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Torre Rosazza. Finezza e Tempo Arrow Right Top Bg

2 Luglio, 2026

Torre Rosazza. Finezza e Tempo

  Se c’è chi chiede tutto e subito, è bene conservare il valore dell’attesa. È la lezione di Torre Rosazza, nei Colli Orientali del Friuli, dove Friulano e Pinot Grigio raccontano come il tempo possa diventare un ingrediente invisibile, capace di amplificare finezza, profondità e memoria del territorio.   Locus iste, quem vides, colitur ab hominibus prudentibus, qui norunt quid sibi quisque debeat.
Seneca, Epistulae Morales, VIII Un nome, un destino Rosa in latino è la rosa, ma rosaceus è ciò che ha il colore della rosa, il tono del laterizio antico, l’incarnato di un tramonto sui colli di ponente. La torre che dà il nome a questa tenuta non è un simbolo scelto a tavolino per fare marketing: è pietra viva, medievale, riportata alla luce nel 2018 durante un restauro che ha restituito al mondo degli affreschi che nessuno sapeva esistessero. Il merlato è riemerso come un segreto sepolto nel calcare, e questa è già una storia degna di un romanzo. Amo le aziende che hanno uno strato nascosto. Quelle dove scavi e trovi ancora qualcosa. L’antico complesso, già fortilizio medievale in località Poggiobello, sorge a poca distanza dall’Abbazia di Rosazzo, fondata nel IX secolo dai monaci agostiniani, ai quali si devono le prime attività di coltivazione della vite e dell’ulivo in questa parte della regione.  Prima i monaci, poi la pietra merlata, poi il vino. Un filo sottilissimo che lega il Medioevo a una masterclass con Riccardo Cotarella che guida una verticale di Pinot Grigio e Friulano come se stesse dirigendo un quartetto d’archi. Il Leone Alato e l’imprenditore che scommette Igor Boccardo non è un uomo che si siede comodamente sui numeri. Quando parla del gruppo Leone Alato del quale è amministratore delegato, sedici mila ettari divisi tra l’anima agricola di Genagricola 1851 e le cinque tenute vitivinicole disseminate in quadro diverse regioni, lo fa con la precisione dell’ingegnere e con qualcosa di più difficile da classificare: una tensione verso il futuro che assomiglia a una scommessa lucida. Cinque cantine. Torre Rosazza nei Colli Orientali del Friuli, Costa Arente in Valpolicella, Duemani in Toscana, Brico dei Guazzi nel Monferrato, Tenuta Sant’Anna ad Annone Veneto. Un gruppo che presidia con rigore i territori del vino italiano senza mai rinunciare a una visione di qualità assoluta. La cifra vera di questo progetto imprenditoriale non è la grandezza del perimetro. È semmai la consapevolezza che il territorio è il valore non copiabile. Che il suolo non si carica su un camion e non si spedisce. Boccardo porta convinamente avanti due pilastri di sostenibilità che non sono slogan. Il primo è la decarbonizzazione: il gruppo è stato infatti una tra i primi in Europa a certificare un obiettivo Net Zero al 2040. Il secondo, più sottile e più rivoluzionario, è la biodiversità misurata. Sensori che contano gli insetti, riconoscono i lombrichi nel suolo grazie all’intelligenza artificiale, mappano l’avifauna e i mammiferi delle tenute. Nelle proprietà friulane sono stati avvistati (e hanno persino figliato) gli sciacalli dorati. Un tempo spia di ecosistemi compromessi, oggi indicatore di un habitat che prospera. Esiste una vecchia idea, cara alle avanguardie del Novecento, che l’arte e la natura si oppongano. Il vino, quando è fatto così, dimostra il contrario. Un suolo sano produce un’uva sana e un’uva sana è la premessa di tutto il resto. Il territorio: la ponca, i ronchi e il Friuli di frontiera Il Friuli è una terra di confine e di avamposto, forte e piena di contrasti.  Basta guardare una mappa per capirlo: le Alpi Giulie a nord, il golfo di Grado a sud, il Natisone che scende verso la pianura, il Collio che sfuma verso la Slovenia. Torre Rosazza è incastonata esattamente in questo punto di tensione geografica, su quella che Giovanni Casati, direttore tecnico delle Tenute del Leone Alato, definisce come “l’ultima collina prima della pianura”. Il termine frontier in inglese porta con sé una doppia valenza: confine, ma anche frontiera aperta, territorio da esplorare. Il Friuli dei Colli Orientali è entrambe le cose. Qui i vitigni si sono incrociati per secoli. Da una parte gli autoctoni come la Ribolla Gialla, il Friulano, lo Schioppettino, il Picolit. Dall’altra, gli internazionali arrivati con i Francesi a metà Ottocento. Non c’era nessuno che potesse tracciare una linea netta tra ciò che è “di qui” e ciò che “viene da fuori”. Il Friulano stesso, considerato il vitigno emblema della regione, è arrivato insieme al Pinot Grigio nell’Ottocento. Ha trovato però questo suolo e non l’ha più lasciato. Il suolo. La ponca. Una stratificazione di marna argillosa alternata a strati di arenaria, ricca di minerali e povera di sostanza organica. Un terreno che si sgretola facilmente, che costringe l’uomo a inventare i terrazzamenti, i ronchi, per tenerlo fermo. Sono proprio i ronchi il paesaggio di Torre Rosazza: colline pettinate come spartiti musicali, dove ogni filare è una nota tenuta a fatica sul pendio. Solo che non è una decorazione. È necessità fisica che è diventata identità culturale. Le radici che penetrano nella ponca alla ricerca dell’acqua trattenuta dall’argilla, le brezze del mare Adriatico che arrivano da sud, le Alpi Giulie che fermano i venti freddi da nord: tutto in questo angolo di Friuli converge verso un equilibrio che non puoi progettare a tavolino. Puoi solo riconoscerlo, rispettarlo, tradurlo in bottiglia. Finezza e tempo. La masterclass Il titolo scelto da Giovanni Casati per la degustazione, “Torre Rosazza: verticali di finezza e tempo”, è di quelli che non si dimenticano subito. Cotarella lo ha citato più volte, compiaciuto. Ha ragione: è un titolo che porta dentro di sé l’intera filosofia di Torre Rosazza. La finezza come vocazione stilistica. Il tempo come argomento da dimostrare, non da dichiarare. La struttura della degustazione era volutamente capovolta: le Riserve prima dei vini classici, le annate più giovani prima delle più vecchie. Un percorso non cronologico ma pedagogico, costruito per mostrare cosa succede quando si dà al vino ciò che il vino chiede. Tempo. Pinot Grigio. Il più famoso, il meno compreso. Cotarella lo ha detto senza giri di parole: il Pinot Grigio è probabilmente il vitigno bianco più frainteso al mondo. Secondo vino più venduto negli Stati Uniti dopo il Prosecco, replicato in ogni latitudine d’Italia con risultati che vanno dall’ottimo al banalissimo, è diventato nei decenni una parola svuotata di contenuto. Torre Rosazza ha scelto un’altra strada. Niente ramato, niente macerazioni lunghe, niente estremismi di nessun tipo. Una vinificazione che rispetta il carattere dell’uva. La buccia colorata porta con sé un tannino impercettibile, una certa corazza olfattiva, una tendenza a manifestarsi lentamente. Oltre che una resa in vigna che punta alla qualità invece che alla quantità. Bandaros Pinot Grigio Riserva Friuli Colli Orientali DOC 2023 Al naso è ancora giovane, espansivo, fresco. Non grida. Ha una profondità che richiede attenzione. Un senso di floreale che sa di frutta non ancora sbocciata. Sono le erbette quelle che dominano. La salvia, la menta, il sambuco. In bocca domina la piacevolezza tipica del vitigno, con quel leggero retrogusto di mandorla che è la firma della Ponca friulana. Quasi cicciotto ma meno prezioso mancando l’idrocarburo. È un vino ancora in costruzione, muscoloso, a cui il tempo darà l’equilibrio che già promette. Mi è venuta in mente la canzone di Francesco De Gregori “La leva calcistica della classe ’68” Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette,
questo altro anno giocherà con la maglia numero sette Bandaros Pinot Grigio Riserva Friuli Colli Orientali DOC 2022 L’annata ha portato le sue difficoltà: un’estate torrida, poi le piogge di fine agosto. È logico che il vino le porti nel corpo. Più sottile del 2023, con un’acidità più espressa, note balsamiche che percorrono il profilo olfattivo aprendo ai frutti tropicali, alla mineralità, al pompelmo e alla mandorla. Poi in bocca è tagliente, vegetale, con il limone che spicca sapidamente. Eleganza nervosa, da attendere o da bere subito. Dipende. Dipende da cosa si cerca in un vino. In questo io ho amato particolarmente la verticale pulizia, la non lunghissima persistenza, la capacità di farti dire “porca miseria”! Bandaros Pinot Grigio Riserva Friuli Colli Orientali DOC 2021 Qui il tempo ha fatto il suo lavoro. Cotarella lo ha descritto con un’immagine perfetta: un quadro in cui non si identifica nulla di separato, ma tutto parla insieme. La pesca, la pera, il biancospino, il gelsomino: nessuno domina, ma domina tutto. Armonia olfattiva e gustativa, dolcezza che non è dolcezza ma equilibrio tra acidità e sostanza. Resterà impresso. Mi ha intrigato la fine citrosità, l’idrocarburo interessante, la mineralità quasi salata che persiste a lungo. La nota di mandorla nel finale che qui diventa preziosa piuttosto che appuntita. Un vino che suggerisce giornate ventose, limoni acerbo, il sale che arriva sul palato. Dopo. Un vino verticale ma con la capacità di pulire la bocca in maniera incredibile.  Pinot Grigio Friuli Colli Orientali DOC 2018 Il vino che ha convinto l’azienda a fare le Riserve. Otto anni, niente legno, niente macerazione. Il colore è un giallo dorato con riflessi ancora vivi. Il naso è esattamente quello che ti aspetti dai grandi bianchi invecchiati: profondità, armonia, qualcosa di antico che non è stanchezza. È il modello ideale di longevità non costruita ma guadagnata sul campo. Pinot Grigio Friuli Colli Orientali DOC 2022 Paradossalmente più aperto e più espressivo della sua Riserva coetanea: al naso è ricco, pieno, immediato, con un carattere varietale che si manifesta senza reticenze. In bocca ha peso e presenza, una certa rotondità che lo rende soddisfacente nell’istante. È un vino realizzato per dare tutto e subito: vigneto diverso, nessuna criomacerazione, produzione pensata per la beva nel breve termine. Devo dire che lo fa con onestà. Non sognerà mai la longevità di una Riserva, ma non è questo che gli si chiede. Nella sua immediatezza dichiarata, c’è una forma di coerenza che vale. Pinot Grigio Friuli Colli Orientali DOC 2024 Il più giovane della batteria. Si sente ma va bene così perché non cerca la complessità ne la simula. Ha un carattere preciso e definito, una finezza molto spinta che si traduce in un’acidità vivace, quasi provocatoria: in bocca fa salivare con una generosità che è già un invito al sorso successivo. Non è un vino esplosivo e non vuole esserlo. È solo (e non è poco) fragranza, pulizia, piacevolezza immediata. Un bianco che non impegna ma non delude, pensato per essere bevuto, ora, nel fiore dei suoi anni. Friulano. Il vitigno che non perdona e non dimentica. Se il Pinot Grigio è il cosmopolita della famiglia, il Friulano è il friulano. Radicato. Esigente. Sensibilissimo al territorio. Molto più sensibile ai cambiamenti di esposizione e di suolo rispetto a qualsiasi altro vitigno della tenuta. Cotarella è categorico: il Friulano è uno dei vitigni più influenzati dal territorio che conosce, in qualunque zona d’Italia. Il cru Masiero, alle spalle del Colle di Santa Caterina, è prodotto da un vigneto composto da quattro cloni, frutto di una selezione massale delle migliori vigne di tutta l’azienda.  Ponca pura, esposizione nord-est, altitudine superiore rispetto ai vigneti del Pinot Grigio. Un vigneto che chiede sole e lo riceve dalla parte giusta. Masiero Friulano Friulano Riserva Friuli Colli Orientali DOC 2023 Giovane, quasi infantile nel vocabolario di Cotarella: “tre o quattro anni, una vita davanti”. Il profilo è suadente, più rotondo del Pinot Grigio nonostante la sua totale verticalità. Sarà la giovane età che vi devo dire. Le note sono di mela verde e fiori di sambuco; di erba tagliata e di agrume. In bocca si percepisce appena quella sensazione idrocarburica-vegetale che è la firma evolutiva del Friulano: ancora larvale, ancora nascosta, ma già presente. Masiero Friulano Friulano Riserva Friuli Colli Orientali 2022 L’annata sottile si fa sentire anche qui, ma con minor intensità rispetto al Pinot Grigio. La varietà copre le debolezze stagionali anche se rimane un certo grado di leggerezza, di forza sommessa. Come se non si avesse voglia, o forse ancora la forza, di spingere. Le note balsamiche e minerali sono in evidenza quel carattere nervoso di un ragazzo che deve ancora farsi tanto che il finale, amarognolo, dichiara al mondo di dover aspettare. Forse arriverà. Anzi, sicuramente arriverà. Solo che occorre del tempo.  Masiero Friulano Friulano Riserva Friuli Colli Orientali 2021 La meraviglia. Un’onda che avanza senza fare schiuma, senza rivoluzioni. Morbidezza e freschezza in perfetto equilibrio, velluto in bocca, naso e palato saturi di qualcosa che non sai nominare ma che riconosci. Il 2021 in Friuli è stato un’annata straordinaria e la complessità di questo vino la evidenzia a pieno. La mandorla salata, il limone antico, la mineralità che fa pensare al mare vicino. Un vino che si espande e si assottiglia allo stesso tempo e che alla temperatura giusta diventa pastoso e ammaliante. Ha la qualità dei grandi bianchi di Borgogna senza volerla imitare: è semplicemente se stesso.   Friulano Friuli Colli Orientali DOC 2018 Il colore è un giallo paglierino che ha perso ogni sfumatura verdognola e si è orientato verso il dorato, ancora luminoso, ancora vivo. Un’evoluzione cromatica che anticipa ciò che il naso confermerà. Il 2018 è un vino che ha trovato la sua strada senza fretta. Gli idrocarburi vegetali sono presenti facendo registrare quella nota che nei grandi bianchi invecchiati diventa firma. La componente balsamica dosata e la spiccata mineralità attraversano l’intero profilo olfattivo. La mela verde c’è, ma resta sullo sfondo, scalzata da sentori che guardano verso la frutta tropicale matura. Il bouquet è ampio, più che complesso: fine, elegante, costruito su una coerenza interna che non cerca l’effetto ma lo ottiene. In bocca è fresco, secco, verticale. Gli agrumi e i minerali dominano il sorso. La bocca resta pulita in modo quasi insolito per un vino di questa età: nessuna stanchezza ossidativa, nessun cedimento. La persistenza è lunga. Abbastanza da richiedere abbinamenti pensati, perché il vino non lascia spazio all’approssimazione. Un bianco che a sette anni dall’annata ha ancora molto da dire. Friulano Friuli Colli Orientali DOC 2019 Un anno di differenza, un vino completamente diverso. Stesso vitigno, stessa Ponca, altra storia. Se il 2018 è rimasto fedele a se stesso: elegante, verticale, minerale; il 2019 ha imboccato una direzione che sorprende e affascina in egual misura. Il naso è denso, burroso, quasi opulento. Vaniglia, burro, arachidi, rosmarino: una famiglia di sentori che non ti aspetti da un Friulano, eppure qui non risulta forzata. La noce moscata compare e scompare. Sotto tutto c’è qualcosa che ricorda un caramel cremoso, dolce non per zucchero ma per texture olfattiva. Un bouquet molto intenso, costruito su strati che si sovrappongono invece di allinearsi. In bocca la differenza si fa ancora più netta. Dove il 2018 tagliava verticalmente, il 2019 si espande, si apre, riempie la bocca con una pastosità cremosa che porta con sé spezie e frutto. Meno fresco del precedente, con un finale mandorlato che si fa lentamente spazio. La mineralità c’è, ma è la base strutturale di un edificio che ha alzato molto le pareti. La persistenza è lunga anche qui, ma diversa. Più avvolgente, meno tagliente. Friulano Friuli Colli Orientali DOC 2023 Un colore più carico della coetanea Riserva. Al naso sorprende. Più aperto, più ricco, più immediato della sua Riserva gemella. Un paradosso solo apparente, perché senza la protezione della criomacerazione e della struttura superiore della Riserva, il Friulano si manifesta prima e senza filtri. Il risultato è un profilo olfattivo generoso, varietalmente esplicito, che non lascia dubbi su cosa stai bevendo. In bocca è un’irruzione. Il carattere del Friulano si esprime con una forza quasi provocatoria: frutto, mineralità, quella vena agrumata che è il filo conduttore di tutta la gamma. Non c’è la mediazione che il tempo e la struttura della Riserva ancora devono compiere. Con tempo nel bicchiere, si ammorbidisce, diventa più armonioso, meno spigoloso: un segnale preciso di potenziale evolutivo. Un vino che dà molto adesso e promette di dare ancora, a chi ha la pazienza di aspettarlo. Dallo stesso vitigno, sullo stesso suolo, tre annate hanno prodotto tre vini che si riconoscono come fratelli solo da lontano. Il 2018 ha custodito la finezza. Il 2019 ha scelto la ricchezza. Il 2023 l’armoniosità. Dimostrano che il Friulano, quando invecchia su Ponca, non si ripete mai. Cosa rimane Alla fine di una verticale come questa, con sei vini di Pinot Grigio e sei di Friulano che si confrontano attraverso le annate, rimane qualcosa di difficile da sistematizzare. Rimane l’evidenza che il tempo non è un nemico dei bianchi friulani. Rimane la certezza che la Ponca è un suolo che non perdona le approssimazioni ma premia la pazienza. Rimane la figura di Cotarella che porta un bicchiere alla luce, lo osserva, e dice: “Vorrei durare io quanto dura questo vino.” Torre Rosazza è un luogo che custodisce cose emerse dall’oblio: affreschi medievali, vitigni antichi, terrazzamenti che gli uomini hanno costruito per tenere fermo un suolo fragile. Ha la qualità dei posti che sanno aspettare. Come i suoi vini migliori.   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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Buonissimi 2026, raccolti 268.845 euro nell’evento di beneficenza legato alla lotta ai tumori pediatrici Arrow Right Top Bg

2 Luglio, 2026

Buonissimi 2026, raccolti 268.845 euro nell’evento di beneficenza legato alla lotta ai tumori pediatrici

  Una cifra che conferma il risultato straordinario in Campania per l’evento Buonissimi dell’Associazione OPEN OdV, organizzato da Paola Pignataro e Silvana Tortorella in favore della ricerca scientifica.     Il 22 giugno la lunga darsena ha vissuto l’arrivo di migliaia di presenze per conoscere i protagonisti della manifestazione, uniti dalla solidarietà verso i più piccoli e indifesi: quasi 300 postazioni tra cuochi e chef stellati, pizzaioli, friggitorie, paninoteche, pasticcieri, produttori, viticoltori, birrifici artigianali e bartender e un’attenzione  particolare alla sostenibilità e all’offerta senza glutine. Il risultato di 268.845 euro raccolti riconferma il grande successo di incassi già registrato nella scorsa edizione. Un motivo di orgoglio per tutti, soprattutto perché conseguito in Campania, a testimonianza della straordinaria sensibilità e partecipazione del territorio. Prezioso il supporto del presidente Agostino Gallozzi e di tutti collaboratori  del Marina D’Arechi Port Village. La presidente dell’Associazione OPEN OdV, Anna Maria Alfani, commossa sul palco durante i ringraziamenti di rito, ha ufficializzato la conclusione del progetto Editor in collaborazione con il  CEINGE, l’Istituto di Biotecnologie Avanzate dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, che quest’anno avrà a disposizione tutti i fondi necessari per completare l’attività di sequenziamento genomico volto alla prevenzione e cura dei tumori pediatrici. Determinante anche il sostegno della Camera di Commercio I.A.A. di Salerno che ha svolto un ruolo significativo nel supportare “Buonissimi”, favorendo il dialogo e l’incontro tra le eccellenze del territorio. Un’azione che ha consentito di avvicinare aziende e produttori agli ospiti e agli chef protagonisti della manifestazione, creando una preziosa rete di relazioni, collaborazioni e nuove opportunità di crescita condivisa. Il Professore Associato di genetica medica dell’Università Federico II di Napoli e Principal Investigator di CEINGE, Mario Capasso, ha descritto con minuzia la ricerca su oltre 800 pazienti per le mutazioni del DNA presenti in oltre il 12% dei casi e che predispongono i portatori inconsapevoli allo sviluppo successivo della malattia. Durante la serata è stato consegnato il premio “Franco Ricciardi” alla dott.ssa Fabiola De Gregorio, quale esempio di collaborazione tra clinica e ricerca per l’oncologia pediatrica tra due eccellenze campane come il CEINGE di Napoli e il centro di cura Pausilipon. Roberto Jannelli, Rosario Augusto ed Emiliano Esposito hanno animato sulla Terrazza, tra musica live, cocktail e tanta voglia di divertirsi. Per Paola Pignataro e Silvana Tortorella “Buonissimi 2026 è stato un grande successo, ma la vera soddisfazione è aver visto tanta gente sorridere e stare bene in famiglia in una splendida serata d’amore e gusto”. Tutte le informazioni e l’elenco completo dei partner e dei sostenitori presenti sono disponibili sul sito www.buonissimi.org. La Redazione
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Sicilia DOC dà il benvenuto all’estate Arrow Right Top Bg

1 Luglio, 2026

Sicilia DOC dà il benvenuto all’estate

  Tre vini, tre momenti, un’unica anima mediterranea   L’estate in Sicilia è un invito a rallentare e a vivere il territorio attraverso i suoi paesaggi, i suoi sapori e le sue tradizioni. È il momento in cui spiagge, borghi, vigneti e città d’arte si animano di viaggiatori alla ricerca di esperienze autentiche e in cui il vino diventa un naturale compagno di scoperta del territorio, capace di raccontare l’isola attraverso i suoi paesaggi, le sue tradizioni e la sua straordinaria cultura dell’ospitalità. Dall’aperitivo al tramonto tra i vigneti ai pranzi all’aperto nelle campagne siciliane, fino ai fine settimana alla scoperta delle coste e dei borghi dell’isola, il vino diventa parte integrante dell’esperienza di viaggio. Una tendenza confermata anche dai numeri: secondo il primo report sul mercato turistico del vino realizzato da Wine Monitor, l’Osservatorio di Nomisma dedicato all’andamento del mercato del vino, nel 2025 il turismo del vino ha generato oltre 3 miliardi di euro di valore per le cantine italiane, contribuendo mediamente al 21% del loro fatturato. Cresce inoltre la domanda di esperienze sempre più immersive, capaci di mettere in relazione degustazioni, paesaggio, cultura e gastronomia. È proprio in questo contesto che i vini Sicilia DOC diventano compagni ideali per vivere e raccontare l’isola. Tre vini simbolo della denominazione, tre interpretazioni diverse della Sicilia e tre occasioni che richiamano altrettante esperienze che si possono vivere durante la stagione estiva. Per celebrare l’arrivo dell’estate, il Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia propone tre vini simbolo della denominazione, tre interpretazioni diverse dell’anima mediterranea dell’isola, capaci di accompagnare altrettanti momenti della stagione. Il primo è quello dell’aperitivo al tramonto. Quando il sole scende lentamente sul mare e la luce si fa dorata, il protagonista è l’Insolia Sicilia DOC. Un vino che racconta il lato più aromatico della Sicilia con profumi di fiori bianchi, agrumi e macchia mediterranea, una freschezza elegante e una piacevole immediatezza che invita alla convivialità. Per i pranzi all’aperto, tra tavole condivise, piatti di mare e giornate immerse nella luce estiva, la scelta è il Grillo Sicilia DOC. Vitigno identitario della regione, esprime nel calice tutta la sua personalità mediterranea attraverso una vibrante sapidità, note agrumate e una piacevole struttura che richiama la brezza marina e i paesaggi assolati dell’isola. Per le serate estive da vivere in compagnia, il Nero d’Avola Sicilia DOC vinificato in rosato rappresenta invece l’espressione più fresca e contemporanea del vitigno simbolo della regione. I suoi profumi di fragoline, melograno e piccoli frutti rossi, uniti alla piacevole freschezza e alla versatilità negli abbinamenti, lo rendono il compagno ideale delle giornate estive, dalla spiaggia all’aperitivo vista mare. Dalle coste accarezzate dal mare ai vigneti che disegnano l’entroterra, ogni calice di Sicilia DOC racchiude il carattere autentico dell’isola: un invito a vivere l’estate con gioia, lasciandosi guidare dai profumi, dai sapori e dalle emozioni di una terra che sa trasformare ogni momento in un’esperienza da ricordare. La Redazione
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Consorzio Morellino di Scansano: eletto il nuovo Consiglio di Amministrazione per il triennio 2026-2029 Bernardo Guicciardini Calamai confermato presidente per il terzo mandato consecutivo Arrow Right Top Bg

30 Giugno, 2026

Consorzio Morellino di Scansano: eletto il nuovo Consiglio di Amministrazione per il triennio 2026-2029 Bernardo Guicciardini Calamai confermato presidente per il terzo mandato consecutivo

  L’Assemblea dei soci del Consorzio Tutela Morellino di Scansano ha eletto il nuovo Consiglio di Amministrazione che guiderà la denominazione nel triennio 2026-2029, confermando alla presidenza Bernardo Guicciardini Calamai, dell’azienda Massi di Mandorlaia, al suo terzo mandato consecutivo, che sarà affiancato dai vicepresidenti Alessandro Fiorini  della Cantina Vignaioli di Scansano e Simone Castelli di Podere 414.   Il nuovo Consiglio di Amministrazione rappresenta l’intera filiera produttiva della denominazione ed è composto, per la categoria degli imbottigliatori, da Bernardo Guicciardini Calamai, Alessandro Fiorini, Simone Castelli e Giuseppe Mantellassi (Mantellassi). Per la categoria dei vinificatori da Leonardo Rossi (Poggio Brigante), Andrea Zingarelli (Rocca delle Macìe), Umberto Valle (Poggio Trevvalle) e Paolo Gobbi (Cantina Vignaioli di Scansano) e per la categoria dei viticoltori, da Ilario Veronesi (dell’azienda omonima, conferitore della Cantina Vignaioli Scansano), Moreno Bruni (Bruni) e Giulia Milaneschi (I Lecci). È stato inoltre riconfermato il Collegio Sindacale con il presidente Paolo Prisciandaro, i membri effettivi Mario Veninata e Maria Patrizia Cassisa e i supplenti Ilaria Lozzi e Francesca Peri. La terza nomina a presidente per Guicciardini Calamai arriva al termine di un percorso che negli ultimi anni ha visto il Consorzio impegnato nel rafforzamento dell’identità del Morellino di Scansano, nella valorizzazione della denominazione sui mercati e nel consolidamento del suo posizionamento qualitativo, culminato recentemente con l’introduzione della nuova menzione Superiore all’interno del disciplinare di produzione. Guicciardini Calamai Sono grato al nuovo Consiglio di Amministrazione per la fiducia accordatami e per avermi confermato alla guida del Consorzio per un nuovo mandato. È un incarico che accolgo con grande senso di responsabilità e che considero il risultato del lavoro condiviso svolto negli ultimi anni insieme al precedente Consiglio, che desidero ringraziare per l’impegno, la competenza e la dedizione con cui ha contribuito alla crescita della denominazione. “Molti degli obiettivi che ci eravamo posti sono stati raggiunti, ma il contesto economico e di mercato richiede oggi ancora più visione e capacità di fare squadra. Le priorità del nuovo mandato saranno in particolare il mantenimento dell’equilibrio e della sostenibilità economica di tutta la filiera produttiva del Morellino e lo sviluppo di sinergie sempre più strette con le altre denominazioni, eccellenze produttive e turistico-ricettive del territorio. In una fase complessa come quella attuale è fondamentale unire le forze per promuovere non solo il Morellino di Scansano, ma l’intero territorio, valorizzandone identità, qualità e attrattività.” Il nuovo Consiglio resterà in carica fino al 2029 e sarà chiamato a guidare la denominazione in una fase strategica per il settore, caratterizzata da importanti sfide sui mercati e dalla necessità di rafforzare ulteriormente la competitività e la riconoscibilità del Morellino di Scansano in Italia e all’estero. La Redazione
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Mail Boxes Etc. lancia MBE Wine for Europe: spedizioni semplificate per la vendita diretta di vino in Europa Arrow Right Top Bg

30 Giugno, 2026

Mail Boxes Etc. lancia MBE Wine for Europe: spedizioni semplificate per la vendita diretta di vino in Europa

  Mail Boxes Etc. annuncia il lancio di MBE Wine for Europe, la nuova soluzione dedicata alle aziende vinicole che vogliono sviluppare la vendita diretta ai consumatori europei attraverso canali ecommerce e punti vendita fisici.   Realizzato in collaborazione con Direct From Italy – realtà specializzata nella compliance doganale per la vendita di alcolici all’estero – MBE Wine for Europe è la soluzione in grado di superare la complessità normativa legata alla circolazione delle bevande alcoliche tra i Paesi UE, semplificando la gestione delle spedizioni internazionali di vino. Questa soluzione digitale – che sarà disponibile sul mercato già nelle prossime settimane – consente di calcolare, gestire e versare le accise per la spedizione del vino ai consumatori europei, sia per vendite online che offline. È inoltre disponibile in versione plug-in, compatibile con i principali marketplace. MBE Wine for Europe amplia l’offerta di Mail Boxes Etc. nei servizi di spedizione per il vino, affiancandosi a soluzioni su misura come il ritiro in azienda, l’imballaggio specializzato e le spedizioni a privati verso gli Stati Uniti. Grazie all’integrazione tra le competenze logistiche di Mail Boxes Etc. e la tecnologia di Direct From Italy per la gestione degli adempimenti fiscali e doganali, MBE Wine for Europe consente alle cantine di spedire in Europa in modo semplice e in linea con la normativa, facilitando la crescita internazionale. Andrea Arluna, Shipping & Fulfillment Product Director di Fortidia Accompagnare le aziende vinicole nei percorsi di internazionalizzazione è una priorità strategica. Il Gruppo di cui Mail Boxes Etc. fa parte. “Con questa soluzione mettiamo a disposizione uno strumento concreto per sviluppare la vendita diretta di vino in Europa in modo strutturato e conforme alle normative. Denis Andolfo, CEO e co-founder di Direct From Italy La vendita diretta rappresenta una grande opportunità di crescita per il settore, ma richiede strumenti adeguati per gestire la complessità normativa. Questa collaborazione nasce proprio per rendere questi processi più accessibili e scalabili. Con la costante espansione globale dell’ecommerce, MBE Wine for Europe rappresenta una soluzione strategica per le aziende vinicole che desiderano espandersi con sicurezza in nuovi mercati, rimuovendo le barriere, rafforzando la fiducia e favorendo lo sviluppo internazionale, confermando l’impegno di Mail Boxes Etc. nel facilitare l’accesso ai mercati internazionali attraverso soluzioni integrate e innovative. Mail Boxes Etc. Mail Boxes Etc., parte del Gruppo Fortidia, è una delle più grandi reti di Centri multiservizi a livello globale. Attraverso 1,725 Centri gestiti sia da Imprenditori indipendenti che in modalità diretta, Mail Boxes Etc. offre soluzioni su misura per spedizioni e imballaggio, logistica e ecommerce, marketing e stampa, a privati, professionisti e aziende –  con l’obiettivo di garantire ai clienti un servizio di alta qualità, altamente personalizzato. Per maggiori informazioni, visita mbe.it Direct From Italy Direct From Italy sviluppa soluzioni software dedicate alla gestione delle vendite dirette internazionali di bevande alcoliche, consentendo ai produttori di gestire gli aspetti fiscali, doganali e operativi legati alle spedizioni verso clienti esteri. Per maggiori informazioni, visita directfromitaly.it La Redazione
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Viticoltura, Enovitis in campo chiude la 20^ edizione con 6.500 visitatori e si dà appuntamento in veneto nel 2027 Arrow Right Top Bg

30 Giugno, 2026

Viticoltura, Enovitis in campo chiude la 20^ edizione con 6.500 visitatori e si dà appuntamento in veneto nel 2027

  Si è chiusa a quota 6.500 visitatori la 20^ edizione di Enovitis in campo, la rassegna itinerante di Unione italiana vini (Uiv) (17-18 giugno) ha trasformato i filari della Tenuta di Nozzole (Tenute Folonari, Greve in Chianti – FI) nel palcoscenico dell’innovazione in vigneto.   Con oltre 160 marchi rappresentati, 250 macchine e attrezzature impegnate in dimostrazioni live e un programma di convegni e approfondimenti tecnici, la due-giorni ha registrato la partecipazione di visitatori altamente specializzati, con viticoltori, agronomi, enologi e operatori del settore provenienti da tutta Italia, ma anche da Brasile, Germania e Francia. “Questa ventesima edizione di Enovitis in campo conferma la straordinaria vivacità di un comparto che continua a investire in tecnologia e sviluppo – ha dichiarato il segretario generale di Unione italiana vini, Paolo Castelletti –. Dalla protezione fitosanitaria alla forte accelerazione sul fronte dell’automazione, dalla sicurezza all’efficientamento delle pratiche in campo, il comparto si sta dimostrando reattivo alle nuove sfide. È un percorso che vede coinvolti costruttori, aziende e centri di ricerca e che trova in questa manifestazione il luogo ideale di confronto e sperimentazione. Salutiamo con soddisfazione questa tappa toscana e diamo fin da ora appuntamento al 2027 in un altro territorio simbolo della viticoltura italiana, il Veneto”. Secondo l’indagine sulla filiera del vino in Italia realizzata dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly, il segmento “Vigneto” (agrofarmaci, fertilizzanti, impianto vigneto e meccanizzazione) in Italia genera circa 2 miliardi di euro di fatturato l’anno e conta più di 10.250 addetti, impiegati in circa 400 aziende. Enovitis in campo è una vetrina per le più interessanti soluzioni dalla robotica all’elettrificazione, dalla corretta gestione del suolo e della chioma, fino ai materiali per l’impianto del vigneto, per l’irrigazione, agli agrofarmaci e ai biostimolanti in regime sia convenzionale che “bio”. La Redazione
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Velier distribuisce Vouette & Sorbée Champagne Arrow Right Top Bg

29 Giugno, 2026

Velier distribuisce Vouette & Sorbée Champagne

  Entra nel catalogo Triple A una delle firme più rappresentative della “rivoluzione” in Champagne: biodinamica pionieristica, vinificazioni senza compromessi per il riscatto della Côte des Bar   Velier è orgogliosa di annunciare l’ingresso di Champagne Vouette & Sorbée nella famiglia Triple A, protocollo e catalogo di soli vini naturali nato nel 2003 in seno al distributore Velier. La maison è diventata in poco più di venti anni un punto di riferimento assoluto per chi cerca nello Champagne non solo finezza e personalità, ma coscienza agricola, identità territoriale e libertà di stile. Fondata e guidata da Bertrand Gautherot a Buxières-sur-Arce, nel dipartimento dell’Aube (Côte des Bar), Vouette & Sorbée è tra i nomi che hanno cambiato le regole del gioco, contribuendo in modo decisivo allo sviluppo di un pensiero che, dopo l’epoca dominata dal racconto delle grandi maison, ha rimesso al centro il vigneto, il villaggio, la parcella e la mano del produttore. Una rivoluzione in vigna prima ancora che in cantina La forza di Vouette & Sorbée nasce da una scelta netta: agricoltura biologica e biodinamica come atto fondativo, non come trend. Il domaine è certificato Demeter dal 1998 ed è considerato come una delle realtà che hanno aperto la strada a un approccio agricolo più avanzato in Côte des Bar. È un lavoro che si traduce in 5 ettari di vigne vive, suoli curati, vendemmie manuali e una visione coerente: lo Champagne non come prodotto “standardizzato”, ma come vino, e come fotografia fedele del luogo. Negli ultimi anni la figlia Heloise affianca Bertrand nelle vigne, dopo gli studi di viticoltura ed enologia. Tecnica e stile: Champagne senza filtri, fedeli al terroir In cantina la filosofia è altrettanto precisa: fermentazioni con lieviti indigeni, vinificazioni in legno e una ricerca di trasparenza espressiva che passa anche da scelte radicali come la sboccatura “à la volée” e l’assenza di liqueur de dosage. Il risultato è uno stile riconoscibile: Champagne di terroir dotati di grande energia, dove la trama minerale e la vinosità non sono un effetto speciale, ma la conseguenza naturale di scelte agricole e di cantina. Dare valore a una zona prima “sottovalutata” Vouette & Sorbée è tra i nomi che hanno contribuito a riposizionare la Côte des Bar nel panorama mondiale dello Champagne. Un’area meridionale, spesso rimasta ai margini del racconto mainstream, ma capace di identità straordinarie anche grazie a produttori come la famiglia Gautherot, diventati dei modelli d’ispirazione per appassionati e professionisti. Vouette & Sorbée prende il nome dai suoi due vigneti principali: Vouette, su suoli kimmeridgiani che condivide con Chablis, e Sorbée, su suoli portlandiani, anch’essi presenti a Chablis. A questi si aggiungono Biaunes, Chatel, Fonnet su marne kimmeridgiane, a pochi passi dalla cantina. Le cuvée: precisione, parcella, carattere All’interno della selezione spiccano interpretazioni ormai leggendarie, tra cui: Fidèle – Blanc de Noirs 100% Pinot Noir, emblema della Côte des Bar Blanc d’Argile – 100% Chardonnay da suoli ricchi di argilla, vinificato con approccio artigianale e affinamenti importanti Saignée de Sorbée – rosé di saignée da Pinot Noir, con lunghe macerazioni, raro e identitario La Redazione
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Freccianera firma l’unico sparkling wine “Best in Show” italiano ai Decanter World Wine Awards 2026 Arrow Right Top Bg

28 Giugno, 2026

Freccianera firma l’unico sparkling wine “Best in Show” italiano ai Decanter World Wine Awards 2026

  Unica cantina della Franciacorta a vedere premiata con 7 awards tutta la sua produzione di vini spumanti, con questo riconoscimento Freccianera conferma i risultati dei suoi importanti investimenti nella qualità e nell’aggiornamento tecnologico, che da anni le valgono una crescita costante dei punteggi riconosciuti nelle competizioni internazionali e dalle principali guide.   Straordinario risultato per Freccianera ai Decanter World Wine Awards 2026. La cantina della Franciacorta ha meritato un sorprendente “Best in Show Award” per il suo Satèn Millesimato 2022, unico sparkling wine italiano a cui sia stato dato questo riconoscimento. E ci sono awards anche per tutti gli altri suoi sei Franciacorta, con le due Riserve “Casa delle Colonne” che conquistano un Gold Award. All’edizione 2026 del Decanter World Wine Awards (DWWA), il più grande concorso enologico al mondo, hanno partecipato quasi 17.000 vini provenienti da 58 paesi, degustati alla cieca da 245 esperti del settore, tra cui 63 Master of Wine e 24 Master Sommelier, provenienti da 35 nazioni diverse.  Ogni vino premiato ha superato un rigoroso processo di valutazione in più fasi, con i vini che hanno ottenuto i punteggi più alti ripetutamente degustati e discussi da giurie di esperti prima di ricevere il riconoscimento Oro, Platino o Best in Show. Nicola Berlucchi Presidente di Freccianera Il processo di valutazione del DWWA è uno dei più esigenti al mondo. I risultati ottenuti dai vini della nostra cantina premiano come mai prima la maestria con cui interpretiamo il metodo Franciacorta e l’eccellenza delle nostre produzioni. Un risultato che ci riempie di soddisfazione e che sosterrà la nostra crescita sia nel mercato italiano che all’estero, dove la guida Decanter è diventata una delle più autorevoli al mondo, sia per i consumatori che per i professionisti del settore. Gli altri Freccianera premiati sono i Millesimati Extra Brut 2022, Brut Nature 2022 e Brut Rosé 2022 con una SILVER MEDAL e Brut 25 Blanc de Blancs non millesimato con una BRONZE MEDAL. Sette awards in totale, sui ventinove riconosciuti da Decanter 2026 alle aziende franciacortine.   I riconoscimenti ottenuti al Decanter World Wine Awards 2026 si inseriscono in un percorso di costante crescita che negli ultimi anni ha visto Freccianera consolidare la propria presenza nelle principali guide enologiche nazionali e internazionali, confermando una strategia fondata su investimenti continui in vigneto e in cantina, sulla valorizzazione delle singole particelle e su una ricerca della qualità senza compromessi. Il “Best in Show” assegnato al Satèn Millesimato 2022 rappresenta oggi il simbolo più evidente di questa visione: un riconoscimento che non celebra soltanto un vino, ma l’identità stessa di una cantina che continua ad affermarsi tra i protagonisti più autorevoli della Franciacorta contemporanea. —– About Fondata nel 1927 da Antonio Berlucchi a Borgonato di Corte Franca, nel cuore della Franciacorta, FRECCIANERA rappresenta una delle realtà storiche più autentiche e identitarie del territorio. Tra le prime cantine a introdurre, già nel 1969, la produzione di Franciacorta secondo il metodo classico, è stata protagonista della nascita e dello sviluppo della denominazione, contribuendo come socio fondatore alla nascita del Consorzio Franciacorta. Da un secolo, FRECCIANERA interpreta il metodo Franciacorta con uno stile distintivo, riconosciuto a livello internazionale per eleganza, freschezza e mineralità. Un’identità che nasce da un legame profondo e mai interrotto del territorio con la famiglia Berlucchi, tra le pochissime in Franciacorta a non aver mai ceduto la proprietà dell’azienda, mantenendo intatti valori, cultura e visione originaria. Oggi FRECCIANERA produce circa 320.000 bottiglie all’anno, con una forte presenza nel mercato italiano, dove realizza l’80% del fatturato attraverso il canale Ho.Re.Ca, collaborando con ristoranti, wine bar ed enoteche di fascia medio-alta. L’azienda è inoltre in crescita nei principali mercati europei, in particolare nel Regno Unito, ed è presente negli Stati Uniti. Nel 2025 è stato avviato un ambizioso piano strategico di investimenti e innovazione tecnologica, con l’obiettivo di aumentare la capacità produttiva fino a 550.000 bottiglie, valorizzando interamente le uve provenienti dai 65 ettari di vigneti di proprietà. www.freccianera.it —– Per ulteriori informazioni: info@freccianera.it |Tel. 030 984451 |freccianera.it | freccianera.club Ufficio Stampa: Laura Bresciani | ph. +39 347 0400858 | ufficiostampa@freccianera.it La Redazione
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L’ora del Vermouth di Torino Arrow Right Top Bg

28 Giugno, 2026

L’ora del Vermouth di Torino

  Il Consorzio del Vermouth di Torino lancia il grande “Progetto Abbinamenti”   Il Consorzio del Vermouth di Torino, presso la prestigiosa sede dell’Associazione Stampa Estera, Palazzo Grazioli a Roma, ha organizzato l’11 giugno scorso un’ampia presentazione delle attività che lo vedono costantemente impegnato per far conoscere e valorizzare l’eccellenza piemontese che ufficialmente rappresenta e tutela. Il Presidente Bruno Malavasi e il Direttore Pierstefano Berta, nella conferenza stampa guidata dal giornalista francese Bernard Bedarida, Segretario del Consiglio Direttivo della Stampa Estera, hanno raccontato alcuni importanti aspetti caratterizzanti del Vermouth di Torino. Oltre al particolare  tema delle principali botaniche impiegate nella produzione, fra le diverse azioni programmate nell’immediato, è stata presentata una nuova linea di lavoro che il Consorzio ha svilupperà da ora e nei prossimi anni. Un nuovo progetto sullo studio dei corretti abbinamenti del Vermouth di Torino con il cibo e i consigli per il suo impiego come pregiato ingrediente di raffinate preparazioni gastronomiche. Il Consorzio si prefigge così di alimentare e riscoprire la documentata e classica tradizione ottocentesca che vedeva il Vermouth di Torino protagonista di diverse modalità di consumo, nelle diverse ore della giornata. Già nel 1800 era infatti abbinato a piatti di alta gastronomia, in occasione di pranzi e cene importanti, era prediletto per accompagnare la classica pasticceria nelle accoglienti botteghe dei confettieri e, naturalmente, era protagonista dell’aperitivo, unito ai “piattini di rinforzo”. Questo suo impiego fu tanto importante da fare nascere a Torino “L’ora del Vermouth”, oggi marchio registrato dal Consorzio, immancabile appuntamento per l’aperitivo serale. A conclusione dell’evento romano si è offerto un momento conviviale con un’anteprima di abbinamenti, dai piattini di rinforzo fino ai dolci. In questa stessa occasione si è riaffermato il consolidato gemellaggio con le bollicine dell’Alta Langa, altro simbolo di eccellenza del Piemonte. Grazie alla collaborazione del COALVI, Consorzio di Tutela della Razza Piemontese, si è poi proposta in apertura una stupenda battuta di Fassona, tipico antipasto della tradizione piemontese. Sono seguiti i ravioli ripieni di ragù di cortile con salsa di peperoni arrosto e Vermouth di Torino, salsiccia arrostita con nocciola, Vermouth di Torino e pasta d’ arancia, infine i classici amaretti piemontesi e la torta di nocciole. Per tutto il corso della cena è stato servito in abbinamento il Vermouth di Torino istituzionale ed è stato allestito un banco di degustazione di tutti i Vermouth di Torino prodotti dai soci del Consorzio. L’ottimo riscontro ricevuto incoraggia a continuare l’approfondimento del tema degli abbinamenti. Questi studi saranno presto oggetto di una prima agile pubblicazione, curata dal Consorzio e affidata a eminenti esperti. Sarà realizzata in forma cartacea, ma anche consultabile on-line sul sito del Consorzio. E’ sempre l’ora del Vermouth di Torino®! Il Consorzio del Vermouth di Torino, costituito nel 2019, rappresenta il 99,8% della produzione di questa eccellenza del Piemonte, diffusa in 82 Paesi. La produzione è arrivata a toccare oltre 7 milioni di bottiglie, con una costante tendenza alla crescita in volumi e valori. La Redazione
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