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BlendNews è un contenitore di informazioni dedicato al vino. Racconteremo gli eventi, le novità e le curiosità di questo mondo.

 

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18 Marzo, 2026

Vini Selvaggi. La rivoluzione gentile del vino tra le persone

  In un settore che parla di consumi in calo e giovani distanti dal calice, Vini Selvaggi dimostra il contrario: un evento, quello tenutosi dal 7 al 9 marzo al San Paolo District di Roma, che ha unito, accolto e restituito al vino la sua natura più autentica. Quella del dialogo, della condivisione e della comunità. C’è un’immagine che resterà incollata alla memoria di questa edizione di Vini Selvaggi: un bambino che ride tra giochi in legno mentre sua madre sorseggia un calice di bianco e il padre si perde nel racconto di un vignaiolo. È una scena semplice, quasi inconsueta per un evento del vino. Ma è proprio lì, in quella naturalezza, che si nasconde la verità più luminosa di questa tre giorni romana. Mentre il settore racconta i suoi affanni, dai consumi in calo del 13% per vini e spirits nel primo quadrimestre 2025, alle preoccupazioni di sette cantine su dieci per il continuo arretrare del mercato dovuto al ricambio generazionale e a nuovi modelli salutistici, Vini Selvaggi disegna uno scenario opposto, quasi ribelle.   Un evento che parla la lingua dei giovani Si parla continuamente di come i giovani si stiano allontanando dal vino. Eppure, a Roma, a Vini Selvaggi, erano ovunque.
Coppie, gruppi di amici, curiosi di ogni tipo. Ragazzi che si muovevano sicuri tra gli stand. Ascoltavano, domandavano, ridevano. Lontani dall’immagine di consumatori disinteressati o distratti. E non è un caso. Gli ultimi studi raccontano infatti un quadro ben diverso dalla narrazione comune: gli under 44 italiani e statunitensi stanno sostenendo il mercato premium, considerano il vino uno status symbol e sono disposti a investire in etichette di qualità, super-premium e fuori dagli schemi. A Vini Selvaggi, questa tendenza prende corpo: il vino diventa socialità, esperienza, atmosfera. Tutto fuori dagli schemi.
E i giovani rispondono. Perché apprezzano. Ma apprezzano il dialogo e la socialità prima di ogni altra cosa. La forza di un luogo semplice, vero, respirabile La magia del festival sta nella sua struttura disarmante: una location non altisonante, ma accogliente; produttori veri, felici di parlare, spiegare, raccontarsi; un contorno fatto di street food, musica, sorrisi. È qui che emerge il tratto distintivo dell’evento: il vino non è protagonista da solo. È parte di un ecosistema che mette le persone al centro. I vignaioli sono rilassati, sorridenti, desiderosi di condividere e confrontarsi, senza formalismi, senza la rigidità che spesso accompagna le fiere tradizionali. Le bottiglie, naturali, territoriali, figlie della terra, sono un tramite, non un traguardo. Perfino la presenza di un’intera area dedicata ai bambini, rarità assoluta negli eventi del vino, racconta un’idea diversa, inclusiva, contemporanea. Un vino che non divide, ma unisce.   Il naturale come accesso, non come recinto Parliamo spesso di vino naturale come di una categoria a sé, un mondo a parte.
Ma Vini Selvaggi insegna qualcosa di diverso: il naturale è un modo, non un dogma. È rispetto della terra, sì. È attenzione all’ambiente e alla salute, certamente. Ma è soprattutto relazione. In un mondo dove il consumo si fa più consapevole, meno bottiglie, più qualità, crescente attenzione ai vini leggeri e a bassa gradazione alcolica, questo approccio appare non solo attuale, ma necessario. Relazione e racconto. Quello della terra in simbiosi con le persone. Rinascita, recupero, impegno, volontà, forza, attitudine, orgoglio. Queste le parole che ho sentito dai vignaioli. Ragazzi e un tempo tali che mettono le proprie mani nella terra e nel mosto senza paura di sporcarsi se non con qualcosa che di naturale non ha niente. Non è un bando alla chimica perché ognuno può fare ciò che vuole. No, è una voglia tutta personale di interpretare il mondo per poterlo lasciare a quei bambini che si sono portati dietro. Anche loro, anche i vignaioli e le vignaiole erano li con i loro figli!   Dietro il sipario: Giulia, Lorenzo e una visione che cresce Ho parlato a lungo con Giulia e Lorenzo, gli organizzatori. Con Giulia ho parlato accanto all’area kids, mentre il loro bambino giocava sereno. Mi hanno raccontato delle difficoltà di quest’anno, soprattutto sul fronte sicurezza, superate con determinazione.
Mi hanno parlato del loro impegno a evitare ogni forma di omologazione, a dare spazio continuo a nuove cantine, a coltivare un pubblico curioso, partecipe, vivo. E allora ho condiviso con loro quella che ritengo la sfida più interessante per il futuro: portare a Vini Selvaggi chi, oggi, il vino naturale lo snobba o lo evita. Non per convertirlo ma per mostrargli un’atmosfera che parla da sola. Un clima umano che merita di essere vissuto indipendentemente dal contenuto del calice. I miei assaggi Anche se mi sono perso nell’atmosfera gioiosa, nell’ascoltare e nel guardare quanto di meraviglioso avevo attorno, qualcosa di interessante sono riuscito ad assaggiare. Ed è allora giusto riportarli in questo articolo. Le Terrazze del Canto sono una incantevole simbiosi tra vino e fiori in quel di Mapello (Bergamo). Partiamo dalle etichette: veri capolavori artistici che dalla bottiglia dovrebbero immediatamente spostarsi sulle pareti con tanto di cornice. Incrocio Terzi, Franconia, Marzemino, Rebo, Merlot, Cabernet Sauvignon e Moscato giallo. Vini che respirano la vita e soprattutto sono buoni. L’influsso floreale ancora non c’è ma non vedo l’ora di riassaggiarli quando il progetto di integrazione sarà compiuto. Anche se già così meritano. E tanto. Il Poeta, Il Pirata, La Vena, Anfitea. Ognuno di questi vini merita un elogio, merita un sorso, merita un discorso a parte. Spero di farlo presto. Barbara Avellino è a Rovescala (Pavia). Una donna che emana una classe pulita e gaudente. La stessa che porta nei suoi vini. La bollicina Blanc de noir da Pinot Nero Lupi della luna masticabile e lascia in bocca una sensazione da urlo. Minerale e tanto. Sempre da Pinot Nero, il rifermentato Il Pellegrino è un vero succo di frutta armonico e avvolgente che con la sua mineralità pazzesca non si smette di bere. Infine il macerato da Riesling Italico, Zephyro, è un capolavoro di concretezza e meraviglia con la frutta secca che svetta tra la solita (si fa per dire) mineralità. Colleformica è vicino Velletri (a sua volta vicino Roma). Arancia Atomica da Malvasia di Candia e Trebbiano nella sua semplicità ha quel perché che non si capisce subito ma poi quando si inizia a bere lo capisci eccome. Con lo stesso uvaggio c’è Formica Pazza Gialla, il rifermentato che è giovanile, brioso, semplice. Ma efficace. Infine Primativo, il rosso da Primitivo che mantiene tutto il primitivo ma con l’aggiunta della mineralità vulcanica. La Torretta è a Grottaferrata, poco fuori Roma e nel Parco dei Castelli Romani. Terreni vulcanici che nei vini si rispecchiano appieno. Bolle di Grotta è il Trebbiano che si concede l’anfora cosi da non certo arricchirsi ma da completarsi. Semplice ma raffinato. Torretta ha in se, oltre al Trebbiano anche la Malvasia Puntinata per arricchirsi di un po’ di rotondità tale da renderlo più cicciotto e godibile. Mantenendo tanta tanta mineralità. Infine Rosa, il rosato da Sangiovese. Un nome delicato, un olfatto delicato. Poi, in bocca, esplode Valleris è a San Floriano del Collio (Gorizia). Due cugini, un progetto. Meraviglia. Il loro Sauvignon è qualcosa di talmente minerale e intenso (forse per i tre mesi di macerazione sulle bucce ed il successivo passaggio in rovere) che ti fa dire: io di questi due devo assaggiare anche tanto altro, I Nove Filari sono in piena Maremma, a Campagnatico (Grosseto). Oltre il mare è il Sauvignon marino che non ti aspetti. Va oltre il mare ma mantiene la sapidità. Un Sauvignon andato per mare insomma. Intensamente buono. Brezza di mare: prendi il Sauvignon, aggiungi il Vermentino, metti tutto in anfora e ciò che ne derivi è qualcosa che prima non capisci ma poi, quando afferri, lo tieni con te. Nuvole in Maremma: conservi l’anfora ma arrivano Trebbiano e Malvasia. Cambiano gli attori ma il risultato è sempre sorprendente. Sole di Maremma: l’anfora rimane ma qui c’è il signor Sangiovese con il Syrah e l’Aleatico che arriva per ultimo ma si fa sentire. Il blend è qualcosa di interessantissimo. Morbido ed interessantissimo. In Slovenia ho incontrato Tauzher Emil Tavcar con la sua Valerya 2014 (Malvasia e Vitovska), Vitovska 2018, Vitovska 2015, Malvazya 2015, Malvazya 2018, Malvazya 2020, Malvazya 2019, Vlkovin 2015 per i quali posso solo dire: wow. Capolavori puri. Certo, divisivi: piacciono o non piacciono. Ma se piacciono…. Schnabel è in Austria e i suoi vini sono pazzeschi. Legionär è il Sauvignon macerato che conserva quel tanto di zucchero residuo da renderlo incredibile e dal colore ambrato. Kor è il Blaufränkisch ovvero Franconia: mantiene il frutto, mantiene la freschezza, aggiunge l’eleganza. Che si vuole di più? Infine il Dio Pinot Noir, Hoch. Qui si annusa, si assaggia, si fanno tanti applausi e si dice: chapeau! Domenico Lombardo è a Calatafimi (Trapani), luogo della prima battaglia dei Mille di Garibaldi. Mezzatesta, un piacevolissimo sapido Catarratto che esprime a pieno quel gusto vivo della mandorla siciliana. Iamonte è il Catarratto macerato che assume un colore che è un programma dove le zagare si insinuano a provare di spodestare le mandorle. Scarlatta infine è il Nero d’Avola, fresco, profumato, avvolgente. Perché pure da queste parti un po’ di calore serve. Tenute Nynfà è a Santa Ninfa (Trapani). Caricato non può che essere da Catarratto che sa di spezie e miele mantenendo una fresca sapidità che conquista nella sua semplicità. Droide è lo Zibibbo secco. Non ha un marcato sentore di Moscato cosi che quando arriva in bocca, piace per la sua speziatura floreale. Sempre sapido ovviamente. Eppoi, eppoi il Driope che è quel Frappato che tanto mi piace per la sua capacità di essere fresco, fruttato il giusto, giovanile e che può anche essere bevuto leggermente fresco! Con Fabio Ferracane ci siamo abbracciati a lungo e intensamente. L’anno scorso non ero riuscito ad assaggiare il Vermouth dedicato al papà Nino, Ninù. Meno male che quest’anno l’ho fatto. Di questo Vermouth ho solo detto una cosa a Fabio: non vendere mai questa meraviglia a chi aggiunge ghiaccio o lo usa per i cocktail! Iacopo Paulucci è a Todi. Il Ponziano è il Trebbiano fresco e sapido che identifica a pieno l’Umbria e le capacità di questo vitigno di essere tenue ma gustoso se ben trattato. Jacopone (da Todi!) è il Grechetto. Sempre di Todi ovviamente. Qui si sale molto di complessità e intensità come tipico del Grechetto. Un vino ben fatto e che si gusta benissimo. Sempre sulla scia della sapidità. Ho assaggiato anche lo stesso vino in selezione Vigna Vecchia e devo dire che qui si capisce benissimo come le piante abbiano una importanza decisiva nel prodotto finale. Il Rimacerato da Trebbiano con passaggio in anfora è un inno alle piante selvatiche della zona (e non solo). Si gusta con tanta piacevolezza e accompagna pranzi e cene come se niente fosse. Baciafemmine è il rosato da Sangiovese e Aleatico: sapido, fresco, piacevolmente di frutta fresca senza essere invadente ma mantenendo comunque la vigoria umbra. Il Bascialesco unisce un vitigno internazionale come il Cabernet Sauvignon, ad uno omnipresente come il Sangiovese, ad un tipico e quasi perso vitigno umbro come il Grero (o Nero di Todi). Il risultato, dopo un passaggio in tonneaux, è di un vino leggero e speziato che non avvolge ma conquista per una pacata morbida freschezza. Infine il Nero Jacopone che fa tutto suo il Grero riuscendo a far capire in pieno come questo vitigno abbia delle potenzialità tutte da sfruttare: elegante, fine, per niente rustico. Vini Leoni è a Roncofreddo (Forlì e Cesena). Se ci si aspetta espressioni goderecci di una terra godereccia, non è così. I vini sono eleganti e determinati ma anche soavi e fini. Come il Leoni Bianco da Bianchello: non serve essere muscolosi con i bianchi. Basta saperli fare. Il Leoni Arancione è l’Albana macerato per 30 giorni. Che dire? Semplice, gustoso, bevuto, piaciuto! Poi a chiudere il Leoni Rosso da Sangiovese di Rubicone. Fresco, godibile, da mettere nel bicchiere a tavola e goderselo senza stare a pensare molto (ma sapendo che è fatto bene e quando dico bene, è bene!). Infine, Filarole. Siamo a Pianello Val Tidone (Piacenza). Statale 412 (in onore della strada che da Milano passa di li) è un macerato di uve Ortrugo, Verdea e Malvasia di Candia aromatica. Si sente il velo di tannino. Si sente l’aroma della Malvasia. Si sente tutto e rimane tutto in bocca. Piacevolmente con quel tocco di rusticità che intriga e te lo fa ribere. Fatto coi piedi potrebbe essere una brutta cosa ma non in questo caso. Rispetto al precedente si sostituisce la Verdea con il Trebbiano, si mette più Malvasia e si allunga la macerazione. Il risultato non è fatto con i piedi ma con intelligenza e sapienza poiché l’aromaticità si sposa con la sapidità per un vino che va bevuto per accompagnare (io lo userei per una Cacio e pepe). Onda d’urto è il rosato da Croatina. Tannico si ma anche fresco ed elegante. Quasi un rosso per cui non vi azzardate a berlo freddo! Rosso Filarole per chiudere, da Barbera e Croatina è il vino fresco e sincero che non va aspettato (anche se reggerebbe qualche anno). Sentori giusti e freschi, gusto giusto e fresco. Cosa si vuole di più? Il vino non è in crisi, è in metamorfosi I numeri ci dicono che i consumi scendono, che il mercato fatica, che le aziende temono il futuro.
Vini Selvaggi ci ricorda però una verità fondamentale: il vino non è solo un prodotto economico, è un gesto culturale. E in un luogo dove le persone ridono, parlano, si avvicinano, dove i produttori si raccontano senza filtri e i bambini giocano accanto ai calici, il vino torna alla sua essenza più antica: fare comunità. Perché la vera rivoluzione non è nel bicchiere. È tra le persone che quel bicchiere lo condividono.   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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Anteprima Vinitaly con vite in riviera domenica 22 e lunedì 23 marzo ad Albenga Arrow Right Top Bg

18 Marzo, 2026

Anteprima Vinitaly con vite in riviera domenica 22 e lunedì 23 marzo ad Albenga

  Con venti giorni di anticipo rispetto a Vinitaly*, per il terzo anno di fila Albenga torna ad ospitare “Le Prime di Vite in Riviera”, evento incentrato sulla presentazione in anteprima e sulla degustazione delle nuove annate dei vini Doc e Igt delle aziende (aventi sede nelle province di Savona e Imperia) dell’omonima rete.   L’appuntamento è per domenica 22 e lunedì 23 marzo, all’interno della ex Chiesa di San Lorenzo, sita in piazza Rossi, caratteristica location del centro storico della cittadina ingauna.
Questi gli orari di accesso ai banchi di degustazione:
domenica 22 dalle ore 11 alle 19.30, lunedì 23 dalle ore 10 alle 18.30.
Come nelle precedenti edizioni, il biglietto d’ingresso (che comprende libera degustazione, calice, tasca portacalice, piattino di stuzzichini a km0 e assaggi di altri prodotti tipici, visita al Museo Sommariva) ha il costo il 20 euro, con riduzione a 15 euro per i sommelier e ingresso gratuito per gli operatori Horeca, previa registrazione sul sito www.viteinriviera.it.
Il programma sarà arricchito da una Masterclass, ad invito e su prenotazione, dal titolo “Dalla costa all’entroterra: con Vite in Riviera alla scoperta delle nuove annate Doc e Igt” (domenica 22, ore 10, Palazzo Vecchio, Torre Civica, 1° piano, piazza San Michele, nei pressi dell’Ufficio Iat), a cura da Jacopo Fanciulli, brand ambassador di Vite in Riviera, e da una visita guidata gratuita al centro storico (domenica 22, ore 16, ritrovo presso Ufficio Iat, info e prenotazioni al 335.5366406 e  turismo@comune.albenga.sv.it). In programma anche altre iniziative che prevedono il coinvolgimento dei locali, delle attività commerciali e delle strutture ricettive albenganesi. L’evento è realizzato con il supporto del Comune di Albenga, con il patrociniodi Regione Liguria, Camera di Commercio Riviere di Liguria, Associazione Nazionale Città del Vino ed Enoteca Regionale della Liguria, il sostegno di Banca d’Alba e con la collaborazione di Fisar e del locale 86 “ò tanta sei”. *Vite in Riviera sarà presente anche quest’anno a Vinitaly (Verona Fiere), dal 12 al 15 aprile, con un’ampia area espositiva (padiglione 10, stand A3), proponendo tre le Masterclass sui vini del Ponente Ligure.
Vi aspettiamo! Le 23 aziende di Vite in Riviera:
aMaccia (Ranzo, Im); Anfossi (Albenga, Sv); Biovio (Albenga, Sv); Bruna (Ranzo, Im); Cantine Calleri (Albenga, Sv); Cascina Feipu dei Massaretti (Albenga, Sv);
Cascina Nirasca (Pieve di Teco, Im); Dell’Erba (Albenga, Sv);
Distilleria Salsano (Albenga, Sv); Enrico Dario (Albenga, Sv); Fontanacota (Pornassio, Im); Foresti Marco (Camporosso, Im); Il Baggio Pellegrino (Cosio d’Arroscia, Im);
Innocenzo Turco (Quiliano, Sv); La Rocca di Perti Mare (Finale Ligure, Sv),
La Vecchia Cantina (Albenga, Sv); Ramoino (Chiusavecchia, Im);
RoccaVinealis (Roccavignale, Sv); Sommariva (Albenga, Sv),
Tenuta Maffone (Pieve di Teco, Im); Torre Pernice (Albenga, Sv);
Viticoltori Ingauni (Ortovero, Sv); Viarzo (Quiliano, Sv) La Redazione
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Le Manzane lancia tre nuovi vini: un ritorno alle proprie radici in chiave green. Arrow Right Top Bg

18 Marzo, 2026

Le Manzane lancia tre nuovi vini: un ritorno alle proprie radici in chiave green.

  La cantina trevigiana debutta al prossimo Vinitaly con delle etichette che valorizzano la Bianchetta, uva autoctona del territorio, e il Merlot, vitigno simbolo della storia familiare   Tre nuovi vini e un’unica visione: raccontare il territorio con passione, coerenza e autenticità senza dimenticare le proprie origini. La cantina Le Manzane presenterà ufficialmente al prossimo Vinitaly (Verona, 12-15 aprile, Hall 5, Stand F5) la Bianchetta in purezza e il Merlot declinato in due versioni diverse, entrambe capaci di emozionare. Le bollicine restano il cuore pulsante dell’azienda trevigiana, una delle più dinamiche e interessanti nel panorama enologico del Conegliano Valdobbiadene, ma il lavoro della famiglia Balbinot, proprietaria della tenuta, non si è mai fermato a un’unica interpretazione del territorio. Ernesto Balbinot, titolare della cantina Le Manzane Crediamo fortemente nei vitigni che lo rappresentano davvero, in tutte le sue espressioni. La scelta di vinificare la Bianchetta, vitigno storico delle nostre colline, nasce proprio da qui: dal desiderio di far rivivere un’uva autoctona, spesso silenziosa, ma capace di raccontare finezza, freschezza e autenticità. Accanto a questo, c’è la nostra tradizione con il Merlot, un vitigno che fa parte della storia agricola della nostra famiglia. I due Merlot, nati da parcelle, annate e scelte di cantina differenti, esprimono, invece, due anime dello stesso vitigno: una più immediata, giocata sulla freschezza del frutto, sull’equilibrio e sulla bevibilità, l’altra, nasce da una selezione più accurata delle uve e da un affinamento più lungo, che gli conferisce maggiore struttura, profondità e capacità di evoluzione nel tempo. Anna Balbinot, responsabile comunicazione e marketing Le Manzane La Bianchetta, inoltre rientra in un progetto dedicato alla sostenibilità del packaging. Abbiamo, infatti, scelto di utilizzare bottiglie più leggere, realizzate con il 77% di vetro riciclato, così da ridurre il peso del materiale e, di conseguenza, l’impatto ambientale legato sia alla produzione sia al trasporto. Il prossimo Vinitaly sarà anche l’occasione per presentare il Fuscato in versione vegan. In realtà la nostra filosofia produttiva è già da tempo orientata verso pratiche che rispettano questo approccio. Con questo vino abbiamo semplicemente deciso di valorizzare e rendere esplicito un percorso che stiamo portando avanti in cantina. Informazioni: LE MANZANE – SAN PIETRO DI FELETTO (TV) +39 0438 486606 – info@lemanzane.it – www.lemanzane.com  CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE Al palato la Bianchetta si presenta morbida, fresca e minerale, con sentori di frutta a polpa bianca in cui spicca un elegante richiamo di pera che accompagna un finale armonico e persistente. Il Merlot, immediato e diretto, si svela al naso con intense note di ciliegia e amarena, arricchite da sfumature di violetta e un leggero accenno speziato. Il Fuscato, ottenuto sempre da uve Merlot, rivela già dal nome la sua maggiore complessità. Al naso esprime profumi ricchi e avvolgenti di frutta rossa matura, dove spiccano amarena, marasca e confettura di frutti rossi, accompagnati da note di cacao, leggere tostature e uno sfondo speziato elegante, con un accenno leggermente infavato. La Redazione
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Cocchi rende omaggio a uno dei cocktail simbolo del celebre american bar del Savoy Hotel di Londra con il Cocchi Savoy Hanky Panky Arrow Right Top Bg

17 Marzo, 2026

Cocchi rende omaggio a uno dei cocktail simbolo del celebre american bar del Savoy Hotel di Londra con il Cocchi Savoy Hanky Panky

  Il World Hanky Panky Day sarà festeggiato per la prima volta il prossimo 25 marzo   Cocchi, produttore astigiano di Vermouth di Torino e vini aromatizzati, annuncia una nuova collaborazione con il team dell’American Bar del The Savoy Hotel di Londra per rendere omaggio a uno dei cocktail simbolo del celebre locale londinese: l’Hanky Panky. Creato nei primi anni del Novecento da Ada “Coley” Coleman, prima donna a ricoprire il ruolo di head bartender all’American Bar, in onore dell’attore Charles Hawtrey, l’Hanky Panky rappresenta ancora oggi un’icona dell’arte della miscelazione del Savoy ed è riconosciuto a livello internazionale come un pilastro della mixology classica. Per la prima volta, il cocktail sarà celebrato a livello globale con il World Hanky Panky Day, in programma il 25 marzo 2026. Il Cocchi x Savoy Hanky Panky è realizzato con Cocchi Vermouth di Torino, Cocchi Dopo Teatro, Cocchi Barolo Chinato, Cygnet 22 Gin e Fernet-Branca. La ricetta è stata creata dal precedente bar team dell’American Bar ed è oggi proposta sotto la guida dell’Head of Bars del Savoy, Markus Basset. Il cocktail viene pre-batchato e servito ghiacciato al tavolo in una bottiglia personalizzata e incisa, realizzata da Cocchi e ispirata al motivo distintivo dell’American Bar. Il team ha scelto di valorizzare tre diverse espressioni Cocchi per costruire un profilo aromatico stratificato ed equilibrato: il Vermouth Amaro Dopo Teatro, che dona struttura e note di amarena e cioccolato fondente; lo Storico Vermouth di Torino, che apporta armonia con sentori di arancia candita e spezie esotiche; il Barolo Chinato, che conferisce profondità, eleganti nuance boisée e un delicato accenno affumicato. Il Cocchi x Savoy Hanky Panky è disponibile in esclusiva al The Savoy Hotel ed è attualmente presente nella nuova cocktail list dell’American Bar. Roberto Bava, proprietario e managing director di Cocchi È per noi un privilegio collaborare con il team del Savoy in vista del nostro 135° anniversario. Essere presenti con i nostri vermouth in un cocktail che occupa un posto così rilevante nella cultura del bere miscelato e nella storia del locale è motivo di grande orgoglio. Continuiamo con convinzione una partnership storica e ci uniamo alle celebrazioni brindando all’eredità di Ada Coleman. La collaborazione si inserisce in un percorso storico e consolidato tra Cocchi e il Savoy, che ha portato anche alla creazione del Cocchi Savoy Dry Vermouth di Torino, giunto alla terza edizione nel 2025 e disponibile nei bar dell’hotel. In occasione del 135° anniversario e del lancio del cocktail dedicato, Cocchi inviterà i propri partner internazionali a scoprire e degustare l’Hanky Panky a Londra. www.cocchi.com | Social: @cocchi1891 #cocchi1891 DAL 1891 A OGGI: I 135 ANNI DI COCCHI Aperitivi a base di vino e bollicine cento per cento piemontesi: Cocchi produce vermouth e spumanti tradizionali dell’Astigiano. Nata ad Asti nel 1891 grazie al genio creativo e visionario di Giulio Cocchi, giovanissimo pasticcere di origini toscane, oggi il nome di Cocchi è celebre in tutto il mondo grazie alla produzione di metodo classico Alta Langa DOCG e vini aromatizzati – in particolare diversi tipi di Vermouth, il Barolo Chinato, l’Americano. Dal fondatore Giulio Cocchi la casa vinicola ha ereditato un’inesauribile vivacità e una ricerca qualitativa che la porta a essere conosciuta e apprezzata in cinque continenti. A definire lo stile Cocchi sono quindi eleganza e autenticità: la qualità del vino, la maestria e l’esperienza tecnica più che centenaria e una passione e una creatività mai venute meno negli anni. Insieme alle cuvée di Alta Langa, Cocchi è altrettanto noto per i suoi Vermouth e aromatizzati, tra i quali lo Storico Vermouth di Torino, che 15 anni fa innescò la riscoperta della categoria, il DopoTeatro, Vermouth Amaro da sera, l’Aperitivo Americano, che nelle due versioni Bianco e Rosa è il classico aperitivo della città di Asti, aromatizzato con genziana, China e arancio amaro, e il Barolo Chinato, del quale Cocchi è icona dalla fine dell’Ottocento. www.cocchi.com | Social: @cocchi1891 #cocchi1891 La Redazione
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Salone del Vino Torino 2026. Un segnale Arrow Right Top Bg

16 Marzo, 2026

Salone del Vino Torino 2026. Un segnale

  Il Salone del Vino Torino chiude la sua quarta edizione con numeri che fotografano un momento preciso della cultura del vino italiana.
Dal 28 febbraio al 2 marzo, le OGR Torino si sono trasformate in un hub di storie, territori e visioni contemporanee, registrando oltre 19.000 presenze, più di 500 cantine, 2.000 partecipanti alle masterclass e migliaia di persone coinvolte negli eventi diffusi in città. Non solo un evento.
È stato un segnale. Tanti segnali. Già dal sabato pomeriggio, appena aperti i cancelli, si percepiva un’energia diversa.
E soprattutto una presenza netta, evidente, quasi dominante: fascia 25-45. Wine lovers. Persone che il vino lo vogliono capire, scegliere, raccontare. Un pubblico che non cerca l’etichetta da esibire, ma un’esperienza da ricordare. Il Salone non è stato solo banco d’assaggio, ma una vera piattaforma di contenuti.
Il programma di masterclass, talk e momenti di confronto diretto con i produttori si è rivelato particolarmente ricco e strutturato, offrendo ai visitatori occasioni concrete di approfondimento. Oltre 50 masterclass hanno scandito le giornate con degustazioni guidate, focus su territori, vitigni autoctoni e interpretazioni contemporanee del vino italiano.
Spazi di dialogo reale, dove il racconto si è affiancato all’esperienza diretta nel calice. A questo si sono aggiunte aree tematiche dedicate alle nuove generazioni del vino, incontri con produttori emergenti e momenti di confronto pensati per avvicinare linguaggi, visioni e mercati diversi. Un’impostazione che ha reso il Salone un luogo di partecipazione attiva, non una semplice esposizione. Ed è in questo contesto concreto e dinamico che il talk Il Lato Giovane del Vino ha trovato la sua collocazione naturale.   Il Lato Giovane del Vino In questo clima si è inserito il talk & degustazione “Il Lato Giovane del Vino”, un format che evita la retorica generazionale e va dritto al punto: il vino non ha età anagrafiche, ha linguaggi. Non ho parlato dei giovani, ma con giovani professionisti che oggi prendono decisioni vere dentro le loro aziende. Produzione, visione, mercato, posizionamento. Nessuna promessa futuristica: presente puro. Tre cantine. Sei vini. Tre storie imprenditoriali che dimostrano una cosa semplice:
il vino sta smettendo di essere spiegato per iniziare a essere desiderato. Poderi Moretti, Tenuta Roletto, Scarzella e la “sfumatura” finale, Z-Rossa. Accoglienza più informale.
Meno distanza tra produttore e consumatore.
Comunicazione diretta.
I social usati come strumento, non come vetrina patinata. Un dialogo da entrambi i lati del tavolo: chi produce e chi sceglie.
Calice alla mano. Senza filtri.   I protagonisti nel calice Poderi Moretti (https://www.morettivini.it/)
Alessandra Moretti non parla di futuro. Lo pratica.
Formazione enologica ad Alba, studi in marketing, oggi gira il mondo portando la sua cantina oltre i confini geografici e mentali.
Accoglie gli ospiti come si accolgono gli amici di famiglia e racconta il Roero con un equilibrio raro tra precisione tecnica e calore umano. Tenuta Roletto (https://tenutaroletto.it/)
Enrico Luculano rappresenta quella generazione che non vuole modernizzare a tutti i costi, ma tradurre la tradizione in un linguaggio attuale.
Il suo racconto dell’Erbaluce non è nostalgia, ma consapevolezza territoriale.
Sa che innovare non significa rompere, ma comprendere profondamente ciò che si ha tra le mani. Scarzella (https://www.scarzella.it/)
Alessandro Scarzella ha lo sguardo di chi ha visto il mondo e ha scelto di tornare a casa.
Esperienze internazionali, studi solidi, poi la decisione di lavorare la propria terra insieme ai fratelli.
Sette etichette, ognuna figlia di un terreno diverso. Vitigni autoctoni, agricoltura sostenibile, produzioni limitate.
Non inseguono il mercato. Costruiscono identità. Z-Rossa (https://www.zrossa.it/)
Gianluca Tedeschi è designer nell’anima. E si vede.
Il suo liquore nasce dal vino biologico ma cresce dentro una storia familiare, con la pazienza di nonno Vincenzo.
Z-Rossa non è solo un prodotto: è un ponte tra artigianalità e visione estetica.   Una conduzione che guarda avanti: Simona Smeriglio Accanto a me, nella conduzione del talk, Simona Smeriglio.
23 anni. Sommelier AIS. Ma soprattutto una mente curiosa, rapida, affamata di storie vere. Non ama stare in superficie. Scava. Ascolta. Collega. Ha idee chiare su dove stia andando il vino e una sensibilità rara nel leggerne i cambiamenti. Conosce il territorio piemontese come chi lo vive davvero, non come chi lo studia sui manuali. Ne riconosce sfumature, differenze, tensioni evolutive e riesce a raccontarle con un linguaggio contemporaneo, accessibile, mai didascalico. Una presenza giovane, sì. Ma con lo sguardo di chi ha già capito che il vino non è materia da spiegare: è relazione da costruire. Il ritorno alle radici: la nuova generazione in vigna Un’altra attenzione emersa durante il Salone riguarda un fenomeno che attraversa molte regioni italiane e che in Piemonte sta trovando terreno fertile: la nuova generazione è tornata in vigna. Non per replicare modelli passati. Ma per riscoprire vitigni autoctoni abbandonati, reimpiantarli, ridare voce a profumi dimenticati e sapori che rischiavano di restare solo nei ricordi. In un’epoca che ha celebrato forse troppo a lungo sempre gli stessi nomi e vitigni, questi giovani produttori stanno riportando biodiversità, identità e coraggio sulle tavole. Un lavoro silenzioso. Ma decisivo. Ed è anche grazie a loro se oggi certi calici tornano a raccontare storie autentiche. Il vino al centro del progetto Il vino non deve essere trattato come oggetto da vendere. Deve tornare al centro del progetto. E attorno a lui il vero protagonista è il cliente finale: chi sceglie, chi acquista, chi consuma, chi racconta. A lui va dedicata attenzione vera: nella qualità, nel dialogo, nel linguaggio, nell’esperienza, nella comunicazione. Perché il vino del futuro non sarà quello più spiegato. Sarà quello capace di creare relazioni. E Torino, per tre giorni, è stata una conferma chiara di questa direzione.   Luca della Regina. Wine Hunter Stories
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A Terre di Toscana - Le vecchie annate protagoniste del lunedì Arrow Right Top Bg

16 Marzo, 2026

A Terre di Toscana - Le vecchie annate protagoniste del lunedì

  XVIII edizione Terre di Toscana 22-23 marzo 2026 a Lido di Camaiore (LU): 140 cantine, 700+ etichette, lunedì dedicato a 70+ vecchie annate dal 1982.   Domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026 140 cantine si incontrano a Lido di Camaiore (LU) Hotel UNA Esperienze Versilia Lido | Lido Di Camaiore (LU) Per Terre di Toscana, giunto alla sua XVIII edizione, il lunedì si conferma la giornata dedicata anche alle vecchie annate. Accanto ai vini attualmente in commercio, molte aziende infatti metteranno a disposizione referenze in grado di raccontare maturità, profondità e longevità, offrendo un confronto diretto tra presente e passato. Già oltre 70 le vecchie annate in degustazione (lista in continuo aggiornamento), protagoniste di un percorso che si svilupperà dalla vendemmia 1982 fino alla 2021, coprendo un arco temporale ampio e significativo che consentirà di attraversare 40 anni di storia enologica regionale, offrendo ad operatori, stampa ed appassionati l’opportunità di valutare nel calice il potenziale evolutivo e la qualità espressiva dei grandi vini toscani. Domenica 22 e lunedì 23 marzo gli spazi dell’Hotel UNA Esperienze Versilia Lido accoglieranno 140 produttori accuratamente selezionati, tra nomi storici, cantine di riferimento e vignaioli di nicchia, restituendo una fotografia coerente ed attualizzata della Toscana del vino. Saranno oltre 700 le etichette in degustazione, tra denominazioni storiche e realtà emergenti, in un dialogo continuo fra tradizione e contemporaneità. L’ampia proposta si snoderà idealmente attraverso tutta la regione, dalla costa tirrenica di Bolgheri, Bibbona, Suvereto, Riparbella e Val di Cornia, alle grandi interpretazioni di Montalcino e della Val d’Orcia, fino a Montepulciano e alla sua tradizione storica. E poi ancora dal cuore del Chianti Classico al Chianti Rufina, passando per Carmignano, San Gimignano, Lucchesia, Lunigiana, Mugello, Val di Chiana, Colline Pisane e Maremma grossetana. Un mosaico di denominazioni, distretti ed espressioni stilistiche che, riunite in un unico luogo, testimonieranno circa la straordinaria varietà enologica della Toscana. Ai banchi di assaggio saranno presenti i produttori o i loro più fidati collaboratori, grazie ai quali sarà possibile approfondire territori e annate e conoscere alcune delle realtà più significative della regione e dell’intero panorama nazionale. Non mancherà una selezione di artigiani del gusto toscani, presenti in uno spazio dedicato per accompagnare il percorso di degustazione con proposte gastronomiche di qualità da assaporare in pieno relax. Lista vecchie annate in degustazione lunedì 23 marzo (in progress) ARGENTIERA – Bolgheri Superiore Argentiera 2016 ARGIANO – Brunello di Montalcino Vigna del Suolo 2018 AVIGNONESI – Desiderio 2018 BANFI  – Brunello di Montalcino Riserva Poggio all’Oro 1985 BARICCI – Brunello di Montalcino 2007 BECONCINI WINES – Vignalenicchie 2006; Reciso 2004 BINDELLA – Vino Nobile di Montepulciano I Quadri 2015 BOSCARELLI – Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2005 BRANCAIA – Ilatraia 2007 BULICHELLA – Suvereto Montecristo 2015 CACCIA AL PIANO – Bolgheri Superiore 2019 CAIAROSSA – Caiarossa 2016; Caiarossa 2005 ANTONIO CAMILLO – Procanico 2018 CAMPO ALLA SUGHERA – Bolgheri Superiore Arnione 2011 CAPANNELLE – Solare 2011 CAPARSA – Chianti Classico Riserva Doccio a Matteo 2005 CAPPELLASANTANDREA – Vernaccia di San Gimignano Rialto 2020 CASTELL’IN VILLA – Chianti Classico Riserva 2008 CASTELLO DEL TERRICCIO – Lupicaia 2011; Castello del Terriccio 2006 CASTELLO DI ALBOLA – Acciaiolo 2015 CASTELLO DI AMA – Chianti Classico Vigneto Bellavista 2006 CASTELLO DI MONSANTO – Chianti Classico Riserva Il Poggio 1982 COLLE SANTA MUSTIOLA – Poggio ai Chiari 2004 COLLEMATTONI – Brunello di Montalcino Albori 2019; Brunello di Montalcino 2010 COLOGNOLE – Quattro Chiacchiere a Oltrepoggio 1996; Chianti Rufina Riserva Riserva del Don 2006 FABRIZIO DIONISIO – Cortona Syrah Il Castagno 2020 FATTORIA AMBRA – Carmignano Riserva Elzana 2003 FATTORIA CORZANO E PATERNO – Il Corzano 2019 FATTORIA DI MAGLIANO – Maremma Toscana Rosso Poggio Bestiale 2014 FATTORIA LE PUPILLE – Morellino di Scansano Riserva Poggio Valente 2013 FATTORIA MONTELLORI – Salamartano 2007 FELSINA – Fontalloro 2011 GIANNI BRUNELLI  – Brunello di Montalcino 2019 GIODO – Brunello di Montalcino 2018 GRATTAMACCO – Bolgheri Superiore Grattamacco 2017 I BALZINI – I Balzini White Label 1999 I LUOGHI – Bolgheri Sup. Podere Ritorti 2011; Bolgheri Sup. Campo al Fico 2009 ISOLE E OLENA – Cepparello 2020 ISTINE – Chianti Classico 2013 LAMOLE DI LAMOLE – Chianti Classico Vigneto di Campolungo 2013 LE CHIUSE – Brunello di Montalcino 2014 LE RAGNAIE – Brunello di Montalcino 2008 LE VIGNE DI SILVIA – Bolgheri Rosso Artemio 2021 MALGIACCA – Tingolli 2020 MASTROJANNI – Brunello di Montalcino 2016 MAZZEI  – Castello di Fonterutoli Siepi 2010 MONTEMERCURIO – Vino Nobile di Montepulciano Messaggero 2012 MONTEVERRO – Monteverro 2016 PANIZZI – Vernaccia di San Gimignano Riserva 2016 PETROLO – Val d’Arno di Sopra  Pietraviva Rosso Torrione 2013 PODERE IL CARNASCIALE – Il Caberlot 2010 PODERE IL CASTELLACCIO – Valente 2017 PODERE MARCAMPO – Giusto alle Balze 2016 PODERE SANT’AGNESE – L’Etrange 2015; Spirto 2003 PODERE SAPAIO – Sapaio 2016 POGGIO AL TESORO – Bolgheri Vermentino Solosole 2019 POLIZIANO – Le Stanze 2016 QUERCIABELLA – Palafreno 2006 RIECINE – Chianti Classico Riserva 2003 ROCCA DELLE MACIE – Chianti Classico Gran Sel. Sergio Zingarelli 2011 SAN GIUSTO A RENTENNANO  – La Ricolma 2014 MICHELE SATTA – Giovin Re 2021 TENUTA DI MONTERUFOLI – Val di Cornia Rosso Poggio Miniera 2010 TENUTA DI TRINORO – Le Cupole 2016; Tenuta di Trinoro 2013 TENUTA DI VALGIANO – Colline Lucchesi Rosso Tenuta di Valgiano 2011 TENUTA LA MASSA – Giorgio Primo 2016 TENUTA LE POTAZZINE – Brunello di Montalcino 2017 TENUTA MONTETI – Monteti 2011 TENUTA SAN GUIDO – Bolgheri Sassicaia Sassicaia 2005 TENUTA SETTEPONTI – Crognolo 2016 TERENZUOLA – Colli di Luni Vermentino Fosso di Corsano 2017 TIEZZI – Brunello di Montalcino 2001 VALLE DEL SOLE – H’Ama 2018   Lista aziende partecipanti alla XVIII edizione di Terre di Toscana Stefano Amerighi, Angelini Wines, Argentiera, Argiano, Avignonesi, Badia a Coltibuono, Banfi, Baricci, Beconcini Wines, Bindella-Tenuta Vallocaia, Boscarelli, Brancaia, Bulichella, Caccia al Piano, Caiarossa, Antonio Camillo, Campo alla Sughera, Capannelle, Caparsa, Cappellasantandrea, Castell’in Villa, Castello del Terriccio, Castello di Albola, Castello di Ama, Castello di Bolgheri, Castello di Monsanto, Castello di Volpaia, Castello Monterinaldi, Castello Tricerchi, Cesani, Chiappini, Col di Bacche, Colle di Bordocheo, Colle Santa Mustiola, ColleMassari, Collemattoni, Cològnole, Contucci, Cupano, Fabbrica Pienza, Fabrizio Dionisio, Fattoi, Fattoria Ambra, Fattoria Corzano e Paterno, Fattoria del Cerro-La Poderina-Tenuta di Monterufoli, Fattoria del Pino, Fattoria di Magliano, Fattoria di Ripa d’Orcia, Fattoria Le Pupille, Fattoria Montellori, Fattoria Sardi, Fattoria Selvapiana, Fattoria Varramista, Felsina, Fontodi, Gianni Brunelli-Le Chiuse di Sotto, Gianni Moscardini, Giodo, Grattamacco, I Balzini, I Luoghi, Il Colombaio di Santa Chiara, Il Marroneto, Il Palagio di Panzano, Il Palagione, Il Rio, Isole e Olena, Istine, L’Erta di Radda, La Gerla, La Tanna, Lamole di Lamole, Le Chiuse, Le Cinciole, Le Ragnaie, Le Vigne di Silvia, Malgiacca, Mastrojanni, Mazzei, Monastero dei Frati Bianchi, Montemercurio, Montepepe, Monteverro, Orma, Panizzi, Patrizia Cencioni, Petra, Petrolo, Piaggia, Pietroso, Pieve Santo Stefano, Podere Fedespina, Podere Il Carnasciale, Podere Il Castellaccio, Podere Le Ripi, Podere Marcampo, Podere San Giacomo, Podere Sant’Agnese, Podere Sapaio, Podere Terreno alla Via della Volpaia, Poggio al Lupo, Poggio al Tesoro, Poliziano, Querciabella, Ricasoli, Ridolfi, Riecine, Rocca delle Macie – Famiglia Zingarelli, Rocca di Castagnoli – Capraia, Ruffino, Salvioni – La Cerbaiola, San Giusto a Rentennano, San Polo, Sancaba, Michele Satta, Sesti, Solatione, Tenuta Col d’Orcia, Tenuta del Buonamico, Tenuta di Biserno, Tenuta di Carleone, Tenuta di Ghizzano, Tenuta di Trinoro, Tenuta di Valgiano, Tenuta La Massa, Tenuta Le Potazzine, Tenuta Lenzini, Tenuta Mariani, Tenuta Monteti, Tenuta San Giorgio, Tenuta San Guido, Tenuta Sette Ponti, Terenzuola, Terreno, Teruzzi, Tiezzi, Toscani, Tua Rita, Valle del Sole. Gastronomie: Trattoria Peposo, Antica Norcineria Lané, Corzano e Paterno, Tomkat, Tortapistocchi® Il costo del biglietto per ciascuna giornata, che consente l’assaggio di tutti i vini, è di 40 euro a persona (inclusi diritti di prevendita e commissioni di servizio). Il biglietto è acquistabile solo in prevendita attraverso il sito www.terreditoscana.info. Lo stesso dicasi per le richieste di accredito stampa e operatori del  settore. In entrambe le giornate navette gratuite faranno la spola tra la stazione ferroviaria di Viareggio e l’UNA Hotel. I minibus, facilmente identificabili attraverso il logo della manifestazione affisso all’esterno, stazioneranno fuori dalla stazione ferroviaria e saranno disponibili, traffico permettendo, ogni 15/20 minuti. Terre di Toscana è un evento organizzato da L’Acquabuona (www.acquabuona.it), testata giornalistica on-line che dal 1999 racconta con passione e professionalità l’enogastronomia e l’agroalimentare del nostro Bel Paese. Terre di Toscana si avvale del patrocinio del Comune di Camaiore.   La Redazione
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Portorose celebra la malvasia: oltre 60 cantine al 28° Festival della malvasia istriana Arrow Right Top Bg

15 Marzo, 2026

Portorose celebra la malvasia: oltre 60 cantine al 28° Festival della malvasia istriana

  Nel primo weekend di primavera più di 160 etichette in degustazione tra Slovenia, Croazia e Italia   Il Festival della Malvasia istriana torna a Portorose con la 28ª edizione, in programma il 20 e il 21 marzo 2026 tra la cantina Vinakoper e Centro Congressi dell’Hotel Slovenija. L’appuntamento cade nel primo weekend di primavera, offrendo anche l’occasione ideale per scoprire l’Istria slovena, territorio dove il vino dialoga da secoli con il mare e con un paesaggio di colline, vigneti e uliveti. La manifestazione rappresenta uno degli appuntamenti più interessanti dedicati alla Malvasia nell’area adriatica, con oltre 60 cantine e più di 160 etichette in degustazione provenienti da Slovenia, Croazia e Italia.   Il 20 marzo: il momento di confronto tra produttori   Il festival prende avvio venerdì 20 marzo alle ore 16, quando la cantina Vinakoper ospiterà un simposio dedicato ai viticoltori, agli operatori del settore e al pubblico specializzato. L’incontro sarà dedicato alla Malvasia, al suo sviluppo e alle prospettive future del vitigno, con un confronto che toccherà anche il tema della nuova legge sul vino. Nei giorni precedenti, inoltre, il calendario del festival si arricchisce con il Malvazija Tour, una serie di serate gastronomiche organizzate in tutta la Slovenia, dedicate agli abbinamenti tra la Malvasia e la cucina del territorio.   Il 21 marzo: oltre 160 Malvasie in degustazione   Il cuore del festival sarà sabato 21 marzo, quando il Centro Congressi dell’Hotel Slovenija di Portorose ospiterà un intero pomeriggio interamente dedicato alla degustazione. Tra le 16.30 e le 20 il pubblico potrà incontrare i produttori e degustare oltre 160 etichette di Malvasia, esplorando le diverse interpretazioni di un vitigno che, pur mantenendo una forte identità varietale, cambia profondamente espressione a seconda dei territori in cui viene coltivato.   Un vitigno, molte identità   La Malvasia è uno dei vitigni più diffusi del Mediterraneo e proprio questa ampia diffusione rende particolarmente interessante il confronto tra territori diversi. Suoli, clima, esposizione e tradizioni enologiche contribuiscono infatti a modellare vini molto differenti tra loro: interpretazioni più fresche e sapide nelle zone vicine al mare, versioni più strutturate e complesse nelle aree collinari o caratterizzate da suoli calcarei. Il festival diventa così una sorta di mappa liquida di diversi terroir, dove è possibile cogliere in modo immediato le diverse anime della Malvasia.   Oltre 60 cantine da Slovenia, Croazia e Italia   La presenza dei produttori riflette questa varietà territoriale. Dall’Istria slovena partecipano 26 cantine, tra cui Santomas, Vinakoper, Korenika & Moškon, Rojac, Gordia, Montemoro e Zaro, accanto a numerose aziende agricole che rappresentano la tradizione vitivinicola della regione.
Il Carso sloveno, territorio di suoli calcarei e forti escursioni climatiche, è rappresentato da cinque produttori, tra cui Vinakras, Vina Kobal e Vina Slamič.
Anche dalla Valle del Vipacco arrivano diverse cantine, tra cui Vipava 1894, Ferjančič, Štokelj e Mihelj Wines e Vina Bric mentre dalla regione di Brda (Collio sloveno) partecipa Marinič.
Completano il panorama oltre venti cantine provenienti da Croazia e Italia, tra cui Damjanić, Degrassi, Tomaz, Veralda e Zigante Vero per l’Istria croata, insieme ai produttori italiani Lenardon, Humar Marino e Venica & Venica. Un osservatorio sul futuro della Malvasia Grazie alla presenza di produttori provenienti da territori diversi ma legati dallo stesso vitigno, il Festival della Malvasia istriana offre ogni anno una fotografia preziosa dell’evoluzione di questo vino. In un unico luogo è possibile, infatti, confrontare stili produttivi, terroir e interpretazioni enologiche, osservando come la Malvasia continui a reinventarsi tra Adriatico e Mediterraneo, mantenendo una forte identità ma rivelando ogni volta sfumature nuove. La Redazione
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Monteci Cofanetto Appassimento per la Festa del Papà Arrow Right Top Bg

15 Marzo, 2026

Monteci Cofanetto Appassimento per la Festa del Papà

  Il cofanetto “appassimento” con Amarone e Ripasso   In occasione della Festa del Papà, Monteci propone un cofanetto esclusivo che racchiude due delle sue eccellenze enologiche: l’Amarone della Valpolicella DOCG Classico e il Valpolicella Classico Superiore Ripasso DOC. L’Amarone della Valpolicella DOCG Classico Monteci, vino simbolo della tradizione veronese, nasce dall’antica arte dell’appassimento delle uve Corvina, Corvinone e Rondinella, trasformando il tempo in struttura e profondità . Dopo un affinamento paziente di oltre quattro anni tra barrique, tonneau e botti grandi, il vino si presenta al calice con un rosso rubino intenso, profumi avvolgenti di ciliegie, frutta rossa e spezie, e un gusto vellutato, elegante e di grande persistenza. Il Valpolicella Classico Superiore Ripasso DOC Monteci esprime invece la tradizione reinterpretata con maestria: attraverso la rifermentazione sulle vinacce di Amarone e Recioto, sviluppa struttura, intensità e aromatica. Dopo l’affinamento in botti di rovere, si presenta al calice con un bouquet di frutta rossa, delicati sentori floreali e note speziate, pieno e armonico al palato. Il cofanetto “Appassimento” Monteci è il regalo perfetto per la Festa del Papà, pensato per chi vuole celebrare con stile e gusto un papà speciale, unendo eleganza, raffinatezza e la passione per i grandi vini della Valpolicella. Il cofanetto è acquistabile sul sito ufficiale di Monteci e in selezionati punti vendita: Prezzo consigliato al pubblico (www.monteci.shop): 69,50 € La Redazione
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Pinot Grigio DOC Delle Venezie. Strategie di posizionamento Arrow Right Top Bg

15 Marzo, 2026

Pinot Grigio DOC Delle Venezie. Strategie di posizionamento

  Ci deve pur essere un motivo se alla città di Milano hanno dedicato un colore riconosciuto, anzi ufficiale: Grigio Milano. Grigio come la “scighera”, la nebbia, o come la pietra più usata nei rivestimenti delle facciate dei palazzi signorili della Vecchia Milano, il Ceppo di Gre, dall’aspetto nuvoloso. Eh già, perchè proprio quando la primavera sembra essere ad un soffio dalle tue mani, anticipata da fresche giornate ricamate dalle prime fioriture, dalla musica degli aperitivi a cielo aperto, ecco che arriva una giornata Grigio Milano, proprio come oggi 10 Marzo. Freddo, pioggia e traffico. Un classico! Però….Milan l’è semper un grand Milan, e per non smentirsi ospita a Villa Necchi Campiglio , riconosciuta come una delle dimore più belle al mondo e patrimonio del FAI, un incontro promosso dal Consorzio Vini DOC Delle Venezie “Tracciabilità e identità territoriale: il Contrassegno come garanzia e strumento di racconto del Pinot Grigio DOC Delle Venezie”   Il luogo. Villa Necchi Campigli è un capolavoro dell’Architetto razionalista Piero Portaluppi, molto attivo a Milano dagli anni 20 agli anni 60 del secolo scorso, commissionata con il sogno di ogni Architetto cioè “senza limite di budget”. E Piero Portalupi l’ha preso alla lettera dando libertà a tutto il suo genio, e ne aveva tanto, tanto da pensare negli anni 20 ad una piscina all’aperto riscaldata, a materiali, a proporzioni degli spazi, agli stucchi a soffitto, agli arredi, persino alle tazzine del caffè, che non sono solo lussuosi ma suonano insieme in un modo semplicemente inarrivabile. Senza considerare le collezioni di arte da quella antica sino alla meta del 1900, da Tintoretto a Giacomo Balla, dal Canaletto a Umberto Boccioni, Da Giorgio Morandi ad Arturo Martini. Così che anche il Grigio Milano ha più senso e dialoga con il calore di queste stanze, ricche di dettagli e di passioni.   Il Consorzio In questo contesto il Consorzio Pinot Grigio DOC Delle Venezie ha presentato una conferenza stampa Che segna un passaggio chiave nella nuova strategia di posizionamento della denominazione e che mette al centro il nuovo contrassegno di Stato tricolore come sintesi tra territorio, tutela istituzionale e innovazione tecnologica: non solo strumento di garanzia e tracciabilità, ma leva strategica di racconto e valorizzazione. Il Triveneto è un enorme anfiteatro ricco di straordinari terrori e di biodiversità, dalle Dolomiti al Lago di Garda, fino al mare di Venezia ed alle colline del Collio, il Pinot Grigio ha trovato spazio in queste terre alla fine del 1800 diventandone un simbolo, tant’è che oggi è uno dei vini più esportati al mondo. Da qui la necessità di un Consorzio che nasce nel 2017 dalla volontà comune di includere in un unica grande denominazione le aree del Friuli Venezia Giulia, la Provincia di Trento ed il Veneto, con l’obiettivo di promuovere ed a sviluppare la Doc Delle Venezie nel mondo. Già ad oggi i numeri sono molto importanti, l’areale produce il 43 % del Pinot Grigio mondiale e l’85% di quello nazionale, e con il riconoscimento da parte del Ministero dell’Agricoltura nel 2020 e la collaborazione recente con il Poligrafico dello Stato con il nuovo contrassegno di Stato ed i nuovi QR Code più ricchi di informazioni, il Consorzio è pronto per consolidare i suoi mercati storici degli Stati Uniti, Canada, Germania ed Inghilterra, ed affrontare nuovi contesti quali l’Asia, l’America Latina, con particolare attenzione a Brasile e Messico. Nella tavola rotonda moderata dal vicedirettore del Corriere della Sera Luciano Ferraro, tanti sono stati gli interventi dal Presidente del Consorzio Luca Rigotti a Francesco Liantonio Presidente di Triveneta Certificazioni, da Paolo Pigliacello di Symbola Fondazione per le qualità italiane a Matteo Taglienti Direttore dell’Istituto Poligrafico dello Stato, uniti nel sottolineare l’importanza di questo sforzo comune e strategia di mercato che parte dal nuovo contrassegno e dal nuovo QR Code, un passaporto digitale della bottiglia, capace di connettere tracciabilità, sicurezza e dialogo diretto con il consumatore in tutto il mondo.   Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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