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Eccellenza e solidarietà: tre Magnum di Merlot Vistorta 2011 all’asta per “In Auction for Smiles” Arrow Right Top Bg

5 Marzo, 2026

Eccellenza e solidarietà: tre Magnum di Merlot Vistorta 2011 all’asta per “In Auction for Smiles”

  L’azienda friulana sostiene l’asta benefica della Fondazione Operation Smile Italia ETS, in programma a Roma il 5 marzo, contribuendo alla raccolta fondi per i programmi medici internazionali nei Paesi a basso e medio reddito.   Anche quest’anno Vistorta sarà tra i protagonisti di “In Auction for Smiles”, l’asta benefica promossa dalla Fondazione Operation Smile Italia ETS, in programma giovedì 5 marzo alle ore 19:00 presso Villa Blanc, sede della Luiss Business School. In occasione dell’evento, Vistorta metterà a disposizione una cassa in legno contenente tre Magnum di Merlot Vistorta 2011, un lotto esclusivo che unisce eccellenza enologica e impegno solidale. Il Merlot Vistorta è il vino simbolo dell’azienda che ha fatto conoscere l’azienda nel mondo, nato dal lavoro di ricerca di Brandino Brandolini d’Adda e del wine maker Alec Ongaro e fondato sulla sintesi identità territoriale e precisione agronomica. Le uve provengono da piccole parcelle differenziate per cloni ed età degli impianti. La vinificazione avviene separatamente per parcella in vasche di cemento con fermentazioni spontanee. Dopo 30 giorni di macerazione post-fermentativa, il vino affina in barrique di rovere francese (40% legno nuovo) per 18 mesi. Il risultato è un vino di grande complessità ed equilibrio che, nella versione Magnum messa a disposizione per il progetto, esprime al meglio profondità, eleganza e notevole potenziale evolutivo. “In Auction for Smiles” è l’appuntamento charity annuale volto a sostenere i programmi medici internazionali di Operation Smile. La serata riunisce oltre 70 aziende vitivinicole che hanno scelto di donare etichette di pregio per trasformare l’eccellenza enologica in un gesto concreto di responsabilità sociale. I fondi raccolti contribuiranno a finanziare missioni chirurgiche, programmi di formazione per il personale sanitario locale e percorsi di rafforzamento dei sistemi sanitari nei Paesi a basso e medio reddito, dove l’accesso a cure sicure e tempestive per le malformazioni del volto, come le labiopalatoschisi, è ancora fortemente limitato. Con la sua partecipazione, Vistorta conferma la propria attenzione verso progetti ad alto impatto sociale, contribuendo concretamente a sostenere un’iniziativa che restituisce il sorriso a migliaia di bambini e alle loro famiglie nel mondo. *** Vistorta è l’Azienda Agricola di 220 ettari, fondata da Guido Brandolini nel 1872. Oggi è guidata da Brandino Brandolini e seguita in cantina con passione da Alec Ongaro.  I vigneti, a conduzione biologica dal 2008, si trovano tutti a Vistorta, piccolo borgo friulano al confine con il Veneto. Il merlot – introdotto a fine dell‘800 – è uno dei vitigni iconici dell’azienda con cui viene prodotto l’omonimo vino Vistorta, con uve selezionate da dieci piccoli appezzamenti. Le varietà autoctone, come il friulano, la ribolla, il refosco, accompagnano il pinot grigio e lo chardonnay per produrre vini caratterizzati da un’estrema eleganza. La Redazione
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Birra del Borgo apre le porte al pubblico: A Marzo torna L’Oyster Day Arrow Right Top Bg

4 Marzo, 2026

Birra del Borgo apre le porte al pubblico: A Marzo torna L’Oyster Day

  Sabato 14 marzo 2026 a Borgorose arriva l’Oyster Day, l’evento annuale dedicato alla cotta della Perle ai Porci, la stout alle ostriche di Birra del Borgo e, per la prima volta, la degustazione di un menu a base di ostriche nella tap room “Il Bancone”   Assaggi, visita al birrificio e affiancamento ai birrai: a Borgorose la cotta della Perle ai Porci si trasforma in una festa aperta agli appassionati e non solo Birra del Borgo annuncia l’edizione 2026 dell’Oyster Day, l’appuntamento annuale con la cotta pubblica della Perle ai Porci, la stout alle ostriche. Per un giorno il birrificio di Borgorose apre le porte a curiosi e beer lovers, offrendo la possibilità di vivere l’esperienza produttiva, partecipare a degustazioni guidate e scoprire la storia di uno degli stili birrari più affascinanti: quello delle Oyster Stout. Le Oyster Stout: una tradizione storica L’idea di utilizzare ostriche nella produzione di birra non è una trovata contemporanea. Già in epoca vittoriana, le ostriche, allora alimento economico, venivano comunemente servite in abbinamento a birre scure. L’impiego delle conchiglie, ricche di carbonato di calcio, come agente chiarificante del mosto, risale agli inizi del ’900. Solo successivamente si è diffusa la pratica di utilizzare anche i molluschi per conferire sfumature aromatiche alla birra. Oggi le Oyster Stout rappresentano un sottostile riconosciuto e consolidato all’interno della famiglia delle Stout, birre scure ad alta fermentazione di stampo britannico e irlandese. Il programma dell’Oyster Day 2026 Birraio per un giorno L’edizione 2026 si terrà sabato 14 marzo presso il birrificio di Borgorose. La giornata prenderà il via alle ore 7.00 con l’esperienza “Birraio per un giorno”, dedicata a un massimo di 20 partecipanti (costo di € 50). L’attività, che si concluderà alle ore 17 circa, include: colazione con i birrai, tour del birrificio, pranzo a Il Bancone e affiancamento ai birrai nelle diverse fasi della cotta, fino al momento dell’inserimento delle ostriche nel tino di bollitura. Apertura al pubblico con pranzo a Il Bancone Dalle 12.30 apertura al pubblico con pranzo a Il Bancone, la tap room di Birra del Borgo. Oltre al consueto menu (fritti, burger e dessert) ci saranno piatti special a base di ostriche, pensati per l’occasione: le ostriche, servite al naturale, saranno accompagnate da pickles artigianali fatti dallo staff, mentre gli gnocchi di patate di montagna, verranno conditi con crema di patate, ostrica a crudo e salsa verde. Degustazione guidate e abbinamento birre e ostriche Sono inoltre in programma due degustazioni guidate, alle 12.30 e alle 15.00, della durata di circa un’ora ciascuna, condotte da Corrado Tenace, uno dei massimi esperti di conchigliacei in Italia, e Andrea Lecchini, Mastro birraio di Birra del Borgo. Ogni sessione prevede l’abbinamento di tre ostriche ad altrettante birre, con approfondimenti sulle caratteristiche delle diverse specie, sui metodi di coltura e sulla storia dell’incontro tra questi pregiati molluschi e le birre scure. L’Oyster Day si conferma un momento di condivisione, unendo cultura birraria e convivialità. Perle ai Porci: l’interpretazione di Birra del Borgo Birra del Borgo è stato uno dei primi birrifici italiani a reinterpretare questo stile, introducendo la Perle ai Porci nel 2012 nella linea delle “Bizzarre”, le produzioni mensili speciali. Si tratta di una Stout dal colore impenetrabile, prodotta con l’aggiunta in bollitura di ostriche fresche Fin de Claire bretoni. Al naso emergono note tostate; al palato la birra presenta sentori sapidi e minerali, mantenendo comunque morbidezza ed equilibrio e con un finale piacevolmente salmastro, ma mai invadente. Come partecipare all’Oyster Day: Tutte le info sul programma completo sono disponibili a questo link: https://birradelborgo.it/oyster-day-16-marzo-esperienza-unica-2/ Per prenotare l’esperienza Birraio per un giorno: https://fareharbor.com/embeds/book/birradelborgo/items/525423/?full-items=yes&flow=835202 Per prenotare la degustazione guida Ostriche e Birre: https://fareharbor.com/embeds/book/birradelborgo/items/474579/?full-items=yes&flow=835202 Contatti Birra del Borgo Srl
Loc. Piana di Spedino snc – 02021 Borgorose (RI)
Tel: 0746 31287
info@birradelborgo.it
www.birradelborgo.it La Redazione
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La Calabria. Scopritela, ne vale la pena Arrow Right Top Bg

4 Marzo, 2026

La Calabria. Scopritela, ne vale la pena

  Quando ho il piacere di scrivere della Calabria, mi emoziono. E al contempo mi arrabbio. L’emozione nasce dai luoghi che la Calabria riesce ad offrire, come quegli sconfinati paesaggi che sembrano muoversi, attraverso monti incontaminati, da un mare all’altro, dall’alba dello Ionio al tramonto del tirreno, dalla neve della Sila al sole dei mari, dai boschi del Pollino alle pianure di Sibari, dai venti freddi che arrivano dal nord e quelli caldi dall’Africa.  Una moltitudine di aspetti territoriali che rendono questa regione unica non solo in Italia ma in Europa e nel mondo.  Se c’è poi una regione d’Italia, dove la viticoltura potrebbe essere florida ritornando al vero senso di Enotria così da consentire uno sviluppo pazzesco dei territori, questa è proprio la Calabria.  Dall’area di Crotone, l’antica Kroton scelta dai Greci come colonia e oggi prima DOCG calabra con Cirò, alla piana di Sibari, a Castrovillari, al Pollino, al Cosentino, al Vibonese, a Lamezia, al Reggino e non so a quanti altri territori, la Calabria offre altitudini variabili, venti, scambi termici, suoli che mutano dalla sabbia al calcare attraverso centinaia di sfaccettature diverse. Insomma in grado di offrire alla vite un ecosistema pazzesco così da realizzare, potenzialmente, vini unici ed eccellenti. Con vitigni poi assolutamente identitari sia per i bianchi (Mantonico, Pecorello, Greco, Greco di Bianco, Zibibbo) sia per i rossi (Gaglioppo, Gaglioppo Dolce) . Senza dimenticare i rosati e gli incredibili passiti (con i metodi classici che iniziano, in parte timidamente, a far sentire la loro voce). Mi arrabbio perché la Calabria non riesce ad emergere nonostante i tanti produttori giovani e meno giovani che provano con tutte le proprie forze a far venir fuori la Calabria da quella sorta di palude ancestrale nella quale nessuno se non l’uomo l’ha condotta. Non è solo la ‘ndrangheta, occorre chiamare le cose con il proprio nome, la responsabile di tutto ciò. Alcuni miei amici calabri sostengono che il male della Calabria sono i calabresi, persone spesso troppo orientate ad una sorta di autarchia che nessuno gli ha chiesto.  Il calabrese è contento quando i propri prodotti rimangono nella propria regione. Come se volessero rimanga tutto in famiglia. È contento quando su una spiaggia con vista tramonto alle otto di sera il bar chiude perché è meglio andare a casa che servire i clienti (è successo veramente). Quante volte avete visto le fantastiche cipolle di Tropea fuori dalla Calabria? E quanti vini calabresi avete trovato nella carta dei ristoranti? Eppure tutte le persone calabresi che conosco sono splendide e capacissime, orgogliose delle proprie origini e pronte a confrontarsi con tutti. Pur sapendo che hanno bisogno di una maggior visibilità.  La Calabria è molto di più e può dare molto di più.  È così che l’evento sui vini della Calabria al quale ho avuto l’onore di essere invitato ha dimostrato, a chi aveva gli occhi per vedere, orecchie per sentire, naso per annusare e bocca per degustare, come i vini calabresi siano prodotti di assoluta eccellenza e non solo nel panorama italiano. Vini che non hanno nulla, ma davvero nulla da invidiare a nessun altra regione. Con così incredibili prodotti, occorrono investimenti in comunicazione e promozione del territorio perché non sia solo ad appannaggio dei calabresi o dei turisti nel periodo estivo (ai quali poi viene tendenzialmente servito vino calabrese di bassissimo profilo). I miei assaggi Proprio al centro della Calabria, poco distante da Castrovillari c’è Cantine Viola. Il Biancomargherita, blend di Guarnaccia Bianca e Mantonico, è una sorta di ricettacolo di iodio dei due mari che sembrano incontrarsi proprio a metà strada. Un naso che si arricchisce, senza interferenze, grazie ad un pò di legno di una piccola parte della massa. L’equilibrio ma soprattutto la sapidità, quasi salmastra, fanno di questo vino una vera chicca. Poco distante, a Morano Calabro e sempre nel Parco del Pollino, c’è Casa Vinicola Gialdino con il Mantonico Dominì: delicato, sensuale, asciutto, armonioso. Una chicca che occorrerebbe scoprire con più calma. Più sotto e sempre al centro, c’è Corso (CS) dove ha sede Terre di Balbia. Il Fervore è Magliocco Dolce è un vino che mi ha davvero emozionato. Tutto è caldo e avvolgente, vellutato e fresco. Mai banale, mai scontato. Un vino che ha aspettato a lungo in legno e in vetro per restituire qualcosa di unico che solo la cura maniacale e un vitigno interessantissimo come il Magliocco Dolce può dare. Incredibile! A Bisignano, sempre tra i due mari e sempre con il Magliocco Dolce, le Cantine Chimento producono Venticinque Marzo un vino che senza assolutamente legno ha delle note di pepe e pellame che si uniscono ai frutti neri in grado di esaltare. Il sorso è freschissimo e sapido. Che meraviglia! Scendendo lungo lo Ionio, non si può non arrivare a Cirò Marina che con i suoi suoli argillosi che degradano verso la sabbia del mare offre terreno ideale per i famosi rossi calabresi. Tenuta Iuzzolini produce il Maradea Riserva, 100% Gaglioppo che matura 12 mesi in barrique di castagno calabrese (finalmente qualcosa di non importato!) per offrire un velluto rosso rubino che potrei anche bermi senza alcun abbinamento. Spaziale! Rimaniamo a Cirò Marina con Cantina Campana per il suo Casamatta Saracena. Un Superiore da Gaglioppo con affinamento di 12 mesi in barrique che ho trovato meravigliosamente giovane e pimpante, fresco e deciso. Intensamente voluttuoso. Francesco Malena e il suo Cutura del Marchese, 100% Gaglioppo dimostra come si possano realizzare vini complessi e strutturati che non hanno nulla da invidiare a nessun altro vino. Longevo e intenso, profumato di tabacco e cioccolata per regalare una avvolgenza incredibile. Effetto wow. Leggermente sopra Cirò, Santavenere produce il suo Gaglioppo senza neanche fargli vedere il legno. E fanno bene perché realizzano un vino rosso strutturato, fresco, sapido, avvolgente il giusto, non stucchevole. Insomma, si apre la bottiglia e si finisce anche con un petto di pollo.  0727 sono due anni di nascita di due persone chiave dell’azienda Brigante per il Cirò Rosso Classico Superiore Riserva. La liquirizia che in questi luoghi è di casa, si rispecchia intensamente nel calice sia al naso sia in bocca. Per fortuna che l’uso del legno è stato blando altrimenti il capolavoro non sarebbe perfetto. O forse proprio per questa accortezza lo è.  A Cirò non poteva mancare il rosato di Gaglioppo. Senatore Vini produce il Puntaluce che è quel rosato non banale, non scontato, deciso, determinato. Insomma vero e non edulcorato che ti fanno fare pace con i rosati! Sotto Cirò, a Strongoli c’è Cantine Russo e Longo che con Ois usano un vitigno poco noto ma decisamente interessante come il Pecorello per un vino, con fermentazione ed affinamento in legno, riesce a mantenere un rapporto pazzesco con il territorio attraverso la sua fresca sapidità e i sentori mediterranei. Appassionante. Nel punto più stretto della Calabria compreso tra i due mari c’è Cantine Lento che produce il Lamezia Rosso Riserva 2017, blend di Magliocco, Greco Nero e Nerello con affinamento di 18 mesi in botte grande. Se tra due mari distanti meno di 30 km si può produrre un vino così intenso e strutturato ma anche piacevolmente equilibrato allora della Calabria non ci si deve stupire. Applausi! Lo Zibibbo di Giovanni Benvenuto è la scoperta di quanto la Costa degli Dei e Giovanni siano emblema della rinascita della Calabria. Uno Zibibbo che canta silenziosamente di sole e agrumi, di mandorle e miele. Un silenzio che nel calice sembra esser dolce per poi sorprenderti con un gusto secco e sapido che riempie verticalmente la bocca. Appaga. Appaga senza stancare. Ruggia di Cantina Masicei è un ulteriore esempio di rinascita del territorio vibonese e dello Zibibbo. Un vino che fa della discrezione il suo punto di forza. Sapidità e freschezza quasi inaspettata arrivano senza chiedere permesso.  
Della stessa cantina anche Dorè, un ardito metodo classico Pas Dosè sempre da uve Zibibbo che il naso percepisce ancorché non in maniera possente. Semmai delicatamente, senza prepotenza. In bocca ha un perlage fine e una persistenza che si fa sentire. Uno Zibibbo che, sembra strano, sgrassa! Casa Comerci è a Nicotera, sempre sul Tirreno. Rèfulu è il Greco Bianco, la semplicità che non ti aspetti possa poi stupire per le note di freschezza floreale e un gusto che sembra potersi abbinare con tutto. Specialmente con il tramonto del Tirreno. Ad Isola di Capo Rizzuto, proprio difronte lo stupendo parco marino, c’è Massimo Marrelli che con il suo metodo classico brut 2017 da uve Greco Bianco e Mantonico fa ricordare quanto siano morbide e delicate le estati su questo mare. Sentori di miele e zagare, piccola pasticceria e tanti fiori per poi approdare in bocca e perdersi nella finezza di un perlage che arriva sapidamente a far godere i sensi. In un’altro meraviglioso luogo di mare, Simeri, c’è Dell’Area con il Vanitas blend di Mantonico con altri vitigni locali. Si concede il lusso di un pò di barrique che non lo stravolgono anzi, lo arricchiscono senza toglierli la caratteristica principale di balsamicità. Interessantissimo. Centocamere è il metodo classico da Mantonico di Barone Macrì. Coltivato sulla parte dell’Aspromonte che vede lo Ionio, sa tutto di fiori e agrumi come a ricercare un collegamento con la Sicilia. In fondo siamo sulla punta dello stivale, lato ionico. Pulisce e si fa bere.  Poco più sotto, a Bianco, c’è Antonella Lombardo che produce Particella Cinquantotto, 100% Greco Bianco. Un vino essenziale nel senso che se non lo si beve, si perde qualcosa dalla vita. Floreale e sapido, rotondo e saporito. Merita e tanto ma tanto.
Sempre di Antonella, Autoritratto è il Mantonico che trasforma i sentori floreali del precedente in frutta tropicale ed agrumi mantenendo i fiori bianchi. Divino. In tutti i sensi. La Calabria è unica anche per vini dolci, vere chicche decisamente interessanti. Il Mantonico Passito di Azienda Agricola Lucà nella Locride, per il suo affinamento in botti di castagno ha una intensità che si sposa meravigliosamente con i formaggi. Da non smettere di berlo. Un pò come il Greco di Bianco sempre di Lucà. Questo mi ha impressionato di più anche se di entrambe ho ormai un ricordo indelebile. A Saracena, sopra Cosenza, Feudo dei Sanseverino ha creato il Mastro Terenzi Passito da uve Malvasia, Guarnaccia, Odoraca e Moscato. I classici fichi secchi si uniscono alla frutta esotica. Meraviglia pura. Il Greco di Bianco di Maria Maisano è semplicemente speziato al punto giusto da offrire delle sensazioni di puro godimento. La frutta candita che permea naso e bocca aumenta le sensazioni di piacere.  Le Cantine Viola avevano già stupito con il Biancomargherita e continuano a stupire per il Passito Luigi Viola Saracena con uve Guarnaccia bianca, Malvasia, Moscatello di Saracena e Duraca di Saracena. Un procedimento tutto da leggere (a parte) e zero legno per una scoperta che ha bisogno di tanto tempo per essere dimenticato. Ma poi ci si riesce davvero? Naaaa A Casignana, quasi sulla punta del tacco d’Italia, Ceratti Vini produce il Greco di Bianco passito. Dico solo che varrebbe il viaggio fino li per bersi questo nettare. Magari passando dall’alba dello Ionio al tramonto del Tirreno. Tanto distano poco. A Bianco, Cantine Ferdinando Ielasi produce il suo Greco di Bianco Passito che non è possibile non provare almeno una volta nella vita!!! Insomma, alla fine di questa degustazione io sono sempre più contento di scrivere della Calabria e sempre più arrabbiato che non se ne parli maggiormente.  Anche perché, tutti i vini che ho provato sono stati semplicemente fantastici e spero con questo articolo di renderli un pò più noti.  Ultima nota è il loro prezzo. Direi eccessivamente basso. Troppo per prodotti di questo calibro. Dunque, è meglio farne scorta subito. Sono destinati, spero, a salire.  La qualità si deve pagare!   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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“Nuovi OGM, vecchie logiche” Il futuro dell’agricoltura risiede nella biodiversità Arrow Right Top Bg

4 Marzo, 2026

“Nuovi OGM, vecchie logiche” Il futuro dell’agricoltura risiede nella biodiversità

  A SANA Food 2026 il convegno di “Futuro Bio” accende il confronto su nuovi OGM, tracciabilità e tutela del biologico   Si è tenuto martedì 24 febbraio, presso la Lab Academy (Padiglione 18) di BolognaFiere, nell’ambito di SANA Food 2026, il convegno “Nuovi OGM, vecchie logiche: nella biodiversità il futuro dell’agricoltura”, promosso dal progetto “Futuro Bio” di Demeter Italia. Al centro dell’incontro il tema dei nuovi OGM e delle Nuove Tecniche Genomiche (NGT), oggetto di una proposta normativa europea che potrebbe portare a una profonda deregolamentazione del settore. Giovanni Buccheri, Direttore di Demeter Italia Parliamo di un argomento apparentemente tecnico, ma che in realtà ha conseguenze e un impatto su tutto il nostro sistema agroalimentare, come cittadini e come consumatori. La proposta europea sulla deregulation dei nuovi OGM rischia di intaccare garanzie fondamentali come la tracciabilità e la possibilità di distinguere chiaramente i prodotti. Se vengono meno etichettatura e trasparenza, si toglie al consumatore la possibilità di capire cosa mangia e di scegliere consapevolmente. Buccheri ha ricordato come in passato il Parlamento europeo abbia modificato radicalmente proposte legislative solo in pochissimi casi, ma ha anche sottolineato che “già nei primi anni Duemila si riuscì a bloccare l’introduzione degli OGM grazie a una forte mobilitazione”. Il Presidente di Demeter Italia, Enrico Amico, ha ribadito la posizione netta dell’associazione: “Demeter Italia si è schierata fin da subito. Questo tema tocca un principio fondante dell’agricoltura biodinamica: l’azienda agricola è un organismo vivente, un tutt’uno in cui i diversi fattori della produzione interagiscono tra loro. Tutto parte dal seme, che è la forma vivente più raffinata, la vita che riprende ogni volta”. Il Presidente di Demeter Italia, Enrico Amico Oggi gli standard Demeter, condivisi in oltre 60 Paesi attraverso Demeter International, escludono l’impiego di sementi ottenute tramite forme di genetica applicata che alterano i processi naturali. Nei prodotti a marchio Demeter non è consentito l’uso di sementi maschio-sterili o sottoposte a correzioni citoplasmatiche in laboratorio. La nostra non è una scelta di rinuncia, ma di valore: è un arricchimento del sistema agricolo, non una limitazione. Chi sceglie biologico e biodinamico deve avere la certezza che questi semi non vengano utilizzati, per questo chiediamo maggiore chiarezza, trasparenza e la piena tutela del diritto di scelta del consumatore. Ad approfondire il quadro normativo europeo è stata Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio, che ha richiamato la recente evoluzione legislativa:
“A fine gennaio la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo si è espressa sulle NGT, dopo che a dicembre gli Stati membri avevano già approvato lo status del trilogo. Anche l’Italia ha votato a favore. Ora l’ultimo passaggio spetta al Parlamento europeo”. Mammuccini ha spiegato che la nuova proposta distingue tra NGT1, considerate equivalenti alle piante naturali e quindi prive di obblighi di tracciabilità, etichettatura e valutazione d’impatto, e NGT2, assimilate agli OGM tradizionali. “Il rischio – ha affermato – è la totale deregolamentazione delle NGT1. Non ci sarà valutazione d’impatto ambientale, non ci sarà etichettatura: si nega la trasparenza nei confronti del cittadino. L’impatto più forte sarà per il biologico e il biodinamico, che rischiano contaminazioni e la perdita della fiducia costruita negli anni”. Tra i punti cruciali: principio di precauzione, diritto alla scelta del consumatore, tracciabilità delle filiere e tutela delle sementi. “Se produciamo nello stesso modo del convenzionale, perché il cittadino dovrebbe continuare ad avere fiducia nel biologico? Dobbiamo garantire almeno tre aspetti: brevetti, etichettatura e tracciabilità, per poter escludere il biologico dalla normativa sulle NGT. Da qui ad aprile lavoreremo con una campagna mirata e con lettere ai parlamentari europei per tutelare il settore”. Il contributo scientifico è stato affidato a Salvatore Ceccarelli, già Professore ordinario di Genetica Agraria all’Università di Perugia, che ha messo in discussione l’impianto teorico delle nuove tecniche genomiche: “L’agricoltura italiana ha bisogno di scienza, ma di quale scienza parliamo? La biodiversità è la base della sicurezza alimentare, della salute e della resilienza ai cambiamenti climatici. Vecchi e nuovi OGM rappresentano una corsa verso l’uniformità, e l’uniformità significa maggiore vulnerabilità”. Ceccarelli ha spiegato come i nuovi OGM, presentati in Italia come TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita), non abbiano nulla a che vedere con l’evoluzione naturale:
“l’evoluzione nasce dall’interazione continua tra organismi e ambiente. Le NGT intervengono sul genoma in modo puntuale, ma ignorano il principio fondamentale della selezione naturale: quando l’ambiente cambia, anche insetti, patogeni e microrganismi si evolvono e si adattano. È lo stesso motivo per cui i batteri diventano resistenti agli antibiotici. Pensare di risolvere un problema complesso con una singola modifica genetica significa introdurre una soluzione fragile e temporanea”. Portando l’esempio del riso resistente al brusone ottenuto tramite editing genetico, Ceccarelli ha sottolineato come esistano già alternative agronomiche efficaci: “Per contrastare il brusone è stato creato un riso geneticamente resistente, ma studi condotti in Cina hanno dimostrato che alternare due varietà nello stesso campo può ridurre l’incidenza della malattia fino al 90%. Invece di produrre una varietà ‘resistente’ è bastato valorizzare la biodiversità”. Secondo Ceccarelli, le NGT rappresentano quindi “soluzioni temporanee che aumentano la vulnerabilità dei sistemi agricoli, soprattutto in un contesto di cambiamento climatico e incertezza ambientale. Al contrario, la biodiversità offre stabilità, resilienza e non è brevettabile: è un bene comune”. Il convegno si inserisce nel progetto “Futuro Bio”, finanziato dal MASAF e promosso da Demeter Italia, con l’obiettivo di divulgare i benefici dei prodotti biologici e biodinamici e di promuovere un modello agricolo fondato sulla fertilità dei suoli, sulla vitalità delle comunità rurali e su un rapporto equilibrato e virtuoso tra cibo, salute e ambiente. Demeter Italia è un’associazione privata di produttori, trasformatori e distributori di prodotti agricoli e alimentari biodinamici, affiliata alla Biodynamic Federation Demeter International (BFDI). Con sede a Sorbolo Mezzani (PR), Demeter Italia svolge un’attenta azione di controllo sulla produzione, la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti, seguendo ogni fase della filiera fino al rilascio della certificazione e all’etichettatura. L’Associazione comprende  circa 1.000 aziende di diverse categorie merceologiche diffuse su tutto il territorio nazionale, che applicano il metodo di agricoltura biodinamico ispirato da Rudolf Steiner nel 1924.  Per saperne di più: www.demeter.it La Redazione
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Paestum Wine Fest Business segna l’evoluzione del principale hub vitivinicolo del centro-sud italia e premia i nomi più autorevoli dell’Italia del vino Arrow Right Top Bg

4 Marzo, 2026

Paestum Wine Fest Business segna l’evoluzione del principale hub vitivinicolo del centro-sud italia e premia i nomi più autorevoli dell’Italia del vino

  I grandi nomi del vino premiati nella XV edizione del Paestum Wine Fest Business 2026 in occasione della cerimonia ufficiale di consegna dei riconoscimenti, uno dei momenti di più alto profilo istituzionale dell’intera manifestazione.   L’evento, ospitato presso il Ristorante Enoteca Tavernelle (Capaccio, Paestum), ha riunito imprese vitivinicole, buyer e i più grandi rappresentanti del mondo della distribuzione, giornalisti e opinion leader del comparto, confermando il ruolo del Paestum Wine Fest Business quale piattaforma strategica di relazione, networking e valorizzazione delle eccellenze del sistema vino. A consegnare i riconoscimenti sono stati consegnati da Angelo Zarra, ideatore Paestum Wine Fest e Alessandro Rossi, direttore Paestum Wine Fest e conferiti a personalità, professionisti e istituzioni che, attraverso il proprio impegno e la propria visione, hanno contribuito in maniera significativa alla promozione della cultura enologica, allo sviluppo qualificato delle dinamiche professionali del settore e al rafforzamento della competitività del vino italiano sui mercati nazionali e internazionali. La cerimonia di premiazione si è aperta con l’assegnazione di una targa commemorativa al Maestro Bruno Bambacaro, recentemente scomparso, per l’impegno e il significativo contributo offerto alla sua terra. Nel corso della serata è stato inoltre conferito il Premio alla Carriera a Guido Tabano, in riconoscimento del percorso professionale profusa con costanza nel settore. Il titolo di Personaggio dell’Anno è stato attribuito a Mario Di Paolo, per la visione innovativa e l’inconfondibile contributo stilistico apportato al mondo del vino. Poi, Premio Miglior Giornalista alla coppia di una delle più autorevoli testate di settore di rilievo nazionale e internazionale Othmar Kiem e Simon Staffler, per la professionalità e la costante attività di divulgazione che ha consolidato la testata quale autorevole punto di riferimento dell’informazione di settore. Ad Alessandro Regoli è stato assegnato il Premio alla Carriera, quale riconoscimento di una lunga e rigorosa attività di informazione e analisi nel panorama vitivinicolo nazionale. Il riconoscimento di Personaggio Commerciale è stato conferito ad Andrea Pasqua, per la capacità di coniugare visione imprenditoriale, marketing e posizionamento internazionale del vino italiano. Nell’ambito dei premi dedicati alle eccellenze commerciali nazionali sono stati premiati: Alessandro Lodico (Miglior Capoarea Sud Italia), Mario Merola (Miglior Agenzia di Rappresentanza Sud Italia), Massimo Calandrini (Miglior Capoarea Nord Italia), Gianluca Susanna (Miglior Agenzia di Rappresentanza Nord Italia) e Antonio Guerra (Miglior Direttore Vendite Italia), per il determinante contributo allo sviluppo e al consolidamento delle reti distributive sul territorio nazionale. Il Premio Nazionale alla Formazione Enologica d’Eccellenza è stato assegnato alla Scuola Enologica Francesco De Sanctis di Avellino, riconosciuta quale centro di riferimento nella formazione delle nuove generazioni di professionisti del vino e modello virtuoso di integrazione tra tradizione, innovazione e cultura enologica. Il riconoscimento è stato ritirato da Fabrizio Scotto Di Vetta, Direttore dell’Azienda Agraria ed Enologica dell’Istituto, insieme a Ernesto Buono, docente di meccanica enologica e componente dello staff tecnico azienda agraria ed enologica, in rappresentanza della comunità scolastica e del dirigente Pietro Caterini. Nel corso della serata sono stati inoltre conferiti il premio Wine Ambassador dell’Anno a Flavio Procino e il Premio Coravin 2026 – Sommelier Sguardo al Futuro a Cecilia D’Amato, per la visione contemporanea e l’approccio innovativo nella diffusione della cultura enogastronomica. La cerimonia ha rappresentato un momento di elevato valore istituzionale, rafforzando la dimensione del Paestum Wine Fest Business quale hub autorevole di incontro tra imprese, professionisti e mercati e quale spazio qualificato di riconoscimento delle eccellenze che contribuiscono alla crescita del sistema vitivinicolo italiano. La Redazione
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Vini Selvaggi 2026 torna con grandi novità Arrow Right Top Bg

3 Marzo, 2026

Vini Selvaggi 2026 torna con grandi novità

  LA FIERA DEL VINO NATURALE PORTA A ROMA OLTRE 120 VIGNAIOLI INDIPENDENTI PROVENIENTI DALL’ITALIA E DALL’EUROPA,  E UNA FESTA DI APERTURA CON TANTI ARTIGIANI DEL NATURALE L’8  e il 9 marzo, a San Paolo District, torna una nuova edizione della manifestazione che riunisce i vignaioli indipendenti provenienti dall’Italia, Francia, Slovenia, Spagna e Austria, selezionati per il loro approccio artigianale e per una pratica agricola attenta all’ambiente. Novità della sesta edizione è la festa di apertura “Naturalmente Selvaggi!” che si svolgerà sabato 7 marzo a San Paolo District   Roma si prepara ad accogliere la nuova edizione di Vini Selvaggi, la fiera indipendente dedicata ai vini naturali e all’agricoltura artigianale, in programma al San Paolo District dal 7 al 9 marzo 2026. Tra le novità in programma la festa di apertura “Naturalmente Selvaggi!”, in programma sabato 7 marzo dalle 16.00 alle 22.00, sempre al San Paolo District. L’ingresso è gratuito e le somministrazioni sono a pagamento. Cos’è Vini Selvaggi Nata come spazio di incontro tra vignaioli, operatori professionali e pubblico appassionato, Vini Selvaggi è diventata negli anni un punto di riferimento nazionale per chi ricerca nel vino autenticità, coerenza agricola e una visione culturale alternativa ai modelli industriali. Una manifestazione che mette al centro il lavoro contadino, il rispetto dei territori e una cultura del bere consapevole, libera da mode e omologazioni Affermano gli organizzatori Lorenzo Macinanti (Solovino) e Giulia Arimattei (studio di comunicazione Fritz.Ico). L’edizione 2026 riunirà oltre 120 vignaioli indipendenti provenienti dall’Italia ma anche da Francia, Spagna, Slovenia, Austria con numerose e interessanti novità. Come ogni anno, la ricerca è orientata verso nuove realtà, spesso poco conosciute anche al pubblico più appassionato. In degustazione vini identitari, spesso fuori dagli schemi convenzionali, ma profondamente legati ai territori di origine. Vini Selvaggi, giunta alla sesta edizione, si conferma anche come luogo di confronto tra produttori, ristoratori, distributori, giornalisti e appassionati, favorendo relazioni dirette e promuovendo una filiera corta e consapevole. Accanto alla parte espositiva, il programma prevede momenti di approfondimento culturale dedicati ai temi dell’agricoltura sostenibile, del vino naturale e delle trasformazioni del mondo rurale contemporaneo. Non solo vino L’Area Food – Artigiani del Gusto affianca la proposta vitivinicola con una selezione di realtà di qualità: La Polpetteria, Stracotteria, Spaccio, ReCUP e Twist & Chips proporranno un’offerta che coniuga valorizzazione delle materie prime e recupero creativo, contribuendo a definire uno spazio conviviale dove fare una sosta golosa. La proposta dedicata al caffè vedrà la partecipazione di PicaPau e Origine, progetti specialty orientati alla qualità della filiera, alla selezione consapevole delle materie prime e allo sviluppo di una cultura del caffè. Il Corner Distillati & Birre Artigianali, con DrinkIt, Distillerie Capitoline, L’Ardente, Liquorificio 4.0 e Birrificio Freelions, amplia il percorso espositivo attraverso una selezione di produzioni indipendenti che interpretano la fermentazione e la distillazione in chiave artigianale, con attenzione alla ricerca, all’identità territoriale e alla qualità produttiva. Nella giornata di domenica sarà, inoltre, attivo uno Spazio Bambini, a cura di Io Gioco Ovunque, con giochi in legno e attività libere, al fine di favorire una fruizione più inclusiva e accessibile dell’evento, rafforzandone la dimensione familiare e comunitaria. La novità 2026: “Naturalmente Selvaggi!”, la festa inaugurale Novità assoluta dell’edizione 2026 sarà la festa di apertura “Naturalmente Selvaggi!” prevista per sabato 7 marzo dalle 16.00 alle 22.00, sempre al San Paolo District. Cuore dell’iniziativa sarà la Grande Enoteca dei Vini Selvaggi, articolata in area mercato e mescite, pensata per favorire la conoscenza diretta tra produttori e pubblico, nonché l’acquisto consapevole delle etichette presenti. L’evento “Naturalmente Selvaggi” vedrà protagonisti gruppi di vignaioli – alcuni non presenti nelle giornate ufficiali della fiera – con degustazioni a consumo e focus su specifiche aree e collettivi territoriali, tra cui i produttori dell’Associazione Vignaioli Vulcani Laziali, Ciociaria Naturale e il gruppo Senza Meja tra Collio e Carso italiano e sloveno, con aziende come Radikon, Nikolas Juretic e Paraschos. Ad animare la giornata ci saranno StappaLa e Frisson che con interventi musicali e momenti di mescita, rafforzeranno la dimensione conviviale  dell’evento. Inoltre, la giornata del 7 marzo sarà arricchita anche dalla presenza di Terres des Hommes (ONLUS), Pica Pau specialty coffee, Api di Gea (produttori di miele), Divinamente Lab e Gemma Verde (artigianato). Spazio anche ai liquorifici con Distillerie Capitolone, Distilleria Eterea, L’Ardente e Liquorificio 4.0; da non perdere i cocktail e le birre a cura di DrinkIt. Naturalmente Selvaggi è appuntamento che unisce vino, artigianato, musica e cultura gastronomica in un’unica grande festa di apertura. Ingresso gratuito aperto al pubblico e somministrazioni a pagamento. Il costo del biglietto giornaliero per Vini Selvaggi, comprensivo di tutte le degustazioni presso i tavoli degli espositori, è di 30 euro. È previsto un accredito riservato agli operatori del settore horeca al costo ridotto di 15 euro. I pass d’ingresso sono acquistabili sul sito ufficiale: www.viniselvaggi.com   ORARI E COSTI NATURALMENTE SELVAGGI Sabato 7 marzo 2026 dalle 16.00 alle 22.00 San Paolo District Ingresso al pubblico: gratuito e somministrazioni a pagamento   VINI SELVAGGI Domenica 8 marzo 2026 e Lunedì 9 marzo 2026 dalle ore 12.00 alle ore 20.00San Paolo District Ingresso al pubblico: costo 30 euro Ingresso operatori horeca: 15 euro I giornalisti interessati a partecipare, possono richiedere l’accredito (fino ad esaurimento posti) scrivendo a: press@passionfruithub.com   CONTATTI Vini Selvaggi Fiera Indipendente dei vini naturali San Paolo District Via Alessandro Severo, 48 – Roma www.viniselvaggi.com Tel: 3472934974 Email: info@viniselvaggi.com     La Redazione
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Cibo Italiano Premium Pricing Arrow Right Top Bg

3 Marzo, 2026

Cibo Italiano Premium Pricing

  La prima ricerca internazionale dedicata alla penetrazione del Made in Italy nel mondo attraverso i social network racconta la percezione del food all’estero. Voluta da Pulse Advertising in collaborazione con Eumetra.   Barilla è nella top 3 su tutti i Paesi intervistati dei marchi più citati in assoluto legati al Made in Italy KEY FACTS → Barilla unico brand food nella top 3 del Made in Italy (boom in particolare in Cina), ma il panel delle aziende Food annovera anche Lavazza (soprattutto UK e Francia) e Ferrero. → Un cinese su due scopre nuovi brand del Made in Italy (non solo food) sui social (46% Cina, 25% Germania) → Germania: 70% pagherebbe di più per il prodotto Made in Italy e il 43% dei tedeschi si dice disposto a pagare di più per il cibo italiano (il 40% in USA) → Willingness to pay premium: 44% fashion e staccato di poco il food italiano 36% → Ricerca su 2.541 consumatori in USA, UK, Germania, Francia, Cina (agosto 2025) In questi giorni Milano è invasa da visitatori stranieri che riempiono i social media di foto di cibo che più italiano non si può. Non è folklore: è economia. Come racconta “Made In Italy in the social media age”: una ricerca internazionale** commissionata da Pulse Advertising – network internazionale di social media consultancy ed influencer marketing, attivo con 125 professionisti in undici Paesi – all’istituto di ricerca Eumetra su oltre 2500 consumatori in USA, UK, Germania, Francia e Cina dimostra che il food Made in Italy ha conquistato lo stesso pricing power dei brand luxury – e in alcuni mercati li ha superati. Il dato più clamoroso arriva dalla Cina: il 93% dei consumatori intervistati è disposto a pagare premium per i prodotti italiani (food e non), contro il 65-74% dei mercati occidentali. E Barilla – unico brand food nella top 3 dei marchi più citati come rappresentativi del Made in Italy in Cina – ha dimostrato che quando i creator mostrano origine, artigianalità e rituali quotidiani, anche la pasta diventa un prodotto premium. La lasagna o la pasta al ragù che popolano i social media in questi giorni? È marketing “involontario” del valore di miliardi. Da Milano al mondo: quando il cibo italiano diventa contenuto virale L’immagine che gli stranieri in visita in Italia diffondono sui propri profili sono l’emblema di come funziona oggi la percezione del cibo italiano. I social media determinano pesantemente il modo con cui i consumatori guardano al Made in Italy in tutti i mercati analizzati dalla ricerca il 91% dei consumatori in Cina, il 64% negli USA, il 58% in Germania, il 58% nel Regno Unito, il 57% in Francia, affermano che i social fanno scoprire nuovi marchi, ispirano, spinghino attivamente all’acquisto di prodotto del made in iTaly. E il food è il secondo settore (31%) più presente sui feed dopo il fashion (48%). Paola Nannelli, CEO Global di Pulse Advertising Quello che vediamo a Milano in questi giorni – utenti che trasformano un piatto di pasta in contenuto social – è esattamente il meccanismo che genera pricing power globale per i brand food italiani. Quando l’esperienza del cibo italiano viene documentata, condivisa e amplificata, smette di essere tradizione e diventa aspirazione. Il Made in Italy è un valore  che gli  intervistati associano in modo ricorrente al food: 38% dei consumatori statunitenai 32% degli inglesi 33% in Cina La ricerca rivela che il 36% dei consumatori globali è disposto a pagare premium per prodotti alimentari italiani, con punte del 41% in Germania. Un dato che colloca il food immediatamente dopo il fashion (51% global) e alla pari – o sopra – di settori tradizionalmente luxury come gioielli (21-40%) a seconda del mercato) e automotive. Creator come layer di fiducia: in Cina il 58% scopre il Made in Italy da loro Il ruolo dei creator è determinante. In Cina, il 58% dei consumatori considera gli influencer più efficaci nel parlare e proporre il Made in Italy, più che i canali ufficiali dei brand (54%). La fiducia nei creator è materialmente più alta: l’83% dei consumatori cinesi dichiara di fidarsi dei consigli degli influencer (vs. 56-57% in Occidente), e il 94% afferma che i contenuti proposti dai creator influenzano le decisioni d’acquisto. Alberto Stracuzzi, Market Research Director Eumetra I consumatori attribuiscono ai creator tre ruoli chiave”. Sono i garanti di qualità e autenticità (60% in Cina, 31-46% in Occidente), storyteller che mostrano l’Italia reale, e ambasciatori dello stile di vita italiano. Quando i creator mostrano una provenienza verificabile, dettagli artigianali e rituali d’uso, il contenuto diventa il trust layer che giustifica il premium pricing. I codici culturali che convertono: eleganza, convivialità, artigianalità I consumatori globali leggono il concetto “Italia” attraverso tre codici dominanti che attraversano tutte le categorie merceologiche: Style & Elegance: 29-38% a seconda del mercato, primo driver in assoluto Traditional Craftsmanship: 15-31%, con punte in Cina (31%) e Francia (24%) Quality Guarantee: 15-27%, particolarmente forte in UK (23%) e Cina (27%) Sul fronte visivo, gli elementi che i consumatori associano più velocemente al Made in Italy sono: ambientazioni eleganti (18-36%), scene di convivialità e buon cibo (28-36%), dettagli artigianali e materiali naturali (12-44%, quest’ultimo in in Cina). “Ogni asset deve costruirsi intorno a queste tre famiglie di segnali”, conclude Stracuzzi, “perché l’equity viaggia in secondi nel feed.” Paola Nannelli CEO Global di Pulse Advertising: Il premium pricing non è più un’eredità automatica del Made in Italy: va conquistato dove i consumatori prendono le decisioni d’acquisto, e oggi quel luogo sono i social media. I brand di food italiani che rendono visibili provenienza, artigianalità e rituali culturali attraverso creator autentici stanno generando una willingness to pay comparabile a quella del luxury. Il caso Barilla in Cina dimostra che, quando trasformi l’origine in proof – non in claim –, anche la pasta diventa un prodotto premium. Gli ospiti stranieri che fotografano il cibo italiano a Milano stanno facendo involontariamente ciò che i brand dovrebbero fare strategicamente: trasformare l’esperienza in contenuto e il contenuto in pricing power. **Nota metodologica La ricerca “Made in Italy in the Social Media Age” è stata commissionata da Pulse Advertising e condotta da Eumetra su un campione di 2.541 rispondenti, bilanciato per età (15-65 anni), distribuiti in cinque mercati strategici: USA UK La Redazione
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Fiere, Sol Expo: torna a Veronafiere Il Salone dell’olio e dell’olivo Arrow Right Top Bg

3 Marzo, 2026

Fiere, Sol Expo: torna a Veronafiere Il Salone dell’olio e dell’olivo

  Presentata con il Ministro Lollobrigida la Seconda Edizione della Tre-Giorni dedicata a Business, Formazione e Cultura dell’Evo Made in Italy     Torna a Veronafiere dal 1° a 3 marzo SOL Expo, la tre-giorni interamente dedicata alla filiera dell’olio e dell’olivo made in Italy. La seconda edizione, presentata oggi alla stampa in un evento online con gli interventi, tra gli altri, del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, del presidente di ITA-Italian Trade Agency, Matteo Zoppas, e del direttore esecutivo del Consiglio Oleicolo Internazionale (COI), Jaime Lillo López, conta sulla presenza di oltre 200 aziende da Italia, Slovenia, Spagna e Ungheria, e delle principali associazioni di settore, in rappresentanza dell’intero comparto produttivo tricolore. Alla presentazione sono intervenuti anche il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, il direttore generale vicario di Veronafiere, Gianni Bruno, l’assessora ai Servizi Zerosei del Comune di Verona, Elisa La Paglia, il presidente di Confesercenti-FIESA, Daniele Erasmi, e il vicepresidente vicario di FIPE, Aldo Mario Cursano. Francesco Lollobrigida, Ministro all’Agricoltura SOL Expo manifesta la capacità dell’olio di affermarsi come un prodotto unico, strategico anche in termini di un principio di sostenibilità che non guarda solo all’ambiente, ma anche al territorio e all’economia. Come Governo abbiamo disegnato una strategia per un’azione sistemica su tre punti: la protezione, la promozione e la produzione. Sulla prima stiamo lavorando molto bene, i controlli sono stati moltiplicati sulla base dell’analisi del rischio, intervenendo sulle criticità che possono essere previste e intercettate. Sul fronte della promozione, in particolare all’interno del Coltiva Italia, vogliamo intervenire strutturalmente, per valorizzare una qualità che solo l’Italia può esprimere, garantendo la giusta remunerazione a chi produce. Abbiamo stanziato 300milioni di euro per contrastare e prevenire le fitopatie, ma vogliamo intervenire anche su tecnologia e macchine, per produrre di più e meglio. Dopo il vino, vogliamo lanciare infine una campagna promozionale a sostegno anche dell’olio, che dev’essere raccontato per incentivarne conoscenza e consumo di qualità. Federico Bricolo, il Presidente di Veronafiere Con 15 regioni produttrici presenti in quartiere, SOL Expo rappresenta un unicum tra gli appuntamenti italiani dedicati all’olio di oliva. L’obiettivo è quello di dare uno spazio di espressione corale per uno straordinario protagonista della cucina made in Italy offrendo opportunità e spunti per produttori e operatori professionali, ma anche per consumatori o semplici appassionati. Si tratta di un format ibrido che consente da un lato di esplorare le possibilità di business per un settore cruciale dell’agroalimentare italiano e, allo stesso tempo, di creare un anello di congiunzione con i consumatori attraverso la formazione e la cucina italiana, grande protagonista di questa edizione. Non mancano infatti le iniziative dei protagonisti della ristorazione e della distribuzione, da FIPE Confcommercio a FIEPET e FIESA Confesercenti e da AIRO Associazione Internazionale Ristoranti dell’Olio a FIC, la Federazione Italiana Cuochi che proprio a SOL Expo svelerà il suo “Piatto Unesco”, dedicato al riconoscimento della Cucina italiana come Patrimonio immateriale dell’umanità. Un’attenzione, quella riservata alla tavola, che si concretizza anche nelle proposte al pubblico, tra show cooking, degustazioni guidate e masterclass. Sul fronte dell’internazionalizzazione, il piano di incoming congiunto con ITA-Italian Trade Agency porterà in fiera a Verona oltre 80 top buyer da 25 Paesi (Stati Uniti, Giappone, Cina, Germania, Danimarca, Francia, Belgio, Ungheria, Qatar, Israele, Bosnia Erzegovina, Azerbaigian, Finlandia, Svizzera, Canada, Paesi Bassi, Kazakistan, Marocco, Arabia Saudita, Singapore, Corea del Sud, Croazia, Austria, Serbia ed Estonia). «L’olio d’oliva rappresenta un elemento rilevante della nostra filiera agroalimentare, simbolo della qualità del Made in Italy e della Cucina italiana nel mondo, di recente riconosciuta dall’Unesco Patrimonio immateriale dell’Umanità – ha spiegato il presidente di ITA-Italian Trade Agency, Matteo Zoppas –. Dopo un 2024 di grande crescita del comparto oleario, con 2,6 miliardi di euro di export (+43,9% rispetto al 2023), il 2025 ha visto un rallentamento (2,1 miliardi nei primi undici mesi) dovuto più al valore che ai volumi. Si conferma quindi strategica l’azione dell’ICE che, insieme al Sistema Paese e nel solco della Diplomazia della crescita promossa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, sostiene gli imprenditori italiani nelle loro attività di internazionalizzazione offrendo strumenti concreti per rafforzare la presenza del Made in Italy nel mondo. Grazie al supporto dell’Agenzia, a SOL Expo saranno presenti 24 operatori esteri che, insieme ad altri buyer selezionati, porteranno in fiera circa 80 top buyer provenienti da 25 Paesi tra cui i Stati Uniti, Giappone, Cina, Germania, Francia e Arabia Saudita a testimonianza dell’attenzione internazionale per la qualità dei nostri prodotti. Come accade per il vino, con il cui comparto è possibile sviluppare importanti collaborazioni, l’olio fa parte di quell’insieme di eccellenze che ci permettono di raccontare in modo emblematico la cultura, la storia e il valore aggiunto della nostra offerta rispetto ai concorrenti esteri dandoci la possibilità di raggiungere l’obiettivo dei 700 miliardi di export entro la fine della legislatura. Obiettivo cui contribuisce in maniera rilevante l’intero settore agroalimentare che nel 2025 ha toccato il record dei 72,4 miliardi di esportazioni come risultato di un’intensa attività sviluppata sotto il coordinamento del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida». «La fiera si conferma un momento di networking, formazione e informazione – ha aggiunto il direttore generale vicario di Veronafiere, Gianni Bruno –, con contenuti che spaziano verticalmente e trasversalmente, dagli approfondimenti tecnici e analisi di mercato, a partire dai contributi dell’Osservatorio SOL Expo realizzato in collaborazione con Nomisma, che proprio durante l’evento presenterà la nuova indagine sull’evoluzione del rapporto tra olio EVO e consumatore italiano». Da segnalare, sul fronte del programma di SOL Expo, il convegno inaugurale, dedicato alle ‘Sfide di mercato per l’olio di oliva in un mondo che cambia’ (lunedì 2/3, ore 12, Area Talk), l’appuntamento ‘Dal mercato europeo a quello Mediterraneo fino al Mercosur: i venti che sferzano l’olivo e l’olio di oliva’ (lunedì 2/3, ore 15, Area Talk), ‘Il paesaggio olivicolo: cultura, economia, ambiente’ (lunedì 2/3 ore 16, Area Talk) e il punto su ‘Quanta voglia di sostenibilità: dalla realtà scientifica alla narrazione per l’olio extravergine di oliva’ (martedì 3/3, ore 11.30, Area Talk). «SOL Expo celebra non solo un settore, ma un patrimonio vivente, e il Consiglio Oleicolo Internazionale è orgoglioso di essere al fianco dell’Italia in questo momento così importante – ha commentato il direttore esecutivo del COI, Jaime Lillo –. In qualità di unica organizzazione intergovernativa dedicata al settore olivicolo, il COI porterà avanti il proprio impegno a favore della cooperazione internazionale, perché solo insieme possiamo garantire che l’olio d’oliva e le olive da tavola, così profondamente radicati nell’identità italiana e mediterranea, continuino a prosperare per le generazioni future». «La collaborazione con SOL Expo rappresenta una grande opportunità di fare cultura sull’olio, coinvolgendo soprattutto i consumatori più giovani, riportando al centro il benessere alimentare – ha dichiarato l’assessora ai Servizi Zerosei del Comune di Verona, Elisa La Paglia –. Come Amministrazione comunale ci siamo impegnati, oltre che a promuovere la partecipazione dei bambini alla manifestazione, per lavorare con l’Azienda Sanitaria Locale per intervenire sulle mense scolastiche, a partire da ciò che va sulle tavole dei nostri alunni». La Redazione
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Eccellenza di Toscana. Presentata a Palazzo Strozzi Sacrati la 24ma edizione Arrow Right Top Bg

2 Marzo, 2026

Eccellenza di Toscana. Presentata a Palazzo Strozzi Sacrati la 24ma edizione

  Il 7 e 8 marzo 2026 alla Stazione Leopolda di Firenze torna l’evento di AIS Toscana dedicato ai grandi vini del territorio   Mercoledì 4 marzo una straordinaria anteprima dedicata a “101 WINE – I MIGLIORI 101 VINI DELLA TOSCANA 2026” ideata da AIS Toscana e organizzata da Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze e Promo Firenze Presentata stamani a Palazzo Strozzi Sacrati la 24ª edizione di Eccellenza di Toscana e “101 WINE – I migliori 101 vini della Toscana 2026 ”, alla presenza del presidente della Regione, Eugenio Giani, di Leonardo Marras , assessore all’Agricoltura, Economia e Turismo della Regione Toscana, di Marcello Vagini , vicepresidente di AIS Toscana, Massimo Manetti , presidente della Camera di Commercio di Firenze, Aldo Cursano , presidente PromoFirenze, e Francesco Palumbo , direttore Fondazione Sistema Toscana. Il presidente della Regione, Eugenio Giani L’agricoltura è ciò che crea il futuro del pianeta e il vino ne è una parte culturale ed economica importante, per noi toscani importantissima. La sfida che abbiamo di fronte è difendere e accrescerne il valore, garantendo una remunerazione adeguata ai viticoltori e rafforzando il posizionamento competitivo delle nostre denominazioni nei mercati internazionali. La Guida AIS che sarà presentata a Eccellenza di Toscana, con oltre 450 aziende recensite e più di 2.100 vini descritti, restituiscono l’immagine di un panorama vitivinicolo capace e dinamico.Le iniziative come quelle promosse da AIS Toscana in collaborazione con le Istituzioni rappresentano uno strumento fondamentale per consolidare la cultura del vino e formare consumatori più consapevoli. Il ruolo dei sommelier e delle associazioni di settore è strategico nella costruzione di valore, perché contribuisce a creare identità, competenza e autenticità. Toscani DOCG. Leonardo Marras, assessore regionale all’Agricoltura, Economia e Turismo Nel nostro vino scorrono identità e cultura, salute ed economia. In Toscana il 97% della superficie vitata è iscritta a denominazioni DOP, a fronte di una media nazionale del 65% e sempre qui, in Toscana, vantiamo un primato nella sostenibilità, grazie al 38% del vigneto coltivato regionale a biologico, pari al 17% dell’intera superficie vitata biologica italiana. È un primato garantito anche dal presidio del territorio e dalla responsabilità ambientale che anima la nostra agricoltura. Il lavoro del comparto ha favorito anche la crescita dell’enoturismo, una componente strutturale dell’economia regionale, con migliaia di strutture coinvolte e un’offerta integrata che unisce vino, ospitalità e paesaggio. Solo così l’eccellenza potrà tradursi in valore duraturo per le imprese, per i territori e per le comunità che credono nell’agricoltura come leva economica e sociale . Eccellenza di Toscana 2026 alla Stazione Leopolda di Firenze, per celebrare qualità, territorio e cultura enologica, confermandosi come uno dei momenti più attesi del panorama vitivinicolo regionale. Marcello Vagini, Vicepresidente di AIS Toscana Eccellenza di Toscana si presenta al pubblico per la sua 24ma edizione, è la manifestazione più longeva nel panorama regionale dedicato ai produttori toscani organizzata da AIS Toscana. In questo quasi quarto di secolo e non solo, abbiamo contribuito alla divulgazione della cultura del vino della Toscana, i numeri delle passate edizioni ci indicano che questa è la strada giusta da seguire. Abbiamo distribuito 194 mila bicchieri, 27 mila vini in degustazione e 3400 produttori presenti La Toscana vanta più di 4400 soci risultando una tra le regioni italiane più numerose e vantiamo numerosi sommelier che hanno conquistato il podio come Miglior Sommelier d’Italia. Eccellenza di Toscana si aprirà sabato 7 marzo alle ore 10.00 con l’inaugurazione ufficiale e l’apertura del percorso di degustazione al pubblico alla presenza delle Istituzioni cittadine, regionali e del Sottosegretario di Stato Ministero Agricoltura, Sovranità alimentare e forestale Patrizio Giacomo La Pietra. Anche per il 2026 è confermata la formula che ha decretato il successo dell’evento: centinaia di etichette in degustazione ai banchi d’assaggio, percorsi guidati con sommelier AIS, pillole formative e approfondimenti tematici e quest’anno con l’anteprima dei “101 WINE”. Sarà la Camera di Commercio di Firenze la location che ospiterà la straordinaria anteprima “101 WINE – I migliori 101 vini della Toscana 2026 ”, resa possibile grazie all’organizzazione di PromoFirenze e della stessa Camera di Commercio di Firenze, in programma per mercoledì 4 marzo alle 17 presso l’auditorium in piazza Mentana 2. La selezione nasce dal lavoro svolto per la guida “ Eccellenza di Toscana 2026 ”, (2145 vini valutati da 86 sommelier degustatori) per premiare i produttori che hanno ricercato la produzione di vini ai vertici della qualità, attraverso l’innovazione, non solo enologica ma di pensiero. Marcello Vagini è anche intervenuto al riguardo Eccellenza di Toscana” è un evento che racconta la vitalità del comparto vitivinicolo regionale e che, anno dopo anno, consolida il ruolo di AIS Toscana come punto di riferimento per la cultura del vino e la divulgazione della produzione di qualità arricchita da “101 WINE” che premia in ogni territorio il valore di quei vini fatti di artigianalità, dinamismo, qualità e innovazione. Ed è proprio sul valore del vino toscano che è intervenuto Massimo Manetti Presidente della Camera di Commercio di Firenze La premiazione de ‘I migliori 101 vini della Toscana’ sta diventando un evento rituale e prestigioso per la Camera di commercio di Firenze che lo ospita con orgoglio. È un’occasione per consegnare un riconoscimento all’eccellenza produttiva e alla capacità di innovazione di cui il settore vitivinicolo avverte un’assoluta necessità. Di fronte all’instabilità dei mercati internazionali ma soprattutto di fronte al cambiamento delle abitudini di consumo, sperimentazione e innovazione in campo enologico diventano fondamentali per ricercare prodotti che vanno incontro ai desiderata dei consumatori senza tradire l’eccellenza caratteristica delle nostre bottiglie E questo evento celebra appunto il cambiamento di qualità che avviene nel solco della tradizione di più alta gamma. Qualità che crea valore anche attraverso un sistema che fa sinergia e crea sviluppo nella ristorazione, negli agriturismi, e in tutti quei luoghi di produzione di prodotti di qualità in cui la comunicazione e la divulgazione diventano asset strategici come la collaborazione che si rinnova con Fondazione Sistema Toscana. Il Direttore Francesco Palumbo Fondazione Sistema Toscana lavora al fianco della Regione per valorizzare le eccellenze del territorio attraverso i suoi asset digitali: dalla testata intoscana.it con i suoi format, al sito di Vetrina Toscana, fino al portale ufficiale del turismo Visittuscany.com. La collaborazione con AIS, ormai consolidata per PrimAnteprima, nell’ultimo anno si è ulteriormente rafforzata: la nostra redazione ha seguito i momenti chiave dell’associazione, dai 60 anni di AIS a Pistoia fino alla Guida Vitae 2026. Il 4 marzo cureremo moderazione e copertura giornalistica della premiazione ‘Le migliori 101 etichette di vino della Toscana’, mentre il 7 e 8 marzo saremo in Leopolda per raccontare Una sinergia che ha potenziato la condivisione integrata dei contenuti tra intoscana, Vetrina e AIS, moltiplicando le finestre narrative delle nostre eccellenze agroalimentari. Nel week end dedicato a “ Eccellenza di Toscana ”, confermata la formula collaudata con degustazioni ai banchi d’assaggio delle oltre 1000 etichette proposte da oltre 150 produttori – da scoprire in autonomia oppure attraverso gli AIS Tour per piccoli gruppi guidati da sommelier professionisti e le pillole di degustazione di vino con le AIS Wine School . Spazio alla grande spumantistica italiana con la Master Class TRENTODOC “Pas Dosé: la purezza del TRENTODOC” e ai vini del territorio con la Master Class del Consorzio Tutela Vini Elba DOC. Non solo vino: il programma 2026 amplia ulteriormente l’offerta con le Beer School, le degustazioni guidate di distillati con ANAG School, le Chocolate School by Catinari, l’ AIS Tè School, che esplora il mondo del tè tra storia e degustazione e AIS Oil School in collaborazione con OlioOfficina. A completare il gusto della Toscana la presenza dell’Associazione QUORE associazione che promuove e valorizza le produzioni agro-alimentari toscane che hanno ottenuto il riconoscimento comunitario DOP e IGP. Domenica 8 marzo il percorso di degustazione riaprirà alle ore 10.00 con un’agenda altrettanto intensa che culminerà alle 17.30 con la Premiazione AIS Wine Contest . Tra gli appuntamenti di rilievo, la Master Class TRENTODOC dedicata alle Riserve e la Master Class “ Le Donne del Vino – I vini rari delle Donne del Vino Toscane ”, in calendario proprio nella giornata simbolica dell’8 marzo. “ Eccellenza di Toscana ” si conferma così non solo una grande vetrina per le produzioni vitivinicole regionali, ma anche un momento di formazione, confronto e promozione integrata del patrimonio agroalimentare toscano, in dialogo con birra artigianale, distillati, cioccolato e tè e quest’anno guarda anche alla solidarietà infatti parte dell’incasso sarà devoluto in beneficenza alla “Fondazione ANT Franco Pannuti ETS ” che fornisce assistenza medico specialistica gratuita a casa dei malati di tumore senza alcun costo per le famiglie. In base alle risorse reperite sul territorio, ANT offre inoltre progetti di prevenzione oncologica gratuiti. L’Eccellenza di Toscana 2026 porta con sé anche altre importanti collaborazioni, tra cui quella con Vudoo per la vendita online dei prodotti presenti tramite la piattaforma esclusiva AIS WINE SHOP realizzata appositamente per l’evento.   La Redazione
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