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Wines Experience & Fine Food arriva a Città del Messico: nuove opportunità per le eccellenze enogastronomiche italiane Arrow Right Top Bg

29 Luglio, 2026

Wines Experience & Fine Food arriva a Città del Messico: nuove opportunità per le eccellenze enogastronomiche italiane

  Il 5 e 6 novembre 2026 Expo Santa Fe ospiterà la prima edizione messicana di Wines Experience & Fine Food. Un progetto internazionale pensato per favorire l’incontro tra produttori italiani e buyer latino-americani, con il sostegno di ITA-ICE (Italian Trade Agency), la partecipazione di Italia del Vino e la presenza di Decanter e Gambero Rosso.   Wines Experience & Fine Food approda a Città del Messico con un nuovo appuntamento dedicato alle aziende italiane interessate a sviluppare la propria presenza in uno dei mercati più dinamici dell’America Latina. L’evento si terrà il 5 e 6 novembre 2026 presso Expo Santa Fe e coinvolgerà importatori, distributori, operatori dell’ospitalità e professionisti del food & beverage. Con oltre 130 milioni di abitanti, importazioni di vino pari a 315 milioni di dollari e un consumo pro capite cresciuto del 60% negli ultimi quindici anni, il Messico offre interessanti prospettive di sviluppo per i produttori italiani. Le importazioni coprono oltre il 70% del consumo nazionale e l’Italia figura già tra i principali fornitori. Il valore del comparto vinicolo messicano potrebbe inoltre raggiungere 6,6 miliardi di dollari entro il 2030. La manifestazione riunirà circa 130 aziende espositrici con oltre 1.000 etichette in degustazione e più di 1.000 operatori internazionali. Wines Experience è un format internazionale ideato da Fiere Italiane SEA in collaborazione con BolognaFiere. Nato per costruire una piattaforma globale dedicata al vino e all’eccellenza enogastronomica, il progetto punta a connettere le aziende italiane con i mercati a maggiore potenziale attraverso un modello fieristico innovativo e orientato al business. La tappa messicana arriva dopo il successo delle precedenti edizioni di Londra, che ha riunito oltre 170 espositori italiani e 1.200 professionisti, e di Ho Chi Minh City, con 70 espositori e 550 buyer internazionali. Il format propone un approccio alternativo rispetto alle fiere tradizionali, privilegiando la qualità degli incontri attraverso lounge aperte, spazi condivisi e aree pensate per favorire un confronto diretto tra aziende e operatori professionali. Il programma comprenderà masterclass, seminari, degustazioni guidate e la Blind Tasting Area, uno spazio di degustazione anonima che consentirà alle aziende di raccogliere dati e insight sul posizionamento dei propri vini. Torneranno inoltre i Market Shapers Awards, il riconoscimento dedicato alle aziende, ai professionisti e alle organizzazioni che mirano alla crescita del food & beverage italiano nei mercati internazionali. A rafforzare il progetto contribuiranno anche le collaborazioni con Decanter e Gambero Rosso, orientate ad accrescere la visibilità internazionale della manifestazione e il coinvolgimento della stampa specializzata. L’iniziativa potrà contare sul sostegno di ITA-ICE (Italian Trade Agency), che sarà presente con una collettiva di aziende, e sulla partecipazione di Italia del Vino, che riunirà alcune delle principali cantine. L’edizione di Città del Messico segna inoltre una più decisa apertura verso il fine food. Prodotti gourmet, ingredienti di alta qualità e specialità territoriali affiancheranno il vino, ampliando le occasioni di networking, in una rappresentazione più completa delle eccellenze enogastronomiche italiane. Dopo Città del Messico, il calendario internazionale di Wines Experience proseguirà anche il prossimo anno con il ritorno a Ho Chi Minh City il 19 e 20 maggio 2027 e a Londra il 4 e 5 ottobre 2027, confermando la volontà di costruire una piattaforma internazionale stabile al servizio delle imprese. Per saperne di più: https://winesexperience.com/ United Experience United Experience è una società internazionale dedicata alla creazione di eventi, progetti di comunicazione e contenuti multimediali. Attraverso un approccio innovativo e integrato, unisce competenze creative e organizzative per accompagnare aziende e istituzioni in percorsi di valorizzazione e storytelling contemporaneo. Con sedi operative negli Stati Uniti e in Italia, la società collabora stabilmente con BolognaFiere nello sviluppo di nuove progettualità fieristiche e iniziative di respiro globale. La Redazione
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La Dimora di Dosio Vigneti. La Barbera della condivisione Arrow Right Top Bg

28 Luglio, 2026

La Dimora di Dosio Vigneti. La Barbera della condivisione

    Si potes Archiacis conviva recumbere lectis
nec modica cenare times holus omne patella,
supremo te sole domi, Torquate, manebo.
Orazio, Epistulae, I, 5 (Se sai adattarti a un letto meno sontuoso, se non temi una cena modesta servita in un solo piatto, ti attenderò in casa, al tramonto, Torquato.) Prima di diventare un vino da tavola imbandita, la Barbera è stata per secoli il vino dell’abitudine. Nelle cascine piemontesi si versava senza cerimonie, accompagnava il pane e il companatico, restava sul tavolo per tutta la sera: un vino di casa, appunto, prima ancora che un vino di cantina. È da questa radice domestica e da un paradosso di altitudine che ne ribalta la vocazione che nasce La Dimora, la nuova Barbera d’Alba di Dosio Vigneti, la cantina di La Morra. Dosio e la cascina di Serradenari: una storia dal 1974 L’azienda ha le sue radici ai margini del borgo di La Morra, nella regione Serradenari, dove un’antica cascina della prima metà del Settecento domina un anfiteatro di colline che parve, fin da subito, votato alla vite. Nel 1974 quell’intuizione si è fatta cantina: sono nati così Dosio Vigneti, oggi guidata dalla famiglia Lanci, che dal 2010 ne ha raccolto l’eredità. La produzione spazia dai cru storici del Barolo (Fossati, Serradenari, Bussia) fino ai bianchi di Langhe e Roero. Alla vocazione vitivinicola si è affiancata, dal 2023, quella dell’accoglienza, con la nascita dell’Antica Dimora Dosio: il relais immerso tra i filari da cui la nuova Barbera prende il nome. La Morra e l’altitudine che ribalta la vocazione della Barbera Nella gerarchia tramandata delle Langhe, i versanti migliori, quelli più esposti e più assolati per intenderci, sono stati per tradizione riservati al Nebbiolo. Dopo le crisi di oidio, peronospora e fillossera di fine Ottocento, i contadini avevano imparato a concentrare quel vitigno delicato solo nelle zone più vocate, lasciando alla Barbera le esposizioni meno nobili: un vino di pronta beva, apprezzato per l’acidità più che per il tannino, che riempiva le caraffe d’osteria mentre il Nebbiolo saliva ai piani nobili della tavola. Anche se, non dobbiamo nascondercelo mai, Barbera e Dolcetto sono rimasti, almeno fino all’inizio degli anni ’90, i veri dominatori della viticoltura piemontese. Nemmeno imbottigliati, tra l’altro. La Dimora inverte, silenziosamente, questa geografia. Nasce infatti da una parcella collinare a 500 metri di quota, la medesima di Serradenari, il punto più alto dei vigneti da Barolo di tutta la denominazione. Una quota che di norma la Barbera non frequenta. È così che il freddo notturno e l’escursione termica, che a quell’altezza plasmano il Nebbiolo più austero, regalano a questa Barbera un’acidità naturale, una tensione e una freschezza che pochi altri vigneti della zona possono restituire. La Dimora: il ritratto di una Barbera che non sa aspettare Nessun legno a mediare la voce del frutto e solo acciaio così da custodirne la purezza. Meno male, mi vien da dire. Anche perché, da sempre, la Barbera, difficilmente vedeva il legno. Andava bevuta fresca e giovane e non poteva certo aspettare. Versata nel bicchiere, La Dimora ha il colore acceso delle ciliegie raccolte a fine giugno, prima che il caldo le scurisca. Un rubino luminoso, quasi impaziente, che chiede solo di essere bevuto. Altro che osservato e valutato. Al naso l’elenco dei suoi frutti sembra una sorta di rosario sgranato che si recita a memoria come se si sapesse già cosa verrà dopo, come se fossero delle conseguenze logiche appartenenti a qualcosa di familiare. Ciliegia matura, marasca, piccoli frutti di bosco, un soffio di fiori che ne alleggerisce il peso. È poi in bocca che questa Barbera mostra il suo carattere. Vero, intenso, succoso, scattante. C’è una acidità che attraversa il palato senza pungerlo anzi, rinfrescandolo, chiedendoti così un altro sorso prima ancora che il primo sia finito. Il tannino è quasi impercettibile. Si limita a tenere in piedi il frutto, senza mai frenarlo. Energia, non aggressività; freschezza, non acerbità. Finalmente un vino fatto per essere bevuto in fretta e ricordato con calma. Ecco perché va servito senza troppa cerimonia, senza particolari parole lasciando parlare le persone più che il vino. Va servito fresco, mai gelato, assecondando la sua vocazione che non è e non può essere la meditazione ma la compagnia delle cene d’estate che si allungano, dell’aperitivo che non guarda l’orologio, della sete semplice di chi è appena rientrato a casa.   Un nome che racconta l’ospitalità Chiamare questo vino La Dimora mi sa una sorta di dichiarazione d’intenti di qualcosa che non ricerca una occasione, ma l’immediatezza di casa. Come nelle cascine di un tempo, dove la Barbera scorreva senza cerimonie a ogni pasto e, magari, riusciva a scalfire lo spirito sabaudo delle famiglie. La Barbera, in fondo, se trattata bene, come ne La Dimora, non può che essere condiviso a tavola, in buona compagnia, con la porta di casa aperta.   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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I grandi vini di Allegrini protagonisti a Casa Brera, a luxury collection hotel, milan per un nuovo appuntamento con “the art of winery” Arrow Right Top Bg

26 Luglio, 2026

I grandi vini di Allegrini protagonisti a Casa Brera, a luxury collection hotel, milan per un nuovo appuntamento con “the art of winery”

  Giovedì 23 luglio da Etereo la rassegna di cene degustazione dedicata alle più celebri realtà vitivinicole italiane con la storica cantina, punto di riferimento della Valpolicella in Italia   Da Etereo, il signature restaurant di Casa Brera, a Luxury Collection Hotel, Milan, prosegue il calendario di appuntamenti esclusivi dedicati all’alta gastronomia, alle grandi etichette e alla convivialità. Un programma che trasforma la terrazza panoramica dell’hotel in un luogo d’incontro privilegiato per gli amanti del buon vivere. Giovedì 23 luglio è tornato The Art of Winery, il format dedicato alle eccellenze del panorama vitivinicolo italiano. Protagonista della serata è Allegrini, storica cantina della Valpolicella e punto di riferimento dell’enologia italiana, con un percorso di degustazione pensato per valorizzare il dialogo tra cucina contemporanea e grandi vini. L’esperienza nasce per raccontare il vino come protagonista del percorso gastronomico, attraverso un menu degustazione studiato per esaltarne le caratteristiche e accompagnare gli ospiti in un viaggio tra sapori, territori e tradizione. Per l’occasione, il team guidato dall’Executive Chef Antonio Gentile, ha ideato un percorso di cinque portate, in cui ogni piatto è abbinato a un’etichetta Allegrini selezionata per creare un perfetto equilibrio tra aromi, struttura e intensità. La cena si apre con una Crocchetta di genovese, Parmigiano Reggiano e sedano, accompagnata dal Valpolicella Classico 2025, seguita dalla Tartare di manzo con fichi, rucola e Parmigiano Reggiano 24 mesi. Il percorso prosegue con il Tortello ripieno di melanzane affumicate, gambero rosso e maggiorana, valorizzato dal Valpolicella Classico Superiore 2024, per poi lasciare spazio al Branzino arrosto con zucchine e salsa alle mandorle, accompagnato dal Grola Valpolicella Classico Superiore 2023, espressione dell’identità e dell’eleganza della cantina. A concludere la degustazione, un Babà con spuma al rum e sorbetto all’amarena, abbinato al Giovanni Allegrini Recioto della Valpolicella Classico 2021, vino simbolo della tradizione veronese, che accompagna il dessert con le sue note intense e avvolgenti. Con The Art of Winery, Casa Brera conferma la propria vocazione a creare esperienze enogastronomiche di alto profilo, offrendo agli ospiti l’opportunità di scoprire alcune delle più prestigiose realtà vitivinicole italiane attraverso percorsi di degustazione che uniscono ricerca gastronomica, cultura del vino e ospitalità contemporanea. Casa Brera, a Luxury Collection Hotel, Milan Casa Brera, a Luxury Collection Hotel, Milan porta nel cuore del capoluogo lombardo un concept di accoglienza che unisce anima milanese e spirito cosmopolita. A pochi passi da Piazza della Scala, l’hotel, situato in Piazzetta Bossi, si annovera quale esclusivo punto di riferimento in città per la ristorazione e l’intrattenimento d’alta gamma. Elegante e ricercato, nelle sue 116 camere incarna la quintessenza del design, dell’arte e della cultura che si respirano nella realtà meneghina. Al suo interno presenta esclusive destinazioni gastronomiche. Il progetto di Casa Brera, interamente curato da Patricia Urquiola, è frutto del restauro conservativo di un edificio realizzato a fine anni Cinquanta dall’architetto Pietro Lingeri, figura di spicco del razionalismo italiano. La designer gioca sulla dicotomia tra rigore stilistico ed estro creativo, due volti di Milano opposti e complementari, rendendo omaggio all’architettura razionalista del capoluogo lombardo. Per maggiori informazioni o prenotazioni, visitare www.casabrera.com The Luxury Collection® Hotels & Resorts The Luxury Collection® riunisce una selezione di hotel e resort che offrono esperienze uniche ed autentiche ed evocano tesori e memorie durature. The Luxury Collection offre all’ esploratore globale accesso alle destinazioni più affascinanti del mondo. Ogni hotel e resort è un esempio unico e prezioso della destinazione in cui si trova, un vero e proprio accesso alle tradizioni e al fascino del luogo. Ha origine nel 1906 sotto il brand CIGA come collezione delle più celebri e simboliche proprietà d’Europa, oggi il brand The Luxury Collection raccoglie oltre 130 hotel e resort fra i più famosi del mondo, in più di 42 paesi e nelle città e destinazioni più spettacolari. Tutti gli alberghi The Luxury Collection, alcuni dei quali testimoni di tradizioni centenarie, sono riconosciuti a livello internazionale per essere fra i più affascinanti del mondo.  Per ulteriori informazioni e per le nuove aperture, visitare theluxurycollection.com o seguire Instagram e Facebook. The Luxury Collection è orgogliosa di partecipare a Marriott Bonvoy, il programma di viaggio globale di Marriott International. Il programma offre ai membri uno straordinario portafoglio di marchi globali, esperienze uniche su Marriott Bonvoy Moments e vantaggi senza pari, tra cui punti validi per soggiorni e pernottamenti gratuiti in alberghi del gruppo e per il riconoscimento dello status Elite. Per iscriversi gratuitamente o per ulteriori informazioni sul programma, basta visitare marriottbonvoy.com. La Redazione
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DOC Delle Venezie a Vinitaly and The City Sibari: il pinot grigio incontra storia, cultura ed enoturismo Arrow Right Top Bg

25 Luglio, 2026

DOC Delle Venezie a Vinitaly and The City Sibari: il pinot grigio incontra storia, cultura ed enoturismo

  Dal 17 al 19 luglio il Consorzio ha partecipa per la prima volta all’evento firmato Veronafiere e Regione Calabria, portando il Pinot Grigio DOC Delle Venezie nella suggestiva cornice del Parco Archeologico di Sibari, tra degustazioni, cultura e valorizzazione del territorio   Il Consorzio DOC Delle Venezie ha partecipato per la prima volta a Vinitaly and the City Sibari, la manifestazione organizzata da Veronafiere in collaborazione con Regione Calabria tenutasi dal 17 al 19 luglio nel Parco Archeologico di Sibari. Giunta alla sua terza edizione, l’iniziativa conferma il crescente successo del fuori salone di Vinitaly, nato per portare la cultura del vino oltre i confini della fiera veronese e trasformare luoghi di straordinario valore storico e paesaggistico in spazi di incontro tra prodotto enologico, territorio e pubblico. Quella calabrese si conferma una tappa di riferimento per la promozione delle eccellenze vitivinicole, attraverso degustazioni, masterclass, show cooking, talk, appuntamenti culturali e proposte enogastronomiche, contesto in cui il Pinot Grigio DOC Delle Venezie, Official Wine di Vinitaly & The City 2026, incontrerà appassionati e turisti attraverso un’esperienza che unisce identità territoriali, cultura ed enoturismo. Per tutta la durata della manifestazione il Consorzio è stato presente con un proprio spazio brandizzato, dove il pubblico ha assaporato lo stile unico della DOC Delle Venezie e conoscere da vicino il sistema produttivo del Pinot Grigio del Nordest. Stefano Sequino, Direttore del Consorzio DOC Delle Venezie. La partecipazione a Vinitaly and the City Sibari rappresenta una straordinaria occasione per raccontare la nostra denominazione direttamente ai consumatori, in un contesto che presenta il vino come espressione di territorio, cultura e convivialità. Essere presenti a una manifestazione che coniuga patrimonio storico, turismo ed eccellenze enogastronomiche significa rafforzare il percorso di valorizzazione del nostro Pinot Grigio DOC Delle Venezie – con la sua freschezza, versatilità e qualità certificata – presso un pubblico sempre più interessato a conoscere l’origine e l’identità dei vini che sceglie. La partecipazione all’evento calabrese conferma la strategia del Consorzio orientata ad affiancare alle attività rivolte agli operatori anche iniziative dedicate al consumatore finale, rafforzando al contempo il filo diretto tra vino, tradizione e turismo esperienziale. Con una superficie produttiva di 27.000 ettari, una produzione di circa 230 milioni di bottiglie e una filiera composta da 6.141 viticoltori, 575 imprese di vinificazione e 371 imprese di imbottigliamento, la DOC Delle Venezie rappresenta oggi l’85% del Pinot Grigio italiano e il 43% di quello mondiale, confermandosi la più grande denominazione dedicata a questa varietà e uno dei principali ambasciatori del made in Italy nel mondo. Maggiori informazioni Consorzio DOC Delle Venezie PR & Ufficio Stampa Valentina Fraccascia +39 349 6225578 | Email: press@dellevenezie.it La Redazione
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Fattoria Mantellassi porta “Le Sentinelle Riserva” a bordo dell’Amerigo Vespucci per il Vinitaly International Tour in Canada Arrow Right Top Bg

23 Luglio, 2026

Fattoria Mantellassi porta “Le Sentinelle Riserva” a bordo dell’Amerigo Vespucci per il Vinitaly International Tour in Canada

  Il prossimo 25 luglio 2026, l’eccellenza della Maremma Toscana solcherà l’oceano per salire a bordo della nave più bella del mondo. Fattoria Mantellassi, storica cantina di Magliano in Toscana, sarà infatti tra i grandi protagonisti del Vinitaly USA Preview nella prestigiosa tappa di Québec City.   Ad ospitare l’evento sarà una cornice d’eccezione: l’Amerigo Vespucci, ambasciatrice globale della cultura, dell’arte e dell’ineguagliabile Made in Italy. L’appuntamento esclusivo punta a promuovere il vino italiano d’eccellenza sui mercati nordamericani e rientra nel programma internazionale di Vinitaly e Verona Fiere, con la collaborazione di Coldiretti, per consolidare la presenza delle nostre migliori etichette italiane in Canada e negli Stati Uniti. Sarà un momento cruciale di networking, business e cultura vinicola, grazie alla presenza di produttori, buyer strategici, giornalisti e professionisti del settore. A rappresentare l’anima autentica del territorio maremmano ci sarà Fattoria Mantellassi con il suo straordinario: LE SENTINELLE RISERVA, un vino che racconta la filosofia dei patron dell’azienda che, da oltre sessant’anni, interpreta la Maremma attraverso vini che valorizzano il territorio la biodiversità e una viticultura sempre più orientata alla sostenibilità. Esperienza, innovazione e rispetto per il consumatore e per la natura guidano da sempre la sua produzione tanto da aver raggiunto riconoscimenti internazionali importanti. LE SENTINELLE RISERVA, nasce da una selezione rigorosa delle migliori uve e da un lungo sapiente affinamento. Un vino elegante e complesso che rivela intensi sentori di frutti rossi maturi, spezie e delicate note balsamiche. Al palato offre struttura, armonia e una lunga persistenza, esprimendo carattere e autenticità. Di colore rosso rubino intenso si distingue per un bouquet ricco e avvolgente anche durante le degustazioni. La partecipazione di Fattoria Mantellassi al Vinitaly Tour in Canada non è solo un traguardo ma è un viaggio sensoriale che conferma la vocazione internazionale della sua cantina e il suo impegno costante a promuovere la cultura del made in Italy nel mondo. In occasione di una cena istituzionale riservata a operatori selezionati, verrà inoltre svelato ufficialmente il grande progetto Vinitaly USA. L’iniziativa, che vede sempre il supporto di Coldiretti, culminerà nella attesissima fiera di New York il 26 e 27 ottobre 2026. Per maggiori informazioni:  www.fattoriamantellassi.it La Redazione
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In arrivo la 22° Edizione della Rassegna Enogastronomica Ardesio Divino Arrow Right Top Bg

23 Luglio, 2026

In arrivo la 22° Edizione della Rassegna Enogastronomica Ardesio Divino

  Quest’anno omaggio a Pellegrino Artusi   Ardesio DiVino 2026 | 1-2 agosto 2026
Cena DiVina | 31 luglio 2026
Ardesio (Val Seriana – BG)
#ArdesioDiVino Le vie, le piazze e le corti del centro storico di Ardesio, nel cuore delle Orobie bergamasche, si preparano ad accogliere la 22ª edizione di Ardesio DiVino, la mostra mercato enogastronomica che l’1 e il 2 agosto 2026 tornerà ad animare il borgo con degustazioni, incontri, musica e appuntamenti dedicati alla cultura del gusto. Organizzata da ADIVÌ APS, la manifestazione conferma anche quest’anno la propria vocazione a valorizzare il patrimonio enogastronomico italiano attraverso un’esperienza capace di unire convivialità, tradizione e scoperta. Per due giorni, produttori provenienti da tutta Italia accompagneranno i visitatori in un viaggio tra vini, salumi, formaggi, dolci e altre eccellenze artigianali, raccontando il lavoro, la passione e la cura che si celano dietro ogni prodotto. L’edizione 2026 renderà omaggio a Pellegrino Artusi, considerato il primo grande narratore della cucina italiana. Il tema scelto per quest’anno sarà infatti dedicato alle ricette come espressione di cultura, memoria e identità, in un percorso che intreccia gusto e racconto. Un viaggio che si arricchisce grazie alla collaborazione con Casa Artusi di Forlimpopoli, realtà impegnata nella promozione del riconoscimento della cucina italiana come patrimonio UNESCO. UN PROGRAMMA TRA SAPORI, TRADIZIONE E CULTURA La manifestazione prenderà il via venerdì 31 luglio alle 20.45 con la tradizionale e attesa Cena DiVina, primo grande momento conviviale del festival ospitato presso l’Albergo Ristorante Da Giorgio. Protagonisti della serata saranno i cuochi ardesiani Gilles, Alberto e Davide, che accompagneranno il pubblico in un viaggio gastronomico ispirato alle ricette di Pellegrino Artusi (prenotazione obbligatoria). Sabato 1 (dalle 12.00 alle 21.00) e domenica 2 agosto (dalle 10.30 alle 20.00) il centro storico di Ardesio si animerà con stand, degustazioni e incontri con selezionati produttori, vignaioli e artigiani del gusto, e con l’esposizione di tutti i prodotto all’Enoteca DiVina con una selezione di vini dei produttori protagonisti della 22ª edizione. Numerosi gli appuntamenti che animeranno la due giorni. Si inizia sabato 1, alle 15.30, nella sala consiliare del Comune (Piazza Monte Grappa), con l’ormai tradizionale Degustazione guidata del Seminario Permanente Luigi Veronelli: un viaggio sensoriale, condotto da Andrea Alpi, Responsabile Formazione del Seminario Permanente Luigi Veronelli e curatore della Guida Oro, alla scoperta di una selezione dei “Sole”, il prestigioso riconoscimento assegnato dalla storica Guida alle etichette, scelte tra migliaia di campioni assaggiati, i cui “racconti in forma di vino” sono rappresentativi della competenza, della creatività e dell’impegno dei rispettivi produttori (prenotazione obbligatoria). Si prosegue alle 16.30 presso il Parco Alpini della Casa Museo con il laboratorio gratuito di cucina delle Mariette di Casa Artusi: un’occasione per mettere letteralmente le mani in pasta e scoprire tecniche e segreti della tradizione gastronomica italiana. Chiude la giornata, dalle 19.30, sotto la tensostruttura nel piazzale delle Poste, la tradizionale Cena Popolare delle mamme di Ardesio, che quest’anno si arricchirà di suggestioni e ricette ispirate al ricettario di Pellegrino Artusi. Domenica 2 agosto, alle 10.30 torneranno protagoniste le Mariette di Casa Artusi con un secondo laboratorio gratuito di cucina presso il Parco Alpini della Casa Museo, mentre dalle 12.30 il piazzale delle Poste ospiterà il tradizionale Pranzo Alpino organizzato dal Gruppo Alpini di Ardesio. Nel pomeriggio, alle 17.00, il Palcoscenico Letterario proporrà “Vite, Voci, Vino”, reading teatrale a cura del Teatro Minimo che accompagnerà, insieme a Casa Artusi, alla scoperta della figura di Pellegrino Artusi, intrecciando testi di grandi autori e musica dal vivo in un racconto poetico e coinvolgente dedicato al vino e alle sue storie. Conclude la giornata la Cena Popolare, sempre dalle 19.30 a sotto la tensostruttura del piazzale delle Poste. MUSICA A KM ZERO PER RACCONTARE IL TERRITORIO La colonna sonora di Ardesio DiVino 2026 sarà affidata a “Musica a Km0”, progetto pensato per valorizzare artisti e musicisti del territorio attraverso concerti gratuiti diffusi nelle vie del borgo. Sabato 1° agosto, durante tutta la giornata, si alterneranno il cantautore Jahnet Beccarelli in duo con Mauro Tasca, la Sindaco Acoustic Guitar Band guidata da Enrico De Paoli, il pianista Luca Balduzzi e il duo acustico The Pizza’s Orphans, con repertori che spaziano dal cantautorato al rock internazionale. Alle 20.30, nel piazzale del Comune, gran finale con i Colpi di Soul e il loro coinvolgente omaggio alle sonorità soul, funk e pop. Domenica 2 agosto il risveglio musicale sarà affidato alle sonorità internazionali di Giuseppe Jos Olivini e ai canti spirituali indiani dei Bhajanam. Nel pomeriggio spazio alle sonorità originali dei Katastrophé, alle sperimentazioni sonore del Japa Mala Duo, alle reinterpretazioni acustiche di Sveva & Fabio e al piano solo di Lorenzo Zani. A chiudere la manifestazione, alle 20.30 nel piazzale del Comune, sarà il Diego Ghenzi Trio con un tributo ai grandi cantautori italiani da De André a Guccini, da Dalla a De Gregori. UN EVENTO CHE COINVOLGE TUTTA LA COMUNITÀ Ardesio DiVino continua a essere un evento costruito grazie alla partecipazione dell’intera comunità locale. Un ringraziamento speciale va agli abitanti di Ardesio, che con il loro impegno e la loro accoglienza contribuiscono ogni anno a rendere unica la manifestazione, e alla Pro Loco Ardesio, che sostiene e anima il festival. INFO E PREVENDITE Le prevendite per partecipare ad Ardesio DiVino 2026 sono già aperte. Per informazioni, programma completo e acquisto dei biglietti è possibile consultare il sito ufficiale ardesiodivino.it. La manifestazione si svolgerà anche in caso di maltempo. La Redazione
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Calici Valtellina 2026: sotto le stelle, il racconto della Valtellina Arrow Right Top Bg

22 Luglio, 2026

Calici Valtellina 2026: sotto le stelle, il racconto della Valtellina

  Il 10 agosto torna Calici Valtellina: una serata di degustazione itinerante alla scoperta dei produttori, dei grandi vini del territorio e del fascino del centro storico di Sondrio   C’è una sera d’estate in cui il cielo si riempie di stelle e la Valtellina si racconta attraverso il vino. È la notte di San Lorenzo, quando il centro storico di Sondrio diventa il palcoscenico di Calici Valtellina, l’appuntamento che ogni anno richiama appassionati, curiosi e visitatori per vivere un’esperienza di degustazione e incontro diretto con i produttori. Lunedì 10 agosto, dalle 18.00 alle 24.00, le vie del centro ospiteranno un percorso enologico che accompagnerà i partecipanti dal fascino architettonico di Palazzo Martinengo fino all’eleganza panoramica di Castel Masegra, attraversando vicoli, piazze e alcuni degli scorci più suggestivi della città. Un itinerario che invita a scoprire le diverse espressioni dei vini valtellinesi direttamente dalla voce di chi li produce, valorizzando per l’appunto il dialogo tra cantine e pubblico. A rendere ancora più speciale il percorso sarà la tappa conclusiva a Castel Masegra dove, grazie alla collaborazione con Onav Sondrio, sarà possibile degustare esclusivamente lo Sforzato di Valtellina DOCG. Il vino simbolo della denominazione avrà infatti uno spazio dedicato, distinto dalle postazioni lungo il centro storico, offrendo ai partecipanti un momento finale per celebrare una delle massime espressioni dell’enologia valtellinese.
Inoltre, anche quest’anno, grazie alla partnership con con Unione-Confcommercio di Sondrio, i visitatori potranno degustare le eccellenze gastronomiche della Valtellina lungo il percorso. Ma Calici Valtellina è molto più di una degustazione itinerante: è un’occasione per entrare in contatto con una viticoltura unica, fatta di terrazzamenti, lavoro manuale e passione, e per conoscere da vicino le persone che, ogni giorno, custodiscono e interpretano il Nebbiolo delle Alpi. Mamete Prevostini, Presidente del Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina. Calici Valtellina rappresenta uno dei momenti più significativi dell’estate per il nostro territorio. È una serata che permette ai produttori di incontrare direttamente il pubblico, raccontando il lavoro, la storia e i valori che si celano dietro ogni bottiglia. Oggi vogliamo che questo racconto sappia coinvolgere anche le nuove generazioni, avvicinandole al mondo del vino attraverso un’esperienza autentica e consapevole. Il Nebbiolo delle Alpi è un vino che racchiude oltre mille anni di storia, il carattere della nostra valle e il lavoro di chi la coltiva ogni giorno. Se riusciamo a trasmettere tutto questo, possiamo far nascere curiosità e creare un legame nuovo con il nostro patrimonio vitivinicolo. Per le nostre cantine questa è la sfida più importante. E proprio nella magia della notte di San Lorenzo, il vino diventa così il filo conduttore di un’esperienza che parla di identità, paesaggio e condivisione: gli elementi che rendono la Valtellina una terra unica. Cantine partecipanti Agrilu, Alberto Marsetti, Alessio Magi, Alfio Mozzi, Ascesa, Azienda Agricola Andreoli, Balgera, Cantina Menegola, Caven Camuna, Convento San Lorenzo, Coop. Agricola Triasso e Sassella, Dirupi, F.lli Bettini, Francesco Folini, La Grazia, La Perla, Le Strie, Marino Lanzini, Nino Negri, Pizzo Coca, Plozza, Radìs, Retica Vini, Riter, Rupi del Nebbiolo, Sandro Fay, Vita Nova. Info e modalità di partecipazione al seguente link. Il Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina, fondato nel 1976, protegge e promuove i vini che nascono sui terrazzamenti alpini della provincia di Sondrio. In un paesaggio unico, sorretto da oltre 2.500 km di muretti a secco, il Nebbiolo delle Alpi (Chiavennasca) esprime eleganza, freschezza e autenticità. Il Consorzio rappresenta le DOCG Valtellina Superiore e Sforzato di Valtellina, il Rosso di Valtellina DOC e l’Alpi Retiche IGT, sostenendo produttori locali e preservando tradizione e qualità. Insieme alla Fondazione Provinea, valorizza il paesaggio e promuove la sostenibilità e attraverso la Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina invita a scoprire la Valtellina più autentica: un vino che racconta la montagna, un territorio da vivere, un’identità da conoscere. La Redazione
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Il Candore di Roma. Il Falstaff White Wine Party Arrow Right Top Bg

22 Luglio, 2026

Il Candore di Roma. Il Falstaff White Wine Party

  Al Grand Hotel Plaza di Via del Corso, la Capitale ha vestito di bianco la sua prima festa firmata Falstaff, tra storia liberty, walk-around tasting e i grandi bianchi d’Italia Grand Hotel Plaza, Roma — 23 giugno 2026 Vides ut alta stet nive candidum Soracte…
Orazio, Odi, I, 9 Il bianco non ammette mezze misure. Veste la sposa il giorno delle nozze e il neonato al fonte battesimale, ricopre il Soratte come lo vide Orazio duemila anni fa dalla sua villa sabina, si porta in agosto sulla pelle abbronzata per farla risaltare ancora di più. È un colore di soglia, il confine netto tra due stati. Il prima e il dopo; l’inverno e l’estate; il silenzio e la festa. Come ogni soglia vive di contrasto: bianco e nero, il diavolo e l’acqua santa, tannino e freschezza. Per una generazione intera il vino bianco italiano ha inseguito il rosso, cercando nel legno, negli affinamenti lunghi, negli arrotondamenti da grande struttura. Una legittimità che forse non gli apparteneva affatto. Poi qualcosa si è capovolto, non ovunque e non subito, ma con la forza lenta delle correnti di fondo. Oggi il rosso, che resta il principe indiscusso del mercato, flette leggero verso la freschezza, la beva pronta, la temperatura più bassa nel bicchiere. Caratteristiche queste che un tempo appartenevano solo al bianco. Il mondo enologico sembra essersi ribaltato e forse è proprio in un simile ribaltamento che affonda le radici un evento come il Falstaff White Wine Party: non una fiera o una degustazione professionale in senso stretto, ma una dichiarazione d’intenti travestita da festa. Il Grand Hotel Plaza si veste di bianco Martedì 23 giugno, con l’estate romana già nel pieno del suo caldo secco, Falstaff ha scelto Roma per il debutto italiano del suo format internazionale. La cornice non poteva essere più giusta: il Grand Hotel Plaza, cinque stelle lusso incastonato nell’antico Palazzo Lozzano di Via del Corso, disegnato nell’Ottocento dall’architetto Antonio Sarti e arricchito nel secolo successivo dagli interventi di Armando Brasini e dagli affreschi di Renzo Mongiardino. Un palazzo che ha visto Fellini attraversarne i saloni e le troupe hollywoodiane, da Ocean’s Eleven a Gangs of New York, posare le cineprese sotto i soffitti a cassettoni e i lampadari di cristallo del Salone delle Feste, ai piedi dello scalone di marmo di Carrara dove un leone scolpito veglia silenzioso da più di un secolo. Raggiungerlo in scooter, tagliando il traffico impossibile del tridente in un pomeriggio di giugno, ha lasciare fuori il caos della città per entrare in un tempo sospeso, dove il dress code fatto di tonalità di bianco, per tutti, trasformava ogni ospite in una piccola nota dello stesso accordo cromatico. Dalle 14.30 alle 22, oltre cinquanta cantine provenienti da quattordici regioni italiane hanno animato gli spazi del Plaza con un percorso di assaggio libero, alternato a masterclass verticali dedicate all’Albana romagnola, al Super-Soave firmato Inama, alla longevità del Gewürztraminer raccontata a due voci dalle Cantine Bozen e Tramin. A completare il quadro, un dj set che ha trasformato il pomeriggio in una festa vera e propria. Con buona pace di chi cercava il silenzio necessario per concentrarsi su ogni singola etichetta, ma in perfetta coerenza con l’idea stessa di vino bianco: leggerezza, gioia, voglia di vivere senza troppe cerimonie. Friuli Venezia Giulia, la culla del vino bianco italiano Se esiste una regione che più di ogni altra incarna la vocazione italiana al bianco, è il Friuli Venezia Giulia. Terra di ghiaie, di brezze adriatiche che risalgono le vallate, di una luce diversa da qualunque altra, più tersa, quasi baltica nella sua trasparenza. Il calice di Pierpaolo Pecorari, che lavora le ghiaie alluvionali dell’Isonzo a pochi passi dal fiume che dà il nome alla denominazione, ha restituito tre facce diverse di quella luce: la Ribolla Gialla 2025, ancora giovanissima, tutta scatto acido e polpa di mela verde; il Pinot Grigio, che qui non concede nulla al colore scarico da moda commerciale ma trattiene un’ombra ramata e una nota di pera matura; il Pinot Bianco, il più silenzioso dei tre, teso come una corda, percorso da quella salinità che solo i terreni di fiume sanno restituire. Diversa, ma non lontana nello spirito, la voce di Butussi, che dai Colli Orientali porta in dote il Pinot Grigio Ramato. Un vino che rifiuta la sbiancatura da battaglia commerciale e sceglie la macerazione sulle bucce, il colore rame che anticipa un sorso ampio, quasi tannico, profumato di scorza d’arancia candita e miele di castagno. Poi la Malvasia, aromatica senza mai essere invadente, percorsa da una nota di salvia e fiori bianchi che rende i vini di collina friulani riconoscibili a occhi chiusi. Grande sapidità, ovviamente! Amandum, il cui nome è un gerundivo latino «ciò che deve essere amato». Un’etichetta che ha scelto un destino più preciso da onorare: nel trittico di Pinot Bianco, Friulano e Malvasia da Manzano non noto affatto spettacolarità. Semmai una coerenza che è anche naturalezza da bere senza pensarci . Che, a pensarci bene, è forse la qualità più difficile da raggiungere in un vino bianco.  A chiudere il cerchio friulano è I Magredi, cantina che prende il nome dalle omonime distese ghiaiose scavate nei millenni dai torrenti Cellina e Meduna: un suolo povero, quasi arido, che costringe la vite a scavare in profondità e restituisce vini di grande mineralità. Il Friulano porta quella tipica nota di mandorla amara sul finale che lo rende inconfondibile, mentre il Traminer aromatico si apre su rosa e litchi senza mai perdere la spina dorsale acida che il terreno magro impone a ogni cosa che vi cresce sopra. Trentino-Alto Adige, la patria alpina del Gewürztraminer Salendo verso nord, il paesaggio cambia e con esso cambia la grammatica stessa del vino bianco: non più ghiaie di pianura ma terrazzamenti scavati nella montagna, escursioni termiche sempre più marcate, un’aromaticità che si fa via via più esplicita.  Albino Armani, famiglia che ha origine in Vallagarina e si espande prima con Antonio, il papà di Albino, in Val d’Adige poi con lo stesso Albino in Friuli, nella Marca Trevigiana e in Valpolicella. I tre vini bianchi che ho assaggiato derivano proprio dei tre territori vocati per questo tipo di vino. Terradeiforti prende il nome dai soldati che nei secoli presidiavano questo passaggio alpino. I suoi vigneti di ghiaia e roccia calcarea restituiscono un Pinot Grigio Valdadige teso nella sua sapidità e suadente nei sentori e soprattutto nella sua colorazione d’oro per via della macerazione sulle bucce. La Ribolla Gialla conduce nelle terre friulane restituendone una espressione pulita, minerale, fruttata. Insomma persistentemente piacevole. Infine, il Gewürztraminer Crosano riporta alle origini offrendo una apertura che si esprime con un ventaglio di rosa canina e frutta esotica e un meraviglioso equilibrio in bocca che si chiude con un finale che strega. Se un luogo può chiamare casa propria il Gewürztraminer, quel luogo è Termeno, Tramin, in tedesco, è il borgo che secondo la tradizione ampelografica ha dato il nome stesso al vitigno. È qui che lavora Elena Walch, tra le interpreti più eleganti dell’Alto Adige contemporaneo, che ha portato in degustazione un trittico capace di attraversare tutto lo spettro dei bianchi altoatesini: il Pinot Bianco 2023, verticale e quasi austero; il Sauvignon 2024, che alla consueta esuberanza aromatica affianca una mineralità di montagna rara da trovare altrove; il Gewürztraminer 2023, sintesi più alta del trittico: litchi, rosa, un accenno di pepe bianco, una morbidezza glicerica che non scade mai nello stucchevole. L’apice assoluto della sezione alpina porta la firma di J. Hofstätter: il Vigna Pirchschrait 2016, un Gewürztraminer di dieci anni che dimostra, contro ogni pregiudizio sulla presunta incapacità di questo vitigno di invecchiare, come un grande cru possa affinarsi in bottiglia con la stessa grazia di un bianco borgognone. Il tempo ha smussato la parte più esplosiva del frutto per lasciare spazio a miele, zafferano, frutta secca, senza che la spina aromatica che rende il Gewürztraminer unico al mondo si perdesse mai per strada. Lombardia e Veneto, tra Lugana, Custoza e le Venezie Il Lugana appartiene a quella ristretta categoria di denominazioni italiane capaci di rendere un vitigno, la Turbiana, sinonimo di un intero territorio: le argille di origine glaciale che circondano il basso lago di Garda, sedimentate migliaia di anni fa dal ritiro dei ghiacciai, trattengono l’umidità e restituiscono vini di grande sapidità e longevità.  Cà Maiol, tra i nomi storici della denominazione, ha attraversato tre annate e tre livelli diversi della piramide qualitativa: il Prestige 2025, immediato e agrumato me lo vedo già pronto per la beva dell’estate; il Molin Superiore 2023, più ampio, percorso da quella nota di mandorla è la firma della Turbiana matura; il Sùere Riserva 2021, che ha riposato abbastanza a lungo da sviluppare sentori quasi ossidativi controllati di camomilla, cera d’api, mantiene la schiena dritta e rende il Lugana un bianco capace di affinare, non solo di dissetare. Poco distante, tra Verona e il lago, nella zona di Custoza, con Monte del Frà ho scoperto il Cà del Magro Custoza Superiore 2023: un blend che mescola Garganega, Trebbianello e altre varietà locali in un equilibrio che è tutto un elogio della misura. Frutto bianco maturo, un accenno di erbe di campo, un finale che non strafà mai. È il bianco della cucina veneta quotidiana, pensato per accompagnare e non per dominare la tavola. A introdurre, infine, il primo capitolo di un racconto che nel corso del pomeriggio avrebbe attraversato l’Italia intera è stato Tinazzi, con l’Istà, Pinot Grigio delle Venezie 2025: fresco, diretto, la versione più immediata e solare di un vitigno che qui, tra le pianure venete, trova l’espressione che lo ha reso un fenomeno globale. Valle d’Aosta, i vigneti più alti d’Europa Non esiste, in tutto l’arco alpino europeo, un vigneto che si spinga più in alto di quelli valdostani, dove la vite si aggrappa ai pendii fino a sfiorare i milleduecento metri e il Monte Bianco domina l’orizzonte come un testimone immobile.  Di Rosset Terroir, che lavora tra Quart e i comuni limitrofi, ho assaggiato tre etichette capaci di raccontare l’altitudine come un vero valore. Il Sopraquota 300, teso e verticale; lo Chardonnay 770, che nel nome porta la quota del vigneto e nel calice tutta la tensione di un frutto che matura lentamente, cullato da escursioni termiche che qui sono la regola e mai l’eccezione; il Chamave Muscat, aromatico, mai stucchevole, che profuma più di fiori di montagna che di frutta tropicale. Se Rosset gioca con l’altitudine come concetto, Le Cime Basse la vive come condizione assoluta: siamo a Morgex, nella Valdigne, dove crescono i vigneti più alti d’Europa e il Prié Blanc, vitigno autoctono allevato ad alberello basso, spesso ancora a piede franco perché la fillossera qui non è mai riuscita ad arrivare, regala vini di una purezza minerale quasi tagliente. Il Valimaro, il Balzani e il Grifamante sono tre interpretazioni diverse dello stesso principio: frutto bianco appena maturo, agrumi di montagna, una sapidità che ricorda più la neve appena sciolta che il mare. Bere questi vini significa assaggiare un’idea di viticoltura eroica nel senso più letterale del termine grazie alle vigne coltivate a mano su pendii che nessuna meccanizzazione potrà mai raggiungere. Ogni bottiglia trasforma in leggerezza una fatica quasi alpinistica. Toscana, la Maremma che guarda il mare Scendendo verso il centro Italia, il paesaggio si apre sulla Maremma Toscana, dove La Fattoria di Magliano lavora tra le colline che degradano verso la costa tirrenica, in un territorio che deve la sua identità enologica tanto al mare quanto alla macchia mediterranea che lo circonda. Brissaia, Brissi e Pagliatura sono tre nomi che suonano quasi come toponimi contadini, e nel calice restituiscono la stessa concretezza: vini che non cercano l’esotismo aromatico ma la salinità diretta, il frutto bianco maturo sotto il sole, un finale che richiama la macchia fatta di ginestra, elicriso, rosmarino selvatico. Poi la frutta esotica da manuale. È il bianco mediterraneo nella sua accezione più autentica, solare senza essere pesante, capace di reggere il caldo di un pomeriggio romano di giugno come pochi altri sanno fare. Campania, il Pallagrello e la memoria dei Borbone Pochi vitigni raccontano una storia di rinascita quanto il Pallagrello Bianco. Coltivato nell’area di Caserta e Terra di Lavoro era amato alla corte borbonica al punto da essere impiantato nella tenuta reale di Carditello, poi quasi scomparso nel secondo Novecento e riportato in vita solo negli ultimi decenni da un manipolo di produttori ostinati.  Canestrini è tra questi. Il suo Pallagrello Bianco ha mostrato tutta la ricchezza aromatica che ha reso questo vitigno un caso di studio nel panorama enologico campano: frutta a polpa gialla, una speziatura dolce che ricorda la cannella, un corpo pieno che non scade mai nella pesantezza grazie a un’acidità sempre presente sotto la superficie. Accanto, il Melograno ha aggiunto una nota di frutto rosso e una freschezza quasi croccante, un contrappunto capace di alleggerire ulteriormente un pomeriggio già dominato dal caldo di giugno. Sicilia, l’Etna e la lava che si fa luce Non esiste territorio italiano dove il rapporto tra suolo e vino sia più diretto, quasi brutale nella sua evidenza, del versante nord dell’Etna. Pietradolce lavora contrada per contrada su quelle colate laviche che il tempo ha trasformato in terra fertile così che il suo Etna Bianco 2024, Carricante in purezza come vuole la tradizione, ha restituito agrumi ancora acerbi, una salinità quasi marina nonostante la distanza dal mare, un’acidità tagliente che è la firma inconfondibile del vitigno. L’Archineri 2023, dalla contrada omonima, ha aggiunto un livello di complessità ulteriore: erbe aromatiche di montagna, un accenno affumicato che richiama la pietra lavica stessa, un finale lunghissimo che sembra non voler mai concludersi. Sullo stesso versante, ma con un progetto diverso, con Alberelli di Giodo h degustato due annate consecutive di Carricante in Terre Siciliane: 2023 e 2024. Coltivato, ovviamente, ad alberello, la forma di allevamento tradizionale che protegge i grappoli dal sole implacabile e costringe la vite a radicare in profondità nella roccia vulcanica. Il confronto tra le due annate è stato un piccolo esercizio di degustazione verticale in miniatura: il 2023 più aperto e già armonico, il 2024 ancora scattante, tutto nervo e agrume, con davanti anni di evoluzione possibile. Tinazzi, l’Italia intera in tre calici Tornando a Tinazzi, che aveva aperto questo viaggio con l’Istà delle Venezie, il cerchio si chiude con altre due etichette capaci di dimostrare quanto un’unica azienda possa oggi permettersi di raccontare l’Italia intera in un solo assaggio: l’Arasi Pinot Grigio 2025, più mediterraneo e speziato rispetto al cugino veneto; il Cavallere Chardonnay Puglia 2025, che chiude idealmente il viaggio nel Sud più profondo. Uno Chardonnay che rinuncia al legno per puntare tutto sulla freschezza fruttata, sulla pesca bianca, su un finale che profuma di macchia mediterranea pugliese e di terra rossa scaldata dal sole. Tre Pinot Grigio e Chardonnay diversi, tre territori distanti centinaia di chilometri, un’unica firma capace di adattarsi a ogni latitudine senza perdere mai la propria riconoscibilità. Bianco, il colore che resta Alla fine di un pomeriggio che ha attraversato quattordici regioni in un solo salone, sotto i lampadari di cristallo di un palazzo che ha visto passare Fellini e le troupe di Hollywood, resta la sensazione che il bianco, colore neutro solo in apparenza, sia in realtà il più democratico dei colori enologici italiani: quello che mette d’accordo le ghiaie friulane e la lava etnea, le altitudini alpine e le coste maremmane, senza mai chiedere ai territori di rinunciare alla propria voce. Orazio, guardando il Soratte imbiancarsi di neve, consigliava all’amico Taliarco di non pensare al domani e di godersi il vino portato in tavola. Duemilaseicento anni dopo, con un dj set a fare da colonna sonora al posto della lira, il consiglio resta identico: il bianco, quando è fatto con cura, non chiede di essere capito fino in fondo. Chiede solo di essere bevuto, con la leggerezza di chi sa che l’estate, in fondo, dura poco.   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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21 Luglio, 2026

ViVa 2026. Il Nebbiolo delle Alpi si racconta

  Ve li immaginate 2.500 kilometri di muretti a secco? Dalla Lombardia alla Sicilia e ritorno per intenderci. Un’ opera immensa costruita pietra su pietra, capace di sostenere i terrazzamenti dove cresce il Re dei vitigni, il Nebbiolo. O meglio il Nebbiolo delle Alpi, la Chiavennasca. Una tecnica di coltivazione che è un esempio formidabile di Architettura rurale collettiva, di rispetto verso la natura, arte costruttiva riconosciuta, nel 2018, come Patrimonio Immateriale dell’Unesco. L’areale è quello della Valtellina, oltre 800 ettari di vigneti terrazzati, una realtà senza eguali al mondo. Qui la viticoltura si esprime attraverso una parcellizzazione estrema: ogni terrazza è diversa dalla successiva, cambia l’altitudine, muta la composizione geologica del suolo, varia l’esposizione al sole e il microclima. È una frammentazione che rappresenta la più grande ricchezza della valle e che permette di raccontare espressioni sempre diverse della Chiavennasca. Con queste premesse il Consorzio a Tutela Vini della Valtellina mercoledì 8 luglio ha presentato a Milano presso l’enoteca Onest, la seconda edizione di ViVa, Vini Valtellina, che si terrà a Sondrio dal 12 al 14 settembre, in collaborazione con La Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina e Fondazione Provinea. Tre giorni immersivi dedicati al Nebbiolo delle Alpi, ai suoi terrazzamenti, a visite in cantina, a degustazioni, tre giorni dove Sondrio diventerà la porta d’ingresso ad uno dei paesaggi vitati più straordinari. In una Milano dal clima bollente abbiamo avuto il piacere di incontrare un Consorzio molto coeso e determinato, veloce e propositivo, una realtà che trasmette la sensazione di avere una visione chiara del futuro e la capacità di tradurla rapidamente in azioni. Abbiamo avuto soprattutto il piacere di degustare dei vini che raccontano con precisione l’eterogeneità del territorio, un Metodo Classico di Nebbiolo, Inferno, Valtellina Superiore, Sfursat, sono solo alcuni dei vini che saranno protagonisti di una tre giorni che invita a scoprire ed innamorarsi della Valtellina. E se sono tanto piaciuti questi vini a luglio a Milano, con una temperatura di 38 gradi….vi immaginate a metà settembre al tramonto, all’ombra delle Alpi?   Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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