BlendNews

BlendNews è un contenitore di informazioni dedicato al vino. Racconteremo gli eventi, le novità e le curiosità di questo mondo.

 

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16 Marzo, 2025

La vipera e il mare

  C’era una volta una Vipera di nome Abraxas che si era innamorata delle acque cristalline di una piccola isoletta siciliana a 65 km a nord est della Tunisia, un luogo incantevole di origine vulcanica con acque calde e soffioni di vapori, paradiso perfetto per far innamorare una giovane e vibrante Vipera…un’isoletta che porta il nome di Pantelleria. Questo “racconto di vino” ci piace iniziarlo così, perché del resto a noi piace far diventare ogni prodotto una favola. Abraxas in realtà non è altro che il nome della cantina della quale parliamo oggi e Vipera è il nome del suo fiore all’occhiello, un pregiato Nero D’avola in purezza, raccolto in vendemmia tardiva, che ci ha letteralmente stregato durante la serata di presentazione svolta lo scorso febbraio presso la prestigiosa location Obicà Cusani a Milano. Ma andiamo con ordine, perché di cose da dire ne abbiamo davvero tante…partiamo dalla prima: la cantina! Il nome Abraxas fa riferimento ad una sorta di semi-divinità, a metà tra l’umanità e il Dio Sole, capace con i suoi incantesimi di ammaliare e ricreare atmosfere magiche proprio come un buon bicchiere di vino, un nome magnetico per una cartina che la famiglia Scuderi ha preso in gestione dallo scorso 2020 con l’obiettivo di farla crescere per importanza e qualità all’interno del patrimonio ampelografico italiano. La cantina è la più alta dell’isola e sorge a circa 600 metri di altezza, adagiata sui pendii di Montagna Grande e costruita secondo l’antica tradizione vinicola pantesca per esaltare tutta la qualità dei vini ed assicurare un processo di maturazione efficace. Dedicheremo prossimamente un articolo a questo tipo di coltivazione, così unica ed eroica, che il 26 novembre del 2014 a Parigi è stata dichiarata dall’Unesco, patrimonio immateriale dell’umanità. La cantina si estende per circa 40 gli ettari coltivati a vite, che rappresentano la superficie più estesa tra le cantine che risiedono sull’isola di Pantelleria. In questo territorio, trovano spazio vitigni autoctoni e alloctoni distribuiti a diverse alture. Dalla vigna di zibibbo (o Moscato d’Alessandria) situata a Bukkuram, a due passi dal mare e nella parte dell’isola che si affaccia sull’Africa, fino alle alture di Vipera e Randazzo, per vini che sono l’espressione dell’anima più pura e autentica dell’isola di Pantelleria. Tanti diversi vitigni rendono Abraxas incredibilmente unica: Nero d’Avola, Nerello Mascalese, Sirah, Cabernet Franc, Grenache, Carignano, Malbec, Mondese, Petit Manseng, Gros Manseng, Merlot e Viognier La filiera è sostenibile e davvero corta infatti dalla coltivazione dei vitigni, fino alla vinificazione e all’imbottigliamento avviene tutto sull’isola di Pantelleria. Dopo aver raccontato la cantina passiamo ai vini, i veri protagonisti della serata di degustazione e cominciamo dal principe indiscusso dei prodotti della cantina Abraxas: il naso. Se tutte le cose diventassero fumo, sarebbero i nasi a conoscerle. Queste parole del “pensatore oscuro” (uno dei maggiori pensatori presocratici) che conosciamo meglio con il nome di Eraclito e noi le vogliamo rivisitare per spiegare meglio il concetto del “naso” di questi vini, così:  Se tutte le bottiglie diventassero senza etichetta, sarebbero i nasi a conoscere i vini di Abraxas. È proprio il naso una caratteristica inconfondibile dal bianco al rosato, passando per le il rosso e il celeberrimo passito che a Pantelleria trova una delle sue massime espressioni mondiali. Un naso sempre intenso in ogni prodotto, un naso sempre pieno di sentori, un naso che ti fa viaggiare tra le scogliere a picco sul mare, che ti immergere nel laghetto delle Ondine che ti fa passare sotto l’arco dell’Elefante e che ti fa sentire la profondità della grotta di Benikula…un naso che è un marchio di fabbrica che come detto abbiamo ritrovato con diverse sfumature su ogni vino che abbiamo bevuto, ma ancora una volta andiamo con ordine e partiamo dal primo: Alsine è stato il primo vino un Pantelleria Bianco DOC 2023 realizzato con i vitigni: Zibibbo 85% Viogner 15% Le uve vengono raccolta a mano in cassette nel periodo tra fine agosto inizio settembre ovvero quando hanno raggiunto il giusto rapporto tra il grado zuccherino e l’acidità. Una beva perfetta per aprire un pasto o accompagnare un buon primo a base di pesce, un po’ corto in bocca, ammalia però al naso, grazie a sua maestà il Viogner che regala sempre emozioni intense. In ordine sparso e dopo aver degustato un buon rosè ci soffermiamo a raccontarvi il re dei vini (per noi) della cantina: La Vipera! Perché il re? Perché un Nero D’avola in purezza così è difficile da trovare e perché ci ha conquistato per naso ed intensità alla beva. Abbiamo già detto che viene ottenuto da un solo vitigno (il Nero d’Avola) le uve vengono raccolta nella seconda/terza decade di ottobre, in cassetta rigorosamente a mano dopo un periodo di leggero appassimento in pianta. Nella stessa giornata vengono tutte lavorate in cantina. Le uve arrivate in cantina, leggermente appassite vengono accompagnate in serbatoi in acciaio. La macerazione dura circa 30 giorni alla temperatura controllata. Alla svinatura solo il mosto fiore e leggermente quello leggermente pressato vengono uniti in serbatoio più piccoli ove si avvia alla completa fermentazione malo lattica. Leggero passaggio in legno ed affinamento in bottiglia per 30 giorni.  Nel naso esplodono letteralmente cesti di frutta rossa, note di fragole e cassis, e poi quell’inconfondibile nota balsamica e speziata che lo rende armonico. In bocca mantiene le aspettative con un corpo deciso, molto persistente, leggermente tannico, un perfetto equilibrio sia per tannicità che per freschezza. Lo abbiamo accompagnato ad un’altra eccellenza della famiglia Scuderi presente alla serata la regina di tutte le carni italiane: “La chianina” della Tenuta La Fratta di Sinalunga una piccola ed affascinante cittadina nei pressi di Siena, potremmo parlare per pagine e pagine della bontà di questa carne, ma dobbiamo andare avanti e parlarvi degli ospiti d’onore con il quale abbiamo chiuso la serata: i passiti. Di tutti quelli degustati, vogliamo raccontarvi il Don Achille, un Passito di Pantelleria DOC 2014 ottenuto da Zibibbo in purezza. Le uve vengono fatte appassire in appositi appassitoi sfruttando solo il calore del sole. La raccolta è manuale e dopo circa tre/quattro settimane di appassimento naturale le uve destinate alla vinificazione nella propria cantina. Le prime uve arrivate in cantina, si avviano alla fermentazione alcolica ed una volta terminata le uve appassite vengono ulteriormente selezionate, e messe a macerare. Dopo 2 mesi di macerazione la parte liquida viene messo ad affinare in legno di rovere. Qui c’è poco da dire in termini organolettici è una pura esplosione in bocca ed al naso…il miglior modo di chiudere la serata di degustazione ed alla fine “La Vipera” non ci ha morso ed è tornata a dominare i mari cristallini di Pantelleria…e vissero tutti felici e contenti come del resto ogni fiaba che si rispetti deve finire.   Elisa Pesco        
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16 Marzo, 2025

Vecchie Terre di Montefili è Anfiteatro: il simbolo di un'eredità senza tempo

50 Anni di un vigneto straordinario: la leggenda di Anfiteatro Vecchie Terre di Montefili è Anfiteatro. Questo vino ha sempre rappresentato l’espressione più profonda dell’azienda, il simbolo di un viaggio iniziato nel 1975 con la piantumazione della sua prima vigna. Quest’anno, Montefili celebra con orgoglio il 50° anniversario di questo sito straordinario, testimone vivente di mezzo secolo di dedizione, cura meticolosa e rispetto assoluto per la terra. Un Vigneto che Racconta una Storia, un Ecosistema Vivo Adagiata a 500 metri sul livello del mare, la vigna di Anfiteatro è un luogo di rara bellezza e incredibile energia. Qui, le viti affondano le loro radici in suoli ricchi di Galestro, una composizione sassosa e ben drenante che favorisce la profondità e la complessità del vino.
Il microclima unico – con giornate calde tipicamente toscane e notti fresche – garantisce un Sangiovese di straordinaria finezza, equilibrio ed eleganza. Anfiteatro è molto più di un vigneto: è un ecosistema vivo, il cuore pulsante di Montefili. Simbolo della sinergia perfetta tra terra e vite, tra tradizione e visione, questa vigna è stata preservata con un rigoroso processo di selezione massale, per garantire che il suo patrimonio genetico venga tramandato intatto alle future generazioni. Un testimone di longevità e finezza, il Sangiovese di Anfiteatro resiste in modo eccezionale al passare del tempo. Degustare un’annata 2015 oggi significa scoprire un vino di grande profondità e struttura, mentre una 2008 svela un’evoluzione straordinaria, con sfumature complesse e stratificate—la prova dell’eccezionale capacità di invecchiamento di Anfiteatro. Serena Gusmeri, enologa di Vecchie Terre di Montefili. La vigna di Anfiteatro è un’eredità che curiamo con un’attenzione meticolosa: ogni ceppo viene seguito con scrupolo, nel rispetto della sua età e del suo equilibrio naturale. La nostra filosofia è quella di ascoltare la vigna e accompagnarla nel suo ciclo, senza forzature, per ottenere un Sangiovese che sia pura espressione del suo terroir.
Un Vino che guarda al Futuro. Anfiteatro non è solo un vino: è l’anima di Montefili, una testimonianza di passione che guarda avanti senza dimenticare le proprie radici. Con la sua struttura raffinata, acidità vibrante e profondità aromatica, Anfiteatro è un Sangiovese di potenza ed eleganza.
Le sue note di ciliegia nera matura, erbe selvatiche, violetta e spezie sottili si intrecciano armoniosamente, evolvendo nel tempo in un vino di straordinaria complessità. Con 50 anni di esperienza e dedizione, Vecchie Terre di Montefili continua il suo impegno per l’eccellenza, custodendo con orgoglio questo angolo straordinario del Chianti Classico. La storia di Anfiteatro non è solo un racconto del passato, ma una promessa per il futuro: affinché questo vino iconico resti un ambasciatore senza tempo del suo terroir. La Redazione  
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15 Marzo, 2025

A Calangianus torna la Fiera delle eccellenze enogastronomiche

Tutte le novità della terza edizione Calanginaus, Padiglione Fieristico EXPO 22-23 marzo 2025 Lunedì 24 marzo 2025  B2B per aziende del settore Torna a Calangianus la Fiera delle eccellenze R.E.T.E. (Ricerca Eccellenze Territoriali Enogastronomiche), l’evento dedicato a valorizzare le eccellenze enogastronomiche locali attraverso degustazioni, workshop tematici e dimostrazioni. La fiera giunge quest’anno alla terza edizione e si svolgerà con il patrocinio del Comune di Calangianus e grazie al contributo della ProLoco di Calangianus presso gli spazi del Padiglione Fieristico EXPO sabato 22 e domenica 23 marzo 2025. Lunedì 24 marzo la giornata sarà dedicata agli appuntamenti B2B per le aziende del settore. Dopo i significativi risultati dell’edizione dell’anno scorso, che ha registrato più di 3000 presenze e 40 aziende partecipanti, l’evento organizzato dall’associazione Behind the Drink, si ripropone con alcune novità significative. Ancora una volta Calangianus ospiterà il meglio del mondo produttivo da tutta la Sardegna. Cibo, vino, liquori saranno al centro di un viaggio tra le eccellenze locali durante il quale sarà possibile incontrare i produttori, conoscerne il lavoro, assaporarne e acquistarne i prodotti. La Fiera si contraddistingue per essere l’unico evento in Gallura interamente dedicato alla filiera della produzione enogastronomica ed artigianale e per offrire la possibilità ai visitatori non solo di degustare ma anche di acquistare direttamente dal produttore. R.E.TE. inizierà con il convegno tematico dedicato ad approfondire gli sviluppi contemporanei della produttività locale, previsto nell’aula consiliare del Comune. L’evento sarà arricchito da masterclass e convegni tematici durante i quali si potranno conoscere da vicino le fasi di produzione delle eccellenze o il loro utilizzo nella preparazione di piatti. Tra le novità la giornata dedicata agli appuntamenti B2B, aperta al solo personale del settore, in programma lunedì 24 marzo 2025. Le aziende partecipanti potranno incontrarsi e iniziare a dar vita a partnership e collaborazioni. La terza edizione di R.E.T.E., inoltre, vede un’importante collaborazione con il GAL Alta Gallura, che per l’occasione avrà una serie di postazioni dedicate per far conoscere i suoi progetti di valorizzazione del territorio e presentare le aziende da esso sostenute. Quest’anno, inoltre, Radio Sintony sarà la radio ufficiale dell’evento. Novità dell’edizione 2025 sarà l’app studiata appositamente per l’evento con molteplici funzionalità. I visitatori avranno a propria disposizione la mappa degli stand, le info sugli espositori, e un sistema per valutarli. Potranno inoltre trovare il programma dell’evento e iscriversi alle masterclass. L’applicazione sostituirà la tessera per il cashless, una scelta ecologica per rendere la fiera ancor più sostenibile. La Fiera R.E.T.E. vuole essere al passo con i tempi e più facilmente fruibile da un punto di vista pratico e logistico. Emanuele Biancu, project manager dell’evento. Pensiamo che il 2025 sarà un ulteriore anno di sviluppo e crescita per la fiera. Di anno in anno infatti perfezioniamo e innoviamo l’evento. L’obiettivo principale è sempre quello di promuovere e valorizzare le eccellenze del territorio e creare una rete tra produttori, rivenditori, personale horeca e distributori ma anche tra enti privati e pubblici. Piero Loriga e Lorenzo Manconi, ideatori dell’evento Nei primi due anni abbiamo visto come in tre giorni si possa creare un momento concreto per piccoli e medi produttori che li aiuta a sviluppare canali stimolanti di vendita e di partnership. Novità anche per quanto riguarda l’assegnazione dei premi per le migliori postazioni delle aziende, suddivise per categoria. R.E.TE. 2025 è organizzato grazie al patrocinio del Comune di Calangianus e il contributo della ProLoco di Calangianus, e in collaborazione con il GAL Gallura, il sostegno di sponsor quali Nieddu Trasporti e Silvio Carta. Radio Sintony è radio ufficiale dell’evento.   R.E.T.E. 2024. – Terza edizione della Fiera delle eccellenze enogastronomiche Calangianus, Padiglione Fieristico  EXPO, Via Dante Alighieri, 14 Sabato 22 marzo 2025 dalle ore 11.30:  fiera, convegno e workshop Domenica 23 marzo 2025 dalle ore 10.30: fiera e workshop Lunedì 24 marzo 2025: B2B per aziende del settore   Ulteriori informazioni: r.e.t.e.calangianus@gmail.com La Redazione
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15 Marzo, 2025

I Vini del Grande Vulcano

  I Vini del Grande Vulcano laziale è il titolo della manifestazione organizzata per il prossimo 22 marzo dalla Fisar Roma e Castelli Romani e che avrà luogo a Frascati. Obiettivo dell’evento è valorizzare e promuovere il vino del territorio a partire dal suo prodotto per antonomasia, il Frascati che, nella versione superiore, è una delle tre Docg della Regione Lazio. Un evento importante per un territorio conosciuto, storicamente, più per la capacità di produzione che per i suoi aspetti qualitativi e che invece ha in sé aspetti di caratterizzazione produttiva non facilmente riscontrabili su altri territori della nostra penisola. Ne è segno l’alta adesione da parte delle cantine che caratterizzano il territorio di Frascati e Castelli Romani: oltre 40 le realtà che esporranno nei banchi d’assaggio i propri vini e che caratterizzeranno la manifestazione a testimonianza di una presenza produttiva che negli ultimi dieci anni ha fatto della vinificazione di qualità un emblema di questo territorio che ha nelle sue caratteristiche geologiche un aspetto estremamente rilevante dal punto di vista della coltivazione vitivinicola. In un territorio nazionale, l’Italia, che ha una biodiversità se non unica al mondo almeno unica a livello europeo, una diversità di vitigni che non ha concorrenti nell’intero pianeta, la viticoltura di questa zona si fonda su un processo geologico che ne caratterizza le basi. L’area dei Castelli Romani e del Lazio più in generale si caratterizza perché testimonianza e frutto di una attività vulcanica primordiale che ne ha condizionato la realtà territoriale. I vitigni dell’aerale di Frascati e dei Castelli Romani si radicano nei resti di eruzioni vulcaniche di grande potenza e rilevanza capaci di rivoltare e portare in superficie le presenze minerali e molecolari presenti nel nocciolo del nostro pianeta. Sulle “caldare” di questo Grande Vulcano posano le radici dei vitigni del Lazio e in particolare di Frascati e dei Colli Romani. All’attività geologica della Terra primordiale, ma anche a quella attuale, dobbiamo la fertilità del nostro pianeta e, in parte concorrente, alla vita. La capacità del genere umano di affinare la cultura del fare, in questo caso del vinificare, non sarebbe in grado di sostituirsi a questa ancestrale realtà che è il nostro territorio. È con queste premesse, questa volontà di far conoscere, che nasce I vini del Grande Vulcano laziale, perché si possano apprezzare al meglio i prodotti, conoscendone le premesse. Ad aiutare a comprendere questa realtà la Masterclass del sommelier Francesco Radiciotti che vi accompagnerà alla scoperta del Luna Mater di Fontana Candida. Il “Luna Mater” è un vino simbolo del recupero della grande tradizione vitivinicola del Frascati. Dalla selezione dei vigneti, tutti con un’età media di oltre cinquant’anni, alla vendemmia, rigorosamente manuale e cadenzata nel tempo in base al perfetto grado di maturazione di ogni vitigno. La masterclass ci proporrà una verticale di questo prodotto proponendo le vendemmie 2021, 2019, 2017, 2015, 2012, 2008 a dimostrazione che il Frascati Superiore Docg non è esclusivamente un vino da “pronta beva”, ma è capace di affinare nel tempo e di reinventarsi con il passare degli anni. I Vini del Grande Vulcano Laziale, sabato 22 marzo, Mura del Valadier, Frascati H 14.00 presentazione alla stampa (ingresso gratuito alla manifestazione previa registrazione a prenotazioni@fisar-roma.it specificando la testata) h.15-22 apertura banchi d’assaggio h 15.00-17.00 Masterclass Luna Mater (ingresso gratuito alla stampa previa indicazione in fase di accredito e fino esaurimento posti) Per maggiori informazioni www.fisar-roma,it La Redazione
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Il vino per la festa del papà? Il Fornetto 2023 di Cavazza, l'identità dei Colli Berici Arrow Right Top Bg

13 Marzo, 2025

Il vino per la festa del papà? Il Fornetto 2023 di Cavazza, l'identità dei Colli Berici

Un rosso Doc che, con le sue note avvolgenti, è un’emozione da condividere La Festa del Papà è un’occasione speciale, un momento per celebrare l’affetto e la gratitudine verso una figura che spesso esprime amore più con i gesti che con le parole. E quale modo migliore per festeggiarlo se non con un vino capace di evocare calore, eleganza e tradizione? Cavazza propone il Fornetto Rosso Colli Berici Doc 2023, un rosso intenso e avvolgente, ideale da regalare o da stappare per un brindisi in famiglia. Dall’annata 2023 il Fornetto ha acquisito una nuova identità diventando Rosso Colli Berici Doc, dopo essere stato a lungo Rosso Veneto Igt. Una scelta che rafforza il legame con il territorio, valorizzando le peculiarità di una zona da sempre vocata alla viticoltura I vigneti della famiglia, esposti a sud e caratterizzati da un terreno calcareo, donano al vino un profilo ricco e strutturato, con sfumature uniche che raccontano la storia e la passione di generazioni. Il Fornetto 2023 nasce da un blend raffinato: 60% Merlot, 25% Tai Rosso e 15% Syrah. Le uve, selezionate e raccolte a mano, subiscono una macerazione accurata per estrarre al meglio aromi e struttura. L’affinamento in legno per sei mesi conferisce al vino una profondità aromatica che si traduce in un bouquet speziato e complesso, un colore rubino intenso e un sorso morbido ed equilibrato. Con una gradazione di 13,5%, questa etichetta si rivela un compagno ideale per i momenti di condivisione e convivialità: un vino che parla di famiglia, di radici e di calore. Perfetto da abbinare a piatti di carne, formaggi stagionati o semplicemente da gustare in buona compagnia, il Fornetto 2023 è l’espressione autentica di un territorio e del sapere artigianale della famiglia Cavazza. Il brindisi per Festa del Papà? È con il Fornetto Rosso Colli Berici Doc 2023 – forte, elegante e avvolgente – più di un vino, è un’emozione da condividere, che racchiude in sé l’essenza dell’amore paterno.   La Redazione
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13 Marzo, 2025

Per i distributori il fine guerra in Ucraina aumenterebbe l'export del 20%

Edoardo Freddi International: ‘Forte potenziale di crescita anche nei paesi limitrofi come Bielorussia, Kazakistan e Azerbaigian (+30%)’   La prospettiva di una pace duratura tra Ucraina e Russia potrebbe rappresentare un’importante opportunità per il settore vinicolo italiano, favorendo una significativa ripresa delle esportazioni verso questi mercati. Secondo i dati dell’Osservatorio EDOARDO FREDDI INTERNATIONAL sui trend dell’export di vini italiani nel mondo, la fine della guerra favorirebbe un incremento dell’export del 20% nel giro di pochi mesi. Prima del conflitto, nel 2021, l’Italia esportava vino in Russia per un valore di 345 milioni di euro, registrando un incremento del 18% rispetto all’anno precedente, mentre le esportazioni verso l’Ucraina ammontavano a 56 milioni di euro, con una crescita del 200% negli ultimi cinque anni. Durante il conflitto, nonostante le difficoltà logistiche e le sanzioni, le esportazioni di vino italiano verso la Russia hanno mostrato resilienza. Nel 2022, le esportazioni sono cresciute di circa il 15%, con i vini frizzanti che hanno rappresentato oltre la metà delle vendite. Tuttavia, l’Ucraina ha subito una contrazione delle importazioni di vino italiano, con una diminuzione del 35,5% nel 2022, attestandosi a 35,8 milioni di euro. Con la fine del conflitto, secondo EFI, prima realtà italiana di export management del settore vinicolo, la domanda tornerà a crescere rapidamente, consentendo all’Italia di riconquistare le quote di mercato perse e rafforzare la propria presenza nell’Europa orientale. Oltre a Russia e Ucraina, la stabilizzazione dell’area potrebbe generare un effetto positivo anche su mercati limitrofi che, negli ultimi anni, hanno dimostrato un forte potenziale di sviluppo. Bielorussia: pur essendo un mercato più piccolo, ha registrato una crescita costante e secondo Osservatorio EDOARDO FREDDI INTERNATIONAL sui trend dell’export di vini italiani nel mondo potrebbe espandersi a un ritmo del 20-25% annuo. Kazakistan: la sua economia in forte espansione ha portato a un incremento delle importazioni di vino italiano del 25% negli anni pre-conflitto. Azerbaigian: emergente come destinazione per i vini di fascia premium, con un potenziale stimato tra 10 e 15 milioni di euro annui. Edoardo Freddi, ideatore dell’Osservatorio EDOARDO FREDDI INTERNATIONAL sui trend dell’export di vini italiani nel mondo, ha così commentato: “Tuttavia, la ripresa delle esportazioni non sarà immediata né priva di sfide. Le aziende italiane dovranno affrontare la ricostruzione delle reti di distribuzione, in parte smantellate a causa della guerra, e adattarsi a nuove normative doganali e sanitarie che potrebbero emergere nel periodo post-bellico. Inoltre, la concorrenza con produttori francesi e spagnoli sarà ancora più intensa, con una corsa generale alla riconquista delle quote di mercato. Per avere successo in questo scenario in evoluzione, le aziende vinicole italiane dovranno puntare su flessibilità nei formati, capacità di adattarsi ai gusti locali, e strategie di marketing digitale innovative per riconnettersi con i consumatori e rafforzare la propria posizione nei mercati chiave. Un approccio strategico e dinamico potrebbe trasformare la ripresa in una vera opportunità di crescita per il vino italiano a livello internazionale”. La Redazione
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13 Marzo, 2025

ProWein 2025: il vino siciliano vince le sfide globali con la qualità

  Dal 16 al 18 Marzo appuntamento a Düsseldorf. L’Europa è il principale mercato di esportazione per il 95.7% delle imprese di Assovini Sicilia Giunta alla trentunesima edizione, ProWein, la più importante fiera al mondo di vini, distillati e bevande alcoliche con sede a Düsseldorf, si conferma un appuntamento strategico. Un gruppo di sei aziende associate Assovini sarà presente nell’Area Sicilia gestita dall’Irvo (Istituto regionale del vino e dell’olio). Anche nel 2025 alla ProWein sarà rappresentata la grande varietà dell’industria internazionale dei vini e dei liquori. Con il motto “Discover the Taste of Tomorrow“, dal 16 al 18 marzo, i padiglioni dell’ente fieristico Messe Düsseldorf ospiteranno circa sei mila espositori e quattrocento aree vitivinicole, oltre 50.000 professionisti del settore del vino e dei liquori provenienti da tutto il mondo e sessanta paesi rappresentati. In programma il 17 marzo alle ore 11:30 (Hall 16/F69 IRVO), la conferenza stampa sul progetto Innonda, lo studio sulle strategie enologiche per la produzione sostenibile ed innovativa del vino Nero d’Avola, promosso in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e quattro aziende associate Assovini Sicilia. Nonostante le sfide globali che riguardano anche il mondo vitivinicolo, il mercato estero rimane una destinazione strategica per le imprese associate. Secondo il report dell’Università di Messina che ha coinvolto le aziende di Assovini Sicilia, l’Europa si conferma il principale mercato di esportazione per il 95.7% delle imprese, sottolineando la forte integrazione del vino siciliano nel continente. Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia. Per le nostre aziende, la fiera ProWein rappresenta un’occasione importante di confronto e un’opportunità commerciale unica. Il nostro obiettivo è di continuare a promuovere la qualità dei nostri vini nel mercato estero, oggi minacciato dalla scure dei dazi e dalla flessione dei consumi. Il vino siciliano può vincere le sfide globali solo con la qualità e la varietà che contraddistingue la nostra produzione vitivinicola. La lista delle aziende associate e presenti nell’area Sicilia (Hall 16/F69 IRVO): Alessandro di Camporeale, Baglio di Pianetto, Baglio Oro, Feudo Solaria, Firriato, Tenute Nicosia. La lista delle aziende di Assovini Sicilia presenti alla ProWein: Cusumano, CVA Canicattì, Donnafugata, Duca di Salaparuta, Gorghi Tondi, Musita, Planeta, Rallo, Cantine Settesoli, Dei Principi di Spadafora, Cantine Pellegrino.   La Redazione
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Andreola conquista il Best of show Prosecco al prestigioso Mundus Vini 2025 Arrow Right Top Bg

12 Marzo, 2025

Andreola conquista il Best of show Prosecco al prestigioso Mundus Vini 2025

  Nuovo prestigioso riconoscimento per Dirupo Valdobbiadene DOCG Brut 2023 di Andreola, che si è aggiudicato il titolo di Best of Show Prosecco al Mundus Vini Spring Tasting 2025, tra le competizioni enologiche più rinomate a livello internazionale. Organizzato in Germania da Meininger Verlag GmbH, Mundus Vini premia ogni anno le eccellenze del panorama vitivinicolo mondiale, valutando i vini in concorso attraverso un’attenta degustazione da parte di una giuria di esperti. Il titolo di Best of Show viene assegnato esclusivamente al vino che ha ottenuto il punteggio più alto nella sua rispettiva categoria, decretandone l’assoluta qualità e distintività. Stefano Pola, titolare della cantina Essere riconosciuti in un contesto così prestigioso non è solo un traguardo, ma uno stimolo a continuare su questa strada con ancora più determinazione. Mirco Balliana enologo dell’azienda Questo premio rappresenta un’importante conferma del valore del Valdobbiadene DOCG e della nostra costanza. Il Valdobbiadene DOCG è frutto di un lavoro meticoloso in vigna e in cantina, dove ogni scelta è guidata dal rispetto per il territorio e dalla ricerca della massima espressione qualitativa. Il Dirupo Valdobbiadene DOCG Brut 2023, espressione dell’eleganza e della finezza che caratterizzano il Valdobbiadene DOCG, si conferma dunque come una delle referenze di punta del Valdobbiadene DOCG, ribadendo la capacità della cantina Andreola di valorizzare al massimo il proprio territorio. La cerimonia ufficiale di premiazione si terrà in occasione di ProWein 2025, domenica 16 marzo alle presso lo stand di Meininger Verlag (Padiglione 4 / A52), dove verrà consegnato il riconoscimento. Con questo premio, Andreola continua a portare avanti la sua visione di Valdobbiadene Docg, espressione autentica del territorio, tra tradizione, ricerca e una costante tensione verso l’eccellenza.   www.andreola.eu https://www.instagram.com/andreola_valdobbiadenedocg/?hl=it La Redazione  
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12 Marzo, 2025

Viti dimenticate: la sfida dei produttori biodinamici Demeter per recuperare le radici del vino è anche culturale

  Il recupero dei vitigni autoctoni rappresenta un aspetto fondamentale per la valorizzazione del territorio e la tutela della biodiversità. Queste varietà, frutto di secoli di adattamento all’ambiente circostante, custodiscono l’identità culturale e agronomica delle regioni vinicole italiane e salvaguardarle non significa solo preservare la storia del vino, ma anche offrire un modello di agricoltura sostenibile, resiliente ai cambiamenti climatici. Per questa ragione i vignaioli biodinamici Demeter si impegnano nel recupero dei “vitigni dimenticati”, spesso a rischio d’estinzione. E lo fanno anche nell’ambito delle Comunità biodinamiche regionali, come nel caso dell’Emilia-Romagna, dove le antiche vigne divengono simbolo della storia delle comunità locali. Copyright: Eva Wolf Il tema è stato affrontato durante un incontro organizzato da Demeter Italia nell’ambito della Slow Wine Fair, dal titolo “Viti dimenticate: la passione dei vignaioli biodinamici Demeter recupera le varietà autoctone”. L’appuntamento – moderato da Michele Lorenzetti, enologo, viticoltore e consulente in viticoltura biodinamica – ha visto protagonisti produttori certificati Demeter impegnati nella riscoperta e nella valorizzazione del patrimonio vitivinicolo italiano. Gli esperti di viticoltura biodinamici si fanno dunque portavoce di un percorso per il recupero di vitigni storici. Il valore della biodiversità in viticoltura Francesco Bordini, agronomo e vignaiolo biodinamico, titolare di Villa Papiano Modigliana (FC), parla delle vigne antiche come vere e proprie “Arche di Noè” per la conservazione del germoplasma antico e locale. In modo particolare si sofferma sulle vigne pre-fillossera capaci di difendere la biodiversità genetica: Dalla crisi della fillossera, avvenuta oltre un secolo fa –molte varietà sono andate perdute. Oggi, recuperare e reintrodurre queste varietà significa garantire stabilità ai vigneti, resistenza ai cambiamenti climatici e una maggiore complessità nei vini La storia della viticoltura italiana dimostra inoltre come il concetto di mono-varietale sia relativamente recente perché, in passato, vitigni come il Trebbiano, il Ciliegiolo o il Negretto venivano coltivati insieme, creando blend naturali che contribuivano all’equilibrio del vino. Queste varietà, un tempo trascurate per la loro scarsa resa alcolica oggi tornano di grande attualità, permettendoci di produrre vini con un minore tenore alcolico senza interventi artificiali. In più, i vitigni autoctoni si sono già adattati al loro ambiente naturale e richiedono meno trattamenti, contribuendo a una viticoltura più sostenibile. Copyright: Yool GmbH & Co. KG Un’eredità culturale da preservare Danila Mongardi, vignaiola e titolare dell’azienda agricola “Al di là del Fiume” di Marzabotto (BO), ricorda come nell’Ottocento la sola area bolognese contasse oltre 80 varietà autoctone, molte delle quali scomparse a causa della fillossera. Recuperare questi vitigni significa ridare voce alla nostra storia e alle nostre radici contadine. L’Albana e la Barbera erano il cuore della viticoltura locale, affiancate da ecotipi minori come Montuni, Aglionza e Sciaslà, che donavano aromi unici ai vini. Ripartire da queste varietà significa anche riscoprire un legame profondo con il territorio e anche con noi stessi, perché essendo piante in grado di crescere e prosperare nel proprio ambiente anche di fronte alla difficoltà, hanno qualcosa da insegnarci. Copyright: Yool GmbH & Co. KG La prospettiva economica: un’opportunità di mercato Secondo Paride Benedetti, agronomo e vignaiolo, titolare della Tenuta Santa Lucia di Mercato Saraceno (FC), il recupero delle varietà locali è un tema interessante per la sostenibilità economica, perché il recupero di varietà locali può rappresentare un valore aggiunto per il mercato del vino. Un vitigno autoctono non ha concorrenza. Presentarlo all’estero significa offrire un prodotto unico, con una forte identità territoriale e una capacità distintiva sul mercato. Nel Cesenate Benedetti si è impegnato per recuperare il vitigno “Famoso” (Famous), un’antica varietà a bacca bianca che dopo anni di oblio è stata riscoperta e valorizzata con successo. L’impegno dei viticoltori biodinamici nel recupero delle varietà autoctone si basa su una filosofia agricola che privilegia il rispetto della terra e la riduzione dell’intervento umano in vigna, promuovendo un modello collettivo che valorizzi le peculiarità di ogni area e garantisca un futuro più resiliente e sostenibile per la viticoltura. Giovanni Buccheri, Direttore di Demeter Italia Il terroir è fatto di uomini. Conservare le varietà autoctone significa custodire la nostra storia, il nostro paesaggio e la nostra cultura. La viticoltura biodinamica non è solo un metodo agricolo, ma una visione olistica che ci permette di interpretare la complessità della natura e di valorizzare le caratteristiche uniche dei nostri vitigni.   La Redazione
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