Only Vino. Il vino non si eredita, si sceglie
Only Vino, il marketplace che porta i privati al centro del mercato secondario del vino
Walter Benjamin, in un frammento rimasto incompiuto, scrisse che ogni oggetto autentico porta con sé l’aura del proprio passaggio nel tempo. L’aura. Quella qualità impalpabile che non si può fabbricare due volte. Che appartiene soltanto alle cose che hanno vissuto, che hanno aspettato, che sono state scelte, che qualcuno ha tenuto in mano con cura.
Una bottiglia di vino in cantina o su un ripiano dimenticato di casa è esattamente questo. Un oggetto con un’aura. Porta il segno di chi l’ha comprata, dell’anno in cui è nata, della cantina che l’ha immaginata, dell’attesa che qualcuno le ha dedicato. Eppure, nel momento in cui si vuole cederla, magari per fare spazio, perché sono cambiati i gusti, alleggerire scaffali che la moglie (la mia) ha già condannato con lo sguardo, il mercato si rivela sorprendentemente grezzo. Forum sommergibili di testo, gruppi Facebook dove le offerte spariscono tra meme e discussioni sul meteo, piattaforme generaliste che trattano il Barolo come se fosse un maglione smesso.
Magari fosse solo il Barolo. Perché, diciamocelo, non è che tutti hanno in casa bottiglie di Barolo e anche da vendere. Però a Natale, quando ci regalano del vino e non sappiamo cosa farne, ecco, li sorge il problema. Io poi che ho la casa letteralmente invasa dal vino tanto da far sembrare la scena di Fantozzi e il pane (la cito per gli amanti del genere senza andare nel dettaglio) qualcosa di poco conto. Sempre e comunque mia moglie minaccia di cacciarmi di casa insieme alle bottiglie. Anzi no, le bottiglie prima.
Silvia e Giacomo hanno deciso di fare qualcosa al riguardo. Non a riguardo di mia moglie ovviamente.
La cantina come problema e come soluzione
Giacomo è uno di quegli appassionati che il vino lo vivono con la sana combinazione di rigore e abbandono che distingue il collezionista vero dal semplice consumatore. Cinquecento bottiglie in cantina sono una stima prudente.
Spesso mi capitava di doverne vendere qualcuna. Magari ne avevo in più o i gusti erano cambiati o volevo semplicemente fare spazio. Ma dove andavo? I marketplace generalisti non capivano il vino. I forum erano sicuri quanto un passaggio di mano in una stazione.
Silvia arriva dalla moda, dal mondo della produzione e dell’avanzamento, dove il dettaglio non è un vezzo ma una necessità. Ed è da lei che arriva la scintilla narrativa: stava usando Vinted per liberarsi di qualcosa nell’armadio quando ha realizzato che quel modello, così immediato, sicuro e a misura di privato, non esisteva per le bottiglie.
Era una di quelle intuizioni che sembrano ovvie dopo, ma che nessuno aveva ancora trasformato in qualcosa di concreto.
Nasce così OnlyVino: un marketplace dedicato esclusivamente alla compravendita di bottiglie di vino tra privati. Un anno di gestazione, sviluppatori, avvocati, customer journey costruiti a mano, ogni passaggio immaginato dal punto di vista di chi deve spedire una bottiglia per la prima volta senza sapere cosa si troverà davanti.
In genere si dice che quando nessuno ha mai pensato all’idea è perché questa non sia giusta. Però si diceva così pure di Amazon o di Subito.it o di Vinted no?
Prezzo fisso, controproposta e il denaro che aspetta
La logica è quella dei marketplace che già conosciamo, ma purificata dall’unico prodotto che conta. Ci si iscrive, si carica la bottiglia, si fissa il prezzo. Chi vuole comprare può accettare, oppure fare una controproposta e aprire una chat diretta con il venditore. Il tono è quello di una trattativa civile tra persone che il vino lo conoscono e lo rispettano.
Il pagamento è gestito tramite Stripe con sistema escrow: il denaro rimane congelato fino a quando la spedizione è completata. L’acquirente ha ventiquattro ore per ispezionare la bottiglia e confermare che tutto sia in ordine. Solo allora i fondi si sbloccano. È una soluzione che tutela entrambe le parti
Perché chi vende ha interesse che la bottiglia arrivi integra, e chi compra vuole essere sicuro di ricevere quello per cui ha pagato,
La commissione è unica e a carico del venditore: otto per cento più IVA. Una scelta deliberata.
Volevamo commissioni basse per facilitare davvero la compravendita, non per fare cassa sul passaggio.
Per Silvia è una vera dichiarazione d’intenti.
Il problema che nessuno aveva risolto: spedire una bottiglia senza paura
Se c’è un dettaglio che distingue OnlyVino da qualsiasi tentativo precedente, è la spedizione. Vinted funziona perché non devi pensare alla logistica: arrivi l’etichetta, la stampi, l’attacchi, sparisci. Ma Vinted vende magliette. Una bottiglia di vino è un oggetto fragile, prezioso, soggetto a normative specifiche.
Ci abbiamo lavorato moltissimo arrivando a siglare un accordo con una filiale di Mailbox e integrato i sistemi in modo che al venditore arrivi direttamente la lettera di vettura. Stampa, attacca, consegna. Fine.
È il tipo di soluzione che richiede mesi di lavoro per sembrare ovvia. Ogni ostacolo che un utente reale potrebbe incontrare è stato mappato, ogni frizione rimossa o almeno addolcita.
Ci siamo posti una miriade di domande su come si comporta una persona quando deve spedire, cosa potrebbe bloccarla, cosa potremmo fare per facilitarle la vita.
Il linguaggio di Silvia è quello del product design legato all’empatia di chi ha già vissuto il problema.
Una startup con molte idee
OnlyVino al momento conta circa qualche decina di annunci attivi. È un numero che fa sorridere e che non andrebbe interpretato come un limite. Chrono24, il marketplace degli orologi di lusso oggi punto di riferimento mondiale, è partito da una manciata di inserzioni e da un’idea chiara. Prima di diventare ecosistema, ogni marketplace è stato un vuoto in attesa di fiducia.
L’apertura alle partite IVA è prevista nel giro di poche settimane. E lì il quadro potrebbe cambiare rapidamente: il mercato secondario del vino in Italia è ancora largamente informale e una piattaforma strutturata, sicura, con spedizione integrata potrebbe diventare lo strumento che molte piccole cantine e importatori stavano aspettando senza saperlo.
Non vogliamo bruciare i passaggi ma sappiamo dove vogliamo arrivare.
Due persone fuori dal vino. Per questo dentro al problema
Né Silvia né Giacomo vengono dal mondo del vino in senso professionale. Lei lavora nella moda, nella produzione, nel monitoraggio dei processi. Lui si occupa di amministrazione aziendale e ha con i dati una familiarità che lo rende sistematico anche nelle passioni. Il vino è una scelta di vita, non una carriera. E forse è proprio per questo che OnlyVino ha una prospettiva che i progetti nati dall’interno del settore faticano spesso ad avere: quella di chi guarda il mercato come utente, non come operatore.
Il vino è qualcosa in cui siamo entrati con tutte le scarpe. È il nostro modo di fare qualcosa per questo mondo che amiamo.
Non è retorica quella di Giacomo. È la spiegazione più onesta del perché certi progetti nascono e del perché, quando nascono così, hanno una chance in più di reggere alla prova del mercato reale.
L’aura della bottiglia giusta
Benjamin aveva ragione: l’aura non si fabbrica. Ma si può creare l’infrastruttura perché circoli. Perché una bottiglia scelta con cura da qualcuno possa trovare le mani di qualcun altro che sa riconoscerne il valore. OnlyVino non è ancora il mercato secondario del vino italiano. Ma ha l’architettura giusta, la pazienza necessaria, e quella qualità rara dei progetti costruiti per risolvere un problema vero: la chiarezza di sapere esattamente da dove si viene.
La cantina di Giacomo, nel frattempo, aspetta. E mia moglie anche. Proverò sicuramente ad usare OnlyVino. Non fosse altro per non veder distrutte le bottiglie. E un matrimonio ovviamente.
Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com
Mi trovi su Instagram come @ivan_1969