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BlendNews è un contenitore di informazioni dedicato al vino. Racconteremo gli eventi, le novità e le curiosità di questo mondo.

 

ATA, L’ETNA ROSATO DOC 100% NERELLO MASCALESE DI IUPPA Arrow Right Top Bg

7 Luglio, 2026

Ata, l’Etna Rosato DOC 100% Nerello Mascalese di Iuppa

  Ci sono vigneti che guardano il mare. E poi ci sono vigneti che, mentre osservano lo Ionio, custodiscono nel sottosuolo la memoria del fuoco.   È qui, sul versante orientale dell’Etna, che nasce Ata di Cantine Iuppa, distribuito in Italia dal catalogo Espressione di Ca’ di Rajo Group. Un rosato che racchiude due anime opposte e complementari. Da una parte la brezza salmastra che arriva dal mare, dall’altra la forza primordiale delle antiche colate laviche che hanno modellato questi terreni nei secoli. A Milo, in Contrada Salice, i vigneti di Nerello Mascalese si trovano a 500 metri sul livello del mare, sospesi tra cielo, vulcano e orizzonte marino. Qui la luce è intensa, il vento attraversa i filari e la terra lavica di medio impasto restituisce al vino una tensione minerale raffinata e vibrante. Ata è un omaggio alla più antica tradizione vitivinicola etnea: il rosato. Nel calice si accende di una luminosa tonalità rosa buccia di cipolla, elegante e delicata. Il profumo richiama fragoline di bosco, ciliegie e lamponi, intrecciati a petali di rosa e a sottili richiami minerali che evocano la pietra lavica. Al palato racconta con precisione il suo paesaggio: fresco, equilibrato, lungo, attraversato da una sapidità fine che parla del mare e del vulcano insieme. È un vino che nasce dalla verticalità dell’Etna ma guarda lontano, verso lo Ionio. Perfetto come aperitivo, accompagna con naturalezza sushi e sashimi, crudi di pesce, formaggi freschi e pizza gourmet, esaltando ogni abbinamento con la sua energia elegante e territoriale. About Cantine Iuppa  Cantine Iuppa – i cui vini sono distribuiti in Italia da Ca’ di Rajo Group – sorge in contrada Salice a Milo, l’unico comune sull’Etna a poter vantare il Bianco Doc “Superiore”. I 10 ettari di vigneti terrazzati si estendono tra i 530 e i 750 metri d’altitudine, delimitati dai tradizionali muretti a secco di pietra lavica.  I suoli vulcanici e il microclima, influenzato dalla vicinanza al mare, creano le condizioni ideali per la viticoltura. I significativi sbalzi termici favoriscono una maturazione ottimale delle uve, contribuendo all’eleganza e alla complessità dei vini firmati Iuppa. L’azienda – che si avvale della consulenza enologica di Federico Curtaz – coltiva prevalentemente le uve autoctone del territorio quali il Carricante, il Catarratto, il Nerello Mascalese ed il Nerello Cappuccio con il tradizionale metodo dell’alberello etneo e del cordone speronato. Questa realtà vanta anche un vigneto secolare a piede franco nel quale si coltivano varie tipologie di uve, anche di varietà considerate “reliquia”. Da sempre Cantine Iuppa lavora in regime biologico, applicando una severa selezione delle uve sia in pianta che in cantina. La ricerca dell’eccellenza per Iuppa “non conosce compromessi né scorciatoie”. La produzione attuale è di circa 45000 bottiglie. La Redazione
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6 Luglio, 2026

Fish & Wine Festival: L’estate di Eataly Roma tra sapori di mare e grandi vini italiani

  Dal 9 al 12 luglio quattro serate all’aperto dedicate alle eccellenze enogastronomiche di mare tra street food, musica e dj set   Da giovedì 9 a domenica 12 luglio 2026 il piazzale outdoor di Eataly Roma Ostiense si trasforma in una grande festa del gusto con il Fish & Wine Festival, l’evento estivo dedicato all’incontro tra i sapori del mare e una selezione di vini provenienti da alcune delle più interessanti realtà vitivinicole italiane. Per quattro serate, dalle 19.00 a mezzanotte, il pubblico potrà vivere un percorso enogastronomico all’aperto pensato per celebrare l’estate romana attraverso freschi vini, piatti espressi e momenti di intrattenimento. Un appuntamento che unisce la qualità delle materie prime, il racconto dei territori e il piacere della convivialità, trasformando gli spazi esterni di Eataly Roma in una vera e propria piazza del gusto. Accanto all’ampia proposta enologica, il festival mette innanzitutto al centro un ricco percorso dedicato allo street food di mare, con specialità preparate al momento e pensate per essere gustate passeggiando tra gli stand. I visitatori potranno scegliere tra le creazioni di alcuni dei protagonisti della scena gastronomica romana e non solo, in un itinerario di sapori che celebra il mare attraverso interpretazioni creative e contemporanee. Gli amanti della cucina giapponese potranno assaporare le proposte di Ramè Sushi, con nigiri di ricciola fiammata al tartufo, ventresca di tonno rosso pinna blu e uramaki preparati espressi. Gin Giro porterà una cucina di mare creativa con maritozzi farciti con baccalà mantecato, focaccia con porchetta di tonno, tartare agli agrumi e panzanella di pesce. Grande protagonista sarà anche George Lobster, con gli iconici lobster roll, shrimp toast e golden fries, mentre Lo Stravizio proporrà panzerotti ripieni di baccalà, panini gourmet con polpo alla piastra, gamberi in tempura e sfiziosi spiedini di mare fritti. Ad accompagnare il percorso gastronomico saranno oltre 30 etichette di vino, selezionate tra cantine provenienti da Lazio, Toscana, Marche, Piemonte, Sicilia, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Puglia e Trentino-Alto Adige. Un viaggio attraverso il patrimonio vitivinicolo italiano che offrirà al pubblico la possibilità di degustare spumanti, bianchi, rosati e rossi, scoprendo la ricchezza e la varietà delle produzioni nazionali. Tra le aziende presenti figurano Cantine Silvestri, San Giovanni, Celestina Fè, Paolo e Noemia D’Amico, La Torre, Mandrarossa, Tre Botti e una selezione Eataly con importanti etichette italiane, per un’offerta capace di soddisfare appassionati e curiosi. Non mancherà anche una selezione di cocktail ready to drink firmati JAS – Juicy & Sparkling, con proposte classiche come Gin Tonic, Hugo, Americano, Gin Paloma e Vodka Lime, oltre a una versione analcolica dell’Americano. Completerà l’offerta il Bar Eataly con birre artigianali, bibite, caffè, acqua e distillati. A fare da cornice all’evento sarà la musica, protagonista di tutte le serate con dj set dal vivo dalle 20.30 alle 23. Si parte il giovedì con Roberto Zanon, che proporrà un mix di deep house e revival contemporaneo; venerdì sarà la volta di DJ Macky, capace di creare un’atmosfera coinvolgente e ricca di energia; sabato salirà in console BR1J, con un viaggio musicale tra rare groove, disco ed elettronica; domenica chiuderà il festival Ayro, con un set dinamico e coinvolgente pensato per accompagnare il pubblico fino all’ultimo brindisi. Durante tutta la manifestazione sarà inoltre disponibile un’area biliardini, dedicata a chi desidera alternare un percorso enogastronomico e momenti di gioco. Per rendere l’esperienza ancora più speciale, ogni sera i primi 200 ospiti riceveranno in omaggio un calice di vino, un brindisi di benvenuto per inaugurare il percorso di degustazione. L’ingresso al Fish & Wine Festival è gratuito. Per degustare cibo e bevande sarà possibile acquistare i gettoni presso le casse dedicate, con la formula di 1 gettone = 2 euro. Per chi desidera vivere un’esperienza completa sono disponibili due formule promozionali: #vini&piattini, che comprende 16 gettoni al costo di 30 euro anziché 32, e #fullexperience, con 35 gettoni a 65 euro invece di 70. Quattro serate per brindare all’estate, scoprire nuove etichette, assaporare il meglio dello street food di mare e vivere un’esperienza all’aperto tra musica, gusto e convivialità nel cuore di Roma. GIORNI E ORARI Giovedì 9 luglio | 19.00 – 00.00
Venerdì 10 luglio | 19.00 – 00.00
Sabato 11 luglio | 19.00 – 00.00
Domenica 12 luglio | 19.00 – 00.00 Le casse chiudono 30 minuti prima della fine dell’evento. Per maggiori informazioni: www.eataly.it La Redazione
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Concorso Enologico Macchia d’Isernia – Premio Ercole Arrow Right Top Bg

6 Luglio, 2026

Concorso Enologico Macchia d’Isernia – Premio Ercole

  Il Comune di Macchia d’Isernia, insieme alla Pro Loco Maccla, alla Camera di Commercio del Molise e all’Ente Parco Regionale dell’Olivo di Venafro, annuncia l’edizione 2026 del Concorso Enologico “Macchia d’Isernia – Premio Ercole”, manifestazione ufficialmente autorizzata dal Ministero dell’Agricoltura ai sensi del DM 9 novembre 2017. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di valorizzare l’eccellenza vitivinicola molisana, promuovere le tipicità territoriali e sostenere la crescita qualitativa delle produzioni regionali. Il concorso rappresenta oggi un momento significativo per la promozione del vino molisano, un’occasione di confronto tecnico e culturale che coinvolge aziende, esperti, assaggiatori e operatori del settore. Il Premio Ercole si distingue per l’attenzione alla trasparenza, alla qualità delle valutazioni e al rigore delle procedure, garantite dall’applicazione integrale delle norme previste dal DM 9/11/2017. L’intero processo — dalla ricezione dei campioni alla loro anonimizzazione, fino alla valutazione da parte delle commissioni — è strutturato per assicurare imparzialità, correttezza e massima tutela delle aziende partecipanti. Il concorso è riservato ai vini DOC della Regione Molise, con particolare attenzione alle denominazioni Tintilia del Molise, Pentro, Biferno e Molise/Del Molise. Le aziende possono presentare più tipologie di vino, contribuendo così a rappresentare la ricchezza e la diversità del patrimonio enologico regionale. La proclamazione dei vincitori avverrà nel mese di settembre 2026 e sarà seguita da un programma di attività promozionali dedicate ai vini premiati, con l’obiettivo di valorizzarli presso la stampa specializzata, gli operatori del settore e il pubblico nazionale e internazionale.   ESTRATTO DEL REGOLAMENTO UFFICIALE (ai sensi del DM 9 novembre 2017) Finalità (Art. 1) Il concorso è istituito per: «evidenziare la migliore produzione molisana dei vini ammessi a concorso»; «valorizzare le tipicità regionali e farle conoscere ai consumatori ed agli operatori»; «premiare lo sforzo delle Aziende produttrici e stimolare il continuo miglioramento qualitativo»; «contribuire alla divulgazione del brand Molise in Italia e nel mondo». Organizzazione (Art. 2) Il Concorso si svolge sotto la responsabilità del Comune di Macchia d’Isernia quale Organismo Ufficialmente Autorizzato ai sensi del DM 9/11/2017. Ammissibilità (Art. 3) Sono ammessi i vini prodotti da aziende vitivinicole site in Molise. L’Organismo effettua controlli e sopralluoghi per verificare la veridicità delle dichiarazioni. Non sono ammessi produttori con condanne definitive per frodi o sofisticazioni. Categorie di Vini Ammessi (Art. 4) Il concorso è riservato alle seguenti DOC: Tintilia del Molise DOC (Rosso, Rosso Riserva, Rosato) Pentro DOC (Rosso, Rosato, Bianco) Biferno DOC (Rosso, Rosato, Bianco) Molise o del Molise DOC (tutte le tipologie previste dal disciplinare) Campioni e Partecipazione (Art. 5–6) Ogni azienda deve inviare 3 o 6 bottiglie per ciascun vino iscritto, accompagnate da: domanda di iscrizione; certificato di analisi; certificato di idoneità per i vini DOC; 3 etichette e retro-etichette. Scadenza invio campioni: 7 luglio 2026. Anonimizzazione dei campioni (Art. 8) I campioni sono anonimizzati tramite: un primo codice attribuito dall’Organismo; un secondo codice attribuito da un notaio, avvocato o pubblico ufficiale estraneo al settore. Commissioni e Valutazioni (Art. 9) Le commissioni sono composte da 7 commissari, in maggioranza tecnici degustatori qualificati. Le valutazioni avvengono con metodo Union Internationale des Oenologues, con media aritmetica e esclusione del punteggio più alto e più basso. Premi (Art. 10) Sono previsti i seguenti riconoscimenti: Bollino Ercole Rosso – Premio Ercole (statuetta), attestato, bollino rosso – minimo 88 punti Bollino Ercole Argento – attestato, bollino argento – minimo 85 punti Bollino Ercole Bronzo – attestato, bollino bronzo – minimo 82 punti Proclamazione vincitori (Art. 12) La proclamazione avverrà nel mese di settembre 2026. I vini premiati saranno oggetto di attività promozionali per tutto l’anno.   Informazioni e contatti Concorso Enologico “Macchia d’Isernia – Premio Ercole” Comune di Macchia d’Isernia – Piazza Elena, 1 – 86170 Macchia d’Isernia (IS) Tel. 0865 55130 – Email: comune@comune.macchiadisernia.is.it Sito ufficiale: www.comune.macchiadisernia.is.it/premioercole   La Redazione
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Colli di Conegliano DOCG: il Consorzio traccia la rotta e chiama il territorio a fare squadra Arrow Right Top Bg

6 Luglio, 2026

Colli di Conegliano DOCG: il Consorzio traccia la rotta e chiama il territorio a fare squadra

  Soci, istituzioni e stakeholder riuniti a Conegliano per condividere obiettivi, visione e strategie di crescita della denominazione   Colli di Conegliano DOCG si presentano al territorio con una visione definita e un messaggio diretto: fare squadra è la chiave per crescere. Questo il filo conduttore della serata che si è svolta, giovedì 25 giugno, presso Tenuta Belvedere a Conegliano, dove il Consorzio ha riunito istituzioni, soci e stakeholder locali per condividere obiettivi e strategie della denominazione. Un momento di confronto e rilancio, promosso dalla Presidente Isabella Collalto de Croÿ, alla guida del Consorzio dallo scorso dicembre, che ha illustrato davanti a un’ampia platea di autorità, produttori e operatori la direzione intrapresa: rafforzare l’identità della DOCG e costruire una crescita condivisa con tutto il territorio. Isabella Collalto de Croÿ   I Colli di Conegliano sono una denominazione che ha tutte le carte per emergere, ma il suo futuro dipende dalla nostra capacità di lavorare insieme. Come Consorzio vogliamo essere un punto di riferimento aperto e inclusivo, capace di coinvolgere soci, istituzioni e territorio in un progetto condiviso di valorizzazione. È solo facendo squadra che possiamo dare forza alla nostra identità e costruire una crescita solida e duratura. Nel suo intervento, la Presidente ha ribadito con forza il posizionamento della denominazione: una realtà piccola nei numeri ma ricca di identità e valore. “La forza dei Colli di Conegliano sta nella sua unicità”, ha sottolineato. “Le grandi denominazioni sono fondamentali per il sistema, ma sono quelle più piccole a custodirne l’anima”. All’evento hanno partecipato numerosi sindaci dei comuni della zona tipica, insieme a rappresentanti istituzionali di primo piano, tra cui l’Assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond e il Presidente del Comitato Nazionale Vini e Vicepresidente di Assoenologi Michele Zanardo, presenti anche esponenti del sistema bancario locale e i soci del Consorzio. Pur non essendo presenti all’evento, il Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, e il Presidente del Consiglio Regionale, Luca Zaia, hanno condiviso una nota di adesione e sostegno agli intenti dell’iniziativa. Al centro della nuova fase del Consorzio, tre direttrici principali: valorizzazione del territorio e delle sue tradizioni, sviluppo di nuove opportunità per le giovani generazioni e rafforzamento dell’attrattività turistica attraverso esperienze autentiche. Un percorso che punta a far emergere, accanto ai grandi nomi del vino veneto, una denominazione capace di sorprendere. Tra le azioni in programma nei prossimi mesi, la presenza a Vinitaly e alle principali fiere di settore, oltre al coinvolgimento attivo nel programma di Conegliano Città del Vino 2026. Uno spazio importante è stato dedicato anche al futuro degli Incroci Manzoni, patrimonio unico nato dalla ricerca del professor Luigi Manzoni, per i quali il Consorzio intende avviare una riflessione strategica volta a rafforzarne l’identità sia sotto il profilo normativo sia in termini di posizionamento sul mercato. Il passaggio centrale della serata è stato l’appello alla collaborazione. La Presidente ha invitato il sistema bancario a sostenere con visione lo sviluppo del territorio e ha chiesto ai sindaci di farsi promotori del percorso di rilancio della denominazione, amplificandone la comunicazione attraverso i canali istituzionali. Un invito chiaro e condiviso: il futuro dei Colli di Conegliano dipende dalla capacità di fare rete tra imprese, istituzioni e territorio. Un concetto riassunto nell’idea di “re-going” della denominazione, inteso come ripartenza e rinnovata progettualità. La serata si è conclusa con un aperitivo a base dei vini della denominazione, brindando a un futuro di crescente collaborazione, in cui ogni voce possa contribuire alla valorizzazione del territorio. La Redazione
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Vino, il Brunello di Montalcino a bordo dell'Amerigo Vespucci per La Campagna Nord America 2026 Il 5 Luglio a Ny il Consorzio Unico Partner per i Vini Rossi Italiani Arrow Right Top Bg

5 Luglio, 2026

Vino, il Brunello di Montalcino a bordo dell'Amerigo Vespucci per La Campagna Nord America 2026 Il 5 Luglio a Ny il Consorzio Unico Partner per i Vini Rossi Italiani

  Ci sarà anche il Consorzio del vino Brunello di Montalcino a bordo della Nave Amerigo Vespucci che oggi,  5 luglio attraccherà a New York in ambito della campagna Nord America 2026, il progetto istituzionale dedicato alla promozione del Made in Italy promosso dal ministero della Difesa e della Marina Militare e in collaborazione con i ministeri degli Affari esteri e della Cultura e con i ministri dello Sport e dei giovani, della Disabilità e con il supporto di ITA-Italian Trade Agency.   Scelto tra i testimonial dell’eccellenza enologica italiana negli Stati Uniti – primo mercato di destinazione della denominazione – il Consorzio prenderà parte agli appuntamenti ufficiali in programma sul veliero in occasione della presentazione di Vinitaly.USA (26-27 ottobre). In particolare, l’ente consortile sarà l’unico partner per la tipologia dei vini rossi sia per quanto riguarda il brindisi istituzionale dedicato alla viticoltura italiana che per la cena ufficiale organizzata nella stessa serata, servendo nei calici una selezione di Brunello e Rosso di Montalcino. Il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Giacomo Bartolommei Essere presenti a bordo della Nave Amerigo Vespucci, uno dei simboli più riconosciuti dell’Italia nel mondo, rappresenta un’opportunità di grande valore per raccontare i nostri vini in un contesto che unisce diplomazia, promozione e identità nazionale. Gli Stati Uniti sono il nostro primo mercato di esportazione e iniziative come questa contribuiscono a consolidare il posizionamento della nostra denominazione, rafforzando al tempo stesso il dialogo con interlocutori strategici. Un prologo che precede la nostra partecipazione a Vinitaly.USA. La Redazione
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Les Grands Chais de France: boom dei vini della Valle della Loira in Italia Arrow Right Top Bg

5 Luglio, 2026

Les Grands Chais de France: boom dei vini della Valle della Loira in Italia

  lgcf: +70% di export verso l’italia nel i° semestre del 2026 il boom dei vini della valle della loira nel nostro paese è trainato dai crè mant, ma la crescita dei bianchi fermi certifica la produzione di vini di altissimo livello   Un mercato vinicolo tra i più dinamici al mondo. È quello della Valle della Loira, la cui quota export nel 2024 ha raggiunto il suo massimo valore negli ultimi 25 anni, per un totale di 200 milioni di euro e una crescita delle esportazioni di vino che sfiora il +6%. Sono i dati di InterLoire, l’ente che tutela i vini della Valle della Loira e riunisce oltre 3.000 operatori, tra viticoltori e cooperative, che insieme determinano l’80% del volume di produzione di una regione tra le più diversificate e storiche della Francia. Una crescita spinta dall’aumento della domanda globale di bottiglie di valore superiore, soprattutto nelle categorie dei vini spumanti e bianchi, come certificato anche da Les Grand Chais de France, che in Italia nel primo semestre del 2026 ha registrato un +70% di vendite di vini provenienti dalla Valle della Loira rispetto al 2025. Un boom dovuto in gran parte al successo dei crémant della Loira, sempre più apprezzati anche nel nostro Paese, e da bianchi fermi di grande qualità. Romina Romano, Country Manager del Gruppo francese per l’Italia, a Vinitaly ha confermato il positivo trend di un mercato enologico che va sempre più incontro ai gusti del consumatore italiano: La Valle della Loira è una tra le regioni vitivinicole più dinamiche, la terza in Francia per superficie vitata. Si tratta di un mercato che complessivamente produce ogni anno oltre 250 milioni di bottiglie e che all’estero riscuote sempre più successo. Se oggi i crémant sono il volto della regione nel Mondo, i vini bianchi fermi rappresentano la quota più considerevole della produzione enologica della Valle della Loira, trainata in particolare dal Chenin Blanc che produce vini di altissimo livello, sorprendenti come ci piace definire i vini di questa regione. Al mercato francese è destinato circa l’80% della produzione, mentre il restante 20% viene esportato. Oltre all’Italia, le principali destinazioni dei vini della Valle della Loira sono Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Belgio e Canada: si tratta dei primi cinque mercati, che insieme rappresentano il 70% del valore totale delle esportazioni. Oggi, le esportazioni sono in crescita anche verso gli Stati Baltici, gli Emirati Arabi Uniti e la Finlandia. I vini bianchi sono il cuore della produzione, il 45%, trainata da Chenin Blanc, Sauvignon Blanc e Melon de Bourgogne. Il 25% è rappresentato dai rosati, di cui la Loira è la seconda regione produttrice dopo la Provenza. Il 18% della produzione riguarda vini rossi, principalmente a base di Cabernet Franc, mentre il 12% sono bollicine Crémant de Loire, in forte crescita. Queste evidenze sono emerse anche a Vinitaly, dove LGCF è stata protagonista della Masterclass Sorprendente Loira dedicata ai vini della regione. Sorprendente perché la Valle della Loira è una moltitudine di diversità che non ha eguali, grazie ai vitigni Chenin Blanc, Sauvignon Blanc e Melon de Bourgogne da cui vengono vini bianchi freschi, aromatici e longevi. LA REGIONE La Valle della Loira è la terza regione vinicola francese per superficie vitata, dopo Languedoc-Roussillon e Bordeaux, e conta oltre 87 AOC ufficialmente riconosciute, distribuite su 42.000 ettari di vigneti, e divise in quattro grandi zone vinicole: Pays Nantais, Anjou-Saumur, Touraine e Centre-Loire. La Valle della Loira è un lungo nastro d’acqua che attraversa il cuore della Francia, portando con sé una varietà di stili che ha pochi eguali al mondo. Definita spesso il “Giardino di Francia”, questa zona si estende per oltre mille chilometri, seguendo il corso del fiume dall’Oceano Atlantico fino ai rilievi del Massiccio Centrale. Questa estensione geografica crea un mosaico di microclimi e suoli che permette alla Loira di eccellere in ogni categoria: dai bianchi affilati e salini ai rossi eleganti, dalle bollicine fino ai vini dolci capaci di sfidare il tempo per decenni. Sorprendente. Pays Nantais Procedendo da ovest verso est, alla foce del fiume, nel Pays Nantais, domina l’influenza dell’Oceano. Qui il protagonista assoluto è il vitigno Melon de Bourgogne, che dà vita al Muscadet. È un vino che sa di mare, caratterizzato da una freschezza tagliente e spesso affinato “sui lieviti” (sur lie) per acquisire una cremosità che bilancia la sua naturale acidità agrumata. È l’anima atlantica della Loira, essenziale e diretta. Anjou-Saumur Proseguendo verso l’interno si arriva nel l’Anjou-Saumur. Il paesaggio cambia e il terreno si arricchisce di scisti e del celebre tuffeau, la pietra calcarea bianca con cui sono stati costruiti i castelli della Loira. In quest’area domina lo Chenin Blanc, un vitigno camaleontico capace di trasformarsi in base alle intenzioni del produttore: può essere un bianco secco e minerale, uno spumante fine o un vino botrizzato sontuoso e mielato. Touraine Addentrandosi ulteriormente nella Touraine, la valle si fa più dolce e i vini riflettono questa amabilità. Qui lo Chenin Blanc trova espressioni leggendarie a Vouvray, mentre il Cabernet Franc raggiunge vette di nobiltà a Chinon e Bourgueil. I rossi di questa zona sono celebri per la loro capacità di essere bevuti giovani e freschi, ma anche per la predisposizione a un invecchiamento che ne leviga i tannini rendendoli aristocratici. È anche la terra del Sauvignon Blanc, che qui inizia a farsi strada con aromi di frutta esotica e bosso. Centre-Loire Il viaggio si conclude nell’Alta Loira (Centre-Loire), il regno del Sauvignon Blanc. Nomi come Sancerre e Pouilly-Fumé non hanno bisogno di presentazioni: qui il vitigno sposa i suoli di selce e calcare, producendo vini di una purezza cristallina, con note fumé e una mineralità quasi gessosa che li rende inconfondibili. CHENIN BLANC Les Grands Chais de France propone diverse interpretazioni di Chenin Blanc, emblema della diversità dei vini della Valle della Loira, provenienti da due delle più rappresentative e storiche aziende vinicole della regione: Château de Fesles e Marquis de Goulaine Lo Chenin Blanc è uno dei vitigni più nobili e versatili che esistano, capace di produrre una gamma di stili che nessun’altra uva bianca può eguagliare con la stessa coerenza qualitativa. Sebbene sia coltivato in tutto il mondo, la sua patria spirituale resta la Valle della Loira, dove è conosciuto fin dall’anno 845, citato originariamente con il nome di Pineau de la Loire). Lo Chenin Blanc è lo specchio di questo territorio: Sui suoli di tufo (calcare) della Touraine (Vouvray) tende a essere più floreale, gessoso e preciso, con un’acidità che taglia come un diamante. Sui suoli di scisto dell’Anjou (Savennières): diventa più muscolare, potente, con note quasi “affumicate” e una mineralità oscura e profonda. Lo Chenin Blanc si caratterizza per l’equilibrio tra zuccheri residui e acidità elevata. Questo permette ai produttori di decidere ogni anno, in base all’andamento climatico, quale volto dargli: Sec è affilato e minerale; Demi-Sec presenta una leggera nota zuccherina che bilancia l’acidità; Moelleux (dolce) è ottenuto da uve molto mature o colpite da muffa nobile, la Botrytis Cinerea; Mousseux (bollicine) è la base dei Crémant de Loire, con una grande freschezza naturale.  Lo Chenin Blanc presenta profili sensoriali differenti: da giovane, al naso dominano la mela verde, la pera, la mela cotogna (suo descrittore tipico) e i fiori d’acacia. Con l’evoluzione sviluppa note terziarie incredibili: miele fuso, cera d’api, zafferano, albicocca secca e una nota di paglia bagnata che lo rende inconfondibile. Grazie all’acidità proverbiale, i grandi Chenin – specialmente i dolci di Bonnezeaux o i secchi di Savennières – possono invecchiare per 30, 50 o anche 100 anni, evolvendo in complessità senza mai perdere vigore. LE AZIENDE VINICOLE Château de Fesles Situata nel cuore della Loira, originariamente l’azienda Château De Fesles nacque con l’intento di produrre il mitico Bonnezeaux, vino dolce botritizzato. Con sede a Bonnezeaux, oggi è il punto di riferimento per chi cerca l’eccellenza dello Chenin Blanc. I vigneti dominano la Valle della Loira nell’area del fiume Layon e tutte le lavorazioni sono condotte in biologico e manualmente. Château de Fesles è una delle tenute più prestigiose e storiche della regione, la cui costruzione risale al 1070. Il castello come lo vediamo oggi fu costruito nel XIX secolo dalla famiglia Boivin, che portò l’azienda a una fama internazionale. Nel 2008, l’azienda è entrata a far parte del gruppo Les Grands Chais de France. Il segreto di Château de Fesles risiede nella sua posizione geografica unica. La tenuta sorge sulla Butte de Fesles, il punto più alto della denominazione Bonnezeaux, che domina il Layon. I vigneti godono di un’esposizione a sud che garantisce una maturazione perfetta delle uve. Il terreno è composto prevalentemente da scisti verdi e porfido, che conferiscono ai vini una mineralità tagliente e una longevità straordinaria. La vicinanza al fiume favorisce la nebbia mattutina, elemento essenziale per lo sviluppo della Botrytis Cinerea (la muffa nobile), necessaria per i vini dolci. Il Vino: Chenin Blanc Château de Fesles – La Chapelle – Chenin blanc Dal cuore della regione dell’Anjou, un vino 100% Chenin Blanc le cui uve provengono esclusivamente dalla parcella “La Chapelle”, il vigneto di maggior pregio della tenuta Château de Fesles. Dopo la vendemmia, a mano, il vino riposa per un mese in botti di rovere, con successivo affinamento per 6 mesi sulle fecce fini e bâtonnage settimanale. Il colore è giallo paglierino con riflessi brillanti e al naso sprigiona un bouquet da cui emergono note di felce, tiglio e sambuco. Al gusto il vino è ben equilibrato con un attacco deciso ma setoso. La complessità aromatica si esprime attraverso note di frutta secca (nocciola, mandorla), sambuco e sentori tostati. Il finale è lungo e persistente. La Chapelle Chenin Blanc si accompagna magnificamente a pesci in salsa (luccio o salmone al burro bianco, filetto di sogliola, rana pescatrice), crostacei alla griglia o in guazzetto, carni bianche in umido e formaggi di capra. Marquis de Goulaine Marquis de Goulaine è una prestigiosa azienda vinicola della Valle della Loira ed è considerata la più antica azienda vinicola ancora in attività in Europa, e la terza impresa più antica al mondo, con una storia che risale a circa l’anno 1000. Legata allo storico Château de Goulaine vicino a Nantes, produce vini classici della regione, tra cui rinomati Muscadet, Crémant de Loire, Sancerre e Pouilly-Fumé, spesso affinati sur lie. La famiglia Goulaine ha posseduto la tenuta per oltre mille anni, spesso citata nei libri di economia come uno dei rarissimi casi di continuità familiare e commerciale attraverso i secoli. Château de Goulaine è un gioiello architettonico in stile Rinascimentale, costruito sulle fondamenta di un’antica fortezza medievale. È uno dei pochi castelli della Loira ancora circondato da paludi protette. Da anni, Château de Goulaine è parte di Grands Chais de France, che ha permesso una distribuzione globale dei vini, mantenendo l’immagine e il legame storico con il castello di famiglia. La zona è caratterizzata da suoli ricchi di scisto e granito, che conferiscono una spiccata acidità e sapidità ai bianchi. In particolare, sebbene oggi l’azienda produca diverse denominazioni della Loira, il suo nome è legato al Muscadet Sèvre et Maine. Château de Goulaine è stato infatti tra i pionieri nel perfezionare la tecnica dell’affinamento sur lie, che dona al vino una leggera cremosità e una freschezza minerale tipica, perfetta per accompagnare le ostriche della vicina Bretagna.  Oltre al Muscadet, Marquis de Goulaine opera oggi come una prestigiosa maison che seleziona e vinifica le migliori uve della Valle della Loira. La collezione include Sancerre e Pouilly-Fumé, eleganti espressioni di Sauvignon Blanc; Vouvray, lo Chenin Blanc in versione secca o leggermente abboccata; Rosé d’Anjou, tra i vini più esportati della maison, noto per la sua morbidezza e i sentori di frutti rossi; il Crémant de Loire, Metodo Classico di grande finezza. Il Vino: Chenin Blanc Marquis de Goulaine – Vouvray AOC La Loire Royale 2024 Il Vouvray La Loire Royale Marquis de Goulaine è uno Chenin Blanc in purezza prodotto nella Valle della Loira e precisamente nella regione di Touraine. Dopo la raccolta le uve vengono prontamente trasportate in cantina per procedere immediatamente alla fermentazione a basse temperature ed evitare la dispersione aromatica. Un breve contatto con i lieviti precede l’imbottigliamento. Color giallo paglierino con riflessi verdolini, con sentori di mela verde e pera per un attacco vibrante al palato che si risolve gradualmente in morbidezza e cremosità. Sorso rinfrescante corpo medio anticipano un finale medio-lungo. Vino adatto a pesci alla griglia e carni bianche, è ottimo per aperitivi a base di crudi di pesce. La Redazione
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Seconda Edizione della Battle Des Chefs by Nicolas Feuillatte Arrow Right Top Bg

4 Luglio, 2026

Seconda Edizione della Battle Des Chefs by Nicolas Feuillatte

  Una sfida gastronomica internazionale in Champagne   Nel cuore della Côte des Blancs, tra i vigneti di Champagne, è andata in scena nel giugno 2026 la seconda edizione della Battle des Chefs, una sfida gastronomica internazionale che ha riunito chef di diverse nazionalità: Malta, Austria, Germania e Italia. Tutti accomunati dal ruolo di ambasciatori dello Champagne Nicolas Feuillatte, hanno partecipato a una competizione amichevole pensata per celebrare creatività, convivialità e passione per la gastronomia. A rappresentare l’Italia sono arrivati Claudio Sadler, dal Ristorante Sadler* di Milano, e Andrea Impero, dal Ristorante Elementi* a Borgobrufa, in Umbria. Inseriti in squadre composte da chef di diverse nazionalità, i due protagonisti italiani hanno contribuito a trasformare la Maison in una vivace cucina internazionale a cielo aperto. Il tema scelto per questa edizione era la cucina fusion: un invito a esplorare l’incontro tra culture, tradizioni e sapori da Abidjan a Bordeaux, da Seul a Roma, dove il kimchi incontra il sugo di pomodoro. Gli spazi della Maison sono diventati un grande mercato internazionale, ricco di ingredienti da ogni angolo del mondo, a cui gli chef hanno potuto attingere liberamente per le proprie creazioni. Ogni squadra ha realizzato un antipasto e un piatto principale, abbinando le proprie creazioni a una delle cuvée Nicolas Feuillatte: Palmes d’Or Rosé Intense, Grand Cru Blanc de Blancs 2016 o Réserve Exclusive Brut, evidenziando la ricchezza espressiva e la versatilità degli champagne della Maison. La giornata si è conclusa con una gala al Château de Sacy, dove sono stati assegnati i premi: Premio Creatività e Rispetto del Tema alla squadra di François Gagnaire e Claudio Sadler; Premio Estetica del Piatto alla squadra di Thomas Morel e Andrea Impero. Dal 1976, Champagne Nicolas Feuillatte celebra nel 2026 il suo 50° anniversario, affermandosi come una delle Maison più riconosciute e apprezzate della Champagne: primo posto in Francia, terzo a livello mondiale (source IWSR Volumes 2025). La Redazione
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Vini Alto Adige, parte la conquista dell’Australia: 30 produttori e 170 vini protagonisti a Sydney Arrow Right Top Bg

4 Luglio, 2026

Vini Alto Adige, parte la conquista dell’Australia: 30 produttori e 170 vini protagonisti a Sydney

  Il Consorzio Vini Alto Adige debutta nel mercato australiano con il primo grande evento dedicato alle eccellenze altoatesine. Parallelamente continuano le attività in Giappone e Corea del Sud, coinvolgendo complessivamente oltre 500 operatori del settore.   L’Australia entra ufficialmente nella strategia di sviluppo internazionale dei Vini Alto Adige. Con un grande evento organizzato nei giorni scorsi a Sydney il Consorzio Vini Alto Adige ha avviato per la prima volta un programma strutturato di promozione nel mercato australiano. In contemporanea sono state intensificate anche le attività in Giappone e Corea del Sud. Eduard Bernhart, direttore del Consorzio Il mercato australiano è estremamente interessante. È il decimo mercato del vino al mondo e continua a crescere, poiché la quota dei vini importati è in costante aumento. Accanto ai mercati europei e nordamericani, l’Australia diventa un nuovo focus delle attività promozionali coordinate dal Consorzio. L’obiettivo è costruire una presenza strutturata e condivisa sul mercato, andando oltre le iniziative delle singole aziende. Dobbiamo far conoscere il nostro territorio e i nostri vini, mettendone in evidenza la qualità e la varietà. Un primo passo concreto in questa direzione è stato appunto compiuto il 23 giugno a Sydney, dove il Consorzio Vini Alto Adige ha organizzato una grande presentazione dedicata ai vini dell’Alto Adige. Trenta produttori erano presenti con circa 170 vini, offrendo a più di 160 operatori del settore – soprattutto del commercio specializzato – l’opportunità di conoscere da vicino la produzione vitivinicola altoatesina. Con questo lavoro di squadra si vuole sostenere l’ampliamento delle reti distributive dei produttori favorendo anche l’incontro tra aziende ancora alla ricerca di un importatore e potenziali partner commerciali. I partecipanti hanno inoltre avuto la possibilità di seguire una masterclass guidata da Matt Irwin, esperto enologico australiano, approfondendo la conoscenza del territorio vitivinicolo altoatesino e delle sue peculiarità. Il programma comprendeva anche un evento esclusivo dedicato ai media specializzati. Bernhart Le mie impressioni sono positive: abbiamo trovato un mercato interessato a scoprire nuove regioni vitivinicole. Il direttore sottolinea inoltre che in Australia esiste un interesse particolare per vini caratterizzati da freschezza. Si tratta di un aspetto che valorizza i nostri vini, anche perché l’Alto Adige viene associato alle Alpi e, soprattutto, alle Dolomiti, quindi in ogni caso a un territorio di montagna. A favore dei produttori altoatesini gioca anche l’elevata presenza della ristorazione italiana in Australia, anche se non mancano le sfide. I dazi rappresentano un ostacolo da non sottovalutare, così come la grande distanza. Parallelamente alle iniziative in Australia, il Consorzio è attivo anche nei mercati più dinamici dell’Asia orientale. Bernhart Lavoriamo sul Giappone e sulla Corea del Sud già da alcuni anni e qui abbiamo ormai costruito solide basi. Sempre in questo mese a Tokyo, 24 produttori hanno presentato i propri vini a circa 250 operatori del settore, mentre a Seoul è stata organizzata una masterclass con circa 100 partecipanti. Complessivamente, le iniziative realizzate nelle tre città hanno coinvolto oltre 500 professionisti del vino tra importatori, distributori, buyer, sommelier e media specializzati. Bernhart Il nostro obiettivo è sostenere i produttori offrendo loro, attraverso eventi mirati, una piattaforma attraverso la quale possano presentarsi direttamente. Questo permette alle aziende di instaurare un dialogo personale con il pubblico professionale e di sviluppare contatti importanti. È proprio questa la nostra forza come organizzazione di riferimento del settore vitivinicolo altoatesino: possiamo unire le risorse, creare visibilità e contribuire, passo dopo passo, all’apertura di nuovi mercati. La Redazione
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Venissa presenta i suoi 3 nuovi cru Arrow Right Top Bg

3 Luglio, 2026

Venissa presenta i suoi 3 nuovi cru

  Un racconto di terroir su 3 isole della Laguna Nord di Venezia   In Laguna la geografia è allo stesso tempo destino e storia, perché la Laguna non è solo un paesaggio immobile da ammirare: è un equilibrio instabile. Per questo, per convivere con la laguna e i suoi ritmi, le sue maree, le sue correnti di acqua dolce e salata, bisogna ascoltarla nel modo più radicale possibile, suddividendo le esperienze dell’ascolto. Il Progetto Venusa Cru, di cui fanno parte i 3 nuovi cru, ha proprio questo obiettivo: ascoltare il terroir di Venissa, la laguna e la sua voce. Protagonista sin dall’inizio la Dorona, antico vitigno autoctono considerato estinto dopo l’Acqua Granda del 1966, che cresce in un territorio tanto suggestivo quanto ostile. Il suo recupero è iniziato nel 2001 con la riscoperta di tre esemplari sull’isola di Torcello da parte di Gianluca Bisol ed è proseguito nel 2006 quando è stata reimpiantata la Vigna Murata della Tenuta Venissa, situata proprio sull’isola di Mazzorbo (dove ha sede il wine resort), da cui nel 2010 si è ottenuto il vino Venissa. Poi nel 2017 è stato il momento del Venusa bianco, ottenuto da una diversa selezione delle uve. Successivamente, nel 2020, sono stati piantati due nuovi vigneti su altre due isole dell’area della Venezia Nativa: Torcello e San Maffìo un ulteriore passo nel racconto della Laguna. Il Progetto Venusa Cru – spiega Matteo Bisol, suo ideatore – nasce dall’esigenza di esplorare il terroir della Laguna coltivando la Dorona (l’antico vitigno autoctono della Laguna di Venezia) su tre isole vicine eppure lontane, simili eppure diverse. Qui l’acqua che le separa è nello stesso tempo sia un confine che un mezzo di comunicazione, e questi apparenti contrasti sono stati la forza motrice di questa esplorazione”. Come si è lavorato? Ogni vigneto è stato suddiviso in micro-zone in base a diversi elementi tra cui il principale è il dislivello, dato che su queste isole con uno spazio così limitato per le radici basta una differenza di 40-50 cm per avere un risultato evidentemente diverso. Quindi 3 isole (Mazzorbo, San Maffìo e Torcello), da cui sono nati i 3 cru, le cui differenze nascono proprio da come affondano le radici nel terreno, dalla distanza delle piante dall’acqua, da quei 50 cm di dislivello che hanno le une rispetto alle altre, dall’esposizione ai venti. Micro differenze che rendono quei vini, una volta versati nel bicchiere, veri e propri “sorsi di Laguna”. Se il cru di Mazzorbo nasce dalla vigna più antica, i cru di Torcello e San Maffìo provengono da vigneti più giovani in condizioni che a prima vista potrebbero sembrare simili ma che in realtà sono piuttosto diverse: Torcello è molto più boscoso e quindi più umido e riparato, San Maffìo, al contrario, si affaccia su Venezia, senza ostacoli né zone di protezione, ed è quindi molto più secco ed esposto ai venti; anche il sottosuolo è molto diverso, soprattutto per quanto riguarda il sodio, che è molto più concentrato a Torcello, in parte perché l’acqua salata si trova già a una profondità di 50/60 cm (ancora più superficiale che a Venissa) mentre a San Maffìo è a circa 1,20 m. A Torcello, inoltre, si hanno letteralmente le conchiglie sotto i piedi e la vegetazione è ricca di alofite lagunari come la salicornia e la portulaca, o il limonium, pianta perenne nota anche come “Erica delle barene”, che prosperano in questo ambiente, mentre a San Maffìo sono completamente assenti perché le condizioni sono “più semplici”, e così, ad esempio, ci sono molte più canne di bambù. Secondo la letteratura scientifica, un vigneto può generalmente prosperare purché il valore di ppm (parti per milione, ovvero il rapporto tra mg di sale per kg di terreno) non superi i 150–200; se si considera che il numero presente nel nome di queste tre nuove etichette fa appunto riferimento a questo valore del cloruro di sodio (ISM 603 per San Maffìo; TRC1037 per Torcello; MZB 506 per Mazzorbo), si capisce facilmente che si tratta di vini nati in condizioni uniche grazie alla Dorona che riesce ad esprimersi laddove altri vitigni non riuscirebbero a sopravvivere. L’ambiente lagunare, ostile per la viticultura, rende il lavoro del vignaiolo eroico. Sulla suggestiva etichetta oltre alla quantità di sodio presente, è disegnato il numero atomico simbolo del cloruro di sodio (cerchi concentrici con diversi puntini) mentre una pennellata ad acquarello con infinitesime sfumature richiama la laguna in cui la vite affonda le sue radici. Diversi disegni dal tratto sottile rappresentano inoltre quella vita dagli insetti alle alghe) che prolifera silenziosa a pelo d’acqua. Il tappo di ogni bottiglia viene protetto da un’elegante ceralacca “blu laguna” con la “V” di Venissa incisa. Sono tutti vini naturali, che prevedono 2 giorni di macerazione sulle bucce e 1 anno di affinamento in anfora per arrivare a circa 400 bottiglie per tipologia di cru. Vini che richiedono tempo e calma per essere degustati, per consentire al palato di cogliere le sfumature e appezzare la loro “indagine” lagunare. Si bevono a Venissa, e si possono acquistare nello shop locale e online.   ISM603 (Cru dell’Isola di San Maffìo)   Avamposto della laguna nord, sospeso tra barene e Venezia che guarda proprio in faccia, San Maffìo custodisce una memoria fragile dove la vite resiste affacciata alla sua storia. Qui, nel 1298, fu fondato un monastero benedettino da suore poi costrette alla fuga da un’isola che stava sprofondando; mentre l’acqua saliva, salvarono una sola cosa: la loro conoscenza della vite. Nel 1927, un canale la separò definitivamente dal resto dell’isola. E oggi, il vigneto cresce in cima a quell’isola spesso battuta dal vento (è inoltre la più alta, circa 1,5 m sul livello del mare), come un guardiano della laguna settentrionale. Il terreno – come si legge nel nome del cru- contiene 603 ppm di sale. Qui la Dorona è in equilibrio e l’acqua salata è più profonda che a Torcello. La resa è sorprendentemente generosa per un ambiente lagunare. Nel bicchiere è composto, con una sottile salinità, un’elegante tensione e un accenno di note floreali. Al naso è vegetale, sa di salicornia e di barena, chiudendo gli occhi ciascun veneziano rivive la propria infanzia. Un vino che non mostra forza ma piuttosto grazia, tuttavia è energico, vibrante, come si è nella gioventù piena.   TRC1037 (Cru dell’isola di Torcello)   Culla della Venezia Nativa, Torcello affiora dalle acque come origine e confine, dove la viticoltura sfida il limite estremo della laguna. Prima di Venezia, c’era Torcello. Ventimila abitanti: spezie, commercio, potere; il vigneto si trova sulla “Fondamenta dei Borgognoni” perché lì si insediarono monaci provenienti dalla Borgogna, portando con sé la cultura e le tecniche viticole. Il terreno contiene 1037 ppm di sale; qui, la Dorona lotta e resiste. Le rese sono estremamente basse: Torcello è il limite. Presenta evidenti note di pietra focaia, una nota solforosa dovuta a una vena di acqua sulfurea che scorre sotto al vigneto: note quasi primordiali che emergono già durante la fermentazione; man mano che il vino si ossigena, si ammorbidiscono. Nel bicchiere è verticale, austero, puramente minerale, intenso e caratteristico, un concentrato di “umami di laguna”. Se fosse un uomo, sarebbe molto sicuro di sé, anche un artista estroso ma deciso.   MZB506 (Cru dell’isola di Mazzorbo)   Isola di antica vocazione vinicola, Mazzorbo è la radice del progetto, dove la vigna più storica preserva nei secoli un’identità autentica e profondamente agricola. Il nome antico è Magna Urbs, la grande città verde, e qui non c’erano solo attività commerciali, ma anche orti e frutteti recintati (come a Venissa) e coltivazioni. È il vigneto più antico del progetto, il più “consapevole” (dalle vigne più giovani nasce invece il Venusa bianco) e quello con il maggior significato storico; nel bicchiere troviamo più volume, più corpo, più rotondità e morbidezza; è un vino con una forte identità; la salinità (valore 506) è integrata, non aggressiva. È un vino con profondità e continuità. Un vino che ha vissuto, e che oggi è risolto. Prezzo al pubblico: 80 euro In vendita nello shop di Venissa oppure online su www.venissa.it La Redazione
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