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Soave, il bianco veronese protagonista nel mondo: la scommessa di Ilatium Morini Arrow Right Top Bg

27 Giugno, 2026

Soave, il bianco veronese protagonista nel mondo: la scommessa di Ilatium Morini

  La denominazione veronese vive una forte ascesa internazionale, sostenuta dal ritorno dei consumatori verso vini bianchi freschi e di carattere. La cantina di Mezzane di Sotto (VR) risponde con una scelta di campo netta: dalla Garganega biologica in purezza al Recioto da meditazione, tre interpretazioni che raccontano l’anima intera del Soave.   C’è un dato che racconta meglio di ogni altro il cambiamento in atto nei calici di tutto il mondo: nell’ultimo decennio l’incidenza dei vini bianchi sulla produzione nazionale italiana è salita dal 47% al 60% del totale, mentre i rossi sono scesi dal 51% al 37% (BusinessOnLine). Un riequilibrio strutturale, non passeggero, confermato dai numeri più recenti. Secondo i dati Valoritalia aggiornati al 31 dicembre 2025, infatti, nell’arco dell’anno i vini bianchi fermi sono cresciuti del 2,7% e gli spumanti dell’1%, mentre i rossi hanno registrato un calo superiore al 13%. I nuovi trend di mercato premiano vini freschi, sapidi e dal moderato contenuto alcolico, esattamente il profilo in cui il Soave eccelle. Il Soave: il bianco veronese protagonista In questo scenario, il Soave, il bianco veronese per eccellenza, prodotto sulle colline a est di Verona, vive un momento particolarmente florido. Nato dalla Garganega, vitigno autoctono dalla straordinaria versatilità, è storicamente tra le denominazioni di bianco fermo più importanti d’Italia e sicuramente la principale della provincia di Verona. La sua forza è oggi sempre più internazionale: tra i mercati esteri più dinamici per la denominazione figurano, accanto all’Italia, quello tedesco, britannico e canadese, dove cresce costantemente la richiesta di vini freschi, sapidi e dal moderato contenuto alcolico. Un profilo enologico a cui il Soave risponde con naturalezza, offrendo bianchi di carattere, versatili e capaci di esprimere lo spirito di un territorio: caratteristiche che ne fanno un ambasciatore ideale dello stile veronese nel mondo. I tre volti della Garganega secondo Ilatium Morini La cantina veronese nel suo catalogo declina il Soave in tre interpretazioni che ne raccontano l’intero spettro espressivo. Il Soave DOC Biologico (Garganega in purezza) è la versione più immediata e cristallina: paglierino tenue, naso fresco di fiori e frutta a polpa bianca con sentori mentolati di erbe aromatiche e una progressione pulita al palato che si chiude su un finale di mandorla amara, il segno riconoscibile della Garganega. Si accompagna con eleganza a piatti come branzino al cartoccio, risotto ai gamberi e piselli o ravioli di ricotta e spinaci. Il Soave DOC “Le Calle” (Garganega in purezza) rappresenta invece la dimensione più strutturata e longeva della denominazione: nasce da vigneti trentennali allevati a pergola su suoli calcareo-argillosi tra Mezzane di Sotto e la Val d’Illasi, sopra i 100 metri di altitudine. Dopo un appassimento di 30-40 giorni e una macerazione in pressa, fermenta in acciaio a temperatura controllata. Giallo paglierino intenso e luminoso, sprigiona profumi di pesca gialla, mela cotogna e bergamotto con ricordi di frutta esotica. Al palato è morbido, intenso e avvolgente, con un’acidità calibrata nel finale e ottime capacità di evoluzione in bottiglia. Ideale su ravioli di magro al burro e salvia, risotto ai frutti di mare, lasagnette agli asparagi o coniglio al forno. A chiudere il trittico il Recioto di Soave DOCG “Sette Dame” (Garganega in purezza). Frutto di un appassimento di 90-120 giorni e di 36 mesi di affinamento in botti di rovere francese da 500 litri, si presenta di un giallo dorato brillante, con sentori di datteri, frutta esotica matura e miele. Dolce e morbido al palato, regala una persistenza lunga e un finale di caramello. Un autentico vino da meditazione, che dà il meglio di sé con dolci come tortino di mele e torta sbrisolona, o in abbinamento a formaggi stagionati con confetture. Lo sguardo verso i bianchi è una scelta di campo che la cantina ha portato con coerenza anche all’ultima edizione di Vinitaly 2026: Ilatium Morini ha messo i bianchi al centro della propria proposta. Non una risposta alle mode, ma l’esito naturale di oltre sessant’anni di lavoro sul territorio. Ilatium tra le Vigne” 2026: il Soave si racconta tra i filari E proprio il Soave sarà tra i protagonisti dell’estate in cantina. Si parte venerdì 26 e sabato 27 giugno con i primi due appuntamenti di Ilatium tra le Vigne” 2026: sette serate nei weekend, da giugno ad agosto, in cui dalle 19.30 i vigneti di Mezzane di Sotto si trasformano in un teatro a cielo aperto per degustazioni al tramonto. La formula è semplice e conviviale: calici tra i filari, i food truck di turno e la quiete delle colline a fare da cornice. Nel bicchiere, in primo piano, il Soave, autentico biglietto da visita del territorio, da assaporare proprio lì dove nasce. Ad affiancarlo le altre etichette della casa in un percorso che celebra quest’anno la vocazione della cantina ai grandi bianchi e alle bollicine di carattere. Ilatium Morini: la cantina Con sede a Mezzane di Sotto (VR), la Cantina Ilatium Morini è un esempio concreto di indipendenza, autenticità e radicamento profondo nel proprio territorio. L’azienda, gestita con impegno e passione da sette membri della famiglia Morini – fratelli e cugini uniti da un progetto comune – si estende su 50 ettari di vigneti immersi nelle splendide vallate della Val di Mezzane, Val d’Illasi e Valpantena. Queste zone, caratterizzate da microclimi differenti e da suoli di grande varietà, donano ai vini Ilatium Morini una personalità inconfondibile e una qualità di assoluto rilievo. In Ilatium Morini ogni fase del processo produttivo, dalla vendemmia alla vinificazione, fino alla maturazione in botti di rovere, è seguita con attenzione e rispetto per la terra, mantenendo l’equilibrio tra tradizione e ricerca continua. La cantina stessa è concepita per garantire condizioni ideali di conservazione e riposo del vino, assicurando al contempo standard qualitativi elevati e l’espressione unica e originale di ogni annata. La Redazione
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Coravin Experience: arriva a milano la serata che celebra il vino e il valore del tempo condiviso Arrow Right Top Bg

27 Giugno, 2026

Coravin Experience: arriva a milano la serata che celebra il vino e il valore del tempo condiviso

  Mercoledì 1° luglio, De Santis si unisce a Coravin e The Offline Club per un appuntamento pensato per allontanarsi dal rumore digitale e riscoprire il valore delle relazioni autentiche, tra conversazioni significative e momenti di condivisione dedicati al vino   Da oltre dieci anni Coravin rivoluziona il modo di degustare e servire il vino, consentendo a professionisti e appassionati di assaporare qualsiasi etichetta al calice. Oggi questa filosofia si traduce in un’esperienza che va oltre il vino stesso e celebra il valore delle connessioni umane. Mercoledì 1° luglio, alle ore 19.00, Coravin presenta Coravin Experience, una serata organizzata in collaborazione con The Offline Club – il progetto che promuove occasioni di socialità libere dalle distrazioni digitali – e realizzata insieme a De Santis, che apre le porte di Via Mercato 24, nel cuore di Brera, per ospitare un momento dedicato alla conversazione, alla scoperta del vino e allo scambio di esperienze. Per una sera, gli ospiti saranno invitati a mettere da parte lo smartphone e a dedicare tempo alla presenza reciproca, riscoprendo il piacere di stare insieme attorno a un calice di vino. Greg Lambrecht, ideatore di Coravin In Coravin crediamo che il vino abbia un potere unico: quello di unire le persone e creare momenti di connessione autentica. In un’epoca in cui siamo costantemente connessi ai nostri dispositivi, dedicare del tempo alla conversazione, alla scoperta e alla condivisione diventa ancora più prezioso. Con Coravin Experience vogliamo creare uno spazio in cui gli ospiti possano rallentare, vivere pienamente il momento e riscoprire il piacere di stare insieme davanti a un buon calice di vino. La collaborazione con The Offline Club nasce proprio da questa visione comune: mettere le persone al centro dell’esperienza e trasformare il vino in un catalizzatore di incontri significativi. All’arrivo, gli ospiti saranno invitati a riporre i propri smartphone nelle speciali “Pause Cases”, creando uno spazio per allontanarsi dalle distrazioni digitali e vivere pienamente il momento. La serata si aprirà con una serie di attività individuali pensate per favorire il relax, stimolare la curiosità e incoraggiare un ritmo più lento e consapevole. Durante l’evento, gli ospiti saranno coinvolti in esperienze guidate e conversazioni significative, dando vita a occasioni di autentica connessione e condivisione. Ad accompagnare il tutto, una selezione di vini serviti al calice grazie alla tecnologia Coravin e speciali carte conversazionali ispirate ai temi del viaggio, del vino e delle esperienze personali, pensate per favorire scambi spontanei e scoperte inaspettate. La scelta di De Santis nasce da una visione condivisa della convivialità e del piacere dello stare insieme. Dal 1964, De Santis propone una cucina che mette al centro qualità, tradizione e attenzione alle materie prime, con il panino milanese come espressione più iconica della propria identità. Nel ristorante di via Mercato 24, nel cuore di Brera, questa filosofia si incontra con una selezione di oltre 70 etichette italiane e internazionali, molte delle quali disponibili al calice grazie alla tecnologia Coravin. Un contesto naturale per ospitare un’esperienza che celebra il valore della conversazione, della scoperta e del tempo trascorso insieme. Con Coravin Experience, il brand conferma il proprio impegno nel promuovere nuove modalità di degustazione e dialogo. Per info e prenotazioni: link Informazioni su Coravin, Inc. Coravin, Inc. è la prima e unica tecnologia mondiale che ha l’obiettivo di cambiare il modo in cui si degusta il vino. Attraverso un’ampia gamma di strumenti innovativi, appassionati, intenditori e professionisti del settore possono re-immaginare il modo in cui assaggiano, servono, bevono, vendono e commercializzano il vino. I pluripremiati sistemi di conservazione del vino Coravin consentono di versare qualsiasi vino, in qualsiasi quantità, e preservare la vita delle bottiglie per settimane, mesi o addirittura anni. Con una presenza in oltre 80 paesi, i consumatori possono trovare i prodotti Coravin sugli scaffali dei principali department store – come Bloomingdale’s, Williams Sonoma, Bed Bath & Beyond, Galeries Lafayette, Harrods, El Corte Inglés -, e nelle principali enoteche che promuovono e offrono importanti etichette al bicchiere, nei ristoranti e nei social club di tutto il mondo. In Italia la distribuzione dei prodotti è gestita in esclusiva da Schönhuber, per il canale retail, e da Ceretto per il settore Horeca e wine retail. www.coravin.it. La Redazione
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Per la quarta volta la Cantina Arnaldo Caprai riceve il Premio Unhcr “welcome. working for refugee integration” Arrow Right Top Bg

26 Giugno, 2026

Per la quarta volta la Cantina Arnaldo Caprai riceve il Premio Unhcr “welcome. working for refugee integration”

  Si è svolta oggi a Roma la premiazione dell’ottava edizione del Premio “Welcome. Working for Refugee Integration”, il programma di UNHCR Italia che promuove l’inclusione delle persone rifugiate nel mercato del lavoro italiano.   Tra le 230 aziende premiate, che si sono distinte per il loro impegno nell’inclusione lavorativa, c’è anche l’Azienda agricola Arnaldo Caprai di Montefalco (PG) che riceve questo prestigioso riconoscimento per il quarto anno e per aver contribuito a rendere la società più inclusiva nei confronti di chi è stato costretto a fuggire da guerre, violenze e persecuzioni. Dal 2023 a oggi la cantina umbra guidata da Marco Caprai, che a Montefalco ha fatto crescere fama e qualità del Sagrantino, è sempre stata nel palmares dei vincitori del premio dell’UNHCR per l’Italia (l’Agenzia ONU per i Rifugiati), la Santa Sede e San Marino. Marco Caprai, presidente & ceo di Arnaldo Caprai Ricevere per la quarta volta questo riconoscimento ci conferma che l’etica e il valore del patrimonio umano non sono mai in secondo piano rispetto all’innovazione tecnologica. Spesso si parla di Agricoltura 4.0 e digitale come driver del futuro, ma queste sono solo abilitatori: il cuore pulsante dell’azienda rimane la persona. Integrare chi è più fragile non è un atto di carità, ma una pratica di alta strategia aziendale. Oggi, investitori e stakeholder premiano questa coerenza: sanno che un’impresa capace di generare inclusione sociale è un’impresa più solida, resiliente e capace di creare valore duraturo nel tempo, proprio perché ha saputo mettere le radici dell’etica al centro di ogni processo produttivo. Questa visione sottolinea come, per la cantina Caprai, il “digitale” e la “terra” siano strumenti al servizio di un progetto più ampio, in cui la responsabilità sociale d’impresa (CSR) diventa il vero moltiplicatore di valore economico e reputazionale per l’azienda sul mercato globale. «L’impegno della Arnaldo Caprai per l’inclusione dei rifugiati è un caso talmente unico nel settore agricolo da aver ricevuto il Premio Welcome. Working for Refugee Integration per ben quattro volte. Questa è una delle pratiche virtuose messe in campo da Marco Caprai e dal suo team che ci ha convinto a investire nell’azienda e che sicuramente ci impegneremo a introdurre anche nelle altre cantine del gruppo Angelini Wines & Estates», commenta Alberto Lusini, ceo di Angelini Wines & Estates (divisione del Gruppo Angelini Industries) che ha rilevato il 65% della Arnaldo Caprai in un’operazione che rappresenta un segno importante per il comparto del vino. Dal 2016 la Arnaldo Caprai ha attivo un percorso di collaborazione con la Caritas di Foligno e altre associazioni locali impegnate nel sociale per l’inserimento di immigrati nel mondo del lavoro. A oggi sono oltre 200 persone richiedenti asilo che hanno trovato lavoro nella azienda di Montefalco, durante diversi periodi dell’anno e la collaborazione ha dato ottimi risultati. I rifugiati vengono assunti come salariati agricoli, con tutte le carte in regola, e seguono tutte le attività in azienda dalla potatura delle viti alla raccolta dell’uva, nei campi o in cantina, e in media lavorano fino a 180 giornate all’anno. In questo modello, Marco Caprai agisce come un pioniere che ha capito una verità fondamentale del mercato contemporaneo: la qualità non è più solo nel calice, ma nell’intera filiera umana che lo produce e con questo progetto non sta solo coltivando vigneti, ma un nuovo paradigma di imprenditoria agricola e di sostenibilità sociale. L’integrazione, promossa da Arnaldo Caprai, si è rivelata vincente, basti pensare che il 60% dei migranti è infatti rimasto a lavorare stabilmente presso l’azienda, dimostrando che l’accoglienza si può trasformare in beneficio per il territorio e per l’impresa. About Arnaldo Caprai Poche altre cantine in Italia e nel mondo vengono identificate immediatamente solo citando il nome della denominazione a cui appartengono, come la Arnaldo Caprai, simbolo essa stessa del Sagrantino di Montefalco. Una realtà unica, sinonimo di eccellenza italiana, capace di creare vini fuori dal comune per profondità, eleganza e longevità: non solo rossi, ma anche bianchi. Il merito di questa avventura iniziata alla fine degli anni Settanta è di Marco Caprai, figlio di Arnaldo. È stato lui, infatti, più di chiunque altro a credere nella ricchezza del Sagrantino, reinterpretandolo in chiave moderna, attraverso i più innovativi metodi di produzione e di gestione aziendale, che gli hanno permesso di conquistare così i favori del pubblico e della critica di tutto il mondo. Non da meno i bianchi: il Grecante Arnaldo Caprai, 100% Grechetto, è riuscito a conquistare la Top100 di Wine Spectator. Una grande azienda, la Arnaldo Caprai, che custodisce un’anima green, considerando fondamentali le tematiche riguardanti la sostenibilità, la tutela e la salvaguardia dell’ambiente. Il punto di osservazione resta sempre lo stesso: cercare di comportarsi in armonia con i cicli evolutivi naturali, preservando e valorizzando il territorio in cui si opera. Per questo l’azienda ha deciso di creare un Sistema di Gestione Ambientale conforme alle normative internazionali, sviluppando un protocollo volontario territoriale di sostenibilità ambientale, economica e sociale del processo produttivo. È in questo contesto senza pari, che nascono vini di indimenticabile stoffa, complessi ed eleganti, capaci di raccontare il meglio di tutta una regione, l’Umbria. Da aprile 2026 Arnaldo Caprai fa parte del portfolio cantine di Angelini Wines & Estates. www.arnaldocaprai.it La Redazione
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Alta Langa Roma 2026. Le Alte Bollicine Piemontesi abbracciano la Capitale Arrow Right Top Bg

25 Giugno, 2026

Alta Langa Roma 2026. Le Alte Bollicine Piemontesi abbracciano la Capitale

  Roma non è una città come le altre. È un grande libro di storia, aperto su tutti i tavoli.
Alberto Moravia Le colline alte e il tempo lungo Non fuit in solo Roma peracta die La pazienza è una virtù per pochi. Così come Roma non fu costruita in un solo giorno alcuni vini hanno bisogno di tempo. E tanta pazienza. Quella che si misura in mesi, anni. Quella che si conta nel silenzio delle cantine dove avvengono trasformazione lente e silenziose dentro una bottiglia sigillata. L’Alta Langa DOCG è uno di questi vini. È metodo classico piemontese che porta nel nome stesso la sua geografia: le Langhe alte, quelle dove l’altitudine supera i 250 metri sul mare, dove il suolo è più povero e la vite deve faticare, dove Pinot nero e Chardonnay trovano le condizioni per esprimere una tensione che nelle terre più generose non avrebbero. La storia dell’Alta Langa affonda le radici nella metà del XIX secolo, quando le prime sperimentazioni di spumante metodo classico in Italia ebbero luogo nelle celebri “cattedrali sotterranee” di Canelli: un vasto sistema di gallerie e sale scavate nel tufo, profonde fino a 32 metri, dove i vini vengono tutt’oggi affinati a temperatura e umidità costanti. Era il 1865 quando Carlo Gancia si recò a Reims per studiare il metodo degli Champagne. Al suo ritorno aveva impiegato oltre quindici anni di ricerca per giungere a risultati soddisfacenti, partendo dai vitigni Pinot nero e Chardonnay. Il Piemonte, in questo senso, non ha nulla da invidiare a nessuno. Ha solo avuto, come spesso gli capita, un carattere riservato e poco incline alle celebrazioni premature. La storia della DOCG è più recente: i lavori per il riconoscimento della Denominazione d’Origine iniziarono negli anni ’90, quando alcuni produttori locali decisero di tornare alla produzione di vini spumante metodo classico, selezionando i vitigni migliori e mappando il territorio. L’Alta Langa ottenne la DOCG attraverso la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale del 21 febbraio 2011, con riconoscimento retroattivo fino alla vendemmia 2008. Da allora, la denominazione ha percorso una traiettoria silenziosa ma inesorabile verso la consapevolezza della propria identità. Palazzo Brancaccio: l’ultimo palazzo nobile di Roma Che un vino così costruito sulla storia abbia scelto Roma per raccontarsi e dentro Roma uno dei suoi luoghi più carichi di memoria, non è casuale. Palazzo Brancaccio sorge sul Colle Oppio ed è l’ultimo palazzo nobiliare costruito a Roma. Fu finanziato dall’americana Mary Elizabeth Bradhurst Field, facoltosa dama dell’alta società di New York, la cui figlia Elizabeth andò sposa al principe Salvatore Brancaccio portandogli una dote di un milione di dollari. Edificato nel 1880 su progetto dell’architetto Gaetano Koch, sorge nel cuore della città eterna, a un passo dalla Domus Aurea, tra il Colosseo e le basiliche di San Giovanni e Santa Maria Maggiore, e rappresenta uno dei massimi esempi di architettura e decorazione d’interni in stile eclettico. Il terreno acquistato dalla famiglia comprendeva un grande parco cresciuto sulle rovine delle Terme di Traiano, tra le quali una torre, detta di Mecenate dalla quale Svetonio sosteneva che Nerone avesse assistito al grande incendio di Roma del 64 d.C. Strati su strati. Ogni pietra di questo palazzo poggia su un’altra storia, e quella storia poggia su un’altra ancora. Oggi Palazzo Brancaccio mantiene la sua straordinarietà diventando un luogo di incontro aperto al pubblico, destinato a mostre, eventi e cultura, con i suoi saloni a disposizione per eventi privati di alto livello. Lo Spazio Field, il polo espositivo interno dedicato all’arte moderna e contemporanea, è la cornice che il Consorzio Alta Langa ha scelto per il terzo anno consecutivo. Alta Langa Roma: la terza edizione Lunedì 11 maggio, il Consorzio Alta Langa ha portato nella Capitale la terza edizione di “Alta Langa Roma”, evento B2B rivolto al mondo dell’Horeca e alla stampa di settore. Una manifestazione che ogni anno consolida la presenza della denominazione a Roma, costruendo un dialogo con la ristorazione e i comunicatori della città. Nelle sale affrescate dello Spazio Field, tra l’eco di una storia millenaria e la tensione del presente, i produttori hanno portato le loro bottiglie e dentro quelle bottiglie, anni di attesa. Ho avuto modo di assaggiare una rassegna ampia e significativa. Ne racconto i passaggi più intensi.   I vini Agricola TT. Un Pinot nero in purezza affinato 36 mesi sui lieviti. Franchezza, senza preamboli. Bolla fine e continua. Il naso porta sentori di piccoli frutti rossi appena accennati, crosta di pane, un filo di grafite. In bocca è teso, verticale, con una mineralità che rimanda direttamente ai suoli argilloso-calcarei delle Langhe alte. Non cerca la complessità a tutti i costi e la trova per via naturale.  Semplicemente stando fedele al territorio. La Fusina. Ancora un Pinot nero in purezza, ma con un affinamento portato tra i 36 e i 42 mesi. Una manciata di mesi in più che si percepisce nella tessitura del vino, in una trama che si apre con più lentezza e più ricchezza. Il frutto è più integrato, la crosta di pane lascia spazio a qualcosa di più profondo. Tostature leggere, nocciola, un accenno di spezia dolce. Un vino che invita a rallentare il ritmo della degustazione. Josetta Saffirio sceglie un assemblaggio di Chardonnay e Pinot nero con 40 mesi sui lieviti. Il nome della produttrice porta con sé tutto il rigore morale delle Langhe, di una famiglia che ha costruito la propria reputazione sul Barolo. È così che porta la stessa serietà nel metodo classico. Il vino è austero nel senso migliore del termine: non freddo, non distante, ma misurato. Al naso fiori bianchi, agrumi canditi, una nota gessosa elegante. In bocca la struttura è solida, il finale lungo e sapido, con una chiusura che evoca la pietra bagnata. Tenuta Langasco presenta il Gredo, Chardonnay e Pinot nero con 48 mesi di affinamento: uno dei vini più profondi dell’intera giornata. Quarantotto mesi significano quasi quattro anni a contatto con i lievit. Il vino porta quella storia con piena consapevolezza. Il perlage è finissimo, quasi impercettibile alla vista ma cremoso al palato. Al naso si aprono note di pasticceria, miele d’acacia, agrumi maturi, con una complessità che si stratifica nel bicchiere nel tempo. In bocca è ampio, lungo, con un equilibrio tra freschezza e maturità che testimonia un lavoro preciso e paziente in cantina. Vite Colte. Pas Dosé 2021. Si coglie con chiarezza la filosofia della denominazione: zero dosaggio, nessuna correzione zuccherina, il vino lasciato parlare senza intermediari. Il risultato è un Extra Brut secco e diretto, con note di limone, fiori di campo e un filo di lievito fresco. Freschezza integra, beva scattante. Un vino che dice esattamente quello che è, e non chiede nulla in cambio se non attenzione. Deltetto convince con il Blanc de Noir 570 Riserva: il numero rimanda all’altitudine dei vigneti, e già questo dettaglio racconta il progetto. Il Pinot nero vinificato in bianco cede il colore ma conserva tutto il carattere: la bolla è finissima, il naso elegante e floreale, con petali di rosa, pesca bianca, un tocco di mandorla. In bocca è cremoso, sapido, con una lunghezza che sorprende per pulizia e precisione. Un Blanc de Noir che sa di quota, di vento, di collina. Marco Capra porta il Seitremenda Rosé. Il nome stesso ha qualcosa di evocativo: tre cose, tre elementi, una sintesi. Il colore è di una tenuità quasi trasparente, cipria con riflessi ramati. Al naso piccoli frutti rossi, fragoline di bosco, una nota di rose appena appassite. In bocca è leggero ma non esile, con una beva elegante che ha la grazia dei grandi rosé da Pinot nero. Un vino che non si impone: si lascia incontrare. Ettore Germano con la Riserva Blanc de Blancs 2017 firma uno dei momenti più alti dell’intera degustazione. Sette anni sulle spalle portati con una grazia che lascia senza parole. Germano riversa in questo Blanc de Blancs la stessa attenzione maniacale propria delle Langhe. Il colore è dorato, luminoso. Al naso si aprono note di agrumi canditi, fiori secchi, miele di zagara, una complessità che si evolve nel bicchiere minuto dopo minuto. In bocca la tensione citrina è ancora viva, la freschezza miracolosamente preservata nonostante il tempo, il finale è lunghissimo, minerale, con una persistenza che accompagna ancora qualche minuto dopo l’ultimo sorso. Daffara e Grasso presentano la loro Riserva con 90 mesi di affinamento. Solo questo dato ferma il pensiero. Novanta mesi: sette anni e mezzo dentro la bottiglia, a contatto con i lieviti esausti, in una trasformazione lenta e irreversibile. Il vino che ne esce appartiene già a una categoria altra, quasi a un genere diverso di bevanda. Al naso note di ossidazione controllata (noci, burro antico, miele ambrato) convivono con una freschezza residua che tiene tutto in equilibrio. In bocca è ricco, profondo, con una sapidità che contrasta la morbidezza e una persistenza interminabile. Non è un vino per tutti i momenti. È un vino per i momenti che contano. Ghione con La Reine vendemmia 2018 offre un millesimato che ha trovato il proprio equilibrio. Il 2018 in Piemonte è stata un’annata complessa, con estati calde e vendemmie anticipate, eppure questo vino restituisce una bella compostezza: frutto maturo ma non stanco, fiori gialli, una nota di crosta di pane integrale. In bocca è strutturato, pieno, con una chiusura lunga e appagante. La Reine, la Regina, porta bene il suo nome. Tenuta Il Falchetto. Un Blanc de Noir pulito e preciso, dove il Pinot nero cede elegantemente il colore ma conserva il carattere varietale: una nota di lampone appena accennata al naso, poi fiori bianchi e lievito fresco. In bocca è teso, verticale, con una freschezza che lo rende di grande bevibilità. Un vino che funziona anche fuori dai contesti da degustazione. Si apre a tavola e finisce troppo presto. Poderi Cusmano. Pas Dosé millesimato 2019 di bella tensione. Il 2019 è un’annata che in Alta Langa ha regalato vini vibranti. Questo lo conferma. Naso agrumato e floreale, bocca salina e fresca, con una struttura snella che porta lontano. Zero dosaggio, zero compromessi. Un vino onesto e convincente. Tenute Rade. Riserva Pas Dosé prosegue il filo del rigore: note di pasticceria e frutta secca al naso, bocca ampia e persistente, con una verticalità che il lungo affinamento non ha scalfito. Un vino che guarda avanti, che ha ancora strada da fare in bottiglia. Nada Giuseppe. Su Altezza millesimato 2022, il più giovane in degustazione. Il nome è un omaggio ironico e affettuoso all’Alta Langa stessa: Sua Altezza, le colline alte. Il vino ha la vivacità e la freschezza di un millesimo recente: frutto croccante, floreale, bolla energica. Non ha ancora la profondità dei vini con più anni, ma ha qualcosa di prezioso che il tempo rischia talvolta di erodere: la gioia pura del vino giovane. Vale la pena seguire la sua evoluzione. Pecchenino. PSea Riserva Pas Dosé da Chardonnay e Pinot Nero, conferma che i produttori di Dolcetto e Barolo, quando si avvicinano al metodo classico, portano con sé una sensibilità per il territorio difficile da imitare. Il vino è secco, preciso, con una mineralità austera e un finale che ricorda le pietre delle colline di Dogliani. La beva è seria ma mai severa. Cantina Clavesana. Un Extra Brut che esalta la generosità tipica delle cooperative di territorio. Sembra un vino pensato per portare la denominazione a un pubblico più ampio. Lo fa senza scendere a compromessi sulla qualità. Fresco, agrumato, con una bolla vivace e una beva diretta. Un’Alta Langa democratica, nel senso più nobile del termine. Podere Gagliassi 2021 è una delle sorprese genuine della giornata. Produttore giovane, ancora in fase di consolidamento, ma già capace di un vino che parla con chiarezza: naso preciso tra fiori bianchi e lievito, bocca fresca e sapida, ritmo incalzante. Da tenere d’occhio con attenzione. Marziano Abbona chiude la mia rassegna con un Extra Brut 2021 di grande eleganza. Abbona è uno dei nomi storici delle Langhe che nel metodo classico riversa tutta la sua esperienza con i suoli e i vitigni piemontesi. Il vino è raffinato, composto, con una complessità che non si rivela tutta subito: al naso fiori di mandorlo, agrumi, una nota di brioche. In bocca è lungo, equilibrato, con una chiusura sapida e pulita che invita al sorso successivo. Una firma autorevole con cui chiudere.   La denominazione che guarda a Sud Mi piace particolarmente l’idea di portare l’Alta Langa a Roma per tre anni di fila. Non è solo promozione. Somiglia ad un dialogo tra due geografie della cultura italiana: le colline del Nord che fanno vino lento e la città che da tremila anni custodisce il senso del tempo lungo. Il vino che fermenta 36, 48, 90 mesi dentro una bottiglia sa qualcosa che Roma sa: che le cose migliori non si affrettano. Che la pazienza non è debolezza, è metodo. Questi metodi classici piemontese hanno molto da raccontare alla Capitale. E la Capitale, evidentemente, è pronta ad ascoltare.   Superanda omnis fortuna ferendo est.
La pazienza vince sulla sorte. Virgilio   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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A Roma vince il bianco: il Falstaff White Wine party accende l'interesse per il vino tra professionisti e nuove generazioni Arrow Right Top Bg

25 Giugno, 2026

A Roma vince il bianco: il Falstaff White Wine party accende l'interesse per il vino tra professionisti e nuove generazioni

  Al Grand Hotel Plaza 400 presenze per il debutto italiano del format dedicato ai grandi vini bianchi. Tutto esaurito per le masterclass e forte partecipazione di operatori, distribuzione, stampa e appassionati.   In un momento in cui statistiche e analisi di mercato raccontano un consumo di vino in contrazione, il debutto italiano del Falstaff White Wine Party offre una fotografia molto più incoraggiante: quella di un pubblico curioso, partecipe e desideroso di scoprire territori, vitigni e storie produttive. La prima edizione dell’evento, andata in scena al Grand Hotel Plaza di Roma, ha registrato 400 ingressi tra operatori del settore, rappresentanti della distribuzione romana, sommelier, media e wine lover, confermando l’interesse verso un’offerta capace di coniugare qualità, approfondimento e convivialità. Protagonisti della giornata sono stati i 54 produttori provenienti da tutta Italia, chiamati a raccontare identità e interpretazioni differenti dei bianchi italiani. Più che una semplice degustazione, il White Wine Party si è trasformato in un momento di incontro tra mondi diversi, di professionisti, produttori, comunicatori e consumatori, che hanno condiviso una giornata dimostrando come il vino continui a rappresentare uno straordinario strumento di relazione, cultura e socialità. Grande partecipazione anche per il programma delle masterclass – “Albana, l’underdog da scoprire”, “Super-Soave, il grande bianco veneto” e “La longevità del Gewürztraminer” – che, con un tutto esaurito, hanno coinvolto il pubblico in un percorso di scoperta di varietà meno conosciute e inaspettate prospettive evolutive. “Vedere tante persone riunite a degustare, con entusiasmo, curiosità e voglia di condividere l’esperienza, è stata per noi la soddisfazione più grande. Questa prima edizione italiana ha superato le aspettative e conferma che esiste un interlocutore attento, che vuole vivere il vino in modo contemporaneo e inclusivo”, commentano Simon Staffler e Othmar Kiem, co-fondatori di Falstaff Italia. Lorenzo Del Giudice, Bibenda. Un segnale particolarmente significativo arriva anche dalle nuove generazioni. In questa occasione, infatti, la Fondazione Italiana Sommelier, responsabile del servizio durante l’evento, ha evidenziato come in realtà il 25% degli iscritti ai corsi dell’ultimo anno sia rappresentato da under 30, un dato che racconta un coinvolgimento concreto – e non in declino – e che contribuisce a ridimensionare la narrazione di un progressivo disinteresse dei giovani nei confronti del settore. Complice anche il linguaggio, che deve diventare più accessibile e diretto, senza rinunciare alla profondità culturale. Eventi come il Falstaff White Wine Party dimostrano come sia possibile avvicinare nuovi pubblici attraverso formule capaci di unire contenuto e intrattenimento, conoscenza e convivialità. E la risposta di Roma conferma la validità di un format che ha saputo interpretare i cambiamenti in atto nel settore. Per una prima edizione, costruita su un concept ancora inedito, i risultati ottenuti rappresentano un segnale incoraggiante e una base solida da cui partire per i prossimi appuntamenti. “Da quello che ho potuto percepire, questa prima edizione è stata un grande successo. Ho visto una partecipazione autentica e un clima di confronto molto positivo tra operatori e appassionati. Eventi come questo rappresentano un’importante occasione per valorizzare le eccellenze enologiche italiane e rafforzare la cultura del vino”, commenta Giuliano Rossi, presidente di Vinarius, ospite della giornata. La Redazione
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Vitevis per Sorsi D’Autore: protagonisti a Villa Cordellina Pif e Francesco Piccolo Domenica 28 giugno, l’attesa rassegna culturale porta cinema e letteratura nel cuore del Vicentino. I vini di Vitevis celebreranno la cultura. Arrow Right Top Bg

25 Giugno, 2026

Vitevis per Sorsi D’Autore: protagonisti a Villa Cordellina Pif e Francesco Piccolo Domenica 28 giugno, l’attesa rassegna culturale porta cinema e letteratura nel cuore del Vicentino. I vini di Vitevis celebreranno la cultura.

  Le eccellenze enologiche di Vitevis saranno protagoniste domenica domenica 28 giugno in occasione di Sorsi d’Autore a Villa Cordellina Lombardi (Montecchio Maggiore, Vicenza), iconica villa veneta da pochi anni tornata al suo antico splendore.   Ospiti della serata due delle voci più originali della cultura italiana contemporanea: PIF – pseudonimo di Pierfrancesco Diliberto – regista, sceneggiatore, attore e scrittore, è tra le voci più ironiche e acute del panorama italiano, con uno stile capace di mescolare satira e impegno civile; con lui Francesco Piccolo, scrittore e sceneggiatore vincitore del Premio Strega, tra le penne più lucide nel raccontare le contraddizioni del paese reale. Un dialogo, tra irriverente provocazione e spunti di riflessione, condotto dall’attore e performer Stefano Colli. La rassegna, promossa da Fondazione AIDA ETS ICC con Regione del Veneto e Istituto Regionale Ville Venete, è alla sua ventisettesima edizione: un format che ha saputo trasformare il patrimonio storico-artistico veneto in esperienza viva, coniugando territorio, cultura ed eccellenza enologica.
Nel salone d’onore di Villa Cordellina Lombardi, Giambattista Tiepolo celebrò l’intelligenza e la nobiltà d’animo, insieme ai valori della clemenza e della moderazione. Era il 1743. La villa, progettata da Giorgio Massari su ispirazione palladiana, era un luogo di feste, cultura e convivialità. Lo è ancora. Il rinnovato impegno di Vitevis sul fronte culturale si inserisce in un percorso più ampio che lambisce la responsabilità sociale d’impresa e che denota una marcata attenzione da parte del Gruppo vitivinicolo veneto rispetto al comprensorio produttivo dove insistono le famiglie dei viticoltori e le comunità di riferimento. Gianfranco Gambesi, Direttore Generale di Vitevis Sorsi d’Autore valorizza il territorio attraverso la cultura  ed è esattamente il tipo di iniziativa a cui vogliamo prendere parte. Oltre che produrre vini di qualità per i consumatori e garantire un reddito ai nostri soci, siamo fermamente convinti che sia nostro compito contribuire al dinamismo culturale e sociale delle comunità in cui operiamo. I nostri vini nascono qui, dal lavoro di oltre 1.200 soci, e raccontano questi luoghi. Condividerli in una serata come questa significa partecipare a qualcosa di più grande: portare il vino alle persone, dove ha senso che stia. Una visione che trova espressione concreta nel sostegno a realtà e progetti che contribuiscono a generare valore sul territorio: dal Teatro Comunale di Vicenza al Garda Festival, fino ai percorsi formativi di Vitevis Academy. Non ambiti separati dall’attività produttiva, ma parte dello stesso processo che, dalla vigna, alla cantina, dal teatro alla villa veneta, in questo modo si sviluppa e cresce. Il programma della serata
 L’evento inizierà alle ore 18.00 con una degustazione guidata dei vini Vitevis, curata da AIS Veneto, che accompagnerà il pubblico alla scoperta delle etichette più rappresentative della cantina, espressione autentica del territorio vicentino e veronese. I vini selezionati per la degustazione: TULLIO I – CUVEÈ DEL FONDATORE PROSECCO DOC BRUT MILLESIMATO ⁠TORRE DEI VESCOVI – PINOT GRIGIO VICENZA DOC ⁠LE MACINE – MONTI LESSINI DOC – METODO CLASSICO PAS DOSÈ Alla stessa ora, in programma una masterclass di giardinaggio “Sorsi Green” con i content creator di Effetto Serra, un appuntamento dedicato al rapporto tra verde, cura dello spazio e sostenibilità.
Alle ore 19.30 i partecipanti potranno immergersi nella storia con una visita guidata a Villa Cordellina Lombardi.
Gran finale alle ore 21.00 con l’attesissimo “Incontro con l’Autore”: Pif e Francesco Piccoli in dialogo con Stefano Colli. Sorsi d’Autore si svolge dal 12 giugno al 5 luglio 2026 in quattro Ville Venete, con tappe a Fratta Polesine, Valdobbiadene, Montecchio Maggiore e Abano Terme, e vede protagonisti, tra gli altri, Patrizia Sardo Marras, Marco Paolini, Paolino Libralato, Claudio Amendola, Vinicio Marchioni e Virgilio Villoresi. Per informazioni sull’evento e modalità di accesso: www.fondazioneaida.it … Cantine Vitevis
 Cantine Vitevis è un ambizioso progetto vitivinicolo che prende vita il 1° luglio 2015, grazie alla fusione di tre storiche cantine del Veneto: Cantina Colli Vicentini di Montecchio Maggiore, Cantina di Gambellara e Cantina Valleogra di Malo, alle quali si aggiunge in seguito Cantina di Castelnuovo del Garda, basata sulle rive del Lago di Garda. Cantine Vitevis è oggi uno dei riferimenti più solidi della produzione vitivinicola veneta: una grande azienda che mette a sistema il lavoro di centinaia di viticoltori tra il Veronese, il Vicentino e il Lago di Garda. La forza dell’azienda sta in un vero e proprio ecosistema produttivo: un’unica regia, una dotazione tecnologica di cantina d’avanguardia e quattro terroir distinti che assicurano produzioni costanti e forte identità territoriale. La Redazione
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Wines Experience vietnam 2026: fra pochi giorni il vino italiano si prepara a incontrare il sud-est asiatico Arrow Right Top Bg

23 Giugno, 2026

Wines Experience vietnam 2026: fra pochi giorni il vino italiano si prepara a incontrare il sud-est asiatico

  Il 25 e 26 giugno sono attesi a Ho Chi Minh City oltre 75 produttori wine&food, che incontreranno buyer e operatori da tutta l’area ASEAN in due giornate dedicate a business, networking e nuove opportunità commerciali.     È tutto pronto a Ho Chi Minh City per Wines Experience Vietnam 2026. Il 25 e 26 giugno, il principale hub economico del Paese ospiterà la seconda tappa del calendario internazionale dedicato alla promozione del vino italiano, trasformandosi per due giorni in un punto d’incontro tra produttori, buyer e operatori provenienti da tutto il Sud-Est asiatico. Un appuntamento particolarmente atteso da aziende e professionisti del settore, chiamati a confrontarsi con uno dei mercati più interessanti per lo sviluppo del Made in Italy nei prossimi anni. Dopo il positivo debutto di Londra lo scorso mese di aprile, il progetto promosso da United Experience, joint venture tra BolognaFiere Group e Fiere Italiane SEA, approda infatti in Vietnam con il sostegno di VinExad, mantenendo la formula innovativa che mette al centro relazioni di qualità, incontri profilati e concrete opportunità di business. La manifestazione si svolgerà presso The Adora Center e riunirà oltre 75 produttori italiani insieme a circa 600 operatori tra importatori, distributori, retailer, professionisti dell’hospitality e buyer provenienti da tutta l’area ASEAN. Grazie a un format che supera il tradizionale modello fieristico, i partecipanti avranno l’opportunità di incontrare direttamente gli espositori attraverso lounge dedicate, appuntamenti profilati, degustazioni guidate e momenti di approfondimento pensati per favorire relazioni commerciali concrete e di lungo periodo. “Business is ultimately built between people”, sottolinea Maurizio Muzzetta, Presidente di United Experience. “Abbiamo creato la manifestazione in Vietnam attorno a un principio molto semplice: quando i produttori giusti incontrano i buyer giusti in un contesto adeguato, si sviluppano relazioni più solide e risultati commerciali migliori. Non stiamo cercando di costruire una fiera più grande, ma una fiera più efficace, dove ogni incontro abbia un reale valore per il futuro delle aziende”. Il Vietnam, porta d’accesso al Sud-Est asiatico La scelta del Vietnam non è casuale. Con oltre 100 milioni di abitanti, una popolazione giovane e una classe media urbana in costante crescita, il Paese rappresenta oggi una delle economie più dinamiche dell’area ASEAN. L’evoluzione del settore hospitality, il crescente interesse per i prodotti premium internazionali e l’affermarsi di nuovi modelli di consumo stanno contribuendo alla crescita strutturale del comparto vino. L’Italia occupa già una posizione di rilievo in questo scenario, risultando il secondo esportatore di vino in Vietnam per valore dopo la Francia. La diffusione della ristorazione internazionale, dei wine bar specializzati e delle attività formative dedicate al vino conferma inoltre un interesse sempre più maturo verso le produzioni italiane. Secondo gli organizzatori, nel corso delle due giornate sono attesi circa 600 professionisti qualificati tra importatori, distributori, buyer, retailer e operatori dell’ospitalità, confermando il ruolo strategico della manifestazione come piattaforma di accesso al mercato del Sud-Est asiatico. Oltre 75 produttori protagonisti L’evento offrirà una panoramica ampia e rappresentativa del patrimonio vitivinicolo italiano grazie alla presenza di aziende provenienti da tutte le principali regioni produttive del Paese. Tra i nomi presenti figurano realtà di riferimento come Ferrari Trento, Marchesi di Barolo, Banfi, Santa Margherita, Zonin 1821, Masi, Bertani, Cantina Terlano, Bisol 1542, Fantinel, Le Monde, Librandi, Torrevento, Medici Ermete, Cantine Lunae, Attems, Ca’ Maiol e numerose altre aziende che rappresentano l’eccellenza del Made in Italy. Particolarmente significativa la partecipazione di Italia del Vino Consorzio, che porterà in Vietnam 24 produttori associati, e di ITA-ICE Agenzia, che sarà presente con una collettiva di 16 aziende provenienti da sette regioni italiane e collaborerà all’attività di incoming con una delegazione di 10 buyer selezionati. A completare il panorama espositivo saranno alcuni dei più importanti importatori e distributori del Paese, tra cui Red Apron, WineCellar.vn, Vinoteka e Ideal Wine, creando un collegamento diretto tra produttori e mercato. Due giorni di contenuti, degustazioni e relazioni Il programma è stato pensato per alternare opportunità di business, formazione e networking. La manifestazione si aprirà con la cerimonia inaugurale e proseguirà con il panel “Southeast Asia’s Next Phase”, dedicato all’evoluzione dei consumi, del turismo e dell’hospitality nella regione, supportato dai dati e dalle analisi di NielsenIQ. Tra gli appuntamenti più attesi anche la masterclass “From Heritage to Horizon”, che metterà a confronto alcune delle regioni più iconiche della produzione italiana con territori emergenti destinati a giocare un ruolo crescente nello scenario internazionale. Ampio spazio sarà dedicato anche all’esperienza gastronomica italiana attraverso The Italian Taste Experience, un percorso che vedrà protagonisti show cooking, pizza e pasta preparate dal vivo, Prosciutto di Parma affettato al momento, formaggi italiani e mozzarella realizzata davanti al pubblico. Un racconto del patrimonio enogastronomico italiano che dialogherà con la cucina locale vietnamita attraverso degustazioni e abbinamenti studiati per valorizzare la versatilità del vino italiano. Non mancheranno momenti di networking come il ricevimento organizzato da WIWS – Women in Wine & Spirits, dedicato alla valorizzazione del contributo femminile nel settore beverage internazionale. Market Shapers Awards e nuove generazioni La seconda giornata sarà inaugurata dai Market Shapers Awards, riconoscimento dedicato alle aziende e ai professionisti che hanno contribuito alla crescita, alla diffusione e al successo del vino italiano in Vietnam e nel Sud-Est asiatico. Seguirà il panel “NextGen Palates & Perspectives”, che riunirà giovani sommelier e professionisti provenienti da diversi Paesi ASEAN per discutere l’evoluzione dei consumi, le nuove aspettative dei clienti e il futuro dell’ospitalità nella regione. A chiudere il programma sarà “Dialogue in Motion: Beyond the Spritz”, un format esperienziale che esplora la cultura dell’aperitivo italiano come occasione di incontro, racconto del territorio e costruzione di esperienze memorabili per il consumatore. Dopo Londra e in attesa della tappa di Città del Messico prevista per il 5 e 6 novembre, Wines Experience conferma così la propria ambizione di diventare una piattaforma internazionale di riferimento per il vino italiano nei mercati ad alto potenziale, creando connessioni concrete tra imprese, professionisti e culture diverse attraverso il linguaggio universale del vino. Per saperne di più: https://winesexperience.com/ United Experience United Experience è una società internazionale dedicata alla creazione di eventi, progetti di comunicazione e contenuti multimediali. Attraverso un approccio innovativo e integrato, unisce competenze creative e organizzative per accompagnare aziende e istituzioni in percorsi di valorizzazione e storytelling contemporaneo. Con sedi operative negli Stati Uniti e in Italia, la società collabora stabilmente con BolognaFiere nello sviluppo di nuove progettualità fieristiche e iniziative di respiro globale. La Redazione
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Roero DOCG sotto le stelle di Torino: sulla Pista 500 del Lingotto arriva Roero Wine Fest Arrow Right Top Bg

22 Giugno, 2026

Roero DOCG sotto le stelle di Torino: sulla Pista 500 del Lingotto arriva Roero Wine Fest

  Mercoledì 24 giugno dalle ore 19.00 presso La Pista 500 Lingotto, Torino   Oltre 110 etichette in degustazione, 45 cantine del territorio, street food, musica e una vista unica sulla città: il Consorzio Tutela Roero
porta una straordinaria rappresentanza della denominazione
in uno scenario unico per un evento dedicato alla scoperta del Roero DOCG
in una delle serate più suggestive dell’anno   Il Consorzio Tutela Roero torna al centro della scena torinese: mercoledì 24 giugno andrà in scena il Roero Wine Fest, una serata alla scoperta delle migliori espressioni della DOCG che avrà come scenario uno dei luoghi più spettacolari di Torino. 110 le etichette in degustazione, in rappresentanza di 45 cantine del territorio, protagoniste in una delle serate più attese dell’anno, quella di San Giovanni, patrono della città, ricorrenza che ogni anno richiama cittadini e visitatori in un’atmosfera di condivisione e partecipazione diffusa, tra legame con la tradizione e senso di appartenenza. Un contesto significativo arricchito da una location d’eccezione: ad ospitare il Roero Wine Fest sarà uno dei luoghi più iconici della città, la Pista 500 del Lingotto, simbolo della storia industriale torinese e della sua continua capacità di reinventarsi. Da pista di collaudo dell’ex stabilimento FIAT a polo contemporaneo di rigenerazione urbana che testimonia ancora oggi il dialogo tra passato e futuro che caratterizza questa città. Massimo Damonte, Presidente del Consorzio Tutela Roero. Con il Roero Wine Fest vogliamo creare nuove occasioni di incontro tra il vino e il pubblico, utilizzando un linguaggio più contemporaneo e inclusivo. Le nuove generazioni cercano esperienze autentiche, da vivere e condividere. Per questo abbiamo immaginato un evento che unisse la qualità delle nostre denominazioni a musica, convivialità e socialità, mantenendo sempre il vino al centro del racconto. Il Roero ha molto da dire e crediamo che questo sia il modo giusto per avvicinare nuovi consumatori alla sua identità e alla sua straordinaria ricchezza. Il percorso di degustazione si svilupperà in diverse isole tematiche che guideranno i visitatori alla scoperta dei diversi stili produttivi e delle interpretazioni differenti. Dalla dalla freschezza e versatilità del Roero Arneis all’eleganza del Roero a base Nebbiolo, fino alle interpretazioni più complesse e strutturate delle Riserve.  Ad accompagnare i calici, una selezione di street food e un programma musicale che trasformerà la serata in una vera festa sotto le stelle, un punto di osservazione privilegiato per ammirare la città e, dopo il tramonto, i tradizionali fuochi d’artificio di San Giovanni che illumineranno il cielo di Torino. Roero Wine Fest si propone così come un nuovo appuntamento dedicato agli appassionati di vino e a chi desidera avvicinarsi al mondo del Roero in un contesto informale, immersivo e contemporaneo. La Redazione
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Marilyn Marilyn Marilyn. Via Margutta celebra il mito insieme a Vigna Nica Arrow Right Top Bg

21 Giugno, 2026

Marilyn Marilyn Marilyn. Via Margutta e Area Contesa Arte celebrano il mito insieme a Vigna Nica

  Il tempo per la vita è adesso. Non c’è ieri. Non c’è domani. Solo il brillante, irreversibile adesso.
Marilyn Monroe Via Margutta ha questa capacità, rara tra le strade del mondo, di fare coesistere tutto. Il sacro e il profano. Il silenzio e il fragore. Il passato che non smette mai di essere presente. È la strada degli artisti, certo, ma anche la strada dei contrasti tenuti insieme da una qualità dell’aria che sembra filtrata dalla storia. Ci sono i gatti che dormono sui davanzali, le botteghe dei restauratori con i vetri storti, i muri coperti di edera dove d’estate il verde diventa quasi un manifesto. È una strada che racconta chi la attraversa. E alcune serate, certe serate particolari, la strada ricambia. Il 5 giugno la Galleria Internazionale Area Contesa ArteDesign ha ospitato “Marilyn Marilyn Marilyn”: un evento dedicato a una delle icone più enigmatiche del Novecento, nel centenario della sua nascita. Non una mostra nel senso più convenzionale del termine. Qualcosa di più vicino a una seduta spiritica laica, a una conversazione collettiva con un fantasma che non ha nessuna intenzione di sparire. Il mito che non si lascia archiviare Marylin Monroe è probabilmente il caso più clamoroso di persistenza immaginaria del Novecento. È morta nel 1962 ma continua a generare interpretazioni, ossessioni, riflessioni. Ogni decennio la ri-scopre, la ri-usa, la ri-tradisce e poi la ri-ama. Warhol l’aveva capito prima di tutti: il volto di Marilyn non è un ritratto, è una matrice. Una forma che può essere riempita di qualsiasi colore, di qualsiasi intenzione, senza esaurirsi mai. Che cosa resta, a cento anni dalla nascita, di Norma Jeane Mortenson diventata Marilyn? Resta la vulnerabilità trasformata in potere. Resta il sorriso come difesa. Resta quella voce, quella voce incredibile, che sembrava arrivare da un luogo più morbido e più doloroso di qualsiasi altra voce del suo tempo. La galleria Area Contesa Arte di Via Margutta ha saputo fare di questo anniversario qualcosa di vivo, non di commemorativo. Una molteplicità di interpretazioni artistiche, ognuna con il proprio vocabolario visivo, si è offerta ai visitatori non come archivio ma come specchio: di chi guarda, di chi è guardato, e della lunga distanza che a volte li separa. La serata: arte, parola, musica Tra le presenze della serata, Annarita Campo che ha presentato il suo intervento Marilyn e Hollywood: un viaggio attraverso aneddoti, curiosità e riferimenti storici che ha restituito al pubblico la texture di un’epoca. Non solo la diva, ma il sistema che l’ha prodotta e consumata. Non solo il fascino, ma il prezzo che quel fascino ha richiesto. La personale di Rosa Maria Raffaele ha aggiunto un ulteriore strato di lettura: un’esplorazione del mondo femminile che ha dialogato con la figura di Marilyn senza imitarla, cercando piuttosto quei territori interiori che la diva rappresenta per molte donne ancora oggi. Non il glamour, ma la radice. A emozionare il pubblico con intensità diversa e inaspettata è stata la performance del mezzosoprano Caterina Novak, la cui interpretazione ha trasformato gli spazi della galleria in qualcosa di più raccolto e più necessario. La voce come strumento di memoria. Come se certe verità sul mito richiedessero di essere cantate, non spiegate. Vigna Nica e il Radice Eterna: quando il vino ha radici antiche quanto il mito A completare la serata, un vino di di Vigna Nica, presentati da WineFuture. Di Maria Genovese e di Vigna Nica ho scritto qualche anno fa, su queste stesse pagine, con lo stesso stupore con cui si racconta qualcosa che si stenta a credere. Una ragazza di Barcellona Pozzo di Gotto, laurea in Scienze della Comunicazione, nonno che vendeva limoni in Germania, un fazzoletto di terra nica, piccola, in siciliano, tra due vulcani attivi, Etna e Stromboli, che si fronteggiano in lontananza come due Iddu/Idda senza mai mettersi d’accordo sul chi comandi. Quella terra affacciata sulle Eolie, carica di sole e di vento salino, Maria l’ha trasformata in biodinamico quando ancora pochi ci credevano davvero, con rese che il disciplinare permetterebbe ben più alte ma che lei mantiene basse perché la qualità, per Maria, non è una promessa di marketing ma una questione di rispetto verso la terra del nonno. Da quei due ettolitri della prima vendemmia a più di undicimila bottiglie oggi: piccola vigna, grande cuore. Il vino presentato alla serata di Via Margutta è il Radice Eterna, metodo ancestrale da uve Nocera. Il Nocera è uno di quei vitigni che il Mezzogiorno ha custodito nell’ombra per secoli, simile nel carattere al Nerello Mascalese e al Cappuccio, parte di quella famiglia di vitigni siciliani che il mercato ha a lungo ignorato e che alcune vignaiole ostinate stanno riportando alla luce. Maria è tra queste. Nel bicchiere il Radice Eterna si presenta con quella velatura tenue che appartiene ai grandi metodi ancestrali, con un perlage di grana fine che sale senza fretta. È il tipo di bollicina che non cerca di stupire con la forza ma con la precisione: al naso arrivano subito i profumi della Sicilia nord-orientale, iodio e balsamico, macchia mediterranea, frutto a polpa scura appena accennato. In bocca la freschezza è netta, quasi salmastra, con una sapidità che racconta il vento delle Eolie meglio di qualsiasi descrizione. Il finale è lungo e pulito, con quella persistenza che appartiene ai vini fatti senza fretta, senza correzioni, senza il desiderio di essere altro da quello che sono. Un vino che porta nel nome la sua dichiarazione d’intenti. Radice perché affonda nel territorio con una coerenza che pochi raggiungono. Eterna perché certe radici non si strappano. WineFuture ha portato a questa serata qualcosa che va oltre la semplice proposta commerciale: la convinzione, condivisa con Maria, che il vino artigianale italiano di qualità abbia bisogno di visibilità in luoghi insoliti, lontani dalle fiere di settore, nei posti dove l’arte incontra le persone che non si definiscono appassionati di vino ma che, il vino giusto al momento giusto, lo sentono comunque. Come un mezzosoprano che canta e ti arriva senza che tu sappia spiegarti perché. Una serata, una strada, un senso Via Margutta non sbaglia serata. O forse sceglie le serate con quella cura che si riserva alle cose importanti. “Marilyn Marilyn Marilyn” ha saputo fare quello che le migliori mostre fanno raramente: non chiudere il mito in una cornice, ma lasciarlo respirare tra le persone. Farlo incontrare con la musica, con la parola, con il vino. Con tutto quello che non si archivia. Norma Jeane lo sapeva meglio di chiunque: non esiste un modo giusto per essere ricordati. Esiste solo il modo in cui si sceglie di essere presenti, finché dura. Quella sera, a Via Margutta, è durata fino a tardi. Un ringraziamento a Tina e Teresa Zurlo, magnifiche padrone di casa della serata nella loro magnifica Galleria Internazionale Area Contesa Arte.  Ringraziamento che non possiamo che estendere anche a WineFuture, una giovane realtà di distribuzione del vino che nata dal sogno di portare il miglior vino Made in Italy sulle tavole più prestigiose del mondo. Grazie alla competenza di Antonio Currò, uno dei migliori sommelier italiani, selezionano piccole meraviglie prodotte da artigiani che realizzano pochissime bottiglie, custodendo con cura la vera artigianalità italiana.   Ivan Vellucci & Marco Sargentini winetalesmagazine.comm
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