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BlendNews è un contenitore di informazioni dedicato al vino. Racconteremo gli eventi, le novità e le curiosità di questo mondo.

 

Fai arte, qualcosa cambierà. Primo Maggio in vigna, tra radici etrusche e visioni future Arrow Right Top Bg

25 Aprile, 2026

Fai arte, qualcosa cambierà. Primo Maggio in vigna, tra radici etrusche e visioni future

  C’è un momento, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, in cui la terra sembra trattenere il respiro. Le vigne si risvegliano, il sole accarezza le colline e l’aria profuma di possibilità. È proprio in questo spazio sospeso che prende vita StappaLa in Vigna, il Primo Maggio in Terra Etrusca alla Cantina Solis Terrae: non solo un evento, ma un invito a trasformare, a creare, a sentire. “Fai arte, qualcosa cambierà” non è uno slogan. È una promessa. In un territorio dove la storia affonda le radici nel mistero degli Etruschi, l’arte diventa un ponte tra passato e presente. Le vigne non sono solo filari ordinati: sono pagine vive, superfici su cui il tempo ha scritto storie di lavoro, di comunità, di resistenza. Qui, fare arte significa entrare in dialogo con la terra stessa, ascoltarla e restituirle una voce nuova. Il Primo Maggio, tradizionalmente dedicato al lavoro, si trasforma così in una celebrazione del gesto creativo. Perché creare è lavorare, ma è anche liberarsi. È rompere schemi, aprire spazi, immaginare alternative. Che si tratti di musica tra i filari, di performance improvvisate, di calici che si incontrano o di parole condivise sotto il cielo aperto, ogni espressione diventa atto di cambiamento. In un mondo che spesso corre troppo veloce, StappaLa in Vigna invita a rallentare. A riscoprire il valore del fare con le mani, del guardarsi negli occhi, del vivere un’esperienza autentica. L’arte, in questo contesto, non è distante o elitaria: è quotidiana, accessibile, necessaria. È il sorriso di chi brinda, il ritmo di un corpo che danza, il silenzio pieno di chi osserva il tramonto tra i grappoli ancora acerbi. E qualcosa, inevitabilmente, cambia davvero. Cambia la percezione del tempo, che si dilata. Cambia il modo in cui si abita uno spazio, che diventa condiviso. Cambia la relazione con gli altri, che da estranei diventano parte di una stessa narrazione. E cambia, soprattutto, lo sguardo: perché quando si crea, anche solo per un giorno, si impara a vedere il mondo non per quello che è, ma per quello che potrebbe diventare. La Cantina Solis Terrae diventa così un laboratorio a cielo aperto, uno spazio dove la live performance del Maestro David Phoenix  immagina, un luogo dove il vino incontra l’arte e insieme generano qualcosa di irripetibile. Come ogni vendemmia, anche questo evento è unico: fatto di persone, di energia, di attimi che non torneranno uguali. “Fai arte, qualcosa cambierà” è un invito semplice, ma potente. Non serve essere artisti, basta esserci. Basta lasciarsi attraversare dall’esperienza, partecipare, contribuire con la propria presenza. Perché a volte il cambiamento non arriva con grandi rivoluzioni, ma con piccoli gesti condivisi, tra una vite e l’altra, in un giorno di primavera che sa già di futuro. Non perderti lo spettacolo. Info e Prenotazioni IG @stappa_la           Marco Sargentini – Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
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DonnaE Bistrot presenta il format “Rendez-Vous, una nuova storia nel calice” Arrow Right Top Bg

25 Aprile, 2026

DonnaE Bistrot presenta il format “Rendez-Vous, una nuova storia nel calice”

  DonnaE Bistrot inaugura il ciclo “Rendez-vous: una storia nuova nel calice”, un viaggio mensile dedicato alla cultura enoica e alla riscoperta dei piccoli viticoltori attraverso percorsi di degustazione pensati ad hoc.   Al DonnaE Bistrot l’attenzione per il vino è parte integrante dell’esperienza: una selezione curata, una ricerca costante e la volontà di raccontare ogni etichetta attraverso incontri dedicati. Nasce così il format “Rendez-vous: una nuova storia nel calice”, un ciclo di appuntamenti pensato per accompagnare gli ospiti alla scoperta di cantine e territori, tra degustazioni guidate e momenti di approfondimento,  in un’atmosfera conviviale e raffinata, ideale per vivere la primavera con esperienze gastronomiche e incontri di gusto. Protagonista del nuovo calendario 2026 è Rendez-Vous, il format ideato da Dario Chieffallo, F&B Manager e sommelier del DonnaE Bistrot, che guida gli ospiti in un percorso di scoperta tra vini, territori e racconti di cantina. L’appuntamento, in programma una volta al mese, nasce con l’obiettivo di raccontare “una nuova storia nel calice”: ogni serata celebra una cantina protagonista, i cui vini vengono presentati e narrati durante la degustazione, in dialogo con un menù dedicato ideato da Riccardo Pepe, Executive Chef del DonnaE Bistrot. Un’esperienza pensata per valorizzare l’incontro tra territori vitivinicoli e cucina contemporanea. Dario Chieffallo, F&B manager e sommelier al DonnaE Bistrot Rendez-vous: una nuova storia nel calice nasce dalla nostra volontà di dare voce ai piccoli viticoltori. Non cerchiamo il vino che stupisce per il nome, ma quello capace di emozionare il palato attraverso la sua sincerità. In questi appuntamenti mensili, il calice si trasforma in uno strumento di conoscenza e la tavola in un luogo di connessione. Abbiamo immaginato ogni incontro come una scoperta dedicata a chi desidera ampliare la propria cultura enoica senza filtri, riscoprendo la bellezza dello stare in compagnia attorno a storie di vigne e di vita. Rendez-vous è, per noi, una promessa: quella di svelare, ogni mese, un racconto inedito che parte dalla terra e arriva dritto all’anima di chi sa ascoltare.   Il primo incontro, svoltosi giovedì 26 marzo, ha inaugurato la rassegna con Champagne Palmer & Co, storica Maison della Champagne fondata nel 1947 e oggi tra le realtà più rappresentative di Reims. Dopo il successo della serata dello scorso anno, la maison ha aperto nuovamente il calendario degli eventi. Il secondo appuntamento, 30 aprile, porterà gli ospiti nel cuore della Calabria con Brigante Vigneti & Cantina, realtà vitivinicola che racconta con carattere e identità il territorio calabrese. L’azienda nasce con l’obiettivo di valorizzare vitigni autoctoni e tradizioni agricole locali attraverso una produzione attenta alla qualità e al rispetto dell’ambiente. I suoi vini esprimono il paesaggio mediterraneo con personalità e profondità, raccontando nel calice le caratteristiche della terra da cui nascono. Il ciclo primaverile si concluderà il 28 maggio con Casa Comerci, storica azienda familiare calabrese impegnata nella valorizzazione dei vitigni autoctoni del territorio. Da anni la famiglia Comerci porta avanti un lavoro di recupero e tutela di varietà tradizionali, con una produzione che coniuga ricerca, identità territoriale e rispetto della biodiversità. I vini della cantina raccontano una Calabria fatta di paesaggi, tradizioni e cultura enologica. Le serate Rendez-Vous saranno proposte al costo di 55 euro a persona. Per info e prenotazioni: rm@ehrome.com   NOTE PER LA STAMPA   Elizabeth Unique Hotel è un boutique hotel cinque stelle situato nel cuore di Roma. Il progetto, voluto dalla Famiglia Curatella, già attiva nel settore dell’ospitalità in Italia e originaria di Bella (Potenza), nasce dall’idea di unire accoglienza d’eccellenza e ricerca gastronomica. Il nome rende omaggio alla Signora Elisabetta, figura centrale per i fondatori e simbolo di un’ospitalità autentica e familiare. L’hotel dispone di 32 camere, tra edificio principale e dépendance, e propone un’esperienza di soggiorno intima e raffinata, arricchita da opere d’arte selezionate in collaborazione con Galleria Russo e dalla cucina dell’Executive Chef Riccardo Pepe, che interpreta in chiave contemporanea le sue radici lucane.   MAGGIORI INFORMAZIONI   DonnaE Bistrot Elizabeth Unique Hotel Via delle Colonnette, 35 – 00186 Roma SITO WEB: www.ehrome.com TEL. (+39) 06 3223 633 | Whatsapp: (+39) 340 364 2765 FAX. (+39) 06 3219 979 EMAIL: rm@ehrome.com INSTAGRAM: DonnaE Bistrot | Elizabeth Unique Hotel FACEBOOK: DonnaE Bistrot | Elizabeth Unique Hotel ORARI: Aperto tutti i giorni dalle 7:00 alle 23:00, a pranzo dalle 12:30 alle 18:30, a cena dalle 19:00 in poi. Il brunch va dal venerdì alla domenica dalle 11:30 alle 15:30 La Redazione
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Da sabato 2 MAGGIO 2026 torna in tutta Italia “IL SABATO DEL VIGNAIOLO” Arrow Right Top Bg

25 Aprile, 2026

Da sabato 2 MAGGIO 2026 torna in tutta Italia “IL SABATO DEL VIGNAIOLO”

Per l’edizione 2026 il racconto dei Vignaioli Indipendenti si fa diffuso!
Durante tutto il mese di maggio 21 appuntamenti in luoghi speciali della penisola per incontrare i Vignaioli, assaggiare i loro vini e scoprire l’identità dei territori attraverso una formula rinnovata e dinamica   Torna l’atteso appuntamento annuale de Il Sabato del Vignaiolo, la giornata pensata dalla FIVI-Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti con il sostegno di Crédit Agricole per raccontare al pubblico e agli appassionati le realtà territoriali dei suoi oltre 1.800 soci. Dopo il successo degli scorsi anni, l’edizione 2026 segna un’importante evoluzione: l’evento lascia la singola data nazionale per trasformarsi in un appuntamento diffuso durante tutti i sabati
del mese di maggio. La scelta di distribuire gli eventi su quattro weekend nasce dalla volontà di rispettare la straordinaria diversità climatica e meteorologica della nostra penisola, ma non solo. Questa nuova formula ha permesso infatti una maggiore
collaborazione tra i territori cosicché molte Delegazioni apriranno le porte ai soci di altre regioni, creando occasioni di confronto e degustazioni incrociate laddove le date degli eventi lo consentano.   I LUOGHI E LE DELEGAZIONI Sono 21 le Delegazioni Locali FIVI (su un totale di 31 attualmente presenti) che hanno aderito all’iniziativa, con alcune realtà che celebrano quest’anno il loro debutto organizzativo (Asti, Alta Toscana e Costa Toscana). Il pubblico potrà incontrare i Vignaioli e degustare i loro vini in ben 15 contesti d’eccezione: non solo cantine e aziende agricole dei soci, ma anche luoghi legati alla cultura come musei e monumenti storici, piazze dei capoluoghi e diversi Punti di Affezione (PDA) della Federazione.
Le delegazioni coinvolte sono: Abruzzo-Molise, Alessandria, Alta Toscana, Asti, Calabria, Chianti Classico-San Gimignano, Costa Toscana, Friuli Venezia Giulia, Langhe e Roero (in un evento congiunto), Lazio, Liguria, Marche, Modena-Reggio Emilia, Oltrepò Pavese, Piacenza, Puglia, Romagna, Sicilia, Treviso e Verona IL FORMAT Ogni appuntamento accoglierà il pubblico con il consueto spirito di festa e condivisione. Il cuore dell’evento saranno i banchi d’assaggio, dove i Vignaioli e le Vignaiole Indipendenti racconteranno in prima persona il proprio lavoro, i propri vini e i valori della Federazione. Il programma sarà arricchito da un format libero e variegato che, a seconda della delegazione, prevederà: Masterclass di approfondimento e momenti di confronto Acquisto diretto dei vini dai produttori Coinvolgimento di artigiani locali e stand di food con prodotti tipici del territorio Interventi musicali e momenti di approfondimento culturale. Per gli appassionati del vino, si conferma un’occasione unica di scoperta e relax, per vivere una giornata in compagnia di chi la vigna la coltiva e la protegge ogni giorno, scoprendo la vocazione di territori spesso unici.
L’invito è dunque quello di consultare il calendario per scoprire quali sono
gli eventi più vicini e quali sabati di maggio vedranno protagoniste le diverse delegazioni. Il programma completo e i dettagli di ogni appuntamento sono pubblicati
online su: https://fivi.it/sabato-del-vignaiolo   La Redazione
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MTV Umbria presenta Umbria Wine Trekking, per camminare tra vigne e colori di primavera Arrow Right Top Bg

24 Aprile, 2026

MTV Umbria presenta Umbria Wine Trekking, per camminare tra vigne e colori di primavera

  Dalle colline di Montefalco a Orvieto e Perugia, tra aprile e giugno, il Movimento Turismo del Vino Umbria, insieme ad Assoguide, propone un calendario diffuso di esperienze tra vigneti, borghi e paesaggi primaverili per scoprire l’Umbria passo dopo passo   Dopo il successo della prima edizione autunnale, il Movimento Turismo del Vino Umbria rilancia il progetto Wine Trekking con un calendario primaverile che, da aprile a giugno 2026, invita a vivere il territorio in modo immersivo e coinvolgente. Un format che unisce il piacere del cammino alla scoperta del vino, trasformando la visita in cantina in un’esperienza lenta e profondamente legata al paesaggio. Se in autunno erano i colori caldi della vendemmia a fare da cornice, la primavera regala scenari completamente diversi: vigneti rigogliosi, colline verdi, fioriture spontanee e panorami che si aprono su borghi, castelli e vallate ancora poco conosciute. È in questo contesto che prende vita il nuovo ciclo di appuntamenti, pensati per chi desidera conoscere l’Umbria attraverso i suoi ritmi naturali, camminando tra filari, uliveti e sentieri. Giovanni Dubini, presidente di MTV Umbria Con il Wine Trekking vogliamo proporre un modo diverso di vivere il vino e il territorio, mettendo al centro il tempo, il paesaggio e l’incontro diretto con i produttori; La primavera è il momento ideale per questo tipo di esperienze: la natura si risveglia, i vigneti cambiano volto e il trekking diventa uno strumento privilegiato per rivelare l’identità dei nostri luoghi Si parte il 25 aprile a Bevagna con l’Azienda Agricola Mevante, nel cuore della denominazione Montefalco, per un trekking pomeridiano ad anello tra vigne e campagna con rientro in cantina e degustazione di vini e light dinner. Il giorno successivo, il 26 aprile, e poi ancora il 17 maggio e il 7 giugno, l’esperienza si sposta alle porte di Perugia, in località La Bruna, con Chiesa del Carmine, per un itinerario tra la valle del Monte Tezio e il borgo di Castiglion Ugolino, tra panorami e storia, con visita finale alla cantina e degustazione di vini e prodotti biologici aziendali. Il calendario entra nel vivo già dai primi giorni di maggio. Il 2 e il 16 maggio, e poi il 6 giugno, a Montefalco la cantina Fongoli propone un’escursione ad anello tra strade di campagna e tratti più naturali, fino al castello di Gaglioli che domina la valle del torrente Attone, in un contesto di grande fascino paesaggistico con visita all’antica bottaia e degustazione di vini biodinamici. Il 3 maggio e il 13 giugno, sempre a Montefalco, Perticaia accompagna gli ospiti tra vigneti e oliveti con visita e degustazione finale. Il 3, 17 e 23 maggio e il 7 giugno, ad Assisi, la Cantina Meazzi organizza trekking ad anello nei boschi lungo i sentieri di Mora, abbinando al termine dell’escursione un pranzo con degustazione di vini della produzione aziendale. Il 9 maggio rappresenta uno dei momenti centrali del programma: a Perugia, in località Colle Umberto, l’Azienda Agricola Carini guida un itinerario tra vigneti, ulivi e borghi medievali e degustazione finale di prodotti tipici di propria produzione e naturalmente vini; a Orvieto, in località Rocca Ripesena, Palazzone propone una passeggiata tra le campagne storiche con visita in cantina e pranzo finale; mentre a Montefalco, nelle giornate del 9 e poi del 13 e 14 giugno, la cantina Scacciadiavoli accompagna i partecipanti tra oliveti e borghi del territorio con degustazione conclusiva. Sempre il 9 maggio e il 16 maggio, a Bettona, Vetunna organizza trekking tra i filari con momenti conviviali all’aria aperta e pic-nic con degustazione di vini. Il 10 maggio il calendario prosegue con altre tappe: a Perugia, la cantina Goretti propone un’esperienza tra vigneti e paesaggio collinare, e degustazione finale mentre a Collazzone l’azienda Baldassarri offre un percorso tra campagne e scorci rurali del territorio con pranzo. Il 16 maggio è una giornata particolarmente ricca: a Sant’Enea, alle porte di Perugia, la cantina Chiorri propone una passeggiata tra vigne e borghi con aperitivo panoramico; a Marsciano, Cantina La Spina abbina il trekking alla visita del castello e alla degustazione; mentre Vetunna replica l’esperienza tra i vigneti. Il 17 maggio si torna a Bevagna con La Fonte Azienda Agricola, per un percorso tra la campagna circostante con degustazione finale in cantina. Il calendario prosegue poi fino a giugno con ulteriori appuntamenti, consolidando una proposta diffusa che coinvolge alcune delle aree più rappresentative del vino umbro, da Montefalco a Orvieto, fino al territorio perugino e assisano. Le giornate avranno inizio dalle 8.30 con l’accoglienza dei partecipanti in azienda e proseguiranno dalle 9 con la partenza del trekking (a seconda della cantina scelta). Un appuntamento aperto anche alle famiglie, con la possibilità di partecipazione per i bambini dai dieci anni in su. L’Umbria Wine Trekking è reso possibile grazie al contributo di Screen Italia Srl e della BCC di Spello e del Velino. Sono obbligatori gli scarponcini da trekking e consigliati i bastoncini.  Per informazioni e prenotazioni: umbria@movimentoturismovino.it – 347.7530924(Whatsapp). La Redazione      
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Taste of Roma 2026: Il cibo in evoluzione tra Energia e Visione! Arrow Right Top Bg

24 Aprile, 2026

Taste of Roma 2026: Il cibo in evoluzione tra Energia e Visione!

  La kermesse capitolina festeggia la sua decima edizione e torna dal 6 al 10 maggio con un format in evoluzione: nuova location post industriale, 5 giorni di appuntamenti e oltre 20 ristoranti tra grandi nomi e giovani talenti della ristorazione romana.   Taste of Roma torna dal 6 al 10 maggio 2026 e celebra un traguardo importante: i primi 10 anni di una manifestazione che ha contribuito a rendere l’alta cucina più accessibile, conviviale e vicina al pubblico. Per questa edizione, il festival inaugura un nuovo capitolo scegliendo come scenario il Gazometro, luogo simbolico della Roma contemporanea, che per l’occasione si trasformerà in un villaggio del gusto animato dalle cucine di chef affermati, protagonisti storici della manifestazione, e da una nuova generazione di insegne della ristorazione cittadina. La scelta della location industrial rafforza l’identità contemporanea della manifestazione e ne amplia la capacità di coinvolgere pubblici diversi: dagli appassionati gourmand alle generazioni più giovani di foodies in uno spazio che unisce memoria storica, rigenerazione urbana e nuove forme di socialità. In questa prospettiva, Taste of Roma conferma anche la propria attenzione ai temi della sostenibilità e alla valorizzazione degli spazi cittadini attraverso nuove esperienze culturali e conviviali. L’edizione 2026, infatti, segna un’evoluzione del format sia per l’esperienza proposta al pubblico, che diventa più ricca di suggestioni e con un nuovo carattere, più attento a fotografare il panorama gastronomico capitolino in costante evoluzione, come pure per la durata, che passa da quattro a cinque giorni. Accanto ai percorsi di assaggio alla scoperta delle nuove proposte e idee di cucina presenti in città, il calendario ideato dagli organizzatori Mauro e Silvia Dorigo di Be.it Events propone anche masterclass esclusive con gli chef, talk con ospiti speciali moderati da Francesca Romana Barberini di RDS, degustazioni e momenti di approfondimento tematico sul mondo del food&beverage e sulle nuove tendenze di settore. Ad animare il festival, il sound dei dj set targati RDS, media partner della manifestazione, in programma durante le cinque giornate. In linea con la volontà di coinvolgere un pubblico gourmand ampio, variegato e giovane si inseriscono anche le nuove formule di biglietteria: Open (valido in una qualsiasi data), Happy Taste (pensato per l’after-work, con ingresso in fascia oraria dedicata) e abbonamento 2 giorni. Tali soluzioni sono state introdotte non solo per rendere l’esperienza ancora più flessibile ma soprattutto per attirare un pubblico più ampio e giovane, con modalità di accesso diverse a seconda dei ritmi e delle abitudini di ciascuno. Mauro e Silvia Dorigo di Be.it Events La decima edizione di Taste of Roma segna per noi un traguardo importante e, insieme, l’inizio di un nuovo capitolo. La scelta del Gazometro accompagna la volontà di portare il festival in un luogo contemporaneo, capace di raccontare l’energia di una città in continua evoluzione. Con oltre 20 ristoranti, tra presenze storiche e nuove proposte, questa edizione conferma il desiderio di dare continuità a un progetto molto amato dal pubblico, aprendolo allo stesso tempo a nuove visioni, nuovi linguaggi e nuove esperienze. Per noi questa edizione rappresenta insieme una festa e una ripartenza. Abbiamo immaginato un’esperienza capace di emozionare e coinvolgere pubblici diversi: grandi piatti, masterclass, ottimi vini e cocktail, dj set, interviste dei protagonisti e un’illuminazione pensata per creare un’atmosfera suggestiva e accogliente. Taste of Roma continua a evolversi, ma resta fedele alla sua anima più autentica: far incontrare persone, storie e sapori in un contesto di condivisione, scoperta ed entusiasmo. Il Gazometro Ex area industriale nel quartiere Ostiense, il Gazometro è oggi uno dei luoghi più rappresentativi della trasformazione urbana di Roma. Nato nella prima metà del Novecento dall’Ansaldo da Genova per rispondere al fabbisogno energetico di una città in espansione, il sito è stato per decenni il cuore pulsante dell’approvvigionamento di gas per Roma. Attorno al grande cilindro di ferro alto quasi 90 metri, trovarono sede numerosi stabilimenti tra caseifici, distillerie, fabbriche di ceramiche, di cristalli, ditte di saponi, molini e pastifici. A partire dal secondo dopoguerra però l’area produttiva ha iniziato a perdere spinta, soprattutto per la diffusione di una nuova tecnologia: il gas metano. Dagli anni Sessanta, la zona ha subito un sostanziale abbandono, diventando però un elemento caratteristico e amato dello skyline della città, sfondo di numerose pellicole di registi di grande pregio come Pasolini, Verdone, Özpetek e Placido. Fino al 2017 quando ha iniziato ad essere al centro di un importante percorso di bonifica, recupero e rigenerazione, fino a diventare, a oggi, un nuovo polo culturale e relazionale della città. Un intervento che ha saputo preservare la memoria storica del sito portandolo però verso il futuro. Il quartiere è diventato via via un importante polo culturale, centro della movida cittadina e simbolo di rinascita. Nel 2020, la nota rivista Guardian ha definito l’area in cui sorge il Gazometro come uno dei quartieri più “cool d’Europa”. Dal 2022 il Gazometro ospita la rassegna Videocittà dedicata alle forme più avanzate dell’audiovisivo e dei linguaggi digitali. I protagonisti A quasi un mese dall’inizio della manifestazione, in occasione dell’apertura delle prevendite dei biglietti, sono stati svelati i nomi di alcuni dei protagonisti della cinque giorni. Ad accendere le cucine dal 6 all’8 maggio saranno Heinz Beck, chef del tristellato La Pergola all’interno del Rome Cavalieri Waldorf Astoria, Angelo Troiani chef e patron de Il Convivio Troiani (1 stella Michelin), Daniele Usai de Il Tino (1 stella Michelin) di Fiumicino. Insieme a loro ci sarà Giulio Zoli del ristorante Nomos Ante, recente apertura nel pieno centro di Roma, Andrea Cavallaro, chef di Sbracio, locale incentrato sulla cucina alla brace a carboni, Nicolò e Manuel Palescandolo Trecastelli di Trecca, osteria che ha fatto dell’autentica cucina romana il proprio cavallo di battaglia, e Davide Del Duca che da Osteria Fernanda valorizza l’artigianalità della cucina d’autore. Si aggiungono gli chef Roberto Bonifazi e Francesco Brandini di Tribuna Campitelli – Bottega 13, Danilo Mancini, che al ristorante Anavà propone una cucina fortemente identitaria e Natale Giunta, volto noto della tv e chef di Oro Bistrot oltre a Leonardo Malgarini di Casa Malgarini. A portare alta la bandiera dell’artigianalità nell’alta cucina ci sarà anche Federico Salvucci, chef del ristorante Fase. Dal 9 al 10 maggio, a mettere le mani ai fornelli saranno, oltre ad Heinz Beck, Andrea Cavallaro, Davide Del Duca e Nicolò e Manuel Palescandolo Trecastelli, ci saranno Andrea Pasqualucci chef del ristorante Moma, 1 stella Michelin, pluripremiato anche per la sua attenzione alla filiera corta, etica e certa delle materie prime utilizzate, Heros De Agostinis, fresco di stella alla guida del ristorante Ineo, e Koji Nakai del ristorante Nakai che porterà i sapori d’Oriente tra le cucine del Gazometro. E ancora Alessandro Pietropaoli chef di The Green Restaurant presso Hilton Roma Eur La Lama,  Ciro Cucciniello che da Carter Oblio con la sua cucina tocca tutte le sfumature del fuoco e Giacomo Zezza alla guida di Bistrot 64. Spazio ai sapori d’oriente con Yamamoto Ejii di Sushisen mentre, a portare alta la bandiera delle donne in cucina, sarà Anastasia Paris con il suo nuovo progetto Futura – Laboratorio di cucina. Patrocini e partners Taste of Roma 2026 si svolge con il patrocinio di Roma Capitale – Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda e della Regione Lazio. Un supporto istituzionale che attesta la coerenza del progetto che intende promuovere  la città e il dialogo col territorio. Come partners, oltre a RDS per la parte media, spiccano Italo, Atac e Cooltra per il settore mobility e Rinascente. Info utili Taste of Roma 2026
Dal 6 al 10 maggio 2026
mercoledì, giovedì e venerdì dalle 18:00 alle 24:00
sabato e domenica dalle 12:00 – 16:00 e dalle 18:00 alle 24:00
Gazometro – via Ostiense 82, Roma Tipologie di biglietti a partire da 14 euro Open: valido in una qualsiasi data Abbonamento 2 giorni: valido per l’ingresso in due date a scelta tra i 5 giorni Standard: valido solo per la data scelta Happy Taste: valido per l’ingresso entro le ore 19:00 e include un drink omaggio Pacchetti Famiglia da 3 o 4 persone: valido solo per la data scelta Taster: valido per accesso nella data scelta e con crediti inclusi VIP: valido per accesso alla lounge, drink omaggio e crediti per piatti e bevande Parcheggio interno: per chi acquista ingresso VIP Tutte le altre informazioni, inclusi costi degli ingressi, programma di masterclass e talk si trovano su www.tasteofroma.it La Redazione
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Corso online con ANAG Toscana per formare aspiranti assaggiatori di grappa e acquaviti fra lezioni e degustazioni a distanza Arrow Right Top Bg

23 Aprile, 2026

ANAG, Associazione Nazionale Assaggiatori Grappa e acquaviti - Corso online con ANAG Toscana per formare aspiranti assaggiatori di grappa e acquaviti fra lezioni e degustazioni a distanza

  Iscrizioni aperte per cinque appuntamenti dal 28 aprile al 26 maggio   Cinque lezioni online per conoscere da vicino il mondo dei distillati attraverso la cultura del “buon bere” e diventare assaggiatori di grappa e acquaviti. Sono quelle proposte dal corso di primo livello organizzato da ANAG Toscana e rivolto ad appassionati e a professionisti del settore della ristorazione per acquisire competenze tecniche e apprendere i segreti della degustazione consapevole. Le lezioni sono in programma, sempre di martedì, dal 28 aprile al 26 maggio dalle ore 21 alle 23 sulla piattaforma Zoom. Ogni appuntamento sarà condotto da esperti docenti ANAG, che accompagneranno i partecipanti in un percorso sensoriale e formativo arricchito da degustazioni guidate di campioni di grappa e acquaviti spediti a ogni partecipante dopo l’iscrizione. Come diventare professionisti del “buon bere”. Durante il corso i partecipanti apprenderanno le tecniche di assaggio di grappa e distillati e approfondiranno temi quali la storia e le tecniche di distillazione, le normative che regolano la produzione di grappa e acquaviti d’uva e l’unicità della grappa come eccellenza 100% italiana. L’ultima lezione sarà dedicata alla conoscenza dell’alcol e dei suoi effetti per promuovere un consumo responsabile. Al termine del corso sarà rilasciato un attestato di partecipazione, necessario per accedere ai corsi ANAG di secondo livello che prevedono sei lezioni e un esame finale per conseguire la patente di assaggiatore dell’Associazione. Come partecipare. Il corso è riservato ai soci ANAG ed è possibile associarsi anche al momento dell’iscrizione al corso. Per iscrizioni e informazioni, è possibile scrivere all’indirizzo corsi.toscana@anag.it oppure contattare il numero 377-2089682. ANAG – Associazione Nazionale Assaggiatori Grappa e Acquaviti APS ETS, è un’associazione di promozione sociale senza scopo di lucro, fondata nel 1978 presso la Camera di Commercio di Asti, e oggi attiva e presente in tutta Italia. Attraverso corsi di formazione, manifestazioni enogastronomiche, serate di degustazione e abbinamenti, ANAG promuove la “cultura del buon bere” e valorizza un prodotto interamente italiano che porta con sé un bagaglio di tradizioni ed esperienze. La Grappa infatti è riconosciuta dal maggio 1989 come “acquavite di vinaccia prodotta in Italia esclusivamente da vinacce nazionali”. Per conoscere da vicino ANAG ed essere sempre aggiornati su attività e iniziative dedicate a grappa e distillati, è possibile consultare il sito anag.it oppure seguire ANAG Italia sulla pagina Facebook e sul profilo Instagram. La Redazione
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Migrante a Via Margutta. Il vino che non alza la voce Arrow Right Top Bg

21 Aprile, 2026

Migrante a Via Margutta. Il vino che non alza la voce

  10 Aprile 2025, Via Margutta. Arte, vino e la forza di ciò che non alza la voce. Al centro della scena troviamo Trasparenze d’acqua di Brigitta Ciampi Karner, un percorso visivo profondamente immerso nel mondo marino. Le sue opere evocano la leggerezza e la profondità dell’acqua, restituendo allo spettatore una dimensione sospesa, quasi meditativa, dove il mare diventa metafora di interiorità e trasformazione. Accanto a questa dimensione fluida si colloca Arcadia di Antonella Proto, un progetto che si muove su un piano spirituale. Le sue creazioni raccontano una ricerca intima e sincera del divino, traducendo in immagini una tensione verso Dio che si fa racconto personale e universale allo stesso tempo. A fare da contrappunto, la rassegna collettiva Arte in Caos riunisce più artisti in un dialogo dinamico e aperto, dove stili e poetiche si mescolano dando vita a una pluralità di visioni. Il caos diventa così non disordine, ma energia creativa, spazio fertile per nuove interpretazioni. Tra i momenti più intensi spicca Freak di Amanda Rosi, un progetto che attraversa arti visive e sonore, unificate dal potente fil rouge del corpo, qui indagato come limite e prigione, ma anche come unico strumento di espressione e identità. L’opera di nudo fotografico dell’artista che utilizza il body horror per rappresentare la violenza subita dall’essere umano e dalla donna in particolare, impone Freak come un’esperienza che non lascia spazio all’indifferenza: lo sguardo è chiamato a confrontarsi con immagini che disturbano, ma proprio per questo necessarie. Amanda Rosi trasforma il corpo in un campo di tensione, dove vulnerabilità e resistenza convivono, e dove il dolore diventa linguaggio visivo capace di denunciare e al tempo stesso liberare. La sua ricerca è una dimensione sospesa tra inquietudine e consapevolezza, invitando lo spettatore a riconoscere nel corpo non solo una prigione, ma anche il primo, imprescindibile spazio di verità. L’esperienza si fa immersiva, quasi performativa, coinvolgendo lo spettatore in una riflessione profonda sulla condizione della donna.   A completare la serata, il contributo della Cantina Migrante, e non poteva esserci presenza più consonante con lo spirito di questa notte. Migrante nasce ad Olevano Romano, sui Monti Prenestini, da una storia che somiglia a molte altre storie italiane vere: Lorenzo Fanfarillo, un passato da autista di tir e sua moglie Luciana Milana decidono nei primi anni Duemila di tornare alla terra, a quella cultura contadina che le famiglie di entrambi non avevano mai davvero abbandonato. La vigna era già lì, nella memoria e nel sangue. Quello che mancava era soltanto il coraggio di affidarsi ad essa. A raccogliere questa eredità e portarla avanti con mani e testa nuove è oggi il figlio Michele: la terra affidata, come recita il titolo dell’articolo che Wine Tales Magazine ha dedicato a questa famiglia, è la terra di chi non la possiede per diritto ma per scelta, per responsabilità, per amore. I quattro ettari di vigneto in conduzione biologica, affacciati sui rilievi che guardano verso il borgo antico di Olevano, producono poche migliaia di bottiglie all’anno, tutte di Cesanese, l’unico vitigno autoctono a bacca rossa del Lazio, capace di una complessità che il mercato ha impiegato decenni a riconoscere. I due vini scelti per la serata raccontano questa storia da angolature diverse, eppure complementari. L’Equo è il rosato della casa. Un nome non casuale che rimanda agli Equi, l’antico popolo italico che abitò questi territori prima della romanizzazione, gente tenace e discreta, di cui la storia ha conservato poco ma la terra ricorda tutto. Un rosa scarico, profumi di pesca, albicocca, arancia e fiori bianchi che sembrano promettere leggerezza. Poi il sorso arriva e rivela qualcos’altro: il calore del Cesanese, una sapidità tagliente, agrumi fini e un finale che chiude su una punta di mandorlato. Come le opere di Brigitta Ciampi Karner, che attraverso la trasparenza dell’acqua custodiscono una profondità inaspettata, l’Equo inganna chi si ferma alla superficie. Quello che sembra lieve ed evanescente porta in sé una forza che non ci si aspetta. Come gli Equi, appunto. Il Consilium, Cesanese DOC Olevano Romano, affinato ventiquattro mesi in acciaio e dodici in bottiglia. Un vino che si prende il tempo di raccontarsi, come se stesse davvero deliberando, nel senso pieno del suo nome latino: consilium, consiglio, deliberazione. C’è qualcosa di senecano in questo vino, nel modo in cui non ha fretta di imporsi. Al naso, amarene e frutto intenso con una speziatura che non disturba ma accompagna; in bocca, un sorso morbido e potente eppure fresco, sapido, mai pesante. Un vino che avvolge senza aggredire. Pensando alla ricerca spirituale di Arcadia, a quella tensione silenziosa verso qualcosa di più grande, il Consilium sembra rispondere con la stessa grammatica: non urla, non dimostra, non cerca consenso. Si offre allo sguardo e all’ascolto di chi è disposto ad aspettare. Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa dove andare, avrebbe detto Seneca. Il Consilium sa dove sta andando. C’è infine un filo sottile, quasi impercettibile, che lega entrambi i vini di Migrante all’opera di Amanda Rosi. Nel body horror di Freak, il corpo è insieme prigione e unico spazio di verità. Nei vini di Olevano Romano, il Cesanese, vitigno difficile, scomodo, a lungo sottovalutato, è insieme limite e possibilità: è la pelle rugosa di un territorio aspro che, se vinificato con rigore e rispetto, rivela una bellezza che non ha bisogno di essere gridata. La forza che si nasconde sotto ciò che appare fragile o minore è il tema invisibile di questa serata intera. Questo vernissage si configura così come un crocevia di esperienze, dove acqua, spiritualità, caos e corporeità si incontrano in un dialogo continuo. Il vino, quello di Migrante in particolare. non è ornamento ma interlocutore. Un appuntamento che conferma Via Margutta e Area Contesa Arte come cuore pulsante dell’arte romana, capace ancora una volta di sorprendere e coinvolgere.       Ivan Vellucci                     Marco Sargentini  
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Imparare il vino. Con le mani, i piedi e un po' d'anima Arrow Right Top Bg

20 Aprile, 2026

Imparare il vino. Con le mani, i piedi e un po' d'anima

  Quando accade che smetti di studiare il vino e cominci a sentirlo? Non è un momento che arriva dai libri, anche se i libri servono, eccome se servono. Arriva quando sei in mezzo ad una vigna e capisci che il terreno sotto i tuoi piedi non è solo suolo: è memoria, è storia, è la firma di tutto ciò che troverà poi nel bicchiere chi, magari a centinaia di chilometri di distanza, stappando quella bottiglia, non sa nemmeno che esisti. Eppure, sei lì, in quel vino. Per sempre. Ho incontrato nel tempo decine e decine di produttori. Li ho ascoltati, li ho seguiti tra i filari, ho guardato le loro mani mentre parlavano. Ogni volta, senza eccezione, la cosa che mi ha più colpito non era la loro competenza tecnica, pur straordinaria. Era il fatto che tutti, chi prima chi dopo, avevano toccato la terra. Si erano sporcati. Avevano sbagliato. Avevano imparato sul campo ciò che nessuna slide avrebbe potuto insegnare. Alessandro e Stefano di Radis, per esempio, hanno iniziato con una vigna di seicento metri quadri coltivata quasi per gioco e da lì hanno trovato la loro strada. Niccolò di Antica Valpolicella sperimenta in continuazione, impara e impara ancora con e attraverso i suoi vini, sapendo benissimo che questo percorso non lo aiuterà sul piano commerciale immediato, ma che è l’unico che vale la pena percorrere. Andrea Piubello o Cristian Ferrero hanno iniziato mettendo in botte, prima di ogni altra cosa, ciò che sarebbe diventato Amarone e Barolo. Potrei continuare per ore a narrare di giovani e meno giovani che hanno fatto il passo. Imparando. Ecco perché quando ho saputo dell’esistenza del Corso di Laurea Magistrale in Innovazione Sostenibile in Viticoltura ed Enologia, ISVE per gli amici, ho sentito qualcosa scaldarsi dentro. Non il calore tiepido di chi legge un comunicato stampa, ma quello più profondo di chi riconosce qualcosa di giusto. È così che ho voluto, fortemente voluto, scrivere questo articolo anche dopo aver parlato con la Prof.ssa Paola Domizio, Presidente proprio del corso di Laurea. L’ISVE è un corso interateneo, nato sei anni fa dalla collaborazione tra l’Università degli Studi di Firenze e l’Università di Pisa. Due eccellenze che si sono guardate e hanno deciso di non competere, ma di costruire insieme. Una sorta di blend accademico che vede come risultato il percorso di 120 CFU (che acronimo strano… sta comunque per Crediti Formativi Universitari) articolato in due anni. Due anni durante i quali l’ambizione è non solo formare tecnici del vino ma persone (e sottolineo persone) in grado di leggere il futuro del settore con gli occhi aperti e le mani pronte. Il primo anno si divide tra i due atenei. A Pisa si costruiscono le fondamenta agronomiche ed enologiche. A Firenze si approfondisce la filiera, quella cosa complessa e bellissima che porta un grappolo d’uva fino alla tavola di quel qualcuno che magari non si conoscerà mai ma che, speriamo, ringrazierà il cielo di aver alzato quel calice. Già dal primo anno, la didattica è pensata per applicare subito le conoscenze acquisite. Via quella distanza tra teoria e pratica che ho visto disorientare tanti giovani appassionati, come se il vino fosse una cosa e lo studio fosse un’altra! Al secondo anno cambia poi tutto ancora più rapidamente. O meglio, è un anno che cambia le persone. Gli studenti scelgono tra due specializzazioni. La prima, Viticoltura di precisione ed Enologia 4.0, è per chi ha nel sangue la voglia di capire come la tecnologia, quella fatta di sensori, automazione, analisi dei dati, possa diventare uno strumento per apportare scelte migliori in vigna e in cantina. Non la tecnologia come fine, ma come mezzo. Come un buon coltello in mano a un cuoco che sa già cosa vuole cucinare. Qui, permettetemi una piccola divagazione. Si sente spesso parlare di vini naturali, di biodinamica, di tecniche ancestrali. Se un tempo produrre un vino senza aggiungere nulla (bella questa cosa) poteva essere un azzardo e portare a difetti, oggi, grazie alla tecnologia, è possibile. È davvero possibile. Basta conoscere i processi in vigna e in cantina. Basta avere la strumentazione e le attrezzature giuste. Basta, da qui l’Università, una buona base di preparazione. La seconda specializzazione, Viticoltura resiliente ed Enologia dei vini speciali, guarda invece al rapporto tra clima, suolo e pianta con quella attenzione ecologica che oggi non è più un’opzione romantica: è una necessità urgente, concreta, economica. La vigna come fulcro, snodo imprescindibile per realizzare vini eccellenti assecondando le stagioni. E il territorio. Ho scritto spesso che il vino non è in crisi, è in metamorfosi. Lo credo profondamente. I numeri ci raccontano di consumi in calo, di mercati che faticano, di giovani che si allontanano dal calice. Ma ogni volta che vedo eventi come Vini Selvaggi a Roma che riempiono gli spazi di persone che ridono, parlano, ascoltano storie, mi convinco ancora di più che il problema non è il vino. Il problema è come il vino viene raccontato, prodotto, posizionato. E questa è esattamente la sfida che l’ISVE mette sul tavolo dei suoi studenti: non solo come fare vino, ma come farlo in modo che abbia un senso per chi lo berrà domani. I giovani consumatori di oggi, quelli della Generazione Z e dei Millennials più avvertiti, non vogliono solo una bottiglia. Vogliono sapere chi c’è dietro. Vogliono capire se quella vigna è stata rispettata, se chi l’ha coltivata ci ha messo cura e pensiero, se c’è una storia vera o solo un’etichetta ben disegnata. In un mondo in cui i dazi americani sul vino italiano hanno rimescolato le carte e in cui i mercati emergenti asiatici pongono domande radicalmente diverse rispetto a quelle a cui eravamo abituati, formare persone capaci di ragionare sulla sostenibilità socio-economica e sul marketing strategico internazionale non è un lusso: è la differenza tra sopravvivere e prosperare. Non c’è una crisi del mercato ma c’è proprio un radicale cambiamento di paradigma che investe sia la parte produttiva sia la comunicazione. Solo che entrambe diventano interdipendenti e strettamente connessi. Il secondo semestre del secondo anno non prevede lezioni frontali. Nessuna aula, nessun professore alla lavagna. Solo tirocinio in azienda e tesi di laurea. Il mondo reale, con tutti i suoi imprevisti, le sue bellezze e le sue asperità. È in quel semestre che si diventa qualcosa. E qualcuno. Perché, e lo dico dopo anni passati ad ascoltare vignaioli che hanno costruito cose straordinarie, nessuno si è mai formato davvero guardando solo dal finestrino. Penso a chi mi ha detto che la vigna la si capisce solo standoci dentro, alle tempeste di grandine che cambiano un’annata in pochi minuti, alle vendemmie notturne per preservare l’acidità, alle decisioni prese con la terra bagnata sotto gli stivali. Tutto questo non si impara a memoria. Si vive. E l’ISVE lo sa. Se stai leggendo queste righe e sei uno studente che si chiede se valga la pena continuare, se abbia senso investire altri due anni in uno studio che richiede sacrifici, ti dico soltanto questo: il vino italiano è una delle cose più straordinarie che l’umanità abbia prodotto. Non è un prodotto agricolo, è una forma di civiltà. E quella civiltà ha bisogno di persone preparate, curiose, appassionate, che sappiano usare la tecnologia senza dimenticare la terra, che capiscano i mercati senza smettere di amare i vitigni. Non basta più fare il vino come si è sempre fatto. Le sfide climatiche non aspettano, i consumatori cambiano, il mondo accelera. Ma la bellezza di questo momento è proprio questa: chi si forma bene adesso, chi si sporca le mani e studia insieme, chi impara a leggere i dati e a sentire il suolo, chi capisce la sostenibilità non come slogan ma come scelta quotidiana, quella persona avrà un vantaggio enorme. Il futuro del vino italiano si costruisce adesso. Con studio, con esperienza, con coraggio. Con le mani nella terra e gli occhi al mercato internazionale. L’iscrizione all’ISVE si trova su www.isve.unifi.it. Nessun test d’ingresso: solo la tua storia e un colloquio. A volte basta guardarsi negli occhi per capire che si è dalla stessa parte.   Ivan Vellucci – Direttore
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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Vinitaly Tourism: un'esperienza vincente che conferma l'enoturismo tra gli asset strategici del vino italiano Arrow Right Top Bg

19 Aprile, 2026

Vinitaly Tourism: un'esperienza vincente che conferma l'enoturismo tra gli asset strategici del vino italiano

  Prosegue con successo l’esperienza di Vinitaly Tourism, il progetto promosso da Vinitaly in collaborazione con Wine Tourism Hub, che in questi giorni di manifestazione si sta affermando come uno degli spazi più dinamici e partecipati dedicati all’evoluzione dell’accoglienza in cantina, del direct-to-consumer e delle nuove prospettive dell’enoturismo.   L’area sta ospitando 15 convegni, 30 degustazioni esperienziali e appuntamenti di networking ogni giorno, confermando quanto l’enoturismo sia oggi una delle parole più ricorrenti e rilevanti per il settore, sempre più riconosciuto come leva strategica per la competitività e la crescita delle aziende vitivinicole. Un primo elemento emerso con forza nel corso di Vinitaly Tourism riguarda la voce degli hospitality manager, protagonisti di un’indagine nazionale che ha coinvolto 176 professionisti attivi nel wine tourism italiano. Dalla survey emerge con chiarezza che la principale sfida per le cantine oggi è far arrivare turisti in cantina, indicata dal 36,8% dei rispondenti. Tra i principali ostacoli allo sviluppo dell’enoturismo compaiono invece le risorse finanziarie (31,6%) e la necessità di costruire maggiori collaborazioni con enti locali (27,6%). Sul piano più generale, i limiti più citati alla crescita del comparto in Italia sono la frammentazione del sistema (36,8%), le infrastrutture (30,3%) e la debolezza del marketing nazionale (25%). Un quadro che restituisce l’immagine di un settore con grande potenziale, ma che per crescere ha bisogno di più integrazione, visione e strumenti. Un focus specifico è dedicato anche ai tour operator, attraverso incontri B2B organizzati in collaborazione con Winedering, che coinvolgono circa 30 aziende italiane e altrettanti operatori del settore, con l’obiettivo di favorire il consolidamento dell’intermediazione delle offerte enoturistiche. Un momento particolarmente significativo che vivrà un ulteriore sviluppo domani, mercoledì 15 aprile, quando buyer e tour operator incontreranno le aziende partecipanti, rafforzando ulteriormente il dialogo tra domanda e offerta. Il confronto risulta particolarmente utile anche alla luce dei dati emersi dalla survey, secondo cui i tour operator chiedono alle cantine italiane alcuni requisiti ormai considerati fondamentali: guide in lingua inglese fluente (76%), capienza gruppi adeguata e dichiarata (63%), flessibilità negli orari, inclusi i weekend (54%), e tariffe trasparenti dedicate al canale trade (41%). Tra le principali difficoltà segnalate figurano invece risposte lente o assenti, prezzi poco chiari, barriere linguistiche, orari rigidi e assenza di prenotazione online. Un quadro che evidenzia con chiarezza quanto il rafforzamento del dialogo con l’intermediazione turistica passi oggi anche attraverso standard più definiti, maggiore accessibilità commerciale e una crescente capacità organizzativa da parte delle aziende. A confermare la centralità dell’enoturismo come asset economico e commerciale sono poi i dati contenuti nel Report Enoturismo e Vendite Direct-to-Consumer 2026 di Wine Suite, presentato nell’ambito di Vinitaly Tourism. Il report evidenzia che nel 2025 il prezzo medio dell’esperienza si attesta a 39,4 euro per persona, mentre il ticket medio per prenotazione raggiunge 136,6 euro. Il 43,3% dei visitatori proviene dall’estero, segno di una crescente internazionalizzazione della domanda, mentre il numero medio di esperienze ed eventi proposti da una cantina sale a 7 all’anno, a testimonianza di un’offerta sempre più strutturata e articolata. Sempre dai materiali presentati emerge anche la dimensione di mercato di questo fenomeno. In Italia l’enoturismo vale oggi 15 milioni di visitatori in cantina e 3 miliardi di euro di spesa, mentre nelle cantine più strutturate si registra una crescita del +16,8% dei visitatori annui e del +21% delle vendite dirette post-visita. Segnali che confermano come l’ospitalità ben organizzata possa rappresentare un vero motore di redditività per le imprese del vino e come l’esperienza in cantina sia sempre più un punto di contatto decisivo tra brand, territorio e consumatore finale. A completare questo percorso di contenuti, confronto e visione, i 15 convegni ospitati nell’area Vinitaly Tourism stanno portando il contributo di esperti italiani e internazionali su alcuni dei temi più innovativi e attuali per il comparto. Tra gli approfondimenti più significativi, la testimonianza americana dedicata al funzionamento dei Wine Club negli Stati Uniti, mercato leader in questo ambito, e gli interventi dedicati all’importanza di gestire in modo corretto e professionale il tema delle intolleranze alimentari nel mondo delle degustazioni e dell’accoglienza enoturistica. Temi diversi ma accomunati dalla stessa direzione: fare dell’enoturismo un settore sempre più maturo, inclusivo, strutturato e capace di generare valore reale per le aziende. In questo contesto, Vinitaly Tourism, realizzato da Vinitaly in collaborazione con Wine Tourism Hub, si conferma un’esperienza vincente, capace di intercettare un’esigenza concreta del settore e di trasformarla in un luogo di contenuto, relazioni, confronto e prospettiva. Il messaggio che arriva da questa edizione è chiaro: l’enoturismo non è più un tema collaterale, ma una delle direttrici più promettenti per il futuro del vino italiano. La Redazione
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