’assaggio verso un finale fresco di agrumi e sottili vegetalità. 87– Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a LUCA MARONI per avermi voluto ospitare ancora una volta a un Evento di così altro impatto emotivo, un Evento che consente di viaggiare lungo l’Italia seguendo la strada di mattoni gialli della Qualità senza compromessi. GRAZIE anche e soprattutto a tutti i Produttori Presenti, quelli che ho tediato con le mie chiacchiere e quelli che per tanti motivi non sono riuscito a “disturbare”. E mentre ringrazio anche Voi per avere avuto la pazienza di leggermi fino qui, Vi do appuntamento a un’Edizione 2027 che, personalmente, ho già messo in agenda Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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CHIANTI CLASSICO 2026. Le anteprime ma non solo. Arrow Right Top Bg

19 Marzo, 2026

CHIANTI CLASSICO 2026. Le anteprime ma non solo.

IL COSA E IL DOVE La STAZIONE LEOPOLDA di Firenze ha ospitato il 16 e 17 febbraio 2026 la 33° Edizione della CHIANTI CLASSICO COLLECTION, Evento dedicato alla presentazione delle nuove annate (ma non solo) della Denominazione più iconica d’Italia. Seicento anni di Storia, trecento dalla definizione di confini poi allargatisi per evidenti necessità legate al successo mondiale di un vino davvero sulla e nella bocca di tutti. Grande e scontato il successo di pubblico, grande la presenza della stampa accreditata e degli operatori del settore. GLI ASSAGGI 223 Aziende, 680 Etichette (tra cui 190 Riserva e 185 Gran Selezione), questi i numeri con cui mi sono dovuto confrontare zigzagando tra i banchi d’assaggio, schivando quelli più affollati, cercando qua e là suggerimenti che mi aiutassero a dirimere i pensieri “malevoli” che l’ingolfata ridda di acronimi mi faceva passare per la testa; vini d’annata, Riserve, Gran Selezioni, UGA, singole vigne, tricchettracche e bombe a mano… Riguardo le annate beh…la 2024 l’ho trovata davvero centrata (cosa che mi fa ben sperare per gli sviluppi futuri delle tipologie Riserva e Gran Selezione, la 2023 è stata complessa e sembra segnare un pochino il passo anche se noterete che è proprio di questa annata il vino che mi ha impressionato di più (ma quando si è BBravi…), la 2022 vive di alti e bassi, le altre… Detto questo, Vi propongo la mia consueta e personalissima “classifica”, una TOP SIX afffiancata da altre quattordici etichette per fare conto pari. L’ordine? Quello di assaggio (più o meno). Voi dategli una letta, prendete spunto, criticate, suggerite e…CONDIVIDETE. QUELLI DA NOVANTA – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “IL PURO” VIGNETO CASANOVA 2022, CASTELLO DI VOLPAIA: l’olfatto è intrico boschivo di radici e terrosa umidità, freschezza balsamica da aprire le narici, sapiente mescolanza di bacche di mirto e ginepro, una progressione che sa di pietraie e imprecazioni, di tabacco rollato poggiati con le spalle a una quercia, di sguardi che cercano divinazioni nel fumo di un camino. Sorso elegante oltre il supposto, profonda trincea minerale scavata dai tannini nel compatto tessuto tannico, quasi “noioso” nel riproporre con precisione da ragioniere i descrittori olfattivi e lungo…molto, molto lungo! 90 Punti, perché quel – che gli avevo messo vicino dovrebbe forse essere un +. – TOSCANA IGT ROSSO “PUNTA DI ADINE” 2021, BERTINGA: ne stia alla larga chi cerca il Sangiovese imbellettato e ciliegioso. Qui vige austerità e aderenza al territorio e al vitigno, nulla è nascosto, né la vegetalità financo ortolana che a tratti fa appetito e ribollita né quel rustico sconfinare nel cuoio da concia, nelle ferrosità sanguigne e nel tossire di tabacco trinciato forte. Fresco di aghi di pino, erbe aromatiche e arancia sanguinella non dimentica pepe e liquirizia e regala un sorso teso e verticale, coerentissimo, di intreccio tannico contadino ed elegante, di grafitica sapidità, in una parola: goloso. Più di 90 Punti, diciamo 91. – CHIANTI CLASSICO DOCG 2023, CASTELLO DI AMA: netta l’introduzione balsamico-mentolata, seguita da guizzi pepati che stuzzicano e acchiappano e netto il colore rosso di piccoli frutti che vanno via via addolcendosi: visciole, amarene, ciliegie… È un appena di vaniglia che introduce il sorso, succoso, tarato su quei tannini che ci tengono a farsi notare e con una impressionate progressione sapido-balsamica che impone un secondo sorso (e forse un terzo). 90 Punti? Ma si, se li merita! – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE GAIOLE “VIGNA BARBISCHIO” 2023, MAURIZIO ALONGI: humus, grafite, radici, foglie secche, agrifoglio, oscura, luminosa bellezza in un olfatto nitido e fresco, mentolato, aromatico punteggiato di tè, frutti rossi succosi e freschezze d’arancia dove e quando serve. In bocca insegna compostezza e attesa con schiena dritta, nulla è fuori posto, i tannini a braccia conserte e l’alcol ad intervenire al momento giusto. Un vino fatto come si deve, un Chianti raro cui mi inchino con modestia. Da bere ascoltando “LUCILLE” (LIVE) dei DEEP PURPLE. 93 Punti (forse 94) e una vigorosa stretta di mano. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA MONTEBELLO SETTE” 2022, TOLAINI: un olfatto esplosivo, agrumato, balsamico, con una mineralità profonda che sa di miniera, fresco di arancia sanguinella, intricato di macchia mediterranea, pensieroso di tabacco e appena conciato di cuoio. Sorso di eleganti dinamicità ed equilibrio, tannini, freschezza e sapidità “inquadrati e coperti”, lungo. Una Gran Selezione da tenere in memoria. 90 Punti. – TOSCANA IGT ROSSO “ARCANUM” 2020, TENUTA DI ARCENO: un olfatto “tailor made” per chi vuole provare cosa vuol dire “freschezza”. Finocchietto selvatico e mentuccia, le brezze spinte da un mare che ricordavo più lontano e di cui si sente invece distintamente il mugghiare, i frutti rossi a duettare con il mallo di noce, la cannella con le erbe amare… Sorso luminoso e privo di misteri, i tannini a bilanciare perfettamente la dolcezza del frutto, la sapidità che è progressione lenta e inesorabile. Un assaggio che si chiude lungo tra scorza d’arancia, liquirizia e tabacco sorprendendomi forse meno della 2019 che ricordavo ma che vale comunque e davvero la pena. 90 Punti con forse un +. – TOSCANA IGT ROSSO “VALLEPICCIOLA ROSSO” 2023, VALLEPICCIOLA: vegetalità ortolane che in bocca regaleranno sedano piccante preludono a freschezze balsamiche di eucalipto e tabacco cui segue lo scuro del catrame (ché lascio il “goudron” ai cugini d’oltralpe), della liquirizia, del tè, della ghisa bagnata, cupe presenze illuminate da spot fruttati di amarene e more in confettura. Sorso “impressive”, un’esplosione di freschezza e sapidità cucite alla perfezione sul tessuto tannico. Affatto borioso fa della propria semplice eleganza l’arma vincente rendendo l’assaggio compulsivo. Un vino che assaggerete e riassaggerete fingendo di voler capire cosa Vi sfugge pur avendone sviscerato anche l’anima. 90 Punti, probabilmente di più. I QUASIQUASI – TOSCANA IGT ROSSO “COLLEZIONE DI CAMPACCIO” 2020, ARILLO IN TERRABIANCA: di boschiva e resinosa freschezza, non lesina morbidezze di frutti di bosco e prugna in confettura lasciando che i pensieri si allunghino su note di cenere e prese di tabacco rollate con lo sguardo perso nel vuoto. Il sorso? Elegante, forse troppo pensando a quell’olfatto che sa di pieve e nebbie. Caldo e morbido eppure ben ritto sulle gambe fresco-sapide, lungo quanto serve a far invidiare la Toscana del vino anche a chi non la venera. 90 Punti con un -. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA POGGIARSO” 2022, CASTELLO DI MELETO: olfatto tarato su amaritudini di genziana ed erbe officinali, mixa alloro a scorza d’arancia, pepe a gelso e si dilunga in una sapidità rocciosa che sembra sconfinare nei toni dell’oliva. Sorso dinamico e territoriale, caratterizzato da un tessuto tannico vellutato e da un allungo sapido e minerale. 90- – Punti. – CHIANTI CLASSICO DOGC GRAN SELEZIONE PANZANO “TERRAZZE SAN LEONINO” 2022, FONTODI: un velo di canfora fa arricciare il naso prima che questo sia pervaso dalle freschezze di arancia rossa e da un profondo afflato terroso, presupposto fondamentale per ancorare al terreno un profilo olfattivo altrimenti fin troppo sognante pur nelle sue ruvide note di tabacco e grafite. I frutti di bosco rendono più rotondo un sorso segnato da tannini vibranti e quadrate spalle fresco sapide, un lungo sentiero di riproposizioni gusto-olfattive per un altrettanto lungo finale. Quasi TOPPP, quasi. 89++ Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “LUCARELLO” 2021 RISERVA, BORGO SALCETINO: profilo olfattivo concentrato, addirittura compresso, un fitto rincorrersi di scie rosse di frutta e fiori secchi e drappi neri di china e pepe con quel tocco di cuoio che intriga. Il sorso è un pugno ben assestato, una serie di allunghi fresco-sapidi tirati da un corpo massiccio e piantato su gambe tanniche ancora non perfettamente toniche. Chiude su sbuffi tostati e amaricanti e si becca 89 Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “I SALCI” 2018, BORGO SALCETINO: di tutt’altro profilo rispetto al precedente lascia che lo sguardo si spinga a Oriente, tra misteri di spezie e fumi balsamici. Dolcezze di vaniglia duettano con la liquirizia, il tabacco strizza l’occhio all’arancia e l’amarena…l’amarena si atteggia a visciola senza riuscire nell’intento. Sorso di glicerica pienezza che freschezza e sapidità si affannano a bilanciare riuscendoci solo in parte grazie anche all’importante dotazione tannica. Un Chianti di gran classe pur nel suo respiro troppo internazionale. 89+ Punti – CHIANTI CLASSICO DOCG “DOCCIO A MATTEO” 2022 RISERVA, CAPARSA: cemento e legno “grande ma non grandissimo” regalano un profilo olfattivo scuro, un arazzo terragno intarsiato di ciliegie nere e marasche, melograno e viole, spezie fini, arancia rossa, scie affumicate e ferrosità sanguigne di carne cruda. Sorso di grande sostanza e profonda sapidità in cui i tannini robusti sorreggono i richiami fruttati che pervadono il retrolfatto rendendo più aggraziato il finale affatto vergognoso di selvatiche rusticità. Un Chianti rigoroso cui perdono volentieri quella strizzata d’occhio al gusto degli “altri”. 89+ Punti. p.s. le etichette? Bellissime! – CHIANTI CLASSICO DOCG “LEVIGNE” 2022 RISERVA, ISTINE: tra le dolcezze di prugna e ciliegia spiccano netti i graffi di macchia mediterranea e i respiri balsamici mentre spezie, tabacco e accenni di sana rusticità sono impunture sull’arazzo floreale di rosa canina e violette. Sorso coerente e di grande equilibrio, forse privo di acuti ma degno di attenzione per quell’allungo tempestato di echi minerali. 89 Punti tuttitutti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE RADDA “VIGNA CASANOVA DELL’AIA” 2022, ISTINE: tra marasche e inciampi di macchia mediterranea si staglia la freschezza dell’arancia rossa mentre spezie scure e folate di incenso riempiono un’atmosfera screziata di mineralità. Il sorso mostra un equilibrio simpaticamente incerto, giocato tra tannini compatti e freschezze fruttate e che si distende in un finale ritmato di rimandi minerali e ricordi di frutto. 89- – Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG 2024, TOLAINI: ci sono vini per cui le parole sono superflue, vini fatti solo per essere bevuti, vini fatti per le risate e le pacche sulle spalle e qui TOLAINI tira fuori dal cemento un nettare tuttosucco, concreto al naso e in bocca, sovrastrutture zero, amarena, more, viole e grafite (per chi proprio non può fare a meno di sapere cosa deve andarsi a cercare), freschezza, sapidità, tannini (vispi), identità e Territorio. Svuotate la testa e bevetelo (o bevetelo per svuotare la testa). 90- Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG “VALLENUOVA” 2023, TOLAINI: olfatto cupo di terra e ferro, liquirizia e tabacco, mirto e ginepro. Visciole, ciliegie e more mature regalano succo mentre non tacciono pungenze di timo e graffi di macchia mediterranea. Sorso balsamico, mentolato, forse resinoso in cui tannini e freschezza si danno di gomito e che si allunga ricordandoci di frutti maturi e spezie. 89++ Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “STRADA AL SASSO” 2023, TENUTA DI ARCENO: ciliegia matura e cassis sposano tabacco e liquirizia, il finocchietto selvatico se la fa con l’agrume e un tocco di liquirizia affila la ferrosa lama minerale. Sorso arrembante, a sottolineare sale e tannini senza lasciare indietro le freschezze. Decisamente giovane pecca forse di un po’ di internazionalità di troppo. 90 Punti con un -. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “CAMPOLUPI” 2023, TENUTA DI ARCENO: cupo e balsamico racconta boschi e spezie d’Oriente, decisa la viola, morbida la prugna, il pepe che fa rialzare la testa a un olfatto distratto da sottili tostature di quasi caffellatte. Decisa la dinamica del sorso, fresco nell’approccio mostra tannini sportivi e un allungo degno di nota che puntualizza legni nobili sostenuto dall’instancabile acidità. 89 + Punti. – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA DEL TERMINE” 2022, POMONA: prima annata per questo CRU austero e introverso, che gioca sugli accenni più che sugli affondi fatto salvo quell’extra di alcol che non ci voleva. Struttura, trama tannica, frutto, allungo…non gli manca nulla a parte il tempo che io ho da dedicargli visto che s’è fatto tardi. 89- Punti. p.s. una nota di merito per quel BANDINI “VIGNA POMONA” 1993 che ha nel naso tutto il timo di Castellina e sulle spalle oltre trent’anni di vetro. Un vino che non ha più forze ma ancora tanta anima. – CHIANTI CLASSICO DOCG “POGGIO AI MORI” 2022, SAN DONATINO: OK, non mi piace il Sangiovese… E allora? Che ci faccio qui? Cerco, assaggio, imparo, inciampo… E inciampando casco su questo Chianti dall’olfatto diretto e profondo. Niente sconti, un sasso tirato in uno stagno di frutti profumati e succosi, ciliegia, pesca, persino un po’ di anguria sullo sfondo di arancia rossa. E intorno note più scure, boschive, autunnali, erbe aromatiche, un allungo minerale… In bocca è agile a nascondere sorprendentemente il frutto dietro tannini cercati, trovati, voluti. “Astringenza” è parola d’ordine che apre le porte a un sorso antico eppure, forse proprio per questo, modernissimo. Un vino da appuntarsi sul taccuino. 89- Punti. p.s. Peccato per quella bottiglia “ni” della RISERVA 2019, sarò costretto a cercarlo per assaggiarlo di nuovo (d’altra parte è uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare). E QUINDI? E quindi GRAZIE a CHIANTI CLASSICO per avermi voluto ospitare ancora una volta, a tutti i Produttori che mi hanno sopportato e mi hanno raccontato il loro lavoro (anche e soprattutto a quelli che, per ragioni di spazio non sono citati in queste righe) e a tutti Voi che avete avuto la pazienza di leggermi fino a qui. È stata una giornata molto istruttiva ma particolarmente impegnativa che è servita a togliere qualche altro velo di quelli che io tendo a calare sul Sangiovese e sulla Toscana del vino in generale. Metto già in agenda l’Edizione 2027 con l’idea di sedermi al tavolo con idee e progetti più chiari, ma da qui all’anno prossimo ne deve passare di vino sotto i ponti, quindi Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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GoWine e Decanter Wine Academy. I vini delle grandi isole ma non solo. Arrow Right Top Bg

12 Marzo, 2026

GoWine e Decanter Wine Academy. I vini delle grandi isole ma non solo.

IL COSA E IL DOVE Se lo scorso 9 Febbraio l’instancabile GoWine ha dedicato una serata ai vini delle grandi isole italiane presentando al pubblico romano intervenuto nelle sale dello STARHOTELS METROPOLE un’ampia selezione di etichette prodotte dalle circa venti Aziende partecipanti, nelle giornate del 7 e dell’8, DECANTER WINE ACADEMY ha proposto, nell’ormai consueta location di VILLA PICCOLOMINI, un’Edizione 2026 di DIVINO che raccoglieva sotto lo stesso tetto circa 100 cantine e 300 vini.     GLI ASSAGGI Come ormai saprete, quelli di GoWine sono Eventi “a misura di assaggio”, pensati per una degustazione consapevole e informata, niente ridondanze, nessun eccesso, la possibilità di parlare con i Produttori presenti e quella di ficcare il naso in tutte le etichette selezionate. DECANTER WINE ACADEMY ha invece imboccato decisamente la strada del “tanto da tutta Italia” rendendo panoramiche le proprie degustazioni. Tra il tanto di cui mi sono impicciato ho selezionato “ottopiùcinque” vini che sottopongo alla Vostra attenzione invitandoVi come sempre ad assaggiare di persona, criticare, suggerire e…condividere. GLI “OTTO” – CANNONAU DI SARDEGNA DOC NEPENTE DI OLIENA CLASSICO 2020, GOSTOLAI (SARDEGNA): incipit arrembante, balsamico, empireumatico, che s’allarga poi ad agrumi, spezie, tabacco e florealità che ad anni di distanza hanno ancora inattesa freschezza. L’ingresso in bocca è succoso e glicerico ma è il ritmato alternarsi di picchi di freschezza e sapidità a gestire un sorso in cui i tannini non se ne stanno semplicemente in finestra. Fresco di fiori e frutta strizza l’occhio alla convivialità ma…oKKio a quei 15.5° alcolici di cui potrebbero accorgersi le Vostre gambe. 88++ Punti. – CANNONAU DI SARDEGNA DOC NEPENTE DI OLIENA “SOS USOS” 2019 RISERVA, GOSTOLAI(SARDEGNA): poco incline alla tenerezza concede un olfatto cupo, terragno, che sa di tavolati consumati e rustiche prese di tabacco. Fresco di rosmarino e intrigante di spezie non manca di succosità di mirtillo e inciampi di mirto mentre accenna al peperone. In bocca s’atteggia a profondo ma freschezza e tannini sono protagonisti in un sorso forse non proprio ortodosso ma, proprio per questo, di grande interesse. 88+ Punti. – COLLI DEL LIMBARA IGT ROSSO “ROSSOSMERALDO” 2020, UNMAREDIVINO (SARDEGNA): il naso dà la precedenza alle note fresche e amaricanti delle erbe officinali, dell’eucalipto e della macchia mediterranea lasciando che la carnosità della frutta rossa e nera si dispieghi con calma prendendo poi pieno possesso di un olfatto progressivo e garbato. In bocca regala calore e morbidezza ritmando l’assaggio a colpi di freschezza e vivacità tanniche. Giovane e di belle speranze. 88+ Punti. – COLLI DEL LIMBARA IGT ROSSO “OLTREMARE” 2018, UNMAREDIVINO (SARDEGNA): un filo di lacca vela un olfatto esplosivo di spezie e macchia mediterranea mentre more in confettura e frutti rossi sotto spirito sposano gli agrumi allungando il profilo olfattivo ben oltre l’immediatezza. In bocca mostra potenza aggraziata, giocando la carta della freschezza e di una tessitura tannica spessa e avvolgente per ampliare la gamma dei descrittori includendovi legni nobili, fichi secchi e profondità di bosco scuro. 89- – Punti.   – ETNA DOC BIANCO “CROCIERE” 2022, CASALE 120 (SICILIA): da subito di sulfurea mineralità si dilunga ancora nel giallo proponendo intrichi di ginestre prima degli inciampi di ginepro, nespole prima della macchia mediterranea. E mentre accenna a un ché di tropicale invita a un sorso salato più del mare in lontananza che delle profondità del vulcano, fresco come l’aria dei “quasi mille” e lungo nell’accennare ad agrumi maturi e lontane grassezze. 88 Punti.   – ETNA DOC ROSSO “CROCEFERRO” 2023, GENERAZIONE ALESSANDRO (SICILIA): fumoso e minerale, accenna a garofani in fiore, tra note di frutti di rovo, arancia rossa e freschezze boschive e mentolate che fanno respirare forte. Sorso di decisa, piccante, minerale sapidità, fresco e compatto nella trama tannica, ad allungarsi ricordando note appena terrose. 88 Punti.   – SICILIA MENFI DOC CHARDONNAY “ULMO” 2024, PLANETA (SICILIA): l’olfatto è uno sguardo che spazia tra ampiezze dolci di spezie d’Oriente, acacia e frutta tropicale e vette di freschezza sottolineate dalle erbe officinali in una atmosfera che sa di fumo e sguardi interiori. In bocca è panoramico, grasso ma costantemente ravvivato da viva freschezza e sapidità imperante fino all’allungo che mixa sapientemente sale e agrumi canditi. 88 Punti (con, forse, un + per quell’eleganza tutt’altro che affettata).   – MARSALA VERGINE SECCO (15 YEARS OLD TINO N.8), HERITAGE FRANCESCO INTORCIA(SICILIA): avvicinarsi ai Marsala richiede predisposizione d’animo, mente aperta e sgombra dai pensieri dell’oggi. Qui le dolcezze sono danza dei sette veli, odalische di contorno a presenze potenti di cardamomo e liquirizia, fieno maturo, legno secco, fiori gialli inondati di sole. E dall’eterea atmosfera si passa a un sorso che dice che l’alcol c’è e si sente, un peccato confessato e perdonato per intercessione di freschezza e sapidità che rendono l’assaggio una continua ricerca di completezza, un fraseggio di rugosi tannini e ritorni dolci-amaricanti di tabacco e mallo di noce. 89 Punti. I “PIÙCINQUE” – CESANESE DEL PIGLIO DOCG “BIVI!” 2022, MARIA ELENA SINIBALDI (LAZIO): “BIVI!” non è un vino (cioè, non solo), “BIVI!” è un invito, uno sguardo piantato nel fondo degli occhi, un volto, una mano, rughe che indicano sedia e parole schiette, risate e pensieri. Il calice gli è quasi di peso, schietto e privo di sovrastrutture o ammiccamenti vi si adagia senza trovare pace, preferisce la sedia impagliata alla poltrona. Il quadro olfattivo è didascalico nell’accezione più nobile del termine: fiori di campo, piccoli frutti rossi croccanti, leggere tracce di erbe aromatiche, una nitida impronta ferrosa e sottili tostature appena accennate…e quel lieve richiamo animale, quasi di pelliccia, che riporta con coerenza a una dimensione rurale autentica. Al sorso colpisce per la freschezza vibrante e la linearità espressiva. È vino schietto, contadino nella sua eleganza essenziale, con una tessitura agile e uno sviluppo dinamico. Non si schermisce, le spigolosità ne evidenziano il carattere tenendolo lontano da facili omologazioni, ne sottolineano l’animo, nobile non per lignaggio ma per cuore, Brancaleone da Norcia fiero e incorruttibile. La beva è scorrevole, coinvolgente, la chiusura ampia e saporita, lascia il palato teso e appagato…no, non appagato! Ne vorrete un altro sorso e un altro ancora. Non è un vino perfetto, è un vino da bere (e credetemi…non è poco). 89 Punti + altri 2 per “LA” Produttrice. Sono 91…e se li merita tutti. – VERMENTINO DI SARDEGNA DOC “C’ERA UNA VOLTA” 2021, CHESSA (SARDEGNA): un Vermentino difficile, complicato groviglio di frutta gialla e boschive, fungine freschezze, gentile di camomilla, ruvido di terra, astringente di nocciola, amaricante di rabarbaro. In bocca è fresco, teso nel mixare dolcezze di frutta gialla matura e miele con succose amaritudini di chinotto e vergate di erbe amare fino alla lunga e sapida chiusura. 88- – Punti.   – ISOLA DEI NURAGHI IGT CAGNULARI 2023, CHESSA (SARDEGNA): l’olfatto è fresco e balsamico ed evidenzia fumi di tabacco e soffi mentolati prima del rosso delle visciole in una atmosfera nella quale nuvole pepate fanno da contrasto a dolcezze di vaniglia. Sicuramente fresco, riempie e stuzzica con tannini vispi e sapidità intrigante chiudendo poi su dolcezze di frutta lunghe ma un po’ troppo svenevoli. 87- Punti. – UMBRIA IGT GRECHETTO “BARBADORO” 2023, ZAZZERA (UMBRIA): bella la commistione tra le dolcezze di limone candito, acacia e frutta tropicale e le amaricanti, fresche vegetalità del rosmarino e del finocchietto selvatico, tra il miele e la salina mineralità… In bocca l’impianto glicerico tiene la freschezza al guinzaglio corto (forse troppo corto e con troppo piglio) impedendo lo sviluppo verticale di un vino che, in chiusura vorrebbe raccontare durezze minerali ma è tutto frutta e nocciole. 87++ Punti – UMBRIA IGT GRERO 2018, ZAZZERA (UMBRIA): olfatto scuro di bacche boschive, more e rovi, tabacco e grafite, fresco di mentolo e rosmarino, succoso di amarena e arancia rossa, pungente di pietra focaia… Sorso ricco, di affilata, balsamica freschezza e alcol adeguato a tenerla a bada che mostra tannini appena usciti dal manicure e un lungo finale di amarena, arancia rossa e prugna. Un assaggio unico ripescato dall’oblio con saggezza e lungimiranza. 88- punti. E QUINDI? E quindi prima di tutto GRAZIE a GoWine e a DECANTER WINE ACADEMY per avermi voluto ospitare ancora una volta ai propri Eventi e GRAZIE anche a tutti i Produttori presenti, per il lavoro svolto e per la pazienza dimostrata nello starmi a sentire. Sono stati giornate ricche di spunti di approfondimento e che hanno dimostrato ancora una volta l’esperienza ormai rodata di chi le ha pensate. Se proprio dovessi fare un appunto beh…darei una tiratina d’orecchie a DECANTER WINE ACADEMY perché la location di VILLA PICCOLOMINI, seppur molto suggestiva, inizia ad essere davvero un po’ “strettina” per farci stare tutte quelle Aziende e tutta quella gente. In ogni caso BRAVI TUTTI e appuntamento alle prossime Edizioni! Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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Due giorni con VINODABERE. #2: L'Italia del Pinot Nero. Arrow Right Top Bg

5 Marzo, 2026

Due giorni con VINODABERE. #2: L'Italia del Pinot Nero.

IL COSA E IL DOVE Nel fine settimana del 7 e 8 febbraio scorsi VINODABERE ha organizzato L’ITALIA DEL PINOT NERO E DEL SAUVIGNON, una due giorni dedicata a due vitigni totalmente diversi tra loro non solo nel colore ma anche e soprattutto nel modo di presentarsi ai nostri sensi. Sfrontato il secondo, con quelle sue pirazine in primo piano che lo rendono inconfondibile, addirittura “facile” direi, uno di quei vini che ti fa credere che sia facile riconoscerlo a occhi chiusi; leggero, elegante, fors’anche supponente il primo, principe dei vitigni per molti Produttori e re di tante bollicine di qua e di là delle Alpi.   IL PINOT NERO Presente in Borgogna da quasi duemila anni, legato a filo doppio con le abbazie cistercensi è arrivato in Italia intorno al XVII Secolo in quell’Oltrepò Pavese dove nel 1865 venne creato il primo Metodo Classico italiano. Difficile da coltivare, “cagionevole di salute”, sensibile come pochi alle muffe e alle bizze del tempo, poco accondiscendente in cantina, capriccioso, gioia e dolore di quei Produttori che decidono di accettarne la sfida vede nel nostro Paese il secondo areale più grande al mondo per superficie vitata e regala vini estremamente territoriali.   LA MASTERCLASS Nove le etichette in degustazione in rappresentanza di sei Regioni differenti, nove vini presentati da Pino Perrone e Gianni Travaglini che raccontano idee e Territori e che io provo come sempre a descriverVi invitandoVi però a ficcare il naso personalmente nel bicchiere perché nessuno come Voi può esprimere le emozioni di un sorso.       – TOSCANA IGT PINOT NERO 2023, TENUTA MONTAUTO (TOSCANA): uno sbuffo di alcol rovina in parte l’atmosfera boschiva e appena terrosa che introduce il rosso di fragole e ciliegie. L’olfatto stenta a schiarirsi e compaiono note di pepe nero e soffi temporaleschi. In bocca è invece il frutto rosso a dominare il sorso, pieno e croccante, mai svenevole, sostenuto da accenni vegetali e reso vieppiù interessante da un habitus di contadina rusticità che rende questo vino una sorta di ponte tra il cielo e la terra. Decisamente non banale, forse traviante. Si prende 89- Punti e il mio personalissimo premio “PECCATO” per quel dualismo naso-bocca che è forse caratteristica di unicità ma che avrei preferito di no. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “PRAESULIS” 2023, GUMP HOF MARKUS PRACKWIESER(ALTO ADIGE): olfatto scuro che sottolinea i toni erbacei prima dei piccoli frutti e delle viole e che si sviluppa dinamico rivelando peposità speziate e freschezze balsamiche mentre addita ferrosità temporalesche. Il sorso è succoso e scorrevole, fresco, teso tra sapidità incalzante e tannini piacevolmente grippanti con un finale che si dilunga in ricordi di frutta e spezie in una atmosfera progressivamente fumé. 88+ Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “BACHMANN” 2022 RISERVA, CANTINA BOLZANO (ALTO ADIGE): olfatto sostanzioso che sciorina il rosso della ciliegia e del lampone, il nero della prugna, le ombre di un bosco di terriccio umido, strobili e resina, le delicate violette e quel giusto di spezie che sa di chiodi di garofano. Il sorso scorre leggiadro tra i coerenti rimandi olfattivi, sostenuto dalle morbidezze tanniche e da una sapidità minerale che firma di Territorio. Un Pinot Nero che potrei definire “didattico” ma che sembra limitarsi a svolgere il proprio “compitino”. 87 Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “EXCLUSIV” 2022 RISERVA, PLONERHOF (ALTO ADIGE): un olfatto fresco e profondo regala note di chinotto e marasca prima che le spezie inizino a danzare su un tavolato di legni scricchiolanti, una soffitta di album fotografici che custodisce ricordi di sospiri balsamici. Sorso muscolare, materico; fresco d’arancia sanguinella e stuzzichevolmente tannico s’allunga sapido ammiccando a note di frutta secca tostata e biscotti della nonna mentre Vi racconta storie di spezie. Un vino di haute couture che non si vergogna di calzare scarpe infangate. Gli manca ancora qualcosa (e considerata l’età vorrei ben vedere!). 89 Punti. – PIEMONTE DOC PINOT NERO “BRICCO DEL FALCO” 2021, ISOLABELLA DELLA CROCE (PIEMONTE): un olfatto profondo, di lamponi e amarene si fonde con balsamiche amaritudini di tabacco, menta e liquirizia, freschezze di chinotto e ombre boschive tra gli accenni di chiodi di garofano e una gentilezza di rosa. Sorso sabaudo, di una piemontese eleganza che risulta forse un pochino troppo supposta e cui l’allungo ferroso e saporito non riesce a tenere testa. Un bel vino che non ha ancora spiegato completamente le proprie ali. 89 Punti (con, forse, un +). – PAESTUM ROSSO IGP PINOT NERO “PINO DI STIO” 2021, SAN SALVATORE 1988 (CAMPANIA): cupo e potente solca il naso con un vomere di ferro, grafitico, amaricante di genziana, fresco di piccoli frutti, erbe officinali e pepe. In bocca la freschezza erbaceo-balsamica sposa la morbidezza glicerica mentre la ruvida carezza dei tannini tiene vivo l’interesse per un sorso che si chiude succoso d’arancia e gradevolmente chinato. 87+ Punti.   – ABRUZZO DOC PINOT NERO “DIAMANTE NERO” 2020 RISERVA, CASTELSIMONI (ABRUZZO): un Pinot Nero “forte e gentile”, vedetta di piccoli frutti scuri che tiene d’occhio i movimenti di spezie come un “Drogo” che attende i Tartari pescando tabacco dalla borsa mentre monta la guardia. Nebbie fumé precedono un assaggio teso in cui la freschezza è corda di violino che vibra su una cassa di tannini e rocciosa mineralità e le morbidezze qualcosa che non compete ancora sorso. Un Pinot Nero che racconta di attese come il libro di Buzzati. 89- – Punti (ma forse di più). – VENETO IGT PINOT NERO “S” 2020, MARCO BUVOLI (VENETO): piccoli frutti rossi e violette introducono vegetali note balsamiche e di sottobosco appena terroso. Poi sono pensieri di tabacco e voluttuosità di spezie orientali con un’idea di vaniglia che rimanda a grassezze di cioccolato bianco. In bocca, alle dolcezze della chiusura olfattiva si sostituiscono note vegetali e amaricanti di erbe aromatiche che sostengono la freschezza di un sorso reso scorrevole dalla morbidezza dei tannini e dalla lunga scia sapida. Pecca forse un tantino di coerenza ma lo aspetto qui tra un annetto o due. 88 Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “VIGNA ZIS” 2019 RISERVA, BRUNNENHOF MAZZON (ALTO ADIGE): more, ciliegie e mele rosse s’accostano a note verdi di viticcio masticato ed erbe selvatiche mentre note dolci di spezie d’Oriente scazzottano con amaritudini di rabarbaro e liquirizia accompagnate da note salate di quasi oliva. In bocca mostra i muscoli ma lo fa con grazia, dai rimandi di frutta s’eleva una prugna secca che tiene al guinzaglio tannini e graffi erbacei mentre le spezie firmano in calce al sapido finale. Da una annata difficile un vino con gli attributi. 91 Punti. A LATERE Tra tutto il resto (mica poco) che ho assaggiato ho poi selezionato una “TOP FOUR” che credo valga la pena teniate in considerazione. – ABRUZZO DOC PINOT NERO “DIAMANTE NERO” 2018 RISERVA, CASTELSIMONI (ABRUZZO): a un anno di distanza sembra essere salito di rango e, svestito il kilt ha ricevuto le insegne di cavaliere. Non galoppa più a pelo e, sotto un’insegna luminosa di arancia sanguinella veste una nobile armatura di more e amarene. Niente più archibugio e pietra focaia di acciarino, ma spada scintillante di cannella e pepe nero in fodero di nobile cuoio. In bocca chiama all’armi con squilli mentolati e marine, sorprendenti sapidità portate dai due mari separati dal Gran Sasso riunendo sotto il vessillo del Territorio, tannini, mineralità rocciosa, richiami d’agrume e pensieri polverosi. Meno sorprendente di come lo ricordassi s’atteggia a giovin signore ma ha ancora bisogno delle cure del precettore. 91 Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “RISERVA MAZON” 2019 RISERVA, BRUNNENHOF MAZZON (ALTO ADIGE): olfatto magari non così boom come avrei pensato ma con i piedi ben piantati per terra, che racconta le fragole in primis, poi le more e le ciliegie, le prugne e un ardito sconfinare nello scuro delle spezie e della liquirizia e un ché di salato che è più della solita, supposta mineralità. In bocca ha freschezza da vendere e tannini disposti a pagare il prezzo dovuto per regalarci quell’equilibrio che tanto andiamo cercando. È succoso, progressivo, lungo…molto lungo. Gli do 88+ Punti ma lo devo riassaggiare perché c’è in giro ancora qualche Obelix che viene alle degustazioni dopo essere caduto nel pentolone del profumo (a quando uno “scent detector” all’ingresso?). – VALLE D’AOSTA DOC PINOT NERO “LES FRÈRES” 2022, GROSJEAN (VALLE D’AOSTA): l’olfatto si divide tra le nettissime, luminose note di fragola e i più cupi richiami speziati di chiodi di garofano mentre la progressione evidenzia granitiche pietraie, accenni di caffè e richiami salini (peccato per un accenno di canfora che distrae). Il sorso è introdotto da profondi respiri balsamici e rivela trasparente profondità, fresco, di beva esuberante, quasi golosa, sostenuta dalla schiettezza dei tannini e con un finale maledettamente montano. 89 Punti. – SPUMANTE METODO TRADIZIONALE ROSATO 2018, LA PALAZZOLA (UMBRIA): spiazzante già all’occhio, con quella sua mise tenue ma non troppo, svolazzante…un invito a pensieri impuri… Il naso ne apprezza invece l’animo selvatico, il carattere etrusco, quelle note di torba, silvane. Ninfa dei boschi richiama l’attenzione con le freschezze e travia poi con succosità di piccolo frutto rosso concesse con smorfiosa ritrosia. In bocca la frutta reclama invece la propria succosa centralità facendo leva su un’effervescenza ammiccante e sulla viva, minerale freschezza. E in chiusura pasticceria e note fumé s’accostano a più che accennati richiami di agrume chinotto regalando, a rimandi di carcadè, a spezie d’oriente per un sorso di erotica consistenza. 89 Punti. – UMBRIA IGT PINOT NERO 2020, LA PALAZZOLA (UMBRIA): basta avvicinare il calice al naso per lasciarsi scappare un poco elegante “porcapaletta”. Profondamente boisè mixa con sapienza di druido pepe e fragoline di bosco, erbe a mare e ribes… Un pizzico di ciliegia, il giusto di mineralità per dar sapore, quell’atmosfera fumé che regala mistero e intrigo da svelare… In bocca riempie senza ingolfare, carico di sapidità e freschezza Vi avverte che non ha intenzione di fare sconti. Il tannino, appena un po’ duro, c’azzecca maledettamente con quel suo carattere un po’ scontroso, restio a raccontare la chiusura di frutta. Schivo, si picca di non assomigliare ai cugini borgognoni ma il ricordo non può non correre oltr’alpe in un allungo che sottolinea però il Territorio italico. 93 Punti. E QUINDI? E quindi GRAZIE a VINODABERE per avermi ospitato ancora una volta e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto il buon cuore di sopportare le mie elucubrazioni e quelli che hanno altresì avuto la fortuna di “schivarmi”. Sono state due giornate intense, ricche di spunti di approfondimento, due giornate dopo le quali il mondo del Sauvignon e del Pinot Nero sono meno misteriosi (o forse no). Appuntamento all’Edizione 2027, io l’ho già messa in agenda, e Voi?   Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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Due giorni con VINODABERE. #1: L'Italia del Sauvignon. Arrow Right Top Bg

26 Febbraio, 2026

Due giorni con VINODABERE. #1: L'Italia del Sauvignon.

IL COSA E IL DOVE                                                                               Nel fine settimana del 7 e 8 febbraio u.s., VINODABERE ha organizzato la seconda edizione del L’ITALIA DEL PINOT NERO che, per la prima volta, ha viaggiato parallelamente a un’ITALIA DEL SAUVIGNON che lo scorso anno era stata solo un accenno e che ora ha vita propria ed è il tema di questo primo articolo dei due che Vi racconteranno l’evento. È stata una “dueggiorni” intensa, vissuta tra masterclass condotte con cura e professionalità, chiacchiere con i Produttori, assaggi mirati e/o sbagli consapevoli.   IL SAUVIGNON In principio era la Francia (la Loira, Sancerre, Pouilly-Fumè), vini complessi si, ma mai coì “boom” come quelli che, dall’emisfero dove venti e acqua girano al contrario, hanno oggi totalizzato i nostri sensi con concentrazioni aromatiche che neppure i tropici conoscono. Friuli Venezia Giulia, Trentino, Alto Adige…agrumi e sapidità di mare antico nei primi, frutta tropicale e piccantezze pepate nei secondi con un “resto d’Italia” che si ispira di volta in volta a stili e/o mode dimenticandosi spesso del respiro del Territorio. Ettari vitati, percentuali, bottiglie prodotte, sono numeri che contano poco; conta invece assaggiare, distinguere, interpretare filosofie produttive confrontandole con leggi di mercato, cercare di capire dove finisce l’identità di un vitigno, dove quella di un Territorio, se abbia ancora un senso parlare di “stile”, se sia più onesto parlare di “mode”. LA MASTERCLASS Diecietichettedieci, un viaggio da Nord a Sud (vabbè, ci fermiamo al centro), dieci Aziende per 4 (forse 5) interpretazioni cui ne va sommata un’altra che racconta sentieri non battuti, inciampi e voglia di essere altro. Condotta agilmente e con grande competenza da Pino Perrone e Salvatore Del Vasto, ve la racconto presentoVi in primis le mie personalissime considerazioni e invitandoVi poi a ficcare il naso di persona nel calice per farVi un’idea, criticare le mie opinioni, suggerirmi temi di approfondimento e condividere.   – LAZIO IGT SAUVIGNON 2025, CASALE DEL GIGLIO (LAZIO): olfatto di un verde che acceca, con mentuccia e salvia in primo piano, pompelmo poco maturo e pesca bianca a seguire e profonda sapidità minerale sullo sfondo. In bocca è un pugno di sapida freschezza, di graffiante vegetalità strizza appena l’occhio alla pesca verde facendosi bello con spigolosità di studiata piacioneria. 84 Punti.   – LAZIO IGP SAUVIGNON “OMNIA MATER LIMITED EDITION” 2024, MARCO MERGÈ (LAZIO): al naso si presenta moscateggiando dolcezze di acino maturo prima di dedicarsi a nette tropicalità di frutto della passione ricamate di spezie e note vegetali (c’è pure un’interessante appunto di erba cipollina). Sorso carnoso e glicerico, di giuste proporzioni fresco-sapide e ben deciso a sottolineare la frutta esotica. 85 – – Punti.   – MAREMMA TOSCANA DOC SAUVIGNON “ENOS I” 2024, TENUTA MONTAUTO (TOSCANA): olfatto che propone con delicatezza ben distinte note di finocchietto selvatico ed erbe aromatiche distinguendole con ordine quasi maniacale da quelle della frutta gialla, dell’arancia e della ginestra. In bocca lascia che la frutta si diverta a chardoneggiare mentre sottolinea agile freschezza e tesa sapidità richiamando nel sorso note ferrose e di foglia di pomodoro. Magari pecca di gioventù ma l’avrei preferito più “dichiarato”. 86++ Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “GREEL” 2023 RISERVA, CANTINA BOLZANO (ALTO ADIGE): tra sottili nebbie fumé e accenni burrosi si stagliano nette le note di uva spina, i richiami boschivi, verdi sottolineature di foglia di pomodoro, basilico e menta mentre la mineralità si impegna a fare da collante. Entra in bocca con sapidità di roccia bagnata e focalizza il sorso sulle note balsamico-aromatiche di menta, salvia, timo e forse origano lasciando alle morbidezze di agrume maturo il compito di chiudere il sipario gustativo. 88- – Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “EXCLUSIV” 2023, PLONERHOF (ALTO ADIGE): sorprende subito per la sua insolita introversione. Ha tanto da raccontare ma il tono di voce è un po’ troppo flebile e dovete fare molta attenzione per ascoltare le erbe aromatiche, il fieno, una brezza di foglia di pomodoro, un sussurro di pompelmo, una pesca ancora verde… Il sorso è salino e di dolomitica freschezza, intriga strizzando l’occhio ai descrittori olfattivi  e invitandoVi ad inseguirli tra un sorso e l’altro in un gioco di sguardi seducente e di lunghezza “che intender non la può chi non la prova”. Sicuramente “EXLUSIV” ma non ancora “explosiv”. Adesso si becca 88++ Punti ma è un ragazzo da tenere d’occhio! – PIEMONTE DOC SAUVIGNON BLANC 2023, ISOLABELLA DELLA CROCE (PIEMONTE): da un’Azienda che lascia riaffiorare ricordi di Vermouth e gioventù un Sauvignon erbaceo di potatura di siepi e basilico che, non vergognoso di esotismi di ananas, li accosta con leggerezza a mineralità di terra e sassi. In bocca fonde frutta e mineralità in un sorso di equilibrio e struttura che si chiude con richiami di erbe aromatiche. 86++ Punti.   – LAZIO IGT SAUVIGNON “SESTO 21” 2023, CASATA MERGÈ (LAZIO): l’aplomb non è certo il suo forte. Ampie florealità di gelsomino e glicine introducono a note di timo e salvia mentre sottili piccantezze pepate s’accostano a soffi d’agrume e richiami gessosi. Decisamente sapido e di freschezza adeguata dà il meglio di se in una corrispondenza gusto-olfattiva che, in chiusura, abbandona i fiori per sciogliersi in svenevolezze esotiche. 87+ Punti. – ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON BLANC “PRAESULIS” 2023, GUMP HOF MARKUS PRACKWIESER (ALTO ADIGE): olfatto elegante e distratto, quasi incurante dell’attenzione che noi mettiamo nel cercare di dirimere il nodo della frutta tropicale separandola dall’uva spina e dagli agrumi, dal sambuco, da una pesca bianca che, timida, alza la testa tra cespugli di erbe aromatiche che affondano radici contorte nella pietra tagliente. Il sorso è uno strapiombo di freschezza costellato di microappigli, grasso, impone calma e concentrazione, movimenti lenti tra un richiamo olfattivo e l’altro, inarrestabile nella progressione lascia la nostra memoria solo perché non abbiamo la pazienza di aspettare. Il Forrest Gump dei Sauvignon. Punti? Gliene darei 91 ma forse… – VINO BIANCO “GARNELLEN” AMPHORA 2020, TRÖPFLTALHOF (ALTO ADIGE): l’olfatto ha il passo pesante, e dopo un leggero affanno di volatile rimbomba di terra bagnata e porfido muschioso. Netto nel presentare una frutta che sa di mela cotogna e albicocca, lascia presto spazio al timo e all’origano, a piccantezze pepate e zenzerose. Il sorso è puro succo di frutta, un palcoscenico di grassezze sostenuto da dolomitica freschezza e sapidità preistorica sul quale le spezie danzano come Dervisci Rotanti che ipnotizzano il palato distraendolo da quei tannini che si ostinano a irruvidire le gengive. Chiude salato e infinito lasciandoci con domande cui forse riusciremo a rispondere dopo molti altri sorsi. Il GGG dei Sauvignon. Il punteggio?! Beh, qui è complicato…è un Sauvignon che interpreta il Territorio come pochi altri ma che sembra dimenticarsi di raccontare il vitigno (o forse è semplicemente un profeta poco accetto in patria): tecnicamente vale 87 Punti ma, se dovessi seguire il cuore…forse 90+. – COLLIO DOC SAUVIGNON “EXTEMPORE” 2019, VENICA & VENICA (FRIULI VENEZIA GIULIA): l’olfatto è un susseguirsi di versi, una poesia fatta di terzine d’agrume e zenzero candito lette con metrica ritmata da altalene di miele e mallo di noce. Intrigantemente fumé lascia intravedere timo e origano tra menta e frutta esotica nel momento che appena precede il sorso. Fresco? Sapido? Morbido? In bocca è tutto e il suo contrario, sinuoso Vi avvinghia e non Vi lascia se non dopo aver sottolineato un’albicocca che, padrona del lungo finale, ricorda i succhi di frutta di quand’ero bambino. 90 Punti. A LATERE Tra tutto il resto (mica poco) che ho assaggiato ho poi selezionato una “TOP FOUR” che credo valga la pena teniate in considerazione. – TERRE DELL’AQUILA SAUVIGNON BLANC “PURE IO” 2022, CASTELSIMONI (ABRUZZO): lo riassaggio un anno dopo e mi sembra più fresco, nitido, luminoso. Giallo di una frutta che strizza l’occhio ai tropici, racconta la pesca e s’accende di pompelmo, ci lascia camminare tra inciampi d’erbe amare e pruriti di foglia di pomodoro. In bocca la calcarea sapidità è imprecazione come un inciampo tra i sassi e la freschezza sa dell’aria frizzante dei “quasi mille” (metri). Un sorso che sottolinea e conferma l’olfatto calcando la mano su amaritudini di erbe officinali che riportano indietro nel tempo fino a quegli anni ’70 quando il Vermouth sapeva delle risate della Domenica in famiglia. 89 Punti. – COLLIO DOC SAUVIGNON “EXTEMPORE” 2018 (MAGNUM), VENICA & VENICA (FRIULI VENEZIA GIULIA): riassaggiato a un anno di distanza sembra aver scelto la strada della saggezza rinunciando (ma solo in parte) al Satana delle erbe aromatiche. Dolcezze di frutta esotica (anche candita) sposano spezie d’Oriente mentre ricordi d’agrume ancora fresco s’alternano a sottili tostature e accenni di idrocarburi. Il sorso è una monarchia democratica governata da morbidezze tenute a freno dal parlamento fresco-sapido. Lungo e succoso srotola ricordi di frutta matura, fiori e ben più che un’accennata mineralità. Continua a non piacermi (sic) ma 90 Punti se li merita tutti. – COLLIO DOC SAUVIGNON “RONCO DELLE MELE” 2015, VENICA & VENICA (FRIULI VENEZIA GIULIA): il naso ha tutta la saggezza dei diecianniinbottiglia. Racconta di discorsi pacati davanti al camino spento, di risate sguaiate di pompelmo…ha il calore del burro fuso e il brio della salvia, l’aspra strizzata d’occhio dell’uva spina e l’istintivo asciugarsi dalle burle di una pesca troppo succosa. In bocca è rotonda presenza, sapiente mescolanza dei descrittori olfattivi declinata ritmicamente dai precisi rintocchi fresco-sapidi. Lungo da far pensare chiude tra sapidità di mare sepolto, amaritudini officinali e un appenaappena di rustico che lo rende fortunatamente umano. 93- Punti. – UMBRIA IGT SAUVIGNON “UBI CONSISTAM” 2021, LA PALAZZOLA (UMBRIA): un olfatto che va ben oltre quell’idea botritica che può inizialmente distrarre da un’attenzione che va invece rivolta al timo, al finocchietto selvatico, all’origano, un corteo di erbe aromatiche che precede dolci ricchezze di frutta esotica e zafferano in aperto contrasto con una sapidità nettamente percepibile che sa di quasi oliva. Una sapidità che è porta d’accesso al sorso e sentiero da seguire, tra rimandi d’agrume e sottolineature di spezie, per raggiungere il lungo finale balsamico. Ispirato ai Sauvignon degli antipodi, strizza forse l’occhio alla Loira e si rivela assolutamente felliniano. È giovane e sfrontato quindi non se li meriterebbe, ma io 90 Punti glieli do lo stesso. E QUINDI? E quindi GRAZIE a VINODABERE per avermi ospitato ancora una volta e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto il buon cuore di sopportare le mie elucubrazioni e quelli che hanno altresì avuto la fortuna di “schivarmi”. Sono state due giornate intense, ricche di spunti di approfondimento, due giornate dopo le quali il mondo del Sauvignon e del Pinot Nero sono meno misteriosi (o forse no). Appuntamento all’Edizione 2027, io l’ho già messa in agenda, e Voi?   Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo
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Calabria, la Storia nel calice. La punta del tacco alza la voce. Arrow Right Top Bg

19 Febbraio, 2026

Calabria, la Storia nel calice. La punta dello stivale alza la voce.

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 26 Gennaio gli eleganti spazi di PALAZZO RIPETTA a Roma hanno ospitato CALABRIA, LA STORIA NEL CALICE, Evento organizzato dall’ARSAC che ha consentito a oltre 250 professionisti del settore di aprire una finestra concretamente esaustiva sulla produzione vitivinicola di quella “punta dello stivale” troppo spesso ingiustamente dimenticata nelle trattazioni enoiche. La Calabria è regione di complessità geomorfologiche, ambientali, pedoclimatiche, ampelografiche, una frammentazione che si traduce in produzioni quasi esclusivamente da vitigni autoctoni e fortemente identitarie che raccontano con dovizia di particolari Storia, storie, uomini e Territori. All’entusiasmo dei partecipanti ha fatto da spalla la soddisfazione di Gianluca Gallo, assessore all’Agricoltura della Regione Calabria, molto attento a consolidare il dialogo con i professionisti e la stampa per promuovere in Italia e nel mondo l’unicità identitaria dei vini calabresi attraverso un fitto calendario di appuntamenti che li vedrà protagonisti nelle principali manifestazioni del settore. GLI ASSAGGI 96 etichette con Gaglioppo e Magliocco a guidare le danze e una fitta schiera di vitigni bianchi (Mantonico, Pecorello, Greco Bianco e Zibibbo) a fare ben più che da contorno. Allegria ed eleganza nelle bollicine, profondità nei passiti, scorrevolezza senza alcuna banalità nei vini fermi, declinazioni diverse della comune ricerca della Qualità. Io ho assaggiato una quarantina di etichette e tra queste ne ho scelte quattordici. Quattordici voci che Vi invito ad ascoltare con attenzione, ne vale la pena. DI NOVANTA CE N’È UNO… – CALABRIA IGT MANTONICO “AUTORITRATTO” 2022, ANTONELLA LOMBARDO: lo riassaggio a distanza di qualche mese apprezzando come si esalti nell’evidenziare la freschezza del mandarino, sterzi bruscamente verso i toni erbacei, si lasci cullare dalla calma indotta da dolcezze di miele e mandorla. Il sorso è deciso, coerente, coinvolgente, profondo…ve ne vengono in mente altre? Rifugge l’immediato, punta sui pensieri, glicerico per accarezzarVi, salino, materico e financo tannico per prenderVi a schiaffi. Affatto scontato, forse supponente, certo non per tutti ma, per quei pochi, da tenere vicino al cuore. 90 Punti. GLI ALTRI – SPUMANTE METODO CLASSICO PAS DOSÉ (DA ZIBIBBO) “DORÈ” 2022, CANTINA MASICEI: un Metodo Classico da Zibibbo che si presenta al naso con dolcezze di albicocca disidratata e fico secco prima di sottolineare la frutta secca sotto miele. Il sorso è un delicato solletico di sottile effervescenza, un lungo percorso in cui la freschezza ha la meglio sulle supposte morbidezze, un sentiero che conduce a un finale di inattese amaritudini erbacee e Vermoutheggianti. 89- Punti.   – SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT “MASSIMO MARRELLI” MILLESIMATO 2017, MARRELLI WINES: se cercate eleganza olfattiva beh…cambiate canale. Però…però è proprio in questo suo rustico incipit che questo Metodo Classico da Greco e Mantonico cela la propria eleganza. Nulla di affettato, nessun buffetto sulle guance, 89+ Punti.   – CALABRIA IGT PECORELLO “JXP” 2024, TERMINE GROSSO: un olfatto green di lime e nespola con la soffusa dolcezza del kiwi ad arrotondare e restituire grassezze e un contorno floreale a regalare semplice eleganza. In bocca è decisione ed equilibrio per non scontentare nessuno; fiori, frutta e agrumi si danno di gomito e la sapidità regala brividi a un sorso altrimenti davvero troppo salomonico. Il JFK dei Pecorelli. 87+ Punti. – TERRE DI COSENZA DOP PECORELLO 2023, COLACINO WINES: finocchietto selvatico e mineralità gessosa regalano brillantezza a un olfatto di dolcezze di pesca e susina, di tiglio e tropicali con un lontano richiamo di baccello di vaniglia. Sorso fresco e sapido, vivo, persistente e con un finale che sottolinea la frutta facendo marameo a noi che aspettavamo un guizzo minerale. 87++ Punti.   – CALABRIA IGT GRECO BIANCO “PARTICELLA CINQUANTOTTO” 2023, ANTONELLA LOMBARDO: un vino da sfogliare con calma, scandendo il “CINQUANTOTTO” mentre Vi riempite il naso delle freschezze di macchia mediterranea, di agrume… “CINQUANTOTTO” e trovate la frutta gialla matura… “CINQUANTOTTO” e navigate sottocosta seguendo la linea di una Calabria infinita… Un po’ di frutta secca, un soffio di zafferano e poi quel sorso che aspettavate. “CINQUANTOTTO” anche in bocca, potete contarlo aspettando la fine di un vino fatto di freschezze e concentrazione, azzurro di mare, bianco di sale, giallo di sole. 89- Punti. – CIRÒ DOC BIANCO GRECO BIANCO “DIVERSAMENTE” 2021, TENUTA DEL CONTE: un olfatto che non fa sconti, ruvido, contadino, terragno. Sottolinea sassosa mineralità e non nasconde le pungenze di erbe aromatiche lasciando in coda arancia candita, frutta esotica e zagara. In bocca freschezza e sapidità sono lama a doppio filo che fende l’ampiezza del sorso. Decisamente mediterraneo, se ne sta a guardare sale e tannini che si rincorrono ridendo di quanti cercano in un vino altro che gioia e pensieri. 89 Punti (con forse un +). – CALABRIA IGT ZIBIBBO “RUGGIA” 2024, CANTINA MASICEI: uno Zibibbo che nasconde la propria eleganza dietro un incipit di nobile rusticità, una ruvida carezza di terra bagnata ed erbe amare prima delle gentilezze di tiglio e zagara, prima della pesca, prima dei soffi minerali. Sorso intenso, fresco e costantemente ravvivato da una ritmica sapidità che accompagna un allungo di rimandi fruttati e sottolineature di frutta secca. 89- – Punti.   – CIRÒ DOC ROSSO CLASSICO SUPERIORE 2023, VIGNETI VUMBACA: l’olfatto è ricco di frutta rossa matura ma sono l’intrico di macchia mediterranea, i guizzi amaricanti di rabarbaro e liquirizia, il pensieroso tabacco e una ferrosità terragna che sa di lama di spada sepolta a rendere interessante un vino che sembra voler strizzare l’occhio alle sfumature più che alle evidenze. Il sorso è caldo ed equilibrato, sottolinea la frutta, fa leva sulla compattezza dei tannini per sostenersi e sulla lunga scia minerale per gestire l’allungo. 88++ Punti. – CIRÒ DOC ROSSO CLASSICO “FONDOVALLE” 2023, ESPEDITO ARCURI: spezie scure, liquirizia, macchia mediterranea, arancia rossa, ciliegia…tutto scompare di fronte a quell’impronta contadina che renderebbe concreta e irrinunciabile l’impronta olfattiva di questo vino. In bocca è tagliente, vibrante freschezza e viva sapidità si fondono a un tannino fisicamente presente esaltando la chiusura amarognola di macchia mediterranea e ginepro. Un vino con un’anima, che sia il vero volto della Calabria? 89 Punti (ma forse di più). – CALABRIA IGT NERELLO “ELEUTERIA” 2022, TENUTA DEL TRAVALE: scorza d’arancia, garofani e frutta rossa, questo l’incipit olfattivo di un vino che sorprende poi con freschezze amaricanti di genziana, con l’eucalipto e la lavanda, con una senape che sfrucuglia il naso, con un accenno al tabacco e una rugginosa mineralità a prendere per mano la chiusura quasi erbacea. In bocca è caldo, morbido ma mai rilassato; ben piantato sulle larghe spalle fresco-sapide sottolinea tannini materici allungandosi poi su belle sensazioni minerali e freschezze balsamiche. Confesso che ho fatto fatica a pensare che fosse un vino calabrese. 88++ Punti. – CALABRIA IGT CALABRESE NERO “1890” 2021, TRAMONTANA VINI: la fragola, capofila del lungo corteo di frutti rossi, precede ciliegie e amarene in confettura (ma anche no) e una coda di terziari scuri che raccontano spezie, liquirizia e cioccolato. In bocca sorprende con una freschezza che sottolinea quel “anche no” che Vi dicevo della frutta mentre i tannini snelliscono e allungano la piacevolezza del sorso. 88+ Punti.   – LAMEZIA DOC ROSSO 2017 RISERVA, CANTINE LENTO: deciso nell’anteporre i terziari di liquirizia, pepe nero, noce moscata e cannella alla marasca e alle more di rovo succose e mature. È un’idea di sigaro l’ultima che vi sovviene prima che l’assaggio riveli freschezza ed eleganza. Sostanza e tannini congrui e decisi supportano un sorso che nell’allungo rivela erbe aromatiche, cuoio e cacao. 88 Punti. – CALABRIA IGT PASSITO “LUIGI VIOLA” SARACENA 2021, CANTINE VIOLA: albicocche disidratate, datteri, uva sultanina a profusione. E poi agrumi canditi, polvere di caffè, curcuma, timo, tè, camomilla, caramello salato… Complessità olfattive che sfociano in cui l’evidente dolcezza glicerica viene mascherata da una sapidità marina, dalla freschezza amaricante dell’arancia candita, da una acidità ancora in vena di fare scherzi. Chiude lunghissimo sottolineando dolcezze di fichi secchi e datteri. 89- – Punti (ma forse di più). E QUINDI? E quindi GRAZIE agli Organizzatori per avermi voluto ospitare a una serata unica e particolarmente ricca di spunti di approfondimento. Un’organizzazione “quasi” impeccabile (peccato davvero per lo spazio e il servizio un pochino risicati), un percorso di degustazione pensato con attenzione e da cui sarebbero in molti a dover prendere spunto. Il vino al centro tante chicche che, fuori dal calice, sono risultate irrinunciabili: salumi, formaggi, dolci e oli EVO che hanno completato un’esperienza TOP che non ho difficoltà a definire UNICA. Complimenti e…appuntamento a una prossima volta che spero vicina Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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BIOdinamico & BIOlogico. La realtà oltre il mito del buon selvaggio. Arrow Right Top Bg

12 Febbraio, 2026

BIOdinamico & BIOlogico. La realtà oltre il mito del buon selvaggio.

IL COSA E IL DOVE CONVIVIUM RENAISSANCE Lo scorso 19 Gennaio, gli spazi del GARUM di Roma hanno ospitato per la prima volta CONVIVIUM RENAISSANCE, tappa italiana di un tour che si propone di promuovere il vino “vero”. L’Evento, organizzato da Lorenzo Macinanti e Giulia Arimattei di VINI SELVAGGI con la collaborazione di SOLOVINO, ha riunito 60 Produttori consentendo loro di incontrare un vasto numero di operatori HoReCa e professionisti del settore promuovendo quel vino biodinamico che vuole essere, oggi più che mai, espressione vera di un luogo piuttosto che prodotto costruito “a tavolino” per l’edonistico piacere del consumatore.   A precedere la degustazione c’è stato un incontro-conferenza stampa con Nicolas Joly, profeta assoluto della biodinamica e fondatore del progetto CONVIVIUM RENAISSANCE. Argomento centrale dell’incontro è stato ovviamente: “biodinamico perché si”, affermazione forse tranchant ma semplice e priva di possibili fraintendimenti.     Joly non ha usato giri di parole per definire “finto” il vino convenzionale e per decretare il fallimento delle Denominazioni in quanto strumento per salvaguardare le unicità di un Territorio. Joly ha cavalcato a pelo paragonando il vino “convenzionale” alla chirurgia estetica affermando che come la seconda riproduce la bellezza ma si dimentica dello “charme”, il primo riproduce il gusto dimenticandosi di raccontare il Territorio. Esattamente come sentii dire dal Prof. Scienza qualche tempo fa, Joly afferma che la vitivinicoltura moderna produce vini perfetti ma “morti”, privi cioè di identità e incapaci di esprimere il luogo. Il “metodo Joly” per capire se un vino è realmente buono?! “Stappate una bottiglia e conservatela senza metterla in frigo o “pompette et similia” e lasciate che l’ossidazione faccia il suo lavoro. Se quel vino ha davvero il DNA del luogo in cui è stato prodotto continuerà a raccontarlo ma, se viceversa è frutto del lavoro di un enologo beh…il contatto con l’aria non lo scalfirà perché quel vino è già morto.” Affermazione da prendere con pinze lunghissime ma Joly è così e la fede non ammette dubbi. Ha strali anche per i Produttori di vini “naturali, “rei” di prendere dalla biodinamica solo quello che gli fa comodo e cavalcare un’onda che gli consenta di entrare nel mercato. E il biologico? Il “sistema” BIO è in crisi (e certo, una legislazione che chiede a chi non usa la chimica di “certificarsi” non aiuta il Produttore) perché il climate change incide sulle produzioni mentre chi fa biodinamica da sempre si trova a gestire piante abituate a gestire lo stress, resilienti e affatto dipendenti dai fattori esterni In chiusura Vi lascio meditare su una affermazione che, confesso, mi ha fatto grattare la testa: “L’agricoltura biologica salvaguarda la vita sulla Terra mentre la biodinamica riconnette la Terra a quel Sistema Solare che gli dà la vita.” (si, lo so, detta così e vedendo Nicolas agitare le braccia verso il cielo, è difficile non pensare a “quelli della biodinamica” come a una setta). Meditate gente, meditate…     GLI ASSAGGI Tanti Produttori e tanti vini, difficile anche solo pensare di poterli assaggiare tutti, anche perché l’idea degli assaggi “conviviali” era beh…sicuramente “originale” ma davvero poco “pratica”. Nel caos della davvero tanta gente e della ricerca di un dove poter pensare a quello che stavo bevendo, in una sessantina di etichette ci ho comunque ficcato il naso. Nelle righe seguenti troverete la mia personalissima “TOP TEN”, dieci vini che a io modestissimo parere dovreste DAVVERO provare. Voi leggete e criticate ma soprattutto assaggiate e condividete. QUELLI DA NOVANTA – ROMANGIA IGP ROSSO “DETTORI ROSSO” 2020, DETTORI (SARDEGNA): assaggiato a un anno di distanza sembra aver quasi trovato pace su quella sedia impagliata che, di fronte al camino, sorregge i Vostri pensieri. Avete posato il bicchiere piccolo sulla gamba sinistra, a macchiare un pantalone che racconta terra e lavoro, lo sguardo sulla lama vissuta del coltello a serramanico con cui avete tagliato pane e formaggio, una mano che passa tra i capelli sollevando memorie… Annusate il mirto, l’arancia rossa, un rimando di tabacco dalla borsa che avete nella tasca della giacca. Un sorso, poi un altro, a dissetare e far alzare lo sguardo su una parete che scherma i marosi lontani, capite la frutta, apprezzate la freschezza balsamica e Vi lasciate andare sullo schienale, soddisfatti dell’oggi e pronti al domani. 92 Punti. – VIPAVSKA DOLINA “AMPHORA EXTREME” 2020, GUERILA (SLOVENIA): un’Azienda che nel nome cela la volontà di combattere porta a porta i vitigni internazionali puntando su resistenza e resilienza di autoctoni come Malvazjja, Pinela, Zelen e naturalmente quella Rebula che, declinata qui in una delle tante interpretazioni aziendali, consente di mettere il territorio in primo piano grazie al proprio profilo aromatico non spiccatamente “aggressive”. Un vino che dietro l’aspetto “cloudy” cela un olfatto carico dell’ultima luce prima del temporale, elettrico, ferroso prima che giallo e grasso di frutta disidratata, miele, erba secca, resine nobli e spezie di un Oriente qui vicino nell’anima più che fisicamente. In bocca è schiaffo acido e ruvida carezza minerale. I tannini, attesi come erinni, nascondono invece con piglio garbato i sei mesi di macerazione in anfora facendosi scudo dei due anni di esilio in legno. Il risultato è un armonico caos di emozioni lungo quanto quel sorso che Vi affannate a rinnovare continuamente. Hasta el Terroir, SIEMPRE! 90 Punti. GLI ALTRI – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “PROLOGO” 2021, DE FERMO (ABRUZZO): un Montepulciano che racconta senza filtri la ruvida eleganza del Territorio di Loreto Aprutino. Un naso schietto, di marasche e prugne in confettura, viole ed erbacee durezze, cuoio e pepe, calcare elevato e lontananze marine. Narrazioni contadine che il tino aperto sottolinea e che in bocca diventano sostanza viva, struttura, concentrazione; i tannini paiono Dervisci rotanti ipnotizzando un sorso di imperante freschezza e morbidezze studiate. Chiude lungo su note di radici lasciandoVi muti a contemplare la bottiglia ormai vuota. 88++ Punti. – AJACCIO ROUGE “ANTICA” 2020, DOMAINE U STILICCIONU (CORSICA): uno schiaffo di pepe, timo, funghi e humus e una carezza di fragola e mora fanno sgranare gli occhi. Seguono un allungo di cuoio e il ritorno dei frutti rossi. Sorso goloso e inaspettatamente elegante, frutto di compita tannicità, freschezza fruttata e allungo non indifferente. Sorprendentemente scorrevole e insolitamente corso (o forse no). 88+ Punti. – VENEZIA GIULIA IGT ROSSO “MASSÀL” DODÒN 2018, DENIS MONTANAR (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Merlot di quelli che strizzano l’occhio al Cabernet, affatto vergognosi del proprio animo vegetale, contadino, selvatico, fors’anche scontroso come i friulani. La frutta rossa c’è, matura, magari sotto spirito, ci sono le spezie, il tabacco, la ruggine che intacca la lama della spada. In bocca la freschezza comanda, il tannino graffia ma con unghie d’amante, la sostanza c’è e l’allungo dà tempo di pensare. 88+ Punti. – CHAMPAGNE “GRILLE BESACE” PINOT BIANCO, ETIENNE SANDRIN (FRANCIA): profumatissimo nei suoi toni di susina, fiori di campo, agrumi e profondità gessose, s’allunga poi su toni della frutta secca sotto miele e pane “ottosemi” tostato. Assaggio elegante e puntuale, con freschezza e sostanza in grande equilibrio. Solo Pinot Bianco per uno Champagne da provare assolutamente. 88+ Punti. – CHAMPAGNE PAS DOSÉ PREMIER CRU “L’APHRODÍSIAQUE”, DAVID LÉCLAPART (FRANCIA): né più e né meno di quello che la natura concede, niente zuccheri, solo lavoro e passione. Uno Champagne estroverso per le note menta, intimista per quelle di frutta secca, erotico di spezie e pane tostato, succoso d’albicocca e mela Fuji croccante. Assaggio profondo e complesso, setoso e suadente, speziato, citrino, maledettamente minerale, una costante tensione gustativa per un sorso che vuole trasgressione. 89- Punti. – SPUMANTE BLANC DE BLANCS BRUT NATURE GRECO DI SUBUR, CLOS LENTISCUS (SPAGNA): dalla quasi estinta (e per me sconosciuta) Malvasia di Sitges, un Blanc de Blancs che fa della nocciola la portabandiera dei descrittori olfattivi. Quasi arrogante scansa di lato l’arancia amara, l’albicocca e gli sfalci d’erba lasciando poi che i lieviti raccontino il pan brioche e il mare, affatto lontano, dica la sua. In bocca affascina con la sua cremosità e travia con una trama salina che porta a memorie di caramello salato in un quadro di freschezze da quasi lacrime. 89- punti e il mio personalissimo premio “SURPRAIS”. – CHIANTI DOCG 2022 RISERVA, SINE FELLE – PODERE CASACCIA (TOSCANA): lascia che siano i terziari i primi a mettere il naso fuori. Vi schiaffeggia con il rabarbaro e, mentre scuotete la testa, prugna, marasca e frutti di bosco scendono in campo prendendo possesso del palcoscenico lasciando che note terrose ed erbacee approntino la chorus line. In bocca invece la frutta si riprende lo spazio che gli è proprio, spalleggiata da tannini vivaci e intriganti che, spalleggiati da sottili peposità, ritmano il sorso prolungandone il finale nel quale s’affaccia una nota di tabacco. 87++ Punti. – VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT TEROLDEGO “MOREI” 2020, FORADORI (TRENTINO): al bosco fitto di more e mirtilli s’accostano le frescosità della scorza di arancia amara e della mentuccia mentre le violette donano un tocco di gentilezza, il pepe nero fa stropicciare il naso e un accenno di pietra focaia fa voltare la testa. Sorso concentrato, materico, avvolto da una trama tannica tanto fitta da sembrare armatura portante della pietrosa mineralità. Chiude lungo, a ricordare frutta, pepe e pietrisco. 88 Punti. UN MARE DI FOGLIE – GUIDA BIO Lo sorso 24 Gennaio nelle sale dell’Hotel VILLA PAMPHILI di Roma è stata presentata l’Edizione 2026 della GUIDA BIO, progetto editoriale che sotto la supervisione di Antonio Stanzione si propone di raccogliere il meglio della produzione vinicola “green” del nostro Paese. La degustazione ai banchi d’assaggio è stata preceduta da un interessante convegno che ha cercato di inquadrare il senso dell’agricoltura biologica inserendola all’interno del sistema globale. 20%, questa è la quota biologica della produzione agricola e viticola italiana, percentuale forse in crescita ma comunque penalizzata da farraginosi meccanismi certificativi, costi elevati e poca attenzione nella comunicazione. L’attenzione che il consumatore pone sempre più al prezzo non aiuta ma, se si riuscisse a far capire quanto i danni causati dall’agricoltura “convenzionale” incidono sui costi sociali, forse saremmo tutti disposti a spendere poco di più “al banco”. Ecco dunque che sarebbe fondamentale lavorare sull’aspetto culturale rendendo consapevole il consumatore dell’importanza delle proprie scelte così come sarebbe importante che fosse garantita la giusta remunerazione a chi produce con attenzione, anello debole di una filiera che, sempre più, premia trasformazione e distribuzione costringendo anche il prezzo dei prodotti BIO alla corsa al ribasso. Fondamentale dunque anche il ruolo della GDO nel dare maggior valore alla Qualità del cibo in maniera concreta e non soltanto in termini di marketing. GLI ASSAGGI Tanto da assaggiare e poco tempo (DAVVERO pochissimo) per farlo. Tra quello in cui sono riuscito a ficcare il naso ho scelto 5 etichette, 5 vini che Vi invito come sempre ad assaggiare, criticare e condividere.         – COLLINE PESCARESI IGT “LULI” 2023, SPERANZA (ABRUZZO): un pecorino insolitamente intimista, denso nei toni pasticceri del limone e del miele con un appena di resina e una silenziata mineralità. Il sorso è luminoso ed evidenzia sferica sostanza che evolve nel breve in un finale che, teso ed energico, sottolinea la pasta di mandorle. 87+ Punti.     – FRIULI ISONZO DOC PIGNOLO “ARBIS RÒS” 2019, BORGO SAN DANIELE (FRIULI VENEZIA GIULIA): ancora imbrigliato nell’abbraccio del legno regala dolci sensazioni di more e ciliegie in confettura con il cioccolato al latte a fare da legante e le spezie a cercare di vivacizzare. Freschezza e tannini serrati regalano un sorso che evidenzia impudenze giovanili mentre la frutta spadroneggia nel lungo finale. Appuntamento a fra qualche anno. 87 Punti con (forse) un +. – COLLIO DOC FRIULANO 2023, TENUTA STELLA (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Friulano che sa di Tocai, vecchio stile nei suoi toni grassi di frutta tropicale e quella sentita nota di armellina a firmare la paternità del vitigno lasciando nell’ombra un’idea di pera e il sensuale abbraccio di burro e miele. Il sorso mostra la sostanza delle vendemmie di un tempo con moderna leggiadria puntellandosi sulle solide basi minerali e su una freschezza forse appenaappena in affanno ma non certo doma. Lungo, molto lungo il finale nel quale la mandorla è regina e la sapidità sigillo territoriale. Un Friulano vero, da tenere in considerazione. 89- – Punti. – LUGANA DOP “BIO” 2023, PERLA DEL GARDA (LOMBARDIA): dalle quinte olfattive escono prima le freschezze d’agrume ed erbe aromatiche e poi la sostanza della mela prima che la sottesa mineralità si impadronisca del palcoscenico. Sorso snello, ben calibrato in termini fresco-sapidi e con un allungo nel quale tornano frutta e mineralità. 85- Punti.   – TOSCANA IGP MERLOT “M” 2020, LA QUERCE (TOSCANA): dalla terra del Sangiovese un Merlot con la “M” Maiuscola. Nero e nobile nella livrea e nei dolci e intensi profumi di prugna e more, nelle intriganti atmosfere speziate di chiodi di garofano e pepe, in quelle suadenti dei legni nobili. In bocca ha presenza senza lo sgarbo della potenza, accarezza il palato con tannini broccati e mostra il proprio lignaggio nell’allungo privo di cedimenti. Un “giovin signore”, forse troppo. 88+ Punti. E QUINDI? E quindi intanto GRAZIE agli organizzatori di questi due bellissimi Eventi e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto la pazienza di sopportarmi e quelli che hanno avuto la fortuna di non incappare nelle mie elucubrazioni. Sono state due giornate davvero molto intense che oltre a farmi scoprire nuove realtà (e riconnettermi con vecchi amici) mi hanno consentito di ragionare una volta di più sulle tematiche del BIO (DINAMICO e non), soppesando filosofie produttive degne di un druido e incessante ricerca sul campo. BIO…prefisso oggi sulla bocca di tutti, tre lettere che se da una parte vogliono dire attenzione all’identità dei Territori e alla salvaguardia del sistema “mondo”, dall’altra hanno bisogno dell’attenzione di una governance spesso attenta solo alla burocrazia. Al contempo serve che i Produttori non trattino il biologico solo come una “moda” e non nascondano dietro di esso approssimazioni che il calice rileva con spietata freddezza. Si stanno facendo grandi passi avanti nella Qualità di chi fa e nella consapevolezza di chi consuma ma gli assaggi di queste due intense giornate hanno evidenziato anche che sono in diversi ad avere ancora un lungo cammino da percorrere. In ogni caso BBRAVI (con due “BB”), BBRAVI tutti Roberto Alloi – VINODENTRO Su Instagram @eno_evo  
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